Notiziario n. 74 del 10 luglio 2014 –

La Ministra per la P.A., Marianna Madia
La Ministra per la P.A., Marianna Madia

Riportiamo di seguito il testo del Notiziario CSE n. 15 del 9 luglio 2014 nel quale la CSE dà notizia dell’audizione svoltasi presso la Commissione Lavoro della Camera Camera sul disegno di legge (d.d.l.)  di conversione in legge del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90 recante “misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli Uffici giudiziari”.

Nella giornata odierna, presso la Camera dei Deputati, si è svolta la prevista audizione delle Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative nel Pubblico Impiego da parte della XI Commissione  (Lavoro Pubblico e Privato) nell’ambito dell’esame, in sede consultiva, del d.d.l di conversione in legge del Decreto Legge  24 giugno 2014, n. 90, recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari.

Nel corso dell’incontro la delegazione CSE/FLP ha presentato le linee direttrici di un documento di analisi, critiche e proposte sul Decreto Legge di che trattasi che successivamente è stato inviato alla attenzione del Presidente ed ai componenti della Commissione Lavoro della Camera.

Il documento, che viene allegato alla presente, unitamente alle dichiarazioni del Segretario Generale CSE, Marco Carlomagno rilasciate in un comunicato stampa a margine della riunione, si caratterizza per una critica forte e determinata sulle scelte sia di metodo sia di merito operate dal Governo e dalla Ministra Madia in ordine ad un processo di riorganizzazione della P.A. che ancora una volta colpisce il lavoro pubblico ed i lavoratori pubblici con provvedimenti che niente hanno a che vedere con quello che doveva essere un vero e proprio processo organico di riforma, altro che “cambiare verso” per la pubblica amministrazione italiana.

A questo si aggiunga un ricambio generazionale lanciato da annunci mirabolanti e che, invece, poco porta a casa in termini di assunzioni di personale vincitore/idoneo e di soluzioni per il personale precario della P.A.; una mobilità che può essere definita “coatta” per i termini utilizzati e che straccia tutti gli elementi a suo tempo previsti contrattualmente; un vero e proprio schiaffo alla dignità dei lavoratori pubblici con la norma che prevede il possibile demansionamento dei lavoratori in esubero, il tutto senza alcune previsione e potenziamento della macchina formativa anzi con l’accentramento su tale materia ad una unica Scuola di Formazione, guarda caso sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Capitolo a parte deve essere dedicato alla questione legata alla nomina dei dirigenti per la quale, alla faccia della separazione fra politica e amministrazione, si è scelta la strada, anzi la possibilità, di nominare tra il personale di supporto agli organi di politica locale, personale con lo stipendio dirigenziale che non abbia i requisiti richiesti per l’accesso alla dirigenza (ad esempio la laurea).

Ovviamente tutto questo, accompagnato da un silenzio assordante sul fronte dell’impegno sul rinnovo dei contratti e lo sblocco delle retribuzioni ferme al 2010 mentre alle viste si prepara l’uscita del “famigerato” disegno di legge delega già approvato in Consiglio  dei Ministri ma di cui non si conosce il testo e che dovrebbe contenere tematiche pesantissime quali la riorganizzazione dell’amministrazione dello stato e il riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, ovviamente senza alcun coinvolgimento delle parti sociali.

In ragione di quanto sopra la Segreteria di CSE e di FLP avvierà una massiccia campagna di informazione fra i dipendenti pubblici ed i cittadini al fine di dare un segnale forte alla politica ed al Governo teso, ma veramente, a “cambiare verso” sulla Pubblica Amministrazione Italiana.

                                                                                                                                     LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Ripubblichiamo su questa stessa pagina  il testo del DL 90, che è stato da noi pubblicato sin dalla prima mattina del 25 giugno u.s., facendo registrare a tutt’ oggi (si veda la parte inferiore della home page, settore “Articoli più letti del mese”)  un numero di accessi che ha superato l’incredibile numero di 15.000, un vero e proprio record per il nostro portale verosimilmente dovuto al fatto che per gran parte di quella  mattinata del 25 giugno il testo del Decreto Legge era disponibile di fatto solo sul nostro sito,  non essendo temporaneamente neanche accessibile attraverso il sito  della Gazzetta Ufficiale.

Su questa stessa pagina, pubblichiamo il documento CSE consegnato alla Vice Presidente della Commissione, Renata Polverini, e il comunicato stampa della nostra  Federazione.

                                                                                                                    IL COORDINAMENTO NAZIONALE  FLP DIFESA

Allegato 1: Documento CSE sul DL 90 consegnato alla Commissione

Allegato 2: Comunicato Stampa CSE

Allegato 3: Decreto Legge 24.06.14-n. 90

Notiziario n. 62 del 10 giugno 2014 –

Il Presidente Renzi e la Ministra  Madia
la Ministra della FP M. Madia e il Presidente M. Renzi

Riportiamo di seguito il testo del Notiziario FLP n. 19 del 9 giugno 2014  nel quale si dà notizia della convocazione delle  OO.SS.  alla vigilia del varo dei provvedimenti  di riforma della Pubblica Amministrazione.

” Le cronache di questi giorni ci consegnano un quadro desolante: gli arresti per corruzione sugli appalti dell’Expo a Milano e del Mose a Venezia e le carte della magistratura che parlano di politici, amministratori, dipendenti pubblici e persino controllori (è stato arrestato un ex-Consigliere della Corte dei Conti) descrivono una realtà negativa ma non certo sorprendente, almeno per quanto ci riguarda.

Da anni la FLP denuncia, inascoltata, i tre problemi principali che limitano la crescita della nostra economia: l’intreccio tra politica e amministrazione, mai sciolto; la corruzione e l’evasione fiscale che prosperano grazie all’assenza di norme paragonabili  ai processi e alla carenza di personale. Sono i tre fattori che impediscono di investire nel nostro Paese in un quadro di certezza del diritto.

Abbiamo sempre detto che una seria riforma della pubblica amministrazione dovrebbe partire dall’affrontare questi problemi, che permetterebbero all’attività economica di esplicarsi pienamente e di recuperare i soldi necessari a far fronte alla crisi e al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici onesti.

Invece di risposte concrete in questa direzione, i lavoratori pubblici hanno avuto un sostanziale immobilismo governativo alternato ad annunci di riforme della PA oppure crono programmi che poco hanno a che vedere con i problemi che sono a monte e che abbiamo dianzi citato.

L’ultimo di questi annunci-programmi è quello firmato l’altro giorno dal Governo insieme a ANCI, UPI e Conferenza dei presidenti delle regioni (allegato al presente notiziario), ribattezzato pomposamente Italia Semplice e che riguarda, in massima parte, una diminuzione della presenza dello Stato sul territorio, il taglio di uffici pubblici e una possibile devoluzione di competenze soprattutto ai comuni, oltre al solito armamentario di valutazione delle performance, controlli e risparmi che non richiedono certamente norme e riforme per dispiegarsi.

Il Governo tratta con le altre istituzioni ma non coinvolge i rappresentanti di coloro che le riforme dovranno poi attuare ogni giorno, i dipendenti pubblici, convocati solo il giorno prima del Consiglio dei Ministri che dovrebbe varare questa ennesima “riforma epocale”.

A questo proposito Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP ha dichiarato: “I lavoratori pubblici meritano di essere soggetto del cambiamento e non oggetto, trattandoli alla stregua di scrivanie e computer. Quindi non si può prescindere dal loro coinvolgimento.

La politica sinora, per l’incapacità di riformare se stessa, ha rinunciato a recuperare risorse e funzionalità dell’amministrazione pubblica. Ora non può chiedere a cittadini e lavoratori di pagare il conto in termini di minore presenza dello Stato sul territorio, minori servizi e blocco dei contratti pubblici.

Il Governo dia prova di aver capito la lezione – conclude Carlomagno – e inizi a riformare l’agire della politica con norme anticorruzione degne di questo nome e lotta senza quartiere all’evasione fiscale. Noi siamo pronti a parlare della riforma della PA ma sia chiaro che questa deve necessariamente partire dal rinnovo dei contratti, fermi da quasi 5 anni. Questo è quanto chiederemo al Governo nella riunione fissata per giovedì mattina”.

                                                                        LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Pubblichiamo di seguito:

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 46 del 5 maggio 2014 –

Renzi e Madia illustrano le linee di  riforma P.A.
Renzi e Madia illustrano le linee di riforma

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 6 diffuso in data odierna, con il testo del comunicato stampa nel quale il Segretario Generale Marco Carlomagno sintetizza la posizione della Confederazione sulla ventilata riforma della Pubblica Amministrazione.

” Al termine del Consiglio dei Ministri del 30 aprile, il Presidente del Consiglio Renzi ha comunicato che tra un mese il Governo emanerà un decreto di riforma della Pubblica Amministrazione. Poco dopo il Governo ha reso nota una lettera con la quale il Governo “notifica” le decisioni del Governo ai dipendenti pubblici e li invita a inviare proposte ad una casella di posta elettronica.

A questo proposito è intervenuto Marco Carlomagno, Segretario Generale della Confederazione Indipendente Sindacati Europei (CSE), Confederazione maggiormente rappresentativa nel pubblico impiego, che ha dichiarato: “Sono anni che chiediamo un cambio di rotta ai vari Governi nella lotta agli sprechi, alle consulenze, alla corruzione che gonfia appalti e acquisti. Abbiamo consegnato negli ultimi giorni ad alcuni ministri dossier precisi sugli sprechi. Ora aspettiamo che qualcosa cambi per davvero. Certo è che la vera rivoluzione nella pubblica amministrazione sarebbe il ritiro della politica dalla gestione ma le prime nomine del Presidente del Consiglio proprio a Palazzo Chigi non ci pare vadano in questo senso”. Per una amministrazione pubblica davvero al servizio del cittadino – continua Carlomagno – serve la semplificazione delle procedure amministrative, farraginose in ogni campo, e la riduzione dei livelli di Governo. Oggi ogni adempimento o autorizzazione diventa una via crucis perché le procedure sono studiate per una ristretta di iniziati. Si inizi a semplificare il codice degli appalti, modificato decine di volte negli ultimi due anni”.

“Riguardo ai lavoratori – conclude il Segretario Generale della CSE – non servono altre norme che persino gli organismi internazionali, l’OCSE in primis, sconsigliano. Piuttosto che fare altre leggi se ne cancelli qualcuna, più dannosa che inutile. Siamo favorevoli a forme maggiori di accountability e di valutazione delle performance, ma non basta smettere di insultare i lavoratori per restituire loro la motivazione che Brunetta e altri hanno portato ai minimi storici. Oltre alle pacche sulle spalle chiediamo che il Governo ci convochi subito per il rinnovo dei contratti. Ciò che invece sarebbe inaccettabile è una riforma fatta per decreto e senza nessun confronto con i legittimi rappresentanti dei lavoratori. Si creerebbe solo caos e si raggiungerebbero certamente risultati inferiori a quelli che un confronto con chi conosce bene la pubblica amministrazione potrebbe portare.

                                                                                                                                            L’UFFICIO STAMPA CSE  “

Allegato: Il testo della lettera di Renzi e Madia ai dipendenti pubblici

Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 –

Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano
Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.

Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.

Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.

Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!

Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?

Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.

Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.

C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.

Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.

Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.

Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici.  Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.

Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!

Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche. 

La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.

Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.

È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.  

 Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE  “

Il Ministro P.A., on. G. D Alia

Notiziario n. 54 del 9 maggio 2013 –

Si riporta qui di seguito il testo del Notiziario CSE n. 6 del 9 maggio u.s., riguardante la nota inviata dalla nostra Confederazione al Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, on. avv. Gianpiero D’Alia,  con la richiesta di un incontro urgente al fine di avviare il confronto sulle problematiche aperte  nel P.I.  e sul ruolo dei dipendenti pubblici.

Prot.n. 0102/CSE2013                                                                                                                                                                               Roma, 9 maggio 2013

                       All’attenzione del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione

 Egregio signor Ministro,

la scrivente Confederazione Sindacale nel formularLe le più sentite felicitazioni per il suo nuovo e prestigioso incarico di Governo, innanzitutto intende cogliere l’occasione per rappresentarLe lo stato di profondo malessere e di viva preoccupazione del personale della P.A. che, ancora una volta e dalle notizie apparse sulla stampa nazionale, potrebbe ulteriormente  veder vanificato il diritto al rinnovo contrattuale che noi riteniamo invece doveroso a fronte della forte  perdita del potere d’acquisto e persino al pagamento della connessa indennità di vacanza contrattuale.

 L’esigenza di coniugare i necessari miglioramenti di efficienza della pubblica amministrazione e il diritto dei lavoratori a svolgere i propri compiti in condizioni economiche e lavorative accettabili ha portato  nel maggio dello scorso anno alla costruzione di un accordo, fra il suo predecessore e tutte le Confederazioni maggiormente rappresentative nel Pubblico Impiego, che aveva al centro un vero e proprio patto sociale che riguardava più di tre milioni di lavoratori.

 Il citato Accordo sul pubblico impiego riguarda formazione, superamento del precariato e utilizzo dei contratti a tempo determinato, valutazione delle performance, relazioni sindacali, mobilità; tutte materie che necessitano di un’azione decisa per rilanciare la pubblica amministrazione come punto di forza e fattore di sviluppo del Paese.

 Purtroppo, nonostante le assicurazioni da parte del ministro Patroni Griffi, non sono stati compiuti i passaggi legislativi necessari alla piena attuazione di quanto convenuto, anche per il precipitare delle condizioni politiche che hanno portato alle dimissioni del Governo in anticipo rispetto ai tempi previsti.

Siamo quindi a richiederLe di riavviare, al più presto, un confronto con le parti sociali della P.A. Italiana, per mettere al centro del dibattito il lavoro pubblico su tutte le materie oggetto del già citato Accordo.

Sono questi, Signor Ministro, gli elementi sui quali pensiamo sia possibile aprire un serio confronto che dia risposte concrete e coinvolga il Parlamento, la cittadinanza e i lavoratori in quanto cittadini, in un percorso di crescita e di valorizzazione della Pubblica Amministrazione Italiana.

 Le chiediamo di accettare questa sfida e questo impegno.

 Cordiali saluti.

                                                                IL SEGRETARIO GENERALE – Marco Carlomagno

Notiziario n. 163 del 28 novembre 2012 –

I Ministri Filippo Patroni Griffi e Elsa Fornero

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 28 del 28.11.2012 relativo al secondo tavolo tecnico tenutosi presso il Dipartimento della Funzione Pubblica  in ordine alle importantissime problematiche legate ai lavoratori precari che operano nell’ambito del Pubblico Impiego.

“Come preannunciato nel notiziario del 23 u.s., questa mattina si è svolto presso il Dipartimento della Funzione Pubblica un secondo incontro del tavolo tecnico con lo scopo di verificare le possibili disponibilità del Ministro Patroni Griffi in ordine alle diverse ed importantissime problematiche legate ai lavoratori precari che operano nell’ambito del Pubblico Impiego.

A tal proposito vale la pena di ricordare che nella precedente riunione la stessa Funzione Pubblica aveva fornito un primo tabulato con alcuni dati, parziali, che quantificavano il fenomeno del lavoro precario nella P.A. in circa 80 mila unità, mentre le Confederazioni Sindacali hanno rivendicato con forza una soluzione politica tesa a definire una proroga generale dei contratti in essere, al fine di evitare la drammaticità di situazioni occupazionali di fortissime dimensioni.

Ebbene, in apertura della riunione di oggi il Cons. Naddeo, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, ha fornito un nuovo dato numerico relativo al censimento dei lavoratori precari nel Pubblico Impiego suddiviso per Comparti (Autorità Centrali, Settore Scuola e Settore Regioni e Autonomie Locali), che definisce una dimensione del fenomeno superiore a 250 mila unità; in più, ed è la cosa per la quale ci siamo battuti, ha comunicato che nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri, prevista per venerdì 30 novembre, il Ministro Patroni Griffi dovrebbe far approvare un emendamento al DL di Stabilità con il quale si prorogano di altri sei mesi i contratti in essere, di qualsiasi tipo essi siano. 

 A questo punto, una volta approvato l’emendamento e definito lo specifico atto di indirizzo, si potrà effettivamente far decollare il CCNQ sul Precariato da definirsi presso l’ARAN e che dovrebbe fissare gli strumenti normativi e le regole a fattor comune utili alle parti (Amministrazioni e forze sociali) per la stipula dei nuovi contratti. Una notizia positiva e per certi versi inaspettata visto le recenti dichiarazioni del Ministro, ma che fa rimanere inalterato il nostro convincimento sulla necessità di trovare soluzioni tese a definire un percorso di stabilizzazione dei contratti di lavoro in essere e sul quale ovviamente necessiterà un nuovo e maggiore impegno di carattere politico e, forse, di un nuovo esecutivo che ne prenda in carico la soluzione.

L’incontro in Funzione Pubblica è stato anche l’occasione per ribadire la necessità di definire in sede politica quelle problematiche ancora in sospeso e ritenute dalle forze sociali di assoluta importanza:

– prima e unica riunione e la consegna e la discussione su quelli ancora mancanti (Agenzie Fiscali, MEF, INPS, Giustizia, Interni, Esteri);

– la definizione di un accordo quadro sulle relazioni sindacali ed in particolare sulla mobilità;

– la riapertura del tavolo sulla spending review per l’esame congiunto e la valutazione sui dati consegnati nella definizione di un accordo quadro che recepisca i nuovi volumi delle prerogative sindacali connessi alla accertata rappresentatività.

Su queste problematiche il Cons. Naddeo, che ha presieduto la riunione,  si è impegnato a riferire al Ministro Patroni Griffi che, ci auguriamo, nella giornata di lunedì 3 dicembre, data fissata per la prossima riunione sul tavolo del Precariato, possa individuare e proporre uno specifico calendario di incontri.

Si allega il tabulato fornito dalla Funzione Pubblica sul lavoro precario nel Pubblico Impiego con proiezioni dal 2007 al 2011 e si fa riserva di prossime comunicazioni al riguardo.

                                                                                                       LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato:  I dati forniti dalla F.P. sui lavoratori precari del P.I.

Notiziario n. 127 del 28 settembre 2012 –

La riunione a Palazzo Vidoni (Ministro al Centro)

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 22 del 28 settembre 2012 relativo ai contenuti e alle risultanze conclusive della riunione avvenuta in data 25 u.s. tra le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative (per noi, CSE) e il Ministro della Funzione Pubblica in merito alle problematiche del pubblico impiego connesse con l’attuazione della spending review.

” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni l’ennesimo incontro con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi. La data stessa scelta per la convocazione  – tre giorni prima dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali – non ha potuto far altro che polarizzare le posizioni al tavolo: il risultato è che i lavoratori saranno disorientati a leggere i comunicati sindacali visto che le sigle che hanno scioperato oggi preconizzano un futuro di licenziamenti e affermano che nessun impegno è stato preso dal ministro mentre la CISL continua a sostenere l’esistenza di una specie di paese di Bengodi nel quale il ministro è pronto, grazie alla CISL ovviamente, a distribuire soldi e diritti. In entrambi i casi lo scenario descritto è talmente poco credibile che ormai i lavoratori sono scettici su tutto e tra breve rischiamo la fuga dal sindacato (qualunque sindacato) mentre mai come in questo momento è necessario avere tutele sia sui posti di lavoro sia riguardo a diritti, salario e mantenimento del posto di lavoro stesso.

La realtà che possiamo raccontarvi è diversa sia dai catastrofismi che dagli ottimismi esagerati.

Nella precedente riunione, noi della CSE, ma non solo, avevamo lanciato la proposta di sottoscrivere un vero e proprio CCNQ (contratto collettivo nazionale quadro) che consentisse di recuperare almeno in parte quella ferita profonda che il Decreto sulla “spending review” aveva inferto in tema di riforma della Pubblica Amministrazione e di connesse relazione sindacali, quasi subito dopo la sottoscrizione dell’accordo del 3 maggio 2012.

Infatti, eravamo e siamo convinti che fosse difficile recuperare seriamente il tavolo di confronto dopo l’emanazione di una legge di tale portata e con il voto quasi plebiscitario dei rami del Parlamento se non attraverso una serie di veri e propri accordi di forma contrattuale che, una volta sottoscritti, consentissero di esigerne il rispetto e l’avvio di quel percorso che si era bruscamente interrotto.

Nella riunione dell’altro giorno il Ministro ha accolto la proposta della CSE (non della CISL) di avviare le trattative per un contratto quadro in ARAN ma i contorni sono abbastanza nebulosi. Ci è sembrato, però, un discreto passo in avanti, che non cancella i problemi sul tappeto ma che consente di provare a fare argine alle macerie che da Brunetta in avanti si sono ammassate sul Pubblico Impiego.

Il percorso, per come lo abbiamo capito noi, che andrà verificato a partire dalla direttiva che il ministro darà all’ARAN, prevede:

–                    una direttiva all’Aran che consenta alla stessa Agenzia ed alle parti sociali, la definizione di un CCNQ sulle relazioni sindacali;

–                    l’indicazione di analoghi percorsi contrattuali che riguardino l’armonizzazione fra la riforma del lavoro privato e quella del lavoro pubblico;

–                    un percorso contrattuale, sempre in Aran per definire l’utilizzo dei risparmi di gestione delle Amministrazioni Pubbliche;

–                    la disponibilità a sottoscrivere a livello di Funzione Pubblica con le Confederazioni maggiormente rappresentative, un accordo sui criteri di mobilità e sulla gestione degli esuberi.

Sui media, sulla stampa, oggi c’è chi grida alla vittoria in una situazione che continua a essere estremamente preoccupante o, peggio, chi si dimentica velocemente il passato e le posizioni assunte in questi anni di governo del Pubblico Impiego ed in particolare con Brunetta.

Noi di CSE siamo e resteremo dalla parte dei Lavoratori e dei loro interessi e, riteniamo, oggi l’interesse del lavoratore pubblico, del lavoratore dipendente più in generale, è quello della salvaguardia del lavoro e dei diritti. La scelta del confronto quale elemento fondamentale della nostra strategia non nasce da un tatticismo di maniera ma dalla consapevolezza della attuale fase politica e della pesantissima posta in gioco.

Continuiamo a pensare che il problema da affrontare sia la politica economica del Governo e i voti compatti di centro-destra e centro-sinistra in Parlamento sui provvedimenti presentati dal governo Monti; questa situazione poco democratica non può essere combattuta con scioperi di pezzi di pubblico impiego e cortei con 30.000 persone ma solo con vertenze che vedano schierato compattamente tutto il sindacato dalla parte di lavoratori, pensionati, disoccupati, precari, oggi tutte fasce deboli contro i poteri forti, i delinquenti che evadono il fisco e la mancanza di idee della politica. Insomma, se sciopero deve essere che sia uno sciopero generale con milioni di persone in piazza a difesa del lavoro e dei diritti democratici.

Intanto, non abbiamo perso l’occasione di segnalare al ministro con forza una situazione assurda che rischia di creare “esodati” anche nel pubblico impiego: ci sono migliaia di lavoratori in esonero per i quali quest’istituto avrebbe dovuto raccordarsi con la pensione. Ora, dopo la riforma delle pensioni, questi lavoratori stanno ricevendo lettere che li invitano a fare al più presto la domanda di pensione come “salvaguardati” perché ci sono solo 950 posti in tutta Italia. Diversamente non si sa che fine faranno perché non hanno più i requisiti per la pensione e le amministrazioni non intendono riammetterli in servizio. Con una certa sorpresa abbiamo notato lo stupore del ministro, che non conosceva l’esistenza di questa fattispecie. La CSE ha così sollecitato una soluzione al problema e Patroni Griffi ha assicurato che sie ne occuperà e ci darà una risposta in tempi brevi.

Ecco, mancherebbe solo che a esuberi e blocchi stipendiali si aggiungessero pure gli esodati nel pubblico impiego!!

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Notiziario n. 122 del 17 settembre 2012 –

Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.21 del 17.09.2012, in cui la CSE propone a tutto il sindacato la proclamazione dello sciopero generale.

L’inflazione nel mese di agosto è salita al 3,2 per cento ma l’aumento del cosiddetto “carrello della spesa” cioè i prodotti consumati più di frequente dalle famiglie italiane è del 4,2 per cento; gli stipendi sono fermi da anni e continua ad aumentare il numero di coloro che perdono il lavoro o vanno in cassa integrazione; la tassazione sul lavoro non è mai stata così alta nella storia del nostro paese e l’evasione fiscale continua a farla da padrona a danno dei percettori di redditi fissi (salari e pensioni) che devono sobbarcarsi tutto l’onere delle spese dello Stato.

Sembra un bollettino di guerra e infatti lo è: la guerra delle famiglie che ogni giorno devono far quadrare i conti mentre in quasi un anno di governo, Monti non ha tagliato un euro degli sprechi della politica (che lo mantiene a galla), non ha approvato una legge anticorruzione che ci farebbe risparmiare da sola 60 miliardi di euro all’anno, non ha fatto l’accordo sulla doppia tassazione con la Svizzera che rischierebbe di portarci altri 100 miliardi di euro in cassa mentre anche Grecia e Spagna lo stanno facendo. Forse aspetta che i soldi siano fuggiti verso lidi più tranquilli grazie alle banche a lui tanto care.

Ecco, per quelle i soldi ci sono: siamo il paese che nello stesso decreto ha tagliato i dipendenti pubblici e regalato 4 miliardi di euro ad una banca, senza che ci sia stato un moto globale di indignazione.

Rispetto a una situazione del genere e a nessuna idea presentata per far ripartire il lavoro, nessuna per rimettere in moto l’economia, solo tasse e tagli indiscriminati e recessivi, Monti scopre che la colpa è …. dello Statuto dei Lavoratori, che a sentir lui, è troppo rigido e non fa crescere l’occupazione. La colpa insomma, è dei pochi diritti che ci restano come lavoratori. Peccato che un minuto dopo Monti sia smentito da Marchionne, che nonostante abbia avuto in regalo gratuito la cancellazione di quasi tutti i diritti dei lavoratori negli stabilimenti FIAT, annuncia che non ha alcuna intenzione di fare gli investimenti promessi.

Di fronte allo sfacelo e alla totale mancanza di idee del governo non si può essere inerti  e  non  si  può  pensare  nemmeno  di  affrontare un problema globale con vertenze nelle singole categorie. Il tempo è scaduto, i lavoratori pubblici e privati, i pensionati, le imprese sane di questo paese hanno toccato con mano i fallimenti di questo governo.

 È NECESSARIA ANZI INDISPENSABILE UNA GRANDE MOBILITAZIONE GENERALE!!

Per questo la CSE chiede a tutti i sindacati la proclamazione di uno sciopero generale unitario per recuperare la democrazia, i diritti, la giustizia e l’equità. Uno sciopero che faccia cambiare subito strada al governo che taglia con strabismo solo la carne viva e lascia inalterati superfluo e privilegi; oppure che lo mandi a casa se non comprende il grido di dolore del ceto medio e delle fasce deboli della popolazione.

La CSE, pur condividendo appieno le ragioni dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali per il 28 settembre prossimo nel pubblico impiego (esclusa la scuola), e comprendendo che un sindacato non chiede mai a cuor leggero ai lavoratori di rinunciare a un giorno di salario, propone di sospendere (non revocare) questo sciopero e proclamare tutti insieme lo sciopero generale.

 “Con una situazione come questa” – ha dichiarato Marco Carlomagno, segretario generale della CSE – “non possiamo chiedere a una parte dei lavoratori pubblici di rinunciare da soli a un giorno di salario e caricarsi sulle spalle una vertenza che ormai riguarda tutto il mondo del lavoro”.

 “E nemmeno possiamo immaginare di chiamare questi lavoratori a due scioperi ravvicinati, uno di categoria e uno generale, viste le difficoltà economiche nelle quali si trovano”.

 “La proclamazione di uno sciopero generale” – conclude Carlomagno – “con una grande mobilitazione unitaria può davvero scuotere il governo e la politica dalle fondamenta e far capire ad entrambi che la situazione è ormai insostenibile e bisogna trovare soluzioni subito!!”

LA SEGRETERIA GENERALE CSE “

Notiziario n. 118 del 5 settembre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 20 del 4 settembre 2012 relativo alle risultanze della riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni  tra il Ministro della Pubblica Amministrazione Giuseppe patroni Griffi e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, e tra queste la CSE) in merito alle problematiche connesse con il provvedimento sulla c.d. “spending review”.

In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, con all’ordine del giorno la ripresa del confronto – dopo la pausa per estiva – sulle problematiche legate al Pubblico Impiego.

 Occorre ricordare come dopo gli esiti deludenti dei precedenti incontri e, soprattutto, dopo la conversione in legge del DL 95/2012, la riunione di oggi doveva essere l’occasione per avere il quadro ancora generale ma pur sempre significativo del dato numerico del personale in esubero nelle Amministrazioni Centrali.

 Invece, niente di tutto questo e, ancora una volta, il Ministro non ha fornito alcun dato numerico ma ha snocciolato una ulteriore proposta di carattere operativo per affrontare il problema della mobilità del personale; in buona sostanza Patroni Griffi ha proposto di avviare un confronto preventivo in sede Aran per “sbozzare” le problematiche legate alla mobilità ed ai criteri ad essa connessi e solo successivamente, definire il tutto a livello Funzione Pubblica con uno specifico accordo fra le parti.

 Su questa proposta si sono snodati gli interventi delle diverse Confederazioni Sindacali, ricalcando i percorsi delle precedenti riunioni, con posizioni che poco hanno aggiunto alla economia della discussione; infatti dalla indisponibilità della CGIL e della USB, alla disponibilità problematica della CISL, al pragmatismo cinico della UIL, nessun passo in avanti.

 È chiaro che la CSE non è disponibile ad aprire un confronto che mira solo alla gestione degli esuberi individuati dal governo. Abbiamo siglato il 3 maggio un accordo che doveva disciplinare la riorganizzazione, la formazione, la revisione della odiosa Legge Brunetta e che doveva permettere il dispiegarsi pieno della contrattazione integrativa, a partire dai passaggi economici. Ci ritroviamo con una legge sulla falsa “spending review” che non recepisce nulla dell’accordo del 3 maggio se non un fumoso esame congiunto su alcune materie. Lo stesso Patroni Griffi ha ammesso che parti dell’accordo sottoscritto nemmeno 4 mesi fa non è stato possibile recepirle. Ma noi firmiamo contratti non generici impegni che permettano poi al governo di decidere cosa applicare e cosa no.

 La CSE ha proposto una soluzione, l’unica possibile a parer nostro se davvero il ministro vuole mantenere un canale aperto e dimostrare di rispettare sindacati che rappresentano 3 milioni e mezzo di lavoratori pubblici: aprire una contrattazione a tutto campo all’ARAN, a partire da un piano industriale serio, sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione, sulle relazioni sindacali, sulla formazione, sulla contrattazione integrativa e sulla valutazione delle prestazioni, diversa da quella prevista dalla Legge Brunetta.

 Partendo da un CCNQ, e quindi da un vero e proprio contratto, si potrebbero scrivere anche nuove regole e percorsi al fine di dare risposte a problemi lasciati in sospeso dai precedenti contratti collettivi (pensiamo, ad esempio, quelli legati a un nuovo ordinamento professionale o alla formazione) e non certo affrontati positivamente con il decreto legislativo n.150/2009; si potrebbero, cioè, gettare le basi per l’avvio di una nuova fase contrattuale e, successivamente, di contrattazione integrativa che consenta anche di recuperare quella parte mancante del necessario confronto sull’intero processo di riorganizzazione della macchina pubblica.

 Solo ed esclusivamente in quel caso siamo disponibili – qualora in base al piano industriale dovesse venir fuori che c’è bisogno di trasferire lavoratori da un’amministrazione all’altra per un miglior funzionamento – a parlare di mobilità del personale. Insomma, ci si concentri sugli accordi firmati e non sulla logica dei tagli lineari che non possono portare nessun aumento di produttività ma sono l’anticamera del taglio dei servizi alle fasce più deboli della popolazione.

 Prima di iniziare questo percorso però, è necessario che il ministro la smetta di menare il can per l’aia e ci fornisca i dati in suo possesso sulla quantità di lavoratori che il governo intenderebbe tagliare invece di continuare a tenere nascosti numeri e tabelle da due mesi (salvo poi fornirle ai giornali e tv che continuano a pubblicare dati molto preoccupanti).

 La settimana prossima è calendarizzata un’altra riunione con la Funzione Pubblica, almeno per noi ultimativa, che dovrebbe, in ogni caso fissare punti e disponibilità;  alternativamente, per quanto ci riguarda, c’è solo la decisione di avviare azioni di lotta possibilmente unitarie e le loro modalità esecutive.

 Si fa presente infine che su richiesta del sindacato il Ministro si è dichiarato favorevole ad aprire dei tavoli di confronto sui temi del precariato e della Scuola.

SEGRETERIA GENERALE CSE

Notiziario n. 112 del 13 agosto 2012 –

Ci pervengono  parecchie richieste di informazioni in merito alle assunzioni di professionalità civili nella Difesa, in particolare da parte di coloro che, collocati in posizione utile nelle graduatorie dei concorsi  pubblici indetti in questi ultimi anni dall’A.D. e già  ultimati, sono tuttora in attesa di entrare nei ruoli civili della Difesa.  Riteniamo pertanto di fare cosa utile nel fornire alcune informazioni al riguardo,  differenziandole in relazione all’anno di riferimento e  attualizzandole con le disposizioni più recenti introdotte dalla legge di conversione del Decreto Legge 6.07.2012, n.95 (c.d. “spending review”).

* Assunzioni riferite all’anno 2010: con il DPCM 10.03.2011 il  Ministero della Difesa era stato autorizzato ad assumere n. 232 unità. A seguire, Persociv aveva pubblicato sul proprio sito  due successivi “comunicati”  (15 giugno e 31 agosto 2011) con i quali aveva dato conto del piano di riparto, con relativa distribuzione per concorso e per regione geografica, delle assunzioni autorizzate che riguardavano le graduatorie dei concorsi completati negli anni 2006/2007,  per esaurire le quali mancherebbero allo stato ancora una diecina di assunzioni, cui si provvederà nell’ambito di quelle 2011.

Assunzioni riferite all’anno 2011: in relazione ai vincoli posti dalla legge, peraltro analoghi a quelli dell’anno 2010  (limite massimo del 20% spesa  e 20% unità cessate nel 2010),  Persociv ha ottenuto  dalla F.P. il via libera per n. 169 unità (ma va detto che si potrebbe arrivare anche alle 200 unità in ragione della rimodulazione sulla base delle risorse disponibili), per procedere alle quali, una volta esaurite le graduatorie 2006/2007, si attingerà alle graduatorie dei concorsi completati negli anni 2008/2009/2010 che dovrebbero così esaurirsi definitivamente. Il termine temporale per il rilascio della relativa autorizzazione alle Amministrazioni interessate, inizialmente fissato al 31.12.2011, era stato prorogato al 31 luglio 2012 dal c.d. “decreto Milleproroghe” (art. 1 D.L. n. 216/2011, poi convertito nella Legge 24.02.2012, n.14).  Dobbiamo ora però registrare le novità intervenute con la conversione in legge del DL 95/2012, peraltro non ancora pubblicata in G.U., che ha introdotto, all’art. 14,  il comma 4-bis,  il cui testo integrale è riportato nell’allegato al presente Notiziario. Detto comma dispone che,  “in relazione all’esigenza di ottimizzare l’allocazione del personale presso le amministrazioni soggette agli interventi di riduzione organizzativa previsti dall’articolo 2”,  il termine temporale per il rilascio dell’autorizzazione è differito ulteriormente al 31 dicembre 2012. Tenuto conto della premessa sopra riportata, il differimento in questione dovrebbe valere per tutte le Amministrazioni, ivi compresa anche la Difesa,   anche se la nostra Amministrazione  è ricompresa tra quelle che dispongono allo stato di graduatorie in corso di validità.

Assunzioni riferite all’anno 2012 e seguenti. Questi i paletti fissati dalla legge per le assunzioni: nell’anno 2012,  max il 20 %  spesa/unità dei cessati 2011; nell’anno 2013,  max il 20 %  spesa/unità dei cessati 2012;  nell’anno 2014,  max il 20 %  spesa/unità dei cessati 2013; nell’anno 2015, si potrà invece assumere il 50% % della spesa/unità dei cessati 2014. A partire dall’anno 2016, le assunzioni dovrebbero finalmente coprire la totalità dei cessati dell’anno 2015. E’ possibile che per le assunzioni dal 2013 in avanti, si possa provvedere anche attraverso lo scorrimento delle graduatorie precedenti.

            Ricordiamo infine che, in base a quanto disposto dall’art.5, comma 1,  della Legge 24.02.2012, n.213, ”in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014, il Ministero della difesa riserva alle assunzioni del personale degli Arsenali  e  degli  Stabilimenti  militari  appartenente  ai  profili professionali tecnici il sessanta per cento delle assunzioni…”  autorizzate dalla F.P., senza procedere ad alcun bando di mobilità.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato:  Testo comma 4-bis art. 14 della legge di conversione del D.L 06.07.2012, n. 95

Ministero Pubblica Amministrazione




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