Con la conversione in legge del decreto rilancio sono state portate modifiche all’impianto normativo vigente, fra le quali di rilevante interesse l’introduzione dei POLA (Piani Operativi per il Lavoro Agile), strumenti operativi finalizzati al superamento della sfida per l’innovamento della PA alla luce della esperienza dell’emergenza. Era dunque necessario riprendere il confronto sul protocollo dell’8 aprile, che CSE ha sollecitato con la lettera di cui al Notiziario n. 30 in data 22 luglio u.s. . Il confronto è approdato venerdì scorso alla sottoscrizione presso la FP del nuovo protocollo, cui è seguita, nello stesso giorno, la circolare n. 3 della Ministra della F.P. on. Dadone , che si pubblica in questa pagina in all.1, che lo recepisce. Si riporta, di seguito, il comunicato stampa della confederazione CSE del 24 luglio :
Nella giornata di oggi, dopo un proficuo confronto articolatosi su più riunioni, la CSE ha sottoscritto con la Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, unitamente alle altre Confederazioni del pubblico impiego, un secondo Protocollo sulla sicurezza in materia di contrasto all’emergenza Coronavirus.
“Siamo molto soddisfatti” ha dichiarato Marco Carlomagno, Segretario generale della Confederazione “perché siamo stati tra i promotori dell’iniziativa, convinti che fosse necessario dare seguito all’importante Protocollo sottoscritto dalla CSE con la Ministra in piena emergenza sanitaria lo scorso 8 aprile, per gestire in piena sicurezza per i cittadini ed i lavoratori del pubblico impiego anche tutta la fase di riapertura delle attività, dopo il lungo lockdown”.
“Un Protocollo quello firmato oggi” ha proseguito Carlomagno “validato anche dal Comitato Tecnico – Scientifico del Ministero della Salute, che non solo precisa in modo analitico le misure da adottare, ma riconferma in modo chiaro il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori e definisce come metodo generalizzato per tutte le Amministrazioni, il costante confronto con le OO.SS. per attuare le misure ivi contenute e allo stesso tempo garantire la massima efficienza degli Uffici e la tutela del personale”.
“Ora siamo impegnati a proseguire il confronto con il Governo e con l’Aran” afferma il Segretario Generale, perché bisogna dare continuità all’esperienza del lavoro agile, anche mediante la piena attuazione del sistema di partecipazione nella definizione dei Piani Organizzativi del Lavoro Agile previsti dalla legge di conversione del Decreto rilancio, che si è dimostrata, pur nella particolarità della situazione, un’eccezionale opportunità di innovazione organizzativa, di valorizzazione del personale e di conciliazione vita/lavoro”.
“E’ giunto quindi il momento di ritornare a parlare e discutere dei rinnovi dei contratti di lavoro scaduti a dicembre 2018, che costituiscono la sede naturale per definire il nuovo ordinamento professionale del personale e un sistema di regole condivise” conclude Carlomagno, se si vogliono affrontare seriamente le nuove sfide della modernizzazione delle Pubbliche amministrazioni.
Roma, 24 luglio 2020 L’Ufficio stampa
In conseguenza del protocollo dovranno essere adeguati i contenuti degli specifici protocolli di Settore e quelli locali, posto che la norma supera la limitazione della presenza in servizio alle sole attività indifferibili, che è superato l’istituto della esenzione dal servizio, che deve essere rivista la mappatura delle attività con particolare riguardo a quelle telelavorabili, per le quali l’obbiettivo è il mantenimento in lavoro agile del 50% del personale in esse adibito, fatte salve le condizioni di tutela della sicurezza del posto di lavoro.
In allegato, la lettera datata 21 luglio 2020, che si pubblica in allegato 2, che la CSE ha inviato alla Ministra Dadone per sollecitare la sottoscrizione del nuovo protocollo sicurezza per i pubblici dipendenti.
Alla Funzione Pubblica, si è svolto un importante incontro tavolo tecnico fra la Ministra Dadone e le Confederazioni Sindacali (tra queste, CSE e CGS), che è stata l’occasione di un interessante confronto tra le Parti sullo Smart Working (S-W) nel lavoro pubblico a seguito dell’emergenza COVID-19.
A riguardo, come è noto, la Ministra in più occasioni ha valutato essere stata un’esperienza positiva, tenuto conto dello stato di emergenza e della modalità in grandissima parte nuova per tanti Uffici, affermando anche che, sulla scorta dell’esperienza maturata, intende mantenere anche nella c.d. “fase 2”, e cioè nella fase della ripresa dall’emergenza da COVID 19, e poi proiettarla verso la “fase 3”, quella del ritorno alla c.d “normalità”.
Sono i concetti che la Ministra ha ribadito in apertura del proprio intervento, per poi dare la parola alle Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego presenti in riunione.
A tal proposito, si riportano di seguito le considerazioni venute del Segretario Generale della CSE, Marco Carlomagno, e contenute nel comunicato stampa diffuso a fine riunione:
“E’ necessario un nuovo, importante sforzo per contemperare il diritto alla salute di lavoratori e cittadini con la piena efficienza e funzionalità delle Pubbliche Amministrazioni, per permettere al Paese di ripartire dopo più di 2 mesi di blocco. Il lavoro agile, che in questo frangente è divenuto la modalità ordinaria di lavoro, con notevoli risultati, non può essere ridotto o depotenziato. Deve invece essere ancora meglio implementato, per farne a regime uno degli strumenti principali di innovazione organizzativa, di miglioramento dell’efficacia dell’azione delle nostre Amministrazioni, di modernizzazione e semplificazione dei processi lavorativi.
Per scongiurare i terribili effetti della crisi economica, derivante dal blocco delle attività, è necessario che le risorse economiche siano immediatamente erogate ai cittadini e alle imprese, che le procedure siano al massimo semplificate, che le risposte avvengano in tempo reale. Il ruolo delle nostre Amministrazioni è, quindi, ora più che mai decisivo. E le lavoratrici e i lavoratori pubblici, che in questi mesi hanno dimostrato in tutti i settori il loro straordinario impegno per fronteggiare l’epidemia, sapranno ancora una volta fare fino in fondo la propria parte. Abbiamo però bisogno di una nuova organizzazione del lavoro, che dovrà tenere conto sia degli obbiettivi complessivi, e saranno necessariamente orientati per far fronte alle emergenze economiche in atto, che delle modalità miste di lavoro, agile e in presenza, che nella fase di riapertura coesisteranno negli uffici.
Abbiamo apprezzato il lavoro di questi mesi della Ministra Dadone, e dell’impulso che ha dato al lavoro agile, iniziativa che ha permesso che si continuassero a svolgere le funzioni, garantendo i servizi, con la tutela della salute degli addetti e degli utenti. Una scelta, frutto di ascolto e condivisione, che ci ha portato a sottoscrivere con la Ministra il giorno 8 aprile che l’importante protocollo sulla salute e la sicurezza del lavoro negli uffici pubblici. Ora si tratta di proseguire su quella strada. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la richiesta, già formulata nei giorni scorsi, di definire congiuntamente i passi successivi, per gestire al meglio questa seconda fase. Un percorso che per noi deve avere necessariamente un quadro di riferimento e di garanzie definito con la Ministra, che poi possa essere declinato in sede di confronto in ogni singola Amministrazione.”
A conclusione dell’incontro, che – particolare importante – era stato sollecitato da CSE, CGS e altre Confederazioni autonome con la lettera che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina, la Ministra Dadone ha ribadito i concetti espressi in apertura ringraziando tutti i partecipanti dell’incontro, che ha avviato di fatto il confronto tra le Parti sull’argomento lavoro agile e che proseguirà nelle prossime settimane.
Dentro la Difesa invece, nonostante il CCNL preveda in particolare che in materia di misure antinfortunistiche siano attivate relazioni sindacali sia al livello nazionale che locale, dopo tante settimane di informazione prossima allo zero che la nostra O.S. ha ripetutamente denunciato, i primi segnali di avvio del confronto arrivano solo ora, a distanza di 2 mesi dall’inizio dell’emergenza, e anche dietro sollecitazioni sempre più pressanti da parte nostra (vds il precedente Notiziario FLP Difesa n. 36 del 21-04-2020).
E qualche risultato inizia proprio a vedersi. Infatti, diamo notizia ai colleghi che il Direttore Generale di Agenzia Industrie Difesa ha risposto prontamente alla nostra iniziativa con la lettera che si pubblica in allegato 2 su questa stessa pagina, e che ci è stata anticipata l’intenzione di convocare le parti sindacali da remoto per il 30 aprile p.v.; contestualmente, è arrivata anche la convocazione da noi richiesta sulle problematiche che afferiscono alla Difesa, che si terrà a PERSOCIV il 6 maggio p.v., che pubblichiamo in allegato 3 sempre su questa stessa pagina.
E intanto nel territorio continuano a verificarsi situazioni che dimostrano approcci pregiudizialmente negativi nei confronti del lavoro agile. Come è avvenuto presso ISMA (Istituto Studi Militari Aeronautici) di Firenze e 46^ Brigata Aerea sempre di Pisa, che hanno disposto controlli domiciliari attraverso le Forze dell’Ordine nei confronti di dipendenti in smart working.
In merito, questa O.S. ha attenzionato la problematica allo Stato Maggiore dell’Aeronautica, come da nota che pubblichiamo su questa pagina in allegato 4, chiedendo di verificare la correttezza delle procedure adottate, di intraprendere le iniziative più opportune affinché sia sgombrato il campo dalla possibilità di contenziosi, e di fornirne ovviamente riscontro.
E’ stato pubblicato sulla G.U. n. 302 del 29 dicembre u.s. il Decreto della Funzione Pubblica 17.10.2017, n. 206 recante “Regolamento recante modalita’ per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonche’ l’individuazione delle fasce orarie di reperibilita’, ai sensi dell’articolo 55-septies, comma 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”, che pubblichiamo anche su questa stessa pagina in allegato 1.
Trattasi del Regolamento, atteso da molti mesi, connesso alla istituzione del “Polo Unico per le visite fiscali”, e che era stato preannunciato dalla stessa INPS con il messaggio 3265 del 9 agosto u.s.. poi successivamente seguito dal messaggio n. 3685 del 26.09.2017, che pubblichiamo entrambi su questa stessa pagina, rispettivamente in allegato 2 e 3.
Ricordiamo brevemente i fatti. L’art. 18 del D. Lgs. 25.05. 2017, n. 75, pubblicato sulla G.U. n. 130 del 7 giugno 2017 e attuativo della legge delega n. 125/2015, ha disposto la modifica della disciplina vigente in materia di accertamenti medico-legali in caso di assenze dal servizio per malattia, devolvendo tutte le competenze, precedentemente poste anche in capo alle ASL, in via esclusiva all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS) attraverso l’istituzione del “Polo Unico per le visite fiscali”, da esso dipendente, che avrebbe gestito le visite mediche di controllo (in sigla: VMC) sia dei lavoratori privati che di quelli pubblici.
La decorrenza della norma, a mente di quanto stabilito dall’art. 22 dello stesso D. Lgs. 75, era fissata al 1 settembre u.s. , ed è per questo che INPS aveva provveduto a fornire istruzioni con il sopra richiamato messaggio n. 3265 del 9 agosto u.s., i cui contenuti sono stati oggetto dei nostri Notiziari n. 77 dell’11.08, n. 86 del 12.09 e n. 92 del 28.09.2017.
Quel messaggio diceva anche una cosa importante: che un emanando e apposito Decreto avrebbe dovuto armonizzare finalmente le fasce di reperibilità tra pubblico e privato, oggi differenziate con marcata penalizzazione dei lavoratori pubblici, e che avrebbe definito al contempo le modalità per le VMC. Avevamo avuto indirettamente sentore sul fatto che la FP sembrava non intendesse seguire questa strada attraverso la lettura del parere del Consiglio di Stato (parere n. 1939 del 9.09.2017) sullo schema di decreto predisposto dalla Ministra Madia, che prevedeva il mantenimento dello statu quo, e cioè il mantenimento delle attuali fasce orarie differenziate tra pubblico e privato, con maggiore onere per i lavoratori pubblici (quattro ore complessive di reperibilità per i privati, ben sette invece per i pubblici), che la Madia aveva giustificato con la necessità di non abbassare l’incisività dei controlli nel P.I.
Ebbene, la lettura dell’art. 3, comma 1, del decreto della F.P. di cui trattasi conferma “per i dipendenti delle PP.AA. le fasce di reperibilità secondo i seguenti orari: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00” , mentre il successivo comma 2 precisa che “sussiste l’obbligo di reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi”. Ci chiediamo: per quanto riguarda il settore privato, permangono le differenze?
Le esclusioni dall’obbligo di reperibilità, altra questione rimasta senza risposte in questo mesi, riguardano solo i dipendenti assenti per le fattispecie di malattia di cui all’art. 4 del Decreto: patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio che abbia comportato la menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al DPR 30.12.1981, n. 834, ovvero a patologie di cui alla Tabella E del medesimo DPR; patologie connesse a situazioni di invalidità pari o superiore al 67%.
I successivi articoli del Decreto normano la redazione del “verbale di visita fiscale” da parte del medico (art.5), la “variazione dell’indirizzo di reperibilità” (art.6), gli obblighi derivanti dalla “mancata effettuazione della visita fiscale” (art. 7) da parte del dipendente e quelli relativi alla “mancata accettazione dell’esito della visita” (art. 8); l’art.9 infine, regolamenta il “rientro anticipato al lavoro”
Ultima annotazione: il Decreto in questione entrerà in vigore dal 13 gennaio p.v. e produrrà la contestuale abrogazione del precedente decreto, oggi ancora vigente, della F.P. n. 206 del 18.12.2009.
Con nota 34171 dell’11.09.2017 inviata a tutte le OO.SS. nazionali a firma del gen. Alberto Rosso, il Gabinetto del Ministro ha sostanzialmente confermato quanto da noi anticipato con il Notiziario n. 80 del 28 agosto 2017 circa l’autorizzazione pervenuta dalla Funzione Pubblica per nuove assunzioni di professionalità civili tecniche nel Ministero della Difesa, che porterà finalmente un po’ di ossigeno all’interno degli storicamente asfittici Enti e Stabilimenti industriali del nostro Ministero.
Come si ricorderà, con il predetto Notiziario del 28 agosto, abbiamo dato conto delle due buone nuove in materia di assunzioni, esiti del tavolo tecnico costituito a seguito dell’accordo politico del 5 aprile. La prima, relativa a due emendamenti al DDL 2728 che reca norme di delega e di attuazione del “Libro Bianco” e attualmente all’esame della Commissione Difesa del Senato, che prevedono la “riattivazione delle vecchie <<scuole allieve operai>> attraverso la “costituzione di <<centri di formazione presso gli Stabilimenti e gli Arsenali militari>> i quali, oltre a fare formazione, aggiornamento e specializzazione avvalendosi prioritariamente anche del personale civile in servizio,provvederanno anche a gestire la parte corsuale dei corsi-concorsi selettivi da indire per il reclutamento di profili professionali di area 2^ dei settori tecnico/scientifico/informatico” (dal comunicato unitario del 1 agosto).
La seconda buona nuova riguardava invece l’imminente sblocco delle assunzioni civili per il MD, dopo le zero unità entrate negli ultimi anni, atteso che gli ultimi ingressi sono avvenuti nel lontano 2014 (n. 24 assistenti tecnici del settore motoristico e meccanico e n. 166 funzionari, di cui 108 funzionari amministrativi e n. 58 funzionari tecnici), tutte relativi ai concorsi banditi nel 2007, poi seguiti anche dall’assunzione di n. 9 ex collaboratori bibliotecari. Davvero poca cosa, avevamo detto, di fronte agli oltre 2000 dipendenti civili cessati dal servizio negli ultimi quattro anni, il che conferiva ancora più risalto alla notizia, che noi abbiamo dato in quel Notiziario di fine agosto, del via libera venuto dalla FP.
Ebbene, la nota ricevuta in data odierna dal Gabinetto, che pubblichiamo come allegato su questa stessa pagina, conferma la nostra anticipazione di fine agosto, fornendo in aggiunta ulteriori elementi in positivo. In detta nota, si afferma infatti che “è stata ottenuta l‘autorizzazione ad assumere complessive n. 116 unità di personale civile appartenenti a professionalitàtecniche. Ciò, sia mediante lo scorrimento di graduatorie di concorsi (idonei non vincitori) per la II e la III area funzionale, sia attraverso l‘espletamentodi apposita procedura concorsuale per assunzioni di personale di II area. Di recente è stata, inoltre, avviata, nei limiti del budget disponibile, la richiesta per ottenere lo scorrimento di una graduatoria per profili professionali amministrativi di III area”.
Scendendo nel dettaglio anche sulla scorta di quanto da noi anticipato nel Notiziario n. 80 del 28 agosto 2017, dovrebbero dunque essere n. 86 le unità da assumere entro l’anno in corso “tramitelo scorrimento di graduatorie di concorsi (idonei non vincitori) per la II e la III area funzionale”, tutte relative a professionalità tecniche di cui abbiamo un bisogno disperato, in particolare negli Enti e Stabilimenti dell’area industriale (ma non solo!), di cui n. 50 con profilo di funzionario tecnico e n. 36 con profilo di assistente tecnico. Per arrivare allora alle 116 unità annunciate dal Gabinetto con la nota in argomento, dovrebbero essere dunque una trentina le unità con professionalità di area 2^ da assumere tramite “espletamentodi apposita procedura concorsuale”. Tornano dunque i concorsi pubblici per il MD!
Infine, segnaliamo nella nota del Gabinetto una ulteriore novità in positivo: Amministrazione Difesa ha chiesto a Funzione Pubblica,“nei limiti del budget disponibile”, di poter procedere ad assunzioni di funzionari amministrativi (pare circa 35 unità) tramite scorrimento delle graduatorie (idonei non vincitori) ancora aperte sino al 31 dicembre p.v. e relative agli ultimi concorsi espletati.
Davvero una buona cosa, frutto positivo dell’accordo del 5 aprile.
Una parte degli scaffali con i pacchi in partenza per Strasburgo
Si riporta di seguito il testo del comunicato diffuso in data 5 luglio u.s. dalla Confederazione CGS che dà notizia dell’avvenuto deposito presso la CEDU del ricorso risarcitorio del mancato rinnovo contrattuale e in aggiunta della presentazione a F.P. e ARAN della nostra piattaforma per i rinnovi contrattuali.
“ La Confederazione Generale Sindacale ha depositato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDU) le decine di migliaia di ricorsi con cui i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego chiedono un indennizzo per i mancati arretrati maturati durante i 5 anni di blocco contrattuale.
Nel frattempo è stata inviata alla Funzione Pubblica ed all’Aran la piattaforma rivendicativa di CGS per il rinnovo dei contratti in cui vengono indicati gli obiettivi e le priorità per tutti i nuovi comparti di contrattazione.
La ventilata disponibilità della Ministra Madia di aprire nei prossimi giorni il confronto sul rinnovo dei contratti, quando dall’Aran non è ancora arrivata la convocazione per la firma definitiva dell’accordo sui nuovi comparti a due mesi dalla pre-intesa, e le sue fantasiose dichiarazioni sul rinnovo del contratto soltanto per pochi, appaiono più di facciata che di sostanza e mirano a giustificarsi proprio nei confronti della CEDU.
Il ricorso ai giudici di Strasburgo non è solo un atto dovuto per vedersi riconoscere un congruo indennizzo monetario per gli anni di blocco economico dei contratti, ma è anche un’iniziativa che porta il Governo Italiano sul banco degli accusati per non aver rispettato la sentenza della Consulta, non avendo ancora aperto la stagione dei rinnovi e bypassando tra l’altro lo stesso termine (1 luglio 2015) che la Corte Costituzionale aveva fissato come decorrenza per il rinnovo.
La CGS è pronta a intraprendere tutte le iniziative discriminazione nei confronti del lavoro pubblico”
Pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, la piattaforma CGS per il rinnovo dei contratti del P.I., che segnaliamo all’attenzione di tutti i lavoratori
In allegato 2, invece, il precedente comunicato CGS n. 11 del 30.06.2016 relativo all’avvenuto deposito del ricorso a Strasburgo.
Si riporta di seguito il testo del “comunicato” diffuso in data odierna dalla Segreteria Generale CSE con il quale si dà notizia dell’audizione di Confederazione CSE da parte delle Commissioni Parlamentari “Affari Costituzionali” e “Lavoro” della Camera dei Deputati, avvenuta il 16 maggio u.s. e relativa ai contenuti dello schema di provvedimento che reca modifiche all’articolo 55-quater del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 in materia di “licenziamento disciplinare”.
“ Lunedì 16 maggio la CSE, unitamente ad altre Confederazioni sindacali, è stata audita dalle Commissioni Riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera dei Deputati sullo schema di decreto legislativo che dovrebbe riformare i licenziamenti disciplinari in caso di falsa attestazione di presenza, i cosiddetti “furbetti del cartellino”.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un provvedimento che va nello stesso senso dei governi precedenti e che tenta quindi una ripubblicizzazione del rapporto di lavoro, seguendo per di più l’onda mediatica provocata dalla scoperta di pochi delinquenti che si facevano timbrare il cartellino da altri; d’incanto sparisce ogni progettualità tesa a fornire servizi migliori alla collettività e ci si concentra sulla notizia del giorno, mostrando scarsa lungimiranza.
Uno schema di decreto legislativo che non mostra nemmeno lontanamente quel minimo di volontà riformatrice che dovrebbe essere alla base dell’azione di Governo ma propone solo misure da dare in pasto all’opinione pubblica, quasi che siano tutti delinquenti i dipendenti pubblici. Un provvedimento mal scritto, inapplicabile nei fatti, che nelle uniche parti in cui dovrebbe innovare rischia di creare un effetto boomerang che mantiene in servizio i delinquenti e semmai punisce in modo draconiano gli altri lavoratori per mancanze lievi o lievissime.
Come altrimenti definire uno schema di decreto legislativo che prevede la sospensione dal servizio entro 48 ore dal fatto commesso senza poi fissare i termini per l’inizio del procedimento disciplinare ma cavandosela con aggettivi e avverbi (immediatamente o in via immediata) che non hanno nulla di giuridico? Come chiamare una misura che per la prima volta sancirebbe la sospensione dal servizio con la privazione non solo della retribuzione ma dell’assegno alimentare, che non ha natura retributiva ma assistenziale, in una fase in cui l’illecito non è stato ancora accertato?
Come se non bastasse, in una catarsi punitiva, lo schema presentato prevede anche di punire il terzo che favorisce la falsa attestazione della presenza non solo per la condotta attiva ma anche per quella omissiva, senza però chiarire chi sarebbe il terzo in quest’ultimo caso e in cosa si sostanzia la condotta omissiva e rischiando così di punire qualcuno che non c’entra nulla. Ove non bastasse, si tenta la riscrittura anche del codice penale, inventando una nuova configurazione del reato di omissione di atti d’ufficio e si fissano regole per contestare addirittura un danno erariale. Misure che non stanno né in cielo né in terra.
La CSE ha sottolineato nell’audizione che queste due ultime due fattispecie esorbitano la delega conferita al Parlamento e che quindi devono essere affrontate con legge ordinaria, ammesso che siano fattispecie da affrontare.
La CSE ha anche ribadito che non intende in alcun modo difendere coloro che si sottraggono al lavoro risultando falsamente in servizio. Ma è credibile proporre delle leggi che vengono poi affossate dai giudizi per la loro inapplicabilità? Ad esempio abbiamo fatto notare che, come già successo con la Legge Brunetta, non esiste una gradualità delle sanzioni. Se tutti siamo d’accordo nel licenziare chi si fa timbrare il cartellino da altri e se ne va a spasso, è altrettanto giusto sanzionare con il licenziamento chi si assenta per pochi o pochissimi minuti dal posto di lavoro, comportamento certamente grave ma non tanto da giustificare un licenziamento?
Questo tipo di sanzioni vanno bene sulla carta ma laddove sono irragionevoli, vengono poi censurate in giudizio. E allora perché far finta di introdurre misure così ingiuste da deprimere la motivazione dei milioni di dipendenti pubblici onesti?
Per questo, pur facendo notare tutte le magagne tecniche contenute nello schema di decreto legislativo, la CSE si è concentrata sul suggerire al Governo la riscrittura del testo ma, ancor di più, sulla assenza di misure complessive che diano nuove motivazioni ai lavoratori pubblici, a partire dal rinnovo dei contratti bloccati ormai da sette anni, e rilancino il ruolo della contrattazione. In fondo, quanto c’è di buono anche in tema di licenziamenti disciplinari è ciò che è contenuto nei contratti collettivi che vorremmo continuare a preservare.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
Pubblichiamo su questa stessa pagina il documento consegnato dalla delegazione CSE alle Commissioni Parlamentari Affari Costituzionali e Lavoro (allegato 1) e l’Atto Camera n. 292/2016 recante lo schema di provvedimento di che trattasi, adottato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri e relativo al c.d. “licenziamento disciplinare” (allegato 2)
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 124 del 14 novembre 2015 –
Si riporta di seguito il Notiziario diffuso in data 12 novembre dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP dà notizia dei contenuti e delle risultanze della riunione avvenuta il giorno prima in ARAN, nella quale l’Agenzia ha presentato la propria proposta per il ridefinizione dei comparti di contrattazione (max quattro, ex D.Lgs. 150/2009) considerata irricevibile dalla nostra Federazione.
Di fronte degli impegni disattesi dal Governo, alla stanziamento di risorse irrisorie per il rinnovo dei contratti dopo sei anni di blocco e al tentativo di cancellare la contrattazione nel pubblico impiego, il Segretario generale FLP, Marco Carlomagno, ha scritto alle altre sigle e lanciato un’ appello per una grande mobilitazione immediata e unitaria fino allo sciopero generale, e ha confermato l’intendimento della nostra O.S. di portare il Governo di fronte alla Corte di Giustizia Europea.
Questo il comunicato della nostra Federazione datato 12 novembre:
” Nella giornata di ieri, presso la sede Aran, si è svolta la prevista riunione fra la stessa Agenzia e le Confederazioni maggiormente rappresentative del Pubblico Impiego con all’ordine del giorno la problematica legata alla definizione dei comparti di contrattazione secondo le indicazioni previste dal dlgs 150/2009, la c.d. riforma Brunetta.
L’incontro trae le mosse da una precedente riunione nella quale l’Aran, dopo aver ricevuto dal Ministro Madia una scarna e generica direttiva, di fatto invitava le parti a comunicare i propri intendimenti al riguardo, ricevendo di contro una forte e coesa presa di posizione rispetto alla necessità primaria e ineludibile, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, di rinnovare i contratti del Pubblico Impiego partendo dal 2015 (proprio come da sentenza) e traguardando un triennio contrattuale 2016/2018 caratterizzato da un deciso incremento contrattuale.
I giorni che sono seguiti da quella riunione ci parlano di una legge di stabilità che assegna al rinnovo contrattuale di più di tre milioni di pubblici dipendenti appena 230 milioni di euro o giù di li, al netto del possibile stanziamento per il comparto sicurezza e quindi una cifra irrisoria, offensiva, assolutamente inadeguata a riconoscere un dignitoso rinnovo contrattuale.
Il tutto mentre latitano sugli arretrati e sulle decorrenze che comunque derivano dalla pubblicazione della sentenza della Corte.
Infatti il Dipartimento della Funzione Pubblica, rispondendo alla diffida che la FLP ha notificato al Governo a fine settembre 2015 per l’apertura immediata delle trattative (documento che alleghiamo in copia), afferma che non verrà stanziata alcuna somma per il periodo pregresso al 1 gennaio 2016 in quanto le somme per finanziare la stagione contrattuale vengono previste dalla legge di Stabilità.
Come se nel frattempo tra il deposito della sentenza della Consulta e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (luglio 2015) non fosse stata approvata la legge di assestamento 2015. L’ennesima provocazione che va rispedita al mittente.
E allora la riunione di ieri è scorsa intorno a questo grande nodo irrisolto, ovviamente senza risposte da parte dell’ARAN che, invece, ha iniziato a ragionare di comparti, compartoni etc..
In buona sostanza al di là della definizione di tre o quattro comparti, quella che è emersa è la volontà di parte governativa di ridurre non solo la contrattazione ma anche la specificità dei contratti e la possibilità per gli stessi di regolare in modo intelligente non solo il rapporto di lavoro ma anche la partecipazione e il contributo dei lavoratori ai processi di riforma delle PA.
Un progetto che per i prossimi mesi prevederebbe contratti nazionali di primo livello senza risorse, generici e di fatto appiattiti al ribasso, limitazione della contrattazione integrativa con sempre minori risorse a disposizione e con ripetute incursioni legislative tese unicamente alla limitazione dei diritti dei lavoratori.
L’intervento della delegazione CSE/FLP, nel denunciare la volontà governativa di voler eludere quanto statuito dalla Corte Costituzionale, ha rilanciato annunciando pubblicamente che porterà il governo di fronte alla Corte di giustizia europea a rispondere del mancato rinnovo contrattuale e chiedendo di riconoscere un risarcimento per gli anni di blocco pregresso.
Riteniamo che ci sia bisogno di un’azione unitaria di tutto il mondo sindacale presso la Corte di giustizia europea, così come per quanto riguarda le iniziative tese a sostenere un rinnovo contrattuale degno di questo nome e che non offendano la dignità dei lavoratori.
Nel nostro intervento abbiamo richiamato con forza la necessità che mai come in questo momento si debbano unire le forze concentrando le iniziative di livello nazionale e sui territori, per dare risposte forti e coese a quella che non può non essere definita una delle più ostili controparti che le rappresentanze del mondo del lavoro pubblico hanno fronteggiato in questi anni di confronto politico sindacale.
Valutazioni, le nostre, per la maggior parte condivise dal tavolo sindacale.
Adesso però occorre passare dalle parole ai fatti e quindi occorre perseguire un percorso di forte unità dei lavoratori, e in ragione di questo, come FLP abbiamo inviato una nota a tutti i Segretari Generali delle OO.SS. maggiormente rappresentative nel Pubblico Impiego.
Per questo riteniamo indispensabili e ci batteremo per iniziative unitarie di lotta, una grande manifestazione che veda tutti i lavoratori pubblici pretendere a gran voce il rinnovo del contratto, una unica, grande giornata di lotta e di sciopero generale come elemento di forte pressione e di impegno da parte di tutto il mondo del lavoro pubblico e di quella parte della politica che ancora difende e si impegna per i diritti chi lavora
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
In allegato, la risposta della Funzione Pubblica alla diffida della nostra O.S.
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 21 di data odierna che dà notizia del pronunciamento del TAR Lazio che ha annullato la circolare n. 2/2014 emanata dalla F.P. che aveva imposto ai lavoratori pubblici di utilizzare permessi personali per assenze dal lavoro per visite mediche, esami e accertamenti.
” Il TAR del Lazio, pronunciandosi su un ricorso della CGIL FLC, con sentenza n. 5714 pubblicata in data 17 aprile 2015 ha annullato la famigerata circolare n. 2/2014 del Dipartimento dalla Funzione Pubblica che interpretando le norme sopravvenute (art. 4 comma 16 bis del DL101/2013) aveva imposto ai lavoratori di utilizzare le ore di permesso personale in caso di assenza per visite specialistiche.
In particolare il giudice amministrativo, pur riconoscendo la differenza tra gli istituti dell’assenza e del permesso come introdotti dalla nuova normativa, ha affermato che la nuova disposizione non può intervenire sic et simpliciter nell’ambito della normativa contrattuale vigente, rilevando la differenza delle finalità che la norma contrattuale attribuisce ai permessi per motivi personali (limitati a pochi giorni) rispetto alle assenze per malattia nelle quali rientrano le visite specialistiche, le terapie e gli accertamenti diagnostici.
La circolare della Funzione Pubblica ha di fatto posto un limite al diritto dei lavoratori a tutelare la propria salute ed “è illegittima” in quanto la materia “trova il suo naturale elemento di attuazione nella disciplina contrattuale da rivisitare e non in atti generali che impongono modifiche unilaterali in riferimento a CCNL già sottoscritti”.
Le amministrazioni, quindi, in applicazione della sentenza non potranno chiedere di utilizzare permessi personali, permessi brevi o banca delle ore per coprire le “assenze” per visite mediche specialistiche.
La decisione del TAR conferma quanto da noi più volte denunciato in questi mesi. Grazie alla nostra iniziativa infatti il Ministro Madia, subentrata nel frattempo all’On.le D’Alia che aveva firmato la contestata circolare, aveva emanato circa un anno fa sulla materia uno specifico atto di indirizzo all’Aran per la definizione pattizia della questione. Trattativa iniziata e poi incredibilmente arenatasi all’Aran.
Ora però è di tutta evidenza che è interesse di tutti che il negoziato riprenda e si concluda in tempi brevi.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Come già detto nella “NEWS” pubblicata in mattinata sul nostro sito e già inviata a tutti i nostri iscritti per email, è di tutta evidenza che il pronunciamento del Giudice Amministrativo afferma indirettamente che le Amministrazioni non possono emanare circolari per cambiare unilateralmente quanto stabilisce e regola il contratto di lavoro. Questa affermazione appare di notevole portata, anche con riferimento ad alcuni accadimenti interni alla Amministrazione della Difesa, per esempio con riferimento ad altra tipologia di permesso. Vedremo di approfondire quanto prima la questione.
Dopo averlo già fatto nella NEWS che abbiamo pubblicato stamattina, ripubblichiamo su questa pagina sia la sentenza del TAR (allegato 1) che la circolare FP in argomento (allegato 2).
Con l’occasione, ripubblichiamo anche la nota FP prot. n. 24210 del 16.04.2014 (allegato 3) con la quale la Funzione Pubblica ha fornito chiarimenti al Comune di Brescia sulla propria circolare n. 2/2015 e più precisamente sull’ impatto dell’art.1, comma 113, della legge di stabilità 2015.
Pubblichiamo su questa pagina, come allegato, la sentenza n. 5714 che ha visto la luce in data 17 aprile 2015, con la quale il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato la Circolare Ministeriale n. 2 / 2014 emanata dalla Funzione Pubblica in materia di assenze per visite specialistiche (che pubblichiamo anch’essa su questa stessa pagina come allegato 2) e impugnata dalla Federazione Lavoratori della conoscenza della CGIL.
La predetta sentenza del TAR afferma, tra l’altro, che le Amministrazioni non possono emanare circolari per cambiare unilateralmente quanto stabilisce e regola il contratto di lavoro. Questa affermazione appare notevole, anche con riferimento ad alcuni accadimenti interni alla Amministrazione della Difesa, e, per quanto attiene alle problematiche relative alle assenze, darà certamente un impulso alla ripresa della trattativa in sede ARAN per la messa a punto di un apposito CCNQ in materia di assenze, imponendo di fatto alle AA,.PP. di trovare soluzioni condivise con le Parti Sociali. La Circolare Ministeriale n. 2 / 2014, affermano infatti i giudici amministrativi,“ è illegittima” in quanto la materia “trova il suo naturale elemento di attuazione nella disciplina contrattuale da rivisitare e non in atti generali che impongono modifiche unilaterali in riferimento a CCNL già sottoscritti”.
Il TAR Lazio ha anche rilevato la differenza tra le finalità che la norma contrattuale attribuisce ai permessi per motivi personali (limitati a pochi giorni) e quelle assegnate alle assenze per malattia, nelle quali rientrano le visite specialistiche, le terapie e gli accertamenti diagnostici. Come si ricorderà dai Notiziari della nostra Federazione, la circolare ministeriale in argomento metteva di fatto un limite al diritto dei lavoratori a tutelare la propria salute.
Sui fa riserva di ulteriori informazioni al riguardo.
Con l’occasione, pubblichiamo anche la nota FP prot. n. 24210 del 16.04.2014 con la quale la Funzione Pubblica fornisce chiarimenti al Comune di Brescia sulla propria circolare n. 2/2015 e più precisamente sull’impatto dell’art.1, comma 113, della legge di stabilità 2015.
Palazzo Vidoni Caffarelli, a Roma, sede della F.P.
Come ampiamente anticipato nei giorni scorsi dai nostri Notiziari, si è tenuta il 2 aprile u.s. la riunione tecnica tra le Confederazioni Sindacali (per noi, la CSE) e la Funzione Pubblica (FP) per l’esame dello schema di DPCM e delle c.d. “tabelle di equiparazione” o “di corrispondenza” tra i livelli economici di inquadramento (che pubblichiamo su questa stessa pagina), che serviranno a regolare i transiti tra i diversi comparti della P.A. partendo dal livello d’inquadramento nella Amministrazione cedente e individuando il corrispondente livello di inquadramento nell’Amministrazione ricevente. Dunque, uno strumento fondamentale per regolare i processi di mobilità, e proprio a partire da quelli che interessano il personale delle ex Province alleggerite di molte funzioni a seguito della Legge Del Rio.
A conclusione della riunione in FP, la CSE ha diffuso una nota nella quale ha fatto presente che “per noi la materia riveste caratteristiche precipuamente contrattuali per le ricadute sulle condizioni economiche e professionali dei lavoratori interessati ai processi di mobilità “coatta”, e che non accettiamo l’idea di un ruolo delle OO.SS. consultivo e senza un vero potere negozialesu un’operazione che rischia di essere unicamente a perdere per i lavoratori pubblici. Una mobilità che non tiene conto delle professionalità possedute, delle funzioni svolte e di quelle da svolgere, senza formazione e senza un piano organico di riassetto delle funzioni delle amministrazioni centrali e locali non solo non produce economie e risparmi, ma indebolisce la presenza e la qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche nel nostro Paese ”. Il Capo di Gabinetto B. Polverari, che ha presieduto la riunione, ha chiesto alle OO.SS. di formulare le proprie osservazioni entro il 9 aprile p.v. e comunque prima della riunione della Conferenza Stato-Regioni che si dovrebbe tenere il 15 p.v. ai fini della formulazione del parere.
Nel corso della predetta riunione, non si è invece minimamente accennato alla tabella di equiparazione tra gradi militari e inquadramenti civili, che notoriamente interessa molto da vicino chi lavora nel MD. Non se ne è parlato forse perché le tabelle di corrispondenza esaminate erano quelle relative al personale contrattualizzato, mentre le prime riguardano lavoratori non contrattualizzati (i militari).
Come si ricorderà, la Legge 244/2012 prevede per il personale militare transiti anche ordinari (e non più solo per inidoneità fisica ex D.I.M. 18.04.2002, che pubblichiamo su questa stessa pagina) nei ruoli civili, e rende pertanto necessaria, anche alla luce delle intervenute modifiche dell’ordinamento professionale, la ridefinizione della tabella. La proposta venuta dall’AD. (riunione con il Sottosegretario Magri, Notiziario n. 45 del 18 aprile 2013) prevedeva per il il grado apicale dei Sottufficiali (1° Maresciallo, anche con qualifica di Luogotenente) l’inquadramento in area 3^- prima fascia retributiva- qualora “in possesso del diploma di laurea specialistica o quadriennale vecchio ordinamento o dall’aver svolto, con valutazione positiva, un incarico che l’ordinamento attribuisce agli Ufficiali” ai sensi degli artt. 839 (personale FF.AA.) e 848 (personale Arma CC) del Codice Ordinamento Militare (D. Lgs. n. 66/2010). Dunque, la proposta dell’AD prevedeva la possibilità di inquadramento in area 3^ di SU. non in possesso di laurea, e anche solo in virtù di incarichi attribuiti dall’ordinamento agli U., peraltro senza neanche indicare l’ambito temporale minimo.
Rispetto a questa proposta dell’Amministrazione, si saldò allora una posizione unitaria di tutte le OO.SS., che di fatto chiedevano il transito secco dei SU. in area 2^ e degli U. in area 3^. Una posizione, questa, che a conclusione della riunione del 22.11.2013, l’allora Sottosegretaria Pinotti fece propria, e pertanto fu inoltrata alla FP una proposta di tabella priva dei due asterischi in calce (si veda l’allegato pubblicato su questa stessa pagina).
Di questa tabella non si è parlato nella riunione in FP con le OO.SS., ma siamo comunque a conoscenza che, nel corso di un precedente tavolo con l’AD, la FP avrebbe dato un via libera di massima alla tabella proposta dal MD (transito secco dei SU. in 2^ e degli U. in 3^ area). Attendiamo ora il DPCM.
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Notiziario n. 65 del 25 maggio 2016 – Si riporta di seguito il testo del “comunicato” diffuso in data odierna dalla Segreteria Generale CSE con il quale si dà notizia dell’audizione di Confederazione CSE da parte delle Commissioni Parlamentari “Affari Costituzionali” e “Lavoro” della Camera dei Deputati, avvenuta il 16 maggio u.s. e relativa ai […]
Notiziario n. 124 del 14 novembre 2015 – Si riporta di seguito il Notiziario diffuso in data 12 novembre dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP dà notizia dei contenuti e delle risultanze della riunione avvenuta il giorno prima in ARAN, nella quale l’Agenzia ha presentato la propria proposta per il ridefinizione […]
Notiziario n. 40 del 20 aprile 2015 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 21 di data odierna che dà notizia del pronunciamento del TAR Lazio che ha annullato la circolare n. 2/2014 emanata dalla F.P. che aveva imposto ai lavoratori pubblici di utilizzare permessi personali per assenze dal lavoro per visite mediche, esami […]
News del 20 aprile 2015 – h. 10.30 Pubblichiamo su questa pagina, come allegato, la sentenza n. 5714 che ha visto la luce in data 17 aprile 2015, con la quale il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato la Circolare Ministeriale n. 2 / 2014 emanata dalla Funzione Pubblica in materia di assenze per visite specialistiche (che pubblichiamo […]
Notiziario n. 36 del 7 aprile 2015 – Come ampiamente anticipato nei giorni scorsi dai nostri Notiziari, si è tenuta il 2 aprile u.s. la riunione tecnica tra le Confederazioni Sindacali (per noi, la CSE) e la Funzione Pubblica (FP) per l’esame dello schema di DPCM e delle c.d. “tabelle di equiparazione” o “di corrispondenza” […]