Un incontro estremamente deludente, quello che abbiamo avuto oggi con il Ministro Di Paola in merito ai contenuti del disegno di legge delega sulla riforma dello strumento militare. Un incontro che FLP DIFESA aveva richiesto subito dopo il via libera al provvedimento da parte del Consiglio dei Ministri nella riunione del 6 u.s., che speravamo potesse segnare l’avvio di un proficuo confronto di merito, e che si è invece chiuso con le mancate risposte da parte del Ministro rispetto alle questioni che avevamo posto e con la Sua dichiarata indisponibilità a discutere con le OO.SS. di modifiche di un provvedimento che Egli ritiene chiuso sotto il profilo del confronto con le parti sociali, fermo restando ovviamente la sovranità del Parlamento a modificarlo o addirittura a cestinarlo. Un approdo conclusivo davvero deludente, che marchia pesantemente e proietta una luce diversa sul percorso sin qui fatto.
Ma andiamo con ordine nel racconto di questo incredibile pomeriggio in via XX settembre, una riunione che il Ministro ha aperto dando immediatamente la parola alle OO.SS. per le loro valutazioni. Nel suo intervento, la FLP DIFESA ha proposto le seguenti considerazioni:
1 – Una piena condivisione della scelta che sta alla base del progetto di riassetto in chiave riduttiva del sistema Difesa , e che affonda le sue radici nei micidiali tagli di bilancio che si sono avuti dal 2008 ad oggi. C’è attualmente uno squilibrio patologico tra le disponibilità finanziarie e l’attuale strumento militare e non si può non intervenire rapidamente per evitare il “default” che è dietro l’angolo.
2 – Pur comprendendo la necessità di ridurre significativamente le spese per il personale per spostare risorse sulla voce “esercizio” oggi ridotto davvero ai minimi termini, non si capisce come mai a pagare il maggiore tributo sia chiamata la componente civile che, in termini di spesa complessiva, costa all’Amministrazione un decimo di quella militare. Va ricordato a tal riguardo che i tagli di personale che propone il Ministro da qui al 2024 sono il 33% per i civili (10.000 unità rispetto a 30.000 effettivi) e solo il 18% circa per i militari (33.000 unità rispetto a 183.000 effettivi). Se poi si aggiungono le sforbiciate alle dotazioni organiche civili che abbiamo subito dal 2008 a oggi (ex leggi nn. 133/2008; 25/2009 e 148/2011) e che assommano complessivamente a circa 11.800 posizioni, allora il raffronto sui tagli diventa per noi ancor più oneroso: nel periodo 2007-2024, la componente civile perde 21.800 posti (52% rispetto alla dotazione organica ex DPCM 2005) mentre la componente militare solo il 21% (da 190.000 a 150.000). Un vero e proprio salasso per noi, che dimezzerà la presenza civile in Difesa.
3 – La lettura del testo del disegno di legge delega (D.D.L.D.) presentato al Senato (“su proposta del Ministro Di Paola”, si legge sul frontespizio dell’Atto Senato 3271: come mai solo del Ministro della Difesa, ci chiediamo?) e delle relazioni che lo accompagnano, e il raffronto tra il testo definitivo approdato al Senato (allegato al nostro Notiziario n. 60 del 30 u.s.) e quello entrato in Consiglio dei Ministri (allegato al nostro Notiziario n. 53 del 10 apr.), evidenziano a nostro avviso:
– la difficile praticabilità dei percorsi alternativi a quello del transito nei ruoli civili: è improponibile di questi tempi l’idea di gestire il grosso dei 33mila esuberi militari attraverso lo scivolo della ARQ (Aspettativa Riduzione Quadri) estendendola anche ad altre categorie di personale militare, atteso che rappresenta una spesa assolutamente improduttiva (si resta a casa con il 95% dello stipendio…). Al Commissario Bondi fischieranno le orecchie, i lavoratori esodati e quelli che hanno perso in questi mesi il lavoro e sono oggi senza tutele marcerebbero su via XX settembre… Anche la possibilità di transito verso le altre AA.PP. e gli Enti locali appare scritta nel libro dei sogni, e lo sanno tutti….
– appare invece sicuramente praticabile e molto rafforzata nel testo del D.D.L.D. approdato in Senato rispetto a quello entrato in Consiglio dei Ministri, la possibilità di transito nei ruoli civili: è saltato il “previo assenso dell’interessato”; non c’è alcun limite mancando il riferimento all’ ”ambito delle facoltà assunzionali” previsto invece per i transiti verso altre AA.PP.; infine, la famosa tabella di corrispondenza che dovrebbe regolare detti transiti non verrebbe più recepita con Decreto Ministeriale ( e dunque messa a punto in ambito Difesa, magari attraverso il confronto con le OO.SS. come avevamo chiesto..) ma con DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) su proposta del Ministro della P.A. di concerto con il MEF. Dunque, una sorta di autostrada aperta, senza barriere, su cui far transitare migliaia di ex militari nei ruoli civili, che avrebbero però impieghi diversi dalla professionalità possedute, che sono state formate con enorme impegno di risorse pubbliche: anche questi sprechi dovrebbero essere evitati, o no? Abbiamo quindi rilanciato la proposta già fatta: perché non smaltire gli esuberi militari attraverso transiti ed impieghi verso gli altri pezzi del “comparto sicurezza e difesa” e/o impieghi similari (per es., nei Vigili Urbani)? Questo significherebbe preservare il grosso delle professionalità militari, ed evitare spreco di risorse.
4 – Nel momento in cui il transito nei ruoli civili appare la strada pìu agevole per gestire gli esuberi militari, viene contestualmente proposta la riduzione di un terzo (10.000) degli organici civili. A prima vista, la cosa appare davvero paradossale. Nella relazione che accompagna il D.D.L.D., a pag. 21, si legge che, a compimento del processo di riduzione nel 2024, i civili ancora in servizio sarebbero 17.080 e dunque, per raggiungere la fatidica soglia dei 20.000, basterebbe in detto periodo “limitare le assunzioni complessive entro un numero inferiore a 2.920”, un numero minimo per assicurare il turnover e il necessario ricambio generazionale delle professionalità. Ed allora, viene spontanea una domanda: dove li mettiamo i militari che transitano? Non ci sarebbe posto, in teoria, almeno che gli ingressi nei ruoli civili non avvengano “in soprannumero”, come oggi è per i transiti per cause di inidoneità sanitaria ex D.M. 18.04.2002. Su questo abbiamo posto al Ministro una domanda precisa, ed Egli non ha affatto escluso questa possibilità: ecco l’autostrada aperta, senza barriere….
5 – Ma, a nostro avviso, la parte più inaccettabile del D.D.L.D. approdato al Senato appare quella relativa ai principi e criteri direttivi per la riduzione delle dotazioni organiche del personale civile(art.3, comma 1, let. e). In buona sostanza, vengono cancellati 10.000 posti di lavoro in cambio del nulla! Sul piatto della bilancia, il Ministro di Paola mette solo un generico riferimento “al principio dell’elevazione qualitativa delle professionalità”, senza accompagnarlo e declinarlo attraverso impegni più precisi e definiti, come è nella parte relativa ai militari, sugli aspetti che interessano la componente civile:
– la formazione professionale dovrà essere fatta nel rispetto delle “risorse finanziare esistenti a legislazione vigente”, cioè quasi nulla, come ben sanno la gran parte dei nostri colleghi per i quali la formazione è oggi un miraggio inarrivabile, ancorchè responsabilmente molto ambita;
– è scomparso il riferimento, che pure c’era nel testo entrato in Consiglio dei Ministri, alla previsione di “procedure di riqualificazione professionale” , il che significa nessun impegno sul fronte delle progressioni di area, circostanza questa che lascerebbe al palo in primo luogo i 2000 lavoratori di area 1^, su cui non c’è alcun impegno per risolvere il pericoloso stato di eccedenza;
– non c’è traccia alcuna di impegni sul fronte della c.d. “civilizzazione” della Difesa, che è stata la grande incompiuta della prima ristrutturazione Andreatta-Saragoza (metà anni 90). “Civilizzazione” significa dare ruolo, funzioni e prospettive alla componente civile, restituendoci ai compiti per i quali siamo stati assunti, senza più gli sconfinamenti di campo che abbiamo registrato in questi anni con migliaia di militari seduti sulle nostre sedie. Risparmiare risorse significa anche questo, lo faremo sapere al Commissario Bondi, e di questo non c’è traccia nel D.D.L.D. Di Paola;
– si parla di riformare la struttura della Difesa nelle sue diverse componenti, ma del rilancio dell’area industriale della Difesa, realtà per noi vitale e ad alto tasso di presenza civile, non c’è un solo rigo: che facciamo degli Arsenali MM, dei Poli Esercito e di tutti gli Stabilimenti della Difesa?
– buio pesto sul fronte della restituzione di lavoro ai civili, letteralmente massacrati negli ultimi 15 anni dalle scelte suicide di esternalizzazione dei servizi e delle lavorazioni, che hanno prodotto la situazione che è sotto i nostri occhi, peraltro con uno spreco enorme di risorse umane e finanziarie
– e, infine, nessun impegno sul fronte delle problematiche che più stanno a cuore ai lavoratori civili: per esempio in merito alle inaccettabili differenze di trattamento, retributivo e normativo, tra la componente civile e militare. Pensiamo solo all’indennità di campagna e alle missioni….
Se le cose stanno così, balza all’occhio in tutta evidenza che Di Paola taglia 10.000 posti di lavoro civili, rende difficile il nostro futuro, ingolfa i nostri ruoli di ex militari in soprannumero, e in cambio ci dà….NULLA! Solo un richiamo general generico alla “elevazione qualitativa delle nostre professionalità” che però manca di impegni precisi e concreti, e che per questo appare aria fritta, senza corpo né sostanza. Su queste basi, come possiamo trovarci d’accordo?
6 – Qualche perplessità abbiamo espresso anche sul fronte delle disposizioni in materia contabile e finanziaria (art. 4). Nel D.D.L.D. presentato al Senato, è scomparsa l’assicurazione al Ministero Difesa da oggi al 2024 di un “flusso finanziario costante minimo annuo non inferiore a quello previsto per l’anno 2014 dalla legge 12.11.2011, n. 184”, che ci era stata rappresentata dal Ministro come un punto fermo per gestire la riforma, e inoltre appare forse eccessiva la presenza del M.E.F. sul fronte del controllo della spesa, della contabilizzazione dei risparmi e della loro ridestinazione all’interno del bilancio della Difesa. Positiva invece appare la maggiore flessibilità gestionale di bilancio.
7 – Nessuna spending review sul fronte degli sprechi ancora enormi e dei privilegi che ancora esistono.
A conclusione, FLP DIFESA ha chiesto al Ministro di poter avere un tavolo di confronto nel quale approfondire i diversi aspetti, presentare proposte di modifica, fornire il nostro contributo.
Queste, le nostre considerazioni e richieste in merito ai contenuti del DDLD presentato dal Ministro Di Paola, peraltro raccolte e rilanciate anche da altre OO.SS. presenti. Il Ministro non ha risposto praticamente a nessuna delle questioni che abbiamo posto e ha chiuso ogni spazio di confronto con noi sui contenuti del disegno di legge delega,dichiarando che si ritrova pienamente nei contenuti della sua proposta e che non intende pertanto modificarla su aspetti che considera irrilevanti. Bene, un bell’esempio di apertura e di attenzione alle parti sociali!! Unica concessione finale su richiesta di una O.S. presente al tavolo, il via libera alla trattativa per la ridefinizione della mobilità interna: lasciamo sul campo diecimila posti di lavoro e il nostro futuro e spostiamo il tiro sulla mobilità! Un bell’assist davvero, che Di Paola ha colto subito dicendo sì alla richiesta e chiudendo la riunione! Pazzesco!
Oggi, abbiamo compreso bene il “metodo Di Paola”:convoca più volte le rappresentanze sindacali, dà l’impressione di essere interessato a sentirle, poi procede in modo unilaterale e mette tutti di fronte al fatto compiuto, senza possibilità di ritorno. Se guardiamo indietro, ricordiamo tre riunioni in quattro mesi con il Ministro (un record!), informazioni sulle linee guida del suo progetto, lettere ai dipendenti civili, ma poi un disegno di legge delega (che fissa tempi, cornice e criteri!) di fatto blindato, steso al chiuso, e non preceduto da alcun confronto vero e preventivo sui suoi contenuti, che recepisce quasi nulla delle nostre osservazioni e proposte. Una grande delusione davvero il metodo Di Paola, fatto solo di fumo e decisionismo: ma forse abbiamo sbagliato anche noi a dargli un credito che, alla luce di quanto accaduto ieri, era verosimilmente esagerato. Bene, ne prendiamo atto, e ci adeguiamo conseguentemente.
Noi non ci stiamo, questo è pacifico, e faremo il possibile per far cambiare il D.D.L.D. Di Paola. Innanzitutto, abbiamo già avviato dei contatti con Gruppi parlamentari per auspicabili emendamenti, e faremo la nostra parte nell’audizione in Commissione Difesa; in secondo luogo, convocheremo a breve una riunione nazionale dei nostri dirigenti e in quella sede decideremo le più utili iniziative di lotta, che speriamo ci trovino insieme ad altre sigle che, come noi, non accettano il “metodo Di Paola” e le sue scelte: se qualcuno li accetta, si accomodi pure! La partita per noi non si chiude qui!
I colleghi perdoneranno la lunghezza del Notiziario, ma è bene che siano informati di tutto.
Il Disegno di Legge Delega (DDLD) per la revisione dell’assetto strutturale e organizzativo della Difesa è approdato in Senato, da dove avrà dunque inizio l’iter parlamentare. Il testo del disegno di legge, che reca le deleghe al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale, è stato comunicato alla Presidenza del Senato in data 23 aprile u.s., assunto e connotato come Atto Senato n. 3172 (copia in allegato) everrà sicuramente assegnato nei prossimi giorni alla IV Commissione Difesa.
Come si ricorderà, dopo avere anticipato da tempo e in più sedi le linee portanti e gli obiettivi di questo provvedimento di riforma dello strumento militare peraltro da Lui fortemente voluto, il Ministro Di Paola lo propose all’esame del Consiglio dei Ministri che ne diede il via libera nella seduta del 6 aprile 2012. Il testo entrato in Consiglio dei Ministri è quello che abbiamo allegato al nostro Notiziario n. 53 del 10 aprile u.s., e sui suoi contenuti ci siamo abbondantemente soffermati all’interno dello stesso Notiziario, esprimendo il nostro giudizio sui diversi punti, le nostre valutazioni critiche e le nostre proposte alternative, che avevamo in parte già anticipato nel precedente Notiziario n. 51 del 4 aprile.
Ebbene, dobbiamo dire che, ad una prima veloce lettura, il testo del disegno di legge delega approdato al Senato e che è allegato al presente Notiziario, appare significativamente modificato in più parti rispetto a quello originario entrato in Consiglio dei Ministri, secondo una prassi che, da Tremonti in avanti, si sta sempre più consolidando: i testi esaminati dal Consiglio dei Ministri subiscono successivamente modifiche consistenti, che ne variano di molto i contenuti. E così è successo.
Naturalmente, proveremo in questi giorni a leggere attentamente e ad approfondire tutti i passaggi, vecchi e nuovi, del testo approdato al Senato, anche per “prepararci” a dovere all’incontro da noi richiesto con lettera del 10 u.s. (vds. Notiziario n. 53 di pari data) e che è già stato fissato per il pomeriggio di giovedì 3 maggio p.v. (inallegato, copia della lettera di convocazione a firma del Capo di Gabinetto), nel quale discuteremo con il Ministro Di Paola sui contenuti del disegno di legge e, in quella sede, daremo il nostro argomentato giudizio e faremo le nostre considerazioni e richieste.
Ma diciamo subito, e con molta franchezza, che l’impressione che ne abbiamo ricavato dopo una prima sommaria lettura, ci porta a ritenere che i contenuti conclusivi del DDLD approdato al Senato siano in molte parti peggiorativi rispetto a quelli del testo entrato in Consiglio dei Ministri. La nostra idea è che, attesa la difficile praticabilità dei percorsi alternativi che risultano più affievoliti nel testo inviato al Parlamento, il Ministro voglia gestire gli oltre 33mila tagli di personale militare da qui al 2024 essenzialmente attraverso una mega operazione di transito nei ruoli civili della Difesa. Questa, nuda e cruda, è l’impressione che abbiamo, e la cosa non ci sta bene per i motivi che abbiamo già spiegato.
Le domande che ci poniamo allora da subito sono: che fare? cosa fare? come fare? Noi pensiamo che la sfida che ci attende nelle prossime settimane sia davvero enorme, e che le OO.SS. non possano pensare di affrontarla né con divisioni al loro interno (i tavoli separati nazionali sono stati incredibilmente riproposti solo due mesi fa da CGIL-CISL-UIL …) né con piccole iniziative di parte, che possono certo servire a mettere qualche bandierina, ma che non spostano di un solo grammo gli equilibri delle forze in campo. C’è da parte dei lavoratori la sensazione di un passaggio cruciale per la nostra categoria, e che sia perciò necessario e urgente che le OO.SS. ritrovino su questo momenti di lavoro e di iniziativa unitaria. Ma ci sono nel fronte sindacale sufficiente consapevolezza e volontà convergenti?
Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 6 aprile u.s., ha approvato il Disegno di Legge Delega (DDLD) per la revisione dello strumento militare proposto dal Ministro Di Paola, che ora dovrà passare al vaglio e al voto del Parlamento. Siamo venuti in possesso del testo presentato in Consiglio dei Ministri, e lo alleghiamo al presente Notiziario con l’avvertenza che, in fase di stesura finale, lo stesso potrebbe subire ancora qualche aggiustamento prima dell’invio formale al Parlamento.
Trattasi di un documento estremamente complesso, che dovremo esaminare attentamente in tutte le sue parti e in tutte le sue implicazioni, anche per prepararci a dovere ai confronti che ci attendono.
In ogni caso, proponiamo ai colleghi unasintesi per puntidei contenuti più importanti del provvedimento, con particolare riferimento alle parti che toccano maggiormente i dipendenti civili, accompagnandole su taluni aspetti da alcune nostre primissime considerazioni a caldo.
1 – La delegaha un ambito temporale di un anno dalla data di entrata in vigore della legge, entro il quale il Governo potrà varare due o più decreti legislativi attuativi che, entro due anni dalla loro entrata in vigore, potrebbero essere comunque integrati e modificati da altri decreti. Una delega ampia, ma nei termini temporali di questa legislatura, che attribuisce all’Esecutivo la possibilità di prorogare con apposito DPCM il termine del 2024 per la riduzione degli organici.
2 – I decreti legislativi dovranno disciplinare“la revisione dell’assetto strutturale e organizzativo del Ministero della Difesa, in particolare con riferimento allo strumento militare”, e la revisione in senso riduttivo delle dotazioni organiche del personale militare e del personale civile.
3 – Per quanto attiene la revisione dell’assetto strutturale e organizzativo della Difesa, i principi ispiratori sono contenuti nell’art. 2 e prevedono interventi sostanziosi finalizzati a “conseguire una contrazione strutturale complessiva non inferiore al 30%” entro sei anni dalla data di entrata in vigore dei Decreti legislativi”, che interesseranno praticamente tutte le attuali articolazioni della Difesa, con logiche di taglio e, per quanto possibile, di riorganizzazione in chiave interforze. Dunque, una cura da cavallo per un organismo però già alquanto debilitato, sulla cui portata ed efficacia si dovrà riflettere.
4 – La riduzione delle dotazioni organiche del personale militare conferma i numeri già noti: entro il 2024, la consistenza passerà dalle attuali 183.000 alle 150.000 unità, interessando anche i dirigenti.
Per centrare questo ambizioso traguardo, il DDLD propone diverse strade che ci sembrano:
– alcune, francamente difficili da digerire da parte di una opinione pubblica oggi molto sensibile alla luce delle difficoltà economiche e della precarizzazione che costituisce il tratto essenziale dei nostri tempi: incremento del contingente annuo da collocare in ausiliaria, una previsione che sorprende; estensione a tutti dell’istituto dell’ARQ – aspettativa per riduzione quadri- con il 95% di stipendio percepito a casa; estensione a tutti della riserva di posti per le assunzioni in altre AA.PP.; agevolazioni per il reinserimento nel lavoro dei volontari congedati; concorsi straordinari per l’accesso a inquadramenti superiori; ripristino dell’esonero art.72 DL 112 cancellato dal DL 201/2011;
– altre, a nostro avviso difficilmente praticabili e di dubbia efficacia in termini d’impiego, come il transito presso altre AA.PP., previsto a domanda dell’interessato, attraverso tabelle di corrispondenza difficili da costruire e con il meccanismo dell’assegno ad personam che dovrà essere pagato dalla Difesa. Una domanda che abbiamo già posto, ma che rimane inevasa anche dopo il DDLD: perché non si è esteso al personale militare in esubero quanto previsto per il personale civile in eccedenza dall’art. 16 della legge di stabilità 2012 (legge 183/2011)?. E’ lecito sapere il perchè?
– la verità nuda e cruda, a nostro avviso, è che l’unica strada davvero praticabile risulta il transito
verso iruoli civili della Difesa, che infatti il DDLD propone quasi froidianamente al primo posto delle previsioni, con contingenti annuali, attraverso una tabella già messa a punto ma che l’A.D. non rende nota, e che quasi sicuramente prevederà il transito dei marescialli in 3^ area, mantenendo l’assegno ad personam ex DIM 18.04.2002 e accompagnandolo con il trasferimento di quote per il FUA. Dunque, i ruoli civili diventeranno lo sfogatoio, primo ed effettivo, degli esuberi militari; in aggiunta, con le altre previsioni del DDDL, la spesa pubblica lieviterà. Cosa dirà a tal proposito il Parlamento?
5 –Le previsioni del DDLD per i ruoli civili sono tutte in funzione di questa logica di “sfogatoio”:
– riduzione delle nostre dotazioni organiche entro il 2024 a 20.000 unità, a fronte dei circa 30.000 effettivi oggi esistenti (i ruoli militari subiscono una riduzione di circa il 20%, quelli civili del 33%), che non ci sta assolutamente bene per i motivi già illustrati nel precedente Notiziario n. 51 del 4 u.s., con previsione di piani di riduzione graduale in funzione dei processi di riordino, accompagnati da piani di formazione e di “riqualificazione professionale” non meglio precisata nei contenuti e percorsi;
– l’adeguamento delle misure per l’“ottimizzazione della produttività” (quali misure? dovremo capire meglio!) e, cosa per noi interessante ma che appare forse un tantino demagogica, la “determinazione dei limiti e delle modalità di applicazione dei titoli II e III” della famigerata legge Brunetta (performance individuale, fasce e premi), che certo potrebbe far contenti molti, noi per primi;
– la “revisione della disciplina relativa alla mobilità interna” , “l’adozione di misure per agevolare il trasferimento di personale civile verso altre AA.PP.”, l’implementazione di telelavoro e part-time(di questi tempi?) e il ripristino dell’istituto dell’esonero ex art. 72 L. 133, confermano l’intendimento di svuotare il più possibile i nostri ruoli: certo, più posti civili si liberano, più militari possono arrivare!
– dulcis in fundo, la previsione di “riserva di posti nei concorsi banditi dal Ministero della Difesa per l’accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia, non superiore al 50%, a favore del personale civile appartenente alle aree funzionali dello stesso Ministero in possesso dei prescritti requisiti” (il periodo temporale di riferimento –il triennio 2013/2015- e l’estensione a tutte le aree funzionali potrebbero costituire, in ragione degli attuali limiti assunzionali, solo un specchietto per le allodole).
La logica di “sfogatoio” che viene riservata ai nostri ruoli ci appare invece molto evidente, e ove la nostra impressione rispondesse al vero, la cosa apparirebbe alquanto offensiva sul piano della stessa dignità della categoria: è bene dirlo subito per evitare equivoci! Se altri soggetti la pensano diversamente da noi, si accomodino pure, è bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità!
6 – L’art. 5 contiene tutte le modificazioni da apportare al Codice dell’Ordinamento Militare di cui al D.Lgs. 66/2010, e prevedono alcune norme per aumentare le entrate finanziarie del nostro Ministero (oneri per attività di supporto tecnico- amministrativo e contrattuale; cessione di sistemi d’arma; rimborsi per concorsi a titolo oneroso rese dalle FF.AA. attraverso l’istituzione di apposita contabilità speciale:; etc. etc.). Nulla o quasi, invece, sul fronte della riduzione di sprechi e privilegi. Perchè?
7 – Nelle disposizioni transitorie di cui all’art. 6, si segnala infine la soppressione del Consiglio Superiore delle FF.AA., organo di alta consulenza del Ministro, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge.
Quale è il nostro primo giudizio politico a seguito della prima lettura del testo del DDLD passato in Consiglio dei Ministri? L’amm. Di Paola ha detto in conferenza stampa (che rendiamo disponibile all’ascolto degli interessati sul nostro sito web) che “non sarà una riforma lacrime e sangue”. Sarà anche così, sig. Ministro, ma il peso di questa operazione che si annuncia epocale non ci sembra equamente distribuito tra le due componenti, militare e civile. Troppo garantismo per la prima, tanto di meno per i lavoratori civili. Occorre riequilibrare i pesi, e in modo significativo. Sarà disponibile il sig. Ministro?
Ultimo nodo, il più importante: il DDLD prevede che siano “sentite” le OO.SS sui contenuti dei Decreti attuativi. Ma sul fondamentale disegno di legge delega ci sarà un confronto di merito, che peraltro abbiamo più volte richiesto? A tal proposito, abbiamo inviato al Ministro la lettera qui allegata e contestualmente inizieremo ad avviare sin da subito specifiche iniziative, anche in ambito parlamentare.
Nel corso di queste ultime settimane, si sono succeduti sugli organi di informazione interventi vari e parecchi articoli che hanno avuto per oggetto il progetto del Ministro Di Paola di riduzione dello strumento militare. Buon’ ultima, un inchiesta comparsa l’1 e il 2 aprile uu.ss a firma di Marco Ferrante, comparsa sul giornale “Il Messaggero” e che alleghiamo in copia al presente Notiziario.
Nella considerazione che l’argomento sta diventando sempre più caldo, e che a giorni potremo trovarci di fronte al testo del disegno di legge delega che l’Amministrazione sta mettendo a punto proprio in queste ore, riteniamo doveroso proporre a chi ci legge il punto di vista di FLP DIFESA sul progetto di riduzione del Ministro Di Paola, anche in previsione dell’ audizione delle OO.SS. in Commissione Difesa del Senato che, inizialmente prevista per oggi, è stata spostata di qualche giorno.
Questa in sintesi, e per punti, la nostra opinione al riguardo, che proponiamo mettendo insieme le opinioni sui diversi aspetti del problema sui quali siamo intervenuti nelle scorse settimane:
1 – Comprendiamo bene l’esigenza ravvisata dal Ministro Di Paola di ridurre lo strumento militare: il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni; occorre dunque procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa, e, non potendo agire sulla parte ”esercizio” ridotta davvero al lumicino, bisognerà incidere sulla voce “investimenti” (il taglio di 40 caccia F35 rispetto agli iniziali 131 rappresenta un segnale importante) e, soprattutto, sulla voce “personale” che oggi incide per il 70% sul bilancio complessivo (la media europea viaggia intorno al 50%): da qui i tagli di personale proposti (43mila in totale, 10mila civili e 33mila militari).
2 – Occorre preliminarmente interrogarsi sul come mai le spese per il personale sono lievitate in questi anni in modo così abnorme: la ragione sta quasi tutta nei costi del personale militare che godono di retribuzioni, indennità, benefit e quant’altro che, anche alla luce della condizione di crisi profonda che il Paese sta vivendo in questi anni, appaiono veramente fuori luogo e fuori tempo. Solo qualche esempio: l’indennità di campagna che viene concessa praticamente a pioggia, anche a chi è impiegato in strutture amministrative e non certo in attività operative; la c.d “ausiliaria”, e cioè la possibilità di una chiamata in servizio di ufficiali e sottufficiali fino a cinque anni dopo il pensionamento, opzione retribuita con regolare compenso a prescindere dall’effettivo impiego dei beneficiari e che costa centinaia di milioni di euro l’anno; i requisiti ancora favorevolissimi per il collocamento in quiescenza; le altissime retribuzioni dei Vertici militari (oltre 380mila euro per i capi di Stato Maggiore);l’indennità speciale pensionabile (oltre 400.000 euro annui a testa) concessa dopo il pensionamento degli Alti Vertici militari (Capi di SM, Segretario Generale, Comandante Generale Arma CC); la proliferazione degli organismi di comando, come ha denunciato la Fondazione ICSA (“ci sono di fatto cinque stati maggiori, senza contare l’enorme staff del ministro….) e l’elenco potrebbe continuare. E’ di tutta evidenza che se si vogliono ridurre le spese per il personale, è da qui che occorre partire.
3 – Si aggiungano i tanti sprechi che tuttora esistono nella Difesa. Anche qui alcuni esempi: i costi spropositati (3,5 mln all’anno) per la pulizia degli alloggi riservati a 44 ufficiali di vertice, fino a 600 metri quadrati di superficie; l’acquisto di 19 Maserati blindate al costo di 119mila € cadauna, di cui si è tanto parlato; le spese per il mantenimento dei Circoli Ufficiali e Sottufficiali, alcuni davvero sfarzosi, che sono presenti a centinaia e centinaia su tutto il territorio nazionale; una gestione non proprio ottimale e in alcuni casi utilizzi impropri dell’enorme patrimonio alloggiativo della Difesa; gli sprechi della “mini naia”, campus addestrativo per 2500 giovanissimi fortemente voluta dal Ministro la Russa che nel triennio 2008-2010 è costata quasi 20 mln. di euro, e che è apparsa solo una grande e costosa operazione promozionale; l’affidamento all’esterno, “a manovali qualificati ed esperti”, delle operazioni di facchinaggio nei diversi siti del Ministero della Difesa attraverso un appalto costato 5 milioni e 617 mila euro. E anche qui l’elenco potrebbe continuare a lungo. Come per la politica, abbattere sprechi e privilegi è un imperativo di ordine morale oltre che economico, che servirebbe a dare credibilità e anche consenso all’intera operazione del Ministro Di Paola. Il Ministro se ne ricordi!
4 – Allo stato delle cose, sembrerebbe di capire che la riduzione delle ingenti spese per il personale potrebbe avvenire attraverso il risparmio dei costi delle 43.000 unità che andranno progressivamente cancellati dai ruoli della Difesa. In che modo? L’utilizzo della mobilità verso altre AA. PP. di cui si parla tanto, stanti le regole attuali, appare alquanto improbabile per il personale militare: dovrebbe avvenire a domanda e non saranno molti i militari a chiedere di lasciare la Difesa e lo status attuale; inoltre, dovrebbe essere subordinata al “sì” dell’Amministrazione ricevente, e non crediamo che i profili professionali dei militari in transito siano di grande interesse per quelle AA., tutt’altro! Rimarrebbe allora il transito verso i ruoli civili della Difesa: in uno studio di SMD, nel prossimo quinquennio, a fronte di 280 assunzioni dall’esterno, si registrerebbe il passaggio di oltre 900 militari verso i ruoli civili, e, con proiezione al 2032, sarebbero ben 9000 gli ex militari transitati nei ruoli civili, a fronte di 6500 civili ancora in servizio e di 4500 assunti dall’esterno. Questa opzione non va assolutamente bene, a nostro giudizio: non solo perché snaturerebbe il codice genetico della componente civile della Difesa facendo dei ruoli civili lo sfogatoio degli esuberi dei militari, ma perché comporterebbe di fatto la chiusura di strutture a più alto tasso di impiego civile (pensiamo all’area industriale, Arsenali della MM e Poli dell’ES. in primis), con un aggravio ovvio ed ulteriore dei costi. C’è poi un problema grosso come una casa, lo abbiamo già detto al SSS Magri: il passaggio verso altre AA.PP. comporterebbe certamente un minor costo per la Difesa, ma in abbinata anche un maggior costo per lo Stato, facendo lievitare la spesa pubblica. Cosa dice a tal proposito il Presidente Monti? Si fa anche molto affidamento sull’istituto della riduzione quadri, una sorte di “scivolo” anticipato dei militari verso la pensione, che appare però oggi in assoluta controtendenza alla luce della riforma Monti-Fornero. E’ praticabile una soluzione dai grandi numeri che muoverebbe in una direzione opposta e antitetica rispetto a quella, lacrime e sangue, somministrata dal Governo agli altri lavoratori? Noi pensiamo che sia improponibile allo stato, anche se il Ministro pare ne faccia molto affidamento.
5 – Ed allora, a fronte di tutte queste riserve, come si può fare a perseguire il riequilibrio del bilancio della Difesa, allineandolo a quello degli altri Paesi europei (50% personale; 25% esercizio e investimenti)? A nostro avviso, va detto in primo luogo che l’operazione potrebbe avere bisogno di tempi un po’ più lunghi; in secondo luogo, è auspicabile che, a fronte di una operazione di sistema come questa, ci fosse un impegno di tutto il Governo che dovrà trovare al proprio interno un punto di sintesi per poi andare al confronto con il Parlamento con l’obiettivo di ricercare il più largo consenso delle forze politiche, anche per evitare, come è successo spesso in questi ultimi anni, che chi arriva dopo disfa quanto fatto in precedenza da chi lo ha preceduto. Questo è un pericolo da evitare!
6 – Sul piano delle scelte concrete ed operative, per traguardare l’obiettivo condiviso del riequilibrio di bilancio, la nostra idea come O.S. FLP DIFESA è la seguente, anche qui in sintesi e per punti:
Procedere ad una spending review profonda e accurata (è stata già fatta entro il 31 marzo come previsto?) e che azzeri innanzitutto sprechi e privilegi che incidono sui costi del personale. Come per la politica, sarebbe una operazione dal grande valore etico prima che economico!
Ridurre ulteriormente l’impegno sugli F35 e rivedere al ribasso per i prossimi anni la parte relativa alla spesa per “investimenti”. Oggi l’imperativo categorico, più che investire, è risparmiare!
Ridurre significativamente per i prossimi anni gli impegni legati alle missioni internazionali. Queste missioni costano tanto, troppo, e, tra gli altri effetti, offrono ingaggi economici elevatissimi al personale che vi partecipa. In termini economici, con i soldi guadagnati in una missione ci si compra mezzo appartamento, e anche per questo motivo c’è una altissima domanda di partecipazione tra i militari! Le missioni costano davvero tanto, ed oggi sono un lusso che il Paese non si può permettere.
Vendere e/o permutare l’ingente patrimonio immobiliare della Difesa non più necessario per la “mission” istituzionale (decine di miliardi di €..), attraverso nuove e veloci procedure ad hoc;
Per quanto attiene le dotazioni di personale civile, dopo i tagli intervenuti con il D.L. 112/2008 (poi convertito nella legge 133/2010) e con il D.L.194/2009 (poi convertito nella legge 25/2010) e più recentemente con la Legge 148/2011 (provvedimento attuativo in itinere), gli organici del personale civile sono stati alleggeriti di ben 11.180 posizioni, portando l’organico attuale a poco più di 29.000 unità. Noi pensiamo che questa dotazione dei ruoli civili non possa e non debba essere ulteriormente ridotta, essendo il minimo necessario per l’espletamento delle attività di lavoro riconducibili agli impieghi civili, in primo luogo quelle afferenti all’area industriale. Il Ministro la pensa diversamente, e vorrebbe tagliare 10mila posti di lavoro civili in 10-12 anni, cosa che per la verità, alla luce dello studio di SMD dello scorso gennaio, non dovrebbe comportare in ogni caso grandi problemi per il personale oggi in servizio, atteso che gli esodi naturali produrrebbero le riduzioni richieste nell’arco temporale di riferimento. A tal riguardo, noi pensiamo che il Ministro debba, preliminarmente ad ogni discussione sui numeri e sui tagli di personale, farci capire che tipo di struttura della Difesa ha in testa, con quali assetti di F.A. e con quali articolazioni interforze, con quale ruolo per il personale civile e con quali incombenze lavorative ad esso richieste, con particolare riferimento all’area più importante della Difesa, quella industriale. Prima le scelte di assetto, poi i numeri!
Se ci è concesso di esprimere una nostra opinione in merito al problema eccedenze del personale militare (33mila unità, in particolare nel ruolo di maresciallo), la loro riduzione dovrebbe avvenire attraverso il progressivo transito nei ruoli che fanno capo agli altri settori del comparto sicurezza e difesa (Vigili del Fuoco; Polizia di stato; Polizie locali; etc.) o in altri “corpi” dello Stato (per es., protezione civile). Trattasi di professionalità formate a suo tempo con costi altissimi per impieghi militari e che, proprio per questo, troverebbero più utile impiego in quei corpi piuttosto che in Uffici Ministeriali o di altre AA.PP. a connotazione civile. A nostro avviso, la non perdita di quelle professionalità dovrebbe essere ritenuta una esigenza davvero prioritaria. A tal riguardo, si potrebbe lavorare su una ipotesi che preveda che, per i prossimi anni e per il tempo che dovesse servire, in ordine a esigenze legate a nuove assunzioni e al turnover delle posizioni di lavoro afferenti a tutto il comparto sicurezza e Difesa, si debba primariamente attingere ai militari in eccedenza delle FF.AA. Servirà una norma legislativa ad hoc, che, anche per i militari,dovrà prevedere l’istituto della gestione delle eccedenze nei termini previsti per il personale civile dall’ art. 16 Legge 183/2011.
Restituire il personale militare che rimane in Difesa alle funzioni per cui è stato assunto, quelle strettamente militari appunto, rimuovendolo dagli impieghi previsti per i dipendenti civili (negli Uffici della Difesa, sono attualmente impiegati migliaia e migliaia di militari che, per unità di prodotto lavorato, costano il doppio o quasi rispetto ai civili che vi siedono vicino: destinarli ad altri incarichi più operativi lasciando i civili a quelle incombenze, sarebbe anch’esso un risparmio, e di che taglia!). Ove così avvenisse, realizzeremo finalmente quella famosa “civilizzazione” che è stato l’obiettivo fallito della prima ristrutturazione Andreatta-Saragozza, e fino ai nostri giorni;
Riportare all’interno della Difesa tutte quelle lavorazioni che in questi ultimi quindici anni sono state esternalizzate, con un aggravio di costi impressionante e una parallela e contestuale riduzione di attività di lavoro nella Difesa. Ci sono ancora oggi quasi trentamila dipendenti civili della Difesa che sanno fare bene il loro mestiere e che dovrebbero essere utilizzati per operare una decisa inversione di marcia, quella della reinternalizzazione delle lavorazioni, che dovrà essere pronta e radicale soprattutto negli Enti dell’area industriale.
7 – Ovviamente, un processo di tale profondità, difficoltà e complessità non potrà che procedere anche attraverso il pieno coinvolgimento e il confronto con le forze sociali. Tutto il Sindacato chiede questo, e il Ministro Di Paola, che sinora si è dimostrato più politico di alcuni suoi predecessori (l’on. La Russa in primis), questo lo ha ben compreso e su questo si è con noi impegnato in prima persona. Il confronto che noi vorremmo dovrà essere preliminare e sostanziale e non successivo e di tipo meramente formale, e dovrà consentire alle Forze Sociali di esprimere le proprie valutazioni al riguardo e di fornire per tempo i propri contributi, anche attraverso appositi tavoli tecnici. Questo, a nostro avviso, dovrà avvenire sin dai prossimi giorni con riferimento alla bozza del disegno di legge delega che l’Amministrazione tra predisponendo in queste ore, che fisserà i tempi, il quadro e i paletti per la riforma. Un confronto, quello con le Parti sociali, che, a maggior ragione, dovrà continuare anche in occasione della predisposizione degli schemi di decreti delegati che conterranno al loro interno i concreti provvedimenti di riduzione dello strumento militare (soppressioni; riorganizzazioni in chiave riduttiva in ambito Forza Armata e in chiave interforze; etc.), e che daranno corpo conclusivo al progetto del Ministro. All’interno di questo confronto di non breve periodo con l’Amministrazione, noi chiediamo però che vengano anche affrontati e risolti alcuni nodi che non hanno ancora trovato soluzione in tutti questi anni: la spinosissima questione del personale di 1^ area; le problematiche legate alla formazione e all’aggiornamento; l’efficientamento degli Enti dell’area industriale; l’ allineamento normativo ed economico tra civili e militari su alcune aspetti legati all’impiego, indennità di campagna in primis; etc.
Queste, allo stato delle cose, le nostre valutazioni in merito al progetto, peraltro non ancora definito, del Ministro Di Paola e alcune proposte sulle cose da fare. Dunque, un primo contributo di FLP DIFESA al confronto con l’Amministrazione che dovrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane e dal quale noi auspichiamo che escano soluzioni e scelte condivise, che costituiscono, a nostro modesto avviso, la condizione essenziale per portare in porto una operazione a carattere quasi epocale che dovrebbe ridisegnare la struttura della Difesa per gli anni futuri, e che, proprio per questo, dovrà viaggiare anche ricercando un ampio consenso tra il personale dipendente.
Crediamo che il Ministro Di Paola, che appare più politico dei politici cosiddetti di professione che lo hanno preceduto nell’incarico, questo lo abbia proprio compreso bene, e la “comunicazione” (la seconda in ordine di tempo) datata 27 marzo che il Gabinetto ha fatto pervenire a tutto il personale Difesa “per la necessaria conoscenza delle azioni in essere per la riforma dello Strumento Militare messa a punto dal Governo”, ne potrebbe rappresentare una riprova ulteriore. Ma, naturalmente, saranno solo i fatti a confermare o smentire questa tesi.
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