I risultati del voto del 17, 18 e 19 aprile per il rinnovo delle RSU, ancora incompleti ma per noi già abbastanza consolidati, hanno visto, nel complesso, la conferma da parte delle lavoratrici e dei lavoratori civili del consenso alle liste FLPnel Ministero della Difesa, pur nel contesto di situazioni certamente differenziate.
Cresciamo nel dato di rappresentatività elettorale, consolidando ed in alcuni casi rafforzando la nostra presenza nella gran parte degli Enti dove abbiamo presentato le nostre liste, anche con punte di eccellenza in alcune Regioni (Veneto, per es.) ), Sedi (Firenze, per es.) ed Enti (PERSOMIL, per es.). Anche dove ci siamo presentati per la prima volta, registriamo nel complesso una buona affermazione.
Al momento in cui scriviamo, sulla base dei dati già in nostro possesso, sappiamo di viaggiare verso il superamento dei 3.000 voti complessivi e dunque, in proporzione, in termini anche superiori al dato del 2015, atteso che siamo di fronte di una importante riduzione del corpo elettorale (quasi 2.500 aventi diritto in meno) e, soprattutto, di una consistente minore partecipazione al voto (sulla base dei nostri dati, l’astensionismo va oltre il 25%).
E’ di tutta evidenza come il combinato disposto di questi due fattori (elettori in meno e crescita dell’astensionismo) produca un quadro di situazione diverso, e induca ad alcune conseguenti letture del risultato finale.
Le nostre attuali previsioni attestano FLP su un dato nazionale intorno al 14,5% di rappresentatività elettorale, sicuramente prima tra le OO.SS. autonome, e con percentuali a due cifre storicamente difficili da raggiungere per un sindacato autonomo. Inoltre, sulla base dei dati emersi dalle sedi RSU da noi rilevate, possiamo dire che FLP esce dal voto avendo accresciuto proporzionalmente la propria forza, pur già importante, e raccolto più consenso con un dato di tendenza che supera i circa due voti per ogni iscritto.
Non è poco, decisamente, per un sindacato autonomo che deve normalmente affrontare la competizione elettorale in condizioni ben diverse dalle OO.SS. che vanno per la maggiore. Sappiamo tutti come, ogni giorno, in ogni Ente della Difesa, ci troviamo a confrontarci e a competere con OO.SS. (il riferimento è in particolare a CGIL, CISL e UIL) molto più robuste della nostra, che mettono in campo risorse, strutture, apparati, servizi e mezzi enormemente superiori ai nostri e che occupano stabilmente spazi rilevanti nei media, cosa che in campagna elettorale si traduce in pubblicità e voti.
Di contro, FLP ha dovuto affrontare la sfida elettorale affidandosi solo alla propria capacità di parlare indirettamente (attraverso sito e Notiziari) e direttamente (attraverso i propri dirigenti e le centinaia di assemblee fatte) agli elettori.
Va anche segnalato come, in questa circostanza, la competizione sia stata per noi particolarmente ostica non solo perché è mancato del tutto il confronto di merito sui problemi, a noi congeniale, ma anche perché siamo stati oggetto di attacchi virulenti da parte di chi ha rotto la positiva esperienza unitaria del 2017, ci ha additati al pubblico ludibrio per non avere firmato il CCNL e ha chiesto la nostra cacciata dai tavoli nazionali e locali, con ciò portando un carico da novanta a chi ha cercato di delegittimarci per tutto il corso della campagna RSU. A questo aggiungasi che alcune davvero sorprendenti iniziative della controparte sono stati ben sfruttate dai nostri competitors.
Il positivo risultato raggiunto in queste condizioni dimostra in ogni caso come esista ancora per noi uno spazio ampio di iniziativa, e soprattutto che questo spazio possa crescere ancora! Per questo obiettivo, lavoreremo a partire da oggi!
Ovviamente, non possiamo nasconderci dietro il paravento del positivo risultato complessivo per negare che in alcune realtà locali si sono evidenziate delle criticità in termini di voti e di consenso, in alcuni casi anche pesanti, che andranno analizzate in profondità e affrontate rapidamente per rilanciare la nostra presenza.
Esprimiamo dunque soddisfazione per il risultato, certamente frutto del lavoro e dell’impegno dei nostri dirigenti e candidati ai quali va per questo il nostro ringraziamento. A chi ha votato FLP, il nostro più sentito “grazie” con il rinnovato impegno da parte nostra a lavorare per traguardare gli obiettivi che ci siamo dati: dare più forza, un ruolo qualitativamente superiore e prospettive più positive di crescita anche economica per i civili della Difesa.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 40 del 17 aprile 2018 –
L’INPS, con la circolare n° 59 del 29.03.2018 (che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1), ha fornito le istruzioni applicative dell’art. 1, comma 170, della L. 27.12.2017 n. 205 (legge di bilancio 2018), precisando che, per i lavoratori pubblici impiegati in cicli produttivi organizzati su turni di dodici ore sulla base di accordi collettivi già sottoscritti alla data del 31.12.2016 e che svolgono attività lavorativa per almeno sei ore nel periodo notturno(periodo di almeno sette ore consecutive) comprendente l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, i giorni lavorativi effettivamente svolti sono moltiplicati per il coefficiente di 1,5,ai fini del raggiungimento del numero di turni notturni annui pari o superiore ai 78 previsti per il pensionamento anticipato (52 turni notturni annui di 12 ore, con la rivalutazione dell’1,5 corrispondono a 78 turni di 12 ore).
I lavoratori potranno accedere al trattamento anticipato se in possesso dei seguenti requisiti:
almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa ovvero almeno la metà della vita lavorativa complessiva (per il riconoscimento, non occorre che i periodi siano continuativi, né che nell’anno di perfezionamento dei requisiti, ovvero, nell’ultimo anno di lavoro, l’interessato abbia svolto tale attività);
anzianità contributivadi almeno 35 anni;
età minima:
di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6 (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativipari o superiore a 78 all’anno;
di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6, per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativi da 72 a 77;
di 63 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,6, per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero di giorni lavorativi da 64 a 71,
Il requisito dell’età minima è dunque diversificato a seconda del numero di turni annui svolti (si veda a tal proposito la circolare INPS n. 90/2017, che pubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina), anche rideterminati in base alla rivalutazione di cui sopra.
I lavoratori destinatari della norma in esame, che perfezionano il requisito entro il 31 dicembre 2019, devono presentare la domanda di riconoscimento entro il 1° maggio 2018, corredata da:
la certificazione rilasciata dal datore di lavoro pubblico attestante:
lo svolgimento e la durata delle attività svolte con mansioni particolarmente usuranti con allegata documentazione di cui alla lettera e) del D. Lgs. n. 67/2011 o altra equipollente di cui alla lettera o);
il servizio complessivamente svolto presso le pubbliche amministrazioni e le relative retribuzioni percepite;
l’accordo collettivo sottoscritto entro la data del 31 dicembre 2016, dal quale risulti che il lavoro è articolato in turni di dodici ore, svolti per almeno 6 ore nel periodo notturno.
La presentazione della domanda di riconoscimento del beneficio oltre il termine del 1° maggio 2018 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato di cui all’articolo 2, comma 4, del D. Lgs. n. 67/2011.
La domanda di riconoscimento del beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate telematicamente alla struttura INPS territorialmente competente, fermo restando la possibilità di utilizzare il modulo AP45 reperibile sul sito internet dell’Istituto www.inps.it nella sezione “modulistica”.
L’accesso al trattamento pensionistico anticipato è subordinato all’accertamento positivo dei requisiti indicati nella domanda presentata all’INPS, nonché di ogni altra condizione di legge.
L’anno scorso di questi tempi, insieme a CGIL FP e UIL PA, stavamo preparando il calendario di assemblee che ci avrebbe poi portato nelle Sedi e negli Enti più importanti della Difesa (oltre quaranta) ad illustrare i contenuti dell’accordo che in data 5 aprile avevamo raggiunto con il Vertice politico (Fondo integrativo 21 milioni per il triennio; tabella corrispondenza mil/civ; progressioni tra le aree; nuove assunzioni, etc etc. – vds. comunicato unitario in Notiziario n. 39 del 5.4.2017).
La circostanza appariva davvero nuova, quasi rivoluzionaria, per il nostro Ministero, non solo per i contenuti di quell’accordo che apparivano davvero notevoli nel raffronto con l’immobilismo degli anni precedenti che si erano caratterizzati per le mancate risposte di A.D. su diversi fronti, ma anche per la scelta coraggiosa che CGIL e UIL avevano allora fatto, con l’avallo dei loro quadri territoriali riuniti a Roma, di mettere da parte CISL, da loro considerata attore primo dell’immobilismo, e di rivolgersi a FLP DIFESA per avviare una fase di mobilitazione e di lotta, che poi gestimmo insieme nei mesi di febbraio e di marzo e che alla fine traguardò accordo del 5 aprile.
Un accordo che, nei successivi nove mesi, portò a risultati importanti: fondo 21 mln nel triennio 2018-20 destinati alla produttività; n. 130 assunzioni di professionalità tecniche; tre bandi concorsuali per la Difesa, a distanza di 10 anni dall’ultimo; emendamento sulle progressioni tra le aree; emendamento sui centri di formazione (ex Scuola Allievi Operai); modifiche direttiva performance; recupero contrattazione locale e separazione dei sistemi valutazione di FUS e performance; intesa su modifiche protocollo sulla mobilità, risultati che pensiamo qualche beneficio abbiano portato alla nostra gente. Ma registrando al contempo (non possiamo negarlo) anche qualche sconfitta (mancata adozione della nuova tabella di equiparazione mil/civ, per esempio). Il tutto, non è superfluo ricordarlo, in soli nove mesi di confronti/scontri con A.D. .
Logica avrebbe voluto che, proprio nel ricordo dell’immobilismo degli anni precedenti, su quella strada si fosse proseguito, magari accelerando il passo e ponendosi obiettivi nuovi e nuovi traguardi. Per far questo, occorreva salvaguardare e irrobustire il fronte unitario tra CGIL-UIL-FLP, come peraltro avevamo promesso ai colleghi nelle decine di assemblee fatte, e non certo azzerarlo come poi è avvenuto ad inizio anno.
E invece, con il pretesto della non firma al CCNL da parte della nostra Federazione e dei suoi comunicati, in Difesa (ma solo nella Difesa…) CGIL e UIL hanno rotto il fronte unitario con FLP e sono tornati ai vecchi equilibri, addirittura chiedendo e ottenendo i tavoli separati (notoriamente considerati dai lavoratori un disvalore e un’arma in più per A.D.). Minestra riscaldata, non c’è che dire, di cui vediamo già i frutti.
E la rottura ha ovviamente inciso sulla campagna elettorale RSU, che avrebbe potuto e dovuto essere il terreno di discussione e di confronto tra le OO.SS. e che invece si è trasformata in una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale anche A.D. ha fatto la sua parte venendo meno, in alcuni frangenti, al ruolo super partes ad essa ascritto. Ci sarà però tempo e modo per riflettere su questi aspetti e sugli accadimenti.
Una campagna elettorale che avrebbe dovuto avere al suo centro, anche in ragione della nuova fase politica e del Ministro che verrà, il programma e le proposte per le prossime RSU, sulle quali intrecciare il rapporto con le lavoratrici e i lavoratori eletti.
Non è stato così, programmi e proposte non ne sono circolati. La nostra O.S. però lo ha fatto, e con diversi Notiziari (tutti sul sito) abbiamo ragionato – e non solo per slogan – sulle questioni aperte e sulle soluzioni da dare.
Li abbiamo ora riassunte nel volantino/locandina che pubblichiamo in allegato, che offre la sintesi delle nostre proposte, e che preghiamo di affiggere in bacheca e di diffondere capillarmente tra tutti i lavoratori.
Cari colleghi, un voto alla lista FLP serve a garantire una nuova e diversa direzione di marcia, nella prospettiva di una cambiamento vero delle politiche nei confronti della componente civile della Difesa.
Buon voto a tutte le colleghe e a tutti i colleghi.
Palazzo Baracchini, sede degli Uffici di Gabinetto della Difesa
Quinta puntata sulle questioni d’interesse del personale civile anche in funzione del nostro programma RSU. Oggi parliamo del “problema area 1^”, di ordinamento professionale e di progressioni.
Partiamo dall’annoso problema dei lavoratori di area 1^. Detto problema tocca tutti i lavoratori di area 1^ (p.p. “ausiliario”, quasi tutti in fascia retributiva F3 a seguito dei passaggi economici 2010, e pertanto esclusi oggi da qualsiasi progressione economica, atteso che non esiste in area 1^ una posizione F4), rimasti bloccati da decenni in una posizione d’inquadramento che ne ha reso impossibile la progressione verso la posizione super., impedendone la partecipazione prima ai “corsi-concorsi” e poi alle “riqualificazioni” del 2008, e questo a causa della situazione di incapienza che ha connotato le posizioni d’ingresso nella posizione superiore.
In ragione di questa condizione ostativa, e della scelta operata in sede di CCNL 2006/2009 (non condivisa da FLP) di mantenere in vita l’area 1^, la nostra O.S. sollecitò e contribuì alla messa a punto di un DDL – primo firmatario l’on. L. Vico – che prevedeva il transito di tutto il personale di ex area A nella ex pos. ec. B1 (oggi F1 di 2^ area), su cui la nostra O.S. sviluppò una forte iniziativa (vds Notiziario n. 13/2010 che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1), che però non divenne mai legge.
A seguire, i tagli dei DD. LL. 138/2011 e 95/2012 e i pericoli legati alla condizione di esubero, quindi il reingresso in organico (vds. Notiziari n. 129/2010 e n. 136/2010) che almeno garantiva il posto di lavoro.
Anche da qui, dunque, la nostra radicata convinzione che il problema fosse possibile affrontarlo in termini risolutivi solo in sede ARAN e/o di rinnovo del CCNL, che reca sempre aggiustamenti o modifiche ordinamentali, e darne soluzione attraverso un riassetto ordinamentale che prevedesse la cancellazione dell’area 1^ (come richiesto da FLP).
Cosa che, però, nonostante le nostre richieste, non risulta per nulla affrontato e risolto dal nuovo CCNL, che ha rinviato il riassetto e l’allineamento ordinamentale professionale dei vecchi comparti (Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato) ai mesi che verranno, istituendo a tal proposito una Commissione di studio e di proposta, prevista dall’art. 12 del CCNL, che allo stato non risulta ancora insediata. Il riassetto professionale chissà quando verrà……
Anche per questo, noi pensiamo che le progressioni tra le aree, che costituiscono uno dei tre punti qualificanti dell’accordo del 5 aprile 2017 tra il Vertice politico e CGIL-UIL-FLP della Difesa, vadano immediatamente avviate. Purtroppo, però, non sarà possibile farlo nei termini previsti dall’emendamento originariamente predisposto dal Gabinetto che ripubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina (50 % di posti riservati al personale interno), in quanto nel frattempo quell’emendamento, fatto proprio con modifiche dalla F.P., è diventato una norma di legge vincolante (art. 22, comma 15, del D. Lgs. 25.05.2017., n. 75), che riduce al 20% la riserva per gli interni.
La riduzione al 20% potrebbe anche essere efficacemente praticabile per la progressione da 2^ a 3^ area, atteso che per detta progressione è necessaria la laurea, e gran parte di lavoratori di area 2^ ne è sprovvista. Per cui, la nostra proposta è quella di avviare rapidamente un tavolo di confronto per quantificare i numeri nei limiti delle vigenti facoltà assunzionali del M.D. e poi mettere a punto le procedure selettive.
Per la progressione da area 1 all’area 2^, invece, la cosa appare un po’ più complicata. Il limite del 20% nel numero dei posti lascia prevedere tempi molto lunghi per lo svuotamento totale dell’area 1^, a fronte di un’età media che cresce e atteso che, per molti, il pensionamento arriverebbe prima del transito di area.
A tal riguardo, noi pensiamo che occorra comunque mettere in moto il percorso di progressione di area anche per gli ausiliari. Ma visti i tempi prevedibilmente lunghi, e nelle more delle risultanze operative del lavoro della Commissione paritetica ex art. 12, noi pensiamo che sia il caso di agire in sede ARAN lavorando per la definizione di un accordo successivo per il rapido svuotamento di tutta l’area 1^.
E sempre nelle more del lavoro della Commissione, noi pensiamo che sia anche venuto il momento di dare attuazione all’art. 16 del previgente CCNL (flessibilità profili, passaggio da addetto ad assistente).
Quarta puntata relativa alle questioni d’interesse del personale civile anche in funzione del nostro programma RSU. Oggi parliamo di formazione o, meglio, della non formazione che si osserva in ambito M.D..
I CCNL Ministeri facevano tutti riferimento al principio della centralità della formazione come “leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale dei dipendenti e per il necessario sostegno ai processi di cambiamento”, concetti richiamati in più occasioni dalla stessa A.D.
Tuttavia, nonostante tale premessa, la formazione in ambito Difesa non è riuscita nel corso di questi anni a rispondere alle reali esigenze formative, e questo per molte ragioni tra le quali: progressiva e massiccia riduzione delle risorse disponibili, in particolare a seguito dei tagli disposti dal DL 78/2010; gestione finanziaria in capo ai diversi Organi Programmatori (OP) che operano di fatto in modo indipendente l’un l’altro; oggettiva maggior concentrazione delle attività formative nella sede romana, con effetti oggettivamente penalizzanti per il personale delle sedi periferiche; spesso, mancanza di coordinamento degli Enti di diverse area/F.A. sul livello territoriale.
La situazione è decisamente peggiorata a partire dal 2014, quando la legge 11.08.2014, n. 114 ha disposto la soppressione di ben cinque Scuole di formazione, tra le quali purtroppo CEFODIFE, le cui funzioni vennero trasferite alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA), con la contestuale ulteriore riduzione del 20% delle risorse destinate in origine alla stessa.
Un danno inizialmente temperato dall’accordo SGD-SNA del 6.08.2014, ma ben evidente soprattutto in proiezione futura, atteso che CEFODIFE gestiva formazione anche per il personale di aree diverse dalla 3^ (che come noto non rientrano nelle competenze di SNA) e formazione tecnico-specialistica per le nostre esigenze, e atteso altresì che sarebbe anche venuto meno quel ruolo che a CEFODIFE era stato assegnato in ordine all’”elevazione qualitativa delle professionalità “(art.3, comma 2, lett. a) e b) Legge 244/2012) e ai processi di formazione conseguenti alla riduzione delle FF.AA. di cui all’art. 12 <<2259-quater>> del D. Lgs. n. 8/2014.
In questo quadro di situazione di particolare sofferenza e criticità, è mancato in tutti questi anni sul versante della formazione un disegno generale, da definirsi anche attraverso un confronto permanente con le OO.SS. nazionali che non c’è mai stato. Solo nel 2013, ai tempi del Vice Segretario Generale dr. Di Palma, su nostra richiesta, si tennero due successive riunioni che ebbero per oggetto i piani annuali di formazione del personale civile (si vedano i Notiziari n. 79 dell’8 luglio e n. 111 del 9 ottobre 2013), poi più nulla nel tempo.
Venendo ad oggi, temiamo che, sul fronte delle relazioni sindacali, il nuovo CCNL delle Funzioni Centrali 2016-2018, non produca significative innovazioni.
Alla formazione, comunque ancora connotata come “leva strategica”, sono dedicati due articoli: il n. 52, che reca i principi generali e le finalità, e il n. 53 che prevede sì “piani di formazione del personale sulla base dell’analisi dei fabbisogni formativi rilevati nell’organizzazione”, ne individua le tipologie essenziali, afferma che la formazione deve riguardare ”tutto il personale” e indica l’obiettivo di una “formazione permanente e diffusa”. Ma lo stesso CCNL non dispone maggiori risorse (sempre l’1% del monte salari), e, soprattutto, non reca obblighi in materia di relazioni sindacali. Le OO.SS. possono solo “formulare proposte” nell’ambito dell’Organismo paritetico ex art. 6.
A nostro avviso, sulla formazione occorre una autentica rivoluzione copernicana, tenuto conto del suo valore strategico in una Amministrazione in permanente riorganizzazione come la nostra, e della sua centralità anche ai fini delle nostre carriere. Per quanto ci riguarda, già nel 2013 avevamo presentato delle proposte all’allora Sottosegretario Pinotti, che ripubblichiamo come allegato su questa stessa pagina, e che pensiamo mantengano ancora, per buona parte, piena validità.
Le riproporremo, naturalmente attualizzandole, al nuovo Vertice politico, al quale chiederemo che i piani formativi siano oggetto di informazione e confronto con le OO.SS. e che, sulla materia, siano fissate regole precise e vincolanti attraverso uno specifico protocollo d’intesa.
Alla fine, come previsto, la montagnasembrerebbe aver partorito il classico topolino, e in verità con risultati anche preoccupanti. Ci riferiamo alla riunione a PERSOCIV del 5 aprile u.s., richiesta a tutte le AA.CC. da CGIL FP, CISL FP e UIL PA con la nota del 14 marzo con la quale, di fronte alla percezione fortemente negativa con la quale i lavoratori hanno accolto il CCNL da loro firmato e ai possibili riflessi negativi sul fronte RSU, hanno loro chiesto di “convocare tempestivamente le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo per un’analisi e riflessione approfondita sull’intera materia”. Altre AA.CC. hanno risposto picche, stante l’irritualità di una riunione sul CCNL solo da poco firmato e a solo pochi giorni dal voto RSU; altre ancora hanno sì convocato, ma tutte le OO.SS. e non solo quelle firmatarie; A.D. invece, e per essa PERSOCIV su precisa sollecitazione della dimissionata Ministra Pinotti e/o dei suoi (ancora per poco) Uffici, ha risposto invece positivamente: gli amici si vedono nei momenti di difficoltà, no?
E così, nello stesso giorno in cui l’anno scorso si era fatto l’accordo tra Vertice politico e CGIL FP – UIL PA – FLP DIFESA che ha portato ai 21 mln di € nel triennio (ne parleremo nel nostro prossimo Notiziario), la D.G. ha convocato le OO.SS. firmatarie del CCNL (CGIL-CISL-UIL-UNSA e CONFINTESA), anche a tavoli separati per gentile concessione alla quadruplice (CONFINTESA si è giustamente lamentata, ma non erano stati loro a chiedere di essere separati da FLP e USB? Chi di spada ferisce, di spada perisce, dice il proverbio…), con l’esclusione pertanto dei non firmatari (per quanto ci riguarda, avevamo diffidato il D.G., ora proseguiremo nelle già annunciate azioni di tutela, la battaglia è dura ma la combatteremo fino in fondo).
Solo che questa volta, a differenza del 5 aprile 2017, a conclusione dell’incontro non si è fatto alcun accordo tra le Parti, anzi l’orizzonte si è ulteriormente incupito e rabbuiato. E ne spieghiamo volentieri le ragioni ai colleghi, attingendo per le nostre riflessioni dallo stesso comunicato unitario diffuso dai soliti noti dopo l’incontro.
FONDO 21 MILIONI € PER LA PRODUTTIVITA’ 2018
Nelle intenzioni dei richiedenti, era questo sicuramente l’obiettivo più importante. L’idea era quella, dopo le rivendicazioni postume di paternità e di sostegno in ambito parlamentare che le quattro OO.SS. si erano auto-attribuite per l’importante traguardo raggiunto, ma in tutt’altro modo (ne abbiamo parlato nel Notiziario n. 26 del 13.03.2018 ), di fissare da subito criteri di distribuzione molto favorevoli destinati a tutti i colleghi, anche al fine di fare da contraltare ai miseri incrementi retributivi arrivati con il CCNL e che ora sono ben evidenti ai lavoratori. Nel Notiziario sopra richiamato, avevamo espresso fondate perplessità al riguardo: chiedere alla dr.ssa Corrado, avevamo detto, di “avviare la trattativa in un momento in cui la Ministra Pinotti ha di fatto concluso il suo mandato e in cui ancora non è ancora dato sapere chi sarà il nuovo Ministro e quali indicazioni egli darà al nuovo delegato alla contrattazione”, e “immaginare che, in questo momento e in questo quadro di situazione, il D.G. di PERSOCIV possa rendersi disponibile ad avviare un percorso di quel tipo, a noi appare alquanto improbabile, per non dire impossibile”, anche perché “trattasi di risorse non ancora assegnate ad A.D. e dunque non ancora disponibili”.
Siamo stati facili profeti. La dr.ssa Corrado non ha avviato, al momento, alcuna trattativa, e alle quattro OO.SS. altro non rimasto allora che presentare una loro proposta di distribuzione dei 21 mln, che non si differenzia poi molto dalla nostra che prevede criteri di distribuzione assimilati a quelli del FESI (Fondo Efficienza Servizi Istituzionali, destinato al personale militare di FF.AA. e Polizia, che ha goduto peraltro, al pari del FUA, di risorse integrative disposte con la stessa legge di bilancio 2018), anche con alcune modifiche rispetto ai criteri di distribuzione. Va infatti ricordato, a tal proposito, che proprio il nuovo CCNL prevede (art. 77, comma 2) che le risorse del fondo di produttività vadano destinate a performance organizzativa e performance individuale, e poi che è anche previsto il premio individuale di cui all’art. 78.
Dunque, l’operazione distribuzione non sarà molto agevole, anche per le novità intervenute con il CCNL.
ULTERIORI RISORSE FUA 2017
Ricordiamo innanzitutto le puntate precedenti, che sono molto indicative di un certo modo di procedere in campo sindacale che non sempre è in linea con le giuste attese dei lavoratori. A fine gennaio u.s., il MEF comunica ufficialmente a PERSOCIV l’importo delle “ulteriori risorse FUA 2017, quantificate in € 10.073.972,19”. La dr.ssa Corrado decise di convocare subito le OO.SS. nazionali in data 6 febbraio (vds. Notiziario n. 14 di pari data), sottoponendo loro una bozza di “ipotesi di accordo” che ne prevedeva la totale destinazione a livello locale (per la performance, altri 42,93 €; per il FUS, invece, altri 243, 27 € , tutte quote pro capite netto oneri A.D.), e dunque con un importo complessivo pro capite pari a € 286,20 , che quindi raddoppiava di fatto quanto inizialmente previsto dall’accordo FUA 2017 (€ 215, 82). In allegato 1 su questa stessa pagina, la bozza di accordo predisposta da PERSOCIV.
Ci fu, in quella circostanza chi, come noi, si dichiarò immediatamente disponibile a firmare l’Ipotesi, e se così fosse avvenuto davvero, è probabile che alla data odierna fosse stato già completato l’iter certificativo e le somme pronte per essere assegnate. Così però non è avvenuto, perché i soliti noti chiesero di rinviare il confronto a dopo le RSU, ponendo in freezer quelle somme che avrebbero certo fatto comodo. Ne abbiamo approfondito tutti gli aspetti con il Notiziario n. 26 del 13 marzo u.s.
Nel frattempo, però, era entrato in vigore il nuovo CCNL, e con esso le norme di cui agli artt. 77 e 78 prima richiamate. Apprendiamo che la dr.ssa Corrado, nel frattempo, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) cambiato idea (non più destinazione ai fondi locali di tutte le risorse disponibili, ma l’intendimento di distribuirle “avendo a riferimento le linee guida sulla performance del Ministero della Difesa, ma con le modalità previste dal nuovo C.C.N.L. in tema di performance organizzativa” ), dimenticando che il nuovo contratto prevede anche la l’utilizzo in base alla performance individuale (let. b, comma 2, art. 77): dimenticanza del D.G. o altrui interpretazioni pro domo propria?
Non sarebbero comunque stati precisati dal D.G. i criteri che dovrebbero orientare la distribuzione delle risorse su base performance organizzativa, cosa che ci risulta di fatto impossibile, in particolare in area operativa, anche alla luce di quanto comunicato da SMD alle OO.SS. con nota n. 31854 del 4.3.2016 (vds. l’allegato 2 su questa stessa pagina): “la conoscibilità all’esterno dell’A.D. della sezione dedicata alla definizione degli obiettivi operativi relativi alle sedi periferiche è, invece, esclusa, in relazione alle prioritarie esigenze di riservatezza correlate alle funzioni di difesa e di garanzia della sicurezza nazionale proprie delle strutture che rientrano nell’area tecnico-operativa”). Come la mettiamo, allora? Nella migliore delle ipotesi, ci vorrà tempo per definire il nuovo modello, e ove la performance organizzativa fosse impraticabile, resterebbe quella individuale in base alle norme introdotte dal CCNL.
Non era meglio firmare quell’Ipotesi il 6 febbraio? A quest’ora parleremo di soldi e non di performance…. Quando si dice operare nell’interesse della nostra gente e per incrementare le tasche dei lavoratori!!!
CIRCOLARI ESPLICATIVE DEL CCNL 2016-2018
La D.G. ha già provveduto ad emanare la prima circolare esplicativa “sulle innovazioni presenti nel C.C.N.L. 2016-2018”: è la n. 22822 del 30.03.2018 e riguarda l’art 32 del CCNL. Pensiamo che i lavoratori non abbiamo fatto dei salti di gioia, come anche in merito alle innovazioni introdotte per il personale turnista.
Ora si attende in settimana la circolare che riguarda l’art. 35, ancora in bozza ma già fatta ampiamente circolare sul web (però…), una circolare extralarge di ben 3 pagine e con una struttura davvero sui generis, che offre una lettura alquanto “coraggiosa” di quell’articolo, in controtendenza rispetto alle indicazioni sinora provenienti da altre AA.CC. e sinora dalla stessa D.G. che, come S. Paolo sulla via per Damasco, parrebbe essersi convertita ad una diversa lettura. Bene, ma aspettiamo il testo definitivo.
NUOVO PROTOCOLLO D’INTESA SULLA MOBILITA’ INTERNA VOLONTARIA
Ne abbiamo diffusamente riferito con i Notiziari nn. 18 del 15 febbraio e n. 27 del 16 marzo 2018. Un protocollo che, dopo il blocco del 2017, era stato “già impostato e definito con il Gabinetto del Ministro e SMD”, come riconoscono le stesse OO.SS. che hanno diffuso il comunicato del 5 aprile u.s.
E allora, come mai questi ulteriori quattro mesi di blocchi, dopo aver bruciato l’intero 2017? Una domanda banale, ma ovvia e naturale alla luce dei danni notevoli che hanno subito i lavoratori interessati, domanda che parrebbe non essere stata posta in riunione, anche perché non abbiamo letto di risposte della D.G.
Ultima annotazione, che tocca le ulteriori risorse FUA 2017 e il nuovo protocollo di miobilità. Trattasi in tutta evidenza di “code contrattuali 2017”, rispetto alle quali è inconcepibile l’esclusione dal tavolo di FLP DIFESA, giusta delibera n. 5/2009 del Comitato Direttivo dell’ARAN, che pubblichiamo in allegato 3 su questa stessa pagina, e che forse qualcuno ha dimenticato… Noi evidentemente no!
Proseguiamo nella disamina delle questioni d’interesse del personale civile che a noi appaiono tra le più urgenti e le più meritevoli di attenzione, e lo facciamo anche in funzione del nostro programma RSU.
La questione che poniamo al centro di questo Notiziario riguarda le crescenti criticità che vivono gli Enti del M.D. in ragione delle sempre maggiori carenze di professionalità civili, in particolare tecniche, risultato infausto, questo, del combinato disposto tra le numerose cessazioni dal servizio (l’età media cresce sempre più…), i blocchi del turnover e i limiti assunzionali imposti dalle più recenti leggi di bilancio.
Qualche dato, innanzitutto. A fronte di diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori civili che annualmente sono cessati dal servizio (personale in servizio: n. 28.502 al 1.1.2014; n. 27.109 al 1.1.2015; n. 26.871 al 1.1.2016; n. 26313 al 1.1.2017, con un saldo negativo tra 2014 e 2017 pari a n. 2.189 unita, dati tutti desunti dagli accordi FUA riferiti ai rispettivi anni), pochissimi sono stati i nuovi assunti in A.D.
Ricordiamo quelli entrati nel 2014, che si sono sostanziati prima nell’assunzione in deroga di 24 vincitori del concorso per “assistente tecnico del settore motoristico e meccanico” (vds. Notiziario n. 84 del 5.08.2014), e successivamente nell’autorizzazione della F.P. ad assumere n. 166 unità (108 funz. amm. e n. 58 funz. tecn. ), tutti relativi ai concorsi banditi del 2007 (Notiziario n. 134 del 27.12.2014), seguiti poi dall’assunzione di n. 9 ex coll. bibliotecari.
Dunque, a fronte di quasi 2.200 lavoratori cessati dal servizio in questi ultimi quattro anni, sono entrati nei ruoli civili meno di 200 unità, pari, in termini percentuali, a meno del 10% dei cessati.
Una mezza Caporetto, non c’è che dire, e a tal riguardo, a nostro modesto avviso, esiste anche una responsabilità dei Vertici politici che si sono succeduti in questi anni nel nostro Ministero, che non sono riusciti evidentemente a farsi “ascoltare” adeguatamente in sede di Funzione Pubblica, che ogni anno sfornava DPCM autorizzatori per assunzioni nelle PP.AA., ma sempre al netto del M.D., come è pure avvenuto nel corso del 2017 (il DPCM 4.4.2017 non recava alcuna autorizzazione all’AD ad assumere a tempo indeterminato professionalità civili, mentre invece autorizzava A.I.D. a farlo).
Proprio per questo, lo sblocco delle assunzioni e l’ingresso di nuove professionalità civili, in particolare tecniche, in ambito Difesa, è stato uno dei punti più qualificanti dell’accordo del 5 aprile (si veda il comunicato unitario CGIL FP – UIL PA – FLP DIFESA allegato al Notiziario n. 39 di pari data), che ha portato all’istituzione di un apposito tavolo tecnico. A conclusione del qualche, qualche buon risultato è certamente arrivato.
Innanzitutto, abbiamo sollecitato e ottenuto la rimodulazione del decreto autorizzatorio del 2014 (vds. Notiziario n. 80 del 28.08.2017), e detta rimodulazione ha sbloccato l’assunzione di n. 86 professionalità tecniche, di cui n. 50 funzionari e 36 assistenti, attingendo dalle graduatorie (ora esaurite) degli “idonei” degli ultimi concorsi indetti da A.D. (solo 70 circa, però, i contratti attivati).
In aggiunta, per la prima volta dopo tanti anni, sono stati pubblicati nella G.U.-concorsi del 2.01.2018 tre bandi per l’assunzione a tempo indeterminato nel M.D. di n. 30 assistenti tecnici; inoltre, è stato predisposto un emendamento ad DDL attuativo del Libro Bianco che prevedeva la costituzione di “centri di formazione” presso Stabilimenti e Arsenali (in buona sostanza il recupero delle vecchie scuole allievi operai), e con lavoratori civili in qualità di docenti (l’emendamento dovrà ora trovare un nuovo veicolo normativo).
Diciamo che qualche passo in avanti è stato certamente realizzato, che ovviamente non può bastare a dare soluzione ad una situazione davvero pesante, che peraltro non può essere affrontata con gli strumenti ordinari (piano triennale del fabbisogno), in questo momento peraltro ancora mancanti delle linee guida della FP.
Serve allora uno strumento straordinario, e questo altro non può essere che un piano straordinario di assunzioni civili per il MD, che chiederemo al nuovo Ministro al primo incontro utile, sperando che il suo impegno e la sua azione verso MEF e FP sul piano politico siano più proficui di quelli sinora osservati.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 33 del 3 aprile 2018 –
Iniziamo da oggi la pubblicazione di Notiziari tematici con i quali affronteremo, una per volta, le principali questioni ancora irrisolte all’interno del M.D. e che toccano direttamente il personale civile, e su queste diremo come la pensiamo e le soluzioni che prospettiamo, anche ai fini del nostro programma RSU.
E iniziamo da una delle pagine per noi più vergognose che siano state scritte in questi ultimi anni, la mancata entrata in vigore del nuova tabella di corrispondenza tra ruoli militari e inquadramenti civili.
Come si ricorderà, la nuova tabella era stata concordata con l’allora Sottosegretario Pinotti nella riunione del 12.11.2013 (si veda il Notiziario n. 122 di pari data) e prevedeva, non solo per i transiti ex D.I. 18 aprile 2002 ma anche ai fini degli eventuali transiti ordinari legati all’attuazione dei processi di riduzione delle FF. AA. di cui alla Legge 244/2012, che tutti i sottufficiali (tutti, senza alcuna differenza per i ruoli apicali) transitassero in area 2^ e solo gli Ufficiali in area 3^ (si veda l’allegato 1 pubblicato su questa stessa pagina). Evidente la differenza con la tabella tuttora in vigore, quella allegata al DI 18.04.2002 (vds allegato 2 su questa stessa pagina) che invece prevede il transito in area 3^ (ex area C) dei ruoli apicali dei SU (luogotenenti e primi marescialli), ed altrettanto evidente la maggior tutela delle posizioni civili, in particolare di area 3^.
Ebbene, la nuova tabella concordata nel novembre 2013 con l’allora Sottosegretaria Pinotti non ha mai visto la luce nel corso di questi anni. Anche per questo, la sua entrata in vigore era stata uno dei punti più qualificanti dell’accordo del 5 aprile 2017 (si veda il comunicato unitario allegato al Notiziario n. 39 di pari data), insieme al Fondo 21 mln nel triennio e alle progressioni tra le aree. Avevamo anche chiesto tempi rapidi di emanazione della tabella, anche perché eravamo a conoscenza delle manovre in atto per attribuire, in aderenza alle previsioni del Libro Bianco, lo sviluppo direttivo alla carriera dei Sottufficiali, che a quel momento, però, era indicato solo nella “relazione” allegata allo schema di D. Lgs. sul riordino di ruoli e carriere militari.
Pur a fronte delle rassicurazioni avute in riunione, e anche di tutte quelle successive, il DPCM con la tabella non arrivò mai alla firma del Presidente del Consiglio e la nuova tabella di corrispondenza non vide mai la luce. Nel frattempo, però, erano maturate le condizioni per rendere più ostica l’entrata in vigore della nuova tabella, che dunque sarebbe stata, così, praticamente azzerata. Ci riferiamo all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 maggio 2017, n. 94, pubblicato nella G.U. n. 143 del 22.06.2018, che questa volta, non più all’interno della relazione illustrativa ma direttamente nell’articolato e quindi in qualità di norma di legge (art. 1, comma 5), disponeva che “la carriera del ruolo dei marescialli, preposti a funzioni di comando, coordinamento e controllo sulle unità poste alle loro dipendenze, è caratterizzata da un sviluppo direttivo”.
Era dunque evidente che l’entrata in vigore di questa norma poteva costituire la pietra tombale della tabella di corrispondenza convenuta nel 2013 con l’on. Pinotti, che evidentemente, pur promossa a Ministra, non era riuscita a dare attuazione neanche ad un accordo che recava la sua firma; pur tuttavia, nella riunione del 5 luglio 2017 con l’on. Rossi (si veda il comunicato unitario allegato al Notiziario n. 66 di pari data), ponemmo lo stesso il problema insieme a CGIL e UIL e chiedemmo il rispetto dell’accordo e dunque la rapida uscita della nuova tabella. L’idea di base era semplice: siccome la norma sopra richiamata traguardava il 1.1.2018, per il momento poteva ancora essere praticabile l’adozione per il 2017 della nuova tabella, che una volta in vigore poi avremmo difeso con le unghie e con i denti. In quella circostanza (si veda sempre il Notiziario n. 66 di pari data) ricevemmo a tal proposito precise assicurazioni dallo stesso SSS: nel primo o max nel secondo Consiglio dei Ministri il DPCM con la nuova tabella sarebbe stato approvato.
Nulla di tutto questo è poi purtroppo avvenuto. Perché dunque questa autentica presa in giro? Una domanda legittima, che ponemmo, ma alla quale la Ministra non ha mai voluto, saputo o potuto rispondere. Va anche precisato, a tal proposito, che CGIL, UIL ed FLP avevano unitariamente sostenuto lo stretto legame esistente tra la tabella e la Direttiva SMD-SGD di attuazione del protocollo sulle funzioni civili del 2.05.2016 (vds. comunicato unitario allegato al Notiziario n. 39 del 6.04.2017). Qualcuno forse se ne è già dimenticato, noi no, però.
Come si ricorderà, infatti, l’art. 1, c. 2-bis, del D.Lgs n. 7/2014 prevedeva l’individuazione di “criteri” per l’“attribuzione di compiti e funzioni tecnico-amministrativi al personale civile di livello dirigenziale e non dirigenziale”, da recepire in apposito “Regolamento”, ed era stato l’approdo più significativo dei tavoli del luglio 2013. Regolamento mai però messo a punto, nonostante le ripetute richieste di FLP DIFESA, e che purtroppo non sarà più scritto atteso che, nell’incontro separato del 14.12.2015, la Ministra ne ottenne la sua cancellazione da CGIL-CISL-UIL e la sua sostituzione con un “protocollo d’intesa”, che è uno strumento certo meno idoneo ed esigibile. Pur in totale disaccordo con quella scelta, la nostra O.S. scelse allora di partecipare ai tavoli di confronto e di fornire il proprio contributo per la definizione del “protocollo”, all’interno del quale, su nostra richiesta, veniva previsto il rinvio a “specifiche e coordinate direttive applicative” precedute da “sessioni informative con le OO.SS.”. Da qui, il nostro si alla firma, accompagnata anche dalla condizione, espressa in sede di sottoscrizione del protocollo (vds Notiziario n. 55 del 2.05.2016) che “laddove le direttive applicative non si ponessero in forte discontinuità con il passato e non offrissero garanzie, ne trarremmo subito le conseguenze e non aspetteremmo a ritirare la nostra firma dal protocollo”.
Con queste premesse, partecipammo a tutti i successivi confronti tecnici con SMD ed SGD (22 settembre, 18 ottobre e 19 dicembre 2016, si vedano rispettivamente i Notiziari di pari data nn. 109, 120 e 145), pervenendo a conclusione ad una sostanziale condivisione per quanto riguarda le direttive per l’impiego in area tecnico/amministrativa (T/A) e in quella degli Enti industriali, ma anche ad un giudizio non positivo per quanto riguarda le direttive d’impiego relative all’area tecnico-operativa (T/O), quella delle FF.AA. e che ha al suo vertice SMD, dove peraltro operano allo stato l’87% dei civili. A nostro giudizio, alleggerire il peso della componente civile in questa area T/O, soprattutto sul fronte della qualità del ruolo, dell’impiego concreto sul campo e degli incarichi di responsabilità, partendo dal presupposto che l’area T/O è un’area a forte connotazione militare e operativa e come tale esclusa ab origine da qualsiasi distribuzione di ruoli di responsabilità e di competenze tra personale militare e civile, avrebbe comportato il rischio di codificare definitivamente una posizione secondaria per i civili, o peggio ancora subalterna, affermando in quell’area la preminenza del personale militare in tutti (o quasi) gli ambiti lavorativi, anche in quelli di attività e settori ricondotti dal protocollo ai lavoratori civili, atteso che la discrezionalità del Dirigente, come insegna l’esperienza di questi anni, è quasi sempre orientata verso le professionalità militari. Prova ne sia che, in linea di continuità, gli SS.MM. hanno sempre continuato ad assegnare, nelle rivisitazioni degli organici degli Enti, incarichi di responsabilità a personale Sottufficiale in primis marescialli, pur in presenza negli stessi Enti di funzionari che, per questo motivo, sono stati destinati a ruoli di supporto e di minore responsabilità.
Sta allora in questo l’intreccio tra Direttiva di SMD/SGD e la tabella di corrispondenza: per ridurre l’impatto negativo in area T/O della Direttiva, in particolare per l’area 3^, ci sarebbe stato bisogno dell’entrata in vigore della tabella di corrispondenza convenuta nel 2013, che sanciva in modo indiscutibile che gli incarichi funzionariali fossero appannaggio esclusivo dei civili e non potessero essere in nessun modo attribuiti ai ruoli apicali dei SU.
Proprio per questo, nella conclusiva riunione tecnica del 20.04.2017 con SMD ed SGD, nell’esprimere le valutazioni sopra richiamate, insieme a CGIL FP e UIL PA invitammo i due Organi di vertice “a sospenderne temporaneamente la divulgazione in attesa dell’emanazione della tabella di corrispondenza, che inevitabilmente ne costituisce l’irrinunciabile complemento”, e lo stesso concetto le tre sigle lo espressero in una lettera successiva inviata alla Ministra. Invito questo, però, caduto miseramente nel vuoto, atteso che il Capo di SMD ed il SGD/DNAin data 28 giugno 2017 firmarono congiuntamente la direttiva, diffusa poi agli Enti sottordinati, e che pubblichaimo su questa stessa pagina in allegato 3. Una scelta dunque unilaterale da parte dei due Organi di Vertice, e non certo frutto di condivisione con il Sindacato, almeno con CGIL FP, UIL PA ed FLP DIFESA.
Anche per questo, siamo rimasti molto sorpresi nel leggere, nel programma RSU 2018 di CGIL Difesa, che “la direttiva su funzioni e compiti dei lavoratori civili della Difesa” fosse da comprendere tra gli “obiettivi perseguiti e raggiunti dal 2015 ad oggi”, il che evidentemente fa a cazzotti con i giudizi espressi prima.
FLP DIFESA non ha modificato invece il proprio giudizio: senza quella tabella, la Direttiva di SMD per l’area T/O fa acqua da tutte le parti, e lo dimostra il fatto che in otto mesi non è assolutamente cambiato nulla, anzi!
Chiederemo pertanto la sua totale riscrittura nel senso di una più rigorosa messa a punto di funzioni e compiti civili, anche al fine di eliminare ogni discrezionalità da parte del Dirigente.
Sulla base delle sollecitazioni provenienti dai colleghi e già oggetto anche di precedenti iniziative unitarie (vds. Notiziario n. 84 del 5.09.2017) rimaste però sinora sostanzialmente inevase, in data 22 febbraio u.s. la nostra O.S. ha scritto al D.G. di PERSOCIV la lettera che ripubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina, ponendo una serie di questioni legate ai cedolini (vds. Notiziario n. 21 di pari data) che ha suscitato molto interesse tra i colleghi (oltre 10.000 accessi sul sito).
In particolare, abbiamo posto due ordini di problemi:
il primo, in merito alla tassazione previdenziale degli arretrati corrisposti con la busta paga del mese di novembre 2017 e relativi ai passaggi economici anno 2016, atteso “il mancato riepilogo delle ritenute previdenziali operate” che “lascerebbe ipotizzare un possibile e successivo conguaglio, ingenerando in tal modo una doppia e non dovuta tassazione, oppure il mancato computo da parte NoiPA ai fini dei versamenti all’INPS delle trattenute invece già operate”;
il secondo, riguardava “altre questioni” relative all’ “l’emissione di cedolini carenti delle specifiche indicazioni di dettaglio delle competenze accreditate (nella modalità – ad esempio -di prospetto riepilogativo delle voci stipendiali, delle giornate di assenza per malattia che decurtano l’indennità di amministrazione ed il mese in cui si sono verificate, della quantità delle ore di straordinario pagate e il relativo periodo di riferimento, il numero dei buoni pasto tassati e i mesi in cui sono stati percepiti, etc), non ultimo, in ordine di importanza, il “debito conguaglio fiscale” con scadenza a febbraio 2018 operato nella busta paga dello stesso mese..”, in aggiunta alla segnalazione che, “considerato anche l’alternarsi dei diversi sistemi di calcolo delle tassazioni previdenziali, potrebbe rendersi fonte di possibili errori di calcolo e, la mancanza di specifiche e/o riepiloghi (ivi compreso il mancato invio della scheda fiscale riepilogativa dell’anno di riferimento collegata al C.U.), rendono di fatto detti cedolini privi della dovuta e necessaria trasparenza, con la conseguenza che i dipendenti non sembrano oggettivamente nelle condizioni di poterne verificare la correttezza al fine di avanzarne reclami per eventuali irregolarità..”.
Il Direttore Generale di PERSOCIV ha dato celermente risposta alle questioni da noi poste e lo ha fatto con la nota prot. n. 16885 del 9 u.s., che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2, della quale segnaliamo in particolare:
in merito alla tassazione previdenziale agli arretrati degli sviluppi 2016 corrisposti a novembre 2017, il D.G. assicura che le ritenute, pur non indicate per “impostazioni proprie del sistema di elaborazione”, sono state “puntualmente operate e consequenzialmente versate all’INPS a cura del Sistema NOIPA con evidenziazione su apposita reportistica il cui accesso è consentito unicamente agli operatori dei servizi amministrativi”, escludendo in tal modo il rischio di “mancato versamento o doppia ritenuta”;
in merito all’assenza sui cedolini delle specifiche indicazioni di dettaglio delle competenze accreditate, il D.G. ha fornito alcune precisazioni sulla decurtazione dell’Indennità di Amministrazione in malattia, sulle prestazioni di lavoro straordinario e sui buoni pasto e, per quanto attiene invece alle risultanze del conguaglio fiscale, ha fatto presente che “poiché la normativa non prevede un obbligo in tal senso, NOIPA non mette a disposizione né del datore di lavoro né dell’amministrato alcun prospetto esplicativo”;
infine, il D.G. ha anche precisato che, “le rigidità del sistema NOIPA, unitamente alle procedure informatiche e organizzative che si è data l’Amministrazione per acquisire i dati sopra indicati, non consentono allo stato di inserire in busta paga maggiori informazioni di dettaglio”.
Un’ammissione, quest’ultima, che certo prende atto dello statu quo, ma che certifica di fatto una situazione a nostro avviso molto grave, perché mina il dovere di trasparenza da parte dell’Amministrazione e il diritto del lavoratore di conoscere nel dettaglio le diverse voci che concorrono a determinare il suo stipendio.
Abbiamo pertanto ritenuto necessario replicare al Direttore Generale con la nota pubblicata su questa stessa pagina in allegato 3, nella quale peraltro abbiamo avanziato alcune proposte e segnalato ulteriori problemi intervenuti con gli ultimi cedolini.
Guarda e ascolta l’intervista a FLP sul CCNL 2016-2018 (clicca sull’immagine)
Siamo a metà circa del percorso che, tra 30 giorni esatti, porterà le lavoratrici e i lavoratori pubblici a esprimere il loro voto per rinnovare le “Rappresentanze Sindacali Unitarie” nei quattro comparti del pubblico impiego. Un appuntamento importante, come ogni qualvolta si dà la parola direttamente ai lavoratori, ma che – nel raffronto con le tornate elettorali precedenti – verosimilmente mai è apparso così importante, in quanto è collocato a due mesi dall’entrata in vigore del nuovo CCNL 2016-2020 e dunque, anche per questo, offrirà l’occasione ai lavoratori per dire la loro con il voto.
E’ indiscutibile, infatti, che la firma del CCNL e i suoi contenuti sono oggi al centro dell’interesse dei lavoratori-elettori e del dibattito, anche aspro, che si è sviluppato tra le sigle che competono in campagna elettorale. Gli schieramenti sono oramai a tutti ben noti: cinque le sigle che hanno firmato il CCNL (CGIL, CISL.UIL,UNSA sin a partire dalla pre-intesa del 23.12.2017 e poi, a seguire, anche CONFINTESA, che ha firmato l’accordo dopo aver inizialmente detto no alla pre-intesa); le altre due sigle (FLP e USB), invece, hanno ribadito il loro no al CCNL dopo averlo già espresso in sede di pre-intesa.
Perché FLP ha detto no? Certamente non per un approccio acritico o pregiudiziale. FLP ha fortemente voluto il rinnovo del CCNL e per esso si è spesa: senza il ricorso avviato dalla nostra O.S. nell’ottobre 2011, sul quale si è poi pronunciata la Corte Costituzionale nel luglio 2015 con la sentenza n. 178, questo rinnovo non sarebbe certo avvenuto, e questo rappresenta indubbiamente il merito storico della nostra sigla, al di là dei tentativi di appropriazione indebita posti in essere da altre sigle, che peraltro vengono sbugiardati dagli stessi lavoratori, come è avvenuto giorni fa all’Arsenale di Messina.
Dunque, la nostra O.S. ha sempre lavorato e operato per il rinnovo contrattuale dopo i molti anni di blocco, ma avrebbe voluto un contratto dai contenuti molto diversi da quelli oggi recepiti nel CCNL. E’ il caso di ricordare che FLP è stata la prima O.S. a presentare, subito dopo la presentazione del nostro ricorso nell’ottobre 2011, la piattaforma all’ARAN, e le nostre richieste erano sin da allora ben chiare.
Le ricordiamo in sintesi. In materia di relazioni sindacali, chiedevamo il recupero della contrazione e delle relazioni esistenti prima della destrutturazione operata da Brunetta con il D.Lgs. 150/2009; in campo normativo, chiedevamo che il CCNL operasse una rivisitazione delle norme che regolano il rapporto di lavoro e la riscrittura per via pattizia di quelle più fortemente penalizzanti introdotte in questi anni per via legislativa in assenza di ogni negoziazione (pensiamo alla penalizzazione delle assenze di malattia o alle sanzioni disciplinari); in materia di trattamento economico, ci aspettavamo un significativo recupero del potere d’acquisto dei nostri stipendi falcidiati nel corso degli ultimi nove anni in presenza di una gravissima crisi economica, e, sul fronte della produttività, chiedevamo più risorse e la loro distribuzione in ragione della “performance organizzativa” e non più della “performance individuale” così cara a Brunetta.
E sono anche queste le richieste che, insieme a CGIL FP e UIL PA, abbiamo unitariamente presentato a migliaia di lavoratori nelle decine di assemblee fatte in Difesa tra aprile e luglio 2017, con l’aggiunta di altre importanti e non certo secondarie questioni: l’allineamento alle regole del privato dei tempi di erogazione del TFS e in ordine alle visite fiscali, che sono invece totalmente assenti nel CCNL.
Di fronte a queste richieste, cos’è poi arrivato di fatto con il CCNL?
In materia di relazioni sindacali, solo la conferma dei modelli a suo tempo voluti da Brunetta, con l’introduzione, al posto della concertazione, del “confronto” che tradotto in soldoni vuol dire: “parliamone, ma poi alla fine chi decide sono Amministrazione e Dirigente” e la istituzione del Comitato paritetico per l’innovazione di cui si vedranno i frutti (ma, sulla base delle precedenti esperienze, è lecito nutrire dubbi). In materia di regole del rapporto di lavoro, nessuna novità sull’ordinamento professionale e nessuna scelta per allineare le diverse realtà del nuovo comparto ma il solito rinvio alla solita “Commissione paritetica”, nella circostanza quella prevista dall’art. 12 (almeno la cancellazione dell’area 1^ poteva essere fatta da subito!); per il resto, il CCNL propone solo un assemblaggio in forma di “testo unico” delle norme già operanti e che vengono riaffermate senza modifiche, con solo pochissime novità.
Alcune anche positive (artt. 36 e 49, per esempio), ma altre dal segno non propriamente positivo: pensiamo, solo per fare un esempio, alle “18 ore per visite specialistiche e diagnostica”, introdotte dall’art. 35 che è stato voluto dalla F.P. (si veda l’atto di indirizzo della Ministra Madia del 7.07.2017, altro che vittoria del Sindacato!) e sul quale, per merito della denuncia operata dalla nostra O.S., si è sviluppato un dibattito anche aspro. Un dibattito che ha costretto le sigle firmatarie a ripetute precisazioni e a rincorrere alcune modifiche (abbiamo osservato correzioni nel testo del CCNL pubblicato dall’ARAN, è la prima volta che succede….: c’è qualcuno che crede all’ “errore materiale”?), e, da ultimo, a emanare note interne destinate alle proprie strutture che riferiscono di (precipitosi) incontri in sede ARAN e di aggiustamenti in arrivo.
In materia di trattamento economico, è di tutta evidenza come non ci sia stato alcun recupero di potere d’acquisto delle nostre retribuzioni massacrate da nove anni di blocco, e sia gli arretrati (percepiti a febbraio) che gli incrementi stipendiali (che arriveranno nel presente mese) lo testimoniano: c’è bisogno di parlarne ancora? Per quanto poi attiene alla c.d. “produttività”, il senso di marcia imboccato dal CCNL va in una direzione diametralmente opposta a quella sbandierata anche nelle assemblee unitarie fatte in Difesa da aprile a luglio 2017: la performance (individuale, non organizzativa!) raddoppia (dal 15 % di oggi al 30% minimo, vds. art 77, comma 3 ) ed è addirittura previsto il recupero del “fondino” di antica e infelice memoria (vds. art.78).
Infine, l’ultima chicca: l’aver mantenuto il “ricatto” di cui all’art. 7 del CCNL “o firmi o sei fuori”, un ricatto già presente nei CC.CC.NN.LL. in quanto discendente dalla previsione dello Statuto dei lavoratori (legge 20.05.1970 n. 300, art. 19 “Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite in ogni unita’ produttiva nell’ambito…delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unita’ produttiva”), ma reso ora palesemente illegittimo a seguito dalla sentenza n. 231 del 23.07.2013 della Corte Costituzionale.
La Corte, infatti, con quella sentenza in ordine ad un ricorso di FIOM CGIL che era stata estromessa dai tavoli aziendali FIAT per non aver firmato il contratto di categoria, ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unita’ produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.
E la FLP non solo ha partecipato alla trattativa, ma, a differenza del settore privato dove non è richiesta tuttora alcuna certificazione della rappresentatività, è stata dichiarata “maggiormente rappresentativa” dalla stessa ARAN attraverso l’applicazione di quanto previsto dal D. Lgs 165/2001.
Dunque, una scelta assurda, quella dell’art. 7 del CCNL, e anche verosimilmente illegittima alla luce della stessa sentenza della C.C., figlia solo di un’idea tutta particolare della democrazia in campo sindacale e della paura del dissenso. Una posizione che permane tuttora: abbiamo letto la nota CGIL FP – CISL FP – UIL PA del 14 u.s. destinata a tutte le Amministrazioni e finalizzata alla “gestione del contratto stesso” (sic), con la quale si chiede loro di “convocare le OO.SS. firmatarie del contratto collettivo (ma è proprio una fissa….) per un’analisi e una riflessione approfondita sull’intera materia”. Una richiesta irrituale, che da il senso della difficoltà del momento, e questo proprio alla vigilia delle RSU.
Ci vogliono buttare fuori dai tavoli, è chiaro. Ma noi continueremo a mostrare la schiena dritta, come abbiamo fatto in questi primi quaranta giorni, e vedremo come la penseranno i giudici nel caso fossimo estromessi. Siamo certi che la battaglia nella quale siamo impegnati non ha valore solo in campo sindacale, ma è soprattutto una battaglia civile a difesa del diritto al dissenso, che è sale in democrazia.
Da oggi è disponibile sulla home page del nostro sito e su questa stessa pagina la videoregistrazione di un’intervista rilasciata dalla FLP che spiega i tratti salienti del nuovo CCNL e i motivi alla base del nostro no.
Notiziario n. 43 del 23 aprile 2018 – I risultati del voto del 17, 18 e 19 aprile per il rinnovo delle RSU, ancora incompleti ma per noi già abbastanza consolidati, hanno visto, nel complesso, la conferma da parte delle lavoratrici e dei lavoratori civili del consenso alle liste FLP nel Ministero della Difesa, pur […]
Notiziario n. 40 del 17 aprile 2018 – L’INPS, con la circolare n° 59 del 29.03.2018 (che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1), ha fornito le istruzioni applicative dell’art. 1, comma 170, della L. 27.12.2017 n. 205 (legge di bilancio 2018), precisando che, per i lavoratori pubblici impiegati in cicli produttivi organizzati su […]
Notiziario n. 39 del 13 aprile 2018 – L’anno scorso di questi tempi, insieme a CGIL FP e UIL PA, stavamo preparando il calendario di assemblee che ci avrebbe poi portato nelle Sedi e negli Enti più importanti della Difesa (oltre quaranta) ad illustrare i contenuti dell’accordo che in data 5 aprile avevamo raggiunto con […]
Notiziario n. 38 dell’ 11 aprile 2018 – Quinta puntata sulle questioni d’interesse del personale civile anche in funzione del nostro programma RSU. Oggi parliamo del “problema area 1^”, di ordinamento professionale e di progressioni. Partiamo dall’annoso problema dei lavoratori di area 1^. Detto problema tocca tutti i lavoratori di area 1^ (p.p. “ausiliario”, quasi tutti […]
Notiziario n. 37 del 10 aprile 2018 – Quarta puntata relativa alle questioni d’interesse del personale civile anche in funzione del nostro programma RSU. Oggi parliamo di formazione o, meglio, della non formazione che si osserva in ambito M.D.. I CCNL Ministeri facevano tutti riferimento al principio della centralità della formazione come “leva strategica fondamentale […]
Notiziario n. 35 del 6 aprile 2018 – Alla fine, come previsto, la montagna sembrerebbe aver partorito il classico topolino, e in verità con risultati anche preoccupanti. Ci riferiamo alla riunione a PERSOCIV del 5 aprile u.s., richiesta a tutte le AA.CC. da CGIL FP, CISL FP e UIL PA con la nota del 14 marzo […]
Notiziario n. 34 del 4 aprile 2018 – Proseguiamo nella disamina delle questioni d’interesse del personale civile che a noi appaiono tra le più urgenti e le più meritevoli di attenzione, e lo facciamo anche in funzione del nostro programma RSU. La questione che poniamo al centro di questo Notiziario riguarda le crescenti criticità che […]
Notiziario n. 33 del 3 aprile 2018 – Iniziamo da oggi la pubblicazione di Notiziari tematici con i quali affronteremo, una per volta, le principali questioni ancora irrisolte all’interno del M.D. e che toccano direttamente il personale civile, e su queste diremo come la pensiamo e le soluzioni che prospettiamo, anche ai fini del nostro […]
Notiziario n. 29 del 22 marzo 2018 – Sulla base delle sollecitazioni provenienti dai colleghi e già oggetto anche di precedenti iniziative unitarie (vds. Notiziario n. 84 del 5.09.2017) rimaste però sinora sostanzialmente inevase, in data 22 febbraio u.s. la nostra O.S. ha scritto al D.G. di PERSOCIV la lettera che ripubblichiamo in allegato 1 […]
Notiziario n. 28 del 19 marzo 2018 – Siamo a metà circa del percorso che, tra 30 giorni esatti, porterà le lavoratrici e i lavoratori pubblici a esprimere il loro voto per rinnovare le “Rappresentanze Sindacali Unitarie” nei quattro comparti del pubblico impiego. Un appuntamento importante, come ogni qualvolta si dà la parola direttamente ai […]