Pubblichiamo di seguito il notiziario n.18 di CSE-FLP Pensionati, che reca le novità appena rese pubbliche in materia di “Piano Strutturale di Bilancio di medio termine”
Con il varo del PSB, si è alquanto modificato lo scenario previsto sulle regole previdenziali per l’anno 2025
Il PSB (Piano Strutturale di Bilancio di medio termine) rappresenta una delle novità introdotte dalla riforma del bilancio europea del 2023 e dal nuovo patto di stabilità ed ha già avuto il via libera dal Parlamento. Sostituisce la vecchia NADEF (Nota di aggiornamento del DEF) e, al pari della stessa, reca il quadro di finanza pubblica e delinea gli spazi di manovra della legge di bilancio, ma in modo di certo più impegnativo rispetto al passato in quanto è proiettato nel quinquennio e fissa in modo vincolante i tetti massimi di spesa per i prossimi 7 anni, con un tasso crescita medio previsto all’1,5%. Il che significa, per l’Italia, un taglio annuo al deficit strutturale di circa 12 miliardi nel 2025 e 2026 seguito da correzioni più leggere negli anni dal 2027 al 2031, quando la discesa del deficit sotto al 3% del PIL dovrebbe farci uscire dalla procedura di infrazione.
Se questa è la nuova cornice, peraltro aggravata dalle previsioni più negative della Banca d’Italia (PIL a 0,8 nel 2024), appare evidente che la manovra per il 2025 sarà molto poco espansiva, come già nel 2023 e 2024 per mancanza di risorse adeguate, che il Governo vuole – e noi siamo d’accordo – impegnare in primis nella conferma della riduzione del cuneo retributivo e dell’IRPEF a tre aliquote e con più risorse per la Sanità.
In questo contesto, a scorrere il PSB, non appaiono all’orizzonte del 2025 le misure che noi auspicavamo in materia di pensioni, in primo luogo “quota 41” (uscita dal lavoro con il solo requisito di 41 anni di contributi), ma l’impressione è che si vada verso una stagione ancora interlocutoria in materia di pensioni.
Dunque, il DDL 2025, che vedrà la luce entro questo mese, dovrebbe infatti vedere confermate le regole pensionistiche 2024, con una sola, piccola novità: l’aumento delle pensioni minime che, con la conferma dell’incremento una tantum 2024 (2,7%) e la perequazione 2025 (1% circa), potrebbero salire a 620 € circa.
Per il resto, sempre a leggere il PSB, il DDL bilancio 2025 in materia di pensioni 2025 dovrebbe recare:
la conferma in tema della flessibilità delle regole attuali su “quota 103”, “opzione donna” e “APE Sociale”;
la conferma del c.d. “bonus Maroni” (possibilità di scelta per il lavoratore che ha maturato “quota 103” di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico – 9,19%, ma con successiva pensione ridotta a regime), forse con una estensione ad altri soggetti rispetto ai soli quotisti;
la fine dell’obbligo di pensionamento per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto i 67 anni d’età o i requisiti per la pensione anticipata ordinaria a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così ai lavoratori, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70 anni, e alle PP.AA. di trattenere dipendenti ad elevato know-how e di conseguire un efficace trasferimento di saperi lavorativi;
ai fini del potenziamento della previdenza complementare, sollecitato dal PSB, un nuovo semestre per il “silenzio assenso” e la promozione su base volontaria (oppure obbligo?) di versare il 25% del TFR ai fondi;
indicizzazione 2025 all’inflazione (c.d. “perequazione”) ma con il ripristino dei tre vecchi scaglioni (100, 90 e 75 %), che appare una scelta cautelare in vista del prossimo pronunciamento della Corte Cost. in materia.
Francamente non ci pare proprio il massimo, ci riserviamo comunque un giudizio a dopo l’uscita del DDL.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Per ora è tutto, cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 01 del 09 gennaio 2023–
Pubblichiamo di seguito il notiziario n. 01/2024 di CSE-FLP Pensionati, nel quale vengono esaminate in dettaglio le disposizioni che disciplineranno dal 2024 la materia di pensioni.
Sul S.O. n. 40/L della G.U. n. 303 del 30 dicembre 2023, è stata pubblicata la Legge 30.12.2023, n. 213 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio dal 2024 al 2026.
Tra i provvedimenti e le misure in essa contenute, ci sono ovviamente anche quelli che riguardano le pensioni, che trovano spazio nei commi dal n. 125 al n. 141 e dal n. 157 al n.167 dell’art.1 della legge.
Rispetto al disegno di legge adottato a suo tempo dal Consiglio dei Ministri e poi trasmesso al Senato, e dei cui contenuti abbiamo riferito nel nostro precedente Notiziario n. 21 del 2.11.2023, le disposizioni in materia di pensioni 2024 sono rimaste sostanzialmente le stesse, pur a fronte delle corpose critiche provenienti da CSE-FLP e anche da altre OO.SS., che giustamente hanno denunciato come, contrariamente ai programmi di governo, il DDL recasse l’inasprimento delle norme sui pensionamenti anticipati, da “opzione donna” e “quota 103” anche ad “APE Sociale”. Le uniche norme in materia di pensioni che il Governo ha proposto di modificare con il maxiemendamento rispetto al DDL, poi votate dalle Camere, riguardano l’alleggerimento delle penalizzazioni per l’aggiornamento delle aliquote di rendimento previste in origine sulle future pensioni dei lavoratori del settore Sanità. Una scelta anche apprezzabile in parte, ma che ovviamente non sposta di molto la nostra valutazione complessiva sulla manovra in materia di pensioni, atteso che nel 2024 sarà più difficile andare in pensione in anticipo rispetto alle due classiche opzioni introdotte dalla c.d. “riforma Fornero” (pensione di vecchiaia a 67 anni e pensione anticipata con 42 anni di contributi – 41 per le donne -e 62 anni d’età).
Ciò premesso, diamo uno sguardo più da vicino alla legge di bilancio 2024, partendo innanzitutto dai numeri della manovra che cuba complessivamente 28 mld di euro circa, mettendo insieme legge di bilancio e avvio della riforma fiscale, i due terzi abbondanti dei quali sono finanziati in deficit e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumenti di imposte/tasse, in primo luogo una nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Tra le norme varate, spiccano in primis la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1° luglio 2023 e la riduzione a tre delle aliquote IRPEF varata con il D. Lgs. 30.12.2023, n. 216 (entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024), e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).
Di seguito, una sintesi delle disposizioni in materia di pensioni contenute nella legge di bilancio 2024.
“QUOTA 103”
Confermata “quota 103”, che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41 = 103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) in misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS invece di cinque volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine, la c.d. “finestra mobile”, che segna il tempo tra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che nel 2023 era pari a 3 mesi per i lavoratori privati e 6 mesi per i pubblici, viene alzata a 7 mesi per i primi e a 9 mesi per i secondi.
Deve essere utilmente precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gennaio 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.12.2023 si continueranno ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023. Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento, e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico(di regola il 9,19%), che ridurrà però poi l’assegno pensionistico.
“OPZIONE DONNA”
Anche “opzione donna” viene confermata per il 2024, ma anche qui con condizioni più penalizzanti rispetto a quelle introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%): serve sempre un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito d’età (61 anni al posto dei 60 anni previsti nel 2023), con però un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti a cui è richiesta un’età di 60 anni, e prevedendo sempre lo sconto di un anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha due i più figli (esce a 59 anni).
Queste le nuove regole di “opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; anche qui però, per chi li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12.2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di un anno per ogni figlio fino a un massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.
“APE SOCIALE”
Le regole di “Ape Sociale” degli ultimi due anni erano state fissate dalla Legge n. 234/2021, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap di almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Ebbene, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e cinque mesi per tutte le fattispecie lavorative, dunque senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a max 24 mesi). Inoltre, la platea dei beneficiari pare escludere quelle ricomprese nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi sociosanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc.; portantini e professioni assimilate; e altre professionalità). Infine, la legge di bilancio dispone la non cumulabilità con redditi di lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro max i 5mila € annui.
PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI
Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata della prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (al netto di eventuali accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.
Ebbene, anche per detta fattispecie la legge di bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale, ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli.
Inoltre, viene previsto un tetto all’assegno pensionistico che non potrà superare cinque volte il trattamento minimo sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.
TAGLI PER FUTURI PENSIONATI DEL SETTORE PUBBLICO
Come noto, il DDL Bilancio prevedeva una modifica di calcolo sulla quota contributiva della pensione per tutti i lavoratori iscritti alle Casse amministrate già dal Tesoro(Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate – CPI, e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), all’incirca 700mila lavoratori in tutto.
Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in pensione dal 1° gennaio 2024, il DDL Bilancio 2024 prevedeva la sostituzione delle tabelle con le aliquote di rendimento previdenziale in essere con nuove tabelle recanti coefficienti meno remunerativi, con pesanti penalizzazioni che ne riducono ovviamente l’importo.
Dunque, un cambio delle regole in corsa che toccava benefici acquisiti, e per questo si prevedeva un consistente esodo entro fino anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità. Da qui, la forte denuncia e il grido di allarme lanciato dalla nostra e da altre OO.SS., che ha costretto alla fine il Governo a proporre alcune significative modifiche nel maxiemendamento. E sono queste le modifiche introdotte dalla legge:
per tutte e quattro le categorie di lavoratori (ex CPDEL; ex CPS; ex CPI ed ex CPUG), l’esclusione dalle penalizzazioni dei pensionamenti di vecchiaia (67 anni) e di quelli relativi al collocamento a riposo d’ufficio per limiti di età (65 anni); inoltre, nessuna penalizzazione per chi matura la pensione anticipata entro il 31.12.2023; chi invece la maturerà successivamente, l’assegno pensionistico verrà ridotto applicando le nuove aliquote di rendimento previste dalle tabelle in allegato II della legge di bilancio;
meccanismo invece più favorevole per i soli lavoratori della Sanità (ex CPS), per i quali verrà operata la riduzione delle penalizzazioni nella misura di 1/36 per ogni mese di posticipo del pensionamento anticipato, penalizzazioni che così si azzererebbero dopo tre anni, e dunque a 45 anni (44 per le donne) e 10 mesi. Ma, al fine di compensare il maggiore costo dell’alleggerimento della misura e per assicurare i saldi di bilancio, la legge di bilancio dispone anche l’ampliamento delle “finestre mobili” per le uscite anticipate a partire dal 2025 posto che fino a tutto il 2024 resteranno di tre mesi, e secondo la seguente progressione: quattro mesi nel 2025, cinque mesi nel 2026, sette mesi nel 2027 e nove mesi nel 2028, il che ha portato qualche commentatore a connotare negativamente l’operazione come “quota 46”.
RISCATTI
Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II della legge di bilancio si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 1.1.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più oneroso: quattro anni di università potrebbero costare quasi 66mila € invece di 19mila.
PEREQUAZIONE
Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da quattro a cinque volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.
Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma la legge di bilancio ha confermato invece questa minore copertura per il 2024 per fare cassa: indicizzazione piena solo fino a quattro volte il minimo; fra quattro e cinque volte il minimo, all’85%; fra cinque e sei volte il minimo, al 53 %; fra sei e otto volte il minimo, al 47%; fra otto e dieci volte il minimo, al 37%; sopra le dieci volte il minimo, la percentuale scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità peggiorativa rispetto al 2023.
Come si sa, nei cedolini di gennaio hanno già trovato applicazione le nuove percentuali di adeguamento all’inflazione pari al + 5,4% delle pensioni sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 7/11/23, giusto Decreto MEF del 27.11.2023 (ne abbiamo dato notizia nel ns. precedente Notiziario n. 23 del 29.11.2023, recante anche le tabelle con gli importi massimi lordi mensili per le diverse fasce di reddito).
RIFORMA DELL’IRPEF
Gli stessi cedolini di gennaio dovevano recare anche gli aumenti, seppur modesti, legati alla unificazione dei primi due scaglioni IRPEF per come previsto dal comma 1 dell’art. 1 dello schema di Decreto Legislativo – attuativo della Legge delega 9.08.2023, n. 111 – avente per oggetto la riforma dell’IRPEF, e di cui abbiamo riferito nel Notiziario n. 24 del 13.12.2024.
Ma il ritardo con il quale è stato adottato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo attuativo (D.Lgs. 30.12. 2023, n. 216 avente per oggetto “Attuazione del primo modulo di riforma delle imposte sul reddito delle persone fisiche e altre misure in tema di imposte sui redditi”, pubblicato in pari data in G.U.), ha impedito la corresponsione degli aumenti ai pensionati aventi titolo, che pertanto dovrebbero vedere la luce nei cedolini di febbraio 2024, salvo eventuali ulteriori ritardi operativi da parte dell’INPS.
ALTRI ADEGUAMENTI
La legge di bilancio 2024 modifica l’art. 17 del DL 4/2019 che aveva sospeso “fino al 31.12.2026 gli adeguamenti a per tutte le forme di pensione anticipata alle aspettative di vita”, che ordinariamente scattano ogni due anni, e ne fissa la ripresa della eventuale progressione al 31 dicembre 2024.
A seguito dell’adeguamento relativo al conguaglio della perequazione 2023 (0,8%) e di quello relativo alla perequazione 2024 (5,4%), gli importi delle seguenti fattispecie sono così modificati dal 1.1.2024:
pensione minima: € 598,60 (la legge non ha disposto altri aumenti, neanche per gli over 75, come era invece avvenuto nel 2023).
assegno sociale: 534,40
SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE SU TFS/TFR
Come si ricorderà, con sentenza n. 130 del 2023, la Corte Costituzionale si è pronunciata affermando che non è giustificabile il differimento/rateizzazione del TFS per chi “va in pensione per raggiunti limiti di età o di servizio”, invitando il legislatore a rimuovere questa condizione (vds. Notiziario n. 15 del 27.07.2023).
In questi mesi, la nostra O.S. ha richiesto a gran voce che, in assenza sinora di un provvedimento legislativo ad hoc, la legge di bilancio 2024 recasse norme applicative della sentenza, ma la nostra attesa, ma soprattutto quella di milioni di lavoratori pubblici penalizzati rispetto a quelli privati, è stata finora vana.
E’ molto grave, a nostro avviso, che, dopo le colpevoli inadempienze del passato a seguito del precedente pronunciamento della stessa Corte (sentenza n. 159/2019), si assista di nuovo oggi al tentativo di svuotare la sua portata, non dandone pronta e piena attuazione. Trattasi di un problema che il fronte sindacale dovrebbe assumere come prioritario, atteso come non è giustificabile che le norme in materia di TFS/TFR continuino ad essere molto penalizzanti per i lavoratori pubblici nei confronti di quelli privati, e questo già in corso di vita lavorativa (i privati possono ottenere fino al 70% del TFR maturato per spese mediche, acquisto prima casa e altro, possibilità negata oggi ai pubblici). Una “vergogna”, secondo il giudizio del Segretario Generale FLP Carlomagno. La nostra O.S. porterà comunque avanti con ogni sforzo questa battaglia di giustizia.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
E’ tutto, cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 –
DDL di Bilancio
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024.
A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e dopo i ripetuti e successivi aggiustamenti con connesse bozze circolate sul web, ovviamente frutto delle mediazioni tra le forze politiche che sostengono il Governo, è finalmente approdato al Senato (Atto Senato n. 926) il Disegno di Legge (DDL) sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio 2024-2026, che reca l’insieme delle scelte che connotano la manovra di bilancio per l’anno a venire.
Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la manovra cuba complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumento di imposte/tasse, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Confermate le misure da tempo annunciate, tra le quali spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1 luglio 2023, e la riduzione a 3 delle aliquote IRPEF, entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024, e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).
Tra i provvedimenti contenuti nel DDL, spiccano quelli che riguardano il sistema pensionistico (Vds Titolo V, Capo 1 del DDL, artt. dal n. 26 al n. 33) che, ben lungi al momento dal cancellare la riforma Fornero del 2011 come più volte annunciato, fa registrare invece un deciso inasprimento dei criteri per l’uscita anticipata, confermando per il secondo anno consecutivo la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni, e che cassa! Proviamo allora a fare una sintesi delle scelte operate dal Governo Meloni nel DDL Bilancio 2024.
“QUOTA 103”
Abbandonata l’idea di varare “quota 104” di cui si era parlato in queste settimane, il DDL Bilancio 2024 reca la conferma di “quota 103” che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età annagrafica (62+41=103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) ion misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS (circa 2200 euro) invece di 5 volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine la c.d. “finestra mobile” che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che è oggi pari a 3/6 mesi, viene alzata a 7 mesi per i lavoratori privati e a 9 mesi per quelli pubblici.
Deve essere precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gen. 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.01.2023 si continueranno ovviamente ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023.
Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento,e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per l’inserimento in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19%), che ridurrà poi l’assegno pensionistico.
“OPZIONE DONNA”
Abbandonata l’idea di azzerarla facendola confluire all’interno di “APE Social” (cd “Ape rosa”), Opzione donna viene confermata per il 2024, ma con le condizioni più penalizzanti introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%), sempre in presenza di un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito di età (servono 61 anni al posto di 60 attuali), con un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti (a cui è richiesta un’età di 60 anni), e prevedendo sempre lo sconto di 1 anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha 2 o più figli (esce a 59 anni).
Queste le nuove regole di “Opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; per chi però li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12. 2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di 1 onno per ogni figlio fino a una massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE Sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.
“APE SOCIALE”
Anche qui. Il DDL Bilancio prevede modifiche significativamente peggiorative rispetto al 2023. Le regole attuali di APE Sociale prevedono i requisiti di accesso fissati dalla legge 234/2021, che ne aveva anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per i disoccupati, caregiver, lavoratoricon handicap almeno al 74%; sempre a 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Ebbene, in base al DDL Bilancio, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi, e per tutte le fattispecie lavorative, senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a un max di 24 mesi. Inoltre, la platea dei beneficiari sembra escludere quelli ricompresi nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi socio-sanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc; portantini e professioni assimilate; diverse altre professionalità. In ultimo, il DDL Bilancio dispone la non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro un massimo di cinquemila euro annui.
“PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI”
Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata in vigore delle prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (no accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.
Ebbene, anche per questa fattispecie il DDL Bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale (1.521 €. Lordi) ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio (1.419 €) e a 2,6 volte con due o più figli (1.318 €) , al netto del prossimo adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2024.
Inoltre, viene previsto un tetto dell’assegno pensionistico che non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.835 €. Lordi al mese) sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.
“TAGLI PER I FUTURI PENSIONATI PUBBLICI”
Riguarda gli iscritti alle Casse amministrate dal Tesoro (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e degli infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e scuole elementari parificate – CPI; e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), per un totale di oltre 700.000 lavoratori.
Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in penasione dal 1 gennaio 2024, il DDL Bilancio prevede una modifica del calcolo sulla quota retributiva della pensione, che ne ridurrà l’importo, in quanto le attuali aliquote di rendimento previdenziale previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986 verranno sostituite con coefficienti meno remunerativi (vds allegato II del DDL), con una penalizzazione pesantissima.
Il giornale Il Messaggero ha calcolato che un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000€. che andrà in pensione di vecchiaia nel 2024 con 35 anni di contributi e 67 anni di età subirà un taglio pari a circa 4.400 €. Nell’assegno pensionistico (6.000 €. Per chi ha stipendi lordi da 40.000€; oltre i 7.300€. invece per le retribuzioni sopra i 50.000€. . Dunque, un incredibile cambio delle regole in corsa, e per questo si prevede un consistente esodo entro fine anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità.
“RISCATTI”
Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II del DDL si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 01.01.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più caro: 4 anni di università potrebbero costare quasi 66.000€. invece di 19.000.
“PEREQUAZIONE”
Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da 4 a 5 volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max. del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.
Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma il DDL Bilancio ha confermato invece questa riduzione per il 2024: indicizzazione piena solo fino a 4 volte il minimo (€. 567,94); fra 4 e 5 volte il minimo, al 53%; fra 6 e 8 volte il minimo, al 47%; fra 8 e 10 volte il minimo, al 37%; sopra le 10 volte il minimo, la percentuale di perequazione scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità.
Val la pena di segnalare, a tal riguardo, che l’anticipo del saldo della perequazione 2023 (0,8%) disposto dal DL c.d. “anticipi” (18.10.2023, n. 145) verrà corrisposto con i relativi arretrati con il cedolino di dicembre p.v. e non a novembre, come era stato annunciato in un primo momento.
“PENSIONI MINIME”
Nel DDL non sono previsti aumenti per le pensioni minime, neanche per gli over 75.
Questi i contenuti in materia di pensioni del DDL Bilancio 2024 approdato al Senato, rispetto ai quali non possiamo non evidenziare, in generale, la decisa stretta in materia di flessibilità in uscita, che rappresenta l’esatto contrario di quanto CSE ed FLP chiedono da anni ai Governi che si sono succeduti. Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari con la speranza che si possa modificare qualche cosa, il che appare però di difficile realizzazione, in considerazione della scelta operata dalle forze di maggioranza di non presentare emendamenti. Noi comunque ci proveremo.
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 14/2023 di CSE-FLP Pensionati, che reca gli aggiornamenti delle attività dei tavoli tecnici sul tema delle pensioni, avviate lo scorso 11 luglio e oggi alla 2^ riunione.
Oggi 18 luglio 2023, al Ministero del Lavoro, è in programma il secondo dei quattro tavoli tecnici a tema con le Parti sociali fissati in agenda a seguito dell’incontro della Premier Meloni con le Confederazioni Sindacali avvenuto in data 31 maggio u.s., e del quale abbiamo riferito nei Notiziari precedenti.
Il primo tavolo si è tenuto lo scorso 11 luglio, ha avuto come oggetto la previdenza dei giovani, ed è stato, a giudizio quasi unanime del tavolo sindacale, un appuntamento del tutto infruttuoso in quanto, rispetto alle argomentazioni e alle proposte venute dalle Parti sociali, la Parte pubblica non ha dato alcun contributo e non ha fornito risposte né avanzato ipotesi al riguardo.
Ricordiamo, a tal proposito, la posizione di CSE FLP, espressa all’interno del documento con le nostre proposte di riforma della pensioni a suo tempo presentato alla Ministra Calderone: “A nostro avviso, la diffusione dei lavori precari, discontinui, part-time e con redditi molto bassi, i cui effetti pesantissimi sul versante pensioni appaiono di tutta evidenza e che preoccupano fortemente anche per una possibile e futura emergenza sociale, rendono necessario l’adozione per tempo di misure strutturali, anche attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso”. Dunque, pensiamo a una “pensione di garanzia” per i giovani, rispetto alla quale, lo ripetiamo, la Parte Pubblica non si è espressa in alcun modo.
L’incontro di oggi 18 luglio appare di straordinaria importanzaanche in previsione della prossima manovra di bilancio, in quanto, acquisito da tempo l’intendimento del Governo di non procedere a una seria riforma delle pensioni finalizzata ad un superamento strutturale della riforma Fornero del 2001, si tratterà di capire con quali misure, con quali costi e con quali effetti si procederà in materia di pensioni.
Il tema oggetto dell’incontro di oggi sarà quello, spinosissimo e controverso, della c.d. “flessibilità in uscita”, ed è finalizzato a valutare la praticabilità, in particolare finanziaria, di nuovi interventi tampone,che rendano possibile nel 2024 il collocamento in pensione in via anticipata rispetto alle due, storiche opzioni offerte dalla Fornero: la pensione di vecchiaia a 67 anni o quella anticipata con anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi (41 per le donne), con il primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (c.d. “finestra mobile”).
Le proposte al riguardo di CSE FLP sono già note, e per ultimo le abbiamo riprese nel Notiziario n. 12 del 12 giugno u.s. al quale rinviamo, e nel quale abbiamo anche segnalato alcuni ipotesi emerse in questi mesi.
Gli ultimi due tavoli tecnici sono in calendario per il 5 settembre (si parlerà di “opzione donna”) e per il 18 settembre (si parlerà di previdenza complementare); poi, a seguire, prima la NADEF con le risorse che il CdM renderà disponibili per le pensioni, e poi il DDL di bilancio 2024 con relativi provvedimenti e misure.
Infine, rendiamo noto chel’INPS ha diffuso in data 7 luglio u.s. il messaggio n. 2564, qui allegato, con le istruzioni per la definizione delle domande di riscatto dei periodi di laurea in caso di opzione al contributivo.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Dunque poche buone nuove, vi terremo aggiornati. Cordialissimi saluti
Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 13 del 21 giugno 2023, che riferisce delle risultanze del bilancio INPS per l’anno 2022, illustrate dal prof. Tridico, in chiusura di mandato, al CdA INPS, che l’ha approvato.
L’esercizio relativo all’anno 2022 si è chiuso per INPS con un bilancio decisamente positivo: oltre 7,1 mld di €,in forte miglioramento rispetto al 2021, e con un avanzo finanziario pari a oltre 23 mld di €, anch’esso in netta crescita rispetto al precedente anno 2021. Trattasi della sintesi finale del bilancio approvato dal Consiglio di Amministrazione (CdA) di INPS e illustrata nella conferenza stampa del 24 maggio u.s. dal Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, che dopo il varo del D.L. 10.05.2023 n. 51 con le linee della nuova “riforma” di INPS e INAIL voluta dal Governo, ha di fatto concluso il proprio mandato, attribuito nel marzo 2019, restando in carica solo per l’ordinaria amministrazione nelle more della nomina del Commissario.
Il prof. Tridico, nella sua ampia relazione, ha fornito altri numeri interessanti che riguardano l’attività dell’Istituto nell’anno 2022: 25 milioni di lavoratori assicurati; 42 milioni di utenti; 10 milioni di assegni unici per i minori; 22 milioni le pensioni erogate; 2 milioni di NASPI (indennità mensile di disoccupazione).
Ancora: nel 2022 la spesa per le pensioni è stata pari a 283.254 mln €, ed è cresciuta del 3,8% (nel 2021 era stata pari a 272.807 mln €). Le pensioni della Gestione Dipendenti Pubblici in essere al 1 gennaio 2023 sono esattamente in numero di 3.107.983 (lo 0,8% in più rispetto al 2021), per un impegno finanziario complessivo annuo pari a 83.318 mln €.
Con riferimento alle diverse tipologie, il 58,9% delle pensioni erogate nel 2022 dall’Istituto sono state di anzianitào anticipate, con importo complessivo annuo pari a 54.416 mln €; il 14,3% sono state pensioni di vecchiaia con importo complessivo annuo pari a 13.736 mln €; le pensioni di inabilità sono state invece il 6,5%, e il restante 20,3% è stato costituito dalle pensioni di reversibilità. Rispetto al 40,4% di pensioni corrisposte a uomini, sono le donne a percepire il 59,6 % dei trattamenti pensionistici, e i dati rilevano complessivamente una maggiore presenza di donne in tutte le categorie, ad eccezione di quelle di inabilità.
Sotto il profilo della distribuzione territoriale, il maggior numero delle prestazioni è concentrato al Nord con il 40,9%, seguito dal 36,5% delle prestazioni erogate al Sud, isole comprese; al Centro, invece, solo il 22,3%.
Ancora: il 39,8% della spesa pensionistica complessiva della Gestione Dipendenti Pubblici viene erogata nell’Italia settentrionale, contro il 36,4% dell’Italia meridionaleed isole, ed il 23,6% dell’Italia centrale.
Per quanto attiene alle entrate del bilancio INPS 2022, sono state complessivamente pari a 256.138 mln €; le contribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato sono state pari a 163.657 mln. € (+9,2% sul 2021); quelle dei lavoratori autonomi sono state pari a 21.948 mln. €; quelle dei lavoratori pubblici sono state pari a 60.586 mln € (+3,2% sul 2021); infine, quelli dei lavoratori parasubordinati e liberi professionisti sono state pari a 9.947 milioni (+12% sul 2021).
Per quanto attiene invece alle uscite dello stesso bilancio, quelle relative alle prestazioni erogate sono così dettagliate: le spese per il sostegno del reddito (trattamenti di disoccupazione, integrazioni salariali, bonus, trattamenti di malattia ecc.), assommano complessivamente a € 26.049 milioni, dei quali 11.848 riguardano i trattamenti di disoccupazione, con un incremento del 4% sul 2021. Seguono i Bonus una tantum da 200 euro e 150 euro (8.391 mln. €).
La spesa per la c.d. “inclusione sociale” (assegni e pensioni sociali, prestazioni di invalidità civile, reddito e pensione di cittadinanza e reddito d’emergenza) è stata pari a 33.802 mln € (-6,5% rispetto al 2021), di cui 20.535 mln € per l’invalidità civile, e 8.039 mln € per reddito e pensione di cittadinanza (-9,4% sul 2021). Le spese per la famiglia (assegni al nucleo familiare, assegno unico e universale, trattamenti di maternità, assegni di natalità, rette di asili nido e congedi parentali) è stata pari a 21.242 mln €, con una notevole crescita sul 2021 (+79,6%), dovuta essenzialmente al varo dell’Assegno Unico e Universale da marzo 2022. Infine, le cosiddette altre prestazioni, che ricomprendono anche TFS e TFR dei dipendenti pubblici, che hanno inciso sul bilancio dell’Istituto per 16.371 mln €, con un aumento dell’11,4% rispetto al 2021.
Queste, in estrema sintesi, le voci che connotano il bilancio INPS 2022, che evidenziano l’ottimo stato di salute attuale dell’Istituto che, nonostante i problemi innescati da pandemia e guerra in Ucraina, ha chiuso l’esercizio finanziario con un attivo di oltre 7 miliardi di €, un risultato notevole dovuto essenzialmente, a parere dello stesso prof. Tridico, a tre fattori: migliore andamento dell’economia rispetto alle previsioni di inizio anno; maggiori entrate contributive e, infine, una crescita dell’occupazione.
Nel prenderne atto con vero piacere, non possiamo non segnalare la necessità di una utile riflessione a tutto tondo per comprendere come utilizzare al meglio l’attuale, positiva situazione finanziaria dell’Istituto.
E abbiamo in testa un paio di idee, che offriamo come contributo a questa necessaria riflessione e in previsione del prossimo tavolo tecnico sulle pensioni 2024 previsto al Ministero del Lavoro per il 26 p.v..
La prima,è che pensiamo, al di là del pronunciamento al riguardo della Corte Costituzionale che tarda ad arrivare, sia giunto il momento di cancellare la “vergogna assoluta” (il giudizio è di Marco Carlomagno, Segr. Gen. FLP) che oggi esiste in ragione della diversità di trattamento tra settore privato e settore pubblico in materia di TFS/TFR, e questo sia in costanza di rapporto di lavoro (assicurando anche ai lavoratori pubblici la possibilità di richiedere fino al 70% del TFS/TFR maturato) sia al momento del pensionamento (corresponsione immediata e in unica soluzione del TFS/TFR maturato). Una seconda opzione potrebbe essere quella di studiare il modo di azzerare le odiose “finestre mobili”, che impongono il differimento temporale della collocazione in pensione ben oltre i termini di raggiungimento dei requisiti per la pensione.
E, nello sfondo, c’è un tema di grande attualità ed interesse, certo politicamente molto sensibile, e che la Confederazione CSE ha ripetutamente posto nei tavoli di confronto, ed è quello di rendere possibile la separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale, affinché sul conto pensioni non figurino più prestazioni esclusivamente di natura assistenziale che oggi gonfiano a dismisura la spesa pensionistica che, al netto appunto delle spese assistenziali, appare in equilibrio e peraltro in linea con la media europea.
Prima di concludere, informiamo che, in data 15 u.s., la Presidente Meloni, a distanza di ben oltre i 20 giorni previsti dal DL 51/2023 che abbiamo richiamato in apertura, ha firmato il DPCM che reca la nomina dei commissari straordinari degli Enti Previdenziali Pubblici nelle persone:
per INPS, della dr.ssa Micaela Gelera, attuale consulente della Cassa di previdenza dei consulenti del lavoro, e dunque nota alla Ministra Calderone che ha guidato in passato l’Ordine dei consulenti del lavoro;
per INAIL, del dr. Fabrizio D’Ascenzo, attuale Preside della Facoltà di Economia della Sapienza e Presidente del corso di laurea magistrale in Economics and Communication for management and innovation.
I due commissari, secondo il DL 51/2023,avranno 90 giorni per modificare i regolamenti dei due Enti alla luce della linee di riformadella governance disposte dallo stesso DL, che, ricordiamolo, prevede anche la nomina da parte del Governo diun C.d.A. di quattro membri e di un D.G. su proposta della stesso C.d.A..
Ad entrambi i Commissari nominati, le felicitazioni e gli auguri di un buon lavoro, che appare davvero molto impegnativo in quanto finalizzato al ridisegno della governance di due Istituti pubblici davvero importanti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Buone nuove dunque, e non possiamo che sottoscrivere a nostra volta le richieste di superamento delle discriminazioni esistenti fra pubblico e privato, di azzeramento delle finestre mobili, di separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale.
E’ tutto, cordialissimi saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023–
Riforma pensioni
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.
Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2023, è oramai sicuro che anche per quest’anno, al pari degli anni precedenti, dobbiamo mettere da parte ogni speranza che la prossima manovra di bilancio rechi la tanto attesa riforma strutturale del sistema pensionistico, che i lavoratori attendono invano da oltre 10 anni, e cioè dall’entrata in vigore della legge Fornero (D.L. 6.12. 2011, n. 201, c.d. “decreto salva Italia”, poi convertito nella Legge 22.12 2011 n. 214).
Lo ha di fatto ufficializzato la stessa Presidente del Consiglio nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 31 maggio u.s., nel quale la stessa Presidente ha comunque aperto alla possibilità di istituire a breve un tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro sulla c.d. “flessibilità in uscita” allo scopo di valutare la praticabilità, in particolare finanziaria, di nuovi interventi tampone, che rendano possibile nel 2024 il collocamento in pensione in via anticipata rispetto alle due opzioni offerte dalla Fornero: la pensione di vecchiaia a 67 anni o quella anticipata con anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi (41 per le donne), con il primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (c.d. “finestra mobile”).
Una minestra, però, trita e ritrita, che pensavamo di non dover più assaggiare alla luce degli annunci e degli impegni assunti dalle forze di governo in campagna elettorale poi purtroppo dimenticati e disattesi.
Le ragioni di questo ennesimo slittamento sono ovviamente tutte di natura strettamente finanziaria: non ci sarebbero le risorse sufficienti per un intervento strutturale sulle pensioni, o, per meglio dire, le poche risorse disponibili (allo stato, pare 4-5 miliardi di €) verrebbero orientate verso altre direzioni, in primis riduzione del cuneo fiscale e altri interventi in materia fiscale, magari destinati al lavoro autonomo.
E allora, stando così le cose, è di tutta evidenza che gli interventi in materia pensionistica nel 2024 non potranno che essere limitati, e peraltro finanziariamente non impegnativi, e dunque solo una piccola e modesta manutenzione rispetto al quadro oggi vigente. Il tavolo tecnico proposto alle Parti sociali dall’on. Meloni nell’incontro del 31 u.s., e che dovrebbe partire a breve, ha dunque un obbiettivo: quello di discutere e approfondire quali interventi possano essere operati nell’anno a venire come anticipi pensionistici, e dunque relativamente a “quota 103”, “APE social” e “opzione donna”. Vediamo come:
Quota 103
Le ipotesi 2024 allo studio del Ministero del Lavoro pare siano due: la prima è quella di una riproposizione di questa opzione con gli stessi requisiti (62 anni d’età e 41 di anzianità contributiva) anche per il 2024; la seconda è quella di una sua rivisitazione, prevedendo eventualmente un ulteriore strumento di flessibilità (“quota 104”?). In ogni caso, si tratterebbe a nostro avviso solo di un piccolo contentino, destinato peraltro ad una platea molto ridotta di lavoratori, con ciò rinviando così, ancora una volta, a tempi futuri, il nodo gordiano ed irrisolto della maggiore flessibilità in uscita per tutti.
APE Social
Come si ricorderà, l’ultima legge di Bilancio ne ha disposto la proroga a tutto il 2023, peraltro senza modifiche rispetto all’anno precedente, e dunque con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla legge di bilancio 2022, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose/pesanti, che comunque debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
L’ipotesi allo studio del Ministero del lavoro sarebbe quella di una ulteriore riproposizione di questa opzione anche per il 2024 con gli stessi requisiti previsti per gli ultimi due anni. A nostro avviso, una variante però andrebbe operata, ed è quella, da una parte di ridurre a 30 anni il requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi e, dall’altra, di aggiornare ed estendere le attività gravose e usuranti ampliandone al tempo stesso ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità.
Opzione donna
E’ noto a tutti come la legge di bilancio 2023 abbia prorogato opzione donna a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti previsti nel 2022 (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ha confermato i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma al tempo stesso ha ridotto enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorre avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio. E’ allora di tutta evidenza come le modifiche restrittive abbiano ridotto la platea delle lavoratrici interessate a poche migliaia, tenuto anche conto del fatto che il calcolo dell’assegno pensionistico relativo a opzione donna viene operato su base esclusivamente contributiva, il che lo riduce non poco (fino al 30%).
Anche per questo, la richiesta unanime del tavolo sindacale negli incontri al Ministero del Lavoro, CSE in primis, è stata quella di un ritorno in toto ai requisiti del 2022 azzerando le modifiche restrittive 2023, una richiesta che la Ministra Calderone si era impegnata peraltro a portare all’attenzione del C.d.M.
A tal riguardo, non si registrano sviluppi al momento, anzi le ultime novità vanno in una direzione opposta: gli emendamenti al Decreto Lavoro in fase di conversione, che miravano a rendere meno stringenti i vincoli attuali, sono stati scartati in Commissione Lavoro al Senato nella seduta del 30 maggio. Inoltre, si starebbe anche ipotizzando la cancellazione di opzione donna nel 2024, e solo per far cassa.
Per quanto ci riguarda, alla luce della mancata riforma pensionistica, pensiamo possa essere utile una proroga al 2024 di opzione donna, con il ripristino integrale dei vecchi requisiti.
Dunque, sono queste le opzioni attualmente allo studio del Ministero del Lavoro, e che verosimilmente saranno oggetto di confronto con le Parti sociali nel tavolo tecnico di prossima convocazione.
Noi però pensiamo che sia necessario discutere anche di altro paio di questioni:
in primo luogo, la proroga del collocamento in pensione per i lavoratori c.d. “precoci” (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) per poter consentire a questi lavoratori, anche nel 2024, di poter andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne);
in secondo luogo, almeno avviare la discussione sul tema “pensione di garanzia per i giovani” al fine di assicurare ad essi, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso, un tema questo che appare sempre più esplosivo in ragione della diffusione dei lavori precari, discontinui, part-time e con redditi molto bassi, i cui effetti pesantissimi sul “versante pensioni” appaiono di tutta evidenza e preoccupano fortemente anche per una possibile e futura emergenza sociale.
Vedremo se e come si svilupperà il confronto al Ministero del Lavoro, e ne daremo conto.
Ultima annotazione: l’INPS ha diffuso qualche giorno fa il proprio bilancio 2022, dal quale emergono numeri davvero incoraggianti, che ci confortano sulla possibile praticabilità finanziaria di alcuni obiettivi di cui parliamo da tempo ma rimasti sinora irrealizzati, in primis quello della liquidazione di TFS/TFR al momento della collocazione in pensione dei lavoratori pubblici e quello, ancor più impegnativo della separazione della spesa pensionistica da quella assistenziale. Ci ritorneremo a breve.
COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Con l’obiettivo di continuare a tenere aggiornati i lavoratori civili della Difesa, per ciò che riguarda la materia pensionistica, per ora è tutto. Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.
Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la Legge 29.12.2022, n. 197 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2023 e quello per il triennio 2023-2025. Tra i provvedimenti e le misure in essa contenute, ci sono naturalmente quelli che riguardano la materia previdenziale, che trovano spazio nei commi dal n. 283 al n. 311 dell’art.1 della predetta legge, e sui cui contenuti di dettaglio abbiamo già riferito nel Notiziario n. 23 del 29 dicembre 2022, al quale si fa rimando naturalmente anche per il giudizio politico che ne abbiamo dato.
Archiviata così la discussione di questi ultimi due mesi, in alcuni momenti anche aspra, sulle scelte operate in manovra di bilancio, è ora tempo di fare un punto di situazione mettendo insieme vecchie e nuove norme in materia previdenziale e di operare una ricognizione sulle possibilità che il complesso normativo esistente offre oggi alle lavoratrici e ai lavoratori per lasciare il mondo del lavoro e il servizio attivo e andare così finalmente in pensione. E facciamo questo anche per rispondere alle diverse sollecitazioni che ci sono pervenute in questi giorni da tanti lavoratori.
Estratto conto contributivo
Partiamo innanzitutto col dire che i lavoratori interessati possono consultare on line o richiedere a INPS o al proprio Ente previdenziale tramite contact center al numero 803164 (da rete fissa) oppure 06164164 (da rete mobile) l’estratto conto contributivo, che elenca tutti i contributi effettuati in proprio favore e riepiloga in una tabella i versamenti figurativi e da riscatto. Attraverso l’estratto conto contributivo, è possibile per il lavoratore interessato avere delle indicazioni di massima sul raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento già avvenuto o sul tempo che manca a traguardarlo.
Requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia
A causa della pandemia da Covid-19, è stato bloccato fino al 2026 l’adeguamento dell’età pensionabile legato alle speranza di vita, e fino a quell’anno si andrà in pensione con i requisiti previsti dalla Fornero.
Per accedere alla pensione di vecchiaia, che rappresenta l’opzione più praticata nel nostro paese, sono necessari 67 anni d’età con minimo 20 anni di contributi (invece, 66 anni e 7 mesi per addetti a mansioni gravose e usuranti con un minimo di 30 anni di contributi). A chi rientra nel c.d. “sistema misto”, viene anche richiesto di aver maturato, alla data di presentazione della domanda di pensionamento, un assegno pensionistico pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi 503,27 €)
Requisiti per accedere alla pensione anticipata
Per accedere alla pensione anticipata ordinaria, è invece necessaria una anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, con percezione del primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (finestra mobile).
Per gli addetti a mansioni gravose e usuranti, sia uomini che donne, l’accesso alla pensione anticipata è
vincolata al raggiungimento di “quota 97,6” (età minima 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi per il lavoro dipendente). Un anno d’età in più per il lavoro autonomo, e dunque “quota 98,6”.
Requisiti per accedere a “Quota 103 (“pensione anticipata flessibile”)
E’ la novità 2023 della legge di bilancio, che va a sostituire la c.d. “quota 102” (che comunque rimane esigibile per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2022), offrendo così una opzione in più rispetto alle rigide previsioni della Fornero (67 anni per anzianità o con 42 anni – 41 per le donne – e 10 mesi in via anticipata). Permetterà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103).
Per quanto attiene alle uscite dal lavoro, è prevista una finestra mobiledi tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi avesse già maturato invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).
E’ inoltre utile segnalare che, per accedervi, i dipendenti pubblici sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.
“Quota 103” prevede inoltre un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € circa lordi al mese) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione precedente ai 67 anni, una decurtazione dell’assegno.
Incentivo economico a restare al lavoro.
Anche questa è una possibilità nuova introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per chi maturasse i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così al lavoro, è prevista la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro che non vengano più pagati i contributi datoriali all’Ente previdenziale e che vengano viceversa direttamente accreditati in busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.
Requisiti per accedere a “Opzione Donna”
Opzione donna è stata prorogata a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti sinora previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio conferma i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma riduce enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorrerà avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio.
Requisiti per accedere a “APE SOCIALE”.
La legge di Bilancio ne dispone la proroga a tutto il 2023, essendo peraltro l’unica proroga senza modifiche, con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla Legge 30.12.2021, n. 234, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Accesso alla pensione dei lavoratori c.d. precoci
I lavoratori c.d “precoci (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) potranno continuare anche nel 2023 ad andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne).
Questo, in estrema sintesi, il ventaglio delle opzioni che le lavoratrici e i lavoratori interessati hanno di fronte a sé per accedere alla pensione nel corso di questo anno 2023: un quadro di situazione finanche peggiorato.
Ma giovedì 19 p.v. al Ministero del Lavoro partirà finalmente il tavolo di confronto con le Parti sociali sulla riforma pensionistica, al quale parteciperà anche CSE, in merito al quale ritorneremo a breve.
Il COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Un documento molto utile e chiaro per districarsi nella giungla di questa materia. E’ tutto, fraterni saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 38 del 22 giugno 2022 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 10 del 20 giugno u.s., che reca le considerazioni della nostra O.S. in merito alla fase di stallo del tavolo di confronto in materia di riforma delle pensioni.
Il confronto tra Governo e Parti sociali sul riordino del sistema previdenziale è entrato da qualche mese nuovamente in stallo. Sono più di quattro mesi che non viene convocata una riunione, e la cosa la dice lunga circa lo stato del confronto e non può non preoccupare.
Come noto, il mancato confronto tra le Parti che ha caratterizzato tutto il corso dell’anno 2021, ha portato, in sede di legge di bilancio 2022 e in sostituzione di “quota 100” soppressa, alla scelta di “quota 102”, che consentirà nel corrente anno il collocamento in pensione anticipata ai lavoratori che maturano, entro il 31 dicembre 2022, 64 anni d’età e 38 anni di contributi, e in più alla proroga per tutto il 2022 di “opzione donna” e “APE social” allargata.
Una scelta, quella di “quota 102”, solo come misura tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe portato, dal 1 gennaio, al brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro, ma, a giudizio quasi unanime, una scelta del tutto inadeguata rispetto alla necessità di superare stabilmente i requisiti di uscita previsti dalla Fornero. Proprio per questo, l’impegno del Governo a dicembre 2021, dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio Draghi, fu quello di un pronto riavvio del confronto a gennaio 2022 con le Parti sociali per definire i contenuti di una nuova e finalmente più giusta riforma delle pensioni.
Il confronto tra le Parti è poi effettivamente partito a gennaio u.s., ma si è però interrotto dopo solo un paio di riunioni, a causa (si è detto) del nuovo e pesante quadro di situazione determinato dall’intervento russo in Ucraina con il seguito che conosciamo (aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e degli alimentari; crescita dei tassi di interesse; minore crescita nelle esportazioni, etc.), che ha posto in secondo piano altre questioni.
Pur tuttavia, l’avvio del confronto è servito comunque a comprendere gli orientamenti del Governo. Che sono apparsi da subito ben chiari: applicare in toto la riforma Fornero, concedendo solo pillole di flessibilità in uscita, ma alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna”, e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto tagli considerevoli nella futura pensione, sino addirittura al 30%.
La nostra opinione come CSE-FLP pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che occorra cancellare in modo strutturale la rigidità dei paletti imposti dalla Fornero (pensione di vecchiaia a 67 anni; pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne), e rendere invece possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti e senza penalizzazioni nel calcolo; in aggiunta, chiediamo che sia resa strutturale “opzione donna” ma senza ricalcolo contributivo; chiediamo inoltre la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, l’aggiornamento e l’estensione delle attività gravose e usuranti ampliandone ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale; infine, l’introduzione di pensioni di garanzia per i giovani con carriere discontinue, che stanno diventando oggi sempre più una triste attualità.
In ogni caso, quelle riunioni di inizio anno avevano evidenziato posizioni purtroppo ancora troppo lontane tra la Parte pubblica e le Parti sindacali, e da qui la richiesta, nostra ma anche di altre sigle, di un tavolo permanente di confronto al Ministero del Lavoro sulla riforma delle pensioni, con incontri periodici e a tema sulle questioni aperte, e con un l’obiettivo di chiudere entro agosto p.v., atteso che entro il 15 settembre p.v. il Consiglio dei Ministri dovrà approvare la NADEF (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, varato ad aprile u.s., e che in materia di pensioni non dice nulla), nella quale andranno indicati interventi e risorse per la riforma della Fornero, che dovranno essere poi dettagliati all’ interno del Disegno di Legge di Bilancio 2023 per entrare in vigore dal 1 gennaio.
Una richiesta che riproponiamo oggi con grande forza: siamo oltre metà giugno, agosto è davvero dietro l’angolo, in mezzo ci sono pure le ferie estive, di tempo ce n’è davvero molto poco. Sarebbe davvero imperdonabile arrivare a settembre senza avere completato il confronto tra le Parti e auspicabilmente trovato punti di riforma condivisi, questo vorrebbe dire, da parte del Governo, procedere a nuovi interventi tampone, di cui peraltro già si comincia a leggere (una forza politica che sostiene il Governo sta già ipotizzando una “quota 104”).
Non esistono più giustificazioni: se il Governo non riapre immediatamente il confronto con le Parti sindacali, significa che non ha nei suoi programmi il riordino del sistema previdenziale o, se no, che voglia comunque procedere da solo, e la cosa non potrebbe non avere risposte dal Sindacato, che attende da tanti, troppi anni il superamento della Fornero. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, e ne daremo conto nei prossimi Notiziari.
Prima di concludere, segnaliamo ai lavoratori interessati che l’INPS ha emanato in data 25 maggio u.s. la circolare n. 62, cha alleghiamo ad ogni buon conto al presente Notiziario, con la quale ha fornito istruzioni e chiarimenti in merito alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2022 in materia di APE sociale, come peraltro aveva già fatto in precedenza in ordine a “quota 102” e “opzione donna” con le circolari da noi a suo tempo da noi segnalate.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
La materia è di enorme interesse per gran parte dei lavoratori della Difesa, la cui età media è piuttosto elevata, che si appresta a valutare le possibili opzioni di uscita e le relative condizioni economiche. Auspichiamo dunque che vi siano spazi per il confronto nazionale prima della approvazione della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, il cui termine ultimo è il 15 settembre p.v. .
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 22 febbraio 2022, che reca gli aggiornamenti su quanto emerso dal confronto al tavolo tecnico OO.SS. – tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del Lavoro in materia di riforma delle pensioni.
Come volevasi dimostrare. Il confronto, al momento solo tecnico, sulla c.d. “flessibilità in uscita”, avviato nella scorsa settimana tra tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del lavoro e Parti sociali, ha consentito di conoscere finalmente gli orientamenti maturati in materia dalla Parte Pubblica.
Che sono poi, in buona sostanza, quelli che avevamo preannunciato nel nostro precedente Notiziario, e che temevamo: una disponibilità di massima a prevedere una uscita anticipata dal lavoro rispetto alle due opzioni previste dalla riforma Fornero del 2011 (pensione di vecchiaia a 67 anni d’età e pensione anticipata con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi di anzianità contributiva), ma a condizione di prevedere o un ricalcolo contributo sull’intero montante sul tipo di “opzione donna” (30% circa di penalizzazione) o, in subordine, una penalizzazione dell’assegno pensionistico (si è ipotizzato una uscita a 64 anni, con un taglio del 3% per ogni anno d’anticipo rispetto ai 67).
Una generica disponibilità è poi venuta della Parte pubblica, nell’ipotesi di una uscita anticipata a 64 anni anche di chi è nel sistema misto, a ragionare su una possibile riduzione della soglia di accesso alla pensione (oggi, il trattamento minimo per i c.d. “contributivi” è pari a 2,8 volte l’assegno sociale). Totalmente bocciata, invece, dalla Parte pubblica, l’ipotesi di uscita anticipata senza penalizzazioni con 41 anni di servizio, che è invece l’opzione da CSE FLP Pensionati prioritariamente sollecitata, e che è stata respinta sulla base di un supposto, insostenibile impatto sui conti pubblici, che francamente non ci convince proprio, tenuto conto che il sistema previdenziale “è ad oggi sostenibile e lo sarà anche tra 15 anni”, come si legge nel 9° rapporto del Centro Studi “Itinerari previdenziali” presentato il 15 u.s. al Senato, e tenuto anche conto dei risparmi sulla spesa pensionistica “prodotti” dal Covid-19 nei prossimi 10 anni (quasi 12 mld €). La verità è che il Governo è fermo alla Fornero, e non si muove da lì. Vedremo a breve, comunque, gli sviluppi del confronto tecnico cui dovrebbe seguire quello politico, e capiremo quale direzione si intende imboccare.
Prima di concludere, due informazioni. La prima, è che il cedolino di pensione di marzo registrerà degli aumenti, dovuti per una piccola parte al saldo (0,1% in più) rispetto al tasso di rivalutazione delle pensioni già attribuito da gennaio (1,6%) e questo in ragione della crescita nel 2021 del tasso di inflazione (ulteriori aumenti ci saranno nel 2023, quando INPS applicherà il tasso definitivo di rivalutazione 2022 (1,9%), con i relativi arretrati), e per la restante, e molto più consistente, parte all’applicazione da parte INPS delle nuovealiquote IRPEF e detrazioni previste dall’ultima Legge di Bilancio (art.1,co.2, L. 234/2021). La seconda informazione è relativa alla circolare n. 28 emanata da INPS il 18 u.s., che ad ogni buon conto alleghiamo al presente Notiziario, con la quale ricorda regole e requisiti per l’accesso alla pensione nel prossimo biennio 2023-24 (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote”, adeguati agli incrementi dell’aspettativa di vita, che però non hanno subito incrementi, come da decreto MEF 27.10.2021).
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Restiamo dunque in attesa di sviluppi, di particolare interesse dei colleghi più anziani del nostro Dicastero.
Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità in uscita oggi purtroppo inesistente:
“ Come è noto, concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non oltre prorogata in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, e soprattutto di affrontare finalmente in modo strutturale lo spinoso problema relativo alla flessibilità in uscita, il Governo Draghi ha operato in legge di bilancio 2022 il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro.
E’ stata così introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il pensionamento anticipato ai lavoratori che maturano entro il 31.12.2022 64 anni d’età e 38 di contributi. E ulteriori interventi, con la stessa logica tampone, sono intervenuti attraverso la stessa legge di bilancio in ordine:
alla “opzione donna”, che è stata prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti (35 anni di contributi e 58 anni d’età per le lavoratrici dipendenti, 59 per le lavoratrici autonome) e del ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi pre-1996;
all’ APE social, che verrà mantenuta in vita anch’essa per tutto il 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso (63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti mansioni, effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10), e, in aggiunta, l’allargamento della platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti ricomprendendovi nuove categorie di cui alla tabella allegato 3 della Legge di bilancio e la conferma per le lavoratrici della riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio.
Dunque, ancora una volta solo interventi tampone da parte del Governo, in assenza di una precisa azione tesa ad affrontare una volta per tutte il problema, e a trovare soluzioni adeguate. Un limite che il Governo ha riconosciuto, proponendosi per il 2022 di agire in modo diverso, e per questo, a partire da gennaio u.s., sono stati avviati dei tavoli tecnici di confronto con le Parti sociali, ai quali sarebbe seguito un primo incontro politico che era stato calendarizzato per il 7 febbraio u.s., ma che poi alla fine è saltato. E la circostanza, visto i precedenti, induce a qualche riflessione.
I tavoli tecnici si sono svolti nel corso del mese di gennaio e hanno riguardato tre aspetti importanti: la pensione dei giovani; la pensione delle donne; la previdenza complementare.
A tal riguardo, l’opinione di CSE FLP Pensionati è nota da tempo: noi siamo a favore di una “pensione di garanzia” per i giovani con impieghi lavorativi precari e discontinui e con basse remunerazioni, prevedendo al contempo meccanismi di valorizzazione contributiva dei periodi di studio e di formazione; per le donne, noi chiediamo la conferma a regime di “opzione donna” con 58 anni d’età e 35 di anzianità contributiva, ma con il calcolo dell’assegno non più su base esclusivamente contributiva, come avviene oggi; infine, in materia di previdenza complementare, noi pensiamo che la stessa debba essere ripensata, in particolare quella destinata ai lavoratori pubblici, prevedendo significativi incentivi, anche di carattere fiscale, ed eliminando il “silenzio-assenso” per la destinazione ad essa di TFR/TFS.
Come si può vedere, di tutto si è parlato nei tavoli tecnici tranne che sulla materia che ha generato sinora i problemi più grossi e che rappresenta la chiave di volta per mettere mani, seriamente e strutturalmente, ad una seria riforma della legge Fornero: la flessibilità in uscita. E la circostanza non è per nulla casuale, in quanto su questo aspetto le differenze con il Governo sono allo stato molto profonde e anche difficilmente conciliabili tra loro.
L’idea del Governo Draghi pare una sola: applicare in tolo la riforma Fornero, concedendo pillole di flessibilità in uscita alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna” e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto il taglio considerevole della futura pensione, sino addirittura al 30%.
L’opinione di CSE-FLP Pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; in aggiunta, noi chiediamo la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliandone ulteriormente la platea. In campo a dire il vero c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), sulla quale esprimiamo allo stato alcune perplessità.
A fronte di questa diversità di vedute di partenza sul tema della flessibilità in uscita, che tocca e coinvolge ovviamente tutte le Parti sociali facendone dello stesso il nodo gordianoin ottica riforma Fornero, il Governo ha deciso di annullare l’incontro politico con i Ministri Franco e Orlando già in agenda per il 7 u.s. rinviandolo a data da definire, e ha invece convocato martedì 15 febbraio un tavolo tecnico proprio sul tema della flessibilità in uscita, atteso che sino ad oggi non c’è stato alcun confronto in materia, e la circostanza appare alquanto inverosimile trattandosi appunto del nodo fondamentale sulla strada della riforma della legge Fornero.
Bene, conosceremo così finalmente, da vicino e sperabilmente nel dettaglio, gli orientamenti della parte pubblica in materia di flessibilità in uscita, ben consci che trovare soluzioni condivise su questo tema significa aver fatto un grande passo in avanti sulla strada della riforma.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI”
Come FLP DIFESA, seguiremo da vicino gli sviluppi di questo negoziato attraverso i comunicati del nostro Sindacato dei Pensionati, e ne daremo conto alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori interessati al problema, che nella nostra Amministrazione sono notoriamente tanti.
Notiziario FLP Difesa n. 59 del 16 ottobre 2024 – Pubblichiamo di seguito il notiziario n.18 di CSE-FLP Pensionati, che reca le novità appena rese pubbliche in materia di “Piano Strutturale di Bilancio di medio termine” Con il varo del PSB, si è alquanto modificato lo scenario previsto sulle regole previdenziali per l’anno 2025 Il […]
Notiziario FLP Difesa n. 01 del 09 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il notiziario n. 01/2024 di CSE-FLP Pensionati, nel quale vengono esaminate in dettaglio le disposizioni che disciplineranno dal 2024 la materia di pensioni. Sul S.O. n. 40/L della G.U. n. 303 del 30 dicembre 2023, è stata pubblicata la Legge 30.12.2023, n. […]
Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024. A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e […]
Notiziario FLP Difesa n. 49 del 18 luglio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 14/2023 di CSE-FLP Pensionati, che reca gli aggiornamenti delle attività dei tavoli tecnici sul tema delle pensioni, avviate lo scorso 11 luglio e oggi alla 2^ riunione. Oggi 18 luglio 2023, al Ministero del Lavoro, è in programma il […]
Notiziario FLP Difesa n. 45 del 22 giugno 2023 – Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 13 del 21 giugno 2023, che riferisce delle risultanze del bilancio INPS per l’anno 2022, illustrate dal prof. Tridico, in chiusura di mandato, al CdA INPS, che l’ha approvato. L’esercizio relativo all’anno 2022 si è chiuso per […]
Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni. Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani […]
Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi. Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la […]
Notiziario FLP Difesa n. 38 del 22 giugno 2022 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 10 del 20 giugno u.s., che reca le considerazioni della nostra O.S. in merito alla fase di stallo del tavolo di confronto in materia di riforma delle pensioni. Il confronto tra Governo e Parti sociali sul riordino […]
Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23 febbraio 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 22 febbraio 2022, che reca gli aggiornamenti su quanto emerso dal confronto al tavolo tecnico OO.SS. – tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del Lavoro in materia di riforma delle pensioni. Come […]
Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità […]