Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 22 del 01.12.2022 del Coordinamento CSE FLP Pensionati, dopo l’approdo del DDL Bilancio 2023, alla Camera.
Con il precedente Notiziario n. 21 del 22 novembre u.s., abbiamo fornito alcune prime informazioni in ordine alle misure che il Consiglio dei Ministri aveva adottato in materia di pensioni, tutte desunte dal comunicato stampa di Palazzo Chigi dopo il varo del disegno di legge sulla manovra di bilancio 2023.
Nello stesso Notiziario avevamo comunque avvertito che “per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori aggiustamenti”, che è poi quello che in effetti è avvenuto, atteso che il DDL approdato alla Camera (Atto Camera n. 643) contiene importanti elementi di novità anche sulle pensioni, in buona parte anche pesanti per la categoria, sui quali proveremo ora ad entrare nel merito.
Partendo però da un paio di considerazioni preliminari di ordine politico. La prima: ancora una volta, a distanza di oltre dieci anni dalla c.d. riforma Fornero e secondo un copione che peraltro abbiamo già visto negli anni precedenti, le misure in materia pensionistica della legge di bilancio hanno la solita connotazione di provvedimenti parziali e tampone in attesa della riforma che verrà, tesi solo a limitare i danni di una applicazione piena della Fornero e dunque al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti da quella riforma che prevede, come noto, uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, che però interesseranno un numero esiguo di pensionandi.
La seconda considerazione è che, a undici anni dalla riforma Fornero, è la prima volta a nostra memoria che la manovra di bilancio usa il sistema previdenziale come cassa, togliendo più risorse di quanto ne assegna, atteso che, come ben dimostrano i numeri della manovra, il sistema previdenziale contribuisce con 2,1 mld di euro, che sono frutto dei tagli operati, ad una manovra pari complessivamente a 35 mld. Fare cassa con i pensionati, come la manovra di bilancio propone, è una circostanza nuova e incredibile.
Ciò premesso, entriamo ora nel merito delle misure adottate dal Governo in materia di pensioni e di cui agli articoli dal n. 53 al n. 56 del DDL approdato alla Camera.
“QUOTA 103” (c.d. pensione anticipata flessibile”): rinviata a tempi futuri la riforma della legge Fornero, e al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti dalla riforma del 2011 che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, il DDL bilancio contiene un nuovo schema di anticipo pensionistico che consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41=103).
L’uscita dal lavoro prevede inoltre una finestra mobile, di tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023, sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi maturasse invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).
“Quota 103” prevede in aggiunta un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 €), che si applicherà sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione pre-67 anni, una decurtazione dell’assegno.
Altra novità è l’introduzione di un incentivo economico a restare al lavoro (tipo “bonus Maroni”): per chi matura i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così a lavorare, avrà diritto di chiedere al proprio datore di lavoro di non pagare più i contributi all’ente previdenziale, ma di versarli direttamente nella propria busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.
Come già ricordato, come CSE FLP Pensionati chiediamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugandolo con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita fortemente l’utilizzazione (le ultime stime parlano di 42mila lavoratori potenziali fruitori, il più uomini, dunque tanto fumo e poco arrosto), e ulteriormente limitante ci appare il tetto previsto per l’assegno pensionistico. E per quanto attiene all’incentivo economico previsto per chi resta al lavoro, va detto che l’aumento della busta paga avrà come contraltare il minor importo della futura pensione, che senza quei contributi sarà ovviamente più leggero.
“OPZIONE DONNA”: rispetto ai requisiti oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), il DDL Bilancio ne prevede la proroga, ma con alcune modifiche peggiorative. I requisiti da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni di servizio, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie (uguali a quelle dell’APE Sociale): caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione ella capacità lavorativa pari almeno al 74%; licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).
Dunque, rispetto ad oggi, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in particolare si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate alle categorie precedentemente richiamate. E in ogni caso il DDL Bilancio riconferma il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le penalizzazioni ben note (fino al 30%).
Non comprendiamo le ragioni di una scelta che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” penalizzando così ancor di più le lavoratrici. Come CSE FLP Pensionati chiedevamo invece venisse confermata negli attuali requisiti “opzione donna” cancellandone solo l’obbligo di ricalcolo contributivo, e continuiamo a pensare che quella era la strada giusta da imboccare.
“APE SOCIALE”: prorogata a tutto il 2023, l’unica proroga 2023 senza modifiche, con la riconferma dei requisiti di accesso previsti dalla L. 30.12.2021, n. 234, che ne ha peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Come CSE FLP Pensionati, giudichiamo in modo positivo la proroga di APE Sociale che avevamo peraltro ripetutamente richiesto, anche se avremmo voluto la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliando ulteriormente la platea delle attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni meritevoli di tutela, che andrebbero implementate con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.
PEREQUAZIONE 2023: al meccanismo di adeguamento degli assegni pensionistici (c.d. “perequazione”) in base alla variazione percentuale che si è verificata nel 2022 negli indici dei prezzi al consumo, che il MEF ha già calcolato nel 7,3 %, alle regole di applicazione fissate dall’art. 1, co.478, della legge di bilancio 2020 (legge 27.12.0219, n. 160) e ai conseguenti aumenti delle pensioni previsti da gennaio 2023, abbiamo dedicato un intero Notiziario, il n. 19 del 12 nov. u.s., al quale rinviamo. Quelle le regole e quelli i calcoli che supportavano i previsti aumenti 2023, comunque finalizzati alla tenuta del potere di acquisto delle pensioni, messo oggi a dura prova da una inflazione a due cifre.
Ebbene, la scelta, a nostro giudizio assolutamente inopportuna operata dal Governo nel DDL Bilancio e fatta al solo fine di far cassa, è stata quella di modificare l’impianto della perequazione e i suoi effetti sugli aumenti delle pensioni da gennaio p.v..
Infatti, rispetto al 7,3 % fissato nel DM a firma Giorgetti del 9.11.2022, con le nuove regole del DDL:
le pensioni minime (oggi 525,38 € ) godranno di un ulteriore incremento dell’1,5 % nel 2023 e del 2,7% nel 2024, e dunque l’aumento sarà del + 8.8% nel 2023 (46 €) e del + 10% nel 2024 (53 €);
le pensioni di importo fino a 4 volte la minima (circa 2.100 € lordi) godranno dell’intera rivalutazione pari al 100%, e dunque del 7,3%;
fra 4 e 5 volte la minima, avranno una rivalutazione dell’80%(prima 90%) e dunque pari al 5,84 %;
fra 5 e 6 volte la minima, avranno una rivalutazione del 55% (prima 75%) e dunque pari al 4,01 %;
fra 6 e 8 volte la minima, avranno una rivalutazione del 50% (prima 75%) e dunque pari al 3,65%;
fra 8 e 10 volte la minima, avranno una rivalutazione del 40% (prima 75%) e dunque pari al 2,85%;
sopra 10 volte la minima, avranno una rivalutazione del 35% (prima 75%) e dunque pari al 2,49%.
Se queste sono le nuove regole della perequazione, si comprende allora bene come, al piccolissimo incremento delle pensioni minime e alla riconferma della percentuale di perequazione fissata dal MEF per gli assegni pensionistici fino a 4 volte la minima, farà da contraltare una perequazione più bassa del previsto a partire dalle pensioni lorde da 2100 €, che, con riferimento alle fasce più basse (da 1400/1500 € netti al mese, non proprio pensioni d’oro!), subiranno una evidente perdita di potere d’acquisto, che diventerà sempre più corposa man mano che cresce l’assegno
pensionistico.
E allora appare evidente ai nostri occhi come il combinato disposto tra la mancanza di una significativa flessibilità nelle uscite dal lavoro (che permarrà tutta nel 2023, anche a fronte di “quota 103”, in un Paese come il nostro che ha l’età di pensionamento tra le più alte del mondo), il depotenziamento gravissimo di “opzione donna” e la minore tutela del potere d’acquisto delle attuali pensioni, costituiscono scelte dicarattere operativo che ci appaiono tutte orientate da una scelta a monte di carattere politico, che è quella, per noi assolutamente inaccettabile, di sottrarre risorse al sistema pensionistico per destinarle ad altri soggetti (partite IVA in primis), e di fare così cassa con le pensioni.
Come CSE FLP Pensionati, in linea con il giudizio critico espresso dalla Segreteria Generale FLP che ha chiesto di modificare la manovra di bilancio in modo significativo e ha manifestato l’intendimento di predisporre specifiche proposte emendative da presentare nelle prossime ore al Governo e alle competenti Commissioni Parlamentari, lavoreremo nei prossimi giorni per sollecitare il Parlamento a rendere meno pesante questa manovra per gli attuali pensionati e per quelli che lo diventeranno nell’anno a venire.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Questa l‘impietosa analisi del testo del disegno di legge di bilancio 2023 per la parte relativa alle modifiche portate in corso d’opera in materia pensionistica, che aggiungono, se mai ce ne fosse stato bisogno, discriminazioni nei confronti del pubblico impiego (6 mesi di finestra mobile per il pubblico, a fronte dei 3 previsti per il privato in caso di uscita per quota 103), ricadute negative per le donne (solo alcune categorie di donne potranno accedere a ”Opzione donna”), e minori tutele economiche per tutti i pensionati con la riduzione dei parametri di perequazione del trattamento economico.
Restiamo in attesa di conoscere le iniziative della Segreteria Generale FLP e CSE FLP Pensionati presso le competenti Commissioni Parlamentari, e vi terremo aggiornati sugli sviluppi dell’iter parlamentare.
Cordialissimi saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 74 del 01.12.2022 –
Facendo seguito al notiziario n. 72 in data 23 novembre 2022, che riferiva dei contenuti e delle novità introdotte in materia pensionistica a cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati, pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 29 del 29.11.2022 della Segreteria Generale FLP sempre in materia di Legge di Bilancio 2023.
E’ stata resa nota in queste ore la versione “bollinata” dalla RGS della Legge di bilancio 2023 che da oggi inizia l’iter parlamentare e che dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2022 per scongiurare l’esercizio provvisorio.
Da una prima lettura emerge da un lato il carattere iniquo delle misure in ambito fiscale con la previsione della flat tax al 15% per i redditi da lavoro autonomo fino a 85.000 euro, mentre lavoratori dipendenti e pensionati sono tassati alla fonte, con aliquote ben più alte, e con la riproposizione dell’ennesimo condono delle cartelle esattoriali, che premia i furbi e penalizza chi le tasse le ha pagate.
Così come l’aumento dell’utilizzo del contante fino a 5.000 euro è un chiaro segnale nella direzione di chiudere un occhio sulle transazioni in nero e sull’evasione fiscale.
Sul lavoro pubblico vengono congelati i rinnovi contrattuali scaduti a dicembre 2021 e viene prevista solo l’erogazione di una somma una tantum pari all’1,5% di incremento degli stipendi, presumibilmente a titolo di acconto. E’ di tutta evidenza come tale “mancetta” sia del tutto inaccettabile, a fronte di un’inflazione annua che solo per il 2022 si attesta intorno al 10%, e che essendo percentualizzata in modo lineare sulla retribuzione complessivamente percepita, comporta benefici economici (si fa per dire) più alti per chi guadagna di più. Si passa da circa 75 euro mensili per i dirigenti a poco più di 27 euro medi lordi per il personale delle Aree professionali.
Un indebolimento del potere di acquisto che avrà effetti non solo sulla vita di milioni di lavoratrici e lavoratori e sulle loro famiglie, ma avrà anche un effetto recessivo molto forte. Sulla PA continua poi la logica dei tagli lineari e della spending review con 800 milioni di tagli per le Amministrazioni centrali e mancati nuovi investimenti, con il risultato che saranno ancora più a rischio gli obiettivi posti a base del PNRR, su cui si registrano già notevoli ritardi.
Anche sul fronte delle pensioni la manovra appare insufficiente, con una rivalutazione delle pensioni minime molto blanda, la penalizzazione con la mancata o parziale indicizzazione di quelle che superano i 2.815 euro lordi, un depotenziamento di Opzione Donna in versione ristretta con la nuova variabile figli, quota 103 (41 anni di contributi e 62 di età), che riguarderà poco più di 40.000 lavoratori. Misure che complessivamente stimano un risparmio sulla spesa pensionistica pari a 2,1 miliardi di euro.
D’altro canto anche le misure per il lavoro sono insufficienti: si confermano le percentuali di abbattimento del cuneo fiscale varate da Draghi, che però, in una fase di forte ripresa dell’inflazione, incidono molto relativamente sulla tenuta del potere di acquisto, mentre l’indebolimento del reddito di cittadinanza e la mancata previsione del salario minimo, rendono ancora più poveri, e meno tutelati, ampi settori della nostra popolazione, che faticano ormai ad arrivare a metà mese. Così come aumenta la precarietà e il lavoro sottopagato con la riproposizione dei famigerati voucher.
Positiva invece la norma contenuta art. 66 del DDL che prevede un ampliamento del congedo parentale per i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, attualmente concesso ad entrambi i genitori alternativamente, fino ai 12 anni di età del figlio. In particolare si prevede per il 2023 che uno dei mesi di congedo parentale per la sola madre lavoratrice, da fruire entro il sesto anno di vita del bambino, sia indennizzato all’80% della retribuzione imponibile invece che al 30%. Fattispecie questa però in controtendenza rispetto alla recente raccomandazione della direttiva europea volta a favorire la parità dei sessi nel lavoro di cura e accudimento dei figli.
Da tutto quanto sopraesposto emerge una valutazione complessivamente negativa del Disegno di legge all’esame del Parlamento, che interviene solo parzialmente sul recupero del potere di acquisto di lavoratori e pensionati, innesta elementi di forte iniquità nel campo fiscale con il superamento del principio costituzionale della progressività delle imposte, si caratterizza per un approccio recessivo e non espansivo.
Una manovra che chiederemo di modificare in modo significativo, nel corso del pur limitato arco temporale di esame parlamentare, con l’indicazione di specifiche proposte emendative che presenteremo nelle prossime ore al Governo e alle competenti Commissioni Parlamentari.
La Segreteria Generale FLP
Questa la sintesi della disamina del testo del disegno di legge di bilancio 2023 afferente al lavoro pubblico e pensioni, relativamente al quale la Segreteria Generale FLP è attiva presso le competenti Commissioni Parlamentari.
Come sempre, vi terremo aggiornati , cordialissimi saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 –
Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023.
Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno di legge relativo alla manovra di bilancio 2023, che contiene, tra le altre cose, anche importanti provvedimenti in materia di pensioni.
Trattasi di una manovra che, partendo dal quadro di riferimento delineato dalla NADEF recentemente aggiornata, prevede misure per complessivi 35 miliardi di euro, di cui circa i due terzi sono rivolti a contrastare il caro energia nel primo trimestre del nuovo anno, e che poi dovranno essere eventualmente rifinanziate.
Tra i provvedimenti presenti nella manovra di bilancio ci sono, naturalmente, anche quelli che riguardano il pianeta pensioni. Che partono da un assunto diventato da qualche anno un classico delle leggi di bilancio: misure tampone, e rinvio a tempi successivi della riforma pensionistica. E’ avvenuto con altri Governi, ultimo in ordine di tempo quello presieduto da Draghi, e anche con il Governo Meloni il copione si ripete, anche se in questo caso è molto più giustificato. E allora vediamo le novità per il 2023 in materia pensionistica, peraltro in buona parte da noi già anticipate (vedasi il Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).
“QUOTA 103”: abbandonata ogni velleità di cancellare la Fornero come si è sentito dire in campagna elettorale, e al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti dalla riforma Fornero del 2011 che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, il DDL bilancio contiene un nuovo schema di anticipo pensionistico che consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103). Come si ricorderà, come CSE FLP Pensionati chiediamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugato con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita enormemente l’utilizzazione (si stimano in circa 48mila lavoratori i potenziali fruitori).
“OPZIONE DONNA”: rispetto ai requisiti oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), il DDL Bilancio 2023 prevede la sua proroga, ma con alcune modifiche. I requisiti da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni di servizio, ma si uscirà a 58 anni con due figli, a 59 anni con 1 figlio e a 60 anni senza figli. Non muterà comunque la condizione che escluderà ancora molte donne, quella del ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le penalizzazioni ben note (fino al 30%).
“APE SOCIALE”: prorogata anche questa opzione al 31.12.2023, con la riconferma dei requisiti di accesso previsti dalla legge di bilancio per il 2022 (L. 30.12.20211, n. 234).
PENSIONI MINIME: indicizzazione 2022 al 120%, che determinerà l’incremento della pensione minima a 570 € circa
“BONUS”: recuperato il c.d. “Bonus Maroni”, dal nome del suo ideatore proprio oggi scomparso, che consentirà a chi avrà maturato i requisiti per andare in pensione e deciderà invece di restare a lavoro di avere una maggiorazione del 10% in più del proprio stipendio.
Questi i provvedimenti che riguardano la materia pensionistica, desunti dal comunicato stampa di Palazzo Chigi e dagli interventi del Governo nella conferenza stampa di stamattina, che, come già detto, ripropongono purtroppo il cliché delle manovre di bilancio di questi ultimi anni, riproponendo ancora una volta misure tampone in attesa della riforma che verrà.
Naturalmente, per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori, piccoli aggiustamenti. Ma che dovrebbe vedere la luce, nel testo inviato al Parlamento, in tempi molto più rapidi rispetto agli anni precedenti, stante le sollecitazioni che vengono dall’Europa.
E dovremo anche aspettare l’avvio dei lavori nelle Commissioni parlamentari competenti e della successiva discussione in aula, che quest’anno partirà dalla Camera per poi approdare al Senato, ma verosimilmente solo per il voto di fiducia stante il davvero esiguo tempo a disposizione.
Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari per quanto attiene alle misure in materia di pensioni, e la nostra Confederazione, come già avvenuto negli anni precedenti, non mancherà di formulare proposte migliorative, anche in forma di emendamenti, da portare all’attenzione del Parlamento che dovrà poi dire la parola definitiva.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Dunque nessuna significativa riforma della legge Fornero, solo proroghe e aggiustamenti, che comunque sono di interesse per i molti colleghi della Difesa che stanno valutando le possibilità di uscita. Queste le informazioni finora rese note in materia dal Governo tramite Comunicati Stampa e Conferenza Stampa, ma naturalmente l’iter della legge è ancora tutto in salita, pur nella consapevolezza che non ci sarà molto tempo per l’approvazione. Ma poiché in corso d’opera saranno ancora possibili proposte, aggiustamenti, modifiche, ci riserviamo di conoscere il testo finale del disegno di legge per quanto riguarda anche le altre materie di interesse dei lavoratori, e in particolare della Difesa.
E’ tutto, cordialissimi saluti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 66 del 09.11.2022 –
Incontro della Ministra del Lavoro Calderone con le parti sociali
Si riporta di seguito il Notiziario FLP n. 18 del 7 novembre u.s., che riferisce delle ultime novità in materia finanziaria di nostro interesse, e dei contenuti dell’ultima riunione col neo incaricato Ministro del Lavoro.
Nell’ultima riunione del 4 novembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato la NADEF (Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza), modificando i dati macroeconomici contenuti nel documento lasciato in eredità da Draghi e Franco, ma al tempo stesso implementandolo con alcune scelte di politica economica che costituiranno punti di riferimento obbligati nella scrittura del disegno di legge sulla manovra di bilancio 2023.
In estrema sintesi: il buon andamento dell’economia italiana nel terzo trimestre ha innalzato la previsione di crescita del PIL 2022 dal 3,3 al 3,7% e fruttato un “tesoretto” di 9,5 mld di euro che, in aggiunta alla scelta operata dal nuovo Governo di creare un deficit aggiuntivo 2023 per circa 23 mld e alla previsione di una nuova spending review nel triennio in corso dalla quale, nel 2023, attingere circa 800mila euro, costituiscono, allo stato, le disponibilità complessive che dovrebbero essere utilizzate dal Governo Meloni per agire su due fronti: in primo luogo, un nuovo “decreto legge aiuti”, che sarà sottoposto a giorni all’approvazione del Consiglio dei Ministri e recherà misure contro il caro energia e contro gli effetti negativi della crescita dell’inflazione oggi a due cifre (11,9%, dato di ottobre u.s.) a favore di famiglie e imprese, sul tipo dei tre già varati in precedenza dal Governo Draghi, dei quali abbiamo riferito in precedenti Notiziari per la parte d’interesse dei pensionati; in secondo luogo, un insieme di interventi e misure che dovrebbero trovare spazio nel DDL sul Bilancio 2023 e interessare diversi aspetti, tra i quali in primis fisco (cuneo fiscale e flat tax) e pensioni.
Anche per questo, nella stessa giornata, il Ministro del Lavoro ha convocato Parti sindacali e Parti datoriali per un primo confronto, che CSE FLP Pensionati aveva sollecitato sin dal momento della nomina, nel quale la dr.ssa Calderone ha anticipato alcuni intendimenti del Governo in materia di pensioni e di lavoro. Alla riunione, hanno anche partecipato il Vice Ministro del Lavoro, Maria Teresa Bellucci e il Sottosegretario Claudio Durigon.
In apertura di riunione, la Ministra Calderone ha detto che, in materia previdenziale, l’intenzione del Governo, stante il poco tempo a disposizione, sarebbe quella di procedere ad alcuni interventi in manovra di bilancio 2023 al fine di scongiurare lo stop a “opzione donna” e “APE sociale”, le cui proroghe andranno in scadenza al 31.12.2022, ma soprattutto al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti per il pensionamento previsti dalla riforma Fornero del 2011, che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità, o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata.
Dunque, il DDL Bilancio 2023 dovrebbe recare innanzitutto:
la proroga al 31.12.2023 dell’Ape social, con i requisiti di accesso previsti dalla L. 234/2021 (63 anni di età con 30 anni di contributi per disoccupati di lunga durata che hanno terminato di percepire la prestazione di disoccupazione, caregiver, lavoratori con disabilità pari almeno al 74%, e 36 anni di contributi per gli addetti a mansioni usuranti), che dovranno essere maturati comunque entro il 31 dicembre 2023;
la proroga di “opzione donna”, con i requisiti oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome, da maturarsi entro il 31.12.2022, includendovi così le lavoratrici dipendenti nate nel 1964 e quelle autonome nate nel 1963, ma sempre con ricalcolo interamente contributivo, che produrrà le penalizzazioni ben note (fino al 30%).
Nessun accenno invece in riunione alla “opzione uomo” (vedi Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).
Ma il Ministro del Lavoro ha parlato in riunione anche della possibilità, attualmente allo studio, di varare, per il 2023, anche “quota 41”, e cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di anzianità contributiva, accoppiandolo però ad un requisito anagrafico (61 o 62 anni d’età), e dunque una altra quota 102 (41 + 61) o una nuova “quota 103” (42 + 41) a seconda del requisito d’età scelto, più probabilmente la prima che avrebbe un minore costo per le casse pubbliche.
Una soluzione, questa, che come CSE FLP però non condividiamo pienamente, ritenendo auspicabile invece il varo di una “quota 41” al netto di qualsiasi vincolo d’età in abbinata; confermiamo invece la nostra condivisione in ordine alle ipotesi di una ulteriore proroga a tutto il 2023 di “ape social” e “opzione donna” con gli attuali requisiti previsti, al netto però, per quest’ultima, del ricalcolo su base esclusivamente contributiva, che come ampiamente risaputo va a penalizzare i futuri pensionati relativamente alla parte di calcolo retributivo sino al 1996.
Dobbiamo anche aggiungere che, nelle previsioni del nuovo Governo, stante anche la ristrettezza del tempo a disposizione, gli interventi ad adottare con la prossima legge di bilancio sono finalizzati, come già detto, a scongiurare il famoso “scalone”, fermo restando l’intendimento di procedere nel 2023, anche attraverso il confronto con il Sindacato, ad una riforma della legge Fornero che introduca significativi elementi di flessibilità in uscita. Sono gli stessi intendimenti dichiarati dal Governo Draghi in avvio del proprio mandato, speriamo che non facciano la stessa fine essendo rimaste, quelle di Draghi, solo delle buone intenzioni non seguite da fatti.
Per quanto attiene alle politiche del lavoro, la riunione con il Ministro ha registrato il formale riavvio del tavolo tecnico permanente sulla materia, il che costituisce a nostro giudizio un fatto sicuramente positivo, che a breve dovrebbe sostanziarsi nei primi confronti (modifiche del Reddito di cittadinanza e sicurezza sul lavoro in primis). Ne vedremo e ne seguiremo gli sviluppi.
Il confronto con il Ministro ha avuto comunque, come immaginavamo, un carattere essenzialmente interlocutorio, atteso che le scelte sono tutte di livello politico e attengono in primo luogo al Governo nella sua interezza. Registriamo comunque un fatto importante: la convocazione delle Parti sociali da parte del Presidente del Consiglio, fissato per mercoledì p.v., nel quale si dovrebbe parlare in primo luogo di caro energia, andamento dell’inflazione, salari bassi ma anche pensioni.
Un segnale a nostro avviso importante, con la viva speranza che la convocazione delle Parti sociali non sia un fatto di facciata ma segni la volontà di un effettivo coinvolgimento preventivo in merito alle impegnative scelte che Esecutivo e Parlamento saranno chiamate a fare a breve termine.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Il notiziario di FLP ci dà il senso della massima attenzione che da qui fino a fine anno dovremo prestare agli sviluppi dell’elaborazione della legge di bilancio per il 2023, che dovrebbe contenere fra le molte voci, per quanto di interesse dei colleghi pensionandi, la proroga della modalità di pensionamento in “opzione donna” e dell’“APE sociale”, e che potrebbe anche prevedere l’introduzione della “Quota 41”.
Ci terremo aggiornati. Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 81 del 22 novembre 2021 –
Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n.2 del 18 novembre 2021, che riferisce dei contenuti del DDL di Bilancio 2022 per il settore Pensioni:
E’ finalmente approdato in Senato (Atto Senato n. 2448) il Disegno di Legge relativo alla manovra di bilancio per l’anno 2022, a distanza di oltre 20 giorni dall’adozione in Consiglio dei Ministri che è avvenuta in data 28 ottobre u.s., e con un testo che, rispetto a quello originario, appare modificato in più parti e anche corposamente implementato (34 articoli in più), e questo, peraltro, senza ulteriori passaggi in Consiglio dei Ministri. Circostanze queste mai accadute in passato, che testimoniano la fatica che ha fatto il Governo nel mettere a punto il provvedimento, che inizia ora il suo iter parlamentare al Senato e che, dati i ritardi accumulati, impediranno prevedibilmente l’esame dell’altro ramo del Parlamento, che sarà chiamato a votare la fiducia sul testo licenziato dal Senato senza poter operare alcuna modifica.
Come noto, all’interno del predetto DDL, il Capo II è interamente dedicato alle pensioni e alle relative scelte per l’anno 2022, ma anche qui con alcune modifiche rispetto al testo originariamente approvato dal Consiglio dei Ministri. Nel loro insieme, a nostro giudizio, le scelte operate non appaiono assolutamente soddisfacenti, in quanto non offrono soluzioni strutturali ai problemi che si trascinano da anni, e sono ispirati solo da una logica tampone, rinviando al futuro la necessaria riforma della L. Fornero.
Ma vediamo da vicino le scelte operate dal Governo in seno al DDL Bilancio approdato al Senato, che, come già riferito nel precedente Notiziario n. 1 del 3 u.s., muovono tutte dalla necessità di superare il famoso “scalone” che la cancellazione di “quota 100” innescherà dal 1 gennaio 2022 con il ritorno alla legge Fornero e alle sue due uniche opzioni d’uscita: pensione di vecchiaia a 67 anni, e dunque con un più cinque anni d‘età rispetto ai 62 anni previsti per “quota 100”, oppure pensione anticipata che richiede 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne ed un anno d’età in più per gli uomini.
Trovano conferma, nella sostanza, gli interventi in materia pensionistica per il 2022 (quota 102; allargamento APE Sociale e conferma opzione donna), ma con alcune importanti novità:
QUOTA 102: consentirà il collocamento in pensione anticipata ai lavoratori che maturano entro il 31 dicembre 2022 64 anni d’età e 38 anni di contributi, con la sola penalizzazione dovuta ad un minore montante contributivo.Rispetto a quota 100, si alza di due anni il requisito anagrafico, lasciando intatto quello contributivo. Dunque, lo scalone di 5 anni viene cancellato ma non si azzera totalmente, tramutandosi solo in uno scalino di due anni, meno importante ma ancora sempre penalizzante.
Secondo alcune stime, però, e qui sta il punto critico, la platea degli interessati a detta opzione, si limiterebbe a circa 34mila nuovi beneficiari ma, se si esclude chi ha già il diritto maturato e cristallizzato a “quota 100”, la platea si ridurrebbe a circa 8.500 lavoratori. (secondo le stesse stime, con “quota 100” sarebbero stati circa 110.000 i potenziali beneficiari). Dunque, una platea estremamente ridotta quella di “quota 102”, che dimostra come, dopo tanto parlare, la montagna ha partorito un topolino, in quanto con la fine di quota 100, la riforma Fornero torna di fatto in vita. Come già per “quota 100”, comunque, una volta maturato, il diritto a Quota 102 si cristallizza, e può essere esercitato anche dopo.
APE SOCIAL: viene prorogata per l’intero 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso: 63 anni di età e 30-36 anni di contributi a seconda della categoria interessata: 30 anni di contributi per disoccupati (che nel 2022 non dovranno però più aspettare tre mesi dal termine degli ammortizzatori sociali), caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; 36 anni di contributi invece per addetti a mansioni gravose o pesanti di cui all’elenco recato dall’allegato C della legge finanziaria 2017 (L.232/2016), mansioni che in ogni caso debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
Il DDL allarga però la platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti ricomprendendo altre categorie rispetto all’elenco originario (i professori della scuola primaria, tecnici sanitari, i magazzinieri e gli addetti anche non qualificati al trasporto e alla logistica, etc.), come si evince dalla tabella 2 del DDL, qui allegata.
I beneficiari percepiranno un assegno ponte mensile di max 1.500 € e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia e, secondo stime pubblicate in questi giorni, i beneficiari sarebbero circa 21.500.
OPZIONE DONNA: viene prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti: 35 anni di contributi e 58 anni d’età, con però il ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi antecedenti al 1996 (il testo originariamente approvato dal CdM prevedeva invece 60 anni d’età, e le stime parlavano di una platea di circa 2.000 lavoratrici). La platea di lavoratrici interessata prevedibilmente sarà più ampia, ma il ricalcolo solo contributivo resta pesantissimo. Resta inoltre, ai fini della decorrenza della pensione, la finestra mobile di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti fra la maturazione del diritto e la prima decorrenza utile per la pensione.
Queste, in sintesi, le novità per il 2022 in materia previdenziale che propone il DDL Bilancio ora all’esame del Senato. Ebbene, a questo proposito, confermiamo il giudizio complessivamente negativo in merito alle scelte operate del Governo nei termini già espressi nel precedente Notiziario.
In primo luogo, non si può non sottolineare che le scelte del Governo siano state operate in perfetta solitudine senza alcun coinvolgimento preventivo delle Parti sociali in una materia, quella delle pensioni, che è particolarmente sensibile e che tocca da vicino la vita e il futuro di milioni di persone.
E’ mancata da parte del Governo una visione di lungo termine rispetto al problema pensioni, che appare viceversa strategico, e ancora una volta si è procede con interventi tampone che rinviano a dopo il vero problema: una riforma in profondità della Legge Fornero. E il coinvolgimento postumo delle OO.SS. appare anch’esso strumentale, come anche la promessa di tavoli di confronto nel 2022 per la riforma della legge Fornero: perché allora non si sono fatti quest’anno?
Le premesse non appaiono confortanti: dall’esiguità delle risorse appostate dal DDL Bilancio per la spesa pensionistica (601 milioni nel 2022, 451 milioni nel 2023, 507 milioni nel 2024, poco più di 1,5 miliardinel prossimo triennio), agli intendimenti espressi dal Presidente Draghi circa l’attuazione nel 2023 della legge Fornero, senza nuovi elementi di flessibilità in uscita, e il contributivo pieno per tutti. Se questi sono gli intendimenti – le cui conseguenze le pagheranno oggi i lavoratori vicini alla pensione e, domani, milioni di giovani e di donne – ci sembra che ci sia davvero poco spazio per un confronto serio.
CSE FLP Pensionati pensa che la strada maestra sia una: consentire efinanziare in primo luogo l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti e senza penalizzazioni; la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi ampliandone la platea; opzione donna a regime con 58 anni d’età eliminando il calcolo solo contributivo, pensione di garanzia per i giovani. In campo c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), su cui esprimiamo allo stato alcune perplessità.
In sede di audizione, già richiesta dalla nostra Confederazione, proporremo alla Commissione Bilancio del Senato, motivandole, queste nostre considerazioni. Che speriamo possano trovare ascolto.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Certo i contenuti del DDL di Bilancio non danno risposte in particolare a tanti lavoratori della Difesa, che hanno un’età media piuttosto elevata, né ai nostri giovani, che dovrebbero piuttosto trovarvi la speranza di attuare il ricambio generazionale.
Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP 67 del 17 novembre u.s., con il quale si informa della sottoscrizione all’ARAN dell’ipotesi di nuovo ACQ in materia di costituzione ed elezione delle RSU.
Definito nel corso della riunione tenutasi ieri tra Aran e Confederazioni rappresentative del lavoro pubblico, il nuovo Accordo Collettivo Quadro in materia di costituzione delle RSU e per la definizione del regolamento elettorale.
Un testo che aggiorna alcune disposizioni rispetto all’ACQ precedente, con particolare riferimento all’elettorato attivo e passivo, alle modalità di funzionamento delle RSU, alle modalità di presentazione delle liste, alla piena esigibilità di fronte alle Commissioni elettorali dei dispositivi del Comitato dei garanti in caso di controversie.
Da segnalare la possibilità, ora prevista, della presentazione delle liste mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata e della firma digitale del presentatore, in alternativa alla presentazione fisica presso gli Uffici. Una nuova opportunità, frutto di una nostra specifica richiesta poi condivisa dall’Aran, nonostante le numerose e inaccettabili resistenze di altre Confederazioni sindacali.
Condizione questa ancora più necessaria in una fase in cui l’emergenza sanitaria purtroppo non è finita, che permetterà di evitare le strozzature e le difficoltà che fatalmente potrebbero crearsi in una tornata elettorale che interesserà decine di migliaia di posti di lavoro.
Ora per la partenza formale delle procedure bisognerà concordare a breve presso l’Aran il Protocollo il calendario elettorale (a meno di ritardi e/o imprevisti le elezioni si terranno entro il 15 aprile 2022).
Alleghiamo il testo dell’Ipotesi di Accordo Collettivo Quadro che diventerà esecutivo al momento della sottoscrizione definitiva dopo il previsto iter degli organi di controllo.
La Segreteria generale FLP
Davanti alla prospettiva imminente dell’avvio della campagna elettorale per il rinnovo delle RSU, rilanciamo dunque la campagna di adesioni alla nostra O.S., auspicando che la spinta al cambiamento porti nuova linfa anche in termini di candidature RSU, in tempi in cui il massiccio collocamento in pensione delle nostre leve più anziane ci priva anche di molti ottimi dirigenti sindacali.
Sono avviati già da mesi, presso il Ministero del Lavoro, due tavoli di confronto con le Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego, il primo che ha per oggetto gli interventi da inserire nella prossima legge di bilancio e il secondo le scelte da operare ai fini di una riforma previdenziale che si ponga come obiettivo il superamento di tutte le criticità innescate dalla riforma Fornero. Del tavolo precedente, abbiamo riferito nel Notiziario n. 79 del 21 sett. u.s., ed aveva riguardato le novità da inserire nel DDL Bilancio; quello in agenda per mercoledì 14 ott u.s., invece, avrebbe dovuto riguardare le scelte di riforma della L. Fornero, ma così non è stato, nel senso che si è ancora parlato delle opzioni da inserire in finanziaria.
Riportiamo qui di seguito il comunicato diffuso a fine riunione dalla nostra Confederazione.
“ La riunione tenutasi ieri con il vertice politico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali si è limitata a prendere atto delle proroghe e delle altre misure da inserire nella legge di Bilancio 2021, già annunciate nella riunione del 18 settembre.precedente, abbiamo riferito c
Sostanzialmente si tratta della proroga degli istituti Opzione donna e Ape sociale (è ancora da verificare la fattibilità economica di una estensione dei beneficiari anche ai lavoratori fragili da noi richiesta), dell’estensione del contratto di espansione alle imprese al di sotto dei mille dipendenti, di un possibile ricalcolo ai fini pensionistici dei periodi di part time, e di un alleggerimento dei costi sostenuti dalle aziende per lo scivolo dei dipendenti verso la pensione (isopensione).
Abbiamo di nuovo confermato la nostra sostanziale condivisione rispetto a queste misure, ma come CSE abbiamo ribadito la necessità che non vada perso l’impegno assunto dalla Ministra Catalfo all’atto di insediamento di questi tavoli di confronto, sulla necessità di riformare in modo compiuto e organico il sistema pensionistico.
Il Paese, gli attuali pensionati e chi dovrà andare in pensione, hanno bisogno di una profonda riforma che elimini le attuali iniquità, garantisca il riconoscimento del lavoro svolto, tuteli il reddito, riconosca ai fini pensionistici i lavori usuranti rivisti anche alla luce dei fenomeni pandemici in atto.
Abbiamo quindi ribadito le principali priorità che dovranno essere affrontate nei prossimi giorni in sede di confronto politico e tecnico:
individuazione delle finestre di uscita al termine del triennio sperimentale di quota 100 che superino le iniquità della legge Fornero;
rivalutazione del montante di aggiornamento delle pensioni, al fine di tutelare il potere d’acquisto degli attuali pensionati;
staffetta generazionale con meccanismi che consentano l’uscita dal lavoro e nuove assunzioni;
separazione tra previdenza e assistenza;
rivisitazione e aggiornamento dei lavori usuranti;
superamento degli inaccettabili vincoli sull’erogazione del TFS/TFR ai pensionati pubblici.
Condizioni queste necessarie a dare senso e dignità al confronto con le parti sociali che altrimenti rischia di essere solo un mero, e inutile, esercizio formale”
Nelle prossime settimane ci dovrebbe essere una nuova convocazione Vi terremo puntualmente informati.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 79 del 21 settembre 2020 –
la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo
Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 35 del 18 u.s. della Segreteria Generale della FLP, relativo all’incontro della delegazione CSE con la Ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia CATALFO in materia di pensioni:
“Bene la proroga di opzione donna e APE Sociale. Ora però bisogna mettere mano all’impianto complessivo del sistema, per superare le attuali iniquità” E’ quanto affermato dalla delegazione CSE al tavolo di confronto con la Ministra Catalfo nella riunione tenutasi ieri.
L’dea di inserire nella prossima legge di bilancio la proroga dei due istituti è accoglibile, ma riteniamo che già in tale sede possano essere previste ulteriori misure che implementino la platea dei destinatari, ad esempio ai lavoratori con patologie croniche o esposte al rischio COVID 19.
Così come è necessario finalmente entrare nel merito delle problematiche relative:
alla rivalutazione del montante di aggiornamento delle pensioni;
alla questione della staffetta generazionale;
alle finestre di uscita al termine del triennio sperimentale di quota 100;
alla separazione tra previdenza e assistenza;
all’individuazione dei lavori usuranti;
al superamento degli inaccettabili vincoli sull’erogazione del TFR ai pensionati pubblici.
Vanno a tal fine attivate senza indugio le Commissioni su separazione tra previdenza e assistenza e sulla ridefinizione dei lavori usuranti previste dalla legge di Bilancio 2020 e non ancora attivate.
Il 2021 deve essere l’anno della riforma e il tavolo di confronto con le parti sociali, partito con tante ambizioni a fine 2019, non può limitarsi solo a prendere atto di proroghe di istituti comunque insufficienti.
Già a partire dalla prossima riunione, prevista per il 28 settembre, per la CSE è necessario un cambio di passo.
La Segreteria Generale FLP
Ci associamo alle valutazioni della Federazione, soprattutto tenendo conto di quanto interesse la questione rivesta per i nostri colleghi della Difesa, che, nell’essere per buona parte vicini all’uscita, data l’età media notoriamente avanzata, ovviamente sono i prossimi destinatari degli interventi del legislatore.
Notiziario FLP Difesa n. 75 del 2 dicembre 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 22 del 01.12.2022 del Coordinamento CSE FLP Pensionati, dopo l’approdo del DDL Bilancio 2023, alla Camera. Con il precedente Notiziario n. 21 del 22 novembre u.s., abbiamo fornito alcune prime informazioni in ordine alle misure che il […]
Notiziario FLP Difesa n. 74 del 01.12.2022 – Facendo seguito al notiziario n. 72 in data 23 novembre 2022, che riferiva dei contenuti e delle novità introdotte in materia pensionistica a cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati, pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario n. 29 del 29.11.2022 della Segreteria Generale FLP sempre in […]
Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 – Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023. Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno […]
Notiziario FLP Difesa n. 66 del 09.11.2022 – Si riporta di seguito il Notiziario FLP n. 18 del 7 novembre u.s., che riferisce delle ultime novità in materia finanziaria di nostro interesse, e dei contenuti dell’ultima riunione col neo incaricato Ministro del Lavoro. Nell’ultima riunione del 4 novembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato […]
Notiziario FLP Difesa n. 81 del 22 novembre 2021 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n.2 del 18 novembre 2021, che riferisce dei contenuti del DDL di Bilancio 2022 per il settore Pensioni: E’ finalmente approdato in Senato (Atto Senato n. 2448) il Disegno di Legge relativo alla manovra di bilancio […]
Notiziario FLP Difesa n. 80 del 20.11.2021 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP 67 del 17 novembre u.s., con il quale si informa della sottoscrizione all’ARAN dell’ipotesi di nuovo ACQ in materia di costituzione ed elezione delle RSU. Definito nel corso della riunione tenutasi ieri tra Aran e Confederazioni rappresentative del lavoro […]
Notiziario FLP Difesa n. 87 del 17 ottobre 2020 – Sono avviati già da mesi, presso il Ministero del Lavoro, due tavoli di confronto con le Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego, il primo che ha per oggetto gli interventi da inserire nella prossima legge di bilancio e il secondo le scelte da operare ai fini […]
Notiziario FLP Difesa n. 79 del 21 settembre 2020 – Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 35 del 18 u.s. della Segreteria Generale della FLP, relativo all’incontro della delegazione CSE con la Ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia CATALFO in materia di pensioni: “Bene la proroga di opzione […]