L’Aula del Senato

Notiziario n. 147 del 5 novembre 2012 –

Mercoledì 31 ottobre,  l’Aula del Senato ha avviato l’esame del Disegno di Legge Delega (DDLD – A.S. 3271) voluto dal Ministro per la riforma in chiave riduttiva dello strumento militare nazionale.

Come abbiamo più volte ricordato, il progetto di riforma trova la sua ragion d’essere nella precaria e disequilibrata situazione finanziaria della Difesa, che penalizza in particolare il c.d. “esercizio”  risultando invece sovradimensionata sul versante della spesa per il personale, che incide per il 70% sul bilancio complessivo, di cui però solo il 10% riguarda  la componente civile: per questo, il DDLD è finalizzato al riequilibrio della spesa.

Dopo il vaglio del Consiglio dei Ministri del 6 aprile u.s., che aveva modificato in più parti la proposta originaria messa a punto dall’amm. Di Paola,  il DDLD è stato presentato al Senato in data 23 aprile.  Prevede la riduzione nei prossimi sei anni del 30% minimo dell’assetto attuale della Difesa,  attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione in chiave riduttiva, anche a livello interforze,  e il taglio sino al 2024 di 10mila posti organici civili e di 33mila militari,  la gran parte dei quali “smaltiti” tramite l’estensione dell’ARQ e il transito nei ruoli civili.  Un progetto di riforma che, come i colleghi ben sanno,  a FLP DIFESA è piaciuto molto poco, anche perché privo di scelte nuove e importanti  in materia di personale civile, i cui ruoli peraltro rischiano di diventare luogo di assorbimento degli esuberi militari, e anche per questo siamo scesi in piazza il 6 luglio u.s. per chiedere modifiche significative del provvedimento.  Il vaglio operato dalla Commissione Difesa, durato oltre sei mesi anche a causa del sovrapporsi del D.L. 95 sulla c.d.  “spending review”  che ha anticipato una buona parte dei tagli previsti dal DDLD,  non ha portato certamente alle modifiche da noi  richieste, ad eccezione di un paio di emendamenti su “area industriale” e “sanità militare” che avevamo fortemente sollecitato.

Il testo votato dalla Commissione e ora al vaglio dell’Aula risulta modificato in alcune parti rispetto a quello approdato al Senato ( in allegato, il testo con le parti nuove evidenziate in verde).  L’art. 3, che contiene le disposizioni di maggiore interesse del personale civile e militare, risulta praticamente invariato rispetto al testo presentato al Senato, segno evidente che neanche una sola delle richieste venute dalle OO.SS. e dalle Rappresentanze militari hanno trovato accoglimento dalle forze politiche della c.d. “strana maggioranza”. Le quali, alla fine, hanno approvato quel testo, accompagnandolo da giudizi molto lusinghieri che, almeno per alcune di esse, ci hanno un po’ sorpreso.

Il nostro giudizio rimane invece fortemente negativo, per i motivi più volte evidenziati: solo tagli di personale e di strutture; manca una vera riqualificazione della spesa;  non ci sono le opportune riduzioni di spesa in armamenti; non vengono toccati in alcun modo i privilegi che ancora esistono (pensiamo solo all’”ausiliaria”!) e i tantissimi sprechi che ancora si evidenziano nel Ministero della Difesa. Ultima, in ordine di tempo, la incredibile vicenda del lavoro commissionato alla Price Waterhouse Cooper per la verifica di fattibilità dell’accorpamento di Persociv-Persomil-Previmil alla modica somma di 400mila €, oggetto di interrogazione da parte dello stesso relatore del DDLD on. Scanu (vds. allegati).   Il quale senatore, però, nell’intervento di presentazione in aula del DDLD di cui c’è traccia nel resoconto che alleghiamo, afferma che “poiché il testo rappresenta un’ottima sintesi tra le posizioni in campo, è auspicabile che sia approvato all’unanimità”.

Forse l’auspicio è un po’ eccessivo, ma l’ampia maggioranza che sostiene il provvedimento garantisce il voto favorevole del Senato, previsto già per questa settimana. E poi alla Camera, per il secondo pezzo di strada.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Resoconto della seduta del Senato del 31.10.2012

Allegato 2: Interrogazione sen. Scanu a Ministro della Difesa del 31.10.2012

Allegato 3: La risposta del Sottosegretario Milone alla interrogazione del sen. Scanu

Allegato 4: Il testo del D.D.L.D. all’esame dell’Aula del Senato

Notiziario n. 138 del 20 ottobre 2012 –

Il Ministro della Difesa, amm. Gianpaolo Di Paola

La Commissione Difesa del Senato ha dato il via libera il 17 u.s. al disegno di legge delega per la riduzione dello strumento militare presentato dal Ministro il 23 aprile u.s. (Atto Senato n. 3271).

Il progetto di riforma nasce dalle difficoltà finanziarie attuali della Difesa ed è finalizzato a riequilibrare la spesa riducendo le spese per il personale (circa il 70% sul complessivo, di cui per il personale civile solo il 10%)  a beneficio  del c.d. “esercizio”.  Da qui, la prevista riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesa, attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione in chiave soprattutto interforze e il taglio sino al 2024 di 10mila posti organici civili e di 33mila militari,  la gran parte dei quali “smaltiti” tramite l’estensione dell’ARQ e il transito nei ruoli civili.  Un progetto di riforma che a FLP è piaciuto poco, anche perché completamente privo di scelte nuove e significative sul versante dell’impiego civile (no formazione, no riqualificazione, no civilizzazione, etc.) e con la preoccupante  prospettiva di diventare lo sfogatoio di tantissima parte degli esuberi militari. Per questo la nostra O.S. si è  mobilitata con le centinaia di  assemblee fatte nella primavera scorsa,  siamo scesi in piazza con la grande manifestazione nazionale del 6 luglio (vds. Notiziario n.94 del 9.07.2012) e abbiamo  lavorato sul fronte parlamentare sollecitando emendamenti, un paio dei quali andati parzialmente a segno.

Il nuovo testo votato dalla Commissione Difesa del Senato risulta modificato in alcune parti rispetto a quello adottato dal Consiglio dei Ministri e di cui all’A.S.n.3271,  che comunque  risultava già cambiato in  alcune parti significative rispetto a quello iniziale proposto dal Ministro.  In allegato, il nuovo testo votato dalla Commissione,  coordinato con le integrazioni/modifiche evidenziate in verde.

Le novità più rilevanti riguardano la parte finanziaria (art.4): viene assicurata (e menomale!) centralità al ruolo del Parlamento, che è chiamato ad esprimere pareri vincolanti,  e viene eliminata la previsione che assegnava al Ministero Difesa la possibilità di attività negoziali sugli armamenti all’estero.

L’ art.2 (principi e criteri della riforma) contiene due novità che FLP DIFESA aveva sollecitato (riordino sanità militare –co. 5– e Stabilimenti industriali –let. d-bis-),  anche se con contenuti un pò diversi di quelli da noi immaginati  (per es: non c’è nessun accenno al riefficientamento di Arsenali e Poli!).

L’art. 3 (“Princìpi e criteri direttivi per la revisione delle dotazioni organiche del personale militare e civile…”), che contiene  la parte di più stretto interesse del personale civile e militare,  risulta praticamente invariato rispetto al testo entrato al Senato, segno evidente che neanche una sola delle richieste venute dal Sindacato (si vedano i documenti consegnati nell’audizione parlamentare) hanno trovato accoglimento dalle forze politiche.  Speravamo che almeno in questa circostanza ci fosse un po’ più di attenzione sulle questioni che toccano da vicino i civili,  ma evidentemente sbagliavamo.

In allegato, il resoconto parlamentare della seduta della Commissione del 17 u.s., nel quale sono registrate le dichiarazioni di voto finale delle forze politiche, che esprimono quasi tutte pieno apprezzamento per il progetto del Ministro,  anche quelle che si dichiaravano inizialmente critiche. Il nostro giudizio è invece fortemente negativo: ancora una volta, solo tagli di personale e di strutture; non c’è dentro una vera riqualificazione della spesa; non ci sono misure di abbattimento di sprechi e privilegi borbonici che sono ancora tanti;  non c’è riduzione di spesa in armamenti.  Una riforma che nasce già vecchia,  e di cui pagheremo le pesanti conseguenze nei prossimi anni.  Un giudizio negativo, il nostro, che fa però il paio con quello delle Rappresentanze militari: il COCER Esercito parla di “totale non condivisione”  del progetto e di “provvedimenti devastanti”!  E noi non possiamo che essere d’accordo!

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Il nuovo testo del D.D.L.D. con gli emendamenti approvati

Allegato 2: Resoconto seduta Commissione Difesa Senato 17.10.12

Allegato 3: Tutti gli emendamenti e l’ordine del giorno

Notiziario n. 128 del 1 ottobre 2012 –

E’ ripreso in Commissione Difesa del Senato l’esame congiunto sul disegno di legge delega (DDLD) per la riduzione dello strumento militare (Atto Senato n. 3271), presentato dal Ministro Di Paola in data 23 apr. u.s. e dei cui contenuti ci siamo già occupati in molti Notiziari (in particolare, nn. 53, 60 e 68 c.a.).

Come è ben noto, il progetto del Ministro è finalizzato a riequilibrare la spesa sul versante del c.d. “esercizio” riducendo le spese del personale. Da qui, la prevista riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesa attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione, in chiave soprattutto interforze, e il taglio al 2024 di 10mila posti organici civili e di 33mila militari,  la gran parte dei quali smaltiti tramite l’estensione dell’ARQ e il transito nei ruoli civili. Un progetto che a noi non è piaciuto molto e rispetto al quale abbiamo indetto una manifestazione nazionale di protesta il 6 luglio u.s..

Come è però altrettanto noto, in modo del tutto imprevisto anche per gli stessi Vertici della nostra Amministrazione,  il DDLD è stato superato in corsa dal D.L. 95 (“spending review”), che ha determinato una forte e preoccupante accelerazione in ordine ai tagli di organici e Uffici, di cui vedremo gli approdi (“posizioni soprannumerarie”)  nel DPCM che dovrà essere adottato entro il 31 ottobre p.v. .

Tornando alla Commissione Difesa del Senato, chiuso ad agosto l’iter parlamentare per la conversione del D.L. 95,  è ripreso in questi giorni l’esame del DDLD, che come si ricorderà aveva visto nei primi di luglio la presentazione di parecchi emendamenti, alcuni dei quali sollecitati dalla nostra O.S. (area industriale e riordino sanità, in particolare).  Nella riunione del 27 u.s.,  è stata decisa la riapertura del termine per la presentazione di ulteriori emendamenti, che potrebbe essere fissato per domani. Entro metà ottobre ci potrebbe essere il pronunciamento conclusivo della Commissione Senato, e quindi il rinvio all’Aula per il voto; successivamente, il DDLD dovrà approdare alla Camera (Commissione Difesa e poi Aula).  Domanda cruciale: ce la farà il DDLD a diventare legge prima della fine della legislatura? Qualche dubbio è a questo punto lecito, tenuto conto che si voterà probabilmente a marzo; diventa comunque  difficile immaginare che Di Paola riesca a far adottare i decreti delegati (attuativi)  prima della fine del suo mandato. Forse anche per questo assistiamo alle fughe in avanti di questi giorni (riordino Sanita; accorpamento DD.GG.),  al netto di qualsiasi informazione e/o confronto con le OO.SS.

In attesa di conoscere il testo votato dal Senato, è interessante soffermarsi su alcuni passaggi della relazione tecnica al DDLD predisposta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Interessanti le considerazioni svolte in merito alla riduzione organica del personale militare, laddove si afferma che, per raggiungere l’obiettivo dei 150mila nel 2024,  le misure “dirette ad agevolare il transito di contingenti di personale militare nei ruoli del personale civile del Ministero della Difesa e delle altre PP.AA., ovvero ad agevolare e accelerare la fuoruscita anticipata del personale militare, dovranno interessare non meno di 22.669 unità..”  (di questi, quale sarà numero dei transitati nei ruoli civili? migliaia certamente!). Ma ancor più interessanti risultano i passaggi che la relazione della Ragioneria offre sul versante dei tagli di personale civile: la dotazione organica discendente dalla L. 135 dovrebbe attestarsi su 9 dirigenti generali e 144 non generali,  mentre quella riferita al personale non dirigente dovrebbe attestarsi sulle 27.800 unità, con una perdita secca di 2.481 posti rispetto agli organici attuali (30.281). Tenuto conto delle presenze effettive (al 30 giu. u.s. eravamo in  29.430),  i soprannumeri dovrebbero dunque attestarsi sui 1.600 circa e la totale riassorbibilità potrebbe essere allora un traguardo raggiungibile

    In allegato, la relazione della Ragioneria e  il nuovo “Dossier” del Senato sul DDLD.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Relazione tecnica della Rag. Gen. sull’A.S. 3271

Allegato 2: Dossier del Senato su A.S. 3271 – riordino strumento militare

 

Notiziario n. 101 del 20 luglio 2012 –

Sen. Valerio Carrara, nuovo Presidente Commissione Difesa Senato

Settimana particolarmente impegnativa,  quella che sta per concludersi, per la Commissione Difesa del Senato,  i cui lavori sono stati quasi per intero occupati dall’esame del Decreto Legge (DL) 06.07.2012, n. 95 sulla spending review e dal prosieguo della discussione generale sul disegno di legge delega (DDLD) per la riforma dello strumento militare nazionale, provvedimenti sui quali si è  peraltro  concentrato l’ intervento del Ministro Di Paola nel corso della sua audizione del 18 u.s. in Commissione.

Per quanto riguarda il DL 95 sulla spending review (Atto Senato n. 3996) che, ricordiamolo, tra le altre cose prevede il taglio del 20 % degli uffici dirigenziali e del 10% degli organici civili (spesa) che produrranno migliaia di posizioni effettive soprannumerarie  rispetto alle nuove dotazioni rimodulate in riduzione, la Commissione Difesa, dopo un dibattito per la verità molto affrettato anche a seguito dei tempi ristrettissimi richiesti dal Governo (il DL andrà in settimana al voto dell’Aula), ha dato “per quanto di competenza, parere favorevole” con le motivazioni contenute nel resoconto qui allegato, segnalando comunque la  “la necessità di una armonizzazione”  del DL 95 con il DDLD e la necessità, nell’ambito delle previste riduzioni (stimate in circa 18.000 unità per il personale militare, e circa 3.000 unità per il personale civile), di garantire il più possibile le aspettative del personale del comparto”. Vedremo come…

Per quanto riguarda invece la discussione sul DDLD di riforma dello strumento militare (Atto Senato n. 3271), dobbiamo innanzitutto segnalare ai colleghi la singolare richiesta venuta dal sen. Del Vecchio che ha segnalato “l’opportunità di procedere alla soppressione dell’Agenzia industrie difesa (con trasferimento delle relative funzioni al Segretario generale)…”, al quale altrettanto singolarmente ha risposto il Sottosegretario Magri che ha affermato che  “verrà fatto quanto possibile per arrivare alla liquidazione dell’Agenzia industrie difesa al termine del biennio previsto ed in maniera il più possibile vantaggiosa da un punto di vista economico”. Una risposta che ci ripromettiamo di approfondire direttamente con il Direttore Generale nella riunione del 27 p.v. che verterà sulle prospettive degli Enti.

Nel pomeriggio del 18 u.s., c’è poi stata l’audizione del Ministro Di Paola, dei cui contenuti si trova ampia traccia nel resoconto parlamentare che alleghiamo.  In quella sede,  il Ministro ha riproposto la posizione già espressa nell’incontro con le OO.SS. del 17 u.s. (vds. Notiziario n. 100) circa la supposta continuità tra i tagli previsti dal suo progetto di riforma e quelli presenti nel DL 95, che a suo dire rappresenta solo un’accelerazione e “un tassello iniziale della riforma generale contenuta nel disegno di legge delega”. Un giudizio che FLP DIFESA non condivide, per i motivi che abbiamo già espresso al Ministro in sede di riunione e che qui riprendiamo, riproponendo il passaggio del precedente Notiziario: se è ben vero che i tagli del DL 95 rappresentano un’accelerazione rispetto a quelli previsti dal DDLD, è altrettanto vero  che esiste una sostanziale differenza: i tagli del DL 95 produrranno esuberi veri e collocamenti in disponibilità entro 12 mesi, mentre quelli del DDLD sarebbero stati assorbiti con gli esodi naturali e le cessazioni dal servizio”. Sotto il profilo delle ricadute reali, la discontinuità è evidente. Altro che semplice accelerazione!  Il Ministro ha comunque assicurato che la Difesa cercherà di gestire al meglio il processo di riforma anche avendo riguardo alla tutela delle famiglie..”. A vedere cosa sta facendo il Governo, il dubbio rimane tutto!

Per il resto, nulla di nuovo nell’intervento del Ministro Di Paola, che ha riproposto analisi che già conosciamo e la solita convinta difesa degli acquisti di armamenti, i caccia F35 in primis: anche su questo, la pensiamo diversamente, perché migliaia di posti di lavoro valgono molto più di 90 aerei, pur strategici.

Ultima notizia: alla Presidenza della Commissione Difesa del Senato è stato eletto il sen. Valerio Carrara.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Commissione Difesa Senato 18.07.2012 – seduta antimeridiana

Allegato2: Commissione Difesa Senato 18.07.2012 – seduta pomeridiana – audizione Ministro

Notiziario n. 97 del 16 luglio 2012 –

Sen. Roberta Pinotti, Vice Presidente Commissione Difesa Senato

Alla scadenza del termine (ore 20 di mercoledì 11 luglio 2012) fissato dalla Presidenza della Commissione Difesa del Senato per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge delega (DDLD) – Atto Senato 3271 – per la revisione della strumento militare nazionale, risultavano presentati,  in totale, un ordine del giorno e n. 83 emendamenti (si veda l’allegato resoconto della seduta della Commissione del 12 u.s.).

Come si ricorderà, dopo le diverse audizioni di cui abbiamo dato puntualmente conto nei nostri Notiziari precedenti, nell’ultima settimana di giugno è stata avviata  in Commissione Difesa la discussione generale sull’A.S. 3271 e quindi fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. In previsione di questa scadenza, la nostra O.S. aveva avviato dei contatti con Gruppi parlamentari  sollecitando la presentazione di emendamenti finalizzati a introdurre significative modifiche in quelle parti del provvedimento che riguardano il personale civile e che  a noi appaiono, e non solo a noi,  le più penalizzanti.

Le modifiche che noi abbiamo sollecitato  sono quelle – in carattere rosso grossettato – contenute nel documento che alleghiamo ad ogni buon conto al presente Notiziario, e riguardano tutti i punti della  piattaforma della riuscitissima manifestazione nazionale che FLP DIFESA ha organizzato a Roma in via XX settembre, sotto le finestre del Ministro, il 6 luglio u.s,  e che ci pare siano sostenuti da un larghissimo consenso, come dimostrano i risultati ad oggi del sondaggio pubblicato sul nostro sito www.flpdifesa.org,  a cui invitiamo tutti a parteciparerilancio/efficientamento degli Enti della c.d. “area industriale” della Difesa, Arsenali M.M. e Poli Esercito  in primis;  meno tagli alle dotazioni civili;  più formazione anche attraverso risorse aggiuntive ad hoc;  progressioni economiche  e professionali, con priorità per il personale che permane  inquadrato in area 1^; infine, per il personale militare in esubero, previsione di transito nell’aree funzionali del personale civile del Ministero della Difesa, previo assenso dell’interessato e nei limiti delle facoltà assunzionali annuali previste per l’Amministrazione Difesa, e sulla base di apposita tabella di equiparazione tra gradi militari e qualifiche del personale civile approvata, sentito il Consiglio centrale di rappresentanza militare e le OO.SS. rappresentative.

Ebbene, la lettura del resoconto parlamentare della seduta del 12 u.s. porta a dire che almeno un obiettivo l’abbiamo raggiunto: è stato infatti presentato un emendamento, a nome della sen. Pinotti e altri, che prevede l’aggiunzione di una lettera d-bis  nel comma 1 dell’articolo 2 e che così recita: “Adeguamento e ammodernamento degli Arsenali, dei principali Poli di mantenimento nonché degli stabilimenti e dei centri di manutenzione della difesa, al fine di limitare il ricorso all’acquisizione di beni e servizi in out-sourcing e privilegiare l’esecuzione dei lavori in economia, garantendo la piena efficienza dell’area industriale della difesa”.  Manca nell’emendamento presentato il richiamo al “piano straordinario di assunzioni” che noi avremmo voluto,  ma possiamo ritenerci soddisfatti lo stesso. Speriamo almeno che il Governo esprima al riguardo parere favorevole, e un primo tangibile risultato l’avremmo così raggiunto.

            Per il resto, a leggere il contenuto degli emendamenti trattati nella seduta del 12 u.s., di personale civile c’é davvero poco, e quel poco in alcuni casi appare addirittura peggiorativo: ci riferiamo all’emendamento proposto dal sen. Caforio, dell’IDV, che propone addirittura che i diecimila tagli di personale civile avvengano in un periodo più breve (invece che da qui al 2024, l’ illuminato senatore ne chiede l’accorciamento al 2018!!), esempio straordinario di opposizione al Governo e anche al DDLD.

            Seguiremo gli sviluppi della discussione e dei voti in Commissione e ne daremo conto ai colleghi.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: AS3271 – Resoconto seduta 12.07.2012 dela Comm. Difesa Senato

Allegato 2: AS 3271 – emendamenti sollecitati da FLP DIFESA

Notiziario n. 96 del 13 luglio 2012 –

La riunione del Consiglio Supremo di difesa
Si è tenuta in data 4 luglio u.s.,  al Palazzo del Quirinale,  la riunione del Consiglio Supremo di Difesa (CSD)  che è stata presieduta dal Capo dello Stato e alla quale  hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Ministri,  il Ministro degli Esteri,  il Ministro degli Interni, il Vice Ministro per l’Economia e le Finanze,  il Ministro della  Difesa, il Ministro per lo sviluppo economico e  il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Hanno altresì presenziato alla riunione il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dott. Antonio Catricalà,  il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Cons. Donato Marra e il Segretario del Consiglio Supremo di Difesa, gen. Rolando Mosca Moschini.

Diversi i temi trattati nel corso della riunione. In primo luogo, gli impegni militari dei nostri contingenti, in ordine ai quali, “ è emerso il convincimento di promuovere iniziative di cooperazione tra gruppi anche ristretti di partner europei,  così  da avere “piu’ Europa”  nello sviluppo e nell’impiego delle capacita’ militari”.   Sono state quindi valutate le situazioni di instabilita’ e di potenziale rischio che destano maggiori preoccupazioni, con particolare riferimento all’area del Mediterraneo e quella del Medio Oriente. Il Consiglio ha poi “pienamente condiviso la necessita’ di rafforzare ed estendere i partenariati per la sicurezza e la stabilita’ internazionali”,  punto questo  di particolare rilevanza per l’Italia “in relazione all’impatto che piu’ efficaci forme di partenariato possono avere sull’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, soprattutto nell’attuale situazione di profonda trasformazione politica, sociale ed economica della Regione”.

Ma, dal nostro punto di vista,  il piatto forte della riunione dell’Organo costituzionale era rappresentato dal giudizio dell’Organo costituzionale sul testo definitivo del disegno di legge delega per la riforma dello strumento militare nazionale presentato al Senato dal Ministro Di Paola in data 23 aprile u.s.,  che risulta modificato in alcune parti essenziali rispetto al testo entrato in Consiglio dei Ministri che era stato costruito sulle linee annunciate al Parlamento e allo stesso Consiglio Supremo nella precedente riunione dell’8 febbraio u.s..   Ebbene, leggiamo dal comunicato emanato a fine riunione dalla Presidenza del Consiglio,  che “il Consiglio superiore della Difesa nella sua collegialità ha espresso pieno sostegno al progetto (di riforma delle Forze Armate), che è fondamentale per assicurare l’efficienza dello strumento militare in un periodo di forte compressione delle risorse disponibili, e ha auspicato la conversione del disegno di legge da parte dei due rami del Parlamento entro il corrente anno”.  

Lo stesso comunicato segnala che il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola “ha messo in luce i risparmi di spesa già effettuati e indicato gli ulteriori provvedimenti previsti nel quadro della Spending Review e ha quindi illustrato lo stato di attuazione del progetto di razionalizzazione e riorganizzazione delle Forze Armate ed ha riferito sull’iter parlamentare di approvazione del relativo disegno di legge delega”.    Infine, conclude  il comunicato, ” il Ministro ha indicato i provvedimenti di riduzione delle spese correnti della Difesa nel quadro della spending review del Governo”.

Da queste ultime righe, non emerge il giudizio del nostro Ministro in merito all’accelerazione che ha subito il suo progetto di riforma con il Decreto Legge 95 sulla spending review, in particolare per quanto riguarda i tagli lineari sugli Uffici (20%) e sul personale (10%),  tagli contestati anche dagli Uffici del Senato oltre che precedentemente dalla Corte dei Conti nella relazione annuale sul pubblico impiego.

Vedremo di saperne di più nella riunione che avremo martedì  17 luglio con il Ministro Di Paola proprio sui contenuti e sugli effetti del secondo provvedimento sulla spending (DL 6.07.2012, n. 95).

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Comunicato della Presidenza del Consiglio

Notiziario FLP Difesa n. 61 del 03.05.2012 –

Un incontro estremamente deludente, quello che abbiamo avuto oggi con il Ministro Di Paola in merito ai contenuti del disegno di legge delega sulla riforma dello strumento militare.  Un incontro che FLP DIFESA aveva richiesto subito dopo il via libera al provvedimento da parte del Consiglio dei Ministri nella riunione del 6 u.s.,  che speravamo potesse segnare l’avvio di un proficuo confronto di merito, e che si è invece chiuso con le mancate risposte da parte del Ministro rispetto alle questioni che avevamo posto e con la Sua dichiarata indisponibilità a discutere con le OO.SS. di modifiche di  un provvedimento che Egli ritiene chiuso sotto il profilo del confronto con le parti sociali, fermo restando ovviamente la sovranità del Parlamento a modificarlo o addirittura a cestinarlo. Un approdo conclusivo davvero deludente, che marchia pesantemente e proietta una luce diversa sul percorso sin qui fatto.

Ma andiamo con ordine nel racconto di questo incredibile pomeriggio in via XX settembre, una riunione che il Ministro ha aperto dando immediatamente la parola alle OO.SS. per le loro valutazioni.  Nel suo intervento,  la FLP DIFESA ha proposto le seguenti considerazioni:

1 – Una piena condivisione della scelta che sta alla base del progetto di riassetto in chiave riduttiva del sistema Difesa , e che affonda le sue radici nei micidiali tagli di bilancio che si sono avuti dal 2008 ad oggi.  C’è attualmente uno squilibrio patologico tra le disponibilità finanziarie e l’attuale strumento militare  e non si può non intervenire rapidamente per evitare il “default” che è dietro l’angolo.

2 – Pur comprendendo la necessità di ridurre significativamente le spese per il personale per spostare risorse sulla voce “esercizio” oggi ridotto davvero ai minimi termini, non si capisce come mai a pagare il maggiore tributo sia chiamata la componente civile che, in termini di spesa complessiva,  costa all’Amministrazione un decimo di quella militare. Va ricordato a tal riguardo che i tagli di personale che propone il Ministro da qui al 2024 sono il 33% per i civili (10.000 unità rispetto a 30.000 effettivi)  e solo il 18% circa per i militari (33.000 unità rispetto a 183.000 effettivi).  Se poi si aggiungono le sforbiciate alle dotazioni organiche civili che abbiamo subito dal 2008 a oggi (ex leggi nn.  133/2008; 25/2009 e 148/2011) e che assommano complessivamente a circa 11.800 posizioni, allora il raffronto sui tagli diventa per noi ancor più oneroso: nel periodo 2007-2024, la componente civile perde 21.800 posti (52% rispetto alla dotazione organica ex DPCM 2005) mentre la componente militare solo il 21% (da 190.000 a 150.000). Un vero e proprio salasso per noi, che dimezzerà la presenza civile in Difesa.

3 – La lettura del testo del disegno di legge delega (D.D.L.D.) presentato al Senato (“su proposta del Ministro Di Paola”, si legge sul frontespizio dell’Atto Senato 3271: come mai solo del Ministro della Difesa, ci chiediamo?) e delle relazioni che lo accompagnano,  e il raffronto tra il testo definitivo approdato al Senato (allegato al nostro Notiziario n. 60 del 30 u.s.) e quello entrato in Consiglio dei Ministri (allegato al nostro Notiziario n. 53 del 10 apr.), evidenziano a nostro avviso:

la difficile praticabilità dei percorsi alternativi a quello del transito nei ruoli civili: è improponibile di questi tempi l’idea di gestire il grosso dei 33mila esuberi militari attraverso lo scivolo della ARQ (Aspettativa Riduzione Quadri) estendendola anche ad altre categorie di personale militare, atteso che rappresenta una spesa assolutamente improduttiva (si resta a casa con il 95% dello stipendio…). Al Commissario Bondi fischieranno le orecchie, i lavoratori esodati e quelli che hanno perso in questi mesi il lavoro e sono oggi senza tutele marcerebbero su via XX settembre… Anche la possibilità di transito verso le altre AA.PP. e gli Enti locali appare scritta nel libro dei sogni, e lo sanno tutti….

appare invece sicuramente praticabile e molto rafforzata nel testo del D.D.L.D. approdato in Senato rispetto a quello entrato in Consiglio dei Ministri, la possibilità di transito nei ruoli civili: è saltato il “previo assenso dell’interessato”; non c’è alcun limite mancando il riferimento all’ ”ambito delle facoltà assunzionali” previsto invece per i transiti verso altre AA.PP.; infine, la famosa tabella di corrispondenza che dovrebbe regolare detti transiti non verrebbe più recepita con Decreto Ministeriale ( e dunque messa a punto in ambito Difesa, magari attraverso il confronto con le OO.SS. come avevamo chiesto..) ma con DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri) su proposta del Ministro della P.A. di concerto con il MEF. Dunque, una sorta di autostrada aperta, senza barriere, su cui far transitare migliaia di ex militari nei ruoli civili, che avrebbero però impieghi diversi dalla professionalità possedute, che sono state formate con enorme impegno di risorse pubbliche: anche questi sprechi dovrebbero essere evitati, o no? Abbiamo quindi rilanciato la proposta già fatta: perché non smaltire gli esuberi militari attraverso transiti ed impieghi verso gli altri pezzi del “comparto sicurezza e difesa” e/o impieghi similari (per es., nei Vigili Urbani)?  Questo significherebbe preservare il grosso delle professionalità militari, ed evitare spreco di risorse.

4 – Nel momento in cui il transito nei ruoli civili appare la strada pìu agevole per gestire gli esuberi militari,  viene contestualmente proposta la riduzione di un terzo (10.000) degli organici civili. A prima vista, la cosa appare davvero paradossale.  Nella relazione che accompagna il D.D.L.D., a pag. 21, si legge che, a compimento del processo di riduzione nel 2024, i civili ancora in servizio sarebbero 17.080 e dunque, per raggiungere la fatidica soglia dei 20.000, basterebbe in detto periodo “limitare le assunzioni complessive entro un numero inferiore a 2.920”, un numero minimo per assicurare il turnover e il necessario ricambio generazionale delle professionalità. Ed allora, viene spontanea una domanda: dove li mettiamo i militari che transitano?  Non ci sarebbe posto, in teoria, almeno che gli ingressi nei ruoli civili non avvengano “in soprannumero”, come oggi è per i transiti per cause di inidoneità sanitaria ex D.M. 18.04.2002. Su questo abbiamo posto al Ministro una domanda precisa, ed Egli non ha affatto escluso questa possibilità: ecco l’autostrada aperta, senza barriere….

5 – Ma, a nostro avviso, la parte più inaccettabile del D.D.L.D. approdato al Senato appare quella relativa ai principi e criteri direttivi per la riduzione delle dotazioni organiche del personale civile (art.3, comma 1, let. e). In buona sostanza, vengono cancellati 10.000 posti di lavoro in cambio del nulla!  Sul piatto della bilancia, il Ministro di Paola mette solo un generico riferimento “al principio dell’elevazione qualitativa delle professionalità”, senza accompagnarlo e declinarlo attraverso  impegni più precisi e definiti, come è nella parte relativa ai militari,  sugli aspetti che interessano la componente civile:

–      la formazione professionale dovrà essere fatta nel rispetto delle “risorse finanziare esistenti a legislazione vigente”, cioè quasi nulla, come ben sanno la gran parte dei nostri colleghi per i quali la formazione è oggi un miraggio inarrivabile, ancorchè responsabilmente molto ambita;

–      è scomparso il riferimento, che pure c’era nel testo entrato in Consiglio dei Ministri,  alla previsione di  “procedure di riqualificazione professionale” , il che significa nessun impegno sul fronte delle progressioni di area, circostanza questa che  lascerebbe al palo in primo luogo i 2000 lavoratori di area 1^, su cui non c’è alcun impegno per risolvere il pericoloso stato di eccedenza;

–      non c’è traccia alcuna di impegni sul fronte della c.d. “civilizzazione” della Difesa, che è stata la grande incompiuta della prima ristrutturazione Andreatta-Saragoza (metà anni 90). “Civilizzazione” significa dare ruolo, funzioni e prospettive alla componente civile, restituendoci ai compiti per i quali siamo stati  assunti, senza più gli sconfinamenti di campo che abbiamo registrato in questi anni con migliaia di militari seduti sulle  nostre sedie. Risparmiare risorse significa anche questo, lo faremo sapere al Commissario Bondi, e di questo non c’è traccia nel D.D.L.D. Di Paola;

–      si parla di riformare la struttura della Difesa nelle sue diverse componenti, ma del rilancio dell’area industriale della Difesa, realtà per noi vitale e ad alto tasso di presenza civile, non c’è un solo rigo: che facciamo degli Arsenali MM, dei Poli Esercito e di tutti gli Stabilimenti della Difesa?

–      buio pesto sul fronte  della restituzione di lavoro ai civili, letteralmente massacrati negli ultimi 15 anni dalle scelte suicide di esternalizzazione dei servizi e delle lavorazioni, che hanno prodotto la situazione che è sotto i nostri occhi, peraltro con uno spreco enorme di risorse umane e finanziarie

–      e, infine, nessun impegno sul fronte  delle problematiche che più stanno a cuore ai lavoratori civili: per esempio in merito alle inaccettabili differenze di trattamento, retributivo e normativo, tra la componente civile e militare. Pensiamo solo all’indennità di campagna e alle missioni….

Se le cose stanno così, balza all’occhio in  tutta evidenza che Di Paola taglia 10.000 posti di lavoro civili, rende difficile il nostro futuro, ingolfa i nostri ruoli di ex militari in soprannumero, e in cambio ci dà….NULLA! Solo un richiamo general generico alla “elevazione qualitativa delle nostre professionalità”  che però manca di impegni precisi e concreti, e che per questo appare aria fritta, senza corpo né sostanza. Su queste basi, come possiamo trovarci d’accordo?

6 – Qualche perplessità abbiamo espresso anche sul fronte delle disposizioni in materia contabile e finanziaria (art. 4).  Nel D.D.L.D. presentato al Senato, è scomparsa l’assicurazione al Ministero Difesa da oggi al 2024 di un “flusso finanziario costante minimo annuo non inferiore a quello previsto per l’anno 2014 dalla legge 12.11.2011, n. 184”, che ci era stata rappresentata dal Ministro come un punto fermo per gestire la riforma,  e inoltre appare forse eccessiva la presenza del M.E.F. sul fronte del controllo della spesa, della contabilizzazione dei risparmi e della loro ridestinazione all’interno del bilancio della Difesa. Positiva invece appare la maggiore flessibilità gestionale di bilancio.

7 – Nessuna spending review sul fronte degli sprechi ancora enormi e dei privilegi che ancora esistono.

A conclusione, FLP DIFESA ha chiesto al Ministro di poter avere un tavolo di confronto nel quale approfondire i diversi aspetti, presentare proposte di modifica, fornire il nostro contributo.

Queste, le nostre considerazioni e richieste in merito ai contenuti del DDLD presentato dal Ministro Di Paola, peraltro raccolte e rilanciate anche da altre OO.SS. presenti. Il Ministro non ha risposto praticamente a nessuna delle questioni che abbiamo posto e ha chiuso ogni spazio di confronto con noi sui contenuti del disegno di legge delega, dichiarando che si ritrova pienamente nei contenuti della sua proposta e che non intende pertanto modificarla su aspetti che considera  irrilevanti. Bene, un bell’esempio di apertura e di attenzione alle parti sociali!!  Unica concessione finale su richiesta di una O.S. presente al tavolo,  il via libera alla trattativa per la ridefinizione della mobilità interna: lasciamo sul campo diecimila posti di lavoro e il nostro futuro e spostiamo il tiro sulla mobilità! Un bell’assist davvero, che Di Paola ha colto subito dicendo sì alla richiesta e chiudendo la riunione! Pazzesco!

Oggi, abbiamo compreso bene il “metodo Di Paola”: convoca più volte le rappresentanze sindacali, dà l’impressione di essere interessato a sentirle, poi procede in modo unilaterale e mette tutti di fronte al fatto compiuto, senza possibilità di ritorno. Se guardiamo indietro, ricordiamo tre riunioni in quattro mesi con il Ministro (un record!),  informazioni sulle linee guida del suo progetto, lettere ai dipendenti civili, ma poi un disegno di legge delega (che fissa tempi, cornice e criteri!) di fatto blindato, steso al chiuso,  e non preceduto da alcun confronto vero e preventivo sui suoi contenuti, che recepisce quasi nulla delle nostre osservazioni e proposte.  Una grande delusione davvero il metodo Di Paola, fatto solo di fumo e decisionismo: ma forse abbiamo sbagliato anche noi a dargli un credito che, alla luce di quanto accaduto ieri, era verosimilmente esagerato. Bene, ne prendiamo atto, e ci adeguiamo conseguentemente.

Noi non ci stiamo, questo è pacifico, e faremo il possibile per far cambiare il D.D.L.D. Di Paola.  Innanzitutto,  abbiamo già avviato dei contatti con Gruppi parlamentari per auspicabili emendamenti,  e faremo la nostra parte nell’audizione in Commissione Difesa;  in secondo luogo, convocheremo a breve una riunione nazionale dei nostri dirigenti e in quella sede decideremo le più utili iniziative di lotta,  che speriamo ci trovino insieme ad altre sigle che, come noi, non accettano il “metodo Di Paola” e le sue scelte: se qualcuno li accetta, si accomodi pure!  La partita per noi non si chiude qui!

I colleghi perdoneranno la lunghezza del Notiziario, ma è bene che siano informati di tutto.

(Giancarlo PITTELLI)

Allegato 1: Confronto testi bozza 6 apr. per CdM e A.S. 2371

Allegato 2: Convocazione Commissione Difesa Senato 09.05.2012

Notiziario FLP Difesa n. 24 del 15.02.2012 –

Il Ministro Di Paola

Come da noi anticipato nel precedente Notiziario n. 23 di ieri, dopo il passaggio in Consiglio Supremo di Difesa dell’8 u.s. e quello in Consiglio dei Ministri  del 14 u.s., nel corso della audizione di oggi, il Ministro della Difesa  amm. Di Paola ha illustrato alle Commissioni Difesa di Camera e Senato riunite in seduta congiunta le linee guida del suo progetto di revisione dello strumento militare.

       Questi i passaggi più significativi e di maggiore interesse per il personale civile:

–  A fronte del quadro geo-strategico attuale, “discende il requisito di un sistema militare nazionale che sia pienamente interoperabile ed integrabile con quello degli alleati, quindi tecnologicamente avanzato, che sia proiettabile là dove necessario, che sia sostenibile”;

– rispetto alle predette esigenze,  “le  risorse  di bilancio destinate alla Funzione Difesa sono passate nello stesso periodo dall’1,01% del PIL del 2004 allo 0,84% del PIL del 2012 con una riduzione del 16%. Ciò significa che in termini monetari l’incidenza della  Funzione Difesa è diminuita in 8 anni di oltre il 30%. Anche il valore della Funzione Difesa in termini reali è diminuito significativamente”. Infatti si registra “una diminuzione in termini reali della funzione difesa del 25/30%”.  Inoltre,  “la  media europea dei bilanci per la difesa, come percentuale del PIL, è di 1,61%. Il dato italiano  della  Funzione  Difesa nel  2010  era 0,9% (percentuale tra le più basse in assoluto). La media europea della spesa  del personale rispetto al totale della spesa per la difesa è del 51%; per l’Italia siamo oggi al 70%.. Per il Ministro, “qualsiasi  struttura  organizzata  in  queste  condizioni  non  ha  futuro e finirebbe col fare default funzionale”

– Queste le linee di intervento: 1) stabilizzare le risorse destinate alla Funzione Difesa (14,1 mld annui);  2) ridurre la spesa del settore  personale  (tendenzialmente  verso  il  50%) e riorientare le risorse così ottenute a vantaggio del settore operatività, il più sacrificato (oggi al 12%), e dell’investimento (oggi al 18%).  Il dimensionamento attuale di riferimento dello strumento è di 190.000 militari  e 30.000  civili.  La realtà oggi è di 183.000  militari e 30.000 civili circa. Per ricondurre lo strumento ad un dimensionamento più corretto e sostenibile con le disponibilità programmatiche di riferimento, dovremo progressivamente scendere a 150.000 militari e 20.000 civili”.  A giudizio del Ministro, in base alle attuali regole,  un’operazione del genere avrebbe bisogno di venti anni. Per contrarne i tempi a dieci,  “bisogna quindi agire non solo sugli ingressi (-30%) ma anche sui deflussi (le uscite)….Gli strumenti più importanti potenzialmente disponibili, qualora condivisi, sono la mobilità verso altre amministrazioni centrali e locali e (per i militari) verso la componente civile della Difesa, anche mediante riserve e preferenze…non escludendo a priori, ove fattibile e conveniente, l’applicazione di forme di part time per talune funzioni e categorie di  personale. A tal proposito, “è però indispensabile che la Difesa  possa contare sull’aiuto e la collaborazione di tutte le Amministrazioni”.

– Bisognerà anche agire riducendo il dimensionamento delle strutture:   “si  ridurrà  il  numero  delle  basi, caserme  ed  enti  contraendo  la  presenza  territoriale  su  un  numero  più ristretto di poli di presenza ed unificando per quanto possibile le diverse funzioni (formativa, territoriale/operativa, logistica) che oggi sono molto ramificate sul territorio, questo per tutte le componenti, l’obiettivo  minimo è quello di una progressiva ma celere riduzione strutturale del settore dell’ordine del 30% nell’arco di un quinquennio o poco più”. E occorrerà agire in riduzione anche sul settore investimento.

Oggi il Ministro incontrerà le OO.SS., e in quella sede proporremo le nostre considerazioni.

In allegato, il testo completo della relazione del Ministro.

(Giancarlo PITTELLI)

All: Il testo della relazione del Ministro Di Paola

Notiziario FLP Difesa n. 23 del 14.02.2012 –

Ministro Di Paola

Riportiamo stralcio del comunicato stampa comparso sul sito del Governo nella parte relativa alla illustrazione fatta dal Ministro Di Paola sulle linee guida del progetto di revisione dello strumento militare, di cui abbiamo ripetutamente parlato nei nostri precedenti Notiziari:

“ La riunione del Consiglio si è aperta con un’ampia relazione, svolta dal Ministro della difesa, Di Paola, sul progetto di revisione della Struttura di Difesa, che verrà illustrata in Parlamento in coerenza con l’impegno assunto dal Governo innanzi alle Camere nei giorni scorsi e sulla base degli indirizzi decisi dal recente Consiglio supremo di Difesa. Il Governo punta ad inserire questa revisione nel Piano Nazionale di Riforme, che si è impegnato a presentare a livello europeo.  Lo scenario geo-strategico internazionale continua ad essere caratterizzato da grande incertezza; ne consegue che le Forze Armate devono continuare ad essere pienamente integrabili con quelle degli alleati, ma devono anche essere allo stesso livello tecnologico. Da qui la necessità di introdurre una profonda revisione della Struttura Difesa, per armonizzarla ai livelli di efficienza e funzionalità europei non solo militari, ma anche industriali ed economicamente sostenibili. A livello europeo e atlantico l’Italia sostiene e promuove il processo d’integrazione definito dalla Politica di Sicurezza e Difesa Comune. Quindi, l’armonizzazione di standard comuni è ancora più necessaria e urgente.  Oggi, l’Italia ha una spesa per la Difesa, in rapporto al Pil, più bassa d’Europa (0,9% contro una media Ue dell’1,61%); in aggiunta ha una spesa percentuale per il personale, rispetto al bilancio assegnato, ampiamente superiore alla media Ue (70% quella italiana, 51% quella europea). Per contro, la spesa d’investimento per ogni militare è ferma a 16.424 euro, contro una media europea di 26.458 euro.  La riforma, oggi condivisa dal Consiglio dei Ministri punta a riequilibrare i livelli di spesa del personale, di esercizio e di investimenti per garantire in futuro la sostenibilità finanziaria e l’efficacia operativa delle Forze Armate in chiave europea e Nato. Vale a dire, coprire con il 50% del bilancio assegnato la spesa del personale; la parte restante sarà divisa a metà tra addestramento e investimenti.   Queste scelte comporteranno una revisione e riqualificazione dei programmi di investimento, ma anche una contrazione della presenza territoriale. Il risultato sarà una Struttura ridimensionata nei numeri, ma in grado di esprimere un’operatività all’altezza delle aspettative dell’Unione europea e della Nato.

Il Consiglio dei Ministri ha discusso e approvato una serie di misure correttive al Testo unico dell’ordinamento militare e al Codice dell’ordinamento militare…

In merito al Codice dell’ordinamento militare le novità riguardano la nuova suddivisione dei 179 articoli del Codice, che vengono divisi in undici capitoli. Anche in questo caso l’obiettivo è di armonizzare il testo eliminando errori materiali di scrittura, inserendo nuove norme che riguardano il riordino di enti delle Forze Armate e del Segretariato generale della difesa, oltre allo stato giuridico del personale militare.

La riforma del Testo Unico dell’Ordinamento militare ha introdotto modifiche per inserire norme regolamentari sopravvenute, ad esempio in materia di tutela dei luoghi di lavoro, organismi collegiali e cause di servizio, a modificare norme relative alla gestione e amministrazione contabile dei comandi militari, corsi di formazione e sanità militare”

Domani il Ministro relazionerà nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta  e avremo quindi ulteriori elementi per una nostra prima valutazione.

In allegato il video della conferenza stampa tenuta dal Presidente Monti e dal Ministro Di Paola a conclusione del Consiglio dei Ministri.

VIDEO CONFERENZA STAMPA

Notiziario FLP Difesa n. 14 del 27.01.2012

Sin dal momento del suo insediamento, in più sedi e circostanze ivi compreso l’incontro con le OO.SS. della Difesa del 13 dicembre u.s. (vds. Notiziario n. 147), il Ministro della Difesa Di Paola ha espresso il proprio deciso intendimento di procedere ad una riorganizzazione in senso riduttivo dello strumento militare,  posto che l’attuale sistema a 190.000 unità non appare più in alcun modo sostenibile alla luce dei tagli corposi che, soprattutto a partire dal 2008 (DL 112),  hanno continuamente falcidiato il bilancio del Ministero. A giudizio del Ministro, ridurre l’assetto della Difesa significa in particolare operare dei tagli sul personale, militare (40/50mila?) e civile (9/10mila?), come lo stesso Ministro ha inteso precisare nell’intervista  al quotidiano  “Il Messaggero” del 29 dicembre u.s.

Allo stato delle cose, non possiamo che prendere solo atto degli intendimenti del Ministro, sospendendo per il momento ogni giudizio  in attesa di conoscere nei dettagli il suo progetto, di saperne di più su questa nuova ristrutturazione della Difesa e di capire, in che modo e soprattutto in che tempi, si darà attuazione a quei tagli.  Nel frattempo, però, ci sia concesso molto sommessamente di suggerire al Ministro un ordine diverso di interventi: prima di pensare a tagli del personale, a esuberi e a ipotetiche mobilità verso altre PP.AA. che, in particolare per i militari e alla luce delle esperienze sin qui maturate, sono ancora tutte da dimostrar nonostante le novità intervenute con l’art.4, comma 96, della L. 183/2011, forse è meglio avviare l’operazione cominciando ad azzerare gli sprechi esistenti e a cancellare alcuni privilegi davvero fuori luogo e fuori tempo che, nel mentre mancano negli Enti le risorse per le cose più elementari (pulizie dei locali; acquisti materiali ufficio; sfalcio sterpaglie; etc.), vengono incredibilmente mantenuti suscitando la crescente e critica attenzione della pubblica opinione.

Proviamo a indicare  qualcuno di questi sprechi e privilegi  pescando dalle notizie, non smentite, comparse nelle settimane scorse sui giornali:  la proliferazione degli organismi di comando, come ha denunciato recentemente la Fondazione ICSA (“ci sono di fatto cinque stati maggiori, senza contare l’enorme staff del ministro….);  le altissime retribuzioni dei responsabili della sicurezza e difesa nazionale che raggiungono livelli incredibili (  ”dai 650mila euro del Capo della Polizia ai 380mila euro dei capi di Stato maggiore”);  l’indennità speciale pensionabile pari a € 409.349 a testa annui concessa dopo il pensionamento degli Alti Vertici militari (Capi di SM, Segretario Generale e Comandante dell’Arma);   i costi spropositati (3,5 mln all’anno) per la pulizia degli alloggi riservati a 44 ufficiali di vertice, fino a 600 metri quadrati di superficie;  l’acquisto di 19 Maserati blindate al costo di 119mila € cadauna, di cui si è tanto parlato; la c.d  “ausiliaria”,  e cioè la possibilità di una chiamata in servizio di ufficiali e sottufficiali fino a cinque anni dopo il pensionamento, opzione retribuita con regolare compenso a prescindere dall’effettivo impiego dei beneficiari e che costa 326 milioni di euro all’anno;  la mini naia, campus addestrativo per  2500 giovanissimi fortemente voluta dal Ministro la Russa che nel triennio 2008-2010 è costata quasi 20 mln. di euro, e che è apparsa solo una grande e costosa operazione promozionale; il numero eccessivo di generali di corpo d’armata, ben 69 (di cui, 50 tra le tre FF.AA., 10 nell’Arma e il resto nella Guardia di Finanza),  ossia più del doppio dei corpi d’’armata attualmente operativi in Italia, a cui si sommano 2.700 colonnelli e 13.000 Ufficiali; e, infine, l’ultima notizia apparsa in questi giorni sulla stampa, l’affidamento all’esterno, “a manovali qualificati ed esperti”, delle operazioni di facchinaggio nei diversi siti del Ministero della Difesa attraverso un appalto costato 5 milioni e 617 mila euro!

Sig. Ministro, prima di mandar via il personale, cominci da qui l’operazione tagli… sarà più credibile!

 (Giancarlo PITTELLI)

Di Paola







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