Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 46 del 28.10.2013 relativo alle misure di finanza pubblica contenute nel disegno di legge di stabilità 2014 presentato dal Governo, che reca in allegato la nota della nostra Federazione già inviata alla Presidenza del Consiglio con la dichiarazione dello stato di agitazione dei lavoratori pubblici.
“Finalmente iniziano a venir fuori i testi e le tabelle del disegno di legge di stabilità approvato dal Governo un paio di settimane fa e adesso in discussione alle Camere, non prima di essere stato inviato a Bruxelles (sic) per una sorta di approvazione preventiva.
Per i dipendenti pubblici è l’ennesimo massacro: blocco dei contratti per tutto il 2014 (ma con la previsione di blocco fino al 2017), blocco degli stipendi, blocco del turn-over, taglio dello straordinario, diminuzione del salario accessorio in proporzione al numero di lavoratori andati in pensione, rateizzazione della buonuscita.
Eppure i soldi per i rinnovi dei contratti ci sarebbero e la convenienza economica anche – sotto forma di aumento della domanda interna – ma si è sin qui preferito far pagare la crisi ai dipendenti pubblici e alle fasce più deboli della popolazione che, gioco forza, riducendosi sia il numero di coloro che devono erogare i servizi che la loro motivazione a causa di stipendi più bassi, avranno sempre meno servizi e meno efficienza.
L’attacco alla pubblica amministrazione ed ai lavoratori però, come ha già detto la nostra confederazione CSE (vedi Notiziario CSE n. 12 del 21 ottobre 2013), non si può ascrivere soltanto alla Legge di Stabilità ma è figlio delle politiche dei governi degli ultimi dieci anni e, in particolare, di una finta “spending review”, applicata in modo cieco e sordo, che ha tagliato stipendi e servizi anziché privilegi e sprechi.
Così oggi i dipendenti pubblici sono arrivati a perdere il 10,5 per cento del loro salario (dato di Confindustria) ma tutto concentrato nelle fasce dei funzionari e degli impiegati mentre l’alta burocrazia ha visto crescere compensi, consulenze e emolumenti vari. Ci si lamenta della perdita di posti di lavoro e della carenza di lavoro per i giovani ma negli ultimi dieci anni nel pubblico impiego si sono persi oltre 300.000 posti di lavoro.
Ci si lamenta della crescita dei nuovi poveri ma lo Stato permette che larghe fasce di lavoratori pubblici a 1000-1200 euro al mese scivolino tra i cosiddetti “working poor”, cioè coloro che vivono sotto la soglia di povertà pur lavorando e sono costretti a ricorrere a forme di assistenza sociale. Langue la domanda interna ma lo Stato non solo taglia gli stipendi dei dipendenti pubblici ma taglia anche il salario di produttività, facendo venir meno in un colpo solo possibili fonti di domanda interna e motivazione di chi lavora per la collettività.
Eppure per il 2014 basterebbero 1,5 miliardi di euro per aprire la stagione dei rinnovi contrattuali in un Paese che ha meno dipendenti pubblici della media europea, li paga peggio ma taglia sul numero e sugli stipendi preferendo non attaccare i veri sprechi nella pubblica amministrazione: appalti, forniture, consumi di beni intermedi, consulenze, società partecipate o in house.
E, come se non bastasse tutto questo, stavolta non possiamo prendercela nemmeno con l’Europa: la legge di stabilità che vorrebbe il Governo delle larghe intese ha previsto un rapporto deficit/PIL al 2,5 per cento contro il 3 per cento permesso dalle norme europee.
Quello 0,5 per cento ammonta a 7 miliardi e mezzo di euro che potrebbero essere usati non solo per rinnovare i contratti ma per far partire un piano di ammodernamento e messa a norma delle scuole italiane nelle quali ogni giorno i nostri figli rischiano la vita o un piano straordinario di riassetto idro-geologico del territorio, per il quale ogni anno spendiamo invece miliardi di euro per riparare i danni di alluvioni, frane et similia.
Centinaia di migliaia di posti di lavoro che rilancerebbero l’economia permettendo addirittura di fare, nel tempo, risparmi di spesa.
E allora, direte voi, perché non si fa? Perché l’attuale maggioranza ha votato a suo tempo la legge che prevede il pareggio di bilancio strutturale in Costituzione (legge costituzionale n.1/2012 e legge 243/2012) a partire proprio dal 2014. Queste leggi prevedono che in caso di sforamenti di bilancio è obbligatorio il rientro annuale nel pareggio di bilancio attraverso aggiustamenti progressivi. Ebbene, in base a queste norme, recepite addirittura in Costituzione, la legge di stabilità presentata dal Governo non può permettersi un deficit superiore, anche se in linea con le norme europee. Insomma, ci siamo messi da soli il cappio al collo, l’Europa non c’entra nulla!!
Quello che è certo è che la FLP non ha alcun intenzione di vedere il nodo scorsoio che ci strangola come dipendenti pubblici e come cittadini. Abbiamo fatto a questo Governo le nostre proposte di riduzione di sprechi e ruberie da tempo e non accetteremo quindi che venga approvata la legge di stabilità così come è stata concepita.
Faremo sentire la nostra voce nel Parlamento, attraverso proposte di modifica, e se queste non saranno accettate, la faremo sentire negli uffici e nelle piazze. Abbiamo iniziato con la dichiarazione di stato di agitazione di tutti i dipendenti pubblici e seguiremo passo dopo passo l’iter di questa legge, con un’attenzione forte e costante.
Nella prima mattinata di oggi, si è tenuta presso la Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della Difesa in merito agli schemi di decreti attuativi della delega di cui alla legge 31.12.2012, n. 244 sul riassetto organizzativo in chiave riduttiva delle Forze Armate. L’audizione, da noi richiesta con nota del 23 set. 2013, è avvenuta di fronte alle Commissioni Difesa dei due rami del Parlamento riunite in seduta congiunta, ed è stata presieduta dal Presidente della Commissione Difesa della Camera, on. Elio Vito.
In previsione di questa importante scadenza, FLP DIFESA ha predisposto un documento molto dettagliato, che alleghiamo al presente Notiziario, consegnato al Presidente Vito ma illustrato solo in parte in considerazione dei tempi estremamente risicati assegnati agli interventi delle OO.SS. (5 minuti!)
Il nostro documento si compone di quattro parti: nella prima, propone alcune considerazioni preliminari che fanno da sfondo alle scelte di riordino; nella seconda, trovano posto le nostre osservazioni sui contenuti della legge delega, osservazioni, come noto, molto critiche che hanno a suo tempo portato la nostra O.S. a scendere in piazza (6 luglio 2012) per chiedere modifiche profonde al disegno di legge delega; la terza parte dà conto delle buone risultanze dei confronti di luglio tra l’Amministrazione e le Parti sindacali che hanno portato a importanti modifiche/integrazioni dei testi dei decreti attuativi originariamente predisposti dall’Ufficio Legislativo; infine, la quarta e ultima parte contiene le nostre proposte in merito alle criticità che, a nostro avviso, continuano a permanere all’interno degli schemi adottati dal Consiglio dei Ministri, parte dei quali derivanti dalla espunzione di parti di testo convenuti con le OO.SS. e che poi sono stati poco comprensibilmente cancellati negli schemi usciti da Palazzo Chigi.
In audizione, la FLP DIFESA ha affermato di essere stata sempre consapevole della necessità di operare una revisione in senso riduttivo dello strumento militare, esigenza necessaria alla luce dei corposi tagli al bilancio intervenuti nel corso degli ultimi anni, e finalizzata al riequilibrio del bilancio della Difesa (70% personale; 18% investimenti e 12% esercizio). A fronte di questa situazione, noi ci saremmo attesi due cose: in primis, una analisi approfondita delle cause che hanno prodotto la lievitazione abnorme delle spese del personale (oltre il 70%, venti punti sopra la media europea, e per il 90 % riferibile ai costi complessivi del personale militare). In secondo luogo, avremmo voluto che l’operazione riduzione diventasse l’occasione per un profondo ripensamento sul ruolo, sui compiti e sulle funzioni del personale civile, muovendo con decisione nella direzione di quella “civilizzazione” che è stata la grande incompiuta della prima riforma Andreatta e che, se recuperata pienamente, avrebbe costituito di per sé la leva per una più efficace spending review, atteso che, a parità d’impiego, i costi di personale civile sono decisamente inferiori a quelli di personale militare. Così purtroppo non è stato, e la logica unica che ha ispirato le scelte di riduzione è stata solo quella dei tagli degli organici che, lo dimostrano i numeri richiamati nel nostro documento, ancora una volta ha penalizzato di più la componente civile, e che ancor più la penalizza per quanto attiene le diverse opzioni previste per la gestione delle eccedenze. Ebbene, pur a fronte dei contenuti allo stato immodificabili di quella delega, rispetto ai quali sarebbe stata a suo tempo necessaria un’azione più decisa del fronte sindacale che purtroppo è mancata, qualche novità positiva c’è stata, frutto dell’azione unitaria del Sindacato nei confronti di luglio. Ma non basta, evidentemente, atteso che permangono nei testi alcune importanti criticità, rispetto alle quali FLP DIFESA ha formulato alcune proposte emendative indicate nell‘ultima parte del documento (punto 4.), in particolare su “depotenziamento” di SGD, transiti nei ruoli civili, reimpieghi/mobilità e assunzioni.
Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.
Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.
Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.
Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!
Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?
Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.
Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.
C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.
Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.
Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.
Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici. Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.
Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!
Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche.
La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.
È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.
Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE “
Notiziario n. 113 del 17 agosto 2013 –
Nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 10 ottobre u.s., è stato pubblicato il DPR 6 agosto 2013, n. 115 che contiene il “Regolamento recante disposizioni per il riordino delle scuole militari e degli istituti militari di formazione, a norma dell’art. 11, comma 2, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135” (spending review).
Come si ricorderà, lo schema del predetto regolamento è stato oggetto di informazione alle OO.SS. nazionali in data 13.12.2013 nel corso della riunione con l’allora Sottosegretario Magri. Trattasi del provvedimento predisposto dall’Amministrazione in attuazione dell’art. 11, commmi 1 e 2, della Legge n. 135/2012, finalizzato a razionalizzare e a ottimizzare tutto il sistema delle scuole di formazione pubbliche nel contesto della c.d. “spending review”. Proviamo a ricordare i provvedimenti di riordino interessanti scuole e istituti di ciascuna Forza Armata, che trovano posto nell’art. 2 del DPR 115:
– per l’Aeronautica: la soppressione entro il 31 dicembre 2013 del “Centro di formazione didattica e manageriale”, con relative competenze attribuite all’Istituto di Scienze militari AM di Firenze;
– per l’Esercito: la soppressione, entro il 31 dicembre 2014, del Comando Raggruppamento Unità Addestrative (RUA) di CAPUA con transito di competenze al 17° RAV “Acqui” di CAPUA, riorganizzato su 2 battaglioni e che diventerà il polo addestrativo più importante; il transito di dipendenza, sempre entro la stessa data, del 17° RAV “Acqui” di CAPUA, dell’85° RAV “Verona” di MONTORIO V. e del 235° RAV “Piceno” di ASCOLI P. dal RUA alla Scuola di Fanteria di CESANO.
– per la Marina: la soppressione, entro il 31.12.2016, del Centro di addestramento e formazione del personale volontario della M.M. di Taranto con transito di competenze alla Scuola SU M.M. di Taranto;
– per l’Arma dei Carbinieri: la soppressione, entro il 31.12.2013, delle Scuole Allievi Carabinieri di Fossano, che non impiega dipendenti civili, e di Benevento, dove invece operano 18 dipendenti civili.
Il testo del DPR 115 è pubblicato su questa stessa pagina come allegato.
In merito ai provvedimenti di riordino di cui sopra, particolarmente complesse sono apparse, sin da subito, le problematiche innescate dalla soppressione della Scuola Allievi CC di Benevento, e questo in considerazione del fatto che non insistono in Benevento e provincia altri Enti della Difesa. Dell’argomento si è discusso, su nostra richiesta, nel corso dell’apposita riunione tecnica che si è tenuta in data 5 settembre u.s. presso il Comando Generale dei CC, sui cui contenuti e risultanze abbiamo dato notizia ai colleghi con il Notiziario n. 96 di pari data. Le collocabilità individuate dall’Arma prevedevano il reimpiego di n. 8 lavoratori presso il proprio Comando Provinciale di Benevento, mentre per le altre 10 unità le possibilità di reimpiego erano riferite a Enti di altra F.A. in sedi diverse e distanti. Una ipotesi di reimpiego non praticabile, che nel caso venisse attuata creerebbe disagi notevoli e duraturi ai lavoratori.
A fronte di questa situazione, le OO.SS. nazionali hanno unitariamente richiesto al Cdo Generale CC: che venga esperita la ricerca di tutte le possibili collocabilità in ambito altre AA.PP. e, conseguentemente, la convocazione di una apposita Conferenza dei servizi, rispetto alla quale ci risulta che l’Arma si sia già attivata presso SMD; in aggiunta, la disponibilità dell’Arma a reimpiegare il personale non collocabile in altre AA.PP. presso strutture proprie di Benevento e provincia, anche eccezionalmente a livello di “compagnia”. Le verifiche sono tuttora in corso, in attesa delle quali il Cdo Generale ha opportunamente procastinato al 30 nov. 2013 la data per la presentazione dei “desiderata” da parte dei lavoratori civili.
Si fa riserva di ulteriori informazioni al riguardo.
Il sen. Bruno Alicata, relatore in Commissione Difesa
Mercoledì 9 ottobre u.s. è stato formalmente avviato dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato l’esame dei due schemi di decreto legislativo attuativo della legge delega 244/2012 sulla riduzione dello strumento militare, che dovrà concludersi con il “parere” di rito entro il prossimo 1° dicembre. Ma mentre la Commissione Difesa della Camera ha rinviato alla prossima riunione l’intervento dei propri relatori, in quella del Senato si sono già svolte le relazioni illustrative, affidate ai senn. Vattuone (PD) e Alicata (PDL) (si vedano i “resoconti” pubblicati in questa stessa pagina).
Il sen. Vattuone si è occupato del primo dei due decreti attuativi, quello sui nuovi assetti ordinamentali. Dopo aver ricordato che l’attuazione della delega avverrà “tramite la tecnica della novella al Codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010” e le finalità in termini di riduzione e di riequilibrio della spesa (50% su personale; 25 % su investimenti e esercizio), il relatore ha ricordato innanzitutto “la novella all’articolo 15 del Codice, che, riproducendo le funzioni e i compiti attualmente previsti per il Ministero della Difesa, ne demanda infatti la ripartizione tra le aree e gli uffici a un regolamento di organizzazione”, che, lo ricordiamo, dovrà anche ripartire le funzioni e i compiti tra le due componenti del personale con “tendenziale attribuzione di quelli tecnici e amministrativi al personale civile”. Ha poi passato in rassegna la riorganizzazione delle diverse aree delle FF.AA. e i diversi provvedimenti di riduzione, pari al 31% dell’attuale assetto, che dovranno essere ultimati entro il 2018.
Ha poi preso la parola il sen. Alicata (PDL) che ha invece relazionato sul secondo dei due provvedimenti (quello sul personale). Ha ricordato innanzitutto i tagli previsti al 2024 (10.000 unità civili e 33.000 militari), ma anche quelli ex DL 95/2012, già effettuati nei ruoli civili (DPCM 23.01.2013) e da effettuare nei ruoli militari al 31.12.2015 con organico fissato a 170.000 unità, e segnalando al contempo anche i tagli importanti sul fronte dirigenziale. Ha quindi affrontato la questione relativa alla gestione del personale in eccedenza, con le diverse opzioni sul fronte del personale militare, molto più rassicuranti e garantiste rispetto a quelle, molto meno rassicuranti, sul fronte civile che prevedono in ultima istanza anche il collocamento in disponibilità. C’è un passaggio nell’intervento del sen. Alicata che ci ha particolarmente colpito: è quello in cui si afferma che per il personale militare non dirigente in eccedenza “sono invece previsti transiti a domanda nei ruoli del personale civile dell’amministrazione della difesa o di altre amministrazioni pubbliche (nell’ambito dei posti resi disponibili dalle amministrazioni interessate entro il limite delle relative facoltà assunzionali)”. Dunque, ad avviso del relatore, le due fattispecie di transito (verso i ruoli civili della Difesa, la prima; verso le altre PP.AA., la seconda) sarebbero regolate in modo analogo (su istanza individuale e entro il limite delle rispettive facoltà assunzionali). Bene, ad essere franchi, confessiamo di aver avuto una diversa impressione, anche in considerazione della modifica del testo operato dal Consiglio dei Ministri che, all’art. 2209 quater (transiti verso i ruoli civili Difesa), aveva espunto la frase concordata con le OO.SS. “nell’ambito del 20% delle relative facoltà assunzionali” e nella quale, va detto, non era comunque stato previsto il transito solo a domanda. Ovviamente, sosterremo a spada tratta l’interpretazione del sen. Alicata che, ove così fosse, ci risolverebbe davvero un gran problema. Il relatore ha infine affrontato le questioni che riguardano il personale civile (rimodulazione triennale degli organici e piani di riassorbimento delle eccedenze), e ha ricordato la riserva del 15% in materia di mobilità verso altre PP.AA. e l’estensione a 60 mesi del periodo utile a fruire del collocamento in disponibilità.
Ultima annotazione: mentre è già partito l’esame delle Commissioni Difesa, non ci sono ancora notizie in merito alla ripresa del confronto con le OO.SS., su cui il vertice politico si era impegnato a luglio. Abbiamo pertanto inviato al Sottosegretario Pinotti la nota che alleghiamo al presente Notiziario.
Stretta di mano tra Letta e Alfano dopo il voto di fiducia
Nel momento in cui scriviamo, solo da qualche minuto il Senato ha votato a larga maggioranza la fiducia al Governo Letta dopo una settimana estremamente travagliata e dai contorni a tratti incomprensibili e paradossali, e lo stesso si accinge a fare tra qualche ora la Camera dei Deputati.
Il voto di fiducia assicura continuità all’attuale esecutivo, e dunque anche al Vertice politico della Difesa, la cui azione potrà ora riprendere secondo le direttrici politiche tracciate dal Ministro nel corso della sua prima audizione parlamentare (vedasi Notiziario n. 58 del 20 maggio u.s.) e, per quanto attiene le questioni che afferiscono alle relazioni sindacali, nel solco degli impegni assunti con le OO.SS.
Proviamo a metter in fila le questioni sulle quali dovrà svilupparsi prioritariamente il confronto con l’Amministrazione.
Al primo posto, ci sono naturalmente i Decreti attuativi della delega per la riduzione dello strumento militare (Legge 31.12.2012, n. 244). Come i colleghi ricorderanno, l’8 agosto u.s. il Consiglio dei Ministri ha adottato i due schemi di decreto legislativo, che dovranno ora passare all’esame delle Commissioni Difesa che dovranno esprimere il “parere” entro 60 giorni dall’assegnazione. Nella parte d’interesse del personale civile, quei provvedimenti recano punti concordati con i Sindacati e anche novità in positivo, ma fanno anche registrare, purtroppo, punti di arretramento rispetto alle cose convenute negli incontri di luglio con le Parti sociali, e punti irrisolti e rinviati a successivi confronti. Ebbene, tenuto conto dei ristretti limiti di tempo per il varo dei decreti attuativi, è urgente, a nostro avviso, riprendere il confronto tra le Parti: c’è ancora troppa distanza tra lavoratori civili e militari nelle opzioni offerte al personale eccedentario, e questa forbice deve essere riavvicinata in un qualche modo.
Nel stesso contesto delle problematiche comunque afferenti ai decreti attuativi, si iscrivono altre questioni per noi di prioritaria importanza, che qui brevemente proviamo a richiamare per punti:
– Mobilità e reimpieghi: c’è nel testo dello schema di decreto sul personale la previsione di mobilità interna non a domanda su base regionale, ed è un nodo che va affrontato, altrimenti nel 2016 potremmo trovarcelo sul groppone; e c’è poi la necessità, alla vigilia di una nuova e corposa fase di riordino, di rivisitare la procedura contrattuale di reimpiego fissandone meglio i tempi, i percorsi e le modalità.
– Tabella di corrispondenza tra gradi militari e inquadramenti civili: è uno dei nodi gordiani, da affrontare rapidamente; la nostra proposta è quella emersa unitariamente nei confronti di luglio, è che si traduce molto semplicemente in questa semplicissima equazione: Sottufficiali in area 2^ e Ufficiali in area 3^.
– Funzione e compiti del personale civile: abbiamo apprezzato l’apertura contenuta nello schema di decreto “ordinamentale” (“tendenziale attribuzione di funzioni e compiti tecnico-amministrativi…..”), ora però occorrerà declinarla puntualmente e fissarla nel redigendo “Regolamento” e anche all’interno del d.d.l. di riforma dei ruoli e delle carriere di cui al comunicato del C. dei Ministri dell’8 agosto u.s.
– Area industriale: lo schema di decreto attuativo reca alcune importanti e significative novità richieste dal Sindacato, ma che non sono sufficienti evidentemente a rilanciare un’area ritenuta strategica dalla stessa A.D.. Occorre far ripartire il confronto su un progetto di riefficientamento di Poli e Arsenali.
– Ridefinizione organici: a distanza di oltre nove mesi dall’entrata in vigore del DPCM 23.01.2013, è il caso di avviare rapidamente il confronto sulla loro articolazione in profili e sulla distribuzione tra gli OO.PP.
Infine, c’è la questione dei pensionamenti in soprannumero che reca dietro di sé le problematiche innescate dal D.L. 101 con riferimento all’ assunzione dei vincitori di concorso, che appare essenziale per la stessa area industriale.
Tanta carne al fuoco, dunque, e per questo è bene riprendere prestissimo il confronto tra A.D. e OO.SS. su tutte le materie di cui sopra.
Attendiamo pertanto di essere convocati a breve.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 106 del 24 settembre 2013 –
I generali Borrini (SCapo di SME) Bernardini (Cte del FOT) e Stano (Cte del COFODIN Di padova)
Nel primo pomeriggio di oggi, si è tenuta a palazzo Esercito una sessione informativa, su tavoli separati, presieduta dal Capo Ufficio OO.FF. (Organizzazione delle Forze) di SME-RPGF (Reparto Programmazione Generale Finanziaria) col. Antonello Vespaziani, e relativa ad alcuni provvedimenti di riordino che naturalmente si inquadrano nel contesto più generale della riduzione dello strumento militare in attuazione della legge n. 244/2012, con le accelerazioni impresse dalla L. 135/2012 (spending review).
Di seguito, una sintesi del confronto, con riferimento alle diverse aree e alle posizioni da noi espresse.
* Area di vertice – Due i provvedimenti previsti: la Sezione Prevenzione e Protezione di SME transita alle dipendenze del Sottocapo SME (l’incarico è stato da poco assunto dal gen. G.B. Borrini, già Cte del 1° FOD, a sua volta sostituito dall’ex capo del DIPE e dal 3 p.v. Cte del COFODIN di Padova, gen. B. Stano); ridenominazione di quattro Uffici dell’area C4. Entrambi senza effetti sulle posizioni civili.
* Area della Formazione – Sono previsti: il cambio di dipendenza dal 1 ott. p.v. delle Scuole di Fanteria e di Cavalleria dal CESIVA (Centro Sistemi Validazione) al Cte per la Specializzazione del COMFORDOT; il potenziamento della presenza civile a Capo Teulada con l’inserimento di 30 posizioni presso il costituendo Centro di Addestramento tattico nel quadro del “progetto SIAM” legato al mantenimento dei 3 poligoni della F.A e al maggior utilizzo di simulatori per l’addestramento; la soppressione dell’Infermeria Unificata del Rgt. Cecchignola di Roma, rispetto al quale provvedimento la nostra O.S. ha chiesto e ottenuto assicurazioni da parte di SME in merito al reimpiego dei tre civili.
* Area Territoriale – A parziale variante di quanto a suo tempo illustrato (si veda il Notiziario n. 49 del 19.04.2011), in conseguenza di intervenute esigenze di carattere tecnico e normativo, la F.A. costituirà nel 2014 un Centro Gestioni Archivi (CGA) presso la sede dell’ex CERICO di Candiolo-Torino (il provvedimento in questione è inserito tra i provvedimenti dell’Esercito contenuti nello schema di Decreto attuativo c.d. “ordinamentale” della delega ex L.244/2012). Il CGA dovrà stoccare e gestire, nell’immediato, la documentazione attualmente giacente presso le sedi di Bologna, Bari, S. Maria Capua Vetere (CE) e Genova, e probabilmente provvedere anche alla sua digitalizzazione. A tal riguardo, è già stato costituito presso Candiolo, con soli militari, il “Nucleo Iniziale di Formazione” (NIF), che la F.A. potenzierà con 15 civili del settore amministrativo (1 Funzionario e 14 tra Assistenti/Addetti). A seguito di precisa richiesta della nostra O.S., RPGF E DIPE hanno assicurato che l’alimentazione di personale del costituendo CGA sarà effettuata attraverso la ricognizione di disponibilità di lavoratori interessati della sede di Torino, con priorità per quelli già reimpiegati dell’ex CERICO di Candiolo.
* Area Logistica – Nel contesto della riorganizzazione dell’area, è prevista la costituzione (nel 2013) dei Comandi di settore (Cdi Tramat, Commissariato, Sanvet e Tecnico), che nascono per riorganizzazione degli attuali Dipartimenti (si veda, a tal proposito, il Notiziario n. 10 del 24.01.2013). A seguito della troppo accelerata soppressione dei Comandi Sanità Nord e Sud intervenuta nel contesto del riordino della Sanità militare voluta fortemente dall’ex Ministro Di Paola, si pone oggi la necessità di accelerare la costituzione del Comando Sanità e Veterinaria , che impiegherà 12 civili tutti di 2^ area, 4 provenienti dall’ex Dipartimento Veterinaria e n. 8 dall’ex Dipartimento Sanità.
Questi gli argomenti all’o.d.g. trattati in riunione, segnalando ai colleghi interessati che sul questa stessa pagina sono pubblicate le slides predisposte da SME e utilizzate per l’illustrazione dei provvedimenti.
Come ultimo punto, su nostra formale richiesta, abbiamo ridiscusso con SME-RPGF delle dotazioni organiche civili del costituendo Comando Forze Difesa Interregionale Nord (COFODIN) di Padova, che nasce per riconfigurazione del CME Veneto e acquisizione delle funzioni del sopprimendo CEDOC, e nel quale andrà a confluire nel 2014 il personale del sopprimendo Comando Logistico Nord di Padova. Come si ricorderà (si veda il Notiziario n. 80 dell’11 luglio 2013), SME-RPGF ha illustrato in data 10 luglio alle OO.SS. nazionali la struttura organizzativa e le dotazioni organiche del costituendo (dal 3 ottobre p.v.) COFODIN di Padova. In quella sede, FLP DIFESA fece presente che “sotto il profilo delle quantità, la dotazione del nuovo Ente offre dunque sufficienti garanzie (157 unità previste a fronte delle 167 oggi complessivamente effettive nei tre Enti”, ma anche che “per avere il quadro completo di situazione, occorre anche conoscere, oltre alla struttura organizzativa dell’Ente, anche l’articolazione degli Uffici/Sezioni e le professionalità previste al loro interno con i relativi incarichi”, e chiese pertanto di conoscere questi elementi mancanti, che solo successivamente furono comunicati alle OO.SS. territoriali e alle RSU. Si rese allora evidente che, a fronte delle attuali nove posizioni organiche previste nei tre Enti originari (CME Veneto, CEDOC e COMLOG Padova), la struttura del COFODIN ne prevedeva la cancellazione di ben sette. Una scelta che abbiamo ritenuto fortemente inadeguata, sia per la rilevanza del nuovo Ente sia soprattutto in considerazione degli impegni assunti dal Ministro Mauro nei confronti delle OO.SS. nazionali a seguito del confronto sui decreti attuativi della delega per la riduzione dello strumento militare, che si erano tradotti nella previsione della “tendenziale attribuzione di funzioni e compiti tecnico-amministrativi al personale civile di livello dirigenziale e non dirigenziale” che ha trovato posto nel novellato art. 15 C.O.M., inserito dello schema di decreto attuativo “ordinamentale”. Da qui la nostra richiesta di incontro inviata a SME il 9 u.s., che è pubblicata come allegato su questa stessa pagina.
A seguito della nostra iniziativa, nel corso della riunione odierna, SME-RPGF ha espresso la propria disponibilità a integrare i due già previsti incarichi di Capo Sezione attribuiti a funzionari civili (“Sz. Matricola dell’Uf. Amministrazione” e “Sez. Documentazione dell’Uf. Documentale”) con altri tre nuovi incarichi di Capo Sezione da attribuire a funzionari civili presso le Sezioni “Personale civile dell’Ufficio Personale” (il col. Vespaziani ha precisato comunque che la iniziale non previsione di detto incarico era solo frutto di un refuso), e “Provvedimenti medico-legali” e “Matricola, Disciplina e Anagrafica e Gestione Archivi dell’Ufficio Documentale” del costituendo COFODIN di Padova. La riconnotazione di queste tre posizioni organiche sarà sottoposta a breve alla decisione del Capo di SME-RPGF.
Nel prendere positivamente atto di questa disponibilità di SME-RPGF, abbiamo anche segnalato che il nascente COFODIN non prevede al suo interno il “Centro di Sicurezza Antinfortunistico, Medicina e Igiene del lavoro” con competenza interregionale, al cui interno opera peraltro anche il RSPP, attualmente previsto dalla struttura del COMLOG Nord, che nel 2014 confluirà nel COFODIN. Una assenza a nostro avviso preoccupante, che avevamo inizialmente legato alla disposizione emanata dalla F.A. sulla destinazione dell’incarico di RSPP solo a personale militare, poi opportunamente modificata agli inizi del corrente mese. FLP DIFESA ha pertanto chiesto di inserire il predetto “Centro A.I.” nella struttura organizzativa del nuovo Ente, prevedendo posizione e incarico di RSPP a un funzionario civile.
Il col. Vespaziani ha preso atto della nostra richiesta, che ha ritenuto peraltro corretta, e ha rinviato ogni decisione formale al momento della futura soppressione del COMLOG Nord, a seguito del quale sarà preso in esame l’inserimento del “Centro A.I.” nella struttura organizzativa del COFODIN.
I colleghi perdoneranno la lunghezza del presente Notiziario e comprenderanno anche il molto spazio dedicato alle problematiche del CEFODIN; ma, tenuto conto che l’Ente in questione è il primo dei nuovi Alti Comandi di F.A. a partire, dopo le aperture sul fronte della c.d. “civilizzazione” venute dal Ministro Mauro, è di tutta evidenza che la sua configurazione organizzativa, le nuove dotazioni organiche e soprattutto gli incarichi attribuiti ai civili rappresentavano il primo banco di prova per saggiare sul campo le reali intenzioni delle FF.AA. rispetto agli impegni assunti dal Ministro sul terreno della “civilizzazione”. Una verifica che riteniamo allo stato confortante, e che ci fa ben sperare anche in merito alla entrata in attività dei nuovi Alti Comandi di F.A. di prossima costituzione (COFODIS Napoli, 2014); CMA Sicilia (2014), CMI Nord-Ovest Torino (2016) e degli Enti nascenti o riorganizzati a seguito dei riordini.
Il sen. N. La Torre e l on. E. Vito, Presidenti delle Commissioni Difesa
“Question time” con il Ministro della Difesa nella seduta pomeridiana del Senato del 19 u.s., nella quale il sen. Mauro ha risposto ad interrogazioni a risposta immediata su vari argomenti, ed in particolare sui profili di attuazione della revisione dello strumento militare nazionale. Come è noto, il c.d. “question time” costituisce un momento dell’attività delle Camere nella quale vengono illustrate una serie di interrogazioni parlamentari già presentate, di solito riguardanti argomenti di particolare urgenza, e a cui viene data risposta in aula dall’organo esecutivo, nella circostanza direttamente dal Ministro.
Con riferimento ai due schemi di decreti legislativi adottati dal Consiglio dei Ministri l’8 agosto u.s., il primo sul personale e il secondo sull’ordinamento sui cui contenuti abbiamo riferito diffusamente nei nostri recenti Notiziari nn. 89, 91 e 92, alcuni parlamentari interroganti hanno chiesto: “l’apertura di una fattiva dialettica tra Governo e Parlamento con il confronto sui decreti attuativi” (sen. Pegorer, PD); “a che punto è il processo di revisione degli organici” (sen. Piccinelli, PDL). Altri componenti della Commissione hanno invece posto altre questioni riguardanti il piano di dismissioni dei beni della Difesa (sen. Di Biagio, SCpI) mentre altri infine hanno posto questioni relative al solo personale militare: “alloggi di servizio”,“riallineamento delle carriere del personale appartenente al ruolo dei marescialli” e ”previdenza complementare dei volontari in ferma prefissata” (sen. Battista, M5S).
Nella sua risposta, il Ministro Mauro ha innanzitutto comunicato che, nella stessa giornata, il provvedimento relativo al personale era all’esame della “Conferenza Unificata Stato-Regioni” (sul nostro sito pubblichiamo il relativo “parere”); ha poi comunicato che “dalle prossime settimane – è già stata data comunicazione alle Commissioni di merito di Camera e Senato – comincerà l’esame in sede parlamentare”.
E questa è davvero una notizia, atteso che la delega ha tempo un anno per essere esercitata e scade a metà gennaio, e dunque il tempo a disposizione non è davvero molto. Si è poi soffermato sulla riduzione degli organici militari e civili, che avranno due distinte fasi temporali, la prima entro il 31.12.2015 in attuazione dei tagli della spending review (L. 135/2012) e la seconda entro il 31.12.2024 ( L.244/2012).
In termini numerici, al 1 gen. 2016, gli organici militari dovranno ridursi a 174.900 unità (-5370), mentre quelli civili si attesteranno sulle 28.179 posizioni, con un saldo negativo di 2.069 unità. A tal proposito, segnaliamo la tabella riportata nell’allegato B del resoconto di riunione, forse là collocata impropriamente ma indubbiamente interessante, che contiene la dinamica di riduzione nel quadriennio 2012-2015. Ovviamente, l’auspicio di tutti è che questi tagli coincidano con i pensionamenti in soprannumero previsti dalla Legge 135/2012, i cui termini temporali sono stati prorogati al 31.12.2015 dal DL 31.08.2013, n. 101, ai fini della maturazione dei requisiti pre Fornero, atteso che dal 1 gennaio 2016 decorrerà il primo “piano di riassorbimento delle unità in eccedenza” previsto dall’art.12 del decreto attuativo c.d “ordinamentale”.
Interessante anche le risposte fornite dal Ministro in merito al piano di dimissioni degli immobili, operazione dalla quale la Difesa dovrebbe ricavare il 30% delle quote dei fondi d’investimento immobiliare cedute. E’ previsto “un bacino di oltre 1.500 beni prontamente dismissibili”, di cui n. 20 idonei a confluire in un fondo immobiliare, n. 390 che potrebbero essere oggetto di accordi con AA.PP. interessate e n. 1.146 non utilizzabili, che verranno conferiti gradualmente all’Agenzia del Demanio.
Sul nostro sito, pubblichiamo il resoconto parlamentare sul “question time” del Ministro Mauro.
A conclusione di questo Notiziario, in relazione all’imminente avvio da parte delle Commissioni Difesa di Camera e Senato dell’esame sui contenuti dei decreti attuativi della delega ex Legge 244/2012, comunichiamo di aver già inviato l’allegata richiesta di audizione ai due Presidenti e a tutti i componenti.
In data odierna, si è tenuta una riunione con l’ Agenzia Industrie Difesa (AID), che ha avuto per oggetto la distribuzione del Fondo Unico 2013. Come per il passato, al fine di assicurare omogeneità di trattamento tra il personale AID e il personale della Difesa, l’ipotesi di accordo oggi sottoscritta recepisce in toto i contenuti dell’ipotesi di accordo 22 luglio 2013 relativa al personale della Difesa (si veda il Notiziario n. 85 del 22.07.2013), rimodulato ovviamente nei numeri e negli importi accantonati. In merito alla bozza pervenuta dall’Agenzia e che è in possesso delle nostre strutture sindacali, abbiamo proposto di sostituire, all’art. 5, la parola “ulteriori” con “eventuali”, atteso che la dotazione del FUA 2013, includente le somme destinate al personale dell’Agenzia, a differenza degli altri anni ricomprende sia le somme “certe” che quelle “variabili”. In allegato, il testo dell’ipotesi di accordo oggi sottoscritta, con riserva di inviare il documento completo con le firme delle Parti, non appena ci sarà pervenuto da AID.
Con l’occasione, abbiamo richiesto e ottenuto informazioni in merito all’iter relativo alle dotazioni organiche e agli eventuali riflessi in ambito AID dei c.d. “pensionamenti in soprannumero” ex L. 135/2012.
DOTAZIONI ORGANICHE AGENZIA
Come si ricorderà, in data 1 agosto 2012, venne presentata alle OO.SS. nazionali la proposta definitiva messa a punto dalla Direzione Generale AID (vds. Notiziario n. 109 di pari data). Prevedeva complessivamente n. 924 unità a fronte di un numero di presenze effettive allora pari a 980, e dunque, in considerazione del numero di pensionamenti previsti fino al 31.12.2014 (n. 102), appariva ben dimensionata in quanto escludeva situazioni di esubero sul piano complessivo, ancorché sul piano della singola U.P. risultavassero eccedenze in alcuni Enti (Messina, Castellammare e Torre A.). Dalle informazioni ottenute in riunione, abbiamo appreso che, dopo un confronto finalizzato ad affinarne la proposta, la Funzione Pubblica ha dato il via libera ai nuovi organici dell’Agenzia, che verranno recepiti in un emanando DPCM), che conterrà la dotazione numerica complessiva incrementata di una decina circa di unità e la sua distribuzione nelle tre aree professionali. Successivamente alla pubblicazione del DPCM, verrà emanato apposito Decreto Ministeriale che conterrà le dotazioni complessive di ciascun profilo professionale presente in AID e contestualmente le dotazioni organiche delle singole Unità Produttive. Dunque, un pezzo di strada da fare ancora, come peraltro sta avvenendo per i nuovi organici del personale civile Difesa, di cui c’è già il DPCM (25.01.1013) con le nuove dotazioni post tagli della L. 135/2012, ma manca ancora la distribuzione per profilo e per Regione.
PENSIONAMENTI IN SOPRANNUMERO
La situazione sopradescritta in merito all’iter e ai numeri dei nuovi organici AID, ancorchè non ancora formalizzata nel DPCM, escluderebbe allo stato posizioni soprannumerarie in ambito AID, e dunque il personale civile dell’Agenzia non è in alcun modo interessato alla ricognizione che Persociv ha disposto in ambito Difesa per individuare i lavoratori in possesso dei requisiti pre Fornero al 31.12.2015 e il personale interessato all’esodo volontario. Il fatto che alcuni Enti AID (Messina, Torre e Castellammare, oltre naturalmente a Gaeta che manca del decreto di conferimento ad AID) siano tra i destinatari della circolare Persociv, è dovuto al fatto che in quegli Enti opera anche personale Difesa.
Infine, abbiamo chiesto di essere informati preventivamente in merito ai contenuti del “Programma triennale di attività e annuale di previsione 2014-2016” che AID sta mettendo a punto, anche per i riflessi di quelle scelte ai fini della scadenza del 31.12.2014 in ordine al raggiungimento della ”economica gestione”.
Sullo sfondo, palazzo Baracchini sede della riunione con il Sottosegretario Pinotti
Martedì 17 p.v., riprende il confronto con il Vertice politico dopo la pausa estiva. All’ordine del giorno della riunione con il Sottosegretario sen. Roberta Pinotti, sono formalmente iscritti due punti (linee generali di riorganizzazione e mobilità), ma è facile prevedere che la discussione spazierà certamente anche ad altre questioni, e in particolare a quelle di più stretta attualità.
In primo luogo, gli schemi di decreti attuativi della delega per il riordino dello strumento militare, adottati dal Consiglio dei Ministri (CdM) in data 8 agosto u.s. (si veda il nostro Notiziario n. 89 di pari data) con alcune novità importanti rispetto ai testi elaborati dall’Ufficio Legislativo a conclusione dei confronti con le OO.SS., prima tecnici e poi sul tavolo politico.
I testi varati dal CdM recano alcune importanti novità, alcune positive, altre invece di segno decisamente negativo, di cui abbiamo già riferito nel nostro Notiziario n. 91 del 19 agosto u.s.. Ricordiamo le nostre considerazioni al riguardo: ottima cosa, innanzitutto, l’estensione anche al personale non dirigente, come FLP DIFESA aveva espressamente richiesto, della previsione di “tendenziale attribuzione” di funzioni e compiti amministrativi al personale civile, inizialmente prevista solo per il personale di livello dirigenziale, fatto questo che potrebbe rappresentare una svolta ancorché un po’ mitigata da quel “tendenziale” ; positiva anche la rimodulazione nel senso da noi richiesto delle norme riferite all’area industriale, e altrettanto positiva la riserva del 15% nella mobilità verso le altre AA.PP. per il personale civile della Difesa. Abbiamo invece giudicato in modo decisamente negativo alcune modifiche, tra le quali: la mancata previsione del limite delle facoltà assunzionali nei transiti del personale militare in esubero verso i ruoli civili della Difesa, cosa che giudichiamo grave anche in ragione delle assicurazioni che ci erano state fornite al riguardo; la cancellazione dell’espresso riferimento alla “contrattazione decentrata d’amministrazione” per determinare i criteri e le procedure nelle operazioni di reimpiego; l’espunzione dell’opzione “esenzione” per il personale civile, mantenuta invece, e in che termini, per i militari. Complessivamente, più ombre che luci nelle novità introdotte dal CdM che, a nostro avviso, fanno registrare un certo passo all’indietro.
A questo, si aggiungano poi i problemi non risolti e rinviati al prosieguo del confronto: la previsione del 50% di riserva dei posti nei concorsi civili per i volontari; la mobilità interna su base regionale; la previsione di una norma ad hoc che consenta, almeno da qui al 2018, il recupero delle modalità di maggior favore per l’accesso al trattamento pensionistico ex L. 135/2012 (ricordiamo che il recente Decreto Legge n. 101/2013 ha già allargato i termini al 31.12.2015). E, infine, la madre di tutte le questioni ancora aperte, la controversa e spinosissima questione legata alla “tabella di equiparazione” tra gradi militari e inquadramenti civili, che naturalmente oggi, alla luce del soppresso vincolo alle facoltà assunzionali, appare ancora più centrale: noi saremo rigorosamente attestati sulla posizione unitariamente espressa da tutto il Sindacato nei tavoli tecnici (transito secco di tutti i SS.UU. in area 2^ e degli UU. in area 3^). Infine, non possiamo non osservare che, mentre si tagliano posti di lavoro, permangono ancora sprechi e privilegi inammissibili, alcuni dei quali codificati negli stessi schemi dei decreti attuativi.
E’ di tutta evidenza allora che, su tutte queste questioni irrisolte, occorrerà riprendere il confronto con l’A.D., e occorrerà farlo anche presto perché i tempi a disposizione, non superiori a quelli assegnati alle Commissioni Difesa, appaiono davvero molto ristretti.
In secondo luogo, le problematiche, estremamente attuali, legate ai c.d. “pensionamenti in soprannumero” previsti dalla Legge 135/2012 (“spending review, conversione del DL 95), in ordine ai quali sono state emanate, prima la circolare della Funzione Pubblica n. 3/2013 (vds. Notiziario n. 88 del 5 agosto) e più recentemente la circolare Persociv n. 52028 (vds. Notiziario n. 97 del 9 settembre). A tal proposito, noi riteniamo necessario e urgente aprire un confronto con l’Amministrazione, tecnico e politico, che peraltro abbiamo già richiesto da tempo con nota datata 8 agosto 2013 inviata al Sottosegretario Pinotti all’indomani della pubblicazione della circolare della F.P. .
La questione dei “pensionamenti in soprannumero” si intreccia in un qualche modo anche con le recenti disposizioni introdotte dall’art. 2 del Decreto Legge 31.08.2013, n. 101. Conosciamo tutti le difficoltà nelle quali si dibattono da tempo gli Enti della Difesa a fronte del mancato turnover di tutti questi anni e del progressivo invecchiamento delle professionalità. Ebbene, i pensionamenti in soprannumero, quelli delle professionalità tecniche in particolare, non potranno che appesantire ulteriormente e aggravare di molto la situazione attuale, rispetto alla quale l’unica risposta possibile sta nell’assunzione di nuovo personale.
Come sappiamo, giuste disposizioni del DL 101, non sarà possibile assumere personale in 1^ e 2^ area fin quando permarranno posizioni soprannumerarie; ma in area 3^ la situazione è diversa, in quanto sono state “certificate” n. 175 posizioni carenti e Persociv ha già trasmesso da tempo alla F.P. la richiesta di assunzione dei vincitori di concorsi pubblici per la Difesa. Entro il 30 settembre p.v. (art. 2, comma 2, punto 3), l’Amministrazione dovrà predisporre il piano di “previsione delle cessazioni dal servizio” ai fini della verifica della riassorbibilità delle posizioni soprannumerarie e anche ai fini della copertura dei posti vacanti nelle aree carenti. A tal riguardo, chiederemo al Sottosegretario un impegno particolare su questo punto, anche per evitare interpretazioni restrittive e penalizzanti che limiterebbero le possibilità assunzionali anche per l’area 3^, che andrebbero ad aggiungere benzina alla già esplosiva situazione attuale.
In merito ai punti formalmente iscritti all’o.d.g. della riunione di martedì 17:
– per quanto attiene la questione della “mobilità”, noi pensiamo che debba essere sollecitamente ripreso il confronto tecnico a Persociv avviato il 2 agosto 2012 e poi interrotto dopo la terza, infruttuosa riunione del 17 ottobre dello stesso anno, e nel cui contesto andranno affrontate anche le problematiche legate alla mobilità interna su base regionale (prevista dallo secondo schema di D.Lgs. attuativo della delega) e alle procedure di reimpiego che, anche in relazione a quanto avvenuto in occasione del recente riordino della Sanità, necessita di una opportuna messa a punto;
– per quanto riguarda “le linee generali di organizzazione”, ascolteremo naturalmente con estrema attenzione quanto ci dirà il Sottosegretario e le proposte che verranno eventualmente avanzate, fermo restando il fatto che, a nostro avviso, occorrerà aprire, anche qui abbastanza rapidamente, un confronto con l’Amministrazione in previsione di due scadenze importantissime:
la costruzione del disegno di legge preannunciato dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri dell’8 agosto u.s. che ha adottato gli schemi dei decreti attuativi (“per tutto il Governo è comune e stringente l’impegno nel procedere, con altrettanta tempestività, a dare corso ad una completa revisione dei ruoli ed al riordino delle carriere di tutto il comparto difesa e sicurezza, tale da soddisfare le legittime aspettative del personale civile e militare, avviando, sin da subito, le attività di elaborazione di un apposito disegno di legge”). Un’occasione davvero da non perdere!
la redazione del “Regolamento” di cui all’art. 15 C.O.M., come novellato dal primo schema di D.Lgs. (“ordinamentale”) attuativo della delega, che dovrà provvedere alla “ripartizione delle funzioni e dei compiti” tra le due aree del nostro Dicastero (“area tecnico-amministrativa” con a capo Segredifesa e “area tecnico-operativa” con a capo Stato Maggiore Difesa) e, in quel contesto, dovrà definire le condizioni per favorire “la tendenziale attribuzione di funzioni e compiti tecnico-amministrativi al personale civile di livello dirigenziale e non dirigenziale appartenente ai ruoli del Ministero Difesa”, una circostanza, questa, che se realizzata, potrebbe determinare davvero un punto di svolta nella nostra Amministrazione. Anche qui, dunque, un’occasione da non perdere!
Informeremo i colleghi, come al solito celermente e compiutamente, sui contenuti e sulle risultanze dell’incontro di martedì 17 p.v. con il Sottosegretario delegato, sen. Pinotti.
Notiziario n. 117 del 28 ottobre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 46 del 28.10.2013 relativo alle misure di finanza pubblica contenute nel disegno di legge di stabilità 2014 presentato dal Governo, che reca in allegato la nota della nostra Federazione già inviata alla Presidenza del Consiglio con la dichiarazione dello stato […]
Notiziario n. 115 del 22.10.2013 – Nella prima mattinata di oggi, si è tenuta presso la Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della Difesa in merito agli schemi di decreti attuativi della delega di cui alla legge 31.12.2012, n. 244 sul riassetto organizzativo in chiave riduttiva delle Forze Armate. L’audizione, da noi richiesta con nota […]
Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative. Non c’è ancora un testo disponibile […]
Notiziario n. 113 del 17 agosto 2013 – Nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 10 ottobre u.s., è stato pubblicato il DPR 6 agosto 2013, n. 115 che contiene il “Regolamento recante disposizioni per il riordino delle scuole militari e degli istituti militari di formazione, a norma dell’art. 11, comma 2, del decreto legge 6 […]
Notiziario n. 112 del 15 ottobre 2013 – Mercoledì 9 ottobre u.s. è stato formalmente avviato dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato l’esame dei due schemi di decreto legislativo attuativo della legge delega 244/2012 sulla riduzione dello strumento militare, che dovrà concludersi con il “parere” di rito entro il prossimo 1° dicembre. Ma mentre […]
Notiziario n. 108 del 2 ottobre 2013 – Nel momento in cui scriviamo, solo da qualche minuto il Senato ha votato a larga maggioranza la fiducia al Governo Letta dopo una settimana estremamente travagliata e dai contorni a tratti incomprensibili e paradossali, e lo stesso si accinge a fare tra qualche ora la Camera dei […]
Notiziario n. 106 del 24 settembre 2013 – Nel primo pomeriggio di oggi, si è tenuta a palazzo Esercito una sessione informativa, su tavoli separati, presieduta dal Capo Ufficio OO.FF. (Organizzazione delle Forze) di SME-RPGF (Reparto Programmazione Generale Finanziaria) col. Antonello Vespaziani, e relativa ad alcuni provvedimenti di riordino che naturalmente si inquadrano nel contesto […]
Notiziario n. 105 del 23 settembre 2013 – “Question time” con il Ministro della Difesa nella seduta pomeridiana del Senato del 19 u.s., nella quale il sen. Mauro ha risposto ad interrogazioni a risposta immediata su vari argomenti, ed in particolare sui profili di attuazione della revisione dello strumento militare nazionale. Come è noto, il […]
Notiziario n. 103 del 18 settembre 2013 – In data odierna, si è tenuta una riunione con l’ Agenzia Industrie Difesa (AID), che ha avuto per oggetto la distribuzione del Fondo Unico 2013. Come per il passato, al fine di assicurare omogeneità di trattamento tra il personale AID e il personale della Difesa, l’ipotesi di […]
Notiziario n. 101 del 14 settembre 2013 – Martedì 17 p.v., riprende il confronto con il Vertice politico dopo la pausa estiva. All’ordine del giorno della riunione con il Sottosegretario sen. Roberta Pinotti, sono formalmente iscritti due punti (linee generali di riorganizzazione e mobilità), ma è facile prevedere che la discussione spazierà certamente anche ad […]