Notiziario n. 6 del 18 gennaio 2013 –

Il Ministro della Difesa amm. G.P. Di PaolaIl Ministro della Difesa ha emanato in data 19 dic. u.s. la “Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013”, che pubblichiamo di seguito come allegato.  La Direttiva detta le linee di “policy” della Difesa per l’anno in corso ed è articolata in tre parti: nella prima, viene tracciato il quadro politico strategico, ad impronta fortemente europeista e atlantica, nel quale l’Italia  è chiamata ad assumere un ruolo chiave; nella seconda,  si parla dello “strumento militare” che deve essere improntato sulla qualità anche a costo di sacrificare, quando necessario, la dimensione quantitativa delle Forze”; nell’ultima, infine, il Ministro detta le direttive operative vere e proprie, ed è su queste che vogliamo soffermarci.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, quello di carattere finanziario: il bilancio della Difesa è sbilanciato e in grande sofferenza e pertanto occorre tendere al progressivo riequilibrio, riducendo gli impegni di spesa sul personale fino al 50% (oggi sono al 70%) e riequilibrando in aumento le due altri voci (25% esercizio – oggi al 12% – e 25% investimenti – oggi al 18%).  Vanno in questa direzione le riduzioni degli organici, civili e militari operate con la “spending review” (L.135);  e vanno nella stessa direzione le ulteriori riduzioni previste dalla legge delega, quelle sugli organici (-43.000 posizioni al 2024) e quelle sulle  strutture (-minimo 30% al 2018).  

Alcuni passaggi della Direttiva ci sembrano particolarmente significativi:

– per le eccedenze di personale militare ”si dovrà continuare a fare ricorso ai transiti nelle aree funzionali del personale civile del Ministero della Difesa..”,  che rappresenta sicuramente il percorso più agevole e facilitato tra quelli individuati dalla legge delega per la gestione degli esuberi;  

“la rimodulazione delle dotazioni organiche …dovrà avvenire mediante l’adozione di piani di riduzione graduale, informati al principio dell’elevazione qualitativa delle professionalità.  Il processo dovrà essere mirato alla valorizzazione del personale”;

“nella considerazione che la formazione professionale costituirà uno dei pilastri della riforma, il personale civile dovrà acquisire nuove e più articolate capacità, partecipare attivamente ai cicli formativi ed integrarsi sinergicamente con il personale militare. Il principio della valorizzazione delle risorse professionali civili dovrà, comunque, essere a presidio delle occorrenti misure dirette a limitare al massimo le eventuali ricadute sul personale delle riduzioni organiche, agevolando la mobilità interna, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, il ricorso a forme di lavoro a distanza ed il trasferimento presso altre pubbliche amministrazioni”;

– infine, “dovranno essere tutelate le esigenze di continuità e di funzionalità dell’Amministrazione, con particolare riguardo a quelle prioritarie e specifiche degli arsenali e degli stabilimenti militari. La riaffermata valorizzazione delle professionalità civili dovrà trovare una sua concreta attuazione anche mediante l’ampliamento dei settori di impiego, in modo da ottimizzarne le potenzialità”.

Affermazioni nuove ed importanti le ultime due,  che ovviamente condividiamo pienamente, anche perché appare  in esse (finalmente!) il riconoscimento pieno del ruolo e delle funzioni dei civili. Un passo importante, ma purtroppo sinora limitato solo alle parole: sul piano concreto, infatti,  abbiamo visto davvero poco, per non dire nulla, in questo anno di gestione Di Paola! Ne è un esempio l’attenzione che in questi quattordici mesi è stata riservato agli arsenali e stabilimenti militari, che nella proposta iniziale di legge delega non comparivano neanche. E i lavoratori se ne sono certamente  accorti, se il giudizio che esprimono sull’operato del Ministro nel sondaggio che troverete nella home page del nostro sito (e al quale invitiamo tutti a partecipare) vede al momento una schiacciante prevalenza delle espressioni negative di voto.  Parole dunque, quelle del Ministro, che sin quando non si tradurranno in fatti concreti, non ci faranno fare un solo passo in avanti.  

Colpisce anche, in negativo, nella Direttiva, la mancanza di ogni riferimento al rapporto con le Rappresentanze civili e militari, e alle relazioni sindacali.  E’  di tutta evidenza che, nelle intenzioni di Di Paola, questa riforma epocale della Difesa dovrebbe essere gestita in assoluta e totale solitudine dall’Amministrazione e dagli Stati Maggiori, con le Rappresentanze del personale coinvolte solo a valle di ogni decisione, e in tempi abbondantemente successivi.  E’ quello che nei nostri Notiziari abbiamo definito il “metodo Di Paola”  e che abbiamo sperimentato in quattordici mesi di rapporto con il Vertice politico, buon ultimo il riordino della Sanità Militare in chiave interforze, portato avanti con una velocità impressionante e fuori dal controllo del Parlamento, con ciò “tradendo” in qualche modo lo stesso impegno assunto da Di Paola alla Camera e le precise indicazioni del Parlamento (o.d.g. Cirielli votato all’unanimità).   Un riordino, quella della sanità,  che afferma la stessa Direttiva “dovrà procedere senza indugi nella riorganizzazione in chiave interforze”, con nessuna attenzione nei confronti delle richieste delle OO.SS.

Sotto questo profilo, appaiono di ancor maggiore interesse le direttive che il Ministro dà per il riordino dell’area tecnico-amministrativa. Secondo Di Paolasarà necessario procedere con un’incisiva riorganizzazione dell’area tecnico-amministrativa mediante:

un accorpamento a guida civile delle Direzioni del Personale (Persomil, Persociv, Previmil), nonché una revisione e semplificazione delle procedure adottate per la trattazione delle rispettive competenze;

una razionalizzazione e snellimento di COMMISERVIZI……. una razionalizzazione e snellimento di GENIODIFE…… una revisione delle funzioni delle Direzioni Tecniche, mediante l’accorpamento delle funzioni similari e una migliore integrazione delle attività di marketing..;

la maggiore efficienza dell’area tecnico-amministrativa dovrà essere ricercata anche mediante una ulteriore e decisa razionalizzazione nell’utilizzo delle infrastrutture, giungendo ad un sollecito completamento della struttura di Centocelle, unificando tutto il settore del personale nella esistente struttura presso la Cecchignola e alienando le strutture non più necessarie”.

            Già tutto deciso, dunque, in primo luogo il tanto contestato accorpamento “3 in 1”  di Persomil-Persociv-Previmil,  alla faccia dei lavoratori interessati e delle loro Rappresentanze che avevano espresso opinioni diverse,  e tutto deciso nelle secrete stanze al di fuori di qualsiasi confronto di merito.  Colpisce quel riferimento alla “guida civile”  della costituenda macro Direzione Generale, un piccolo contentino che non sposta di un millimetro il problema  e che rappresenta solo uno specchietto per le allodole: come se la guida civile in una struttura a fortissima impronta militare potesse modificare i termini del problema….. Noi avevamo avanzato altre proposte a tal riguardo, sempre nell’ottica di una efficace spending review: perché non transitare all’INPS ex INPDAP la gestione della previdenza militare, e magari anche quella della gestione delle buste paga, così come è stato fatto  per i lavoratori civili?  Neanche considerate!!

E permane un buio pesto su tutta l’enorme partita delle spese esagerate, dei tantissimi sprechi  e dei privilegi borbonici che ancora albergano nella Difesa.  Non un  solo gesto di buona volontà…. Per fare un esempio, nel 2013, come letto recentemente in un articolo, l’aumento dei costi per l’ausiliaria sarà del 21 per cento, con altri 74 milioni di euro di costo. ..nel 2013 serviranno ben 431 milioni di euro, ..nel 2008 pesava per 231 milioni di euro, che sono praticamente raddoppiati nel giro di cinque anni”.  E vogliamo parlare dei costi degli alti gradi militari? “C’è un generale ogni 381 militari. Il censimento del 2010 ne evidenziava ben 480, mentre la Germania ne ha poco più di duecento. Inoltre nei ranghi si contano oltre 2.300 colonnelli, destinati quasi tutti alla promozione, spesso in maniera esclusivamente formale: molti indosseranno i gradi solo alla vigilia del pensionamento, in modo da assicurarsi però il diritto all’ausiliaria”. Come mai qui la spending qui non è ancora arrivata?  E i costi esagerati per gli armamenti: vogliamo parlarne?  Dopo gli F35, ancora soldi (2 miliardi di euro, la metà dell’IMU versata per la prima casa!) per l’acquisto di due sommergibili U-212!

            Caro Ministro, era da qui (sprechi, privilegi, spese militari) che occorreva iniziare, altro che dal taglio di 43.000 posti di lavoro!  Proprio per questo non appare credibile ai nostri occhi!  E menomale che il tempo a sua disposizione sta finendo, l’eredità che lascia sulle spalle del successore è davvero pesante!

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Il testo della Direttiva ministeriale sulla politica militare 2013

Notiziario n. 5 del 14 gennaio 2013 –

Il Ministro dell'Economia, V.  Grilli
Il Ministro dell’Economia, Vittorio Grilli

Da qualche giorno  si trova  pubblicato sul sito di Persociv il Decreto Ministeriale datato 25.09.2012 che reca le dotazioni organiche provvisorie del personale civile ,  individuate ai sensi dell’art. 2, comma 6, del Decreto Legge 6.07.2012, n. 95  ( “spending review”), poi convertito nella Legge 7.08.2012, n. 135.  La cosa ha generato qualche equivoco tra i colleghi, che certo ricordano bene gli esiti del confronto con l’A.D. sulla riduzione degli organici e non comprendono come questo DM rechi numeri diversi. Per questo  motivo, è utile inquadrare bene la questione anche per evitare equivoci ed errate interpretazioni.

Partiamo dall’inizio:  il comma 2 dell’ art. 2  della Legge 135 ha disposto un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto ai costi relativi alle dotazioni organiche ridefinite in attuazione della Legge 148/2011. La Direttiva della F.P. n. 10/2012 ha tracciato il percorso operativo per dare attuazione a questo nuovo taglio, che la nostra Amministrazione, a differenza di altre, ha seguito alla lettera e che si è tradotto nella proposta convenuta con le OO.SS. nazionali,  la quale, rispetto alle dotazioni organiche di personale civile non dirigente discendenti dalla L. 148/2011,  le rimodula in complessive n. 27.777 unità così distribuite: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590);  n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori.  Per quanto invece riguarda il personale civile dirigente, la nuova dotazione organica è stata rideterminata in n. 117 posizioni (erano n. 133 nelle dotazioni discendenti dalla Legge 148).

Sappiamo che la F.P. ha già approvato quella proposta,  che aveva peraltro due  grandi meriti di cui abbiamo a suo tempo dato ampiamente atto all’Amministrazione: in primo luogo, far “rientrare” in organico il personale di area 1^ che dal 2005 era praticamente tutto eccedente;  in secondo luogo, certificare sì n. 1.562 esuberi, ma tutti comunque ampiamente riassorbibili, una parte in area 1^ (n. 222) e una parte ben maggiore in area 2^(n. 1340).  Sarà dunque questa la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente, ma, per esserlo formalmente, dovrà essere recepita in un Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) recante le nuove dotazioni organiche delle Amministrazioni centrali, che però, allo stato, non ha ancora visto la luce in quanto, per quello che a noi risulta, il DPCM è fermo al MEF in attesa del necessario “concerto” del Ministro Grilli.  Come altrettanto ferma, in attesa anch’essa dello stesso “concerto”,  ci risulta essere la Direttiva della F.P. che dovrà dettare i criteri per la gestione e il riassorbimento degli esuberi con le regole ante Fornero, che doveva veder la luce entro novembre u.s.  Ritardi forse entrambi dovuti a “congelamenti” di carattere elettorale: l’ipotesi, non peregrina, è venuta dal quotidiano IL SOLE 24 ORE.

Nelle more del DPCM con le nuove e definitive dotazioni,  in via solo provvisoria gli organici attuali del personale civile sono quelli recepiti nel D.M. 25.09.2012,  registrato dalla Corte dei Conti in data 27 nov. u.s., pubblicato sul sito di Persociv  e anche su questa pagina come allegato.  A tal riguardo,  occorre ricordare il contenuto del comma  6 dell’art. 2  del D.L. 95,  che dispone che fino all’emanazione del DPCM, “le dotazioni organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata in vigore del presente Decreto”, e dunque alla data del 7.07.2012, e che sono poi quelle recepite nel D.M. 25.09.2012.

L’occasione è anche utile per informare i colleghi che il Consiglio dei Ministri dell’ 11 u.s., su proposta del Ministro della Difesa di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze, ha approvato in via definitiva il Regolamento attuativo dell’art.2, comma 3, del D.L. 95 che dispone la riduzione degli organici militari (esclusi Carabinieri e Corpo delle Capitanerie di Porto) da 190mila a 170mila; contestualmente,  il prof. Monti ha firmato un DPCM che disciplina la predetta riduzione a 170mila unità delle dotazioni organiche dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1 : DM 25.09.2012 dotazioni organiche civili provvisorie

Allegato 2 : DPCM con i nuovi organici militari

Notiziario n. 175 del 18 dicembre 2012 –

Il Ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola

E, così, alla fine, la Camera ha approvato il disegno di legge delega (DDLD) sul riordino dello strumento militare nazionale, senza introdurre alcuna modifica rispetto al testo votato dal Senato il 6 novembre u.s..  Il Ministro Di Paola ce l’avrebbe dunque fatta, e potrebbe essere oggi soddisfatto perché la mission che si era dato appare alla fine compiuta. Ma, forse, a guardar bene le cose, potrebbe non essere   proprio così… La legge è passata, certo, ma la cornice di fondo appare notevolmente diversa da come il Ministro l’aveva forse immaginata. Proviamo a ricordare i diversi passaggi e a rifletterci sopra.

Sin dalla sua prima dichiarazione dopo la nomina a Ministro, l’amm. Di Paola aveva indicato con estrema chiarezza la mission che attribuiva al suo mandato: far votare dal Parlamento una legge delega per il riordino in chiave riduttiva dello strumento militare.  Tutta la prima parte del suo mandato è stata impegnata, in tutte le Sedi e in ogni occasione, a convincere gli interlocutori sulla necessità di una profonda riforma della Difesa, cosa sulla quale tutti erano scontatamente d’accordo. Il problema era un altro: in che modo, e rispetto a quali obiettivi, quella riforma dovesse essere strutturata. Ed è qui che purtroppo sono sorte le difficoltà: il Ministro ha fatto finta di coinvolgere tutti, ma alla fine ha deciso tutto lui, tenendo in nessuna considerazione le osservazioni e i contributi dei diversi interlocutori.

In ogni caso, dopo alcuni mesi di lavoro nel chiuso delle secrete stanze del Ministero, in data 6 aprile il Ministro Di Paola presenta in Consiglio dei Ministri la propria proposta. Non incontra molto entusiasmo tra i suoi colleghi, se è vero come è vero che il testo che approda in Senato appare modificato in molti punti importanti,  e peraltro alla fine reca solo la sua firma.  In Commissione Difesa, l’esame del provvedimento procede a rilento, molte le posizioni discordanti, e ad un certo punto viene accantonato perché la Commissione ha altro di ben più importante e urgente cui pensare (D.L. 95 sulla spending review).  Il lavoro riprende dopo la pausa estiva e il 6 novembre il Senato approva il DDLD: il testo votato reca  significative modifiche,  in primis la soppressione dei poteri straordinari del Ministro della difesa che,  nel testo presentato dal Governo, poteva svolgere, anche per conto di altri Paesi, attività negoziali per la commercializzazione di sistemi d’arma prodotti dall’industria nazionale.  Molte sono comunque le posizioni discordanti, in particolare sul fronte del personale.  Il giudizio che viene dalle Rappresentanze dei lavoratori, civili e militari, risulta decisamente negativo: FLP DIFESA organizza una manifestazione nazionale, tutte le OO.SS. appaiono critiche,  e altrettanto critici il COCER interforze e i COCER di Forza Armata.  Come si può pensare in queste condizioni di portare avanti una riforma che tocca in primo luogo il personale in totale dissenso?

L’interrogativo se lo pongono certamente in Commissione Difesa della Camera, ma fortissime pressioni per far presto vengono da tante parti: dai più alti livelli istituzionali, allo stesso Ministro; dai Vertici militari a settori importantissimi dell’ industria privata della Difesa.  Prende allora corpo e consistenza un’altra ipotesi: dare il via libera alla delega nel testo varato dal Senato (non ci sarebbe stato tempo sufficiente per una seconda lettura del Senato),  ma creare le condizioni affinché il  Ministro non possa esercitare nei fatti detta delega durante il corso del  mandato. Una soluzione tipicamente all’italiana, dunque, e peraltro anche nel bel mezzo di una crisi politica irreversibile, che si è tradotta nel “si” dei tre partiti della “strana maggioranza” (PDL, PD e UDC),  ma che viene accompagnata anche dall’approvazione  di alcuni ordini del giorno (o.d.g.) , il più politicamente pesante dei quali appare quello con il n. 22, che reca la firma di Cirielli e di esponenti di primissimo piano tutte le forze parlamentari presenti in Commissione Difesa, e che peraltro è stato votato all’unanimità.

Proviamo a leggere i passaggi centrali dell’o.d.g. Cirielli, che si leggono a pg. 54 del file nominato “Documenti esaminati nel corso della seduta dell’11 dic. 2012”), che pubblichiamo sul nostro sito web:

– “a garantire, nelle fasi di predisposizione degli schemi dei decreti legislativi, la consultazione, tramite l’acquisizione dei rispettivi pareri, dei sindacati e del COCER su tutte le materie che afferiscono alle loro competenze e a dare attuazione con specifici provvedimenti” ;

“tenendo conto del prossimo scioglimento delle Camere e dei tempi di ricostituzione delle Commissioni parlamentari, ad adottare i decreti legislativi in modo da consentire che il nuovo Parlamento possa pienamente esplicare i propri poteri di indirizzo e di controllo in relazione ai contenuti degli atti attuativi della delega conferita con il provvedimento in esame”.

Tradotto in parole povere, significa che il Ministro Di Paola non potrà chiedere, a Parlamento sciolto come sarà a giorni,  il varo dei Decreti delegati recanti i diversi  pacchetti di riordino delle Forze Armate e dei settori in cui sono articolate, già messi a punto dallo Stato Maggiore Difesa dopo un lavoro di parecchi mesi, e che ora dovranno necessariamente essere riposti nel cassetto.  E se questi pacchetti verranno mai recuperati (la storia d’Italia è comunque piena di deleghe accantonate…),   lo saranno  ad opera del  nuovo Ministro (si spera non tecnico, l’esperienza fatta non è apparsa molto positiva),  che sicuramente vorrà vederci più chiaro (e noi lo chiederemo), e poi esaminati dal nuovo Parlamento, che speriamo lo faccia con più attenzione.

 Va a tal riguardo anche aggiunto che, sulla base di una precisa sollecitazione venuta da alcuni Deputati, il Ministro Di Paola, nel suo intervento  del 5 u.s. in Aula, aveva testualmente dichiarato ”Io non sono un parolaio ! Io posso dare la parola, la mia parola può essere creduta o meno, ma io non sono un parolaio e la mia parola l’ho data in Commissione e la do in quest’Aula, che i provvedimenti, i decreti, non saranno da me proposti in assenza delle Camere e, quindi, approfittando del silenzio assenso. Questo non avverrà mai!”  (vds. Resoconto sommario del  5 dicembre 2012, p. 29, anch’esso pubblicato sul nostro sito).   E’ di tutta evidenza che la rassicurazione del Ministro ha fatto da battistrada all’odg Cirielli.

Ma se detto odg. (votato all’unanimità!) contiene senza alcun dubbio l’impegno politicamente più rilevante,  va detto che anche in altri  ordini del giorno votati dalla Camera si leggono impegni significativi per il Governo. Proviamo a leggerne i passaggi più interessanti: “Il Governo è impegnato a:

– “ad assumere iniziative urgenti, anche di carattere straordinario che accelerino le procedure per l’attuazione del piano Brin, ivi compresi lo sblocco delle risorse ad esso già destinate, risorse che, attraverso la normativa sulla perenzione, rischiano di essere irrimediabilmente perdute”  (o.d.g.  n. 4 a firma on. Vico, pg. 38 dei “Documenti esaminati nel corso della seduta dell’11 dic. 2012”);

 “ a prevedere, nell’attuazione dei decreti legislativi di cui alla delega in premessa, ogni utile iniziativa idonea a sopprimere l’istituto dell’ausiliaria, i richiami in servizio, le promozioni all’ultimo giorno di servizio, l’omogeneizzazione stipendiale e le indennità antiesodo per i piloti e controllori di volo”  (o.d.g.  n. 10  a firma on. Bernardini e altri, pg. 42, “Documenti esaminati…”);

– “a non emanare i decreti in premessa senza aver acquisito il parere che le organizzazioni sindacali e le rappresentanze militari saranno chiamate ad esprimere quale sintesi dei pareri e delle proposte formulate dagli organismi di base e intermedi” (o.d.g. 11 on. Farina  etc., pg.43, “Documenti esaminati..”);

 “per l’insieme delle questioni che riguardano il personale, a riconoscere agli organismi di rappresentanza del personale militare e ai sindacati del personale civile un effettivo ruolo negoziale dando luogo, per gli aspetti di competenza degli organismi citati, a una fase di interazione ai sensi di quanto disposto dall’articolo 19, comma 3 della legge 4 novembre 2010 n. 183, al fine di raggiungere risultati di comune soddisfazione” (odg.11 a firma on. Rugghia e altri, pg.51  “Documenti esaminati…”):    al Ministro Di Paola sarà venuta sicuramente l’orticaria a leggere del “ruolo negoziale” da riconoscere alle OO.SS… .

Il quadro che allora emerge dalla lettura dei documenti parlamentari disegna una situazione decisamente diversa da quella verosimilmente auspicata dal Ministro Di Paola,  rispetto alla quale anche il Sindacato, tenuto da Di Paola rigorosamente fuori da ogni confronto vero, rientra pienamente in partita.  L’approvazione della delega è una vittoria del Ministro? Forse, ma una vittoria di Pirro, che di fatto lo esclude dalle decisioni vere ed effettive, che vengono rinviate al prossimo Ministro.

  (Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Resoconto sommario Aula Camera 5 dic. 2012

Allegato 2: Resoconto sommario Aula Camera 11 dic. 2012

Allegato 3: Documenti esaminati seduta 11 dic. 2012

Notiziario n. 172 del 12 dicembre 2012 –

L’Aula della Camera dei Deputati

Ieri sera, alle ore 19.55,  la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega (A.C. 5569) per la riforma dello strumento militare nazionale nello stesso testo uscito dal Senato il 6 novembre u.s..   E così, il progetto di riforma fortemente voluto dal Ministro Di Paola è diventato legge, ed è dunque accaduto quello che avevamo preannunciato con il nostro precedente Notiziario n. 171 di ieri.

 Pur nel mezzo della crisi politica oramai irreversibile del Governo Monti,  nella riunione di ieri mattina la Conferenza dei Capigruppo aveva deciso di procedere comunque nell’esame del disegno di legge delega e di arrivare al voto finale nella stessa giornata.  Come avevamo denunciato ai colleghi nel nostro Notiziario di ieri,  le fortissime pressioni venute dai Vertici militari e non solo (pensiamo solo all’industria privata del settore Difesa…)  hanno indotto, prima i  “soldatini” della Commissione Difesa (la definizione è dell’on. Paglia) e poi la Camera, ad approvare questa legge a tamburo battente,  mentre altri provvedimenti di ben diversa e superiore rilevanza (pensiamo solo alla delega fiscale, al decreto sviluppo o a quello che riduce le Province….) sono rimasti dietro.

Ritirati o bocciati tutti gli emendamenti presentati,  ridotto ai minimi termini il dibattito, tenute fuori dal confronto in Aula tutte le questioni irrisolte della riforma, la Camera, a nostro avviso, ha scritto ieri una brutta pagina di storia parlamentare. Non era mai accaduto, in tutto il sessantennio repubblicano, che un Parlamento moribondo attribuisse  ad un Governo già morto la delega per la riforma di uno dei settori nevralgici nella vita di un Paese.

Sarebbe stato molto più logico, come noi avevamo pure richiesto nel documento consegnato alla Commissione Difesa in sede di audizione, che,  partendo dal lavoro già fatto,  la scelta sui contenuti della delega venisse rinviata al nuovo Parlamento e che la delega venisse esercitato dal nuovo Ministro.  E’ uscito fuori invece un pateracchio all’italiana,  e  cioè  una delega attribuita ad un Esecutivo che non la potrà però esercitare, tenuto conto che (come avevamo anticipato nel nostro Notiziario n. 171 di ieri)  è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato dall’on. Cirielli, Presidente della Commissione Difesa,  su cui il Governo ha addirittura espresso parere favorevole,  che impegna il Governo attuale a non esercitare la delega, anche se comunque la stessa è stata di fatto già esercitata per il riordino della Sanità militare in chiave interforze.  Una delega attribuita di fatto all’Esecutivo e al Ministro della Difesa che verranno dopo le prossime elezioni politiche,  che però, paradossalmente, potrebbero non essere d’accordo con l’impianto e i contenuti della delega approvata oggi.  Incredibile!

 Pur con gli occhi ancora increduli di fronte a quanto successo ieri alla Camera,  e che peraltro abbiamo seguito in diretta televisiva sul canale digitale della Camera dei Deputati,  invitiamo i colleghi, che sappiamo essere nella stragrande maggioranza molto critici come noi sul provvedimento,  a guardare comunque il lato positivo della medaglia: l’amm. Di Paola non potrà comunque esercitare la delega e sottoporre al Consiglio dei Ministri i decreti attuativi recanti i pacchetti di riordino che sappiamo essere comunque già pronti da tempo e che, per il momento, dovranno invece essere riposti nel cassetto.

 Il nostro giudizio di merito sui contenuti della delega è decisamente negativo, come i lavoratori ben sanno,  soprattutto i tanti che hanno condiviso la nostra ferma opposizione che si è concretizzata nelle diverse iniziative avviate e  nella manifestazione nazionale contro il progetto Di Paola che abbiamo organizzato il 6 luglio u.s. sotto palazzo Baracchini. Solo tagli di personale e di strutture; mancanza di una seria riqualificazione della spesa; nessuna misura concreta per il personale civile;  niente riduzioni di spesa in armamenti; non toccati in alcun modo i tantissimi privilegi e i tanti sprechi che ancora si annidano nella Difesa.

 Non consideriamo comunque ancora persa la nostra battagliaLa riprenderemo con rinnovato vigore di fronte al nuovo Parlamento e al nuovo Ministro,  ai quali chiederemo sin da subito di rivedere alcune parti della delega e di procedere al varo dei decreti attuativi attraverso un  confronto preventivo, vero e serio,  con le Rappresentanze del personale e dunque anche con le OO.SS., e questo anche in  linea con l’impegno che oggi il Ministro Di Paola ha assunto con il Parlamento esprimendo parere favorevole su un altro ordine del giorno approvato dall’Aula nel corso della stessa seduta odierna.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Il testo della legge delega approvato da Senato e Camera dei Deputati

Notiziario n. 170 del 10 dicembre 2012 –

Il Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola

Il disegno di legge delega (d.d.l.d.) di riforma della Difesa fortemente voluto dal Ministro Di Paola è avviato ingloriosamente al capolinea,  e a questo punto appare praticamente impossibile la sua traduzione in legge dentro l’orizzonte di questa legislatura.

A questo situazione si è arrivati a seguito della recente presa di posizione di una forza politica della maggioranza, che ha deciso di togliere il proprio sostegno al Governo, cui è seguita la risposta del prof. Monti che ha annunciato le irrevocabili dimissioni dell’Esecutivo dopo l’approvazione della legge di stabilità, situazione questa che provocherà verosimilmente lo scioglimento del Parlamento entro dicembre e il voto a febbraio.

Siamo ovviamente preoccupati per le ovvie ricadute negative di questa nuova crisi politica;  lo siamo invece molto di meno,  anzi a dire il vero per nulla,  per lo stop al progetto di Di Paola,  che, mal concepito e poi anche mal gestito, non è mai stato amato dai lavoratori determinando dure prese di posizione delle Rappresentanze, e che avrebbe potuto davvero “affondare la Difesa” secondo il grave giudizio del COCER  I.F. .

Ricordiamo le ultime tappe in Parlamento:  dopo le modifiche, in alcuni casi anche significative (per es., su area industriale e sanità militare), e la successiva approvazione da parte del Senato avvenuta in data 6 novembre u.s.,  il d.d.l.d. è passato alla Camera. La Commissione Difesa, cui il provvedimento era stato assegnato,  ne ha fatto un esame davvero sbrigativo dedicandovi complessivamente solo 8 ore e 44 minuti di lavoro, in pratica meno di una giornata,  accompagnato dal solito rituale di audizioni (anche quelle delle OO.SS. nazionali) che non hanno però spostato di una sola virgola l’orientamento della “strana maggioranza” (PDL-PD-UDC) che in data 29 u.s. ha bocciato frettolosamente tutti (sottolineiamo: tutti)  gli emendamenti presentati (oltre 50) e ha quindi licenziato positivamente il d.d.l.d,   il tutto al solo fine di arrivare alla più rapida approvazione del provvedimento da parte dell’Aula, come chiedeva Di Paola.

La discussione generale era iniziata in Aula il 4 dic. u.s. ed era proseguita il giorno successivo, nel quale si era registrato l’intervento rassicurante del Ministro Di Paola. Il quale, in ordine alla possibilità che l’adozione dei decreti attuativi della delega potesse avvenire a Camere sciolte e dunque senza il fondamentale controllo del Parlamento sui provvedimenti di riordino (l’obiezione era stata sollevata dalla nostra O.S. in sede di audizione,  vds. Notiziario n. 159 del 20.11.2012),  aveva dato la propria parola che “i decreti, non saranno da me proposti in assenza delle Camere e quindi, approfittando del silenzio assenso” (i resoconti di entrambe le sedute d’aula  sono pubblicati sul nostro sito web www.flpdifesa.org).   

La ripresa della discussione generale sul d.d.l.d.  era in calendario per martedì 11 dicembre p.v., e il voto finale sul provvedimento era previsto entro il 20 p.v., anche se l’imminente arrivo in aula del c.d. “decreto sviluppo” avrebbe potuto farlo slittare di qualche giorno.  In ogni caso, l’intendimento fermo era quello di approvare il provvedimento prima di Natale nello stesso testo votato dal Senato,  il che avrebbe comportato la conclusione dell’iter legislativo, cui sarebbe poi seguito la firma del Capo dello Stato, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e infine  l’entrata in vigore della legge delega. Tutto in linea con gli auspici più volte espressi da Di Paola e fatti propri anche dal recente Consiglio Supremo di Difesa tenutosi in data 28 nov. u.s. (vds. comunicato stampa anch’esso pubblicato sul nostro sito web).

La crisi politica in atto, del tutto imprevista, complica forse irrimediabilmente questo percorso, rendendo  oramai impraticabile il varo della legge.  Dunque, con buona pace dell’amm. Di Paola, di riforma della Difesa se ne riparlerà nella futura legislatura, se il nuovo Ministro lo vorrà, ma ripartendo da zero!

Vi invitiamo a partecipare al sondaggio sul nostro sito, esprimendo un giudizio sullo stop al d.d.l.d.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Resoconto Commissione Difesa Camera 29.11.2012

Allegato 2: Resoconto Aula Camera 04.12.2012 (vds. da pg. 115)

Allegato 3: Resoconto Aula Camera 05.12.2012

Allegato 4: Comunicato Consiglio Supremo Difesa del 28.11.2012

Notiziario n. 159 del 20 novembre 2012 –

La Commissione Difesa della Camera; in primo piano, il Presidente Cirielli

Come anticipato con il nostro precedente Notiziario, nel pomeriggio di oggi si è tenuta alla Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della  Difesa in merito al disegno di legge delega A.C. n. 5569  già approvato dal Senato  e relativo al riassetto organizzativo e funzionale della Difesa.

Nel corso dell’audizione,  che è stata  presieduta dal Presidente on. Cirielli, FLP DIFESA ha presentato un documento molto dettagliato, allegato al presente Notiziario, che riprende, ovviamente attualizzandole, le considerazioni e le osservazioni critiche che la nostra O.S. aveva già posto all’attenzione del Ministro Di Paola e successivamente della Commissione Difesa del Senato.

In estrema sintesi: da parte della nostra O.S. c’è piena consapevolezza sulla necessità di operare una revisione in senso riduttivo dello strumento militare, che è una esigenza indifferibile alla luce dei  corposi tagli al bilancio intervenuti nel corso degli ultimi anni.  Non ci convincono però le direttrici di marcia che  Di Paola propone:  da una parte, la riduzione nei prossimi sei anni minimo del 30% dell’assetto attuale della Difesa,  una cura di cavallo che potrebbe, nelle condizioni attuali,  peggiorare lo stato del malato; dall’altra,  la cancellazione da qui al 2024 di 43.000 posti di lavoro, di cui 10mila civili,  che si andrebbero così a sommare alle quasi 12mila posizioni già tagliate nel periodo 2008-2011. Una scelta, questa, che peraltro appare in contraddizione con l’apertura all’ingresso consistente nei ruoli civili del personale militare eccedente, previsto addirittura in soprannumero e per il quale noi invece chiediamo che avvenga nel limite delle dotazioni organiche previste.

Abbiamo quindi espresso fortissime riserve in merito alla mancata previsione di interventi sulle questioni che toccano da vicino il personale civile (“civilizzazione”, formazione; riqualificazioni; reinternalizzazione delle lavorazioni in tutte le aree etc.), che, se affrontate in modo corretto, potrebbero finalmente dare ruolo, funzioni e prospettive alla componente civile del Ministero della Difesa, con effetti importanti e positivi anche sotto il profilo finanziario.

Abbiamo inoltre rappresentato la nostra convinta opinione che, prima di cancellare posti di lavoro,  occorra agire preliminarmente in due direzioni: a) riducendo, o meglio eliminando, i tanti privilegi e sprechi che ancora purtroppo esistono nella Difesa (un recente articolo di La Repubblica ne ha offerto un saggio eloquente);  b) riducendo ulteriormente e significativamente la spesa per armamenti.

Abbiamo poi espresso forte preoccupazione per l’avvio di processi di riordino di settori della Difesa, come sta  avvenendo attualmente per la Sanità militare in senso interforze, prima che il Parlamento approvi la legge delega;  e una preoccupazione ancora maggiore per l’eventualità non remota che l’emanazione dei decreti delegati, recanti la lista dei provvedimenti di riduzione/soppressione/riorganizzazione e che avranno ricadute pesanti sulla vita e sul lavoro di migliaia di lavoratori civili e militari e delle loro famiglie, possa avvenire a Camere sciolte, e dunque senza il fondamentale controllo del Parlamento che noi reputiamo  imprescindibile  in un processo riformatore che riguarda uno dei settori nevralgici del Paese.

E proprio in considerazione dell’importanza che la riforma della  Difesa assume per il Paese  e della necessità che la stessa avvenga sotto il controllo del Parlamento, abbiamo invitato le forze politiche presenti in Parlamento a prendere in seria considerazione l’ipotesi di rinviare ogni scelta  alla prossima legislatura.

Vedremo nelle prossime settimane, attraverso il dibattito che si svilupperà in Commissione, le posizioni che emergeranno dai vari Gruppi, e ne daremo conto ai colleghi. Ma non siamo certamente ottimisti……

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Documento FLP DIFESA audizione Camera del 20.11.2012

Notiziario n. 158 del 19 novembre 2012 –

Il Ministro Di Paola; dietro, il Capo di SMD Abrate

Martedì 13 novembre u.s. la Commissione Difesa della Camera ha iniziato l’esame del disegno di legge recante delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale, già approvato dal Senato (Notiziario n. 149 del 7 u.s.)  e che  alla Camera avrà come relatori gli onn. Cirielli e Garofani.

Nel suo intervento iniziale di illustrazione del provvedimento (Atto Camera n. 5569, pubblicato sul nostro sito insieme ai Resoconti parlamentari), il Presidente della Commissione nonché relatore on. Cirielli ha  richiamato quelli che a lui appaiono i principali filoni d’intervento del disegno di legge delega (DDLD):

– la razionalizzazione delle risorse anche attraverso una migliore allocazione delle stesse;   

– la funzionalità dello strumento militare a fronte della prevista contrazione strutturale complessiva non inferiore al 30 per cento, entro sei anni, che “imporrà di intervenire mediante accorpamenti, unificazioni di funzioni in ottica interforze, e ridefinizione di procedure e compiti delle aree tecnico-operativa e tecnico-amministrativariorganizzazione degli organismi di vertice e territoriali, delle strutture preposte al settore infrastrutturale e alla formazione e addestramento,  degli arsenali e dei poli di mantenimento, nonché degli stabilimenti e dei centri manutentivi”.

“l’impatto sul personale della revisione dello strumento” che rappresenta “il punto più delicato del provvedimento”  e prevede “la riduzione delle dotazioni organiche del personale militare a 150.000 unità, nonché del personale civile del Ministero della difesa a 20.000 unità, da conseguire entro l’anno 2024”, e – aggiunge l’on Cirielli – “con riferimento al personale civile, la riduzione delle dotazioni organiche potrà avvenire anche con:  agevolazioni della mobilità interna; trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale; il ricorso a forme di lavoro a distanza; trasferimenti presso altre pubbliche amministrazioni “ . Ammazza quanti vantaggi avremo per perdere 10mila posti di lavoro!

Conclusivamente,  l’on. Cirielli ha detto che “si tratta di un provvedimento di grande rilievo, per il quale auspica che la Commissione possa svolgere in tempi serrati l’istruttoria più ampia e approfondita possibile, compatibilmente con i tempi di esame dettati dalla necessità di concluderne l’esame parlamentare entro la fine della legislatura”, auspicio ribadito subito dopo anche dal Ministro,  presente ai lavori, che ha riproposto, passo passo,  la stessa analisi e le identiche considerazioni che gli abbiamo sentito svolgere in molte altre Sedi.

Sono poi iniziati gli interventi, primi fra tutti quelli  degli onn. Cicu (PDL) e Rugghia (PD), che hanno espresso entrambi valutazioni positive sul provvedimento, con quest’ultimo che, in relazione alla “marcata” riduzione del personale, ha detto che questa riduzione “non può non accompagnarsi a misure di comprensione per i problemi che riguardano tale personale”  (vorremmo capire  in cosa si tradurranno  queste misure di comprensione).  Ci sono stati anche interventi critici:  dell’on. Speciale che ha affermato che  il provvedimento“ è stato costruito sulla pelle del personale”;   dell’on. Di Stanislao che ha detto che “è sospetta tutta questa fretta di approvare il provvedimento” ;  infine, dell’on. Calipari che ha affermato che “le ineludibili esigenze di celerità dell’attività istruttoria debbano coniugarsi con lo sforzo di svolgere un esame consono al ruolo ed al prestigio dell’istituzione parlamentare, che risulterebbero sviliti ove si intenda semplicemente ratificare il testo approvato dal Senato”. Approviamo incondizionatamente!

 L’esame del DDLD proseguirà in Commissione questa settimana, e per domani 20 nov. ore 14.45 è in agenda  l’audizione informale delle OO.SS. nazionali, alla quale parteciperemo e nella quale, sulla base delle considerazioni già svolte,  chiederemo una attenta riflessione sul testo approvato dal Senato. E lo stesso (pensiamo) chiederanno anche le Rappresentanze militari, molto critiche, come noi,  sul DDLD.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Atto Camera 5569 – DDLD per la revisione dello strumento militare nazionale

Allegato 2: Resoconto Commissione Difesa Camera del 13.11.2012

Allegato 2: Resoconto Commissione Difesa Camera del 14.11.2012

Notiziario n. 157 del 17 novembre 2012 –

 Nella Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14 u.s., è stato pubblicato il DPR 26.09.2012, n. 191 che recepisce il  “Regolamento recante ulteriori modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, concernente il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, per la riorganizzazione del Ministero della difesa, degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e degli enti vigilati” , che entrerà in vigore in data 29 novembre p.v.    Trattasi del provvedimento attuativo dell’art.1, commi 3-5, della Legge 16.09.2011, n. 148  (conversione del D.L. 13.08.2011, n.138 – c.d. “manovra di ferragosto”), che disponeva la “riduzione degli Uffici dirigenziali di livello non generale e relative dotazioni organiche in misura non inferiore al 10% di quelli risultanti a seguito dell’applicazione del D.L.194/2009”  e “la rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale… apportando una ulteriore riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva risultante dalla applicazione del D.L 194/2009”.

Detto provvedimento modifica il testo unico regolamentare in materia di ordinamento militare, di organizzazione del Ministero della difesa, degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro e degli Enti pubblici vigilati.  Leggiamo dal comunicato stampa emesso il 3.08.2012 subito dopo l’adozione del Consiglio dei Ministri,  le principali novità contenute nel DPR 191 rispetto al precedente Regolamento DPR 270/2010:

 1.”la soppressione della Direzione generale dei lavori e del demanio e l’attribuzione delle sue funzioni ad una nuova struttura di livello dirigenziale generale, denominata Geniodife, incardinata all’interno del Segretariato generale;

2. l’istituzione, ad invarianza di spesa, presso il Segretariato generale di un VI Reparto, di livello dirigenziale generale, che curerà le attività legale e consultiva e di gestione del contenzioso in precedenza svolte in proprio da ciascuna struttura di livello generale, eccezion fatta per le questioni attinenti al personale e alla previdenza che restano ancora affidate alle direzioni generali competenti;

3. la riduzione del 10% dell’organico dei dirigenti di livello non generale (15 civili e 14 militari), che porterà le attuali complessive 286 unità a 257, con una connessa riduzione di spesa annua a regime di 1,86 mln di euro.

4. riduzione del 10% dell’organico del personale civile di livello non dirigenziale, che porterà le attuali 33.402 unità a 30.381, con una connessa riduzione di spesa annua a regime di circa 116 mln di euro;

5. la riduzione di 8 unità (6 militari e 2 civili) del contingente di personale non dirigenziale assegnato agli uffici di diretta collaborazione del Ministro, che porterà le attuali 153 a 145 unità.  

Con riferimento ai punti 3 e 4, è di tutta evidenza che le riduzioni degli organici indicate sono già ampiamente superate dai numeri contenuti nell’emanando DPCM sulle nuove dotazioni organiche conseguenti al nuovo taglio (il quarto!) disposto in attuazione dell’art. 2 Legge 7.08.2012, n. 135 (“spending review”),  e del quale abbiamo riferito nel precedente Notiziario n. 152 del 13.11.2012. Ricordiamo le nuove dotazioni del personale civile non dirigente:  dotazione complessiva di n. 27.777 unità,  così distribuite: n. 1.824 in area 1 (nel DPR 191 sono pari a n. 63); n. 23.246 in area 2^ (nel DPR 191 sono pari a n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (nel DPR 191 sono pari a n. 3.630) e n. 26 professori.

E’ di tutta evidenza che, una volta pubblicato il DPCM sui nuovi organici conseguenti alla Legge 135, si dovrà procedere alla riscrittura del nuovo Regolamento di organizzazione modificativo del DPR 191, per il quale la stessa Legge 135 dispone un tempo massimo di sei mesi dopo la pubblicazione del DPCM”.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: DPR 26.09.2012, n. 191 – Regolamento di organizzazione della Difesa in attuazione DL 138-2011

Notiziario n. 154 del 14 novembre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 26 del 13 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni con il Ministro della F.P. Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. i primi dati, parziali e controversi, su organici ed esuberi conseguenti alla Legge 135/2012 e nella quale è stato preannunciato per l’ennesima volta l’esame congiunto su DPCM organici/mobilità e l’apertura del confronto all’Aran su relazioni sindacali e precariato, che era stata la richiesta a suo tempo fatta dalla CSE e accolta dal Ministro.

In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, propedeutico all’esame congiunto che si dovrà tenere nelle prossime settimane, sempre al tavolo politico, per le valutazioni sul DPCM che recepisce le nuove dotazioni organiche del personale dei diversi comparti del Pubblico Impiego, ridotte nelle percentuali previste dal DL 95/2012, quello della c.d. spending review, e sui criteri connessi ai processi di mobilità del personale in soprannumero.

Il materiale che è stato consegnato dalla Funzione Pubblica comprende i dati relativi al personale dirigente e delle aree funzionali di alcune delle Amministrazioni Centrali del Comparto Ministeri, degli Enti Pubblici di ricerca, di alcuni degli Enti Pubblici non economici e della Autorità di Bacino; mancano ancora i numeri di diverse Amministrazioni, Agenzie ed Enti per poter avere un quadro di insieme che, mettendo in relazione le nuove dotazioni organiche con le presenze effettive, possa dare un primo segnale in ordine alle reali eccedenze numeriche del personale.

A un primo esame dobbiamo subito rilevare come appare assolutamente non condivisibile il metodo utilizzato che pone in molti casi  il sindacato di fronte al fatto compiuto, considerato che i rappresentanti del Ministero della Funzione Pubblica hanno dichiarato di aver in qualche caso, e per alcune amministrazioni, già provveduto ad effettuare in modo assolutamente unilaterale compensazioni sulle dotazioni organiche.

Inoltre, lo stesso dato che emerge dalla documentazione, rilanciato pomposamente da dichiarazioni stampa del Ministro Patroni Griffi  pari al momento a  presunte  4.028 unità di personale in eccedenza,  è calcolato non sul rapporto tra dotazioni organiche e presenti di singolo Ente o Amministrazione, ma per area funzionale, con il risultato che in parecchie amministrazioni,  pur a fronte di notevoli carenze in alcune aree, viene dichiarato in eccedenza il personale dell’altra area.

Il tutto assume caratteristiche grottesche in alcune Amministrazioni (vedi Ministero dei Beni Culturali) dove viene rilevato un esubero di personale di seconda area che ha già superato le procedura di passaggio interno per la terza area e che è in attesa di stipulare il contratto.

Ricordiamo comunque che in ogni caso, e a voler tenere per buoni i “numeri” dati dal Ministro, deve essere ancora verificata l’applicazione di quanto previsto dall’art. 2 del già citato DL 95/2012 in ordine al pensionamento secondo il regime ordinario, ed alle previsioni di cui alla lettera a) comma 11 del già citato articolo 2 (l’applicazione delle norme ante Fornero).

 L’altro punto affrontato nel corso della riunione è stato quello connesso alla emanazione da parte del Ministro Patroni Griffi di due direttive all’Aran che dovrebbero consentire alla stessa Agenzia, presente al tavolo odierno, di stipulare con le Confederazioni maggiormente rappresentative due veri e propri contratti riguardanti la problematica delle relazioni sindacali, di fatto congelate dopo l’accordo del maggio 2012 e le “prescrizioni” del DL 95, e quella del precariato nel Pubblico Impiego.

Si tratta dell’ennesimo annuncio rispetto agli impegni presi dal Ministro nelle precedenti riunioni. Rileviamo però come mancano all’appello, ancora, le parti salienti dell’accordo che noi come CSE abbiamo proposto e che riteniamo vadano inserite all’interno della direttiva all’Aran. Ci riferiamo in particolare alle modalità di utilizzo dei risparmi di gestione della PA ai fini del rilancio della contrattazione integrativa, un nuovo modello contrattuale e la possibile rivisitazione di alcune delle attuali norme sul lavoro pubblico, da noi considerate “vessatorie” e sulle quali riteniamo occorra un ripensamento anche di carattere politico.

In definitiva,  resta inalterato il giudizio negativo della nostra Confederazione sull’impatto della spending review  nella P.A. italiana, una legge, lo ricordiamo, votata  purtroppo da tutto il Parlamento a larghissima maggioranza.

Per quanto riguarda gli effetti sui lavoratori pubblici riteniamo necessario avviare una serie di ulteriori approfondimenti con i Coordinamenti Nazionali di Settore che consentano di acquisire informazioni e indicazioni per la imminente trattativa in Funzione Pubblica,  mentre sul versante delle singole Amministrazioni occorrerà aprire specifici tavoli tecnici per meglio comprendere le ricadute ed i riflessi legati alla applicazione della norma nelle sue diverse fasi attuative.         

Si allega copia del materiale consegnato dalla Funzione Pubblica a carattere riepilogativo (dirigenti e personale delle aree funzionali) e si fa riserva di comunicare la data della riunione dei Coordinamenti Nazionali di Settore.

                                                                                      LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Tabella eccedenze PP.AA. messa a punto dalla Funzione Pubblica

Notiziario n. 152 del 13 novembre 2012 –

Il Ministro della F.P. Giuseppe Patroni Griffi

La Funzione Pubblica ha accolto in toto la proposta della A.D. sulla rideterminazione degli organici in applicazione dell’art. 2, c.1, L. n. 135 (“spending review”),  proposta  messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva F.P. n. 10/2012 (vds. nostri Notiziari n. 129 del 2 e n. 136 del 17 ottobre 2012).

La norma sopra richiamata dispone il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non)  e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di tale personale” con riferimento al personale non dirigente. Rispetto alla dotazione organica attuale discendente dal D.L. 138/2011  ( n. 30.283, di cui: n. 63 in area 1; n. 26.590 in area 2^ e n. 3.630 in area 3^),  il via libera della Funzione Pubblica attesta la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente in complessive n.27.777 unità, così distribuite: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori.  Per quanto riguarda il personale dirigente, la nuova dotazione organica è pari a n. 117  (erano n. 133 post DL 138).

Balza immediatamente agli occhi la vera, grande novità: il rientro in organico di 1.761 lavoratori di area 1^ (1824 – 63) , fino ad oggi  tutti in eccedenza e sui quali pendeva  maggiormente il “rischio esubero” al 1.07.2013  e di collocamento in disponibilità  (trattamento complessivo al 65% per 24 mesi, e poi il licenziamento).  Era stata, come i colleghi ricorderanno,  la prima richiesta di FLP DIFESA, giudicata in un primo momento difficilmente praticabile dallo stesso Ministro Di Paola, e poi invece resa possibile dalle indicazioni venute dalla Direttiva FP n. 10/2012  che, in relazione alla c.d. “compensazione interna”,  ha previsto che “.. il soprannumero di un’area/profilo è eventualmente possibile neutralizzarlo riducendo le disponibilità di posti nelle altre aree secondo una corrispondenza di valore finanziario”. Opportunità colta al volo dalla nostra Amministrazione, alla quale va dato atto, nella circostanza, del positivo lavoro fatto.

Ora parte la seconda fase di attuazione della “spending”. Le presenze effettive di personale stimate da Persociv al 31.10.2012 (si veda la tabella da noi messa a punto e allegata al Notiziario n.136) sono le seguenti: n. 2.046 in area 1^; n. 24.586 in area 2^ e n. 2.506 in area 3^.  Rispetto alle nuove dotazioni organiche approvate dalla F.P., , emergerebbero  dunque  eccedenze in area 1^ per n. 222 unita e in area 2^ per n. 1.340, e invece  carenze per n. 175 unità in area 3^.

Nel complesso, la “eccedenza assoluta”,  come la definisce la F.P., , è pari a n. 1.562 unità, a fronte del quale il numero di personale in possesso dei requisiti ante riforma Fornero per l’accesso al pensionamento entro il 31.12.2014  sarebbe però di molto superiore (dai nostri calcoli, n. 232 in area 1^ e n. 2.560 in area 2^, per un totale di n. 2.792 posizioni soprannumerarie riassorbibili, in ragione della possibilità offerta dall’art. 2, comma 1,  let. a) della Legge 135.

Una situazione, dunque, apparentemente tranquilla, che scongiurerebbe la possibilità di avere esuberi e collocamenti in disponibilità al 1 lug.2013, e che, a fronte di quanto previsto dal cronoprogramma di cui alla richiamata Direttiva FP n. 10, si dovrà tradurre entro il 31 dicembre  p.v., tra le altre cose,  nella predisposizione di “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”;  nella individuazione nominativa  “del personale in possesso dei requisiti”  per il pensionamento; nella comunicazione “al personale interessato della data di collocamento a riposo”; infine, nella individuazione “dei soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”.

Come si può capire, la strada da fare  è ancora davvero molto lunga e complessa.  Ne riparleremo a breve.

In allegato: – la tab. 1 dell’emanando DPCM, relativa alle nuove dotazioni organiche civili della Difesa.

(Giancarlo Pittelli)

 Allegato 1: La tabella 1 dell’emanando DPCM, relativa alle nuove dotazioni organiche civili della Difesa

Tagli al personale


La Direttiva del Ministro sulla politica militare per l’anno 2013

18 Gen 2013 - Flp Difesa

Notiziario n. 6 del 18 gennaio 2013 – Il Ministro della Difesa ha emanato in data 19 dic. u.s. la “Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013”, che pubblichiamo di seguito come allegato.  La Direttiva detta le linee di “policy” della Difesa per l’anno in corso ed è articolata in tre parti: […]


Le dotazioni organiche provvisorie del personale civile della Difesa

14 Gen 2013 - Flp Difesa

Notiziario n. 5 del 14 gennaio 2013 – Da qualche giorno  si trova  pubblicato sul sito di Persociv il Decreto Ministeriale datato 25.09.2012 che reca le dotazioni organiche provvisorie del personale civile ,  individuate ai sensi dell’art. 2, comma 6, del Decreto Legge 6.07.2012, n. 95  ( “spending review”), poi convertito nella Legge 7.08.2012, n. 135.  […]





Audizione in Commissione Difesa della Camera. Il documento con le osservazioni critiche di FLP DIFESA sulla riforma Di Paola

20 Nov 2012 - Flp Difesa

Notiziario n. 159 del 20 novembre 2012 – Come anticipato con il nostro precedente Notiziario, nel pomeriggio di oggi si è tenuta alla Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della  Difesa in merito al disegno di legge delega A.C. n. 5569  già approvato dal Senato  e relativo al riassetto organizzativo e funzionale della Difesa. Nel […]






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