Si è svolta mercoledì 31 marzo la riunione in videoconferenza con Persociv per la trattativa che la norma prevede per dare attuazione al “Regolamento recante norme per la destinazione e la ripartizione del fondo per la progettazione e l’innovazione di cui all’art. 93 commi 7 bis, 7 ter e 7 quater del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163”.
La materia dei lavori, molto complessa e articolata, è stata oggetto di reiterati interventi legislativi, che hanno creato non poche incertezze nell’aggiornamento e nella regolamentazione discendente. Il Regolamento sugli incentivi di cui al Decreto del Ministro della Difesa n. 90/2003, ha mantenuto la sua validità dal 2003 fino al 18 agosto 2014, quando è intervenuta la l. 114/2014 (di conversione del D.L. 90/2014), che ha reso necessario un adeguamento del testo. E peraltro il Regolamento in discussione oggi, potrà applicarsi, con effetto retroattivo, per il solo biennio dal 19 agosto 2014 al 17 aprile 2016, giorno antecedente alla data di entrata in vigore del d.lgsvo 50/2016; perciò inevitabilmente dovrà essere redatta una nuova versione del Regolamento, che l’Amministrazione ha già preannunciato come oggetto di un ulteriore accordo, da trattare a breve.
Intanto l’accordo sul Regolamento oggi in discussione arriva molto in ritardo, proprio per le difficoltà connesse con la corretta formulazione del testo rispetto alla continua evoluzione della norma, tale da richiedere il coinvolgimento di organismi quali l’Avvocatura dello Stato e il Consiglio di Stato. E il nuovo Regolamento è particolarmente atteso dagli addetti ai lavori, che aspettano da molti anni il riconoscimento delle cifre loro spettanti per il contributo dato in quegli anni: un accantonamento che l’Amministrazione ha effettivamente detratto dagli importi degli appalti nelle percentuali previste, ma che non poteva essere riconosciuto agli interessati (con la sola eccezione di coloro che hanno fatto ricorso, ovviamente vincendolo).
La norma prevede la destinazione al Fondo per la progettazione e l’innovazione di una quota, non superiore al 2% dell’importo posto a base di gara per ciascun appalto, la cui percentuale è individuata con apposito Regolamento, in rapporto alla entità e alla complessità dell’opera da realizzare.
L’80% di questa quota è destinato a incentivare tutti coloro che partecipano per: l’affidamento, la progettazione, la sicurezza, la esecuzione e il collaudo, in ragione delle responsabilità connesse alle specifiche prestazioni da svolgere, effettivamente assunte e non rientranti nella qualifica funzionale ricoperta. Abbiamo in merito segnalato la necessità di adeguarsi al vigente Sistema di Classificazione del Personale civile! Abbiamo chiesto anche di specificare che fra i destinatari delle incentivazioni siano compresi anche i revisori della contabilità finale, che hanno operato in sinergia con i collaudatori, o che hanno contribuito alla istruttoria per i Certificati di Regolare Esecuzione. E abbiamo rappresentato la necessità che il coinvolgimento del personale interessato venga gestito in trasparenza ed equità, tenuto conto che sono in gioco significativi interessi economici.
Le quote, da attribuirsi previa verifica positiva da parte del Responsabile del procedimento, devono essere ripartite in parti uguali fra gli addetti, mentre al responsabile di ciascun procedimento può essere attribuita una somma non superiore al doppio di quella percepita dai suoi collaboratori, e i compensi avrebbero dovuto essere saldati al massimo dopo il collaudo definitivo.
Il restante 20% di queste risorse è destinato all’acquisto da parte dell’ente di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali a progetti di innovazione, di implementazione delle banche dati per il controllo e il miglioramento della capacità di spesa per centri di costo nonché all’ammodernamento e all’accrescimento dell’efficienza dell’ente e dei servizi ai cittadini.
Elemento di evoluzione significativa rispetto al precedente regolamento riguarda la tipologia dei lavori interessati: il Decreto 163/2006, art. 93 c. 7 ter escludeva dall’incentivazione “le attività manutentive”. Ma i lavori di manutenzione straordinaria necessitano di progettazione per la relativa esecuzione, e tale condizione giustifica l’inclusione nel Regolamento. Inoltre la stessa Corte dei Conti-Sez. Autonomie, con deliberazione n. 2 del 9 gennaio 2019, si è pronunciata favorevolmente rispetto alla possibilità di remunerare con l’incentivo gli appalti di manutenzione ordinaria e straordinaria di particolare complessità.
Su questo punto il Regolamento proposto mantiene la formulazione della sola manutenzione straordinaria; proprio in ragione di quanto contenuto nella relazione illustrativa, abbiamo chiesto che venisse eliminata la dicitura “straordinaria, o che in ogni caso venisse integrata la frase in conformità alla valutazioni della Corte dei Conti.
Complessivamente la documentazione prodotta in bozza dall’A.D., che alleghiamo al presente notiziario, comprende l’accordo, il regolamento (riportante molti rinvii al precedente Regolamento) e la relazione illustrativa. Come FLP abbiamo rappresentato l’opportunità di rielaborare il testo del Regolamento in guisa di un unico testo coordinato, più facilmente consultabile e impiegabile, sia per quanto attiene ai richiami alla quantificazione e alla modalità di distribuzione delle quote, così come contenuti nel DM 90/2003, che per quanto attiene ai chiarimenti riportati nella relazione illustrativa.
Sempre in tema di lavori, abbiamo inoltre segnalato l’opportunità di ripristinare l’Albo dei Collaudatori, e di tenere conto della necessità di attivare, ai sensi del comma 4 dell’Art. 24 del D. Leg.vo 18/04/2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici) la prevista polizza assicurativa a carico delle stazioni appaltanti per la copertura dei rischi di natura professionale a favore dei dipendenti incaricati della progettazione.
L’A.D. ha registrato le nostre proposte, riservandosi di assumere le determinazioni di competenza alla fine della giornata di confronti, che purtroppo continuano a svolgersi a tavoli separati, anche a discapito dei tempi di definizione della contrattazione, e dunque degli stessi lavoratori interessati.
I due nuovi Sottosegretari alla Difesa, la sen. Stefania Pucciarelli e l’on. Giorgio Mulè
Il Consiglio dei Ministri ha nominato nei giorni scorsi i SottoSegretari alla Difeswa che andranno a far parte della squadra di governo (il link contenente il comunicato stampa è il seguente: http://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-3/16281), che nella giornata di ieri hanno prestato giuramento: per la Difesa, la sen. Stefania Pucciarelli e l’on. Giorgio Mulè.
Per la prima, il passaggio ad una posizione di maggiore responsabilità in Difesa, dopo la recente esperienza in Commissione Difesa del Senato; per il secondo, una novità rispetto al curriculum politico.
Di seguito i loro profili personali e alcune note biografiche rintracciate sul web.
Stefania Pucciarelli, nata a Sarzana (La Spezia), esponente della Lega fin dalla sua fondazione, è stata candidata a sindaco di S.Stefano di Magra. Eletta nel 2015 in Consiglio Regionale in Liguria, è diventata Presidente della Commissione attività produttive, cultura, formazione e lavoro nella giunta Toti. Eletta senatrice nel 2018 nel collegio uninominale Liguria 3, è stata vice Presidente della Lega dal luglio al novembre di quell’anno. E’ membro della Commissione permanente del Senato “Politiche dell’Unione Europea”, di cui è capogruppo, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani”, e della “Commissione Difesa”. E’ inoltre Vice presidente del gruppo parlamentare della Lega al Senato. In passato sono assurte all’interesse della cronaca stampa le nette posizioni anti-migranti e anti-rom pubblicamente esternate dalla senatrice.
Giorgio Mulé, nato a Caltanissetta, laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Palermo, una carriera da giornalista. Partenza da cronista di nera e giudiziaria al Giornale di Sicilia, ha poi lavorato al Giornale di Montanelli, poi ancora a Panorama, fino a diventare il direttore di Panorama Economy, e direttore di Videonews, struttura di approfondimento di Mediaset. Suo programma di successo è Tempi Moderni di Rete 4. Sempre su questa rete, dal 2007al 2009 ha diretto Studio Aperto; poi, su Italia 1, ha firmato “Tutto in una notte”. Dal 2009 al 2018 è diventato il direttore di Panorama, e dal 2014 svolge attività di docente universitario in materie afferenti la comunicazione e il giornalismo presso diversi atenei italiani. Nel 2018 entra in Forza Italia, e viene eletto deputato nel collegio uninominale della Liguria; diventa Capogruppo per Forza Italia nella “Commissione Vigilanza RAI”, e membro della “Commissione Trasporti” della Camera. Nel 2020 è entrato nel nuovo coordinamento di Forza Italia.
A entrambi, le felicitazioni e gli auguri di buon lavoro di FLP DIFESA.
Ora attendiamo di conoscere le materie a loro delegate dal Ministro, tra le quali potrebbero anche esserci gli affari del personale civile e le relazioni sindacali, che il Ministro Guerini aveva attribuito in precedenza al Sottosegretario Angelo Tofalo, al quale auguriamo un positivo futuro politico.
Sul nostro sito pubblichiamo il video della cerimonia del giuramento nella parte relativa a quella dei due nuovi Sottosegretari alla Difesa.
Cordiali saluti.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE FLP DIFESA Maria Pia BISOGNI – Pasquale BALDARI
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 25 febbraio 2021 –
Si è tenuta ieri la riunione a Persociv con la delegazione trattante, avente ad oggetto il CCNI parte economica 2021 – 2023 e il bando per le progressioni verticali della 1^ Area. Molta la carne al fuoco, e il confronto non si poteva esaurire in una sola giornata, posto che dentro il CCNI ci sono tutte le scelte da fare in materia di distribuzione di un FRD che la finanziaria 2021 ha arricchito di 20 milioni (grazie agli emendamenti predisposti da FLP DIFESA e presentati da alcuni parlamentari, come documentato dai nostri Notiziari dello scorso dicembre), oltre alle risorse derivanti dai risparmi 2020 in materia di buoni pasto e straordinario.
La Finanziaria ci ha attribuito anche 30 milioni per l’incremento della Indennità di Amministrazione della Difesa; per la materia è tuttavia prevista la contrattazione di livello ARAN, e dunque sembrerebbe non far parte del pacchetto in discussione con il CCNI oggi in trattazione. A riguardo sono in corso interlocuzioni tra Persociv, Mef, FP ed Aran.
Nel 2020 l’accordo sul FRD si era concluso senza progressioni (nonostante che fra le proposte formulate da Persociv ci fosse stata la disponibilità a fare progressioni per 5 milioni di €), con l’impegno condiviso dall’A.D. per l’anno 2021 di destinare interamente le risorse derivanti dai risparmi di cui alla l. 244/2012 “…al finanziamento delle progressioni economiche e alla valorizzazione del personale appartenente alla 1^ area…). Ebbene, oggi abbiamo verificato come siamo ancora ben lontani dal perseguire questo obbiettivo.
Nella bozza di proposta formulata da A.D. emerge, nell’ordine, che:
Le risorse sono ripartite fra D. e A.I.D. in misura proporzionale alla consistenza effettiva del personale: in merito abbiamo rappresentato la necessità di dare soluzione alle attuali problematiche di finanziamento dei turni in seno ad AID anche per l’anno 2021, emerse già dal 2019; e la criticità è stata amplificata nel 2020 dalle maggiori attività svolte in ragione della emergenza COVID19, lasciando a bocca asciutta i colleghi che il lavoro l’hanno fatto, e ormai da troppo tempo.
Le risorse che a oggi costituiscono il Fondo dell’A.D. (376.119 €) comprendono i 20 milioni destinatici dalla Finanziaria, essendo soddisfatta la condizione del rispetto della riduzione organica del personale di cui alla l. 244/2012; ma non vi sono compresi né il FESI, né i risparmi da buoni pasto e straordinario 2020, di cui deve essere ufficializzato il dato (a cui abbiamo comunque chiesto l’accesso);
Sono state riprese pressoché pari pari le parti del CCNI 2018 – 2020 riferite alle Indennità (Turni, Reperibilità, PPL, etc), e alla performance organizzativa, per le quali le risorse restano invariate;
Nonostante gli impegni assunti negli ultimi due anni e le risorse disponibili, non è stata individuata alcuna soluzione che consenta il ristoro economico e la valorizzazione del personale di 1^ Area;
E’ presente nuova, ampia e importante revisione della disciplina delle Posizioni Organizzative; in merito, chiederemo all’amministrazione di avere un prospetto riepilogativo delle posizioni previste e di quelle occupate rispettivamente dal personale civile e da quello militare al 1 gennaio 2021; la novità e che l’A.D. propone è il raddoppio delle quote individuali (da 2.380€ a 4.000 per il Capi Servizi Amministrativi, e da 1459 a 3.000 per gli altri incarichi), e di conseguenza anche dell’ammontare complessivo delle risorse destinate a questa voce (da 2.437305,45 di € a 5 milioni di €);
Sono state raddoppiate le risorse economiche destinate alla performance individuale (da 4 ad 8 milioni di €);
E’ stata mutuata dagli accordi precedenti la disciplina del FUS, per il quale si registra un incremento di 1 milione di €. (da 9.222.275 a 10.270.512, un milione in più); tuttavia è sparito il richiamo alla valenza della contrattazione locale per definire i criteri per la distribuzione del FUS (che rivendichiamo torni ad essere inserita).
E’ stata rinviata ad un successivo accordo la definizione della parte normativa del CCNI 2021-2023, dopo non aver disciplinato sino a tutt’oggi quella riferita al CCNI 2018-2020;
E’ stata mutuata dall’accordo del 2018 la regolamentazione delle progressioni orizzontali per 9660 passaggi di fascia retributiva, rispetto alle quali è riproposto il modello ormai ampiamente collaudato con la possibilità di rivedere qualche criterio, che ci riserviamo di verificare per studiare l’impatto allo stato attuale; la novità è che A.D. destina a tal fine solo 16 milioni di €, e non i 20 promessi, che pure sarebbero disponibili nel FRD; e ciò in ragione di precedenti rilievi del MEF e FP che consentirebbero progressioni per non più del 50% del personale in forza al 1° gennaio (quanto bene avremmo fatto a fare le progressioni 2020, per le quali FLP Difesa si è tanto battuta!!!); dunque l’A.D. ha previsto i numeri dei posti a concorso sulla scorta delle attuali consistenze numeriche di fascia, ridotte in percentuale del 50%, ma anche sui numeri al 50% riteniamo sia necessario fare opportune verifiche e di conseguenza anche sulle risorse economiche all’uopo destinate.
La risultante di tutte queste scelte è che certamente nel complesso si porterebbero molteplici benefici per la 3^ area, che potrebbe attingerebbe positivamente dalle diverse voci (Posizioni Organizzative in primis, ma anche Progressioni, incremento del FUS e della Performance Individuale), certamente recuperando stimoli nei confronti di attività che comportano significativi livelli di responsabilità.
Ma il problema assume contorni problematici se si considera il quadro complessivo: le altre due aree restano fortemente discriminate, con minori benefici economici la seconda, mentre la prima, oltre ai minori benefici economici subisce sempre la stessa ricaduta negativa in termini di FUS, restando al palo per l’ennesima volta, per l’impossibilità di accedere a nuove progressioni orizzontali, e per l’assenza di altre forme di ristoro.
E a questo si aggiungano le peculiarità del bando per la progressione verticale dalla 1^ alla 2^ area: 50 posti sono veramente pochi, la selezione prevede comunque, fra l’altro, la prova orale, e, cornuti e mazziati, il passaggio da A1F3 (ove ormai tutti i colleghi di 1^ area si collocano) a A2F1 è economicamente in perdita; e non è possibile il ricorso a modalità di compensazione assimilabili all’assegno “ad personam” (infatti la norma contenuta nello storico Testo Unico del 1958 è stata abrogata), come invece specificamente previsto per il personale ex militare transitato, che gode di legge speciale in propria tutela. Che dire?
La discussione è aperta, e intanto abbiamo predisposto ed inviato a Persociv una nota, che pubblichiamo in questa pagina con i relativi allegati, riportanti le nostre prime iniziative e proposte, utili all’avvio di un confronto aperto e costruttivo, e di cui vi daremo come sempre conto.
Cordialissimi saluti.
p SEGRETERIA NAZIONALE – Maria Pia BISOGNI e Pasquale BALDARI
In vista della riunione tenutasi lo scorso 27 gennaio 2021 con la delegazione trattante di parte pubblica (Persociv, SMD e SGD), l’A.D. aveva sottoposto alle parti una bozza di “Regolamento per l’applicazione del lavoro agile nella Difesa”, quale stralcio del Piano Organizzativo Lavoro Agile, che avrebbe dovuto essere oggetto di confronto con le parti prima del definitivo invio alla Funzione Pubblica entro il 31 gennaio, come previsto all’art. 263, c. 4-bis del DL 34/2020, convertito in l. 77/2020. Tuttavia, nel corso della riunione l’argomento non fu trattato, e fu rinviato ad altra data, tenuto conto dell’ulteriore proroga del ricorso al lavoro agile emergenziale, in quel momento stabilita al 31 marzo, e poi differita al 30 aprile 2021, alla luce dell’andamento della emergenza (vds Notdif. n. 07 del 28 Gennaio 2021). Ci eravamo allora lasciati con l’impegno delle OO.SS. nazionali di far pervenire a Persociv le proprie osservazioni/proposte sulla bozza ricevuta, utili al prosieguo dei lavori.
FLP DIFESA ha così mandato a Persociv, lo scorso 10 febbraio, una nota (che si pubblica in questa pagina) che, oltre alla richiesta di integrazione della documentazione con quant’altro nel frattempo maturato, riporta le osservazioni e proposte di FLP DIFESA, di cui si riepilogano di seguito i punti salienti:
L’inserimento degli specifici riferimenti normativi relativi alla materia (DL.vo 165/2001, Circ. FP n. 3/2017, DM FP del 09.12.2020, Linee Guida FP sul POLA, ecc..), sottolineando i passaggi relativi alle diverse modalità di relazione sindacale da tenersi in materia, quali:
– la informazione sulle determinazioni relative all’organizzazione degli uffici;
– la contrattazione in materia di misure antinfortunistiche;
– l’esame congiunto e il confronto preventivo, quali “percorsi di condivisione e confronto con le organizzazioni sindacali che, in un’ottica di collaborazione, possano essere utili per l’applicazione di un istituto innovativo come il lavoro agile”;
– l’informazione, il confronto, il monitoraggio e l’aggiornamento periodico in materia di mappatura delle attivitàeseguibili da remoto in modalità agile.
E’ evidente anche l’importanza della trasparenza dei dati relativi al grado di digitalizzazione raggiunto da ciascun Ente, obiettivo peraltro attribuito ai Dirigenti, e dello stato di implementazione della dotazione informatica utilizzata per lo svolgimento dell’attività lavorativa agile; ed è rilevante che l’Amministrazione tenga fede all’impegno di garantire ai lavoratori agili i necessari accessi da remoto e le relative credenziali personali.
Abbiamo inserito il richiamo alla figura e al ruolo del competente Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD), garante per il Lavoro Agile e per l’acquisizione della strumentazione informatica utile a supportare il ricorso al lavoro agile, previsto dall’art. 17 del DL.vo 82/2005, aggiornato ai DL.vi n.179/2016 e n.217/2017, e dalla circ. FP n.3/2018, garante contro le discriminazioni nei confronti del personale economicamente più svantaggiato.
Abbiamo rivendicato la libertà di scelta del lavoratore agile sia in termini di luogo di svolgimento del lavoro agile (senza vincoli da parte del datore di lavoro: la sede scelta deve semplicemente rispondere a criteri di ragionevolezza ai fini antinfortunistici), sia in termini di orario (svincolato dall’articolazione oraria della prestazione in presenza, e dall’orario di servizio dell’ente di appartenenza, dovendosi rispettare i soli limiti della durata massima giornaliera e settimanale, della fascia di contattabilità e del rispetto del diritto alla disconnessione, di cui alla l. 81/2017, n. 81, e alle raccomandazioni del Parlamento europeo di cui alla Risoluzine P9_TA-PROV(2021)0021 del 21 gennaio 2021.)
Resta naturalmente da vedere come si porrà rispetto alla materia il nuovo ministro della P.A. …… .
Come sempre, vi terremo aggiornati
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE – Maria Pia Bisogni e Pasquale Baldari
Pubblichiamo, su questa stessa pagina, il “Quaderno FLP Difesa n. 1/2021 recante il testo integrale del Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante il “Codice dell’Amministrazione Digitale” (in G.U. 16 maggio 2005, n. 112, S.O. n. 93), coordinato ed aggiornato sino alla Legge 11 settembre 2020, n. 120 (in S.O. n. 33, relativo alla G.U. 14 settembre 2020, n. 228), e vigente alla data del 09 febbraio 2021.
La presente pubblicazione sarà mantenuta solo per qualche giorno sulla home page del sito; successivamente potrà essere reperita presso la sezione “I Quaderni di FLP Difesa” collocata nella barra trasversale alta del sito.
Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 7 del 28 gennaio u.s. nel quale avevamo dato notizia della proroga al 30 aprile p.v. del Lavoro Agile emergenziale disposto con proprio decreto datato 20.01.2021 dalla Ministra per la PA Fabiana Dadone, in via di registrazione alla Corte dei Conti e già pubblicato sul nostro sito, e delle risultanze del primo confronto sul POLA del Ministero Difesa con la Delegazione di parte pubblica, riportiamo di seguito il comunicato diffuso dalla S.G. FLP in data 29 gennaio u.s. che fa un utilissimo punto di situazione sulla materia, richiama l’attenzione su questa modalità di lavoro come fattore di reale innovazione della PA e sulla necessità di regolare contrattualmente tutte le sue ricadute sul rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti.
Con riferimento all’attuazione dei POLA (Piani Organizzativi per il Lavoro Agile) la normativa che si è succeduta in questo mese (DPCM 14 gennaio 2021, Decreto milleproroghe e, da ultimo, il DM 20 gennaio 2021 della Ministra per la Pubblica Amministrazione) alla fineha prorogato, al momento al 30 aprile 2021, il lavoro agile emergenziale come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, confermando sino a quella data tutte le misure di semplificazione previste e le percentuali oggi in atto nelle Amministrazioni, a fronte del permanere dello stato di emergenza sanitario.
Con una nota pubblicata nella giornata di oggi sul sito istituzionale il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha chiarito inoltre che resta confermata invece la data del 31 gennaio 2021 (spostata al 1 febbraio 2021 in quanto il 31 gennaio coincide con la domenica), prevista dal Decreto rilancio quale termine per la redazione dei POLA per tutte le Amministrazioni pubbliche, escluse quelle degli Enti locali il cui termine è fissato dal Decreto milleproroghe al 31 marzo 2021.
A fronte di numerose incertezze verificatesi in questi giorni in alcune Amministrazioni rispetto alla presunta operatività immediata dei POLA è quindi necessario ribadire che il termine del 31 gennaio 2021 ha una valenza essenzialmente endoprocedimentale, utile alle Amministrazioni per predisporre le prime linee della programmazione triennale e per la verifica dell’attuale situazione organizzativa, logistica e infrastrutturale, ma non assume in alcun modo una valenza operativa.
In buona sostanza all’attualità, e fino al 30 aprile 2021, sono confermate le modalità e percentuali oggi in atto sul lavoro agile.
Per la FLP, l’abbiamo ribadito, il lavoro agile è un importante fattore di innovazione.
Ma, senza che vengano disperse alcune buone pratiche comunque adottate i questi mesi in molte delle Amministrazioni dei diversi comparti, sarà necessario adottare un nuovo paradigma che, superando l’attuale modalità che risponde principalmente all’esigenza di ridurre al minimo la possibilità di contagio e quindi è limitata a un sostanziale lavoro da remoto a casa, dovrà essere in grado di conciliare pienamente i tempi vita-lavoro, migliorando il benessere organizzativo, costituendo il volano per modernizzare le Pubbliche Amministrazioni e allo stesso tempo valorizzare le tante professionalità oggi presenti.
Superando le logiche gerarchico-piramidali che ancora permeano in modo diffuso le Amministrazioni, incoraggiando il lavoro per gruppo e l’autonomia lavorativa.
L’attuale quadro, ancora tarato sulle disposizioni normative e contrattuali della fase sperimentale introdotta dalla Ministra Madia nel 2017, che individuava numeri assolutamente diversi da quello ora previsti dalla norma, è insufficiente sia rispetto alle prerogative sindacali, limitate sui modelli organizzativi ad un semplice e mero confronto, sia sugli aspetti tipicamente negoziali che ancora oggi non solo risentono della legislazione punitiva degli ultimi anni, ma sono costruiti su un modello di prestazione lavorativa unicamente in presenza.
Per permetterne il decollo, ed evitare che anche questa sia l’ennesima riforma scritta sulla carta, calata dall’alto e contro le lavoratrici ed i lavoratori, è necessario e urgente quindi fissare una cornice di riferimento contrattuale che accompagni questo processo nelle diverse fasi previste che si dovranno dispiegare nel prossimo triennio.
Quest’arco temporale più ampio potrà e dovrà permettere di mettere maggiormente a fuoco le diverse problematiche aperte (piani della formazione, dotazioni informatiche, ridefinizione dei processi e dei modelli organizzativi, mappatura delle attività eseguibili in modalità agile, etc.) e soprattutto di affrontare tutte le ricadute sul rapporto di lavoro (buono pasto e lavoro straordinario, rimborso delle spese sostenute, sicurezza informatica e piena disponibilità della lavorazione dei diversi processi lavorativi, definizione di un nuovo modello di assegnazione degli obiettivi e di valutazione delle perfomance, con conseguente pieno riconoscimento di dette attività ai fini dell’erogazione del salario accessorio e di produttività, flessibilità oraria, diritto alla disconnessione, etc.).
Come FLP abbiamo più volte sollecitato il Governo a promuovere con uno specifico Atto di indirizzo un Accordo quadro in sede Aran che dia alle parti uno strumento in grado di essere immediatamente applicabile, implementabile successivamente all’interno dei singoli contratti del lavoro pubblico.
La crisi di governo e le incertezze di questi giorni certamente non aiutano, ma quello che è certo è che non daremo mai il nostro via libera a Piani così ambiziosi senza una vera e proficua partecipazione sindacale e la piena tutela del personale interessato.
I Progetti presentati in questi giorni nelle diverse Amministrazioni (e non tutte hanno attivato ancora il confronto) non sempre delineano, come invece dovrebbero, scelte strategiche sui temi della digitalizzazione, dell’innovazione dei processi e dei modelli organizzativi, che, ove adottati, potrebbero permettere un cambio di passo, modernizzando il modello di Amministrazione che per molti anni è stato immutabile e prigioniero di schemi precipuamente burocratico-formali.
Così come il sistema di partecipazione e di confronto sindacale appare in troppi casi ridotto al minimo, asfittico e praticato come un mero adempimento da liquidare in pochi minuti.
Invitiamo tutte le nostre strutture, ad ogni livello, a porre la massima attenzione su queste fasi del processo, incalzando i vertici delle Amministrazioni con proposte specifiche e articolate, allargando il dibattito non solo agli Organismi che devono pronunciarsi (CUG e Organismi Paritetici per l’Innovazione), ma a tutti i lavoratori, ai cittadini, agli utenti, e a tutti i fruitori dei servizi.
Per trasformare i POLA, da ennesimo acronimo probabilmente incomprensibile a più, a concreti ed effettivi Piani di modernizzazione e di efficientamento delle nostre Amministrazioni.
Seguiremo da vicino tutti gli sviluppi, sul fronte del comparto e sul quello del Ministero della Difesa, e ne daremo come al solito puntualmente conto ai colleghi.
Cordiali saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 20 gennaio 2021 –
La sede di PERSOCIV in viale dell’Università
Scade il 31.01.2020 il termine per la redazione dei Piani Organizzativi per il Lavoro Agile. Val la pena ripercorrere i punti salienti della evoluzione della disciplina del lavoro agile, distinguendone la diversa connotazione “durante” e “dopo” l’emergenza. Il telelavoro, prototipo del lavoro agile, avrebbe dovuto essere adottato dalla PA entro il 2018, ai sensi della l. n. 124/2015; ma così non fu, e nel 2017 arrivò il “lavoro agile” di cui alla legge 81/2017, e fu applicato solo in realtà minoritarie della P.A.. Ma il modello è tornato utile con lo scoppio della pandemia da COVID 19, dove ha assunto lo specifico connotato di misura di contrasto alla diffusione del virus, con modalità semplificate, il “Lavoro agile emergenziale”, che è stato oggetto di continui rimaneggiamenti normativi:
è Introdotto nella P.A. Il 03.2020 quale “modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa…”.ai sensi dell’art. 87 del DL. 18/2020 (conv. in legge 27/2020);
Le PA sono chiamate a organizzare “il lavoro dei propri dipendenti … applicando il lavoro agile…al 50% del personale” impiegato nelle attività telelavorabili (art. 263 del D.L. n.34/2020 conv. in legge 77/2020).
Con Decreto 10.2020, all’art. 3 c.1 let a), la Funzione Pubblica ha precisato che la percentuale di personale da adibire al lavoro agile debba intendersi in“…almeno al 50% del personale preposto alle attività telelavorabili…” e al successivo c.3, ha ribadito che le P-A.“…assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibile di lavoro agile…”.Dettagli importanti, che proprio FLP Difesa ha ottenuto fossero recepiti nel Protocollo COVID 19 della Difesa del 01.12.2020.
A oggi Persociv ha mantenuto il termine per il ricorso al lavoro agile emergenziale al03.2021, conformandosi al DL 31.12.2020 n.183 (Milleproroghe), e dunque entro il termine di cessazione dell’emergenza attualmente indicato dal D.L. 14.01.2021 n. 2, il 30.04.2021. Ma naturalmente è prevedibile che nuove normative introducano altre proroghe.
Il 12.01.2021 PERSOCIV, nella circolare (in all. 1) n. 1533, attuativa del decreto milleproroghe, ha indicato la percentuale di personale da impiegare in modalità agile nel mero 50%, come riportato nel D.L. 34/2020, senza tenere conto degli aggiustamenti normativi intervenuti successivamente e sopra citati.
FLP Difesa, con la lettera del 14.01.2021 in all.2), ha chiesto la rettifica della circolare nel senso che i datori di lavoro impieghino “almeno il 50% dei lavoratori impiegabili in modalità agile, e comunque la più elevata possibile rispetto alle attività telelavorabili”; e ciò anche considerate le segnalazioni pervenute a questa O.S., circa il rischio che venga messo in atto un rilevante rientro in presenza del personale, con il progressivo affossamento dell’esperienza del lavoro agile.
Nella stessa nota abbiamo anche segnalato però la necessità di dare indicazioni rispetto: -alla proroga al 31.12.2021 dei termini per gli acquisti di materiali informativi finalizzati alla diffusione del lavoro agile (art. 1c.11 DL 183/2020); -alla proroga al 28 febbraio 2021 delle disposizioni relative ai lavoratori fragili di cui alla l.27/2020, e relative:
alla equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero in presenza di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali attestanti una condizione di maggior rischio;
al diritto alla prestazione lavorativa in modalità agile (l. 178/2020 art. 1 c.481).
Ebbene, evidentemente avevamo ragione, posto che Persociv ha provveduto ad emanare la circolare n. 3429 del 19.01.2020 integrando la precedente con gli elementi da noi richiesti (all.3).
La sperimentazione in corso di pandemia fornisce però anche gli elementi di valutazione per la redazione, ai sensi della l. 34/2020, dei “Piani Organizzativi per il Lavoro Agile” da parte delle P.A. entro il 31 gennaio di ciascun anno, sentite le OO.S. I POLA dovranno indicare le modalità organizzative che consentano ad almeno il 60% dei dipendenti impiegati in attività smartabile di avvalersene a richiesta. E non passi inosservato che in caso di mancata adozione del POLA, il lavoro agile si applica ad almeno il 30% dei dipendenti, ove lo richiedano. Dato che ormai la scadenza è prossima, FLP Difesa ha chiesto con la nota in all. 4) alla Delegazione trattante aggiornamenti sullo stato dell’arte, e l’avvio urgente di un tavolo di confronto. Nella stessa nota, ha chiesto anche di conoscere i dati relativi ai risparmi di straordinari e buoni pasto 2020, che la legge di bilancio rende disponibili alla stessa amministrazione per la contrattazione integrativa, che ovviamente rivendichiamo. Vi terremo aggiornati.
Cordiali saluti
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE Maria Pia BISOGNI Pasquale BALDARI
Nel Supplemento Ordinario n. 46/L alla Gazzetta Ufficiale n. 322 del 30.12.2020, è stata pubblicata la legge 30.12.2020, n. 178 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”. Il testo del provvedimento è quello già votato alla Camera in data 23 dicembre u.s. e che, come da noi anticipato nel Notiziario n. 114 del 28.12.2020, non ha subito modifiche nel secondo passaggio parlamentare.
Confermate ovviamente anche le norme di particolare interesse del personale civile della Difesa, da noi proposte in forma di emendamenti al DDL e poi sempre da noi fortemente sollecitate in sede politico-parlamentare, dandone conto ai colleghi in corso d’opera attraverso i ns. numerosi e successivi Notiziari ( n. 103 del 21 nov; n. 104 del 27 nov; n. 105 del 1 dic; n. 107 del 3 dic; n. 110 del 21 dic e n. 114 del 28 dic), a differenza di quanti ne hanno solo opportunisticamente rivendicato i meriti ex post, senza aver mai dato conto prima delle proprie proposte e iniziative.
Le disposizioni di nostro primario interesse sono oramai ben note ai colleghi: assunzioni straordinarie di n. 431 unità di personale civile non dirigenziale per Enti dell’area Industriale nel triennio 2021-2023 (art. 1, co. 917 e 918); incremento di 20 mln di € del FRD Difesa e messa in disponibilità di altri 30 mln di € per l’aumento dell’Indennità di Amministrazione (IdA) (art. 1, co. 983), misure entrambe finalizzate a ridurre il gap retributivo.
Nella foga di rivendicare il merito degli incrementi economici disposti dalla L. 178 (“50 mln in più, evviva!”), molti non hanno dato conto della condizione che vincola le risorse di cui sopra, che riportiamo di seguito fedelmente traendola dallo stesso comma 983: “L’utilizzo delle predette risorse è subordinato alla progressiva riduzione, sino al raggiungimento del numero di 20.000 unità, della dotazione organica complessiva del personale civile del Ministero Difesa….da operare in sede di programmazione triennale del fabbisogno di personale…”.
Messa così, la condizione fissata dalla legge di bilancio 2021 incrocia indiscutibilmente la norma introdotta nel 2012 dalla Legge n. 244. Legge, quella, a suo tempo osteggiata solo da FLP DIFESA, al punto di scendere in piazza (si veda il Notiziario n. 94 del 9.07.2012 dal titolo eloquente: “Il coraggio di esserci, anche da soli”), e che era finalizzata a riequilibrare la spesa riducendo i costi per il personale (allora al 70%, di cui comunque solo il 10% per i dipendenti civili) a beneficio del c.d. “esercizio”. Da qui, la prevista riduzione entro il 2018 del 30% (minimo) dell’assetto di allora delle FF.AA. attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione in chiave soprattutto interforze, e il taglio di 33mila posizioni militari e di 10mila posizioni civili, fissandone la dotazione organica al 31.12.2024 in 20.000 unità.
Ebbene, oggi tutte le Parti interessate (OO.SS., ma anche i Vertici militari) convergono nel giudizio negativo sugli effetti prodotti da quella legge, che non ha riequilibrato le spese della Funzione Difesa nella direzione indicata (50% personale; 25% esercizio; 25% investimenti): nel 2019 la spesa per il personale è stata pari al 74,36%, quella per l’esercizio al 13,9% e quella per gli investimenti all’11,73%. Un fallimento clamoroso. I danni sono stati però anche altri, in primo luogo quelli prodotti sul funzionamento degli Enti dell’area industriale della Difesa (Poli, Arsenali e Centri Tecnici): la previsione delle riduzione a 20.000 unità dell’organico del personale civile ha impedito il turnover delle professionalità civili, in particolare tecniche, e ne ha determinato le forti criticità ripetutamente denunciate anche dai Vertici (ricordiamo le audizioni parlamentari dei Cti Logistici di Esercito e Marina), e le richieste di proroga.
Un grido di dolore positivamente raccolto da alcuni parlamentari, che si sono fatti promotori di due disegni di legge:
il primo, AC. 1934 a firma Deidda ed altri, che proroga di un decennio i termini temporali di riduzione della dotazione organica civile sostituendo il riferimento all’anno 2024 con quello all’anno 2034;
il secondo, A.C. 2802 a firma Lo Monaco e altri che, oltre alla proroga decennale, assegna al Governo una delega per un nuovo riassetto ordinamentale
Pubblichiamo in questa pagina i testi dei due AA.CC; il documento prodotto dall’Ufficio Studi della Camera e, infine, il resoconto della seduta del 16 dic. u.s. della Commissione Difesa della Camera che ha avviato l’esame dei DD. DD. LL.).
Ci dobbiamo allora chiedere: che ne sarà delle maggiori risorse a noi destinate dalla legge di bilancio, nei diversi casi che le iniziative parlamentari di cui sopra approdassero o meno a conclusione, e producessero o meno altri numeri di dotazione organica e/o la proroga decennale al 2034?
La risposta non potrà che venire dal prosieguo dell’esame parlamentare dei due provvedimenti, che seguiremo con attenzione dandone puntualmente conto ai colleghi.
Cordiali saluti.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE- Maria Pia BISOGNI e Pasquale BALDARI
Dopo la pubblicazione della legge di bilancio per il 2021 e per il triennio 2021-2023, ci sembra utile riepilogare un quadro di situazione e fare una valutazione critica in materia di trattamento economico del personale civile della Difesa, alla luce delle novità introdotte dalla norma.
La Performance Organizzativa (21 milioni): questa risorsa origina dall’accordo del 05/04/2017, nato dalla iniziativa fortemente voluta da CGIL-UIL-FLP, che prevedeva l’impegno ad istituire un “Fondo Integrativo del trattamento economico del personale civile non dirigente”, destinato a remunerare la “peculiare situazione di impiego”.
Quell’impegno La legge di bilancio per il 2018, n. 205/2017, aveva attribuito (art.1, comma 590) 21 milioni all’anno per il 2018, 2019 e 2020, (da alimentare con risparmi derivanti dalle uscite del personale militare, 1.498 unità di cui all’art. 11, c. 5, lettera b), del d. lgs94 del 29.05.2017). ma destinandolo all’incremento del FRD Difesa.
Con il successivo accordo FRD 2018, i 21 mln. (€. 607,21 pro-capite) sono stati più specificamente dirottati a finanziare la performance organizzativa; FLP Difesa non firmò, in quanto con quel modello si era posto fine ad ogni speranza di misurare le performance organizzative reali dei singoli Enti, e di conseguenza dei singoli Dirigenti valutatori, cosa che deve invece aver recato gran soddisfazione, evidentemente, ai vertici militari.
La proroga della copertura, ma solo per il 2021, è stata assicurata dalla legge di bilancio per il 2020 (l. 160/2019, art. 1 c. 134 let a) e b)) attingendo sempre dai risparmi derivanti dalla riduzione del personale militare; dunque sarà necessario perseguirne la effettiva stabilizzazione con la prossima legge di bilancio, semprechè non si possa rivendicare quanto inizialmente assicurato dalla controparte, e cioè che dopo 3 anni di operatività, le risorse attribuite avrebbero dovuto essere definitivamente stabilizzate.
Fondo Risorse Decentrate (e possibili progressioni economiche)
La proposta formulata da FLP DIFESA di disporre di ulteriori 21 milioni all’anno per il triennio 2021-2023 (vds Notiziari FLP Difesa n.103, 104, 105 e 107 del 2020) è stata recepita nella legge di bilancio per il 2021, n. 178/2020, all’art. 1 comma 983, che ha destinato 20 milioni di euro (e non 21 come da noi richiesto) aggiuntivi al Fondo Risorse Decentrate 2021 della Difesa, attingendo le risorse dagli ulteriori risparmi derivanti dalla riduzione del personale civile non dirigente (ai sensi del comma 7 art. 2259-ter del COM (DLvo 66-15.03.2010).
Queste risorse potrebbero consentire (e noi lo auspichiamo vivamente) l’avvio delle tanto attese progressioni economiche orizzontali, dopo lo stop di 2019 e 2020, che in base a un calcolo spannometrico potrebbero consentire il passaggio alla fascia economica superiore per circa 10.000 colleghi. E peraltro a queste risorse dovrebbero sommarsi anche i 5 milioni che nel corso della trattativa per il FUA 2020 l’A.D. aveva proposto di destinare alle progressioni (Notdif. 73/2020), e che invece con l’Accordo FRD 2020 (che FLP Difesa non ha firmato proprio per la mancata previsione delle progressioni) sono stati riversati nel FUS e nella performance individuale 2020 . FLP Difesa, con la nota in allegato 1 al presente Notiziario, ha chiesto a Persociv di attivare quanto prima la trattativa nazionale FRD 2020, con particolare riguardo alle progressioni 2021, le cui risorse dovrebbero essere rese disponibili per la metà del 2021.
Indennità di Amministrazione
La legge di bilancio per il 2020 (n. 160/2019) aveva previsto con l’art. 1, comma 143, l’accantonamento di un Fondo di 80 milioni di €. di cui il 90% delle stesse (pari a 72 milioni di €) da ripartire nell’ambito delle aree professionali dei Ministeri, con la finalità di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori, (e dunque sanare il GAP economico fra le diverse componenti del pubblico impiego) a decorrere dall’anno 2021.La norma aveva espressamente previsto che le risorse fossero destinate alla rideterminazione delle Indennità di Amministrazione. Nessuna novità appare ad oggi in materia, che peraltro interessa tutto il settore dei Ministeri, e rispetto al quale devono essere emanati appositi decreti di ripartizione delle somme, cosa che auspichiamo venga attuata al più presto, posto che le risorse sono riferite all’anno in corso.
La legge di bilancio per il 2021, n. 178/2020, dopo anni di rivendicazioni legate alla problematica del divario economico tra la Difesa e le altre componenti del pubblico impiego, ha introdotto una norma speciale interna alla Difesa, destinando 30 milioni di euroall’incremento della Indennità di Amministrazione; e anche queste risorse, come i 20 milioni del FRD, sono alimentate dagli ulteriori risparmi derivanti dalla riduzione del personale civile non dirigente (ai sensi del comma 7 art. 2259-ter del COM (DLvo 66-15.03.2010).
Val la pena ricordare i precedenti: il GAP economico in materia di salario accessorio che il personale civile della Difesa presenta nei confronti del personale di altre AA.PP. era stata oggetto dell’analisi di un Gruppo di lavoro istituito dalla stessa Difesa con DM 16.06.2015 coordinato dall’allora Sottosegretario Rossi; in quella sede era stato prodotto un documento nel quale è stata rilevata la portata della disparità di trattamento economico esistente a discapito del personale civile della Difesa (in media, oltre il 34% in meno, si veda il Notiziario 105 del 13.09.2016), e che riportava 4 ipotesi per superarla, fra cui l’incremento dell’indennità di amministrazione (si veda il documento finale con le risultanze finali del Gruppo di lavoro, che si pubblica in allegato 2 in questa pagina) Dal documento si evinceva come questa ipotesi fosse ritenuta all’epoca scarsamente praticabile, avendo come presupposto uno specifico atto normativo. Perciò ci si era orientati al perseguire l’obiettivo del Fondo Integrativo, pensionabile, da alimentare con Fondi della stessa Difesa, sul quale tuttavia il MEF ha sempre alzato le barricate. Oggi il MEF si è adeguato ai principi introdotti dalla legge di bilancio 2020, accettando l’ipotesi dell’incremento I.d.A., figlio dello studio del Gruppo di Lavoro dell’A.D. e non di chi oggi vorrebbe attribuirsene molto immeritatamente la paternità.
Bene, oggi prendiamo atto con piacere di questo sviluppo della vicenda, ritenendo che debba tuttavia essere chiaro che questo incremento costituisca l’avvio di una operazione a più largo orizzonte, che dovrà avere ulteriori e progressivi incrementi negli anni a venire allo scopo di azzerare o quantomeno ridurre ai minimi termini il GAP.
Una questione è da dirimere in merito all’incremento della I.d.A., è relativa alle ricadute sul personale ex militare transitato: in tal caso, all’incremento dell’I.d.A. si assocerà inevitabilmente il riassorbimento dell’assegno “ad personam” ai sensi dell’art. 14, c.5, L. 266/99 e dell’art. 2 c.8 del D.M. 18/04/2002, e ai sensi del principio irreversibilità stipendiale di cui all’art 1780 del C.OM. – D. Lgs 66/2010. Sono infatti da verificare gli eventuali riflessi negativi ai fini del calcolo della tredicesima e a quelli del discendente trattamento pensionistico; in tal caso resta da valutare se e come i conti possano comunque tornare in pari.
In ogni caso, appare a nostro avviso inaccettabile che l’utilizzo di queste risorse sia subordinato alla progressiva riduzione, sino al raggiungimento del numero di 20.000 unità, della dotazione organica complessiva del personale civile del Ministero della Difesa, fissata dalla tab. 1 del DPCM 22.01.2013, con ciò dando (pare) un definitivo addio ad ogni ipotesi di far slittare in avanti le riduzioni di personale disposte dalla Legge 244/2012.
Posto che la verifica di cui sopra in realtà dovrebbe avere effetti favorevoli all’impiego dei 20+30 milioni, in quanto gli esodi rilevati a oggi sono senz’altro superiori al previsto per effetto della normativa pensionistica sulla “quota 100”, tuttavia non può sfuggire che il vincolo in questione pone in evidenza la riconferma ex lege della piena operatività della riforma Di Paola, intoccabile nonostante tutte le sollecitazioni arrivate da più parti, ivi compresi tutti i vertici militari, e le proposte di ddl di revisione e/o di proroga e di emendamento alla legge di bilancio da FLP Difesa sostenuta.
Questo è il quadro degli elementi relativi al trattamento economico del personale civile della Difesa alla luce della legge di bilancio 2021. Ma naturalmente restano aperte le questioni di interesse del Comparto Funzioni Centrali, cui la Difesa si riconduce, e che attengono al rinnovo del CCNL di Comparto, per il quale, a contratto scaduto, deve essere emanato dalla Funzione Pubblica l’atto di indirizzo all’ARAN che dà l’avvio alla trattativa nazionale per il rinnovo del Contratto, alla copertura dell’elemento perequativo (demandata alla contrattazione collettiva nazionale di Comparto), alle risorse destinate a prestazioni di lavoro straordinario e buoni pasto non utilizzate nel corso del 2020, destinate a finanziare mediante contrattazione integrativa per il 2021 i trattamenti economici accessori quali la performance ovvero gli istituti del welfare integrativo: E resta confermato il cosiddetto “ex Bonus Renzi” oggi peraltro incrementato relativo alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, dopo la correzione dell’errore iniziaalmente presente nella legge di bilancio attraverso il DL 182 del 31.12.0220
Rinviamo ai prossimi notiziari per altre novità introdotte dalla legge di bilancio 2021.
Cordiali saluti
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE Maria Pia BISOGNI Pasquale BALDARI
Trascriviamo di seguito il notiziario CSE n. 2 avente ad oggetto le misure per il lavoro pubblico e privato e per la previdenza contenute nella legge di bilancio 2021.
“Come è noto il 30 dicembre 2020 il Senato ha approvato in seconda lettura la legge di Bilancio 2021.
Si tratta di un provvedimento sul quale già nei giorni scorsi abbiamo offerto una prima valutazione, segnalandone luci ed ombre.
LAVORO PUBBLICO
In particolare per il lavoro pubblico riteniamo insufficienti le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego scaduti ormai da due anni, le assunzioni autorizzate, prive di un disegno coerente di vero rilancio degli organici dopo decenni di blocco, e in definitiva un approccio ancora legato in buona parte alle vecchie logiche delle iniziative episodiche dettate più dall’accettazione di singole richieste che da un piano organico e strutturato di efficientamento delle Pubbliche Amministrazioni.
Per il rinnovo dei contratti vengono stanziati 400 milioni di euro che si aggiungono alle risorse delle leggi di bilancio per il 2019 e per il 2020 portando lo stanziamento complessivo a 3.775 milioni di euro.
Queste risorse però sono comprensive di quelle necessarie a stabilizzare l’elemento perequativo (circa 250 milioni di euro) e per coprire l’indennità di vacanza contrattuale (443 milioni di euro).
Tenuto conto che il finanziamento copre anche il rinnovo dei contratti della dirigenza, è di tutta evidenza che la media degli incrementi retributivi per il personale delle aree è inferiore a quella annunciato dal Governo, ed è stimabile in linea con quella dei contratti 2016-2018 (circa 85 euro medi) e quindi non in grado di recuperare in alcun modo il blocco decennale subito dalle retribuzioni a partire dal 2010 e tantomeno di finanziare il nuovo ordinamento professionale.
Non a caso la CSE nei mesi scorsi ha presentato numerose e specifiche proposte di modifica normativa, che superando i vincoli e i limiti imposti in questi anni alla contrattazione integrativa, potevano permettere, utilizzando risorse già nella disponibilità delle Amministrazioni, il finanziamento di molti istituti quali quelli delle progressioni economiche, del sistema indennitario, della produttività e del nuovo ordinamento.
A tal fine appare assolutamente riduttiva la norma contenuta nel comma 870 che prevede unicamente il recupero delle risorse dello straordinario e dei buoni pasto non corrisposti nel 2020.
Così come, pur valutando positivamente alcune misure approvate per il finanziamento dei Fondi risorse decentrate del personale del Ministero della Difesa, (anche ai fini della rivalutazione dell’Indennità di amministrazione), della Giustizia, dell’Interno e delle Politiche agricole, ritenevamo necessario un intervento di più ampio raggio che riconoscesse nel suo complesso la centralità delle singole Amministrazioni e l’apporto delle lavoratrici e dei lavoratori in una fase così complessa per la tenuta e il rilancio del Paese.
Per il comparto Sanità tenuto conto del ruolo centrale assunto per la tutela della salute, a decorrere dal 2021 viene incrementata del 27 per cento l’indennità di esclusività per i dirigenti medici, veterinari e sanitari del Servizio sanitario nazionale, vengono introdotte l’indennità di specificità per gli infermieri, per gli addetti alle professioni sanitarie della riabilitazione, della prevenzione, di ostetricia, alla professione di assistente sociale, nonché agli operatori sociosanitari.
Per gli Assistenti sociali vengono previste misure di rafforzamento dei servizi sociali comunali (comma 797) e di assunzioni (commi 801 e 802).
Per la Polizia locale la previsione del superamento dei tetti del DL 78/2010 (commi 993-995) e lo stanziamento di 20 milioni di euro dal 2022 per la riforma della polizia locale.
Norme tutte queste che, come dicevamo, seppure in modo parziale e certamente non esaustivo, sono comunque dovute in larga misura alle iniziative messe in campo in questi mesi dai Coordinamenti nazionali di settore della FLP e dai sindacati della Sanità e delle Autonomie locali aderenti alla Confederazione CSE, che hanno formulato specifiche proposte e rivendicazioni al Governo e a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
Con riferimento al lavoro pubblico segnaliamo inoltre (comma 958) l’abrogazione della norma voluta dalla Ministra Bongiorno dei sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi ai fini del controllo dell’orario di lavoro.
LAVORO PRIVATO
Per il lavoro privato valutiamo positivamente lo stanziamento per i trattamenti di integrazione salariale, la proroga della cassa integrazione (commi 299 e 300), le misure in materia di assunzioni di lavoratori socialmente utili, la proroga del divieto di licenziamento (commi 309-311), il rinnovo dei rinnovo contratti a tempo determinato (comma 279) e il contratto di espansione.
Così come segnaliamo gli sgravi retributivi per incentivare l’occupazione giovanile (commi 10-15), l’esonero parziale dei contributi previdenziali per i contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna (commi 161-167) .
Inoltre viene stabilizzata e portata a regime la detrazione dall’imposta sul reddito da lavoro dipendente delle persone fisiche di 600 euro per i redditi sino a 28.000 euro, con importi riconosciuti in decremento fino al tetto massimo di 40.000 euro (commi 8 e 9).Importi poi modificati e portati fino ad un massimo di 1.200 euro dal Decreto legge n. 182 del 31 dicembre 2020
PREVIDENZA
Sulla previdenza vengono accolte una parte delle richieste che come CSE in questi mesi abbiamo formulato al tavolo sulle Pensioni insediato a fine 2019 presso il Ministero del Lavoro: viene disposta la proroga di Opzione donna (comma 336), dell’APE sociale sino al 2021 (commi 339 e 340), e sino al 2023 della cosiddetta Isopensione – esodo anticipato nei casi di aziende con eccedenza di personale per coloro che potrebbero accedere con in requisiti minimi nei successivi 7 anni – (comma 345).
Viene inoltre riformulata la modalità di calcolo della contribuzione per il personale con contratti di lavoro parziale verticale del settore privato, includendo nel computo dell’anzianità il totale della contribuzione annua al minimo contributivo settimanale (comma 350), superando la penalizzazione rispetto al lavoro pubblico dove viene considerato per intero.
Non è stato invece modificato, come richiesto dalla CSE, il coefficiente di trasformazione del montante contributivo, con il risultato che le pensioni in godimento non solo non vengono rivalutate rispetto all’andamento del costo della vita, ma vengono addirittura diminuite, mentre permane ancora l’inaccettabile discriminazione dell’erogazione del TFS ai dipendenti pubblici che non può essere certamente sanato dal farraginoso e non decollato sistema della Convenzione con gli istituti bancari.
Sul sistema pensionistico nel suo complesso, la sua tenuta e le sue prospettive, per la CSE è necessario agire con una vera riforma, che non si limiti alle proroghe di istituti parziali, ma affronti le questioni nodali a partire dalle modalità di uscita dopo la fine del periodo sperimentale di quota 100, della separazione tra previdenza e assistenza, del riconoscimento delle nuove attività usuranti, della rivalutazione delle pensioni e di quelle future.
Mettendo al centro la previdenza pubblica, senza le fallaci e fuorvianti chimere della previdenza integrativa.
LAVORATORI FRAGILI
Infine per quanto riguarda i lavoratori fragili viene prorogata fino al 28 febbraio 2021 la norma che prevede l’equiparazione dell’assenza dal servizio per patologie da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, al ricovero ospedaliero e il diritto al lavoro agile anche attraverso lo svolgimento della prestazione lavorativa in mansioni diverse da quelle ricoperte, anche di area diversa o attraverso attività formative da remoto.(commi 481-483).
A differenza degli altri anni in cui la legge di bilancio costituiva lo strumento fondamentale di spesa e di investimento per tutti i settori produttivi, quest’anno, a causa della grave emergenza derivante dalla pandemia, numerosi sono i provvedimenti già emanati e quelli in via di approvazione per sostenere il tessuto economico del Paese e rilanciare consumi e investimenti.
Vanno letti quindi tutti nel loro complesso al fine di verificarne l’adeguatezza.
***
Quello che è certo è che la partita decisiva per i prossimi anni la si giocherà con il pieno e coerente utilizzo delle ulteriori risorse rispetto a quelle già autorizzate in deficit di bilancio, derivanti dal recovery plan, su cui purtroppo registriamo già ritardi nell’elaborazione e nella definizione degli strumenti operativi.
Una opportunità che il nostro Paese assolutamente non può perdere e che ci vede già impegnati a incalzare il Governo e tutte le forze politiche nel chiedere misure adeguate, prospettiche, sinergiche e di ampio respiro .
Lo faremo come sempre, mettendo al centro le nostre proposte e le nostre idee, chiedendo un confronto serrato, senza pregiudizi, ma anche senza sconti.
LA SEGRETERIA GENERALE”
Non possiamo che condividere considerazioni e le critiche, in particolare in merito a rinnovo del CCNL ed alle pensioni. Per quanto riguarda le questioni di casa Difesa, rinviamo ad appositi notiziari, a partire dal Notdif. n. 2/2020, che analizza le ricadute della legge di bilancio sul trattamento economico del personale civile.
In allegato, il Notiziario n. 2 del Dipartimento Politiche Previdenziali e Assistenziali della nostra Federazione, che riferisce in materia di aggiornamento del coefficiente di calcolo del trattamento economico di pensione, e della necessità di un confronto con il Governo per mettere mano a questa scure progressivamente sempre più pesante.
Notiziario FLP Difesa n. 25 del 1 aprile 2021 – Si è svolta mercoledì 31 marzo la riunione in videoconferenza con Persociv per la trattativa che la norma prevede per dare attuazione al “Regolamento recante norme per la destinazione e la ripartizione del fondo per la progettazione e l’innovazione di cui all’art. 93 commi 7 […]
Notiziario FLP DIFESA n. 17 del 2 marzo 2021 – Il Consiglio dei Ministri ha nominato nei giorni scorsi i SottoSegretari alla Difeswa che andranno a far parte della squadra di governo (il link contenente il comunicato stampa è il seguente: http://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-3/16281), che nella giornata di ieri hanno prestato giuramento: per la Difesa, la sen. […]
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 25 febbraio 2021 – Si è tenuta ieri la riunione a Persociv con la delegazione trattante, avente ad oggetto il CCNI parte economica 2021 – 2023 e il bando per le progressioni verticali della 1^ Area. Molta la carne al fuoco, e il confronto non si poteva esaurire in […]
Notiziario FLP Difesa n. 13 del 22 gennaio 2021 – In vista della riunione tenutasi lo scorso 27 gennaio 2021 con la delegazione trattante di parte pubblica (Persociv, SMD e SGD), l’A.D. aveva sottoposto alle parti una bozza di “Regolamento per l’applicazione del lavoro agile nella Difesa”, quale stralcio del Piano Organizzativo Lavoro Agile, che […]
Quaderno FLP Difesa n. 01 del 09 febbraio 2021 – Pubblichiamo, su questa stessa pagina, il “Quaderno FLP Difesa n. 1/2021 recante il testo integrale del Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante il “Codice dell’Amministrazione Digitale” (in G.U. 16 maggio 2005, n. 112, S.O. n. 93), coordinato ed aggiornato sino alla Legge 11 […]
Notiziario FLP Difesa n. 8 del 01 febbraio 2021 – Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 7 del 28 gennaio u.s. nel quale avevamo dato notizia della proroga al 30 aprile p.v. del Lavoro Agile emergenziale disposto con proprio decreto datato 20.01.2021 dalla Ministra per la PA Fabiana Dadone, in via di registrazione alla […]
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 20 gennaio 2021 – Scade il 31.01.2020 il termine per la redazione dei Piani Organizzativi per il Lavoro Agile. Val la pena ripercorrere i punti salienti della evoluzione della disciplina del lavoro agile, distinguendone la diversa connotazione “durante” e “dopo” l’emergenza. Il telelavoro, prototipo del lavoro agile, avrebbe dovuto […]
Notiziario FLP Difesa n. 3 del 13 gennaio 2020 – Nel Supplemento Ordinario n. 46/L alla Gazzetta Ufficiale n. 322 del 30.12.2020, è stata pubblicata la legge 30.12.2020, n. 178 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”. Il testo del provvedimento è quello già votato […]
Notiziario FLP Difesa n. 2 del 09 gennaio 2021 – Dopo la pubblicazione della legge di bilancio per il 2021 e per il triennio 2021-2023, ci sembra utile riepilogare un quadro di situazione e fare una valutazione critica in materia di trattamento economico del personale civile della Difesa, alla luce delle novità introdotte dalla norma. […]
Notiziario FLP Difesa n. 1 del 08/01/2021 – Trascriviamo di seguito il notiziario CSE n. 2 avente ad oggetto le misure per il lavoro pubblico e privato e per la previdenza contenute nella legge di bilancio 2021. “Come è noto il 30 dicembre 2020 il Senato ha approvato in seconda lettura la legge di Bilancio […]