Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 –

1. 1.

Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica.

Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione della manovra economica 2025, il quadro complessivo presenta quest’anno percorsi più complessi, impegni più gravosi e disponibilità finanziarie alquanto ristrette.

Vediamo innanzitutto la tempistica della prossima manovra economica: entro il 20 settembre p.v., ed è questa una novità assoluta, il Parlamento dovrà approvare la risoluzione sul DPB (Documento Programmatico di Bilancio) predisposto dal Governo, che imporrà un risparmio tra gli 8 e i 10 mld € per gli impegni legati al nuovo “patto di stabilità” concordato con l’Europa per il rientro dal nostro enorme debito pubblico (nel 2023, 137,3%), che è arrivato a sfiorare i 3mila mld di € (a giugno scorso, record di 2948,5 mld di € certificato della Banca d’Italia). Entro fine settembre, poi, il Governo dovrebbe presentare, in linea con il DPB, la nota di aggiornamento del DEF, che, come si ricorderà, è stato varato a maggio scorso con il solo “quadro tendenziale”, e cioè i numeri e le stime sui conti pubblici, ma senza anche, come sempre avvenuto, il “quadro programmatico” (gli obiettivi di finanza pubblica, cioè impegni e riforme), rinviati appunto alla nota di aggiornamento di settembre.

A seguire, il cammino della manovra economica vedrà, entro fine ottobre, la presentazione in Parlamento del DDL Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri che recherà al suo interno le misure di dettaglio; infine, l’esame delle Camere e il varo entro l’anno della legge di bilancio, che entrerà poi in vigore dal 1° gennaio 2025.

In merito ai contenuti della manovra economica, gli impegni più ché gravosi del Governo, riaffermati anche di recente dal Ministro Giorgetti, riguardano innanzitutto la conferma per il 2025 del taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35mila € lordi e la riproposizione della rimodulazione da quattro a tre delle aliquote fiscali (ma si parla anche di ridurre di un punto l’aliquota intermedia dal 33 al 32%), per le quali operazioni serviranno complessivamente circa 20 mld di €. Per far fronte a questi e ad ulteriori importanti impegni (rinnovo CCNL pubblici, dai 5 ai 6 mld; missioni internazionali con un costo di circa 1,2 mld; risorse maggiori per il Fondo sanitario nazionale, il Ministro Schillaci ha chiesto 4 mld; altri impegni), le risorse allo stato disponibili non appaiono sicuramente adeguate e sufficienti. In cassa, infatti, ci sarebbero solo una ventina di mld. di €, di cui i 9 mld. attesi presuntivamente dal combinato tra nuova spending review delle AA.CC. e riordino delle detrazioni fiscali e 10 mld circa di extragettito derivante da maggiori entrate fiscali, come reso noto giorni fa dal MEF.

Dunque, una coperta che quest’anno si presenta davvero molto corta, e a pagarne pegno potrebbero essere ancora una volta proprio le pensionate e i pensionati, quelli già tali e quelli prossimi a diventarlo, in quanto il sistema previdenziale potrebbe essere chiamato di nuovo, come già avvenuto nel 2023 e 2024, a fare cassa.

Diamo allora uno sguardo più da vicino alle diverse ipotesi allo studio in materia di pensioni 2025.

Intanto, partiamo subito col dire che, in assenza di interventi (proroghe di “quota 103”, “APE Sociale” e “Opzione donna”, che consentono oggi l’uscita anticipata dal lavoro a partire rispettivamente da 63, 61 e 62 anni, che il MEF non guarderebbe di buon occhio), dal 1° gennaio 2025 entrerebbe in vigore a pieno regime la legge Fornero senza più uscite anticipate per quote o altro, il che sarebbe proprio l’esatto opposto degli intendimenti, da tanto tempo annunciati e più volte ribaditi, di cancellare definitivamente quella legge che troppi danni ha fatto sinora.

Ultimamente, si è molto parlato, per il 2025, di “quota 41” (uscita con 41 anni di contributi, al netto dell’età anagrafica, scelta da noi sostenuta convintamente da anni), ma pare proprio che non se ne farà nulla, per il MEF avrebbe costi troppo alti; di contro, da parte dello stesso MEF, si starebbe addirittura ipotizzando l’allungamento della “finestra mobile” della pensione anticipata ordinaria, alzandola dagli attuali 3 a 6 mesi, con uscite più allungate (43 anni e 3 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne): la logica, è ovviamente quella di trattenere i lavoratori di più in servizio, differendone nel tempo il collocamento in pensione, solo per fare cassa.

Che poi è la medesima logica che ispira un’altra ipotesi di cui si è letto in questi giorni: cancellare l’obbligo di pensionamento dei dipendenti, oggi fissato per pubblici e privati a 67 anni d’età, e, per i soli lavoratori pubblici che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70/71 anni. Con l’intento non troppo nascosto di ottenere così due piccioni con una fava: fare cassa sulle pensioni differendone l’erogazione, e mantenere i lavoratori in servizio per ulteriori 3/4 anni, mettendo così delle pezze, ancorché provvisorie, agli spaventosi vuoti di organico che registrano oggi le PP.AA., alle quali sarebbe così concesso di continuare a servirsi di personale già formato a fronte della nota mancanza di formazione adeguata dei neo-assunti. Un’ipotesi sulla quale il Segretario Generale FLP, Marco Carlomagno, ha già espresso (vds La Repubblica del 7 u.s.) la propria opinione al riguardo: “E’ giusto dare la possibilità di rimanere al lavoro un po’ più a lungo, ma deve trattarsi di una scelta volontaria, da valorizzare con attività di mentoring nei confronti dei neo assunti”; e comunque, questa possibilità “non deve in nessun modo diventare un caso per frenare o rinviare le assunzioni dei giovani, per i quali sono necessari programmi seri di formazione e possibilità di carriera”.

Posizioni davvero molto chiare, che non necessitano di ulteriori commenti al riguardo.

Per completare il giro, parliamo infine di perequazione, pensione dei giovani e di previdenza complementare.

In materia di perequazione, pur a fronte oggi di una inflazione sensibilmente ridotta rispetto a quella a due cifre di qualche tempo fa che hanno portato alle scelte 2023 2 2024 di un minore adeguamento per le pensioni superiori a 4 volte il minimo (2432,76 € lordi), gli intendimenti del MEF parrebbero orientati a confermare la minore copertura per queste ultime e (forse) a inasprirla per le pensioni più alte, mentre per le pensioni minime (oggi pari a € 598,60) che hanno beneficiato in questi due anni di una perequazione superiore (120%), a fronte di una inflazione media 2024 verosimilmente all’1,6%, si parla di una conferma della maggiore perequazione (salirebbero a € 608,19) o addirittura di un ulteriore incremento, che noi ovviamente sosteniamo.

Per i giovani, sempre più spesso con lavori part-time, precari, mal pagati e discontinui, che preoccupano fortemente tutti gli attori in campo anche per una possibile e futura emergenza sociale, da tempo la nostra O.S. chiede l’adozione di misure strutturali, attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso.

Purtroppo, da quel che comprendiamo, non ci pare che, negli intendimenti del Governo per la prossima legge di bilancio, ci sia uno spazio seppur minimo per scelte di questa natura. E la circostanza non ci piace proprio.

Sulla previdenza complementare, l’idea del MEF sarebbe quella di potenziarla ulteriormente, ma di farlo destinando obbligatoriamente alla stessa il 25% del TFR, che a noi appare una scelta decisamente indigeribile.

Queste, dunque, le ipotesi in campo per le pensioni 2025 di cui si sta parlando molto in questi giorni. Ovviamente, si tratta di ipotesi che circolano, in mancanza, allo stato, di qualsiasi confronto del Governo con le Parti sociali, che come CSE-FLP Pensionati chiediamo e sollecitiamo da tempo. E’ quasi un anno che manca un tavolo di confronto politico con le Rappresentanze sindacali sul fronte delle pensioni, e anche i tavoli tecnici avviati ad inizio legislatura dalla Ministra Lavoro che pure avevamo apprezzato, sono da tempo morti e sepolti.

Non sappiamo quali siano, allo stato, le reali intenzioni del Governo, ma continuiamo a pensare che un confronto serio e responsabile tra Parti sociali e Governo, e non di pura facciata o di mera comunicazione di decisioni già prese magari alla vigilia del varo dei provvedimenti, sia la condizione prima e ineludibile per affrontare problematiche che hanno ricadute importanti e decisive sulla vita di milioni e milioni di cittadini e sulle famiglie.

Con riserva di ulteriori informazioni al riguardo.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

o naturalmente sta iniziando ora, ne riporteremo man mano gli sviluppi.

E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.

Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 12 del 12 febbraio 2024 –

Pensioni
Pensioni

Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 4/2024, che riferisce degli aggiornamenti portati alla piattaforma INPS per la presentazione delle istanze di collocamento in pensione con particolare riguardo alle novità introdotte in materia dalla legge di bilancio per il 2024.

“Con messaggio n. 454 del 1° febbraio u.s., qui allegato, INPS ha comunicato che il sistema di gestione delle domande di pensionamento è stato implementato e adeguato alle novità introdotte con la legge di bilancio 2024, per quanto attiene “quota 103”, “opzione donna” e “pensione anticipata interamente contributiva”.  Dunque, i lavoratori in possesso dei requisiti richiesti potranno da subito presentare le loro istanze utilizzando a tal proposito i consueti canali: direttamente dal sito internet www.inps.it , con accesso tramite SPID; attraverso gli Uffici di Patronato; infine, chiamando il CCI (Contact Center Integrato) al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06164164 (a pagamento da rete mobile con costi in base al proprio gestore).

A beneficio di quanti interessati, ricordiamo i requisiti per accedere alle tipologie di pensione di cui sopra:

QUOTA 103

Si accede con 41 anni di contributi e 62 anni di età (62+41 = 103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli rispetto al 2023: ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico, che ne ridurrà l’importo a regime; fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni), l’importo massimo erogabile è in misura pari a 4 volte il trattamento minimo (invece di 5 volte come nel 2023) e dunque con un assegno inferiore fino al raggiungimento dei 67 anni; infine, allungamento della finestra mobile” che diventa di 7 mesi per i lavoratori privati e di 9 mesi per i lavoratori pubblici (nel 2023 è stata pari a 3 mesi per i primi  e 6 mesi per i secondi).  Inoltre, per chi matura “quota 103”, è stato confermato anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento, e cioè la possibilità di scelta del lavoratore di restare in servizio optando per l’accredito in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (9,19%), che però ridurrà poi l’assegno pensionistico a regime.

OPZIONE DONNA

Si accede solo se la lavoratrice interessata rientra nelle tre categorie dell’APE social (disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti;  caregiver familiari; invalide minimo al 74%), occorrono 35 anni di contributi al 31.12.2023, ma con un aggravio del requisito d’età rispetto al 2023 (61 anni al posto dei 60 anni), escluse le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti a cui è richiesta un’età di 60 anni; inoltre, previsto lo sconto di un anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha due i più figli (esce a 59 anni).

PENSIONE ANTICIPATA INTERAMENTE CONTRIBUTIVA

Questa opzione è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro successivamente all’entrata in vigore della prima riforma pensionistica (c.d. “riforma Dini”, dal 01.01.1996), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (al netto di eventuali accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico, che comunque deve al minimo essere pari a 3 volte l’importo dell’assegno sociale (nel 2023 era invece di 2,8 volte), ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli.

 

Queste le opzioni di pensione anticipata oggetto del messaggio INPS, per le quali è possibile da subito presentare le domande di pensionamento, che offrono tutte una maggiore flessibilità (ancorché in questo anno 2024 con requisiti ulteriormente inaspriti) rispetto alle due storiche possibilità offerte dalla Fornero: pensione di vecchiaia a 67 anni o pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi (1 anno in meno per le donne).

In ogni caso, i lavoratori pubblici che raggiungono i requisiti di pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), sono collocati d’ufficio in pensione a 65 anni d’età.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto. Cordialissimi saluti al tutti

il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato : 2024.02.01 Msg_INPS_454_presentazione_domande_telematiche_pensione

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 –

DDL di Bilancio
DDL di Bilancio

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024.

A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e dopo i ripetuti e successivi aggiustamenti con connesse bozze circolate sul web, ovviamente frutto delle mediazioni tra le forze politiche che sostengono il Governo, è finalmente approdato al Senato (Atto Senato n. 926) il Disegno di Legge (DDL) sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio 2024-2026, che reca l’insieme delle scelte che connotano la manovra di bilancio per l’anno a venire.

 Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la manovra cuba complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumento di imposte/tasse, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Confermate le misure da tempo annunciate, tra le quali spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1 luglio 2023, e la riduzione a 3 delle aliquote IRPEF, entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024, e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).

Tra i provvedimenti contenuti nel DDL, spiccano quelli che riguardano il sistema pensionistico (Vds Titolo V, Capo 1 del DDL, artt. dal n. 26 al n. 33) che, ben lungi al momento dal cancellare la riforma Fornero del 2011 come più volte annunciato, fa registrare invece un deciso inasprimento dei criteri per l’uscita anticipata, confermando per il secondo anno consecutivo la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni, e che cassa! Proviamo allora a fare una sintesi delle scelte operate dal Governo Meloni nel DDL Bilancio 2024.

 “QUOTA 103”

 Abbandonata l’idea di varare “quota 104” di cui si era parlato in queste settimane, il DDL Bilancio 2024 reca la conferma di “quota 103” che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni  di contributi e 62 anni di età annagrafica (62+41=103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) ion misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS (circa 2200 euro) invece di 5 volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine la c.d. “finestra mobile” che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che è oggi pari a 3/6 mesi, viene alzata a 7 mesi per i lavoratori privati e a 9 mesi per quelli pubblici.

Deve essere precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gen. 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.01.2023 si continueranno ovviamente ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023.

Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento,e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per l’inserimento in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19%), che ridurrà poi l’assegno pensionistico.

 “OPZIONE DONNA”

Abbandonata l’idea di azzerarla facendola confluire all’interno di “APE Social” (cd “Ape rosa”), Opzione donna viene confermata per il 2024, ma con le condizioni più penalizzanti introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%), sempre in presenza di un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito di età (servono 61 anni al posto di 60 attuali), con un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti (a cui è richiesta un’età di 60 anni), e prevedendo sempre lo sconto di 1 anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha 2 o più figli (esce a 59 anni).

Queste le nuove regole di “Opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; per chi  però li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12. 2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di 1 onno per ogni figlio fino a una massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE Sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.

 “APE SOCIALE”

Anche qui. Il DDL Bilancio prevede modifiche significativamente peggiorative rispetto al 2023. Le regole attuali di APE Sociale prevedono i requisiti di accesso fissati dalla legge 234/2021, che ne aveva anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per i disoccupati, caregiver, lavoratoricon handicap almeno al 74%; sempre a 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

Ebbene, in base al DDL Bilancio, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi, e per tutte le fattispecie lavorative, senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a un max di 24 mesi. Inoltre, la platea dei beneficiari sembra escludere quelli ricompresi nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi socio-sanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc; portantini e professioni assimilate; diverse altre professionalità. In ultimo, il DDL Bilancio dispone la non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro un massimo di cinquemila euro annui.

 “PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI”

Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata in vigore delle prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (no accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.

Ebbene, anche per questa fattispecie il DDL Bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale (1.521 €. Lordi) ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio (1.419 €) e a 2,6 volte con due o più figli (1.318 €) , al netto del prossimo adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2024.

Inoltre, viene previsto un tetto dell’assegno pensionistico che non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.835 €. Lordi al mese) sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

“TAGLI PER I FUTURI PENSIONATI PUBBLICI”

Riguarda gli iscritti alle Casse amministrate dal Tesoro (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e degli infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e scuole elementari parificate – CPI; e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), per un totale di oltre 700.000 lavoratori.

Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in penasione dal 1 gennaio 2024,  il DDL Bilancio prevede una modifica del calcolo sulla quota retributiva della pensione, che ne ridurrà l’importo, in quanto le attuali aliquote di rendimento previdenziale previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986  verranno sostituite con coefficienti meno remunerativi (vds allegato II del DDL), con una penalizzazione pesantissima.

Il giornale Il Messaggero ha calcolato che un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000€. che andrà in pensione di vecchiaia nel 2024 con 35 anni di contributi e 67 anni di età subirà un taglio pari a circa 4.400 €. Nell’assegno pensionistico (6.000 €. Per chi ha stipendi lordi da 40.000€; oltre i 7.300€. invece per le retribuzioni sopra i 50.000€. . Dunque, un incredibile cambio delle regole in corsa, e per questo si prevede un consistente esodo entro fine anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità.

 “RISCATTI”

Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II del DDL si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 01.01.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più caro: 4 anni di università potrebbero costare quasi 66.000€. invece di 19.000.

 “PEREQUAZIONE”

Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da 4 a 5 volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max. del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.

Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma il DDL Bilancio ha confermato invece questa riduzione per il 2024: indicizzazione piena solo fino a 4 volte il minimo (€. 567,94); fra 4 e 5 volte il minimo, al 53%; fra 6 e 8 volte il minimo, al 47%; fra 8 e 10 volte il minimo, al 37%; sopra le 10 volte il minimo, la percentuale di perequazione scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità.

Val la pena di segnalare, a tal riguardo, che l’anticipo del saldo della perequazione 2023 (0,8%) disposto dal DL c.d. “anticipi” (18.10.2023, n. 145) verrà corrisposto con i relativi arretrati con il cedolino di dicembre p.v. e non a novembre, come era stato annunciato in un primo momento.

 “PENSIONI MINIME”

Nel DDL non sono previsti aumenti per le pensioni minime, neanche per gli over 75.

 Questi i contenuti in materia di pensioni del DDL Bilancio 2024 approdato al Senato, rispetto ai quali non possiamo non evidenziare, in generale, la decisa stretta in materia di flessibilità in uscita, che rappresenta l’esatto contrario di quanto CSE ed FLP chiedono da anni ai Governi che si sono succeduti. Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari con la speranza che si possa modificare qualche cosa, il che appare però di difficile realizzazione, in considerazione della scelta operata dalle forze di maggioranza di non presentare emendamenti. Noi comunque ci proveremo.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato : Testo_bollinato_legge_bilancio_2024

Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023

Riforma pensioni

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.

               Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2023, è oramai sicuro che anche per quest’anno, al pari degli anni precedenti, dobbiamo mettere da parte ogni speranza che la prossima manovra di bilancio rechi la tanto attesa riforma strutturale del sistema pensionistico, che i lavoratori attendono invano da oltre 10 anni, e cioè dall’entrata in vigore della legge Fornero (D.L. 6.12. 2011, n. 201, c.d. “decreto salva Italia”, poi convertito nella Legge 22.12 2011 n. 214).

              Lo ha di fatto ufficializzato la stessa Presidente del Consiglio nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 31 maggio u.s., nel quale la stessa Presidente ha comunque aperto alla possibilità di istituire a breve un tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro sulla c.d. “flessibilità in uscita” allo scopo di valutare la praticabilità, in particolare finanziaria, di nuovi interventi tampone, che rendano possibile nel 2024 il collocamento in pensione in via anticipata rispetto alle due opzioni offerte dalla Fornero: la pensione di vecchiaia a 67 anni o quella anticipata con anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi (41 per le donne), con il primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (c.d. “finestra mobile”).

Una minestra, però, trita e ritrita, che pensavamo di non dover più assaggiare alla luce degli annunci e degli impegni assunti dalle forze di governo in campagna elettorale poi purtroppo dimenticati e disattesi.

               Le ragioni di questo ennesimo slittamento sono ovviamente tutte di natura strettamente finanziaria: non ci sarebbero le risorse sufficienti per un intervento strutturale sulle pensioni, o, per meglio dire, le poche risorse disponibili (allo stato, pare 4-5 miliardi di €) verrebbero orientate verso altre direzioni, in primis riduzione del cuneo fiscale e altri interventi in materia fiscale, magari destinati al lavoro autonomo.

               E allora, stando così le cose, è di tutta evidenza che gli interventi in materia pensionistica nel 2024 non potranno che essere limitati, e peraltro finanziariamente non impegnativi, e dunque solo una piccola e modesta manutenzione rispetto al quadro oggi vigente. Il tavolo tecnico proposto alle Parti sociali dall’on. Meloni nell’incontro del 31 u.s., e che dovrebbe partire a breve, ha dunque un obbiettivo: quello di discutere e approfondire quali interventi possano essere operati nell’anno a venire come anticipi pensionistici, e dunque relativamente a “quota 103”, “APE social” e “opzione donna”. Vediamo come:

 Quota 103

Le ipotesi 2024 allo studio del Ministero del Lavoro pare siano due: la prima è quella di una riproposizione di questa opzione con gli stessi requisiti (62 anni d’età e 41 di anzianità contributiva) anche per il 2024; la seconda è quella di una sua rivisitazione, prevedendo eventualmente un ulteriore strumento di flessibilità (“quota 104”?). In ogni caso, si tratterebbe a nostro avviso solo di un piccolo contentino, destinato peraltro ad una platea molto ridotta di lavoratori, con ciò rinviando così, ancora una volta, a tempi futuri, il nodo gordiano ed irrisolto della maggiore flessibilità in uscita per tutti.

 APE Social

Come si ricorderà, l’ultima legge di Bilancio ne ha disposto la proroga a tutto il 2023, peraltro senza modifiche rispetto all’anno precedente, e dunque con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla legge di bilancio 2022, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose/pesanti, che comunque debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

L’ipotesi allo studio del Ministero del lavoro sarebbe quella di una ulteriore riproposizione di questa opzione anche per il 2024 con gli stessi requisiti previsti per gli ultimi due anni. A nostro avviso, una variante però andrebbe operata, ed è quella, da una parte di ridurre a 30 anni il requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi e, dall’altra, di aggiornare ed estendere le attività gravose e usuranti ampliandone al tempo stesso ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità.

Opzione donna

E’ noto a tutti come la legge di bilancio 2023 abbia prorogato opzione donna a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti previsti nel 2022 (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ha confermato i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma al tempo stesso ha ridotto enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorre avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio. E’ allora di tutta evidenza come le modifiche restrittive abbiano ridotto la platea delle lavoratrici interessate a poche migliaia, tenuto anche conto del fatto che il calcolo dell’assegno pensionistico relativo a opzione donna viene operato su base esclusivamente contributiva, il che lo riduce non poco (fino al 30%).

Anche per questo, la richiesta unanime del tavolo sindacale negli incontri al Ministero del Lavoro, CSE in primis, è stata quella di un ritorno in toto ai requisiti del 2022 azzerando le modifiche restrittive 2023, una richiesta che la Ministra Calderone si era impegnata peraltro a portare all’attenzione del C.d.M.

A tal riguardo, non si registrano sviluppi al momento, anzi le ultime novità vanno in una direzione opposta: gli emendamenti al Decreto Lavoro in fase di conversione, che miravano a rendere meno stringenti i vincoli attuali, sono stati scartati in Commissione Lavoro al Senato nella seduta del 30 maggio. Inoltre, si starebbe anche ipotizzando la cancellazione di opzione donna nel 2024, e solo per far cassa.

Per quanto ci riguarda, alla luce della mancata riforma pensionistica, pensiamo possa essere utile una proroga al 2024 di opzione donna, con il ripristino integrale dei vecchi requisiti.

 Dunque, sono queste le opzioni attualmente allo studio del Ministero del Lavoro, e che verosimilmente saranno oggetto di confronto con le Parti sociali nel tavolo tecnico di prossima convocazione.

 Noi però pensiamo che sia necessario discutere anche di altro paio di questioni:

 Vedremo se e come si svilupperà il confronto al Ministero del Lavoro, e ne daremo conto.

 Ultima annotazione: l’INPS ha diffuso qualche giorno fa il proprio bilancio 2022, dal quale emergono numeri davvero incoraggianti, che ci confortano sulla possibile praticabilità finanziaria di alcuni obiettivi di cui parliamo da tempo ma rimasti sinora irrealizzati, in primis quello della liquidazione di TFS/TFR al momento della collocazione in pensione dei lavoratori pubblici e quello, ancor più impegnativo della separazione della spesa pensionistica da quella assistenziale. Ci ritorneremo a breve.

                                                                                      COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Con l’obiettivo di continuare a tenere aggiornati i lavoratori civili della Difesa, per ciò che riguarda la materia pensionistica, per ora è tutto. Cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 21 del 13 marzo 2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE – FLPPensionati n. 6 del 10 marzo 2023, che illustra e commenta i contenuti  della circolare INPS n. 25 del 06.03.2025 in materia di collocamento in pensione con la formula “Opzione donna” .

A distanza di oltre due mesi dall’entrata in vigore della nuova norma (art.1, comma 292, della legge 29.12.2023, n. 1979), INPS ha finalmente pubblicato la circolare che reca alcuni chiarimenti e detta le istruzioni operative per l’accesso a “opzione donna” (circolare n. 25 del 6.03.2023, qui allegata).

Rispetto ai requisiti previsti fino al 2022 (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ha introdotto alcune importanti modifiche, ma di carattere fortemente peggiorativo.

I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).

Dunque, rispetto a quelli precedenti, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in generale si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate solo alle categorie precedentemente richiamate. E invece nessuna modifica è stata introdotta per quanto riguarda il calcolo dell’assegno pensionistico,  in quanto è stato riconfermato il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).

Le condizioni di cui sopra, in merito alle quali INPS con la sua circolare fornisce importanti chiarimenti ai quali rinviamo, devono comunque sussistere alla data di presentazione della domanda e non sono oggetto di ulteriore verifica alla decorrenza del trattamento pensionistico.

Per quanto attiene alla decorrenza effettiva della pensione, INPS chiarisce che si applica una finestra mobile di 12 mesi per le ex dipendenti e 18 mesi per le ex lavoratrici autonome; invece, per le lavoratrici del comparto Scuola e AFAM, rispettivamente, dal 1° settembre e dal 1° novembre 2023.

Circa la presentazione delle domande di “opzione donna”, come anticipato da INPS con il messaggio n. 467 del 1° febbraio 2023, è già attiva sul sito dell’Istituto la procedura on line per la presentazione della domanda e della relativa documentazione da allegare, che è accessibile tramite SPID (livello 2), CNS (Carta Nazionale Servizi) e CIE (Carta Identità Elettronica)

Canali alternativi possono essere i Patronati o il Contact Center Integrato al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06164164 (da rete mobile a pagamento).

 Nel dar conto dei contenuti della circolare INPS, non possiamo però esimerci dal segnalare come, nonostante gli impegni presi dalla Ministra Calderone con le Parti sociali, il Consiglio dei Ministri non si sia ancora pronunciato in merito al ripristino dei vecchi requisiti di opzione donna, fortemente sollecitato da CSE  e più in generale da tutto il tavolo sindacale, tenuto conto che i nuovi requisiti introdotti dalla legge di bilancio 2023 limitano ulteriormente  e pesantemente la platea, di per sé già esigua per via del ricalcolo interamente contributivo,  delle lavoratrici potenziali fruitrici.

La nostra Confederazione non ha condiviso in alcun modo le condizioni più restrittive varate con la legge di bilancio 2023 per “opzione donna”, che vanno a penalizzare le lavoratrici già comunque penalizzate per le storiche e ben note differenze di genere, e lo ha detto con chiarezza alla Ministra nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 15 febbraio u.s., chiedendone da subito la modifica.

Ad avviso di CSE, vanno integralmente ripristinati, e resi strutturali, i requisiti in essere sino al 2022 per l’accesso a “opzione donna” (35 anni di servizio e 58 anni di età, anche per le lavoratrici autonome), senza ulteriori vincoli, ivi compreso il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico oggi previsto e che sino ad oggi ne ha limitato fortemente l’accessoE occorre, al contempo, assicurare condizioni di accesso alla pensione più favorevoli alle lavoratrici madri con i dodici mesi di anticipo per ogni figlio o, in alternativa, attraverso un ricalcolo più favorevole dell’assegno pensionistico.

A solo qualche giorno di distanza dalla celebrazione della festa dell’8 marzo, ribadiamo con forza  la nostra convinzione sulla necessità che il Governo, in via anticipata rispetto agli sviluppi e agli esiti del confronto in atto con le Parti sociali e che dovrebbe traguardare la nuova riforma pensionistica con una maggiore flessibilità in uscita, agisca rapidamente per ripristinare il prima possibile condizioni di maggiore accesso e più larga praticabilità a “opzione donna”.

C’era stato su questo un impegno preciso della Ministra Calderone, che si era dichiarata molto sensibile sul tema, pensiamo sia davvero il momento di tenervi fede.

Siamo anche un po’ preoccupati perché il tavolo di confronto – avviato a gennaio u.s. al Ministero del Lavoro con le Parti sociali sul tema delle modifiche della Fornero con l’ambizioso obiettivo di una riforma condivisa che traguardi il suo superamento attraverso l’introduzione strutturale di maggiore flessibilità in uscita – sembra vivere attualmente un momento di stallo.

L’ultima riunione si è tenuta il 15 febbraio u.s. alla presenza del Sottosegretario delegato on. Durigon (CSE ne ha riferito nel Notiziario n. 5), poi più nulla, e non ci risulta al momento essere stata fissata alcuna nuova riunione. Eppure si era convenuto sulla necessità di affrettare i tempi per arrivare con proposte auspicabilmente condivise in vista della presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF).

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 11 del 16 febbraio 2023 –

Si riporta di seguito il notiziario n. 5 del 16 febbraio 2022 della nostra Confederazione CSE Roma, che riferisce dei contenuti della prima riunione sulle materie in oggetto con il Governo presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali:

Ha avuto un esito essenzialmente interlocutorio la riunione del tavolo tecnico sulle pensioni che si è tenuta ieri presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali presieduta dal Sottosegretario Durigon che, come è noto, ha la delega sulle pensioni del Dicastero di Via Flavia.

Come convenuto nel corso della riunione plenaria tenutasi a gennaio, il confronto del primo tavolo tecnico ha avuto all’odg  Opzione donna e pensione dei giovani.

Nonostante alcune anticipazioni di stampa che preannunciavano l’avvenuta individuazione di alcune ipotesi di lavoro, invece il Ministero ha  aperto la riunione manifestando la necessità di ascoltare le proposte sindacali e delle parti sociali, dichiarando che è ancora in corso l’interlocuzione con il Ministero dell’Economia circa la portata e i riflessi economici delle misure che dovrebbero essere adottate nei prossimi mesi.

Interlocuzioni relative sia alle questioni oggetto del confronto del tavolo tecnico, come su quelle più generali relative agli altri istituti al centro del confronto (superamento a regime della legge Fornero, flessibilità in uscita, ridefinizione dei lavori usuranti, perequazioni delle pensioni,  separazione previdenza/assistenza, tempi e modalità erogazione del TFS al personale pubblico.

La CSE, presente al tavolo di confronto come Confederazione sindacale maggiormente rappresentativa, insieme alla Federazione FLP, non si è sottratta al confronto tecnico sui due aspetti, pur ribadendo che sulle pensioni è ormai necessario un intervento riformatore a largo raggio, che non si limiti a mere proroghe o a interventi tampone, ma che riscriva le regole attualmente penalizzanti.

Con un mondo del lavoro  che è profondamente cambiato in questi anni, caratterizzato purtroppo dalla forte contrazione dei lavoratori attivi, dalla precarietà e dalla discontinuità  del rapporto di lavoro, da salari e stipendi in gran parte inadeguati a fronteggiare l’aumento del costo della vita,  è necessario ripensare alla radice gli attuali meccanismi, sia con riferimento alle modalità e ai tempi di uscita dal mondo del lavoro, che allo stesso metodo di calcolo e di rivalutazione delle pensioni.

Obiettivo che riteniamo debba porsi a inizio legislatura un esecutivo politico che intende governare per tutta la legislatura e che, seppure in più fasi di avvicinamento, può e deve progettare un intervento a regime.

Così come è evidente che non sono risolutivi interventi tecnici sulle pensioni se non si affrontano in modo più complessivo e sinallagmatico,  le questioni  delle politiche attive del lavoro, delle tutele, del contrasto al lavoro nero e sommerso, degli interventi in materia di decontribuzione e defiscalizzazione.

Per quanto concerne il merito della riunione di ieri abbiamo ribadito che come CSE non abbiamo condiviso in alcun modo le condizioni più restrittive varate con la legge di bilancio 2023 per “opzione donna”, che vanno a penalizzare le lavoratrici, di per sé già penalizzate per le storiche e ben note differenze di genere. A nostro avviso, vanno integralmente ripristinati, e resi strutturali, i requisiti in essere sino al 2022 per l’accesso a “opzione donna” (35 anni di servizio e 58 anni di età, anche per le lavoratrici autonome), senza ulteriori vincoli, ivi compreso il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico oggi previsto e che sino ad oggi ne ha limitato fortemente l’accesso. E occorre, al contempo, assicurare condizioni di accesso alla pensione più favorevoli alle lavoratrici madri con i dodici mesi di anticipo per ogni figlio o, in alternativa, attraverso un ricalcolo più favorevole dell’assegno pensionistico.  

Per quanto riguarda invece la questione del regime pensionistico per i giovani abbiamo ribadito come la diffusione dei lavori precari, discontinui, part-time e con redditi molto bassi, i cui effetti pesantissimi sul versante pensioni appaiono di tutta evidenza e che preoccupano fortemente anche per una possibile e futura emergenza sociale, rendono necessaria l’adozione per tempo di misure strutturali, anche attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno adeguato al lavoro svolto. 

In tale ambito l’idea di utilizzare la previdenza complementare come strumento per garantire pensioni più dignitose  appare non solo un palliativo, considerato che con gli attuali redditi ben difficilmente potranno pagarsi contributi aggiuntivi, ma anche oggettivamente sbagliato, tenuto conto di come in questi anni è stata gestita la previdenza integrativa, che in particolar modo nel settore pubblico è fallimentare.

Proprio per questo riteniamo che la previdenza complementare, mai decollata anche perché scarsamente appetibile, nonostante le diverse forzature messe in campo come l’inaccettabile strumento del silenzio-assenso, necessiti, in particolar modo per quelle negoziali, di un radicale ripensamento sia dal punto di vista normativo e fiscale, che da quello gestionale.

Al termine della riunione il Sottosegretario Durigon, nel ringraziare le parti sociali presenti per il contributo fornito, e nel dare appuntamento ad un prossimo incontro da calendarizzare, ha rappresentato che i temi esposti sono all’attenzione del Governo, che condivide la necessità di un intervento complessivo a regime sulle pensioni che dovrà realizzarsi nell’arco dell’intera legislatura, e che nel frattempo, a partire dalla legge di bilancio 2024, saranno previste misure che interverranno, anche a modifica di quelle adottate nel 2023, sulla base delle proposte formulate e delle compatibilità economiche.

Misure che, all’attualità, dovrebbero porsi su una posizione intermedia rispetto alle richieste formulate al tavolo. Per Opzione donna, ad esempio, non un ripristino automatico delle condizioni previgenti, ma un affievolimento dei paletti posti nella legge di bilancio 2023, sia con riferimento all’età di uscita, che al ricalcolo dell’assegno pensionistico, che al peso  aggiuntivo per ogni figlio ai fini dell’uscita (4 mesi in luogo dei 12).

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Riflessioni a tutto campo, rispetto alle quali bisognerà vedere se alla attenzione dimostrata della controparte in avvio di tavolo seguiranno adeguate positive risposte del MEF in merito alla percorribilità economica delle riforme auspicate (e intanto in Francia sono di estrema attualità le proteste in corso contro le penalizzanti scelte operate sulla stessa materia dal Governo del Presidente Macron…).

E’ tutto, cordialissimi saluti

Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 9 del 10 febbraio 2023 –

Si riporta di seguito il Not. N. 4 di CSE-FLP Pensionati in data 08 febbraio u.s., che reca gli aggiornamenti relativi alle procedure INPS per avviare le pratiche di “Opzione Donna” e quelli relativi alla perequazione definitiva al 8,1% degli assegni pensionistici

Nelle more di ulteriori istruzioni che saranno fornite con successiva circolare di prossima emanazione, l’INPS, con messaggio n. 467 del 1 febbraio u.s., ha reso noto che è già attiva la procedura per la presentazione on line delle domande per “opzione donna” da parte di quante ne fossero interessate.

Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 (Legge 29.12.2022, n. 197, art. 1, comma 292) ha sì prorogato “opzione donna” che era stata introdotta nel nostro ordinamento per la prima volta nel 2019, ma al tempo stesso ha introdotto modifiche estremamente peggiorative rispetto ai requisiti previsti sino ad allora (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome). 

I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso per l’accesso a “opzione donna” saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (è il familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni). Dunque, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma l’effetto che si produce è la consistente restrizione della platea delle donne potenziali utilizzatrici, che sono limitate alle categorie sopra richiamate. Una restrizione di cui c’è traccia nella stessa relazione tecnica alla manovra di bilancio, nella quale si parla di sole 2.900 lavoratrici interessate quest’anno a “opzione donna” (ma altre fonti riducono la platea a meno di 1000 lavoratrici….), a fronte delle 23.812 pensioni liquidate nel 2022 e di 20.681 nel 2021. Dunque, quasi 20mila in meno, e l’operazione è palesemente servita solo a fare cassa per indirizzare quelle risorse verso altri lidi (lavoro autonomo in primis).

Si aggiunga poi che la legge di bilancio ha riconfermato il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione della pensione, che continuerà così a produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).

Appare allora a noi del tutto inaccettabile questa scelta del Governo, che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” con l’effetto di penalizzare così ancor di più le lavoratrici, ma sul punto forti riserve sono state espresse anche dalla stessa Ministra Calderone che si è impegnata a rappresentare il problema in seno al Consiglio dei Ministri per eventuali nuove scelte al riguardo, che noi auspichiamo fortemente possa avvenire, e presto, con il recupero dei vecchi requisiti, ed è anche   l’idea sulla quale si è positivamente espresso il Sottosegretario delegato alle pensioni Claudio Durigon.

Noi non abbiamo notizia in merito a eventuali sviluppi rispetto agli intendimenti espressi dalla Ministra del Lavoro di investire del problema il Consiglio dei Ministri, ma siccome, nel quadro del tavolo di confronto in itinere sul tema della riforma previdenziale, lunedì 13 p.v. le Parti sindacali (tra queste, CSE) sono state convocate proprio per discutere delle “misure” per le donne (nella circostanza, anche quelle per i giovani), sarà quella l’occasione per saperne di più e riferirne alle lavoratrici interessate.

SALDO PEREQUAZIONE 2023

Con l’occasione, informiamo le pensionate e i pensionati che l’ISTAT ha fissato in via definitiva la variazione percentuale nell’anno 2022 ai fini della perequazione automatica delle pensioni: 8,1%.

Siccome gli adeguamenti delle pensioni che gli istituti previdenziali hanno operato dal 1 gennaio u.s. sono stati effettuati sulla base del 7,3% fissato provvisoriamente dal Decreto del Ministro dell’Economia del 9,11.2022, è di tutta evidenza che la differenza tra i due tassi, pari allo 0,8%, dovrà essere erogata a saldo alle pensionate e pensionati.

Il saldo dovrà avvenire naturalmente nei termini fissati dalla legge di bilancio 2023: rivalutazione al 100% (e dunque l’intero 0,8%) per le pensioni fino a 4 volte il minimo; all’85% per le pensioni fra quattro e cinque volte il minimo; al 53% per le pensioni fra cinque e sei volte il minimo; al 47% per le pensioni fra sei e otto volte il minimo; al 37% per le pensioni fra otto e dieci volte il minimo; al 32% per le pensioni sopra dieci volte il minimo).

Naturalmente, il ricalcolo a saldo dell’adeguamento pensioni 2023 porta anche ad una ulteriore crescita della pensione minima, che risulta ora di importo pari a 567,94 €.

Prendendo per esempio in esame una pensione da 1600 € lordi al mese, l’adeguamento corrisposto dal 1 gennaio u.s. è stato del 7,3% (116,80 €), e dunque la pensione lorda mensile è salita a 1.716,80 €. L’aumento avrebbe però dovuto essere dell’8,1 %, e dunque di € 129,60, portando così la pensione lorda mensile a € 1729,60.  La differenza tra € 116,80 e 129,60 è dunque pari a € 12,80, e tale importo dovrà essere erogato a saldo al pensionato per 13 mensilità (dunque, 166,40 € lordi totali).  

Prevedibilmente, gli importi a saldo della perequazione 2023 saranno inseriti nei cedolini pensione a gennaio 2024 insieme alla perequazione 2024, oppure, come già avvenuto quest’anno, il saldo 2023 potrebbe essere anticipato nei cedolini pensione di fine 2023.

COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Buona pensione  dunque alle pochissime colleghe che nella Difesa potranno ancora fruire per quest’anno di questa possibilità di uscita. Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

       

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni.

Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al tavolo di confronto il Ministro del Lavoro Marina Calderone, il Sottosegretario con delega alle pensioni Claudio Durigon, il Sottosegretario del MEF Federico Freni, il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, unitamente alle confederazioni sindacali e alle parti datoriali maggiormente rappresentative, per avviare una sessione di incontri che nei prossimi giorni dovrà dispiegare i suoi lavori affrontando nel dettaglio le principali criticità.

L’obiettivo è quello di definire una prima ipotesi di lavoro congiunta entro il mese di maggio 2023, per intervenire poi con la nuova regolamentazione in sede di legge di bilancio per il 2024.

Il Ministro, nell’introdurre i lavori, ha posto all’odg dei temi importanti come: le finestre di pensionamento e la flessibilità in uscita, le forme di garanzia pensionistica per i giovani, la questione della rivalutazione delle pensioni, la rivisitazione dei lavori usuranti, Opzione donna – tema che già si dimostra particolarmente controverso – e APE sociale.

Tutte questioni che a nostro parere non possono, però, essere prese in esame indipendentemente l’una dall’altra e dal contesto, ma che dimostrano l’urgenza di un intervento organico e a tutto campo. Cosa a dire il vero riconosciuta dallo stesso Ministro e dal Sottosegretario Durigon nel corso della riunione.

La nostra posizione, che abbiamo rappresentato all’autorità politica intervenendo nel corso della riunione a cui abbiamo partecipato come Confederazione CSE e come FLP, è quella di andare oltre l’approccio che negli anni ha sempre caratterizzato questi confronti, rivelatisi poi privi di effetti concreti, lavorando per misure di ampio respiro, per una riforma organica della previdenza che superi le iniquità attuali e investa per garantire il futuro dei giovani, evitando il perpetuarsi di misure tampone, di proroghe su proroghe o interventi unicamente mirati a fare cassa sulle pensioni.

E’ infatti evidente che la questione dell’equità del sistema previdenziale, unito alla sua sostenibilità, deve essere affrontata tenendo insieme e guardando a tutti i fattori dello scenario macroeconomico, a partire dal rapporto tra occupati e pensionati, sempre più squilibrato per il mancato turn over e la riduzione dell’occupazione, al livello di contribuzione sempre più basso correlato a salari e stipendi fermi da anni, all’enorme numero di contratti di lavoro a tempo determinato e somministrato, al contrasto al lavoro nero e sommerso.

Per non parlare delle problematiche fiscali e contributive legate al rapporto di lavoro e dalla non più procrastinabile separazione tra previdenza e assistenza.

Abbiamo comunque confermato la nostra piena disponibilità come CSE e FLP a confrontarci senza indugio sui temi esposti, per ragionare insieme, e da subito, sui necessari aggiustamenti anche in relazione alle norme previste dalla Legge di Bilancio che troviamo poco convincenti, coerentemente con l’approccio sistematico che dovrà necessariamente governare i lavori del tavolo.

A tal fine abbiamo consegnato un primo documento che interviene con alcune indicazioni di merito su tutte le questioni all’odg, e che sarà implementato di volta in volta sulle base delle tematiche in discussione.

La prossima riunione è prevista per l’8 febbraio e il primo tavolo tematico sarà dedicato a giovani e Opzione donna.

                                                                                                  La  Segreteria Generale FLP

In allegato, il documento CSE-FLP recante le nostre “Proposte per una riforma previdenziale sostenibile”.

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

 Allegato : 2023.01.19_proposte_CSE_FLP_riforma_pensioni

Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.

 Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la Legge 29.12.2022, n. 197 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2023 e quello per il triennio 2023-2025. Tra i provvedimenti e le misure in essa contenute, ci sono naturalmente quelli che riguardano la materia previdenziale, che trovano spazio nei commi dal n. 283 al n. 311 dell’art.1 della predetta legge, e sui cui contenuti di dettaglio abbiamo già riferito nel Notiziario n. 23 del 29 dicembre 2022, al quale si fa rimando naturalmente anche per il giudizio politico che ne abbiamo dato.

Archiviata così la discussione di questi ultimi due mesi, in alcuni momenti anche aspra, sulle scelte operate in manovra di bilancio, è ora tempo di fare un punto di situazione mettendo insieme vecchie e nuove norme in materia previdenziale e di operare una ricognizione sulle possibilità che il complesso normativo esistente offre oggi alle lavoratrici e ai lavoratori per lasciare il mondo del lavoro e il servizio attivo e andare così finalmente in pensione. E facciamo questo anche per rispondere alle diverse sollecitazioni che ci sono pervenute in questi giorni da tanti lavoratori.

 Estratto conto contributivo

Partiamo innanzitutto col dire che i lavoratori interessati possono consultare on line o richiedere a INPS o al proprio Ente previdenziale tramite contact center al numero 803164 (da rete fissa) oppure 06164164 (da rete mobile) l’estratto conto contributivo, che elenca tutti i contributi effettuati in proprio favore e riepiloga in una tabella i versamenti figurativi e da riscatto. Attraverso l’estratto conto contributivo, è possibile per il lavoratore interessato avere delle indicazioni di massima sul raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento già avvenuto o sul tempo che manca a traguardarlo.

Requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia

A causa della pandemia da Covid-19, è stato bloccato fino al 2026 l’adeguamento dell’età pensionabile legato alle speranza di vita, e fino a quell’anno si andrà in pensione con i requisiti previsti dalla Fornero.

Per accedere alla pensione di vecchiaia, che rappresenta l’opzione più praticata nel nostro paese, sono necessari 67 anni d’età con minimo 20 anni di contributi (invece, 66 anni e 7 mesi per addetti a mansioni gravose e usuranti con un minimo di 30 anni di contributi). A chi rientra nel c.d. “sistema misto”, viene anche richiesto di aver maturato, alla data di presentazione della domanda di pensionamento, un assegno pensionistico pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi 503,27 €)

 Requisiti per accedere alla pensione anticipata

Per accedere alla pensione anticipata ordinaria, è invece necessaria una anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, con percezione del primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (finestra mobile).

Per gli addetti a mansioni gravose e usuranti, sia uomini che donne, l’accesso alla pensione anticipata è

vincolata al raggiungimento di “quota 97,6” (età minima 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi per il lavoro dipendente). Un anno d’età in più per il lavoro autonomo, e dunque “quota 98,6”. 

 

Requisiti per accedere a “Quota 103 (“pensione anticipata flessibile”)

E’ la novità 2023 della legge di bilancio, che va a sostituire la c.d. “quota 102” (che comunque rimane esigibile per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2022), offrendo così una opzione in più rispetto alle rigide previsioni della Fornero (67 anni per anzianità o con 42 anni – 41 per le donne – e 10 mesi in via anticipata). Permetterà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103).

Per quanto attiene alle uscite dal lavoro, è prevista una finestra mobile di tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi avesse già maturato invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).

E’ inoltre utile segnalare che, per accedervi, i dipendenti pubblici sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.

“Quota 103” prevede inoltre un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € circa lordi al mese) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione precedente ai 67 anni, una decurtazione dell’assegno.

 Incentivo economico a restare al lavoro.

Anche questa è una possibilità nuova introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per chi maturasse i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così al lavoro, è prevista la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro che non vengano più pagati i contributi datoriali all’Ente previdenziale e che vengano viceversa direttamente accreditati in busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.

 Requisiti per accedere a “Opzione Donna”

Opzione donna è stata prorogata a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti sinora previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio conferma i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma riduce enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorrerà avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio.

 Requisiti per accedere a “APE SOCIALE”.

La legge di Bilancio ne dispone la proroga a tutto il 2023, essendo peraltro l’unica proroga senza modifiche, con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla Legge 30.12.2021, n. 234, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

 Accesso alla pensione dei lavoratori c.d. precoci

I lavoratori c.d “precoci (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) potranno continuare anche nel 2023 ad andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne).

 Questo, in estrema sintesi, il ventaglio delle opzioni che le lavoratrici e i lavoratori interessati hanno di fronte a sé per accedere alla pensione nel corso di questo anno 2023: un quadro di situazione finanche peggiorato.

Ma giovedì 19 p.v. al Ministero del Lavoro partirà finalmente il tavolo di confronto con le Parti sociali sulla riforma pensionistica, al quale parteciperà anche CSE, in merito al quale ritorneremo a breve.

Il COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Un documento molto utile e chiaro per districarsi nella giungla di questa materia. E’ tutto, fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023.

All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di fiducia, il maxiemendamento presentato dal Governo al Disegno di legge – Atto Camera n. 643 – sulla manovra di bilancio per l’anno 2023. Lo stesso provvedimento è stato poi votato – sempre con voto di fiducia – in data odierna dall’altro ramo del Parlamento, che non ha apportato alcuna modifica o integrazione nel testo approvato dalla Camera e ciò per renderne possibile la pubblicazione in G.U. entro il corrente anno, e di conseguenza l’entrata in vigore dal 1° gennaio p.v., scongiurando così l’esercizio provvisorio.

L’articolato votato dai due rami del Parlamento dà così corpo alla legge di bilancio 2023. Per quanto attiene alle pensioni, pochissime appaiono le novità rispetto a quanto previsto dal disegno di legge presentato dal Governo il 29 novembre u.s., il cui impianto il Parlamento ha confermato in pieno.

Le norme in legge di bilancio che riguardano le pensioni fanno riferimento ai seguenti commi: nn. 218-220 (quota 103, testo invariato rispetto al DDL); nn. 221-222 (incentivi al trattenimento in servizio dei lavoratori, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); n. 223-226 (Ape Sociale, testo identico al DDL); nn. 227-227 bis (Opzione donna, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); infine, i nn. 235 e 236 (perequazione pensioni per gli anni 2023 e 2024, testo parzialmente modificato rispetto al DDL).

Ciò detto, entriamo ora nel merito delle misure definitive recate dalla legge di bilancio oggi approvata:

“Quota 103” prevede in aggiunta un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € lordi) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione pre-67 anni, una decurtazione dell’assegno.

Confermata pure l’introduzione di un incentivo economico a restare al lavoro: chi matura i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così a lavorare, avrà il diritto di chiedere al proprio datore di lavoro di non pagare più i contributi all’Ente previdenziale e di accreditarli viceversa direttamente nella busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.

Come si ricorderà,  come CSE  FLP  Pensionati chiedevamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro

con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugandolo con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita fortemente l’utilizzazione (le stime parlano di 42mila lavoratori potenziali fruitori, il più uomini, dunque davvero tanto fumo e poco arrosto), e ulteriormente limitante ci appare il tetto previsto per l’assegno pensionistico. E per quanto attiene all’incentivo economico previsto per chi resta al lavoro, va detto che l’aumento della busta paga avrà come contraltare il minor importo della futura pensione, che senza quei contributi sarà ovviamente più leggera.

I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).

Dunque, rispetto ad oggi, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in generale si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate alle categorie precedentemente richiamate. E in aggiunta la legge di bilancio riconferma il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).

Francamente ci sfuggono le ragioni di una scelta che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” penalizzando così ancor di più le lavoratrici. Come CSE FLP Pensionati, avevamo chiesto invece la conferma negli attuali requisiti di “opzione donna”, cancellandone solo l’obbligo di ricalcolo contributivo, e continuiamo a pensare che quella era la strada giusta da imboccare.

Come CSE FLP Pensionati, confermiamo il nostro giudizio positivo sulla proroga di APE Sociale che avevamo peraltro ripetutamente richiesto, anche se avremmo voluto la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi con l’ampliamento ulteriore delle fattispecie di attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni meritevoli di tutela che andrebbero implementate con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.

Ebbene, la scelta, a nostro giudizio infelice operata dal Governo nella legge di bilancio e fatta solo

al fine di far cassa, è stata quella di modificare le regole che riguardano la perequazione delle pensioni  e di conseguenza i suoi effetti sugli aumenti delle stesse a partire da gennaio 2023.

Con le ulteriori modifiche introdotte in legge di bilancio rispetto al DDL, rispetto al 7,3 % fissato nel DM del 9.11.2022, è questo il  nuovo quadro di situazione (gli importi devono intendersi al lordo):

Dunque, rispetto alle previsioni iniziali del DDL, sono state ulteriormente ritoccate le fasce di perequazione con un più 0,5% delle pensioni fino a 5 volte il trattamento minimo. Rimane però il fatto che, rispetto alle regole oggi in vigore, le pensioni a partire da 2.625 € lorde non godranno dell’intera perequazione al 7,3%, di per sé già ridotta rispetto all’inflazione attuale che, come noto, viaggia da mesi a due cifre. Il danno per molti pensionati è evidente, e la beffa è che queste risorse a loro sottratte verranno destinate a finanziare altre categorie, in primis lavoratori autonomi e flat tax.  

Se queste sono, da ora, le nuove regole di perequazione, si comprende allora bene come, all’incremento delle pensioni minime e alla riconferma della percentuale di perequazione piena per gli assegni pensionistici fino a 4 volte il minimo, farà da contraltare una perequazione più bassa del previsto a partire dalle pensioni lorde da 2100 €, che, in primis con riferimento alle fasce più basse (da 1400/1500 € netti al mese, non proprio pensioni d’oro!), subiranno una evidente perdita di potere d’acquisto, che diventerà sempre più corposa man mano che cresce l’assegno pensionistico.

 In conclusione, non possiamo che confermare il nostro giudizio circa il fatto che il combinato disposto tra l’assenza di flessibilità nelle uscite dal lavoro (che permarrà tutta nel 2023, anche a fronte di “quota 103), il depotenziamento gravissimo di “opzione donna” e la minore tutela del potere d’acquisto delle attuali pensioni, costituiscono scelte penalizzanti che appaiono tutte orientate da una idea a monte di carattere politico, che è quella, per noi del tutto inaccettabile, di sottrarre risorse al sistema pensionistico per destinarle ad altri (partite IVA in primis), e dunque di fare cassa con le pensioni.

Conclusa la vicenda “legge di bilancio”, si aprirà a gennaio p.v. una partita ancora più grande: il confronto tra Parti sociali e Governo sulla riforma della Legge Fornero, sperando che sia davvero la volta buona. Il 19 gennaio prima riunione al Ministero del Lavoro, noi ci saremo con le nostre idee e le nostre proposte.

Buon 2023 a pensionate e pensionati, e a tutti coloro che stanno per diventarlo!

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

       

Opzione donna


Inizia il percorso per la definizione della manovra economica 2025. Attesa per fine ottobre la presentazione in Parlamento del Disegno di Legge di Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri. Il taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35.000€ e la rimodulazione da 4 a 3 delle aliquote fiscali, un impegno gravoso assunto dal Governo, una coperta corta le cui ricadute negative potrebbero andare a discapito della categoria dei pensionati, che potrebbero essere chiamati ancora una volta a far cassa: senza proroghe, saltano Quota 103, APE Social e Opzione Donna.

10 Set 2024 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica. Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione […]


CSE-FLP Pensionati informa dell’adeguamento della piattaforma INPS per la presentazione delle istanze telematiche di pensione alle novità introdotte dalla legge di bilancio per il 2024 su : quota 103 (41 anni di contributi e 62 anni di età e il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico); opzione donna (accesso solo per chi possiede i requisiti previsti per l’APE social); pensione anticipata interamente contributiva ( per i lavoratori assunti a partire dal 1996 in possesso di almeno 20 anni di contributi).

12 Feb 2024 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 12 del 12 febbraio 2024 – Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 4/2024, che riferisce degli aggiornamenti portati alla piattaforma INPS per la presentazione delle istanze di collocamento in pensione con particolare riguardo alle novità introdotte in materia dalla legge di bilancio per il 2024. “Con messaggio n. 454 […]


E’ arrivato in Senato il DDL di Bilancio per il 2024. Le valutazioni di CSE-FLP Pensionati: decisamente inasprite le misure in materia di pensioni: confermata “Quota 103”, ma con ricalcolo interamente contributivo, col limite del trattamento pensionistico a 2.200€ lordi, con innalzamento della finestra mobile a 9 mesi per i pubblici; confermato l’incentivo al posticipo pensionistico; confermata “Opzione donna” ma con aggravio di età; come pure accade per “APE Social”(il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi); nuove aliquote per le domande di riscatto (quattro anni di università passano da 19.000 a 66.000 €)

2 Nov 2023 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024. A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e […]


Nessuna riforma delle pensioni per il 2024, solo manutenzione. CSE-FLP Pensionati riferisce sui contenuti del Documento di Economia e Finanza 2023 approvato dal Consiglio dei Ministri. Fra le ipotesi in campo, conferma della quota 103 e proroghe dell’APE Social e di “Opzione donna”. Slitta il tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro, che la Presidente del Consiglio aveva ipotizzato lo scorso 31 maggio, in quanto le poche risorse disponibili (4-5 miliardi) sarebbero orientati verso interventi di natura fiscale, quali il cuneo fiscale e probabilmente altre a favore dei lavoratori autonomi

16 Giu 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.                Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani […]


FLP Pensionati illustra i contenuti della circolare INPS che reca chiarimenti e indicazioni operative per l’accesso al collocamento in pensione con la modalità “Opzione donna”. Richiesti 35 anni di servizio e 60 di età per le sole donne che nel pubblico abbiano il requisito di “caregiver”, o di invalidità almeno al 74%. Decorrenza effettiva della pensione dopo 1 anno di finestra mobile. Già attiva sul sito INPS la procedura online per la presentazione della domanda. Nessuna novità sul fronte del Governo per il ripristino dei vecchi requisiti, nonostante gli impegni assunti dalla ministra Calderone con le parti sociali

13 Mar 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 21 del 13 marzo 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE – FLPPensionati n. 6 del 10 marzo 2023, che illustra e commenta i contenuti  della circolare INPS n. 25 del 06.03.2025 in materia di collocamento in pensione con la formula “Opzione donna” . A distanza di oltre due mesi […]


Al Ministero del Lavoro prima riunione interlocutoria del tavolo tecnico per la riforma delle pensioni. Le riflessioni della nostra Confederazione CSE sui contenuti della riunione, che ha avuto ad oggetto in particolare le possibili modifiche dei requisiti su “Opzione donna”, pesantemente intaccata dalla legge di bilancio 2023, e le prospettive pensionistiche delle nuove generazioni. Ma l’attenzione di CSE si incentra sulla necessità di una riforma organica della materia, che tenga conto del mutato scenario che caratterizza oggi il mondo del lavoro, e della sempre maggiore precarietà e discontinuità del rapporto di lavoro.

17 Feb 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 11 del 16 febbraio 2023 – Si riporta di seguito il notiziario n. 5 del 16 febbraio 2022 della nostra Confederazione CSE Roma, che riferisce dei contenuti della prima riunione sulle materie in oggetto con il Governo presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali: Ha avuto un esito essenzialmente […]


Attivata dall’INPS la procedura per le domande online di collocamento in pensione con l’Opzione donna per le colleghe in possesso dei requisiti contributivi già noti, ma con il requisito anagrafico di 60 anni, nel caso di caregiver o invalide almeno al 74%; per le lavoratrici madri, il requisito scende a 59 anni in presenza di un figlio e a 58 in presenza di due. Si riduce così all’osso la platea di potenziali fruitrici, destinatarie comunque di una pensione anch’essa ridotta all’osso per effetto del calcolo su base contributiva. L’ISTAT stabilisce all’8,1% la percentuale definitiva di perequazione dei trattamenti pensionistici.

13 Feb 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 9 del 10 febbraio 2023 – Si riporta di seguito il Not. N. 4 di CSE-FLP Pensionati in data 08 febbraio u.s., che reca gli aggiornamenti relativi alle procedure INPS per avviare le pratiche di “Opzione Donna” e quelli relativi alla perequazione definitiva al 8,1% degli assegni pensionistici Nelle more di […]


Avviato il confronto tra Governo e OO.SS. in materia di Riforma delle Pensioni, alla luce del dato che oggi l’Italia è il paese occidentale che richiede i requisiti più onerosi e pesanti, eroga le pensioni fra le più basse in assoluto, e vi applica il prelievo fiscale più alto. Le proposte di CSE-FLP : l’uscita con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, un accesso più favorevole per caregiver e fragili, il ripristino di “Opzione donna” senza ricalcolo contributivo, il ripristino dei criteri di perequazione, ridotti dalla legge di bilancio 2023, la parificazione al privato per il pagamento del TFS.

23 Gen 2023 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni. Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al […]


Il punto di situazione sulle modalità di collocamento in pensione possibili a oggi nell’elaborato di CSE-FLP Pensionati, alla luce della legge 197/2022 di bilancio di previsione per il 2023. Bloccato a 67 anni fino al 2026 il requisito anagrafico necessario per la pensione di vecchiaia. Confermati anche i requisiti della anticipata, con una finestra mobile di 3 mesi per il privato e 6 per il pubblico. Da quota 102 a quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi). L’incentivo economico per restare oltre i requisiti della anticipata. Requisiti limitati per Opzione donna. Confermata APE Social

18 Gen 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.  Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la […]


Le misure previste dalla legge di bilancio per il 2023 in materia di pensioni nell’analisi CSE-FLP Pensionati. Quota 100 per pochi, Quota 103 con 41 anni di contributi e 62 di età anagrafica + finestra mobile di 6 mesi dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023 con tetto all’assegno pensionistico, Opzione Donna depotenziata, proroga dell’APE Sociale. Previsto un incentivo economico per chi resta: i contributi vengono versati in busta paga al lavoratore anziché all’INPS. Cambiate le regole per la perequazione: ridotti gli aumenti previsti da gennaio per buona parte della platea dei destinatari

13 Gen 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023. All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di […]


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