L’Ord. mil. mons. Santo Marcianò dopo una funzione, tra i militari
La riorganizzazione in chiave riduttiva delle FF.AA., in termini di taglio di strutture (- 30% minimo al 2018) e di uomini (150.000 militari e 20.000 civili al 31.12.2024), avviata dalla legge 31.12.2012 n. 244 e attuata attraverso i due DD.LL.gs. nn. 7 e 8/2014 con le ultime correzioni introdotte dal decreto approvato recentemente dal Consiglio dei Ministri e non ancora pubblicato in G.U., dovrebbe essere accompagnata (finalmente) anche dalla riforma dell’Ordinariato Militare in Italia (OMI), con riduzione dei costi a carico dei cittadini. A tal riguardo, è partito qualche mese fa un tavolo di lavoro tra Vaticano/CEI (Conferenza Episcopale Italiana), da una parte, e Governo dall’altra, finalizzato alla riforma dell’“assistenza spirituale”.
L’OMI è una circoscrizione della Chiesa cattolica, assimilata ad una diocesi, che ha giurisdizione sul personale di tutte le FF.AA. (EI, MM, AM, CC, e anche G.d.F.). E’ suddiviso oggi in sedici zone pastorali geografiche ed è guidato da un Vescovo (“Ordinario Militare”) designato dal Papa, nominato con DPR e in possesso del grado di Generale di C.A., incarico questo rivestito oggi da mons. Santo Marciano. L’organigramma dell’OMI prevede anche un Vicario Generale (Generale Divisione, attualmente mons. Angelo Frigerio)e degli Ispettori (Generali Brigata). A livello territoriale, le funzioni di assistenza spirituale sono svolte dai Cappellani Militari Capi (gradi a scalare da Colonnello a Maggiore) e dai Cappellani Militari Addetti (grado di Tenente). Non poteva mancare (della serie: non ci facciamo mai mancare niente..) una scuola di formazione (“Scuola Allievi Cappellani Militari”, con sede a Roma) e anche un’associazione (ASFA) finalizzata a coadiuvare il lavoro dei Cappellani.
Che tutto questo pesi parecchio sulle casse pubbliche, è del tutto ovvio. Secondo SEL, “nel 2013 la cura spirituale dei militari impegnati in missione è costata quasi 17 mln €; questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici; solo questi pesano 2 milioni di euro l’anno”. Secondo una stima più recente, le attività afferenti all’OMI costerebbero oggi dai 15 ai 20 mln all’anno.
Di cancellare, o quantomeno fortemente ridurre, questa costosa organizzazione si parlava da un po’ di tempo. I radicali nella scorsa legislatura, e in questa l’on. Giachetti (PD) e l’on. Melilla (SI), ci hanno provato con l’obiettivo di ridurre il numero dei Cappellani (oggi 204 in organico), ma soprattutto di togliere agli stessi i gradi militari che fanno ovviamente lievitare i costi, tra i quali quelli previdenziali (156 oggi i pensionati, e tra questi il Presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, ex Ordinario, che percepisce la pensione di Generale di C.A. ….).
Se questo è il quadro, una marcata cura dimagrante appariva una scelta quanto mai doverosa, anzi l’assurdo è stato che mentre si bloccavano i contratti, si tagliavano le pensioni e il welfare, e si mandavano a casa centinaia di migliaia di lavoratori, i Governi hanno tollerato questa situazione e questi privilegi d’antan.
Il tavolo bilaterale Governo/Vaticano-CEI parrebbe essere ora approdato ad una intesa di massima. Ne ha riferito qualche giorno fa all’Agenzia AGI il Vicario mons. Frigerio: «Il taglio, che dovrebbe riportare entro quota 5/6 milioni di euro le spese totali dell’assistenza spirituale alle FF.AA., sarà reso possibile da una diminuzione di 46 cappellani (dai 204 previsti a 158) e da una davvero rilevante riduzione dei posti dirigenziali, dagli attuali 14 (un Generale di C.A., un Generale di D., 3 Ispettori Generali di B. e 9 Colonnelli) a solo due: l’ordinario militare (Generale C.A.) e il Vicario generale (Generale D.). Gli altri cappellani avranno meno carriera” (sono previsti scatti di grado ogni 10 anni). La riduzione dovrebbe comunque avvenire solo attraverso i collocamenti a riposo e i mancati ripianamenti. Dunque, Cappellani ridotti sì nel numero, dunque, ma con ancora i gradi militari!!!!
Ebbene, se questi sono gli approdi, dobbiamo dire che emerge in tutta evidenza la mancata rinuncia ai gradi militari, su cui gli stessi Vertici dell’OMI si erano impegnati.
Ci chiediamo: ma per fare assistenza spirituale al personale delle FF.AA. è proprio necessario che i preti siano anche militari con tanto di gradi e relativi soldi? Non potrebbero farlo solo come semplici preti? O perché non affidare l’assistenza ai preti/parroci del luogo in cui hanno sede gli EDR della Difesa?
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 64 del 23 maggio 2016 –
C’è ancora amianto in alcuni luoghi di lavoro del Ministero della Difesa, e dunque esiste tuttora una condizione di rischio di esposizione a questa sostanza nociva, dichiarata fuori legge sin dal lontano 1992?
La domanda appare plausibile a seguito delle risultanze della visita avvenuta venerdì 20 u.s. nell’Arsenale della Marina Militare di Taranto da parte di una delegazione della Commissione d’inchiesta parlamentare sugli effetti dell’uranio impoverito, guidata nella circostanza dalla Vice Presidente, l’on. Donatella Duranti (SEL). Vediamo perché.
Con delibera datata 30.06.2015 a firma della Presidente della Camera Laura Boldrini, pubblicata nella G.U. n. 160 del 17 luglio s.a. e che pubblichiamo su questa pagina in allegato 1, è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni. Dunque, la Commissione, che procede con gli stessi poteri dell’autorità’ giudiziaria, ha il compito d’indagare sui sette argomenti indicati dall’art. 1 della delibera; concluderà i propri lavori entro ventiquattro mesi dalla sua costituzione e riferirà i risultati del proprio lavoro attraverso una specifica relazione che conterrà osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della normativa nazionale e dei trattati internazionali vigenti in materia, anche con riferimento all’individuazione di misure di prevenzione e di assistenza adottabili, nonche’ sull’adeguatezza dei vigenti istituti di indennizzo, di natura previdenziale e di sostegno al reddito. Prevista anche una relazione intermedia a metà mandato.
Ebbene, come ha precisato la stessa on. Duranti, la predetta Commissione d’inchiesta “si occupa prevalentemente dell’uranio impoverito, del suo utilizzo e delle ricadute sulla salute, però, per delibera istitutiva, anche del rischio connesso all’utilizzo dell’amianto”. E, proprio a tale scopo, la Commissione ha disposto una serie di visite in loco, partendo dagli Arsenali MM (Taranto, seguiranno Augusta e poi La Spezia) e successivamente anche in altri Enti dell’A.M. (perché, ci chiediamo, non anche in altri Enti, in primis Poli Esercito e AID?). La scelta di partire proprio dagli Arsenali è legata al fatto che in quegli Enti si fa la manutenzione delle navi della nostra flotta militare, alcune delle quali (non poche) ancora da bonificare. Comprensibile appare anche la scelta di partire proprio da Taranto dove, come ha detto la stessa on. Duranti, “a inizio degli anni 60, c’è stato un grande uso di amianto in reparti, officine e a bordo navi (la memoria va al tristemente famoso “Magazzino 53”, una sorta di deposito di amianto all’interno dello Stabilimento). Negli anni, la MM ha accumulato ritardi e fatto omissioni. Oggi siamo di fronte a una situazione drammatica per i lavoratori già ammalati: dobbiamo comprendere le responsabilità pregresse e capire se ci sono rischi ancora importanti”.
La Commissione ha richiesto pertanto a M.M. dati e documenti, in particolare rispetto a due aspetti fondamentali: da un lato, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, non solo quelli ex esposti all’amianto certificati dall’ INAIL (circa 350), ma di tutti i lavoratori impiegati nello Stabilimento; dall’altro, le bonifiche, quelle operate e quelle non.
Nel corso della visita, la delegazione parlamentare ha incontrato anche le Rappresentanze sindacali, che hanno consegnato il documento unitario che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2, che rappresenta da una parte un atto di denuncia forte sull’operato di AD e dall’altra segnala l’urgenza di intervenire, accompagnato da una “relazione tecnica” a cura degli RLS che pubblichiamo anch’essa su questa pagina in allegato 3.
Vedremo le risultanze di queste denunce e gli approdi che essi produrranno nel lavoro della Commissione, che seguiremo molto da vicino.
In allegato 4, la rassegna stampa locale sulla visita della Commissione
Un’ultima notizia: il MD è stato condannato dalla Corte d’Appello di Roma per “condotta omissiva” per non aver protetto il militare S. Vacca morto a 23 anni per leucemia a seguito di esposizione all’uranio impoverito (si legga l’articolo de IL FATTO QUOTIDIANO del 20 u.s. che pubblichiamo su questa pagina in allegato 5)
I numeri dei passaggi economici interni con decorrenza 1.1.2016 per il personale civile di Agenzia Industrie Difesa (AID) sono significativamente cresciuti: dalle 94 progressioni inizialmente proposte dall’Agenzia e di cui alla bozza iniziale di ipotesi di accordo (si veda il Notiziario n. 50 di pari data) che ripubblichiamo ad ogni buon conto in allegato 1 su questa stessa pagina, l’intesa raggiunta nella riunione di ieri 17 maggio con la stessa Agenzia prevede la messa a concorso di n. 319 passaggi complessivi, di cui n. 304 per le progressioni in area 2^ e n. 15 per quelle in area 3^.
Cresce, conseguentemente, e in modo parimenti significativo, il rapporto tra numero di passaggi e personale effettivo: in area 2^, rispetto ai 767 lavoratori presenti, la copertura percentuale è pari ora al 39,63%, mentre in area 3^, rispetto ai 27 effettivi, la copertura è addirittura del 55,55%. Ricordiamo che il numero di passaggi inizialmente proposto da AID (94) garantivano una copertura complessiva addirittura inferiore al 10%, il che, dopo 6 anni di blocco delle retribuzioni, appariva una scelta certo molto negativa.
L’intesa raggiunta ieri con AID è andata esattamente nella direzione auspicata e sollecitata da FLP DIFESA sin dalla prima riunione del 26 aprile u.s., peraltro in totale coerenza con quanto da noi sostenuto con riferimento ai passaggi 2016 del personale Difesa. Come noto (si veda il Notiziario n. 25 del 1.03.2016), le progressioni 2016 del MD (n. 7.002), dovrebbero assicurare, nelle intenzioni di chi questa scelta ha fatto, il passaggio di fascia ai lavoratori esclusi dal passaggio nella prima e precedente tornata con decorrenza 1.1.2010. Intendimento nobilissimo e condivisibilissimo, nel segno di quanto a suo tempo convenuto tra Parti sociali e A.D. C’è solo un piccolissimo particolare che viene trascurato: che quell’impegno è stato ampiamente superato dal blocco delle retribuzioni intervenuto in questi anni, con i danni enormi procurati ai lavoratori. Riprendere i passaggi dopo 4 anni di blocco chiudendo semplicemente la prima tornata, appare ai nostri occhi enormemente riduttivo. Chiudere il primo giro è ovviamente prioritario, ma perché non iniziare già da quest’anno anche il secondo giro di progressioni alla scopo di assicurare a tutti, nel triennio, il secondo passaggio di fascia?
Da qui la nostra richiesta, prima a PERSOCIV e poi ad AID: aumentare in modo significativo i passaggi 2016, anche perché così si alza la percentuale di probabilità che a tutti gli esclusi dei passaggi 2010 venga assicurato davvero il passaggio di fascia 2016. Prevedere un numero di passaggi esattamente in linea con il numero degli esclusi 2010 non assicura in modo certo e automatico che tutti i 7.002 vincitori della procedura selettiva 2016 siano proprio quelli, atteso che le graduatorie verranno formate attraverso i criteri selettivi di cui all’art.18 CCNL 2006/2009 e che sui criteri prescelti opererà il controllo di FP e MEF. Il rischio allora è che, alla fine, il 2016 possa vedere l’esclusione ulteriore di lavoratori già esclusi del 2010 e, di contro, il secondo passaggio per lavoratori già beneficiati del passaggio di fascia nel 2010.
Inoltre, oltre a chiedere un numero significativamente maggiore di passaggi 2016, avevamo chiesto di definire i numeri insieme ai criteri per le selezioni e di sottoscrivere un’intesa tra le Parti per traguardare il secondo passaggio di fascia per tutti nel triennio.
La prima nostra richiesta (far salire i numeri 2016) è stata ieri recepita in Agenzia Industrie Difesa, ed è davvero una bella notizia: ora speriamo solo che si faccia lo stesso per il personale Difesa. Mancano ancora i criteri selettivi, che verranno definiti con accordo successivo, e soprattutto l’intesa triennale, e da qui l’allegata nota a verbale che abbiamo già presentato.
Ma oggi la notizia positiva è che il numero dei passaggi 2016 previsti per AID crescono più del triplo rispetto agli intendimenti iniziali. Speriamo avvenga lo stesso nel MD, anche solo il doppio (14.000 invece di 7.002) sarebbe un bel risultato
Invieremo l’ipotesi di accordo FUA 2015 firmata dalla Parti, corretta nei numeri della reperibilità e con i nuovi numeri dei passaggi economici 2016 differenziati per fasce e aree, appena pervenuta da AID.
La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato due settimane fa le risoluzioni di maggioranza sul Documento di economia e finanza 2016 (DEF), che è lo strumento di programmazione della politica economica del Governo (sul nostro sito, pubblichiamo la relazione e le Sezioni 1^, 2^ e 3^).
Sul piano generale degli obiettivi di politica economica, per l’anno 2016 le stime del Governo prevedono una crescita del’1,2%, che rimarrebbe tale fine al 2018 per poi salire leggermente nel 2019. A tal proposito, va però ricordato come solo fino a qualche mese fa le stime del Governo erano molto più ottimistiche (la previsione di crescita per il 2016 era stata fissata all’1,6%) e inoltre come già solo dopo qualche giorno dalla presentazione del DEF, la previsione dell’1,2% sia stata corretta al ribasso (1,1%) da alcuni istituti internazionali. Per quanto riguarda il debito pubblico, vero e proprio macigno della nostra economia, che nel 2015 era cresciuto raggiungendo il 132,7%, le previsioni del Governo lo danno in discesa, con un -0,3 per il 2016 e con una previsione all’ulteriore ribasso per gli anni a venire: sarà proprio così?
Riforma della P.A, riduzione degli squilibri territoriali e piano banda larga sono tra gli impegni più importanti del DEF messo a punto dal Governo, ai quali si devono aggiungere le forti sollecitazioni venute dalle risoluzioni parlamentari sulla necessità di ridurre la pressione fiscale che è troppo alta, di introdurre misure previdenziali correttive per aumentare la flessibilità in uscita dal lavoro, su una più coraggiosa ed efficace spending review e su politiche più attente che riguardino il welfare e le politiche per la famiglia.
Il DEF è stato esaminato anche dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato, ovviamente per la parte e i profili di competenza del MD. Dai resoconti degli interventi dei relatori nelle due Commissioni, abbiamo letto che il nostro Ministero godrà in questo anno 2016 di nuove risorse stanziate per potenziare gli apparati di sicurezza e difesa (245 mln di €). Rientra anche in questo quadro l’attribuzione del c.d “bonus sicurezza” al personale delle FF.AA., della Polizia, e dei Vigili del Fuoco, pari a 80 euro su base mensile che comporterà per il 2016 una spesa di 511 mln di €.: ne abbiamo parlato nel Notiziario n. 4 dell’11.01.2016, e ad esso rinviamo per le valutazioni che FLP DIFESA ha fatto su questa scelta del Governo.
Per quanto attiene alla vendita degli immobili della Difesa, la previsione di entrata per il 2016 si aggira sui 200 mln di €. Nel quadro della preannunciata valorizzazione urbanistica e della rigenerazione degli immobili pubblici che prevede nuove funzionalità per gli immobili dismessi, nel DEF trova posto il modello del c.d. “federal building”, che sarà gestito dall’Agenzia del Demanio, che è già stato avviato in 18 città italiane, e che prevede l’accentramento in poli territoriali unici degli Uffici pubblici per abbattere al massimo i costi. In tal senso, gli immobili resi disponibili dalla Difesa avranno un ruolo importantissimo.
Sul lato della spesa, il DEF 2016 confermerebbe, a giudizio dei relatori, l’invarianza della spesa per il personale del MD, a fronte di una confermata tendenza all’ulteriore riduzione dei c.d. “consumi intermedi” (che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati). Ovviamente, non poteva mancare il richiamo ai benefici finanziari attesi dal processo di riforma delle FF.AA. di cui alla legge delega 31.12.20112, n. 244 e successivi decreti attuativi, e ora anche del decreto correttivo, già adottato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 22 u.s., che le Commissioni Difesa hanno esaminato di fatto contestualmente al DEF. Attese però forse ottimistiche, tenuto conto che a due anni dall’entrata in vigore dei due decreti nn. 7 e 8/2014, di risparmi significativi francamente non c’è ancora traccia, come non c’è traccia alcuna di una reale volontà a operare una spending review seria nel MD tagliando privilegi e riducendo gli sprechi. Si pensi solo all’estensione di ausiliaria e ARQ, previste proprio dal decreto correttivo, per capire la direzione di marcia.
Dunque, un DEF deludente quello d’interesse del MD, che non opera alcuna scelta nuova e coraggiosa.
Nella giornata di ieri, abbiamo sottoscritto l’Ipotesi di accordo sulla distribuzione del Fondo Unico dell’Agenzia Industrie Difesa (AID) dell’anno 2015, che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, e che presenta un elemento di forte novità rispetto alla bozza predisposta dalla Direzione Generale e consegnata alle OO.SS. nella precedente riunione del 26 aprile u.s. (si veda il Notiziario n. 50 di pari data). E spieghiamo subito il perchè.
La bozza presentata il 26 aprile u.s., che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 2, recepiva in toto i contenuti dell’ipotesi di accordo 01.03.2016 relativa al personale Difesa (si veda il Notiziario n. 25 di pari data), rimodulato ovviamente nei numeri e negli importi per tutte le fattispecie destinatarie degli accantonamenti (P.O. e PPL/turni/reperibilità). La vera novità di quella bozza stava all’art. 6 -Intesa programmatica sugli sviluppi economici 2016, e riproponeva in toto l’impianto di quello Difesa: il numero di passaggi previsti era davvero misero (solo 94 progressioni di fascia rispetto ai 960 dipendenti che ci risultano effettivi al 1.1.2016, con una copertura addirittura inferiore al 10%, e dunque ancor più giù rispetto alla percentuale Difesa che è pari al 25.53%). Un vero e proprio record in negativo, tenuto anche conto delle percentuali ben superiori di altre AA.CC. di cui abbiamo riferito nel Notiziario n. 25, che in alcune ha superato il 75%! Dunque, una scelta al ribasso, che nasceva dall’idea di prevedere il passaggio di fascia 2016 solo per il personale escluso dalle progressioni con decorrenza 1.1.2010 (e anche non tutti…), senza avviare già da quest’anno la prima fase del secondo giro di progressioni. Di fronte a questa scenario, del tutto simile a quello della Difesa a parte i numeri diversi, nella riunione del 26 aprile avevamo avanzato la stessa richiesta fatta a PERSOCIV: alzare significativamente i numeri, dando certo priorità ai passaggi degli esclusi del 2010, ma avviando sin da quest’anno la prima parte della seconda fase dei passaggi finalizzata a completare il transito in fascia superiore per tutti nel successivo triennio. Inoltre, avevamo espresso riserve sul fissare i numeri slegandoli dai criteri e punteggi per le selezioni.
Nel Notiziario n. 50 abbiamo detto che non ci facevamo illusioni, ma invece sembrerebbe che il miracolo sia avvenuto. Nell’Ipotesi oggi siglata, i 94 passaggi di fascia 2016 sono scomparsi; inoltre, l’art. 6 è stato riscritto e reca solo l’impegno delle Parti a “programmare un numero di passaggi.. secondo criteri e modalità che saranno concordati in successivi incontri”. Circostanza particolarmente importante, la rivisitazione dell’ipotesi di accordo 2015 e la scomparsa dei 94 passaggi è finalizzata, nelle intenzioni della stessa D.G. AID, a rivedere verso l’alto i numeri delle progressioni 2016 al fine di venire incontro alle legittime aspettative dei lavoratori dell’Agenzia che, a quanto ci risulta, erano rimasti basiti per il basso numero previsto (94 progressioni, meno del 10% di copertura) e ne chiedevano un maggior numero.
Dunque, una significativa e positiva correzione di tiro da parte della D.G., che abbiamo enormemente apprezzato, e che speriamo possa estendersi anche a PERSOCIV per quanto attiene la scelta del numero di passaggi 2016 per il personale della Difesa. 7002 passaggi dopo 5 anni di blocco delle retribuzioni sono davvero pochi, ammettiamolo! Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
La FLP DIFESA ha comunque richiesto alla D.G. AID che l’accordo per le progressioni 2016 contenga almeno 250 passaggi di fascia, e sia accompagnato da un impegno esteso anche al 2018 per le successive progressioni, al fine di garantire a tutti i lavoratori AID il secondo passaggio nell’arco dei tre anni. La stessa richiesta avanzata a PERSOCIV per le progressioni del personale civile della Difesa. E su questo, la D.G. AID si è riservata la risposta alla prossima riunione prevista per la prossima settimana.
L’ipotesi di accordo sul Fondo Unico Agenzia 2015, che è che copia conforme dell’accordo 2014 a parte i numeri, consentirà ora la chiusura degli accordi nelle singole U.P. per la distribuzione del FUS.
L’incontro con la delegazione di FLP DIFESA ha chiuso la sessione informativa periodica di SME–RPGF(Reparto Generale Programmazione Finanziaria) e DIPE (Dipartimento Impiego del Personale Esercito), dedicata anche questa volta all’esame di alcuni provvedimenti ordinativi allo studio.
Come al solito, il dettaglio dei provvedimenti è contenuto nella scheda tecnica di RFGF, che pubblichiamo come allegato su questa stessa pagina. In sintesi:
AREA FORMAZIONE
E’ attualmente allo studio una proposta di riorganizzazione dell’Accademia Militare di Modena che prevede il conferimento di più compiti e funzioni allo Stato Maggiore, ma mantenendo comunque separata l’area didattica da quella di staff. Lo studio prevede, alla luce dei volumi attribuiti alla F.A. con il DM 19.11.2014, la riduzione della dotazione organica dell’Ente a n. 110 posizioni complessive (oggi sono 167, e dunque con un taglio di 57), che ricomprendono anche le 17 posizioni di area 1^ allo stato non previste, rispetto ad un personale effettivo che risulta pari a 100 unità. La nuova configurazione dell’Ente prevede la ridenominazione di alcuni elementi di organizzazione (Sz. Segr benessere e Coord.; Sez. Studi; Uf addestramento studi e rapporti Università) e il mantenimento in capo a funzionari civili della Sz Pers. Civ. e Segreteria corsi co. ing. e co. sa., che è a nostro giudizio un po’ poco rispetto alla da noi auspicata maggiore civilizzazione. Ci siamo comunque riservati di presentare alla prossima riunione le nostre proposte, che emergeranno dal confronto che avremo con i lavoratori attraverso l’apposita assemblea che organizzeremo a giorni.
AREA LOGISTICA
RPGF aveva già preannunciato nel corso della riunione del 15.04.2014 (vds. Notiziario n. 40 di pari data), la soppressione dei Depositi di Malcontenta (VE), Morsano al Tagliamento (PN), Monte Cimarone e Zanetti in provincia di Brescia. La necessità di riallocare, presso il sedime oggi occupato a Malcontenta dal Deposito, il Rgt. Lagunari Serenissima, che dovrà necessariamente lasciare l’isola di Sant’Andrea che transiterà al Comune di Venezia, comporterà l’accelerazione del processo di soppressione del Deposito di Malcontenta, previsto entro l’anno 2016. Le funzioni afferenti al Deposito transiteranno ovviamente al CERIMANT di Padova. Abbiamo convenuto con SME DIPE sulla procedura ordinaria di reimpiego, che prevede l’espressione dei desiderata dei lavoratori sulla base delle collocabilità in ambito Difesa rese note da SMD. Abbiamo pure registrato la disponibilità di DIPE a prevedere eventuali reimpieghi anche presso il Rgt Lag.Serenissima.
Per quanto attiene al Comando Logistico dell’Esercito, RPGF si è limitato esclusivamente ad illustrare la proposta venuta dal Comandante, che interessa sia lo SM che i Comandi di settore (TRAMAT, SANVET e COMMISSARIATO), e nei termini di cui alle pagine 2, 3 e 4 della scheda tecnica predisposta da RPGF. Francamente, non abbiamo ben compreso la ratio e le finalità delle proposte avanzate da COM LOG, o almeno di alcune di esse (cambi tra assistenti e addetti; nuove U.O. nel Cdo TRAMAT e nel costituendo Ufficio del Comandante, tra cui il Nu RSPP “sottratto” al Comandante, da sempre sua collocazione naturale). Abbiamo chiesto a RPGF che questa proposta sia oggetto di confronto con le Rappresentanze locali, e ci siamo riservati alla prossima riunione di presentare le nostre osservazioni e proposte al riguardo dopo aver sentito il personale.
AREA OPERATIVA
Con riferimento al Multinational CIMIC Group, è previsto il cambio di dipendenza del Reparto alla Sede di Motta di Livenza e la ridenominazione del Cdo alla Sede in Comando Supporto nazionale. Annunciata anche la soppressione nel 2016 del Reparto alla Sede che gestiva la caserma “Francescatto” di Cividale, con solo tre unità civili interessate al reimpiego e prevista collocazione in Enti viciniori.
VARIAZIONI DI DECORRENZA
Slitterà a fine anno la soppressione del Centro di Selezione VFP1 di Palermo, in quanto la infrastruttura della Cecchignola che dovrà ospitare il Centro di Selezione di Roma che accentrerà tutte le attività, non è ancora disponibile. Abbiamo ribadito il nostro dissenso per la soppressione dei Centri di Napoli e Palermo.
IPOTESI DI RIORGANIZZAZIONE ALLO STUDIO
Nel quadro della nuova prassi positivamente avviata su nostra richiesta, RPGF ci ha comunicato le ipotesi di studio attualmente all’esame di RPGF. Che sono le seguenti.
Istituto Geografico Militare (IGM): l’ipotesi allo studio riguarda una nuova riorganizzazione dell’Ente, che prevede il mantenimento delle competenze storiche in materia cartografica e la perdita di quelle territoriali, che potrebbero essere attribuite o alla Divisione Friuli o ad un nascente CME (più probabile), atteso che in Toscana, a differenza di altre Regioni, non esiste allo stato un Comando Militare Esercito.
CE.SI.VA. (Centro Simulazione e Validazioni dell’Esercito): l’ipotesi di lavoro riguarda la riorganizzazione delle funzioni dell’Ente e la riconducibilità al 3° Reparto dello SME delle attività di simulazione e di addestramento.
COMFODIN, COMFODIS e CDO TRUPPE ALPINE: in ottemperanza a quanto previsto dal Decreto Correttivo del D. Lgs. n. 7/2014, che come noto prevede la riorganizzazione dei predetti Comandi di Padova, Napoli e Bolzano in Comandi Interregionali Multifunzione che accorperanno le funzioni operative, infrastrutturali e territoriali, il DM in itinere – già firmato dalla Ministra Pinotti e in fase di registrazione alla Corte dei Conti – ne prevede l’attuazione entro il 31.12.2016. Sciolto anche il rebus sulla nuova denominazione dei tre Enti, che dovrebbe essere COMFOP NORD per il Cdo di Padova, COMFOP SUD per quello di Napoli, mentre il Cdo di Bolzano non subirebbe variazioni rispetto all’attuale. Dal 1 gennaio 2017, i Reparti Infrastrutture insistenti nei rispettivi bacini di competenza transiteranno alla dipendenze dei Comandi Interregionali Multifunzione.
VARIE
Nell’ultima parte della riunione, RPGF ha fatto l’elencazione dettagliata dei riordini (riorganizzazioni e soppressioni) previsti da qui al 2018, in gran parte contenuti nel D. Lgs n. 7/2014 e alcuni altri introdotti dal Decreto correttivo adottato dal Consiglio dei Ministri del 22 Aprile u.s. non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per ciascuno dei quali ha indicato la natura del provvedimento che li renderà operativi (DM o Decreto Dirigenziale del Capo di SME) e la data di decorrenza. Avremo modo, non appena il decreto correttivo vedrà la luce in Gazzetta Ufficiale, di ritornare dettagliatamente sull’argomento anche per quanto attiene ai “pareri” approvati dalle Commissioni Difesa.
A conclusione, FLP DIFESA ha chiesto un punto di situazione rispetto al riordino dei servizi amministrativi della Forza Armata di cui abbiamo riferito nel Notiziario n. 13 del 26.01.2016, rispetto al quale RPGF ha fatto presente che, per quanto a propria conoscenza, non esistono elementi di novità. Ci risulta comunque che, a breve, il gen. S. Miccoli, “Ufficiale Generale di progetto” su nomina del Capo di SME, dovrebbe avviare un giro di incontri nelle sedi interessate, in particolare nelle tre Direzioni di Intendenza sperimentali (Padova, Belluno e Messina). Infine, anche in considerazione di alcune preoccupanti criticità che ci vengono segnalate, la nostra O.S. ha sollecitato l’attenzione della F.A., e di RPGF in particolare, su questo importantissimo riordino che interessa moltissimi lavoratori civili, e ha rappresentato altresì la necessità di un costante monitoraggio in merito allo stato di avanzamento del progetto e della più puntuale informazione alle OO.SS. nazionali.
L’amm. Valter Giradelli, nuovo Capo di Stato Maggiore Marina
Il Consiglio dei Ministri (CdM), che si è tenuto nella mattinata del 29 aprile u.s., ha provveduto ad una serie di nomine importanti, in particolare quelle relative ai Vertici di settori della Sicurezza e Difesa (pubblichiamo su questa pagina in allegato il comunicato stampa di Palazzo Chigi).
Alla direzione del DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza, la nostra intelligence esterna) è stato chiamato, in sostituzione dell’ambasciatore G. Massolo, il prefetto Alessandro Pansa, attuale capo della Polizia; a quella dell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza, la nostra intelligence interna), in sostituzione del gen. dei CC A. Esposito, è stato nominato il gen. Mario Parente, anch’egli dell’Arma; al vertice della Polizia di Stato, in sostituzione del prefetto Pansa, è stato chiamato l’attuale Prefetto di Roma, Franco Gabrielli; l’attuale Comandante in seconda, gen. Giorgio Toschi, è stato promosso a Comandante Generale della Guardia di Finanza; al gen. di divisione dell’Esercito, Carmine Masiello, è stato invece affidato l’incarico di consigliere militare del Presidente del Consiglio; infine, l’amm. Valter Girardelli, attuale Capo di Gabinetto della Ministra della Difesa R. Pinotti, è stato nominato nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina in sostituzione dell’amm. Giuseppe De Giorgi, che verosimilmente paga il coinvolgimento nell’inchiesta petrolio che sta portando avanti la Procura di Potenza, e che ha registrato parecchio clamore sui media anche per aver portato alle dimissioni di Federica Guidi, già Ministro dello Sviluppo Economico.
Proviamo, come sempre, a tracciare un piccolo profilo dell’Ufficiale posto al vertice della Marina Militare.
Il nuovo Capo di SMM è nato a Rovereto (Trento) il 22 luglio 1955. Sposato, ha conseguito due lauree, entrambe con lode, la prima in Scienze internazionali e diplomatiche e la seconda in Scienze marittime e navali. Ha frequentato l’Accademia Navale dal 1974 al 1978; ha quindi comandato la nave da trasporto acqua Busento. Il 1.01.1987 è stato promosso Capitano di Corvetta, e ha poi rivestito diversi incarichi, tra i quali quello di Capo servizio addestramento del Comando in Capo della Squadra Navale. Promosso Capitano di Fregata, ha comandato la Fregata antisommergibile Scirocco. Capitano di Vascello dal 1.07.1998, ha svolto presso lo SMM l’incarico di Capo Ufficio Pianificazione Generale e Finanziaria (PGF) e delle Forze. Ha poi comandato la portaerei Giuseppe Garibaldi, e quindi è stato destinato a STAMADIFESA con l’incarico di Capo Ufficio PGF. Promosso prima Contrammiraglio in data 1° gennaio 2004 e successivamente Ammiraglio di Squadra dal 1.01.2013, dal 16 settembre dello stesso anno ha ricoperto l’incarico di Vice Segretario Generale e DNA. Infine, in data 10 marzo 2015, è stato nominato dalla Ministra Pinotti Capo di Gabinetto della Difesa, incarico che attualmente disimpegna nel nostro Ministero.
All’amm. Valter Girardelli, le nostre felicitazioni più vive e gli auguri di buon lavoro nel nuovo incarico.
Con l’occasione, informiamo i colleghi che lo stesso Consiglio dei Ministri del 30 aprile u.s. “su proposta del ministro della Difesa Roberta Pinotti, del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, del ministro dell’Interno Angelino Alfano, della Giustizia Andrea Orlando e dell’Economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge di proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e delle forze di polizia….. Il provvedimento comprende anche un incremento del contingente del personale delle forze armate impiegate nell’operazione “strade sicure” che raggiungerà una consistenza complessiva di circa 5.500 unità” (nota dell’Agenzia Nova, 30 aprile, 09:01).
In ultimo, informiamo i colleghi che, sempre nella stessa riunione del 30 u.s., il C.d.M. ha adottato in via definitiva il “Regolamento sulla valutazione della performance nella P.A.”, in attuazione del D.L. 90/2014 che, come si ricorderà, ha trasferito all’ANAC i compiti che il D. Lgs 150/2009 aveva affidato alla CiVIT. Ritorneremo a breve sulle novità, anche per i riflessi che potrebbe avere nel nostro sistema di valutazione.
Si è concluso di fatto oggi, con l’incontro nazionale con SMM-1° Reparto, il lungo e complesso confronto tra Marina Militare e Sindacato sull’impegnativo riordino di Arsenali e Centri Tecnici dei F.A. discendente dal decreto legislativo n. 8/2014 attuativo della legge 244/2012 di riordino delle FF.AA.
Come si ricorderà, questo confronto è partito in data 13.11.2014 (vds. Notiziario n. 118 di pari data); ha inizialmente vissuto momenti difficili in ragione di un differente approccio ai problemi e di valutazioni divergenti con SMM, per esempio in materia di attribuzione di compiti e funzioni ai lavoratori civili (nostra denuncia sulla “militarizzazione degli Stabilimenti”, si veda il Notiziario n. 17 del 9.02.2015); quindi, le aperture emerse nella riunione del 30.04.2015 (vds. Notiziario n. 45 di pari data) che hanno poi portato alla ridefinizione degli organici da parte di COMLOG (maggio 2015) e alla ripresa dei confronti locali. E’ seguito da parte del 1° Reparto la messa a punto conclusiva degli schemi dei D.M., poi adottati tutti in data 31.12.2015 e registrati in Corte dei Conti il 9.03.2016 (che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 1), che recano la nuova struttura degli Enti, definita però solo sino al primo livello (Reparto) in quanto, per evidenti ragioni di flessibilità, la definizione delle strutture a valle è stata affidata a provvedimenti del Capo di SMM. Da qui, la nostra pressante richiesta di avviare subito i tavoli di confronto locale, inizialmente disattesa, ma che poi, anche a seguito della forte denuncia di FLP DIFESA (vds Notiziario n. 131 del 9.12.2015), dopo la riunione con SSM del 20.01.2016 ha portato alla riapertura dei tavoli locali (vds Notiziario n. 9 di pari data).
Ebbene, da quanto ci risulta dalle carte in nostro possesso, su quei tavoli locali sono emersi in particolare due problemi: nei Centri Tecnici, la chiusura totale ad ogni confronto da parte dei Dirigenti che si sono limitati solo a informare OO.SS./RSU sugli organigrammi a valle dei Reparti; negli Arsenali, invece, e qui la circostanza appare davvero strana, in particolare Taranto e La Spezia, al “NO” di altre sigle al confronto per ragioni che fatichiamo a comprendere e che appaiono alquanto pretestuose, tipo la necessità di attendere gli esiti del confronto sul Regolamentoex art.1 D.Lgs 7/2014 su compiti e funzioni del personale civile, che peraltro notoriamente non verrà mai scritto, atteso lo straordinario risultato portato a casa il 14 dicembre u.s. da CGIL-CISL-UIL che insieme alla Ministra hanno convenuto, in sostituzione del Regolamento, di approdare a uno strumento sicuramente meno esigibile, un “protocollo d’intesa”, i cui contenuti prevedibilmente non risolveranno i problemi che si conoscono (militarizzazione di compiti e funzioni civili). Ma di questa storia ne parleremo a tempo debito, e cioè a protocollo firmato.
In merito ai “NO” ai confronti locali, per quanto attiene i Dirigenti dei CC.TT. appaiono inammissibili tenuto conto delle diverse indicazioni date da SMM oggi peraltro confermate,; per quanto riguarda invece gli Arsenali Taranto e La Spezia, dove la richiesta è venuta in particolare da CGIL-CISL-UIL, risultano alquanto incomprensibili e anche controproducenti, atteso che questo lascia spazio alla controparte. Ad Augusta, invece, le proposte di SMM non hanno evidenziato significative posizioni ostative di O.S./RSU.
Di fronte a questo particolare quadro di situazione, la nostra O.S. ha scelto pertanto di portare all’attenzione dello SMM-1° Reparto tutte le proposte, oggi consegnate a SMM e che pubblichiamo tutte sul nostro sito, alcune unitarie e altre invece targate solo FLP DIFESA, che non son potute entrate nei tavoli locali e che, proprio per questo, non sono state ancora esaminate dal 1° Reparto. Il quale si accinge ora a definire le configurazioni definitive a valle, che saranno recepite in un provvedimento del CaSMM e entreranno in vigore dal 1 giugno p.v., in via sperimentale per un anno e con previsione di check a 6 mesi. A conclusione, nel dichiarare apprezzamento per il metodo seguito dal 1° Reparto ma anche insoddisfazione per le scelte generali operate, abbiamo rappresentato che questo riordino non inciderà in alcun modo se non si darà soluzione ai problemi storici: molte più risorse economiche ed assunzioni di personale.
(Giancarlo Pittelli)
Allegato 1 – decreti ministeriali di struttura di Arsenali e Centri Tecnici Marina:
Il Direttore Generale di Agenzie Industrie Difesa (AID) e il Responsabile del Personale hanno incontrato separatamente le OO.SS. naz. . Questi gli argomenti affrontati e le risultanze del confronto.
IPOTESI DI ACCORDO FUA 2015: la bozza presentata dal D.G. AID, che pubblichiamo su questa pagina in allegato 1, recepisce in toto i contenuti dell’ipotesi di accordo 01.03.2016 relativa al personale Difesa (si veda il Notiziario n. 25 di pari data), rimodulato ovviamente nei numeri e negli importi per tutte le fattispecie destinatarie degli accantonamenti (P.O. e PPL/turni/reperibilità). Per quanto attiene al FUS, l’importo pro capite lordo oneri AID è pari ad € 1045,45, e dunque inferiore al FUS Difesa che è di € 1461,30: perché?
Come già avvenuto per il FUA della Difesa, la vera novità dell’ipotesi di accordo AID 2015 sta all’art. 6-Intesa programmatica sugli sviluppi economici 2016, e ripropone tout court l’impianto di quello della Difesa: il numero di passaggi previsto è davvero misero: solo 94 progressioni di fascia rispetto ai 960 dipendenti che ci risultano effettivi al 1.1.2016, con una copertura addirittura inferiore al 10%, e dunque ancor più giù rispetto alla percentuale Difesa che è pari al 25.53%. Un vero e proprio record in negativo, tenuto anche conto delle percentuali ben superiori di altre AA.CC. di cui abbiamo riferito nel Notiziario sopra richiamato, che in alcune ha superato il 75% !. Continuiamo a non comprendere scelte di questo tipo che penalizzano i lavoratori, bloccati da anni dal fermo di stipendi e retribuzioni.
Abbiamo pertanto riproposto all’ing. Anselmino la stessa richiesta avanzata a Persociv: alzare significativamente i numeri, dando certo priorità ai passaggi degli esclusi nel 2010, ma avviando sin da quest’anno la prima parte della seconda fase dei passaggi; inoltre abbiamo espresso discordanza rispetto alla decisione di fissare i numeri scontestualizzandoli da criteri e punteggi per le selezioni.
Il D.G. ha preso atto delle nostre considerazioni e richieste, e si è riservato di darci risposta dopo aver sentito tutte le altre OO.SS. Non ci facciamo però alcuna illusione, il numero dei passaggi sarà verosimilmente quello, e con quel numero sarà ben evidente il segnale negativo che AID lancerà ai propri dipendenti che, dopo sei anni di blocco, solo in 94 potranno raggiungere la fascia superiore!
FABBISOGNO PERSONALE 2016-2018: in considerazione dei vincoli assunzionali imposti dalla Legge di stabilità 2016 (L. 208/2015, comma 228) pari al 25% dei cessati dell’anno precedente, la D.G. AID presenterà alla F.P. una programmazione del fabbisogno di personale per il triennio 2016-2018 articolato nei seguenti contingenti: per il 2016, n. 15 assunzioni (n. 13 di 3^ area e n. 2 di 2^ area); per il 2017, n. 18 assunzioni (n. 16 di 3^ area e n. 2 di 2^ area); per il 2018, n. 18 assunzioni (n. 16 di 3^ area e n. 2 di 2^ area). Trattasi essenzialmente di stabilizzazioni (trasformazione di contratti da tempo determinato in indeterminato), che per il 2016 copriranno in toto le assunzioni previste e che poi proseguiranno nel 2017 e 2018 al fine di traguardare la stabilizzazione nel triennio di tutti i lavoratori precari, un intento che ovviamente condividiamo. I profili professionali interessati, quasi tutti di area 3^, sono prevalentemente tecnici.
AID procederà anche ad assunzioni tra le c.d. categorie protette, ma solo dopo l’approvazione del piano da parte della FP.
SPOLETTIFICIO DI TORRE ANNUNZIATA: su nostra richiesta, AID ha confermato che la situazione di attuale eccedenza tra dotazione organica ed effettivi non produce alcun effetto, atteso che l’Agenzia presenta una situazione complessiva di carenza di personale nel calcolo di tutte le UU.PP.
Il dr. Anselmino ha anche confermato la situazione di permanente criticità che lo Stabilimento continua a vivere, il che lascerebbe prevedere il non raggiungimento della condizione di economica gestione al 31.12.2016 imposta dalla L. 190/2014. Il progetto sul “fuori uso” (vds. Notiziario n. 133/2010) e il nuovo progetto “dematerializzazione” sul tipo Gaeta non hanno evidentemente ancora prodotto quegli effetti positivi che speravamo.
Come già riferito nel precedente Notiziario n. 48 del 21 aprile u.s., nel corso della riunione a PERSOCIV sulle problematiche connesse al mancato avvio del bando di mobilità interna volontaria, alcune OO.SS., e tra queste FLP DIFESA, hanno chiesto alla dr.ssa Corrado le ragioni per le quali si era ritenuto, con la circolare n. 11523 del 23.02.2016 (che pubblichiamo su questa pagina in allegato 2) di prolungare d’autorità a tre anni il tempo di permanenza negli Enti di prima assegnazione degli ex militari transitati nei ruoli civili in base al Decreto Interministeriale 18.04.2002, già fissato in “almeno un anno dalla data di sottoscrizione del contratto individuale di lavoro” dalla precedente circolare n. 43267/B1 del 21.06.2011 (pubblicata anch’essa su questa pagina in allegato 3)
Ebbene, le risposte venute dalla dr.ssa Corrado sono state una dopo l’altra le seguenti:
– l’allungamento a tre anni della permanenza degli ex militari transitati nella sede di prima assegnazione è stato disposto dalla D.G. in attuazione della decisione assunta dal “Comitato dei Capi di Stato Maggiore di Forza Armata”, che è come noto un organo di consulenza del Capo di SMD;
– alla base della decisione del predetto “Comitato”, c’è stato “l’elevato numero di istanze di mobilità prodotte dal personale transitato nei ruoli civili, sia al termine del suddetto anno sia prima di tale scadenza, in ragione soprattutto della crescita esponenziale delle richieste di transito”, che “ha generato e sta generando concrete difficoltà di impiego nella Difesa”, come è scritto nella circolare modificativa;
– in ogni caso, pur ammettendo la mancata informazione preventiva alle OO.SS. e con l’impegno per il futuro (più volte ribadito) a evitare vuoti informativi su aspetti che riguardano direttamente l’impiego dei civili, il D.G. ha comunque sostenuto che la scelta fosse comunque riconducibile alla potestà organizzativa di A.D..
Ebbene, le risposte della dr.ssa Corrado non ci hanno per nulla convinto, e ne spieghiamo i motivi.
Innanzitutto, non convince la motivazione che ne è alla base (“l’elevato numero di istanze di mobilità…” ): non si comprime un diritto e non si riduce un beneficio, peraltro già operanti da tempo, solo per una difficoltà gestionale dell’Amministrazione, queste cose non appartengono alla nostra storia.
Ma, a parte la motivazione, a non convincere per nulla è la sede in cui sarebbe maturata la decisione, il “Comitato dei Capi di Stato Maggiore di F.A.”, che è naturalmente un’ organo puramente tecnico, la cui decisione a nostro avviso confligge con la scelta tutta politica dell’attuale Vertice, e in primo luogo del Sottosegretario delegato on. Rossi che a suo tempo si è speso davvero molto al riguardo, di fissare insieme alle OO.SS. le regole per la gestione della mobilità interna volontaria del personale civile della Difesa.
Che la materia cui deve farsi riferimento nella circostanza in argomento è quella della “mobilità interna volontaria” del personale civile, non ci pare proprio che possa essere messa in discussione, innanzitutto perché riguarda dipendenti con contratto di lavoro civile e in secondo luogo perché è la stessa circolare di PERSOCIV a richiamarne la natura parlando di “istanze di mobilità”.
Se così è, attesa la scelta sopra richiamata del Vertice politico di ricondurre la mobilità volontaria a regole convenute con le OO.SS. e poi recepite nel “protocollo d’intesa” sottoscritto dalle stesse e dall’ on. Rossi in data 29.09.2015 e che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 4, una scelta questa tutta politica e per questo sicuramente prioritaria rispetto a quella tecnica, è di tutta evidenza che ci troviamo di fronte ad una forzatura dell’Organo tecnico che confligge con la scelta politica.
Una forzatura che però, va detto, ha trovato facile terreno nel fatto che il protocollo del 29.09.2015, pur relativo alla mobilità volontaria del personale civile, non dice nulla riguardo alla procedura di mobilità degli ex militari.
Un buco questo che dovrà essere colmato subito, e per questo abbiamo scritto all’on. Rossi la lettera che pubblichiamo su questa pagina in allegato 1, nella quale abbiamo chiesto che la questione venga rivista e inserita nel protocollo d’intesa 29.09.2015
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