La data del 23 giugno si avvicina, e con essa l’udienza pubblica in Corte Costituzionale sul ricorso presentato a suo tempo da FLP, in assoluto prima O.S. a proporlo, rispetto al quale la Corte dovrà decidere in merito alla legittimità del blocco dei contratti di lavoro dei lavoratori pubblici. Cresce l’attesa dei lavoratori, mai come ora attenti a questa scadenza, ma crescono anche i tentativi di condizionare il Collegio: valga per tutti la favola sparsa in giro dall’Avvocatura di un costo per le casse pubbliche di circa 35 mld nel caso di pieno pronunciamento favorevole al ricorso. Balle, solo enormi balle!!
A tal riguardo, riportiamo il documento sottoscritto in data di ieri da FLP e GILDA (Sindacato del Comparto Scuola) con il Movimento 5 Stelle (M5S) che fa chiarezza a tal riguardo:
“L’Avvocatura dello Stato si sbaglia di grosso se pensa di poter influenzare la decisione della Corte costituzionale, peraltro propalando numeri a nostro avviso gonfiati”.
Lo fanno sapere i deputati M5S che oggi hanno incontrato FLP e CGU-GILDA, i sindacati del pubblico impiego promotori del ricorso contro il blocco della contrattazione sindacale su cui, il prossimo 23 giugno, dovrebbe esprimersi la Consulta.
“Dopo cinque anni di congelamento, è ormai improrogabile far ripartire la dinamica contrattuale – dice in sintesi il documento siglato oggi dal M5S e dai rappresentanti dei lavoratori della Pa.
Si tratta di ristabilire un diritto conforme ai principi della retribuzione proporzionata e dignitosa, su cui si concentra l’articolo 36 della Costituzione”.
“Inoltre, non è vero, come sostiene l’Avvocatura, che una piena bocciatura del blocco contrattuale da parte della Corte costituzionale costerebbe 35 miliardi per il passato e 13 a regime.
In base ai numeri della Corte dei conti e dell’Aran, considerando anche la bassa inflazione dell’ultimo biennio, il costo non supera i 10-12 miliardi, peraltro al lordo delle tasse”, spiegano M5S, Flp e Cgu Gilda.
“Dopo, in pratica, sei anni di stop agli adeguamenti salariali, coincisi peraltro con la grande crisi, non si può più parlare di provvedimento temporaneo. Inoltre, siamo di fronte a una tassazione indiretta che discrimina in modo esclusivo il segmento del pubblico impiego. E, in più, il blocco ha di fatto paralizzato anche l’applicazione degli istituti contrattuali legati alla produttività”, osservano M5S e sigle sindacali.
“Il governo la smetta di fare pressioni indebite sulla Consulta, come accaduto con il parere dell’Avvocatura. A Palazzo Chigi hanno idea del valore del sacrosanto principio della separazione dei poteri? Stigmatizziamo ogni genere di intimidazione nei confronti dei giudici costituzionali e chiudono Cinquestelle, Flp e Cgu-Gilda – ci affidiamo senza riserve alla loro serena equanimità di giudizio. ROMA, 16 giugno 2015″
Pubblichiamo di seguito lìOrdinanza del Tribunale di Roma sul ricorso FLP e l’avviso di convocazione in Corte Costituzionale dell’udienza pubblica. Pubblichiamo inoltre il video con la risposta del Governo sul blocco dei contratti pubblici nel “question time” alla Camera del 17 u.s. a seguito interrogazione
L’on. Paolo Sisto, Presidente della 1^ Commissione della Camera
Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella serata del 3 giugno ultimo scorso.
“ Il DDL delega di riforma delle Pubbliche Amministrazioni per il quale siamo auditi è in preoccupante continuità con gli interventi normativi effettuati dal Governo Berlusconi e dal recente Decreto Legge 90/2014, che porta il nome dell’attuale Ministro della Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge n. 114/2014.
Volendo riassumere i principi sui quali si basano tutti i provvedimenti citati, è possibile affermare che sono:
L’inespressa ma malcelata idea che lo Stato – inteso non solo come apparato burocratico – sia sempre il problema e mai la soluzione ai problemi del Paese e quindi deve limitare al minimo la propria presenza;
Il costo zero, figlio della concezione appena enunciata, che ha la sua applicazione pratica nell’evitare di investire risorse in un settore considerato improduttivo;
L’intento punitivo nei confronti del personale delle pubbliche amministrazioni già declinato, nei provvedimenti che portano i nomi dei Ministri pro-tempore Brunetta e Madia, con una valutazione del merito che non promuove la crescita e la partecipazione, con la possibilità di demansionare i lavoratori i quali evidentemente non sono considerati portatori di professionalità utili al Paese e nell’istituto della mobilità ad invarianza di stipendio;
L’assoluta subordinazione dell’azione delle pubbliche amministrazioni non solo agli obiettivi programmatici dell’autorità governativa ma al Governo – nazionale o locale – tout court; principio che ha come conseguenza la precarizzazione del rapporto di lavoro della dirigenza, la ripubblicizzazione di tutto ciò che concerne il rapporto di lavoro pubblico, la previsione che in ogni comune debba esserci un dirigente apicale e che questi debba essere di nomina politica, portatore quindi non delle esigenze dei cittadini ma della maggioranza politica ad ogni livello;
L’inutilità della partecipazione dei lavoratori pubblici, in qualunque forma democratica, alla vita delle pubbliche amministrazioni in quanto attori che non portano valore aggiunto ma sarebbero solo titolari di una serie di privilegi, accumulati attraverso istituti contrattuali, che vanno smantellati attraverso interventi legislativi;
Di conseguenza, le parti sociali vanno ridimensionate, da interlocutori del Governo che fanno sintesi della progettualità espressa dai lavoratori nelle forme democratiche e la trasferiscono nei contratti collettivi, a meri organismi consultivi privi di qualunque legittimazione da parte dei datori di lavoro pubblico.
Al contrario, l’idea di Pubblica Amministrazione della CSE, in accordo con i principi costituzionali, è basata sul principio dell’apparato amministrativo-burocratico che produce valore per il Paese anziché frenarlo, assicurando al contempo l’attività di regolazione dell’attività economica prevista dall’articolo 41, secondo e terzo comma, della Costituzione e i livelli minimi di servizio che assicurino il diritto di cittadinanza anche alle fasce più deboli della popolazione.
Se la missione delle pubbliche amministrazioni deve essere quella di promuovere l’innovazione necessaria alla libera attività economica e creare le condizioni per il dispiegarsi del concetto di cittadinanza, non può essere al contempo oggetto di una “furia riformatrice” né piegata a logiche di parte; deve prevedere forme di partecipazione organizzata, non consociative o assembleari, dei lavoratori che devono essere non solo formati ma motivati e coinvolti nell’attività e nel rapporto con i cittadini; una dirigenza fortemente responsabilizzata ma non precarizzata, che promuova la crescita collettiva della struttura burocratica governata, assicuri livelli di accountability, attui piani e programmi fissati dall’autorità di governo – nazionale o locale – senza essere a questa subordinata.
Pertanto la CSE chiede di sostituire alla “furia riformatrice” alla quale si assiste senza sosta da oltre vent’anni, un riordino dei principi di azione basilari ai quali le pubbliche amministrazioni devono attenersi che permetta la responsabilizzazione dei lavoratori pubblici ad ogni livello ma in un quadro di continuità e di tregua normativa che torni a valorizzare la partecipazione dei lavoratori attraverso la contrattazione, il pieno dispiegarsi delle professionalità acquisite, la valorizzazione del merito in un quadro quanto più possibile condiviso che promuova la crescita, il rapporto sempre più osmotico con le varie forme di cittadinanza, organizzate e non.
Più concretamente, la CSE condivide l’esigenza del Governo di assicurare sempre maggiore trasparenza dell’attività amministrativo-burocratico, anche attraverso un uso più consapevole e responsabile delle nuove tecnologie; chiede però che il fulcro della norma sia costituito: dalla individuazione dei livelli di Governo e della presenza dello Stato sul territorio che assicurino gli standard minimi di servizi necessari alla piena attuazione della libertà di impresa ma anche dei diritti di cittadinanza; dal riordino del sistema delle società partecipate; dalla razionalizzazione delle risorse e al contempo dei livelli di investimenti necessari al miglioramento dell’azione amministrativa.
La CSE chiede invece che tutto ciò che si riferisce ai rapporti di lavoro sia oggetto di un puntuale atto di indirizzo del Ministro della Pubblica Amministrazione ai soggetti che curano l’attività di contrattazione per conto del Governo e la conseguente apertura di una stagione contrattuale che, ridando fiato al potere d’acquisto di più di 3 milioni di lavoratori pubblici dopo 6 anni di ingiustificato blocco degli stipendi e delle retribuzioni, promuova e accompagni l’azione di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni.
Nel merito dell’articolato del disegno di legge, quindi, la CSE chiede preliminarmente di ridurre gli eccessi e l’indeterminatezza delle numerose deleghe richieste al Parlamento e di seguito propone alcuni emendamenti al testo in discussione alla camera.
Articolo 7 – Organizzazione/Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato
Ribadiamo che ogni processo di riorganizzazione debba comunque salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità del personale interessato da tali processi.
Si propone di inserire la garanzia delle relazioni sindacali previste dai CCNL nei processi di riorganizzazione e di conseguente ricollocazione del personale all’interno del comma 1, lettere a e c, di tale articolo.
Si propone di affidare ai Prefetti solo ed esclusivamente compiti di coordinamento organizzativo quali responsabili di UTS e non quelli legati alla responsabilità della erogazione dei servizi all’utenza che devono rimanere in capo ai dirigenti degli uffici preposti delle singole amministrazioni centrali sul territorio, modificando quanto previsto al comma 1 lettera d, di tale articolo.
Inoltre la riduzione del numero degli UTS non è in alcun modo condivisibile perché ridurrebbe ancora di più la presenza dello Stato sul territorio, i livelli di erogazione di servizi e di presidio.
Articolo 9 – Personale/Dirigenza Pubblica
La previsione dei ruoli unici della dirigenza comporta la necessità di individuare specifiche modalità di equiparazione tabellare.
L’interscambiabilità e la mobilità tra comparti ed amministrazioni diverse può comportare disconoscimento di professionalità e peggioramento di servizi resi all’utenza.
Non è accettabile l’ipotesi di decadenza dalla funzione a seguito di mancato incarico.
Si propone inoltre di prevedere l’inserimento all’interno dell’articolato, di specifici riferimenti al mantenimento della contrattualizzazione del rapporto di lavoro e della contrattazione quale elemento di garanzia nella regolazione dello stesso.
Articolo 10 – Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca
Si propone di prevedere un meccanismo che introduca risorse nuove per favorire la ricerca e non che preveda lo sviluppo del settore in ragione della invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Si propone di cassare tale riferimento previsto al comma 1 dell’articolo.
Articolo 11 – Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nella amministrazioni pubbliche
Si propone di inserire nell’articolato, ed in particolare al punto 1, uno specifico riferimento alla definizione di tali materie e della loro regolazione, attraverso i CCNL
Articolo 13 – Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche
Si propone l’inserimento, nell’articolato, di un comma che, nel prevedere una specifica delega al riguardo, modifichi gli aspetti penalizzanti della normativa oggi vigente, avvii e consenta il riordino di tali materie attraverso l’emanazione di atti di indirizzo che successivamente possano essere trasformati in specifici CCNQ o CCNL fra Aran e Parti sociali.
Quanto sopra, riprendendo una prima e datata iniziativa in tal senso ed allo scopo primario di definire un rinnovato sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego che superi l’attuale fase di stallo e di blocco dei contratti, per costruire una pubblica amministrazione che metta al centro della riforma, progetti di sviluppo del lavoro pubblico e del proprio personale.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP-CSE “
Su questa stessa pagina pubblichiamo anche il testo del disegno di legge sulla c.d. riforma della P.A. votato dal Senato e oggi all’esame della Camera dei Deputati, e il relativo dossier a cura del Servizio Studi del Senato.
L’amm. P.L. Ricca, Capo 1° Rep SMM, con l’ex Capo SMM amm. Binelli Mantelli (a sx)
Con nota n. 34503 del 22 mag. u.s., SMM-1° Reparto ci ha comunicato i nuovi “organigrammi” degli Arsenali di Taranto, La Spezia ed Augusta, per come ridefiniti da MARICOMLOG a seguito di “ulteriori approfondimenti” , dopo la unanime bocciatura, venuta da OO.SS. ed RSU di Augusta, della prima bozza di riordino conseguente alla riunione nazionale del 13.11.2014 (vds. Notiziario n. 118), a seguito della quale bocciatura la MM aveva deciso opportunamente di soprassedere all’avvio dei tavoli a Taranto e Spezia.
Come si ricorderà, era stato lo stesso Ctomandante Logistico della M.M. a darne notizia alle OO.SS. nell’incontro del 30 apr. u.s. (vds. Notiziario n. 45), nel quale la nostra O.S. aveva segnalato l’utilità di un nuovo incontro nazionale prima di partire con i tavoli locali di confronto, anche per comprendere bene la mission specifica dei tre Stabilimenti e per definire alcune scelte di “civilizzazione” a fattor comune per tutti e tre gli Arsenali, in linea con le previsioni ex art. 1 D. Lgs. 7/2014. E questo anche per avere una base di partenza condivisa, in previsione del secondo e certamente più importante passaggio, i tavoli locali di confronto con le OO.SS. Terr. e le RSU, chiamate a definire, negli aspetti più specifici, la configurazione e l’organizzazione dei tre Arsenali. Questa opzione, non osteggiata nella riunione del 30 aprile né dal Cte Logistico né dalle sigle presenti, ha registrato evidentemente il “niet” di SMM, che ha scelto di andare direttamente ai tavoli locali. Vedremo se, alla fine, questa decisione agevolerà o piuttosto rallenterà i percorsi locali di confronto, comunque già avviati il 27 mag. a Taranto e Augusta e il 5 u.s. a La Spezia, e che proseguiranno nei prossimi giorni (SMM vorrebbe chiudere entro giugno……).
Attenderemo, come è giusto che sia, e con grande interesse, le risultanze dei confronti locali, rispetto ai quali vogliamo però proporre alcune questioni che stanno, a nostro avviso, a monte e ne fanno in un qualche modo da sfondo.
L’art. 2259-sexies del COM introdotto dal D.Lgs. n. 8/2014, nel disporre il riordino degli Arsenali, prevede “l’avvio di un processo di internalizzazione di servizi e di lavori”, “piani di ricognizione dei servizi e dei lavori esternalizzati, nonché di analisi, individuazione e classificazione di settori di spesa improduttiva” per determinare quote crescenti di internalizzazioni, i cui “risparmi sono destinati al sostegno delle attività produttive e all’efficientamento degli Enti”. Siccome la norma è nata attraverso i confronti con le OO.SS. Naz. di luglio 2013 sui decreti attuativi L.244 ed è stata concepita come connessa al riordino, pensiamo che vada operata in loco una disamina preliminare.
Il Libro Bianco (para. 280), viceversa, prevede che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcunestrutture tecnico-industriali della Difesa e, grazie a specifiche norme, il relativo personale” : dunque esternalizzazioni. E’ urgente allora capire, prima di ogni discussione, se si internalizza o si esternalizza.
Le proposte di riordino di SMM non sono legate ad alcun piano industriale e a mission specifiche di Ente: come si fa allora, in queste condizioni, a comprendere l’impatto di organigrammi e numeri?
Le proposte di SMM appaiono totalmente inadeguate sotto il profilo della c.d. “civilizzazione”, in particolare nei settori tecnici degli Stabilimenti, oggetto di una palese e pesantissima militarizzazione.
Gli Arsenali MM sono gestiti da COMLOG, che tra sei mesi potrebbe non esistere più in quanto il Libro Bianco prevede la costituzione di COMLOG DIFESA. Ha senso, allora, oggi, portare a compimento una operazione dall’orizzonte molto indefinito? Siccome, a differenza dell’ E.I. che sta completando in questi giorni il riordino dei Poli, la MM è andata davvero molto a rilento, val la pena oggi di accelerare?
Noi pensiamo che, a monte dei nuovi organigrammi, sia necessario affrontare in loco queste questioni.
Pubblichiamo sul nostro sito per l’utile conoscenza dei colleghi interessati: la delibera Corte Conti sull’indagine condotta sugli Arsenali MM, accompagnata da una nostra breve nota di sintesi; il msg di COMLOG su nuove risorse per i servizi di pulizia; il piano dismissioni navi MM e un articolo de IL FATTO QUOTIDIANO.
L’incontro di oggi pomeriggio a palazzo Esercito tra il gen. C.A. Danilo Errico, che dal 26 febbraio u.s. ha assunto l’incarico di nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha avuto una connotazione essenzialmente formale, di presentazione, accompagnato però dall’impegno dell’Alto Ufficiale, a seguito della richiesta unitaria di tutte le OO.SS. presenti, di ricalindarizzare a breve un incontro, questa volta specificamente destinato all’esame delle diverse problematiche in essere all’interno della Forza Armata.
E’ questo, in estrema sintesi, il succo del “breve cenno di saluto” (così era stato presentato l’incontro nella mail di convocazione di SME-RPGF) che, a causa di sopraggiunti e indifferibili impegni del gen. Errico, è stato ancor più breve del previsto, e dunque non ha consentito quel primo confronto di merito che le OO.SS. immaginavano. Da qui, la richiesta di riprogrammazione della riunione venuta a fattor comune da tutte le OO.SS. nazionali, in merito alla quale il Capo di SME si è dichiarato prontamente disponibile.
Nel suo breve intervento iniziale, il gen. Errico ha ricordato l’impegno attuale dell’Esercito a portare avanti l’importante processo di riordino in chiave riduttiva avviato dai due decreti attuativi della L.244/2012; si è quindi soffermato sull’argomento del giorno, il “Libro Bianco sulla sicurezza internazionale e la difesa”, che vede la F.A. presente in tutti i Gruppi di lavoro appositamente costituiti per la messa a punto delle scelte operative e dei percorsi connessi alle indicazioni in esso contenute; ha infine sottolineato il ruolo essenziale del personale civile all’interno dell’Esercito, e ha richiamato l’importanza del confronto con le Forze Sociali, dichiarandosi da subito disponibile a discutere sempre, e a confrontarsi, con le OO.SS., nel quadro di un rapporto di stretta e proficua collaborazione tra F.A. e le Rappresentanze del personale.
Alla breve prolusione del gen. Errico, hanno fatto seguito gli interventi, anch’essi ovviamente brevi, di tutte le OO.SS. presenti. Per quanto ci riguarda, abbiamo rappresentato le attuali, enormi preoccupazioni del personale civile dell’Esercito, che oggi vive una fase estremamente difficile e complessa della propria vita lavorativa, all’interno di una F.A. che è oggi stretta tra l’impegnativo processo di riordino in atto, che vedrà da qui al 2018/2019 centinaia di provvedimenti di riorganizzazione/soppressione e migliaia di posti di lavoro tagliati al 2024, e questa nuova fase di riorganizzazione preannunciata da Libro Bianco, sostanzialmente calata dall’alto e senza alcun coinvolgimento di coloro che vivono e operano all’interno della Difesa, che potrebbe determinare grandi rivolgimenti nell’assetto attuale delle FF.AA. (pensiamo solo alla costituzione del Comando Logistico Difesa e al forte potenziamento della governance politica e, soprattutto, di quella del Capo di SMD, che ovviamente comporterà il depotenziamento delle attuali governance di F.A.). Le preoccupazioni nascono soprattutto dalle contraddizioni che emergono sempre più evidenti tra il riordino ex L.244 e quello disegnato dal Libro Bianco: solo per fare un esempio, in materia di lavorazioni e servizi degli Stabilimenti militari, il riordino ex. L.244 ne prevede la reinternalizzazione, mentre il Libro Bianco la esternalizzazione, addirittura estendendola al personale in servizio. Dunque una fase di trasformazione pesante, difficile, complessa e complicata, che va governata anche attraverso un rapporto di permanente collaborazione e di interscambio tra OO.SS. e F.A.. Che già esiste positivamente attraverso RPGF e DIPE, ma che ora, per FLP DIFESA, è opportuno coinvolga periodicamente anche lo stesso Comandante in capo.
Una breve annotazione conclusiva: nelle risposte del gen. Errico, abbiamo colto considerazioni e riflessioni sul Libro Bianco che, su alcuni aspetti, non ci sono apparse molto lontane dalle nostre (si veda a tal riguardo il nostro Notiziario n. 48).
Concludiamo con una informazione sul riordino dei quattro Poli dell’Esercito: praticamente completati i confronti locali, è previsto per il 18 giugno p.v. il tavolo nazionale conclusivo tra RPGF e OO.SS. sulla nuova organizzazione e sugli organigrammi a valle di quanto già determinato dai DD.MM. del 31.12.2014.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 58 dell’ 8 giugno 2015 –
Riportiamo il Notiziario FLP n. 26 del 3 giugno 2015 redatto dal “Dipartimento Studi e Legislazione” della nostra Federazione che dà notizia delle nuove tabelle dell’assegno per il nucleo familiare (ANF), recentemente aggiornate dall’INPS e decorrenti dal 1 luglio p.v.
“La FLP informa che l’INPS, con la circolare n.109 del 27.05.2015, ha comunicato che a decorrere dal 1° luglio 2015 sono stati rivalutati dello 0,2% i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare alle diverse tipologie di nuclei.
In relazione a quanto sopra, sono state aggiornate le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016, alle diverse tipologie di nuclei familiari.
A CHI SPETTA
L’Assegno per il nucleo familiare spetta ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori dipendenti agricoli, ai lavoratori domestici, ai lavoratori iscritti alla gestione separata, ai titolari di pensioni (a carico del fondo pensioni lavoratori dipendenti, fondi speciali ed Enpals), ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.
MISURA DELLA PRESTAZIONE
È calcolata secondo la tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti il nucleo familiare e del reddito complessivo del nucleo stesso, con previsione di importi e fasce reddituali più favorevoli per situazioni di particolare disagio (esempio: nuclei monoparentali o con componenti inabili).
COMPOSIZIONE DEL NUCLEO FAMILIARE
Gli ANF spettano per nucleo familiare che può essere composto da:
il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
il coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia (gli stranieri poligami nel loro paese possono includere nel proprio nucleo familiare solo una moglie);
i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione.
Sono considerati inabili i soggetti che, per difetto fisico o mentale, si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro;
i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi sono orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati, previa autorizzazione.
i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione;
Il nucleo per i titolari di pensione ai superstiti ha diritto all’ANF se composto dal coniuge superstite che ha titolo alla pensione e dai figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni o maggiorenni inabili titolari o contitolari della pensione. Il nucleo familiare può essere composto da una sola persona se il diritto alla pensione ai superstiti è riconosciuto a orfano minorenne, vedova minorenne o maggiorenne inabile.
DOMANDA
Deve essere presentata per ogni anno a cui si ha diritto:
al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente, utilizzando il modello ANF/DIP (SR16). In tale caso, il datore di lavoro deve corrispondere l’assegno per il periodo di lavoro prestato alle proprie dipendenze, anche se la richiesta è stata inoltrata dopo la risoluzione del rapporto nel termine prescrizionale di 5 anni.
all’Inps nel caso in cui il richiedente sia addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata, ovvero abbia diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenziali, attraverso uno dei seguenti canali:
WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino munito di PIN attraverso il portale dell’Istituto – servizio di “Invio OnLine di Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”;
Contact Center – attraverso il numero 803164 gratuito da rete fissa o il numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
Patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
Qualsiasi variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di richiesta dell’ANF, deve essere comunicata entro 30 giorni.
Se la domanda viene presentata per uno o per più periodi pregressi, gli arretrati spettanti vengono corrisposti nel limite massimo di 5 anni (prescrizione quinquennale).
REDDITI DEL NUCLEO
Il reddito familiare da considerare ai fini della corresponsione dell’assegno è costituito dall’ammontare dei redditi complessivi conseguiti dai suoi componenti nell’anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno.
I redditi del nucleo familiare da prendere in considerazione per la concessione dell’assegno sono quelli assoggettabili all’Irpef al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali.
Ai fini del diritto all’assegno si considera la somma dei seguenti redditi imponibili fiscalmente:
Redditi da lavoro dipendente e assimilati: vanno indicati tutti i redditi derivanti da lavoro, da pensione, da prestazioni temporanee percepiti in Italia o all’estero, compreso arretrati a tassazione separata, borse di dottorato, di specializzazione, assegni di ricerca, redditi da co.co.co. e collaborazione a progetto, assegno di mantenimento del coniuge, indennità di Disoccupazione, di Mobilità, di Maternità, Cassa Integrazione, eccetera;
Redditi di qualsiasi natura derivanti ad es. da lavoro autonomo, da fabbricati (rivalutati del 5% e al lordo dell’eventuale deduzione dell’abitazione principale) e da terreni.
redditi esenti da imposta (ad es. pensioni, assegni ed indennità a ciechi, sordomuti e invalidi civili) o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (ad es. interessi su depositi bancari, postali e su titoli), se superiori complessivamente a € 1.032,91, prodotti nell’anno solare precedente il 1° luglio di ogni anno e hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.
Pertanto, se la richiesta di assegno per il nucleo familiare riguarda periodi compresi nel 1° semestre, da gennaio a giugno, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti 2 anni prima, mentre, se i periodi sono compresi nel 2° semestre, da luglio a dicembre, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti nell’anno immediatamente precedente.
I redditi sono ricavabili dai seguenti documenti fiscali:
Mod. CU 2015 (punti 1.3.4.201.221.261 e 262);
Mod. 730 (importi desumibili dal mod.730-3/2015, righi 1, 2, 3, 5,6,7, 147 e 148);
Mod. UNICO 2015 (importi desumibili dai dati riportati nei singoli quadri).
Non devono essere dichiarati tra i redditi:
i trattamenti di fine rapporto comunque denominati e le anticipazioni sui trattamenti di fine rapporto;
i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;
le rendite vitalizie erogate dall’Inail, le pensioni di guerra, le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare, ai pensionati di inabilità;
le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti quello di erogazione;
l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile ad imposizione fiscale;
gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.
Il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente ed assimilato.
FLP – Dipartimento Studi e Legislazione
Su questa pagina, sono pubblicati come allegati al presente Notiziario:
Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 56 del 1 giugno u.s. relativo al Catalogo SEGREDIFESA dei corsi di formazione 2015, pubblichiamo la “Direttiva Tecnica di settore formazione del personale civile anno 2015 e linee guida per la programmazione finanziaria E.F. 2016”, pervenuta in data odierna dall’Ufficio Personale civile dello stesso SME-DIPE.
Con riferimento al predetto nostro Notiziario, e anche in relazione ad alcuni chiarimenti richiesti da colleghi in merito alle “istruzioni” che accompagnano il “Catalogo”, cogliamo l’occasione per precisare che il termine improrogabile fissato ad oggi 5 giugno 2015 per le segnalazioni di partecipazione ai corsi deve intendersi riferito solo al personale degli Enti dell’Area T-A, in quanto per il restante personale dell’area T-O la procedura e la tempistica sono fissati direttamente dagli OO.PP.
Riportiamo di seguito il Comunicato stampa FLP/CSE diffuso in data odierna con il quale vengono anticipate le nostre posizioni estremamente critiche sul DDL Renzi-Madia di riforma della P.A.
” Si terrà stasera presso la Camera dei Deputati – 1^ Commissione Affari Costituzionali, l’audizione della nostra Organizzazione sindacale nell’ambito dell’ indagine conoscitiva relativa al disegno di legge A.C. 3098, recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, in discussione alla Camera dopo l’approvazione dell’altro ramo del Parlamento.
Sarà l’occasione per evidenziare la posizione di forte dissenso della nostra Confederazione, maggiormente rappresentativa nel comparto del pubblico impiego, su molti aspetti di un provvedimento omnibus, adottato senza alcun reale confronto con le parti sociali, che vuole regolamentare, mediante l’istituto della legge delega ( con indicazioni in molti casi generiche che lasciano di fatto mani libere al Governo sui reali contenuti della stessa) i più rilevanti aspetti della funzionalità della pubblica amministrazione (accessibilità, digitalizzazione, semplificazione, organizzazione, dirigenza, rapporto di lavoro.)
Materie in buona parte già disciplinate con i provvedimenti normativi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che vengono riprodotti, in molti casi , senza grande originalità, nel disegno di legge in esame. In particolare abbiamo denunciato come l’approccio sia, in piena continuità con i Governi precedenti, ancora una volta quello non di riformare ma di “tagliare” e depotenziare servizi e funzioni essenziali per la collettività, in ossequio ad un logica di contenimento dei costi che non tocca i veri sprechi quali le consulenze , gli appalti e le esternalizzazioni, ma solo il reddito e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego.
A fronte del blocco che dura da ormai sei anni dei contratti nazionali di lavoro e di quelli integrativi, su cui la Corte Costituzionale il 23 giugno p.v. si esprimerà a seguito del ricorso della nostra Federazione FLPche ha visto il Tribunale di Roma condividerne i contenuti e trasmetterne gli atti alla Suprema Corte per la pronuncia di incostituzionalità, nel disegno di legge si riducono ulteriormente i livelli di contrattazione decentrata e le materie che si possono discutere a livello territoriale, riconducendo tutto il rapporto di lavoro nell’ambito delle prerogative datoriali, dalla valutazione delle prestazioni, al riconoscimento del merito, dall’orario di lavoro al telelavoro, alle pari opportunità etc.
In buona sostanza si vuole “riformare” il lavoro pubblico rafforzando l’idea tanto cara ai poteri forti che per fare funzionare meglio la PA bisogna dare più poteri ai dirigenti, (oggetto di una riforma che li rende più precari e ricattabili) affinchè questi, godendo della piena agibilità su risorse umane sottopagate e prive di prospettive professionali, possano rispondere in proprio dei risultati da raggiungere.
La FLP/CSE proporrà alla Commissione di modificare gli aspetti controversi e penalizzanti del DDL, riconoscendo il ruolo e le proposte dei lavoratori e dei loro rappresentanti, ai fini di una riforma della P.A. che possa essere veramente fattore di crescita e modernizzazione del Paese.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 56 del 1 giugno 2015 –
Portiamo all’attenzione dei colleghi che “nelle more del perfezionamento del DM 17.04.2015 che prevede la costituzione dell’ “Ufficio Formazione Specialistica e Didattica” (testo su questa stessa pagina), SEGREDIFESA (SGD) ha pubblicato sul proprio sito web l’edizione 2015 del “Catalogo generale dei corsi di formazione”, che vede la luce quest’anno con un certo ritardo rispetto alla precedente edizione 2014.
Detto “Catalogo” contiene l’insieme dell’offerta formativa fissa per l’anno 2015, e comprende corsi e seminari di formazione e di aggiornamento; è articolato in 7 aree didattiche (Area formazione generale e per il personale neo assunto; Area della comunicazione; Area dei contratti, della logistica e del procurement; Area tecnico specialistica dell’A.D.; Area informatica-telematica; Area linguistica e Area della sicurezza e dell’ambiente e, infine, Area dei corsi particolari per specifiche esigenze dell’A.D.). Rispetto al precedente catalogo 2014 targato CEFODIFE, mancano 3 aree didattiche (Area giuridico – amministrativa e Area del bilancio e della contabilità, ricondotte a SNA, e l’Area dei corsi particolari per specifiche esigenze dell’A.D., quest’anno evidentemente non previsti). Nella programmazione di quest’anno, invece, sono stati incrementati “i corsi dell’Area Tecnico – Specialistica, inserendo ulteriori tipologie formative, i cui programmi didattici sono attualmente in fase di predisposizione”.
Nella nota a firma del dirigente dr. Massimo Mangani ex Direttore di CEFODIFE, che accompagna il catalogo e reca “le istruzioni per la compilazione delle segnalazioni numeriche”, viene precisato che, per quanto attiene gli Enti dell’area T-A, le stesse dovranno essere inviate improrogabilmente entro il 5 giugno 2015, motivo per il quale invitiamo tutte le nostre strutture territoriali interessate a intervenire presso gli Enti per assicurarsi che le segnalazioni vengano correttamente inoltrate entro quella data e che dette segnalazioni siano state precedute quanto meno dall’informazione alle Rappresentanze locali. Per gli Enti dell’area T-O, procedura e tempistica sono definiti dagli SS.MM.
La precisazione è quanto mai opportuna, atteso che la nota dell’ex Direttore di CEFODIFE non reca, come negli anni scorsi, alcun richiamo alle relazioni sindacali in materia, pur a fronte di precise disposizioni contrattuali che riconducono al sistema di partecipazione sindacale e al dovere di informazione/confronto “i programmi di formazione del personale” (art.6, let.A, CCNL 1998/2001). Circostanze, queste, che contribuiscono a rendere ancor più evidente, allo stato, l’ assoluta necessità di ridefinire percorsi operativi e modalità di relazione ai diversi livelli con l’Amministrazione, che in questi ultimi anni è apparsa alquanto disattenta in ordine alla necessità della massima trasparenza e del rapporto con le Rappresentanze sindacali in materia di formazione, come peraltro avviene sistematicamente in altre Amministrazioni centrali. Una necessità, questa, che, a nostro avviso, oggi appare ancor più evidente alla luce delle gravissime ricadute conseguenti alla soppressione di CEFODIFE. L’Amministrazione ha messo in campo in questi mesi tutta una serie di iniziative anche positive per pararne il colpo durissimo (protocolli con SNA; costituzione dell“Ufficio Formazione Specialistica e Didattica” in ambito Segredifesa; costituzione di un “gruppo di lavoro” in ambito Stamadifesa; etc.), rispetto alle quali vi è oggi però l’esigenza di mettere a fuoco e comprendere bene il disegno complessivo dell’A.D. in materia di formazione che allo stato ancora non è chiaro, e, rispetto a questo nuovo quadro di situazione, ridefinire i percorsi di coinvolgimento delle OO.SS. sui diversi livelli, nazionale e locale.
Per quanto riguarda le segnalazioni per i corsi di antinfortunistica, va precisato che le stesse dovrebbero essere già state inoltrate dagli Enti in applicazione della circ. SGD 92222 del 21.11.2014.
Il “Catalogo 2015”, con le relative “Istruzioni” , è pubblicato su questa stessa pagina.
Pubblichiamo anche la Direttiva SME, pervenuta in data 5 giugno.
Informiamo i colleghi che, dopo il via libera da parte del Ministro dell’Economia e Finanze (MEF), la Corte dei Conti ha registrato il decreto di variazione del bilancio relativo alle somme FUA e FUS 2012, 2013 e 2014. Rispetto agli anni precedenti, registriamo una notevole accelerazione nei tempi, che ci consente così di recuperare il molto tempo perso per la sottoscrizione dell’accordo definitivo 2014. Si vede che siamo alla vigilia di elezioni, sì amministrative, ma con sicuri effetti sul piano politico…
Proviamo allora a fare il punto di situazione sulle partite relative ai FUA 2012, 2013, 2014 e 2015.
FONDO UNICO DI AMMINISTRAZIONE 2014
Dopo il lungo e complesso percorso legato alla necessaria certificazione da parte del MEF e della Funzione Pubblica (FP) avviato nel lontano luglio 2014, in data 13 febbraio 2015 è stato finalmente sottoscritto l’accordo definitivo FUA 2014 (qui pubblicato), avendo le Parti modificato l’ipotesi di accordo 13.06.2014 nei termini richiesti da FP e MEF. L’avvenuta registrazione da parte della Corte dei Conti consente ora di avviare l’ultimo tratto di strada per poter procedere al pagamento delle somme, anche se per la verità dovrebbe ancora mancare il “decreto di riparto” di BILANDIFE che renderà materialmente disponibili le somme. Agli Enti varrà assegnata una somma pari alla quota pro capite del Fondo Unico di Sede (FUS) 2014 che è di € 963,00 lordo lavoratore (l’accordo definitivo 13.02.2015 è pubblicato sul nostro sito) per il numero di dipendenti in servizio alla data del 1.01.2014, che sarà poi distribuito sulla base dei criteri fissati dagli accordi locali con le OO.SS./RSU. E’ ipotizzabile, sulla base dell’esperienza, che il FUS 2014 possa venir corrisposto già a luglio o ad agosto pp.vv..
Sempre con riferimento al FUA 2014, il decreto registrato alla C.C., oltre alle somme FUS, contiene anche l’assegnazione delle somme relative al saldo (ultimi due/dodicesimi) di turni/reperibilità/PPL, all’indennità di mobilità e alle Posizioni Organizzative, il cui pagamento però avverrà più in avanti.
Ovviamente, le spettanze relative al FUS 2014 non si esauriscono qui, rimanendo ancora da corrispondere le ulteriori somme pari ad una quota pro capite di € 26,45 lordo lavoratore (ipotesi di accordo 26 marzo 2015, pubblicato su questa pagina, si veda il precedente Notiziario n. 30 del 17.03.2015), con percorso di certificazione in itinere.
FONDO UNICO DI AMMINISTRAZIONE 2012 E 2013
Lo stesso decreto reca anche l’assegnazione alla nostra Amministrazione delle somme relative ai saldi FUS dei precedenti anni 2012 e 2013, la cui esistenza avevamo peraltro già anticipato. Trattasi, per la precisione di: 8.80 € pro capite per il FUS 2012 e di € 77,13 pro capite per il FUS 2013 lordo lavoratore, che costituiscono le quote pro capite assegnate al Fondo di ciascun Ente per il numero di dipendenti in servizio al 1 gennaio, rispettivamente dell’anno 2012 e 2013, e che verranno distribuite in funzione dei relativi accordi locali. Pubblichiamo su questa stessa pagina la circolare PERSOCIV n. 36719 del 27.05.2015.
FONDO UNICO DI AMMINISTRAZIONE 2015
In virtù del principio di ultrattività dell’accordo dell’anno precedente con riferimento alle fattispecie relative a Turni, reperibilità e Particolari Posizioni di Lavoro (PPL), sono già state assegnate al MD con decreto precedente le somme relative a tutto l’anno 2015. Le indennità riferite ai primi tre/dodicesimi (gen/feb/mar) dovrebbero essere già state corrisposte ai lavoratori con il cedolino di maggio; per gli ulteriori tre/cinque dodicesimi, è ipotizzabile il pagamento per luglio/agosto p.v..
Per quanto riguarda la trattativa nazionale per la distribuzione del FUA 2015, allo stato tutto è bloccato, anche perché il Direttore Generale di Persociv non può convocare le OO.SS. prima che si sciolga il rebus relativo all’adozione del nuovo sistema di valutazione della performance individuale. E lo deve sciogliere ovviamente la Ministra, che non ci sembra ultimamente molto attenta alle nostre cose.
A parte qualche accenno isolato, apparso a tutti davvero molto stonato sulla presunta “opportunità” offerta dalla riforma in arrivo, mai come questa volta, di fronte al Sottosegretario on. Domenico Rossi, le OO.SS. della Difesa hanno mostrato la schiena dritta, parlato lo stesso linguaggio ed espresso i medesimi giudizi negativi sul “Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” (LB), che è stato partorito come noto da professoroni ed “esperti” ben pagati e nel chiuso delle stanze del Ministero, i quali hanno disegnato la difesa dei prossimi 15 anni senza però aver mai ascoltato coloro che nel Ministero della Difesa ci vivono e ci operano dalla mattina alla sera. Così si fa nell’epoca del renzismo dilagante, che trova nella nostra Ministra, e non da oggi, una convinta estimatrice e sostenitrice.
Il Sottosegretario ha parlato per oltre 40 minuti, un fatto per Lui alquanto inusuale dal momento che l’essenzialità è sempre stato uno dei tratti essenziali nel suo rapporto con le OO.SS.. Evidentemente, l’on. Rossi era ben conscio dell’impatto estremamente negativo che la pubblicazione del LB aveva generato nei lavoratori civili (nel sondaggio attivo sulla home page del nostro sito, al momento in cui scriviamo, oltre il 60% lo giudica “pessimo” e un altro 7% “insufficiente”) e nelle loro Rappresentanze. Ed allora, essendo evidentemente Egli stesso ben conscio dell’inadeguatezza complessiva – di analisi, ma soprattutto di proposta – del LB sui temi del personale civile, ha cercato di esaltarne le grandi potenzialità in prospettiva futura, nel cui orizzonte sta scritta a Suo dire una presenza civile fortemente valorizzata nelle professionalità che esprime, e finalmente liberata dai tantissimi lacci e lacciuoli che sinora l’hanno imprigionata e subordinata alla componente militare. E, naturalmente, non poteva mancare in questo quadro il riferimento alle misere retribuzioni del personale civile (una grande scoperta dei professoroni ed esperti che hanno messo a punto il LB ?), rispetto alle quali l’on Rossi pensa si possa aprire ora una stagione nuova segnata dall’impegno dell’AD a ridurne le forbici con i militari e anche con altri pezzi della P.A.. Dunque, nella rappresentazione che ne ha fatto il Sottosegretario, sembra proprio che il LB possa essere la panacea di tutti i nostri mali. Ad un certo punto, l’on Rossi si è accorto dei dubbi generati nell’altra parte del tavolo, e allora si è chiesto: << Non vorrei che qualcuno pensasse alla canzone di Mina “parole, parole, parole”>>, riferendosi verosimilmente al richiamo del nostro Notiziario n. 48 dell’11 u.s.
Nel suo intervento, FLP DIFESA ha riproposto il giudizio fortemente negativo sul LB già espresso in precedenza, e più dettagliatamente nel Notiziario sopra richiamato. Negativo innanzitutto sul piano del metodo, atteso che le Parti Sociali sono state escluse da ogni confronto: il Sottosegretario ci ha chiesto a dicembre scorso un contributo, lo abbiamo anche dato, e pure dettagliato (12 le pagine del nostro “contributo”, che ripubblichiamo sul questa stessa pagina), ma non ce n’è traccia nel LB, neanche infinitesimale: probabilmente, non è stato neanche letto dai professoroni ed esperti che l’hanno redatto! Troppo sforzo, per lor signori. Ma giudichiamo il LB in modo complessivamente negativo anche e soprattutto sul piano dei contenuti: il mancato coinvolgimento del Parlamento e la sua temuta estromissione dalle scelte di riforma definite nel LB già “direttiva ministeriale”; il preoccupante depotenziamento del ruolo del Segr. Gen. che perde la pesantissima funzione di Direttore Nazionale degli Armamenti a vantaggio del Capo di SMD (per questo da oggi potrà essere un civile!) e con essa verosimilmente le DD.GG. tecniche; l’annunciata privatizzazione (sinonimo di liquidazione) dell’area industriale del MD, e in particolare di Poli ed Arsenali, che nel question time in Parlamento del 21 u.s. (qui pubblicato) la Ministra ha esteso anche agli Stabilimenti AID, con quello che si porterà dietro in termini di effetti sulla presenza civile (e menomale che il D.Lgs. n. 8/2014 prevedeva un’operazione diffusa di reinternalizzazioni!); la crescita enorme ed abnorme della governance del Capo di SMD che diventa il vero “padrone” della Difesa (le leve effettive di riforma sono più in mano sua che del Ministro, lo hanno capito tutti) con il conseguente depotenziamento delle singole FF.AA. (pensiamo solo agli effetti prodotti nel loro ambito dalla costituzione del Comando Logistico Difesa), su cui si è espresso in modo preoccupato anche l’ex Capo di SMM amm. Luigi Binelli Mantelli; il non chiarito rapporto con il riassetto in atto delle FF.AA., innescato dalla L. 244/2012 e regolato dai due decreti attuativi n. 7 e n. 8/2014, semplicemente dimenticati dai professoroni ed esperti nei 10 capitoli del LB che hanno scritto; l’altrettanto non chiarito argomento relativo al “chi paga” il costo finanziario di questa ennesima riforma, con i chiari di luna che oggi vivono le casse dello Stato; e, infine, il forte legame che viene disegnato dal LB tra Difesa e industria privata, che diventerà in futuro l’asse centrale e strategico. Sono questi, a nostro giudizio, i punti più critici del LB, che comunque – lo abbiamo detto – presenta anche aspetti positivi e interessanti: gli intendimenti in materia di formazione; la previsione di una legge pluriennale sugli investimenti; l’idea che occorra far crescere nel Paese l’attenzione e la cultura sui grandi temi della Difesa. Ma certo, alla fine, il nostro giudizio è, e resta, complessivamente negativo.
Sulle problematiche legate alle scelte del LB in materia di lavoro civile, c’è stato un giudizio unanime e molto negativo da parte di tutte (o quasi) le OO.SS. presenti. La nostra O.S. ha ricordato al Sottosegretario come il LB, al riguardo, non dica assolutamente nulla di nuovo, tradendo le promesse di chi aveva parlato del LB come una sorta di “carta dei diritti” della componente civile. Solo una mezza paginetta in un testo di 68 pagine e 6 miseri paragrafi rispetto ai 300 totali del LB (lo stesso on. Rossi ha parlato freudianamente in riunione di “capitoletto”); 4 righe e mezzo nella relazione di oltre 22 pagine della Ministra nell’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa del 14 u.s. (si veda il resoconto stenografico della seduta che pubblichiamo su questa stessa pagina): sono i segni del rilievo che hanno nel LB i lavoratori civili. Solo forma ed apparenza, ha detto l’on. Rossi… ma in questi casi la forma diventa sostanza! Se poi leggiamo quei 6 paragrafi del LB, ha proseguito la nostra O.S., a parte i positivi intendimenti in materia di formazione, lo sconforto è evidente: si parla di introdurre il precariato nel MD (il “riequilibrio” di cui al paragrafo 233) e si ricorre (paragrafi nn. 231 e 234) al solito armamentario, oramai trito e ritrito, sulla “valorizzazione” del personale civile e sulla necessita di superare gli “steccati” che storicamente hanno circoscritto i civili in ruoli inadeguati rispetto ai militari. Queste cose le abbiamo sentite già parecchie volte, in particolare dalla Ministra Pinotti. La domanda è: cosa si è fatto in questi 14 mesi? Nulla!
In tutto questo tempo, FLP DIFESA ha continuamente posto e riproposto, sino a un paio di mesi fa da sola e ora fortunatamente in ottima compagnia di altre sigle, l’urgenza prioritaria di avviare il tavolo per la scrittura del “Regolamento” previsto dall’art. 1 del D.Lgs. n. 7/2014 allo scopo di fissare una volta per tutte i criteri per l’attribuzione di compiti e funzioni ai lavoratori civili, dirigenti e non. Nell’impegno dell’allora Sottosegretaria Pinotti, sembrava dovesse essere il primo appuntamento in agenda: in questi 14 mesi non se ne è fatto invece niente, zero assoluto. E, nel frattempo, in sede di definizione degli organigrammi e incarichi degli Enti riorganizzati nel quadro del riassetto delle FF.AA. previsto dal D.Lgs. n. 7/2014, il peso complessivo dei lavoratori civili è rimasto lo stesso, se non anche peggiorato: altro che civilizzazione!
Se questa è la storia, diventa allora davvero poco credibile riparlare di “valorizzazione” e di “superamento degli steccati”, dal momento che in questi mesi non si fatto nulla, e questa è una responsabilità precisa dell’attuale Vertice politico. Le parole della Ministra Pinotti avevano generato tanta speranza, ed anche per questo oggi la delusione è più cocente e la rabbia è montata enormemente. Ad avviso dell’on. Rossi, l’ “inadempienza” sarebbe stata causata essenzialmente dalla necessità di mettere a punto le strategie con il Libro Bianco prima di agire concretamente. Bene, abbiamo replicato noi, se così è, allora non c’è più ragione oggi di rimanere fermi al palo, e dunque ci sono le condizioni per cominciare a smontare da subito, uno ad uno, gli “steccati”. Per questo, la nostra O.S. ha proposto al Sottosegretario di avviare rapidamente, da subito, il tavolo di confronto tra OO.SS. e AD sul “Regolamento”. L’on. Rossi, però, ci ha detto di aver ancora bisogno di qualche giorno per darci risposta sui tempi di avvio del tavolo. Siamo ovviamente, e comprensibilmente, un po’ perplessi (ancora approfondimenti dopo 13 mesi di ripetute nostre richieste?), ma – si sa – la pazienza è la virtù dei forti.
Martedì 26 p.v. rivedremo l’on. Rossi, e non potremmo non chiedergli qualcosa di più preciso al riguardo.
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