Notiziario n. 118 del 5 settembre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 20 del 4 settembre 2012 relativo alle risultanze della riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni  tra il Ministro della Pubblica Amministrazione Giuseppe patroni Griffi e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, e tra queste la CSE) in merito alle problematiche connesse con il provvedimento sulla c.d. “spending review”.

In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, con all’ordine del giorno la ripresa del confronto – dopo la pausa per estiva – sulle problematiche legate al Pubblico Impiego.

 Occorre ricordare come dopo gli esiti deludenti dei precedenti incontri e, soprattutto, dopo la conversione in legge del DL 95/2012, la riunione di oggi doveva essere l’occasione per avere il quadro ancora generale ma pur sempre significativo del dato numerico del personale in esubero nelle Amministrazioni Centrali.

 Invece, niente di tutto questo e, ancora una volta, il Ministro non ha fornito alcun dato numerico ma ha snocciolato una ulteriore proposta di carattere operativo per affrontare il problema della mobilità del personale; in buona sostanza Patroni Griffi ha proposto di avviare un confronto preventivo in sede Aran per “sbozzare” le problematiche legate alla mobilità ed ai criteri ad essa connessi e solo successivamente, definire il tutto a livello Funzione Pubblica con uno specifico accordo fra le parti.

 Su questa proposta si sono snodati gli interventi delle diverse Confederazioni Sindacali, ricalcando i percorsi delle precedenti riunioni, con posizioni che poco hanno aggiunto alla economia della discussione; infatti dalla indisponibilità della CGIL e della USB, alla disponibilità problematica della CISL, al pragmatismo cinico della UIL, nessun passo in avanti.

 È chiaro che la CSE non è disponibile ad aprire un confronto che mira solo alla gestione degli esuberi individuati dal governo. Abbiamo siglato il 3 maggio un accordo che doveva disciplinare la riorganizzazione, la formazione, la revisione della odiosa Legge Brunetta e che doveva permettere il dispiegarsi pieno della contrattazione integrativa, a partire dai passaggi economici. Ci ritroviamo con una legge sulla falsa “spending review” che non recepisce nulla dell’accordo del 3 maggio se non un fumoso esame congiunto su alcune materie. Lo stesso Patroni Griffi ha ammesso che parti dell’accordo sottoscritto nemmeno 4 mesi fa non è stato possibile recepirle. Ma noi firmiamo contratti non generici impegni che permettano poi al governo di decidere cosa applicare e cosa no.

 La CSE ha proposto una soluzione, l’unica possibile a parer nostro se davvero il ministro vuole mantenere un canale aperto e dimostrare di rispettare sindacati che rappresentano 3 milioni e mezzo di lavoratori pubblici: aprire una contrattazione a tutto campo all’ARAN, a partire da un piano industriale serio, sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione, sulle relazioni sindacali, sulla formazione, sulla contrattazione integrativa e sulla valutazione delle prestazioni, diversa da quella prevista dalla Legge Brunetta.

 Partendo da un CCNQ, e quindi da un vero e proprio contratto, si potrebbero scrivere anche nuove regole e percorsi al fine di dare risposte a problemi lasciati in sospeso dai precedenti contratti collettivi (pensiamo, ad esempio, quelli legati a un nuovo ordinamento professionale o alla formazione) e non certo affrontati positivamente con il decreto legislativo n.150/2009; si potrebbero, cioè, gettare le basi per l’avvio di una nuova fase contrattuale e, successivamente, di contrattazione integrativa che consenta anche di recuperare quella parte mancante del necessario confronto sull’intero processo di riorganizzazione della macchina pubblica.

 Solo ed esclusivamente in quel caso siamo disponibili – qualora in base al piano industriale dovesse venir fuori che c’è bisogno di trasferire lavoratori da un’amministrazione all’altra per un miglior funzionamento – a parlare di mobilità del personale. Insomma, ci si concentri sugli accordi firmati e non sulla logica dei tagli lineari che non possono portare nessun aumento di produttività ma sono l’anticamera del taglio dei servizi alle fasce più deboli della popolazione.

 Prima di iniziare questo percorso però, è necessario che il ministro la smetta di menare il can per l’aia e ci fornisca i dati in suo possesso sulla quantità di lavoratori che il governo intenderebbe tagliare invece di continuare a tenere nascosti numeri e tabelle da due mesi (salvo poi fornirle ai giornali e tv che continuano a pubblicare dati molto preoccupanti).

 La settimana prossima è calendarizzata un’altra riunione con la Funzione Pubblica, almeno per noi ultimativa, che dovrebbe, in ogni caso fissare punti e disponibilità;  alternativamente, per quanto ci riguarda, c’è solo la decisione di avviare azioni di lotta possibilmente unitarie e le loro modalità esecutive.

 Si fa presente infine che su richiesta del sindacato il Ministro si è dichiarato favorevole ad aprire dei tavoli di confronto sui temi del precariato e della Scuola.

SEGRETERIA GENERALE CSE

Notiziario n. 111 del 7 agosto 2012 –

Il Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 – secondo provvedimento del Governo sulla c.d. “spending review“ – è diventato legge: dopo il passaggio in Senato di qualche giorno fa con il voto favorevole sul maxiemendamento presentato dal Governo, anche la Camera ha dato in data odierna il via libera al provvedimento votando sullo stesso testo la fiducia richiesta dal Governo. Sul nostro sito web: il testo con le modifiche apportate al Senato e poi votato anche dalla Camera, e il testo commentato de IL SOLE.

Il provvedimento in questione, ora convertito in legge, interessa direttamente anche l’A.D., nonostante che nella fase che ha preceduto il varo da parte del Consiglio dei Ministri, il Ministro Giarda ne avesse escluso la possibilità  in considerazione del fatto che è in itinere una operazione di profonda rivisitazione della spesa del nostro Ministero che prevede tagli di personale per ben 43.000 unità (10.000 civili e 33.000 militari da qui al 2024) e la riduzione del 30% dell’attuale assetto nei prossimi sei anni.

 Ad essere toccati, sono sia la struttura degli Uffici che le componenti del personale: l’art.2, comma 1, prevede una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà Previmil?) e non generale (quali?) e un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto agli organici conseguenti alle riduzioni previste dal D.L. 138/2011,  il cui provvedimento attuativo peraltro è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 3 agosto u.s..  Sappiamo bene cosa comporterà questo ennesimo taglio lineare delle dotazioni organiche: entro il 31 ottobre 2012,  a pena del blocco totale delle assunzioni,  dovrà essere adottato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che recepirà la rideterminazione in riduzione delle dotazioni organiche. A seguito di questa operazione,  emergeranno le posizioni soprannumerarie (per la Difesa: circa 3000?) che dovranno poi essere gestite con le modalità di cui al comma 11  (pensionamenti sulla base delle regole ante riforma Fornero per coloro che matureranno la decorrenza dei trattamenti entro il 31.12.2014 e mobilità verso altre AA. PP.). Le eccedenze che dovessero eventualmente residuare alla data del 30 giugno 2013,  verrebbero collocate dal giorno successivo “in disponibilità”  ex art. 33 D.Lgs. 165/2001, con retribuzione totale al 65% circa per 24 mesi, dopo i quali si aprirebbe per quei lavoratori lo spettro del licenziamento.

Ma il provvedimento di cui trattasi tocca anche la componente militare  – il comma 3 dell’art. 2 prevede infatti la riduzione dl 10% degli organici -,  ma solo nella parte relativa al  “comparto difesa” , dunque il personale delle FF.AA.  Dovranno dunque essere tagliate circa 6000 unità, che godranno dell’ARQ – aspettativa riduzione quadri- con stipendio ridotto al 95%,  atteso che la componente che fa riferimento al “comparto sicurezza”  (PS, CC, V.F.,  etc.) ne è invece esclusa al pari delle altre categorie di cui al c. 7.

L’ art. 2 del D.L. 95 è rimasto sostanzialmente invariato in sede di conversione in legge del provvedimento. Queste le poche novità:  previsione di graduale riduzione dei volumi organici militari entro il 1.1.2016;  i Regolamenti di organizzazione dei Ministeri attuativi delle riduzione di Uffici e organici dovranno essere adottati con DPCM; informazione alle OO.SS. per la riorganizzazione degli Uffici e esame congiunto con le stesse, ma “limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro”.

In sede di conversione in legge, sono rimaste invariate anche altre parti del DL 95 che interessano la Difesa: le riduzioni dei finanziamenti 2012-2014 per A.I.D. (art. 7 comma 5); la riduzione di un terzo della spesa per le missioni all’estero;  la conferma della mini naia, pur con risorse ridotte (uno spreco che continua).  E, naturalmente, la mancata riduzione delle spese per l’acquisto di armamenti, caccia F35 in primis.  Di nuovo,  invece, il transito al Comune di Venezia del compendio arsenalizio oggi non utilizzato.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: A.C. 5389 – testo DL 95 con le le modifiche votate da Senato e Camera

Allegato 2: IL SOLE – DL 95 conv. in legge – testo con commento

Notiziario n. 107 del 31 luglio 2012 –

Il Sottosegretario alla Difesa dr. Gianluigi Magri

Nella giornata odierna si è svolta a palazzo Baracchini una riunione tra la nostra O.S. e il  Sottosegretario dr. G. Magri, che ha avuto all’o.d.g. il D.L. 6.07.2012, n. 95 sulla c.d. “spending review”.

Come si ricorderà, l’art. 2 del predetto D.L. che proprio oggi ha avuto il via libera del Senato,  prevede una riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali, di livello generale e non,  e un taglio del 10% della spesa rispetto agli organici derivanti dall’attuazione del D.L. 138/2011. Una nuova sforbiciata, dunque, la quarta in ordine di tempo dal 2008 ad oggi, che  potrebbe avere questa volta effetti pesanti, come abbiamo avuto modo di segnalare al Ministro nel corso dell’incontro del 17 u.s. (vds. Notiziario n. 100).

Nel suo intervento iniziale,  il Sottosegretario Magri, posto che la legge di conversione non dovrebbe recare modifiche all’art. 2 nella parte di nostro interesse, ci ha comunicato che l’Amministrazione ha approfondito alcuni aspetti relativi alla possibilità, offerta dal comma 11, let a),  di accesso al trattamento pensionistico con le regole ante riforma Fornero per i lavoratori che risultino in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi entro il 31.12.2014.   Da questi approfondimenti, e dalle simulazioni effettuate incrociando i dati anagrafici e quelli relativi all’anzianità contributiva,  emergerebbero dati interessanti che in ogni caso dovranno essere verificati in sede INPS.  Per quanto attiene la mobilità,  seconda leva per evitare i collocamenti in disponibilità,  il Sottosegretario ha ribadito gli indirizzi impartiti dal Ministro (si veda la nota consegnata in riunione e allegata al presente Notiziario), segnalando l’imminente avvio dei tavoli tecnici (la prima riunione è prevista il 2 p.v. a Persociv)

Nel suo intervento, la nostra O.S. ha innanzitutto ribadito il proprio dissenso in merito alla scelta del Governo di ricomprendere anche la Difesa tra le Amministrazioni destinatarie dei tagli di cui sopra, pur a fronte di una spending review molto in profondità quale è quella prevista dalla riforma Di Paola, ma che in ogni caso non tocca sprechi, privilegi borbonici e  acquisti di armamenti (F35 in primis).

 FLP DIFESA ha preso atto dei dati rilevati in ordine ai pensionamenti fino al 2014, che aspettiamo di conoscere nel dettaglio;  ha segnalato però che, anche nel caso in cui i pensionamenti risolvessero in  toto il problema esuberi,  laddove l’ attuale  dotazione di area 1^ trovasse conferma nel DPCM sui nuovi organici che dovrà vedere la luce entro il 31 ottobre p.v., permarrebbe comunque la condizione di esubero della quasi totalità dei lavoratori di prima area, che, stante la difficile collocabilità in altre AA. PP., aprirebbe la prospettiva nefasta del collocamento in disponibilità (24 mesi con retribuzione al 60%, e poi il licenziamento). Per evitare questo problema, occorrerà trovare una soluzione ad hoc, che per FLP DIFESA potrebbe consistere in una norma che preveda che il soprannumero  sia rilevato con riferimento alle  dotazioni complessive di Ministero e non con riferimento alle singole aree.

In merito alla “questione mobilità”,  la nostra O.S. ha preso positivamente atto dell’avvio dei tavoli tecnici, ribadendo la propria richiesta che si parta dalla mobilità interna, tenuto anche conto della necessità di disporre di un quadro di riferimento più preciso per quanto riguarda le collocabilità in ambito altre AA.PP. (il Ministro Patroni Griffi ha detto ieri alle OO.SS. che fornirà numeri e dati a settembre).

Infine, su nostra richiesta, il dr. Magri ha precisato che, in questa fase,  è intendimento dell’A.D. di far transitare nei ruoli civili il solo personale militare non idoneo ex D.M. 18.04.2002, evitando così ulteriori ingressi che graverebbe sulle posizioni soprannumerarie.  Bene, ma resta comunque il problema legato alle previsioni del disegno di legge delega di riforma dello strumento militare (transiti in soprannumero nei ruoli civili del personale militare in esubero) che crediamo non subiranno modifiche durante il percorso in Parlamento.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Nota Gabinetto Difesa del 31.07.2012 sulla mobilità del personale civile

Notiziario n. 98 del 17 luglio 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 17 diffuso in data odierna che contiene le proposte della nostra Confederazione per modificare i provvedimenti già in vigore sulla c.d. “spending review” (D.L. 27.06.2012, n. 87 e D.L. 6.07.2012, n. 95),  e comunica che la Federazione FLP  ha indetto  per mercoledì 25 luglio p.v. una giornata di mobilitazione nazionale dei lavoratori pubblici in concomitanza con la riunione  convocata in pari data dal Ministro Patroni Griffi.

Dopo aver accantonato l’accordo del 3 maggio scorso e aver avallato le inique norme sul lavoro pubblico all’interno del decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012 sulla spending-review, il ministro Patroni Griffi ha convocato le confederazioni sindacali per il 25 luglio, probabilmente per dare immediata attuazione alle parti più vincolanti e punitive per i lavoratori pubblici del predetto decreto.

 Altro che legge delega e confronto sui decreti attuativi, che avevano portato la CSE a suo tempo a firmare l’accordo del 3 maggio con il quale si era concordata la fine dei tagli lineari, la valorizzazione del personale, la riorganizzazione della macchina pubblica anche attraverso specifici programmi di formazione e riqualificazione del personale, la revisione e l’introduzione di nuovi e diversi criteri di managerialità e di valutazione reale delle performance.

 Con questi presupposti ci presenteremo alla riunione del 25i luglio e chiederemo conto al Ministro delle scelte operate, chiedendo al Governo e al Parlamento chiamato a convertire in legge il decreto, le modifiche necessarie per rispettare gli impegni assunti e invertire l’inaccettabile politica di smantellamento della pubblica amministrazione e dei diritti dei lavoratori.

                                                                                          LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Si prega di dare la massima diffusione tra i lavoratori della Difesa al presente Notiziario.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: Proposte di CSE per la spending review

Allegato 2: Locandina iniziative FLP

Allegato 3: Convocazione Funzione Publica per il 25 luglio 2012

La bandiera del Ministero Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 26 del 17.02.2012 –

Dopo il Consiglio Supremo di Difesa, il Consiglio dei Ministri e, ieri, le Commissioni Difesa di Camera e Senato,  il Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola  ha illustrato nel pomeriggio di oggi alle OO.SS. nazionali le linee guida del suo progetto di riduzione dello strumento militare, che sono poi quelle contenute nella relazione illustrata in Parlamento e allegata al nostro Notiziario n. 24 di ieri.

In estrema sintesi: il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni (-30%);  occorre dunque procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa, e, non potendo agire sulla parte ”esercizio” ridotta davvero al lumicino, occorrerà ridurre gli impegni sulla voce “investimenti”  (è già previsto il taglio di 40 caccia F35 rispetto agli iniziali 131) e, soprattutto, sulla voce  “personale”   che oggi incide per il 70% sul bilancio complessivo (la media europea viaggia intorno al 50%):  da qui i tagli (43mila in totale, 10mila civili e 33mila militari), ma in un  periodo di  10/12 anni, e solo attraverso la mobilità verso altre Amministrazioni, e dunque senza alcuna formalizzazione di esuberi.

All’introduzione del Ministro, hanno fatto seguito gli interventi delle OO.SS. . La nostra O.S. ha innanzitutto ringraziato il Ministro per aver voluto  l’incontro e un primo confronto anche con le Parti sociali, ed ha poi espresso le proprie considerazioni al riguardo, che proviamo a riassumere per punti.

  1. Piena comprensione da parte nostra per le ragioni che sono alla base del progetto di riduzione, ragioni che affondano le radici nei micidiali tagli di bilancio di questi anni, in particolare dal 2008 ad oggi. C’è attualmente uno squilibrio patologico tra le disponibilità finanziarie e l’attuale strumento militare   (ipertrofico sotto il profilo dimensionale e ipotrofico sotto l’aspetto funzionale, sono parole dello stesso Ministro), e non si può non intervenire rapidamente per evitare il “default” che è dietro l’angolo.
  2. Apprezzamento  per  il fatto che il Ministro non è ricorso ai soliti ragionamenti del passato (le spese per la “funzione Difesa” in rapporto al PIL sono quasi la metà rispetto ad altri Paesi europei, dunque occorrono più risorse),  che oggi i cittadini non comprenderebbero alla luce della crisi enorme che il Paese sta attraversando. E dunque è evidente che il sistema va riequilibrato al proprio interno, sulla base di una stabilizzazione nel triennio delle risorse assegnate per esercizio (attualmente, 14, 1 mld).
  3. Presa d’atto degli intendimenti in merito alle leve da utilizzare per la riduzione della strumento, con piena condivisione rispetto alla scelta di ridurre la voce “investimenti” (la nostra O.S. ha auspicato la riduzione dell’impegno per gli F35,  40 velivoli in meno sono  un primo importante segnale in quel senso).
  4. In merito ai tagli di personale preannunciati, la dimensione proposta non può non indurre riserve e preoccupazioni da parte nostra. Riserve anche per alcune contraddizioni che emergono: se il problema è recuperare risorse,  l’apporto dei tagli sul personale civile è proporzionalmente superiore rispetto a quelli sul personale militare, ma sotto il profilo finanziario significativamente molto più basso, tenuto conto che una unità militare costa mediamente più del doppio della corrispondente civile. E’ necessario dunque, a nostro avviso, un riequilibrio e serve conoscere più da vicino gli effettivi costi del personale.
  5. Apprezzamento in particolare da parte nostra sul fatto che, ai fini delle riduzioni di personale preannunciate dal Ministro, l’orizzonte temporale viene fissato sui 10/12 anni, il che,  alla luce delle cessazioni dal servizio che ci saranno nello stesso periodo (pensionamenti e altro), ne riduce significativamente la portata e  consente un atterraggio più morbido e verosimilmente più gestibile.
  6. Condivisione da parte nostra anche per lo strumento che si intende utilizzare per la gestione delle eccedenze, che il Ministro ha dichiarato essere solo ed esclusivamente l’istituto della mobilità  verso altre Amministrazioni. Dunque, è questa è davvero una notizia confortante, non si intenderebbe procedere attraverso alcuna formalizzazione di esuberi, che, in considerazione delle norme introdotte dalla triade Berlusconi-Tremonti-Brunetta con le leggi 148 e 183/2011,  comporterebbero davvero lacrime e sangue per i lavoratori coinvolti, ma si procederà solo attraverso la mobilità. A tal riguardo, però, abbiamo rappresentato la necessita di ripensare le regole di questo istituto, nella parte in cui ne condizionano la praticabilità al “nulla osta” delle AA.PP. riceventi, molte delle quali sono in riordino. Le esperienze di questi anni dimostrano che troppi sono ancora i “no”, anche nei riempieghi (Pavia docet).

Dunque occorre un intervento regolatore di livello più alto, tenuto conto che la riduzione dello strumento militare non è problema solo della Difesa, ma interessa il sistema paese e il sistema stato.

Queste, le nostre considerazioni in merito alle linee guida del progetto dell’amm. Di Paola.

Nel nostro intervento, abbiamo però portato all’attenzione del Ministro ulteriori riflessioni di carattere politico, che proviamo di seguito a riassumere brevemente.

Nel suo intervento di replica, il Ministro ha assicurato due cose importanti: la gestione dei tagli solo attraverso la mobilità e senza alcuna formalizzazione di esuberi e l’intendimento di procedere attraverso il confronto costante con le Parti sociali, rendendosi anche disponibile in prima persona.

Dunque,  un incontro che ha consentito di chiarire positivamente alcuni importantissimi aspetti per la fase difficile che si apre,  ma che ovviamente avranno bisogno di successive verifiche sul campo.

(Giancarlo PITTELLI)

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 13.01.2012

Con un ritardo di quasi un mese,  è stato reso noto il testo del resoconto sul seguito dell’audizione del Ministro Di Paola che ha avuto luogo nel corso della riunione congiunta delle Commissioni Difesa di Camera e Senato del 14 dicembre u.s. (per la prima parte, si veda il Notiziario n. 143 del 2.12.2011).

In questa seconda puntata, in risposta alle questioni e agli interrogativi posti dagli intervenuti, il Ministro ha svolto ulteriori considerazioni sulle quali val la pena di soffermarsi e fare qualche riflessione. Il Ministro ha ribadito che l’esigenza di rivedere la struttura dello strumento militare (e non del modello difesa, ha precisato, che resterà lo stesso, e cioè quello c.d. “professionale”) nasce dalla criticissima situazione di bilancio della Difesa conseguente ai ripetuti tagli di risorse intervenuti nel corso di questi ultimi.  Ed ha fornito dati precisi:  prendendo a riferimento il periodo che va dal 2004 ad oggi, i tagli si sono scaricati tutti sul c.d. “esercizio” (“passato dal 24% del 2004 all’ 11,1 del 2012”)  e questo anche a causa dell’incomprimibilità delle spese per il personale che ovviamente sono proporzionalmente cresciute (“dal 54% del 2004 al 70,51% del 2012”).  “Di fronte a questa verità”, ha proseguito l’amm. Di Paola, “un Parlamento, un Governo e un Ministro responsabili non possono non rendersi conto che la situazione non può reggere, anche perché nella legge di stabilità gli andamenti stimati per il 2013 e il 2014 sono gli stessi. Un sistema di questo tipo non può reggere. La conclusione di tutto questo è l’asfissia delle capacità operative,  perché avremo tanti militari ma non li potremo addestrare, vestire e far operare”.  

Dunque,  stando così le cose, è chiaro per il Ministro che, dei tre grandi capitoli in cui si articola il bilancio della Difesa e cioè “personale”, “esercizio” e “investimento”,  occorrerà agire sulle spese del personale,  posto che quelle dell’esercizio sono al lumicino e quelle destinate all’investimento subiranno in toto i tagli disposti con la legge di stabilità 2012 (1,444 mld €).  E per ridurre le spese del personale occorre ridurne la quantità, operando soprattutto su alcuni ruoli, per esempio “i famosi marescialli” , che rispetto all’attuale modello a 190mila unità, rappresentano “una bolla di 30 mila unità”, e la cui uscita dalla Difesa potrà essere anticipata anche, aggiungiamo noi, attuando la mobilità prevista dalla L.183/2011.

Ma, ha proseguito il Ministro, “non è solo questione di ridurre il personale – cosa peraltro ineludibile – ma anche di ridurre le strutture, con una forte razionalizzazione”. E qui sono partite dall’amm. Di Paola  decise  bacchettate ai parlamentari,  ai quali ha fatto una vera e propria reprimenda,  raccomandando loro  di guardare all’interesse generale senza farsi portavoce, come spesso succede per meri interessi elettorali,  di iniziative di contrasto ai provvedimenti di soppressione che riguardano Enti insistenti nel loro territorio. E ha concluso addirittura con un appello ai parlamentari: “In merito chiamo anche voi all’assunzione di responsabilità”.  Mah, un tono cattedratico, un po’ fuori posto a nostro giudizio!

Infine, la chiusa finale che rappresenta la summa degli intendimenti del Ministro: “Ci dovrà essere anche una grossa ristrutturazione dei programmi. Noi agiremo su tutti i tre settori, per lo meno in prospettiva: dovremo agire sul personale, sulle strutture in maniera incisiva e su determinati programmi di investimento”, promettendo a conclusione  che “quando avrò un quadro quanto meno dignitosamente serio, verrò da voi a comunicarvi quello che penso si debba fare”.

Lo diciamo con franchezza, il discorso del Ministro non ci è piaciuto molto. Quel suo continuo richiamo alla necessità di ridurre il personale può anche essere comprensibile, ma sarebbe più accettabile se venisse preceduto da altre richiami, per esempio alla necessità di azzerare sprechi inammissibili  e privilegi inaccettabili che ancora albergano nella Difesa. Avremo modo di ritornare presto sull’argomento.

All: Resoconto audizione Ministro Di Paola

Tagli al personale






TAGLI DI PERSONALE IN 10 ANNI, MA ATTRAVERSO LA MOBILITA’

17 Feb 2012 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 26 del 17.02.2012 – Dopo il Consiglio Supremo di Difesa, il Consiglio dei Ministri e, ieri, le Commissioni Difesa di Camera e Senato,  il Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola  ha illustrato nel pomeriggio di oggi alle OO.SS. nazionali le linee guida del suo progetto di riduzione dello strumento militare, […]


IL MINISTRO DI PAOLA RIBADISCE LA NECESSITA’ DI TAGLI AL PERSONALE

15 Gen 2012 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 13.01.2012 Con un ritardo di quasi un mese,  è stato reso noto il testo del resoconto sul seguito dell’audizione del Ministro Di Paola che ha avuto luogo nel corso della riunione congiunta delle Commissioni Difesa di Camera e Senato del 14 dicembre u.s. (per la prima parte, si veda […]


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