Notiziario n. 141 del 2 dicembre 2016 –

Madia e CGIL-CISL-UIL, felici e contenti per lo straordinario accordo raggiunto
Madia e CGIL-CISL-UIL, felici e contenti per lo straordinario accordo raggiunto

Si riporta il testo del “comunicato stampa” di ieri di CSE che esprime considerazioni di merito molto critiche sul’ “accordo truffa” del 30.11.2016  che, dopo 7 anni di blocco, arriva a soli pochi giorni dal voto referendario e rappresenta di fatto un autentico endorsement al “si”, come tutti i lavoratori hanno ben compreso. Lo pubblichiamo su questa stessa pagina per la goduria dei colleghi.

” Altro che contratto degli statali!!!

A pochi giorni dalla consultazione referendaria CGIL CISL e UIL firmano una dichiarazione di intenti preelettorale assolutamente generica che non produrrà alcun effetto immediato.  Un’iniziativa che vuole far credere ai lavoratori che si sia rinnovato il contratto, quando non è così.

L’intesa sottoscritta con il Governo non è il contratto di lavoro ma semplicemente un impegno di carattere politico e la strada per arrivare al rinnovo risulta ancora lunga e piena di ostacoli.  Assecondando la propaganda elettorale del Premier Renzi, CGIL CISL e UIL non solo non hanno portato a casa nulla per i lavoratori del pubblico impiego, ma hanno anche pregiudicato il futuro della contrattazione che, necessariamente, dovrà aprirsi all’Aran con tutti i soggetti rappresentativi. Perché oltre quelle cifre, lanciate senza che vi sia alcuna copertura per il 2018, difficilmente si potrà andare nel momento in cui si parlerà veramente di rinnovi contrattuali.  Le risorse stanziate fino ad oggi dalle leggi di Stabilità 2016 e 2017 ammontano a meno di 1 miliardo, equivalenti a circa 20 € lordi pro capite.  Una cifra ben lontana dai 5 miliardi necessari per raggiungere gli 85 euro sbandierati dal Governo.  La differenza dovrebbe essere allora reperita nella legge di Bilancio 2018.

Con l’intesa CGIL, CISL e UIL rinunciano a difendere il diritto dei lavoratori pubblici ad avere una giusta retribuzione e la possibilità di recuperare – almeno parzialmente – il potere di acquisto delle buste paga svalutate artificialmente con un blocco legislativo delle retribuzioni di ben 7 anni. Basti ricordare che i contratti del lavoro privato rinnovati in questi mesi hanno previsto aumenti medi di 90 €, dopo aver già avuto gli aumenti medi complessivi di circa 230€ con i due rinnovi relativi ai trienni precedenti.

Tra le altre cose, con questa intesa, si rinuncia anche ai 6 mesi del precedente triennio contrattuale, che la Corte Costituzionale aveva sancito spettare ai dipendenti pubblici. Inoltre, fino a quando non verrà approntata una legge apposita che dia la possibilità di superare i vincoli imposti dalla riforma Brunetta, sarà estremamente difficile aprire concretamente il tavolo negoziale per il nuovo contratto. L’articolo 17 della legge delega 124 del 2015, infatti, non fa alcun riferimento alla possibilità di modifica delle norme sulla contrattazione. Servirà dunque una legge ad hoc per aprire il vero e proprio contratto che, a sua volta, sarà reso difficile dalla necessità di omogeneizzare la parte normativa dei comparti unificati dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione.

La FLP-CSE, che è il sindacato grazie al quale si è pronunciata la Corte Costituzionale e si è costretto il Governo a riparlare di contratti pubblici, continuerà, invece, la sua battaglia al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per un rinnovo contrattuale vero a tutela degli stipendi stipendi e delle professionalità del lavoro pubblico” .  

Il comunicato evidenzia la fumosità dell’accordo, che è stato accompagnato in queste ore da un indecoroso battage da parte dei media. Ma ci poniamo altri interrogativi: si parla di 85 € (a regime e medi, attenzione!), ma le coperture 2018 non ci sono nel DDL bilancio votato dalla Camera;  che senso ha poi sottoscrivere un accordo con un Governo che tra tre giorni potrebbe saltare? chi stipulerebbe un accordo di compravendita con un’azienda che solo dopo tre giorni potrebbe fallire?  e quale infine è l’affidabilità di questo Governo che negli anni si è caratterizzato per le posizioni ostili verso lavoratori e sindacati? Allora, è chiaro: solo un assist al “si”, anche da parte di chi è scesa in piazza per il “no”. Meditate gente, meditate!

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato: 30-11-2016-accordo-madia-cgil-cisl-uil

Notiziario n. 115 del 7 ottobre 2016 –

legge-104Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 28/2016 che riferisce dell’interessante sentenza n. 213 del 23 settembre 2016 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 33, comma 3,  nella parte in cui esclude il convivente dal diritto ad usufruire dei permessi mensili per assistere una persona disabile a lui vicina.

” La FLP informa che, con sentenza n. 213/2016, la Corte Costituzionale ha stabilito il rilevante principio secondo cui anche al convivente di persona disabile – che si occupi dell’assistenza in favore del partner malato o invalido – ha diritto di usufruire, alla stessa stregua dei coniugi e dei parenti fino al secondo grado, dei tre giorni di permesso mensile retribuito e coperto da contribuzione figurativa previsti dalla legge 104 del 1992.

La storia da cui trae origine la sentenza si incardina in un procedimento sorto 3 anni fa tra una lavoratrice e l’ASL presso cui prestava servizio. Dopo che lavoratrice ha citato in giudizio l’ASL che non gli aveva riconosciuto l’uso dei permesso mensili, il Tribunale ordinario del lavoro con ordinanza del 15 settembre 2014 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del comma 3 dell’articolo 33, Legge 104/02.

La Corte Costituzionale, dopo aver ritenuto rilevante la questione e ricostruito la ratio legis dell’istituto del permesso mensile retribuito di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, alla luce dei suoi presupposti e delle vicende normative che lo hanno caratterizzato, nel ricordare l’inviolabilità del diritto alla salute psico-fisica del disabile (previsto dall’articolo 32 delle Costituzione) ha dichiarato incostituzionale la legge n. 104/1992 e precisamente l’art. 33, comma 3 laddove esclude il convivente dal diritto ad usufruire del permesso mensile per assistere una persona disabile a lui vicina.

L’intento dei giudici della Consulta non è stato quello di imporre un’equiparazione fra la figura del coniuge e quella del convivente, bensì di sottolineare come l’articolo 2 e 32 della Costituzione intendono garantire e tutelare un diritto inviolabile, specialmente nei confronti di chi si trova in una situazione di oggettiva gravità.

A detta dei magistrati è quindi del tutto illogico che nell’elenco dei legittimati ad utilizzare i permessi retribuiti e mensili della Legge 104/92 non vengano menzionati anche i conviventi.

DIPARTIMENTO STUDI E LEGISLAZIONE DI FLP “

Pubblichiamo di seguito su questa stessa pagina in allegato 1 la sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 23 settembre 2016 e, in allegato 2,

La sentenza della Corte Costituzionale n. 213 del 23 settembre 2016 è pubblicata sul nostro sito, che reca anche la recente circolare PERSOCIV n. 57501 del 28.09.2016 relativa alla sentenza della Cassazione n. 5574/2016 anch’essa in materia di permessi Legge 104.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: Sentenza Corte Costituzionale n. 213 del 23.09.2016

Allegato 2: Circolare Persociv n.57501 deel 28-09-2016 su sentenza Cassazione permessi L.104

 

 

Notiziario n. 113 del 4 ottobre 2016 –

I segr. Gen. di CGIL, CISL e UIL contenti e felici dopo l'accordo con il Governo
I Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL felici e contenti dopo l’accordo con il Governo sull’APE

Si riporta di seguito il comunicato CSE diffuso in data 3 ottobre u.s. che esprime le proprie valutazioni al riguardo dell’accordo tra Governo e CGIL-CISL-UIL (solo loro…)  sulle modifiche della legge Fornero e del varo con la prossima legge di stabilità dell’A.P.E. (Anticipo Pensionistico), presentato come “la soluzione” per dare più flessibilità in uscita. Mah!

” La Legge Fornero, che ha provocato lo slittamento della pensione per la maggior parte dei lavoratori italiani, è ormai universalmente riconosciuta come una legge iniqua, ma ha il pregio di non avere né babbo né mamma.

Benché, infatti, quasi tutti i partiti allora presenti in Parlamento l’abbiano votata, oggi non si trova più nessuno che ne rivendichi la paternità. Anzi, è usata come comodo paravento dalle forze politiche per continuare a far cassa sui lavoratori senza prendersi responsabilità, tanto la colpa è della Fornero.

Pensavamo quindi, che con il confronto sulle pensioni che si è aperto a Palazzo Chigi mesi fa, al quale “stranamente” sono stati invitati solo CGIL, CISL e UIL,  si potesse dar corso alla modifica di una norma che ha portato l’Italia ad avere il triste primato di essere uno dei Paesi industrializzati con l’età pensionabile più alta.

Invece no, perché il nostro è un Paese in cui anche quando si tratta di correggere le iniquità più palesi, il gioco dei diritti è sempre a somma zero, cioè se si fa giustizia da una parte si deve togliere qualcosa dall’altra.

Così, il 28 settembre scorso, si è giunti alla firma di un verbale d’intesa tra Governo e triplice confederale nel quale, al fianco di condivisibili obiettivi quali l’aumento delle pensioni minime, la possibilità di ricongiungimento non oneroso di periodi contributivi o la revisione del regime pensionistico per lavoratori precoci e lavori usuranti (che però devono essere tradotti ancora in provvedimenti legislativi), è spuntato uno strano animale di cui si sente molto parlare: l’APE.

Eravamo abituati a sentir parlare di api regine o api operaie. Invece ora c’è anche l’APE bancaria, che sugge soldi da coloro che vorrebbero andare in pensione per portarli moltiplicati a banche e assicurazioni.

In cosa consiste l’APE Bancaria? Semplice! Si propone di mandare in pensione lavoratori a un’età che, prima della Legge Fornero, avrebbe dato diritto alla pensione di anzianità, previa accensione di un mutuo che, formalmente, il lavoratore chiede all’INPS, ma è erogato dalle banche, con l’obbligo ulteriore di stipulare un’assicurazione per il caso di premorienza.

In sintesi, per ridarti un diritto che era già tuo, devi accendere un mutuo ventennale al tasso del 5 per cento annuo – che per inciso è talmente alto da essere attualmente fuori mercato – al quale bisogna aggiungere un altro 5 per cento della somma sotto forma di premio assicurativo.

L’esborso medio per tre anni e sette mesi di anticipo ed un assegno pensionistico poco oltre i mille euro è di oltre 60.000 euro.

La misura è ancora più fuorviante, al limite del truffaldino, se pensiamo che per i primi tre anni di pensione la decurtazione è minima, mentre dal quarto anno in poi la pensione si abbassa drasticamente fino a portare il pensionato sotto la soglia di povertà.

Il metodo usato dai sindacati per giustificare l’APE è più o meno come quello che i politici hanno usato per la Legge Fornero cioè scaricare le proprie responsabilità. Infatti, il verbale siglato con il Governo prevede due parti: la prima, quella migliore (ma non perfetta) è preceduta dalla dicitura “le parti convengono”; la seconda, quella dell’APE, invece è una dichiarazione del Governo e i sindacati, formalmente, non aderiscono e possono dire di non essere d’accordo. 

La realtà è che se un sindacato non è d’accordo con qualcosa chiede che venga tolta dall’accordo; se non lo fa sta dando il proprio assenso all’operazione. Appunto ciò che è avvenuto con il verbale del 28 settembre.

D’altronde, se è chiaro e lampante che questo Governo è amico delle banche, è altrettanto chiaro che i sindacati sono molto amici delle assicurazioni. E il nuovo insetto punge i lavoratori ma porta tanti soldi alle banche, ma anche alle società assicurative.

Alla fine, la previsione (e il rischio) è che solo i lavoratori già ricchi si avvarranno del nuovo strumento, il ché anziché diminuire le iniquità della Legge Fornero le farà aumentare, alimentando divisioni “di classe” tra chi potrà permettersi di farsi suggere soldi dall’APE Bancaria e chi no.

Con il consenso di chi dovrebbe difendere i lavoratori e invece, tra una crociera e l’altra, continua a difendere le caste.                                     LA SEGRETERIA GENERALE “

Pubblichiamo su questa stessa pagina:

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: 28-09-2016-averbale-d’intesa-tra-governo-e-cgil-cisl-uil

Allegato 2: scheda-tecnica-sull’ape-elaborata-dal-D.P.P.A.-della-FLP

Notiziario n. 110 del 26 settembre 2016 –

Rino Di Meglio, Segretario Generale di CGS
Rino Di Meglio, Segretario Generale di CGS

Si riporta di seguito il testo del “comunicato stampa” della Confederazione Generale Sindacale diffuso in data 23 u.s., nel quale il Segretario Generale della CGS pone in particolare l’accento sulla necessità che, attraverso il nuovo contratto,  si recuperino spazi ampi di contrattazione,  oggi ridotti al lumicino dalle norme introdotte dal 2009 al 2011 dall’ex Ministro alla P.A., R. Brunetta.

“La strada che dovremo percorrere per arrivare al rinnovo del contratto del pubblico impiego, scaduto ormai da sei anni, si profila già tortuosa e in salita”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, Segretario Generale della CGS, che individua i due ostacoli maggiori nell’esiguità dei fondi messi a disposizione dal Governo e nell’indeterminatezza degli ambiti di contrattazione.

“Le risorse stanziate finora, appena 300 milioni di euro per tutti i comparti del pubblico impiego, – spiega il segretario generale della CGS – sono insufficienti persino per risarcire i dipendenti pubblici della mancata applicazione dell’IPCA (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea), cioè circa 130 euro netti pro capite.

Inoltre, a causa di una normativa che ha provocato continue incursioni legislative, manca del tutto la preliminare e fondamentale certezza del diritto su quali siano gli ambiti riservati alla contrattazione”.

Per creare le condizioni che rendano possibile l’apertura del tavolo negoziale, quindi, secondo Di Meglio “occorre modificare la legge Brunetta e ripristinare il valore della contrattazione e della rappresentanza dei lavoratori. Contratti a costo zero, o con scarsi soldi solo per pochi, non sono la soluzione dei problemi del pubblico impiego. La dignità del lavoro non è in svendita e il nostro impegno è di tutelarla in tutte le sedi”.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 92 del 27 luglio 2016 –

La Ministra Madia e le delegazioni sindacali in riunione
La Ministra Madia e le delegazioni sindacali in riunione

Si riporta di seguito il testo del comunicato CSE diffuso in data di ieri  e relativo all’incontro che la Ministra alla P.A., Marianna Madia, ha avuto in pari data con i Sindacati Rappresentativi del Pubblico Impiego

“Nella tarda mattinata di oggi si è svolto presso Palazzo Vidoni il previsto incontro fra la Ministra Madia e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative del pubblico impiego, con all’ordine del giorno “questioni connesse al lavoro pubblico”.

Anticipata via media e con uno strombazzamento di telecamere e di fotografi, quasi si trattasse di uno spettacolo, la riunione di oggi è stata caratterizzata da un preambolo della stessa Ministra che, incurante del fatto e della situazione (contratti bloccati da anni, livelli retributivi più bassi di Europa, riorganizzazioni delle PP.AA. senza alcun filo conduttore), prima ancora di emanare il fatidico atto di indirizzo propedeutico all’avvio del confronto in sede Aran, ha comunicato il proprio intendimento ad aprire un tavolo tecnico presso la predetta Agenzia entro la metà del mese di settembre, per meglio comprendere le richieste delle forze sociali in tema di rinnovo contrattuale e quale contributo le stesse intendono offrire all’emanando Testo Unico del Lavoro Pubblico, per altro ancora top secret.

Si tratta, infatti, di una sorta di nuovo decreto legislativo 165 2.0 che, dai rumors e dalle indiscrezioni filtrate negli ambienti bene informati, guarda caso, sembra contenere tutte ma proprio tutte quelle materie che una volta erano regolate dal contratto e che adesso verrebbero ricomprese in un testo di legge e quindi tolte alla potestà della contrattazione.

A nostro avviso, dopo la presentazione delle piattaforme, non si vedeva proprio la necessità di questo ulteriore passaggio mentre invece, firmato l’accordo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione, era necessario che la Ministra emanasse velocemente, e come promesso, l’atto di indirizzo, assumendosi la responsabilità di individuare le priorità politiche e le ulteriori scelte in termini di disponibilità economiche, per aprire immediatamente il confronto nella sede naturale, e cioè l’ARAN.

Questo “stop and go” proposto alle parti sociali nella riunione di oggi, a voler pensare male, può essere letto come un modo per prendere tempo in una fase politica molto delicata come quella del referendum istituzionale, cercando di non inimicarsi i più di tre milioni di pubblici dipendenti già sufficientemente “incavolati” per il perpetuarsi del blocco dei contratti, per le quantità economiche perse in tutti questi anni, per i circa 300 milioni di euro messi a disposizione per il 2016 (quasi cinque euro medi, lordi, procapite). E, in ogni caso, la Ministra ha pensato bene di mettere i piedi nel piatto provando anche a dettare l’agenda dei prossimi appuntamenti: produttività, valutazione, reclutamento, mobilità, organizzazione del lavoro,  tutte materie che già con il dlgs 150 del 2009, la “Brunetta” per capirci, sono state tolte dalla contrattazione ed affidate dalla legge alla potestà della dirigenza.

Ovviamente noi di CSE, Confederazione che ha confermato la maggiore rappresentatività anche nel nuovo sistema a quattro comparti (più la PCM), non ci sottrarremo al confronto, ma desideriamo fin da subito chiarire la nostra ferma intenzione a rivendicare una stagione contrattuale che recuperi seriamente sul fronte del salario, che riprenda il filo della contrattazione su buona parte delle materie ora legificate, che dia ruolo e funzioni al personale pubblico attraverso nuove politiche di formazione e di carriera. Siamo da sempre disponibili a discutere di un nuovo modello di pubblica amministrazione, nel quale sia possibile valutare l’operato del dipendente con regole chiare, con obiettivi precisi e con il monitoraggio dell’utenza. Siamo da sempre disponibili a ragionare di una nuova politica delle assunzioni e della previdenza nel P.I. .  

Adesso però, si devono  rinnovare i contratti! “

FLP DIFESA – Coordinamento Nazionale

Notiziario n. 75 del 16 giugno 2016 –

La Ministra Madia: chissà cosa pensa, se pensa...
La Ministra Madia: chissà cosa pensa, se pensa…

Si riporta di seguito il testo integrale del Notiziario n. 24 di oggi dalla Segreteria Generale FLP  con il quale  la nostra Federazione dà notizia del Rapporto della Corte dei Conti sul lavoro Pubblico.

” E’ passato ormai un anno dalla storica sentenza della Consulta che, pronunciandosi sul ricorso della FLP, ha dichiarato incostituzionale il blocco per legge dei contratti dei lavoratori pubblici.  Nonostante questo, il Governo conferma la sua posizione di chiusura, inscenando l’ennesima melina e cercando di dividere il fronte dei lavoratori.

Non avendo infatti più l’alibi della mancata definizione dei nuovi comparti di contrattazione, definiti il 4 aprile all’ARAN, e non ancora operativi per i ritardi del Governo nell’autorizzarne la sottoscrizione definitiva, la Ministra Madia ora preannuncia l’adozione di un atto di indirizzo mirato a rinnovare i contratti solo ad una parte dei lavoratori, quelli “più poveri”, come se vi fossero lavoratori pubblici ricchi o abbienti… Forse si confonde con gli stipendi dei Boiardi di stato o con quelli dei dirigenti generali, che la cattiva politica sforna ad ogni piè sospinto, per accontentare le proprie clientele e mantenere il dominio sulle strutture pubbliche.

Una dichiarazione oggettivamente priva di senso, quasi offensiva, che cerca di giustificare l’irrisorio stanziamento nella legge di stabilità 2016 che, come abbiamo detto più volte, è una posta quasi fittizia, strumento elusivo della sentenza della Corte Costituzionale. Nessun sindacato, anche quello più accondiscendente, potrà firmare un contratto a costo zero dopo anni di blocco e con stipendi falcidiati dall’aumento del costo della vita.

Eppure sui guasti del reiterato blocco dei contratti e su come i lavoratori della pubblica amministrazione italiana abbiano pagato da soli il peso del taglio della spesa pubblica si è pronunciata la stessa Corte di Conti con il rapporto sul lavoro pubblico, presentato al Paese nei giorni scorsi, e su cui poca pubblicità è stata data, guardo caso, dai mass media.  Uno studio che smonta tutte le teorie sull’alto numero dei lavoratori pubblici in Italia (il rapporto è tra i più bassi dei paesi industrializzati), sul costo del nostro lavoro pubblico (inferiore anche in questo caso a tutti i principali paesi europei), sui diversi livelli retributivi e sul rapporto tra stipendi pubblici e privati (ormai  invece assolutamente in linea). Che denuncia anche gli scarsi investimenti sul personale, la mancata formazione, il disconoscimento del merito e del diritto alla carriera.

Un rapporto, questo della Corte dei Conti, che indubbiamente dà ancora più forza alla nostra iniziativa, assunta come è noto all’interno della Confederazione CGS, di portare il Governo di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con il ricorso a cui hanno aderito decine di migliaia di lavoratori pubblici, per vedere condannato il comportamento del Governo, indennizzati i danni economici pregressi, avviata finalmente una vera contrattazione e non una mistificazione della stessa.

La nostra azione quindi prosegue con maggiore convinzione e forza, ad ogni livello – politico – giurisdizionale – di mobilitazione, per far cessare questa odiosa discriminazione.

LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Pubblichiamo su questa stessa pagina, per i colleghi interessati,  la relazione annuale della Corte dei Conti (allegato 1)  un articolo di qualche giorno fa de IL MESSAGGERO sul rinnovo contrattuale (allegato 2), e una mozione presentata da parlamentari di FdI-AN (primo firmatario l’on. W. Rizzetto) sullo stesso argomento, che fa riferimento anche alla nostra iniziativa ricorsuale alla CEDU.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: Corte dei Conti – Relazione sul lavoro pubblico anno 2016

Allegato 2: Rinnovo contrattuale, articolo de IL MESSAGGERO

Allegato 3: FdI/AN mozione contratti pubblici

 

 

Notiziario n. 61 del 16 maggio 2016 –

logo ricorso cgsSi riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. 10 in data di oggi con il quale la Confederazione CGS,  preso atto della difficoltà di tantissimi lavoratori ad aderire al ricorso alla CEDU a causa del numero eccessivo di richieste di accesso alla piattaforma on line, rende noto che la predetta piattaforma sarà ancora accessibile per nuove adesioni al ricorso fino alle ore 12.00 del 20 maggio p.v.

” L’adesione dei lavoratori al nostro ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) per ottenere un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali continua senza soste… anzi è aumentata vertiginosamente nelle ultime ore.

L’accesso simultaneo di migliaia di ricorrenti alla piattaforma informatica ha mandato in tilt la stessa per ben tre volte nella giornata di venerdì 13 maggio e quattro volte nella giornata successiva, impedendo a molte persone di registrarsi o di completare la registrazione.

Al Centro Gestionale del Ricorso stanno quindi arrivando migliaia di mail con richieste di notizie e anche di proroga dell’apertura della piattaforma per consentire la partecipazione al ricorso di quanti non sono ancora riusciti a registrarsi o a completare la registrazione.

Mentre i ricorrenti dell’ultima ora si accingono a partecipare alla nostra iniziativa, anche la UIL (sconfessando i denigratori della nostra iniziativa che la consideravano allineata alle loro posizioni) ha incominciato a raccogliere le adesioni per proporre un ricorso in Europa per ottenere un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali… con buona pace dei “pareri pro veritate”  e dei loro disinteressati divulgatori.

Questo è un fatto nuovo a sostegno della bontà della nostra iniziativa ricorsuale, che evidentemente non è così velleitaria come i nostri detrattori vorrebbero far credere.

La linea ricorsuale predisposta dai nostri avvocati impone (per rafforzare le argomentazioni di fronte alla CEDU) di presentare il ricorso a Strasburgo entro il 30 giugno 2016 e pertanto non ci sarà possibile prorogare i termini per aderire alla nostra iniziativa.

Tutto quello che possiamo fare – e che faremo – sarà tenere aperta la piattaforma ancora per qualche giorno – fino alle ore 12,00 di venerdì 20 maggio 2016 – per consentire a quanti hanno incontrato in questi giorni difficoltà a causa dei rallentamenti e dei crash della procedura informatica di registrarsi o di completare la registrazione per partecipare al ricorso.

Confidando nella comprensione di tutti suggeriamo di accedere alla piattaforma il più presto possibile, evitando l’accalcamento nelle ultime ore… nelle quali il collegamento potrebbe nuovamente presentare delle problematicità che, a quel punto, non potremo più risolvere.

Roma, 16 maggio 2016  La Segreteria Generale CGS “            

Sollecitiamo pertanto tutte le nostre strutture a dare al presente Notiziario la massima diffusione tra tutti i lavoratori,  mentre continuiamo a percepire un enorme consenso a questa nostra iniziativa anche nel Ministero Difesa,  dove registriamo migliaia di adesioni tra i colleghi e centinaia di nuove iscrizioni a FLP.  Mancano davvero pochi giorni alla scadenza dei termini,  e ora che anche altre sigle si sono convinte della bontà del ricorso alla CEDU,  è del tutto evidente la necessità di far presto per non perdere questo importante treno che potrebbe risarcire i lavoratori degli enormi danni subiti dal blocco contrattuale.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n 44 del 15 aprile 2016 –

DEFSi riporta di seguito il testo del Notiziario n. 20 del 13 aprile 2016 con il quale la nostra  Federazione dà conto ai colleghi delle ulteriori brutte notizie che vengono ai lavoratori pubblici dalle previsioni del Documento Economico Finanziario (DEF) adottato dal Governo qualche giorno fa.

 “Dal testo del DEF (Documento Economico Finanziario) approvato dal Consiglio dei Ministri l’ 8 di aprile emergono ulteriori  brutte notizie per il lavoro pubblico.

Non è previsto infatti alcun ulteriore stanziamento rispetto all’elemosina dei 5 euro previsti nella Legge di stabilità per il periodo 2016/2018, ma solamente la previsione della vacanza di indennità contrattuale a partire dal 2019 e l’ipotesi di pochi spiccioli per il triennio 2019/2022 pari guarda caso proprio a 5 euro.

Alla faccia delle affermazioni che con la definizione dei nuovi comparti contrattuali il Governo avrebbe avviato il rinnovo dei contratti.

Una nuova provocazione del Governo che non solo elude la Sentenza della Corte Costituzionale, ma continua  a perseguire la politica di impoverimento dei lavoratori pubblici imponendo nuovi inaccettabili tagli al salario accessorio e l’inasprimento del turn over.

Non solo continua il blocco dei contratti, ma sono ora a rischio anche i contratti integrativi ed il salario aziendale.

Una ragione di più per dare finalmente senso e corpo ad una forte mobilitazione unitaria del lavoro pubblico che si opponga con decisione alle politiche punitive del Governo e per ricorrere tutti, con l’ importante e strategica iniziativa della  CGS, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per vederci riconosciuti gli arretrati ed il diritto ad un contratto dignitoso “.

A tal riguardo, riportiamo anche di seguito il “Comunicato n. 6”  diffuso da CGS in data 12 u.s.

 “Dopo la firma del CCNQ per la definizione dei comparti, i sindacati confederali avevano esultato “..il governo non ha più scuse per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti …”. 

Ne hanno dato notizia anche i media, precisando che restano confermate da parte del governo le somme stanziate per il rinnovo dei contratti (cinque euro) E CHE NON CI SARANNO ULTERIORI RISORSE AGGIUNTIVE.

Addirittura potete vedere che le risorse ipotizzate anche per il successivo triennio (2019-2021) sono pari sempre a 300 milioni di euro, il che significa sempre e solo cinque euro fino al 2021.

Tutti in coro, appassionatamente, GLI ALTRI SINDACATI, puntando sul rinnovo dei contratti avevano bollato come “NON S’HA DA FARE!”,  il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, promosso dalla CGS, che ora più che mai, a nostro avviso, rimane  l’unico strumento per cercare di ricevere un risarcimento per tutti i mancati rinnovi del nostro contratto dal 2010 ad oggi.

Noi ve lo proponiamo poi, chiaramente, ognuno è libero di sentire la “seduzione delle sirene” o agire per conto proprio “

In allegato, il testo della bozza del DEF 2016 entrata in Consiglio dei Ministri e due interessanti articoli, il primo su IL MESSAGGERO e  il secondo su IL FATTO QUOTIDIANO, entrambi pubblicati in data 12 aprile u.s.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 33 del 21 marzo 2016 –

Manifesto_ioricorroetuFLPSi riporta di seguito il comunicato diffuso in data 17 u.s. dalla Confederazione CGS, la nuova confederazione sindacale del pubblico impiego alla quale aderiscono, tra le altre sigle, anche FLP e GILDA,  con il quale  si dà notizia della già avvenuta adesione, in due soli giorni, di migliaia di lavoratori pubblici al ricorso risarcitorio (almeno 5.000 € l’indennizzo richiesto) promosso da CGS presso la CEDU  (Corte Europea per i Diritti dell’Uomo),  cui potranno partecipare anche tutti i lavoratori civili della Difesa.

” Più di mille ricorsi al giorno sono stati inseriti nel portale  www.ricorsocgs.it, la piattaforma per registrarsi e partecipare al ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (C.E.D.U.)
 organizzato dalla Confederazione Generale Sindacale (C.G.S.)contro il blocco dei contratti e delle retribuzioni nel pubblico impiego.

Abbiamo predisposto una piattaforma informatica che ci consentirà di gestire, assieme al personale amministrativo dedicato e alla strumentazione in sede, circa 300.000 ricorsi dal 15 marzo fino a fine maggio 2016 (periodo in cui sarà possibile inviare le pratiche).

Già sono state inserite le prime risposte ai quesiti più frequenti e ad ogni ricorrente entro 24 è stata data risposta via mail a dubbi o errori di compilazione.

Un sistema altamente professionale a supporto di una causa importante. La CGS ha intrapreso questo ricorso consapevole di:

Con piacere vediamo che ora anche altre organizzazioni sindacali si stanno muovendo, chi per imitarci chi per denigrare l’iniziativa. Così è stato anche in occasione del ricorso alla Corte Costituzionale.

Pensiamo sia di buon auspicio per festeggiare un’altra vittoria.

A chi vuole aderire al ricorso ribadiamo la serietà della nostra iniziativa accessibile a tutti i dipendenti pubblici e li invitiamo a prendere visione della piattaforma e della validità e credibilità dell’iniziativa. Tutto nella massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori.

Roma, 17 marzo 2016 “

Pubblichiamo su questa stessa pagina la locandina predisposta da FLP da affiggere nelle bacheche e da distribuire ai lavoratori,  e sollecitiamo tutte le nostre strutture sindacali a pubblicizzare al massimo l’iniziativa della Confederazione CGS.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato: la locandina FLP sul ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’UomoLocandina FLP sul ricorso alla CEDU

Notiziario n. 32 del 16 marzo 2016 –

1 -ioricorroetu locandina 250x250Si riporta di seguito il Notiziario diffuso ieri dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP dà notizia dell’avvio, da parte delle OO.SS. aderenti alla nuova Confederazione CGS tra le quali appunto FLP, del ricorso risarcitorio (almeno 5.000 € l’indennizzo richiesto) che verrà proposto presso la CEDU (Corte dei Diritti dell’Uomo), e al quale potranno partecipare tutti i lavoratori civili della Difesa.

” La FLP, aderente alla nuova Confederazione sindacale CGS (Confederazione Generale Sindacale), è, unitamente a FGU, NURSIND e UNAMS, tra le OO.SS. promotrici dell’iniziativa che mira a ottenere la condanna del Governo a risarcire i lavoratori pubblici per il mancato rinnovo dei contratti dal 2010 al 2015 e per la mancata riapertura dei tavoli contrattuali, con adeguate risorse, a partire dal mese di luglio 2015, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178 che si è pronunciata a giugno 2015 sul ricorso promosso dalla FLP.

Ricordiamo che la Legge di stabilità 2016, stanzia la cifra irrisoria di 5 euro lordi mensili e nulla dice per il passato, avallando un’inaccettabile scippo per le tasche dei lavoratori.

Col ricorso sarà chiesto alla CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un indennizzo monetario, che si stima essere superiore ai 5.000 euro per i dipendenti del comparto e ben più alto per l’area dirigenziale, e la copertura economica del Contratto da luglio 2015.

Il ricorso, che si prevede possa avere il suo esito entro due anni e che è direttamente esecutivo chiamando in causa il governo a risarcire i lavoratori ricorrenti, assume un duplice valore sindacale:

La dignità dei lavoratori pubblici richiede oggi più che mai una tutela sindacale determinata e le federazioni costituenti la CGS, con questa iniziativa, dimostrano di voler rendere concreta questa tutela attraverso tutte le strade che le relazioni sindacali e il diritto le consentono.

Purtroppo la situazione economica dei conti pubblici e il contesto internazionale non lascia ben sperare sulla volontà del Governo di aggiungere adeguate risorse economiche a quelle previste nella legge di stabilità per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Procediamo quindi verso una esigibilità dei diritti previsti dai trattati europei, anche oltre quanto già statuito dalla Corte Suprema, costringendo il Governo a pagare direttamente ai lavoratori il danno derivante dal mancato rinnovo dei contratti.

Da ieri sera sul sito internet www.ricorsocgs.it è disponibile tutto il materiale necessario per attivare il ricorso, che sarà aperto a tutti i lavoratori del pubblico impiego.  La macchina organizzativa infatti è già in moto in quanto i ricorsi dovranno essere depositati presso la CEDU  entro i limite massimo di sei mesi ed è stimabile un’adesione che supererà sicuramente  le 100.000 adesioni.

Sull’esito positivo della vertenza siamo particolarmente fiduciosi, in quanto ci avvaliamo di un pool di avvocati particolarmente esperti in questo ambito.

Questa, dopo la sentenza della Consulta, è un’altra iniziativa che farà storia.

LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

In allegato,  il comunicato della CGS sull’iniziativa riscorsuale (Allegato 1),  le tabelle  per la stima del danno (Allegato 2), la locandina da affiggere in tutte le bacheche  e da distribuire a tutti i lavoratori in copia (Allegato 3) e il video della presentazione del ricorso (Allegato 4).

Si ricorda che l’adesione al ricorso è possibile unicamente attraverso la piattaforma informatica pubblicata sul portale web: www.ricorsocgs.it

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1  Comunicato di CGS sul ricorso a CEDU:

Allegato 2: Tabelle quantificazione del danno

Allegato 3: La locandina del ricorso

Allegato 4: il video della conferenza stampa di presentazione del ricorso

Vai al sito internet per aderire al ricorso  www.ricorsocgs.it

FLP


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