La Commissione Difesa del Senato ha dato il via libera il 17 u.s. al disegno di legge delega per la riduzione dello strumento militare presentato dal Ministro il 23 aprile u.s. (Atto Senato n. 3271).
Il progetto di riforma nasce dalle difficoltà finanziarie attuali della Difesa ed è finalizzato a riequilibrare la spesa riducendo le spese per il personale (circa il 70% sul complessivo, di cui per il personale civile solo il 10%) a beneficio del c.d. “esercizio”. Da qui, la prevista riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesa, attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione in chiave soprattutto interforze e il taglio sino al 2024 di 10mila posti organici civili e di 33mila militari, la gran parte dei quali “smaltiti” tramite l’estensione dell’ARQ e il transito nei ruoli civili. Un progetto di riforma che a FLP è piaciuto poco, anche perché completamente privo di scelte nuove e significative sul versante dell’impiego civile (no formazione, no riqualificazione, no civilizzazione, etc.) e con la preoccupante prospettiva di diventare lo sfogatoio di tantissima parte degli esuberi militari. Per questo la nostra O.S. si è mobilitata con le centinaia di assemblee fatte nella primavera scorsa, siamo scesi in piazza con la grande manifestazione nazionale del 6 luglio (vds. Notiziario n.94 del 9.07.2012) e abbiamo lavorato sul fronte parlamentare sollecitando emendamenti, un paio dei quali andati parzialmente a segno.
Il nuovo testo votato dalla Commissione Difesa del Senatorisulta modificato in alcune parti rispetto a quello adottato dal Consiglio dei Ministri e di cui all’A.S.n.3271, che comunque risultava già cambiato in alcune parti significative rispetto a quello iniziale proposto dal Ministro. In allegato, il nuovo testo votato dalla Commissione, coordinato con le integrazioni/modifiche evidenziate in verde.
Le novità più rilevanti riguardano la parte finanziaria (art.4): viene assicurata (e menomale!) centralità al ruolo del Parlamento, che è chiamato ad esprimere pareri vincolanti, e viene eliminata la previsione che assegnava al Ministero Difesa la possibilità di attività negoziali sugli armamenti all’estero.
L’ art.2 (principi e criteri della riforma) contiene due novità che FLP DIFESA aveva sollecitato (riordino sanità militare –co. 5– e Stabilimenti industriali –let. d-bis-), anche se con contenuti un pò diversi di quelli da noi immaginati (per es: non c’è nessun accenno al riefficientamento di Arsenali e Poli!).
L’art. 3 (“Princìpi e criteri direttivi per la revisione delle dotazioni organiche del personale militare e civile…”), checontiene la parte di più stretto interesse del personale civile e militare, risulta praticamente invariato rispetto al testo entrato al Senato, segno evidente che neanche una sola delle richieste venute dal Sindacato (si vedano i documenti consegnati nell’audizione parlamentare) hanno trovato accoglimento dalle forze politiche. Speravamo che almeno in questa circostanza ci fosse un po’ più di attenzione sulle questioni che toccano da vicino i civili, ma evidentemente sbagliavamo.
In allegato, il resoconto parlamentare della seduta della Commissione del 17 u.s., nel quale sono registrate le dichiarazioni di voto finale delle forze politiche, che esprimono quasi tutte pieno apprezzamento per il progetto del Ministro, anche quelle che si dichiaravano inizialmente critiche. Il nostro giudizio è invece fortemente negativo: ancora una volta, solo tagli di personale e di strutture; non c’è dentro una vera riqualificazione della spesa; non ci sono misure di abbattimento di sprechi e privilegi borbonici che sono ancora tanti; non c’è riduzione di spesa in armamenti. Una riforma che nasce già vecchia, e di cui pagheremo le pesanti conseguenze nei prossimi anni. Un giudizio negativo, il nostro, che fa però il paio con quello delle Rappresentanze militari: il COCER Esercito parla di “totale non condivisione” del progetto e di “provvedimenti devastanti”! E noi non possiamo che essere d’accordo!
L’Amministrazione della Difesa ha definito e già inviato alla Funzione Pubblica (FP) la proposta di riduzione degli organici civili in applicazione dell’art. 2 Legge 8.08.2012, n. 135 (“spending review”), che è stata messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva n. 10 a firma del Ministro Patroni Griffi. In allegato, la nota del Gabinetto con la relativa tabella che ricomprende sia i nuovi organici riferiti al personale non dirigente che quelli riferiti al personale non dirigente.
Con riferimento alle aree funzionali, rispetto a quanto anticipato alle OO.SS. nella riunione del 2 u.s. (si veda a tal riguardo il nostro Notiziario n. 129 di pari data e relativa tabella allegata), la proposta inviata alla F.P. mantiene lo stesso impianto e le stesse scelte di fondofinalizzate a scongiurare situazioni di esubero al 30 giugno 2013 che verrebbero collocate nelle “liste di disponibilità” (la c.d. “cassa integrazione degli statali”, con trattamento economico pari al 65% circa di quello complessivo attuale e per un massimo di 24 mesi, dopo i quali si aprirebbero le porte del licenziamento e dell’uscita dai ruoli). Cambiano solo alcuni numeri in conseguenza delle ultime verifiche effettuate dall’Amministrazione in ordine ai lavoratori che matureranno i requisiti per il collocamento in pensione al 31 ottobre p.v., ma il risultato finale appare addirittura più favorevole in quanto si riduce il numero dei soprannumeri (rispetto a quanto comunicato nella riunione del 2 u.s.: -10 in area 1^ e -153 in area 2^). Dunque, a fronte del numero di posizioni riassorbibili rilevate da Persociv e comunicate alle OO.SS. nella riunione del 2 u.s., si allarga il paracadute per evitare i rischi di collocamento in disponibilità e di perdita di posti di lavoro. In allegato, la tabella riassuntiva da noi rielaborata in base ai dati contenuti nella tabella del Gabinetto.
Rispetto agli organici attuali, derivanti dall’ ultimo taglio apportato in applicazione della Legge 148/2011 il cui DPR attuativo è ancora in corso di registrazione, il dato più significativo, val la pena di ribadirlo, riguarda la scelta di recuperare in dotazione organica il personale di area 1^ (al netto dei pensionamenti previsti fino al 2014), una operazione questa che oggi tutte le OO.SS. segnalano come frutto della propria iniziativa, anche chi a suo tempo (era la primavera del 2005) condivise la proposta e acconsentì alla cancellazione dagli organici di quasi tutto il personale di area 1^. FLP DIFESA assunse allora una posizione decisamente contraria, come è dimostrabile dalla lettura del nostro Notiziario n. 27 del 31.03.2005, che pubblichiamo in allegato sul nostro sito web a beneficio di quanti, e non sono pochi, hanno nel frattempo smarrito la memoria. Come sono altrettanto dimostrabili, attraverso l’ archivio storico della nostra O.S. accessibile dal nostro sito web, le tante iniziative avviate dalla nostra O.S. nel corso di questi ultimi anni per rimarginare quella ferita che altri, anche recentemente, hanno rivendicato come scelta di grande responsabilità!
La proposta messa a punto dall’Amministrazione dovrà ora passare al vaglio della Funzione Pubblica ed essere “valutata ed approvata nel quadro più generale relativo a tutte le pubbliche Amministrazioni”. Noi ovviamente speriamo che l’intelligente quadratura trovata dall’Amministrazione della Difesa non registri ostacoli di sorta a Palazzo Vidoni.
Si è tenuta oggi a Palazzo Baracchini una riunione con il Sottosegretario Magri convocata urgentemente in data di ieri: all’o.d.g., l’esame della proposta della nostra Amministrazione sulla rideterminazione degli organici in applicazione dell’art. 2, comma 1, della Legge 7.08.2012, n. 135 (“spending review”) che dovrà essere inoltrata alla Funzione Pubblica (F.P.) entro il 4 p.v. e che è stata messa a punto sulla base degli indirizzi della Direttiva n. 10 datata 24.09.2012, che è pubblicata sul nostro sito.
Come è ampiamente noto ai colleghi, la norma sopra richiamata prevede il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non) e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di tale personale”, riferito al pensonale non dirigente. Applicando i criteri di calcolo presenti negli allegati della Direttiva n. 10, l’ Amministrazione ha calcolato che la spesa complessiva per il personale è pari € 931.149.418,20 e pertanto la riduzione del 10% della spesa dovrà corrispondere a € 93.114.941,82.
Rispetto alla dotazione organica attuale discendente dal D.L. 138/2011 convertito dalla Legge 148/2011 ( n. 30.283 di cui: n. 63 in area 1; n. 26.590 in area 2^ e n. 3.630 in area 3^), la proposta della Amministrazione in applicazione della L. 135/2012 prevede il taglio complessivo di n. 2.536 posizioni organiche, attestandosi la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente a complessive n. 27.747 unità, così distribuite: n. 1.824 in area 1 (attualmente: n. 63); n. 23.230 in area 2^ (attualmente: n. 26.590) e n. 2.693 in area 3^ (attualmente n. 3630). Sono, più o meno, i numeri complessivi, contenuti nella relazione della Ragioneria Generale all’A.S. 3271 (disegno di legge delega di riforma , da noi anticipati nel Notiziario n. 128 del 1 u.s.)
Balza immediatamente agli occhi la grande novità contenuta nella proposta dell’Amministrazione: la reimmissione in organico di oltre 1.750 lavoratori di area 1^ (p.p. “ausiliario”), lavoratori fino ad oggi quasi tutti in eccedenza e sui quali pendeva maggiormente il rischio esubero al 30.06.2013 e di collocamento in disponibilità (trattamento complessivo al 65% per 24 mesi). I colleghi che ci seguono sanno bene che il ripopolamento dell’organico dell’ area 1^, dopo la scelta azzardata del 2005 (DPCM 22 lug) fatta dall’A.D. con il consenso di CGIL-CISL-UIL, era stata la prima richiesta di FLP DIFESA finalizzata ad evitare che tutto il costo dell’ “operazione spending” si scaricasse sulle gracili e tartassate spalle del personale di area 1^. Quella richiesta era stata giudicata allora dalla stessa Amministrazione (e anche direttamente dal Ministro Di Paola nella riunione del 17 luglio u.s., in risposta a una nostra sollecitazione) come difficilmente praticabile; e invece la Direttiva della F.P. pare averla resa praticabile attraverso la c.d. “compensazione interna” nella parte in cui prevede che “.. il soprannumero di un’area/profilo è eventualmente possibile neutralizzarlo riducendo le disponibilità di posti nelle altre aree secondo una corrispondenza di valore finanziario”). Gli organici di area 2^ vengono così ridotti di 3.360 unita e quelli di area 3^ di 937 unità rispetto a quelli discendenti dal D.L. 138.
Le presenze effettive di personale stimate da Persociv al 31.10.2012 sono invece le seguenti: n. 2.056 in area 1^; n. 24.723 in area 2^ e n. 2.518 in area 3^. Rispetto alle nuove dotazioni organiche proposte dall’A.D., emergerebbero eccedenze in area 1^ per n. 232 unita e in area 2^ per n. 1493, e invece carenze per n. 175 unità in area 3^ (sono i posti che dovrebbero venire occupati dai vincitori di concorsi pubblici indetti dall’A.D., una volta emanata dalla F.P. l’autorizzazione alle assunzioni 2011).
Dunque, i cosiddetti “soprannumeri” allocherebbero in area 1^ (n. 232) e soprattutto in area 2^ (n. 1.493), e anche questi numeri si leggevano nella relazione della Ragioneria Generale (vds. Notiziario n. 128). Ma sarebbero comunque tutti ampiamente riassorbibili, in ragione della possibilità offerta dall’art. 2, comma 1, let. a) L. 135 (pensionabilità al 31.12.2014 con le regole ante riforma Fornero per un numero esattamente pari in area 1^ (n. 232) e per un numero quasi doppio in area 2^ (n. 2.560).
Nessun soprannumero riassorbibile allocherebbe invece in area 3^, ancorchè i lavoratori che maturerebbero i requisiti ante Fornero al 31.12.2014 sarebbero stimati da Persociv in numero di 310.
I numeri che abbiamo riferito sono stati tutti indicati in riunione dal Vice Capo di Gabinetto dr.ssa A. Fava, ma va precisato che sono numeri tutti ancora suscettibili di affinamenti successivi e dunque da prendere ancora non alla lettera (su nostra richiesta, l’Amministrazione si è impegnata a fornire alle OO.SS. nazionali i numeri definitivi che troveranno posto nella proposta che la Difesa inoltrerà alla F.P. entro il 4 p.v.). In allegato, una tabella da noi predisposta che riassume tutti i numeri dati dall’Amministrazione nel corso della riunione di oggi con le OO.SS. nazionali.
Al di là dei numeri, comunque, rimangono le scelte di fondo operate dall’Amministrazione, che dovrebbero consentirci di superare le forche caudine della spending review, che tante preoccupazioni ha indotto nella nostra gente, e di superarle attraverso la sola leva della “compensazione interna” . Va infatti precisato che l’Amministrazione non ha preso in considerazione l’utilizzo della seconda leva prevista dalla Direttiva, la “compensazione verticale” che coinvolge gli Enti vigilati (nel nostro caso, avrebbe interessato l’Agenzia Industrie Difesa).
Nel suo intervento, la nostra O.S. ha innanzitutto dato atto all’Amministrazione di aver messo a punto una proposta intelligente ed efficace che, laddove venisse recepita in toto dalla F.P. come noi ci auguriamo, ci consentirebbe di ridurre a zero i rischi di perdita di posti di lavoro e di mantenere gli attuali livelli di personale occupato, un risultato questo nel quale avevamo sperato. Va inoltre aggiunto che l’annoso problema degli ausiliari, per il quale tanto la nostra O.S. ha detto, scritto e lavorato in questi anni, trova all’interno di questa proposta una sua prima concreta soluzione che si concretizza nell’azzeramento delle attuali eccedenze, che avrebbero avuto scarse possibilità di transito verso altre Amministrazioni. Sotto questo profilo, la fiducia nel buon lavoro di Persociv e l’ottimismo che avevamo espresso sulla possibilità di trovare soluzioni per azzerare la possibilità di esuberi, non erano poi così campate in aria. Bene davvero!
FLP DIFESA ha però posto altre questioni, che brevemente qui richiamiamo. La prima, fa riferimento al “cronoprogramma” indicato nell’ultima parte della Direttiva F.P. n. 10. Entro il 31 dicembre 2012, l’Amministrazione dovrà: quantificare “i soprannumerari sulla base dei presenti alla data di adozione del DPCM”; predisporre “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”; individuare “nominativamente il personale in possesso dei requisiti” per il pensionamento, sia con le regole ante Fornero sia secondo il regime ordinario; comunicare “al personale interessato la data di collocamento a riposo”; infine, individuare “i soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”. Si tratta di incombenze importantissime e decisive, rispetto alle quali la nostra O.S. ha chiesto tavoli di confronto preventivi per dare massima trasparenza alle scelte e consentire al Sindacato di offrire il proprio contributo. Sappiamo bene che la F.P. ha preannunciato una successiva direttiva recante i criteri in merito alle incombenze di cui sopra, e sappiamo anche che ci saranno tavoli di confronto con le OO.SS. a palazzo Vidoni; è però necessario, lo abbiamo detto al dr. Magri, che “l’informazione alle OO.SS.” prevista dalla Direttiva stessa sia, mai come questa volta, onorata pienamente e in tempi congrui, anche perché questa volta le scelte potrebbero incidere sulla pelle viva dei lavoratori.
In ultimo, accenniamo alle scelte che l’Amministrazione ci ha comunicato sul fronte degli Uffici Dirigenziali, Generali e non, che dovranno subire un taglio in misura non inferiore al 20%. Attualmente, sono n. 133 i nostri dirigenti civili, di cui n. 6 in Giustizia Militare, settore però immune dai tagli (sia di Uffici che di organici) rientrando nelle esclusioni di cui al comma 7. Dei 127 Dirigenti interessati, il taglio del 20% comporterà la perdita di 25 unità, e dunque la dotazione residua sarà di n. 102 Dirigenti (più i 6 della Giustizia Militare), per un totale di n. 108 complessivi post spending review. Degli attuali n. 11 Dirigenti Generali, ne verranno così cancellati n. 2, con un residuo di n. 9 unità, che risulta fortunatamente pari al numero degli effettivi.
A conclusione di questo Notiziario, desideriamo sottoporre una riflessione a tutti i colleghi. Tutte le Parti, in riunione, hanno apprezzato il lavoro svolto nella circostanza dalla nostra Direzione Generale e dal suo Direttore: senza questo lavoro, oggi forse i numeri sarebbero diversi e gli esuberi dietro l’angolo. Eppure, c’è chi lavora per cancellare Persociv! Per quanto ci riguarda, FLP DIFESA non sarà mai d’accordo con questa scelta che, se effettivamente operata, determinerà tali e tanti problemi di cui porterà piena responsabilità in primo luogo lo stesso Vertice politico.
E’ ripreso in Commissione Difesa del Senato l’esame congiunto sul disegno di legge delega (DDLD) per la riduzione dello strumento militare (Atto Senato n. 3271), presentato dal Ministro Di Paola in data 23 apr. u.s. e dei cui contenuti ci siamo già occupati in molti Notiziari (in particolare, nn. 53, 60 e 68 c.a.).
Come è ben noto, il progetto del Ministro è finalizzato a riequilibrare la spesa sul versante del c.d. “esercizio” riducendo le spese del personale. Da qui, la prevista riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesa attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione, in chiave soprattutto interforze, e il taglio al 2024 di 10mila posti organici civili e di 33mila militari, la gran parte dei quali smaltiti tramite l’estensione dell’ARQ e il transito nei ruoli civili. Un progetto che a noi non è piaciuto molto e rispetto al quale abbiamo indetto una manifestazione nazionale di protesta il 6 luglio u.s..
Come è però altrettanto noto, in modo del tutto imprevisto anche per gli stessi Vertici della nostra Amministrazione, il DDLD è stato superato in corsa dal D.L. 95 (“spending review”), che ha determinato una forte e preoccupante accelerazione in ordine ai tagli di organici e Uffici, di cui vedremo gli approdi (“posizioni soprannumerarie”) nel DPCM che dovrà essere adottato entro il 31 ottobre p.v. .
Tornando alla Commissione Difesa del Senato, chiuso ad agosto l’iter parlamentare per la conversione del D.L. 95, è ripreso in questi giorni l’esame del DDLD, che come si ricorderà aveva visto nei primi di luglio la presentazione di parecchi emendamenti, alcuni dei quali sollecitati dalla nostra O.S. (area industriale e riordino sanità, in particolare). Nella riunione del 27 u.s., è stata decisa la riapertura del termine per la presentazione di ulteriori emendamenti, che potrebbe essere fissato per domani. Entro metà ottobre ci potrebbe essere il pronunciamento conclusivo della Commissione Senato, e quindi il rinvio all’Aula per il voto; successivamente, il DDLD dovrà approdare alla Camera (Commissione Difesa e poi Aula). Domanda cruciale: ce la farà il DDLD a diventare legge prima della fine della legislatura?Qualche dubbio è a questo punto lecito, tenuto conto che si voterà probabilmente a marzo; diventa comunque difficile immaginare che Di Paola riesca a far adottare i decreti delegati (attuativi) prima della fine del suo mandato. Forse anche per questo assistiamo alle fughe in avanti di questi giorni (riordino Sanita; accorpamento DD.GG.), al netto di qualsiasi informazione e/o confronto con le OO.SS.
In attesa di conoscere il testo votato dal Senato, è interessante soffermarsi su alcuni passaggi della relazione tecnica al DDLD predisposta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Interessanti le considerazioni svolte in merito alla riduzione organica del personale militare, laddove si afferma che, per raggiungere l’obiettivo dei 150mila nel 2024, le misure “dirette ad agevolare il transito di contingenti di personale militare nei ruoli del personale civile del Ministero della Difesa e delle altre PP.AA., ovvero ad agevolare e accelerare la fuoruscita anticipata del personale militare, dovranno interessare non meno di 22.669 unità..” (di questi, quale sarà numero dei transitati nei ruoli civili? migliaia certamente!). Ma ancor più interessanti risultano i passaggi che la relazione della Ragioneria offre sul versante dei tagli di personale civile: la dotazione organica discendente dalla L. 135 dovrebbe attestarsi su 9 dirigenti generali e 144 non generali, mentre quella riferita al personale non dirigente dovrebbe attestarsi sulle 27.800 unità, con una perdita secca di 2.481 posti rispetto agli organici attuali (30.281). Tenuto conto delle presenze effettive (al 30 giu. u.s. eravamo in 29.430), i soprannumeri dovrebbero dunque attestarsi sui 1.600 circa e la totale riassorbibilità potrebbe essere allora un traguardo raggiungibile
In allegato, la relazione della Ragioneria e il nuovo “Dossier” del Senato sul DDLD.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 22 del 28 settembre 2012 relativo ai contenuti e alle risultanze conclusive della riunione avvenuta in data 25 u.s. tra le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative (per noi, CSE) e il Ministro della Funzione Pubblica in merito alle problematiche del pubblico impiego connesse con l’attuazione della spending review.
” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni l’ennesimo incontro con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi. La data stessa scelta per la convocazione – tre giorni prima dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali – non ha potuto far altro che polarizzare le posizioni al tavolo: il risultato è che i lavoratori saranno disorientati a leggere i comunicati sindacali visto che le sigle che hanno scioperato oggi preconizzano un futuro di licenziamenti e affermano che nessun impegno è stato preso dal ministro mentre la CISL continua a sostenere l’esistenza di una specie di paese di Bengodi nel quale il ministro è pronto, grazie alla CISL ovviamente, a distribuire soldi e diritti. In entrambi i casi lo scenario descritto è talmente poco credibile che ormai i lavoratori sono scettici su tutto e tra breve rischiamo la fuga dal sindacato (qualunque sindacato) mentre mai come in questo momento è necessario avere tutele sia sui posti di lavoro sia riguardo a diritti, salario e mantenimento del posto di lavoro stesso.
La realtà che possiamo raccontarvi è diversa sia dai catastrofismi che dagli ottimismi esagerati.
Nella precedente riunione, noi della CSE, ma non solo, avevamo lanciato la proposta di sottoscrivere un vero e proprio CCNQ (contratto collettivo nazionale quadro) che consentisse di recuperare almeno in parte quella ferita profonda che il Decreto sulla “spending review” aveva inferto in tema di riforma della Pubblica Amministrazione e di connesse relazione sindacali, quasi subito dopo la sottoscrizione dell’accordo del 3 maggio 2012.
Infatti, eravamo e siamo convinti che fosse difficile recuperare seriamente il tavolo di confronto dopo l’emanazione di una legge di tale portata e con il voto quasi plebiscitario dei rami del Parlamento se non attraverso una serie di veri e propri accordi di forma contrattuale che, una volta sottoscritti, consentissero di esigerne il rispetto e l’avvio di quel percorso che si era bruscamente interrotto.
Nella riunione dell’altro giorno il Ministro ha accolto la proposta della CSE (non della CISL) di avviare le trattative per un contratto quadro in ARAN ma i contorni sono abbastanza nebulosi. Ci è sembrato, però, un discreto passo in avanti, che non cancella i problemi sul tappeto ma che consente di provare a fare argine alle macerie che da Brunetta in avanti si sono ammassate sul Pubblico Impiego.
Il percorso, per come lo abbiamo capito noi, che andrà verificato a partire dalla direttiva che il ministro darà all’ARAN, prevede:
– una direttiva all’Aran che consenta alla stessa Agenzia ed alle parti sociali, la definizione di un CCNQ sulle relazioni sindacali;
– l’indicazione di analoghi percorsi contrattuali che riguardino l’armonizzazione fra la riforma del lavoro privato e quella del lavoro pubblico;
– un percorso contrattuale, sempre in Aran per definire l’utilizzo dei risparmi di gestione delle Amministrazioni Pubbliche;
– la disponibilità a sottoscrivere a livello di Funzione Pubblica con le Confederazioni maggiormente rappresentative, un accordo sui criteri di mobilità e sulla gestione degli esuberi.
Sui media, sulla stampa, oggi c’è chi grida alla vittoria in una situazione che continua a essere estremamente preoccupante o, peggio, chi si dimentica velocemente il passato e le posizioni assunte in questi anni di governo del Pubblico Impiego ed in particolare con Brunetta.
Noi di CSE siamo e resteremo dalla parte dei Lavoratori e dei loro interessi e, riteniamo, oggi l’interesse del lavoratore pubblico, del lavoratore dipendente più in generale, è quello della salvaguardia del lavoro e dei diritti. La scelta del confronto quale elemento fondamentale della nostra strategia non nasce da un tatticismo di maniera ma dalla consapevolezza della attuale fase politica e della pesantissima posta in gioco.
Continuiamo a pensare che il problema da affrontare sia la politica economica del Governo e i voti compatti di centro-destra e centro-sinistra in Parlamento sui provvedimenti presentati dal governo Monti; questa situazione poco democratica non può essere combattuta con scioperi di pezzi di pubblico impiego e cortei con 30.000 persone ma solo con vertenze che vedano schierato compattamente tutto il sindacato dalla parte di lavoratori, pensionati, disoccupati, precari, oggi tutte fasce deboli contro i poteri forti, i delinquenti che evadono il fisco e la mancanza di idee della politica. Insomma, se sciopero deve essere che sia uno sciopero generale con milioni di persone in piazza a difesa del lavoro e dei diritti democratici.
Intanto, non abbiamo perso l’occasione di segnalare al ministro con forza una situazione assurda che rischia di creare “esodati” anche nel pubblico impiego: ci sono migliaia di lavoratori in esonero per i quali quest’istituto avrebbe dovuto raccordarsi con la pensione. Ora, dopo la riforma delle pensioni, questi lavoratori stanno ricevendo lettere che li invitano a fare al più presto la domanda di pensione come “salvaguardati” perché ci sono solo 950 posti in tutta Italia. Diversamente non si sa che fine faranno perché non hanno più i requisiti per la pensione e le amministrazioni non intendono riammetterli in servizio. Con una certa sorpresa abbiamo notato lo stupore del ministro, che non conosceva l’esistenza di questa fattispecie. La CSE ha così sollecitato una soluzione al problema e Patroni Griffi ha assicurato che sie ne occuperà e ci darà una risposta in tempi brevi.
Ecco, mancherebbe solo che a esuberi e blocchi stipendiali si aggiungessero pure gli esodati nel pubblico impiego!!
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
Notiziario n. 126 del 27 settembre 2012 –
La notizia del paventato pericolo di soppressione della nostra D.G. l’avevamo dato per primi noi di FLP DIFESA con il Notiziario n. 124 del 20 u.s., proponendo questa chiave interpretativa in merito alla voce che girava da qualche giorno in viale dell’Università sulla concreta possibilità di un trasferimento alla Cecchignola. Solo un semplice trasferimento di sede o, dietro all’operazione di carattere logistico, si celava magari la scelta di cancellare la D.G. in conseguenza dei tagli della L. 135 (spending review)? Questa è ladomanda che ci siamo posti, e oggi finalmente è arrivata una prima autorevole risposta.
Nella mattinata di oggi, infatti, a Persociv, in avvio della riunione con RSU e OO.SS. territoriali sulla distribuzione del FUS 2012, è intervenuta direttamente la dr.ssa Preti, Direttore Generale di Persociv, che ha evidentemente avvertito la necessità di fornire qualche chiarimento in merito alle voci che circolavano e che allarmavano i colleghi. La dr.ssa Preti ha innanzitutto confermato la possibilità concreta del trasferimento logistico alla Cecchignola, dove ha attualmente sede Persomil. Una dichiarazione comprensibilmente prudente, come è giusto che sia, ma rispetto alla quale noi invece andiamo un po’ più avanti e diciamo che, in base agli elementi in nostro possesso, il trasferimento alla Cecchignola dovrebbe essere già stato deciso ed entrerà quanto prima in fase operativa, per completarsi presumibilmente entro marzo/aprile 2013. Il D.G. ha quindi aggiunto che il trasferimento di sede potrebbe essere anche accompagnato dall’ accorpamento delle due attuali Direzioni Generali del personale, non escludendo altresì che l’accorpamento possa interessare anche Previmil. A tal proposito, l’A.mministrazione ha affidato ad una multinazionale americana di servizi alle imprese, la Price Waterhouse Coopers, uno studio di fattibilità in merito a due diverse ipotesi di accorpamento: “due in uno” (Persomil-Persociv) e “tre in uno” (Persomil-Persociv-Previmil). Accorpamento è il termine usato, ma a noi sembra eufemistico, atteso che saremmo di fronte al classico pesce grande che mangia uno o due più piccoli. E quasi impossibile che la nuova Persodife abbia al vertice un direttore generale civile!
Ci chiediamo, però : nella Amministrazione che ha ristrutturato, soppresso e riorganizzato sin dalla metà degli anni ’90 (da 20 DD.GG. e 5 UU. CC., siamo oggi rispettivamente a 4 e 2!), c’era proprio bisogno di spendere una montagna di soldi (si parla di 400mila €…) per una società di consulenza esterna? E menomale che il Ministro non perde occasione per ricordarci la pesantezza della situazione finanziaria!
Infine, una amara constatazione: ancora una volta, l’informazione è arrivata dopo che le OO.SS. erano venuti a conoscenza della notizia, e dunque a scelte oramai fatte. Purtroppo, sta avvenendo così da qualche tempo nella Difesa, ma in questi ultimi 10 mesi di gestione Di Paola abbiamo veramente toccato vette notevoli e forse inimmaginabili a ricordare la pratica di relazioni sindacali che hanno sempre contraddistinto la nostra Amministrazione. Provare per credere: si legga la risposta del Gabinetto alla nostra richiesta di incontro dopo aver scoperto le direttive non note in materia di riordino della Sanità.
La notizia ci è giunta martedì pomeriggio 18 u.s., ed è stata davvero un fulmine a ciel sereno: sarebbe imminente il trasferimento di Persociv dalla sede attuale di viale dell’Università 4 a una nuova sede alla Cecchignola. Come è nostro costume, abbiamo cercato di verificare la fondatezza della notizia, e il riscontro che abbiamo avuto ci porta a ritenere che la notizia non sia destituita da fondamento.
Preso atto del dato di cronaca, ci siamo chiesti: si tratta di una semplice trasferimento di sede o c’è invece dell’altro, e di ben più preoccupante portata? Noi pensiamo che ci potrebbe essere dell’altro, e che questo “altro” sia direttamente connesso e intrecciato proprio con i tagli della spending review di cui all’art. 2 Legge 14.08.2012, n. 135, di cui abbiamo ampiamente riferito nel Notiziario n. 118 dell’8 u.s. Riflettiamoci insieme.
L’articolo in questione, al comma 1 let. a), dispone la riduzione degli “uffici dirigenziali, di livello generale e di livello non generale e le relative dotazioni organiche, in misura non inferiore, per entrambe le tipologie di uffici e per ciascuna dotazione, al 20 % di quelli esistenti” . Come già avvenuto a seguito delle tre riduzioni precedenti (Leggi 133/2008, 25/2009 e 148/2011) che hanno prodotto la soppressione di ben sei direzioni generali (Teledife; Terrarm; Navarm; Armaereo, Difesan e, da ultima, Geniodife), questo quarto taglio degli Uffici Dirigenziali generali porterà quasi certamente alla perdita di un’altra direzione generale. Rispetto alle quattro ancora esistenti (Persociv; Persomil; Commiservizi e Previmil), tutti pensavamo toccasse a quest’ultima D.G. che si occupa dei trattamenti di quiescenza dei militari, di cause di servizio ed equo indennizzi: peraltro, era già stata in odore di soppressione a seguito L. 148, vincendo alla fine il “ballottaggio” con Geniodife. Ma forse non sarà così.
L’ipotizzato trasferimento di Persociv può essere il segnale di una scelta che nelle secrete stanze del nostro Ministero si starebbe operando: l’accorpamento in una unica Direzione Generale delle attuali Persociv e Persomil, naturalmente a guida di un Ufficiale Generale, e nella quale possiamo ben immaginare lo spazio che sarà riservato, in termini di gestione e di attenzione, alle questioni dei civili.
Se confermato, sarebbe davvero un bruttissimo segnale, che peraltro farebbe il paio con tutti i segnali che abbiamo avuto nel corso di questi ultimi mesi: molte riunioni, tante parole e impegni, ma poi la sostanza è apparsa sempre la stessa. Proviamo a fare la lista: un disegno di legge delega di riforma che ci penalizza e che non contiene nulla di quello che avevamo chiesto; una spending review che colpisce al cuore i lavoratori civili e militari (non però i Carabinieri, i Poliziotti, i Vigili del Fuoco, etc..: si leggano i comunicati di denuncia dei Cocer…); decisioni dei Vertici al netto di qualsiasi informazione alle OO.SS. come nel caso del riordino della Sanità militare (già in operativo: abbiamo letto messaggi che preannunciano la chiusura al 30 novembre p.v. di DMML e al 7 dicembre p.v. di Comandi di Sanità), e chissà a cosa dovremo ancora assistere nei prossimi mesi, soprattutto se il percorso parlamentare del disegno di legge delega dovesse andare a rilento, come ora sta avvenendo.
Verificata la notizia del trasferimento di Persociv, abbiamo pensato di richiedere il solito incontro al Ministro, come abbiamo fatto subito dopo aver saputo delle disposizioni di Di Paola sul riordino della sanità, e come hanno fatto dopo di noi anche altre sigle. Siamo ancora in attesa della convocazione……
Forse, però, è bene cambiare registro. E’ arrivato il momento di interrogarci: viviamo una fase drammatica, nella quale si stanno operando scelte che come componente civile potremmo pagare amaramente in prospettiva. Dovremmo reagire, difenderci, far sentire alta la nostra voce e la nostra protesta. Ma per far questo c’è bisogno di un Sindacato unito, compatto, che parla ad una voce e che si muove tutto insieme. Riflettiamoci tutti, i tavoli separati stanno producendo più danni della grandine!
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 119 del 7 settembre 2012 –
Nel Supplemento ordinario n. 173/L della Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14.08.2012, è stata pubblicata la legge 7 agosto 2012, n. 135 di conversione del Decreto Legge (DL) 6.07.2012, n. 95 sulla c.d. “spending review” (il testo coordinato è contenuto nel “Quaderno FLP DIFESA n. 5/2012” pubblicato sul nostro sito web). Il provvedimento tocca direttamente le AA.CC. e in particolare il loro personale, e sui suoi contenuti la nostra O.S. ha espresso in più sedi il proprio pesantissimo giudizio critico, che qui riconfermiamo in toto.
In questi giorni, stiamo ricevendo molte e preoccupate richieste di chiarimenti e di informazioni in merito alla questione relativa agli esuberi connessi al nuovo taglio degli organici, e per questo abbiamo pensato di redigere questo Notiziario per illustrare i contenuti dell’oramai tristemente famoso art. 2.
Il comma 1 dell’ art.2 L.135 prevede una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà un’altra D.G.?) e non generale (quali Uffici saranno soppressi?) e il comma 2 un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto alle dotazioni organiche ridefinite in attuazione della Legge 148/2011, il cui provvedimento attuativo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 agosto u.s. ed è in attesa di pubblicazione in G.U. Siamo dunque in presenza del quarto taglio lineare degli organici, dopo quelli già intervenuti con le leggi 133/2008, 25/2009 e 148/2011 e che hanno già prodotto la perdita secca di 11.800 posti civili di lavoro. E questa quarta riduzione avrà questa volta effetti pesantissimi, leggasi posizioni in soprannumero, che dovranno essere formalizzate e poi gestite con le procedure ex art. 33 D.Lgs. 165/2001 riscritto dall’art. 16 della L.183/2011, l’ultimo regalo di Brunetta.
I commi dal 3 in avanti dell’art. 2 tracciano il percorso operativo di questo nuovo taglio:
– entro il 31 ott. p.v., dovrà essere adottato il DPCM (Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri) sui nuovi organici, con riduzioni anche selettive e compensate da maggiori tagli di altre Amministrazioni in assenza del quale interverrà il blocco delle “assunzioni a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto” (fino all’emanazione del DPCM, gli organici sono rideterminati sulla base delle presenze al 6.07.2012);
– entro i sei mesi successivi al DPCM, l’Amministrazione dovrà adottare il nuovo regolamento di organizzazione, che entro il 2012 potrà essere recepito con DPCM e non con provvedimento legislativo;
– le posizioni in soprannumero risultanti dal rapporto tra nuovi organici e presenze effettive, dovranno essere gestite con le “seguenti procedure e misure in ordine prioritario”(comma 11):
in primo luogo, individuazione dei lavoratori che “risultino in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi i quali, ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico” in base alle disciplina ante riforma Fornero (D.L.201/2011) “avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro il 31.12.2014”. Per coloro che maturano i 40 anni di servizio, si applica art. 72, c. 11, del DL 112/2008 “senza necessità di motivazione”. L’Amministrazione dovrà predisporre entro il 31 dic. p.v. la previsione delle cessazioni dal servizio decorrenti entro il 2014 per “verificare i tempi di riassorbimento delle posizioni soprannumerarie” e dovrà “individuare i soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1 gen. 2013, al netto dei collocamenti a riposo” .
per le posizioni in soprannumero non riassorbibili, l’Amministrazione dovrà avviare la “procedura di mobilità guidata”, anche verso altri comparti, che sarà disposta con DPCM previo esame con le OO.SS. da concludersi entro 30 gg., e tramite apposite tabelle di equiparazione (i trasferiti mantengono il trattamento economico in godimento, anche attraverso un “assegno ad personam”);
per le posizioni residue, partendo da quelle con maggiore anzianità contributiva, verranno esaminati con le OO.SS. “criteri e tempi di utilizzo di forme contrattuali a tempo parziale”, a compensazione.
Il personale che risulterà non riassorbibile a conclusione di tutti i percorsi di cui sopra verrà “collocato in disponibilità” (la cassa integrazione degli statali) non oltre la data del 30 giu.2013, e rimarrà a casa per 24 mesi con stipendio ridotto all’80 % (ma con retribuzione effettiva ridotta a circa il 60/65 % di quella attualmente in godimento, tenuto conto che I.d.A. e FUA/FUS non verrebbero più percepiti), periodo che potrà essere prorogato fino a 48 mesi per il personale che maturi i requisiti per la pensione entro tale periodo. La F.P. monitorerà l’andamento e pubblicherà sul proprio sito i posti vacanti, aggiornandone progressivamente i dati, e le Amministrazioni, nei limiti delle loro disponibilità in organico, dovranno obbligatoriamente accogliere le domande del personale in disponibilità. In ogni caso, decorso tale periodo di 24 mesi, c’è il licenziamento definitivo e l’uscita dai ruoli dello Stato.
Ultimo aspetto, certamente non secondario: la gestione della procedura sotto il profilo delle relazioni sindacali (commi 17, 18 e 19). In sintesi, è prevista “la sola informazione ai Sindacati ” (e dunque non più la “consultazione”) in caso di riorganizzazione degli Uffici, ma “limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro”, e, solo in presenza di esuberi o di processi di mobilità, “l’esame congiunto” con le OO.SS., istituto nuovo questo. Dunque, ci sono modifiche significative nelle relazioni sindacali previste dal CCNL 1998/2001, e anche per questo la nostra CSE ha chiesto al Ministro Patroni Griffi nell’ultima riunione a Palazzo Vidoni del 4 u.s. l’avvio di un confronto negoziale con l’ ARAN per la definizione di un CCNQ (contratto collettivo nazionale quadro) sulle relazioni sindacali.
Questa la complessa procedura che riguarda la gestione delle posizioni soprannumerarie del personale non dirigente. Prima questione, la più importante: ci saranno posizioni soprannumerarie per noi civili della Difesa? Sicuramente sì, tenuto conto che rispetto al quadro attuale (dotazioni organiche conseguenti alla L.148/2001 n. 30.283; presenze effettive n. 29.350 circa ad aprile 2012, oggi un po’ meno), il nuovo taglio degli organici, presumibilmente quantificabile in 2800/3000 posizioni circa, determinerà sicuramente posizioni soprannumerarie, anch’esse presumibilmente quantificabili in circa 2500/3000, che poi sono i numeri che il Ministro ha dato nell’intervista al “Corriere della Sera” del 18 luglio u.s. (vds allegato al Notiziario n. 100 di pari data).
Seconda domanda: a quali aree verranno imputate le posizioni da sopprimere? Se si dovesse seguire lo schema adottato nelle riduzioni precedenti, è di tutta evidenza che le eccedenze toccherebbero in primis l’area 1^. Questo è uno dei nodi da sciogliere entro il 31 ottobre p.v.: come verranno rimodulati gli organici civili della Difesa? Noi speriamo che, a differenza di quanto avvenuto per lo schema di DPR attuativo della L. 148/2011, e al di là della natura della relazione sindacale che il DM 95 addirittura modifica (da “consultazione” a “informazione”, come già detto), l’A.D. operi un coinvolgimento preventivo ed effettivo delle OO.SS. ai fini delle non facili scelte da fare, e dalle quali emergeranno le posizioni soprannumerarie.
Terza domanda, certo la più importante: sarà possibile riassorbire tutte o quasi le posizioni soprannumerarie utilizzando appieno le “procedure e misure” di cui al comma 11 che abbiamo descritto in precedenza, evitando così la dichiarazione di “esubero” e la messa in cassa integrazione (“in disponibilità”) dei lavoratori ”non oltre il 30 giugno 2013”? Per rispondere a questa domanda, dovremo evidentemente attendere che l’Amministrazione completi le rilevazioni attraverso l’ incrocio dei dati anagrafici e di quelli relativi all’anzianità contributiva con successiva verifica presso INPS/INPDAP, che ci sono stati preannunciati nel corso dell’ultimo incontro del 31 luglio u.s. con il Sottosegretario Magri (si veda il nostro Notiziario n. 107 di pari data). Sappiamo che l’A.D. sta lavorando molto, e perciò vogliamo essere ottimisti: l’auspicio è che tutti i soprannumeri risultino alla fine riassorbibili.
Dalla L. 135 la Difesa è comunque toccata anche su altri fronti:innanzitutto la riduzione non inferiore al 10% (art.2, comma 3) del personale militare che comporterà prevedibilmente circa 6/7000 esuberi, che godranno comunque dell’ARQ – aspettativa riduzione quadri- con stipendio ridotto al 95%, (escluso invece il personale del “comparto sicurezza” – P.S., C.C., V.F., etc.-, al pari delle altre categorie di cui al c. 7). Previste la riduzione dei finanziamenti 2012-2014 per A.I.D. e delle spese per le missioni all’estero. Mantenuti invece, anche in questo contesto di tagli, gli impegni per i 90 aerei F-35 e, seppur ridotti, anche quelli per la c.d. “mini naia”, il grande carrozzone propagandistico voluto da La Russa. Mah!
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 20 del 4 settembre 2012 relativo alle risultanze della riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni tra il Ministro della Pubblica Amministrazione Giuseppe patroni Griffi e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, e tra queste la CSE) in merito alle problematiche connesse con il provvedimento sulla c.d. “spending review”.
In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, con all’ordine del giorno la ripresa del confronto – dopo la pausa per estiva – sulle problematiche legate al Pubblico Impiego.
Occorre ricordare come dopo gli esiti deludenti dei precedenti incontri e, soprattutto, dopo la conversione in legge del DL 95/2012, la riunione di oggi doveva essere l’occasione per avere il quadro ancora generale ma pur sempre significativo del dato numerico del personale in esubero nelle Amministrazioni Centrali.
Invece, niente di tutto questo e, ancora una volta, il Ministro non ha fornito alcun dato numerico ma ha snocciolato una ulteriore proposta di carattere operativo per affrontare il problema della mobilità del personale; in buona sostanza Patroni Griffi ha proposto di avviare un confronto preventivo in sede Aran per “sbozzare” le problematiche legate alla mobilità ed ai criteri ad essa connessi e solo successivamente, definire il tutto a livello Funzione Pubblica con uno specifico accordo fra le parti.
Su questa proposta si sono snodati gli interventi delle diverse Confederazioni Sindacali, ricalcando i percorsi delle precedenti riunioni, con posizioni che poco hanno aggiunto alla economia della discussione; infatti dalla indisponibilità della CGIL e della USB, alla disponibilità problematica della CISL, al pragmatismo cinico della UIL, nessun passo in avanti.
È chiaro che la CSE non è disponibile ad aprire un confronto che mira solo alla gestione degli esuberi individuati dal governo. Abbiamo siglato il 3 maggio un accordo che doveva disciplinare la riorganizzazione, la formazione, la revisione della odiosa Legge Brunetta e che doveva permettere il dispiegarsi pieno della contrattazione integrativa, a partire dai passaggi economici. Ci ritroviamo con una legge sulla falsa “spending review” che non recepisce nulla dell’accordo del 3 maggio se non un fumoso esame congiunto su alcune materie. Lo stesso Patroni Griffi ha ammesso che parti dell’accordo sottoscritto nemmeno 4 mesi fa non è stato possibile recepirle. Ma noi firmiamo contratti non generici impegni che permettano poi al governo di decidere cosa applicare e cosa no.
La CSE ha proposto una soluzione, l’unica possibile a parer nostro se davvero il ministro vuole mantenere un canale aperto e dimostrare di rispettare sindacati che rappresentano 3 milioni e mezzo di lavoratori pubblici: aprire una contrattazione a tutto campo all’ARAN, a partire da un piano industriale serio, sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione, sulle relazioni sindacali, sulla formazione, sulla contrattazione integrativa e sulla valutazione delle prestazioni, diversa da quella prevista dalla Legge Brunetta.
Partendo da un CCNQ, e quindi da un vero e proprio contratto, si potrebbero scrivere anche nuove regole e percorsi al fine di dare risposte a problemi lasciati in sospeso dai precedenti contratti collettivi (pensiamo, ad esempio, quelli legati a un nuovo ordinamento professionale o alla formazione) e non certo affrontati positivamente con il decreto legislativo n.150/2009; si potrebbero, cioè, gettare le basi per l’avvio di una nuova fase contrattuale e, successivamente, di contrattazione integrativa che consenta anche di recuperare quella parte mancante del necessario confronto sull’intero processo di riorganizzazione della macchina pubblica.
Solo ed esclusivamente in quel caso siamo disponibili – qualora in base al piano industriale dovesse venir fuori che c’è bisogno di trasferire lavoratori da un’amministrazione all’altra per un miglior funzionamento – a parlare di mobilità del personale. Insomma, ci si concentri sugli accordi firmati e non sulla logica dei tagli lineari che non possono portare nessun aumento di produttività ma sono l’anticamera del taglio dei servizi alle fasce più deboli della popolazione.
Prima di iniziare questo percorso però, è necessario che il ministro la smetta di menare il can per l’aia e ci fornisca i dati in suo possesso sulla quantità di lavoratori che il governo intenderebbe tagliare invece di continuare a tenere nascosti numeri e tabelle da due mesi (salvo poi fornirle ai giornali e tv che continuano a pubblicare dati molto preoccupanti).
La settimana prossima è calendarizzata un’altra riunione con la Funzione Pubblica, almeno per noi ultimativa, che dovrebbe, in ogni caso fissare punti e disponibilità; alternativamente, per quanto ci riguarda, c’è solo la decisione di avviare azioni di lotta possibilmente unitarie e le loro modalità esecutive.
Si fa presente infine che su richiesta del sindacato il Ministro si è dichiarato favorevole ad aprire dei tavoli di confronto sui temi del precariato e della Scuola.
SEGRETERIA GENERALE CSE
Notiziario n. 111 del 7 agosto 2012 –
Il Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 – secondo provvedimento del Governo sulla c.d. “spending review“ – è diventato legge: dopo il passaggio in Senato di qualche giorno fa con il voto favorevole sul maxiemendamento presentato dal Governo, anche la Camera ha dato in data odierna il via libera al provvedimento votando sullo stesso testo la fiducia richiesta dal Governo. Sul nostro sito web: il testo con le modifiche apportate al Senato e poi votato anche dalla Camera, e il testo commentato de IL SOLE.
Il provvedimento in questione, ora convertito in legge, interessa direttamente anche l’A.D., nonostante che nella fase che ha preceduto il varo da parte del Consiglio dei Ministri, il Ministro Giarda ne avesse escluso la possibilità in considerazione del fatto che è in itinere una operazione di profonda rivisitazione della spesa del nostro Ministero che prevede tagli di personale per ben 43.000 unità (10.000 civili e 33.000 militari da qui al 2024) e la riduzione del 30% dell’attuale assetto nei prossimi sei anni.
Ad essere toccati, sono sia la struttura degli Uffici che le componenti del personale: l’art.2, comma 1, prevede una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà Previmil?) e non generale (quali?) e un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto agli organici conseguenti alle riduzioni previste dal D.L. 138/2011, il cui provvedimento attuativo peraltro è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 3 agosto u.s..Sappiamo bene cosa comporterà questo ennesimo taglio lineare delle dotazioni organiche: entro il 31 ottobre 2012, a pena del blocco totale delle assunzioni, dovrà essere adottato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che recepirà la rideterminazione in riduzione delle dotazioni organiche. A seguito di questa operazione, emergeranno le posizioni soprannumerarie (per la Difesa: circa 3000?) che dovranno poi essere gestite con le modalità di cui al comma 11 (pensionamenti sulla base delle regole ante riforma Fornero per coloro che matureranno la decorrenza dei trattamenti entro il 31.12.2014 e mobilità verso altre AA. PP.). Le eccedenze che dovessero eventualmente residuare alla data del 30 giugno 2013, verrebbero collocate dal giorno successivo “in disponibilità” ex art. 33 D.Lgs. 165/2001, con retribuzione totale al 65% circa per 24 mesi, dopo i quali si aprirebbe per quei lavoratori lo spettro del licenziamento.
Ma il provvedimento di cui trattasi tocca anche la componente militare – il comma 3 dell’art. 2 prevede infatti la riduzione dl 10% degli organici -, ma solo nella parte relativa al “comparto difesa” , dunque il personale delle FF.AA. Dovranno dunque essere tagliate circa 6000 unità, che godranno dell’ARQ – aspettativa riduzione quadri- con stipendio ridotto al 95%, atteso che la componente che fa riferimento al “comparto sicurezza” (PS, CC, V.F., etc.) ne è invece esclusa al pari delle altre categorie di cui al c. 7.
L’ art. 2 del D.L. 95 è rimasto sostanzialmente invariato in sede di conversione in legge del provvedimento. Queste le poche novità: previsione di graduale riduzione dei volumi organici militari entro il 1.1.2016; i Regolamenti di organizzazione dei Ministeri attuativi delle riduzione di Uffici e organici dovranno essere adottati con DPCM; informazione alle OO.SS. per la riorganizzazione degli Uffici e esame congiunto con le stesse, ma “limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro”.
In sede di conversione in legge, sono rimaste invariate anche altre parti del DL 95 che interessano la Difesa: le riduzioni dei finanziamenti 2012-2014 per A.I.D. (art. 7 comma 5); la riduzione di un terzo della spesa per le missioni all’estero; la conferma della mini naia, pur con risorse ridotte (uno spreco che continua). E, naturalmente, la mancata riduzione delle spese per l’acquisto di armamenti, caccia F35 in primis. Di nuovo, invece, il transito al Comune di Venezia del compendio arsenalizio oggi non utilizzato.
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