Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 8 del 15 u.s. con il quale la nostra Federazione propone una disamina attenta e rigorosa delle diverse questioni che stanno dentro la vicenda contrattuale.
” La FLP, dopo aver consultato gli iscritti e i lavoratori, ha deciso di non firmare il testo definitivo del Contratto delle Funzioni Centrali sottoscritto il 12 febbraio 2018.
Riteniamo doveroso che una Federazione che si dichiara “libera, autonoma e indipendente”, che rivendica di “non dover rispondere a lusinghe o pressioni di partiti politici” e di non “avere altri padroni se non i propri iscritti”, e che fonda la propria storia sul rispetto della democrazia interna, spieghi a tutti i lavoratori, anche non iscritti, i motivi della sua scelta.
Che il Contratto sottoscritto da CGIL, CISL, UIL, UNSA e CONFINTESA:
sia inadeguato a recuperare il potere di acquisto perso negli ultimi dieci anni dai lavoratori;
violi la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP, che prevede un recupero economico a partire dal 2015 e non dal 2016;
preveda addirittura un salario “a gambero” prevedendo una riduzione di stipendio, a partire dal 1 gennaio 2019, per i lavoratori che avranno l’assegno perequativo;
non crei possibilità di recupero di efficienza e di risorse economiche, ponendo tetti e vincoli ai fondi aziendali;
sia peggiorativo sul sistema delle relazioni sindacali e dei diritti dei lavoratori rispetto ai precedenti contratti, nonostante ci fosse la possibilità di superare appieno le restrizioni della “riforma Brunetta”;
rinvii alla solita commissione paritetica (ricordate quella della L. 312/80?) la riforma degli ordinamenti professionali, con riflessi non solo sull’efficienza delle amministrazioni centrali, ma anche sulla motivazione dei lavoratori, fermi in una palude senza possibilità di vedere riconosciute le proprie abilità professionali;
peggiori le condizioni di vita dei lavoratori, ne pregiudichi il diritto alla salute e si occupi principalmente di sanzioni disciplinari e di punizioni economiche collettive (unica vera funzione dell’organismo paritetico per l’innovazione);
metta assieme tre comparti con storie e legislazioni abbastanza diverse, evitando di prevedere sezioni speciali che ne salvaguardino le peculiarità come avvenuto nell’altro comparto accorpato della Istruzione e Ricerca, danneggiando in tal modo la funzionalità delle pubbliche amministrazioni e danni economici ai lavoratori,
è evidente a tutti, tranne ai sindacalisti e al Governo che elogiano “un contratto epocale che cambierà la vita dei lavoratori statali”.
Ebbene, qualcuno potrebbe chiederci il motivo per il quale la FLP, pur avendo svolto diligentemente il compito di predisporre una piattaforma contrattuale, fare proposte in sede ARAN, chiedere modifiche, analizzare, evidenziare e aggiornare costantemente, durante le finte trattative, tutti i lavoratori sui vari punti del contratto che lo rendono pessimo, poi alla fine non abbia sottoscritto il contratto, magari con una bella nota a verbale per salvarsi la coscienza.
Perché impegnarsi a presentare diffide e ricorsi contro possibili ritorsioni ed esclusioni dalle trattative in sede decentrata, con notevoli impegni economici, di tempo e di risorse umane per gestire una fase contenziosa particolarmente capillare e stressante, invece di dedicarsi tranquillamente solo alle elezioni RSU, magari spiegando che noi abbiamo fatto il possibile, ma poi gli altri sindacati, avendo la maggioranza, hanno voluto così e non ci abbiamo potuto fare niente?
Perché non si può dire sempre di si e rassegnarsi alle violazioni dei diritti civili, anche se ciò comporta dei costi e delle ritorsioni.
Sessantadue anni fa Rosa Parks disse “no” all’autista che le chiese di lasciare libero il posto a sedere sull’autobus. Lei non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza. Per quel “no” fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti comuni. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
Noi non paragoniamo certo i nostri gesti e le nostre decisioni a monumenti della Storia.
Nel nostro piccolo, da soli, abbiamo avuto il coraggio di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il blocco dei rinnovi contrattuali che varie leggi, dichiarate incostituzionali dalla Consulta, avevano reiterato per oltre 6 anni.
Non avevano avuto il coraggio di farlo nessuno degli altri 3 sindacati maggioritari CGIL, CISL e UIL, che pure annoverano molti più iscritti e hanno notevoli risorse economiche più di noi.
Ebbene noi riteniamo che in questo contratto, indipendentemente dalle mancate risorse economiche, ci siano almeno tre violazioni fondamentali che vanno portate all’attenzione dei giudici:
compressione della democrazia e della libertà sindacale, prevedendo l’esclusione dalle trattative decentrate dei sindacati che, pur rappresentativi, decidano, dopo aver partecipato alle trattative, di non firmare il CCNL (art. 7 CCNL), in violazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 231, ottenuta nel 2013 da FIOM e CGIL contro l’esclusione da parte di FIAT per non aver firmato il CCNL di gruppo;
mancata esecuzione della disposizione della Corte Costituzionale che impone di rinnovare il contratto anche per l’anno 2015;
mancata previsione della salvaguardia delle norme speciali che hanno costituito gli enti e agenzie confluite nel Comparto Funzioni Centrali, attraverso la creazione di sezioni speciali, che consentirebbero di mantenere la loro funzionalità ed efficacia, in particolar modo nella lotta all’evasione fiscale e previdenziale, oltre ad assicurare la sicurezza del lavoro e le tipologie organizzative delle singole amministrazioni.
E su questi punti, a partire dal primo che incide sulla possibilità di rappresentare i lavoratori sui tavoli negoziali, chiederemo ai giudici di pronunciarsi con urgenza per l’eliminazione di norme che riteniamo liberticide.
Se, come riteniamo coerente al giudicato costituzionale, i giudici dovessero pronunciarsi sulla incostituzionalità di tale norma disponendone la disapplicazione oppure, in attesa del giudizio di merito, l’ammissione con riserva alle trattative, assisteremo ad una vera RIVOLUZIONE nel pubblico impiego, in quanto IL SINDACATO non sarà più soggetto a minacce e ricatti, che comportano per i vari seguaci di Don Abbondio il dover firmare le preintese (tanto non c’è nulla da fare) o di firmare con triplo salto carpiato il CCNL definitivo dopo non aver firmato la preintesa.
Ma d’altronde, come diceva Manzoni, “il coraggio se uno non ce lo ha, non se lo può dare”.
E sarà una vittoria per la DEMOCRAZIA SINDACALE, per tutti i sindacati non solo per la FLP.
D’altronde quando nel 2009, oltre ad FLP, anche la CGIL e la smemorata FP CGIL non firmarono i CCNL dei Ministeri e delle Agenzie Fiscali, queste ultime gridarono e scrissero fiumi di parole contro l’incostituzionalità della norma di esclusione. E non ci sembra che il segretario generale della CGIL sia diverso da quello che si è costituito nel ricorso FIOM alla Corte Costituzionale.
Solo qualora i giudici dovessero darci torto, prenderemmo atto della decisione e del fatto che per tutelare i lavoratori saremmo costretti ad apporre una firma tecnica al CCNL, che ci consentirebbeIMMEDIATAMENTEdi ritornare alle trattative decentrate, ma anche in questo, malaugurato, caso lo faremmo in modo da chiarire inequivocabilmente la costrizione alla quale saremmo sottoposti e la nostra distanza siderale da contratti che comprimono, oltre ai diritti fondamentali della persona, la libertà delle associazioni sindacali di difendere i propri iscritti e quella dei lavoratori a partecipare attivamente alla vita dei propri uffici. Un ritorno ad un passato buio che pensavamo di aver superato grazie alla lotta di generazioni di uomini e donne e che invece ritorna e sceglie come nemico principale i dipendenti dello Stato, in tutte le sue forme, cioè coloro ai quali è demandata l’attuazione pratica dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione.
IN OGNI CASO, A PRESCINDERE DAI RISULTATI CHE OVVIAMENTE CI AUGURIAMO SIANO POSITIVI, CIÒ CHE NESSUNO POTRÀ TOGLIERCI SARÀ L’ORGOGLIO DI AVER COMBATTUTO CON LA SCHIENA DRITTA PER DIFENDERE LE NOSTRE IDEE E LA DIGNITÀ DEI LAVORATORI CHE OGNI GIORNO SI AFFIDANO A NOI.
QUELLA STESSA DIGNITÀ CHE ALTRI PERDONO OGNI GIORNO NEL PIEGARSI AI DIKTAT DEI POTENTI DI TURNO, CHE SIANO POLITICI O SINDACALISTI IMPORTA POCO.
IL NOSTRO AGIRE È PRIVO DI SOTTERFUGI, TESO A RIVENDICARE UNICAMENTE I DIRITTI DEI LAVORATORI E NON PREBENDE E POLTRONE.
I NOSTRI PRINCIPI NON SONO IN VENDITA, GLI UOMINI DELLA FLP NON SONO IN VENDITA, I LAVORATORI PUBBLICI E I LORO DIRITTI NON SONO IN VENDITA!
La Segreteria Generale FLP “
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati e di procedere all’affissione in tutte le bacheche degli enti.
Sul nostro sito, in alto a sinistra della home page, abbiamo avviato un sondaggio in merito all’incremento contrattuale a regime da marzo 2018.
Nel ricordare che – per la fascia media A2 F4 del personale dei Ministeri – dopo ben 9 anni di blocco contrattuale e 7 di blocco retributivo, sono previsti i seguenti incrementi medi lordi mensili:
per il 2016, solo la IVC (indennità di vacanza contrattuale) pari a € 7,90 medi lordi mensili, già in busta paga;
per il 2017, € 24,00 comprensivi dei 7,90 € di IVC;
per il 2018, ma solo da marzo, € 77,00 e non 85,00, come pure prevedeva – ma al minimo – l’accordo tra Renzi-Madia e CGIL-CISL-UIL del 30.11.2016, a soli quattro giorni dal referendum sulla riforma costituzionale che mandò a casa Renzi, anche con il significativo contributo delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici che non sono evidentemente caduti nella trappola,
invitiamo tutti i colleghi ad esprimere la loro opinione al riguardo partecipando al predetto sondaggio, che non ha valore scientifico, evidentemente, ma serve solo a raccogliere il sentimento prevalente tra i colleghi.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 17 del 13 febbraio 2018 –
Si riporta di seguito il testo del comunicato stampa diffuso dalla nostra Federazione a seguito della sottoscrizione del CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto nel pomeriggio di ieri, oltre che dalle sigle firmatarie dell’Ipotesi, anche da CONFINTESA.
“Nel pomeriggio di oggi CGIL CISL UIL,UNSA e CONFINTESA hanno sottoscritto definitivamente il CCNL delle Funzioni Centrali.
Pare incredibile, eppure la versione definitiva è anche peggio della preintesa che tanto malumore ha creato tra le centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Amministrazioni centrali.
Infatti nel testo finale, dopo la fase certificativa, viene esplicitato in modo evidente (ma la FLP aveva già denunciato l’inghippo) che il cosiddetto assegno perequativo, su cui tanto si è discusso e che avrebbe dovuto garantire maggiore equità, non solo è assolutamente ridicolo, ma viene erogato una tantum e solo per il 2018, senza nessun riflesso per gli anni successivi.
Così come viene elegantemente definita una “errata corrige” la norma ora inserita, che diviene quindi disposizione contrattuale, che prevede la conferma, prima prevista per disposizioni unilaterali dei Governi, dei limiti di tetto non superabili dei Fondi di produttività. Con l’impossibilità quindi di recuperare e rendere erogabili tutte le risorse derivanti dalle attività aggiuntive, dalle perfomance raggiunte dai lavoratori in termini di efficienza e qualità dei servizi. Questo con la firma dei “sindacati”! Una ulteriore discriminazione nei confronti del lavoro pubblico!
Come se non bastasse nel testo finale vengono cancellate con un tratto di penna anche le norme di maggior favore che negli anni scorsi erano state recepite nei Contratti per il personale (vedi ex Monopoli di Stato) oggetto di numerose ristrutturazioni e riorganizzazione aziendali.
Un brutto contratto, che non risponde in alcun modo a circa dieci anni di blocco contrattuale, che di fatto azzera anche il 2016 e 2017 e non solo per il 2015 i “benefici economici”, e che interviene in modo peggiorativo su diritti fondamentali e costituzionali come quelli della salute.
Nessun vero investimento, nessuna risposta in termini di riconoscimento professionale; vengono addirittura non istituite le pur previste sezioni speciali che avrebbero dovuto garantire il mantenimento di alcune specificità allo scopo di poter assecondare i processi di riforma e di miglioramento delle attività per una PA sempre più al servizio dei cittadini e del Paese.
Un contratto approvato in sordina nelle Segreterie sindacali, che non è stato sottoposto all’attenzione ed alla valutazione dei lavoratori, ma quando è avvenuto, solo di sparute rappresentanze di delegati sindacali delle OO.SS. firmatarie.
La FLP e la Confederazione CGS non solo non firmano questo contratto, ma continueranno la loro iniziativa nel Paese, tra i lavoratori, negli Uffici a difesa della democrazia e della dignità del lavoro pubblico.
Impugneremo questo contratto per vedere annullata l’incredibile previsione voluta dall’Aran e dei firmatari di escludere dalla contrattazione e dal sistema di partecipazione le Organizzazioni sindacali che non accettano i contenuti nefasti del contratto.
Una norma già censurata nei mesi scorsi dalla Corte Costituzionale nella famosa vertenza che contrappose la FIOM al gruppo Fiat al momento dell’esclusione del sindacato dei metalmeccanici dai tavoli di trattativa perché non avevano voluto firmare il contratto proposto dall’azienda.
Perché a prescindere dai contenuti non è pensabile prevedere una norma sanzionatoria nei confronti di chi il diritto alla rappresentanza e alla contrattazione l’ha conquistato con il consenso certificato da specifiche e previste leggi dello Stato.
Rivendicheremo anche l’istituzione delle sezioni speciali, previste da specifiche norme e dallo stesso Atto di indirizzo del Governo, e invece incredibilmente non attuate; non solo per vedere riconosciuta la specifica professionalità dei diversi mondi che lavorano nella PA, ma anche per continuare a garantire quei servizi che invece oggi vengono messi in discussione.
Oggi si è consumata l’ennesima brutta pagina nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego. Che sapranno però riconoscere e valutare quello che è stato fatto, o purtroppo non fatto, dando un preciso segnale a chi pensa ancora di fare giochini sulla loro pelle, in ossequio a logiche che nulla hanno a che vedere con le legittime aspettative dei lavoratori.
A partire dalle imminenti elezioni per il rinnovo delle RSU che dovranno segnare il punto di svolta decisivo nel sistema di rappresentanza del personale.
Roma, 12 febbraio 2018
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Come si può vedere, chi ipotizzava la firma tecnica da parte di FLP, non ha compreso bene cosa stesse accadendo e la sostanza vera delle nostre argomentazioni, e che la nostra O.S. si sente impegnata sino in fondo in una battaglia di civiltà e di democrazia a tutela della nostra maltrattata categoria.
Avremo modo di parlare e di informare i lavoratori, nei prossimi giorni, della iniziative anche di carattere legale che la nostra Federazione assumerà per impugnare questo contratto che sta suscitando, anche nella Difesa, molto dissenso tra le lavoratrici e i lavoratori e anche di tutelare la presenza ai tavoli decentrati della nostra O.S. .
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 16 del 12 febbraio 2018 –
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 7 dell’ 8 febbraio 2018 che reca la quinta nota della nostra Federazione sui contenuti dell’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto il 23 dicembre u.s. da CGIL – CISL – UIL e CONFSAL-UNSA, ma non da FLP.
“La revisione dell’ordinamento professionale è una delle grandi occasioni perdute dai firmatari della preintesa di CCNL firmata il 23 dicembre per dare un segnale di attenzione nei confronti dei lavoratori.
A distanza di quasi dieci anni dall’ultimo contratto, sono stati messi assieme tre comparti con storie abbastanza diverse e non si è fatto nulla né per omogeneizzare i diversi sistemi professionali presenti negli ex-comparti del Parastato, dei Ministeri e delle Agenzie Fiscali né per immaginare un nuovo ordinamento che potesse andare bene per un’amministrazione centrale moderna ed efficiente e per lavoratori che vorrebbero finalmente anche minimi sbocchi di carriera.
I problemi sono tanti sia nelle qualifiche medio-basse – bloccate per il combinato disposto della Legge Brunetta e del blocco degli stipendi – sia tra le altre professionalità, prive di riconoscimenti e soprattutto di carriere che diano loro prospettive reali di crescita.
L’articolo 12 della preintesa rinvia qualunque ragionamento in merito ad una Commissione Paritetica che dovrebbe avviarsi 30 giorni dopo la firma definitiva del CCNL (quindi minimo a marzo) e dovrebbe terminare i suoi lavori entro maggio, consegnando alla contrattazione proposte riguardanti le tante questioni demandate. Se va bene, un mese e mezzo di lavoro, nel quale certamente non si farà in tempo a fare granché; se va male e non si rispettano i tempi, invece, il rischio è che si arrivi a fine anno e si rimandi tutto, a quel punto, alla prossima tornata contrattuale.
Quel che è certo è che un contratto che i lavoratori aspettano da dieci anni e non affronta il problema principale degli ordinamenti professionali non è degno nemmeno di essere definito tale.
Attualmente, negli ex-comparti delle funzioni centrali la curva dei salari è quasi piatta per più del 95 per cento dei lavoratori, il che vuol dire che si entra in amministrazione con uno stipendio e si va in pensione con uno stipendio di poco superiore a quello di entrata. Non sono previste aree e/o figure intermedie tra gli impiegati, i funzionari e la dirigenza salvo che nel Parastato, nel quale comunque l’area dei Professionisti non riesce minimamente ad intercettare tutte le figure altamente professionalizzate e a dare i riconoscimenti che queste meriterebbero.
Ciò che non è stato fatto in dieci anni si dovrebbe fare in un mese e mezzo. Permetteteci di dubitare che questo succeda e di pensare invece che i firmatari stiano semplicemente prendendo tempo senza avere il coraggio di confessarlo ai lavoratori.
Un’occasione persa non solo per dare ai lavoratori pubblici, sempre più professionalizzati e specializzati, speranze di carriera, ma anche di ammodernare la macchina amministrativa e renderla più efficiente.
La FLP, a prescindere dai lavori della “Commissione” ribadirà le proprie proposte già del resto formalizzate in questi mesi nei quali, lo ricordiamo, eravamo stata l’unica Organizzazione sindacale a presentare una vera e propria piattaforma contrattuale su un nuovo ordinamento professionale:
Svuotamento della prima area professionale;
Possibilità per coloro che oggi sono apicali di fare progressioni economiche aggiungendo almeno una posizione economica per area professionale;
Ridisegno delle attuali aree professionali con l’individuazione organica delle attività, allo scopo di superare l’attuale frammentarietà dei processi lavorativi al fine di dare una risposta al mansionismo di questi anni;
Creazione di un’area per quadri e professionisti che riconosca in modo tangibile tutte le alte professionalità presenti nel comparto e non solo le poche che oggi sono riconosciute negli enti del parastato;
Disciplinare contrattualmente le posizioni organizzative speciali previste per legge in alcuni settori;
Disciplinare nel contratto le procedure di passaggio da un’area all’altra che l’articolo 22 del Decreto legislativo 75/2017 (c.d. Decreto Madia) ha reso di nuovo possibili nella misura del 20 per cento dei piani dei fabbisogni.
Continuiamo a essere del parere che molti problemi potevano trovare agevoli soluzioni se solo fossero stati usati bene i tanti mesi passati dall’apertura delle trattative a una frettolosa e insensata chiusura del CCNL che, allo stato, contiene esclusivamente sottrazioni di diritti e pressoché nessun miglioramento delle condizioni economiche e normative dei lavoratori.
Le carenze di questo contratto, anche riguardo alla mancata riforma degli ordinamenti professionali, si rifletteranno non solo sull’efficienza delle amministrazioni centrali, ma anche sulla motivazione dei lavoratori, fermi in una palude senza possibilità di vedere riconosciute le proprie abilità professionali.
La Segreteria Generale FLP”
La nostra Federazione continuerà nei prossimi giorni ad esprimere le proprie considerazioni critiche in merito alle diverse parti del contratto.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 133 del 23 dicembre 2017 –
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 33 di data odierna che reca la nota dell’Ufficio Stampa della nostra Federazione in merito all’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto stanotte da alcune sigle ma non da FLP e CGS.
” La FLP da sola ha impiegato quasi tre anni per ottenere la sentenza della Corte Costituzionale che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici; a Governo e CGIL, CISL, UIL e CONFSAL-UNSA sono bastate invece poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma della notte scorsa – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona.
Quelle che stanno spacciando come vittorie sono spaventosi arretramenti sul diritto alla salute, sui diritti salariali e di partecipazione democratica dei lavoratori. Gli articolipeggiorativi, rispetto ai contratti precedenti, sono talmente tanti che per spiegarli tutti siamocostretti a rimandarvi a successivi comunicati tematici.
Vi basti, per ora, sapere che i tanto sbandierati 85 euro di aumento non partono dall’inizio della tornata contrattuale (il 2016) e nemmeno da gennaio 2018 bensì da marzo del prossimo anno. Infatti, a differenza di quanto sbandierato nei mesi scorsi, i soldi per compensare quei lavoratori che per effetto degli “80 euro di Renzi” avrebbero un aumento contrattuale nullo o addirittura negativo, vengono finanziati dagli altri lavoratori. Ma solo fino a fine anno, allorquando il bonus di 80 euro scomparirà anche per loro, come d’incanto.
In compenso, si toglie a tutti i lavoratori, compresi malati cronici, oncologici, dializzati, la possibilità di svolgere controlli e visite diagnostiche in regime di malattia (pur con relativa decurtazione di salario): superate le 18 ore annue dovranno curarsi in ferie o inaspettativa non retribuita. Varate anche misure grazie alle quali i tassi di assenza di pochi siriversano su tutto l’Ufficio sotto forma di minori erogazioni dei premi di produttività, cosa chescatenerà la guerra tra poveri e l’odio nei confronti di puerpere e malati gravi.
Non è un caso il fatto che, per giustificare un contratto così regressivo sul piano dei diritti, i sindacati firmatari siano stati costretti, in totale malafede, a rivendicare come merito quello di non aver cancellato per i dipendenti pubblici l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Viene da dire: ci mancava solo quello!
L’UFFICIO STAMPA FLP “
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra le lavoratrici e i lavoratori e di affiggerlo in tutte le bacheche
In allegato, il testo integrale dell’Ipotesi di CCNL 2016-2018
Si riporta di seguito il testo della nota diffusa dalla Confederazione CSE che riferisce dei contenuti e delle risultanze della prima riunione all’ARAN con tutte le Confederazioni sindacali del Pubblico Impiego avvenuta in data 27 giugno u.s.. Una riunione che ha di fatto aperto la stagione negoziale nel pubblico impiego dopo ben otto anni di blocco dei contratti e delle retribuzioni, superati solo a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale con sentenza n. 178 del 23.06.2015 conseguente al rinvio alla Suprema Corte da parte del Tribunale di Roma sul ricorso presentato dalla Federazione FLP:
“Finalmente è iniziato all’ARAN il confronto sul rinnovo dei contratti. Diciamo subito che nessun vero negoziato si è aperto in quanto la riunione tenutasi in data odierna è stata una sorta di incontro preliminare e non ha riguardato nessun comparto in particolare. Hanno partecipato, infatti, la delegazione ARAN e tutte le confederazioni maggiormente rappresentative. È stato quindi un primo incontro propedeutico all’apertura della stagione contrattuale vera e propria, che dovrà affrontare tutti i nodi derivanti dal lunghissimo periodo di blocco che ha visto i lavoratori pubblici subire, da parte dei Governi che si sono succeduti, un secco ridimensionamento del potere d’acquisto dei propri salari e una altrettanto secca riduzione dei diritti che sono stati soppiantati da altrettante norme di legge.
C’è voluta, lo ricordiamo ancora una volta, l’iniziativa della CSE, della FLP, di migliaia di lavoratori pubblici e una sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2015, che ha consentito di sbloccare una situazione incancrenita, per poter tornare a discutere con Aran di rinnovo contrattuale; all’indomani delle modifiche legislative riguardanti sia il Testo Unico del Pubblico Impiego che la famigerata “Legge Brunetta”, che pur superando alcune criticità e accogliendo alcune richieste della CSE, comunque non vanno ancora nella direzione, auspicabile, di un miglior funzionamento della Pubblica Amministrazione e di una piena valorizzazione del lavoro pubblico.
La nostra Confederazione, come sempre, ha fatto la propria parte: abbiamo da tempo presentato le piattaforme contrattuali e anche oggi ci siamo presentati per dare il nostro contributo, comprendere e valutare le idee e le proposte dell’Aran.
I vertici dell’Aran si sono limitati ad elencare i diversi punti da trattare con riguardo sia agli istituti economici che giuridici con l’ipotesi di renderli comuni ai nuovi quattro comparti di contrattazione piuttosto che a quelli che, invece, devono restare inalterati in quanto tipici di alcuni settori o comparti.
La CSE, nel suo intervento, ha confermato da un lato la propria disponibilità a entrare nel merito delle problematiche poste dall’Aran e per altro già affrontate nella propria piattaforma contrattuale; dall’altro ha ribadito che l’emanando atto d’indirizzo non rappresenterà un vincolo per la propria azione rivendicativa, sia sul fronte giuridico sia su quello economico.
La CSE ha constatato come nella prospettazione dell’Aran manchi inevitabilmente la parte relativa agli impegni concreti del Governo legati alle risorse finanziarie necessarie per rinnovare veramente il contratto di lavoro. In parole povere, l’accordo del 30 novembre firmato da CGIL, CISL e UIL si conferma essere stato firmato “sull’acqua” in quanto non sono stati stanziati i promessi 85 euro medi lordi pro-capite, che è uno dei motivi per i quali non firmammo quell’intesa; allo stesso modo non ci sono garanzie sul fatto che gli aumenti andranno tutti sugli stipendi tabellari, che non ci saranno vincoli alla contrattazione del salario accessorio, che sarà possibile defiscalizzare il salario di produttività e che gli aumenti non vadano a diminuire il “bonus-Renzi” di 80 euro. Insomma, tutto ciò che è stato dato come acquisito il 30 novembre da Governo e triplice confederale è invece ancora tutto da conquistare.
Così come è stigmatizzabile la perdita del secondo semestre 2015, periodo per il quale, secondo la Corte Costituzionale, doveva comunque ripartire la stagione contrattuale. Un combinato disposto (somme esigue, mancato stanziamento 2018 e mancata decorrenza contrattuale) che rende assolutamente inaccettabile, e quindi da modificare, la proposta economica del Governo.
Ad oggi l’unico atto di indirizzo, pronto ad essere inviato entro una settimana, dal Governo all’ARAN è quello per il Comparto Funzioni Centrali, ragion per cui o si continua nelle perdite di tempo in attesa che il Governo si degni di preparare gli altri quattro atti di indirizzo oppure si inizia a ragionare sugli istituti normativi dell’unico comparto per il quale ciò è possibile.
La CSE quindi, nel ribadire con fermezza le critiche per l’inadeguatezza delle risorse si è detta comunque disponibile ad iniziare la discussione. Abbiamo tanto da fare e intendiamo capire al più presto se vi sono gli spazi per un confronto proficuo su alcune odiose misure, che permangono all’interno dei contratti, e per l’applicazione immediata di altri istituti introdotti nelle ultime settimane nella legislazione, fortemente voluti dalla nostra confederazione. Tra gli istituti da sopprimere subito citiamo ad esempio l’odiosa trattenuta sulla malattia, che per i ministeri e le agenzie fiscali non è di dieci giorni ma di quindici, grazie alla mai cancellata previsione contrattuale; tra i secondi invece, la reintroduzione dei passaggi tra le aree, che la CSE ha chiesto con forza alla Madia e al Parlamento e che alla fine è stata inserita nel nuovo testo unico sul pubblico impiego. E, ancora, è fondamentale rivedere profondamente gli ordinamenti professionali, strutturando la carriera dei lavoratori oggi ingessata e senza sbocchi reali.
Sono queste le materie sulle quali noi siamo pronti all’innovazione, tanto da costituire all’interno della confederazione un gruppo di lavoro permanente che segua lo sviluppo della trattativa e aggiorni le nostre richieste in corso di trattativa.
La CSE è quindi disponibile a dare un senso alla trattativa portando al tavolo la voce dei lavoratori e dei cittadini che vorrebbero una pubblica amministrazione sempre più professionalizzata e capace di creare valore aggiunto per il Paese. Ci confronteremo nel merito, senza false promesse che poi si rivelano, alla luce dei fatti, solo dei grandi spot elettorali privi di risultati concreti per i cittadini e i lavoratori.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “ “
Come si evince dal predetto comunicato CSE, la riunione in ARAN non ha registrato fatti significativamente nuovi sul fronte strettamente negoziale; ha però avuto l’indubbio merito di aprile formalmente la stagione contrattuale dopo i blocchi di tutti questi, un merito interamente ascrivibile all’iniziativa ricorsuale della FLP che è poi approdata al giudizio della Corte Costituzionale (tutti i tentativi di attribuirsi il merito da parte di qualche altra sigla è stato a suo tempo sconfessato dalla nostra Federazione con la documentazione allegata al Notiziario FLP DIFESA n. 75 del 10.07.2015 (clicca) a cui si fa ancora rinvio).
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 141 del 2 dicembre 2016 –
Madia e CGIL-CISL-UIL, felici e contenti per lo straordinario accordo raggiunto
Si riporta il testo del “comunicato stampa” di ieri di CSE che esprime considerazioni di merito molto critiche sul’ “accordo truffa” del 30.11.2016 che, dopo 7 anni di blocco, arriva a soli pochi giorni dal voto referendario e rappresenta di fatto un autentico endorsement al “si”, come tutti i lavoratori hanno ben compreso. Lo pubblichiamo su questa stessa pagina per la goduria dei colleghi.
” Altro che contratto degli statali!!!
A pochi giorni dalla consultazione referendaria CGIL CISL e UIL firmano una dichiarazione di intenti preelettorale assolutamente generica che non produrrà alcun effetto immediato. Un’iniziativa che vuole far credere ai lavoratori che si sia rinnovato il contratto, quando non è così.
L’intesa sottoscritta con il Governo non è il contratto di lavoro ma semplicemente un impegno di carattere politico e la strada per arrivare al rinnovo risulta ancora lunga e piena di ostacoli. Assecondando la propaganda elettorale del Premier Renzi, CGIL CISL e UIL non solo non hanno portato a casa nulla per i lavoratori del pubblico impiego, ma hanno anche pregiudicato il futuro della contrattazione che, necessariamente, dovrà aprirsi all’Aran con tutti i soggetti rappresentativi. Perché oltre quelle cifre, lanciate senza che vi sia alcuna copertura per il 2018, difficilmente si potrà andare nel momento in cui si parlerà veramente di rinnovi contrattuali. Le risorse stanziate fino ad oggi dalle leggi di Stabilità 2016 e 2017 ammontano a meno di 1 miliardo, equivalenti a circa 20 € lordi pro capite. Una cifra ben lontana dai 5 miliardi necessari per raggiungere gli 85 euro sbandierati dal Governo. La differenza dovrebbe essere allora reperita nella legge di Bilancio 2018.
Con l’intesa CGIL, CISL e UIL rinunciano a difendere il diritto dei lavoratori pubblici ad avere una giusta retribuzione e la possibilità di recuperare – almeno parzialmente – il potere di acquisto delle buste paga svalutate artificialmente con un blocco legislativo delle retribuzioni di ben 7 anni. Basti ricordare che i contratti del lavoro privato rinnovati in questi mesi hanno previsto aumenti medi di 90 €, dopo aver già avuto gli aumenti medi complessivi di circa 230€ con i due rinnovi relativi ai trienni precedenti.
Tra le altre cose, con questa intesa, si rinuncia anche ai 6 mesi del precedente triennio contrattuale, che la Corte Costituzionale aveva sancito spettare ai dipendenti pubblici.Inoltre, fino a quando non verrà approntata una legge apposita che dia la possibilità di superare i vincoli imposti dalla riforma Brunetta, sarà estremamente difficile aprire concretamente il tavolo negoziale per il nuovo contratto. L’articolo 17 della legge delega 124 del 2015, infatti, non fa alcun riferimento alla possibilità di modifica delle norme sulla contrattazione. Servirà dunque una legge ad hoc per aprire il vero e proprio contratto che, a sua volta, sarà reso difficile dalla necessità di omogeneizzare la parte normativa dei comparti unificati dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione.
La FLP-CSE, che è il sindacato grazie al quale si è pronunciata la Corte Costituzionale e si è costretto il Governo a riparlare di contratti pubblici, continuerà, invece, la sua battaglia al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per un rinnovo contrattuale vero a tutela degli stipendi stipendi e delle professionalità del lavoro pubblico” .
Il comunicato evidenzia la fumosità dell’accordo, che è stato accompagnato in queste ore da un indecoroso battage da parte dei media. Ma ci poniamo altri interrogativi: si parla di 85 € (a regime e medi, attenzione!), ma le coperture 2018 non ci sono nel DDL bilancio votato dalla Camera; che senso ha poi sottoscrivere un accordo con un Governo che tra tre giorni potrebbe saltare? chi stipulerebbe un accordo di compravendita con un’azienda che solo dopo tre giorni potrebbe fallire? e quale infine è l’affidabilità di questo Governo che negli anni si è caratterizzato per le posizioni ostili verso lavoratori e sindacati? Allora, è chiaro: solo un assist al “si”, anche da parte di chi è scesa in piazza per il “no”. Meditate gente, meditate!
Si riporta di seguito il testo integrale del Notiziario n. 24 di oggi dalla Segreteria Generale FLP con il quale la nostra Federazione dà notizia del Rapporto della Corte dei Conti sul lavoro Pubblico.
” E’ passato ormai un anno dalla storica sentenza della Consulta che, pronunciandosi sul ricorso della FLP, ha dichiarato incostituzionale il blocco per legge dei contratti dei lavoratori pubblici. Nonostante questo, il Governo conferma la sua posizione di chiusura, inscenando l’ennesima melina e cercando di dividere il fronte dei lavoratori.
Non avendo infatti più l’alibi della mancata definizione dei nuovi comparti di contrattazione, definiti il 4 aprile all’ARAN, e non ancora operativi per i ritardi del Governo nell’autorizzarne la sottoscrizione definitiva, la Ministra Madia ora preannuncia l’adozione di un atto di indirizzo mirato a rinnovare i contratti solo ad una parte dei lavoratori, quelli “più poveri”, come se vi fossero lavoratori pubblici ricchi o abbienti… Forse si confonde con gli stipendi dei Boiardi di stato o con quelli dei dirigenti generali, che la cattiva politica sforna ad ogni piè sospinto, per accontentare le proprie clientele e mantenere il dominio sulle strutture pubbliche.
Una dichiarazione oggettivamente priva di senso, quasi offensiva, che cerca di giustificare l’irrisorio stanziamento nella legge di stabilità 2016 che, come abbiamo detto più volte, è una posta quasi fittizia, strumento elusivo della sentenza della Corte Costituzionale. Nessun sindacato, anche quello più accondiscendente, potrà firmare un contratto a costo zero dopo anni di blocco e con stipendi falcidiati dall’aumento del costo della vita.
Eppure sui guasti del reiterato blocco dei contratti e su come i lavoratori della pubblica amministrazione italiana abbiano pagato da soli il peso del taglio della spesa pubblica si è pronunciata la stessa Corte di Conti con il rapporto sul lavoro pubblico, presentato al Paese nei giorni scorsi, e su cui poca pubblicità è stata data, guardo caso, dai mass media. Uno studio che smonta tutte le teorie sull’alto numero dei lavoratori pubblici in Italia (il rapporto è tra i più bassi dei paesi industrializzati), sul costo del nostro lavoro pubblico (inferiore anche in questo caso a tutti i principali paesi europei), sui diversi livelli retributivi e sul rapporto tra stipendi pubblici e privati (ormai invece assolutamente in linea). Che denuncia anche gli scarsi investimenti sul personale, la mancata formazione, il disconoscimento del merito e del diritto alla carriera.
Un rapporto, questo della Corte dei Conti, che indubbiamente dà ancora più forza alla nostra iniziativa, assunta come è noto all’interno della Confederazione CGS, di portare il Governo di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con il ricorso a cui hanno aderito decine di migliaia di lavoratori pubblici, per vedere condannato il comportamento del Governo, indennizzati i danni economici pregressi, avviata finalmente una vera contrattazione e non una mistificazione della stessa.
La nostra azione quindi prosegue con maggiore convinzione e forza, ad ogni livello – politico – giurisdizionale – di mobilitazione, per far cessare questa odiosa discriminazione.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Pubblichiamo su questa stessa pagina, per i colleghi interessati, la relazione annuale della Corte dei Conti (allegato 1) un articolo di qualche giorno fa de IL MESSAGGERO sul rinnovo contrattuale (allegato 2), e una mozione presentata da parlamentari di FdI-AN (primo firmatario l’on. W. Rizzetto) sullo stesso argomento, che fa riferimento anche alla nostra iniziativa ricorsuale alla CEDU.
Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. 9 dell’11 maggio 2016 con il quale la Segreteria Generale della CGS fornisce ulteriori chiarimenti e precisazioni in merito alle obiezioni, del tutto strumentali, mosse da altre sigle sindacali all’iniziativa risarcitoria promossa presso la CEDU, e che sta evidenziando grande attenzione e straordinario interesse tra i colleghi.
” Il ricorso della CGS alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) per l’ottenimento di un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali continua a provocare una serie di obiezioni (meglio sarebbe dire denigrazioni) sindacali sulle quali abbiamo già risposto con tre comunicati. Con quest’ultimo vogliamo fare ulteriore chiarezza sulle ultime (???) tre obiezioni che ci vengono poste (ad una obiezione invero avevamo già risposto ma la ripetiamo), soprattutto, da uno dei tre sindacati confederali c.d. storici. Non prima però di aver smentito le affermazioni contenute in un volantino pubblicato nei giorni scorsi: contrariamente a quanto falsamente affermato dalla CGIL FP, la CGS non ha mai promesso indennizzi certi ricorrendo alla CEDU, in quanto una confederazione seria non promette cose che non siano nella propria disponibilità ed è ovvio che, trattandosi di un ricorso dinanzi un giudice, nessuno mai potrà garantire una vittoria sicura e infatti noi non lo abbiamo fatto; abbiamo semplicemente, corroborati dai pareri dei nostri legali, messo a disposizione dei lavoratori uno strumento pienamente in linea con l’attuale giurisprudenza europea, che offre valide motivazioni per tentare la via di una richiesta di risarcimento per il blocco dei contratti di 7 anni (… come fu nel caso dell’impugnativa del blocco dei contratti dinanzi la Corte Costituzionale…), e abbiamo deciso di accollarci interamente i costi legali e organizzativi per tutti gli iscritti (salvo un contributo per spese vive pari al costo di una Raccomandata 1 internazionale). Promesse, raggiri, abusi della credulità e altre false accuse di questo genere le rispediamo al mittente, invitando a leggere quanto scriviamo prima di avventurarsi a scrivere volantini diffamatori. Veniamo alle domande:
Domanda: Le sentenze dei Tribunali Italiani che si sono pronunciati dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 178/2015 (tra i quali il Tribunale di Reggio Emilia) escludono la possibilità di ottenere un risarcimento da parte della CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?
Risposta: FALSO. Le sentenze finora emesse dai Tribunali Italiani (peraltro su ricorsi presentati nel 2013 prima della pronuncia della Corte Costituzionale) dimostrano che si è esaurita la possibilità di ottenere azioni risarcitorie dai Tribunali Italiani, stante la preclusione in Italia derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale e, pertanto, consentono la possibilità di adire la CEDU per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Domanda: L’articolo 35 della Convenzione CEDU prevede che siano ricevibili solo i ricorsi che siano stati proposti dopo aver esperito le vie di ricorso interne. È vero che ciò vuol dire che si può ricorrere solo in presenza di una sentenza della Cassazione, al termine di tre gradi di giudizio?
Risposta: FALSO. La CEDU ha chiarito che “…la regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne deve applicarsi con una certa flessibilità e senza un eccessivo formalismo” (ricorso n. 46967/07, causa CGIL e Cofferati contro Italia). Ciò vuol dire che in presenza di una sentenza di primo grado emessa a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, che rende impossibile l’accesso ai successivi gradi di giudizio, il ricorso è pienamente ricevibile. È il caso per l’appunto dei dipendenti pubblici italiani e, oltre al precedente citato, tra le pronunce possiamo citare quelle relative ai ricorsi n. 11084/02 e 15306/02, H.G e G.B contro Austria.
Domanda: È vero che per qualsiasi pronuncia della CEDU è fatto salvo uno spazio valutativo degli Stati nel bilanciamento tra vincoli internazionali e i principi costituzionali del Paese proponente?
Risposta: FALSO. La CEDU esamina i ricorsi con riferimento alla violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (e non è vincolata dalle sentenze delle Corti Costituzionali degli stati membri), e pertanto, sia con riferimento ai diritti e alle libertà fondamentali violati sia con riferimento al contenuto del danno patrimoniale effettivamente sofferto dai ricorrenti e, quindi, al ristoro economico che la CEDU può accordare. (in tal senso vedi anche parere reso dai legali CGIL FP sic!!!).
Purtroppo siamo di nuovo a rispondere alle stesse domande perché ignorare (o far finta) i fatti è umano (anche se drammatico per un sindacato) mentre mistificarli oltre che diabolico espone a brutte figure. Tra l’altro è già la seconda brutta figura che fa la CGIL, giacché la prima è stata sostenere la tesi della non ricevibilità del ricorso se non dopo sentenza di Cassazione quando sapeva bene che vi era un precedente illustre che riguarda proprio quel sindacato e l’allora Segretario Generale Cofferati. Forse non se lo vuole ricordare o non riesce a trovare la sentenza, nonostante abbiamo citato il numero già nel nostro precedente comunicato? Inoltre, ci domandiamo, è possibile che a sostegno delle proprie tesi diffonda un parere richiesto ad un avvocato, che tecnicamente, sconfessa quanto da loro stessi asserito?
Tralasciando gli aspetti tecnico legali che non ci compete commentare, e sorvolando sulla confusione da loro ingenerata anche nel legale sul fatto che la CGS sia una sigla sindacale degli infermieri (non si sono documentati neanche su questo), è estremamente interessante rilevare che la CGIL FP invii in giro e poggi la sua azione, anche politica, facendo sapere che, in fondo, “aver subito nel pubblico impiego per 7 anni un blocco contrattuale, potrebbe essere un fatto positivo, visto che il governo (con qualche fondamento) avrebbe potuto prevedere il ricorso a licenziamenti collettivi di quegli stessi dipendenti che adesso lamentano il blocco contrattuale”.
Altrettanto singolare è il finale che, escludendo qualunque possibilità di ristoro per danni patrimoniali e non patrimoniali, ribadisce che “gli incrementi retributivi dei (sudditi) dipendenti pubblici sono comunque connessi alle risorse che lo Stato (il Re) intende allocarvi”.
Solo la conclusione ci da un segnale di ottimismo quando afferma che la via del ricorso alla CEDU risulti solo “estremamente complicata“.
Considerato che, per il ricorso alla Corte Costituzionale presentato e vinto dalla FLP, gli stessi “soloni” avevano definito la via assolutamente impossibile, non possiamo che trarne un segnale positivo.
Infine un consiglio (alla CGIL) e una domanda (ai lavoratori): alla CGIL FP consigliamo, nel caso che continui ad avere ulteriori dubbi giuridici sul ricorso CEDU, di rivolgersi direttamente alle altre organizzazioni sindacali che si sono attivate per proporre ricorsi alla CEDU o altre iniziative in ambito europeo, tra le quali la UIL FPL, che sicuramente sarà ben disposta a fornire loro tutta la assistenza giuridica tramite il proprio Ufficio Legale, come già avvenuto in passato su altri ricorsi.
Ai lavoratori rivolgiamo una domanda, alla quale potranno rispondere e trarne le opportune conseguenze: poiché la CGIL FP (e altri) continuano a dire che la soluzione per il recupero degli arretrati sta solo nel rinnovo contrattuale, vi chiediamo: ritenete più probabile che una corte europea (per esempio la CEDU) decida di risarcire alcune decine di migliaia di lavoratori per i mancati rinnovi contrattuali oppure che il Governo Renzi stanzi, di sua spontanea volontà, oltre che i soldi che sono necessari per un rinnovo contrattuale decente, anche i circa 12-14 miliardi che servirebbero per pagare tutti gli arretrati per i mancati rinnovi a partire dal 2010? Ecco, datevi una risposta e poi decidete da soli chi davvero fa sindacato e chi invece vende fumo! …
LIBERI DI SCEGLIERE. LIBERI DI ADERIRE
Roma, 10 maggio 2016 La Segreteria Generale CGS “
Nel sollecitare tutte le nostre strutture sindacali a dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati, vi ricordiamo che la partecipazione al ricorso di quanti interessati sarà possibile solo sino alle ore 23,59 del 16 maggio p.v..
Intanto, i numeri dei partecipanti continuano a lievitare. Ed è questo, forse, che sta risultando così tanto indigesto per qualcuno.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 59 dell’ 11 maggio 2016 –
Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. 8 di data odierna con il quale la nostra Confederazione CGS comunica la chiusura della piattaforma on line predisposta ai fini della partecipazione dei lavoratori interessati al ricorso risarcitorio promosso dalla stessa Confederazione alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per il danno subito a causa del blocco dei contratti.
” Come già preannunciato, per giorno il 16 maggio p.v., alle ore 23,59 è prevista la chiusura della piattaforma per poter partecipare al ricorso alla CEDU.
Pertanto, tutti coloro che intendono iscriversi o che devono completare la registrazione sono invitati a farlo con congruo anticipo, in quanto nelle ultime ore la piattaforma potrebbe essere intasata dai troppi collegamenti e divenire inaccessibile.
Inoltre, per quanto riguarda le spedizioni del materiale cartaceo, ricordiamo che queste dovranno essere recapitate entro e non oltre il 25 maggio 2016, al seguente indirizzo:
Federazione FLP – Via Aniene 14 – 00198 – Roma RM (sulla busta di spedizione scrivere la seguente dicitura: “Ricorso CEDU”)
Le spedizioni dovranno avvenire unicamente con raccomandata R/R – tipo 1, che arriva in 24 ore.
Per i pacchi (contenenti più pratiche) è possibile utilizzare il corriere.
Nota: La data ultima per la presentazione del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è il 30 giugno 2016. Tuttavia abbiamo la necessità di concludere i lavori con congruo anticipo e di conseguenza non possiamo assicurare la lavorazione delle pratiche che saranno spedite dopo la data sopra indicata.
A chi vuole aderire al ricorso, ribadiamo la serietà della nostra iniziativa accessibile a tutti i dipendenti pubblici e li invitiamo a prendere visione della piattaforma e della validità e credibilità dell’iniziativa. Tutto nella massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori.
Roma, 11 maggio 2016 LA SEGRETERIA GENERALE CGS”
Con l’occasione, ringraziamo i tantissimi colleghi civili della Difesa che in migliaia hanno aderito all’iniziativa promossa da CGS e un cordialissimo benvenuto in FLP DIFESA alle centinaia di colleghi che hanno sottoscritto in queste settimane la scheda di adesione alla nostra O.S.
Si riporta di seguito il comunicato n. 4 diffuso in data odierna dalla nostra Confederazione CGS che risponde agli attacchi venuti da altre OO.SS. (e segnatamente da FIALS, UNSA ed USB, ma non solo) in merito all’iniziativa ricorsuale a carattere risarcitorio promossa e organizzata da CGS presso la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU), finalizzata ad ottenere il risarcimento relativo alla mancata erogazione degli aumenti contrattuali per gli anni dal 2010 al giugno 2015 e di cui abbiamo dato notizia con i nostri precedenti Notiziario n. 32 del 16.03.2016 e Notiziario n. 33 del 21.03.2016.
Una iniziativa che sta registrando un incredibile successo tra i lavoratori pubblici, e che verosimilmente è alla base della piccatissima reazione di queste OO.SS. .
“Sapevamo che sarebbero arrivati (li avevamo ampiamente messi in conto) e, puntualmente sono arrivati gli attacchi contro il ricorso intrapreso da FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche), FGU (Federazione Gilda–Unams), NURSIND (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) e Unione Artisti UNAMS, tutti uniti nella Confederazione CGS, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per ottenere il risarcimento relativo alla mancata erogazione degli aumenti contrattuali per gli anni dal 2010 al giugno 2015.
Gli attacchi sono arrivati, uno da destra (si fa per dire) da Unsa e Fials, l’altro da sinistra (si fa sempre per dire) dalla USB. Pensavamo che avrebbero argomentato un po’ meglio ma non sono in grado di fare nemmeno questo. Così, UNSA e FIALS ai sono affannate per sostenere che il ricorso non ha fondamento e che, dunque, sarà con molta probabilità respinto. L’USB, a sua volta, ci accusa invece di non essere abbastanza battaglieri e, anzi di voler condurre questa battaglia per il riconoscimento di un diritto nelle aule di un tribunale e non viceversa “costruendo rapporti di forza capaci di ribaltare la situazione”.
A tutti questi novelli Soloni, che ora si affannano a fare le pulci alle iniziative altrui, vorremmo innanzitutto ricordare che se la F.L.P. non avesse adito il Tribunale di Roma perché fosse affermato il diritto costituzionale alla contrattazione collettiva, molte organizzazioni sindacali, comprese quelle del c.d. sindacalismo storico, starebbero ancora pietendo un piccolo spazio di contrattazione all’ombra del pareggio di bilancio.
Altri avevano senz’altro ritenuto velleitaria l’azione intrapresa dalla F.L.P., esibendo pareri pro veritate negativi di eminenti professori, salvo poi, quando la strada era stata spianata dalla iniziativa delle F.L.P., rivendicare a gran voce il diritto alla contrattazione collettiva. Insomma, se oggi si può parlare di rinnovi contrattuali è perché esiste un sindacato che ha usato i contributi dei propri iscritti per proporre un ricorso che ha condotto dinanzi alla Corte Costituzionale; altrimenti staremmo ancora qui a parlare di blocco dei contratti !
Analogamente a quanto avvenuto per l’azione intrapresa dalla Federazione Gilda–Unams innanzi alla Corte di Giustizia Europea, che ha avuto come esito la condanna dello Stato Italiano ad assumere e/o risarcire i precari storici della scuola.
Potremmo anche fermarci qui; sennonché siamo molto preoccupati per la pochezza di cui questi attacchi sono espressione. Nutriamo infatti il timore che tali attacchi, piuttosto che espressione di una dialettica sindacale, che evidentemente, al pari di qualsivoglia dialettica democratica si alimenta delle differenze di opinione, rappresenti la cifra del malvezzo in virtù del quale si pensa, che, infangando gli altri, possano guadagnarsi consensi. Siamo dell’avviso che su alcune questioni il sindacato dovrebbe mettere da parte lo “spirito di bottega”, cercando invece di suscitare la massima unità dei lavoratori e percorrere tutte le vie possibili per la maggior tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori stessi.
Ci asteniamo da considerazioni di carattere tecnico. Si può discutere per molto se l’esito dei ricorsi possa considerarsi scontato in un senso o nell’altro, dal momento che ogni iniziativa giudiziaria ha sempre esito imponderabile. Di certo, non proporre ricorso – visti i termini di decadenza previsti dalla Convenzione – è già in sé una sconfitta.
Al riguardo ci limitiamo soltanto ad osservare come la CGS è perfettamente consapevole delle problematiche che la proposizione del ricorso alla CEDU propone e che tuttavia, gli arresti della stessa Corte e la sostanziale assenza di un rimedio interno (proprio in ragione della natura “preclusiva” della sentenza della Corte Costituzionale 178 del 2015), rendano percorribile il percorso suggerito. D’altronde gli stessi nostri denigratori ammettono che l’unica via percorribile per il periodo pregresso è solo la CEDU; e solo un’iniziativa davanti alla stessa ci dirà circa la validità delle nostre ragioni e la solidità delle nostre argomentazioni.
L’aver scelto per il ricorso un pool di avvocati tra i più esperti nella materia per trattarla con competenza presso le Corti Europee e che, altresì, hanno dato già dimostrazione di riuscire avincere dinanzi alla Corte Costituzionale e presso la Corte di Giustizia Europea, è la chiara dimostrazione di voler presentare il ricorso per vincerlo e non per demagogia.
Con piacere, infine, vediamo che anche altre organizzazioni sindacali si stanno muovendo per proporre anche loro ricorsi alla CEDU o altre iniziative in ambito europeo. Pensiamo che sia di buon auspicio per festeggiare un’altra vittoria.
A chi vuole aderire al ricorso ribadiamo la serietà della nostra iniziativa accessibile a tutti i dipendenti pubblici e li invitiamo a prendere visione della piattaforma e della validità e credibilità dell’iniziativa. Tutto nella massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori.
Roma, 25 marzo 2016 “
Nel confermare il successo della iniziativa ricorsuale della CGS anche tra i lavoratori civili della Difesa, e la cosa ci fa particolarmente piacere, ci riserviamo di fornire a breve, attraverso le FAQ del portale www.ricorsosgs.it , più specifiche indicazioni per i colleghi interessati del nostro Ministero, in particolare per quanto attiene l’istanza per ottenere il riepilogo degli importi di diritto dall’anno 2009 al 2015, atteso che per noi il predetto periodo ha visto prima la gestione diretta della Difesa e poi la gestione NoiPA.
Con l’occasione, inviamo a tutti, oltre ai consueti fraterni saluti, anche gli auguri più affettuosi di Buona Pasqua!
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