Il tavolo istituzionale su Taranto con i SS.SS.SS. De Vincenti e Rossi 19.10.2015
E menomale che la Ministra Pinotti, nel fuggevolissimo incontro avuto con le Rappresentanze del personale civile il 27 luglio u.s. (si veda il nostro Notiziario n. 82/2015), aveva detto che non c’erano risorse per il completamento del piano Brin dell’Arsenale di Taranto, promettendo per il corrente anno solo 1 milione di euro…. E, invece, arriveranno a Taranto tutti i 37 milioni ancora mancanti: lo ha deciso il CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica) che, nella riunione preparatoria del 10 u.s., ha deliberato di rendere disponibili le predette risorse per le necessità produttive dell’Arsenale ionico.
Quanto sopra all’interno del “contratto istituzionale di sviluppo per Taranto”, del valore complessivo di 800 mln di € in fase attuale di sottoscrizione, che inizialmente non prevedeva risorse per l’Arsenale. E’ stata la straordinaria battaglia unitaria delle OO.SS. locali e delle RSU dello Stabilimento a traguardare questo importantissimo risultato, prima “imponendo” all’attenzione del Tavolo istituzionale le criticità dell’Arsenale, e poi ottenendo, in seno allo stesso, che una parte degli 800 mln. per Taranto fossero destinati all’ulteriore finanziamento del piano Brin e al rilancio produttivo. Una straordinaria battaglia unitaria condotta da OO.SS/RSU, che ha visto la mobilitazione dei lavoratori e il sostegno delle Istituzioni locali, a partire dal Comune e dai parlamentari locali (si legga in allegato 3 la nota unitaria). E i risultati continuano ad arrivare: un emendamento al DDL stabilità (comma 261 ter) dell’on. Duranti, già approvato alla Camera, porterà a Taranto 1,5 mlm di € per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, da destinare ai servizi di pulizie e manovalanza.
Unità sindacale, costruzione di un fronte largo e coinvolgimento delle Istituzioni: sono le pietre sulle quali è stato costruito questo straordinario successo. Un esempio davvero, che speriamo non rimanga isolato.
A la Spezia ed Augusta, le sedi degli altri due Arsenali, non si registrano accadimenti altrettanto positivi. Non c’è notizia di risorse in arrivo per i due Arsenali, uno dei quali (La Spezia) è situato in terra di Liguria, così cara (anche elettoralmente) alla nostra Ministra Pinotti. Si sperava nella legge di stabilità, ma la speranza sembra essere proprio andata vana, e d’altronde i soldi a Taranto sono arrivati via CIPE e non via Ministero Difesa: abbiamo già ricordato le parole della Ministra Pinotti a Taranto a luglio scorso….
A La Spezia, prosegue la discussione sul ruolo e sul futuro dello Stabilimento locale nel contesto della più generale riorganizzazione degli Arsenali e dei Centri Tecnici della MM, che per la città spezzina, in senso allargato, significa anche il CSSN di San Bartolomeo ed il CIMA di Aulla. In aggiunta, cosa altrettanto importante, è in corso il dibattito relativo alla possibile scelta di Spezia e del suo Arsenale come sede per la demolizione delle unita navali della MM una volta dismesse, che intreccia tra di loro le problematiche produttive dello Stabilimento e quelle ambientali, giustamente attenzionate dai cittadini. Una scelta su cui la FLP DIFESA spezzina ha espresso la propria forte contrarietà, esternandola peraltro in una assemblea del personale, anche in ragione dell’idea a suo tempo prospettate proprio dal Capo di SMM di fare di Spezia e della sua base navale un centro di ricerca, sviluppo e formazione. E in città è oggi in corso una raccolta di firme su una petizione diretta al Sindacao Federici che chiede lo stop del “progetto demolizioni”.
Ad Augusta, invece, l’attenzione è stata attratta dalla notizia che “il bacino GO59, l’unico funzionante, verrà trasferito a MARISTANAV Brindisi”, con le immaginabili negative ricadute in loco.
Il tutto, mentre il riordino dei tre Arsenali e dei Centri Tecnici di MM procede al buio, in assenza di informazioni e di confronto vero con le Parti sociali, come abbiamo avuto modo di denunciare nel nostro Notiziario n. 131 del 9 dic. u.s., che recava in allegato la lettera inviata da FLP DIFESA al Capo di SMM che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1.
Una denuncia forte, la nostra, che ha già avuto qualche seguito, tra cui la nota unitaria di OO.SS./RSU Arsenale di Taranto che conferma la nostra denuncia (vds. allegato 2 su questa stessa pagina).
Urge un incontro nazionale, lo ripetiamo, per parlare del riordino Arsenali e di quanto annesso e connesso: piani industriali; assunzioni; risorse; etc..
Dopo quelle del 20 luglio (vds. Notiziario n. 84 di pari data) e del 29 settembre (vds. Notiziario n. 105 di pari data), si è tenuta oggi pomeriggio la terza riunione negoziale con l’Amministrazione sulla distribuzione del FUA 2015, la prima presieduta dal nuovo Direttore Generale di PERSOCIV in veste di delegata dalla Ministra Pinotti “a presiedere la delegazione trattante di parte pubblica per la contrattazione integrativa”. In apertura della quale, ci è stata consegnata la nuova bozza di ipotesi di accordo predisposta dalla DG che pubblichiamo in questa stessa pagina come allegato 1, che ripropone lo stesso impianto di quella precedente, ovviamente attualizzata nei numeri e nella parte relativa alla distribuzione del FUS.
Partiamo innanzitutto dalla nuova dotazione del FUA 2015: le somme certe e disponibili del FUA 2015 sono pari quest’anno a € 58.964.991,00 al lordo oneri a carico dell’A.D., e dunque con un incremento di oltre 6 mln di € (per la precisione: 6.104.074 €) rispetto alle somme previste nella bozza precedente (52.860.917 €), come avevamo scritto nel Notiziario n. 84 relativo alla prima riunione del 29 luglio (“la dotazione di partenza del FUA dovrebbe godere di una successiva implementazione che allo stato viene stimata in circa 6 milioni di euro derivanti dall’applicazione della circolare MEF n. 20/2015”, portando di conseguenza la dotazione definitiva del FUA “all’interno di una forbice compresa tra 58 e 59 mln. di euro”) e ribadito anche nel successivo Notiziario del 29 luglio. Previsioni assolutamente azzeccate entrambe, atteso che l’implementazione è di quell’ordine di grandezza e che la dotazione definitiva del FUA (somme certe e disponibili) si colloca proprio in quella forchetta. Rispetto all’analoga dotazione del FUA 2014, che è stata pari a 55.553.610,00 €, ci sono quest’anno circa 3,5 mln in più.
In merito alla dotazione del FUA 2015, al pari di quanto avvenuto negli anni precedenti sin dal 2013, la nostra O.S. ha sollecitato la D.G. a richiedere al MEF il dettaglio relativo alla provenienza delle voci che compongono il FUA Difesa 2015, che il MEF ha sempre negato in questi ultimi anni alla faccia della tanto esibita, ma mai praticata, trasparenza. La dr.ssa Corrado ci ha assicurato il proprio interessamento al riguardo, per cui attendiamo fiduciosi: certo è che non è accettabile che si possa discutere di distribuzione del FUA senza che se ne conoscano le somme che contribuiscono a determinarlo.
Per quanto riguarda turni, reperibilità e PPL, gli accantonamenti prospettati prevedono incrementi rispetto al 2014 per tutte le fattispecie, essendo state recepite tutte le esigenze segnalate dagli Organi Programmatori, al netto delle decurtazioni operate negli anni precedente (-16% reperibilità, -8% per PPL e -6% per turni). Colpisce in particolare l’incremento dell’assegnazione alla “reperibilità” di ben oltre il 25% (€ 4.530.497,39 € rispetto ai 3.582.900,00 € del 2014), che pare in gran parte dovuto alle richieste di SMM, e di cui francamente non comprendiamo le ragioni atteso l’utilizzo eccessivo che di questo istituto si fa in ambito MD. A tal riguardo, la nostra O.S. ha espresso le proprie riserve, atteso che ogni incremento di somme per la reperibilità comporta una corrispondente riduzione del FUS. In aggiunta, abbiamo chiesto che ci venga fornito l’elenco dettagliato delle assegnazioni attribuite agli Enti in materia di turni/reperibilità/PPL, atteso che a tutt’oggi le Parti sociali, anche locali, non conoscono gli esiti della ricognizione delle esigenze avviata da PERSOCIV con la circolare n. 21105 del 24.03.2015 e le somme conseguentemente attribuite a ciascun Ente: anche per comprendere meglio le ragioni del sostanzioso incremento di spesa per queste fattispecie lavorative.
Confermata, anche in questa seconda bozza, la previsione di una seconda tornata dei passaggi interni alle aree con decorrenza 1.1.2015, per un numero complessivo di 1095 (di cui n. 614 in area 2 e il resto in area 3^; in area 1^, come noto, non è possibile prevedere passaggi, atteso che tutto il personale ausiliario occupa la fascia apicale), con una spesa complessiva pari a € 2.025.112,64 anch’essa al lordo degli oneri datoriali. Un numero complessivo manifestamente sottodimensionato rispetto alle attese dei colleghi, tenuto anche conto che la prima ed unica tornata di passaggi interni (decorrenza 1.1.2010) ha visto la realizzazione di un numero infinitamente superiore (ben 21.826) e che la parte di lavoratori che a suo tempo non ne ha beneficiato ha dovuto poi subire ben 4 anni di blocco (2011-2014).
Va a tal riguardo precisato che la quantificazione dei passaggi, di cui al prospetto contenuto nell’art. 10 della bozza di ipotesi, trae origine dalle attuali disponibilità di fascia derivanti dal rapporto al 1.01.2015 tra organici di cui al DM 19.11.2014 e presenze effettive, ricomprendendo nel calcolo anche gli ipotizzati transiti dalla fascia inferiore. Si dimostra dunque, ancora una volta, quanto fosse giustificato l’allarme a suo tempo lanciato dalla nostra O.S. sul modo con il quale è stato costruito quel decreto, che ha introdotto enormi rigidità nel sistema attraverso le diverse ripartizioni degli organici assegnati dal DPCM 22.01.2013, e tra queste anche la ripartizione per fasce retributive. Sta tutto qua il problema, e siccome detto problema è stato in un qualche modo generato dalle scelte dell’Amministrazione, dovrà essere ora l’Amministrazione a risolverlo, anche se dovesse avvenire attraverso la modifica anticipata del DM. Noi abbiamo fatto questa proposta precisa, peraltro già avanzata sul tavolo politico nella riunione del 14.10.2015 con il Sottosegretario (vds. Notiziario n. 112 di pari data): “attribuire una connotazione meramente ricognitoria ai numeri di fascia contenuti nel DM 19.11.2014” affinché la contrattazione nazionale possa fissare un numero di passaggi superiori con decorrenza 1.1.2015, accantonando le occorrenti relative somme, nel quadro di un processo complessivo che, come abbiamo scritto alla Ministra nella lettera allegata al Notiziario n. 8 del 19.01.2015, assicuri “a partire da quest’anno e per ogni anno a venire”che i passaggi interni vengano effettuati “sistematicamente con cadenza annuale, destinando all’uopo le necessarie risorse FUA, con l’obiettivo di assicurare uno sviluppo economico all’interno dell’area a tutto il personale del MD e di AID in possesso dei requisiti richiesti, nel rispetto dei limiti minimi di permanenza nella fascia fissati dal CCNL 2006/2009.”, e con priorità per i lavoratori non ricompresi tra quelli che ne hanno beneficiato con la prima ed unica tornata 2010. Comprendiamo bene che le risposte a questa proposta dovranno venire dal tavolo politico.
Per quanto attiene al Fondo di Sede (FUS), va immediatamente ricordato che il problema legato alla mancanza del sistema di valutazione ai fini della distribuzione 2015, che abbiamo (praticamente da soli) segnalato da luglio in avanti, sui diversi tavoli e anche con la nota al Sottosegretario allegata al Notiziario n. 119 del 4.11.2015, è stato finalmente risolto. C’è voluta una nostra iniziativa molto forte, l’atto di diffida predisposto dal nostro legale e di cui abbiamo dato notizia con il Notiziario n. 130 del 4 dicembre 2015, e nella stessa data del 4 dicembre il Sottosegretario Rossi ha provveduto a firmare la “determina” (pubblicata su questa stessa pagina come allegato 2) che, con riferimento al comma 1 (si conferma per il 2015 la valutazione con coefficiente compreso tra 1 e 1,5), sblocca finalmente lo stallo che durava da mesi e consente finalmente la chiusura degli accordi nazionale e locali. Con la speranza che la situazione che si è venuta a determinare a causa dell’empasse di questi mesi, non registri code problematiche nella distribuzione del FUS 2015. Gli accordi vanno chiusi e rapidamente, e il Sindacato farà certamente la sua parte. Sperando – lo abbiamo detto alla dr.ssa Corrado – che il 2016 (dove dovremo peraltro fare i conti con la performance..…) veda un percorso molto accelerato di definizione dell’accordo nazionale anche allo scopo di dare un quadro di riferimento ben preciso alla contrattazione locale, che quest’anno appare mortificata: se i progetti locali li determina di fatto il Dirigente, atteso che in molti Enti quest’anno sono stati avviati senza confronto con le OO.SS/RSU, e che lo stesso ne determinerà a conclusione il pagamento con il FUS, appare di tutta evidenza la natura quasi notarile del coinvolgimento delle OO.SS./RSU, e che è l’esatto opposto della modalità di relazione prevista dal CCNL per la distribuzione FUS, che è la contrattazione di sede.
Concludiamo, segnalando che, in virtù dell’incremento degli oltre 6 mln nella dotazione del FUA, la quota pro capite di FUS sarà pari nel 2015 a 1000,44 € netto oneri A.D. (nel 2014, è stata di € 989,45).
Il dr. F. Massi, Vice S.G. e Coordinatore Tecnico del Gruppo di lavoro, ai tempi del CNEL
Mentre l’attività del “Gruppo di lavoro”, costituito con D.M. 16.06.2015 (che pubblichiamo su questa pagina come allegato 2) e finalizzato a “prospettare le occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario finalizzate, nei limiti del possibile, ad un incremento del detto trattamento economico”, procede molto a rilento (in sei mesi, due sole riunioni, di cui la prima d’insediamento…) e i tempi per il confronto con AD si allungano di molto facendo carta straccia dell’ultima road map (fg. Gabinetto 42711 del 9.11.2015, qui pubblicata in allegato 3), qualcosa di positivo comincia invece a muoversi sul fronte sindacale, ed in maniera pure convergente.
La settimana si apre con due buone notizie:
la prima, è un’iniziativa di questa settimana di CGIL-CISL-UIL anche finalizzata a ottenere “il giusto riconoscimento economico ai lavoratori civili attraverso nuove risorse derivanti dai risparmi di gestione”, il che lascia supporre che, dopo anni di letargo a fronte di nostre ripetute denunce su tavoli, piazze e in Parlamento ritenute molto semplicisticamente come “corporative”, la “questione retributiva” possa entrare finalmente nella piattaforma di tutte le OO.SS. e non già dei soli “sindacati autonomi”, che qualcuno continua a ritiene sinonimo di corporativismo;
la seconda, è data invece dalla pubblicazione di un comunicato con annessa tabella sul sito di una O.S. della Difesa, proprio quella che sul territorio romano ha dato ampio fiato alle trombe sponsorizzando l’ipotesi venuta da SEGREDIFESA di uscita dal comparto Ministeri e di transito nelle categorie speciali ex art. 3 D. Lgs. 165, operazione questa accompagnata da un ipotizzato corposo incremento di “200mln pari al 30% circa della retribuzione media di un lavoratore della Difesa” (vds Notiziari n. 108 del 6.10 e n. 121 del 10.11.2015).
La tabella, elaborata e pubblicata sul sito del MEF e che ad ogni buon conto pubblichiamo su questa stessa pagina come allegato 1, dà corpo e sostanza a quella che è, allo stato, la misera condizione retributiva dei civili del MD, che vestono inesorabilmente la maglia nera nella classifica delle retribuzioni del comparto Ministeri, con differenze in negativo che balzano evidenti agli occhi di tutti (con riferimento al 2013, rispetto alle 26.451 € della nostra retribuzione media, il personale dell’Ambiente ha percepito € 36.619, quello del MEF € 37.055, quello del MISE € 38.645 e quello del Ministero della Salute, la maglia rosa del comparto, addirittura € 47.362).
Attenzione, però: questa tabella riporta le differenze retributive che stanno dentro il comparto Ministeri. Viene allora alla mente una considerazione banalissima: se il Ministero della Salute è riuscito ad ottenere per i propri dipendenti più del doppio della retribuzione media del personale civile della Difesa, significa allora che l’operazione è praticabile anche rimanendo all’interno del comparto, e non necessariamente uscendoci per approdare alla “categorie speciali” di cui all’art. 3 del D. Lgs. 165. Questo è il vero punto politico della questione. Il Ministero della Salute, al pari di altri Ministeri, è stato negli anni molto più attento al proprio personale, lo ha maggiormente garantito sotto il profilo retributivo, e lo ha fatto attraverso iniziative politiche ad hoc che hanno avuto positivi effetti economici sul proprio personale, che sono invece mancate in tutti questi anni nel M.D., dove i Vertici politici e militari si sono solo ed esclusivamente occupati di far crescere le retribuzioni dei militari, dimenticandosi di quelle dei civili. Altro che rincorrere le “categorie speciali”, un’idea venuta all’Amministrazione Difesa per obiettivi di altra natura, e per noi certo non indolore.
Di questo, sembra accorgersene finalmente anche l’O.S. che ne ha fatto sinora da sponda, che per la prima volta pone giustamente il problema e chiama alle proprie responsabilità l’AD, senza più parlare di articoli 3 e di treni da non perdere, che peraltro non sono mai partiti dalle stazioni del MD.
Noi (lo abbiamo già detto) non rifiutiamo in partenza alcun confronto, anche sull’art. 3 se del caso, a condizione però che il contrappeso economico sia congruo e subito esigibile; pur tuttavia, siamo pienamente convinti che alzare le retribuzioni civili sia un’operazione comunque possibile all’interno del vigente quadro normativo e senza ipotizzare pericolose uscite dal comparto. Come hanno fatto altri Ministeri, appunto!
Dobbiamo solo unitariamente chiamare i Vertici alle loro responsabilità, ed esigere fatti senza fornire alibi.
Tra i provvedimenti di riordino in chiave riduttiva discendenti dai Decreti Legislativi nn. 7 e 8 del 28 gennaio 2014, attuativi della L. 244/2012, una posizione di primissimo rilievo è certamente occupata dalle riorganizzazione degli Stabilimenti industriali del MD, Poli Esercito e Arsenali MM in primis, una volta autentico vanto dell’A.D. e oggi, a causa delle scelte miopi e suicide operate in passato, in grandissima sofferenza e con crescenti criticità in ragione soprattutto della limitatezza delle risorse e del turnover. Fu anche per questo motivo che, in sede di confronto con A.D. sugli schemi dei decreti attuativi (luglio 2013), le OO.SS. posero in particolare l’accento sul riordino degli Stabilimenti industriali, e non a caso la norma che ne derivò (art. 2259-sexies COM, come introdotta dal D.Lgs n. 8/2014), fortemente voluta dalle Parti sociali, era sostanzialmente incentrata su due operazioni: “internalizzazioni” e “civilizzazione”.
Oggi, a distanza di oltre due anni da quel confronto, possiamo dire che il riordino degli Stabilimenti industriali del MD, sicuramente i più in vista sotto il profilo della presenza civile, sta procedendo in una direzione opposta a quella prevista dal D. Lgs. n. 8: invece di “internalizzazioni” e “civilizzazione”, assistiamo sistematicamente a persistenti e crescenti “esternalizzazioni” e a massicce iniezioni di personale militare collocato in posizioni apicali e al posto dei nostri funzionari. Una situazione davvero inaccettabile, che gli Stati Maggiori hanno giorno dopo giorno costruito ad arte, e alla quale hanno indirettamente contribuito anche CGIL-CISL-UIL che oggi chiedono a gran voce il “Regolamento” sulle funzioni del personale civile (art. 1 D.Lgs n. 7/2014), ma dopo un anno abbondante di colpevole disattenzione e anche di sorrisini ai tavoli ogni qual volta FLP DIFESA ne denunciava la non attuazione. Un obiettivo, quello perseguito dagli SS.MM., che di certo guarda anche alla previsione dell’art. 280 del Libro Bianco , che afferma che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcunestrutture tecnico-industriali del MD e, grazie a specifiche norme, il relativo personale”. E il cerchio così si chiude!
In questo quadro a tinte fosche e con prospettive per noi civili assolutamente allarmanti, posto che la soluzione finale sembra essere proprio la fine degli Stabilimenti industriali per come sinora l’abbiamo conosciuti, onestà intellettuale ci impone comunque di differenziare tra loro l’operato degli SS.MM. Per quanto attiene il riordino degli Stabilimenti industriali dell’Esercito, già avvenuto attraverso i DD.MM. 31.12.2014 registrati alla Corte dei Conti il 24.03.2015, va detto che le non internalizzazioni e la militarizzazione delle posizioni di lavoro, in particolare nel settore delle lavorazioni, ne hanno costituito certamente i connotati essenziali, come sta avvenendo oggi nel riordino degli Arsenali della Marina. E noi questo lo abbiamo detto con forza, basta leggere il nostro documento sul riordino dei Poli che abbiamo consegnato a SME e che riporta il nostro giudizio conclusivo (vds. il Notiziario n. 81 del 27.07.2015). Abbiamo però riconosciuto, all’interno dello stesso documento, che Stato Maggiore Esercito aveva aperto un confronto vero con il Sindacato, sul piano nazionale prima e sul piano locale poi, presentando le proprie proposte di organigrammi e incarichi nei singoli Poli e gli schemi di provvedimento. Dunque, almeno sul piano del metodo, va riconosciuto a SME trasparenza e coinvolgimento pieno delle Parti sociali.
Esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo in ambito Marina, dove il tratto essenziale del riordino di Arsenali e Centri tecnici è costituito dalla poca trasparenza delle scelte di riorganizzazione e dalla esclusione di fatto del Sindacato, sul piano nazionale e ancor di più sul piano locale. Scelte tutte di SMM, nel merito peraltro poco condivise dalla stessa Dirigenza degli Stabilimenti, che si è trovata un riordino di fatto imposto, senza alcun legame con le situazioni e con le esigenze reali degli Stabilimenti.
Con queste premesse, e anche alla luce dei più recenti accadimenti, abbiamo scritto l’allegata lettera all’amm. G. De Giorgi, Capo di SMM, nella quale denunciamo i fatti e chiediamo un incontro.
Il Sottosegretario Rossi ha firmato finalmente la determina sul FUS 2015
Con Notiziario FLP DIFESA n. 130 del 4.12.2015, inviato da questo Coordinamento Nazionale a tutti i nostri iscritti e dirigenti e reso pubblico attraverso il nostro sito solo mezz’ora dopo e dunque alle h. 8.00 dello stesso giorno, abbiamo dato notizia ai colleghi dell’iniziativa assunta dalla nostra O.S. di notificare un atto di diffida, appositamente predisposto dal nostro legale, alla Ministra Pinotti e al Sottosegretario delegato Rossi “affinché procedano senza ulteriore indugio alla formulazione della direttiva relativa al sistema di valutazione per la distribuzione del FUS, atto preliminare alla definizione dell’accordo nazionale, in conseguenza del quale, da una parte, si potrà dar corso all’avvio delle progressioni economiche interne alle aree di cui all’articolo 10 della bozza di ipotesi di accordo per il 2015 predisposta da PERSOCIV e, dall’altra, procedere alla definizione degli accordi locali per la erogazione della retribuzione incentivante a valere sulle risorse del FUS per il corrente anno 2015, al fine di consentire lo svolgimento della autonomia negoziale e di procedere, di conserva, alla erogazione dei compensi accessori, legati alle progressioni ed alla produttività”. La diffida di FLP DIFESA è pubblicata in allegato 4.
Ebbene, a seguire, nella stessa mattinata del 4 dicembre u.s., ci sono pervenuti i seguenti documenti, che pubblichiamo su questa pagina:
– Nota del Gabinetto prot. n. 46573 del 4.12.2015 avente per oggetto la delega attribuita al nuovo Direttore Generale di Persociv di presiedere la contrattazione integrativa, e dunque anche quella relativa alla distribuzione del FUA(vds allegato 1)
– Lettera di convocazione di PERSOCIV prot. n. 1010/SP del 4.12.2015 per la ripresa negoziale già fissata per il 15 dicembre p.v. sulla distribuzione del FUA 2015 (vds allegato 2);
Nella mattinata di oggi 7 dicembre 2015, infine, è pervenuta la nota Gabinetto prot. n. 46806 del 7.12.2015 con la quale viene comunicato alle OO.SS. che, nella stessa data del 4 dicembre u.s, il Sottosegretario Rossi ha firmato la determina che aspettavamo (vds. allegato 3), che in buona sostanza allarga all’anno 2015 il sistema di valutazione per la distribuzione del FUS in essere nella nostra Amministrazione sino all’anno 2014, prima frutto dell’accordo tra le Parti e poi oggetto di determina del Sottosegretario (13.02.2015) a seguito del rilievo della F.P., colmando così finalmente quel buco che, ad oggi, ha impedito la chiusura dell’ipotesi di accordo nazionale e degli accordi locali, impedendo in aggiunta – e questo ci è sempre apparso l’effetto più grave – l’avvio dei passaggi interni alle aree dopo ben sei anni di blocco delle nostre retribuzioni.
Dunque, parrebbe proprio che il problema da noi invano segnalato da mesi e oggetto infine della nostra diffida, sia ora finalmente avviato a soluzione, anzi a rapida soluzione.
Diamo atto con piacere della rapidità con la quale si è mossa l’Amministrazione a seguito della nostra iniziativa, che ci consente di poter affermare oggi che la situazione di blocco che durava da mesi, e da noi ripetutamente denunciata, sembra ora avviata a rapida soluzione.
La riunione a PERSOCIV già in agenda per il 15 p.v. potrebbe costituire l’occasione per una rapida chiusura dell’accordo nazionale FUA 2015, con conseguenti effetti positivi sia sulla definizione delle trattative locali sia sul finanziamento della nuova fase delle progressioni interne alle aree (c.d. “sviluppi economici”), per le quali si potrà successivamente aprire, e rapidamente noi penseremmo, il confronto tra Amministraziomne e OO.SS. nazionali per la definizione dei criteri di attribuzione.
Facciamo riserva di uno specifico Notiziario al riguardo, che diffonderemo a breve, con alcune riflessioni in merito a tutta questa vicenda.
La Ministra e Sottosegretario all’esibizione delle Frecce Tricolori a Rivolto a settembre scorso
E’ in via di notifica alla Ministra della Difesa R. Pinotti e al Sottosegretario delegato D. Rossi l’atto predisposto dal nostro legale con il quale, visto che siamo oramai arrivati a fine anno, la nostra O.S. diffida Ministra e Sottosegretario “affinché procedano senza ulteriore indugio alla formulazione della direttiva relativa al sistema di valutazione per la distribuzione del FUS, atto preliminare alla definizione dell’accordo nazionale, in conseguenza del quale, da una parte, si potrà dar corso all’avvio delle progressioni economiche interne alle aree di cui all’articolo 10 della bozza di ipotesi di accordo per il 2015 predisposta da PERSOCIV e, dall’altra, procedere alla definizione degli accordi locali per la erogazione della retribuzione incentivante a valere sulle risorse del FUS per il corrente anno 2015, al fine di consentire lo svolgimento della autonomia negoziale e di procedere, di conserva, alla erogazione dei compensi accessori, legati alle progressioni ed alla produttività”. Vedremo dunque, ora, se la determina mancante vedrà finalmente la luce.
Riprendiamo i fili di una vicenda preoccupante e anche pericolosa, che dimostra la disattenzione del Vertice politico verso le questioni che riguardano i civili. Come è maturata questa incredibile situazione?
Sino al 2014, i criteri per la distribuzione del FUA/FUS apparivano sostanzialmente consolidati, e conseguentemente consolidati erano anche i percorsi locali per la messa a punto dei progetti di produttività, la loro realizzazione e la valutazione dell’’apporto partecipativo del dipendente. Il modello è entrato in crisi a fine 2014 a seguito del rilievo mosso dalla F.P. in sede di certificazione dell’accordo FUA 2014 con la nota n. 50850 del 13.12.2014, con la quale F.P. ha dichiarato non contrattabile il sistema di valutazione fissato negli accordi FUA. Eravamo a fine 2014, e dunque del tutto giustificata era apparsa la “soluzione ponte”, poi concretizzatasi nella determina del Sottosegretario Rossi datata 13.02.2015, che recuperava, “in via transitoria per il 2014” , il sistema di misurazione e di valutazione dell’apporto partecipativo del singolo dipendente (“coefficiente compreso tra 1 e 1,5”) previsto dagli accordi FUA precedenti, nelle more dell’ ”aggiornamento in corso del sistema di valutazione della performance individuale”. Da allora sono passati più di dieci mesi, e nel frattempo l’A.D.: da una parte non ha varato il nuovo sistema di valutazione (quello recentemente pubblicato entrerà in vigore dal 1.1.2016, per il 2015 permane ancora la sospensione del 2012) e, dall’altra, non ha prodotto alcuna iniziativa tesa a fissare, anche solo in via provvisoria, il sistema di valutazione per il FUS 2015. Con questo straordinario risultato: che, a meno di 25 giorni dalla fine dell’anno, comprensivi del periodo natalizio, i Dirigenti degli Enti del MD non conoscono ancora i criteri con i quali dovranno valutare l’apporto partecipativo del dipendente ai progetti locali e i lavoratori non sanno ancora con quali criteri verranno valutati, e, cosa ancor ben più importante, il buco sul sistema valutativo 2015 non consente la chiusura dell’accordo nazionale che è la precondizione per l’avvio delle progressioni interne, le cui ipotesi di accordo in altre Amministrazioni (per esempio, nel Ministero dei Beni Culturali) sono già siglate. Una inadempienza grave, gravida di possibili problemi in prospettiva (ci sono molti Enti che ancora non hanno convocato OO.SS./RSU per i progetti, PERSOCIV in primis), che peraltro lede anche l’autonomia negoziale delle Parti sociali e, sul fronte “progressioni”, determina uno stato di dannoso ritardo nell’avvio della procedura.
Da mesi denunciavamo questo incredibile stato di cose, ma invano: il Sottosegretario non ha mantenuto gli impegni con noi assunti (vds. Notiziario n. 112 del 14.10.2015) e nessun riscontro è sinora pervenuto alla nostra nota del 3.11.2015 (che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 2). Comportamenti davvero incomprensibili da parte del Vertice politico, viste anche le ripetute sollecitazioni al riguardo venute dagli OO.PP., rimaste anch’esse lettera morta. Disattenzioni gravi e potenzialmente pericolose, come capita sempre più spesso sulle questioni civili.
Da qui la nostra diffida, che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1 per l’opportuna conoscenza di tutti i lavoratori. Ed ora vediamo un po’ cosa succederà.
In data odierna si è svolta presso Palazzo Esercito la prevista riunione informativa con SME RPGF e DIPE, con all’ordine del giorno alcuni provvedimenti relativi all’Area di Vertice e all’Area della Formazione e il punto di situazione sui reimpieghi in itinere, di cui alla scheda tecnica allegata, ed un aggiornamento relativo a problematiche rimaste in sospeso nella precedente riunione del 29 ott. u.s. e di cui al Notiziario n. 117 di pari data.
Di seguito, la sintesi e le risultanze della discussione, con le valutazioni espresse in riunione dalla FLP.
AREA DI VERTICE
SME-RPGF ha illustrato lo studio finalizzato alla implementazione di 6 unità di personale, 2 civili e 4 militari, all’interno della riorganizzata Sezione Produzione Carta Multiservizi Difesa del Centro Sistemi Informatici Esercito (CSIE), mentre nell’ambito del 1° Reparto Affari Giuridici ed economici del Personale (1 RAGEP) e’ attualmente allo studio una riorganizzazione del Reparto con la soppressione di due Uffici e la rilocazione delle Sezioni in altre unità organizzative.
Per quanto attiene ai Centri di Selezione VFP1, SME-RPGF ha comunicato che è allo studio una ipotesi di accentramento di tali attività, che sono attualmente svolte anche presso i Centri di Napoli e Palermo, nelle sedi di Foligno (Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale-CSRNE) e Roma (Centro di Selezione VFP1-CESEL), operazioni queste che produrrebbero il reimpiego dei 29 lavoratori effettivi.
La nostra O.S., nel suo intervento, ha preso atto della parte relativa alla riorganizzazione degli Uffici di diretta dipendenza da SME, mentre per quanto riguarda le ipotesi di soppressione dei Centri di Selezione di Napoli e Palermo, ha espresso la propria contrarieta’, in primo luogo in ragione delle già difficili situazioni connesse ai riordini/reimpieghi che vedono coinvolti i territori di Napoli e Palermo, ma anche perché comporterebbe la perdita di professionalità sanitarie civili, difficilmente ricollocabili.
AREA DELLA FORMAZIONE
E’ stato comunicato da parte di RPGF l’intendimento di avviare uno studio sulla razionalizzazione del COMFORDOT (Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito) e la riorganizzazione del RSC (Reggimento di Supporto Cecchignola) in Comando Comprensorio Cecchignola, con perdita rispettivamente di 19 e 55 posizioni organiche civili. Atteso che si tratta di attività afferenti alla formazione e al supporto, e quindi non di carattere strettamente operativo, abbiamo chiesto a SME-RPGF una maggiore connotazione civile degli organici, in linea con le previsioni del D. Lgs. n. 772014, che orienterebbero il riordino in una direzione diversa rispetto alle riduzioni proposte.
VARIE
Come da impegno assunto nel corso della precedente riunione, SME RPGF ha fornito alcune risposte in merito ad alcune problematiche sollevate dalla nostra O.S. nel corso della precedente riunione del 29 ottobre u.s. (si veda il Notiziario n. 117 di pari data).
Soppressione delle tre SAF (Sezioni Assistenza Fiscale) di TORINO, PALERMO e CAGLIARI e dei tre NAF (Nuclei Assistenze Fiscali) di PADOVA,FIRENZE, e NAPOLI.
L’intendimento espresso da SME–RPGF in merito alla soppressione al 31.12.2015 di questi importanti servizi, assolutamente inatteso rispetto a quanto preannunciato dallo stesso RPGF nella riunione del 29.10.2014 (vds. Notiziario n. 113 di pari data), era stato giudicato incomprensibile da parte della nostra O.S., che nel corso della stessa riunione aveva segnalato le importanti criticità che quella scelta avrebbe comportato e gli effetti in negativo che sarebbero ricaduti sul personale militare e civile beneficiario di quei servizi. In quella sede, FLP DIFESA ha anche avanzato una propria proposta, oggetto peraltro di una specifica nota indirizzata al Capo di SME, che prevede “il mantenimento degli attuali servizi decentrati di assistenza fiscale, funzionalmente dipendenti dal CUSE, ma ridislocati con il proprio personale all’interno degli AA.CC. TT. Di F.A. (Cdo RMN Torino; CMA Sicilia Palermo; CMA Sardegna Cagliari; COMFODIN Padova; IGM Firenze e COMFODIS Napoli”. Ebbene, rispetto a questa proposta, SME RPGF ha fatto presente che la stessa è tuttora all’attenzione del Capo di SME, ma che per il momento il provvedimento di soppressione resta comunque confermato. Ne prendiamo atto, in attesa della risposta di Capo di SME che attendiamo ovviamente prima del 31.12.2015.
Rivisitazione delle tabelle organiche dello SM del Comando Logistico Esercito.
Nella precedente riunione del 29 ottobre, preso atto della “pesante situazione che si è generata dunque nelle relazioni locali” e tenuto conto “delle previsioni contenute nel Libro Bianco sull’istituzione di una logistica interforze alle dirette dipendenze del DNAL” avevamo chiesto a RPGF di “fermare le bocce” e “di riavviare il percorso di confronto” sul riordino di che trattasi. Ebbene, RPGF ha accolto la nostra sollecitazione: a breve si riaprirà un tavolo di confronto locale per il riesame delle scelte, e le nuove proposte verranno poi riportate sul tavolo nazionale.
RIORDINI IN ITINERE
SME-DIPE ha fatto un punto di situazione sui riordini in itinere, che brevemente riportiamo.
8° CERIMANT ROMA: SMA ha dato un’ulteriore disponibilità d’impiego presso la Direzione di Commissariato di Guidonia, sono state ampliate le disponibilità presso l’11° Autogruppo di 6 unità, ma per quanto riguarda SEGREDIFESA (SGD) non è arrivata, a tutt’oggi, alcuna disponibilità per Centocelle, mentre ha dato invece disponibilità per UFODIFE. In ogni caso, ci è stata fornita assicurazione che le desiderata del personale verranno tutte recepite, ancorchè alcune in 2^ e 3^ opzione.
Da parte nostra abbiamo espresso perplessità in relazione alla netta chiusura di SGD su Centocelle, che appare poco comprensibile anche alla luce dell’indagine ricognitiva di Persociv sul personale civile interessato all’impiego presso quel sedime. Abbiamo altresì espresso dubbi sulla scelta di adottare da subito per l’8° CERIMANT i criteri previsti dalla nuova procedura di reimpiego di cui al protocollo del 29.09.2015, da utilizzare ai fini della graduatoria da redigere per coloro che hanno espresso la desiderata per l’11° Autogruppo, eccedenti rispetto alle attuali collocabilità. Abbiamo chiesto comunque di verificarne preliminarmente l’impatto, al fine di non vanificare le attese dei lavoratori. A breve, si riaprirà comunque il confronto sul livello locale per l’esame dell’ipotesi di reimpiego attualizzata alla luce delle intervenute nuove disponibilità.
Enti della sede di Napoli: in ordine alle criticità connesse al reimpiego del soppresso CERICO conseguente alla chiusura di SGD all’ipotesi UTT (solo 9 disponibilità a fronte delle 35 posizioni da reimpiegare), DIPE ha confermato che la proposta, emersa nel corso della nostra assemblea del 21 ott. u.s. e da noi poi portata all’attenzione di SME, e relativa alla costituzione all’interno della infrastruttura attualmente occupata da UTT di una Sezione/Magazzino posta alle dipendenze di CERICO Roma, è attualmente all’esame del Cdo Commissariato del Cdo Logistico, e se ne attendono gli esiti. Il 10 p.v., nuova riunione presso il CERICO sul reimpiego di quell’Ente con la partecipazione del DIPE.
Per il reimpiego del personale ex COMLOG SUD e COMFODIS, non esisterebbero invece allo stato particolari criticità; confermato comunque lo stralcio rispetto al reimpiego del CERICO, e il suo prossimo invio a SMD.
Per 10° Reparto Infrastrutture, infine, SME-DIPE presume che entro gennaio si potrà dara corso al trasferimento dell’Ente nella Caserma Minucci.
A conclusione della riunione, abbiamo consegnato a SME-RPGF e DIPE copia di una nota inviata in mattinata all’attenzione del Capo di SME e relativa alle persistenti criticità nelle relazioni sindacali in alcuni Enti della FA, che pubblichiamo su questa stessa pagina (allegato 2), sulla quale comunque ritorneremo a breve con uno specifico Notiziario.
Baldari (FLP), Angrisano (UIL), Caldaralo (CGIL), Ferri (CISL), l’on. Duranti e Bellangino (RSU) all’uscita dall’audizione alla Camera
Nuova puntata negli sviluppi della “vertenza Taranto”, che si iscrive nel contesto più generale della “vertenza Difesa” che, giorno dopo giorno, sta sempre di più marcando l’iniziativa nazionale: in data 24 u.s., si è tenuta l’audizione in Commissione Difesa della Camera delle Rappresentanze sindacali joniche.
Taranto è la città nella quale si intrecciano nodi storici irrisolti e problematiche più recenti (si pensi, per esempio, alla vicenda ILVA), e nella quale si trova la base della MM più importante d’Italia con 15.000 militari e 3.850 civili, con al suo interno lo storico Arsenale che vive da anni altissime criticità, da tempo denunciate dalle Rappresentanze sindacali locali e nazionali. Ma riepiloghiamo gli antefatti.
Dopo il deludente incontro del 27 luglio con la Ministra (vds. nostro Notiziario n. 82/2015), l’assemblea del 30 luglio con i lavoratori e la successiva riunione con l’Amministrazione Comunale (A.C.) del 10 agosto delle cui risultanze abbiamo dato conto con il Notiziario n. 88, le RSU dell’Arsenale e le OO.SS. territoriali – quelle del Ministero Difesa e quelle afferenti alle aziende private metalmeccaniche e dei servizi – hanno redatto un documento unitario datato 25.08.2015 (che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 3) nel quale, tra le altre cose, chiedevano che la discussione sulla “vertenza arsenale” fosse inserita nella discussione dell’istituito “tavolo istituzionale permanente”, vedesse anche la partecipazione delle Parti Sociali interessate, e che allo stesso tavolo venisse presentato il piano industriale dell’Arsenale in proiezione decennale, con la previsione di nuove attività lavorative e la conferma del suo ruolo pubblico. Dopo il Consiglio Comunale del 28 agosto, che ha recepito in toto le richieste delle Parti sociali, c’è stata il 10.09.2015 la visita a Taranto del Sottosegretario Rossi, di cui abbiamo riferito con il Notiziario n. 95, e l’impegno da lui assunto di fronte alle Rappresentanze locali di dare soluzione alle problematiche rappresentate, che però, ad oggi, non si è ancora concretizzato in nulla, come dimostrano ampiamente le scelte operate dal Governo con il DDL stabilità e dall’A.D. con gli schemi dei DD.LLgs. correttivi in attuazione della delega ex L.244.
In questo quadro ancora molto preoccupante di una lunga storia fatta di impegni disattesi e di crescenti criticità, si è celebrata martedì 24 u.s. l’ultima importante puntata: su espressa richiesta dell’on. Duranti, la Commissione Difesa della Camera ha audito le Rappresentanze sindacali locali (per noi, Pasquale Baldari, nella sua veste di Coordinatore Territoriale di Taranto) che hanno innanzitutto illustrato, e poi anche consegnato, il documento unitario appositamente redatto che pubblichiamo su questa pagina in allegato 1, e successivamente hanno risposto a tutte le domande dei parlamentari mettendo uno dietro l’altro le questioni che connotano e danno sostanza alla “vertenza Taranto”: l’esigenza di mettere a punto un piano industriale associato al riordino dell’Arsenale; la contestuale esigenza di accompagnarlo con un piano straordinario di assunzioni che assicurino il turnover e con piani di formazione ad hoc, in un contesto di concreta civilizzazione; la cronica carenza di risorse e la necessità inderogabile di reperirne di certe ai fini dell’auspicato riefficientamento dell’Ente e per sostenere le spese di esercizio, anche con riferimento all’indotto privato; l’urgenza di dare risposte chiare sul futuro dello Stabilimento, anche in relazione alle sollecitazioni venute dalla Corte dei Conti, risolvendo in primis l’insanabile contraddizione (internalizzazioni o esternalizzazioni di servizi e lavorazioni?) esplosa dopo la pubblicazione del Libro Bianco nel raffronto con le previsioni del D.Lgs. n. 8/2014; infine, le notevoli opportunità per l’A.D. assicurate dalla partecipazione attraverso lo stesso Sottosegretario Rossi al tavolo istituzionale. Argomentazioni e proposte tutte condivise dalla Commissione Difesa, che ha assicurato il proprio impegno by-partisan teso a ricercare le più idonee soluzioni, proprio a partire dalla legge di stabilità 2016. Lo speriamo davvero: per questo seguiremo gli sviluppi dell’iter parlamentare e ne riferiremo ai colleghi.
In allegato 2, la dettagliata nota in merito all’’audizione diffusa dal nostro Coordinamento Territoriale; in allegato 4, il resoconto del dibattito avvenuto nella Commissione Difesa del 25.11.2015 dopo l’audizione delle Rappresentanze di Taranto.
Un tavolo di confronto tra A.D. e OO.SS. nazionali
Il Sottosegretario Rossi si è impegnato entro novembre a portare su un tavolo con le OO.SS. nazionali le proposte che verranno partorite dal “Gruppo di lavoro” costituito con D.M. 16.06.2015 (vds. allegato 2 su questa stessa pagina) e finalizzato a “prospettare le occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario finalizzate, nei limiti del possibile, ad un incremento del detto trattamento economico” (in allegato 1 pubblicato su questa pagina, la nota pervenuta ieri dal Gabinetto con la road map). Un fatto sicuramente nuovo e importante, che certo non nasce dal rinsavimento dell’A.D. da sempre matrigna nei confronti dei civili, ma che a nostro avviso risponde a precise esigenze della stessa A.D. nel contesto degli scenari futuri disegnati dal Libro Bianco e dal processo di riduzione di strutture e personale di cui ai decreti attuativi L. 244/2012. Esigenze che alimentano un progetto preciso di A.D.: avvicinare tra loro le due categorie di personale del M.D. (militari e civili) per ricondurne l’impiego ad una gestione il più possibile unitaria e con minori tutele.
Non è allora difficile immaginare sin da ora quale potrebbe essere l’approdo del “Gruppo di lavoro” in merito alle “occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario”: la proposta potrebbe essere quella del transito tra le categorie speciali ex art. 3 del D.Lgs. 165/2001. Lo aveva già anticipato il Vice Segretario Generale cons. Franco Massi (“..si prevede di implementare l’art. 3 del D.Lgs. 165/2001 di un paragrafo che riconosca il personale civile della Difesa tra le categorie speciali..” si legge a pg. 1, ultimo capoverso, del verbale della riunione RSU area T/A del 19.06.2015, che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 3), e non è un caso che proprio il dr. Massi sia stato nominato “coordinatore tecnico” del “Gruppo di lavoro”. Può essere allora proprio questa la direzione di marcia d’interesse dell’ A.D., e che ha visto nella circostanza anche qualche O.S. impegnata a spendersi a piene mani a favore dell’ “ipotesi Massi” e a diventarne di fatto il megafono, con iniziative sull’area romana, documenti vari mandati in giro e cambi di marcia in corso d’opera (per es., è stata abbandonata l’idea, inizialmente teorizzata, di coesistenza tra art. 3 D. Lgs. 165 e contratto collettivo, forse qualcuno avrà compreso che “il personale in regime di diritto pubblico” è fuori dalla contrattazione).
Ma quale è l’opinione di FLP DIFESA sull’ipotesi Massi? Abbiamo già espresso una prima riflessione sul tema nel nostro Notiziario n. 108 del 6.10.2015 al quale rinviamo, vi aggiungiamo ora una ulteriore considerazione. Uscire dal comparto Ministeri per entrare tra le categorie non contrattualizzate come i militari non appare certo per noi una operazione indolore: per es., in materia di mobilità/reimpieghi, le leve in mano al datore di lavoro sarebbero ben diverse e per noi meno tutelanti, come lo sono oggi per i militari. Ma non sarebbe certo utile alla nostra causa opporre un rifiuto pregiudiziale o ideologico: non servirebbe, e i lavoratori non lo capirebbero. Il nostro approccio dovrà essere invece molto pragmatico: se questa sarà la proposta dell’A.D., atteso che per noi civili non sarà certo a costo zero, dovremo capire quale è il “quantum finanziario” che accompagnerà l’operazione, quanti “soldi” in più andranno a finire nelle asfittiche tasche dei dipendenti civili, e questo al fine di valutare se il gioco valga davvero la candela. Ma dovrà trattarsi di soldi buoni, disponibili da subito ed esigibili già nel corso del 2016, formalmente stanziati dal MEF, e non certo soldi a babbo morto, sul tipo di quelli ipotizzati dai risparmi dei riordini. In materia di impegni disattesi, l’A.D. ha già dato ampia prova, si pensi solo all’accordo mai onorato del 13.02.2013 qui pubblicato in allegato 4 (doveva andare al FUA il 25% dei risparmi del riordino della sanità militare….). Ma non sarà facile, con i chiari di luna di oggi, spuntare dal MEF i “200mln pari al 30% circa della retribuzione media di un lavoratore della Difesa” (vds. pag. 2, 2° capoverso, verbale 19.06.2015 in allegato 3): se per il rinnovo del CCNL di 2,5 milioni di lavoratori il Governo ha stanziato solo 300 mln di €, è immaginabile che dia 200 mln di € ai civili del M.D.? Lo vedremo, sarà comunque questo lo snodo essenziale della vicenda.
Nell’attesa, riproponiamo un confronto pubblico, con tutte le OO.SS. naz., in una sala di Roma, di fronte ai lavoratori.
La telenovela sulla distribuzione del FUA/FUS 2015 non è ancora arrivata alla sua ultima puntata. L’impegno assunto dal Sottosegretario Rossi di approfondire il problema e di dare urgente e risolutiva risposta (si veda il nostro Notiziario n. 112 del 14 ottobre u.s.), impegno successivamente riconfermato dalla Vice Capo di Gabinetto nella seconda riunione tecnica sul Regolamento ex art. 1 del D.Lgs. 7/2014 (si veda il nostro Notiziario n. 114 del 22 u.s.), è stato totalmente disatteso sino a oggi e pertanto, in materia di distribuzione del trattamento di produttività dell’anno in corso, permane una situazione davvero kafkiana, attesa l’incomprensibilità dei comportamenti posti in essere dall’Amministrazione. Comportamenti che, giunti a meno di 60 giorni dalla fine dell’anno, presentano versanti anche potenzialmente pericolosi ai fini della distribuzione del FUA/FUS, di cui, nel caso, dovrà rispondere in prima persona la stessa A.D. Se questa è la tanto affermata attenzione nei confronti del personale civile, campa cavallo che l’erba cresce!
Gli antefatti sono già abbondantemente noti da tempo ai colleghi: sino al 2014, i criteri per la distribuzione del FUA/FUS erano sostanzialmente consolidati, e conseguentemente consolidati erano anche i percorsi locali per la messa a punto dei progetti di produttività, la loro realizzazione e la valutazione dell’’apporto partecipativo del dipendente. Il modello è entrato in crisi a fine 2014 a seguito del rilievo mosso dalla F.P. in sede di certificazione dell’accordo FUA 2014 con la nota n. 50850 del 13.12.2014, con la quale ha dichiarato non contrattabile il sistema di valutazione fissato negli accordi FUA. Eravamo a fine anno, e dunque del tutto giustificata era apparsa la “soluzione ponte”, poi concretizzatasi nella determina del Sottosegretario Rossi datata 13.02.2015, che recuperava, “in via transitoria per il 2014” , il sistema di misurazione e di valutazione dell’apporto partecipativo del singolo dipendente (“coefficiente compreso tra 1 e 1,5”) previsto dagli accordi FUA degli anni precedenti, nelle more dell’ ”aggiornamento in corso del sistema di valutazione della performance individuale”.
Da allora sono passati quasi nove mesi, e nel frattempo l’A.D., da una parte non ha varato il nuovo sistema di valutazione e, dall’altra, non ha prodotto alcuna iniziativa tesa a fissare, anche solo in via provvisoria, il sistema di valutazione per il FUS 2015. Con questo straordinario risultato: che, a meno di 60 giorni dalla fine dell’anno, i Dirigenti degli Enti del MD non conoscono ancora i criteri con i quali dovranno valutare l’apporto del dipendente e i lavoratori non sanno ancora con quali criteri verranno valutati, per il semplice motivo che, allo stato dell’arte, non esiste nel M.D. un sistema di valutazione formalmente adottato. Mirabile esempio di straordinaria trasparenza e certezza delle regole.
Noi pensiamo che su questa vicenda il Vertice politico si sia incartato: inizialmente ha sottovalutato il problema, come spesso gli succede in materia di personale civile, dimenticando che la soluzione ponte 2014 dovesse essere necessariamente seguita nel 2015 da una soluzione rapida e di carattere strutturale; e, quando se ne è reso finalmente conto, è entrato in confusione, anche perché non è facile trovare una soluzione praticabile, sostenibile ed efficace all’undicesimo mese dell’anno e, al punto in cui siamo giunti, forse sta attendendo la fine dell’anno per giustificare (chissà come) una nuova (ma ardua) soluzione ponte.
Sappiamo che il problema è attenzionato da tempo dagli OO.PP. e dalla stessa PERSOCIV, che hanno segnalato a più riprese lo stallo della situazione che impedisce l’avvio e/o la chiusura dei tavoli negoziali, nazionale e locali, ma senza risultati a tutt’oggi. L’unica cosa prodotta, anche a seguito del grido di allarme da noi lanciato, è stata la “news” del 21 u.s. della D.G. che ripubblichiamo su questa pagina, che forse non convince neppure PERSOCIV stessa atteso che, ad oggi, non sono state ancora convocate le Parti per la definizione dei progetti locali per la distribuzione del FUS 2015.
Alla luce di questo quadro di situazione, abbiamo inviato al Sottosegretario Rossi la nota, pubblicata su questa stessa pagina in allegato 1, con la quale segnaliamo formalmente il problema, nelle more di successive iniziative che stiamo attentamente valutando.
Notiziario n. 135 del 21 dicembre 2015 – E menomale che la Ministra Pinotti, nel fuggevolissimo incontro avuto con le Rappresentanze del personale civile il 27 luglio u.s. (si veda il nostro Notiziario n. 82/2015), aveva detto che non c’erano risorse per il completamento del piano Brin dell’Arsenale di Taranto, promettendo per il corrente anno […]
Notiziario n. 134 del 15 dicembre 2015 – Dopo quelle del 20 luglio (vds. Notiziario n. 84 di pari data) e del 29 settembre (vds. Notiziario n. 105 di pari data), si è tenuta oggi pomeriggio la terza riunione negoziale con l’Amministrazione sulla distribuzione del FUA 2015, la prima presieduta dal nuovo Direttore Generale di […]
Notiziario n. 133 del 14 dicembre 2014 – Mentre l’attività del “Gruppo di lavoro”, costituito con D.M. 16.06.2015 (che pubblichiamo su questa pagina come allegato 2) e finalizzato a “prospettare le occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario finalizzate, nei limiti del possibile, ad un incremento del detto trattamento economico”, procede molto a rilento (in sei mesi, […]
Notiziario n. 131 del 9.12.2015 – Tra i provvedimenti di riordino in chiave riduttiva discendenti dai Decreti Legislativi nn. 7 e 8 del 28 gennaio 2014, attuativi della L. 244/2012, una posizione di primissimo rilievo è certamente occupata dalle riorganizzazione degli Stabilimenti industriali del MD, Poli Esercito e Arsenali MM in primis, una volta autentico […]
News del 7 dicembre 2015, h. 12.00 – Con Notiziario FLP DIFESA n. 130 del 4.12.2015, inviato da questo Coordinamento Nazionale a tutti i nostri iscritti e dirigenti e reso pubblico attraverso il nostro sito solo mezz’ora dopo e dunque alle h. 8.00 dello stesso giorno, abbiamo dato notizia ai colleghi dell’iniziativa assunta dalla nostra […]
Notiziario n. 130 del 4 dicembre 2015 – E’ in via di notifica alla Ministra della Difesa R. Pinotti e al Sottosegretario delegato D. Rossi l’atto predisposto dal nostro legale con il quale, visto che siamo oramai arrivati a fine anno, la nostra O.S. diffida Ministra e Sottosegretario “affinché procedano senza ulteriore indugio alla formulazione […]
Notiziario n. 129 del 1 dicembre 2015 – In data odierna si è svolta presso Palazzo Esercito la prevista riunione informativa con SME RPGF e DIPE, con all’ordine del giorno alcuni provvedimenti relativi all’Area di Vertice e all’Area della Formazione e il punto di situazione sui reimpieghi in itinere, di cui alla scheda tecnica allegata, […]
Notiziario n. 128 del 27 novembre 2015 – Nuova puntata negli sviluppi della “vertenza Taranto”, che si iscrive nel contesto più generale della “vertenza Difesa” che, giorno dopo giorno, sta sempre di più marcando l’iniziativa nazionale: in data 24 u.s., si è tenuta l’audizione in Commissione Difesa della Camera delle Rappresentanze sindacali joniche. Taranto è […]
Notiziario n. 121 del 10 novembre 2015 – Il Sottosegretario Rossi si è impegnato entro novembre a portare su un tavolo con le OO.SS. nazionali le proposte che verranno partorite dal “Gruppo di lavoro” costituito con D.M. 16.06.2015 (vds. allegato 2 su questa stessa pagina) e finalizzato a “prospettare le occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario finalizzate, […]
Notiziario n. 119 del 4 novembre 2015 – La telenovela sulla distribuzione del FUA/FUS 2015 non è ancora arrivata alla sua ultima puntata. L’impegno assunto dal Sottosegretario Rossi di approfondire il problema e di dare urgente e risolutiva risposta (si veda il nostro Notiziario n. 112 del 14 ottobre u.s.), impegno successivamente riconfermato dalla Vice […]