Notiziario FLP DIFESA n. 19 del 27 febbraio 2020 –
Il Ministro della F.P. Fabiana Dadone
Si riporta, di seguito, il testo del Notiziario della nostra Confederazione del 27 febbraio u.s. con la quale si dà notizia della richiesta – inviata alla Ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone – di adottare ulteriori misure a tutela del Personale delle PP.AA. nonché di affrontare le numerose criticità che l’emanazione della Direttiva FP n. 1/2020, pubblicata in allegato, non ha risolto:
EMERGENZA CORONAVIRUS
LA CSE SCRIVE ALLA MINISTRA DADONE CHIEDENDO ULTERIORI MISURE URGENTI A TUTELA DEL PERSONALE
Gentile Ministra,
con la Direttiva da Lei emanata in tema di emergenza coronavirus vengono raccomandate alle Pubbliche amministrazioni una serie di azioni da adottare con particolare riferimento all’implementazione delle diverse forme di lavoro agile e a distanza, di articolazione e ampliamento della flessibilità dell’articolazione dell’orario di lavoro, di igiene e profilassi sui luoghi di lavoro, di modalità di svolgimento delle attività esterne, di afflusso del pubblico all’interno degli Uffici.
Indicazioni apprezzabili, ma che si muovono all’interno dell’attuale quadro normativo e contrattuale, che ovviamente non può regolare in modo puntuale situazioni in divenire, createsi in una situazione di emergenza sanitaria nazionale come è quella in atto.
Permangono quindi notevoli criticità legate al trattamento economico e di malattia per tutta quella parte di lavoratrici e lavoratori che per effetto delle disposizioni delle Autorità competenti in molte parti del Paese sono costrette ad interrompere la propria prestazione lavorativa in tutte quelle casistiche previste dalle Autorità sanitarie e dalle Regioni.
Le chiediamo quindi di voler prevedere all’interno del nuovo Decreto legge sull’emergenza coronavirus la cui adozione sarebbe prevista per la giornata di domani, specifiche norme che garantiscano pienamente, dal punto di vista economico e normativo queste situazioni.
Così come dovrà essere data adeguata garanzia a tutte quelle situazioni che, per effetto della chiusura delle scuole, comportano la necessità di assistenza ai figli minori, che non sempre possono essere coperte da una generica indicazione alle Amministrazioni di prevedere una maggiore flessibilità nell’articolazione dell’orario di lavoro, o dall’ampliamento delle forme di lavoro agile e domiciliare che, purtroppo in molte Amministrazioni non risulta attivato, neppure con le forme ordinarie e con i limiti previsti dalla normativa vigente.
Certi di un Suo intervento sulla questione le inviamo i più cordiali saluti.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
La lettera di cui abbiamo pubblicato il testo segue il Notiziario del 26 febbraio u.s. della nostra Confederazione (anch’esso pubblicato in allegato), con la quale si forniva un giudizio moderatamente positivo della Direttiva della F.P. ma, al contempo, se ne mettevano in luce le criticità, in particolare sul fronte della disciplina delle assenze legate all’emergenza in atto. Per questo la CSE ha reiterato la richiesta di intervenire, nell’ambito del preannunciato nuovo intervento normativo per Decreto Legge, per specifiche modifiche che tutelino pienamente e senza incertezze il diritto alla salute, con riferimento al trattamento economico e all’assenza dal servizio, in una situazione che è oggettivamente emergenziale.
In questo contesto continuiamo invece a registrare l’assenza della nostra Amministrazione la quale, nonostante le sollecitazioni giunte anche da FLP DIFESA con la propria lettera inviata al Gabinetto del Ministro in data 24 febbraio u.s., non ci risulta abbia emanato alcuna Direttiva riguardo alle misure da adottare per garantire la tutela della salute nell’ambito delle proprie articolazioni. A tal proposito sarebbe necessario chiarire, altresì, la posizione amministrativa del Personale eventualmente interessato dalle disposizioni di quarantena precauzionale emanate dalle Regioni o dalle Autorità di Governo competenti.
In ultimo, ma non meno importante, la vicenda Corona-virus ha messo in luce i colpevoli ritardi della Difesa nel dotarsi di una disciplina per il lavoro agile (smart-working) che interessi l’intera Amministrazione e che avrebbe sicuramente permesso di gestire più efficacemente situazioni come quella attuale.
Si è svolta il 23 u.s. a palazzo E.S.T.O. in Roma la riunione del “Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità, la valorizzazione del Benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” (CUG), a cui ha partecipato per conto di FLP DIFESA la collega M. Pia Bisogni, che ci ha inviato la seguente nota.
” La riunione del Comitato Unico di Garanzia del 23 u.s. ha avuto per oggetto gli aspetti organizzativi dei Gruppi di Lavoro, e la pianificazione delle attività dell’anno in corso.
Prima di tutto, il prosieguo della esperienza ormai consolidata delle attività formative: il prossimo appuntamento a settembre presso l’Istituto Geografico di Firenze, quello successivo potrebbe essere a Padova.
La Presidente ha poi riferito su alcuni dati emersi nel recente FORUM della Pubblica Amministrazione, cui hanno partecipato le delegazioni dei CUG dei molteplici settori in cui è articolata la PA, e a cui hanno presenziato diversi Ministri ed esponenti del Governo.
Di particolare interesse è stato il preannuncio della emanazione di una nuova Direttiva della Funzione Pubblica, nella quale è prevista la istituzionalizzazione della “RETE DEI CUG”, a oggi sede di incontri presso INAIL. La Direttiva inoltre dovrebbe incrementare le competenze dei CUG, e in particolare il monitoraggio dello stato di attuazione delle politiche connesse con le materie di competenza, alla stessa stregua del monitoraggio dello smart-working.
E’ stato poi data notizia della costituzione e dell’avvio delle attività dell’OPI (Organismo Paritetico per l’Innovazione ex art. 6 CCNL), con competenze in taluni casi comuni al CUG, e con il quale saranno presumibilmente attivate forme di collaborazione.
Queste le materie attribuite ai Gruppi di Lavoro (GdL) attivi nel 2019:
1) ”Monitoraggio sullo stato di attuazione della fase sperimentale dello Smart-Working (S-W): il progetto sperimentale avviato nel 2018 è stato concluso in parte, mentre alcuni OO.PP. hanno optato per una proroga all’anno in corso. In merito, la scrivente ha auspicato che la fase sperimentale trovi rapida definizione, e che si possa finalmente dare l’avvio a progetti di smart-working accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, garantendo così pari opportunità a tutto il personale che abbia intenzione di fruirne.
2) un altro GdL si occuperà dell’ “Analisi dei criteri per le prossime progressioni, per livellati e per i dirigenti”, attività rinviata al momento in cui saranno avviate nuove selezioni.
3) un Gruppo di lavoro si occuperà della “Tabella di Equiparazione fra militari e civili”.
4) infine, un Gruppo di Lavoro, peraltro già approvato nella precedente riunione, si occuperà delle tematiche del “Personale militare transitato nei ruoli del personale civile”. Questa ultima, non è tematica nuova al Comitato, che trova oggi maggior vigore, alla luce del rilevante numero di interessati. Diversi sono gli istituti da analizzare: ad esempio, la questione “mobilità”: il militare cambia con una certa frequenza la sede di servizio, e pianifica la sua vita personale e familiare nell’ottica di potersi prima o poi riavvicinare al nucleo familiare (ove non invochi la legge 100 per avvicinare moglie e figli); quando transita nei ruoli civili, viene assegnato di norma in ambito regionale, e da civile si confronta con una disciplina della mobilità che lascia pochissime possibilità in termini di numeri e in termini di sede. E ciò, nonostante che il personale militare transiti, per definizione di legge, in soprannumero. Perciò si ritrova ingessato dentro una situazione senza prospettive, per lo più con profili tecnici assegnati in ragione delle carenze organiche, spesso incompatibili con le patologie per le quali sono stati dichiarati inidonei al servizio militare, e per i quali nella stragrande maggioranza dei casi non vengono formati. Altro esempio: nell’ambito dei titoli di anzianità utili alle progressioni, il punteggio attribuito al periodo del servizio militare inizialmente non veniva valutato, e nell’ultima tornata è stato valutato meno di quello prestato dal civile dello stesso M.D., alla stessa stregua dei concorrenti provenienti da altre PP.AA., benchè supportato da esperienza e conoscenza di un settore comune.
A luglio presumibilmente il prossimo appuntamento, di cui daremo come sempre puntualmente conto “.
Con l’occasione, informiamo i colleghi che si è insediato il l’“Organismo Paritetico per l’innovazione” (OPI) previsto dall’art. 6 CCNL, nominato con il decreto direttoriale che pubblichiamo su questa stessa pagina come allegato.
Primi impegni dell’OPI, la definizione del Regolamento e l’avvio di una attenta riflessione sulla sperimentazione in atto dello S-W in ambito M.D.
Una volta approvato il Regolamento, ne riferiremo compiutamente ai colleghi.
Domani, 24 luglio, dovrebbe essere in programma a SGD una riunione con le OO.SS. firmatarie del CCNL 12.02.2018. Il condizionale è però d’obbligo, in quanto sui siti delle OO.SS. non risultano convocazioni.
All’o.d.g., la bozza di Regolamento sullo “smart working” (“lavoro agile”) nella Difesa (che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2), già oggetto di un primo confronto tra le stesse Parti in data 30 maggio u.s., a conclusione del quale sarebbe stato deciso un aggiornamento per consentire ai 3+1 (CGIL-CISL-UIL + UNSA) di avanzare contributi. Che è esattamente quello che doveva avvenire domani, ma attenzione, però: il Regolamento è stato di fatto già reso operativo e, dunque, la discussione che eventualmente ci sarà domani non avrà alcun ricaduta nell’immediato. Peccato!
Lo “smart-working”, come noto, rappresenta uno strumento innovativo nell’organizzazione del lavoro delle PP.AA., con vantaggi per il lavoratore (orario autodeterminato; maggiore equilibrio tra vita e lavoro; etc.) ma anche per lo stesso datore di lavoro (maggiore produttività; minori costi; etc.). Il punto di partenza, nel settore pubblico, è stata la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3/2017 recante “indirizzi” e “linee guida” (vds. Notiziario n. 58 del 12.06.2017), che ripubblichiamo in allegato 3 su questa stessa pagina, la quale prevede che, entro tre anni, in ogni A.P., e fino al 10% dei lavoratori che lo richiedano, ci si possa avvalere del lavoro agile, mantenendo inalterate le opportunità di crescita e di carriera per i fruitori. E poi seguita la L. 81/2017.
La Difesa, come al solito, si è attivata in ritardo (in altre AA.CC. erano già stati sottoscritti protocolli d’intesa, per es. la PdCM in data 5.04.2017) e, solo nel luglio 2017, SMD e SGD hanno avviato iniziative per verificare la possibilità di realizzare progetti di smart working all’interno degli Enti/Comandi dipendenti e per individuare quali attività lavorative fossero ritenute compatibili con l’avvio dei progetti.
E’ facile immaginare che la bozza di Regolamento, presentata nella riunione del 30 maggio u.s. alle Parti Sociali, sia stata predisposta da SGD/SMD sulla base delle risultanze dell’indagine avviata, comunque non ancora note.
Il progetto pilota previsto dal Regolamento riguarda 83 unità, di cui 43 tra SGD e PERSOCIV, e le restanti 40 tra SMD e vari Enti di Vertice delle FF.AA. Trattasi di numeri molto bassi, e peraltro tutti collocati all’interno di una sperimentazione comunque limitata solo alla strutture centrali di vertice di Roma, e dunque con l’esclusione di tutti gli altri Enti/territori, di fatto messi ai margini.
Abbiamo perciò il sospetto che le scelte operate lascino immaginare la scarsa fattibilità di progetti di smart working per tutta l’area territoriale, in particolare l’area T/O,il che renderebbe impraticabile questa nuova modalità di lavoro per l’85/90% dei civili. Una sperimentazione di questo tipo risulta sospetta e appare monca rispetto alla complessità delle articolazioni del MD, e induce a pensare che le scelte definitive potrebbero avere analogo segno. Ci chiediamo: perché attività amministrative di un Arsenale o di un Polo EI o di un Ente territoriale di F.A. non potrebbero essere organizzate in modalità smart working?
Pensavamo che la riunione di domani dovesse servire, nelle lodevoli intenzioni dei partecipanti, a correggere il tiro su questa scelta. Ma purtroppo così non potrà essere, almeno ai fini della sperimentazione. Lo abbiamo appreso dalla risposta di SGD al CUG, che nella riunione del 21 giugno u.s. aveva espresso il parere e avanzato alcune proposte (Notiziario n. 70 del 28 u.s.).
Ebbene, in quella nota che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, dopo aver dato atto al CUG del “prezioso contributo” e affermato che “gli spunti” saranno tenuti in considerazione, SWGREDIFESA afferma che, per non ritardare l’”iter procedimentale” già in corso, debbano essere evitate, in questa fase, “modifiche del testo” .
Dunque, Amministrazione Difesa prima parte in ritardo, e poi comprime (meglio: azzera) il confronto con le OO.SS. per non produrre altri ritardi. Geniale, davvero. Ma chi ci crede?
Il motivo vero è che A.D, in particolare SMD, non sembra amare molto lo “smart-working”, e partire con questa sperimentazione significa precostituire gli sbocchi futuri.
Ma allora, se è così, a che serve il confronto di domani?
Siamo davvero curiosi di conoscerne le risultanze finali…
Pubblichiamo infine il link con la presentazione analitica dello Smart Working applicato in Presidenza del Consiglio dei Ministri illustrata al Forum PA: https://youtu.be/zwOg70PIbFE (clicca)
Notiziario n. 70 del 28 giugno 2018 –
Come già riferito in altri nostri precedenti Notiziari, rispetto al c.d. “telelavoro”, la legislazione ha promosso dal 2015 un nuovo modello di organizzazione più evoluto e flessibile, denominato smart-working (o lavoro agile), con la finalità di perseguire moduli organizzativi flessibili, tendenti a contemperare le esigenze di conciliazione dei tempi di vita professionale con quelli della vita privata dei lavoratori, avendo riguardo al benessere organizzativo, all’esercizio dei diritti, alle situazioni di handicap, di svantaggio personale/sociale/familiare e di volontariato. Ispirato a principi di autonomia e collaborazione, svincolato dalla presenza sul posto di lavoro e da orari fissi, il lavoro agile è caratterizzato da una gestione autonoma del proprio lavoro, con la garanzia del rispetto del limite massimo di ore giornaliere e settimanali di servizio.
Le Pubbliche Amministrazioni devono garantire, al termine del triennio successivo all’entrata in vigore della L. 124/2015, e dunque entro il 2018, ad almeno il 10% di tutto il personale, ove lo richieda, la possibilità di avvalersi delle citate modalità di smart working, previa individuazione di modalità attuative per le quali si avvalgono dei contributi di O.I.V. (Organismo Indipendente di Valutazione) per la parte relativa alla performance, e dei C.U.G. (Comitati Unici di Garanzia).
A nostro avviso, il percorso sarebbe dovuto passare innanzitutto attraverso l’analisi dei procedimenti e delle attività telelavorabili, presupposto necessario per valutare l’accessibilità al lavoro agile su tutto il territorio nazionale, e tali dati avrebbero dovuto essere prima esaminati in sede di confronto (contrattazione?) con le OO.SS., così come avvenuto in Presidenza del Consiglio (vds. protocollo d’intesa del 5.4.2017, che pubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina) ai fini della messa a punto del “Regolamento”, e poi portati a conoscenza di tutti i lavoratori per potersi candidare.
L’Amministrazione non ha però fatto questo e oggi, alla luce della Direttiva FP n. 3/2017 e della normativa vigente (L. n. 81/2017), che pubblichiamo rispettivamente in allegato 3 e 4 su questa stessa pagina, e nell’anno di scadenza dei termini (2018), si è attivata in due sole direzioni: SNA ha organizzato, in corso d’anno, moduli formativi per dirigenti/funzionari impiegati nella gestione del personale; mentre SGD ha presentato alle OO.SS. una bozza di “Regolamento” (vds. Notiziario n. 61 del 6.6.2018), che ad ogni buon conto ripubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina, che comprende insieme le regole e il “progetto sperimentale” , da attuarsi nella seconda metà del 2018, presentato come risultato ”…dell’accurato e proficuo approfondimento..” degli OO.PP.
Detto progetto è destinato, però, solo ad un contingente complessivo di 83 unità, così ripartite: 43 unità nell’Area T/A, di cui 17 a SGD/DNA e 26 unità a PERSOCIV; 40 unità nell’area Area T/O, di cui 9 per SMD e le restanti per altri Enti centrali (COMLOG EI, Comando SANIVET, SMM, SMA, etc), e dunqueviene coinvolto il solo territorio romano.
In aggiunta: fra i titoli utili all’accesso, di cui all’art. 3, si prevede la preclusione ai lavoratori destinatari di provvedimenti disciplinari di sospensione dal servizio nei due anni precedenti l’istanza, e ciò in contrasto con la ratio della norma che, in quanto “azione positiva”, è mirata al contemperamento delle esigenze professionali con quelle private, con particolare attenzione alle situazioni di disagio, e non ad aspetti premiali o punitivi; ancora, l’art. 5 limita l’espletamento dell’attività esterna a sole 6 giornate al mese, limite che la norma non pone; sempre lo stesso articolo stabilisce l’esigenza della contattabilità per almeno 3 ore al giorno, limite anche questo non posto dalla norma. Per quanto attiene poi ai titoli e ai relativi punteggi di cui all’art. 7, non vi è ricompresa la cura degli anziani, pur di particolare interesse per la nostra collettività, già mediamente anziana e più pressata da esigenze di assistenza che di genitorialità; non si comprende, infine, perché siano penalizzati i fruitori di permessi per l’handicap.
Ma la questione per noi più rilevante è la clamorosa esclusione degli Enti periferici, in quanto viene assicurata la sola disponibilità dei posti nel limite del 10% dell’organico solo di (e in) pochi Enti di vertice romani. E non è un caso che, in periferia, ben poco sia trapelato sul progetto in costruzione, limitando di fatto la potenzialità di iniziative e di promozione sviluppabili nelle diverse sedi, questione questa già rappresentata da FLP anche in sede CUG, al quale avevamo richiesto invano una adeguata attività propulsiva, che pure rientrerebbe nelle sue prerogative, che invece si limiterà alla sole attività di monitoraggio.
E, il 21 u.s., il CUG si è riunito per formulare il proprio parere in merito alla bozza di Regolamento. Questi in sintesi i rilievi condivisi dai suoi membri, che verranno riportati nel parere, pur favorevole:
estensione del progetto pilota in sede territoriale, affinché diventi rappresentativo anche delle altre realtà della Difesa, sia in termini di telelavorabilità sia in termini di ripartizione di distribuzione proporzionale dell’accesso all’istituto;
gli strumenti informatici, anche qualora appartenenti al dipendente, dovranno essere necessariamente configurati dall’Amministrazione, ai fini di assicurare la tutela della riservatezza dei dati;
rischio di discriminazione se il parere reso dai Dirigenti di SGD e Persociv e degli Enti di vertice di Roma dell’area T/O e dai Capi Reparto, Direttori, Comandanti per l’Area T/O verrà considerato comunque vincolante ai sensi dell’art. 7 della bozza di Regolamento;
in merito ai titoli, richiesta di: una maggiore articolazione dei punteggi relativi alla genitorialità secondo criteri di proporzionalità inversa alle diverse fasce di età dei figli minori; un diverso e più favorevole approccio ai punteggi e alle fattispecie connesse alla disabilità; maggiore attenzione per le esigenze di assistenza e cura dei genitori anziani, allo stato totalmente assenti;
esigenza di una valutazione di compatibilità del progetto con le esigenze di efficacia dell’organizzazione del lavoro.
In ogni caso, l’avvio della sperimentazione 2018 apre scenari finora impensati, e crea comunque, in prospettiva, un precedente utile al più ampio accesso al lavoro agile, potenzialmente da parte dell’intera platea di lavoratrici e lavoratori su tutto il territorio nazionale, avendo nel frattempo dimostrato che è possibile, fra l’altro, superare le prevedibili resistenze dei Dirigenti alla perdita del controllo visivo e diretto della presenza e della prestazione del lavoratore dipendente.
Seguiremo da vicino gli sviluppi di questa importantissima partita e ne daremo conto ai colleghi.
Come i colleghi ricorderanno, ci siamo già ripetutamente occupati del c.d. “lavoro agile”.
Lo abbiamo fatto una prima volta con il Notiziario n. 58 del 12.06.2017, nel quale abbiamo riferito della Direttiva Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3/2017 che avviava finalmente nel settore pubblico quanto già positivamente sperimentato nel settore privato circa l’attuazione dello “smart-working”, positiva evoluzione del “telelavoro”, e prevedeva che, entro tre anni, in ogni A.P. – e fino al 10% dei lavoratori pubblici che lo avessero richiesto – ci si potesse avvalere delle nuove modalità di lavoro agile, mantenendo in ogni caso inalterate le opportunità di crescita e di carriera per tutti i dipendenti che ne avessero usufruito.
Ce ne siamo poi successivamente occupati attraverso il Notiziario n. 61 del 22.06.2017, nel quale abbiamo riferito delle disposizioni recate dalla legge 22.05.2017, n. 81 e, in ultimo, all’interno del Notiziario n. 79 del 21.08.2017, nel quale abbiamo dato conto della positiva iniziativa avviata con il fg. n. 53544 del 28 luglio u.s. da SGD, che aveva chiesto a tutte le FF.AA. di verificare la possibilità di realizzare progetti di smart working all’interno degli Enti/Comandi dipendenti, e di individuare, al contempo, eventuali attività lavorative ritenute compatibili.
Allo stato, non sono ancora noti gli approdi conclusivi della verifica avviata da SMD, e non sappiamo se parimenti abbia agito anche SEGREDIFESA nei confronti degli Enti dell’area T/A.
Atteso comunque l’interesse che l’argomento suscita tra i colleghi, diamo ora conto, della circolare INAIL n. 48 del 2.11.2017, che reca le prime istruzioni operative in materia di assicurazione, tariffe, retribuzione imponibile, tutela assicurativa e tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, e lo facciamo riportando, di seguito, la nota diffusa dal nostro Dipartimento Politiche Assistenziali e Previdenziali.
” Con circolare n. 48 del 2 novembre 2017, l’INAIL ha ripreso la legge 22 maggio 2017, n. 81 che ha disciplinato il lavoro agile, cioè “un modo di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, che si concretizza in forme flessibili di svolgimento della prestazione rispetto all’orario e al luogo”. La legge, tra le altre cose, ha esplicitamente esteso la tutela assicurativa INAIL al lavoratore “agile” (art. 23) contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Con la circolare in oggetto, l’INAIL ha dettato le prime istruzioni operative per una corretta applicazione della nuova normativa, con riferimento all’obbligo assicurativo, tariffe, retribuzione imponibile, tutela assicurativa e tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
Per quanto attiene il tema che interessa la tutela assicurativa, l’INAIL rileva come l’obbligo assicurativo (e la conseguente tutela) sussista qualora si svolga una delle attività previste dall’art. 1 del T.U. Infortuni n. 1124/65 (Attività protette). Al ricorrere di tale presupposto, anche al lavoro agile si devono applicare “i criteri di carattere generale validi per tutti gli altri lavoratori”, che, come noto, riconoscono la indennizzabilità agli eventi infortunistici occorsi come conseguenza di un rischio comunque connesso alla prestazione lavorativa (nesso eziologico). La tutela, quindi, opera per la fattispecie degli infortuni in itinere e anche nei confronti di tutti gli eventi verificatisi all’esterno dei locali aziendali e nel luogo scelto dal lavoratore, purché causati da un rischio in ogni caso riconducibile all’attività lavorativa.
Per il riconoscimento delle prestazioni, riveste particolare importanza l’accordo scritto ex art. 19 della legge 81/2017, con il quale sono regolamentate le concrete modalità di svolgimento del lavoro agile e che “si configura come lo strumento utile per l’individuazione dei rischi lavorativi ai quali il lavoratore è esposto e dei riferimenti spazio-temporali”. Appare ovvio come un accordo scritto, carente sotto tale profilo, determini un iter più accidentato nel riconoscimento delle prestazioni infortunistiche, giacché l’individuazione della necessaria connessione tra rischio e attività lavorativa appare più difficoltosa”.
Pubblichiamo su questa stessa pagina, in allegato 1, la circolare INAIL n. 48 del 2.11.2017, mentre in allegato 2, 3 e 4 rispettivamente: la Direttiva n. 3/2017 della PdCM; la legge 81/2017 e, infine, la presentazione del “lavoro agile” predisposta da SMD a beneficio dei propri Enti.
Con la pubblicazione sul sito della Funzione Pubblica, ha visto finalmente la luce nella scorsa settimana la Direttiva n. 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri (PCM) che reca “indirizzi per l’attuazione dei commi 1 e 2 dell’articolo 14 della Legge 7 agosto 2015, n. 124 e linee guida contenenti regole inerenti all’organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti” , che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1.
La predetta Direttiva avvia nel settore pubblico quanto già pare positivamente sperimentato nel settore privato (oltre 250.000 i lavoratori smart), in particolare in grandi aziende, circa l’attuazione del c.d. “smart-working” (lavoro agile), che rappresenta una evoluzione del c.d. “telelavoro”, istituto per la verità non molto conosciuto e praticato nel pubblico impiego, in particolare nel Ministero della Difesa.
Per “telelavoro” si intende un lavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede di lavoro, per lo più da casa o in un altro luogo decentrato, fisicamente separato dall’attività quotidiana e ben noto al datore di lavoro che su di esso può operare controlli, e con orario di lavoro che prevede il riposo obbligatorio per 11 ore consecutive ogni 24, con astensione lavorativa dalla mezzanotte alle ore 5 (Accordo Quadro 2004).
Con il “lavoro agile”, invece, non è più obbligatorio legarsi a un luogo fisico fisso in cui lavorare: certamente la propria abitazione o altro luogo, ma anche un bar, un giardino, un parco o qualunque altro luogo in cui si possa portare un computer o uno smartphone, dai quali si possa agire tramite connessione Wi-Fi. L’orario è autodeterminato: l’importante è portare a compimento il compito prefissato e l’obiettivo assegnato. Dunque il lavoro agile rappresenta una evoluzione certamente più interessante del telelavoro, in cui la modalità della prestazione lavorativa è decisa in accordo tra datore e dipendente ed è regolata nel privato da un contratto, con diritto di recessione dietro preavviso di 30 giorni. I vantaggi per il lavoratore sono evidenti: meno costi di spostamento, più autonomia lavorativa, e maggiore equilibrio tra vita e lavoro. Ma i vantaggi sono evidenti anche per il datore di lavoro: secondo uno studio condotto dal Politecnico di Milano, oltre alle evidenti economie realizzate dalla mancata presenza del lavoratore nella sede di lavoro, più del 50% delle aziende private che hanno adottato il “lavoro agile” hanno avuto un aumento della produttività del 5-6%..
La Direttiva del PdCM fornisce indirizzi per l’attuazione del lavoro agile nelle PP.AA. attraverso una fase di sperimentazione e reca delle “linee guida” che disegnano il contesto normativo, definiscono l’ambito di applicazione e i destinatari, assegnano un ruolo determinante ai CUG (Comitati Unici di Garanzia) e indicano le “misure organizzative” alle quali le PP.AA. sono chiamate. Nella seconda parte, la Direttiva reca indicazioni operative per l’attivazione del lavoro agile mentre, nella terza parte, si parla di organizzazione del lavoro, della gestione del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali.
La Direttiva avvia dunque la stagione del “lavoro agile” nelle Pubbliche Amministrazioni, e prevede che, entro tre anni, in ogni Amministrazione Pubblica e fino al 10% delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici che lo richieda, ci si potrà avvalere delle nuove modalità di lavoro agile, mantenendo in ogni caso inalterate le opportunità di crescita e di carriera per tutti i dipendenti che ne usufruiranno. Trattasi a ben vedere, di uno strumento molto innovativo nell’organizzazione del lavoro delle PP.AA. e suscita un forte interesse in tanti lavoratori, e tra questi anche tra quelli che operano nel Ministero della Difesa.
Anche per questo, preso atto che in Presidenza del Consiglio è già stato sottoscritto un “protocollo d’intesa” per l’avvio della sperimentazione del lavoro agile in quella sede che è stato sottoscritto da diverse OO.SS. tra cui anche FLP (che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2), FLP DIFESA auspica che quanto prima sia possibile avviare anche in Amministrazione Difesa una fase di sperimentazione del lavoro agile.
Notiziario FLP DIFESA n. 19 del 27 febbraio 2020 – Si riporta, di seguito, il testo del Notiziario della nostra Confederazione del 27 febbraio u.s. con la quale si dà notizia della richiesta – inviata alla Ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone – di adottare ulteriori misure a tutela del Personale delle PP.AA. nonché di […]
Notiziario FLP DIFESA n. 50 del 30 maggio 2019 – Si è svolta il 23 u.s. a palazzo E.S.T.O. in Roma la riunione del “Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità, la valorizzazione del Benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” (CUG), a cui ha partecipato per conto di FLP DIFESA la collega […]
Notiziario n. 79 del 23 luglio 2018 – Domani, 24 luglio, dovrebbe essere in programma a SGD una riunione con le OO.SS. firmatarie del CCNL 12.02.2018. Il condizionale è però d’obbligo, in quanto sui siti delle OO.SS. non risultano convocazioni. All’o.d.g., la bozza di Regolamento sullo “smart working” (“lavoro agile”) nella Difesa (che ripubblichiamo su […]
Notiziario n. 70 del 28 giugno 2018 – Come già riferito in altri nostri precedenti Notiziari, rispetto al c.d. “telelavoro”, la legislazione ha promosso dal 2015 un nuovo modello di organizzazione più evoluto e flessibile, denominato smart-working (o lavoro agile), con la finalità di perseguire moduli organizzativi flessibili, tendenti a contemperare le esigenze di conciliazione […]
Notiziario n. 115 del 14 novembre 2017 – Come i colleghi ricorderanno, ci siamo già ripetutamente occupati del c.d. “lavoro agile”. Lo abbiamo fatto una prima volta con il Notiziario n. 58 del 12.06.2017, nel quale abbiamo riferito della Direttiva Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3/2017 che avviava finalmente nel settore pubblico quanto già […]
Notiziario n. 58 del 12 giugno 2017 – Con la pubblicazione sul sito della Funzione Pubblica, ha visto finalmente la luce nella scorsa settimana la Direttiva n. 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri (PCM) che reca “indirizzi per l’attuazione dei commi 1 e 2 dell’articolo 14 della Legge 7 agosto 2015, n. 124 e […]