Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 –
1. 1.
Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica.
Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione della manovra economica 2025, il quadro complessivo presenta quest’anno percorsi più complessi, impegni più gravosi e disponibilità finanziarie alquanto ristrette.
Vediamo innanzitutto la tempistica della prossima manovra economica: entro il 20 settembre p.v., ed è questa una novità assoluta, il Parlamento dovrà approvare la risoluzione sul DPB (Documento Programmatico di Bilancio) predisposto dal Governo, che imporrà un risparmio tra gli 8 e i 10 mld € per gli impegni legati al nuovo “patto di stabilità” concordato con l’Europa per il rientro dal nostro enorme debito pubblico (nel 2023, 137,3%), che è arrivato a sfiorare i 3mila mld di € (a giugno scorso, record di 2948,5 mld di € certificato della Banca d’Italia). Entro fine settembre, poi, il Governo dovrebbe presentare, in linea con il DPB, la nota di aggiornamento del DEF, che, come si ricorderà, è stato varato a maggio scorso con il solo “quadro tendenziale”, e cioè i numeri e le stime sui conti pubblici, ma senza anche, come sempre avvenuto, il “quadro programmatico” (gli obiettivi di finanza pubblica, cioè impegni e riforme), rinviati appunto alla nota di aggiornamento di settembre.
A seguire, il cammino della manovra economica vedrà, entro fine ottobre, la presentazione in Parlamento del DDL Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri che recherà al suo interno le misure di dettaglio; infine, l’esame delle Camere e il varo entro l’anno della legge di bilancio, che entrerà poi in vigore dal 1° gennaio 2025.
In merito ai contenuti della manovra economica, gli impegni più ché gravosi del Governo, riaffermati anche di recente dal Ministro Giorgetti, riguardano innanzitutto la conferma per il 2025 del taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35mila € lordi e la riproposizione della rimodulazione da quattro a tre delle aliquote fiscali (ma si parla anche di ridurre di un punto l’aliquota intermedia dal 33 al 32%), per le quali operazioni serviranno complessivamente circa 20 mld di €. Per far fronte a questi e ad ulteriori importanti impegni (rinnovo CCNL pubblici, dai 5 ai 6 mld; missioni internazionali con un costo di circa 1,2 mld; risorse maggiori per il Fondo sanitario nazionale, il Ministro Schillaci ha chiesto 4 mld; altri impegni), le risorse allo stato disponibili non appaiono sicuramente adeguate e sufficienti. In cassa, infatti, ci sarebbero solo una ventina di mld. di €, di cui i 9 mld. attesi presuntivamente dal combinato tra nuova spending review delle AA.CC. e riordino delle detrazioni fiscali e 10 mld circa di extragettito derivante da maggiori entrate fiscali, come reso noto giorni fa dal MEF.
Dunque, una coperta che quest’anno si presenta davvero molto corta, e a pagarne pegno potrebbero essere ancora una volta proprio le pensionate e i pensionati, quelli già tali e quelli prossimi a diventarlo, in quanto il sistema previdenziale potrebbe essere chiamato di nuovo, come già avvenuto nel 2023 e 2024, a fare cassa.
Diamo allora uno sguardo più da vicino alle diverse ipotesi allo studio in materia di pensioni 2025.
Intanto, partiamo subito col dire che, in assenza di interventi (proroghe di “quota 103”, “APE Sociale” e “Opzione donna”, che consentono oggi l’uscita anticipata dal lavoro a partire rispettivamente da 63, 61 e 62 anni, che il MEF non guarderebbe di buon occhio), dal 1° gennaio 2025 entrerebbe in vigore a pieno regime la legge Fornero senza più uscite anticipate per quote o altro, il che sarebbe proprio l’esatto opposto degli intendimenti, da tanto tempo annunciati e più volte ribaditi, di cancellare definitivamente quella legge che troppi danni ha fatto sinora.
Ultimamente, si è molto parlato, per il 2025, di “quota 41” (uscita con 41 anni di contributi, al netto dell’età anagrafica, scelta da noi sostenuta convintamente da anni), ma pare proprio che non se ne farà nulla, per il MEF avrebbe costi troppo alti; di contro, da parte dello stesso MEF, si starebbe addirittura ipotizzando l’allungamento della “finestra mobile” della pensione anticipata ordinaria, alzandola dagli attuali 3 a 6 mesi, con uscite più allungate (43 anni e 3 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne): la logica, è ovviamente quella di trattenere i lavoratori di più in servizio, differendone nel tempo il collocamento in pensione, solo per fare cassa.
Che poi è la medesima logica che ispira un’altra ipotesi di cui si è letto in questi giorni: cancellare l’obbligo di pensionamento dei dipendenti, oggi fissato per pubblici e privati a 67 anni d’età, e, per i soli lavoratori pubblici che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70/71 anni. Con l’intento non troppo nascosto di ottenere così due piccioni con una fava: fare cassa sulle pensioni differendone l’erogazione, e mantenere i lavoratori in servizio per ulteriori 3/4 anni, mettendo così delle pezze, ancorché provvisorie, agli spaventosi vuoti di organico che registrano oggi le PP.AA., alle quali sarebbe così concesso di continuare a servirsi di personale già formato a fronte della nota mancanza di formazione adeguata dei neo-assunti. Un’ipotesi sulla quale il Segretario Generale FLP, Marco Carlomagno, ha già espresso (vds La Repubblica del 7 u.s.) la propria opinione al riguardo: “E’ giusto dare la possibilità di rimanere al lavoro un po’ più a lungo, ma deve trattarsi di una scelta volontaria, da valorizzare con attività di mentoring nei confronti dei neo assunti”; e comunque, questa possibilità “non deve in nessun modo diventare un caso per frenare o rinviare le assunzioni dei giovani, per i quali sono necessari programmi seri di formazione e possibilità di carriera”.
Posizioni davvero molto chiare, che non necessitano di ulteriori commenti al riguardo.
Per completare il giro, parliamo infine di perequazione, pensione dei giovani e di previdenza complementare.
In materia di perequazione, pur a fronte oggi di una inflazione sensibilmente ridotta rispetto a quella a due cifre di qualche tempo fa che hanno portato alle scelte 2023 2 2024 di un minore adeguamento per le pensioni superiori a 4 volte il minimo (2432,76 € lordi), gli intendimenti del MEF parrebbero orientati a confermare la minore copertura per queste ultime e (forse) a inasprirla per le pensioni più alte, mentre per le pensioni minime (oggi pari a € 598,60) che hanno beneficiato in questi due anni di una perequazione superiore (120%), a fronte di una inflazione media 2024 verosimilmente all’1,6%, si parla di una conferma della maggiore perequazione (salirebbero a € 608,19) o addirittura di un ulteriore incremento, che noi ovviamente sosteniamo.
Per i giovani, sempre più spesso con lavori part-time, precari, mal pagati e discontinui, che preoccupano fortemente tutti gli attori in campo anche per una possibile e futura emergenza sociale, da tempo la nostra O.S. chiede l’adozione di misure strutturali, attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso.
Purtroppo, da quel che comprendiamo, non ci pare che, negli intendimenti del Governo per la prossima legge di bilancio, ci sia uno spazio seppur minimo per scelte di questa natura. E la circostanza non ci piace proprio.
Sulla previdenza complementare, l’idea del MEF sarebbe quella di potenziarla ulteriormente, ma di farlo destinando obbligatoriamente alla stessa il 25% del TFR, che a noi appare una scelta decisamente indigeribile.
Queste, dunque, le ipotesi in campo per le pensioni 2025 di cui si sta parlando molto in questi giorni. Ovviamente, si tratta di ipotesi che circolano, in mancanza, allo stato, di qualsiasi confronto del Governo con le Parti sociali, che come CSE-FLP Pensionati chiediamo e sollecitiamo da tempo. E’ quasi un anno che manca un tavolo di confronto politico con le Rappresentanze sindacali sul fronte delle pensioni, e anche i tavoli tecnici avviati ad inizio legislatura dalla Ministra Lavoro che pure avevamo apprezzato, sono da tempo morti e sepolti.
Non sappiamo quali siano, allo stato, le reali intenzioni del Governo, ma continuiamo a pensare che un confronto serio e responsabile tra Parti sociali e Governo, e non di pura facciata o di mera comunicazione di decisioni già prese magari alla vigilia del varo dei provvedimenti, sia la condizione prima e ineludibile per affrontare problematiche che hanno ricadute importanti e decisive sulla vita di milioni e milioni di cittadini e sulle famiglie.
Con riserva di ulteriori informazioni al riguardo.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
o naturalmente sta iniziando ora, ne riporteremo man mano gli sviluppi.
E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.
Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 46 del 2 settembre 2024 –
Trattamento economico di pensione
Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 14/2024, che fa il punto di situazione sullo stato di attuazione delle uscite in base alla “quota 103 e del “Bonus Maroni”.
La legge di bilancio per il 2024 (L-30.12.2023, n. 231) ha confermato, per l’anno in corso, la c.d. “quota 103” varata nell’anno 2022, che consente agli interessati di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età (62+41 = 103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli rispetto al 2023: ricalcolo interamente contributivo che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) in misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS invece di cinque volte come avveniva fino al 2023, e dunque fino ai 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine, la c.d. “finestra mobile”, che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza, che nel 2023 era pari a 3 mesi per i lavoratori privati e 6 mesi per i pubblici, e che nel 2024 è lievitata a 7 mesi per i primi e a 9 mesi per i secondi.
Questi inasprimenti, da noi fortemente condannati, hanno disincentivato l’utilizzo di quota 103, come dimostrano i dati forniti da INPS e ripresi dai media in questi giorni: solo 7.000 le domande per quota 103 nel 2024, molto meno della metà di quelle stimate (17mila), dunque un mezzo flop.
La legge di bilancio ha inoltre confermato anche per l’anno in corso l’incentivo al posticipo del pensionamento, e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola, il 9,19%), che però ridurrà poi la pensione a regime.
Detto incentivo per ritardare il pensionamento (c.d. “bonus Maroni” dal nome del Ministro del welfare dell’epoca, che introdusse per primo questo tipo di misura, in vigore dal 2004 al 2007) viene attribuito dall’INPS solo a domanda del lavoratore interessato, e lo stesso istituto ha fornito istruzioni per la domanda telematica del lavoratore nel Messaggio n. 2426 del 28 giugno 2023; successivamente, sempre INPS con Messaggio n. 1107 del 14 marzo 2024, ha reso noto le date relative alle prime decorrenze dell’incentivo, che coincidono con quelle teoriche di decorrenza di “quota 103” e che risultano differenziate per i settori pubblici e privati. Li richiamiamo di seguito, anche per dare risposta ad alcuni chiarimenti che ci sono stati richiesti:
Per le domande prodotte entro il 31 luglio 2024:
Per i lavoratori privati: 2 agosto 2024 se il trattamento da liquidare è a carico della gestione AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria), e invece 1° settembre 2024 se a carico di gestioni diverse da AGO;
Per i lavoratori pubblici: 2 ottobre 2024 se il trattamento da liquidare è a carico della gestione AGO e invece 1° novembre 2024 se a carico di gestioni diverse da AGO;
Per le domande prodotte entro il 31 luglio 2024: l’incentivo sarà erogato in busta paga a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda telematica.
Come sempre succede, alla ripresa delle attività dopo la pausa agostana, si rincorrono numerose le anticipazioni e le voci sulla prossima manovra di bilancio, quest’anno particolarmente difficile e complessa, e come sempre l’argomento pensioni occupa i primi posti di questa particolare classifica. Anticipazioni e voci alquanto preoccupanti in ordine a possibili, ulteriori inasprimenti delle uscite dal lavoro nel 2025, che tali appaiono ancor più in assenza oggi di qualsiasi confronto del Governo con le OO.SS. Ne riparleremo a breve.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Restiamo dunque in attesa che comincino a trapelare le intenzioni del Governo nella elaborazione della legge di bilancio per il 2025. E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.
Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 12 del 12 febbraio 2024 –
Pensioni
Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 4/2024, che riferisce degli aggiornamenti portati alla piattaforma INPS per la presentazione delle istanze di collocamento in pensione con particolare riguardo alle novità introdotte in materia dalla legge di bilancio per il 2024.
“Con messaggio n. 454 del 1° febbraio u.s., qui allegato, INPS ha comunicato che il sistema di gestione delle domande di pensionamento è stato implementato e adeguato alle novità introdotte con la legge di bilancio 2024, per quanto attiene “quota 103”, “opzione donna” e “pensione anticipata interamente contributiva”. Dunque, i lavoratori in possesso dei requisiti richiesti potranno da subito presentare le loro istanze utilizzando a tal proposito i consueti canali: direttamente dal sito internet www.inps.it , con accesso tramite SPID; attraverso gli Uffici di Patronato; infine, chiamando il CCI (Contact Center Integrato) al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06164164 (a pagamento da rete mobile con costi in base al proprio gestore).
A beneficio di quanti interessati, ricordiamo i requisiti per accedere alle tipologie di pensione di cui sopra:
QUOTA 103
Si accede con 41 anni di contributi e 62 anni di età (62+41 = 103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli rispetto al 2023: ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico, che ne ridurrà l’importo a regime; fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni), l’importo massimo erogabile è in misura pari a 4 volte il trattamento minimo (invece di 5 volte come nel 2023) e dunque con un assegno inferiore fino al raggiungimento dei 67 anni; infine, allungamento della “finestra mobile” che diventa di 7 mesi per i lavoratori privati e di 9 mesi per i lavoratori pubblici (nel 2023 è stata pari a 3 mesi per i primi e 6 mesi per i secondi). Inoltre, per chi matura “quota 103”, è stato confermato anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento, e cioè la possibilità di scelta del lavoratore di restare in servizio optando per l’accredito in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (9,19%), che però ridurrà poi l’assegno pensionistico a regime.
OPZIONE DONNA
Si accede solo se la lavoratrice interessata rientra nelle tre categorie dell’APE social (disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti; caregiver familiari; invalide minimo al 74%), occorrono 35 anni di contributi al 31.12.2023, ma con un aggravio del requisito d’età rispetto al 2023 (61 anni al posto dei 60 anni), escluse le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti a cui è richiesta un’età di 60 anni; inoltre, previsto lo sconto di un anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha due i più figli (esce a 59 anni).
PENSIONE ANTICIPATA INTERAMENTE CONTRIBUTIVA
Questa opzione è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro successivamente all’entrata in vigore della prima riforma pensionistica (c.d. “riforma Dini”, dal 01.01.1996), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (al netto di eventuali accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico, che comunque deve al minimo essere pari a 3 volte l’importo dell’assegno sociale (nel 2023 era invece di 2,8 volte), ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli.
Queste le opzioni di pensione anticipata oggetto del messaggio INPS, per le quali è possibile da subito presentare le domande di pensionamento, che offrono tutte una maggiore flessibilità (ancorché in questo anno 2024 con requisiti ulteriormente inaspriti) rispetto alle due storiche possibilità offerte dalla Fornero: pensione di vecchiaia a 67 anni o pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi (1 anno in meno per le donne).
In ogni caso, i lavoratori pubblici che raggiungono i requisiti di pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), sono collocati d’ufficio in pensione a 65 anni d’età.
Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 –
DDL di Bilancio
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024.
A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e dopo i ripetuti e successivi aggiustamenti con connesse bozze circolate sul web, ovviamente frutto delle mediazioni tra le forze politiche che sostengono il Governo, è finalmente approdato al Senato (Atto Senato n. 926) il Disegno di Legge (DDL) sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio 2024-2026, che reca l’insieme delle scelte che connotano la manovra di bilancio per l’anno a venire.
Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la manovra cuba complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumento di imposte/tasse, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Confermate le misure da tempo annunciate, tra le quali spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1 luglio 2023, e la riduzione a 3 delle aliquote IRPEF, entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024, e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).
Tra i provvedimenti contenuti nel DDL, spiccano quelli che riguardano il sistema pensionistico (Vds Titolo V, Capo 1 del DDL, artt. dal n. 26 al n. 33) che, ben lungi al momento dal cancellare la riforma Fornero del 2011 come più volte annunciato, fa registrare invece un deciso inasprimento dei criteri per l’uscita anticipata, confermando per il secondo anno consecutivo la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni, e che cassa! Proviamo allora a fare una sintesi delle scelte operate dal Governo Meloni nel DDL Bilancio 2024.
“QUOTA 103”
Abbandonata l’idea di varare “quota 104” di cui si era parlato in queste settimane, il DDL Bilancio 2024 reca la conferma di “quota 103” che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età annagrafica (62+41=103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) ion misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS (circa 2200 euro) invece di 5 volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine la c.d. “finestra mobile” che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che è oggi pari a 3/6 mesi, viene alzata a 7 mesi per i lavoratori privati e a 9 mesi per quelli pubblici.
Deve essere precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gen. 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.01.2023 si continueranno ovviamente ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023.
Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento,e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per l’inserimento in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19%), che ridurrà poi l’assegno pensionistico.
“OPZIONE DONNA”
Abbandonata l’idea di azzerarla facendola confluire all’interno di “APE Social” (cd “Ape rosa”), Opzione donna viene confermata per il 2024, ma con le condizioni più penalizzanti introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%), sempre in presenza di un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito di età (servono 61 anni al posto di 60 attuali), con un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti (a cui è richiesta un’età di 60 anni), e prevedendo sempre lo sconto di 1 anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha 2 o più figli (esce a 59 anni).
Queste le nuove regole di “Opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; per chi però li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12. 2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di 1 onno per ogni figlio fino a una massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE Sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.
“APE SOCIALE”
Anche qui. Il DDL Bilancio prevede modifiche significativamente peggiorative rispetto al 2023. Le regole attuali di APE Sociale prevedono i requisiti di accesso fissati dalla legge 234/2021, che ne aveva anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per i disoccupati, caregiver, lavoratoricon handicap almeno al 74%; sempre a 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Ebbene, in base al DDL Bilancio, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi, e per tutte le fattispecie lavorative, senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a un max di 24 mesi. Inoltre, la platea dei beneficiari sembra escludere quelli ricompresi nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi socio-sanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc; portantini e professioni assimilate; diverse altre professionalità. In ultimo, il DDL Bilancio dispone la non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro un massimo di cinquemila euro annui.
“PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI”
Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata in vigore delle prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (no accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.
Ebbene, anche per questa fattispecie il DDL Bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale (1.521 €. Lordi) ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio (1.419 €) e a 2,6 volte con due o più figli (1.318 €) , al netto del prossimo adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2024.
Inoltre, viene previsto un tetto dell’assegno pensionistico che non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.835 €. Lordi al mese) sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.
“TAGLI PER I FUTURI PENSIONATI PUBBLICI”
Riguarda gli iscritti alle Casse amministrate dal Tesoro (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e degli infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e scuole elementari parificate – CPI; e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), per un totale di oltre 700.000 lavoratori.
Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in penasione dal 1 gennaio 2024, il DDL Bilancio prevede una modifica del calcolo sulla quota retributiva della pensione, che ne ridurrà l’importo, in quanto le attuali aliquote di rendimento previdenziale previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986 verranno sostituite con coefficienti meno remunerativi (vds allegato II del DDL), con una penalizzazione pesantissima.
Il giornale Il Messaggero ha calcolato che un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000€. che andrà in pensione di vecchiaia nel 2024 con 35 anni di contributi e 67 anni di età subirà un taglio pari a circa 4.400 €. Nell’assegno pensionistico (6.000 €. Per chi ha stipendi lordi da 40.000€; oltre i 7.300€. invece per le retribuzioni sopra i 50.000€. . Dunque, un incredibile cambio delle regole in corsa, e per questo si prevede un consistente esodo entro fine anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità.
“RISCATTI”
Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II del DDL si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 01.01.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più caro: 4 anni di università potrebbero costare quasi 66.000€. invece di 19.000.
“PEREQUAZIONE”
Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da 4 a 5 volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max. del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.
Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma il DDL Bilancio ha confermato invece questa riduzione per il 2024: indicizzazione piena solo fino a 4 volte il minimo (€. 567,94); fra 4 e 5 volte il minimo, al 53%; fra 6 e 8 volte il minimo, al 47%; fra 8 e 10 volte il minimo, al 37%; sopra le 10 volte il minimo, la percentuale di perequazione scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità.
Val la pena di segnalare, a tal riguardo, che l’anticipo del saldo della perequazione 2023 (0,8%) disposto dal DL c.d. “anticipi” (18.10.2023, n. 145) verrà corrisposto con i relativi arretrati con il cedolino di dicembre p.v. e non a novembre, come era stato annunciato in un primo momento.
“PENSIONI MINIME”
Nel DDL non sono previsti aumenti per le pensioni minime, neanche per gli over 75.
Questi i contenuti in materia di pensioni del DDL Bilancio 2024 approdato al Senato, rispetto ai quali non possiamo non evidenziare, in generale, la decisa stretta in materia di flessibilità in uscita, che rappresenta l’esatto contrario di quanto CSE ed FLP chiedono da anni ai Governi che si sono succeduti. Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari con la speranza che si possa modificare qualche cosa, il che appare però di difficile realizzazione, in considerazione della scelta operata dalle forze di maggioranza di non presentare emendamenti. Noi comunque ci proveremo.
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.
Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2023, è oramai sicuro che anche per quest’anno, al pari degli anni precedenti, dobbiamo mettere da parte ogni speranza che la prossima manovra di bilancio rechi la tanto attesa riforma strutturale del sistema pensionistico, che i lavoratori attendono invano da oltre 10 anni, e cioè dall’entrata in vigore della legge Fornero (D.L. 6.12. 2011, n. 201, c.d. “decreto salva Italia”, poi convertito nella Legge 22.12 2011 n. 214).
Lo ha di fatto ufficializzato la stessa Presidente del Consiglio nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 31 maggio u.s., nel quale la stessa Presidente ha comunque aperto alla possibilità di istituire a breve un tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro sulla c.d. “flessibilità in uscita” allo scopo di valutare la praticabilità, in particolare finanziaria, di nuovi interventi tampone, che rendano possibile nel 2024 il collocamento in pensione in via anticipata rispetto alle due opzioni offerte dalla Fornero: la pensione di vecchiaia a 67 anni o quella anticipata con anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi (41 per le donne), con il primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (c.d. “finestra mobile”).
Una minestra, però, trita e ritrita, che pensavamo di non dover più assaggiare alla luce degli annunci e degli impegni assunti dalle forze di governo in campagna elettorale poi purtroppo dimenticati e disattesi.
Le ragioni di questo ennesimo slittamento sono ovviamente tutte di natura strettamente finanziaria: non ci sarebbero le risorse sufficienti per un intervento strutturale sulle pensioni, o, per meglio dire, le poche risorse disponibili (allo stato, pare 4-5 miliardi di €) verrebbero orientate verso altre direzioni, in primis riduzione del cuneo fiscale e altri interventi in materia fiscale, magari destinati al lavoro autonomo.
E allora, stando così le cose, è di tutta evidenza che gli interventi in materia pensionistica nel 2024 non potranno che essere limitati, e peraltro finanziariamente non impegnativi, e dunque solo una piccola e modesta manutenzione rispetto al quadro oggi vigente. Il tavolo tecnico proposto alle Parti sociali dall’on. Meloni nell’incontro del 31 u.s., e che dovrebbe partire a breve, ha dunque un obbiettivo: quello di discutere e approfondire quali interventi possano essere operati nell’anno a venire come anticipi pensionistici, e dunque relativamente a “quota 103”, “APE social” e “opzione donna”. Vediamo come:
Quota 103
Le ipotesi 2024 allo studio del Ministero del Lavoro pare siano due: la prima è quella di una riproposizione di questa opzione con gli stessi requisiti (62 anni d’età e 41 di anzianità contributiva) anche per il 2024; la seconda è quella di una sua rivisitazione, prevedendo eventualmente un ulteriore strumento di flessibilità (“quota 104”?). In ogni caso, si tratterebbe a nostro avviso solo di un piccolo contentino, destinato peraltro ad una platea molto ridotta di lavoratori, con ciò rinviando così, ancora una volta, a tempi futuri, il nodo gordiano ed irrisolto della maggiore flessibilità in uscita per tutti.
APE Social
Come si ricorderà, l’ultima legge di Bilancio ne ha disposto la proroga a tutto il 2023, peraltro senza modifiche rispetto all’anno precedente, e dunque con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla legge di bilancio 2022, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose/pesanti, che comunque debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
L’ipotesi allo studio del Ministero del lavoro sarebbe quella di una ulteriore riproposizione di questa opzione anche per il 2024 con gli stessi requisiti previsti per gli ultimi due anni. A nostro avviso, una variante però andrebbe operata, ed è quella, da una parte di ridurre a 30 anni il requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi e, dall’altra, di aggiornare ed estendere le attività gravose e usuranti ampliandone al tempo stesso ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità.
Opzione donna
E’ noto a tutti come la legge di bilancio 2023 abbia prorogato opzione donna a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti previsti nel 2022 (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ha confermato i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma al tempo stesso ha ridotto enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorre avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio. E’ allora di tutta evidenza come le modifiche restrittive abbiano ridotto la platea delle lavoratrici interessate a poche migliaia, tenuto anche conto del fatto che il calcolo dell’assegno pensionistico relativo a opzione donna viene operato su base esclusivamente contributiva, il che lo riduce non poco (fino al 30%).
Anche per questo, la richiesta unanime del tavolo sindacale negli incontri al Ministero del Lavoro, CSE in primis, è stata quella di un ritorno in toto ai requisiti del 2022 azzerando le modifiche restrittive 2023, una richiesta che la Ministra Calderone si era impegnata peraltro a portare all’attenzione del C.d.M.
A tal riguardo, non si registrano sviluppi al momento, anzi le ultime novità vanno in una direzione opposta: gli emendamenti al Decreto Lavoro in fase di conversione, che miravano a rendere meno stringenti i vincoli attuali, sono stati scartati in Commissione Lavoro al Senato nella seduta del 30 maggio. Inoltre, si starebbe anche ipotizzando la cancellazione di opzione donna nel 2024, e solo per far cassa.
Per quanto ci riguarda, alla luce della mancata riforma pensionistica, pensiamo possa essere utile una proroga al 2024 di opzione donna, con il ripristino integrale dei vecchi requisiti.
Dunque, sono queste le opzioni attualmente allo studio del Ministero del Lavoro, e che verosimilmente saranno oggetto di confronto con le Parti sociali nel tavolo tecnico di prossima convocazione.
Noi però pensiamo che sia necessario discutere anche di altro paio di questioni:
in primo luogo, la proroga del collocamento in pensione per i lavoratori c.d. “precoci” (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) per poter consentire a questi lavoratori, anche nel 2024, di poter andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne);
in secondo luogo, almeno avviare la discussione sul tema “pensione di garanzia per i giovani” al fine di assicurare ad essi, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso, un tema questo che appare sempre più esplosivo in ragione della diffusione dei lavori precari, discontinui, part-time e con redditi molto bassi, i cui effetti pesantissimi sul “versante pensioni” appaiono di tutta evidenza e preoccupano fortemente anche per una possibile e futura emergenza sociale.
Vedremo se e come si svilupperà il confronto al Ministero del Lavoro, e ne daremo conto.
Ultima annotazione: l’INPS ha diffuso qualche giorno fa il proprio bilancio 2022, dal quale emergono numeri davvero incoraggianti, che ci confortano sulla possibile praticabilità finanziaria di alcuni obiettivi di cui parliamo da tempo ma rimasti sinora irrealizzati, in primis quello della liquidazione di TFS/TFR al momento della collocazione in pensione dei lavoratori pubblici e quello, ancor più impegnativo della separazione della spesa pensionistica da quella assistenziale. Ci ritorneremo a breve.
COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Con l’obiettivo di continuare a tenere aggiornati i lavoratori civili della Difesa, per ciò che riguarda la materia pensionistica, per ora è tutto. Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23.02.2023 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE FLP Pensionati n. 5/2023 che riferisce dei contenuti del “Messaggio INPS n. 754 del 21 febbraio 2023”, in ordine all’avvio delle procedure telematiche per la presentazione delle domande di accesso alla pensione con la c.d. “quota 103” .
Con msg n. 754 del 21 febbraio 2023, a distanza di quasi due mesi dall’entrata in vigore della legge 29.12.2023, n. 197 (legge di bilancio) che l’ha introdotta con l’art. 1, commi 283 e 284, INPS ha reso noto che è finalmente operativa la procedura per la presentazione delle domande telematiche per l’accesso alla pensione con la c.d. “quota 103”, nelle more dell’emanazione imminente di apposita circolare con ulteriori istruzioni al riguardo.
Come noto, e ancora una volta al fine di limitare i danni derivanti dall’applicazione a regime delle rigide previsioni della Fornero (67 anni per anzianità o 42 anni – 41 per le donne – e 10 mesi in via anticipata), la c.d. “quota 103” – che la legge tecnicamente connota come “pensione anticipata flessibile“ e che va a prendere il posto della c.d. “quota 102”, che comunque rimane esigibile per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2022) – nelle more della auspicata riforma previdenziale che dovrà introdurre una maggiore flessibilità in uscita rispetto alla quale è già partito il confronto tra Governo e Parti sociali (vds. Notiziari diffusi dalla Confederazione CSE che fa parte del tavolo sindacale), offre una opzione in più, consentendo di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età (62 + 41= 103), e dunque senza penalizzazioni rispetto al maturato previdenziale.
Per quanto attiene alle uscite dal lavoro, è prevista una finestra mobile di tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi invece avesse già maturato i requisiti entro il 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).
Per accedervi, i dipendenti pubblici interessati sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.
A proposito di “quota 103”, è comunque utile ricordare alle lavoratrici e ai lavoratori interessati:
per quanto attiene all’assegno pensionistico, è previsto un tetto dell’assegno pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € circa lordi al mese) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione precedente ai 67 anni, una decurtazione dell’assegno;
per quanti maturassero i requisiti per “quota 103” e decidessero invece di non usufruirne restando così al lavoro, è prevista la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro che non vengano più pagati i contributi in conto lavoratore all’Ente previdenziale e che vengano viceversa direttamente accreditati in busta paga, aumentandone così l’importo circa di un 10%.
Questi i canali per la presentazione on line delle domande per l’uscita dal lavoro con “quota 103”:
dal sito web dell’INPS (www.inps.it) autenticandosi con SPID di secondo livello, CNS o Carta di identità elettronica, seguendo il percorso: “Pensione e previdenza” > “Domanda di pensione” > Area tematica “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”;
utilizzando i servizi telematici degli Istituti di Patronato;
chiamando il Contact Center al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06164164 (da rete mobile a pagamento).
Contiamo con queste informative di rendere un servizio utile e concreto in particolare ai nostri più anziani colleghi della Difesa, che saranno interessati nei prossimi tempi a valutare le possibilità e le modalità della loro uscita dal servizio.
E’ tutto, cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.
Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la Legge 29.12.2022, n. 197 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2023 e quello per il triennio 2023-2025. Tra i provvedimenti e le misure in essa contenute, ci sono naturalmente quelli che riguardano la materia previdenziale, che trovano spazio nei commi dal n. 283 al n. 311 dell’art.1 della predetta legge, e sui cui contenuti di dettaglio abbiamo già riferito nel Notiziario n. 23 del 29 dicembre 2022, al quale si fa rimando naturalmente anche per il giudizio politico che ne abbiamo dato.
Archiviata così la discussione di questi ultimi due mesi, in alcuni momenti anche aspra, sulle scelte operate in manovra di bilancio, è ora tempo di fare un punto di situazione mettendo insieme vecchie e nuove norme in materia previdenziale e di operare una ricognizione sulle possibilità che il complesso normativo esistente offre oggi alle lavoratrici e ai lavoratori per lasciare il mondo del lavoro e il servizio attivo e andare così finalmente in pensione. E facciamo questo anche per rispondere alle diverse sollecitazioni che ci sono pervenute in questi giorni da tanti lavoratori.
Estratto conto contributivo
Partiamo innanzitutto col dire che i lavoratori interessati possono consultare on line o richiedere a INPS o al proprio Ente previdenziale tramite contact center al numero 803164 (da rete fissa) oppure 06164164 (da rete mobile) l’estratto conto contributivo, che elenca tutti i contributi effettuati in proprio favore e riepiloga in una tabella i versamenti figurativi e da riscatto. Attraverso l’estratto conto contributivo, è possibile per il lavoratore interessato avere delle indicazioni di massima sul raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento già avvenuto o sul tempo che manca a traguardarlo.
Requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia
A causa della pandemia da Covid-19, è stato bloccato fino al 2026 l’adeguamento dell’età pensionabile legato alle speranza di vita, e fino a quell’anno si andrà in pensione con i requisiti previsti dalla Fornero.
Per accedere alla pensione di vecchiaia, che rappresenta l’opzione più praticata nel nostro paese, sono necessari 67 anni d’età con minimo 20 anni di contributi (invece, 66 anni e 7 mesi per addetti a mansioni gravose e usuranti con un minimo di 30 anni di contributi). A chi rientra nel c.d. “sistema misto”, viene anche richiesto di aver maturato, alla data di presentazione della domanda di pensionamento, un assegno pensionistico pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi 503,27 €)
Requisiti per accedere alla pensione anticipata
Per accedere alla pensione anticipata ordinaria, è invece necessaria una anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, con percezione del primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (finestra mobile).
Per gli addetti a mansioni gravose e usuranti, sia uomini che donne, l’accesso alla pensione anticipata è
vincolata al raggiungimento di “quota 97,6” (età minima 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi per il lavoro dipendente). Un anno d’età in più per il lavoro autonomo, e dunque “quota 98,6”.
Requisiti per accedere a “Quota 103 (“pensione anticipata flessibile”)
E’ la novità 2023 della legge di bilancio, che va a sostituire la c.d. “quota 102” (che comunque rimane esigibile per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2022), offrendo così una opzione in più rispetto alle rigide previsioni della Fornero (67 anni per anzianità o con 42 anni – 41 per le donne – e 10 mesi in via anticipata). Permetterà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103).
Per quanto attiene alle uscite dal lavoro, è prevista una finestra mobiledi tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi avesse già maturato invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).
E’ inoltre utile segnalare che, per accedervi, i dipendenti pubblici sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.
“Quota 103” prevede inoltre un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € circa lordi al mese) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione precedente ai 67 anni, una decurtazione dell’assegno.
Incentivo economico a restare al lavoro.
Anche questa è una possibilità nuova introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per chi maturasse i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così al lavoro, è prevista la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro che non vengano più pagati i contributi datoriali all’Ente previdenziale e che vengano viceversa direttamente accreditati in busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.
Requisiti per accedere a “Opzione Donna”
Opzione donna è stata prorogata a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti sinora previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio conferma i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma riduce enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorrerà avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio.
Requisiti per accedere a “APE SOCIALE”.
La legge di Bilancio ne dispone la proroga a tutto il 2023, essendo peraltro l’unica proroga senza modifiche, con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla Legge 30.12.2021, n. 234, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Accesso alla pensione dei lavoratori c.d. precoci
I lavoratori c.d “precoci (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) potranno continuare anche nel 2023 ad andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne).
Questo, in estrema sintesi, il ventaglio delle opzioni che le lavoratrici e i lavoratori interessati hanno di fronte a sé per accedere alla pensione nel corso di questo anno 2023: un quadro di situazione finanche peggiorato.
Ma giovedì 19 p.v. al Ministero del Lavoro partirà finalmente il tavolo di confronto con le Parti sociali sulla riforma pensionistica, al quale parteciperà anche CSE, in merito al quale ritorneremo a breve.
Il COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Un documento molto utile e chiaro per districarsi nella giungla di questa materia. E’ tutto, fraterni saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023.
All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di fiducia, il maxiemendamento presentato dal Governo al Disegno di legge – Atto Camera n. 643 – sulla manovra di bilancio per l’anno 2023. Lo stesso provvedimento è stato poi votato – sempre con voto di fiducia – in data odierna dall’altro ramo del Parlamento, che non ha apportato alcuna modifica o integrazione nel testo approvato dalla Camera e ciò per renderne possibile la pubblicazione in G.U. entro il corrente anno, e di conseguenza l’entrata in vigore dal 1° gennaio p.v., scongiurando così l’esercizio provvisorio.
L’articolato votato dai due rami del Parlamento dà così corpo alla legge di bilancio 2023. Per quanto attiene alle pensioni, pochissime appaiono le novità rispetto a quanto previsto dal disegno di legge presentato dal Governo il 29 novembre u.s., il cui impianto il Parlamento ha confermato in pieno.
Le norme in legge di bilancio che riguardano le pensioni fanno riferimento ai seguenti commi: nn. 218-220 (quota 103, testo invariato rispetto al DDL); nn. 221-222 (incentivi al trattenimento in servizio dei lavoratori, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); n. 223-226 (Ape Sociale, testo identico al DDL); nn. 227-227 bis (Opzione donna, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); infine, i nn. 235 e 236 (perequazione pensioni per gli anni 2023 e 2024, testo parzialmente modificato rispetto al DDL).
Ciò detto, entriamo ora nel merito delle misure definitive recate dalla legge di bilancio oggi approvata:
“QUOTA 103” (c.d. “pensione anticipata flessibile”): al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti dalla riforma Fornero del 2011, che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, la legge di bilancio contiene un nuovo schema di anticipo pensionistico che consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103). Per quanto attiene ai tempi di uscita dal lavoro, è prevista una finestra mobiledi tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi maturasse invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023). I dipendenti pubblici sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.
“Quota 103” prevede in aggiunta un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € lordi) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione pre-67 anni, una decurtazione dell’assegno.
Confermata pure l’introduzione di un incentivo economico a restare al lavoro: chi matura i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così a lavorare, avrà il diritto di chiedere al proprio datore di lavoro di non pagare più i contributi all’Ente previdenziale e di accreditarli viceversa direttamente nella busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.
Come si ricorderà, come CSE FLP Pensionati chiedevamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro
con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugandolo con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita fortemente l’utilizzazione (le stime parlano di 42mila lavoratori potenziali fruitori, il più uomini, dunque davvero tanto fumo e poco arrosto), e ulteriormente limitante ci appare il tetto previsto per l’assegno pensionistico. E per quanto attiene all’incentivo economico previsto per chi resta al lavoro, va detto che l’aumento della busta paga avrà come contraltare il minor importo della futura pensione, che senza quei contributi sarà ovviamente più leggera.
“OPZIONE DONNA”: rispetto ai requisiti sino ad oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ne prevede la proroga, ma con modifiche peggiorative.
I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).
Dunque, rispetto ad oggi, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni),che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in generale si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate alle categorie precedentemente richiamate. E in aggiunta la legge di bilancio riconferma il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).
Francamente ci sfuggono le ragioni di una scelta che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” penalizzando così ancor di più le lavoratrici. Come CSE FLP Pensionati, avevamo chiesto invece la conferma negli attuali requisiti di “opzione donna”, cancellandone solo l’obbligo di ricalcolo contributivo, e continuiamo a pensare che quella era la strada giusta da imboccare.
“APE SOCIALE”: viene prorogata a tutto il 2023, ed è l’unica proroga senza modifiche, con la piena riconferma dei requisiti di accesso previsti dalla L. 30.12.2021, n. 234, che ne aveva peraltro allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Come CSE FLP Pensionati, confermiamo il nostro giudizio positivo sulla proroga di APE Sociale che avevamo peraltro ripetutamente richiesto, anche se avremmo voluto la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi con l’ampliamento ulteriore delle fattispecie di attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni meritevoli di tutela che andrebbero implementate con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.
PEREQUAZIONE 2023: abbiamo dedicato il precedente Notiziario n. 19 del 12 novembre 2022alle regole in essere in materia di adeguamento degli assegni pensionistici (c.d. “perequazione”) in base alla variazione percentuale che si è verificata nel 2022 negli indici dei prezzi al consumo che il MEF ha già calcolato nel 7,3 %, regole come noto fissate dall’art. 1, comma 478, della legge di bilancio 2020 (legge 27.12.0219, n. 160), ed evidenziato gli aumenti delle pensioni previsti da gennaio 2023, finalizzati alla tutela del loro potere di acquisto messo oggi a dura prova da una inflazione a due cifre.
Ebbene, la scelta, a nostro giudizio infelice operata dal Governo nella legge di bilancio e fatta solo
al fine di far cassa, è stata quella di modificare le regole che riguardano la perequazione delle pensioni e di conseguenza i suoi effetti sugli aumenti delle stesse a partire da gennaio 2023.
Con le ulteriori modifiche introdotte in legge di bilancio rispetto al DDL, rispetto al 7,3 % fissato nel DM del 9.11.2022, è questo il nuovo quadro di situazione (gli importi devono intendersi al lordo):
le pensioni minime (oggi 525 € al mese) godranno, rispetto al 7,3%, di un ulteriore incremento dell’1,5 % nel 2023 (elevati però a 6,4 % per i soggetti di età pari o superiore ai 75 anni, è questa la novità rispetto al DDL) e del 2,7% nel 2024, e dunque l’aumento sarà pari all’ 8.8% nel 2023 (46 €) per tutti i pensionati percettori di pensione minima ad eccezione di quelli da 75 anni in su per i quali l’aumento nel 2023 sarà pari al 13,70% (circa 600 €). Per il 2024, invece, allo stato l’aumento previsto è pari per tutti al 10% (53 €), ma è possibile che la legge di bilancio 2024 confermerà l’indicizzazione più favorevole per i 75enni, che ha sì un costo elevato (circa 5 mld all’anno) ma che a nostro avviso ha comunque una logica più condivisibile e fa certo meno scandalo dei tanti condoni, sanatorie e penali scontate di cui la legge di bilancio 2023 è piena come un uovo, e che rappresentano davvero un pugno in un occhio per chi le tasse le paghe tutte, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
le pensioni fino a 4 volte il minimo (circa 2.100 € ) godranno di rivalutazione al 100%, pari al 7,3%;
fino a 5 volte il minimo (2.625 €), rivalutazione dell’85% (prima 90%) e dunque pari al 6,2 %;
fra 5 e 6 volte il minimo (2625-3150 €), rivalutazione del 53% (prima 75%) e dunque pari 3,8 %;
fra 6 e 8 volte il minimo (3150-4200 €), rivalutazione del 47% (prima 75%) e dunque pari al 3,4%;
fra 8 e 10 volte il minimo (4200-5250 €), rivalutazione del 37% (prima 75%) e dunque pari al 2,7%;
sopra 10 volte il minimo (oltre 5250 €), rivalutazione del 32% (prima 75%) e dunque pari al 2,3%.
Dunque, rispetto alle previsioni iniziali del DDL, sono state ulteriormente ritoccate le fasce di perequazione con un più 0,5% delle pensioni fino a 5 volte il trattamento minimo. Rimane però il fatto che, rispetto alle regole oggi in vigore, le pensioni a partire da 2.625 € lorde non godranno dell’intera perequazione al 7,3%, di per sé già ridotta rispetto all’inflazione attuale che, come noto, viaggia da mesi a due cifre. Il danno per molti pensionati è evidente, e la beffa è che queste risorse a loro sottratte verranno destinate a finanziare altre categorie, in primis lavoratori autonomi e flat tax.
Se queste sono, da ora, le nuove regole di perequazione, si comprende allora bene come, all’incremento delle pensioni minime e alla riconferma della percentuale di perequazione piena per gli assegni pensionistici fino a 4 volte il minimo, farà da contraltare una perequazione più bassa del previsto a partire dalle pensioni lorde da 2100 €, che, in primis con riferimento alle fasce più basse (da 1400/1500 € netti al mese, non proprio pensioni d’oro!), subiranno una evidente perdita di potere d’acquisto, che diventerà sempre più corposa man mano che cresce l’assegno pensionistico.
In conclusione, non possiamo che confermare il nostro giudizio circa il fatto che il combinato disposto tra l’assenza di flessibilità nelle uscite dal lavoro (che permarrà tutta nel 2023, anche a fronte di “quota 103), il depotenziamento gravissimo di “opzione donna” e la minore tutela del potere d’acquisto delle attuali pensioni, costituiscono scelte penalizzanti che appaiono tutte orientate da una idea a monte di carattere politico, che è quella, per noi del tutto inaccettabile, di sottrarre risorse al sistema pensionistico per destinarle ad altri (partite IVA in primis), e dunque di fare cassa con le pensioni.
Conclusa la vicenda “legge di bilancio”, si aprirà a gennaio p.v. una partita ancora più grande: il confronto tra Parti sociali e Governo sulla riforma della Legge Fornero, sperando che sia davvero la volta buona. Il 19 gennaio prima riunione al Ministero del Lavoro, noi ci saremo con le nostre idee e le nostre proposte.
Buon 2023 a pensionate e pensionati, e a tutti coloro che stanno per diventarlo!
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
E’ tutto, cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 75 del 2 dicembre 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 22 del 01.12.2022 del Coordinamento CSE FLP Pensionati, dopo l’approdo del DDL Bilancio 2023, alla Camera.
Con il precedente Notiziario n. 21 del 22 novembre u.s., abbiamo fornito alcune prime informazioni in ordine alle misure che il Consiglio dei Ministri aveva adottato in materia di pensioni, tutte desunte dal comunicato stampa di Palazzo Chigi dopo il varo del disegno di legge sulla manovra di bilancio 2023.
Nello stesso Notiziario avevamo comunque avvertito che “per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori aggiustamenti”, che è poi quello che in effetti è avvenuto, atteso che il DDL approdato alla Camera (Atto Camera n. 643) contiene importanti elementi di novità anche sulle pensioni, in buona parte anche pesanti per la categoria, sui quali proveremo ora ad entrare nel merito.
Partendo però da un paio di considerazioni preliminari di ordine politico. La prima: ancora una volta, a distanza di oltre dieci anni dalla c.d. riforma Fornero e secondo un copione che peraltro abbiamo già visto negli anni precedenti, le misure in materia pensionistica della legge di bilancio hanno la solita connotazione di provvedimenti parziali e tampone in attesa della riforma che verrà, tesi solo a limitare i danni di una applicazione piena della Fornero e dunque al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti da quella riforma che prevede, come noto, uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, che però interesseranno un numero esiguo di pensionandi.
La seconda considerazione è che, a undici anni dalla riforma Fornero, è la prima volta a nostra memoria che la manovra di bilancio usa il sistema previdenziale come cassa, togliendo più risorse di quanto ne assegna, atteso che, come ben dimostrano i numeri della manovra, il sistema previdenziale contribuisce con 2,1 mld di euro, che sono frutto dei tagli operati, ad una manovra pari complessivamente a 35 mld. Fare cassa con i pensionati, come la manovra di bilancio propone, è una circostanza nuova e incredibile.
Ciò premesso, entriamo ora nel merito delle misure adottate dal Governo in materia di pensioni e di cui agli articoli dal n. 53 al n. 56 del DDL approdato alla Camera.
“QUOTA 103” (c.d. pensione anticipata flessibile”): rinviata a tempi futuri la riforma della legge Fornero, e al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti dalla riforma del 2011 che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, il DDL bilancio contiene un nuovo schema di anticipo pensionistico che consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41=103).
L’uscita dal lavoro prevede inoltre una finestra mobile, di tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023, sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi maturasse invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).
“Quota 103” prevede in aggiunta un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 €), che si applicherà sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione pre-67 anni, una decurtazione dell’assegno.
Altra novità è l’introduzione di un incentivo economico a restare al lavoro (tipo “bonus Maroni”): per chi matura i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così a lavorare, avrà diritto di chiedere al proprio datore di lavoro di non pagare più i contributi all’ente previdenziale, ma di versarli direttamente nella propria busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.
Come già ricordato, come CSE FLP Pensionati chiediamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugandolo con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita fortemente l’utilizzazione (le ultime stime parlano di 42mila lavoratori potenziali fruitori, il più uomini, dunque tanto fumo e poco arrosto), e ulteriormente limitante ci appare il tetto previsto per l’assegno pensionistico. E per quanto attiene all’incentivo economico previsto per chi resta al lavoro, va detto che l’aumento della busta paga avrà come contraltare il minor importo della futura pensione, che senza quei contributi sarà ovviamente più leggero.
“OPZIONE DONNA”: rispetto ai requisiti oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), il DDL Bilancio ne prevede la proroga, ma con alcune modifiche peggiorative. I requisiti da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni di servizio, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie (uguali a quelle dell’APE Sociale): caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione ella capacità lavorativa pari almeno al 74%; licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).
Dunque, rispetto ad oggi, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in particolare si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate alle categorie precedentemente richiamate. E in ogni caso il DDL Bilancio riconferma il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le penalizzazioni ben note (fino al 30%).
Non comprendiamo le ragioni di una scelta che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” penalizzando così ancor di più le lavoratrici. Come CSE FLP Pensionati chiedevamo invece venisse confermata negli attuali requisiti “opzione donna” cancellandone solo l’obbligo di ricalcolo contributivo, e continuiamo a pensare che quella era la strada giusta da imboccare.
“APE SOCIALE”: prorogata a tutto il 2023, l’unica proroga 2023 senza modifiche, con la riconferma dei requisiti di accesso previsti dalla L. 30.12.2021, n. 234, che ne ha peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Come CSE FLP Pensionati, giudichiamo in modo positivo la proroga di APE Sociale che avevamo peraltro ripetutamente richiesto, anche se avremmo voluto la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliando ulteriormente la platea delle attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni meritevoli di tutela, che andrebbero implementate con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.
PEREQUAZIONE 2023: al meccanismo di adeguamento degli assegni pensionistici (c.d. “perequazione”) in base alla variazione percentuale che si è verificata nel 2022 negli indici dei prezzi al consumo, che il MEF ha già calcolato nel 7,3 %, alle regole di applicazione fissate dall’art. 1, co.478, della legge di bilancio 2020 (legge 27.12.0219, n. 160) e ai conseguenti aumenti delle pensioni previsti da gennaio 2023, abbiamo dedicato un intero Notiziario, il n. 19 del 12 nov. u.s., al quale rinviamo. Quelle le regole e quelli i calcoli che supportavano i previsti aumenti 2023, comunque finalizzati alla tenuta del potere di acquisto delle pensioni, messo oggi a dura prova da una inflazione a due cifre.
Ebbene, la scelta, a nostro giudizio assolutamente inopportuna operata dal Governo nel DDL Bilancio e fatta al solo fine di far cassa, è stata quella di modificare l’impianto della perequazione e i suoi effetti sugli aumenti delle pensioni da gennaio p.v..
Infatti, rispetto al 7,3 % fissato nel DM a firma Giorgetti del 9.11.2022, con le nuove regole del DDL:
le pensioni minime (oggi 525,38 € ) godranno di un ulteriore incremento dell’1,5 % nel 2023 e del 2,7% nel 2024, e dunque l’aumento sarà del + 8.8% nel 2023 (46 €) e del + 10% nel 2024 (53 €);
le pensioni di importo fino a 4 volte la minima (circa 2.100 € lordi) godranno dell’intera rivalutazione pari al 100%, e dunque del 7,3%;
fra 4 e 5 volte la minima, avranno una rivalutazione dell’80%(prima 90%) e dunque pari al 5,84 %;
fra 5 e 6 volte la minima, avranno una rivalutazione del 55% (prima 75%) e dunque pari al 4,01 %;
fra 6 e 8 volte la minima, avranno una rivalutazione del 50% (prima 75%) e dunque pari al 3,65%;
fra 8 e 10 volte la minima, avranno una rivalutazione del 40% (prima 75%) e dunque pari al 2,85%;
sopra 10 volte la minima, avranno una rivalutazione del 35% (prima 75%) e dunque pari al 2,49%.
Se queste sono le nuove regole della perequazione, si comprende allora bene come, al piccolissimo incremento delle pensioni minime e alla riconferma della percentuale di perequazione fissata dal MEF per gli assegni pensionistici fino a 4 volte la minima, farà da contraltare una perequazione più bassa del previsto a partire dalle pensioni lorde da 2100 €, che, con riferimento alle fasce più basse (da 1400/1500 € netti al mese, non proprio pensioni d’oro!), subiranno una evidente perdita di potere d’acquisto, che diventerà sempre più corposa man mano che cresce l’assegno
pensionistico.
E allora appare evidente ai nostri occhi come il combinato disposto tra la mancanza di una significativa flessibilità nelle uscite dal lavoro (che permarrà tutta nel 2023, anche a fronte di “quota 103”, in un Paese come il nostro che ha l’età di pensionamento tra le più alte del mondo), il depotenziamento gravissimo di “opzione donna” e la minore tutela del potere d’acquisto delle attuali pensioni, costituiscono scelte dicarattere operativo che ci appaiono tutte orientate da una scelta a monte di carattere politico, che è quella, per noi assolutamente inaccettabile, di sottrarre risorse al sistema pensionistico per destinarle ad altri soggetti (partite IVA in primis), e di fare così cassa con le pensioni.
Come CSE FLP Pensionati, in linea con il giudizio critico espresso dalla Segreteria Generale FLP che ha chiesto di modificare la manovra di bilancio in modo significativo e ha manifestato l’intendimento di predisporre specifiche proposte emendative da presentare nelle prossime ore al Governo e alle competenti Commissioni Parlamentari, lavoreremo nei prossimi giorni per sollecitare il Parlamento a rendere meno pesante questa manovra per gli attuali pensionati e per quelli che lo diventeranno nell’anno a venire.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Questa l‘impietosa analisi del testo del disegno di legge di bilancio 2023 per la parte relativa alle modifiche portate in corso d’opera in materia pensionistica, che aggiungono, se mai ce ne fosse stato bisogno, discriminazioni nei confronti del pubblico impiego (6 mesi di finestra mobile per il pubblico, a fronte dei 3 previsti per il privato in caso di uscita per quota 103), ricadute negative per le donne (solo alcune categorie di donne potranno accedere a ”Opzione donna”), e minori tutele economiche per tutti i pensionati con la riduzione dei parametri di perequazione del trattamento economico.
Restiamo in attesa di conoscere le iniziative della Segreteria Generale FLP e CSE FLP Pensionati presso le competenti Commissioni Parlamentari, e vi terremo aggiornati sugli sviluppi dell’iter parlamentare.
Cordialissimi saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 74 del 01.12.2022 –
Facendo seguito al notiziario n. 72 in data 23 novembre 2022, che riferiva dei contenuti e delle novità introdotte in materia pensionistica a cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati, pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 29 del 29.11.2022 della Segreteria Generale FLP sempre in materia di Legge di Bilancio 2023.
E’ stata resa nota in queste ore la versione “bollinata” dalla RGS della Legge di bilancio 2023 che da oggi inizia l’iter parlamentare e che dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2022 per scongiurare l’esercizio provvisorio.
Da una prima lettura emerge da un lato il carattere iniquo delle misure in ambito fiscale con la previsione della flat tax al 15% per i redditi da lavoro autonomo fino a 85.000 euro, mentre lavoratori dipendenti e pensionati sono tassati alla fonte, con aliquote ben più alte, e con la riproposizione dell’ennesimo condono delle cartelle esattoriali, che premia i furbi e penalizza chi le tasse le ha pagate.
Così come l’aumento dell’utilizzo del contante fino a 5.000 euro è un chiaro segnale nella direzione di chiudere un occhio sulle transazioni in nero e sull’evasione fiscale.
Sul lavoro pubblico vengono congelati i rinnovi contrattuali scaduti a dicembre 2021 e viene prevista solo l’erogazione di una somma una tantum pari all’1,5% di incremento degli stipendi, presumibilmente a titolo di acconto. E’ di tutta evidenza come tale “mancetta” sia del tutto inaccettabile, a fronte di un’inflazione annua che solo per il 2022 si attesta intorno al 10%, e che essendo percentualizzata in modo lineare sulla retribuzione complessivamente percepita, comporta benefici economici (si fa per dire) più alti per chi guadagna di più. Si passa da circa 75 euro mensili per i dirigenti a poco più di 27 euro medi lordi per il personale delle Aree professionali.
Un indebolimento del potere di acquisto che avrà effetti non solo sulla vita di milioni di lavoratrici e lavoratori e sulle loro famiglie, ma avrà anche un effetto recessivo molto forte. Sulla PA continua poi la logica dei tagli lineari e della spending review con 800 milioni di tagli per le Amministrazioni centrali e mancati nuovi investimenti, con il risultato che saranno ancora più a rischio gli obiettivi posti a base del PNRR, su cui si registrano già notevoli ritardi.
Anche sul fronte delle pensioni la manovra appare insufficiente, con una rivalutazione delle pensioni minime molto blanda, la penalizzazione con la mancata o parziale indicizzazione di quelle che superano i 2.815 euro lordi, un depotenziamento di Opzione Donna in versione ristretta con la nuova variabile figli, quota 103 (41 anni di contributi e 62 di età), che riguarderà poco più di 40.000 lavoratori. Misure che complessivamente stimano un risparmio sulla spesa pensionistica pari a 2,1 miliardi di euro.
D’altro canto anche le misure per il lavoro sono insufficienti: si confermano le percentuali di abbattimento del cuneo fiscale varate da Draghi, che però, in una fase di forte ripresa dell’inflazione, incidono molto relativamente sulla tenuta del potere di acquisto, mentre l’indebolimento del reddito di cittadinanza e la mancata previsione del salario minimo, rendono ancora più poveri, e meno tutelati, ampi settori della nostra popolazione, che faticano ormai ad arrivare a metà mese. Così come aumenta la precarietà e il lavoro sottopagato con la riproposizione dei famigerati voucher.
Positiva invece la norma contenuta art. 66 del DDL che prevede un ampliamento del congedo parentale per i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, attualmente concesso ad entrambi i genitori alternativamente, fino ai 12 anni di età del figlio. In particolare si prevede per il 2023 che uno dei mesi di congedo parentale per la sola madre lavoratrice, da fruire entro il sesto anno di vita del bambino, sia indennizzato all’80% della retribuzione imponibile invece che al 30%. Fattispecie questa però in controtendenza rispetto alla recente raccomandazione della direttiva europea volta a favorire la parità dei sessi nel lavoro di cura e accudimento dei figli.
Da tutto quanto sopraesposto emerge una valutazione complessivamente negativa del Disegno di legge all’esame del Parlamento, che interviene solo parzialmente sul recupero del potere di acquisto di lavoratori e pensionati, innesta elementi di forte iniquità nel campo fiscale con il superamento del principio costituzionale della progressività delle imposte, si caratterizza per un approccio recessivo e non espansivo.
Una manovra che chiederemo di modificare in modo significativo, nel corso del pur limitato arco temporale di esame parlamentare, con l’indicazione di specifiche proposte emendative che presenteremo nelle prossime ore al Governo e alle competenti Commissioni Parlamentari.
La Segreteria Generale FLP
Questa la sintesi della disamina del testo del disegno di legge di bilancio 2023 afferente al lavoro pubblico e pensioni, relativamente al quale la Segreteria Generale FLP è attiva presso le competenti Commissioni Parlamentari.
Come sempre, vi terremo aggiornati , cordialissimi saluti.
Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica. Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione […]
Notiziario n. 46 del 2 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 14/2024, che fa il punto di situazione sullo stato di attuazione delle uscite in base alla “quota 103 e del “Bonus Maroni”. La legge di bilancio per il 2024 (L-30.12.2023, n. 231) ha confermato, per l’anno in […]
Notiziario FLP Difesa n. 12 del 12 febbraio 2024 – Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 4/2024, che riferisce degli aggiornamenti portati alla piattaforma INPS per la presentazione delle istanze di collocamento in pensione con particolare riguardo alle novità introdotte in materia dalla legge di bilancio per il 2024. “Con messaggio n. 454 […]
Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024. A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e […]
Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni. Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani […]
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23.02.2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE FLP Pensionati n. 5/2023 che riferisce dei contenuti del “Messaggio INPS n. 754 del 21 febbraio 2023”, in ordine all’avvio delle procedure telematiche per la presentazione delle domande di accesso alla pensione con la c.d. “quota 103” . Con msg […]
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi. Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la […]
Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023. All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di […]
Notiziario FLP Difesa n. 75 del 2 dicembre 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 22 del 01.12.2022 del Coordinamento CSE FLP Pensionati, dopo l’approdo del DDL Bilancio 2023, alla Camera. Con il precedente Notiziario n. 21 del 22 novembre u.s., abbiamo fornito alcune prime informazioni in ordine alle misure che il […]
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