Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 27 del 23 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in data 21 u.s. a Palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. alcuni dati, in verità ancora molto parziali, rispetto all’attuale platea dei precari del Pubblico Impiego.
” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni, presso la Funzione Pubblica, un incontro del tavolo tecnico sul Precariato in relazione allo specifico impegno del Ministro Patroni Griffi assunto nelle precedente riunioni legate alla applicazione della “spending review” nel Pubblico Impiego.
La Funzione Pubblica ha consegnato alcuni dati riepilogativi suddivisi per Amministrazioni, molto parziali rispetto alla attuale platea dei precari del Pubblico Impiego, circa 80 mila unità fra Amministrazioni Centrali e decentrate, dati che individuano complessivamente 3.250 lavoratori precari a tempo determinato, 1.593 lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continua e 919 unità con rapporti lavorativi derivanti da contratti di somministrazione di lavoro.
In ragione di quanto sopra tutte le Confederazioni presenti alla riunione e la CSE in particolare nel suo intervento, hanno rappresentato la necessità, l’urgenza di trovare immediatamente soluzioni di carattere politico che consentano la proroga dei contratti in scadenza al 31.12.2012 e la sottoscrizione di un accordo quadro che individui gli strumenti di carattere normativo sia per le parti datoriali sia per le forze sociali.
La CSE ha sostenuto che tale scelta deve essere inquadrata nel più complesso ambito di applicazione della “spending review”, per il quale occorre immediatamente aprire quel tavolo tecnico su cui il Ministro Patroni Griffi si è impegnato, e questo anche al fine di correlare i processi di riorganizzazione con i rinnovi dei contratti in corso e tendere ad una loro stabilizzazione.
La riunione si è conclusa con l’impegno ad una nuova riunione fissata per mercoledì 28 novembre ed alla quale parteciperanno le delegazioni del MIUR e dell’AFAM in relazione alle problematiche del Comparto Scuola.
Si allega copia del materiale consegnato dalla Funzione Pubblica.”
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 26 del 13 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni con il Ministro della F.P. Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. i primi dati, parziali e controversi, su organici ed esuberi conseguenti alla Legge 135/2012 e nella quale è stato preannunciato per l’ennesima volta l’esame congiunto su DPCM organici/mobilità e l’apertura del confronto all’Aran su relazioni sindacali e precariato, che era stata la richiesta a suo tempo fatta dalla CSE e accolta dal Ministro.
” In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, propedeutico all’esame congiunto che si dovrà tenere nelle prossime settimane, sempre al tavolo politico, per le valutazioni sul DPCM che recepisce le nuove dotazioni organiche del personale dei diversi comparti del Pubblico Impiego, ridotte nelle percentuali previste dal DL 95/2012, quello della c.d. spending review, e sui criteri connessi ai processi di mobilità del personale in soprannumero.
Il materiale che è stato consegnato dalla Funzione Pubblica comprende i dati relativi al personale dirigente e delle aree funzionali di alcune delle Amministrazioni Centrali del Comparto Ministeri, degli Enti Pubblici di ricerca, di alcuni degli Enti Pubblici non economici e della Autorità di Bacino; mancano ancora i numeri di diverse Amministrazioni, Agenzie ed Enti per poter avere un quadro di insieme che, mettendo in relazione le nuove dotazioni organiche con le presenze effettive, possa dare un primo segnale in ordine alle reali eccedenze numeriche del personale.
A un primo esame dobbiamo subito rilevare come appare assolutamente non condivisibile il metodo utilizzato che pone in molti casi il sindacato di fronte al fatto compiuto, considerato che i rappresentanti del Ministero della Funzione Pubblica hanno dichiarato di aver in qualche caso, e per alcune amministrazioni, già provveduto ad effettuare in modo assolutamente unilaterale compensazioni sulle dotazioni organiche.
Inoltre, lo stesso dato che emerge dalla documentazione, rilanciato pomposamente da dichiarazioni stampa del Ministro Patroni Griffi pari al momento a presunte 4.028 unità di personale in eccedenza, è calcolato non sul rapporto tra dotazioni organiche e presenti di singolo Ente o Amministrazione, ma per area funzionale, con il risultato che in parecchie amministrazioni, pur a fronte di notevoli carenze in alcune aree, viene dichiarato in eccedenza il personale dell’altra area.
Il tutto assume caratteristiche grottesche in alcune Amministrazioni (vedi Ministero dei Beni Culturali) dove viene rilevato un esubero di personale di seconda area che ha già superato le procedura di passaggio interno per la terza area e che è in attesa di stipulare il contratto.
Ricordiamo comunque che in ogni caso, e a voler tenere per buoni i “numeri” dati dal Ministro, deve essere ancora verificata l’applicazione di quanto previsto dall’art. 2 del già citato DL 95/2012 in ordine al pensionamento secondo il regime ordinario, ed alle previsioni di cui alla lettera a) comma 11 del già citato articolo 2 (l’applicazione delle norme ante Fornero).
L’altro punto affrontato nel corso della riunione è stato quello connesso alla emanazione da parte del Ministro Patroni Griffi di due direttive all’Aran che dovrebbero consentire alla stessa Agenzia, presente al tavolo odierno, di stipulare con le Confederazioni maggiormente rappresentative due veri e propri contratti riguardanti la problematica delle relazioni sindacali, di fatto congelate dopo l’accordo del maggio 2012 e le “prescrizioni” del DL 95, e quella del precariato nel Pubblico Impiego.
Si tratta dell’ennesimo annuncio rispetto agli impegni presi dal Ministro nelle precedenti riunioni. Rileviamo però come mancano all’appello, ancora, le parti salienti dell’accordo che noi come CSE abbiamo proposto e che riteniamo vadano inserite all’interno della direttiva all’Aran. Ci riferiamo in particolare alle modalità di utilizzo dei risparmi di gestione della PA ai fini del rilancio della contrattazione integrativa, un nuovo modello contrattuale e la possibile rivisitazione di alcune delle attuali norme sul lavoro pubblico, da noi considerate “vessatorie” e sulle quali riteniamo occorra un ripensamento anche di carattere politico.
In definitiva, resta inalterato il giudizio negativo della nostra Confederazione sull’impatto della spending review nella P.A. italiana, una legge, lo ricordiamo, votata purtroppo da tutto il Parlamento a larghissima maggioranza.
Per quanto riguarda gli effetti sui lavoratori pubblici riteniamo necessario avviare una serie di ulteriori approfondimenti con i Coordinamenti Nazionali di Settore che consentano di acquisire informazioni e indicazioni per la imminente trattativa in Funzione Pubblica, mentre sul versante delle singole Amministrazioni occorrerà aprire specifici tavoli tecnici per meglio comprendere le ricadute ed i riflessi legati alla applicazione della norma nelle sue diverse fasi attuative.
Si allega copia del materiale consegnato dalla Funzione Pubblica a carattere riepilogativo (dirigenti e personale delle aree funzionali) e si fa riserva di comunicare la data della riunione dei Coordinamenti Nazionali di Settore.
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 59 del 12.11.2012 relativo al D.L. 185/2012 riguardante la ritenuta del 2,5% sulla buonuscita.
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, che ha dichiarato l’incostituzionalità del prelievo del 2,5% a carico di tutti i lavoratori passati in regime di TFR (meno favorevole) a seguito della legge finanziaria del 2011 (DL 78/2010), dopo il Decreto Legge n.185/2012, con il quale il Governo che si è affrettato a ripristinare il calcolo della buonuscita in regime di TFS, alcuni sindacati (quelli più interessati a gestire i fondi di previdenza complementare) hanno ritenuto che la partita fosse finita e ora dicono: tutto è bene quel che finisce bene!!
E invece no!! Perché questa vicenda ha fatto venire a galla alcune cose:
– che era vero quanto la FLP diceva sin dall’inizio e cioè che vi era una discriminazione a carico dei lavoratori pubblici che ora, solo per quelli assunti prima del 1° gennaio 2000, bene o male (avremmo preferito i soldi in busta paga) è stata sanata. Che era altresì vero che quanti si sono fatti abbagliare e hanno sborsato soldi, sotto forma di ricorsi o iscrizioni ai sindacati ricorrenti, rischiavano di trovarsi con un palmo di naso e che le iscrizioni vanno conquistate con la politica sindacale, non con le scorciatoie;
– che permane e anzi emerge in modo prepotente la disparità di trattamento, rispetto al resto dei lavoratori pubblici ma soprattutto rispetto a quelli privati, di tutti coloro che sono stati assunti dopo il 1° gennaio 2000 che hanno il regime di calcolo del TFR ma i soldi in busta paga se li vedono trattenere lo stesso mese per mese.
Ciò che è emerso chiaramente è che questa trattenuta a carico dei lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2000 non è uno scherzo del destino “cinico e baro” e nemmeno il frutto di odiose misure governative ma la scelta sindacale di chi ha ritenuto di incentivare l’adesione ai nascenti fondi di previdenza complementare e finanziarli con i soldi tolti a questi lavoratori.
L’accordo sindacale con il quale viene ridotto lo stipendio di questi lavoratori è infatti l’Accordo Quadro sul trattamento di fine rapporto e la previdenza complementare del 29 luglio 1999 – che la FLP ha già pubblicato ma che ripubblichiamo in allegato a questo notiziario – firmato, guarda caso, da tutti quei sindacati che hanno poi proposto i ricorsi (UGL, UIL, CONFSAL), ligi al principio che prima si creano i problemi e poi ci si presenta come soluzione.
Noi siamo stufi di questo modo di fare sindacato e non ci limitiamo a denunciare le malefatte contrattuali ma vogliamo dare tutela ai lavoratori che anche dopo il Decreto Legge 185/2012 restano colpiti da tale iniquità.
Solo che non vogliamo farlo proponendo ricorsi a tappeto che prevedono iscrizioni al sindacato o il versamento di soldi agli avvocati scelti da noi.
Anche perché pensiamo di dover creare le condizioni affinché i lavoratori vedano soddisfatti i propri diritti senza sborsar denari e che le iscrizioni al sindacato debbano arrivare perché i lavoratori credono nella nostra politica.
La FLP proporrà quindi uno o più “ricorsi pilota” a totale carico sindacale, e chiederà ai giudici di applicare la sentenza della Corte Costituzionale per estensione oppure, in subordine, di fare un nuovo quesito alla Corte Costituzionale che sancisca l’illegittimità del contributo del 2,5% a carico dei lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2000, che sono in regime di TFR ma ai quali viene ugualmente decurtata la retribuzione, e la disparità di trattamento rispetto ai lavoratori privati, per i quali quella quota è a carico del datore di lavoro.
Speriamo che ora sia chiaro a tutti che questo raggiro è stato perpetrato per far aderire tutti i lavoratori ai Fondi di Previdenza Complementare gestiti dai sindacati e che per chi vi aderisse non vi è contribuzione aggiuntiva ma decurtazione di salario in quanto coloro che sono stati assunti prima del 1° gennaio 2000 per aderire devono rinunciare al calcolo della buonuscita più favorevole e continuare a versare un balzello che nel privato è a carico del datore di lavoro; per gli assunti dopo il 1° gennaio 2000 conviene provare a recuperare il maltolto anziché continuare a versare, indebitamente e per decisione di sindacati che anziché aumentare gli stipendi li decurtano, il 2,5% del loro salario per finanziare il sistema dei fondi pensione.
Su questa politica chiediamo l’adesione dei lavoratori alla FLP, libera, senza vincoli di ricorsi e senza esborsi di ulteriore denaro.
Come liberi, autonomi e indipendenti vogliamo continuare a essere noi!!
La Funzione Pubblica ha accolto in toto la proposta della A.D. sulla rideterminazione degli organici in applicazione dell’art. 2, c.1, L. n. 135(“spending review”), proposta messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva F.P. n. 10/2012 (vds. nostri Notiziari n. 129 del 2 e n. 136 del 17 ottobre 2012).
La norma sopra richiamata dispone il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non) e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di tale personale” con riferimento al personale non dirigente. Rispetto alla dotazione organica attuale discendente dal D.L. 138/2011 ( n. 30.283, di cui: n. 63 in area 1; n. 26.590 in area 2^ e n. 3.630 in area 3^), il via libera della Funzione Pubblica attesta la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente in complessive n.27.777 unità, così distribuite: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori. Per quanto riguarda il personale dirigente, la nuova dotazione organica è pari a n. 117 (erano n. 133 post DL 138).
Balza immediatamente agli occhi la vera, grande novità: il rientro in organico di 1.761 lavoratori di area 1^ (1824 – 63) , fino ad oggi tutti in eccedenza e sui quali pendeva maggiormente il “rischio esubero” al 1.07.2013 e di collocamento in disponibilità (trattamento complessivo al 65% per 24 mesi, e poi il licenziamento). Era stata, come i colleghi ricorderanno, la prima richiesta di FLP DIFESA, giudicata in un primo momento difficilmente praticabile dallo stesso Ministro Di Paola, e poi invece resa possibile dalle indicazioni venute dalla Direttiva FP n. 10/2012 che, in relazione alla c.d. “compensazione interna”, ha previsto che “.. il soprannumero di un’area/profilo è eventualmente possibile neutralizzarlo riducendo le disponibilità di posti nelle altre aree secondo una corrispondenza di valore finanziario”. Opportunità colta al volo dalla nostra Amministrazione, alla quale va dato atto, nella circostanza, del positivo lavoro fatto.
Ora parte la seconda fase di attuazione della “spending”.Le presenze effettive di personale stimate da Persociv al 31.10.2012 (si veda la tabella da noi messa a punto e allegata al Notiziario n.136) sono le seguenti: n. 2.046 in area 1^; n. 24.586 in area 2^ e n. 2.506 in area 3^. Rispetto alle nuove dotazioni organiche approvate dalla F.P., , emergerebbero dunque eccedenze in area 1^ per n. 222 unita e in area 2^ per n. 1.340, e invece carenze per n. 175 unità in area 3^.
Nel complesso, la “eccedenza assoluta”, come la definisce la F.P., , è pari a n. 1.562 unità, a fronte del quale il numero di personale in possesso dei requisiti ante riforma Fornero per l’accesso al pensionamento entro il 31.12.2014 sarebbe però di molto superiore (dai nostri calcoli, n. 232 in area 1^ e n. 2.560 in area 2^, per un totale di n. 2.792 posizioni soprannumerarie riassorbibili, in ragione della possibilità offerta dall’art. 2, comma 1, let. a) della Legge 135.
Una situazione, dunque, apparentemente tranquilla, che scongiurerebbe la possibilità di avere esuberi e collocamenti in disponibilità al 1 lug.2013, e che, a fronte di quanto previsto dal cronoprogramma di cui alla richiamata Direttiva FP n. 10, si dovrà tradurre entro il 31 dicembre p.v., tra le altre cose, nella predisposizione di “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”; nella individuazione nominativa “del personale in possesso dei requisiti” per il pensionamento; nella comunicazione “al personale interessato della data di collocamento a riposo”; infine, nellaindividuazione “dei soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”.
Come si può capire, la strada da fare è ancora davvero molto lunga e complessa. Ne riparleremo a breve.
In allegato: – la tab. 1 dell’emanando DPCM, relativa alle nuove dotazioni organiche civili della Difesa.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 25 del 5.11.2012 relativo alle problematiche connesse all’inizio di attività del Fondo di previdenza complementare “Sirio” che interessa, tra gli altri, anche i lavoratori del Comparto Ministeri e dunque anche i dipendenti civili della Difesa.
“Dal 18 ottobre scorso è partita l’attività del fondo di previdenza complementare Sirio, che riunisce i lavoratori di Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato (EPNE), Università, Ricerca, Coni servizi, CNEL ed ENAC.
E con Sirio parte l’assalto ufficiale del sindacato tradizionale alla buonuscita dei lavoratori, senza scrupoli di sorta perché la gestione che i “sindacati” si sono auto attribuiti vale soldi, assunzioni e potere. Tutte cose rispetto alle quali la difesa dei diritti dei lavoratori è messa in secondo piano.
Ne abbiamo avuto la prova nella riunione dell’Osservatorio congiunto ARAN-Sindacati sui fondi pensioni che, per l’occasione, si è tenuta lo scorso 24 ottobre in Funzione Pubblica.
Già, in Funzione Pubblica. Perché ufficialmente Sindacati e ARAN avrebbero dovuto chiedere misure che rendessero realmente conveniente per i lavoratori l’adesione a un fondo di previdenza complementare. Oggi non è così e bastano un paio di dati per confermarlo:
* l’adesione ai fondi di previdenza complementare è volontaria ma irreversibile: tradotto, puoi entrare ma non uscirne, come il tunnel della droga. Se esci, lasci i soldi che hai versato nel fondo e ti ritrovi con un palmo di naso;
* la tassazione rispetto al privato rende l’adesione quanto di più sconveniente possibile: il privato vede la sua rendita o la sua pensione integrativa tassata al 15% massimo, con l’aliquota che si abbassa per ogni anno di servizio fino ad arrivare al 9%; per il dipendente pubblico la pensione integrativa fa cumulo con il reddito e quindi viene tassata all’aliquota marginale più alta.
Poi ci sono altre “quisquilie” tipo i rendimenti che non sono assolutamente pari a quelli che si riscuotono lasciando i soldi in mano al datore di lavoro e i costi di funzionamento dei fondi tipo stipendi e gettoni di presenza per i componenti del consiglio di amministrazione (la metà sono sindacalisti). Ma bastano le due penalizzazioni iniziali a giustificare il perché, se si intende fare l’interesse dei lavoratori, bisogna sconsigliarli dall’aderire ai fondi di previdenza complementare.
La riunione in Funzione pubblica, dicevamo, doveva servire a chiedere, quanto meno, un riallineamento con i fondi privati. Invece si è trasformata nella richiesta dei sindacati di fare pubblicità ai Fondi, addirittura con la richiesta di usare i soldi di Pubblicità Progresso – soldi pubblici, quindi – per fare pubblicità televisiva e convincere i lavoratori a perdere i loro soldi aderendo ai Fondi di previdenza complementare.
La CSE, unica voce fuori dal coro, ha affermato invece che se si vuole aumentare l’adesione a questi fondi – che pure possono avere la loro importanza visto che le pensioni tra qualche anno saranno da fame – bisogna renderli davvero appetibili e convenienti per i lavoratori cambiando le norme che li regolano e smetterla con i conflitti di interessi interni ai sindacati!!
Tanto per darvi l’idea, l’altro giorno la CISL era rappresentata da un signore che con nonchalance ha dichiarato di essere anche consigliere di amministrazione del Fondo Perseo (quello degli Enti Locali) e la CGIL, ancora una volta, ha fatto partire la “campagna pubblicitaria” di adesione al fondo Sirio con un comunicato firmato dal responsabile del suo Dipartimento Previdenza, omettendo che lo stesso è anche Consigliere di Amministrazione dello stesso Fondo. Una vergogna!!
E la sentenza della Corte Costituzionale sul 2,5% che è stato per quasi due anni illegalmente trattenuto dallo stipendio ai fini della buonuscita ha fatto emergere un altro raggiro perpetrato ai danni dei lavoratori con un accordo quadro sindacale firmato nel lontano 1999.
I sindacati stanno infatti tentando di convincere i lavoratori sulla bontà dell’adesione ai fondi pensione sbandierando la possibilità di accedere a contributi aggiuntivi che vanno dall’1 all’1,5%. Falso!! L’accordo del 1999 (che alleghiamo al presente notiziario) prevede che per passare ai Fondi di previdenza complementare si debba optare volontariamente per il passaggio dal TFS al TFR. Peccato che nel passaggio la differenza del 2,5% dello stipendio che nel privato è a carico del datore di lavoro, per i dipendenti pubblici finisce nelle casse dello Stato. Il famoso contributo aggiuntivo dello Stato (che sia l’1 o l’1,5%) in realtà è….un contributo del lavoratore allo Stato!!!!Quindi, è bene ribadirlo per ribattere alla propaganda interessata, il lavoratore non ha il beneficio dell’1% aggiuntivo versato dallo Stato, ma perde l’1,50%!!
E per coloro che sono stati assunti dal 1° gennaio 2000 è ancora peggio perché il contributo allo Stato lo versano dall’inizio della loro carriera e ora, con la sentenza della Corte Costituzionale, potrebbe essere messo in discussione tramutandosi in una scelta: se aderisci ai fondi il tuo stipendio resta com’è; se non aderisci il tuo stipendio aumenta.
Il terrore dei sindacati per un’eventuale contrazione delle adesioni ai fondi da loro gestiti ha spinto, nella riunione in Funzione Pubblica, il più grande sindacato presente oggi nel pubblico impiego a chiedere al Governo misure per rispondere alla sentenza della Corte Costituzionale perché altrimenti aderire ai fondi diventava meno conveniente.
Con tanti saluti ai diritti dei lavoratori, che la CSE e il suo sindacato del pubblico impiego FLP vogliono invece continuare a difendere mettendo in guardia i lavoratori dal farsi raggirare con l’adesione a fondi di previdenza complementare che all’attualità convengono solo a chi li gestisce!!
Facendo seguito a nostri precedenti Notiziari n. 134, n. 140 e n. 144 di ottobre 2012, vi informiamo che nella G.U. n. 254 del 30 .10.2012 è stato pubblicato l’allegato Decreto Legge 29.10.2012, n. 185 “recante disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici”.
Trattasi del provvedimento d’urgenza adottato dal Consiglio dei Ministri il 26 u.s. a seguito della oramai famosa sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale” di diverse norme contenute nel Decreto Legge 31.05.2011, n. 78, poi convertito nella Legge 30.07.2010, n. 122, e tra queste “l’articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032”.
Gli effetti del predetto pronunciamento della Suprema Corte sono apparsi subito evidenti: in primo luogo, la cancellazione immediata dalla busta paga della trattenuta del 2,50% presente nei nostri prospetti paga come “opera di previdenza” (2,50 % dell’80 % della base contributiva lorda); dall’altra, la necessaria restituzione ai lavoratori del maltolto corrispondente alle trattenute illegittimamente operate fino ad oggi (22 mesi), un’operazione questa che è apparsa subito molto onerosa (qualcuno ha parlato di 3,8 miliardi di €) e rispetto alla quale il Governo dei tecnici si è impegnato al massimo per trovare la più utile soluzione tecnica per fregare tecnicamente (ed economicamente) i lavoratori. E così, dal cilindro del Governo è spuntato il Decreto legge n. 185 pubblicato oggi in G.U. e che entra in vigore da domani 31 ottobre 2012 accompagnato dall’applauso convinto e festante di tutti i lavoratori interessati.
Entrando nel merito, osserviamo che il decreto legge in questione, “al fine di dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 223 del 2012 e di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica” , dispone all’art. 1 l’abrogazione “a decorrere dal 1 gennaio 2011 dell’articolo 12, comma 10, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”, e conseguentemente ripristina da quella data il vecchio T.F.S. (trattamento di fine servizio) che regolava fino a tutto il 2010 la c.d. “buonuscita” dei lavoratori pubblici. Una buona notizia, da questo punto di vista, atteso che il T.F.S. risulta economicamente più favorevole per i lavoratori e consente, al momento dell’uscita dal servizio, di percepire qualche soldino in più, cosa che non guasta mai. Ne consegue che, per tutti coloro che sono cessati dal servizio negli anni 2011 e 2012, dovrà essere operata la riliquidazione del trattamento che, in base a quanto disposto dallo stesso art. 1 , dovrà essere effettuata d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del D.L. 185, e dunque entro il 30 ottobre 2013.
Ma l‘effetto più eclatante di questo art. 1, come già anticipato dalla FLP con la nota pubblicata nel Notiziario n. 144, è che non ci verranno più restituite le somme indebitamente trattenute in questi 22 mesie questo appare davvero come un vero e proprio furto a danno dei lavoratori, in merito al quale, al di là di ogni giudizio etico che crediamo ci trovi tutti concordi, occorrerà, come ha già detto al nostra Federazione, fare una battaglia politica per ottenere modifiche in sede di conversione.
Ultima annotazione: il D.L. 185, art. 1 comma 3, dispone che “tutti i processi pendenti”, attivati in modo lungimirante dal alcune OO.SS. e a cui hanno partecipato sborsando dei bei soldini alcuni lavoratori,“si estinguono di diritto..”e “le sentenze eventualmente emesse restano prive di effetti”.
Della serie: al danno procurato dal Governo che non restituisce le somme dovute, si aggiunge la beffa per quei colleghi che hanno tirato dalla tasca altri soldi per iniziative giudiziarie francamente improvvide!
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita.
Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei Ministri un decreto legge riguardante la ormai annosa questione del prelievo illegittimo del 2,5% ai fini della buonuscita a far data dal 1° gennaio 2011.
Con questo decreto – non ancora depositato alle Camere e che quindi andrà letto con attenzione per capirne i risvolti – il Governo dà attuazione, a suo modo, alla sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, abrogando l’articolo 12, comma 10 del Decreto Legge n. 78/2010 e facendo tornare così la buonuscita dei dipendenti pubblici al regime del TFS, più vantaggioso del calcolo del TFR introdotto nel 2010.
Facciamo però un po’ di ordine nella giungla legislativa, a beneficio di tutti i lavoratori:
* con l’accordo quadro sull’istituzione dei fondi di previdenza complementare del 29 luglio 1999, confederazioni sindacali e ARAN decidevano che i lavoratori potevano optare per la trasformazione del TFS in TFR all’atto di adesione ai fondi di previdenza complementare; dalla data dell’opzione, il contributo del 2,5% sullo stipendio non poteva più applicarsi ma veniva “fiscalizzato”, cioè la retribuzione lorda si riduceva proporzionalmente;
* con DPCM del 20 dicembre 1999, il Governo stabiliva che per coloro che erano assunti a far data dall’entrata in vigore del DPCM stesso – cioè il 1° gennaio 2000 – e che erano automaticamente in regime di TFR, il contributo del 2,5 per cento fosse “fiscalizzato” per non creare (sic!) disparità di trattamento con coloro che, in regime di TFS, pagavano ordinariamente quella somma;
* con il Decreto Legge 78/2010, il Governo decideva invece di estendere d’ufficio il regime del TFR, meno vantaggioso per i lavoratori rispetto a quello del TFS, ma di mantenere la trattenuta del 2,5% sugli stipendi che per i lavoratori privati era (ed è) a carico dei datori di lavoro.
Da qui la denuncia immediata della FLP con i notiziari del gennaio 2011 e le cause dei magistrati amministrativi che hanno portato alla pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo quel prelievo.
Con il Decreto Legge varato venerdì, il Governo non restituirà il prelievo del 2,5% ma ripristina quanto meno il calcolo della buonuscita più favorevole ai lavoratori rispetto a quello del TFR.
Quello che non è chiaro e che capiremo leggendo il testo del decreto legge è cosa avverrà per i lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2001. Ha senso, infatti, mantenere a loro carico la “fiscalizzazione” dell’onere non più dovuto visto che sono già in regime di TFR?? O sarà esteso anche a loro (ne dubitiamo) il calcolo più vantaggioso della buonuscita??
E cosa succederà per coloro che sono andati in pensione in quest’ultimo anno e mezzo, lo Stato restituirà loro il 2,5% del salario o sarà ricalcolata la buonuscita??
Ciò che invece è certo è che il ministro Tremonti e i tecnici che elaborarono lo “scippo” del 2,5% del salario hanno fatto la fine dei bambini presi con le mani nella marmellata e ora il Governo è costretto a ripristinare di fretta e furia il calcolo precedente della buonuscita che costoro avevano tentato di cambiare per fare cassa.
Solo che i bambini presi con le mani nella marmellata vengono puniti, il ministro Tremonti invece continua a “pontificare” in televisione anziché chiedere scusa per i danni arrecati al Paese e i tecnici che hanno pensato e costruito la norma che ha “scippato” i lavoratori pubblici – ovvero i vertici del Ministero dell’Economia – sono addirittura diventati ministri del Governo Monti e uno di loro ricopre l’ambita carica di Ministro dell’Economia e continua a far danni ai lavoratori pubblici tentando blocchi delle retribuzioni e dei contratti.
Infine una considerazione: abbiamo visto giusto a non far presentare ricorsi a tutti i lavoratori, con esborso di denari, e a non aver voluto lucrare sulla loro pelle.
Proprio il timore che ci fossero “strane” disposizioni legislative ci ha portato a pensare che fosse meglio presentare ricorsi “pilota” a nostro carico anziché chiedere soldi ai lavoratori.
Ma ora cosa succede?? È sufficiente questo decreto per ritenerci soddisfatti?
Come abbiamo già detto, prima lo leggeremo e analizzeremo, poi tenteremo di cambiare le parti che non dovessero piacerci, infine valuteremo il da farsi e potete scommettere sul fatto che vi terremo informati e che continueremo le nostre battaglie.
In relazione alle tantissime richieste di chiarimento che ci stanno pervenendo in questi giorni in merito alla sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la trattenuta del 2,50% presente nei nostri prospetti paga come “opera di previdenza” (2,50 % dell’80 % della base contributiva lorda, dunque il 2% del totale), forniamo le seguenti precisazioni e indicazioni.
1. La sentenza cancella l’ art.12, comma 10, del D.L. 78/2010, che, in base all’art. 136 della Costituzione e all’art. 30, terzo comma, della Legge 11.3.1953 n. 87, ha cessato di avere efficacia dal 18 ottobre u.s. e cioè dal giorno dopo la pubblicazione nella G.U. – 1^ serie speciale – n. 41 del 17.10.2012, e dunque ne annulla gli effetti presenti, passati e futuri, e conseguentemente quelli economici.
Il pronunciamento della Corte vale per tutti i dipendenti pubblici assunti prima del 2001, che secondo alcune stime ammontano a circa 2 milioni, in quanto ai dipendenti assunti successivamente a quella data non viene applicata la ritenuta essendo stato ridotto proporzionalmente il loro stipendio.
La sentenza della Corte, in virtù della sua inappellabilità, obbliga tutte le Amministrazioni, da una parte a sospendere da subito la trattenuta in busta paga e dall’altra a restituire le somme indebitamente trattenute dal 1.01.2011. A tal riguardo, alleghiamo al presente Notiziario la tabella comparsa sul giornale IL SOLE 24 ORE del 22 u.s. che riporta gli arretrati e gli aumenti che spetterebbero ai lavoratori del comparto Ministeri interessati dalla sentenza in argomento.
Per quanto attiene l’adeguamento delle buste paga con esclusione della trattenuta in argomento, la cosa dovrebbe avvenire con una certa rapidità: per es., il Comando generale della Guardia di Finanza ha comunicato che provvederà ad adeguare gli stipendi già a partire da novembre p.v. (si veda l’allegato pubblicato inn questa pagina), e lo stesso dovrebbe fare la nostra Amministrazione.
Per quanto invece riguarda gli effetti retroattivi della sentenza, e cioè la restituzione ai lavoratori delle somme illegittimamente trattenute dal 1 gen. 2011, la questione appare un po’ più complessa, non fosse altro che per la dimensione economica (qualcuno ha parlato di 3,8 mld di € di costo complessivo per le casse pubbliche). Ovviamente, dovrà essere operata una variazione di bilancio per restituire ai lavoratori le trattenute operate nel 2011 e nel 2012. Sarà così? L’interrogativo non è affatto peregrino alla luce delle notizie che stanno circolando in queste ore circa il tentativo del Governo di sterilizzare gli effetti della sentenza attraverso una norma legislativa ad hoc da inserire magari nella legge di stabilità. Ovviamente, ne seguiremo gli sviluppi e informeremo tempestivamente i lavoratori.
Cosa fare, allora, in attesa che maturino gli eventi? Come si ricorderà, la FLP DIFESA ha a suo tempo invitato i lavoratori “a diffidare individualmente l’Amministrazione compilando, firmando e consegnando con raccomandata a mano al proprio Ufficio, il facsimile di atto di diffida allegato” al nostro Notiziario n. 28 del 21.02.2012. Riproponiamo lo stesso invito anche oggi, e alleghiamo uno schema di istanza che riproduce lo stesso testo allegato al nostro Notiziario n. 28 con l’integrazione (ultima alinea) riferita alla sentenza: la precisazione è doverosa, dal momento che altre OO.SS. utilizzano integralmente quello schema. Suggeriamo ai colleghi che non lo abbiano già fatto allora di presentare detta istanza, riservandoci comunque di proporre a tutti i lavoratori interessati ulteriori iniziative alla luce degli sviluppi della vicenda e degli approfondimenti che i legali di FLP stanno effettuando, ivi compreso un possibile ricorso per decreto ingiuntivo, vantando i lavoratori un credito certo, liquido ed esigibile.
In allegato, la nota di diffida che FLP DIFESA ha inviato al Gabinetto del Ministro in data 19 u.s.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 24 del 19.10.2012 relativo al disegno di legge di stabilità 2013 che, nel testo inviato alla Camera dei Deputati, risulta fortunatamente privo dell’ art. 8 presente nello schema di provvedimento entrato in Consiglio dei Ministri e che recava le misure estremamente penalizzanti per i lavoratori pubblici che avevamo denunciato nel nostro precedente Notiziario n. 133 del 10 u.s..
” Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri nella giornata del 9 u.s. del DDL di Stabilità, ancora una volta si è levata forte l’indignazione di tutti lavoratori ed in particolare quelli pubblici per i quali, oltre al previsto aumento dell’IVA e conseguente aumento delle tariffe e dei prezzi ed al taglio di un miliardo di euro per la Sanità con conseguente riduzione della qualità e quantità dei servizi alla salute per i cittadini, veniva operato “un trattamento di favore” con un ulteriore taglio al salario attraverso il blocco dei contratti per gli anni 2013-2014 e la soppressione dell’indennità di vacanza contrattuale.
A questo, il Governo aggiungeva il taglio della retribuzione relativa ai tre giorni di permesso di cui alla legge 104/1992 per l’assistenza ai genitori disabili, retribuzione che prima veniva corrisposta per intero: una misura indegna di un paese civile e che aggiungeva una incomprensibile disparità di trattamento fra lavoratori pubblici e lavoratori privati.
Forse perché consapevoli della pesantezza dei provvedimenti nei confronti dei lavoratori, forse perché si sta avvicinando la fase elettorale, finalmente anche sul fronte della politica si è mosso qualche cosa e sia le forze che sostengono il Governo Monti sia quelle di opposizione stanno intervenendo in maniera pesante sul Governo per modificare la manovra, almeno così sembra.
Ebbene, la prima e forse unica buona notizia che possiamo rilevare dalla lettura del testo relativo al provvedimento di legge che è approdato alla Camera è quella legata alla parte relativa al Pubblico Impiego con la completa “sparizione” del ex art. 8 del testo che era apparso sulla stampa e sul web e delle conseguenti norme vessatorie; quindi, allo stato, tutto rimane come prima, contratti, indennità di vacanza contrattuale, permessi etc..
Ovviamente seguiremo con attenzione il confronto parlamentare per vigilare affinché le sorprese non rispuntino, e proprio dalle aule del Parlamento, e confermiamo il nostro impegno ed il nostro intendimento a costruire un percorso che provi a coinvolgere tutte le forze sindacali andando oltre i problemi di singola categoria, per opporci al “potere dei poteri forti” e difendendo il diritto al lavoro ed alle tutele, per una società più giusta soprattutto per i lavoratori e per i cittadini.
Nella giornata di oggi, a Persociv, si è tenuta la terza riunione del tavolo tecnico sulla mobilità avviato con nota del Gabinetto del Ministro datata 31 luglio u.s., che ha avuto questa volta per oggetto l’esame della bozza predisposta dalla D.G. e relativa ai c.d. “trasferimenti funzionali”, e cioè ai trasferimenti d’autorità, una fattispecie per noi totalmente nuova. Va infatti ricordato a tal riguardo che nella nostra Amministrazione, sino ad ora, i trasferimenti del personale civile sono avvenuti o sulla base di istanza del lavoratore (“trasferimenti a domanda”) o sulla base di un accordo sindacale (“piano di reimpiego”) in occasione di provvedimenti di soppressione/riorganizzazione dell’ Ente d’appartenenza.
Il trasferimento d’autorità, sinora non previsto se non per eccezionali motivi legati a incompatibilità ambientale, è stato però introdotto dal Governo Berlusconi con l’art. 1, comma 29, del D.L. 138/2011 poi convertito nella L. 148/2011. La norma prevede che i criteri e gli ambiti applicativi siano definiti nella contrattazione collettiva di primo livello (ARaN), ma prevede anche che, nellemore della disciplina contrattuale, ciascuna Amministrazione possa procedere a trasferimenti in ambito regionale sulla base di criteri da essa unilateralmente fissati e dunque non contrattati, oggetto solo di informazione preventiva alle OO.SS (si veda il nostro Notiziario n. 119 del 10.10.2011). E’ di tutta evidenza che questa norma potrebbe assicurare all’Amministrazione una leva poderosissima, da subito e soprattutto in previsione dello scenario in divenire (riduzione organici di Ente e riassetto in riduzione dello strumento militare).
Persociv ha inviato alle OO.SS. una proposta di regolamentazione, che è già in possesso delle nostre strutture, e che alleghiamo ad ogni buon conto al presente Notiziario. In estrema sintesi: è prevista una procedura annuale avviata dalla pubblicazione sul sito di Persociv di un elenco, suddiviso per sede e area, comprendente le situazioni di esubero e di carenza; solo i lavoratori che si trovano in soprannumero possono presentare domande volontarie di trasferimento; successivamente, la D.G. forma le graduatorie per profilo e per sedi sulla base dei criteri individuati e dispone i relativi trasferimenti; a seguire, la D.G. effettua una nuova comparazione ed elabora le “graduatorie dei dipendenti in esubero” (non sarebbe meglio parlare di “dipendenti in soprannumero” ?), provvedendo in prima istanza a verificare la possibilità di una riconversione professionale in loco in caso l’Ente d’impiego presenti carenze di altro profilo della stessa area; in assenza di riconversione, la D.G. “dispone i trasferimenti funzionali” con “obbligo per i dipendenti così trasferiti di permanere almeno tre anni nell’Ente assegnato”.
Nel suo intervento, la nostra O.S. ha fatto innanzitutto presente la propria difficoltà a discutere di “trasferimenti funzionali”prima che vengano definite regole condivise sui “trasferimenti a domanda”, in merito ai quali nell’incontro dell’11 set. u.s. (vds. Notiziario n. 119 di pari data) si sono registrate posizioni molto distanti tra le Parti, con riferimento in particolare al nodo relativo ai “pareri” dell’Organo Programmatore. FLP DIFESA ha quindi fatto presente di non comprendere la scelta della nostra Amministrazione di portare sul tavolo questo argomento, pur a fronte del via libera del Ministro della F.P. al confronto con le OO.SS. sulla mobilità e in mancanza allo stato dei nuovi organici di Ente rideterminati sulla base dei tagli imposti dalla L. 135/2012, operazione questa molto di là da venire e comunque indispensabile per determinare le condizioni di “carenze” ed “esuberi”;ha infine evidenziato la pericolosità di formalizzare “graduatorie dei dipendenti in esubero”, che, in caso di incollocabilità in ambito Difesa, potrebbero configurarsi come veri e propri “esuberi” ex art. 16 della L.183/2011.
Ovviamente, la nostra O.S. non è assolutamente entrata nel merito dei criteri proposti dalla D.G.
Notiziario n. 161 del 26 novembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 27 del 23 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in data 21 u.s. a Palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. alcuni dati, in verità ancora molto parziali, rispetto all’attuale […]
Notiziario n. 154 del 14 novembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 26 del 13 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni con il Ministro della F.P. Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. i primi dati, parziali e controversi, su organici ed esuberi conseguenti […]
Notiziario n. 153 del 13 novembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 59 del 12.11.2012 relativo al D.L. 185/2012 riguardante la ritenuta del 2,5% sulla buonuscita. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, che ha dichiarato l’incostituzionalità del prelievo del 2,5% a carico di tutti i lavoratori passati in regime di […]
Notiziario n. 152 del 13 novembre 2012 – La Funzione Pubblica ha accolto in toto la proposta della A.D. sulla rideterminazione degli organici in applicazione dell’art. 2, c.1, L. n. 135 (“spending review”), proposta messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva F.P. n. 10/2012 (vds. nostri Notiziari n. 129 del 2 e n. […]
Notiziario n. 148 del 6 novembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 25 del 5.11.2012 relativo alle problematiche connesse all’inizio di attività del Fondo di previdenza complementare “Sirio” che interessa, tra gli altri, anche i lavoratori del Comparto Ministeri e dunque anche i dipendenti civili della Difesa. “Dal 18 ottobre scorso è […]
Notiziario n. 145 del 30 ottobre 2012 – Facendo seguito a nostri precedenti Notiziari n. 134, n. 140 e n. 144 di ottobre 2012, vi informiamo che nella G.U. n. 254 del 30 .10.2012 è stato pubblicato l’allegato Decreto Legge 29.10.2012, n. 185 “recante disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti […]
Notiziario n. 144 del 29.10.2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita. Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei […]
Notiziario n. 140 del 23 ottobre 2012 – In relazione alle tantissime richieste di chiarimento che ci stanno pervenendo in questi giorni in merito alla sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la trattenuta del 2,50% presente nei nostri prospetti paga come “opera di previdenza” (2,50 % dell’80 % della base contributiva […]
Notiziario n. 139 del 22 ottobre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 24 del 19.10.2012 relativo al disegno di legge di stabilità 2013 che, nel testo inviato alla Camera dei Deputati, risulta fortunatamente privo dell’ art. 8 presente nello schema di provvedimento entrato in Consiglio dei Ministri e che recava le misure […]
Notiziario n. 137 del 17 ottobre 2012 – Nella giornata di oggi, a Persociv, si è tenuta la terza riunione del tavolo tecnico sulla mobilità avviato con nota del Gabinetto del Ministro datata 31 luglio u.s., che ha avuto questa volta per oggetto l’esame della bozza predisposta dalla D.G. e relativa ai c.d. “trasferimenti funzionali”, […]