La sala della Camera riservata alla 5^ Commissione Programmazione e Bilancio
Come noto, la Camera dei Deputati è impegnata in queste ore nell’esame e nel voto del testo del Decreto Legge 19.05.2020, n. 34 ( “decreto rilancio”) che risulta significativamente emendato rispetto al testo originario (vds testo pubblicato sul nostro sito) e sul quale in settimana si pronuncerà l’Aula.
Tra gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio, di particolare rilevanza per il pubblico impiego risultano quelli relativi all’art. 263 (“(Disposizioni in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile) che risulta significativamente modificato/integrato, ancorchè non sempre, a nostro giudizio, in modo positivo.
A tal proposito, la nostra Federazione ha diffuso una nota che riportiamo integralmente di seguito.
“La Commissione Bilancio della Camera in sede referente, nel corso dell’esame della legge di conversione del DL Rilancio, ha apportato rilevanti modifiche alla normativa relativa al lavoro agile nelle Pubbliche Amministrazioni, approvando un emendamento, prima firmataria Vittoria Baldino, che fissa un nuovo quadro di riferimento.
Le nuove misure possono esse così sintetizzate:
viene confermato il lavoro agile emergenziale fino al 31 dicembre 2020 e viene fissata una percentuale pari al 50 per cento di personale che le Amministrazioni dovranno mantenere in lavoro agile nelle attività individuate come effettuabili con tale modalità;
alla data del 15 settembre 2020 cessa di avere efficacia il comma 1 lettera a) del DL 18/2020, che come è noto, prevede che le Amministrazioni adottino il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione e limitino la presenza negli uffici al solo personale impegnato nelle attività indifferibili da svolgere di presenza. Dal combinato disposto delle due norme si deduce che fino a tale data (15 settembre 2020) resta l’obbligo dell’individuazione delle attività indifferibili a svolgere in presenza e quindi è escluso un rientro generalizzato e non motivato;
l’emendamento prevede anche una norma a regime. Entro il 31 gennaio di ogni anno le Amministrazioni debbono dotarsi di un Piano Operativo per il Lavoro Agile (POLA);
tale Piano deve permettere che almeno il 60 per cento del personale che svolge attività rientranti in tale modalità lavorativa possano avvalersi dell’istituto, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera;
in mancanza dell’adozione del Piano, almeno il 30 per centodel personale potrà avvalersi comunque dell’istituto del lavoro agile;
è infine prevista la possibilità che con Decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione possano essere definiti ulteriori indirizzi operativi con riferimento all’organizzazione del lavoro e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con l’Istituzione presso il Dipartimento della Funzione Pubblica di un Osservatorio nazionale per il lavoro agile.
Senza dubbio si tratta di un intervento importante che mira a dare continuità all’esperienza di questi mesi, seppure con le necessarie modifiche derivanti dall’esigenza del riavvio di molte attività, portando a regime una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa che può essere un importante fattore di innovazione e di modernizzazione delle nostre Amministrazioni.
Riteniamo però che nell’emendamento approvato permangano alcune criticità che a nostro parere debbono essere necessariamente superate.
La prima è quella che prevede, su molti aspetti relativi alla definizione dei Piani Operativi che intervengono direttamente sul rapporto di lavoro, come ad esempio la formazione o il sistema di misurazione e rilevazione
del lavoro agile, un ruolo residuale e marginale del sindacato, relegato all’istituto del “sentite le Organizzazioni sindacali”.
Non ci siamo.
Quelle sono materie precipuamente contrattuali e debbono far parte, insieme alle altre quali il diritto alla disconnessione, le modalità di corresponsione del salario aziendale, i buoni pasto, etc., di una specifica sessione di contrattazione, anche in sede di rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro scaduti da più di diciotto mesi.
Non sarebbe accettabile, infatti, partire in sede negoziale con paletti previsti unilateralmente per legge, che impedirebbero il pieno dispiegarsi dell’azione contrattuale.
La seconda criticità è quella dell’eccessiva genericità delle attività che a regime possono essere svolte con tale modalità.
Le percentuali individuate per legge infatti, pur estremamente importanti, sono però relative alle attività che le Amministrazioni individueranno e quindi, vista l’esperienza di questi mesi in cui, pur in presenza di una norma cogente e di un gravissimo rischio epidemiologico, troppi burocrati hanno negato il lavoro agile, il rischio di uno svuotamento di fatto dell’istituto è molto forte.
Infine diamo notizia anche dell’approvazione di un ulteriore emendamento all’art. 90 del DL, a firma Noja e Nobili, che prevede per tutta la durata del periodo emergenziale il diritto a permanere in lavoro agile per tutti quei lavoratori con disabilità o con patologie che li espongono più di altri al rischio contagio. La norma è inserita nella parte relativa al lavoro agile nel privato, ma è indubbio che tale norma, in sede interpretativa e applicativa, dovrà indirizzare anche i comportamenti del datore di lavoro pubblico, non essendo possibile su una materia così rilevante una diversa regolamentazione.
Nella giornata di oggi il testo andrà in Aula alla Camera e, visti i tempi ristretti della doppia lettura (deve andare ancora al Senato), è prevedibile che non vi siano spazi per modifiche, che comunque noi auspichiamo vengano fatte nella direzione da noi indicata, e su cui da subito siamo impegnati
La Segreteria Generale FLP”
Questa la valutazione della nostra Federazione sulle novità introdotte nell’art. 263 del DL 34.
C’era, all’interno dello stesso decreto, un altro articolo che interessava da vicino il Ministero Difesa.
Ci riferiamo all’art. 211 (“Misure per la funzionalità del Corpo delle Capitanerie di Porto e per il sostegno di sinergie produttive nei comprensori militari”), comma 2,che disponeva l’affidamento in uso temporaneo di infrastrutture della Difesa e la possibilità di convenzioni con pubblici e privati per l’uso temporaneo di infrastrutture industriali e logistiche della Difesa. Ne abbiamo riferito nel Notiziario n. 51 del 26.05.2020, segnalando in quella sede le nostre preoccupazioni per il futuro in particolare di Stabilimenti e insediamenti logistici, e da qui la nostra richiesta al Ministro Guerini di un incontro, sin qui purtroppo disatteso.
Ebbene, diamo notizia ai colleghi che, a differenza del 263, la norma di cui trattasi (art. 211, comma 2) non ha subito alcuna modifica in sede di Commissione, e pertanto rimane nella stessa formulazione, anche per quanto riguarda il ruolo di Difesa Servizi SpA.
Stupisce come, su una novità di tale rilievo, il Sindacato non si sia fatto molto sentire, a parte noi e purtroppo con ben magri risultati. Colpisce dunque molto la disattenzione che sta accompagnando il varo di questa norma, e certo il tempo per modifiche o cambiamenti oramai è definitivamente tramontato.
Ne vedremo nei prossimi mesi gli sviluppi di carattere operativo, e speriamo che le nostre preoccupazioni non trovino conferma.
Si è svolta ieri 22 giugno 2020 la riunione con la delegazione trattante per conto del Ministro della Difesa in materia di aggiornamento del Protocollo per la gestione dell’emergenza da COVID 19 nel nostro Dicastero. In premessa, posto che il Protocollo sottoscritto sabato 15 maggio 2020 è stato diramato da SMD solo in data 15/06/2020, senza riportare né data né firmatari dello stesso, e per giunta precisando che lo stesso sarebbe stato “sostituito” da altro alla luce dei riferimenti normativi aggiornati, FLP Difesa ha voluto chiedere conto in merito all’effettivo potere contrattuale e decisionale della delegazione trattante di parte pubblica. E questo alla luce di quanto avvenuto, atteso che è apparso evidente a tutti che sia la tempistica che il modo di diffondere il documento abbiano avuto rilevanti ricadute negative sia sulle relazioni sindacali territoriali (es. CISAM di Pisa, Arsenale Ta, ecc..), sia sulla costituzione a macchia di leopardo dei previsti Comitati di Verifica, che sulle modalità di impostazione della ripresa, e dunque della rivalutazione in merito alle attività indifferibili da rendere in presenza, alle rotazioni, alle turnazioni, alla evoluzione delle attività rese in lavoro agile.
A tal proposito, il delegato SMD Gen. Salticchioli ha tenuto a rappresentare la necessità di rendere coerente il contenuto del Protocollo alla normativa interna del CSMD.
Perciò la richiesta di FLP Difesa è stata di prevedere in calce al Protocollo del 15 maggio u.s. oggi aggiornato, una volta integrato con le proposte che saranno condivise, l’immediata entrata in vigore, la pubblicazione sul sito sia del Protocollo del 15.05.2020 che del Protocollo odierno di aggiornamento, nonché la diffusione alle articolazioni territoriali. Persociv ha assicurato che avrebbe provveduto, una volta ricevuto l’assenso alla sottoscrizione da parte delle OO.SS., anche al fine di evitare fughe in avanti e la diffusione di informazioni non corrette sulla reale data di formalizzazione dello stesso.
FLP DIFESA ha inoltre rappresentato, rivolgendosi in particolare a SMD, le problematiche connesse con l’appalto vigente in materia di pulizie dei locali di lavoro: infatti è sotto gli occhi di tutti il fatto che non ha senso disinfettare e sanificare se non prima viene assicurata una adeguata pulizia straordinaria, che allo stato non solo è ridotta al lumicino, ma addirittura, per esplicita previsione contrattuale, risulta non prevedere la cura di importanti spazi quali sono le officine.
Sempre a SMD è stata anche rappresentata la questione relativa alle disponibilità degli accessi da remoto alle piattaforme dell’AD, presupposto fondamentale per il successo della sperimentazione del lavoro agile: risulta infatti che il COR, competente per l’informatizzazione nella Difesa, abbia dato per possibile la diffusione su vasto raggio di tali accessi, mentre nella realtà abbiamo assistito ad un razionamento massiccio, che certamente ha condizionato il compiuto svolgimento delle attività in smart- working, insieme alla scarsa disponibilità di attrezzature informatiche, benché la normativa abbia previsto espressamente la loro acquisizione proprio in ottica di supporto al ricorso allo smart working. Non a caso i media, in relazione ai prossimi rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, hanno provveduto a diffondere la voce del fallimento dello smart working nelle PP.AA., nelle quali, come noto, regnano a loro giudizio i fannulloni. Il delegato SMD si è impegnato a rappresentare le questioni allo Stato Maggiore.
Abbiamo poi chiesto aggiornamenti in merito agli sviluppi delle due questioni sospese del riconoscimento dei buoni pasto nel lavoro agile, e del possibile collocamento dei turnisti nella citata condizione. Su questi punti, Persociv ha preannunciato l’elaborazione di una bozza di accordo sulla quale avviare a breve un tavolo nazionale.
Infine abbiamo chiesto notizie in merito all’avvio della trattativa FRD 2020 da tempo sollecitata, in merito alla quale Persociv ha riferito che non sono allo stato state fornite notizie in merito alla quantificazione delle risorse dal MEF, dato indispensabile per partire.
Queste le modifiche/integrazioni richieste da FLP Difesa sulla bozza di Protocollo inviata da Persociv:
Valorizzare già dal titolo la vigenza del precedente Protocollo del 15.05.2020, per il quale oggi si è provveduto solo al suo aggiornamento e non alla sua sostituzione; analogo richiamo dovrebbe essere riportato in calce al punto 22;
Integrare i richiami normativi con due documenti riguardanti la disciplina delle sanificazioni, il rapporto dell’IIS n. 25/2020 del 15 maggio e la circolare del Ministero della Salute n. 17644 del 22 Maggio 2020 quest’ultima, fra l’altro, inviata anche al Ministero della Difesa Ispettorato Generale della Sanità Militare;
Inserire nell’elencazione dei nuovi provvedimenti legislativi di riferimento, il DL 33/2020;
Modificare il termine del 31.07 con quello del 31.12.2020 come presumibile durata dell’emergenza, in linea con i contenuti dell’art. 90 c.4 del DL 34/2020;
Sostituire le parole “Uffici” con “Luoghi di lavoro”;
Reinserire al punto 12, nella parte riferita all’installazione e distribuzione di dispenser di prodotti disinfettanti per le mani, il richiamo “soprattutto nelle aree di uso comune (mense, sale di attesa, spogliatoi, zone dove sono situati i badge, vicino alle pulsantiere degli ascensori, ecc..)”.
Persociv ha concordato con le proposte di FLP Difesa, si è riservata di raccogliere nel più breve tempo possibile la condivisione delle parti sul documento finale con modalità ARAN, impegnandosi a divulgarlo immediatamente dopo il perfezionamento con l’assenso delle parti.
FLP Difesa, valutata positivamente la riunione nei termini trattati, aveva già dichiarato la propria concordanza.
In allegato si pubblica in questa pagina la versione definitiva del Protocollo, pervenuta stamane alle parti per la firma definitiva; Flp Difesa ha confermato la propria firma; il documento sarà perfezionato quando Persociv avrà registrato le posizioni di tutti e completerà il documento con le diciture: Firmato/Non firmato.
E’ stata emanata il 4 maggio u.s. la Direttiva n. 3 della Funzione Pubblica, che si pubblica su questa pagina in allegato 1, recante indicazioni alle Pubbliche Amministrazioni sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa nell’evolversi della situazione epidemiologica. Posto che le PA non hanno sospeso l’erogazione dei servizi, ricorrendo al lavoro agile come modalità ordinaria di prestazione lavorativa, ora si pensa al riassetto delle modalità organizzative mediante la revisione delle prestazioni indifferibili da rendere in presenza, delle modifiche alle percentuali di personale in lavoro agile, del ricorso a turnazioni, di possibili articolazioni dell’orario che tengano conto delle criticità di utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici. Dall’altra parte però viene ribadito l’impulso al mantenimento e alla promozione del lavoro agile, sollecitando la PA alla programmazione dell’acquisto di strumenti informatici in ausilio allo SW, all’investimento in nuove tecnologie, alla formazione informatica del personale, all’implementazione dell’analisi organizzativa mirata alla diffusione della capacità di lavorare in modalità agile, peraltro garantendo fra l’altro il diritto alla disconnessione.
Si riporta di seguito la nota CSE del 5 maggio u.s., nella quale vengono esplicate le ragioni della richiesta alla Ministra Dadone, con la quale viene sollecitata la richiesta di definire uno specifico protocollo di intesa, al fine di evitare eventuali fughe in avanti da parte di Amministrazioni che perseguissero l’obbiettivo di tornare tout court alle modalità organizzative ante-emergenza.
“E’ stata emanata nella giornata di ieri la Direttiva n. 3 della Ministra Dadone recante indicazioni alle Pubbliche Amministrazioni sulla gestione della fase due, a seguito dell’emanazione del DPCM 26 aprile 2020.
Nella stessa, nel riconfermare che anche in questa fase il lavoro agile resta la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa fino al termine del periodo emergenziale, individuato dalla normativa al 31 luglio 2020,viene anche prevista la possibilità da parte delle singole Amministrazioni di rimodulare le percentuali di personale in lavoro agile, con riferimento alle necessità del sistema Paese connesse alla ripresa economica e all’esigenza di continuare ad assicurare i servizi ai cittadini ed alle imprese, nella massima sicurezza e adottando quanto previsto al tal fine dalle disposizioni del Ministero della Salute e dal documento tecnico dell’Inail, recepito come allegato nel DPCM 26 aprile 2020.
La CSE ritiene che le Pubbliche Amministrazioni, in questi mesi di grave situazione emergenziale, grazie al sacrificio ed all’impegno di centinaia di migliaia di lavoratori, abbiano continuato a svolgere il loro dovere, garantendo la massima sicurezza degli addetti e dei cittadini, e offrendo senza soluzione di continuità, tutte le prestazioni e i servizi necessari al Paese.
Le lavoratrici ed i lavoratori non si tireranno certo indietro neanche nella fase due e daranno, come sempre, il loro contributo professionale e sociale per accompagnare la necessaria ripresa economica.
Ma questo va fatto nella massima sicurezza e senza disperdere in alcun modo il bagaglio di professionalità e di innovazione che comunque questa fase emergenziale incredibilmente ha prodotto.
Lo diciamo perché notiamo in troppe Amministrazioni la voglia di ritorno al passato, una accelerazione sul rientro alle attività in presenza non giustificate dalla tipologia di servizio e dall’attività espletata, che mette a rischio il personale e la cittadinanza, che non rispetta le norme di distanziamento sociale all’interno degli uffici, aumenta la circolazione delle persone che è ancora limitata specie nell’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, complica la vita alle lavoratrici ed ai lavoratori che sono costretti ad assistere i figli minori per la chiusura delle scuole, o parenti anziani o ammalati.
Assistiamo al riemergere dei vecchi paradigmi di chi vuole comandare il personale e non dirigerlo o coordinarlo, pensando che tenendolo chiuso nel recinto dell’Ufficio e della stanza, obbligandolo ad orari predeterminati, questo possa comportare una tenuta, o un incremento della produttività.
Non possiamo permetterci di disperdere un’esperienza che seppure dettata da una situazione emergenziale, ha prodotto notevoli risultati ed ha dimostrato che anche nella PA il lavoro può e deve cambiare
Dobbiamo gestire la fase due con l’accortezza di tutelare al massimo la salute, al fine di evitare una possibile ripresa del contagio, e allo stesso tempo accompagnare nei prossimi mesi il processo di modernizzazione delle Amministrazioni, delle procedure, dell’organizzazione del lavoro, attraverso il decollo di tutte le nuove modalità di lavoro, per farne un volano di sviluppo e di riconoscimento delle professionalità.
In questi giorni siamo impegnati sul campo, con tutte le nostre strutture, per affermare questi principi e contrastare le scelte di parte della vecchia burocrazia e degli apparati, che si ostina a mettersi di traverso e ostacolare il cambiamento.
Stiamo proponendo e definendo Accordi in molte Amministrazioni, partendo dalla firma del Protocollo d’intesa dell’8 aprile 2020 con la Ministra per la Pubblica Amministrazione e chiedendo l’attuazione delle norme e degli istituti contrattuali a tutela della salute e della sicurezza dei posti di lavoro.
Ma c’è bisogno anche di altro. Di definire a monte un quadro di regole che impedisca fughe in avanti pericolose per i lavoratori, i cittadini ed il Paese, e che individui i tempi e le modalità della ripresa del lavoro in presenza, con precisazioni, aggiornamenti e interpretazioni di regole e norme pensate e concordate in situazioni non caratterizzate dall’emergenza attuale, e che invece vanno applicate e garantite in questa fase che, al momento, si estende fino al 31 luglio 2020.
Un Protocollo per gestire in modo organico e coerente la fase due nella Pubblica Amministrazione, che contenga anche gli elementi per avviare il confronto nella competente sede negoziale che è l’Aran, all’interno del rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro, scaduti da più di un anno e che è urgente rinnovare, non solo dal punto di vista economico, ma anche ordinamentale, professionale e negli istituti che regolano il rapporto di lavoro.
Ecco il perché in data odierna, con la nota che alleghiamo, abbiamo sollecitato la Ministra per la Pubblica Amministrazione a riprendere il confronto, per dare riscontro alla richiesta da noi formulata nei giorni scorsi, tendente a definire, in tempi brevi, un Protocollo che vada nella direzione da noi formulata”.
Naturalmente FLP Difesa non può che auspicare un riscontro quanto mai sollecito alla richiesta di CSE, nella convinzione che l’esperienza del lavoro agile nel corso dell’emergenza non sia stata solo un modo per arginare l’epidemia, e che abbia creato un importante viatico per il suo consolidamento quale innovativa ed efficace modalità di prestazione di lavoro nella PA.
La Ministra Dadone alla camera nell’audizione in video conferenza di ieri
Nella tarda mattinata di ieri, la Ministra per la P.A. Fabiana Dadone è stata audita dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati in merito alle iniziative adottate dalla Funzione Pubblica per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
Diversi i temi in discussione: l’introduzione del lavoro agile (S-W) come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle PP.AA.; la sospensione delle procedure concorsuali nel P.I. e la semplificazione delle procedure; la sospensione temporanea dei procedimenti amministrativi e disciplinari, ed altre. Nell’occasione, la Ministra ha anche svolto alcune interessanti considerazioni in merito alla riorganizzazione della PA nel dopo Coronavirus, in particolare nella direzione di una maggiore digitalizzazione e di una semplificazione delle procedure.
A fine audizione, la CSE ha diffuso il seguente comunicato stampa che reca le considerazioni al riguardo della Confederazione:
“ Abbiamo apprezzato particolarmente i contenuti dell’audizione di oggi della Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone in Commissione Affari Costituzionali della Camera. La conferma del lavoro agile come importante momento di innovazione organizzativa, di semplificazione dei processi, di valorizzazione delle competenze, di conciliazione vita-lavoro, con l’obiettivo dopo la conclusione della fase emergenziale di mantenere almeno il 30 per cento del personale in lavoro agile, sono indicazioni importanti che vanno nella direzione di proseguire con fermezza sulla strada del cambiamento delle nostre Pubbliche Amministrazioni” dichiara Marco Carlomagno Segretario Generale della Confederazione CSE.
“Così come è stato importante che abbia ribadito che in questa fase, caratterizzata ancora da una grave situazione di emergenza sanitaria, il lavoro agile, adottato in via straordinaria con il DL 18/2020, resta la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa , allo scopo di contenere il contagio e contribuire a diminuirne la curva epidemica, garantendo nel contempo il livello di servizi che la PA offre a cittadini e imprese. Questo, continua Carlomagno, fa chiarezza su come le Amministrazioni Pubbliche debbono gestire la cosiddetta fase due, evitando le fughe in avanti, che in qualche caso sono iniziate con proposte che prevedono ingiustificati abbandoni di massa del lavoro agile, rientri massicci nella attività in presenza non giustificati, con conseguente ricadute sull’utilizzo dei mezzi pubblici, sull’affollamento degli Uffici, sul mancato rispetto delle norme di sicurezza, sugli enormi problemi creati ai genitori nell’accudimento dei figli minori, in presenza della chiusura delle scuole”.
“Bene anche il forte impulso alla digitalizzazione dei processi e all’interoperabilità delle banche dati, prosegue Carlomagno, l’individuazione di nuove risorse e procedure più veloci per gli acquisti di beni e servizi tecnologici, l’impegno a supportare le Amministrazioni in ritardo a colmare in tempi brevi il gap tecnologico, l’attenzione alla necessità di rafforzare la formazione e le nuove competenze con il superamento del tetto delle spese sulla formazione, l’accelerazione sul tema dello svolgimento dei concorsi, mediante adempimenti semplificati e procedure digitalizzate” .
“Come CSE, dopo aver siglato l’importante Protocollo sulla salute e la sicurezza del lavoro negli Uffici pubblici, abbiamo chiesto alla Ministra di proseguire il percorso di confronto e condivisione, definendo un nuovo Protocollo. L’obiettivo è quello di uno strumento che possa accompagnare questa seconda fase, per gestirla, attraverso un continuo lavoro di monitoraggio, nella massima sicurezza, per non disperdere il patrimonio di innovazione e di qualità del lavoro che si è raggiunto in questi giorni, confrontandoci sui nuovi modelli organizzativi e sugli aspetti legati al rapporto di lavoro in smart working in quanto non più sperimentale. Ci auguriamo che il confronto, che è ripreso nei giorni scorsi, possa portare a tale importante risultato”, conclude Carlomagno.
Va anche segnalato che, alla fine dell’audizione, è scoppiata una polemica molto forte tra la Ministra per la PA Dadone e l’ex Ministro Salvini.
A tal proposito, riportiamo di seguito nel suo testo integrale l’agenzia ADNKRONOS di ieri pomeriggio che dava notizia dell’accaduto:
“ Invece di aiutare i lavoratori, che aspettano da settimane la cassa integrazione promessa, il governo pensa di togliere anche i buoni pasto… Ma hanno capito che siamo in guerra e i lavoratori hanno fame e famiglia o no?”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini sui dubbi espressi dal ministro Fabiana Dadone oggi in commissione affari costituzionali alla Camera sui buono pasto dati a chi è in smart working”.
A stretto giro la dura replica della ministra: “Capisco la noia di stare a casa e la depressione da calo dei consensi – attacca Dadone -, ma cosa c’entrano i dipendenti pubblici con la cassa integrazione? E dov’era Salvini quando il centrodestra al governo massacrava il pubblico impiego? Se vuole aiutare, doni parte del suo stipendio”.
Su questa pagina, in allegato 1, pubblichiamo l’audiovideo integrale dell’audizione di ieri della Ministra integrale e, in allegato 2, il link con l’Ufficio Studi della Camera con il dettaglio delle misure adottate in questa fase di emergenza in materia di Pubbliche Amministrazione.
In ultimo, venendo alle questioni d’interesse della Difesa, ricordiamo ai colleghi che, a seguito delle nostre ripetute sollecitazione l’ultima delle quali con la lettera di cui al Notiziario n. 36 del 20 aprile u.s., sono in agenda per i prossimi giorni:
la riunione in video conferenza con la DG AID di domani 30 aprile;
la riunione in video conferenza con la Delegazione trattante Difesa presieduta dal D.-G. PERSOCIV inizialmente programmata per il 6 p.v. ma che, a seguito nostra richiesta (vds. Notiziario n. 38 del 27 aprile u.s.) è stata anticipata al 5 maggio (in allegato 3, la lettera di riconvocazione della D.G.).
Alla Funzione Pubblica, si è svolto un importante incontro tavolo tecnico fra la Ministra Dadone e le Confederazioni Sindacali (tra queste, CSE e CGS), che è stata l’occasione di un interessante confronto tra le Parti sullo Smart Working (S-W) nel lavoro pubblico a seguito dell’emergenza COVID-19.
A riguardo, come è noto, la Ministra in più occasioni ha valutato essere stata un’esperienza positiva, tenuto conto dello stato di emergenza e della modalità in grandissima parte nuova per tanti Uffici, affermando anche che, sulla scorta dell’esperienza maturata, intende mantenere anche nella c.d. “fase 2”, e cioè nella fase della ripresa dall’emergenza da COVID 19, e poi proiettarla verso la “fase 3”, quella del ritorno alla c.d “normalità”.
Sono i concetti che la Ministra ha ribadito in apertura del proprio intervento, per poi dare la parola alle Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego presenti in riunione.
A tal proposito, si riportano di seguito le considerazioni venute del Segretario Generale della CSE, Marco Carlomagno, e contenute nel comunicato stampa diffuso a fine riunione:
“E’ necessario un nuovo, importante sforzo per contemperare il diritto alla salute di lavoratori e cittadini con la piena efficienza e funzionalità delle Pubbliche Amministrazioni, per permettere al Paese di ripartire dopo più di 2 mesi di blocco. Il lavoro agile, che in questo frangente è divenuto la modalità ordinaria di lavoro, con notevoli risultati, non può essere ridotto o depotenziato. Deve invece essere ancora meglio implementato, per farne a regime uno degli strumenti principali di innovazione organizzativa, di miglioramento dell’efficacia dell’azione delle nostre Amministrazioni, di modernizzazione e semplificazione dei processi lavorativi.
Per scongiurare i terribili effetti della crisi economica, derivante dal blocco delle attività, è necessario che le risorse economiche siano immediatamente erogate ai cittadini e alle imprese, che le procedure siano al massimo semplificate, che le risposte avvengano in tempo reale. Il ruolo delle nostre Amministrazioni è, quindi, ora più che mai decisivo. E le lavoratrici e i lavoratori pubblici, che in questi mesi hanno dimostrato in tutti i settori il loro straordinario impegno per fronteggiare l’epidemia, sapranno ancora una volta fare fino in fondo la propria parte. Abbiamo però bisogno di una nuova organizzazione del lavoro, che dovrà tenere conto sia degli obbiettivi complessivi, e saranno necessariamente orientati per far fronte alle emergenze economiche in atto, che delle modalità miste di lavoro, agile e in presenza, che nella fase di riapertura coesisteranno negli uffici.
Abbiamo apprezzato il lavoro di questi mesi della Ministra Dadone, e dell’impulso che ha dato al lavoro agile, iniziativa che ha permesso che si continuassero a svolgere le funzioni, garantendo i servizi, con la tutela della salute degli addetti e degli utenti. Una scelta, frutto di ascolto e condivisione, che ci ha portato a sottoscrivere con la Ministra il giorno 8 aprile che l’importante protocollo sulla salute e la sicurezza del lavoro negli uffici pubblici. Ora si tratta di proseguire su quella strada. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la richiesta, già formulata nei giorni scorsi, di definire congiuntamente i passi successivi, per gestire al meglio questa seconda fase. Un percorso che per noi deve avere necessariamente un quadro di riferimento e di garanzie definito con la Ministra, che poi possa essere declinato in sede di confronto in ogni singola Amministrazione.”
A conclusione dell’incontro, che – particolare importante – era stato sollecitato da CSE, CGS e altre Confederazioni autonome con la lettera che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina, la Ministra Dadone ha ribadito i concetti espressi in apertura ringraziando tutti i partecipanti dell’incontro, che ha avviato di fatto il confronto tra le Parti sull’argomento lavoro agile e che proseguirà nelle prossime settimane.
Dentro la Difesa invece, nonostante il CCNL preveda in particolare che in materia di misure antinfortunistiche siano attivate relazioni sindacali sia al livello nazionale che locale, dopo tante settimane di informazione prossima allo zero che la nostra O.S. ha ripetutamente denunciato, i primi segnali di avvio del confronto arrivano solo ora, a distanza di 2 mesi dall’inizio dell’emergenza, e anche dietro sollecitazioni sempre più pressanti da parte nostra (vds il precedente Notiziario FLP Difesa n. 36 del 21-04-2020).
E qualche risultato inizia proprio a vedersi. Infatti, diamo notizia ai colleghi che il Direttore Generale di Agenzia Industrie Difesa ha risposto prontamente alla nostra iniziativa con la lettera che si pubblica in allegato 2 su questa stessa pagina, e che ci è stata anticipata l’intenzione di convocare le parti sindacali da remoto per il 30 aprile p.v.; contestualmente, è arrivata anche la convocazione da noi richiesta sulle problematiche che afferiscono alla Difesa, che si terrà a PERSOCIV il 6 maggio p.v., che pubblichiamo in allegato 3 sempre su questa stessa pagina.
E intanto nel territorio continuano a verificarsi situazioni che dimostrano approcci pregiudizialmente negativi nei confronti del lavoro agile. Come è avvenuto presso ISMA (Istituto Studi Militari Aeronautici) di Firenze e 46^ Brigata Aerea sempre di Pisa, che hanno disposto controlli domiciliari attraverso le Forze dell’Ordine nei confronti di dipendenti in smart working.
In merito, questa O.S. ha attenzionato la problematica allo Stato Maggiore dell’Aeronautica, come da nota che pubblichiamo su questa pagina in allegato 4, chiedendo di verificare la correttezza delle procedure adottate, di intraprendere le iniziative più opportune affinché sia sgombrato il campo dalla possibilità di contenziosi, e di fornirne ovviamente riscontro.
La recente normativa in materia di emergenza da coronavirus, ha introdotto in modo drastico nel mondo del lavoro il principio che la prestazione lavorativa ordinaria debba essere svolta in “smart working”, tanto che il dl 9 del 2 marzo 2020 all’art. 18 incentiva le amministrazioni a maggiormente dotarsi di materiale informatico al fine di gestire l’emergenza, che successivamente il DPCM 11 marzo 2020 all’art. 1 c.6 ribadisce che “…le pubbliche amministrazioni assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente…”, e che ancora il DL 18 del 17 marzo 2020 all’art. 87, commi dall’1 al 3, sancisce :
che, sino alla cessazione dello stato di emergenza, il lavoro agile rappresenta la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle PP.AA. che, conseguentemente, limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche per la gestione dell’emergenza, e prescindono dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi di cui agli artt. da 18 a 23 della L. 81/2017;
che la prestazione lavorativa in lavoro agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dall’amministrazione;
che solo quando non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri analoghi istituti, nel rispetto del CCNL;
infine che, esperite tali possibilità, le amministrazioni motivatamente possono esentare il personale dipendente dal servizio, configurando tale assenza come servizio prestato a tutti gli effetti senza la corresponsione dell’indennità di mensa ove prevista.
Tale disciplina è stata fatta propria e dettagliata dalla Funzione Pubblica con propria Direttiva, la n. 2 del 02 aprile 2020, evidentemente con relativamente scarso successo, tanto da indurre la nostra Federazione a rappresentare – in maniera ripetuta e in tutte le sedi, Funzione Pubblica in primo luogo ma anche presso le diverse Amministrazioni, tra le quali naturalmente la Difesa – la necessità di dare attuazione in forma massiva alle disposizioni relative al lavoro agile proprio al fine di garantire contestualmente l’attività delle Amministrazioni e la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori oltre che della collettività intera.
Quale estrema ratio, FLP è arrivata addirittura a diffidare (nota S.G. FLP del 12.03.2020) tutte le Amministrazioni affinchè fosse data immediata, piena e completa attuazione a quanto previsto dalla norma, e dunque prima di tutto il collocamento di tutto il personale possibile alla modalità di lavoro agile, senza pregiudiziali, e l’individuazione immediata e concreta delle attività considerate indifferibili da rendere in presenza.
Ebbene, come abbiamo avuto modo di evidenziare in precedenti Notiziari, nella nostra Amministrazione si sono registrate notevoli resistenze in molti Enti all’applicazione delle norme e delle indicazioni sopra richiamate, nonostante le indicazioni anche corrette che sono venute dagli Organi Programmatori, con il ricorso alla forzata utilizzazione delle ferie pregresse e dell’esenzione dal servizio.
Questa impropria applicazione è avvenuta in modo più significativo nella Forza Armata Esercito, e in particolare in alcuni Enti di primaria importanza come il Polo di mantenimento Pesante Nord di Piacenza e il Cerimant di Milano, Enti che peraltro insistono nelle aree martoriate pesantemente dalla diffusione del coronavirus, e che dunque dovrebbero essere maggiormente attenzionate dai dirigenti territoriali, anche tenuto conto delle gravissime responsabilità penali che la disciplina antinfortunistica attribuisce loro.
In merito FLP Difesa ha scritto una nota per il Capo di SME, in allegato al presente Notiziario.
p.. LA SEGRETERIA NAZIONALE – Maria Pia Bisogni – Maria Teresa D’Urzo
Riportiamo, di seguito in carattere corsivo colorato, il testo del Notiziario n. 15 del 3 aprile 2020 della nostra Federazione, che commenta la circolare n. 2/2020 della Ministra della Funzione Pubblica, che ripubblichiamo anche su questa pagina in allegato 1, Fabiana Dadone, nella quale si forniscono indicazioni e chiarimenti sulle modalità di gestione del rapporto di lavoro, come modificato dalla massiva introduzione del lavoro agile, rispetto alla quale la Pubblica Amministrazione ha reagito in modo molto disomogeneo, per lo più in balia del diverso grado di allerta dei Dirigenti sul livello locale, rispetto ai rischi determinati dalla pandemia da COVID19 sul personale che si reca sul posto di lavoro, e sulle persone che con questo vengono a contatto.
” Nei giorni scorsi, da ultimo con la nota del 31 marzo 2020, la FLP ha sollecitato la Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ad emanare specifiche direttive indirizzate alle diverse Amministrazioni che, a distanza ormai di tanti giorni dalla proclamazione dello stato di emergenza sanitaria, continuavano a frapporre ostacoli all’attivazione del lavoro agile in forma generalizzata, nonostante le disposizioni emanate dal Governo per il tramite prima dei DPCM e poi con il DL” Cura Italia”. Nella medesima nota sollecitavamo pure l’apertura di uno specifico confronto per definire le ricadute delle nuove modalità di articolazione della prestazione lavorativa in forma agile, ormai non più sperimentale, ma generalizzata, sull’organizzazione del lavoro e soprattutto sul rapporto di lavoro.
Nella giornata di ieri la Ministra per la Pubblica Amministrazione, in esito e a riscontro delle nostre richieste, ha pubblicato una specifica Circolare, la n. 2/2020, in corso di registrazione presso gli Organi di controllo, nella quale fornisce ulteriori chiarimenti in merito al lavoro agile come fattore ordinario di svolgimento della prestazione lavorativa in questa fase emergenziale, alla necessità di ridurre al minimo le attività di presenza anche per le cosiddette attività indifferibili, alla questione dell’utilizzo delle ferie pregresse, alle modalità di fruizione degli istituti dell’esonero dal servizio, ai permessi ex legge 104, ai congedi e ai bonus per i dipendenti pubblici, al riconoscimento per il personale affetto da gravi patologie dell’istituto del ricovero ospedaliero per giustificare le assenze dal servizio fino al 30 di aprile 2020.
Inoltre, con riferimento alle ricadute organizzative e sul rapporto di lavoro, invita le Amministrazioni pubbliche ad attivare da subito momenti di confronto con le Organizzazioni sindacali, anche con riferimento all’attribuzione dei buoni pasto.
Valutiamo, nel complesso, positivamente i chiarimenti intervenuti, che seppure con qualche bizantinismo di troppo e indicazioni talvolta contraddittorie, contribuiscono sostanzialmente e su diversi aspetti, a superare le interpretazioni restrittive e penalizzanti delle Amministrazioni, e forniscono un quadro di indirizzo a cui le stesse non potranno sottrarsi.
Con particolare riferimento alla questione dell’utilizzo delle ferie pregresse, che è uno dei punti centrali della nota da noi indirizzata alla Ministra il 31 marzo 2020, viene chiarito che le stesse sono unicamente quelle maturate nel 2019 e anni precedenti, e che il termine di fruizione è quello rinvenibile nei contratti nazionali di lavoro al 30 giugno 2020.
Viene inoltre chiarito che non è in alcun modo possibile posticipare l’attribuzione del lavoro agile all’utilizzo preventivo delle ferie pregresse, e tantomeno che le stesse possano essere disposte unilateralmente.
Sulla base di queste considerazioni la FLP, per il tramite delle proprie strutture nazionali di Amministrazione e di Ente, ha chiesto a tutte le Amministrazioni di uniformarsi ai contenuti della circolare e di prevedere da subito l’attivazione del confronto sulle ricadute organizzative e quelle sul rapporto di lavoro anche con riferimento all’attribuzione dei buoni pasto.
E’ di tutta evidenza però che queste fattispecie, in particolare quelle relative alle ricadute sul rapporto di lavoro, pur nella necessaria declinazione del confronto di Amministrazione e di Ente, non possono essere lasciate alla discrezionalità dei singoli vertici, dal momento che non sarebbe tollerabile un trattamento diverso tra lavoratori a seconda dell’Amministrazione in cui prestano servizio.
Ecco il perché in data odierna abbiamo risollecitato la Ministra per la Pubblica Amministrazione ad attivare comunque il già richiesto tavolo di confronto per un accordo quadro sul lavoro agile, per la definizione di ulteriori precisazioni sui contenuti della Circolare n. 2 e anche alla necessità di raggiungere un accordo quadro sulle misure da adottare rispetto alla tutela sanitaria e al rispetto delle regole di sicurezza sul lavoro che, ora come non mai, debbono essere garantite in tutti i luoghi di lavoro.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
FLP Difesa, ha ricevuto numerose segnalazioni pervenute da diversi territori in merito alla pretesa di molti Enti, di far fruire obbligatoriamente ai propri dipendenti, senza esclusione di quelli in lavoro agile, le ferie, in particolare le ferie residue del 2019, entro il termine del 30 aprile 2020; pertanto, anche alla luce dei contenuti della circolare di cui sopra, ha avviato una iniziativa di cui alla lettera al Ministro della Difesa in data 3 aprile 2020, che pubblichiamo su questa stessa pagina ain allegato 2, con la quale si sollecita la nostra Amministrazione a sancire con provvedimento univoco e generale il differimento dal 30 aprile al 30 giugno, e comunque non prima della fine dello stato di emergenza sanitaria, del termine di fruizione delle ferie per ragioni di carattere personale.
Inoltre, con tale lettera si è anche chiesto di avviare con urgenza il confronto con le OO.SS. previsto dalla circolare in materia di “aspetti di tipo organizzativo e profili attinenti al rapporto di lavoro, ivi compresi eventuali riflessi sull’attribuzione del buono pasto”.
Sono ben note a tutti le resistenze che, in molte Amministrazioni e tra queste certamente la Difesa, alcuni Dirigenti, centrali e periferici, stanno opponendo all’attuazione dello Smart-Working (lavoro agile) nei termini previsti dalla Direttiva FP n. 2, oggi diventata norma legislativa con il DL 18. Presone atto, la Segreteria Generale FLP ha avviato un importante iniziativa, di cui dà conto nella nota che di seguito si riporta in riquadro:
“In queste settimane di grave emergenza sanitaria nazionale, a fronte del diffondersi sul territorio nazionale del contagio da coronavirus, si sono succeduti numerosi atti normativi, sia sotto forma di Decreto legge che di DPCM che di Ordinanze regionali, che sempre più hanno ribadito la necessità di eliminare gli assembramenti, ridurre al minimo gli spostamenti, riconoscere il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa.
I servizi pubblici da assicurare vengono ricondotti solo a quelli strettamente essenziali, e quelli da svolgere “di presenza” vengono circoscritti solo ad alcune attività, che in nessun modo possono essere svolte da remoto. Inoltre la sospensione e il differimento per legge di molte attività rendono ancora più applicabile, con urgenza e in modo generalizzato, il lavoro a distanza.
Nonostante queste disposizioni, che non si sono limitate, come dicevamo, all’emanazione delle pur importanti Direttive della Funzione Pubblica, e all’aggravarsi della situazione sanitaria che ha portato all’emanazione dell’ultimo DPCM, permangono, purtroppo, in parecchie Amministrazioni e in molti Uffici, su tutto il territorio nazionale, comportamenti assolutamente restrittivi e penalizzanti e resistenze diffuse che mettono a rischio non solo la salute delle lavoratrici e dei lavoratori delle Amministrazioni interessate, ma di tutta la cittadinanza.
Ecco il perché, proseguendo nella nostra iniziativa, che in questo mese è stata di proposta, ma anche di denuncia, abbiamo deciso di attivare un canale diretto, riservato a tutti i colleghi che volessero segnalare le situazioni dei loro Uffici in cui vi è una mancata, o parziale, attuazione delle norme a tutela della salute pubblica (mancata concessione del lavoro a distanza – attività che forzosamente e unilateralmente sono state individuate come indifferibili di presenza – obbligo di rientro settimanale, etc.).
Le segnalazioni vanno inoltrate alla casella di posta elettronica dedicata: covid19@flp.it.
Sarà nostra cura trasmetterle in forma aggregata, mantenendo ovviamente riservata la fonte, alla Ministra della Funzione Pubblica F. Dadone e all’Ispettorato dello stesso Ministero, allo scopo di rimuoverne gli effetti.
Invitiamo altresì le nostre strutture nazionali e territoriali di coordinamento, centrali e di Ente, a sollecitare le rispettive Amministrazioni per essere informati con tempestività in merito agli atti con i quali sono stati individuati i servizi indifferibili di presenza al fine di verificarne la congruità e la reale rispondenza rispetto alla grave situazione in atto.
Alleghiamo inoltre al presente notiziario due fac-simile (qui in allegato 1 e 2) che i lavoratori potranno utilizzare in caso di mancata concessione del lavoro a distanza e di obbligo di rientro non motivato, da indirizzare al Dirigente della propria struttura e per conoscenza alla scrivente Segreteria Generale FLP, al fine di farsi formalizzare i motivi del diniego o degli obblighi imposti.
In un momento come questo al Sindacato spetta anche questo compito.
E continueremo a svolgerlo senza esitazioni.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP”
Invitiamo pertanto tutte le nostre Strutture sindacali e le nostre RSU a dare ampia diffusione alla presente iniziativa tra tutti i lavoratori, segnalando al contempo la necessità di esigere dall’Amministrazione informazioni precise e aggiornata circa l’individuazione delle attività indifferibili da rendere in presenza.
Con l’occasione pubblichiamo anche, in allegato 3, la nota datata 23 marzo 2020 che, sull’emergenza in atto, abbiamo inviato ai Vertici della Difesa.
Infine, in allegato 4, pubblichiamo un interessante “speciale” di Nomos – aggiornato alle 18.30 di ieri – che reca tutti i provvedimenti del Governo, delle Regioni e di altri Enti Locali sull’emergenza in atto, uno strumento utile anche per l’attività sindacale.
Dopo l’adozione delle misure emergenziali adottate dal Governo per circoscrivere la diffusione dell’epidemia di Covid-19 attraverso il DPCM 8 marzo 2020, con la quale si estende la cosiddetta zona rossa all’intera Regione Lombardia e a ben 11 provincie italiane di 5 Regioni, era lecito attendersi misure altrettanto urgenti e incisive da parte della Difesa a tutela dell’intero suo Personale, attraverso l’emanazione di linee guide univoche che evidenziassero un approccio omogeneo e sistematico al problema.
Purtroppo stiamo assistendo, invece, a un’Amministrazione che si muove in ordine sparso, ingenerando talvolta incomprensioni e disuguaglianze tra il suo stesso Personale. Ci riferiamo, in particolare, a quelle misure che avrebbero dovuto agevolare modalità di lavoro idonee a contrastare la diffusione del corona virus, a implementare le modalità di prevenzione dall’infezione del Personale – si pensi a quello affetto da gravi patologie – e dare risposte immediate a tutti quei problemi legati, ad esempio, alla assistenza di figli minori impossibilitati a frequentare le scuole di ogni ordine e grado. Fra queste misure deve essere annoverato sicuramente lo smart-working, come sollecitato dalla Ministra della Pubblica Amministrazione con la propria Direttiva 1/2020 e disposto dai DPCM del 1 e del 4 marzo 2020.
In questo quadro dobbiamo registrare, da un lato, l’emanazione della direttiva del Segretariato Generale della Difesa, che in data 5 marzo ha disciplinato le modalità straordinarie di ricorso a tale fattispecie di lavoro a distanza a beneficio dell’intero Personale dell’Area Tecnico-Amministrativa e dall’altro l’esclusione di tutto il Personale civile dell’area Tecnico-Operativa da tale opportunità, in assenza di analogo provvedimento adottato dallo Stato Maggiore delle Difesa. A ciò si deve aggiungere che lo stesso SMD ha sì adottato alcuni provvedimenti urgenti e straordinari a favore del Personale, ma in questo caso solo di quello militare, ingenerando una insopportabile disparità di trattamento a danno dei Lavoratori civili dell’area T/O.
Per quanto precede, la FLP DIFESA ha inviato in data odierna una nota allo Stato Maggiore della Difesa, in allegato al presente Notiziario, con la quale si sollecitano provvedimenti analoghi a quello adottato dal Segretariato Generale della Difesa a favore del proprio personale dipendente.
IL COORDINATORE GENERALE FLP DIFESA – Federico Cesaretti
Si festeggia oggi la giornata mondiale dedicata alle donne, nel clima surreale creato dal diffondersi della epidemia da coronavirus, con numeri sempre più importanti di persone toccate dal virus, di malati gravi, e, a Dio piacendo, anche di persone guarite.
La politica si è sforzata di farci comprendere che il problema più grosso è la gestione delle emergenze, limitate in percentuale, ma sufficienti a sovraccaricare oltremodo le strutture ospedaliere e in particolare quelle dedicate alle terapie intensive, e che per questo l’obbiettivo primario della collettività intera è di ridurre al massimo le possibilità ed i numeri del contagio. E a tal fine nel corso dei giorni sono stati emanati i provvedimenti necessari per coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.
Fra questi, di particolare interesse è, per tutto il pubblico impiego, la Direttiva della Funzione Pubblica con la quale viene incentivato il ricorso allo smart-working. Questa modalità di lavoro a distanza nasce per conciliare lavoro e vita privata, per salvaguardare in particolare le situazioni di carico familiare, di handicap, di svantaggio, di volontariato; supera il vincolo di presenza sul posto di lavoro e di rigidità dell’orario, valorizza la autonomia nella gestione del proprio lavoro, e si fonda su una costante collaborazione anche a distanza col proprio ufficio. La legge istitutiva, la 124/2015 imponeva a tutte le P.A. di garantire entro il 2018 la possibilità di avvalersi delle citate modalità di lavoro flessibile” ad almeno il 10% del proprio personale, ove lo avesse richiesto, e prevedeva che i relativi Dirigenti venissero valutati per la loro azione propulsiva.
Nel corso del 2018 nella Difesa si è proceduto ad una sperimentazione, cui è seguita una fase di monitoraggio utile al fine di verificare le potenzialità della norma in ambito nazionale. Il progetto sperimentale era contenuto in un Regolamento presentato da Segredifesa quale risultato ”…dell’accurato e proficuo approfondimento…” a cura degli Organi Programmatori, che aveva coinvolto un contingente di sole 83 unità, di cui 43 unità dell’Area Tecnico/Amministrativa, (17 ripartite fra Segredifesa e Direzione Nazionale degli Armamenti; 26 a Persociv), 40 per l’area Area Tecnico-Operativa (9 per SMD, e i restanti per SMM, SMA, e altri Enti centrali quali COMLOG EI, COMANDO SANITA’ E VETERINARIA, etc.) . Significativa è stata la clamorosa assenza di progetti per l’intera periferia, l’area della Giustizia, l’area dell’Agenzia Industrie Difesa. In ogni caso la sperimentazione 2018 ha fatto da battistrada per un più ampio accesso al lavoro agile da parte di lavoratrici e lavoratori su tutto il territorio nazionale, avendo dimostrato che è possibile darvi attuazione, fra l’altro, superando le prevedibili resistenze alla perdita del controllo visivo e diretto della presenza e della prestazione del sottoposto.
Oggi la emergenza da coronavirus ci mette davanti alla necessità di arginare il rischio di contagio, e dunque il ricorso al “lavoro agile” costituisce anche uno strumento forte per affrontare il problema, risolvendo al contempo esigenze private di gestione di figli in età scolare, di genitori anziani ad alto rischio, di sovraesposizione nelle zone maggiormente colpite dal virus, di pendolarismo, di handicap, e di tutela del nostro personale, la cui età media è sufficientemente elevata da far sentire forte il bisogno di una maggior cautela rispetto ai lavoratori più giovani.
Ma nonostante le sollecitazioni che provengono dal Governo e dalla Funzione Pubblica, la nostra Amministrazione procede a macchia di leopardo: Segredifesa vi ha dato seguito con propria circolare attuativa, operante per la sola area tecnico amministrativa, e dunque per il Centro; il personale militare ha la possibilità di assentarsi dal servizio mediante il ricorso al congedo straordinario per un notevole arco temporale, senza intaccare ferie e altre tipologie di permessi; invece la stragrande maggioranza del personale civile può solo ricorrere alle ferie e agli altri permessi retribuiti previsti dall’ordinamento, che certamente da soli non bastano a coprire la durata di questa imprevedibile vicenda.
Basterebbe un intervento più specifico dei nostri vertici politici e militari per trovare soluzioni efficaci, per superare difficoltà e comprensibilissime ansie, che riguardano tutti, a partire dalla popolazione femminile che mediamente porta i maggiori carichi di cura familiare; perciò ancora vogliamo loro rappresentare la necessità di superare gli ostacoli ad un’ampia attuazione dello smart working, anche alla luce dei benefici che porterebbe nella situazione cogente prima di tutto a questa Amministrazione, e di riflesso all’intera collettività.
Auguri ancora a tutte le lavoratrici della Difesa!
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Notiziario FLP Difesa n.44 del 7 maggio 2020 – E’ stata emanata il 4 maggio u.s. la Direttiva n. 3 della Funzione Pubblica, che si pubblica su questa pagina in allegato 1, recante indicazioni alle Pubbliche Amministrazioni sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa nell’evolversi della situazione epidemiologica. Posto che le PA non hanno sospeso […]
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