Notiziario n. 75 del 14 luglio 2014 –

La Direzione Generale per il personale  civile
La Direzione Generale per il personale civile

La notizia l’ha data direttamente lei stessa, la Ministra per la P.A. e la Semplificazione, Marianna Madia:  via twitter,  ha comunicato che era stato firmato il decreto che dispone  la prossima assunzione di 636 vincitori di concorsi pubblici, definiti dalla stessa Ministra “forze nuove e competenti”.  Particolare per noi della Difesa sicuramente non secondario e trascurabile,  tra le 636 unità da assumere pare proprio non figuri nessuno dei vincitori dei concorsi civili per il nostro Ministero.  E tutto questo, nonostante i ripetuti gridi di allarme lanciati dai Vertici Militari della Difesa, con riferimento in particolare alle crescenti criticità di Poli e Arsenali,  e gli impegni, a più riprese e in più sedi, ribaditi dai Vertici politici della Difesa,  Ministra e Sottosegretario, a fronte delle crescenti sofferenze dei nostri Enti a causa del mancato turnover.  Come mai questo?  Proviamo di seguito a fornire il nostro punto di vista al riguardo.

Le ultime assunzioni di vincitori di concorsi civili per la Difesa risalgono oramai al 2011  (DPCM 10.03.2011), e hanno riguardato n. 232 unità,  per le quali si è provveduto attingendo alle graduatorie 2006/2007 e sulla base dei piani di riparto di cui ai “comunicati Persociv”  datati 15 giu. e 31 ago. 2011.    Da quel momento,  nulla di nuovo sotto il sole, nonostante nel corso di quello stesso anno la D.G. avesse inoltrato alla F.P. la richiesta di autorizzazione ad assumere che, sulla base dei dati a nostra conoscenza,  riguardava  n. 208  assunzioni, dei quali: n. 7 ripartite  tra Dirigenti, Professori, vittime del terrorismo e altri;  n. 24 per l’area 2^ (tutti assistenti tecnici); infine,  n. 175 per l’area 3^ e dunque nel numero esatto di carenze rilevate al 31.10.2012 in sede di rideterminazione degli organici – poi recepiti con DPCM 22.01.2013 – a seguito dei tagli della Legge n. 135/2012 (c.d. spending review).

Viceversa, sempre al 31.12.2012, le aree 1^ e 2^ evidenziavano un numero di eccedenze complessivamente pari a circa 1.500 posizioni nel rapporto tra organici ed effettivi (vds. nostro Notiziario n. 136 del 17.10.2012),  ridottisi poi a circa la metà a distanza un anno (n. 169 di area 1^ e n. 730 di area 2^, dati questi comunicati dal D.G. di PERSOCIV nella riunione del 23 ottobre 2013, si veda il nostro Notiziario n. 119 del 5.11.2013).

Ebbene, temiamo che la mancata autorizzazione ad assumere alla Difesa possa essere dovuta al fatto che le eccedenze di cui sopra –  oggi verosimilmente ridotte a circa 600/700 in ragione delle cessazioni dal servizio intervenute nel frattempo – non sono state riassorbite attraverso i c.d. “pensionamenti in soprannumero”  con le regole pre-Fornero. Pensionamenti, questi,  previsti dalla stessa L. 135,  e poi oggetto di specifica circolare attuativa (F.P. n. 3 del 29.07.2013), a seguito della quale FLP DIFESA chiese un incontro (nota allegata al Notiziario n. 97/2013, che ripubblichiamo su questa stessa pagina).  Richiesta più volte ribadita, anche recentemente, da noi e da altri, ma mai assolta dall’A.D.

Appare allora evidente, a nostro modesto avviso, come, anche in ragione di quanto previsto dalla Legge 30.10.2013, n. 125,  la condizione di permanente eccedenza nelle aree 1^ e 2^, oltre a penalizzare i colleghi che avrebbero potuto essere collocati in pensione in condizioni di miglior favore,  ha di fatto impedito l’assunzione di “forze nuove e competenti”  per dirla alla Madia, e cioè dei vincitori di concorso di cui alle graduatorie 2008/2009 ( e menomale che la loro validità è stata prorogata, altrimenti.…..).

Noi, in tutta franchezza, non abbiamo ancora compreso il perché di questa scelta attendista dell’A.D., che peraltro non è mai stata spiegata, nelle sue ragioni e finalità, né ai diretti interessati (i vincitori di concorso) né alle  OO.SS. della Difesa. Ora, però,  il segnale di allarme che proviene dal decreto di cui ha dato notizia la Ministra Madia, pensiamo sia evidente  a tutti,  e rispetto ad esso crediamo sia doveroso da parte dell’Amministrazione fornire, e presto, delle spiegazioni e rendere noto i propri intendimenti.

Per quanto sopra, abbiamo inviato alla Ministra e al Sottosegretario delegato la nota pubblicata su questa stessa pagina come allegato 1.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1:   La lettera inviata da FLP DIFESA a Ministra e Sottosegretario

Allegato 2:   L’articolo de IL SOLE 24 ORE

Allegato 3:   Lettera FLP DIFESA del 5 agosto 2013

Allegato 4:   Nota della F.P. n. 24.663 – 05.05.2014

Notiziario n. 64 del 13 giugno 2014 –

Il gen. GB Borrini, Sottocapo di SME
Il gen. GB Borrini, Sottocapo di SME

Momento importante di riflessione quello di ieri a Roma, a palazzo Esercito, con il  Sottocapo di SME, gen. Giovan Battista Borrini, che ha voluto incontrare le OO.SS. nazionali per ragionare insieme in merito al riordino degli Enti industriali dell’Esercito, a partire dal Polo di Mantenimento Armi Leggere (PMAL) di TERNI,  e per approfondire alcune criticità irrisolte che stanno accompagnando quel processo.

Il riordino degli Stabilimenti dell’Esercito, come si ricorderà,  è partito con l’incontro con il Capo di SME gen. Graziano del 18 marzo 2014 (Notiziario n. 26) ed è poi proseguito attraverso due successive riunioni tecniche (15 aprile e 20 maggio – Notiziari nn. 53 e 40), nelle quali la F.A. ha illustrato la nuova configurazione e i nuovi organici di POLMANTEO ROMA e PMAL TERNI.  Scelte quelle che, nel complesso, la nostra O.S. non ha condiviso,  proponendo invece a SME un diverso approccio  che, nel segno della più marcata civilizzazione prevista dal D. Lgs. n. 7/2014 e dalle linee programmatiche della Ministra Pinotti, potesse portare al potenziamento delle posizioni di direzione/responsabilità affidate a personale civile, in particolare nel settore  lavorazioni che nella proposta SME sono invece di esclusivo appannaggio del personale militare, e all’incremento di professionalità tecniche di area 2^. Questo diverso approccio si è sostanziato da parte nostra nella messa a punto di una proposta diversa su POLMANTEO,  frutto anche del confronto in assemblea con i lavoratori  e  che abbiamo già consegnata a SME il 20 maggio u.s., e lo stesso ci accingiamo a fare per PMAL dopo l’assemblea del 18 p.v. a Terni.Ovviamente, faremo lo stesso anche per gli altri Enti (CEPOLISPE e altri Poli), ma nella precisa convinzione che  esistano comunque dei nodi di fondo che vanno preliminarmente affrontati e risolti, a pena che venga minato alla base il riordino in atto.

E’ infatti di tutta evidenza che la F.A. sta facendo per il momento solo un’operazione di adeguamento degli organici in funzione delle riduzioni ex L. 135/2012,  poi recepite nel DPCM 22.01.2013 e che dovrà avere presto un seguito in Difesa con il DM di ripartizione in profili e tra gli OO.PP.  Qui sta, intanto, un primo problema:  se mantenuta, la distribuzione dei profili su base regionale, per alcuni profili tecnici soprattutto, potrebbe creare rigidità e vincoli insuperabili, e questo, in particolare, proprio a proposito di PMAL TERNI.  Ciò detto,  ci sono a nostro avviso almeno tre nodi centrali e prioritari: il primo riguarda i piani industriali; il secondo le risorse economiche;  l’ultimo, il terzo, le assunzioni di personale.

Sul primo punto, va segnalato che, almeno per quanto riguarda  POLMANTEO e PMAL, il riordino proposto da SME non è accompagnato da alcun “piano industriale” che ridefinisca e attualizzi la missione degli Enti e adegui ad essa la riorganizzazione interna.  Di quale riorganizzazione stiamo parlando allora? Il secondo nodo riguarda  le risorse finanziarie; la Difesa ha disponibilità molto limitate a seguito dei ben noti squilibri e sofferenze di bilancio, e proprio per questo, a suo tempo, chiedemmo e ottenemmo (art. 12 del D. Lgs. n. 8-2259-sexies) che il riordino fosse preceduto o accompagnato da alcune precise operazioni:  individuazione dei settori di spesa improduttiva e riqualificazione della spesa; ricognizione dei servizi e lavori esternalizzati e reinternalizzazione progressiva; risparmi destinati al sostegno della produzione e all’ efficientamento degli Enti.  Per quanto ci risulta, poco o nulla si è fatto sinora su questi fronti decisivi. Il terzo nodo, infine, riguarda le assunzioni di personale: se non dovessero arrivare quelle già richieste da PERSOCIV e se non si dovesse procedere, come chiediamo da tempo, a un piano straordinario di assunzioni che compensi il mancato turnover e le cessazioni dal servizio, si rischia davvero il punto di non ritorno.

Tutte queste questioni abbiamo rappresentato ieri al gen. Borrini,  essendo pienamente consapevoli che le stesse, se non risolte, rischiano di minare in partenza e drammaticamente, le riorganizzazioni in atto. Si tratta di questioni di ordine prevalentemente politico,  e per questo li porremo il 24 p.v. all’ on. D. Rossi.

(Giancarlo Pittelli)

Notiziario n. 45 del 2 maggio 2014 –

Il prof Carlo Cottarelli, Commissario spending review
Il prof Carlo Cottarelli, Commissario alla spending review

In un momento in cui il dibattito politico, anche in chiave di confronto/scontro elettorale in previsione del voto europeo, è tutto concentrato sulla riduzione della spesa pubblica come momento essenziale per liberare risorse da destinare agli investimenti e al rilancio dell’economia,   il taglio della spesa della Difesa ne è diventato uno dei motivi conduttori (pensiamo alla discussione sugli F-35).   Anche per questo motivo,  era particolarmente attesa l’audizione parlamentare del prof. Carlo Cottarelli,  Commissario alla revisione della spesa (spending review), nominato in ottobre scorso dal Governo Letta e poi riconfermato dal Governo Renzi,  che il 24 aprile u.s. è stato audito dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta,  di fronte alle quali il professore ha affrontato il tema, complesso e controverso, della spesa della Difesa  e delle eventuali ipotesi di riduzione a breve/medio termine.

Ma andiamo con ordine, partendo innanzitutto dalla relazione introduttiva del Commissario, che è stata occupata per gran parte dalla illustrazione del metodo usato per lo studio, che è consistito nel  raffronto tra le spese 2013 del nostro Ministero e quella dei più importanti Paesi europei (al netto della Gran Bretagna). I fattori presi in esame  sono stati: a)  le spese della c.d. “funzione Difesa”, calcolata al netto della voce “Arma CC” ma incluso le risorse per le missioni internazionali ( MEF)  e quelle che fanno riferimento al MISE (Ministero sviluppo economico),  spese che per il 2013 sono state pari a 18,5 mld di euro, incidendo per l’1,5% sul PIL;  b) i vincoli cui l’Italia è oggi sottoposta, per comprendere bene cosa ci possiamo realisticamente permettere;   c) la spesa primaria, al netto degli interessi sul debito;    d) infine, la compatibilizzazione con il nostro PIL, decisamente più basso.  Dall’esame di questi fattori e dal raffronto con gli altri Paesi europei, emerge che la spesa per la funzione difesa può essere certamente ridotta.

A parere  di Cottarelli, il “benchmark” (test per la valutazione e miglioramento di attività e processi)  per il nostro Paese  è dello 0,9% sul PIL,  e dunque  è ipotizzata una riduzione dell’0,2 sulle spese 2013, che equivarrebbe a un taglio di 3–3,5 mld di euro. Più realisticamente, però, il professore ha parlato di un taglio di 2,5 mld di euro al 2016.  Precisando, al contempo, che  i risparmi legati al riassetto delle FF.AA., di cui ai decreti attuativi della delega ex L. 244/2012, non incideranno sul taglio di spese, atteso che i risparmi ottenuti verranno ridestinati al riequilibrio tra le voci di bilancio (personale, esercizio, investimenti), oggi in forte disequilibrio a fronte di una notevole spesa per il personale (70%).

Ma allora, da dove ottenere i 2,5 mld  al 2016 ipotizzati dal Professore? A tal riguardo, Cottarelli parla della prima tranche 2014 di risparmio,  i 400 mln previsti dal DL 24.04.2014, n. 66 (si veda il nostro Notiziario n. 43 del 26 apr),  ma sul resto ha detto davvero poco.  Ha riferito di un “Gruppo di lavoro” non meglio precisato  istituito nel MD che starebbe esaminando interventi di efficientamento sulle caserme; ipotizza in via personale possibili tagli nel settore della Giustizia militare;  non ha dato elementi su dove e come tagliare la spesa per armamenti (F-35?  altri?); infine, a seguito della sollecitazione dell’on. Duranti,  ha parlato anche dei tagli ex L.244 di organico civile, giudicandoli importanti (7.500 unità al 2024 non sono effettivamente pochi) e proprio per questo verosimilmente non suscettibili di incremento. Tutto qua….

Ebbene, diciamo subito che le risultanze  di questa discussione durata complessivamente solo 1 ora e 10 minuti (il video è accessibile su questa stessa pagina),  hanno tradito un po’ le attese.  Dal prof. Cottarelli attendevamo dati e ipotesi più dettagliate  (cosa, come e in che tempi tagliare, in particolare sul fronte dei tanti sprechi e privilegi che esistono ancora nel M.D.), e così non è stato; dai parlamentari ci aspettavamo interventi più incisivi,  e anche in questo caso così non è stato. Se ne dovrà certo riparlare, andando molto più in profondità, e magari questa volta partendo da ipotesi concrete, come quella avanzata dall’ex Capo di SMD, gen. Camporini, che ha proposto l’unificazione dei tre Stati Maggiori.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1:  il video dell’audizione del prof Cottarelli

Allegato 2: Il programma di lavoro del prof. Cottarelli (novembre 2013)

Notiziario n. 30 del 28 marzo 2014 –

Carlo Cottarelli, Commissario per la spending review
Carlo Cottarelli, Commissario per la spending review

I media hanno dato ampio risalto all’audizione del Commissario straordinario per la spending review  Carlo Cottarelli, avvenuta in Commissione Bilancio del Senato il 12 u.s.., che ha illustrato le linee fondamentali di intervento per la riduzione della spesa pubblica  messo a punto dal suo gruppo di lavoro.

Diciamo subito che il Commissario stima in circa 7 mld. €  il risparmio totale massimo realizzabile nel 2014 che, però, in considerazione dei mesi già trascorsi, è più correttamente stimabile in 5 mld; la previsione di risparmi per gli anni 2015 e 2016 si attesterebbe invece rispettivamente in 18 e 34 mld €.

Tralasciando qui gli interventi di carattere più generale, rispetto ai quali rinviamo alle slide  e al resoconto parlamentare dell’audizione pubblicati entrambi su questa stessa pagina,  proviamo a individuare i risparmi attesi dalla Difesa,  le cui spese, a parere del Commissario, “dovranno essere riviste, tenendo conto che l’ampio debito pubblico consente all’Italia investimenti più limitati anche in questo settore” .

 Innanzitutto partiamo dal crono programma :  ad aprile si procederà alla nomina del “responsabile” per il programma di riforma del  “comparto sicurezza e difesa” che avrà il compito di predisporre entro settembre il programma dettagliato di revisione della spesa, sia all’interno delle fattispecie generali individuate dal Commissario,  sia delle voci più specifiche del M.D..  Tra le prime, vanno sicuramente citate:  le auto blu, rispetto alle quali il Commissario ha indicato in numero di 1.500 le macchine utilizzate dalle Amministrazioni Centrali, di cui parte non esigua pensiamo sia in uso alla Difesa, e le retribuzioni dei Dirigenti che, in generale, a parere di Cottarelli, “percepiscono 12,63 volte la retribuzione del cittadino medio, contro l’8,48 in Inghilterra, il 4,97 in Germania e il 6,44 in Francia”.  I dati forniti da IL SOLE 24 ORE del 25 u.s. e riferiti all’anno 2012,  evidenziano per i dirigenti di 1°  livello della Difesa (n. 8)  una retribuzione totale media annua pari a 176mila euro e una retribuzione di risultato media pari a 17mila €.

Per quanto riguarda invece le voci specifiche del “comparto difesa”, il Commissario ha complessivamente quantificato le riduzioni di spesa in: 100 mln € per il 2014; 1,8 mld € per il 2015 e 2,5 mld € per il 2016.  Più analiticamente, il Commissario ha rilevato che la spesa italiana per la difesa (tolte le spese dei Carabinieri e aggiungendo quelle per armamenti nel bilancio MISE  e le missioni di pace nel bilancio MEF)  è di 18 mld di euro, pari all’1,2 percento del PIL, numeri questi dai quali si evince un surplus di spesa rispetto al dato medio europeo pari allo 0,2 % (3,2 mld €).  Per operare dette riduzioni, le misure di risparmio dovrebbero interessare anche le missioni all’estero,  ma in primo luogo potrebbero riguardare la spesa per armamenti, F-35 in primis,  opzione rispetto alla quale la Ministra Pinotti nella sua recente audizione si è dichiarata disponibile a discutere, ma solo nel quadro di un ragionamento più generale che parta in ogni caso  dalla scelte del nuovo modello difesa e dalle finalità ad esso ascritte.

Un’attenzione particolare è stata poi riservata dal Commissario al tema del personale. L’età media dei militari delle FF.AA. è passata dal 2006 al 2012 dai 37,1 anni del 2006 ai 36,7 del 2012, con una flessione dello 0,43%, che evidenzia un segno diverso rispetto a quella di altre categorie (Vigili del Fuoco; Polizia; etc.) e degli stessi lavoratori civili del M.D., che è invece salita (in area industriale, 56 anni!).  In merito al problema del personale statale in esubero,  il prof. Cottarelli lo stima in “almeno 85.000 unità al 2016” (ma la Ministra Madia ne ha preso subito le distanze…) e indica anche alcune opzioni per il loro riassorbimento, tra le quali la mobilità obbligatoria, i prepensionamenti e (incredibile!) anche il ripristino dell’istituto dell’esonero dal servizio,  rispetto al quale la FP mesi fa ha detto no alla proposta delle OO.SS. della Difesa di prevederla come opzione ai fini della gestione delle eventuali eccedenze dal 1.1.2016.

Ultima considerazione: non un solo cenno da parte di Cottarelli al fatto che il MD la sua spending  la stia già facendo con la L.244……

(Giancarlo Pittelli)

– Allegato 1: Le slide del prof Cottarelli (marzo 2014)

– Allegato 2: Il programma di lavoro del prof. Cottarelli (novembre 2013)

– Allegato 3: Il resoconto dell audizione del prof Cottarelli in Senato

Notiziario n. 16 del 21 febbraio 2014 –

volantino_manifestaz_28feb14_Palazzo_VidoniRiportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 6 del 20.02.2014 relativo alla manifestazione promossa dalla nostra Federazione per venerdì 28 p.v. e alle motivazioni che la supportano.

A breve si insedierà il nuovo Governo Renzi, il quarto Governo negli ultimi 4 anni, cioè da quando la coppia Tremonti-Brunetta varò il blocco degli stipendi e delle carriere dei dipendenti pubblici, confermato dal Governo Letta per tutto il 2014. In questi anni i nostri salari si sono sensibilmente ridotti, sia come potere d’acquisto sia sul piano nominale. Il risultato è che le “spending review” si sono tradotte quasi esclusivamente in risparmi sul personale, che negli ultimi 3 anni ha lasciato all’erario all’incirca 20 miliardi di euro e quasi mezzo milione di posti di lavoro ma ha anche consegnato al Paese una Pubblica Amministrazione più anziana (quasi il 50% di over 50), meno formata e tra le peggio pagate di tutta Europa, con ovvie ripercussioni sulla motivazione del personale.

La FLP vuole, pretende, di difendere il ruolo della pubblica amministrazione, a tutela dei valori costituzionali e quindi ha deciso di convocare un’assemblea cittadina con manifestazione nazionale per il 28 febbraio a Roma, a Palazzo Vidoni, sede della Funzione Pubblica.

Rinnovo dei contratti, sblocco delle carriere e miglioramento dei servizi pubblici sono le nostre rivendicazioni. A tutti i Governi che si sono succeduti abbiamo tentato di spiegare che una Pubblica Amministrazione efficiente e motivata è condizione necessaria per creare valore  aggiunto per le imprese e per erogare servizi  adeguati ai cittadini, soprattutto alle fasce più deboli.

Non siamo pregiudizialmente contro nessun Governo e quindi a maggior ragione non possiamo esserlo contro un Governo che non si è ancora formato. Il Presidente del Consiglio incaricato ha però già parlato di riforma della pubblica amministrazione da fare entro maggio.  Ebbene, la nostra manifestazione serve anche a chiarire da subito la nostra idea di riforma.

La Pubblica Amministrazione non può essere oggetto dell’ennesima operazione di smantellamento per fare “cassa”, ma deve vedere, invece, pur in un quadro di razionalizzazione e semplificazione dei livelli di governo, confermata ed anzi rafforzata la sua presenza di presidio e di servizio sul territorio. Lo dicevamo sopra e lo ribadiamo. Per garantire livelli adeguati di equità fiscale, di  sicurezza, di funzionamento della giustizia, un istruzione ed una sanità pubblica di qualità, migliori e più efficaci servizi alle imprese ed ai cittadini,  bisogna valorizzare e  coinvolgere il personale, anziché criminalizzarlo come è avvenuto negli ultimi anni con l’adozione di normative penalizzanti, il blocco reiterato dei contratti ed il taglio delle retribuzioni.

Insomma, vogliamo da subito essere coinvolti, dimostrare la bontà delle nostre idee, cambiare l’approccio e le leggi  punitive sul lavoro pubblico approvate colpevolmente in questi anni. Per questo manifesteremo in modo deciso, fermo e propositivo il 28 febbraio

LOTTA AGLI SPRECHI E ALLE CASTE, SBLOCCO DEI CONTRATTI E DELLE CARRIERE.

 PARTIAMO DA QUESTI OBIETTIVI PER ARRIVARE A UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SANA, PRODUTTIVA ED EFFICIENTE!

                                                                                LA SEGRETERIA GENERALE FLP 

Locandina-volantino della manifestazione

 

 

Notiziario n. 15 del 18 febbraio 2014 –

thCA8E9D96Nel S.O. n. 12/L della G.U. n. 34 dell’11.02.2014, sono stati pubblicati i decreti di cui sotto, attuativi della legge delega 31.12.2012, n. 244 per il riordino in chiave riduttiva dello strumento militare nazionale, già pubblicati sul nostro sito web  e che entreranno in vigore a far data dal 26. 02.2014:

D.Lgs. 28.01.2014, n. 7 recante disposizioni per la riduzione  degli assetti ordinamentali delle FF.AA.

D.Lgs. 28.01.2014, n.8 recante disposizioni in materia di personale militare e civile della Difesa.

Si chiude così, almeno per il momento,  una vicenda lunga e complessa durata oltre due anni, partita nel lontano 2011 quando, nel suo primo incontro con le OO.SS. nazionali, il neo Ministro Di Paola espresse il preciso intendimento di procedere ad un profondo riordino in chiave riduttiva dello strumento militare,  reso necessario dalle sofferenze e dai disequilibri del bilancio. Nell’aprile dell’anno successivo, il Consiglio dei Ministri approvò in prima lettura il disegno di legge delega che FLP DIFESA, praticamente da sola, contestò radicalmente in quanto mancante di tagli veri a sprechi e privilegi, ispirato da logiche penalizzanti nei confronti dei civili e fortemente sperequato sul piano delle opzioni per la gestione degli esuberi.  Partimmo allora con una serie di iniziative di contrasto (in primis, la manifestazione nazionale del 6 luglio 2012) ma anche con proposte concrete, che raggiunsero però solo in minima parte i loro obiettivi anche per una certa sottovalutazione che venne allora da altre OO.SS..

Quello fu il momento cruciale: avremmo dovuto lottare, tutte insieme le OO.SS.,  e con i denti, per far scrivere ben altre cose nella delega e per raggiungere i nostri obiettivi. Anche per impedire, come poi è fatalmente avvenuto, che l’A.D. si trincerasse dietro il paravento della delega per dire no alle nostre richieste (“non si può fare, non sta scritto nella delega”, ci è stato detto più volte). Non andò così, purtroppo: solo FLP DIFESA scese allora in campo e, anche per questa solitudine,  vennero sconfitte quasi tutte le nostre proposte di modifica, e la legge, votata da Camere in smobilitazione (era il novembre 2012) e sotto forte pressione dei Vertici militari e dei poteri forti, è quella che conosciamo

Una legge che, in previsione della scrittura dei decreti attuativi,  determinava un contesto di partenza per tutti noi assolutamente poco agevole e rendeva il percorso oltremodo difficile e irto di  ostacoli.

Dobbiamo però dire che il risultato finale, quello recato dai Decreti Legislativi di cui sopra, risulta di certo meno sconfortante rispetto a quello che era ragionevolmente immaginabile. A questo importante risultato, hanno concorso due ordini di motivi: in primo luogo, la significativa apertura del nuovo Ministro Mauro dopo le chiusure dei precedenti Ministri La Russa e Di Paola, ai quali veniva l’orticaria  al sol sentir parlare di Sindacati,  una apertura che si è poi concretizzata nei tavoli tecnici e politici che hanno avuto esiti complessivamente soddisfacenti a giudizio di tutte le Parti;  in secondo luogo, ha decisamente pesato in positivo anche la compattezza e l’unitarietà del tavolo sindacale che, nei diversi confronti con l’A.D.,  ha parlato sostanzialmente la stessa lingua lasciando fuori ogni divisione. E il risultato c’è stato, e con esso anche la prova provata che l’azione unitaria premia sempre e comunque.

A questo positivo risultato, la nostra O.S. ha dato, noi pensiamo, un contributo importante. In primo luogo,  sul piano delle proposte concrete e sostenibili a fronte di quella delega (ripubblichiamo sul sito il documento fatto pervenire dalla nostra O.S. al Sottosegretario in data 15 luglio, subito dopo la consegna alle OO.SS. della prima bozza dei decreti attuativi e dunque prima dei tavoli di confronto).  Come è facile dimostrare, nei decreti legislativi c’è  davvero parte significativa delle nostre proposte. In secondo luogo, sul piano della qualità dell’interlocuzione, che ci è stata riconosciuta da molte parti

Rispetto agli ultimi testi noti, i Decreti presentano novità in negativo ma anche positive conferme.

1. Va innanzitutto rilevato come,  contro le stesse indicazioni della Commissione Difesa della Camera fortemente sollecitate da FLP DIFESA, è stata confermata, in materia di riordini e reimpieghi,  la cancellazione di ogni riferimento alla contrattazione decentrata, curiosamente mantenuta in altra parte (art.12, D.Lgs. 8).  Un segnale negativo, che fa molto riflettere e che ci pone in forte allarme.

2. Cancellate anche le originarie previsioni che subordinavano il Segretario Gen. al Capo di SMD,  in particolare in materia di nuovi armamenti, posti ora sotto il controllo del Parlamento (D.Lgs. n. 8, art.14).  E’ questa la parte politicamente più significativa, in quanto è stato al momento fermato il tentativo di depotenziamento del Segretariato a favore di SMD. La nostra denuncia (Notiziario n. 82/2013), le iniziative di lotta poste in essere dai lavoratori di PERSOMIL e PREVIMIL (al cui fianco FLP DIFESA è sempre stata) e le continue sollecitazioni rivolte alle Commissioni Difesa che sono andate a buon segno,  hanno evidentemente avuto un peso decisivo.  Rimane però un problema: contro l’indicazione data dalle stesse Commissioni Difesa, e la cosa appare  rilevante,  l’art. 15 novellato del COM rinvia ad un successivo Regolamento per la ripartizione di compiti e funzioni. Potrebbe ancora passare da qui il tentativo di alleggerire  le due DD.GG. che rappresentano, insieme a SGD e alle altre DD.GG.,  uno dei luoghi di più marcata civilizzazione e per questo vanno difese.

3. All’interno dello stesso art. 15, comma 2-bis, let. e,  è prevista l’attribuzione di compiti tecnico-amministrativi al personale civile. Un importante e significativo riconoscimento, che occorrerà rendere compiutamente esigibile in sede di ridefinizione di organici e organigrammi degli Enti, e per questo non potremo tollerare i tentativi in atto di segno diverso. Altrimenti sarà solo aria fritta!

4. Confermati tutti i provvedimenti di riordino, con il rinvio al 31.03.2014 di quelli già previsti al 31.12.2013, e il monitoraggio da noi richiesto ancorché con cadenza annuale (art.2188-quinquies)

  1. Trova conferma l’espunzione dell’art. 2209-sexies relativo all’esenzione del servizio del personale militare, reso obbligato dal clamore suscitato dai media. Niente più “scivoli d’oro”, dunque, per i nostri colleghi con le stellette,  compensati però da una riserva del 5%  di mobilità verso le altre AA.PP., con possibilità di attingere anche alla quota non utilizzata riservata ai civili (15%).
  2. Nella parte che più interessa il personale civile (art. 12),  segnaliamo ai colleghi:

la conferma della cancellazione della mobilità in ambito regionale ai fini dell’assorbimento delle eccedenze, richiesta sulla quale, come noto, la nostra O.S. si è ripetutamente spesa in questi mesi e pure qui praticamente da sola, anche con ripetute  sollecitazioni in sede politica che hanno prodotto un decisivo parere di entrambe le Commissioni Difesa, che ha poi dato il là alla modifica;

eliminato l’ordine di priorità nelle opzioni previste per l’assorbimento eccedenze (art. 2259-ter), ma senza l’inversione richiesta degli ultimi due punti (mobilita verso altre PP.AA.  e part-time);

permane la norma che prevede il passaggio del FESI al FUA, ma solo della sua parte strutturale e non anche di quella variabile,  che era stata invece richiesta da tutto il tavolo sindacale;

– confermati in toto l’art. 2259-quater  relativo a formazione e finanziamenti aggiuntivi  e l’art. 2250-sexies relativo agli Enti della c.d. area industriale, rimodulato a seguito dei confronti di luglio,  che prevede l’avvio di processi di internalizzazione di servizi e lavori per gli Enti dei settori  logistici di F.A. (Arsenali e Poli in primis),  i cui risparmi saranno destinati all’efficientamento, con ricognizione annuale di servizi e lavori esternalizzati ed esame dei settori di spesa improduttivi;

– non vanno poi dimenticate alcune importanti assicurazioni venute, sempre su nostra sollecitazione, sia sui tavoli nazionali che dal Ministro in sede di audizione,  sui transiti dei militari nei ruoli civili, previsti solo a domanda e sottoposti, al pari di quelli verso altre PP.AA., ai vincoli assunzionali;

– rimane invece ancora aperta la questione relativa alla tabella di equiparazione (art.2209-quinquies)  rispetto alla quale l’A.D. ha inviato alla F.P.  una  proposta che reca una secca indicazione  (SU in area 2^ e U. in area 3), come FLP DIFESA chiedeva da anni,  e dunque al netto delle favorevoli opzioni inizialmente previste e relative alle posizioni apicali (Primo Maresciallo e Luogotenente).

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: S.O. n. 12 L della G.U. n. 34 dell 11.02.2014  (testi dei due decreti legislativi,  completi di note)

Allegato 2: 15.07.2013 Documento con proposte FLP DIFESA su schemi DD.LLgs. att. delega L. 244

Notiziario n. 13 del 13 febbraio 2014 –

Facendo seguito a quanto già avvenuto per la Difesa, nella mattinata di ieri, a Roma, presso la sede della D.G. dell’Agenzia Industrie Difesa (AID),  le Parti hanno sottoscritto in via definitiva l’accordo per la distribuzione del Fondo Unico Agenzia 2013 (il testo è pubblicato in questa stessa pagina).

Come si ricorderà, l’ipotesi di accordo era stata siglata in data 18.09.2013 (nostro Notiziario n. 103 di pari data) e, allo scopo di assicurare omogeneità di trattamento tra il personale AID e il personale della Difesa, recepiva in toto i contenuti dell’ipotesi di accordo 22.07.2013 relativa al personale della Difesa (vds. Notiziario n. 85 di pari data),  rimodulato ovviamente nei numeri e negli importi accantonati.

Rispetto all’ ipotesi siglata in data 18.09.2013, l’accordo definitivo AID reca delle variazioni , che riguardano alcuni importi, rese necessarie dai rilievi formulati dagli Organi certificatori all’ipotesi di accordo del FUA Difesa (sul nostro sito, le note inviate a Persociv  da FP e MEF).  Più precisamente: la dotazione del Fondo Unico Agenzia 2013 subisce un leggero incremento (da € 2.320.003,88 a 2.321.975,20€ al lordo oneri Agenzia, con una differenza di + 1971,32 €, – vds. art. 2),  che si riverserà  tutto sul Fondo di Sede con il conseguente incremento della quota pro capite di FUS (da € 1.328,48  a € 1.330,34, con una differenza di + 1,86 €  sempre al lordo oneri AID – vds. art. 5). Del tutto invariate le somme destinate al finanziamento di P.O., PPL, turni e reperibilità.   Per il resto, atteso che l’accordo AID recepisce quello della Difesa,  le ulteriori novità in esso contenute sono le stesse dettate dagli Organi certificatori per il FUA del personale Difesa, e di cui abbiamo riferito nel Notiziario n. 8/2014.

       Con l’occasione, proviamo a fare un punto di situazione sulla vicenda legate alle nuove dotazioni organiche dell’AID, con gli ultimi aggiornamenti.  Con nota qui allegata prot. n. 58989 del 19.12.2013 inviata a tutte le Confederazioni Sindacali rappresentative e dunque anche alla nostra CSE,  il Dipartimento della Funzione Pubblica ha dato notizia del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio) recante la  rideterminazione delle dotazioni organiche del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro) e dell’Agenzia Industria Difesa, in applicazione dell’art. 2, comma 1, della Legge 14.08.2012, n. 135 (“spending review”) .   Per Agenzia Industrie Difesa, le previsioni organiche, rielaborate sulla base della proposta avanzata dalla D.G. (si veda il Notiziario n. 109 del 1.08.2012), sono le seguenti: n. 19 dirigenti di II fascia e n. 917 unità di personale non dirigente, di cui nn. 32 di area 1^, 798 di area 2^ e 87 di area 3^

Il rapporto tra le nuove dotazioni organiche e le presenze effettive del personale evidenziavano, alla data del 31.10.2012, la seguente situazione:  carenza di n. 49 unita in area 3^ ed eccedenze nelle altre due aree,  e più precisamente n. 6 unità in area 1^ e n. 39 unità in area 2^.  Oggi,  a distanza di quasi un anno e mezzo dal 31.10.2012, le eccedenza in 1^ e 2^ area dovrebbero essersi azzerate o quantomeno sensibilmente ridotte  a causa delle intervenute cessazioni a vario titolo, in particolare per pensionamenti, e dunque sul piano generale e  complessivo la situazione sembrerebbe non destare alcuna preoccupazione, attesa anche la possibilità di ricorrere ai c.d. pensionamenti in soprannumero per il riassorbimento esuberi.

Ricordiamo però (vds. Notiziario n. 131 dell’11.12.2013) l’intendimento manifestato da AID di determinare  sul piano locale, e cioè per singola U.P., gli eventuali esuberi,  cosa sulla quale abbiamo espresso un forte dissenso anche a causa del possibile traino di questa scelta in ambito Difesa.  Ne riparleremo, comunque.

La bozza del DPCM con i nuovi organici AID è attualmente al vaglio della Corte dei Conti.  Dopo che il DPCM sarà stato emanato,  la D.G. AID  avvierà certamente il confronto con le Parti sociali sui nuovi organici degli Enti AID, e in quella sede l’argomento sarà ovviamente da noi ripreso e riproposto.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Accordo Fondo Unico Agenzia 2013 – testo con firme

Allegato 2: Parere FP e MEF su ipotesi accordo FUA Difesa 2013

Allegato 3: Nota FP del 19.12.2013 a OO.SS. su DPCM organici AID

Notiziario n. 5 del 21 gennaio 2014 –

Il gen. Graziano  con il Ministro Mauro
Il gen. Graziano con il Ministro Mauro

Il Comando Logistico dell’Esercito torna a farsi sentire.  Questa volta,  sotto tiro ci sono i buoni pasto erogati al personale dipendente. Ma cerchiamo di mettere a fuoco la problematica in atto.

Con foglio n. 90271 del 14 ottobre u.s.,  il Dipartimento di Commissariato di quel Comando, “al fine di fornire ai Comandanti degli EDRC  uno strumento di ausilio nell’ambito del processo decisionale di adozione del buono pasto”, ha trasmesso un documento recante “Linee guida per la valutazione dell’adozione del buono pasto in sostituzione del servizio di vettovagliamento”   per la successiva diffusione “ai minimi livelli ordinativi”  (il documento è pubblicato su questa stessa pagina). Uno  apprezzabile sforzo  di chiarezza sull’argomento da parte del Comando Logistico,  di cui  si sentiva oltremodo la necessità in questo momento così difficile per la Difesa in generale e per l’ Esercito in particolare,  chiamato a dare il maggior contributo nell’operazione di riduzione dello strumento militare.

Più recentemente, dopo “apposita videoconferenza”,  con nota prot. n. 1757 del 14 u.s., lo stesso Dipartimento di Commissariato ha trasmesso ai Comandi Logistici di area  (COM LOG NORD di Padova e COM LOG SUD di Napoli) una successiva nota con la quale:

Se questi sono gli accadimenti,  poniamo tre ordini di problemi che proviamo a indicare ai colleghi.

Il primo: siamo sicuri che sia corretta l’interpretazione che fa il Cdo Logistico della risposta di Persociv al quesito?    Il secondo:  pur ipotizzando l’intento positivo di detto Comando volto a contenere la spesa pubblica in funzione “spending review”,  vien da chiedersi: costa di più allo Stato, per unità di lavoro,  concedere il buono pasto (vds. documento sui costi effettivi pubblicato su questa stessa pagina) o la somma combinata dei diversi costi derivanti dal pasto erogato, dai servizi di trasporto e dal tempo di lavoro sottratto al servizio?  Come già avvenuto in altre circostanze  (nostro Notiziario n. 36 del 25.03.2013 ripreso da un articolo de IL FATTO QUOTIDIANO,  che ripubblichiamo su questa stessa pagina),  si ha l’impressione di un modo tutto particolare di intendere la spending review.  Infine, terza e ultima considerazione: creare situazioni di malessere nel personale e conflitti con le OO.SS. serve alla F.A. alla vigilia di un’operazione di riordino così impegnativa? Cosa dice SME?  Condivide, nel merito e nel metodo,  questo modo di procedere?

In relazione a quanto precede, abbiamo inviato al Capo di SME la nota che pubblichiamo di seguito.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Nota FLP DIFESA al Capo di SME

Allegato 2: Linee guida adozione buono pasto

Allegato 3: Risposta PERSOCIV a quesito Cdo Logistico

Allegato 4: Sintesi corrispettivi effettivi buoni pasto

Allegato 5: Articolo IL FATTO QUOTIDIANO del 26.03.2013

Notiziario n. 3 del 14 gennaio 2014 –

Carlo Cottarelli, commissario per la spending review
Carlo Cottarelli, commissario per la spending review

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 1 del 13.01.2014,  relativo alle risposte della FLP/CSE al nuovo attacco a dipendenti pubblici e pensionati, che sembra profilarsi all’orizzonte con l’arrivo della seconda spending review  che sta mettendo a punto  il prof. Cottarelli.

 ” Sta entrando nel vivo la nuova “spending review” del commissario nominato dal Governo, Cottarelli, e purtroppo sembra che i nuovi tagli alla spesa pubblica si debbano di nuovo concentrare – anziché su sprechi e vera spesa improduttiva – su pensionati e dipendenti del pubblico impiego,  con voci di spesa già talmente tagliate negli anni passati da aver portato ad un impoverimento insostenibile di entrambe le categorie.

 Riguardo alle pensioni, non è bastata la devastante legge Fornero: ora si parla della possibilità di andare in pensione con i requisiti precedenti a questa norma ma attraverso un complicato sistema di prestiti che poi il pensionato sarebbe costretto a restituire nei decenni a venire. E si discute di tagli alle pensioni d’oro che però, in realtà, potrebbero tradursi in tagli generalizzati anche alle pensioni medie.

Sulla pubblica amministrazione i numerosi interventi governativi hanno già provocato un peggioramento dei servizi all’utenza. L’ulteriore intervento di Cottarelli anziché coniugare il risparmio con il miglioramento dei servizi alla cittadinanza rischia di provocare un vero e proprio smantellamento della pubblica amministrazione, unico baluardo che assicuri il rispetto dei valori costituzionali, primo fra tutti il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione tra i ricchi e i ceti meno abbienti.

I continui tagli alla sanità e alla scuola hanno già minato alla base alcune eccellenze del nostro Paese che assicuravano a tutti – a prescindere dalle condizioni economiche – il diritto alla salute e all’istruzione. L’ultimo pasticcio sul recupero dei soldi a insegnanti e personale non docente della scuola – benché (forse) rientrato – testimonia di un sempre più scarso interesse della politica nei confronti di settori strategici per la crescita del nostro Paese.

Allo stesso tempo – viene da chiedersi – come pretendiamo che dall’estero investano in Italia se la giustizia civile funziona male e si progettano tagli di risorse in  questo settore? Come valorizzare l’enorme patrimonio di beni culturali se non ci sono i soldi nemmeno per pagare gli addetti?    Come  recuperare l’enorme evasione fiscale se si tagliano gli stipendi agli operatori del fisco? Come assicurare sicurezza ai cittadini se non si investe nelle forze dell’ordine?

Se è vero che oggi buona parte della pubblica amministrazione non riesce ad assicurare servizi efficienti, bisogna interrogarsi sulle cause e intervenire su quelle anziché continuare a impoverire i dipendenti e chiudere uffici sul territorio.

È inutile continuare a tagliare gli stipendi dei lavoratori pubblici se è dimostrato, dati alla mano, che sono tra i meno pagati d’Europa e il loro numero è inferiore a quello della maggior parte dei paesi europei.

Bisogna concentrarsi da un lato sulla demotivazione che quattro anni di blocco dei contratti e degli stipendi hanno provocato e sul fatto – anch’esso provato – che i mancati investimenti in formazione hanno fatto dei dipendenti pubblici italiani i peggio formati d’Europa; dall’altro sul rapporto devastante tra politica e gestione: la politica, anziché assicurare il funzionamento dei servizi con piani e programmi adeguati, ha usato il lavoro pubblico dapprima, decenni fa, come ammortizzatore sociale e oggi lo sfrutta a fini di consenso sociale quando non di finanziamento per l’attività politica. La vera spesa fuori controllo – lo abbiamo detto più volte – è quella per i consumi di beni intermedi e la nostra classe politica con la collaborazione, a volte attiva altre omissiva, dell’alta dirigenza, controlla spesso anche i più piccoli appalti senza nessun riguardo né  per l’efficienza né per l’economicità né tanto meno per il valore costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione.

Oggi, di fronte a questa situazione, non solo è diventato irrimandabile dire le cose come stanno ma bisogna più che mai prendere posizione pubblicamente e proporre nuove soluzioni.

Rinnovare immediatamente i contratti, investire in formazione, favorire il turn-over nella pubblica amministrazione, lottare contro gli sprechi e le clientele alimentate dalla classe politica, pretendere la rigida divisione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, cambiare il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, sono alcune delle battaglie che la FLP ha fatto e rilancerà nei prossimi giorni con nuove proposte per difendere i valori costituzionali che solo una pubblica amministrazione efficiente può garantire.

In sostanza, è impossibile migliorare l’efficienza dell’amministrazione pubblica chiudendo uffici e mettendo in atto processi di mobilità selvaggia fino ad ipotizzare o  minacciare licenziamenti dei dipendenti pubblici. È invece possibile razionalizzare l’architettura amministrativa attraverso progetti organici e veri e propri piani industriali che mettano al centro il cittadino e i servizi. I risparmi veri si fanno con piani complessivi che riducano le diseconomie, lotta agli sprechi e alle corruttele e non certo tagliando in modo scriteriato stipendi, salario di produttività e presidi dello Stato sul territorio.   

Sinora l’azione della FLP/CSE è stata orientata in questo senso:

1. Abbiamo presentato lo scorso mese di giugno all’ARAN, al Governo e ai gruppi parlamentari le linee guida di piattaforma contrattuale per il rinnovo dei contratti del triennio 2013-2015;

2. Abbiamo consegnato agli stessi  gruppi parlamentari proposte per eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione;

3. Siamo stati l’unico sindacato ad avere fiducia nella legge e nella Costituzione, tanto da chiedere ai giudici di dichiarare incostituzionale il blocco dei contratti, ed abbiamo ottenuto dal Tribunale di Roma un ordinanza che riconosce le ragioni dei lavoratori e il rinvio alla Corte Costituzionale della decisione.

Nonostante le nostre proposte e le azioni prodotte il Ministro D’Alia, anziché discutere con i rappresentanti dei lavoratori, si è eclissato. Tutte le promesse, sue e del Governo, sul miglioramento delle condizioni lavorative, l’assunzione dei precari, formazione e riapertura delle carriere sono rimaste lettera morta, come già era successo con il ministro precedente.

Non resta che rilanciare con più forza e tenacia la nostra proposta politica e la nostra azione a difesa della Costituzione e del Lavoro Pubblico anche con una manifestazione che si terrà, proprio nei luoghi della politica, entro la fine del mese di febbraio. Chiediamo a tutti i lavoratori di schierarsi al nostro fianco partecipando alle iniziative della FLP e, in modo ancor più diretto, costituendosi insieme a noi innanzi alla Corte Costituzionale per far dichiarare il blocco dei contratti contrario alla Costituzione.

Come è agevole constatare da quanto sinora descritto, la FLP si è mossa in modo tempestivo e costruttivo. Se invece nel frattempo qualcuno cercherà di fare da stampella al Governo, prefigurando percorsi che facciano perdere ancora mesi di tempo e portino ad aprire tavoli contrattuali alla fine dell’anno o giù di lì, per poi stipulare contratti che portino nelle tasche dei lavoratori poco o nulla e solo a partire dal 2015, sappia che troverà nella FLP un pungolo quotidiano. 

I contratti vanno rinnovati subito e con risultati economici soddisfacenti, non certo a costo zero e a babbo morto!                                 

                                                                                     LA SEGRETERIA GENERALE FLP 

In allegato: Programma di lavoro del Commissario straordinario per la spending review

Notiziario n. 134 del 23 dicembre 2013 –

I sen. Mauro e Pinotti in un incontro con le OO.SS. nazionali
I sen. Mauro e Pinotti in un incontro con le OO.SS.

Non si può certo dire che le Commissioni Difesa di Camera e Senato siano state particolarmente tenere con gli schemi di decreti attuativi presentati dal Ministro Mauro e poi adottati in prima lettura dal CdM in data 8 ago. u.s. (Vedi Notiziario n. 92/2013).  Tutt’altro!  Pur con qualche sottolineatura e sfumatura diversa, i pareri delle due Commissioni, e dunque dell’intero Parlamento, appaiono sostanzialmente convergenti ed esprimono posizioni di aperto dissenso nei confronti di alcune scelte tenacemente volute dai Vertici militari, esprimendo osservazioni e raccomandazioni che, proprio perché simili, dovrebbero pesare ai fini delle scelte definitive del Ministro e del Governo sui due  provvedimenti.

Osservazioni e posizioni che, su alcuni aspetti di primaria importanza, FLP DIFESA accoglie con grande soddisfazione, atteso che molte delle questioni oggetto di parere sono state sollevate dalla nostra O.S. nel documento recante “Osservazioni e proposte di FLP DIFESA” (si veda il Notiziario n. 82 del 15.07.2013)  e successivamente proposte all’attenzione delle Commissioni Difesa (audizione parlamentare del 22.10.2013,  vds. Notiziario n. 115 di pari data).

Esaminiamo allora, pur se in modo necessariamente veloce e sintetico, i pareri presentati dai relatori Vattuone (Senato) e Scanu (Camera) sui due provvedimenti, poi approvati a maggioranza dalle due Commissioni,  che pubblichiamo , insieme a quelli presentati dall’opposizione, su questa stessa pagina.

–      il Parlamento “opta per il mantenimento dell’attuale assetto della catena di comando a vertice della Difesa, scongiurando un’eccessiva concentrazione di poteri a favore del Capo di SMD e un conseguente assorbimento del ruolo del Segretario Generale” che era esattamente quanto da noi denunciato da luglio in avanti, in tutte le sedi, sul depotenziamento del ruolo del Segretario Generale  Sarebbe interessante conoscere su questo “parere” l’opinione del Segretario Generale che nella sua audizione ha difeso strenuamente quella previsione e anche quella (di cui diremo dopo) in materia di armamenti, certo paradossale  se si considera il suo ruolo di “capo” dell’area tecnico-amministrativa;

–      contestato il rinvio ad un successivo Regolamento per la ripartizione delle funzioni e dei compiti tra gli Organi tecnici del Ministero, sulla base del principio “delegata potestas non potest delegari”  che il Ministro si era sforzato, evidentemente a vuoto, di contrastare nell’audizione del 12 u.s.; 

–      in materia di armamenti, il Parlamento chiede espressamente, come noi avevamo sollecitato nel documento consegnato alle Commissioni Difesa, l’espunzione della previsione che subordinava le attribuzioni del Segretario Generale “nell’ambito delle direttive tecnico-operative del Capo di SMD, al fine si assicurare l’unitarietà del comando”,  rivendicando peraltro la centralità decisionale (“pareri vincolanti”) in ordine alle “eventuali proposte di rimodulazione del Capo di SMD”;

–      proposta della Commissione Difesa della Camera di “prevedere un ruolo consultivo del Comitato dei Capi di SM, in rapporto diretto con il Ministro”, che ridimensiona un pò il ruolo del Capo di SMD;

–      in materia di funzioni e compiti di personale civile (art. 15 novellato COM, lettera e), le Commissioni chiedono l’espunzione della parola “tendenziale”, come richiesto da tutte le OO.SS. nazionali.

–      clamorosa bocciatura a tutto tondo delle previsioni della norma contenuta nell’art 2209-quinquies relativa all’ “esenzione dal servizio” per il personale militare, meglio conosciuta con il nome coniato dai media (”scivoli d’oro”), che invece il Ministro in sede di audizione aveva difeso in maniera convinta, ma che evidentemente, oltre a noi, non ha convinto neanche i parlamentari;

–      altrettanto clamorosa appare la bocciatura della scelta,  ufficializzata  dal Capo di SMD nella sua audizione parlamentare e da noi resa evidente a tutti con il Notiziario n. 126 del 23 nov. u.s., di sottrarre competenze a PERSOMIL e PREVIMIL per attribuirle direttamente alle FF.AA. Le Commissioni chiedono di “garantire il mantenimento di tutti gli atti amministrativi relativi allo stato giuridico e al trattamento economico e normativo del personale militare presso la Direzione Generale del personale militare”.  Evidentemente, la denuncia della nostra O.S.,  e quella ben più efficace dei lavoratori di PERSOMIL e PREVIMIL e delle loro RSU,  che sono scese in piazza per difendere uno dei pochissimi punti di civilizzazione della Difesa, ha avuto efficacia ed effetto. Peccato solo che in questa battaglia, CGIL-CISL-UIL e altre O.S. abbiano maturato scelte diverse;

–      in materia di riassorbimento delle eccedenze di personale civile (art. 2259-ter del COM), entrambe le Commissioni chiedono di escludere, tra le opzioni,  la mobilità interna su base regionale come FLP DIFESA ha tenacemente (e praticamente da sola) chiesto in tutti questi mesi, alla quale la nostra Amministrazione in sede di confronto aveva sempre risposto picche. La condizione posta dalle Commissioni prevede che “le procedure di mobilità interna limitino il reimpiego del personale civile nel solo ambito comunale e provinciale e a domanda dell’interessato”. Ancor più efficace!

–      sui transiti nei ruoli civili della Difesa dei militari in eccedenza, i pareri li assimilano a quelli verso le altre PP.AA, con i chiarimenti e le precisazioni da noi richiesti e già resi dai Vertici politici.

 Questi, in estrema sintesi, gli aspetti a  nostro giudizio più interessanti recati dai “pareri”  espressi dalle due Commissioni Difesa che, sempre a nostro avviso, smontano alcuni pezzi importanti dei due provvedimenti, forse quelli su quali lo Stato Maggiore Difesa aveva maggiormente investito e sui quali si era più tenacemente impegnato. E la cosa assume un enorme significato politico,  proprio perché viene dalla maggioranza che sostiene questo Governo. Un parere favorevole che nasconde, di fatto, una sostanziale bocciatura delle parti più significative dei provvedimenti. E, in questo nostro Notiziario, non abbiamo neanche accennato alla “questione alloggi”,  perché essa appare di quasi esclusivo interesse del personale militare, su cui però il parere recato è altrettanto “pesante”. Se poi ci aggiungiamo il disimpegno di Forza Italia, che però non ha presentato una propria e autonoma proposta di parere (l’on. Cicu ha espresso contrarietà perché viene “contemplata la soppressione della misura dell’esenzione dal servizio”…….) e le ben più corpose osservazioni in negativo di M5S e SEL, che sono arrivate a proporre per il decreto sul personale addirittura parere contrario,  allora siamo ad una quasi Caporetto.

 Al momento in cui scriviamo questo Notiziario, non  sappiamo ancora, ovviamente, in quale considerazione il nostro Ministro e il Governo, di cui Egli fa parte,  terranno i “pareri” del Parlamento che, non va assolutamente dimenticato, hanno carattere esclusivamente consultivo.  Anche per questo, forse, sarebbe stata necessaria a suo tempo una maggior attenzione in merito ai contenuti della legge delega  sul fronte politico e parlamentare.   Ma anche naturalmente su quello sindacale, atteso che, come la storia dimostra senza tema di smentita,  FLP DIFESA è stata l’unica a scendere in piazza, quando ancora non era legge dello Stato,  contro le scelte contenute nella delega, oggi purtroppo vincolanti.

 Attenderemo ora con ansia di conoscere gli approdi conclusivi dei provvedimenti e i testi definiti che verranno adottati in seconda lettura dal Governo, che sicuramente vedranno la luce entro la fine di quest’ anno per poter entrare in vigore entro i tempi fissati  dalla delega. Ovviamente ne daremo conto ai lavoratori, accompagnandoli con un nostro più esaustivo giudizio, come sempre abbiamo fatto sinora.

 Forse, il 27 p.v., riunione con il Ministro: ma serve proprio, ora, dopo i pareri resi dal Parlamento?

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Pareri Commissione Difesa SENATO sui decreti attuativi L. 244

Allegato 2: Pareri Commissione Difesa CAMERA sui decreti attuativi L. 244

Spending Review











Pareri molto pesanti quelli espressi dalle Commissioni Difesa sui decreti attuativi della delega per la revisione dello strumento militare nazionale

23 Dic 2013 - Flp Difesa

Notiziario n. 134 del 23 dicembre 2013 – Non si può certo dire che le Commissioni Difesa di Camera e Senato siano state particolarmente tenere con gli schemi di decreti attuativi presentati dal Ministro Mauro e poi adottati in prima lettura dal CdM in data 8 ago. u.s. (Vedi Notiziario n. 92/2013).  Tutt’altro!  Pur con […]


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