Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 52 del 28.11.2013 con il quale la nostra Federazione dà notizia di un importantissimo pronunciamento del Tribunale di Roma (vds. allegato) che ha recepito la sostanza delle argomentazioni poste a base del ricorso promosso da FLP-FIALP nel 2011 e poi concretizzatesi nei ricorsi del 2012 (vds allegati nn. 2 e 3 pubblicati sul nostro sito) e ha chiesto alla Corte Suprema di pronunciarsi sulla costituzionalità del blocco.
” Il Tribunale di Roma, sezione controversie del lavoro, con un’ordinanza emessa il 27 novembre 2013 ha accolto il ricorso presentato nel 2012 dalla FLP, da FIALP e da circa 3.200 lavoratori pubblici – costituitisi in giudizio “ad adiuvandum” – assistiti e rappresentati dagli Avvocati Lioi, Mirenghi e Viti, e ha dichiarato rilevante e non infondata l’eccezione di incostituzionalità sollevata sul blocco dei contratti e degli stipendi dei dipendenti pubblici, contenuti nel DL 78/2010 e nel DL 98/2011 per contrasto con gli artt. 2, 3, 35, 36, 39 e 53 della Costituzione, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale che ora dovrà pronunciarsi in merito.
L’ordinanza del giudice Ileana Fedele è la prova che è possibile non subire passivamente le ingiustizie se ci si affida a sindacati che lottano per davvero per riaffermare i diritti dei lavoratori. Siamo partiti, da soli, due anni fa con l’iniziativa “Un euro per la giustizia”, abbiamo chiesto ai lavoratori di affiancarci per fare dichiarare incostituzionale il blocco dei contratti e degli stipendi, abbiamo spiegato che la crisi internazionale non dipendeva certo dai dipendenti pubblici e quindi questi non potevano essere gli unici chiamati a pagare. Ed è esattamente ciò che il Tribunale di Roma ha riconosciuto.
In questa amara vicenda alcuni sindacati si sono limitati prima a fare i “bollettini di guerra”, annunciando ogni giorno quanti soldi perdevano i lavoratori pubblici per effetto del blocco dei contratti; poi a chiedere a governo e Parlamento che si aprissero i contratti solo per la parte normativa, senza aumenti stipendiali. Altri sindacati annunciano solo ora, dopo tre anni di blocco dei contratti di voler presentare i ricorsi per incostituzionalità delle norme. E nessuno di loro, né confederali né autonomi o di base, ha mai messo in mora il Governo presentando la piattaforme contrattuali.
La FLP invece ha agito su tutti i fronti: abbiamo preparato i ricorsi due anni fa, li abbiamo depositati e nel frattempo abbiamo anche presentato all’ARAN e al Governo le piattaforme contrattuali e dichiarato, in audizione alle Camere, che contratti senza aumenti stipendiali non ci bastavano. I fatti ci dicono che la strada seguita era quella giusta!!
Ma esaminiamo nel dettaglio cosa ha scritto nell’Ordinanza il Giudice di Roma che ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, perché gli argomenti usati sono di un’importanza fondamentale nel riconoscimento dei diritti dei lavoratori pubblici:
1. Violazione degli articoli 35, 36 e 39 della Costituzione: non si può sospendere il diritto alla contrattazione solo perché il datore di lavoro è lo Stato in quanto gli incrementi retributivi derivanti dai contratti sono il parametro di riferimento per determinare la giusta retribuzione in base all’articolo 36 della Costituzione e quindi, con il blocco di contratti e stipendi, vi è il dubbio che sia stato violato il principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione. Un contratto solo normativo, attivato per il biennio 2013-2014 e senza recupero per il triennio 2010-2012, non sanerebbe questa violazione. In breve, il Tribunale di Roma è dell’idea che i contratti vanno rinnovati con i giusti e sacrosanti aumenti stipendiali!!
2. Violazione dell’articolo 3 e dell’articolo 2 della Costituzione: in merito a questi punti il ragionamento del Tribunale è semplicissimo. Se vi è una situazione di crisi che richiede sacrifici e tagli alla spesa pubblica questa non può essere risolta facendo pagare i costi solo ad una parte della collettività (i dipendenti pubblici) senza violare il principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione) e il principio di solidarietà sociale, politica ed economica, che devono essere rapportati all’intera comunità e non solo a una parte (articolo 2 della Costituzione)
3. Precedenti blocchi dei contratti (1992): il fatto che la Corte Costituzionale si sia già pronunciata in merito al blocco contrattuale varato dal Governo Amato nel 1992, dichiarandolo legittimo, non rileva in quanto in quel caso, oltre all’emergenza nazionale e all’eccezionalità del caso, vi era l’assoluta temporaneità della sospensione degli aumenti contrattuali. Viceversa, non può in alcun caso – secondo il Giudice Fedele – ritenersi transitorio ed eccezionale un blocco dei contratti e degli stipendi che si protrae per quattro anni!!
Per la puntuale esposizione dei motivi contenuti nell’Ordinanza del Tribunale di Roma in accoglimento delle richieste della FLP, possiamo ben dire che si tratta di un risultato di eccezionale importanza che premia le capacità e l’iniziativa della FLP, che non si è arresa di fronte alle ingiuste e penalizzanti azioni dei governi che si sono succeduti in questi anni sia con riferimento al blocco della contrattazione che all’attacco alla dignità e al valore del lavoro pubblico. Una risposta a quelle OO.SS che in questi mesi, incredibilmente, invece di incalzare il governo hanno chiesto di sbloccare i contratti solo per la parte normativa.
La nostra azione a tutti i livelli, quindi, proseguirà, affinché, anche in sede di esame di costituzionalità delle norme impugnate, prevalgono le ragioni di giustizia sociale, equità e rispetto delle regole da noi con forza invocate.
Ai sindacati che non si sono mossi finora, ricordiamo che possono sempre costituirsi “ad adiuvandum” nel giudizio davanti alla Corte Costituzionale, seguendo l’esempio di migliaia di lavoratori che sono stati più lungimiranti e lo hanno già fatto; ai sindacati che hanno annunciato i ricorsi in questi giorni (sic!), dopo solo tre anni di blocco contrattuale, proponiamo di risparmiare i soldi dei loro iscritti e unirsi a noi nel giudizio davanti alla Suprema Corte. D’altronde un ricorso presentato oggi sarebbe anacronistico e superato dai fatti e dagli atti prodotti dalla FLP.
IL SEGRETARIO GENERALE – f.to Marco Carlomagno “
Dunque, davvero una buona notizia! Lasciamo solo immaginare cosa succederebbe nel caso in cui la Corte Costituzionale dichiarasse l’incostituzionalità dei provvedimenti di che trattasi, con ovvia e naturale ricaduta anche sulla più recente proroga del blocco di contratti e retribuzioni sino al 31.12.2014.
Vi terremo informati sugli sviluppi ulteriori dell’iniziativa della nostra Federazione.
Nel corso dell’ultimo incontro con la sen. Roberta Pinotti (Notiziario n. 116 del 23 u.s.), il D.G. di Persociv, presente alla riunione, ha comunicato alle OO.SS. i numeri relativi alle “eccedenze” di personale civile e i quelli relativi ai “pensionabili” ex L. 135/2012, entrambi aggiornati alla data del 23 ottobre 2013.
Partiamo dall’inizio: in applicazione dell’art. 2, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135 (“spending review”), che aveva disposto “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico” del personale non dirigente, l’ A.D. ha provveduto a rimodulare al 31.10.2012 le dotazioni organiche civili, che il DPCM 22.01.2013 fissa oggi in: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63 a seguito L.148/2011); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori etc. La nuova dotazione del personale dirigente è invece pari a n. 117 (erano n. 133). A quella data (31.10.2012), la Difesa registrava un soprannumero complessivo di circa 1.500 posizioni, che, se non riassorbite, si sarebbero trasformate in esuberi da collocare in disponibilità (art. 33 D.Lgs. 165/2001, riscritto da Brunetta con l’art. n. 16 della L. 183/2011). Lo stesso articolo della L.135/2012, al comma 11, prevedeva però la possibilità di riassorbimento del personale in soprannumero a condizione che fosse in possesso, alla data del 31.12.2014, dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione con le regole antecedenti la riforma Fornero, e cioè con il sistema delle “quote” (97, 98, etc.)
Dopo l’emanazione della circolare F.P. n. 3 del 29.07.2013 (vds. Notiziario n. 88 del 5.08.2013) e a fronte di quanto disposto dall’art. 2, comma 1, del D.L 31.08.2013, n. 101 che fissava al 30.09.2013 il termine per predisporre “una previsione delle cessazioni del personale in servizio”, Persociv ha emanato la circolare n. 52028 del 6.09. 2013 con la quale ha fornito alcuni chiarimenti e invitato gli Enti a operare entro il 20 seguente la verifica del personale pensionabile, in particolare in ordine agli “esodi volontari”.
Ebbene, questi sono i dati emersi a seguito delle verifiche operate dagli Enti che ci sono stati comunicati il 23 u.s. dal Direttore Generale di Persociv: nel confronto tra personale effettivo e dotazioni organiche d’area di cui al DPCM 22.01.2013, al 30 set. u.s. emergerebbero complessivamente n. 899 posizioni eccedentarie, di cui n. 169 di area 1^ e n. 730 in area 2^, che risultano pertanto molto ridotte rispetto a ottobre 2012 a causa delle intervenute cessazioni (la 3^ Area, invece, come noto, risulta carente, oggi verosimilmente di circa 200 unità). Rispetto a queste eccedenze, sempre alla data del 23 u.s., il “bacino dei pensionabili”, e cioè il numero dei lavoratori in possesso dei requisiti pre-Fornero al 31.12.2015, risultava complessivamente pari a n. 2529, di cui n. 180 in area 1^ e n. 2349 in area 2^. Le Regioni a maggior presenza di pensionabili risulterebbero il Lazio (n. 895), la Puglia (n. 474) e poi dopo la Campania. Infine, la dr.ssa Preti ha precisato che l’adesione volontaria al collocamento in pensione è risultata complessivamente pari all’80% (in area 2^, n. 1.850). Questi numeri (“pensionabili” e “volontari”) sono destinati a crescere, visto il differimento al 31.12.2016 disposto dal DL 101 convertito
Questi dati scongiurano, per il momento, infauste ipotesi di esuberi non riassorbibili in ambito Difesa, e ovviamente ne siamo felici; occorre però ricordare che la norma impone il rientro “nei limiti della necessità di riassorbimento”, e pertanto, con quei dati, solo 899 lavoratori potrebbero oggi essere collocati in pensione con i requisiti pre Fornero rispetto ai n. 2529 in possesso dei requisiti richiesti. Ci sarà bisogno dunque di una graduatoria, da formare in base ai criteri dettati dalla circolare della F.P. n. 3/2013 (vds. allegato) e quelli eventualmente fissati in ambito Difesa (FLP si è già mossa, si veda la nota qui allegata).
Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.
Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.
Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.
Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!
Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?
Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.
Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.
C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.
Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.
Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.
Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici. Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.
Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!
Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche.
La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.
È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.
Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE “
News del 2 settembre 2013 –
Facendo seguito al nostro Notiziario n. 93 del 27 agosto u.s., comunichiamo che nella Gazzetta Ufficiale n. 204 di sabato 31 agosto è stato pubblicato il Decreto Legge n. 101 di pari data varato dal Consiglio dei Ministri il 26 u.s. e recante “disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle Pubbliche Amministrazioni“.
Ai fini delle tanto attese assunzioni dei vincitori di concorso per i ruoli civili l’Amministrazione Difesa che, in relazione all’atto di programmazione triennale 2013-2015 del fabbisogno di personale prevede per l’anno 2013 l’ingresso di n. 175 professionalità di area 3^, segnaliamo subito il particolare interesse che rivestono le norme contenute nell’art. 2 del predetto Decreto Legge che reca “disposizioni in tema di accesso nelle PP.AA., di assorbimento delle eccedenze e potenziamento della revisione della spesa anche in materia di personale“
Con riserva di specifico Notiziario al riguardo, pubblichiamo di seguito il Decreto Legge in argomento.
E’ stata emanata in data odierna dalla Funzione Pubblica la circolare n. 3, che pubblichiamo di seguito, molto attesa dai colleghi interessati e preannunciata dalla Direttiva n. 10/2012 della stessa Funzione Pubblica.
Detta circolare reca indirizzi e criteri in ordine all’applicazione dell’art. 2, comma 11, let. a) della legeg 7.08.2012, n. 135 (spending review) che, come noto, concede al personale statale in soprannumero a seguito dei tagli delle dotazioni organiche operati dalla stessa legge, di poter essere collocato in pensione se in possesso, entro il 31.12.2014, dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico con le vecchie regole antecedenti alla riforma Fornero.
La circolare era particolarmente attesa nella nostra Amministrazione dove, a seguito dei tagli della spending, si sono prodotti, alla data del 31.10.2012, circa 1500 esuberi (oggi sicuramente in numero inferiore per le cessazioni dal servizio già intervenute), in grandissima parte di area 2^, rispetto ai quali, a seguito della ricognizione a suo tempo operata da Persociv, il personale in possesso dei requisiti di accesso alla pensione con le regole pre Fornero risultava essere molto di più (circa 2500 unità).
Con l’emanazione della circolare della F.P., sarà ora possibile procedere alla formazione della graduatoria del personale civile in possesso dei requisiti di cui sopra, dalla quale emergeranno i lavoratori che potranno essere collocati in pensione con le regole vigenti prima delle riforma Fornero
Si fa riserva di ulteriori informazioni al riguardo.
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 26 del 14 giugno 2013 relativo alla presentazione da parte della FLP all’ARAN e alla Funzione Pubblica le linee guida di Piattaforma contrattuale per il triennio 2013 – 2015.
(da consaptoscana)
” Questa mattina la FLP e la nostra confederazione CSE hanno presentato all’ARAN e alla Funzione Pubblica le linee guida di Piattaforma contrattuale per il triennio 2013-2015.
Con questo atto, la vertenza per il rinnovo contrattuale entra nel vivo. Infatti, la presentazione di queste linee guida ha una duplice funzione:
– aprire formalmente la stagione contrattuale. Infatti, non bastano presidi, manifestazioni e proteste. Affinché parta la stagione contrattuale è indispensabile la presentazione delle piattaforme alla controparte;
– stimolare il dibattito e chiarire alla politica che non intendiamo accettare il blocco ulteriore dei contratti né rinnovarli a costo zero.
Come vedrete, infatti, queste non sono piattaforme al ribasso, nemmeno dal punto di vista economico. E non è poco.
Infatti, vi abbiamo già raccontato delle audizioni a Camera e Senato sul Regolamento governativo che intende bloccare i contratti per un altro biennio e dell’incontro con il Ministro della Pubblica Amministrazione D’Alia e della richiesta della nostra confederazione CSE di rinnovare i contratti del pubblico impiego.
In entrambi i casi abbiamo purtroppo dovuto registrare la posizione di alcune grandi confederazioni sindacali, che hanno iniziato a parlare di contratto rinnovato a costo zero o con i risparmi di gestione (praticamente zero); qualcuno ha parlato persino di stipulare un ulteriore accordo tra Governo e Confederazioni sul pubblico impiego.
Per fare che cosa, ci chiediamo noi? Abbiamo già in piedi un accordo con il Governo Monti, che prevede il superamento della Legge Brunetta e dei blocchi stipendiali. Non ci serve un altro accordo e non ci serve perdere tempo.
Paradossalmente, sono venute più aperture da parte del Ministro, che ha dichiarato la disponibilità anche al ritiro del Regolamento che bloccherebbe la contrattazione per un ulteriore biennio e i trattamenti economici individuali per tutto il 2014, confermando però che non ci sono fondi per eventuali aumenti stipendiali.
A questo punto è diventato d’obbligo presentare immediatamente le piattaforme con le richieste economiche al Governo.
Come è ovvio, quindi, queste sono linee guida che sono state inviate allo scopo citato ma sono ben lontano dal costituire un documento esaustivo e immodificabile. Visto che la trattativa sul rinnovo dei contratti non partirà certamente domani, queste linee guida sono un punto di partenza per aprire il dibattito con i nostri coordinamenti nazionali e con i lavoratori, per arrivare – in tempi comunque brevi – con delle vere e proprie piattaforme per i singoli comparti di trattativa.
Ribadiamo che i soldi per rinnovare i contratti ci sono, dove prenderli lo abbiamo già chiarito nelle audizioni a Senato e Camera. Se qualcuno vuol far seguire alle larghe intese politiche le larghe intese sindacali sulle spalle dei lavoratori pubblici lo dica chiaramente!! Ma lo dica ai lavoratori, senza prenderli in giro con proclami pubblici che poi vengono smentiti per collateralismo con il Governo Letta!!
Come potrete leggere nelle linee guida, che saranno disponibili sul nostro sito internet all’inizio della prossima settimana, le nostre richieste sono responsabili ma ferme e prevedono l’applicazione per intero degli aumenti previsti dal tasso di inflazione programmata per il rinnovo dei contratti calcolato dall’ISTAT e l’incremento della contrattazione integrativa attingendo ai risparmi di gestione degli Enti.
Crediamo sia ora di accelerare, non si può tornare indietro, anche perché nel frattempo in Parlamento c’è attenzione agli argomenti da noi portati in Audizione. Nelle commissioni parlamentari, infatti, sono tanti i deputati e i senatori – persino nella maggioranza – che hanno preso posizione contro il blocco dei contratti e in Commissione Affari Costituzionali del Senato è stata addirittura presentato dal gruppo del M5S uno schema di parere CONTRARIO sul Regolamento governativo di blocco dei contratti.
Sarebbe imperdonabile se di fronte alle contraddizioni della politica il sindacato non facesse fino in fondo il suo lavoro di tutela dei livelli salariali.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 04 del 15 marzo 2013 relativo alla seconda riunione tra ARAN e Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul lavoro precario nelle Pubbliche Amministrazioni.
La bozza di proposta di accordo quadro predisposta dall’Aran sulla base dell’atto di indirizzo del Dipartimento della Funzione Pubblica, su cui oggi è proseguito il confronto nella riunione appositamente convocata, non risponde in alcun modo alle esigenze prospettate in questi mesi dalla nostra Confederazione nel corso del confronto che si è sviluppato nell’ultimo anno con il Ministro della Funzione Pubblica e che ha portato, anche su questa problematica, alla firma dell’intesa del 3 maggio 2012.
La nostra azione, è bene ricordarlo, si è mossa lungo due linee di azione:
Ribadire la centralità del lavoro a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione e limitare invece l’utilizzo del lavoro precario solo a circostanze determinate ed eccezionali, al fine di evitare l’uso indiscriminato di questo strumento che, ovviamente, oltre a creare forti tensioni e problemi sociali rende anche difficile programmare le attività e rendere sempre più efficaci i servizi resi al sistema paese;
Prevedere per tutta la pubblica amministrazione, e per tutte le tipologie, il rinnovo dei contratti a termine in scadenza a luglio 2013, in un quadro programmato di eliminazione del precariato con l’avvio delle procedure di stabilizzazione.
La proposta dell’Aran, che trovate allegata al presente notiziario, pur essendo una prima bozza, non si discosta dai vincoli e dalle rigidità dell’atto di indirizzo e quindi non offre, allo stato attuale, alcuna sostanziale soluzione alle problematiche ed alle esigenze dei lavoratori precari.
Anzi prevede nei fatti l’allargamento delle fattispecie di utilizzo del lavoro precario, con un ventaglio di possibilità che lo renderebbero strumento ordinario e non eccezionale, aprendo la strada ad un’ulteriore precarizzazione del rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione. In buona sostanza il tentativo di inserire nella P.A., per via contrattuale, tutti gli elementi portanti della cosiddetta riforma Fornero.
Con queste premesse e su questo testo, ovviamente, non ci sono le basi per definire un’intesa, ma neanche per proseguire un confronto che non sia un semplice rituale. Abbiamo bisogno, per rendere possibile il negoziato, di sostanziali modifiche da parte del Governo del mandato ricevuto dall’Aran.
Che, è bene dirlo da subito, non servono solo a proseguire il confronto alla ricerca di una possibile intesa, ma sono anche indispensabili per rendere coerenti poi gli eventuali accordi con il quadro normativo di riferimento che resta sempre, anche su queste problematiche, comunque la cornice di riferimento, sia per gli aspetti ed i vincoli di spesa, sia per le autorizzazioni ai rinnovi ed alle stabilizzazioni.
Questa è stata al tavolo la posizione della CSE, in coerenza con quanto tra l’altro anticipato con il notiziario n. 2 del 1 marzo 2013 .
Il Presidente dell’Aran, al termine della riunione che ha visto buona parte delle Confederazioni esprimere, anche se con toni e sensibilità diverse, posizioni critiche rispetto al testo presentato, pur consapevole della difficoltà del negoziato, dati gli attuali stretti margini di manovra, ha ritenuto necessario tenere comunque aperto il confronto, considerata la rilevanza della questione e le aspettative che vi sono riposte, impegnandosi a verificare con la Funzione Pubblica tutti gli ulteriori spazi di azione che rendano possibile, come da noi richiesto, il dispiegarsi di una vera trattativa e non invece il mero recepimento degli indirizzi dati dal governo. Verificheremo nei prossimi giorni se emergeranno sostanziali elementi di discontinuità rispetto ad oggi.
In ogni caso, ed a prescindere dal confronto in Aran sul CCNQ, è chiaro che sulla questione, visti i tempi comunque ristretti connessi alla necessità di avere garanzie sul rinnovo dei contratti in scadenza, non mancherà la nostra azione come CSE di vigilanza e di proposta ad ogni livello per garantire la continuità del rapporto di lavoro a tutti i nostri colleghi, oggi purtroppo, ancora precari.
Ci sono giunte in queste ultime settimane numerose richieste di informazioni in merito alle innovazioni normative intervenute recentemente a beneficio dei lavoratori neo-genitori o con figli piccoli, e per questo abbiamo pensato di dedicare all’argomento questo Notiziario che ne propone una sintesi utile.
1. Il D.L. 11.12.2012, n. 216, c.d. anti infrazioni UE, non convertito in legge ma con validità riconosciuta “agli atti e provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti” (vds. Comunicato Min. Giustizia in G.U. n. 34 del 9 feb. u.s.) ha reso possibile la fruizione dei congedi parentali (art. 32 del D.Lgs. 151/2001, la vecchia “astensione facoltativa”) anche a ore, ma rinviando alla contrattazione collettiva di settore per la regolamentazione di dettaglio. La normativa ha modificato anche la modalità di richiesta del congedo, prevedendo in particolare che, nel rispetto dei termini di almeno 15 giorni di preavviso, devono essere indicate le date di inizio e di fine del periodo di congedo, durante il quale le parti possono concordare corrette modalità di ripresa dell’attività lavorativa.
2. La Legge 17.12.2012, n. 221 (conversione del D.L. n. 179/2012, c.d. Decreto Sviluppo-bis ) prevede l’emanazione entro il 30/06/2013 di un DPCM con il quale saranno dettate indicazioni di dettaglio per l’informatizzazione delle procedure di emissione dei certificati medici pediatrici di cui all’art. 47 del D.Lgs. 151/2001. Avremo dunque la trasmissione in via telematica del certificato di malattia del bambino dal medico all’INPS e da questa al datore di lavoro e all’indirizzo di posta elettronica indicato dal lavoratore.
3. Il Decreto Interministeriale Lavoro/Economia del 22/12/2012, pubblicato nella G.U. 37 del 13/02/2013 e attuativo della legge 20.06.2012, n. 92 (riforma del mercato del lavoro), prevede per i neo-padri, a partire dal 1 gen. 2013, l’obbligo di 1 giorno di congedo obbligatorio (in aggiunta a quello della madre) per la nascita del figlio, da utilizzare entro i primi 5 mesi di vita del bambino, retribuito al 100%. A questo, il padre può aggiungere altri 2 giorni di congedo facoltativo, sempre nello stesso termine, che però andranno a decurtare la durata del congedo obbligatorio della madre. Detti congedi del padre sono fruibili anche contestualmente ai congedi della madre, e la fruizione deve essere preceduta da almeno 15 giorni di preavviso, allegando alla richiesta la dichiarazione della madre di accettazione della riduzione contestuale della durata del congedo obbligatorio. Anche in questo caso la indennità giornaliera è pari al 100% della retribuzione, e i congedi non possono essere frazionati in ore. Lo stesso Decreto stabilisce inoltre che la madre lavoratrice possa richiedere, in alternativa al congedo parentale, un voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi accreditati, da richiedere ai datori di lavoro, per un importo di 300 euro mensili, max per 6 mesi.
Ebbene, va fatto presente, a tal riguardo, che il Comune di Reggio Emilia ha chiesto al Dipartimento della Funzione Pubblica dei chiarimenti in merito al congedo obbligatorio ed al congedo facoltativo del padre lavoratore e del voucher alla madre lavoratrice, al quale la F.P. ha risposto con la nota DFP n. 8629 del 20.02. 2013, pubblicata sul nostro sito, nella quale ha precisato che “la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della citata Legge n. 92/2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la P.A. e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel d.lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto.” . Quando si dice dei privilegi dei dipendenti pubblici……
“Ma che fine ha fatto l’ipotesi di accordo sulla distribuzione del FUA 2012”? E’ la domanda che, in questi ultimi mesi, ci siamo fatta e rifatta ripetutamente e, soprattutto, che molti colleghi ci hanno altrettanto ripetutamente rivolto. A questa domanda, noi oggi siamo in grado di fornire qualche risposta, essendo venuti a conoscenza dei rilievi formulati da Funzione Pubblica (FP) e Ministero dell’Economia e Finanze (MEF), le cui note di riscontro alleghiamo al Notiziario per l’opportuna conoscenza dei colleghi.
Ma andiamo con ordine. Dopo una trattativa particolarmente lunga e tortuosa, partita l’8 maggio 2012 (ma c’era stato prima, il 22 febbraio, il tavolo tecnico sulle “particolari posizioni di lavoro” – PPL) e che si è sostanziata in ben otto riunioni complessive tra tavoli tecnici e politici, in data 27 luglio u.s. è stata sottoscritta l’ ipotesi di accordo sulla distribuzione del FUA 2012. L’Ipotesi riproponeva, in buona sostanza, l’impianto dell’accordo FUA 2011, con alcune modifiche che riguardavano proprio le PPL, e in particolare l’indennità di imbarco, l’indennità per distruzioni armi chimiche e, molto più significativamente, l’indennità di rischio (incremento del 10%, richiesta venuta proprio da FLP DIFESA).
Dopo la sottoscrizione delle Parti, l’Ipotesi ha iniziato il lungo e complesso percorso previsto dagli artt. 40 e 40-bis del D.Lgs. 165/2001. Dopo aver ottenuto in ottobre il via libera da BILACENTES, l’Ipotesi di accordo è stata trasmessa da Persociv a F.P. e M.E.F. per l’esame congiunto e i controlli di competenza. Controlli che si sono alla fine concretizzati in alcuni rilievi contenuti nella risposta fornita alla D.G., rispetto ai quali la stessa F.P., nella sua nota di riscontro, ha conclusivamente precisato che “l’accordo in esame potrà seguire il suo ulteriore corso (e cioè la firma definitiva delle Parti firmatarie) a condizione che in sede di sottoscrizione definitiva vengano recepite le osservazioni rappresentate”.
E quali sono le “osservazioni rappresentate”? Alcune appaiono francamente poco comprensibili, come il richiamo alla “necessità di correlare eventuali riposi compensativi all’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa”, posto che è sempre stato così; altre, potrebbero dar luogo a modifiche nel testo definitivo di accordo, in particolare per quanto attiene il calcolo delle assenze che potrebbe non prevedere più alcuna “eccezione” ; l’ultimo rilievo della F.P., invece, è molto più preoccupante e, ove venisse recepito nel testo finale di accordo, produrrebbe effetti sicuramente negativi in Difesa.
Detto rilievo riguarda il “trattamento economico di trasferimento”, a proposito del quale la F.P. ha ricordato la diposizione contenuta nell’art. 4 (non 1, come si legge erratamente nella nota della FP), comma 44, nella Legge di stabilità 2012 (L. 183/2011, l’ultima legge fatta dal Governo Berlusconi) che ha soppresso le “analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro” . Tradotto in soldoni, questo vorrebbe dire cancellare, dopo oltre 15 anni, l’ indennità di mobilità finanziata dal FUA, che ha costituito in questi anni una leva importante che ha accompagnato tutti i processi di riordino e che, se eliminata, modificherebbe in peggio il quadro, già di per sé molto preoccupante, connesso alle riduzioni in arrivo.
C’è una logica politica in tutto questo? A nostro avviso sì, lo abbiamo già detto a suo tempo in sede di commento della Legge 183, ed è quella di eliminare ogni possibile condizionamento alle Amministrazioni, lasciando loro mani libere nella gestione dei trasferimenti legati ai processi di riordino. E’ evidente che la soppressione delle disposizioni dei CC.NN.LL. fa il paio con la “libertà” attribuita alle AA.PP. dalla stessa L. 183 (art. 16) e dalla Legge 148/2011 (art. 1, comma 29) in materia di trasferimenti.
E’ facile comprendere la gravità del rilievo della F.P., che ha di fatto bloccato la sottoscrizione definitiva dell’accordo. Per questo, abbiamo inviato alla D.G. la nota qui allegata con richiesta di incontro.
Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento Funzione Pubblica
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 29 del 05 dicembre 2012 relativo all’ incontro con il Ministro Patroni Griffi che si è tenuto nel pomeriggio del 3 dicembre presso la sede della Funzione Pubblica.
” Nulla o poco di nuovo, il risultato dell’incontro con il Ministro Patroni Griffi che si è tenuto nel pomeriggio del 3 dicembre u.s. presso i locali della Funzione Pubblica.
Altri gli auspici e le indicazioni che erano emersi dalle parole del Consigliere Naddeo, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, che nella precedente riunione del 28 novembre aveva anticipato alle parti sociali che, nella riunione del Consiglio dei Ministri prevista per il venerdì successivo, si sarebbero concretizzate delle soluzioni tecniche finalizzate alla proroga dei contratti in scadenza al 31.12 dei lavoratori precari della P.A..
Ed invece, secondo le parole del Ministro, il provvedimento che dovrà essere adottato è ancora in corso di predisposizione e, fatto ancora più preoccupante, deve essere individuato lo strumento legislativo più adeguato che consenta di rendere efficace la possibile proroga fino al 31 luglio 2013 dei contratti in essere.
Il Ministro ha confermato nuovamente la volontà espressa negli incontri precedenti e cioè che la proroga al 31 luglio 2013 consentirà di avere il tempo necessario per avviare trattative finalizzate alla stipula di un accordo quadro per la gestione a regime della materia relativa ai lavori precari nell’ambito più generale della regolamentazione delle flessibilità in entrata nel pubblico impiego, recependo così – anche nel Pubblico Impiego – le nuove norme introdotte dalla riforma Fornero.
Ha confermato inoltre che sono in preparazione norme per l’effettuazione di concorsi per contratti a tempo indeterminato con la previsione della riserva di posti al personale con contratto a termine di durata almeno triennale.
La delegazione CSE presente al tavolo manifestando le proprie perplessità in ordine alla sostanziale assenza di novità rispetto alla riunione della scorsa settimana, ha ribadito comunque la propria contrarietà alla previsione di ennesimi “concorsi” con il meccanismo della riserva dei posti o di titoli preferenziali quale unico sistema di soluzione di un fenomeno di precariato diffuso oramai “storicizzato”, proponendo anche la previsione di processi di stabilizzazione di almeno una parte lavoratori precari di lungo corso.
Il Ministro ha toccato poi l’argomento della “spending review” comunicando che sulla partita delle eccedenze nella P.A. si sta completando il quadro di riferimento e che a breve sarà possibile avviare uno specifico confronto sulla gestione degli esuberi.
Come CSE confermiamo il nostro giudizio negativo sulla scelta governativa mirata a far cassa con un nuovo taglio lineare. Oggi ci troviamo di fronte ad un primo pacchetto di eccedenze su cui, nella maggior parte dei casi, non si è proceduto ad effettuare alcun esame congiunto ne informazione preventiva o successiva con le Organizzazioni Sindacali di singolo Settore/Amministrazione.
Nel frattempo, proprio in Consiglio dei Ministri sono state effettuate le prime compensazioni fra le proposte di organico delle diverse Amministrazioni Centrali e anche su questo, il silenzio più assoluto, salvo leggere sulle cronache dei giornali, da parte del Ministro Patroni Griffi, di ulteriori 3.300 esuberi oltre i 4028 già annunciati.
In relazione a quanto sopra, come CSE chiediamo con forza al Ministro un concreto impegno affinché venga avviato un vero confronto:
– a livello di singola amministrazione, sulle relative dotazioni organiche anche se si tratta di scelte oramai operate; sui regolamenti di amministrazione; sui percorsi di pensionamento; sui processi di riorganizzazione in essere ed in prospettiva;
– a livello di Funzione Pubblica e/o di Aran, su nuove relazioni sindacali; sui criteri legati alla mobilità del personale; sulla formazione del personale; sul modello di riorganizzazione della PA e sulle possibili ricadute in termini di sostenibilità.
Su tutti questi aspetti chiediamo al Ministro Patroni Griffi la definizione di un percorso chiaro, calendario alla mano, di impegni precisi che possano e debbano proseguire anche oltre il tramonto della attuale compagine governativa, chiediamo che onori le scelte per le quali si è battuto da tecnico e da politico attraverso un atto di responsabilità per una parte così importante quale è la Pubblica Amministrazione Italiana.
Notiziario n. 128 del 29 novembre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 52 del 28.11.2013 con il quale la nostra Federazione dà notizia di un importantissimo pronunciamento del Tribunale di Roma (vds. allegato) che ha recepito la sostanza delle argomentazioni poste a base del ricorso promosso da FLP-FIALP nel 2011 e poi […]
Notiziario n. 119 del 5 novembre 2013 – Nel corso dell’ultimo incontro con la sen. Roberta Pinotti (Notiziario n. 116 del 23 u.s.), il D.G. di Persociv, presente alla riunione, ha comunicato alle OO.SS. i numeri relativi alle “eccedenze” di personale civile e i quelli relativi ai “pensionabili” ex L. 135/2012, entrambi aggiornati alla data […]
Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative. Non c’è ancora un testo disponibile […]
News del 2 settembre 2013 – Facendo seguito al nostro Notiziario n. 93 del 27 agosto u.s., comunichiamo che nella Gazzetta Ufficiale n. 204 di sabato 31 agosto è stato pubblicato il Decreto Legge n. 101 di pari data varato dal Consiglio dei Ministri il 26 u.s. e recante “disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di […]
News del 29 luglio 2013 – E’ stata emanata in data odierna dalla Funzione Pubblica la circolare n. 3, che pubblichiamo di seguito, molto attesa dai colleghi interessati e preannunciata dalla Direttiva n. 10/2012 della stessa Funzione Pubblica. Detta circolare reca indirizzi e criteri in ordine all’applicazione dell’art. 2, comma 11, let. a) della legeg 7.08.2012, n. 135 […]
Notiziario n. 68 del 17 giugno 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 26 del 14 giugno 2013 relativo alla presentazione da parte della FLP all’ARAN e alla Funzione Pubblica le linee guida di Piattaforma contrattuale per il triennio 2013 – 2015. ” Questa mattina la FLP e la nostra confederazione CSE hanno […]
Notiziario n. 33 del 18 marzo 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 04 del 15 marzo 2013 relativo alla seconda riunione tra ARAN e Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul lavoro precario nelle Pubbliche Amministrazioni. La bozza di proposta di accordo quadro predisposta dall’Aran sulla base dell’atto di indirizzo del Dipartimento della […]
Notiziario n. 25 del 28 febbraio 2013 – Ci sono giunte in queste ultime settimane numerose richieste di informazioni in merito alle innovazioni normative intervenute recentemente a beneficio dei lavoratori neo-genitori o con figli piccoli, e per questo abbiamo pensato di dedicare all’argomento questo Notiziario che ne propone una sintesi utile. 1. Il D.L. 11.12.2012, […]
Notiziario n. 21 del 18 febbraio 2013 – “Ma che fine ha fatto l’ipotesi di accordo sulla distribuzione del FUA 2012”? E’ la domanda che, in questi ultimi mesi, ci siamo fatta e rifatta ripetutamente e, soprattutto, che molti colleghi ci hanno altrettanto ripetutamente rivolto. A questa domanda, noi oggi siamo in grado di fornire […]
Notiziario n. 169 del 6 dicembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 29 del 05 dicembre 2012 relativo all’ incontro con il Ministro Patroni Griffi che si è tenuto nel pomeriggio del 3 dicembre presso la sede della Funzione Pubblica. ” Nulla o poco di nuovo, il risultato dell’incontro con il Ministro […]