Nel corso dell’incontro di oggi pomeriggio a palazzo Baracchini con le OO.SS. che ha avuto all’ordine del giorno l’illustrazione delle linee guida del progetto di revisione in senso riduttivo dello strumento militare, il Ministro Di Paola ci ha comunicato che, recependo la nostra richiesta di cui ai nostri precedenti Notiziari n. 11 del 20 gen, n. 17 del 6 feb. e n. 21 del 9 feb uu.ss., il procedimento di attuazione del sistema di misurazione e valutazione della performance individuale e di cui alla Direttiva Ministeriale del 23.12.2010 viene sospeso e differito nelle more di una rivisitazione profonda di quella Direttiva.
In allegato, copia della comunicazione a firma del Sottosegretario Magri, con preghiera di ampia diffusione della stessa insieme al presente Notiziario.
Nel dare la bella notizia, davvero molto attesa dai lavoratori, esprimiamo la nostra piena soddisfazione per la decisione del nuovo vertice Vertice politico del Ministero che dà ragione alle perplessità e alla riserve da noi espresse sin dal primo momento sui contenuti di quella Direttiva e sulla sua effettiva praticabilità e gestibilità in ambito Difesa, e che, a fronte del ripetuto “no” del precedente Vertice politico a prendere in esame qualsiasi provvedimento di natura sospensiva, ha portato la nostra O.S. ad adire il Giudice Amministrativo (il 24 aprile p.v. ci sarà la seconda udienza al TAR Lazio e poi si andrà in decisione per l’annullamento da noi richiesto).
Ovviamente, rimaniamo convinti che il “problema performance” non si risolve definitivamente con il provvedimento sospensivo deciso e che ci è stato comunicato oggi dal Ministro, ma che sarà comunque necessaria “una iniziativa di carattere politico che…. sia finalizzata all’ottenimento di una deroga per via legislativa o comunque di un differimento dei termini di applicazione del Titolo III del D. Lgs. 27.10.2009, n. 150, così come peraltro già richiesto e ottenuto da altre Amministrazioni Pubbliche”, antica richiesta, questa, di FLP DIFESA, che abbiamo riproposto anche nella precedente nota al Ministro del 20 u.s., e che, se realizzata, avrebbe effetti stabilizzanti nel medio/lungo periodo.
Seguirà altro Notiziario in cui illustreremo i contenuti della riunione odierna con il Ministro Di Paola sul progetto di revisione dello strumento militare.
Come da noi anticipato nel precedente Notiziario n. 23 di ieri, dopo il passaggio in Consiglio Supremo di Difesa dell’8 u.s. e quello in Consiglio dei Ministri del 14 u.s., nel corso della audizione di oggi, il Ministro della Difesa amm. Di Paola ha illustrato alle Commissioni Difesa di Camera e Senato riunite in seduta congiunta le linee guida del suo progetto di revisione dello strumento militare.
Questi i passaggi più significativi e di maggiore interesse per il personale civile:
– A fronte del quadro geo-strategico attuale, “discende il requisito di un sistema militare nazionale che sia pienamente interoperabile ed integrabile con quello degli alleati, quindi tecnologicamente avanzato, che sia proiettabile là dove necessario, che sia sostenibile”;
– rispetto alle predette esigenze, “le risorse di bilancio destinate alla Funzione Difesa sono passate nello stesso periodo dall’1,01% del PIL del 2004 allo 0,84% del PIL del 2012 con una riduzione del 16%. Ciò significa che in termini monetari l’incidenza della Funzione Difesa è diminuita in 8 anni di oltre il 30%. Anche il valore della Funzione Difesa in termini reali è diminuito significativamente”. Infatti si registra “una diminuzione in termini reali della funzione difesa del 25/30%”. Inoltre, “la media europea dei bilanci per la difesa, come percentuale del PIL, è di 1,61%. Il dato italiano della Funzione Difesa nel 2010 era 0,9% (percentuale tra le più basse in assoluto). La media europea della spesa del personale rispetto al totale della spesa per la difesa è del 51%; per l’Italia siamo oggi al 70%.. Per il Ministro, “qualsiasi struttura organizzata in queste condizioni non ha futuro e finirebbe col fare default funzionale”
– Queste le linee di intervento: 1) stabilizzare le risorse destinate alla Funzione Difesa (14,1 mld annui); 2) ridurre la spesa del settore personale (tendenzialmente verso il 50%) e riorientare le risorse così ottenute a vantaggio del settore operatività, il più sacrificato (oggi al 12%), e dell’investimento (oggi al 18%). Il dimensionamento attuale di riferimento dello strumento è di 190.000 militari e 30.000 civili. La realtà oggi è di 183.000 militari e 30.000 civili circa. Per ricondurre lo strumento ad un dimensionamento più corretto e sostenibile con le disponibilità programmatiche di riferimento, dovremo progressivamente scendere a 150.000 militari e 20.000 civili”. A giudizio del Ministro, in base alle attuali regole, un’operazione del genere avrebbe bisogno di venti anni. Per contrarne i tempi a dieci, “bisogna quindi agire non solo sugli ingressi (-30%) ma anche sui deflussi (le uscite)….Gli strumenti più importanti potenzialmente disponibili, qualora condivisi, sono la mobilità verso altre amministrazioni centrali e locali e (per i militari) verso la componente civile della Difesa, anche mediante riserve e preferenze…non escludendo a priori, ove fattibile e conveniente, l’applicazione di forme di part time per talune funzioni e categorie di personale. A tal proposito, “è però indispensabile che la Difesa possa contare sull’aiuto e la collaborazione di tutte le Amministrazioni”.
– Bisognerà anche agire riducendo il dimensionamento delle strutture: “si ridurrà il numero delle basi, caserme ed enti contraendo la presenza territoriale su un numero più ristretto di poli di presenza ed unificando per quanto possibile le diverse funzioni (formativa, territoriale/operativa, logistica) che oggi sono molto ramificate sul territorio, questo per tutte le componenti, l’obiettivo minimo è quello di una progressiva ma celere riduzione strutturale del settore dell’ordine del 30% nell’arco di un quinquennio o poco più”. E occorrerà agire in riduzione anche sul settore investimento.
Oggi il Ministro incontrerà le OO.SS., e in quella sede proporremo le nostre considerazioni.
In allegato, il testo completo della relazione del Ministro.
Riportiamo stralcio del comunicato stampa comparso sul sito del Governo nella parte relativa alla illustrazione fatta dal Ministro Di Paola sulle linee guida del progetto di revisione dello strumento militare, di cui abbiamo ripetutamente parlato nei nostri precedenti Notiziari:
“ La riunione del Consiglio si è aperta con un’ampia relazione, svolta dal Ministro della difesa, Di Paola, sul progetto di revisione della Struttura di Difesa, che verrà illustrata in Parlamento in coerenza con l’impegno assunto dal Governo innanzi alle Camere nei giorni scorsi e sulla base degli indirizzi decisi dal recente Consiglio supremo di Difesa. Il Governo punta ad inserire questa revisione nel Piano Nazionale di Riforme, che si è impegnato a presentare a livello europeo. Lo scenario geo-strategico internazionale continua ad essere caratterizzato da grande incertezza; ne consegue che le Forze Armate devono continuare ad essere pienamente integrabili con quelle degli alleati, ma devono anche essere allo stesso livello tecnologico. Da qui la necessità di introdurre una profonda revisione della Struttura Difesa, per armonizzarla ai livelli di efficienza e funzionalità europei non solo militari, ma anche industriali ed economicamente sostenibili. A livello europeo e atlantico l’Italia sostiene e promuove il processo d’integrazione definito dalla Politica di Sicurezza e Difesa Comune. Quindi, l’armonizzazione di standard comuni è ancora più necessaria e urgente. Oggi, l’Italia ha una spesa per la Difesa, in rapporto al Pil, più bassa d’Europa (0,9% contro una media Ue dell’1,61%); in aggiunta ha una spesa percentuale per il personale, rispetto al bilancio assegnato, ampiamente superiore alla media Ue (70% quella italiana, 51% quella europea). Per contro, la spesa d’investimento per ogni militare è ferma a 16.424 euro, contro una media europea di 26.458 euro. La riforma, oggi condivisa dal Consiglio dei Ministri punta a riequilibrare i livelli di spesa del personale, di esercizio e di investimenti per garantire in futuro la sostenibilità finanziaria e l’efficacia operativa delle Forze Armate in chiave europea e Nato. Vale a dire, coprire con il 50% del bilancio assegnato la spesa del personale; la parte restante sarà divisa a metà tra addestramento e investimenti. Queste scelte comporteranno una revisione e riqualificazione dei programmi di investimento, ma anche una contrazione della presenza territoriale. Il risultato sarà una Struttura ridimensionata nei numeri, ma in grado di esprimere un’operatività all’altezza delle aspettative dell’Unione europea e della Nato.
Il Consiglio dei Ministri ha discusso e approvato una serie di misure correttive al Testo unico dell’ordinamento militare e al Codice dell’ordinamento militare…
In merito al Codice dell’ordinamento militare le novità riguardano la nuova suddivisione dei 179 articoli del Codice, che vengono divisi in undici capitoli. Anche in questo caso l’obiettivo è di armonizzare il testo eliminando errori materiali di scrittura, inserendo nuove norme che riguardano il riordino di enti delle Forze Armate e del Segretariato generale della difesa, oltre allo stato giuridico del personale militare.
La riforma del Testo Unico dell’Ordinamento militare ha introdotto modifiche per inserire norme regolamentari sopravvenute, ad esempio in materia di tutela dei luoghi di lavoro, organismi collegiali e cause di servizio, a modificare norme relative alla gestione e amministrazione contabile dei comandi militari, corsi di formazione e sanità militare”
Domani il Ministro relazionerà nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta e avremo quindi ulteriori elementi per una nostra prima valutazione.
In allegato il video della conferenza stampa tenuta dal Presidente Monti e dal Ministro Di Paola a conclusione del Consiglio dei Ministri.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2.02.2012, sono stati pubblicati i Decreti Ministeriali datati 14.12.2011 che recano le deleghe attribuite dal Ministro Di Paola ai Sottosegretari di Stato alla Difesa dr. Gianluigi Magri e dr. Filippo Milone, che sono stati registrati alla Corte dei Conti in data 30 dicembre 2011.In allegato 1 e 2, copia dei due Decreti a firma del Ministro Di Paola.
Per quanto riguarda le materie di maggiore interesse del personale civile, precisiamo che:
al Sottosegretario dr. Gianluigi Magri sono state attribuite le deleghe:
a) “per l’area del personale civile, secondo gli indirizzi del Ministro, anche con riferimento alle problematiche concernenti la cura delle relazioni con le organizzazioni sindacali e l’impiego del personale addetto ai servizi generali e alle lavorazioni, nonche’ di quello delle ditte assuntrici di servizi generali e di manutenzione presso il Ministero della difesa;
b) per le questioni concernenti i rapporti con gli Enti del Ministero della difesa e il territorio, con riferimento all’area centrale e insulare del Paese, comprese le problematiche connesse con le servitù militari;
c) per l’area della Sanita’ militare, anche in relazione alle infermita’ eventualmente contratte dal personale impiegato nelle missioni internazionali e alla salubrita’ e sicurezza dei luoghi di lavoro”.
al Sottosegretario dr. Filippo Milone sono state attribuite le deleghe:
a) “per le questioni concernenti i rapporti con gli Enti del Ministero della difesa e il territorio, con riferimento all’area settentrionale e meridionale del Paese, comprese le problematiche connesse con le servitu’ militari;
b)per l’area del demanio e del patrimonio militare, secondo gli indirizzi del Ministro, con riferimento alle problematiche di razionalizzazione, dismissione, valorizzazione e gestione immobiliare, nonche’ quelle concernenti gli alloggi per il personale;
c) alla trattazione, secondo gli indirizzi del Ministro, delle problematiche relative all’area industriale della Difesa;
e) alla trattazione delle questioni attinenti ai rapporti della societa’ Difesa Servizi Spa con le articolazioni del Ministero della difesa, secondo gli indirizzi del Ministro;
f) per i provvedimenti di nomina dei rappresentanti della Difesa in seno ai comitati misti paritetici e nei comitati aventi fisionomia di natura tecnica”.
Solo una brevissima considerazione: ad una prima lettura, appare evidente, a nostro giudizio, che in rapporto a quelle attribuite all’altro sottosegretario Magri, le deleghe attribuite dal Ministro al Sottosegretario Milone appaiono indiscutibilmente più robuste: dismissioni; gestione degli immobili; problematiche area industriale; rapporti con Difesa servizi SpA…. E il dr. Milone, a leggere le cronache dei giornali di quei giorni, sarebbe diventato Sottosegretario anche per le forti pressioni esercitate dall’ex Ministro, siciliano di Paternò come lui e al dr. Milone legato da lungo tempo, al quale l’on. La Russa attribuì un incarico speciale: consigliere personale del ministro della Difesa per la politica industriale. Che ci sia poi così tanta discontinuità tra vecchio e nuovo Ministro, non parrebbe proprio…
Si è tenuta in data odierna , al Palazzo del Quirinale, la riunione del Consiglio Supremo di Difesa (CSD) che è stata presieduta dal Capo dello Stato e alla quale hanno partecipato i Ministri degli Esteri, degli Interni, della Difesa, dello Sviluppo Economico, il Vice Ministro dell’ Economia e Finanze e il Capo di SMD, e che visto anche la presenza del Sottosegretario alla P.d.C. Catricalà, del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Marra e del Segretario del CSD, gen. Mosca Moschini.
La riunione era particolarmente attesa perché si pensava fosse quella la sede per svelare finalmente le linee portanti di questa costruenda riconfigurazione dello strumento militare (140/50mila unità?), più volte e in più sedi preannunciata dal Ministro Di Paola che però non ha mai fornito elementi di dettaglio, e che allo stato non sembra avere ancora un progetto definito, anche nelle sue linee essenziali.
Un’attesa peraltro supportata anche dall’intervento di ieri del Sottosegretario Milone in Commissione Difesa della Camera, che aveva affermato che “le linee guida di questo progetto di revisione dello strumento militare saranno oggetto di esame già nell’ambito del prossimo Consiglio supremo di Difesa in programma domani 8 febbraio, per poi essere sottoposte alle valutazioni del Parlamento” .
Purtroppo, a nostro giudizio, l’attesa è ancora una volta andata delusa. A leggere infatti il comunicato della Presidenza della Repubblica e che alleghiamo ad ogni buon conto al presente Notiziario, ci sembra proprio che siamo ancora fermi al piano degli intendimenti di partenza e delle affermazioni di carattere generale, mancando del tutto qualsiasi riferimento alle direzioni di marcia da imprimere all’intervento riduttivo, ai tagli da operare e ancor di meno agli interventi specifici da porre in essere.
Questa la parte del comunicato della Presidenza della Repubblica riferita al “problema riordino”: “Il Consiglio ha poi concordato sulla necessità di avviare, in tempi contenuti, la razionalizzazione del sistema Difesa, al fine di eliminare ridondanze e inefficienze e correggere con ogni possibile urgenza l’attuale sbilanciamento delle componenti strutturali di spesa, che penalizza fortemente i settori dell’esercizio e dell’ammodernamento. In questa fase, durante la quale dovranno comunque essere garantite le capacità umane e tecnico-militari necessarie ad assolvere i prioritari compiti nelle missioni internazionali, potrà essere necessario rimodulare, laddove consentito dalla possibilità e dalla convenienza economica di mantenere in servizio i mezzi esistenti, alcuni significativi programmi di investimento. Nel contempo, sulla base di un meditato approfondimento, si potrà procedere alla definizione dei lineamenti per la riorganizzazione generale dello strumento militare, da avviare comunque in tempi ravvicinati, per adeguarlo allo scenario odierno e prevedibile nel futuro, finalizzandone la strategia, la struttura e i mezzi agli specifici compiti di prevenzione e di contrasto delle minacce emergenti e incrementandone l’efficacia complessiva rispetto alle crisi con le quali il nostro Paese potrebbe realisticamente doversi confrontare”. Nulla che già non si sapesse, nessun elemento nuovo.
Un po’ poco, francamente, a nostro giudizio, anzi davvero nulla, e dunque ancora una volta una fumata nera dal CSD, come è già accaduto in occasione della precedente riunione (Notiziario n. 88 del 12.07.2012). Evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto, e, contrariamente alle previsioni del Sottosegretario Milone, le “linee guida” sono verosimilmente ancora da mettere a punto.
Una annotazione finale, questa volta però in positivo: quel richiamo del comunicato alla possibilità di “rimodulare alcuni significativi programmi di investimento”, ci sembra il preannuncio di un ripensamento sulla vicenda aerei F-35 (vds. Notiziario n. 2 del 9 gen u.s.) e FREMM di cui si è molto parlato. Bene!
Davvero una buona notizia per uscire dalle secche nelle quali ci ha precipitato la Direttiva Ministeriale del 23.12.2010 che ha recepito il sistema di misurazione e di valutazione della “performance individuale” messo a punto dal nostro Organismo di Valutazione (OIV), e che tanti problemi ha creato.
La buona notizia è questa: con nota del 2 febbraio u.s., il Ministero Infrastrutture e Trasporti, in considerazione “delle numerose richieste di chiarimenti pervenute circa le modalità applicative del sistema di valutazione del personale per l’anno 2011 ed alla luce di quanto condiviso nella riunione tenutasi con le organizzazioni sindacali”, ha comunicato a tutti gli Uffici che “in attesa di una nuova circolare che precisi alcuni aspetti del manuale operativo e fissi nuovi termini per i relativi adempimenti, il procedimento di valutazione attualmente in corso è momentaneamente sospeso”.
Un prima considerazione al riguardo. Nel Ministero delle Infrastrutture, come in quello della Difesa e come in quasi tutte le altre PP.AA., il sistema di misurazione e valutazione della performance individuale fortemente voluto dall’ex Ministro Brunetta ha mostrato tutte le sue macroscopiche crepe e l’insostenibilità dell’impianto di base, come la FLP ha peraltro sempre sostenuto. Ora se ne stanno accorgendo un po’ tutti, sia sul fronte interno alle Amministrazioni (ma non da ora…), sia molto più recentemente sullo stesso fronte sindacale, dove proprio in questi giorni di vigilia del voto per il rinnovo delle RSU vediamo vecchi estimatori di Brunetta e delle sue opere che molto precipitosamente abbandonano le vecchie posizioni di sostegno al fu Ministro della F.P. e altrettanto precipitosamente guadagnano posizioni più spendibili sindacalmente di fronte alla protesta e alla rabbia dei lavoratori.
Chi a suo tempo, tra le OO.SS., ebbe l’ardire e la faccia tosta di mandare in giro per gli Enti dei volantini di benvenuto (“Welcome to performance”, ne custodiamo gelosamente copia) e di firmare “Protocolli” e “Intese” con il Ministro Brunetta tese a rafforzare il sistema premiale recepito nel D. Lgs. 150 magnificandone i pretesi effetti positivi, oggi di colpo si va riciclando diventandone oppositore e addirittura avviando raccolte di firme per cancellare la “performance”. Miracoli delle elezioni RSU!
La FLP invece, molto più coerentemente, ha sostenuto sin dal primo apparire del D.Lgs. 150/2009 e del sistema meritocratico e premiale di Brunetta, una posizione di dissenso e di contrasto ponendo in essere più iniziative (scioperi; manifestazioni; ricorsi al TAR, etc.: l’archivio dei nostri Notiziari sono lì a dimostrarlo!) che purtroppo non hanno raggiunto l’obiettivo di spazzarlo via anche a causa del sostegno venuto da una parte delle OO.SS.. Che ora ritroviamo sullo nostre posizioni! Bene, meglio tardi che mai!
Comunque, al di là di ogni distinguo sindacale, permangono tutti i problemi legati alla gestione del sistema premiale di Brunetta, in particolare nella nostra Amministrazione, la cui complessa articolazione organizzativa e le condizione date sul fronte dell’impiego del personale, unite alla procedura macchinosa e lacunosa ideata da OIV Difesa e poi anche mal governata, hanno evidenziato notevoli criticità.
Occorreva prendere il toro per le corna e bloccare la procedura. Così purtroppo non è stato, per responsabilità del precedente Vertice politico e dell’OIV, che hanno detto no con la scusa che la sospensione fosse “tecnicamente impraticabile”. Oggi la decisione del Ministero delle Infrastrutture dimostra invece che quella strada può essere percorsa, seppure in via temporanea e nelle more di una soluzione definitiva. Proprio per questo, in previsione della riunione che avevamo richiesto e che è fissata per il 9 p.v., abbiamo inviato al Sottosegretario Magri la nota che alleghiamo al presente Notiziario.
CONFRONTO UTILE, MA SENZA APPRODI OPERATIVI E INTANTO SI PREPARA IL NUOVO MODELLO DIFESA.
Si è tenuto nel pomeriggio di oggi il primo incontro tra il Sottosegretario delegato alle relazioni sindacali prof. Gianluigi Magri e le OO.SS. nazionali, a tavoli uniti, che era stato fissato a conclusione della riunione del 13 u.s. con il Ministro Di Paola (si veda il Notiziario n. 147 di pari data).
La riunione doveva servire a concordare un’agenda di argomenti sui quali far seguire il confronto con l’Amministrazione, e a calendarizzarne le scadenze. Alcuni di questi argomenti erano già emersi nel corso della riunione con il Ministro: l’annoso ed irrisolto problema del rilancio/efficientamento dell’area industriale, che passa anche attraverso un piano straordinario di assunzioni; la questione legata all’esubero della 1^ area, resa oggi più pesante dalle novità introdotte dall’art. 16 della legge 183/2011; le problematiche legate al transito nei ruoli civili del personale militare ex D.I. 18.04.2002 e alla auspicabile ridefinizione della tabella di corrispondenza, rispetto alla quale la nostra O.S. ha segnalato al Sottosegretario l’utilità di una presenza sindacale all’interno del già costituito gruppo di lavoro; infine, la questione relativa alle “economie aggiuntive” di cui all’art. 16, commi 4 e 5, della L. 111/2011, in merito alla quale la nostra O.S. ha espresso sin da ora la propria contrarietà a destinare risorse al sistema di premialità voluto dall’ex Ministro Brunetta (le “fasce di merito” conseguenti alla misurazione e valutazione delle performance individuale ex D.Lgs 150/2009).
Proseguendo nel suo intervento, la nostra O.S. ha segnalato la necessità di affrontare primariamente la questione relativa alla nuova riduzione degli organici, la terza dal 2008 a oggi, disposta dalla Legge 148/2011 che va a scadenza entro il 31 marzo p.v. e le cui scelte dovranno essere attentamente ponderate al fine di evitare situazioni di esuberi che sarebbero oggi estremamente pericolosi alla luce della novità introdotte dall’art. 16 della L. 183/2011 (Notiziario 131 del 10.11.2011) e che prevedono, per esuberi e soprannumeri, due anni di “cassa integrazione” a stipendio ridotto e poi il licenziamento. Si parta dunque, e prestissimo, con i tavoli tecnici, ha proseguito la nostra O.S., ma è di tutta evidenza che in queste riunioni ci sarebbe comunque un “convitato di pietra”, quel nuovo Modello Difesa in chiave fortemente riduttiva già annunciato dal Ministro Di Paola e ribadito in molte sedi, ivi compresa la riunione con le OO.SS. del 13 u.s. e la conferenza stampa del 19 u.s.. In detta circostanza, l’amm. Di Paola ha precisato che il taglio“riguarderà strutture mezzi, uomini e programmi futuri” ma “soprattutto gli uomini”, per i quali occorrerà trovare soluzioni “per facilitare gli esodi ” conseguenti alla riduzione di posizioni effettive, che toccheranno la componente militare ma anche quella civile, atteso che il nuovo modello Difesa vedrà (pare) 40/50mila tagli sul fronte della componente militare e 9/10mila su quella civile. Se l’orizzonte è questo, è di tutta evidenza che detta questione debba diventare prioritaria anche nel confronto con le OO.SS. nazionali, anche perché tutti gli argomenti oggetto dei confronti tecnici (area industriale; area 1^, etc.) risentirebbero necessariamente delle scelte connesse al nuovo Modello Difesa. Da qui, la nostra richiesta di definire un “protocollo d’intesa sul sistema delle relazioni sindacali nei processi di riorganizzazione”, sul tipo di quello sottoscritto in data 29.11.2006 dall’allora Sottosegretario delegato e da tutte le OO.SS., che fissava alcuni principi cardine (“la concertazione come metodo di lavoro con le parti sociali” e l’impegno dell’A.D. a dare “preventiva ed esaustiva informazione alle OO.SS. onde consentire il confronto con le parti sociali”), che, nel quadro di situazione che si prospetta, offrirebbe alle OO.SS. la possibilità di essere convolte prima delle decisioni, fornendo così il proprio contributo al processo di formazione delle stesse, e non di essere semplici destinatari di comunicazioni a posteriori rispetto a scelte già confezionate, come purtroppo è avvenuto recentemente. Dunque, un vero coinvolgimento delle OO.SS., con la possibilità di discutere provvedimenti che toccano la vita e il lavoro di tante persone, la cui mancanza è stata lamentata da tutte le parti sociali anche per quanto attiene il decreto legge c.d. “salva Italia”. Perché non dovrebbe essere così anche per la Difesa?
Sta qui, abbiamo rappresentato al Sottosegretario, il vero punto di svolta nelle relazioni sindacali e il concreto segnale di discontinuità rispetto al più recente passato dell’era La Russa, che aveva di fatto cancellato il confronto con le forse sociali e lasciato irrisolte le tante questioni che toccano il personale civile e che ripetutamente avevamo portato all’attenzione dell’allora vertice politico del Dicastero.
Ebbene, a questa nostra richiesta il Sottosegretario Magri ha detto “no”, un netto rifiuto a definire , alla vigilia di questa nuova e verosimilmente pesantissima ristrutturazione del sistema Difesa, una cornice di riferimento e a fissare alcuni criteri per il confronto con le OO.SS., come è peraltro avvenuto anche in occasione della prima grande ristrutturazione (Andreatta-Saragoza, 1996-97) dove i decreti legislativi sono stati adottati dopo il confronto con le forze sociali. Le scelte sul nuovo modello sono in via di definizione, una volta decise (1-2 mesi?) saranno sottoposte al Parlamento e poi se ne parlerà sui tavoli sindacali, ma evidentemente a prodotto già confezionato. La risposta negativa del prof. Magri ha ovviamente una valenza politica, atteso che non c’erano ostacoli a percorrere la strada da noi richiesta, ove se ne fosse ravvisata l’utilità o l’opportunità. Ne abbiamo preso atto, purtroppo.
Al di là di questo pur importante e per noi fondamentale aspetto, dobbiamo anche dire che la riunione di oggi non ha traguardato l’obiettivo di partenza. Bisognava individuare le priorità del confronto tecnico, e fare un calendario. Non si è fatto purtroppo né l’uno né l’altro, nonostante le nostre sollecitazioni finali. Si è parlato di tanti problemi, tutti degni di nota, si è anche fatta una discussione interessante, ma senza purtroppo alcun approdo operativo. Il prof. Magri ci ha dato appuntamento a dopo la metà di gennaio p.v., e solo in quella occasione si dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) decidere contenuti, modalità e tempi dei confronti. Francamente, speravamo in qualcosa di diverso.
Un’ultima considerazione, tutta rivolta al fronte sindacale. Per la seconda volta dopo due anni, la riunione è avvenuta a tavoli uniti, e l’impressione che ne abbiamo ricavato è che, al di là di accenti e sfumature diverse da parte delle diverse sigle, esista sul fronte sindacale, sul piano dei contenuti, una piattaforma sostanzialmente condivisa. Una buona notizia, soprattutto alla luce di quello che sta arrivando. Al di là dei contenuti, però, sono ancora evidenti in campo sindacale alcune incomprensibili spinte verso i tavoli separati, ma noi confidiamo che, alla fine, le ragioni del buon senso e dell’unità prevalgano su quelle della divisione e della contrapposizione, anche perché, di fronte al pesante processo di ristrutturazione in arrivo, l’unità del sindacato e il far fronte comune è la pre-condizione per poter essere interlocutori credibili. Dìvide et impera, dicevano i romani, e a distanza di più di duemila anni sarebbe bene che ne facessimo tesoro anche noi nella Difesa, soprattutto in previsione dei prevedibili futuri scenari. Un sindacato diviso è un sindacato debole e già sconfitto in partenza.
Da parte nostra, di fronte ai prevedibili e problematici scenari prossimi futuri, auspichiamo che tutte le OO.SS. della Difesa riprendano a dialogare tra di loro per poter meglio e più efficacemente rappresentare i lavoratori civili interloquendo unitariamente con l’Amministrazione. Se qualcuno tra di noi la pensasse diversamente, dovrà evidentemente assumersene tutta la responsabilità di fronte alle lavoratrici e ai lavoratori. Questa volta, la posta in gioco è troppo alta, tutti ne siamo consapevoli!
Prima di congedarci, formuliamo a tutte le colleghe e a tutti colleghi della Difesa gli auguri più affettuosi e cordiali di buone feste.
A tutti, Buon Natale e buon 2012, da parte di FLP DIFESA
PRESENTE ANCHE IL SOTTOSEGRETARIO DELEGATO MAGRI. ALL’ORIZZONTE, LA RIDUZIONE DEL MODELLO DIFESA. DISPONIBILTA’ AL CONFRONTO, SI PARTE MERCOLEDI’ 21 P.V.
Ministro Di Paola
Con una rapidità che ha sorpreso un po’ tutti, e noi per primi, il nuovo Ministro della Difesa, amm. Gianpaolo Di Paola, ha incontrato in data odierna per la prima volta, e a tavoli uniti, le OO.SS. nazionali. A memoria di chi scrive, infatti, non era mai successo in passato che un Ministro incontrasse le forze sociali a meno di un mese del suo insediamento, segno questo di una sensibilità e di una attenzione verso il Sindacato a cui certo non eravamo abituati in questi ultimi ultimi tempi.
In avvio di riunione, dopo i saluti di rito, il Ministro ha innanzitutto comunicato alle OO.SS. di avere attribuito la delega alle relazioni sindacali al Sottosegretario prof. Gianluigi Magri, presente all’incontro. Ha quindi dichiarato di voler comunque seguire “in presa diretta” le relazioni sindacali, cosa questa che non può non farci piacere. Ha quindi illustrato, in poche battute e senza tanti giri di parole, i propri intendimenti per la Difesa, ribadendo essenzialmente quanto già detto qualche giorno prima nel corso della sua audizione in Parlamento (vds. Notiziario n. 143 del 2 u.s.).
Questo, in estrema sintesi, il pensiero del nuovo Ministro: alla luce delle oramai insufficienti risorse finanziarie, l’attuale modello Difesa non regge più. Ci sarà dunque bisogno di un suo ridimensionamento, e dunque di una nuova fase di ristrutturazione in senso riduttivo dello strumento militare, a cui il Ministro intende porre mano e che dovrà necessariamente essere messa a punto entro l’orizzonte temporale di questo governo (15 mesi circa, poiché in primavera 2013 si andrà a votare).
Nel suo intervento, la FLP DIFESA, dopo aver ringraziato il Ministro per la rapidità della convocazione, ha convenuto innanzitutto sulla forte criticità dell’attuale situazione di bilancio del nostro Ministero, che a partire dal 2004, ma in particolar modo in questi ultimi anni (chi si dimentica i 3,5 mld tagliati con il D.L. 112/2008?), è andato incontro ad una serie di sforbiciate consistenti che hanno messo in grandissima sofferenza i nostri Enti, ed è da qui che occorre partire per decidere presto e concretamente cosa sia possibile fare e verso quali direzioni procedere. Si potrà lavorare anche sul fronte delle entrate (per esempio, la valorizzazione degli immobili, anche alla luce delle norme derogatorie introdotte per la Difesa che ci consentono una iniziativa in proprio), ma è indubbio che l’azione decisiva dovrà essere avviata sul fronte della riduzione delle spese, cosa che, pur comprendendo altre auspicabili direzioni di marcia (taglio agli sprechi; eliminazioni di privilegi fuori tempo; reinternalizzazioni di lavorazioni appaltate all’esterno; etc. etc.), portano però direttamente al cuore del problema, che è rappresentato da un modello Difesa attuale che non è più sostenibile a giudizio di tutti, ma che finora è rimasto tale, al di là dei roboanti annunci fatti e delle Alte Commissioni di studio nominate, posto che non hanno portato ad alcuna scelta concreta. Ebbene, a tal proposito, la nostra O.S. ha rappresentato la propria disponibilità a discutere e a confrontarsi, riservandosi ovviamente ogni giudizio e ogni iniziativa in merito agli intendimenti operativi dell’Amministrazione, una volta che ne saremo venuti a conoscenza, assumendo, come sempre abbiamo fatto, le nostre responsabilità di fronte ai lavoratori civili. C’è però un problema a monte, che va rapidamente chiarito: come si intende procedere nei confronti delle rappresentanze sindacali? Con il piglio e con il passo del precedente Governo, che ha sempre sistematicamente perseguito una politica di marginalizzazione delle OO.SS., alle quali ha sottratto spazi enormi in materia di contrattazione e di concertazione, cercando di ridurle a mere destinatarie di informazioni, quasi sempre successive, e ponendo in capo al Dirigente poteri quasi assoluti? E, per entrare nello specifico della nostra Amministrazione, con il passo del precedente Vertice politico della Difesa, che negli ultimi due anni ha negato ogni confronto di merito con le OO.SS. e che ha lasciato irrisolte tutte le questioni che interessano più da vicino la componente civile (riordino ed efficientemente degli Stabilimenti industriali, in primis degli Arsenali MM; impiego del personale e civilizzazione; esuberi 1^ area; rapporto tra civili e militari; salute e sicurezza “dei” e “nei” posti di lavoro; piano straordinario di assunzioni; progressioni; formazione e aggiornamento; mobilità; etc. etc. etc.), limitandosi a convocare le OO.SS. solo per gli stanchi rituali legati alla necessità di sentire le OO.SS. su provvedimenti già preconfezionati al netto di qualsiasi confronto preliminare con il Sindacato, e con modalità di confronto (mezz’ora a sigla) che si commentano da sole. Questo, abbiamo detto, è per noi, in partenza, il punto cruciale: c’è disponibilità, abbiamo chiesto al Ministro, a riprendere le fila interrotte di un confronto vero sul livello nazionale, pur nel quadro dei diversi e rispettivi ruoli e delle diverse e rispettive sfere di competenza? E ancora: sulle questioni che toccano l’impiego e il lavoro dei dipendenti civili, quelle antiche non risolte e quelle nuove potenzialmente legate alla preannunciata fase di ristrutturazione, intende il Ministro discutere e confrontarsi con il Sindacato, avviando così una nuova e diversa fase nelle relazioni sindacali del nostro Ministero? Qui sta, a nostro avviso, il nodo iniziale del problema: occorre, abbiamo detto al Ministro, una parola chiara e un segnale di discontinuità rispetto al passato; occorre rilanciare e dare forza al confronto sul tavolo politico che è stato in questi ultimi anni del tutto mortificato, e che in ogni caso si pone da sempre a monte di qualsiasi confronto tecnico (Persociv; SGD; SS.MM.) che certo non è mai mancato nella nostra Amministrazione traguardando anche risultati positivi; occorre recuperare un rapporto positivo di interlocuzione con le forze sociali, con le quali si può e si deve discutere prima di decidere; e occorre, infine, portare al centro dell’attenzione le problematiche dei civili, lavorando insieme per trovare le più idonee soluzioni operative.
Se il Ministro dovesse raccogliere in positivo questa nostra sollecitazione, abbiamo proseguito nel nostro intervento, è chiaro che si porrà solo un istante dopo il problema di come avviare il confronto tra le Parti, con quali modalità, con quali tempi e con quali priorità: l’elenco dei problemi è lungo, essendo sostanzialmente immutato rispetto a quello che abbiamo indicato, analizzato e accompagnato con alcune nostre proposte e poi recepito nel “Documento politico” inviato al Ministro La Russa a inizio del suo mandato (si veda il Notiziario n. 80 del 20.06.2008). Si tratta solo di decidere da dove si parte. Resta poi, ovviamente, il contenuto delle proposte avanzate dall’Amministrazione e degli interventi, che ne seguiranno, in merito ai quali la nostra O.S. farà ovviamente le proprie valutazioni e opererà le proprie scelte al momento opportuno, informandone, come sempre facciamo, puntualmente i lavoratori. E con questa ultima considerazione, si è chiuso l’ intervento di FLP DIFESA.
Alla fine degli interventi delle OO.SS., è intervenuto il Ministro Di Paola, e dalle sue parole abbiamo compreso che quel segnale forte e chiaro di discontinuità che avevamo invocato, è arrivato in modo preciso, e che la disponibilità ad avviare un percorso di confronto e di lavoro comune con il Sindacato, che noi avevamo richiesto, ci è stata alla fine assicurata dal Ministro, non sul piano delle enunciazioni di principio troppo spesso fini a sé stesse, ma, e questo è il lato che ci premeva di più, sul terreno della concretezza e dell’operatività immediata. Ebbene, il confronto con le OO.SS. partirà già dalla prossima settimana, attraverso una prima riunione con il Sottosegretario delegato prof. Gianluigi Magri, che è già in calendario per mercoledì 21 p.v. , e che servirà a individuare priorità di argomenti, tempistica e modalità con il quale si procederà nel confronto tra le Parti.
Alla luce dei contenuti e degli approdi conclusivi di questa prima riunione con il nuovo Ministro della Difesa, è del tutto evidente che non possiamo non dichiararci soddisfatti. Ma il giudizio è, allo stato, ovviamente sospeso in attesa delle verifiche sul campo, attraverso le quali misureremo le reali intenzioni del nuovo Vertice politico e valuteremo la reale portata e l’efficacia degli interventi proposti.
Vendita delle frequenza radiotelevisive, lotta all’evasione fiscale, misure per la crescita, lotta agli sprechi per finanziare i contratti pubblici. Più equità e gradualità sulle pensioni.
Come abbiamo già detto più volte, per trovare i soldi che servono a rimettere a posto i conti pubblici non c’è da fare un grande sforzo di fantasia. Basta conoscere i problemi, non “fare il tifo” per una parte politica piuttosto che per l’altra, cercare i soldi dove ci sono (e possibilmente nelle tasche di chi non ha mai pagato) e colpire sprechi e privilegi.
Già prima del varo della manovra, la CSE aveva indicato una “road map” fiscale al governo Monti (vedi lettera inviata dalla CSE a Monti il 18 novembre scorso); adesso, vista la manovra e l’esigenza espressa dal governo di individuare puntualmente misure alternative e coperture economiche, abbiamo deciso di fare una proposta articolata e inviarla ai Gruppi Parlamentari affinché le misure alternative proposte possano essere presentate sotto forma di emendamenti, visto che sinora il nuovo governo ha avuto con le parti sociali solo fugaci incontri illustrativi delle proprie intenzioni.
Alcuni delle misure che la CSE propone sono ormai “storiche”, nel senso che le proponiamo da anni e ora le ritroviamo finalmente su tutti i giornali:
ASTA PER LE FREQUENZE RADIOTELEVISIVE
Un caso da manuale: sono quasi due anni che chiediamo di mettere all’asta almeno i 6 bouquet di frequenza che invece il governo Berlusconi ha gentilmente messo a “concorso di bellezza”. Il bando è stato varato ma non è ancora giunto al termine e quindi può essere ritirato, anche perché saremmo l’unico Paese a regalare le frequenze.
Solo i 6 bouquet già messi a bando regalo valgono all’incirca 4 miliardi di euro, se poi si decidesse di mettere all’asta tutte le frequenze (già concesse a prezzi irrisori) si potrebbero addirittura ricavare 16 miliardi di euro.
Comunque, già con i soli 4 miliardi di euro si potrebbero finanziare prestiti agevolati per le piccole e medie imprese che non riescono a finanziarsi a causa del “credit crunch”, quel fenomeno per cui le banche non fanno le banche e non prestano soldi a nessuno.
La CSE ne parla da due anni, il ministro Passera non può dire, che è una misura che bisogna ancora studiare.
LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
Scudo fiscale: se l’1,5 per cento di aliquota aggiuntiva per i capitali “scudati” può finanziare il recupero dell’inflazione per le pensioni fino a 936 euro, la nostra proposta è di aumentare questa aliquota al 4 per cento e coprire l’indicizzazione delle pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo cioè fino a 1.872 euro al mese.
Accordi Rubik: Germania e Inghilterra hanno già fatto accordi con la Svizzera per tassare i capitali illegalmente depositati nelle sue banche. Le convenzioni già stipulate hanno portato ad aliquote di tassazione tra il 20 e il 30% immediato e un’aliquota più bassa per gli anni seguenti. Ci sono 130 miliardi di euro italiani nelle banche svizzere, il conto è presto fatto: si possono incassare subito tra i 26 e i 39 miliardi di euro con i quali finanziare gradualità ed equità in una riforma delle pensioni che faccia salvi i diritti acquisiti e non faccia macelleria sociale.
Tracciabilità dei pagamenti, nuove banche dati e misure contro le frodi sull’IVA: gli accordi Rubik sono una misura che dà un grosso gettito “una tantum” e uno minore a regime.
Per questo bisogna aumentare di svariati punti percentuali la fedeltà fiscale degli italiani. La diminuzione della possibilità di pagamento in contanti a un massimo di 200 euro rende più tracciabili i pagamenti, mentre l’incremento delle banche dati e l’abbassamento da 15.000 a 5.000 euro della soglia di credito IVA utilizzabile per compensare altre imposte per la quale è necessario l’asseverazione di un professionista porterebbero ad un drastico abbassamento delle frodi sull’IVA e a un aumento della fedeltà fiscale.
Contrasto di interessi “compratore – fornitore di beni o servizi”: rendere conveniente per il compratore richiedere la ricevuta fiscale o la fattura prevedendo il riconoscimento di detrazioni fiscali sulle spese per servizi e famiglie.
Manette agli evasori: leggi penali più severe contro gli evasori fiscali con la riduzione delle soglie minime sotto le quali si evitano i processi.
NUOVE IMPOSTE
Patrimoniale: anche la CSE propone un piccolo aumento della tassazione da attuare però sui grandi patrimoni. Proponiamo una tassa con un’aliquota contenuta sui patrimoni che ammontano a oltre 1 milione di euro;
ICI e IRES sui beni vaticani: molti non sanno che oggi non si paga l’ICI sui beni del Vaticano destinati a uso non esclusivamente commerciale. Questo vuol dire che basta che un albergo a Roma sia associato ad un luogo di culto per non pagare ICI e metà dell’IRES. La Corte di Cassazione ha già bocciato questa norma perché contraria ai trattati europei ed è aperta presso la Commissione Europea una procedura di infrazione per aiuti di Stato contro l’Italia per la quale rischiamo di pagare una multa milionaria. La proposta della CSE è di ribaltare la norma attuale e di far pagare l’ICI (e l’IRES per intero) ai luoghi non esclusivamente di culto. Gettito previsto: 1,5 miliardi di euro con i quali finanziare esenzioni dall’ICI con inserendo una franchigia più alta e esenzioni per i bassi redditi).
MISURE DI CARATTERE PREVIDENZIALE
Indicizzazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita: Ripristino, con i proventi delle maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’aliquota aggiuntiva sui capitali “scudati” del sistema di indicizzazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita almeno fino a quattro volte il trattamento minimo.
Pensione di anzianità: equiparare il requisito contributivo richiesto per l’accesso al pensionamento a prescindere dall’età anagrafica a 40 anni dal 2012 sia per gli uomini che per le donne, eliminando la penalizzazione (2%) attualmente prevista per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni e l’aggancio al requisito contributivo (a prescindere dall’età anagrafica) all’aumento dell’aspettativa di vita.
Esenzioni: eliminazione del limite di 50.000 unità ai fini delle esenzioni dalle nuove disposizioni in materia di accesso al pensionamento per i lavoratori collocati in mobilità.
Lavori Usuranti: conservare la possibilità di anticipo fino a tre anni dei requisiti di accesso al pensionamento, prevedendo un aggiornamento della normativa sui lavori particolarmente faticosi e pesanti.
Aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi: equiparazione delle aliquote contributive a quelle previste per i lavoratori dipendenti.
LOTTA AGLI SPRECHI E TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA
Dimezzamento del numero degli organi rappresentativi: ciò che proponiamo è il taglio del 50% di coloro che vivono di politica. Non solo i parlamentari ma i consiglieri e gli assessori regionali, comunali (quelli provinciali vanno sciolti subito) devono essere dimezzati di numero. E altrettanto bisogna fare per gli organismi di governo di tutti gli altri enti che dipendono dalla politica.
Abolizione dei vitalizi: non solo per i parlamentari ma anche per i consiglieri regionali.
Taglio del finanziamento pubblico ai partiti: deve essere immediato (cioè colpire anche i finanziamenti in corso) per una quota che vada dal 30 al 50 per cento; inoltre bisogna cambiare le regole, a iniziare da quella che prevede che anche se una legislatura termina il finanziamento continua per 5 anni;
Taglio alle spese per armamenti e lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione: immediata ricontrattazione degli impegni di spesa per armamenti a iniziare dai 131 caccia F35 per un costo di 14 miliardi di euro. Taglio minimo di questa somma pari al 50%. I 7 miliardi di euro devono andare a sbloccare i rinnovi contrattuali del pubblico impiego i cui contratti sono fermi da due anni; inoltre proponiamo l’istituzione di una commissione congiunta governo-parti sociali per tagliare gli sprechi nella Pubblica Amministrazione e per varare misure di riordino della stessa (ci sono già proposte per il riordino della giustizia che farebbero risparmiare centinaia di milioni). I lavori della Commissione devono durare al massimo sei mesi e i risparmi relativi destinati, almeno in parte, a finanziare una riforma che faccia ripartire la pubblica amministrazione come volano dell’Economia di questo Paese e che applichi forme di meritocrazia reali, diverse da quelle finte e punitive varate dall’ex-Ministro Brunetta.
Siamo certi che all’Europa interessi che l’Italia rimetta i suoi conti a posto, farlo con equità spetta a governo e parlamento. Per questo abbiamo inviato le nostre proposte ai gruppi parlamentari di Camera e Senato; non ci si può nascondere dietro il governo tecnico ma indicare strade alternative e avere il coraggio di non andare a mettere le mani nelle solite tasche.
È giunto il momento che lavoratori dipendenti e pensionati giudichino l’operato della politica e si pongano come forza di cambiamento, dicendo chiaro ai partiti politici che chi decide di non cambiare rotta non avrà il nostro voto!!!!!
Il Presidente del Consiglio Mario Monti
Carlomagno (CSE): “Non c’è l’equità promessa dal Presidente del Consiglio, soprattutto sulle pensioni. E gli evasori fiscali continuano a non essere toccati. Proporremo le nostre modifiche al Parlamento”.
È stata firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova manovra finanziaria varata dal governo Monti. Larghe anticipazioni sono state pubblicate sui giornali in questi giorni ma, poiché il diavolo è nei dettagli, le riepiloghiamo puntualmente per maggior chiarezza.
NUOVE IMPOSTE
Reintroduzione dell’ICI: dal 1° gennaio 2012 viene reintrodotta l’ICI anche sulla prima casa. La nuova denominazione è IMU (Imposta Municipale Unica) e i proventi andranno in larga parte allo Stato. L’aliquota è fissata al 4 per mille per la prima casa e al 7,6 per mille per le seconde case. Per la prima casa la franchigia è di 200 euro, cioè si pagherà solo l’imposta che eccede i 200 euro. Le rendite catastali, sulle quali viene calcolata l’imposta, sono rivalutate del 60%. La scelta della rivalutazione generalizzata anziché rivedere le rendite per zone è particolarmente iniqua in quanto rivalutare del 60% una casa in periferia vuol dire avvicinare di molto il suo valore a quello di mercato mentre la rivalutazione dell’estimo di una casa di pregio o centrale del 60% è quasi ininfluente rispetto al prezzo reale dell’immobile. Non sono previste esenzioni per redditi bassi e inoltre i comuni potranno aumentare l’aliquota di un ulteriore due per mille (e lo faranno);
Aumento dell’IRPEF: nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare dell’aumento dell’ex-IRPEF per le aliquote più alte, dandolo per scongiurato all’ultimo momento. Le cose stanno diversamente, in quanto l’aliquota di base delle addizionali regionali dell’IRPEF passa dallo 0,9 all’1,23 per cento a partire già dall’anno di imposta 2011(articolo 28, comma 1, della manovra). Al posto di un aumento per pochi, quindi, un aumento delle imposte per tutti!
Aumento dell’IVA: a partire dal 1° ottobre 2012 le aliquote IVA del 10% e del 21% sono incrementate di due punti percentuali. Dal 1° gennaio 2014 aumenteranno di un ulteriore 0,5 per cento;
Aumento delle accise sui carburanti: è già scattato dall’entrate in vigore del decreto l’aumento delle imposte sui carburanti che ha già fatto schizzare verso l’alto i prezzi;
Tassa su imbarcazioni e aerei: altra imposta strana che va a colpire non i valori dei natanti ma la lunghezza e non il valore degli aerei ma il peso.
Bollo sulle attività finanziarie: estende il cosiddetto “bollo titoli” a tutti gli strumenti di risparmio e investimento (anche le polizze vita). Esclusi soltanto i fondi pensioni e quelli sanitari.
PENSIONI
Si temeva che il governo Berlusconi estendesse a tutti il sistema contributivo oppure che eliminasse le pensioni di anzianità. Poi è arrivato Monti e ha fatto entrambe le cose, introducendo uno scalone al 31 dicembre 2011 (tre anni in un giorno ma forse cinque o anche sei, a seconda delle situazioni contributive personali) tale che le pensioni di anzianità spariscono poiché la ministra Fornero ha introdotto un sistema di penalizzazioni
che rendono quasi impossibile accedervi.
Indicizzazione delle pensioni: saranno adeguate all’inflazione solo le pensioni pari a due volte il minimo cioè fino a 936 euro al mese. Praticamente un salasso per i pensionati, altro bell’esempio di equità.
MISURE PER LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
Tra la tanta sobrietà promessa da questo governo ci sarà sicuramente una categoria che non sarà sobria anzi che sta stappando bottiglie di champagne: gli evasori fiscali, per i quali poco o nulla cambia. Soglie della tracciabilità dei pagamenti troppo alta e nessuna nuova banca dati per contrastare l’evasione fiscale. Misero poi l’aumento dell’imposta per i capitali scudati, l’1,5 per cento.
Tracciabilità del contante: si era parlato di ridurre i pagamenti in contante al massimo a 300 euro, soglia già considerata alta. Invece il governo Monti fissa i massimi a 1.000 euro, misura poco utile.
Imposta sui capitali scudati: fu un mezzo scandalo l’aliquota del 5 per cento (recuperabili integralmente sotto forma di credito d’imposta se i soldi venivano immessi in azienda) fissata dal governo Berlusconi per far rientrare i capitali illecitamente esportati. E altrettanto scandalosa è l’aliquota aggiuntiva fissata dal governo Monti. Nel resto dei paesi
europei sono state pagate imposte sui capitali illecitamente esportati almeno tre volte più alte. Bisognerebbe ricordarlo al premier quando ci racconta che la manovra serve per restare in Europa.
TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA
Praticamente non pervenuti, a meno che non si vogliano considerare tali i tagli ai consigli di amministrazione di alcuni enti. D’altronde la manovra deve essere votata dai partiti e quindi è mancato il coraggio di imporre norme non di loro gradimento. Si è mai visto un tacchino che chiede di anticipare il Natale?
Province: riduzione dei consiglieri a dieci ma la decadenza degli organi di governo (consiglieri e assessori) sarà decisa con legge dello Stato. Come dire campa cavallo…
MISURE PER LA CRESCITA
Altra voce non pervenuta. Come si pensa di non mandare il paese in recessione aumentando le imposte (ma solo a chi già le paga) e senza risorse da destinare alla crescita resta per noi un mistero. C’è qualche sgravio per i datori di lavoro ma nulla finisce nella busta paga dei dipendenti.
Sgravi IRAP: destinati ai datori di lavoro che assumono giovani o donne e alle imprese che ricapitalizzano.
Crediti di imposta: modesti e destinati alle imprese che investono in ricerca.
Confermati i crediti per l’efficienza energetica e sulle ristrutturazioni relative.
Cantieri: sblocco di circa 5 miliardi su opere cantierabili. Niente deroghe per i comuni anche se in regola con il patto di stabilità. Se la manovra presentata in agosto dal governo Berlusconi pesava in modo cospicuo su segmenti ben precisi del Paese, dipendenti, pensionati e contribuenti onesti, con le modifiche annunciate dopo il vertice brianzolo (ormai anche le sedi del governo coincidono con le residenze private del premier) finiscono per gravare totalmente su chi paga le imposte accentuando le differenze tra onesti e disonesti a favore di questi ultimi.
TAGLI ALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
Dopo i tagli che si sono succeduti nelle precedenti manovre e che hanno già colpito pesantemente i lavoratori dipendenti ed in particolare i lavoratori pubblici, la Manovra Monti “colpisce” ancora i lavoratori pubblici e riduce i servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni prevedendo ulteriori tagli a sanità ed enti locali; questi ultimi, però, si potranno rifare aumentando l’IMU (la nuova ICI) oppure alzando le addizionali regionali.
Sempre per i dipendenti pubblici si deve aggiungere l’abolizione dell’equo indennizzo e delle pensioni privilegiate: infatti vengono aboliti entrambi i trattamenti che erano riservati ai dipendenti pubblici in caso di infortuni per causa di servizio. Si è detto che il trattamento viene equiparato a quello previsto per i privati. Di fatto invece vengono cancellati entrambi senza possibilità di trattamento sostitutivo.
Di fronte a questa manovra che appare solo recessiva, priva di equità e piena di imposte a carico solo di chi già le paga tutte, il giudizio della nostra Confederazione è molto critico.
Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE, ha dichiarato: “Ci era stata promessa un’equità che non vediamo nella manovra. Non ci sono tagli ai costi insopportabili della politica e non ci sono norme incisive per combattere l’evasione fiscale.
Poiché il Senatore Monti ha detto che i saldi devono restare invariati, proporremo immediatamente al Parlamento le nostre proposte che individuano misure idonee a traguardare l’equità e la solidarietà, oggi assenti nella manovra. In ragione di ciò, pensiamo che la manovra possa e debba essere modificata.
Quello che ci indispone – ha proseguito Carlomagno – è l’enorme e preponderante peso dato dal governo alle pressioni della classe politica mentre non c’è stata, sinora, altrettanta attenzione alle proposte delle forze sociali. Ci auguriamo, ha concluso Carlomagno, una positiva inversione di tendenza ”.
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