News del 5 giugno 2015, h. 20.00 –

Si riporta, di seguito, il comunicato stampa diffuso in data odierna dalla Segreteria Generale FLP in merito alle fantasiose cifre diffuse dall’Avvocatura dello Stato sul costo per le casse dello Stato di un eventuale pronunciamento in positivo della Corte Costituzionale sul ricorso della nostra Federazione contro il blocco dei contratti pubblici, la cui udienza è fissata per il 23 p.v.

 ” E’ un vero attentato ai diritti dei lavoratori”.
Questo il commento di Marco Carlomagno, Segretario generale della FLP, il sindacato che con il suo ricorso ha smosso le acque e sconfitto l’acquiescenza degli altri sindacati, ottenendo dal Tribunale di Roma l’Ordinanza del 27 novembre 2013 di remissione degli atti alla Consulta per la pronuncia di incostituzionalità del blocco dei contratti, sulle stime diffuse dall’Avvocatura circa il costo della sentenza, ove la stessa fosse favorevole al sindacato ricorrente.
“Non accetteremo l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori pubblici”, prosegue Carlomagno. “Il Governo prima blocca i contratti e poi cerca di impedire alla Corte di pronunciarsi con serenità truccando i conti. Se vi sono problemi alle casse dello Stato questi discendono, come più volte emerso in questi anni, dalle continue ruberie dei soldi pubblici, dal banchetto che la cattiva politica, la burocrazia corrotta e la malavita organizzata continuano a fare a spese dei cittadini onesti e dei lavoratori, dagli sprechi e dalle esternalizzazioni.
Non accetteremo ulteriori danni, oltre la beffa. Il rinnovo dei contratti è un diritto e non ce lo lasceremo strappare” conclude Carlomagno.

In allegato:

– Rassegna stampa del 5 giugno 2015

– Avviso della Cancelleria della Corte Costituzionale di udienza pubblica sul ricorso FLP contro il blocco dei contratti

– La locandina FLPMANIFESTO CORTE COSTITUZIONALE

News del 16 ottobre 2014 –  h. 13.00 –

NEWS 2Pubblichiamo il testo del disegno di legge di stabilità 2015 adottato nel pomeriggio di ieri dal Consiglio dei Ministri. 

Trattasi della bozza aggiornata alle ore 17.30 del 15.10.2014, che però, nel frattempo, potrebbe aver subito modifiche e integrazioni a seguito dell’esame del  Consiglio dei Ministri.

Pubblichiamo altresì le slide di illustrazione delle misure  predisposte da Palazzo Chigi.

Nei prossimi giorni, avremo modo di tornare sui contenuti del disegno di legge, sia con riferimento a quelli di carattere generale e di impatto sul pubblico impiego  sia con riferimento a quelli che toccano più da vicino il Ministero della Difesa.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: Bozza legge stabilità 2015

Allegato 2: Le slide pubblicate sul sito del Governo

 

Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 –

Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano
Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.

Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.

Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.

Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!

Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?

Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.

Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.

C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.

Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.

Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.

Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici.  Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.

Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!

Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche. 

La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.

Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.

È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.  

 Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE  “

Notiziario n. 139 del 22 ottobre 2012 –

La Camera dei Deputati

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 24 del 19.10.2012 relativo al disegno di legge di stabilità 2013 che, nel testo inviato alla Camera dei Deputati, risulta fortunatamente privo dell’ art. 8 presente nello schema di provvedimento entrato in Consiglio dei Ministri e che recava le misure estremamente penalizzanti per i lavoratori pubblici che avevamo denunciato nel nostro precedente Notiziario n. 133 del 10 u.s..

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri nella giornata del 9 u.s. del DDL di Stabilità, ancora una volta si è levata forte l’indignazione di tutti lavoratori ed in particolare quelli pubblici per i quali, oltre al previsto aumento dell’IVA e conseguente aumento delle tariffe e dei prezzi ed al taglio di un miliardo di euro per la Sanità con conseguente riduzione della qualità e quantità dei servizi alla salute per i cittadini, veniva operato “un trattamento di favore” con un ulteriore taglio al salario attraverso il blocco dei contratti per gli anni 2013-2014 e la soppressione dell’indennità di vacanza contrattuale.

A questo, il Governo  aggiungeva il taglio della retribuzione relativa ai tre giorni di permesso di cui alla legge 104/1992 per l’assistenza ai genitori disabili, retribuzione che prima veniva corrisposta per intero: una misura indegna di un paese civile e che aggiungeva una incomprensibile disparità di trattamento fra lavoratori pubblici e lavoratori privati.

Forse perché consapevoli della pesantezza dei provvedimenti nei confronti dei lavoratori, forse perché si sta avvicinando la fase elettorale, finalmente anche sul fronte della politica si è mosso qualche cosa e sia le forze che sostengono il Governo Monti sia quelle di opposizione stanno intervenendo in maniera pesante sul Governo per modificare la manovra, almeno così sembra.

Ebbene, la prima e forse unica buona notizia che possiamo rilevare dalla lettura del testo relativo al provvedimento di legge che è approdato alla Camera è quella legata alla parte relativa al Pubblico Impiego con la completa “sparizione” del ex art. 8 del testo che era apparso sulla stampa e sul web e delle conseguenti norme vessatorie; quindi, allo stato, tutto rimane come prima, contratti, indennità di vacanza contrattuale, permessi etc..

Ovviamente seguiremo con attenzione il confronto parlamentare per vigilare affinché le sorprese non rispuntino, e proprio dalle aule del Parlamento, e confermiamo il nostro impegno ed il nostro intendimento a costruire un percorso che provi a coinvolgere tutte le forze sindacali andando oltre i problemi di singola categoria, per opporci al “potere dei poteri forti” e difendendo il diritto al lavoro ed alle tutele, per una società più giusta soprattutto per i lavoratori e per i cittadini.

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Disegno di legge di stabilità 2013

 

                                                                                                    

Notiziario n. 133 del 10 ottobre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 23  di data odierna, relativo ai contenuti del disegno di legge di stabilità 2013 varato dal Governo.

Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri è stato varato il DDL di Stabilità, un provvedimento da 11.6 miliardi di euro che “dovrebbe” consentire, appunto, il pareggio di bilancio per il 2013.

Una sintesi della scelte operate dal Consiglio dei Ministri, in un quadro consolidato di aumento delle tariffe e dei prezzi, porta ancora una volta ad un ulteriore taglio al salario dei lavoratori pubblici con il blocco dei contratti per gli anni 2013 – 2014 e, per tale biennio, anche  alla  soppressione della indennità di vacanza contrattuale che verrà ripristinata nel 2015 (forse) sulla base dell’inflazione programmata.

A questo deve essere aggiunta una “ciliegina sulla torta” e cioè un taglio del 50% sulla retribuzione relativa ai tre giorni di permesso ai sensi della legge 104/1992 ai fini dell’assistenza ai genitori disabili, retribuzione che prima veniva corrisposta per intero. Una misura che in questi anni, nonostante la poca voglia di opposizione a politiche sbagliate di una buona parte del sindacato, non era stata concessa neppure a Brunetta.

Per rimanere nell’ambito delle iniziative tese al “risparmio” che, poi, nei fatti, si traducono in spese per i lavoratori, occorre evidenziare, per la Sanità, il taglio di un miliardo di euro, a regime, per il fabbisogno sanitario nazionale, taglio che inevitabilmente si tradurrà in un abbassamento della qualità e della quantità dei servizi alla salute resi per il cittadino.

Sempre sul fronte delle ricadute sui cittadini utenti, occorre rilevare il taglio di 2.2 miliardi di euro sulle Autonomie Locali, in prima fila le Regioni e non solo, ancora una volta soggette ad un taglio lineare e non selettivo, che inasprisce quello già operato a luglio 2012 con il DL 95 sulla spending review.

Si aggiunga ancora quella che riteniamo forse la parte più pesante e cioè la previsione dell’aumento, dal 2013, dell’aliquote IVA con la furbata di “minacciare” l’aumento di due punti percentuali per poi “graziare” gli italiani aumentando di un punto le aliquote dal 10 all’11%, e dal 21 al 22%., con un ulteriore possibile effetto perverso su prezzi e tariffe.

Tutto questo e altro ancora contenuto nel DDL, a detta del Ministro Grilli, anche per controbilanciare la diminuzione dell’aliquota Irpef di un punto, dal 23% al 22% per lo scaglione fino a 15.000 euro e dal 27% al 26% per quello fino a 28.000 euro con un costo complessivo di 5 miliardi (4 miliardi per la prima aliquota che si applica a tutti ed 1 miliardo per l’altra).

 Un Governo che ha sospeso la democrazia nel nostro Paese e che si configura sempre più come il “potere dei poteri forti” a scapito delle fasce più deboli della cittadinanza, decide misure che, oltre ad essere recessive, colpiscono ancora una volta le parti più deboli:

–     l’aumento dell’IVA e la diminuzione di un punto dell’Irpef colpisce i cosiddetti “incapienti”, cioè coloro che vivono con stipendi e pensioni talmente bassi che non pagano IRPEF (e quindi non avranno benefici di nessun genere dal suo abbassamento) ma pagano l’IVA, una misura che inizia a dare risparmi a partire da un livello di salario maggiore di quello della gran parte dei lavoratori dipendenti;

–     i tagli alla sanità e soprattutto il taglio del 50% del salario per usufruire della Legge 104/92 fanno fare all’Italia un passo indietro di trent’anni sul piano dei diritti e dello stato sociale, che viene accollato sempre più alle famiglie. Chi ne soffrirà saranno gli strati deboli della popolazione, quelli ricchi si pagano la sanità e l’assistenza privata.

       Ricordiamoci tutti che quando si cancella un diritto si arretra di molti passi il cammino verso la democrazia compiuta e non ci sono scuse economiche perché tutte le misure per far pagare chi non ha mai pagato proposte dalla CSE in questi ultimi anni non sono mai state prese in considerazione dai governi. Chi paga deve continuare a pagare e chi non paga deve continuare a non farlo, questo è il messaggio che viene anche stavolta da un gruppo di tecnocrati che difende il sistema della speculazione finanziaria anziché i cittadini, con il beneplacito di una classe politica talmente screditata da non avere nemmeno la capacità di opporsi.

       Per riprendere il cammino verso una democrazia compiuta, fatta di legalità, solidarietà e partecipazione c’è bisogno di prendere coscienza che il problema non è di questa o di quell’altra categoria ma complessivo.

       Contro le dichiarazioni di Monti che si gloria di stare “spremendo” gli italiani (sì, ma quali italiani, Professor Monti? Quelli deboli!!) come ha fatto ieri a Bruxelles, è necessario un sussulto della gente onesta e laboriosa di questo Paese; o la politica fa il suo mestiere e inverte la rotta o dobbiamo essere noi a portare la parte migliore dell’Italia in piazza, unitariamente, con un grande sciopero generale.

       Per questo abbiamo ritenuto sbagliate le vertenze delle ultime settimane, che hanno portato a scioperi di singole categorie quando invece la mobilitazione deve essere globale. Milioni di persone in piazza a reclamare la restituzione del maltolto e la partecipazione alle spese di chi non ha mai pagato e vuole continuare a non farlo.

       Per questo ci adopereremo sin da oggi coinvolgendo tutte le forze sindacali!!                       

                                                                                            LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Il testo del DDL di stabilità approvato dal Consiglio dei Ministri

Notiziario n. 95 del 12 luglio 2012 –

E menomale che la Difesa doveva rimanere fuori dalla spending review del duo Bondi-Giarda!  Come si ricorderà, nel corso dell’ultimo incontro con il Sottosegretario Magri (vds. Notiziario n. 86 del 19 giu. u.s.),  FLP DIFESA aveva chiesto di “conoscere le relazioni tra il disegno di legge delega sul riordino della Difesa e l’operazione di spending review”  in arrivo. La risposta del dr. Magri era stata molto netta, anche in considerazione delle risultanze di un recente  incontro con  il Ministro Giarda: “il contributo, anche notevole,  all’operazione spending da parte della Difesa è tutto all’interno del disegno di legge delega di riordino”.   Purtroppo,  non è proprio così, in quanto la Difesa, e in particolare il suo personale, sta dentro, e anche pesantemente, nella spending review!  Vediamo dunque il perché.  

Nel S.O. n. 141/L della G.U. n. 156 di pari data, è stato pubblicato il Decreto Legge (DL) 6.07.2012, n. 95 (vds. “Quaderno” sul ns. sito) che reca “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”: trattasi del secondo provvedimento di spending review (il primo – DL 27.06.2012, n. 87 – ha interessato l’Amministrazione finanziaria e la Presidenza del Consiglio), che questa volta tocca direttamente le AA.CC. e il personale statale (ivi compreso purtroppo il personale civile della Difesa), e sui cui contenuti hanno preso duramente posizione sia la Confederazione CSE che la Federazione FLP.  La mazzata più forte è contenuta nell’art. 2, comma 1: è prevista una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà Previmil?)  e non generale (quali?) e un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto alle dotazioni organiche derivanti dall’attuazione del D.L. 138/2011. Siamo dunque al quarto taglio lineare degli organici, dopo quelli già intervenuti con i DD.LL. 112/2008, 194/2009 e 138/2011 e che hanno già prodotto la perdita secca di 11.800 posti di lavoro. E questa quarta riduzione potrebbe avere questa volta effetti pesantissimi, leggasi eccedenze, che dovranno essere formalizzate (responsabilità disciplinari in capo al Dirigente) e poi gestite con le procedure ex art. 33 D.Lgs. 165/2001, così come riscritto dall’art. 16 L.183/2011 voluto da Brunetta.   I commi dal 3 in avanti dell’art. 2  del DL 95 tracciano il percorso operativo di questo nuovo taglio:

– entro il 31 ott. p.v.,  dovrà essere adottato il DPCM (Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri) sui nuovi organici, con riduzioni selettive e anche compensate da maggiori tagli di altre AA., in assenza del quale interverrebbe il blocco delle “assunzioni a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto”  (fino all’emanazione del DPCM, gli organici vengono rideterminati sulla base delle presenze al 6 luglio 2012);

– entro i sei mesi successivi al  DPCM,  l’A.D. dovrà adottare il nuovo regolamento di organizzazione;

 le posizioni in soprannumero risultanti dal rapporto tra nuovi organici e presenze effettive (circa 2.000?) dovranno essere gestite con le “seguenti procedure e misure in ordine prioritario”:

   • in primo luogo, individuazione concreta dei soggetti in soprannumero interessati all’anticipo del pensionamento tra coloro che:  o hanno già maturato con le vecchie regole i requisiti entro il 31.12.2011 optando per il posticipo o che ne sono in possesso ai fini della maturazione della decorrenza entro il 31.12.2014 (l’Amministrazione dovrà predisporre entro il 31 dicembre 2012 un piano relativo alle cessazioni dal servizio indicando i tempi per il riassorbimento delle posizioni soprannumerarie);

   • per le restanti posizioni in soprannumero non riassorbibili, l’Amministrazione dovrà avviare la “procedura di mobilità guidata”, anche  verso AA.PP. di altri comparti, che sarà disposta con DPCM, previo esame con le OO.SS. da concludersi entro 30 gg., e tramite apposita tabella di equiparazione;

   • per le posizioni residue, partendo da quelle con maggiore anzianità contributiva, l’Amministrazione ne dovrà dichiarare formalmente l’eccedenza, e solo per esse verranno esaminati con le OO.SS. “criteri e tempi di utilizzo di forme contrattuali a tempo parziale”, da definire in proporzione alle eccedenze;

   • infine, il personale che risulti non riassorbibile a conclusione di tutti i percorsi di cui sopra, verrà “collocato in disponibilità”  (la cassa integrazione degli statali) non oltre il 30 giugno 2013, rimanendo a casa per 24 mesi con stipendio all’80 % (ma con retribuzione effettiva ridotta a circa il 60/65 % di quella attualmente in godimento, tenuto conto che I.d.A. e FUA/FUS non verrebbero più percepiti); detto periodo potrà essere prorogato fino a 48 mesi per il personale che maturi i requisiti per la pensione.  La F.P. pubblicherà sul proprio sito i posti vacanti, aggiornandone progressivamente i dati, e le Amministrazioni dovranno obbligatoriamente accogliere le domande del personale in disponibilità. In ogni caso, decorso tale periodo di 24 mesi, c’è il licenziamento definitivo e l’uscita dai ruoli dello Stato.

Questa la complessa procedura che riguarda la gestione delle posizioni soprannumerarie del personale non dirigente.  Prima questione, la più importante: ci saranno  posizioni soprannumerarie per noi civili della Difesa?  Probabilmente sì, tenuto conto che rispetto al quadro attuale (dotazioni organiche conseguenti L.148/2001, n. 30.283; presenze  effettive n. 29.350 circa ad aprile 2012),  il nuovo taglio degli organici, presumibilmente quantificabile in 2800/3000 posizioni circa,  determinerebbe esuberi reali, in carne e ossa. Seconda domanda: a quali aree verranno imputate le posizioni da sopprimere? Se si dovesse seguire lo schema adottato nelle riduzioni precedenti, è di tutta evidenza che le eccedenze toccherebbero in primis l’area 1^. Questo è uno dei nodi da sciogliere entro il 31 ottobre p.v.: come andranno rimodulati gli organici civili della Difesa? Noi speriamo che, a differenza di quanto avvenuto per lo schema di DPR attuativo della L. 148/2011, e al di là della natura della relazione sindacale che il DM 95 addirittura modifica,  l’A.D. operi un coinvolgimento preventivo ed effettivo delle OO.SS. ai fini della non facile scelta da fare, e dalla quale emergeranno le eccedenze reali.  Poi ci saranno i passaggi successivi: individuazione delle posizione soprannumerarie assorbibili, prima attraverso i pensionamenti e poi attraverso mobilità e part-time;  quindi, entro giugno 2013, la dichiarazione formale sulle eccedenze, che verranno collocate nelle liste di  disponibilità, anticamera del licenziamento.

A questo punto, dobbiamo tornare alla amara considerazione fatta in apertura di Notiziario: a differenza di come ci era stato detto, nonostante la Difesa abbia in itinere una propria spending review (disegno di legge delega di riduzione dello strumento militare) che prevede 10.000 tagli da qui al 2024, il personale civile della Difesa è interessato a questo ulteriore trattamento, ed in tempi molto più rapidi. La cosa non ci sta per niente bene, è incredibile ed inaccettabile questa assurda sovrapposizione, e lo diremo al Ministro Di Paola nell’incontro già convocato per martedì 17 p.v., al quale arriveremo con una proposta ben precisa: il personale della Difesa, al pari di quello del comparto sicurezza e delle altre categorie individuate dal comma 7 dell’art. 2 del DL 95, venga escluso dalla riduzione di organici e degli Uffici ex DL 95. Questo il Ministro dovrebbe cercare di ottenere per il suo personale, anche per coerenza con le scelte del DDLD che porta la sua firma, e per allontanare il rischio che una Amministrazione un po’ matrigna con alcuni suoi figli (pensiamo ai lavoratori di area 1^), possa diventare  alla fine addirittura figlicida. Sentiremo il Ministro, e poi trarremo le relative riflessioni e assumeremo le conseguenti iniziative,  auspicabilmente insieme alle altre OO.SS.: se anche in questo momento, e in quelli più difficili che verranno,  ci si presenterà ai tavoli divisi e separati, allora la vocazione suicida sarà ben evidente!

Nel DL 95, la Difesa è comunque toccata anche su altri fronti: innanzitutto la riduzione non inferiore del 10% (art.2, comma 3) del personale militare, con la differenza che il personale soprannumerario non riassorbibile andrà in ARQ e non in disponibilità (e scusate se è poco!); poi, le riduzioni di spesa di cui al comma 5 dell’art. 7, che interessano anche i finanziamenti 2012-2014 per A.I.D., in un momento decisivo per la sorte di alcuni Stabilimenti (è di pochi giorni fa l’idea di fare dell’Arsenale di  Messina un centro di eccellenza NATO); ridotte di un terzo le spese per le missioni all’estero;  invece, le spese per la mini naia vengono parzialmente mantenute: un assurdo!  Su una cosa il Ministro ha tenuto, e  bene: l’acquisto dei 90 aerei F-35, duecento milioni di dollari l’uno (vds. allegato). Potremmo allora chiudere con una battuta: gli aerei volano, ma buona parte del personale resterà a terra!

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Quaderno 2-12-D.L. 6.07.2012, n. 95

Allegato 2: Articolo de La Repubblica

Notiziario n. 93 del 6 luglio 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 16 del 6 luglio 2012 che contiene la prima valutazione della nostra Confederazioni sulle scelte operate dal Governo in materia di revisione della spesa pubblica e che saranno contenute nel secondo Decreto Legge sulla c.d. “spending review”:

Questa notte, al termine di un Consiglio dei Ministri “fiume”, il governo ha varato la manovra cosiddetta della “spending review” che entra in vigore già da oggi.

 Bisognerà leggere con molta attenzione il provvedimento prima di fornire valutazione sui singoli punti ma ascoltando questa notte la conferenza stampa di Monti e di alcuni dei suoi ministri non si può essere che preoccupati. Confermato il taglio del 20% dei dirigenti e del 10% del personale delle ex-qualifiche funzionali, già contenuto nel decreto legge 87/2012 per Presidenza del Consiglio, Ministero Economia e Finanze e Agenzie Fiscali; forte taglio ai servizi per i cittadini, sanità e giustizia in primis; forti tagli anche ai beni culturali che invece meriterebbero valorizzazioni di patrimonio e professionalità. Inutile dire che non vi sono invece tagli alle spese della politica né alle ingentissime spese militari: anzi, va avanti il progetto di tagliare sul personale civile della difesa per far spazio ai militari che saranno “dismessi” a breve. Su tutte le misure, quella più devastante è il blocco pluriennale delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, ormai prossimi alla fame, che ora tocca anche i dipendenti delle società pubbliche.

 Forse qualcuno in questo governo crede che i servizi – quelli alla persona in particolare – si forniscono da soli, che il sistema migliore per svolgere il lavoro della pubblica Amministrazione sia quello di affidarlo a personale malpagato, totalmente vilipeso e demotivato, che la lotta all’evasione fiscale si faccia diminuendo il numero di coloro che devono fare i controlli.  O più semplicemente, l’orizzonte breve di questo governo fa sì che ci sia disinteresse totale per i servizi ai cittadini e alle fasce più deboli della popolazione, attenzione alle banche (visto il salvataggio del Monte dei Paschi con 2 miliardi di euro pubblici) e abbandono della lotta all’evasione fiscale che evidentemente disturba in poteri forti del cui appoggio Monti è così preoccupato. Persino il taglio delle province, durante la conferenza stampa di stanotte, ha preso una piega sinistra. Un ministro si è lasciato scappare che dove non ci saranno più le province sarà anche più semplice razionalizzare (leggi tagliare) la pubblica amministrazione.

 Ora, la CSE è sempre stata favorevole, anzi ha sempre chiesto con forza l’abolizione (non la diminuzione) delle province ma per razionalizzare i costi e gli sprechi della politica non certo per desertificare interi e vasti territori in termini di servizi ai cittadini.  Certo, questo è un decreto legge e quindi deve essere convertito in legge dal Parlamento. La palla passa quindi a partiti e gruppi parlamentari, con un’avvertenza: stavolta la pazienza dei cittadini e dei lavoratori del pubblico impiego è finita!!!!  Se il governo dei professori finisce il suo mandato nella prossima primavera, i partiti devono presentarsi al giudizio dei cittadini alle prossime elezioni. Che sia chiaro quindi che la CSE si mobiliterà per modificare le misure più odiose di questo decreto legge ma allo stesso tempo indicherà a tutti i lavoratori pubblici quei partiti che voteranno in Parlamento le misure che tagliano posti di lavoro, stipendi e servizi ai cittadini.

 Se loro voteranno questo provvedimento i lavoratori pubblici non voteranno loro alle prossime elezioni!!!!

LA SEGRETERIA GENERALE CSE 

Notiziario FLP Difesa n. 49 del 29.03.2012 –

Il Sottosegretario dr. Gianluigi Magri

Nella giornata odierna si è svolta presso Difesa Gabinetto, presieduta dal Sott. Magri, la prevista riunione con le OO.SS. Nazionali della Difesa alla presenza di SMD, di Segredifesa e  Persociv, con all’ordine del giorno “l’avanzamento della revisione dello strumento militare”,  come anticipato con il nostro Notiziario n. 45 del 26.3.2012.

A premessa e con rammarico vale la pena di segnalare all’attenzione dei colleghi della Difesa che l’incontro si è svolto a tavoli separati per la specifica volontà di CGIL-CISL-UIL che in un momento così delicato hanno pensato bene di divedere il fronte sindacale invece di ricercare una forte unità di intenti nell’interesse più alto del personale civile.

Ciò detto ed entrando nel merito dell’incontro, il Sott. Magri ha esordito comunicando il rinvio della audizione delle OO.SS. Nazionali presso la Commissione Difesa del Senato ed ha proseguito che è in stato di avanzamento la messa a punto del disegno di  legge delega che dovrà fissare la cornice programmatica su cui verrà inserita la riforma dello strumento militare e che prevederà più provvedimenti legislativi recanti  i processi riorganizzativi per le diverse realtà dell’A.D..

Il Sottosegretario ha proseguito assicurando l’inserimento nella delega di una espressa previsione di informazione preventiva e monitoraggio, come da noi richiesto con forza nel corso dell’incontro con il Ministro Di Paola e per FLP Difesa ritenuto la condizione indispensabile anche solo per un primo assenso di massima.

Nel merito del provvedimento allo studio, il rappresentante politico del’A.D. ha confermato in termini generali il percorso già delineato dal Ministro, segnalando che sono in corso approfondimenti con la Funzione Pubblica e con il MEF per la fattibilità di alcuni degli “assi portanti” della riforma ed in particolare:

–      sui processi di mobilità, stante la dimensione del fenomeno legato agli esuberi del personale militare (33.000) e sulla proposta di tabella di equiparazione militari/civili (per intenderci quella attuale utilizzata per il personale militare non più idoneo per motivi di salute e sulla quale, come FLP DIFESA, nella precedente apposita riunione svoltasi a Segredifesa, da soli, abbiamo fatto sentire forte il nostro dissenso;

–      sui percorsi di formazione legati ai processi di mobilità, sulla formazione, sulla riqualificazione e sul possibile riavvio delle progressioni economiche per il personale civile .

In ultimo,  il Sottosegretario Magri ha evidenziato come un percorso di tale carattere non potesse non essere considerato innovativo rispetto alle esperienze precedenti e, in tal senso, ha richiamato le forze sociali ad un atto di fiducia nei confronti dell’Amministrazione della Difesa impegnata in un forte e innovativo processo di riforma.

La delegazione FLP Difesa pur dando atto al rappresentante dell’A.D. di un approccio metodologico diverso e propositivo, non ha potuto non rimarcare innanzitutto,  e proprio partendo dal “progetto Di Paola”,  che se i dati ed i valori  da tenere in considerazione erano quelli che emergevano dallo studio dello Stato Maggiore Difesa del gennaio 2012, fortunosamente reperito da FLP Difesa sul web, c’era da stare “poco allegri”, tenuto conto che in prospettiva si andava delineando un percorso di sostituzione nei ruoli del personale civile con personale ex militare in esubero transitato all’impiego civile (ben 9000 unità) interessando anche l’area tecnica e delle lavorazioni e non solo quella tradizionale, contabile amministrativa e logistica. Un percorso che ci preoccupa fortemente non solo per i numeri ma soprattutto perché  mette in discussione quelle attività ad alto tasso di civilizzazione che caratterizzano da sempre l’Area Industriale e della Difesa.

A questo, ha sottolineato FLP DIFESA, non può non essere aggiunta la ulteriore preoccupazione per la mancanza, allo stato, di un qualsiasi impegno dell’A.D. in ordine alla necessaria “civilizzazione di funzioni e compiti”, conseguenti alla richiesta anche in ambito europeo di un maggior impegno qualitativo del personale militare italiano sul fronte delle attività di carattere strettamente operativo. Appare ineludibile e prioritario, quindi,  almeno per quanto riguarda FLP DIFESA,  conoscere le scelte che l’A.D. intende operare  su questo fronte,  che a noi dovranno essere ben chiare prima di dare l’assenso a qualsiasi processo di riorganizzazione, ancorchè lungimirante come quello del Ministro Di Paola.

E sempre sulle questioni di carattere generale, sono state richieste spiegazioni in ordine alla congruenza dei tagli al personale con il possibile utilizzo da parte della Difesa dei connessi risparmi, tenuto in debito conto che, in ogni caso, a fronte dei massicci processi di mobilità proposti, la Pubblica Amministrazione nel suo complesso si dovrà sempre e comunque  far carico degli stipendi del personale che uscirà dalla Difesa.

Sul fronte della mobilità del personale, FLP DIFESA ha richiamato la necessità di un impegno politico di tutto l’Esecutivo Monti per traguardare lo smaltimento degli esuberi nelle altre Pubbliche Amministrazioni ed ha evidenziato la necessità che l’Amministrazione della Difesa verifichi la fattibilità di percorsi che traguardino il possibile l’ impiego di personale ex militare nei ruoli della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, nella Polizia Penitenziaria, nel Corpo Forestale dello Stato e nella Protezione Civile, con una scelta maggiormente consona allo status precedente del personale militare.

Il Sottosegretario Magri ha preso la parola per ribadire che lo studio di Stato Maggiore Difesa a cui FLP DIFESA faceva riferimento era da considerarsi solo una delle tante bozze di lavoro e che i dati contenuti ed evidenziati nei grafici non dovevano essere considerati l’approdo e le scelte finali dell’A.D. ma solo una tappa di avvicinamento ad un percorso in fase di costruzione.

A questo, la delegazione di FLP DIIFESA ha controbattuto che in assenza di chiari elementi di controtendenza, dati diversi e smentite ufficiali, quello studio non poteva che essere l’unico elemento su cui ragionare, per altro  in un momento assolutamente particolare in cui, ad esempio,  da un lato uno Stato Maggiore predispone la riorganizzazione della propria Area Territoriale e il Ministro, nel suo progetto, ne prevedeva l’interforzizzazione.

 Sempre a titolo di esempio, FLP DIFESA ha aggiunto  e richiamato la vicenda delicatissima ed incredibile  della sventata applicazione al personale civile di Difesan, Direzione Generale soppressa, dell’art. 16 della Legge 183/2011, che prevedeva procedure nelle quali si configurava il reimpiego del personale come vere e proprie eccedenze, alla “faccia” del CCNI Difesa e delle regole previste sui reimpieghi, mentre, in parallelo, le procedure del Contratto Integrativo venivano tranquillamente applicate in Enti dell’area operativa per la chiusura del NIP e  connesso reimpiego di personale civile.

La riunione si è quindi conclusa con l’impegno del Sottosegretario ad un prossimo appuntamento dopo la pausa pasquale, augurandoci, lo diciamo noi, di avere un quadro di riferimento e delle indicazioni di carattere politico più precise, in particolare, lo ripetiamo, per quanto attiene al ruolo ed alle funzioni che questo processo di riordino devono prevedere per il personale civile della Difesa, finalmente cittadino di serie “A” nella sua Amministrazione.

(Elio Di Grazia)

Notiziario FLP Difesa n. 46 del 27.03.2012 –

Il Ministro Fornero

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 6 del 27.03.2012 nel quale la nostra Confederazione esprime la propria posizione riguardo alla scottante questione della riforma del mercato del lavoro.

Il 23 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro con l’equivoca formula “salvo intese”.

Non si capisce bene di che intese si stia parlando visto che il governo ha preferito confrontarsi solo con una parte del sindacato e le solite confederazioni – CISL, UIL e UGL – hanno già dato il loro assenso di massima, non formalizzato solo perché si è preferito terminare il confronto senza concludere un vero e proprio accordo.

Quello che è certo è che non vi è nessuna riforma di rilievo se non la facilitazione dei licenziamenti attraverso la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L’estensione del reintegro alle imprese al di sotto dei 16 dipendenti e la previsione secondo la quale dopo 36 mesi i contratti a tempo determinato si trasformano in contratti a tempo indeterminato – sbandierate come novità positive della riforma Fornero – sono già previste dal nostro ordinamento e non costituiscono alcuna nuova tutela, come hanno denunciato 56 giuslavoristi, che accusano il governo di disinformazione e spregiudicatezza.

L’unica novità positiva è il reinserimento del divieto di firmare dimissioni in bianco, abolito dal governo Berlusconi.

Ci sembra un po’ poco per giustificare la radicale modifica della disciplina dei licenziamenti che di fatto monetizzano ciò che non dovrebbe essere monetizzabile: il diritto al lavoro e la dignità del lavoro.

Se passasse la riforma come è uscita dal Consiglio dei Ministri, il licenziamento ingiustificato per motivi economici darà diritto solo a un indennizzo, e quello illegittimo per motivi disciplinari non darà un diritto automatico al reintegro ma sarà il giudice a stabilire se reintegrare il lavoratore o indennizzarlo.

È chiaro quindi che si dà il via a uno squilibrio tra i diritti del lavoratore e quelli del datore di lavoro che con un modesto esborso potrà “liberarsi” di dipendenti anche senza giustificato motivo. Il tutto in un paese che ha uno dei più bassi indici di protezione contro i licenziamenti individuali (L’OCSE, su una scala da 0 a 6 assegna all’Italia un indice di 1,69 contro 2,60 della Francia e 2,85 della Germania).

Ecco, visto che si parla sempre di Europa, forse per adeguarci agli altri paesi sarebbe il caso di rafforzare le tutele anziché affievolirle.

Il dibattito che si è poi scatenato sull’applicabilità o meno della nuova disciplina al settore pubblico sembra essere la classica “arma di distrazione di massa”: si è spostata così l’attenzione sullo squilibrio tra lavoro pubblico e privato anziché sul merito del problema.

Stiano tranquilli i detrattori dei dipendenti pubblici, se l’articolo 18 cambiasse sarebbe applicato sia ai dipendenti privati che, in via immediata o mediata da qualche norma, anche ai lavoratori pubblici, con il risultato di avere tutti i lavoratori meno tutelati e il rischio che nella sanità o nei servizi sociali degli enti locali ci si potrebbe ritrovare, per motivi economici, un bel taglio dei servizi alla persona.

A difesa della presunta riforma si sono levate le solite voci favorevoli, a destra e a sinistra. Peccato che questi signori continuino a pontificare su norme che, in quanto soggetti privilegiati, non toccheranno mai la loro vita lavorativa.

È stato così per la riforma delle pensioni, per le decurtazioni di salario e di diritti che i lavoratori dipendenti hanno dovuto subire, sarà così anche per questa riforma.

E a proposito del disegno di legge, Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE, ha dichiarato: “Ridurre le tutele e monetizzare i diritti è sbagliato. Gli investimenti esteri non arrivano nel nostro Paese a causa della criminalità organizzata, dell’alto tasso di corruzione, della carenza di infrastrutture e del mancato funzionamento della giustizia civile. Ecco, se c’è un problema legato all’applicazione dell’articolo 18, è quello legato alla durata dei processi. Ma può uno Stato democratico scaricare le proprie inefficienze sui lavoratori??  Fortunatamente, il disegno di legge dovrà affrontare il vaglio del Parlamento, dove noi presenteremo le nostre proposte per modificarlo radicalmente”.

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Preghiamo di dare la massima diffusione tra i lavoratori al presente Notiziario.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 38 del 12.03.2012 – 

Il Capo di SMD, gen. Abrate

Siamo venuti in possesso della bozza di un importante e anche molto preoccupante documento elaborato dal 1° Reparto di Stato Maggiore Difesa (SMD)  che è frutto di uno studio di previsione sulle dinamiche di uscita-entrata nei ruoli civili e militari della Difesa, con l’occhio orientato agli obiettivi in materia di personale fissati dal progetto del Ministro Di Paola  sulla riduzione dello strumento militare finalizzata al riequilibrio, per questa via, degli squilibri attuali del nostro bilancio.

 Come si ricorderà, in data 16 febbraio u.s. scorso (nostro Notiziario n. 26 di pari data) il Ministro della Difesa, dopo averlo già fatto in  Consiglio Supremo di Difesa, Consiglio dei Ministri e Commissioni Difesa di Camera e Senato,  illustrò anche alle OO.SS. nazionali le linee guida del suo progetto di riduzione dello strumento militare (vds.  relazione allegata al nostro Notiziario n. 24 del 15.02.2012).

In estrema sintesi: il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni (-30%);  occorre dunque procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa e a consistenti tagli del personale  (43mila in totale in 10/12 anni, di cui 10mila civili e 33mila militari), in merito ai quali orientamenti la nostra O.S. espresse al Ministro in riunione le sue prime considerazioni.

Evidentemente, su questa strada, l’Amministrazione ha proseguito il proprio lavoro di messa a punto, e le relative risultanze, forse non ancora definitive ma certo estremamente illuminanti in merito ai percorsi che si intendono intraprendere, sono contenute in un documento datato 26 gennaio 2012 di Stato Maggiore Difesa – 1° Reparto che è apparso qualche giorno fa  su un sito web e che ad ogni buon conto alleghiamo in copia al presente Notiziario per l’utile conoscenza dei colleghi interessati.

Oggetto dello studio di SMD sono i percorsi da porre in essere per traguardare “la contrazione degli attuali organici della componente militare per attestarsi al valore pari a 151.000 militari” . Si parte dall’esame della situazione attuale di personale;  si analizzano poi gli aspetti finanziari con gli obiettivi finalizzati all’ abbattimento dei costi; infine, si affronta la parte relativa agli strumenti da utilizzare e che “potrebbero consentire di contrarre gli organici/costi ed anticipare temporalmente il conseguimento dell’obiettivo”.  Tra gli strumenti ipotizzati da SMD, una parte fondamentale la recita il passaggio in mobilità volontaria  nelle AA.PP. di personale militare  introdotto di recente con la legge 183/2011 (c.d. legge di stabilità 2012), in merito alla quale possibilità il documento sottolinea che “in ambito Difesa è stata elaborata una proposta di tabella di equiparazione tra personale militare e civile” , che induce a ritenere che il Gruppo di lavoro appositamente costituito e presieduto dall’avv. Di Palma,  ma senza alcuna presenza di componenti di parte sindacale come noi avevamo chiesto, ha concluso i suoi lavori, senza che alcuna informazione/confronto  siano stati offerti alle OO.SS., come pure l’A.D. si era impegnata.

Ebbene, nelle previsioni di SMD, una parte cospicua dei transiti verso le Pubbliche Amministrazioni dovrebbe interessare, pensate un po’, proprio l’ ”Amministrazione civile della Difesa”,  verso la quale, nel periodo di tempo ricompreso tra il 2013 e il 2032 e allo scopo di compensare gli esodi che porterebbero a regime la dotazione organica civile a soli 6.550 unità,  si ipotizzano transiti per ben 9.000 (dicesi: novemila) militari  (sottufficiali e ufficiali fino al grado di Ten. Col.).

A tal riguardo, evitiamo allo stato ogni commento in quanto siamo ancora di fronte a uno “studio”; pur tuttavia, nell’esprimere sin da ora una valutazione negativa su un’ipotesi del genere, abbiamo inviato in data odierna al Sottosegretario delegato dr. Magri la nota allegata con richiesta di incontro urgente.

(Giancarlo PITTELLI)

ALLEGATI:

  1. Lettera FLP DIFESA al Sottosegretario Magri
  2. Documento SMD

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Notiziario n. 93 del 6 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 16 del 6 luglio 2012 che contiene la prima valutazione della nostra Confederazioni sulle scelte operate dal Governo in materia di revisione della spesa pubblica e che saranno contenute nel secondo Decreto Legge sulla c.d. “spending review”: Questa notte, al […]


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28 Mar 2012 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 46 del 27.03.2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 6 del 27.03.2012 nel quale la nostra Confederazione esprime la propria posizione riguardo alla scottante questione della riforma del mercato del lavoro. Il 23 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di riforma del mercato […]


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13 Mar 2012 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 38 del 12.03.2012 –  Siamo venuti in possesso della bozza di un importante e anche molto preoccupante documento elaborato dal 1° Reparto di Stato Maggiore Difesa (SMD)  che è frutto di uno studio di previsione sulle dinamiche di uscita-entrata nei ruoli civili e militari della Difesa, con l’occhio orientato agli obiettivi […]


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