L’ammiraglio Valter Girardelli, Capo di Stato Maggiore della Marina
Continuano, presso le Commissioni Difesa riunite congiuntamente, le audizioni dei Vertici della Difesa, che si iscrivono nel contesto della “ricognizione” disposta dalle stesse Commissioni in avvio del loro mandato. E così, dopo l’audizione della Ministra Trenta (Notiziario n. 86 del 9 u.s.), sono venute quelle del Capo SMD gen. Graziano (Notiziario n. 89 del 20 .08.2018) e del Capo SMA gen. Veciarelli (Notiziario n. 100 del 13.09.2018; e, quindi, del Capo SMM, amm. V. Girardelli, avvenuta il 12 settembre u.s., e della quale ora riferiremo.
Diciamo subito che l’intervento introduttivo del Capo di SMM (su questa stessa pagina ne pubblichiamo il video integrale) è stato estremamente pulito e preciso e ha offerto una panoramica a 360° di Marina Militare. e dei suoi problemi, indicando le sue linee programmatiche e dedicando spazio, caso infrequente in A.D., anche ai lavoratori civili.
Ha innanzitutto ricordato come l’economia italiana dipenda dal mare, essendo basata sulla trasformazione; ha fornito i dati di import/export per via mare e quelli relativi ai prodotti petroliferi (per il mare passano l’80% di petrolio e il 42% di gas importati), ha ricordato che i nostri porti intercettano il 30% del transito nel mediterraneo. Ha poi delineato le attività di M.M. che si articolano in quattro “domini”: la difesa nazionale e marittima; il supporto al sistema paese; la cooperazione internazionale e lo sviluppo del potere capacitivo anche in ottica interforze.
Ha quindi indicato le operazioni in corso della M.M.: quelle militari (operazioni “Mare sicuro”; “Sophia”; etc.); quelle “concorsuali” (nei campi: idroceanografico, segnalamenti e fari, antinquinamento, bonifica, monitoraggio vulcani, medicina iperbarica, etc.); e, infine , quelle afferenti alla “cooperazione internazionale” (abbiamo rapporti con 25 Marine e sono attivi 33 piani di cooperazione).
Per tutte queste attività, la nostra M.M mette in campo oggi n. 58 unità navali di prima linea a fronte delle 64 previste, che però si ridurranno solo a 30 tra 15 anni, e dunque in numero fortemente ridotto. Fortunatamente, è intervenuta la legge finanziaria 2014 che ha stanziato risorse importanti per la costruzione di unità navali di nuova generazione (n. 9 operative già da questo anno), che prenderanno il posto di quelle già andate o che andranno in disarmo (2018, nave Anteo). Servirebbe comunque un maggior efficientamento dello strumento navale, con acquisti di altre unità, in primis sul fronte della attività subacquee e di aviazione.
L’amm. Girardelli ha poi affrontato l’importantissimo tema del parco infrastrutturale della F.A. Ha ricordato che l’età media delle infrastrutture è molto alta, che il deficit manutentivo in essere riduce al 51% la loro efficienza, che occorrerebbe pertanto procedere ad un forte ammodernamento per il quale servirebbero circa 70 mln annui, mentre la F.A. ne dispone solo di 13 all’interno del bilancio 2018 del M.D.
Ha segnalato le criticità infrastrutturali degli Arsenali, che si intrecciano con quelle legate alla vetustà dei “macchinari” e alle carenze di professionalità civili, frutto delle riduzioni operate dalla Legge 244/2012 e dei ripetuti blocchi del turnover, che hanno aperto un buco sotto il profilo della trasmissione dei saperi.
Quindi, il richiamo alle problematiche del personale, definito “il grande capitale della Marina”. Il personale militare è oggi pari a 29.000 unità (34.000 previsti), che dovranno diventare 26.800 al 1.1.2025. Una previsione del tutto insufficiente, che renderebbe problematica la tenuta in efficienza dello strumento militare, per il quale servirebbero minimo 30.000 unità. Un appello indiretto a modificare la legge 244/2012, sembrerebbe.
In questo contesto si iscrive anche la situazione critica del personale civile: 9.400 unità in organico, ma molti di meno in termini di effettivi in particolare nei ruoli tecnici, anch’esse comunque in riduzione da qui al 2024, che hanno “un ruolo fondamentale nelle attività manutentive presso i tre Arsenali” e un ruolo altrettanto importante nelle attività di studio dei Centri Tecnici, in quelle del settore cartografico e in quelle del munizionamento.
Le competenze maturate dal personale civile, “uniche nel settore navale”, ne fanno “un patrimonio che risulta fondamentale preservare e non disperdere”.
Grazie Ammiraglio, ma per preservarlo servirebbe il “piano straordinario di assunzioni” che chiediamo da anni.
Noi pensiamo davvero che, per quanto attiene l’incredibile vicenda legata all’emanando (da due anni, campa cavallo!) bando di mobilità interna ordinaria volontaria, Amministrazione Difesa stia davvero scivolando nel ridicolo, e ci chiediamo come mai le altre sigle assistano imperterrite e inerti a questo scempio, che da una parte reca un gran danno ai lavoratori interessati e dall’altra offende la stessa dignità delle controparti.
Ma partiamo dalle ultime puntate. Dai comunicati delle sigle (quelle firmatarie del CCNL) partecipanti, avevamo appreso che il 27 luglio luglio si erano completati, con STAMADIFESA per l’area tecnico/operativa e con SEGREDIFESA per l’area tecnico/amministrativa, i “confronti“ previsti dall’art. 5 del CCNL in ordine ai c.d. ““gradi di scopertura organica massima sostenibile per ciascun Ente e per singolo profilo professionale”.
Dalla nota unitaria di CGIL-CISL-UIL + UNSA (3+1) del 1 agosto, avevamo appreso che si erano conclusi, e anche in modo molto rapido, i predetti confronti (attenzione, però: confronto ai sensi dell’art. 5 CCNL 2016-2018, e non contrattazione, come di fatto era avvenuto in passato, che si era poi conclusa con la firma del protocollo d’intesa del 29.09.2015, e la differenza non appare certo di poco conto…..).
Per gli Enti dell’area Tecnico/amministrativa, i 3+1, con la nota sopra richiamata del 1 agosto u.s., avevano dato la loro disponibilità “a sottoscrivere l’accordo” che avrebbe fissato il grado di scopertura “al 20% per i profili Amministrativi e confermando il 15% per quelli Tecnici” (testuale). Ma pare non sia proprio così’, e lo abbiamo appreso direttamente da SEGREDIFESA (SGD), che, su nostra richiesta e con l’ausilio del “verbale all’esito del confronto” già firmato in data 3.08.2018 e che ad ogni buon conto pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, ci ha confermato che “si è stabilito di tenere conto della percentuale del 20%, invece del 15% proposto inizialmente dall’Amministrazione per l’Area T/A”, e per tutti i profili, amministrativi e tecnici. Sembra pazzesco, ma SGD avrebbe dunque “offerto” più di quanto richiesto dai 3+1. Scherzi da solleone, si resta alquanto allibiti!
Per gli Enti dell’area Tecnico/Operativa compresi quelli industriali (Arsenali, Poli, etc.), invece, i 3+1 avevano accettato, nel corso della riunione del 27 luglio, come soglia massima di scopertura il 15% per i profili tecnici e il 25% per gli quelli amministrativi, per come ci era stato comunicato dallo stesso O.P. nella nostra riunione. Anche SMD ha redatto un verbale, anch’esso da firmare, atteso che il comma 2 dell’’art. 5 CCNL, prevede che sia “redatta una sintesi dei lavori e delle posizioni emerse”,ma non ne dispone di certo anche la firma.
Ebbene, abbiamo ora appreso che SMD, con fg. n. 140031 del 14 u.s., ha invitato i 3+1, a oltre 40 giorni 40 di distanza,“a presentarsi il giorno 18 set 2018” presso il 1° Reparto per la sottoscrizione del “verbale di confronto tenutosi in data 27.07.2018” (che è comunque cosa ben diversa da un protocollo d’intesa).
Tempo che scorre incredibilmente, e non è finita: per i gradi di scopertura di altri Organi programmatori, es. Giustizia Miitare, a quando?
E’ allora utile fare un punto di situazione.
Siamo esattamente a oltre due anni (dicesi: due anni!) dal precedente bando di mobilità dell’ 11.07.2016 (vds Notiziario n. 84 di pari data). Quella procedura aveva evidenziato alcune criticità, sulla quali era ripartita la contrattazione tra le Parti a seguito dell’accordo del 5 aprile 2017, che si era poi conclusa con la riunione al Gabinetto del 13.12.2017 (vds. comunicato unitario CGIL-UIL-FLP-UNSA allegato al Notiziario n. 128 di pari data), e con l’impegno di A.D. di far uscire a stretto giro di tempo il secondo bando di mobilità.
E’ poi però arrivato il CCNL 12.02.2018, e con esso le regole più penalizzanti in materia di mobilità (non più protocollo d’intesa, ma solo confronto) e la richiesta dei 3+1, a nostro avviso suicida, di dare attuazione all’art. 5 del CCNL (loro nota 15.02.2018). Manna dal cielo per chi nel M.D. non ha mai amato la nuova procedura e auspica il ritorno ai vecchi riti. Dopo la nota dei 3+1, infatti, sono passati più di sette mesi e il problema non è risolto: la mobilità è bloccata. Così non va!
FLP sta per tornare ai tavoli. Se entro un mese non partirà il nuovo bando, verificheremo con il nostro Ufficio Legale la praticabilità di una iniziativa tesa a promuovere una sorta di class action nei confronti di A.D.
La lunga e tormentata telenovela relativa alla distribuzione delle ulteriori risorse del FUA 2017 (€ 10.073.972,19 lordo oneri AD, di cui 2.223.254,17 per il Fondo AID e 9.993.438,33 per il FUA Difesa) dovrebbe questa volta essere davvero arrivata ai titoli di coda.
In data 13 u.s., infatti, le OO.SS. 3+1+1 (CGIL-CISL-UIL+UNSA+CONFINTESA) hanno firmato l’accordo definitivo, che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1 insieme a tutti gli altri documenti (allegati 2, 3 e 4 sempre su questa stessa pagina), il cui testo ripropone per intero l’impianto, le percentuali di distribuzione e gli importi pro capite dell’Ipotesi dalle stesse OO.SS. già firmata l’11 luglio u.s.. Ma anche con qualche sostanziosa integrazione che tutto sembra, francamente, fuorché il banale “tecnicismo” che, a detta di qualcuno, ha permesso di risolvere il problema innescato dal rilievo della F.P., che peraltro solo noi avevamo reso noto attraverso il Notiziario n. 99/2018.
Particolare non trascurabile, la firma dell’accordo del 13 u.s. è stato accompagnato dal comunicato di pari data dei 3+1, molto scarno (comprensibilmente) sul punto, ma che conteneva un atto d’accusa nei nostri confronti per aver dato la notizia e proposto un commento sul rilievo della FP, su cui comunque a tutt’oggi quelle sigle tacciono.
Proviamo allora a metter, uno dietro l’altro ancorché in estrema sintesi, i mattoncini della telenovela.
1. L’Ipotesi di accordo sulle ulteriori somme 2017 poteva essere firmato tranquillamente, e negli stessi termini, il 6 febbraio 2018, e questo ci avrebbe risparmiato tutte le successive e poco nobili puntate. Se così non è avvenuto, è per la precisa responsabilità da una parte, dei 3+1 che disertarono quella riunione e, dall’altra, del D.G. di PERSOCIV che, pur potendo fare diversamente, decise di subire il diktat della triade, con il risultato di far trascorrere cinque mesi cinque, e di recuperare la faccenda solo a luglio u.s..
2. Né nel testo dell’accordo, né nei comunicati delle sigle sindacali, né nei post che sono girati, si è entrati nel merito del rilievo del 27.08.2018 della F.P. Ma cosa ha detto in proposito la F.P.? Che certificava positivamente l’Ipotesi di accordo 11.07.2018 ma “relativamente all’utilizzo delle risorse previsto dall’art. 2” (9.993.483,33 € per il FUA Difesa), raccomandava “di tener conto di quanto prescritto dall’art. 77 del CCNL”, che destina alla performance individuale “almeno il 30% minimo” (nell’Ipotesi era previsto solo il 15%).
Nella lettura che ne abbiamo fatto noi, e non solo noi, questo si sarebbe dovuto tradurre in una diversa ripartizione percentuale tra performance e FUS con riferimento alle ulteriori risorse assegnate dal MEF, con conseguente modifica degli importi pro capite. La logica questo pareva suggerisse.
3. Invece, come si sa, siccome le vie del Signore sono infinite, dopo qualche giorno di silenzio, dal cilindro di PERSOCIV è spuntata la soluzione taumaturgica che ha permesso di non variare neanche di un centesimo gli importi pro-capite dell’Ipotesi di luglio, con somma gioia di quanti (noi tra questi) erano al momento preoccupati. Un miracolo davvero, frutto di una audace interpretazione della D.G., che non può per questo non suscitare apprezzamento tra i lavoratori, atteso che la quota performance non cresce.
4. Ma come è avvenuto il miracolo? Da come l’abbiamo capita noi leggendo l’accordo, la trovata è in sintesi questa: pur a fronte di accordi separati imposti dagli Organi certificatori, le somme FUA 2017 (risorse certe + risorse ulteriori) vanno considerate un unicum; rispetto a questo unicum (€ 52.928.371,37 €), la percentuale del 30% va calcolata solo sulle somme variabili (la DG calcola € 5.703.889,12: in che modo? con quali addendi?); in tal modo, le risorse complessivamente destinate alla performance individuale dagli accordi FUA 9.10.2017 e 13.09.2018, pari in tutto a 2.629.398,39 €, sfiorano il 50 % e dunque una percentuale ben sopra il 30%.
Geniale davvero, questa volta i nostri complimenti sinceri vanno davvero all’ideatore di questa soluzione che consente di non alzare le risorse per la performance individuale, come il CCNL sembrava obbligasse.
Verrebbe però da fare una domanda: questa interpretazione è condivisa da FP e MEF? Una domanda magari anche legittima, ma che a noi non interessa evidentemente approfondire. E pensiamo sia molto chiaro il perché…
5. Ricordiamo comunque , solo per dovere di cronaca, cosa prevede la norma richiamata dalla FP (art. 77, comma 3, CCNL 2016-18): “la contrattazione integrativa destina ai trattamenti economici” riferiti a performance individuale, organizzativa e indennità varie (turni/reperibilità/etc.) la “parte prevalente delle risorse di cui all’art.76” e “specificamente alla performance individuale almeno il 30%”. Questo dice il CCNL. Ebbene, anche volendo considerare nel suo insieme il FUA 2017 (risorse certe e ricorrenti + risorse ulteriori), non possiamo non rilevare che qualche dubbio al riguardo sembrerebbe emergere, anche solo sotto il profilo matematico, in merito all’interpretazione prima, e al calcolo dopo, che sono stati posti in opera dalla D.G. in ordine alle somme che concorrerebbero a determinare quel 30%.
Pur tuttavia, andando al sodo con estremo pragmatismo, e tenuto anche conto che la scelta è primariamente ricondotta alla responsabilità del D.G. che ha firmato l’accordo definitivo, quell‘interpretazione e quel calcolo ci servono molto. E ci servono perché consentono comunque, nella circostanza, di lasciare immodificata, nella distribuzione percentuale e negli importi pro capite, le risorse destinate alla performance individuale, atteso che, nell’applicare il CCNL 2016-2018 firmato dai 3+1 (e che reca l’art. 77 comma 3) la loro distribuzione risulta alla fine del tutto identica, e sino al centesimo, a quella prevista dalla prima bozza della D.G. (6.02.2018), quando vigeva ancora il CCNL 2006/2009.
Evviva PERSOCIV, dunque, e l’interpretazione finalmente “pro domo nostra” data in questa circostanza, cosa che in passato, anche con riferimento alle diverse Ipotesi di distribuzione del FUA, non avevamo mai registrato, atteso che ogni pur piccolo rilievo degli Organi certificatori era stato recepito con le conseguenti modifiche o integrazione degli accordi definitivi.
Una interpretazione dunque molto benevola, nella circostanza, frutto evidentemente dei tempi nuovi che viviamo dopo le contestazioni degli anni scorsi all’operato del D.G. da parte di CGIL-UIL-FLP-UNSA, che poi sfociarono nella giornata di lotta del 17.10.2017 (vds. comunicato unitario in Notiziario n. 99 di pari data). Ma poi è rientrata CISL.. e si vede!
Una interpretazione benevola dunque, non certo la sola in questi ultimi mesi (si ricordi la circolare sull’art. 35 CCNL), che forse lascerà sorpreso qualche addetto ai lavori, ma che siamo sicuri incontrerà l’approvazione della stragrande maggioranza dei lavoratori, che sappiamo bene quanto credano nelle valutazioni della performance individuale e quanto auspicassero la rapida chiusura della telenovela.
Un’interpretazione benevola, però, forse anche frutto del clamore e dell’allarme suscitato tra i colleghi dal nostro Notiziario n. 99 dell’11.09.2018 che ha indotto la D.G. a trovare una soluzione. E ce l’ha fatta!
In ogni caso, affidiamo ai lavoratori il giudizio sul nostro operato e sulle informazioni che abbiamo loro dato con il Notiziario sopra richiamato, che ha fatto registrare un boom in termini di visualizzazioni.
6. Dobbiamo infine, ancorchè molto brevemente, rispondere a tre altre suggestioni presenti nel comunicato unitario dei 3+1 datato 13 u.s. di commento dell’accordo definitivo sulle risorse aggiuntive FUA 2017.
Assicuriamo innanzitutto quegli increduli che FLP DIFESA è felicissima che l’accordo sia stato sottoscritto anche se dopo aver perso, e non certo per colpa nostra, cinque mesi cinque, poiché, come è ben noto a tutti, chiedevamo da più mesi che questo avvenisse e negli importi economici esattamente identici a quelli della bozza 6.2.2018. Abbiamo scritto vari Notiziari, tutti ancora visibili sul nostro sito….
Circa le “responsabilità altrui”, esse certo non vanno trovate in ambito Difesa e tra i Dirigenti della Difesa dei 3+1, essendo individuabili solo a carico delle Federazioni che hanno apposto una firma su un CCNL che, sul punto, appare un cedimento, in quanto alza la percentuale delle risorse destinate alla performance individuale e reintroduce il fondino (art. 78 CCNL). Almeno su questo possiamo convenire?
Infine, facciamo presente che la nostra “ragion d’essere” ce la siamo meritata sul campo ed è servita anche a CGIL e UIL, nel febbraio 2017, a sceglierci come compagni di viaggio, dopo aver messo in un angolo la CISL, un viaggio che ha prodotto qualcosa di importante e che è durato fino alla mancata firma del CCNL da parte FLP. E’ questo il nostro peccato originale, che spiega i tavoli separati e gli attacchi scomposti.
Una ragion d’essere che ci ha comunque consentito, da febbraio ad oggi e cioè dopo la non firma del CCNL, di rimanere comunque all’impiedi e di non franare nell’attenzione e nella considerazione della gente, pur a fronte di una scelta di responsabilità e di una battaglia civile difficilissima che la nostra gente ha comunque apprezzato.
Un viaggio difficilissimo, che ora però sta per finire: stiamo per tornare sui tavoli, a giorni l’annuncio, la gente ce lo chiede, e da quel momento riprenderemo a parlare da dentro il palazzo e dal vivo delle riunioni.
Il Capo di SMA, gen. Veciarelli, duarante il suo intervento introduttivo
L’audizione del Capo di SMA, gen. S.A. Enzo Veciarelli, presso le Commissioni Difesa di Camera e Senato riunite congiuntamente, la cui registrazione video rendiamo disponibile su questa stessa pagina in basso, si è svolta il 6 u.s. e costituisce uno straordinario documento per comprendere la qualità della nostra classe politica.
Il Capo dell’A.M., audito nel quadro degli “approfondimenti istruttori” riguardanti le FF.AA. disposti dai due Presidenti ad avvio del lavoro verosimilmente quinquennale delle due Commissioni, ha sciorinato una mole notevole di dati e posto alcune questioni (anche di carattere strategico) di estremo interesse, e lo ha fatto peraltro con garbo e con tono colloquiale, cercando in tutti i modi di sollecitare il confronto e la discussione. Proviamo, in estrema sintesi, a dare qualche flash del corposo intervento (oltre un’ora) del gen. Veciarelli.
Dopo due anni di sperimentazione, A.M., che ha compiuto quest’anno 95 anni, è oggi orientata verso internet e il mondo cyber (“AM 4.0”), sempre comunque nel pieno rispetto della Costituzione, e in particolare degli artt. 1 e 11 (ripudio della guerra), e in linea con le tradizionali incombenze della F.A.
Il Capo di SMA ha dedicato molto spazio al personale, anche se (ma oramai è un vero e proprio mantra) non ha dedicato una sola parola alle problematiche del personale civile, ma solo a quelle dei militari (alloggi; motivazioni; benessere; mobilità; etc.).
Questi i numeri forniti dal Generale: AM impiega oggi 43.700 unità, di cui 39.000 militari e 4,700 civili. Entro il 2024, orizzonte finale delle riduzioni previste dalla Legge 244/2012, la F.A. sarà impegnata a tagliare 5.300 posizioni, dopo le 1.700 già cancellate in questi anni.
Se detto orizzonte permarrà, bisognerà riorganizzare la F.A. dando priorità ai settori operativi, riducendo gli apparati centrali, accorpando funzioni logistiche in Enti operativi, e rendendo più agile la funzione di comando/controllo.
Ha poi dedicato molto spazio al problema della c.d. “meridionalizzazione”: il 67% dei militari AM proviene da Sud e Isole, il 24% dal Centro e solo il 9% dal Nord Italia. A fronte di queste provenienze, il 25% dei militari AM sono oggi impiegati al Nord, il 43% al Centro e solo il 32% al Sud. Da qui un idea: riorganizzare, ampliandola, la presenza di AM al Sud/Isole, portando lì il 20% di uomini e mezzi, in particolare del settore logistico, per dare risposte alla richieste di mobilità non soddisfatte.
Altro problema, l’eccedenza nel ruolo “marescialli” (300% in più).
Il gen. Veciarelli ha poi affrontato la situazione dei mezzi e sistemi d’arma: qualità elevata, certo, ma con punti critici (es., sui sistemi antiaerei e balistici), rispetto ai quali, se non si interviene subito, si perderà efficienza.
Poi ha trattato il problema infrastrutture: in gran parte sono vetuste, servirebbero 100 mln per ammodernare il parco esistente, ma l’attuale bilancio annuo rende disponibili solo 18 mln.
In materia di organizzazione, ha ricordato il passaggio dal vecchio modello territoriale a quello attuale per funzioni, ma occorrerà andare oltre, riducendo ulteriormente gli assetti centrali.
Il gen. Veciarelli ha poi dedicato molto tempo all’illustrazione, anche qui fornendo numeri e dati, del sistema di sicurezza per la difesa degli spazi aerei nazionali contro le minacce interne ed esterne, e poi delle altre attività a forte contenuto sociale gestite dalla F.A.: voli al servizio delle comunità; soccorso aereo e trasporto persone; assistenza ai voli; servizio meteorologico; servizio antincendi; sicurezza in volo; interventi per pubbliche calamità e sperimentazione nel campo aereo spaziale. Ha ricordato le unità e i mezzi AM impegnati nelle missioni internazionali; l’impegno della F.A. nella “capability building”; il già realizzato “codice deontologico” (1 pagina, 15 punti), le attività di promozione a favore del personale militare.
Questo, in estrema sintesi, l’intervento del gen. Veciarelli.
Ebbene, a fronte degli ottimi spunti offerti dal Capo di SMA, siamo rimasti colpiti dalla pochezza delle argomentazioni dei pochi parlamentari intervenuti (in tutto 7), che hanno evidenziato una bassissima conoscenza dei problemi del M.D. e dell’ Aeronautica, e se ne sono usciti con frasi tipo: “siamo vicini alle problematiche che attenaglia AM e FF.AA.” e “grazie generale per averci dato una visione di carattere prismatico completo”.
E così, cari colleghi, in assenza a tutt’oggi di qualsiasi informazione proveniente dai firmatari dell’Ipotesi di accordo sottoscritta l’11 luglio 2018 e relativa alla distribuzione delle ulteriori somme FUA 2017, tocca proprio a noi dare ai lavoratori la notizia del sostanzioso rilievo operato al riguardo dalla F.P., che obbligherà le Parti firmatarie a modificare l’accordo prima di sottoscriverlo in via definitiva.
Ma ricostruiamo nei suoi passaggi la vicenda, che sembra scritta da Samuel Beckett (teatro dell’assurdo).
Il 21.11.2017, PERSOCIV informava le OO.SS. che “IGOP ha comunicato che le risorse ulteriori per il M.D. da contrattare per il FUA 2017 sono pari ad € 10.073.972,19 ..” (vds. Notiziaro n. 119 pari data).
A distanza di quasi due mesi, la dr.ssa Corrado sottoponeva in riunione alle OO.SS. una Ipotesi di distribuzione di quelle somme in quote pro capite del 15% per la performance individuale (€ 42,93) e dell’85% per il FUS (€ 243,27) al netto oneri AD. Era il 6.02.2018 (vds. Notiziario n. 14 di pari data), pochi giorni prima della firma del CCNL.
Se quella firma fosse stata allora apposta, l’Ipotesi sarebbe oggi già certificata; invece, CGIL-CISL-UIL+UNSA (i 3+1 dei nostri racconti) non si presentarono a quella riunione per loro “problemi organizzativi” (ma il motivo vero era che, da grandi strateghi, aspettavano la firma del CCNL per intestarsi l’accordo…), e pertanto la sottoscrizione dell’Ipotesi venne rinviata dal Direttore Generale cuor di leone che, pur potendo chiudere la trattativa – in virtù di quanto previsto da una circolare ARAN del 2002, la stessa che viene invocata per la concessione dei tavoli separati – e chiuderla con la firma di chi ci stava (e noi e altre OO.SS. ci eravamo dichiarati pronti a firmare), preferì invece rinviare il tutto a tempi successivi, come volevano i 3+1.
A distanza di pochi giorni arrivò il nuovo CCNL, che introdusse regole più penalizzanti ai fini della distribuzione delle risorse (una su tutte: la quota da destinare alla performance individuale schizzava a “minimo al 30%”, il doppio esatto del 15% previsto dall’Ipotesi predisposta dalla D.G.). Si sarebbe allora dovuto riprendere subito il confronto negoziale e sottoscrivere l’Ipotesi; ma siccome le nuove regole erano peggiorative, si preferì accantonare la questione, che infatti fu ripresa solo a luglio u.s.. Erano trascorsi nel frattempo ben 5 mesi, e di questo ritardo sono responsabili il D.G. cuor di leone e i grandi strateghi 3+1.
L’Ipotesi fu quindi sottoscritta in data 11.07.2018, e sin da subito è apparsa come un assurdo compromesso. C’erano due strade logicamente percorribili: la prima, firmare l’Ipotesi con la distribuzione prevista nella bozza di PERSOCIV per la riunione del 6 febbraio (15% alla performance individuale e 85% al FUS) e dunque con le vecchie regole e chiamando a sottoscriverla le OO.SS. firmatarie del CCNI 9.10.2017 (accordo FUA 2017), e noi questo avevamo chiesto; la seconda, rimodulare l’Ipotesi in base al nuovo CCNL (performance 30% e FUS 70%), chiamando in tal caso a firmare l’accordo solo le sigle firmatarie del CCNL. E invece cosa vanno ad inventarsi il DG e i 3+1? In ottemperanza al principio dell’ “in medio stat virtus”, optano per una distribuzione vecchio tipo (15% performance individuale e 85% FUS) ma escludendo le sigle non firmatarie del CCNL (FLP e USB).
Immediata la nostra reazione, che porterà il D.G. a rispondere in Tribunale per comportamento antisindacale nei nostri confronti (prima udienza, il 9 ottobre p.v.).
Ma ora c’è stata anche la reazione degli Organi certificatori, che in sede di controllo hanno rilevato che, siccome il nuovo CCNL fissa “minimo al 30%” la quota destinata alla performance individuale, le quote pro capite andranno rimodulate in (minimo) il 30% per la performance individuale (€ 85,86) e il 70% per il FUS (€ 200,34) e, per questo, le Parti dovranno firmare un accordo definitivo modificato negli importi pro capite.
E menomale che gli Organi certificatori sono stati anche bravi: se avessero affermato che l’accordo dovesse essere fatto anche con le altre nuove regole dettate dal CCNL 12.02.2018 (performance organizzativa, per esempio), come si sarebbe fatto?
Nel 2017, insieme a CGIL e UIL, dicevamo nelle assemblee unitarie sull’accordo del 5 aprile che il nuovo CCNL avrebbe dovuto azzerare la performance individuale. Ammazza! L’ha invece raddoppiata, e addirittura con la stessa firma dei 3+1!. Ma si può?
Ora attendiamo la firma dell’accordo, sperando solo di essere informati dai firmatari…….
19.07.2018 – Il primo incontro della Ministra Trenta con le OO.SS. nazionali
Come si ricorderà, il Ministro della Difesa, prof.ssa E. Trenta, ha incontrato per la prima volta le OO.SS. rappresentative del personale civile il 19 luglio u.s. (vds Notiziario n. 78 di pari data). E’ stato un incontro molto breve, anche a causa di altri impegni istituzionali del Ministro, ma dal quale è comunque emerso il dichiarato intendimento della Ministra di riservare a se stessa le questioni afferenti al personale civile e di non attribuire, per la prima volta nella storia più recente, delega alcuna ad un Sottosegretario. Una novità, questa, che abbiamo colto sin da subito come un segnale estremamente positivo, di attenzione verso i lavoratori civili, come abbiamo avuto modo di affermare nel nostro successivo intervento in riunione.
La Ministra Trenta ha mantenuto la parola, e di questo le va dato ampiamente atto da parte nostra. Infatti, nei due Decreti Ministeriali datati 27.07.2018, pubblicati nella G.U. n. 187 del 13.08.2018 e che recano le materie delegate a ciascuno dei due Sottosegretari alla Difesa, gli onn. Angelo Toffalo e Raffaele Volpi, è scritto chiaramente che alla Ministra afferiscono direttamente le questioni relative a’“l’area del personale civile….. con particolare riferimento alle relazioni con le rappresentanze sindacali”. Inoltre, alla stessa Ministra, faranno diretto riferimento le “problematiche dell’area industriale della Difesa” e anche gli atti e i provvedimenti riguardanti “Difesa Servizi SpA” e “Agenzia Industrie Difesa”.
Possiamo ben dire di aver fatto il pieno, e la cosa ci soddisfa non poco, atteso che è la prima volta in assoluto che questo accade. Qualcuno si ricorderà che, a suo tempo, avevamo chiesto alla neo Ministra Pinotti, ex Sottosegretaria delegata alle relazioni sindacali, di tenere per sé la stessa materia, ma senza risultato alcuno, in quanto la sen. Pinotti fece invece una scelta tutta diversa, attribuendo all’on. Rossi non solo la delega per il personale civile ma anche quella per il personale militare, e oggi ci sono ben noti i risultati finali…….
La diretta competenza sulle questioni del personale civile e sulle relazioni con le OO.SS. comporteranno per la prof. Trenta riunioni periodiche con le Rappresentanze nazionali. Sembra ne sia convinta anche la stessa Ministra che, nel post pubblicato sulla sua pagina FB dopo l’incontro del 19 luglio, ha scritto “oggi abbiamo svolto il primo di una lunga serie di incontri”, e naturalmente noi la prendiamo in parola e siamo sicuri che sarà proprio così. C’è, in quel post, a nostro avviso, la piena consapevolezza da parte della Ministra sul percorso lungo e non facile che avremo di fronte, anche in considerazione della particolare complessità delle questioni che si dovranno affrontare; ma c’è pure, sempre a nostro giudizio, l’affermazione indiretta di una piena disponibilità della stessa Ministra a farsi carico di quelle problematiche e di voler lavorare insieme alle Rappresentanze nazionali per dare soluzione a quei problemi.
Ci sarà infatti bisogno di parecchi incontri, sul tavolo politico ma anche su tavoli tecnici appositamente costituiti con gli Organi Programmatori o con altre Autorità centrali, per affrontare tutte le complesse questioni ereditate dal passato, alcune antiche e irrisolte o altre più recenti, innanzitutto per comprenderne fino in fondo la natura e la genesi, e in secondo luogo per mettere a punto percorsi operativi e avviare iniziative al fine di portare finalmente a soluzione quelle problematiche.
Quando si parte per un lavoro così complesso, è necessario definire in partenza regole condivise e mettere a punto l’elenco delle questioni che dovranno essere affrontate, e magari anche con quali priorità.
Come FLP DIFESA, abbiamo pensato di offrire all’attenzione della Ministra un fattivo contributo di analisi e di proposte, pur in termini ancora generali, ma che tiene comunque conto delle indicazioni venute dai lavoratori nel sondaggio avviato sul nostro sito ( e ancora visibile).
Su questa stessa pagina, in allegato,pubblichiamo il documento già inviato alla Ministra e che rappresenta di fatto il nostro “inventario” delle problematiche da affrontare anche con alcune soluzioni possibili, e, sul piano del modo e del metodo, alcune proposte per l’organizzazione dei tavoli e per il lavoro che verrà.
Siamo sicuri che i lavoratori apprezzeranno questo nostro sforzo.
Importante sentenza nel mese di agosto u.s. da parte del TAR Lazio, accolto il ricorso di un ex militare transitato.
E’ storia ormai ben nota a tutti che il personale militare giudicato non idoneo transita, a domanda, ai sensi dell’art. 14 della legge 266/99 (norma oggi abrogata e sostituita dall’art. 930 del COM emanato con D.Lgs. n. 66/2010) e con le modalità stabilite dal D.I. del 18.04.2002, nei ruoli civili della Difesa. Fatto rilevante è che, una volta avviata la procedura di transito su richiesta degli interessati, gli stessi vengano collocati in una sorta di aspettativa con trattamento economico goduto all’atto del giudizio di inidoneità. Inoltre, da quel momento, sono nell’impossibilità di poter prestare – anche pro tempore – alcuna attività lavorativa presso terzi, poiché l’attività dei dipendenti statali è, come noto, ad uso esclusivo dello Stato.
Fatte queste premesse, veniamo al fatto. Un collega ex militare nell’anno 2008 era stato giudicato non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato, e pertanto ricollocabile nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile di A.D.. Solo nel 2010 (e dunque circa 16 mesi dopo), a causa di lungaggini amministrative non dipendenti dalla sua volontà, aveva potuto sottoscrivere il nuovo contratto e quindi perfezionare il transito. Allo stesso collega, per tutto il periodo dei 16 mesi, non veniva corrisposto alcun trattamento economico in quanto al momento del giudizio di non idoneità era arrivato a stipendio zero visto il lungo periodo di aspettativa per infermità (oltre 18 mesi) dal quale veniva. Il ricorrente, ritendendo che fossero stati calpestati suoi diritti, si rivolgeva alla nostra O.S. territoriale di Salerno e al suo referente, e assieme agli avvocati Fabio LANZA e Emilio FORRISI del foro della stessa città, veniva avviato un motivato ricorso al TAR Lazio. E oggi, dopo ben otto anni, il TAR Lazio si è espresso accogliendo il ricorso del collega ex militare transitato e condannando A.D. al pagamento degli stipendi non percepiti.
Molto interessanti le motivazioni: secondo il Tar Lazio, accertata la inidoneità e presentata la domanda di transito, l’istante è posto in aspettativa ed ha diritto, dal giorno in cui è stato dichiarato non idoneo al servizio e per tutti i successivi 150 giorni, al trattamento economico goduto all’atto del giudizio di non idoneità nei termini indicati dall’art. 26 della Legge n. 187/1976. La seconda fase è affidata alla valutazione della P.A. che, entro gli indicati 150 giorni, dovrà determinarsi sulla istanza di transito avanzata. In questo caso, però, la valutazione non ha natura discrezionale, ma la P.A. è tenuta ad adottare il provvedimento ove ricorrano i presupposti di fatto stabiliti dalla legge. Qualora entro detto termine l’Amministrazione non si sia pronunciata, l’istanza si intende accolta. In buona sostanza, silenzio assenso.
Il Giudice ha stabilito che, in ogni caso, il procedimento debba essere definito entro 150 giorni, dal che ne consegue, pertanto, che il ricorrente ha titolo alla corresponsione della indennità di aspettativa a partire dalla data di presentazione della domanda di transito presso l’Amministrazione fino ai successivi 150 giorni. Il Giudice ha infine stabilito che, successivamente ai 150 giorni, “sino alla effettiva presa in servizio nell’amministrazione civile, il ricorrente ha diritto, a titolo di risarcimento, allo stipendio previsto per la qualifica successivamente acquisita con il transito”. Lo stesso Giudice ha infine condannato A.D. anche al pagamento degli interessi maturati.
Una sentenza importante, dunque, che potrebbe anche innescare altre analoghe iniziative ricorsuali.
Prima di chiudere, informiamo di essere a conoscenza che lo stesso team di avvocati, sollecitati da un gruppo di lavoratori ex militari, ha avviato altro ricorso presso il TAR Lazio per il mancato riconoscimento del punteggio al personale transitato in merito nella procedura relativa alle progressioni economiche degli anni scorsi, un problema da noi a suo tempo segnalato (quest’anno, come noto, la procedura sulle progressioni economiche prevede un punteggio, a conferma del ravvedimento operoso della nostra Direzione Generale, fino all’anno scorso tetragona sul punto). Che abbiano fatto effetto proprio questi ricorsi?
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 96 del 6 settembre 2018 –
La riunione del Capo di SME con il COCER Esercito del 25 luglio 2018
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. Salvatore Farina, è stato nominato al vertice della più importante F.A. del nostro Paese in sostituzione del gen. Danilo Errico che ha lasciato il servizio attivo, ed ha poi assunto l’incarico effettivo a far data dal 27 febbraio 2018.
A pochi giorni dal suo insediamento, ha inviato agli Uffici dello SME, ai Comandi Nazionali di settore (COMLOG, etc) e agli AA.CC. nazionali e territoriali la nota prot. n. 61639 datata 26 marzo 2018 con la quale ha dettato “le linee di indirizzo” in qualità di nuovo Comandante in capo della F.A., il cui testo pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2.
Nel leggere la predetta nota, siamo rimasti francamente molto colpiti dal fatto che la componente civile risulta sostanzialmente assente nella prospettazione che ne fa il gen. Farina, che è tutta orientata su questioni che riguardano la F.A. nel suo complesso, ma tutte comunque riferibili alla componente militare: esempio la formazione, che non contiene neanche un minimo accenno a quella del personale civile.
La predetta “dimenticanza” fa il paio con un’altra “dimenticanza”. Ci riferiamo al fatto che, a distanza di oltre sei mesi dall’assunzione dell’incarico, il gen. Farina non ha ancora avuto il tempo per incontrare le Rappresentanze nazionali delle OO.SS.
Un impegno del tutto tradizionale e da tanti anni oramai consolidato in ambito Difesa, che si inserisce nel giro di incontri, istituzionali ma anche interni alla F.A., che il nuovo Capo di SM fa di norma ad inizio mandato (ora triennale). Una tradizione rispettata peraltro anche dal suo predecessore, il gen Danilo Errico, che incontrò per la prima volta le OO.SS. nazionali in data 9 giugno 2015 (vds Notiziario n. 59 di pari data), seguito qualche settimana più tardi dal secondo incontro avvenuto in data 29 luglio (vds. Notiziario n. 83 di pari data), e al quale ne sono poi seguiti altri, e che hanno contribuito a tenere sui giusti binari il rapporto con la F.A., almeno sino alla vicenda legata alla cancellazione dei buoni pasto per alcuni Enti di Napoli. Un rapporto positivo, dunque, che ci auguriamo prosegua in futuro.
Un impegno al quale hanno sempre assolto anche tutti gli altri Vertici tecnici della Difesa, dai Capi di SM al Segretario Generale/DNA, e per ultimo anche la massima autorità politica del Dicastero, la nuova Ministra Trenta, che ha incontrato le OO.SS. in data 19 luglio u.s. (vds Notiziario n. 78 di pari data), e dunque a poco meno di 45 giorni dall’assunzione formale dell’incarico e dal giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica (1 giugno 2018).
Se questa è la prassi in essere da molti anni nella Difesa, siamo sicuri che il ritardo registrato nella messa in agenda del primo l’incontro del nuovo Capo di SME con le OO.SS. sia dovuto solo a impedimenti di natura oggettiva, legati ad altri impegni, e non certamente a mancanza di attenzione nei confronti della componente civile, e men che mai a sottovalutazione del ruolo delle Rappresentanze sindacali, e siamo pertanto certi che il gen. Farina troverà sicuramente il tempo per incontrare, dopo il COCER Esercito (riunione in sala Diaz del 25 luglio, a cui si riferisce l’immagine che accompagna nel nostro sito la pubblicazione di questo Notiziario), anche le OO.SS. rappresentative del personale civile della Difesa.
Un incontro che, al di la della ritualità dell’appuntamento, noi auspichiamo serva anche “a definire i percorsi e le modalità di carattere generale attraverso il quale si darà forma e sostanza al rapporto tra le OO.SS. nazionali e il Capo dell’Esercito e, più a valle, al rapporto con le strutture di vertice della F.A. (RGF/OO.SS. e DIPE in primis), anche con riferimento ai provvedimenti di riordino”, come si legge nella lettera qui pubblicato in allegato 1 che abbiamo inviato in data odierna al gen. Farina.
Pubblichiamo la nota SME n. 63592 del 13.08.2018, di cui siamo venuti in possesso solo ora, e relativa al differimento al 2019 dei provvedimenti di soppressione dei CEDOC (CEntri DOCumentali)
In data 3.08.2018, con la maggior parte dei lavoratori in ferie o con le valigie già pronte per il mare, è stato sottoscritto dalla delegazione di parte pubblica e dalle OO.SS. firmatarie del CCNL del 12.02.2018, l’Ipotesi di CCNI (Contratto Collettivo Nazionale Integrativo), parte economica, relativo al triennio 2018-20, che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2.
Come noto, alla predetta trattativa non ha partecipato la nostra O.S., e questo per il fatto che FLP non ha firmato il CCNL ed è in questo momento (ma ancora per poco) fuori dal tavolo. Ma, pur dall’esterno, abbiamo comunque seguito la trattativa e ne abbiamo informato puntualmente i colleghi, anche più delle OO.SS. che ai tavoli vi partecipavano direttamente, e, giunti ora a conclusione del percorso negoziale, esprimiamo le nostre osservazioni e valutazioni, e lo facciamo in modo dettagliato e non solo per slogan, come altri hanno fatto.
Partiamo innanzitutto dal metodo, prima ancora che dei contenuti. Come per la trattativa sulle progressioni economiche (Ipotesi di accordo 31.07.2018 , vds Notiziario n. 84 del 3 agosto u.s.), la nostra prima riflessione riguarda il metodo praticato nel corso della trattativa. Mentre, da sempre, FLP DIFESA nei propri Notiziari scende nel dettaglio delle questioni e pubblica tutta la documentazione disponibile allo scopo di rendere partecipi i lavoratori e di coinvolgerli attivamente, anche in questa circostanza le OO.SS. partecipanti alla trattativa, e poi firmatarie, si sono comportate diversamente, oscurando sia i documenti in progress di AD che le eventuali proposte sindacali, e anche i contenuti reali del confronto. E, una volta sottoscritta l’Ipotesi, pur a fronte delle grosse novità, hanno evitato accuratamente di entrare nel merito dei singoli punti e di spiegarne le ragioni e i contenuti, alcuni dei quali incomprensibili a molti (performance organizzativa, per es.), preferendo invece emanare comunicati inneggianti e autoreferenziali e soprattutto plaudenti nei confronti della controparte, mai così buona e disponibile come in questa circostanza.
Per quanto attiene invece ai contenuti dell’accordo, facendo seguito all’impegno assunto nei confronti dei colleghi di far conoscere nel dettaglio il nostro pensiero al riguardo, rinviamo al documento che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, nel quale esprimiamo le nostre puntuali osservazioni e considerazioni sull’ articolato, sperando che il nostro lavoro contribuisca a far capire meglio i contenuti di un accordo apparso a molti poco comprensibile.
In conclusione, sulla base dei dati sin qui forniti, non ci pare che l’Ipotesi di accordo sul FRD 2018 sia migliorativa rispetto ai vecchi accordi FUA: un enorme peso delle performance (oltre alla individuale, ora anche l’organizzativa, entrambe in capo ad A.D., e con un ruolo inesistente del Sindacato), e l’ azzeramento di fatto della contrattazione locale, con Dirigenti e Rappresentanze locali ridotti al ruolo di meri applicatori delle scelte nazionali (altro che recupero della contrattazione, come propagandato dalle sigle firmatarie del CCNL), ne costituiscono, a nostro giudizio, i tratti più importanti e distintivi. Forse sarebbe stato il caso di rifletterci meglio e più a lungo, come stanno facendo in altre AA.CC., prima di scrivere il CCNI, ma i nostri 3+1 avevano un problema: fare subito l’accordo, e farlo prima del ritorno ai tavoli delle sigle non firmatarie. A.D. ha compreso il problema, e si è adoperata al riguardo: da qui i grazie che a più riprese i 3+1 hanno indirizzato a Gabinetto, DG e Ministra (perché non anche a OIV?), irrituali e forse eccessivi.
C’è comunque ancora un gran punto interrogativo: questo accordo mostra parecchie falle rispetto alle norme legislative e contrattuali vigenti e, da quel che ne sappiamo, la verifica preliminare con MEF e FP sulla sua effettiva praticabilità non risulta sia stata fatta. Della serie: A.D. sottoscrive l’Ipotesi, così facciamo bella figura e andiamo incontro ai desiderata dei 3+1, se poi MEF e FP la bocceranno, in toto o in parte, beh, sarà colpa loro. A ben vedere, un luminoso esempio di serietà e di consapevolezza del proprio ruolo. Evviva!
E allora non resta che attendere la pronuncia di MEF e FP, e sarà davvero interessante leggerne i rilievi, se ci saranno.
E, se invece il CCNI dovesse passare così com’è, ne prenderemo doverosamente atto.
La Ministra Elisabetta-Trenta che ha firmato in data 10.08.2018 il PTFP.
In data 23 agosto u.s., è stato pubblicato sul sito di PERSOCIV il “Piano Triennale di Fabbisogno del Personale”, in sigla PTFP, adottato con D.M. del 10.08.2018, che è comunque pubblicato in allegato 2 anche su questa stessa pagina.
Il PTF è stato redatto dalla D.G.. sulla base delle indicazioni recate dalle “linee guida” emanate dalla FP con decreto del 18.05.2018 (in G.U. n. 173 del 27 luglio u.s., comunque pubblicato in allegato 3 su questa stessa pagina).
Ciò premesso, entriamo nei contenuti del PTFP Difesa.
Dopo aver dettagliato il quadro normativo di riferimento, viene delineata la situazione del personale civile al 1.1.2018 in riferimento al DPCM 22.01.2013 (che fissa i numeri del MD) e del DM 29.06.2016 (che ripartisce quei numeri nei diversi profili e per Regione e O.P.), comunque al netto dei transiti nei ruoli civili degli ex militari ex DI 18.04.2002, e quindi evidenziate le seguenti carenze: n. 5 professori; n. 7 ricercatori; n. 7 dirigenti e n. 3.099 personale delle aree funzionali.
Alla luce delle carenze rilevate, tenuto conto dei vincoli fissati dalla norme vigenti e del quadro di situazione attuale (posti ricoperti e pensionamenti previsti), il PTFP mette in luce per il triennio in corso:
– nei ruoli Dirigenti: fabbisogno di n. 37 unità in toto, cui si farà fronte con n. 7 procedure di mobilità (4 nel 2018) e con l’espletamento di procedure concorsuali per complessivi 30 posti, di cui il 50% riservato al personale di area 3^ in base alla disposizione contenuta nel D. Lgs 8/2014 (art. 2259/quinques del COM);
– nei ruoli professori e ricercatori: fabbisogno di 3 unità complessive, di cui 2 destinate all’Istituto Idrografico di Genova tramite concorso pubblico e 1 all’Accademia della M.M. di Livorno per scorrimento di graduatoria ancora in vita;
– nei ruoli personale aree funzionali: fabbisogno di 521 unità complessive, a cui si farà fronte con: n. 38 assunzioni 2018 (35 area 3^ e 3 area 2^) di idonei non vincitori, già autorizzati dalla PCM; n. 90 assunzioni di categorie protette, equamente spalmate nei tre anni; n. 30 assunzioni di assistenti tecnici, di cui ai tre bandi pubblicati nella G.U. concorsi n. 1/2018 (si veda il Notiziario n. 3 del 9.01.2018); n. 120 assunzioni di funzionari di area 3^ attraverso bandi di concorso nel 2019 (n. 70) e 2020 (i restanti n.50); n. 53 unità nel 2018 (24 di area 2^ e 29 di3^) con procedura di mobilità esterna ex art. 30 D.Lgs 165/2001 (passaggio diretto tra AA.PP.); n. 40 unità con procedura di mobilità equamente ripartite tra il 2019 e il 2020; n. 50 unità per la stabilizzazione del personale attualmente in servizio con contratti a tempo determinato presso Enti di CAMPALGENIO AM (vecchia questione, è ancora in vita il tavolo tecnico a suo tempo insediato?); n. 100 progressioni tra le aree (n. 50 dalla 1^ alla 2^ e n. 50 dalla 2^ alla 3^) di cui all’accordo del 5.04.2017.
Conclusivamente, il PTFP approvato dalla Ministra Trenta prevede, nel triennio 2018-2020, un fabbisogno di personale pari complessivamente a n. 561 unità, di cui n. 3 di professori e ricercatori, n. 37 personale dirigente e n. 521 personale non dirigente delle tre aree funzionali. Si tenga infine conto che, sino al 2019, il 60% delle assunzioni autorizzate devono andare all’area industriale (art. 2259-Bis COM).
Cosa dire? A noi, il PTFP in argomento ci pare, sul versante del personale non dirigente: del tutto insufficiente e inadeguato rispetto alle esigenze del MD (continuiamo a ritenere che serva un piano straordinario di assunzioni, destinato in primis all’area industriale); del tutto inaccettabile nella parte relativa alle progressioni verticali, che appaiono addirittura come una presa in giro (solo 50 progressioni, e a partire peraltro dal 2019, tra 1 e 2^ area: ma così dove si va , dopo un CCNL sordo al problema area 1^ e che ha lasciato tutto immutato senza procedere all’azzeramento ella 1^ area come da noi richiesto?). Una vergogna!
Ultima chicca: il decreto a firma Trenta dice che sono state “informate le OO.SS. rappresentative” del MD: non è vero!
FLP DIFESA di certo non è stata informata né ha ricevuto alcuna bozza, e pensiamo lo stesso sia avvenuto per le altre OO.SS., che rispetto ai contenuti del PTFP, non avrebbero potuto non dire nulla come invece hanno fatto.
Ma la Ministra è a conoscenza di aver firmato un decreto che, su quel punto, non dice la verità? E ne condivide i contenuti di programmazione per il triennio? A tal proposito, abbiamo scritto al Gabinetto la nota che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa stessa pagina.
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