Davvero una gran bella notizia! La Corte Costituzionale, con decisione datata 8 u.s. depositata in data 11 u.s., ha emesso la sentenza n. 223/2012, qui allegata, con la quale ha dichiarato illegittime diverse norme contenute nel Decreto Legge 31.05.2011, n. 78 poi convertito nella Legge 30.07.2010, n. 122.
Tra le norme cassate dalla Suprema Corte, figurano il congelamento dell’indennità integrativa speciale dei magistrati e quelle c.d. “taglia stipendi” dei manager pubblici (5% di retribuzione in meno nella fascia 90–150mila €; 10% in meno al di sopra dei 150mila €). Ma la parte di sentenza che ci interessa di più (punto 5, penultima pagina) è quella che dichiara “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032”. Un pronunciamento molto chiaro, che conferma la giustezza dell’iniziativa a suo tempo avviata dalla nostra Federazione.
Come molti colleghi ricorderanno, la Legge 122/2010 ha esteso ai pubblici dipendenti con decorrenza 1.01.2011 il trattamento di fine rapporto (TFR). Logica avrebbe voluto che anche le relative trattenute stipendiali fossero in linea con la nuova normativa (unica aliquota 6,91% sull’intera retribuzione) con conseguente disapplicazione, sempre dal 1 gennaio 2011, del sistema di calcolo previsto dal DPR 1032/1973 (contribuzione complessiva del 9,60% sull’80% della retribuzione, con rivalsa sul dipendente pubblico nella misura del 2,50%.). E questo, sia perché l’art. 12 della L. 122 non ne fa menzione, sia perché l’art. 2120 del Codice Civile, cui ci si deve attenere dal 1.01.2011, pone a carico del datore di lavoro, in questo caso lo Stato, l’intero onere contributivo, senza meccanismi di rivalsa sui dipendenti. E, invece, le Amministrazioni pubbliche hanno continuato ad operare le vecchie trattenute del 2,50% sull’ 80% della retribuzione, senza considerare le novità legislative intervenute, creando disparità di trattamento con il settore privato e danno alle tasche già disastrate dei dipendenti pubblici.
La nostra Federazione ha dapprima denunciato il fatto (Notiziari FLP n. 2 e 3/2001); successivamente e per prima (gli archivi dei notiziari sindacali lo dimostrano), a seguito della sentenza n. 53/2012 del TAR Calabria, ha invitato i lavoratori “a diffidare individualmente l’Amministrazione compilando, firmando e consegnando con raccomandata a mano al proprio Ufficio, il facsimile di atto di diffida allegato” al nostro Notiziario n. 28 del 21.02.2012.
A seguito di questa iniziativa di FLP, è venuto giù di tutto: accuse di demagogia elettorale (eravamo in corso di campagna RSU….); tentativi di discredito; note di uffici studi che sposavano la posizione negativa assunta dall’INPDAP; ma anche iniziative di carattere giudiziario, con invito ai lavoratori di aderire a ricorsi, che noi invece avevamo escluso perché, in attesa degli sviluppi e del pronunciamento della Suprema Corte, l’atto di diffida bastava comunque a mettere in mora l’Amministrazione senza esborsi di natura economica o quant’altro.
Abbiamo avuto ragione: la sentenza della Corte Costituzionale, essendo inappellabile, risolve il problema alla radice. La trattenuta è illegittima, e dunque dovrà essere abolita (trattasi di 40/50 € mensili come avevamo indicato nel Notiziario n. 28/2012); in aggiunta, al lavoratore dovranno essere restituite le somme illegittimamente trattenute sinora per tutti i 22 mesi, una cifretta non da poco…
Al di là degli aspetti di carattere economico, pur importanti alla luce dei tempi che corrono, rimane comunque la soddisfazione per aver ancora una volta visto giusto e per tempo.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 23 di data odierna, relativo ai contenuti del disegno di legge di stabilità 2013 varato dal Governo.
“Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri è stato varato il DDL di Stabilità, un provvedimento da 11.6 miliardi di euro che “dovrebbe” consentire, appunto, il pareggio di bilancio per il 2013.
Una sintesi della scelte operate dal Consiglio dei Ministri, in un quadro consolidato di aumento delle tariffe e dei prezzi, porta ancora una volta ad un ulteriore taglio al salario dei lavoratori pubblici con il blocco dei contratti per gli anni 2013 – 2014 e, per tale biennio, anche alla soppressione della indennità di vacanza contrattuale che verrà ripristinata nel 2015 (forse) sulla base dell’inflazione programmata.
A questo deve essere aggiunta una “ciliegina sulla torta” e cioè un taglio del 50% sulla retribuzione relativa ai tre giorni di permesso ai sensi della legge 104/1992 ai fini dell’assistenza ai genitori disabili, retribuzione che prima veniva corrisposta per intero. Una misura che in questi anni, nonostante la poca voglia di opposizione a politiche sbagliate di una buona parte del sindacato, non era stata concessa neppure a Brunetta.
Per rimanere nell’ambito delle iniziative tese al “risparmio” che, poi, nei fatti, si traducono in spese per i lavoratori, occorre evidenziare, per la Sanità, il taglio di un miliardo di euro, a regime, per il fabbisogno sanitario nazionale, taglio che inevitabilmente si tradurrà in un abbassamento della qualità e della quantità dei servizi alla salute resi per il cittadino.
Sempre sul fronte delle ricadute sui cittadini utenti, occorre rilevare il taglio di 2.2 miliardi di euro sulle Autonomie Locali, in prima fila le Regioni e non solo, ancora una volta soggette ad un taglio lineare e non selettivo, che inasprisce quello già operato a luglio 2012 con il DL 95 sulla spending review.
Si aggiunga ancora quella che riteniamo forse la parte più pesante e cioè la previsione dell’aumento, dal 2013, dell’aliquote IVA con la furbata di “minacciare” l’aumento di due punti percentuali per poi “graziare” gli italiani aumentando di un punto le aliquote dal 10 all’11%, e dal 21 al 22%., con un ulteriore possibile effetto perverso su prezzi e tariffe.
Tutto questo e altro ancora contenuto nel DDL, a detta del Ministro Grilli, anche per controbilanciare la diminuzione dell’aliquota Irpef di un punto, dal 23% al 22% per lo scaglione fino a 15.000 euro e dal 27% al 26% per quello fino a 28.000 euro con un costo complessivo di 5 miliardi (4 miliardi per la prima aliquota che si applica a tutti ed 1 miliardo per l’altra).
Un Governo che ha sospeso la democrazia nel nostro Paese e che si configura sempre più come il “potere dei poteri forti” a scapito delle fasce più deboli della cittadinanza, decide misure che, oltre ad essere recessive, colpiscono ancora una volta le parti più deboli:
– l’aumento dell’IVA e la diminuzione di un punto dell’Irpef colpisce i cosiddetti “incapienti”, cioè coloro che vivono con stipendi e pensioni talmente bassi che non pagano IRPEF (e quindi non avranno benefici di nessun genere dal suo abbassamento) ma pagano l’IVA, una misura che inizia a dare risparmi a partire da un livello di salario maggiore di quello della gran parte dei lavoratori dipendenti;
– i tagli alla sanità e soprattutto il taglio del 50% del salario per usufruire della Legge 104/92 fanno fare all’Italia un passo indietro di trent’anni sul piano dei diritti e dello stato sociale, che viene accollato sempre più alle famiglie. Chi ne soffrirà saranno gli strati deboli della popolazione, quelli ricchi si pagano la sanità e l’assistenza privata.
Ricordiamoci tutti che quando si cancella un diritto si arretra di molti passi il cammino verso la democrazia compiuta e non ci sono scuse economiche perché tutte le misure per far pagare chi non ha mai pagato proposte dalla CSE in questi ultimi anni non sono mai state prese in considerazione dai governi. Chi paga deve continuare a pagare e chi non paga deve continuare a non farlo, questo è il messaggio che viene anche stavolta da un gruppo di tecnocrati che difende il sistema della speculazione finanziaria anziché i cittadini, con il beneplacito di una classe politica talmente screditata da non avere nemmeno la capacità di opporsi.
Per riprendere il cammino verso una democrazia compiuta, fatta di legalità, solidarietà e partecipazione c’è bisogno di prendere coscienza che il problema non è di questa o di quell’altra categoria ma complessivo.
Contro le dichiarazioni di Monti che si gloria di stare “spremendo” gli italiani (sì, ma quali italiani, Professor Monti? Quelli deboli!!) come ha fatto ieri a Bruxelles, è necessario un sussulto della gente onesta e laboriosa di questo Paese; o la politica fa il suo mestiere e inverte la rotta o dobbiamo essere noi a portare la parte migliore dell’Italia in piazza, unitariamente, con un grande sciopero generale.
Per questo abbiamo ritenuto sbagliate le vertenze delle ultime settimane, che hanno portato a scioperi di singole categorie quando invece la mobilitazione deve essere globale. Milioni di persone in piazza a reclamare la restituzione del maltolto e la partecipazione alle spese di chi non ha mai pagato e vuole continuare a non farlo.
Per questo ci adopereremo sin da oggi coinvolgendo tutte le forze sindacali!!
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.21 del 17.09.2012, in cui la CSE propone a tutto il sindacato la proclamazione dello sciopero generale.
L’inflazione nel mese di agosto è salita al 3,2 per cento ma l’aumento del cosiddetto “carrello della spesa” cioè i prodotti consumati più di frequente dalle famiglie italiane è del 4,2 per cento; gli stipendi sono fermi da anni e continua ad aumentare il numero di coloro che perdono il lavoro o vanno in cassa integrazione; la tassazione sul lavoro non è mai stata così alta nella storia del nostro paese e l’evasione fiscale continua a farla da padrona a danno dei percettori di redditi fissi (salari e pensioni) che devono sobbarcarsi tutto l’onere delle spese dello Stato.
Sembra un bollettino di guerra e infatti lo è: la guerra delle famiglie che ogni giorno devono far quadrare i conti mentre in quasi un anno di governo, Monti non ha tagliato un euro degli sprechi della politica (che lo mantiene a galla), non ha approvato una legge anticorruzione che ci farebbe risparmiare da sola 60 miliardi di euro all’anno, non ha fatto l’accordo sulla doppia tassazione con la Svizzera che rischierebbe di portarci altri 100 miliardi di euro in cassa mentre anche Grecia e Spagna lo stanno facendo. Forse aspetta che i soldi siano fuggiti verso lidi più tranquilli grazie alle banche a lui tanto care.
Ecco, per quelle i soldi ci sono: siamo il paese che nello stesso decreto ha tagliato i dipendenti pubblici e regalato 4 miliardi di euro ad una banca, senza che ci sia stato un moto globale di indignazione.
Rispetto a una situazione del genere e a nessuna idea presentata per far ripartire il lavoro, nessuna per rimettere in moto l’economia, solo tasse e tagli indiscriminati e recessivi, Monti scopre che la colpa è …. dello Statuto dei Lavoratori, che a sentir lui, è troppo rigido e non fa crescere l’occupazione. La colpa insomma, è dei pochi diritti che ci restano come lavoratori. Peccato che un minuto dopo Monti sia smentito da Marchionne, che nonostante abbia avuto in regalo gratuito la cancellazione di quasi tutti i diritti dei lavoratori negli stabilimenti FIAT, annuncia che non ha alcuna intenzione di fare gli investimenti promessi.
Di fronte allo sfacelo e alla totale mancanza di idee del governo non si può essere inerti e non si può pensare nemmeno di affrontare un problema globale con vertenze nelle singole categorie. Il tempo è scaduto, i lavoratori pubblici e privati, i pensionati, le imprese sane di questo paese hanno toccato con mano i fallimenti di questo governo.
È NECESSARIA ANZI INDISPENSABILE UNA GRANDE MOBILITAZIONE GENERALE!!
Per questo la CSE chiede a tutti i sindacati la proclamazione di uno sciopero generale unitario per recuperare la democrazia, i diritti, la giustizia e l’equità. Uno sciopero che faccia cambiare subito strada al governo che taglia con strabismo solo la carne viva e lascia inalterati superfluo e privilegi; oppure che lo mandi a casa se non comprende il grido di dolore del ceto medio e delle fasce deboli della popolazione.
La CSE, pur condividendo appieno le ragioni dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali per il 28 settembre prossimo nel pubblico impiego (esclusa la scuola), e comprendendo che un sindacato non chiede mai a cuor leggero ai lavoratori di rinunciare a un giorno di salario, propone di sospendere (non revocare) questo sciopero e proclamare tutti insieme lo sciopero generale.
“Con una situazione come questa” – ha dichiarato Marco Carlomagno, segretario generale della CSE – “non possiamo chiedere a una parte dei lavoratori pubblici di rinunciare da soli a un giorno di salario e caricarsi sulle spalle una vertenza che ormai riguarda tutto il mondo del lavoro”.
“E nemmeno possiamo immaginare di chiamare questi lavoratori a due scioperi ravvicinati, uno di categoria e uno generale, viste le difficoltà economiche nelle quali si trovano”.
“La proclamazione di uno sciopero generale” – conclude Carlomagno – “con una grande mobilitazione unitaria può davvero scuotere il governo e la politica dalle fondamenta e far capire ad entrambi che la situazione è ormai insostenibile e bisogna trovare soluzioni subito!!”
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
Notiziario n. 112 del 13 agosto 2012 –
Ci pervengono parecchie richieste di informazioni in merito alle assunzioni di professionalità civili nella Difesa, in particolare da parte di coloro che, collocati in posizione utile nelle graduatorie dei concorsi pubblici indetti in questi ultimi anni dall’A.D. e già ultimati, sono tuttora in attesa di entrare nei ruoli civili della Difesa. Riteniamo pertanto di fare cosa utile nel fornire alcune informazioni al riguardo, differenziandole in relazione all’anno di riferimento e attualizzandole con le disposizioni più recenti introdotte dalla legge di conversione del Decreto Legge 6.07.2012, n.95 (c.d. “spending review”).
* Assunzioni riferite all’anno 2010: con il DPCM 10.03.2011 il Ministero della Difesa era stato autorizzato ad assumere n. 232 unità. A seguire, Persociv aveva pubblicato sul proprio sito due successivi “comunicati” (15 giugno e 31 agosto 2011) con i quali aveva dato conto del piano di riparto, con relativa distribuzione per concorso e per regione geografica, delle assunzioni autorizzate che riguardavano le graduatorie dei concorsi completati negli anni 2006/2007, per esaurire le quali mancherebbero allo stato ancora una diecina di assunzioni, cui si provvederà nell’ambito di quelle 2011.
* Assunzioni riferite all’anno 2011: in relazione ai vincoli posti dalla legge, peraltro analoghi a quelli dell’anno 2010 (limite massimo del 20% spesa e 20% unità cessate nel 2010), Persociv ha ottenuto dalla F.P. il via libera per n. 169 unità (ma va detto che si potrebbe arrivare anche alle 200 unità in ragione della rimodulazione sulla base delle risorse disponibili), per procedere alle quali, una volta esaurite le graduatorie 2006/2007, si attingerà alle graduatorie dei concorsi completati negli anni 2008/2009/2010 che dovrebbero così esaurirsi definitivamente. Il termine temporale per il rilascio della relativa autorizzazione alle Amministrazioni interessate, inizialmente fissato al 31.12.2011, era stato prorogato al 31 luglio 2012 dal c.d. “decreto Milleproroghe” (art. 1 D.L. n. 216/2011, poi convertito nella Legge 24.02.2012, n.14). Dobbiamo ora però registrare le novità intervenute con la conversione in legge del DL 95/2012, peraltro non ancora pubblicata in G.U., che ha introdotto, all’art. 14, il comma 4-bis, il cui testo integrale è riportato nell’allegato al presente Notiziario. Detto comma dispone che, “in relazione all’esigenza di ottimizzare l’allocazione del personale presso le amministrazioni soggette agli interventi di riduzione organizzativa previsti dall’articolo 2”, il termine temporale per il rilascio dell’autorizzazione è differito ulteriormente al 31 dicembre 2012. Tenuto conto della premessa sopra riportata, il differimento in questione dovrebbe valere per tutte le Amministrazioni, ivi compresa anche la Difesa, anche se la nostra Amministrazione è ricompresa tra quelle che dispongono allo stato di graduatorie in corso di validità.
* Assunzioni riferite all’anno 2012 e seguenti. Questi i paletti fissati dalla legge per le assunzioni: nell’anno 2012, max il 20 % spesa/unità dei cessati 2011; nell’anno 2013, max il 20 % spesa/unità dei cessati 2012; nell’anno 2014, max il 20 % spesa/unità dei cessati 2013; nell’anno 2015, si potrà invece assumere il 50% % della spesa/unità dei cessati 2014. A partire dall’anno 2016, le assunzioni dovrebbero finalmente coprire la totalità dei cessati dell’anno 2015. E’ possibile che per le assunzioni dal 2013 in avanti, si possa provvedere anche attraverso lo scorrimento delle graduatorie precedenti.
Ricordiamo infine che, in base a quanto disposto dall’art.5, comma 1, della Legge 24.02.2012, n.213, ”in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014, il Ministero della difesa riserva alle assunzioni del personale degli Arsenali e degli Stabilimenti militari appartenente ai profili professionali tecnici il sessanta per cento delle assunzioni…” autorizzate dalla F.P., senza procedere ad alcun bando di mobilità.
Il Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 – secondo provvedimento del Governo sulla c.d. “spending review“ – è diventato legge: dopo il passaggio in Senato di qualche giorno fa con il voto favorevole sul maxiemendamento presentato dal Governo, anche la Camera ha dato in data odierna il via libera al provvedimento votando sullo stesso testo la fiducia richiesta dal Governo. Sul nostro sito web: il testo con le modifiche apportate al Senato e poi votato anche dalla Camera, e il testo commentato de IL SOLE.
Il provvedimento in questione, ora convertito in legge, interessa direttamente anche l’A.D., nonostante che nella fase che ha preceduto il varo da parte del Consiglio dei Ministri, il Ministro Giarda ne avesse escluso la possibilità in considerazione del fatto che è in itinere una operazione di profonda rivisitazione della spesa del nostro Ministero che prevede tagli di personale per ben 43.000 unità (10.000 civili e 33.000 militari da qui al 2024) e la riduzione del 30% dell’attuale assetto nei prossimi sei anni.
Ad essere toccati, sono sia la struttura degli Uffici che le componenti del personale: l’art.2, comma 1, prevede una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà Previmil?) e non generale (quali?) e un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto agli organici conseguenti alle riduzioni previste dal D.L. 138/2011, il cui provvedimento attuativo peraltro è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 3 agosto u.s..Sappiamo bene cosa comporterà questo ennesimo taglio lineare delle dotazioni organiche: entro il 31 ottobre 2012, a pena del blocco totale delle assunzioni, dovrà essere adottato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che recepirà la rideterminazione in riduzione delle dotazioni organiche. A seguito di questa operazione, emergeranno le posizioni soprannumerarie (per la Difesa: circa 3000?) che dovranno poi essere gestite con le modalità di cui al comma 11 (pensionamenti sulla base delle regole ante riforma Fornero per coloro che matureranno la decorrenza dei trattamenti entro il 31.12.2014 e mobilità verso altre AA. PP.). Le eccedenze che dovessero eventualmente residuare alla data del 30 giugno 2013, verrebbero collocate dal giorno successivo “in disponibilità” ex art. 33 D.Lgs. 165/2001, con retribuzione totale al 65% circa per 24 mesi, dopo i quali si aprirebbe per quei lavoratori lo spettro del licenziamento.
Ma il provvedimento di cui trattasi tocca anche la componente militare – il comma 3 dell’art. 2 prevede infatti la riduzione dl 10% degli organici -, ma solo nella parte relativa al “comparto difesa” , dunque il personale delle FF.AA. Dovranno dunque essere tagliate circa 6000 unità, che godranno dell’ARQ – aspettativa riduzione quadri- con stipendio ridotto al 95%, atteso che la componente che fa riferimento al “comparto sicurezza” (PS, CC, V.F., etc.) ne è invece esclusa al pari delle altre categorie di cui al c. 7.
L’ art. 2 del D.L. 95 è rimasto sostanzialmente invariato in sede di conversione in legge del provvedimento. Queste le poche novità: previsione di graduale riduzione dei volumi organici militari entro il 1.1.2016; i Regolamenti di organizzazione dei Ministeri attuativi delle riduzione di Uffici e organici dovranno essere adottati con DPCM; informazione alle OO.SS. per la riorganizzazione degli Uffici e esame congiunto con le stesse, ma “limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro”.
In sede di conversione in legge, sono rimaste invariate anche altre parti del DL 95 che interessano la Difesa: le riduzioni dei finanziamenti 2012-2014 per A.I.D. (art. 7 comma 5); la riduzione di un terzo della spesa per le missioni all’estero; la conferma della mini naia, pur con risorse ridotte (uno spreco che continua). E, naturalmente, la mancata riduzione delle spese per l’acquisto di armamenti, caccia F35 in primis. Di nuovo, invece, il transito al Comune di Venezia del compendio arsenalizio oggi non utilizzato.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.19 del 31.07.2012, con il quale la nostra Confederazione CSE riferisce sul deludente incontro con il Ministro della F.P., Filippo Patroni Griffi.
“La buona notizia è che non taglieremo le tredicesime”. Basterebbero queste parole, con le quali il ministro Patroni Griffi ha aperto il confronto con i sindacati ieri, a comprendere il livello raggiunto.
Il ministro non ha presentato nessun piano industriale e nemmeno si è giustificato per il fatto che l’accordo del 3 maggio non è stato tramutato né in una legge né recepito da nessun provvedimento legislativo in discussione. Si è limitato ad addurre problemi di finanza pubblica, a negare anche l’evidenza sostenendo che non ci sono tagli lineari e a minimizzare la portata dei decreti legge sulla “spending review”, sui quali peraltro ha tentato di deresponsabilizzarsi e gettare la croce sul Parlamento. Infine si è limitato a dire che è disposto ad affrontare la materia relativa alla gestione degli esuberi, tra l’altro sventolando tabelle che poi si è rifiutato di darci e nelle quali dovrebbero essere quantificati gli esuberi divisi per amministrazione.
Dal punto di vista sindacale la situazione non è stata molto più incoraggiante; l’interesse principale sembrava essere se sulla gestione degli esuberi ci fosse la concertazione, l’esame congiunto o la consultazione. Come se la discussione tra quale di questi istituti sia applicabile, tutti tra l’altro molto blandi, bastasse ad affievolire la gravità della situazione o ad offrire maggiori garanzie ai lavoratori.
La CSE nel suo intervento ha invitato il Ministro a prendersi le sue responsabilità sui provvedimenti della “spending review” visto che il maxi-emendamento votato oggi dal Senato è opera del governo di cui lui fa parte; il Segretario Generale della CSE ha poi lamentato la mancanza di un piano industriale per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione e il totale abbandono dell’accordo del 3 maggio che, lo ricordiamo, prevedeva lo sblocco della contrattazione integrativa – anche con la possibilità di passaggi economici – un piano di riorganizzazione discusso preventivamente con il sindacato che migliorasse i servizi ai cittadini e il clima interno alle amministrazioni deteriorato dagli insulti di Brunetta degli ultimi tre anni, la revisione profonda del Decreto Legislativo 150/2009 a partire dalle improponibili fasce di merito brunettiane e, nel caso si fossero resi necessari provvedimenti di mobilità, piani di formazione e ricollocazione contrattati con il sindacato. Abbiamo contestato la visione di questo governo che invece ha deciso di partire dal fondo: taglia migliaia di posti di lavoro e di servizi ai cittadini e poi ci costruisce sopra un piano di riorganizzazione ingestibile che renderà inefficienti anche i servizi che oggi sono efficienti e darà la stura ai prossimi governi per dire che la pubblica amministrazione non funziona e bisogna tagliarla. In sostanza, trattano i servizi pubblici e i dipendenti pubblici come se fossero dei bancomat ai quali attingere in caso di necessità senza riguardo alcuno né per i cittadini né per i lavoratori e tanto meno per i diritti costituzionali di entrambe queste parti.
Surreale è stata la risposta del ministro alla domanda della CSE sul come contava di attuare l’accordo firmato il 3 maggio. Ci ha detto che purtroppo ci sono parti che si possono attuare e parti che non si potranno attuare. Come se uno che firma un contratto potesse decidere quali parti rispettare e quali no. In Italia è possibile anche questo!!
Purtroppo però, questo comportamento arrogante è non solo tollerato ma alimentato da buona parte della controparte sindacale. La CSE non ha nessuna intenzione di lasciare correre comportamenti irresponsabili nel merito e nel metodo di un governo che non ha visione e preferisce salvare le banche piuttosto che fornire servizi, tutelare la salute, la ricerca e la scuola; che se deve escludere qualcuno dai tagli “salva” la politica con i suoi costi e si dimentica dei disabili. Per questo nei prossimi giorni continueremo sulla strada già intrapresa che ha visto la CSE impegnata in forti azioni di contrasto alle scelte sbagliate di governo e parlamento, concretizzatesi nella giornata di mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio. Riuniremo a breve i nostri organismi statutari e decideremo quali nuove iniziative assumere, ricercando in questo il massimo di convergenza sindacale possibile e non escludendo nessuna forma di lotta, compreso lo sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici .
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
Notiziario n. 104 del 26 luglio 2012 –
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 18 del 25.07.2012, in cui si dà notizia del grande successo della giornata di mobilitazione generale indetta da CSE e da FLP nella giornata di ieri 25 luglio a difesa del lavoro pubblico e, nello stesso tempo, della mancata presenza del Ministro Patroni Griffi all’incontro con le OO.SS., che si doveva tenere ieri presso il Ministero della Funzione Pubblica.
Colpo di scena stamani alla riunione convocata presso il Ministero della Funzione Pubblica che doveva essere presieduta dal Ministro Patroni Griffi all’indomani dell’approvazione dei Decreti legge sulla spending review.
Il Ministro ha fatto sapere di non poter essere presente in quanto impegnato al Senato nella discussione dei provvedimenti in vista della loro approvazione in Commissione Bilancio ed ha comunicato per il tramite del Consigliere Naddeo, Capo del Dipartimento, la disponibilità a fissare una nuova riunione non prima di lunedì 30 luglio.
Riteniamo grave quanto avvenuto, poiché vi è il rischio fondato che il confronto si apra dopo la pronuncia del Senato, e quindi a cose fatte, su provvedimenti che in gran parte erano invece regolati dall’accordo sottoscritto lo scorso 3 maggio con il Ministro, e che sono stati ampiamente disattesi e stravolti nei provvedimenti Governativi.
Un segnale assolutamente sbagliato che purtroppo rafforza le preoccupazioni sulle voci ricorrenti circa l’imminente adozione di nuovi interventi punitivi nei confronti dei lavoratori pubblici, del loro potere d’acquisto e della tutela del posto di lavoro. Di tutto avvremmo bisogno in un momento così difficile tranne che di un Ministro che sfugge al confronto.
Una ragione di più per intensificare le iniziative decise dalla Segreteria generale della CSE, d’intesa con la FLP (Federazione lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche), contro le norme inique contenute nei Decreti sulla spending review, culminate nella giornata di mobilitazione generale che oggi ha visto, in mattinata, il presidio ed il volantinaggio presso le sedi centrali dei Ministeri e delle Agenzie fiscali, e l’attivazione di un “info-point” nei pressi di Piazza Colonna (Palazzo Chigi) durato tutta la giornata e che ha permesso alla nostra Organizzazione sindacale di portare tra la gente le nostre proposte a tutela del lavoro pubblico, per la difesa dei servizi pubblici come fattore di equità sociale e di democrazia..
Nel primo pomeriggio la protesta è proseguita con una partecipata manifestazione indetta da CSE ed FLP presso il Senato in concomitanza con le votazioni della Commissione.
Ma la nostra iniziativa non si ferma qui.
Nelle prossime ore la Segreteria generale, anche a seguito della riunione già prevista per il 30 luglio pv valuterà tutte le ulteriori iniziative di lotta da intraprendere che verranno tempestivamente comunicate a tutte le strutture.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
Notiziario n. 93 del 6 luglio 2012 –
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 16 del 6 luglio 2012 che contiene la prima valutazione della nostra Confederazioni sulle scelte operate dal Governo in materia di revisione della spesa pubblica e che saranno contenute nel secondo Decreto Legge sulla c.d. “spending review”:
Questa notte, al termine di un Consiglio dei Ministri “fiume”, il governo ha varato la manovra cosiddetta della “spending review” che entra in vigore già da oggi.
Bisognerà leggere con molta attenzione il provvedimento prima di fornire valutazione sui singoli punti ma ascoltando questa notte la conferenza stampa di Monti e di alcuni dei suoi ministri non si può essere che preoccupati. Confermato il taglio del 20% dei dirigenti e del 10% del personale delle ex-qualifiche funzionali, già contenuto nel decreto legge 87/2012 per Presidenza del Consiglio, Ministero Economia e Finanze e Agenzie Fiscali; forte taglio ai servizi per i cittadini, sanità e giustizia in primis; forti tagli anche ai beni culturali che invece meriterebbero valorizzazioni di patrimonio e professionalità. Inutile dire che non vi sono invece tagli alle spese della politica né alle ingentissime spese militari: anzi, va avanti il progetto di tagliare sul personale civile della difesa per far spazio ai militari che saranno “dismessi” a breve. Su tutte le misure, quella più devastante è il blocco pluriennale delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, ormai prossimi alla fame, che ora tocca anche i dipendenti delle società pubbliche.
Forse qualcuno in questo governo crede che i servizi – quelli alla persona in particolare – si forniscono da soli, che il sistema migliore per svolgere il lavoro della pubblica Amministrazione sia quello di affidarlo a personale malpagato, totalmente vilipeso e demotivato, che la lotta all’evasione fiscale si faccia diminuendo il numero di coloro che devono fare i controlli. O più semplicemente, l’orizzonte breve di questo governo fa sì che ci sia disinteresse totale per i servizi ai cittadini e alle fasce più deboli della popolazione, attenzione alle banche (visto il salvataggio del Monte dei Paschi con 2 miliardi di euro pubblici) e abbandono della lotta all’evasione fiscale che evidentemente disturba in poteri forti del cui appoggio Monti è così preoccupato. Persino il taglio delle province, durante la conferenza stampa di stanotte, ha preso una piega sinistra. Un ministro si è lasciato scappare che dove non ci saranno più le province sarà anche più semplice razionalizzare (leggi tagliare) la pubblica amministrazione.
Ora, la CSE è sempre stata favorevole, anzi ha sempre chiesto con forza l’abolizione (non la diminuzione) delle province ma per razionalizzare i costi e gli sprechi della politica non certo per desertificare interi e vasti territori in termini di servizi ai cittadini. Certo, questo è un decreto legge e quindi deve essere convertito in legge dal Parlamento. La palla passa quindi a partiti e gruppi parlamentari, con un’avvertenza: stavolta la pazienza dei cittadini e dei lavoratori del pubblico impiego è finita!!!! Se il governo dei professori finisce il suo mandato nella prossima primavera, i partiti devono presentarsi al giudizio dei cittadini alle prossime elezioni. Che sia chiaro quindi che la CSE si mobiliterà per modificare le misure più odiose di questo decreto legge ma allo stesso tempo indicherà a tutti i lavoratori pubblici quei partiti che voteranno in Parlamento le misure che tagliano posti di lavoro, stipendi e servizi ai cittadini.
Se loro voteranno questo provvedimento i lavoratori pubblici non voteranno loro alle prossime elezioni!!!!
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
Notiziario n. 90 del 2 luglio 2012 –
Il recente vertice europeo di Bruxelles
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 15 di data odierna con il quale la nostra Confederazione riafferma la propria forte posizione di dissenso in merito alle voci di interventi sul pubblico impiego che dovrebbero trovare posto nel Decreto Legge di imminente emanazione sulla spending review e preannuncia, in caso di conferma all’interno del provvedimento, la mobilitazione generale della categoria.
Da qualche anno a questa parte ormai, a ogni manovra, a ogni taglio la litania è sempre la stessa: ce lo chiede l’Europa. Così sono state mascherate le scelte assurde del governo Berlusconi, così sta facendo anche Monti.
E in nome del risanamento, “perché ce lo chiede l’Europa”, sono annunciati in questi giorni strette sui dipendenti pubblici – fino a prevederne il licenziamento e la produzione di nuovi “esodati” – e addirittura tagli ai loro stipendi.
Ma sapere cosa dicono in Europa – si scrive Europa si legge Germania – e cosa chiedono all’Italia non è poi un esercizio così difficile.
Il prossimo anno ci sono le elezioni in Germania e la Merkel teme le reazioni dell’opinione pubblica e della stampa tedesca se verrà in soccorso dei paesi come L’Italia. Se però apriamo i giornali tedeschi scopriamo che questi non ci chiedono affatto di licenziare dipendenti pubblici o di ridurre i loro stipendi (e non avrebbe senso visto che sono tra i più bassi d’Europa e giusto la metà di quelli tedeschi).
La Frankfurte Allgemeine Zeitung, uno dei giornali più autorevoli di Germania, e altri giornali tedeschi battono sempre sullo stesso tasto: non è giusto chiedere i soldi a noi e poi non far pagare le tasse. Si, questo ci chiedono: combattere l’evasione fiscale!! Non trovano giusto che un paese chieda aiuti per far quadrare i propri conti ma non faccia pagare le imposte ai propri cittadini!!
L’altra cosa che non capiscono è come si faccia a dare soldi (ci aveva già provato Tremonti) proprio a chi ha lucrato sulla crisi cioè alle banche.
Cosa ha fatto invece il governo Monti in questi giorni?? Ha varato un decreto legge che sopprime agenzie fiscali e blocca quindi la lotta all’evasione fiscale chissà per quanto tempo, regala quasi 2 miliardi di euro al Monte dei Paschi, per ragioni che nulla hanno a che vedere con la crisi di liquidità e molto con le scelte scellerate dei vertici della banca, e annuncia tagli di dipendenti pubblici in ogni settore, persino quelli dei servizi alla persona, con ricadute pesanti sia in termini di aggravamento della recessione sia della diminuzione di servizi per le fasce più deboli.
Ma in altri paesi come la Grecia hanno tagliato i dipendenti e i loro stipendi, si obietterà. Certo, ma in Grecia il settore pubblico era in percentuale il doppio del nostro e gli stipendi del 40% più alti di quelli italiani (tanto che dopo i tagli sono ancora del 20% più alti).
In Italia abbiamo un problema di spesa pubblica ma riguarda prima di tutto gli sprechi e, per le pubbliche amministrazioni, i costi esorbitanti degli acquisti e i privilegi dei pochi a scapito dei tanti.
Inoltre, siamo uno dei paesi a più bassa produttività del lavoro. Bene, sono mesi che chiediamo di discutere su riorganizzazione della pubblica amministrazione che ne aumentino la produttività ma nessuno sinora ci è stato a sentire o meglio, abbiamo firmato un accordo sul lavoro pubblico con il ministro della Pubblica Amministrazione che però non viene rispettato mentre il ministro – che ha perso evidentemente la battaglia contro la sua collega Fornero che ci vuole poveri e licenziati – scappa anziché incontrare i sindacati con i quali ha firmato un contratto e ha preso impegni.
A questo punto non si può certo stare con le mani in mano, pena lo starci tra poco tempo ma …. senza stipendio.
La CSE e la propria Federazione del pubblico impiego, la FLP, hanno proclamato iniziative di mobilitazione in quei settori direttamente toccati dalla politica insensata del governo: il 3 luglio c’è una manifestazione dei lavoratori delle agenzie fiscali e del Ministero dell’Economia e delle Finanze davanti a Montecitorio; il 6 sarà la volta dei lavoratori civili della difesa, in via XX settembre davanti al Ministero della Difesa.
Se i tagli annunciati nel resto del pubblico impiego verranno confermati anche per gli altri settori allora sarà mobilitazione generale.
Per rendere chiaro a tutti che le manovre di Monti non ce le chiede l’Europa ma sono precise scelte politiche di chi è convinto che lavoratori dipendenti e pensionati, oltre a pagare l’80 per cento delle imposte sul reddito, debbono anche pagarsi lo stato sociale e fare a meno del salario e dei loro diritti di cittadini mentre le banche e gli evasori fiscali continuano ad arricchirsi!!
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
Notiziario n. 84 del 18 giugno 2012 –
Il Presidente Monti con la Ministra Fornero
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 14 di data odierna relativo al Decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri venerdì 15 u.s..
” Mentre da mesi il sindacato cerca di costruire accordi con il Ministro della pubblica amministrazione per riparare i danni incalcolabili fatti dal Ministro Brunetta, il governo è intervenuto venerdì scorso con un Decreto Legge che – senza alcun confronto con il sindacato – devasta il fisco, si appropria dei risparmi postali degli italiani e rispolvera i “tagli lineari” e la finanza creativa che speravamo di aver sepolto con la fine del governo Berlusconi.
La CSE nei mesi scorsi ha più volte proposto di intervenire sugli sprechi della politica e della pubblica amministrazione, arrivando a proporre al Ministro Patroni Griffi una commissione congiunta per tagliare gli sprechi e finanziare anche il rinnovo dei contratti.
Invece Monti, dopo essersi riempito la bocca di paroloni come “spending review”, ha sposato la linea Fornero ed è intervenuto sulla carne viva del pubblico impiego.
Il decreto legge varato venerdì prevede infatti un taglio di personale per Presidenza del Consiglio e Ministero dell’Economia del 10 per cento e un taglio ben più severo per le agenzie fiscali. In un paese in cui vi sono circa 150 miliardi di euro all’anno di evasione fiscale, tagliare il personale che deve fare i controlli significa dare un messaggio preciso agli evasori: Dormite pure tranquilli!!!!
L’agenzia delle entrate, in particolare, è alla seconda riorganizzazione in 2 anni e non sarà in grado di essere operativa per molti mesi. Evidentemente, in vista delle elezioni del prossimo anno, combattere l’evasione fiscale non è più di moda e non porta voti.
Così però si scarica ancor di più il peso della crisi su lavoratori dipendenti e pensionati che già oggi pagano l’ottanta per cento delle imposte sul reddito e continueranno a essere i soli a pagare.
Senza contare che il taglio sul fisco e sulla Presidenza prelude a tagli lineari ben più forti per gli organici delle amministrazioni pubbliche, già ridotte ai minimi termini dai tagli lineari di Brunetta e Tremonti. Si apre così la strada in tutto il pubblico impiego a massicci ricorsi a licenziamenti – quelli che la Fornero da tempo chiede a gran voce – ed esoneri forzati (cioè licenziamenti mascherati) con percentuali di salario che si aggirano intorno al 50-60 per cento di quello ad oggi percepito.
Le fasce più deboli inoltre, pagheranno due volte perché i tagli di personale si tradurranno in tagli dei servizi, soprattutto alla persona (sanità e assistenza saranno i primi settori a esserne colpiti).
E sulla finanza creativa non va meglio perché anche qui rischiano di pagare le formiche e non le cicale: il decreto legge varato dal governo prevede infatti la vendita degli immobili pubblici alla Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie tutti i risparmi postali dei cittadini italiani, che si accollano tutti i rischi di eventuali mancate vendite o vendite sotto prezzo degli immobili nonché le spese per il mantenimento del patrimonio immobiliare pubblico.
In estrema sintesi, un governo che doveva combattere gli sprechi e tagliare i costi della politica, taglia solo i servizi pubblici, rinuncia a lottare contro l’evasione fiscale e accolla ai cittadini l’onere di generare liquidità che, almeno in parte, andrà a confluire nelle banche che non hanno pagato alcun prezzo per la crisi e dalle quali sia Monti che la Fornero provengono.
“Il governo ci sta portando verso una condizione di tipo greco, la crisi scaricata sulle fasce più deboli della popolazione e il ceto politico che resta immune da qualunque taglio – questo il commento del Segretario Generale della CSE Marco Carlomagno.
“Abbiamo cercato di rafforzare la parte più ragionevole di questo governo con l’Accordo sul lavoro pubblico di maggio ma dobbiamo prendere atto che ha vinto la Fornero e l’approccio ragionieristico alla gestione della cosa pubblica – continua Carlomagno – ora, se non li fermiamo con tutti i mezzi legali a nostra disposizione, ci aspettano licenziamenti e taglio di servizi per i più deboli.
“Sono a rischio i diritti costituzionali alla salute, al lavoro e all’uguaglianza. Questo è un decreto che aggrava la recessione già in atto. L’ultima speranza è che il Parlamento lo modifichi sensibilmente. Lavoreremo anche in questo senso”.
Intanto la Federazione del pubblico impiego della CSE – la Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche (FLP) ha già dichiarato lo stato di agitazione del personale del pubblico impiego e chiesto alle Commissioni Parlamentari un audizione per spiegare le proprie proposte e denunciare i guasti che gli ulteriori tagli governativi certamente causeranno
LA SEGRETERIA GENERALE CSE”
La nota della nostra Confederazione CSE lancia un allarme su questo provvedimento, che potrebbe anticipare un pacchetto di ulteriori provvedimenti destinati questa volta al personale delle Amministrazioni Centrali, e dunque anche a noi, che si annuncia estremamente pesante e che potrebbe far impallidire gli stessi Brunetta e Tremonti, come lasciano trasparire due interessanti articoli comparsi sulla stampa sabato 16 u.s.
In allegato, il testo del Decreto Legge varato dal Consiglio dei Ministri e due articoli comparsi su IL SOLE 24 ORE e su L’UNITA’, che raccomandiamo alla lettura dei colleghi.
Notiziario n. 135 del 12 ottobre 2012 – Davvero una gran bella notizia! La Corte Costituzionale, con decisione datata 8 u.s. depositata in data 11 u.s., ha emesso la sentenza n. 223/2012, qui allegata, con la quale ha dichiarato illegittime diverse norme contenute nel Decreto Legge 31.05.2011, n. 78 poi convertito nella Legge 30.07.2010, n. […]
Notiziario n. 133 del 10 ottobre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 23 di data odierna, relativo ai contenuti del disegno di legge di stabilità 2013 varato dal Governo. “Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri è stato varato il DDL di Stabilità, un provvedimento da 11.6 miliardi di euro che […]
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Notiziario n. 112 del 13 agosto 2012 – Ci pervengono parecchie richieste di informazioni in merito alle assunzioni di professionalità civili nella Difesa, in particolare da parte di coloro che, collocati in posizione utile nelle graduatorie dei concorsi pubblici indetti in questi ultimi anni dall’A.D. e già ultimati, sono tuttora in attesa di entrare nei […]
Notiziario n. 111 del 7 agosto 2012 – Il Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 – secondo provvedimento del Governo sulla c.d. “spending review“ – è diventato legge: dopo il passaggio in Senato di qualche giorno fa con il voto favorevole sul maxiemendamento presentato dal Governo, anche la Camera ha dato in data odierna il via […]
Notiziario n. 108 del 31 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.19 del 31.07.2012, con il quale la nostra Confederazione CSE riferisce sul deludente incontro con il Ministro della F.P., Filippo Patroni Griffi. “La buona notizia è che non taglieremo le tredicesime”. Basterebbero queste parole, con le quali il ministro Patroni Griffi ha […]
Notiziario n. 104 del 26 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 18 del 25.07.2012, in cui si dà notizia del grande successo della giornata di mobilitazione generale indetta da CSE e da FLP nella giornata di ieri 25 luglio a difesa del lavoro pubblico e, nello stesso tempo, della mancata presenza […]
Notiziario n. 93 del 6 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 16 del 6 luglio 2012 che contiene la prima valutazione della nostra Confederazioni sulle scelte operate dal Governo in materia di revisione della spesa pubblica e che saranno contenute nel secondo Decreto Legge sulla c.d. “spending review”: Questa notte, al […]
Notiziario n. 90 del 2 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 15 di data odierna con il quale la nostra Confederazione riafferma la propria forte posizione di dissenso in merito alle voci di interventi sul pubblico impiego che dovrebbero trovare posto nel Decreto Legge di imminente emanazione sulla spending review e […]
Notiziario n. 84 del 18 giugno 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 14 di data odierna relativo al Decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri venerdì 15 u.s.. ” Mentre da mesi il sindacato cerca di costruire accordi con il Ministro della pubblica amministrazione per riparare i danni incalcolabili fatti dal Ministro […]