Il Sottosegretario Magri seguito dal Capo di SMD gen. Abrate
Si è tenuta oggi al Gabinetto un incontro tra le OO.SS. e il Sottosegretario Magri, alla presenza di Rappresentanti di tutti gli SS.MM., SGD, Cdo Gen. CC e Igesan. Questi gli argomenti trattati:
1. Schema di Regolamento per il riordino delle scuole e degli istituti militari di formazione
Trattasi del provvedimento predisposto dall’Amministrazione in attuazione dell’art. 11, come 1 e 2, della Legge 135/2012, finalizzato a razionalizzare e a ottimizzare tutto il sistema delle scuole di formazione pubbliche nel contesto della c.d. “spending review”. Gli interventi previsti sono quelli illustrati nel corso delle recenti riunioni tecniche con SMA (vds. Notiziario n. 146 del 2 nov u.s.) e con SME (vds. Notiziario n.168 del 6 u.s.), mentre per gli interventi di interesse della Marina e dell’Arma CC, i rispettivi Organi Programmatori hanno omesso ogni informazione preventiva alle OO.SS. La FLP DIFESA ha denunciato questa inadempienza, in particolare per l’Arma (a Benevento, è stata data notizia al personale, dalla sera alla mattina, della chiusura della Scuola, con forte impatto sui media…)
2. Schema D.M. attuativo del taglio del 10% di organici/Uffici non dirig. disposto dalla L.148/2011
Sull’argomento, abbiamo riferito in vari nostri Notiziari precedenti (nn. 116 e 119/2011, e in maniera ancor più dettagliata nel Notiziari n. 12 del 23 gen. e n. 157 del 19 nov , ai quali rinviamo). Trattasi di un provvedimento provvisorio in attesa dell’attuazione della “spending review”, e prevede l’ulteriore riorganizzazione in chiave riduttiva (la terza, dal 2008 ad oggi) dell’area centrale del Ministero, che si traduce nella costituzione di un nuovo Reparto, il VI°, che tratterà di contenzioso e affari legali, e nella soppressione dell’ ex Geniodife, che viene riconfigurata all’interno di Segredifesa. Prevede anche la ricollocazione all’interno del 1° Reparto della ex CIVILSCUOLADIFE, rinominata CEFODIFE (Centro di formazione della Difesa), con le attribuzioni di cui all’art. 5, comma 3, dello schema di DM. In particolare, viene previsto la costituzione dell’ “Albo dei Docenti” (finalmente!!!) e di un “Comitato Scientifico”, al quale è demandata la predisposizione del piano annuale di formazione del personale. A tal riguardo, la nostra O.S. ha richiamato l’attenzione del tavolo sul fatto che, ai fini della messa a punto del predetto piano, non è previsto alcun confronto con le OO.SS. nazionali, che invece costituisce prassi costante in tutte le altre AA.PP. e ne ha richiesto l’introduzione nello schema di DM.
La “dimenticanza” si lega peraltro ad un’altra operazione contenuta nel provvedimento di che trattasi, quella della soppressione della ex 10^ Divisione (“Formazione, aggiornamento e riqualificazione”) che viene accorpata alla 2^ Divisione che tratta di mobilità e riordini e, da ora, anche di formazione. A giudizio della FLP DIFESA, il combinato disposto delle due cose offre una ulteriore dimostrazione della scarsa rilevanza che nella nostra Amministrazione assume la formazione, che è gestita in modo separato, poco trasparente e scoordinato, con modalità non al passo con i tempi, e al netto di ogni confronto con le OO.SS. A tal proposito, su nostra sollecitazione, il Vice Segretario Generale si è impegnato, di fronte a tutto il tavolo, di convocare entro il prossimo mese di gennaio una riunione con le OO.SS. nazionali sul tema “formazione”, che FLP DIFESA ha chiesto nella riunione a SGD del 3 ott. (si veda il Notiziario n. 131 dell’8.10.2012). Ulteriori rinvii, a questo punto, apparirebbero prese in giro.
L’ultima nostra annotazione riguarda i nuovi organici di SGD, DD.GG. e UU.CC. , che sul fronte del personale civile vengono corposamente ridotte, mentre decisamente molto di meno sul quello militare.
La questione si lega a quella, di strettissima attualità, relativa all’ipotesi di accorpamento “3 in 1” (Persociv-Persomil-Previmil) e legata alla imminente nuova riorganizzazione in chiave riduttiva discendente dalla L. 135/2012. A tal riguardo, a seguito di nostra pressante sollecitazione, il Sottosegretario ha dichiarato che l’ipotesi accorpamento ( e conseguente trasferimento di Persociv) è ancora allo studio, che la decisione sarà conseguente, e che non è escluso che la stessa possa essere assunta dal Ministro Di Paola, pur a Governo dimesso e a Parlamento sciolto. Affermazioni certamente poco rassicuranti, che inducono a mantenere alto lo stato di mobilitazione unitaria già in atto.
3. Riordino Sanita Militare in chiave interforze
Come noto, il riordino della Sanità militare in chiave interforze era uno dei punti oggetto della delega richiesta dal Ministro per la riforma dello strumento militare presentato ad aprile scorso al Senato. Mentre il disegno di legge delega (DDLD) era ancora all’esame della Commissione Difesa del Senato, il Ministro firma l’8 agosto una direttiva che prevede la soppressione di importanti strutture, al netto di qualsiasi informazione e confronto con le OO.SS. nazionali. La nostra O.S. intercetta a fine agosto questa Direttiva, la pubblica sul proprio sito (vds. Notiziario n. 117 del 7 set.), e viene giù il putiferio negli Enti interessati, tutti assolutamente all’oscuro. L’incontro con il Sottosegretario avviene a oltre due mesi di distanza dalla nostra richiesta (vds Notiziario n. 150 del 7 nov.), e in quella sede il dr. Magri conferma le scelte di soppressione, rinviando ad un successivo incontro con le OO.SS. la messa a punto delle “azioni” e della “tempistica” dei provvedimenti. Si comprende allora bene la nostra incredulità nel leggere la nota agli SS.MM. e Cdo Gen. CC a firma del Capo di SMD, che reca “azioni” e “tempistica” dei provvedimenti, e che risulta datata antecedentemente alla riunione del 7 nov. Ancora una volta la nostra O.S. intercetta questa nota, la pubblica sul proprio sito (vds. Notiziario n. 156 del 15 nov. u.s.) e viene per la seconda volta giù il diluvio, tenuto conto che alcuni Enti interessati apprendono di dover chiudere a distanza di un mese e mezzo! Oggi, a quasi un mese di distanza dalla nostra richiesta, la nuova riunione con il Sottosegretario. Nel suo intervento iniziale, il dr. Magri ha:
– confermato tutti i provvedimenti e la relativa tempistica di cui alla nota del Capo di SMD, e in primo luogo quelli che sopprimono al 31 dic. p.v. le attività medico legali dei DMML di Torino e Palermo e delle attività di altri Enti (Cdi Sanità di Padova e Napoli; Magasan di Caserta; etc.);
– precisato, per quanto attiene agli Enti in soppressione al 31 dicembre p.v., che il reimpiego del personale civile non presenta particolari difficoltà, atteso che tra le costituende posizioni (Poliambulatori Regioni Mil. Nord Torino e Sud Palermo; potenziamento di CESEL Palermo) e quelle disponibili in altri Enti delle Sedi interessate (oltre a Palermo e Torino, anche Padova e Napoli) vi è la necessaria capienza per il reimpiego in ambito Difesa (vds prospetto allegato consegnato in riunione);
– chiarito che non emergerebbero allo stato difficoltà particolari al reimpiego in ambito Difesa del personale civile in servizio negli altri Enti in soppressione nel 2013, ad eccezione di Caserta (a fronte della soppressione combinata di Magasan il 31 dic. p.v. e DMML il 31.03.2013, emergerebbero disponibilità solo in A.M. Grazzanise) e di Chieti (disponibilità Arma per reimpieghi in Enti CC Chieti), sedi nelle quali i Prefetti dovranno, su richiesta dell’A.D., convocare presto Conferenze dei Servizi;
– affermato che le scelte di soppressione nascono comunque da precise verifiche sui carichi di lavoro, che avrebbero evidenziato una insufficiente produttività di quegli Enti a fronte dei costi accertati.
Nel suo intervento, la FLP DIFESA ha riproposto il proprio netto dissenso rispetto alla scelta del Ministro di procedere al riordino della Sanità Militare prima dell’approvazione della legge delega, che pure lo contiene (art. 2, comma 1, let b, sub 5); ha rappresentato che, in base agli elementi in proprio possesso frutto di recenti assemblee, non risultano i deficit di produttività dichiarati (abbiamo consegnato una nota RSU DMML Palermo); ha chiesto di rinviare ogni decisione al prossimo Ministro, riportando il riordino della Sanita nel solco tracciato dagli impegni del Ministro e dall’o.d.g. Cirielli votato all’unanimità dalla Camera e, in subordine, il differimento di sei mesi dei provvedimenti, anche per avere più tempo per attivare i percorsi previsti dagli emendamenti introdotti al Senato (convenzioni ed intramoenia). La risposta del dr. Magri è stata, come prevedibile, di totale chiusura, anche se se ne riparlerà in un prossimo incontro, che dovrebbe essere previsto per il 20 p.v.
Infine, su nostra sollecitazione anticipata da nota formale (Notiziario n. 168 del 6 dic u.s.), è arrivata la conferma in riunione che verranno poste in essere le procedure di reimpiego previste dal CCNI.
Ieri sera, alle ore 19.55, la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega (A.C. 5569) per la riforma dello strumento militare nazionalenello stesso testo uscito dal Senato il 6 novembre u.s.. E così, il progetto di riforma fortemente voluto dal Ministro Di Paola è diventato legge, ed è dunque accaduto quello che avevamo preannunciato con il nostro precedente Notiziario n. 171 di ieri.
Pur nel mezzo della crisi politica oramai irreversibile del Governo Monti, nella riunione di ieri mattina la Conferenza dei Capigruppo aveva deciso di procedere comunque nell’esame del disegno di legge delega e di arrivare al voto finale nella stessa giornata. Come avevamo denunciato ai colleghi nel nostro Notiziario di ieri, le fortissime pressioni venute dai Vertici militari e non solo (pensiamo solo all’industria privata del settore Difesa…) hanno indotto, prima i “soldatini” della Commissione Difesa (la definizione è dell’on. Paglia) e poi la Camera, ad approvare questa legge a tamburo battente, mentre altri provvedimenti di ben diversa e superiore rilevanza (pensiamo solo alla delega fiscale, al decreto sviluppo o a quello che riduce le Province….) sono rimasti dietro.
Ritirati o bocciati tutti gli emendamenti presentati, ridotto ai minimi termini il dibattito, tenute fuori dal confronto in Aula tutte le questioni irrisolte della riforma, la Camera, a nostro avviso, ha scritto ieri una brutta pagina di storia parlamentare. Non era mai accaduto, in tutto il sessantennio repubblicano, che un Parlamento moribondo attribuisse ad un Governo già morto la delega per la riforma di uno dei settori nevralgici nella vita di un Paese.
Sarebbe stato molto più logico, come noi avevamo pure richiesto nel documento consegnato alla Commissione Difesa in sede di audizione, che, partendo dal lavoro già fatto, la scelta sui contenuti della delega venisse rinviata al nuovo Parlamento e che la delega venisse esercitato dal nuovo Ministro. E’ uscito fuori invece un pateracchio all’italiana, e cioè una delega attribuita ad un Esecutivo che non la potrà però esercitare, tenuto conto che (come avevamo anticipato nel nostro Notiziario n. 171 di ieri) è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato dall’on. Cirielli, Presidente della Commissione Difesa, su cui il Governo ha addirittura espresso parere favorevole, che impegna il Governo attuale a non esercitare la delega, anche se comunque la stessa è stata di fatto già esercitata per il riordino della Sanità militare in chiave interforze. Una delega attribuita di fatto all’Esecutivo e al Ministro della Difesa che verranno dopo le prossime elezioni politiche, che però, paradossalmente, potrebbero non essere d’accordo con l’impianto e i contenuti della delega approvata oggi. Incredibile!
Pur con gli occhi ancora increduli di fronte a quanto successo ieri alla Camera, e che peraltro abbiamo seguito in diretta televisiva sul canale digitale della Camera dei Deputati, invitiamo i colleghi, che sappiamo essere nella stragrande maggioranza molto critici come noi sul provvedimento, a guardare comunque il lato positivo della medaglia: l’amm. Di Paola non potrà comunque esercitare la delega e sottoporre al Consiglio dei Ministri i decreti attuativi recanti i pacchetti di riordino che sappiamo essere comunque già pronti da tempo e che, per il momento, dovranno invece essere riposti nel cassetto.
Il nostro giudizio di merito sui contenuti della delega è decisamente negativo, come i lavoratori ben sanno, soprattutto i tanti che hanno condiviso la nostra ferma opposizione che si è concretizzata nelle diverse iniziative avviate e nella manifestazione nazionale contro il progetto Di Paola che abbiamo organizzato il 6 luglio u.s. sotto palazzo Baracchini. Solo tagli di personale e di strutture; mancanza di una seria riqualificazione della spesa; nessuna misura concreta per il personale civile; niente riduzioni di spesa in armamenti; non toccati in alcun modo i tantissimi privilegi e i tanti sprechi che ancora si annidano nella Difesa.
Non consideriamo comunque ancora persa la nostra battaglia. La riprenderemo con rinnovato vigore di fronte al nuovo Parlamento e al nuovo Ministro, ai quali chiederemo sin da subito di rivedere alcune parti della delega e di procedere al varo dei decreti attuativi attraverso un confronto preventivo, vero e serio, con le Rappresentanze del personale e dunque anche con le OO.SS., e questo anche in linea con l’impegno che oggi il Ministro Di Paola ha assunto con il Parlamento esprimendo parere favorevole su un altro ordine del giorno approvato dall’Aula nel corso della stessa seduta odierna.
Nell’ultima riunione del 5 u.s., su proposta del Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola, il Consiglio dei Ministri ha provveduto a designare i nuovi vertici militari di Stato Maggiore Difesa, Stato Maggiore Aeronautica e Stato Maggiore Marina.
Nuovo Capo di Stato Maggiore Difesa, e dunque nuovo Capo delle Forze Armate italiane, è stato nominato l’amm. Luigi Bini Mantelli, attuale Capo di Stato Maggiore Marina. Nato a Breno in provincia di Brescia sessantadue anni fa, l’amm. Bini Mantelli ha ricoperto, tra gli altri incarichi, anche quello di Capo dell’Ufficio Generale di SMD al tempo in cui al vertice di SMD sedeva l’amm. Di Paola. Prenderà il posto dell’attuale Capo di SMD, gen, Biagio Abrate, nominato in data 17 gen. 2011.
A Capo di Stato Maggiore Marina, in sostituzione dell’amm. Bini Mantelli, è stato invece nominato l’amm. Giuseppe De Giorgi, 59 anni. Figlio dell’amm. Gino, gia Capo di SMM nel periodo 1973-1977, dallo scorso febbraio è subentrato proprio all’amm. Bini Mantelli al Comando della Squadra Navale.
Il nuovo Capo di Stato Maggiore Aeronautica è invece il gen. Pasquale Preziosa, attuale Capo di Gabinetto del Ministro Di Paola. Nato a Bisceglie nel 1953, tra gli incarichi ricoperti figura anche quello di Comandante delle Scuole dell’Aeronautica Militare e della 3^ Regione Aerea. Il Gen. Preziosa prenderà il posto dell’attuale Capo di SMA, gen. Giuseppe Bernardis, in carica dal 25 febbraio 2010.
Nessuna nuova nomina, invece, al vertice dell’ Esercito, e dunque il gen. Claudio Graziano, già Capo di Gabinetto del Ministro La Russa, mantiene l’incarico di Capo di SME.
Immaginiamo che, nelle intenzioni del Ministro Di Paola che ne ha proposto la nomina, la scelta dei nuovi Vertici militari era stata fatta anche tenendo conto della loro “affidabilità” in merito alla prima e principale incombenza che ad Essi sarebbe stata ascritta: quella di gestire i riordini contenuti nei decreti legislativi attuativi della legge delega sulla riduzione dello strumento militare nazionale. Provvedimento che, come abbiamo riferito nel precedente Notiziario n. 170 di ieri, già votato dal Senato e già passato, senza alcuna modifica, al vaglio positivo della Commissione Difesa della Camera, era in attesa dell’imminente pronunciamento del secondo ramo del Parlamento, che era previsto entro la seconda decade del mese in corso. La crisi politica scoppiata in questi giorni ne ha in un qualche modo compromesso il percorso, in quanto la presa di distanza da parte della principale forza di maggioranza e l’annuncio di astensione su tutti i provvedimenti in itinere, lasciavano immaginare lo stop anche per il disegno di legge delega recante la riforma dell’assetto dello strumento militare. Tutto apparirebbe a questo punto scontato, ma c’è un fatto nuovo che potrebbe determinare uno sviluppo diverso.
Il Ministro Di Paola e tutti i Vertici militari stanno infatti premendo enormemente sulle tre forze politiche che hanno sostenuto sinora il Governo affinchè la Camera voti comunque il provvedimento prima del suo scioglimento e lo traduca in legge: la motivazione starebbe tutta nella assoluta urgenza di varare le misure in esso contenute e nel fatto che sarebbe difficile per il futuro Parlamento riprenderne le fila. Rispetto a queste pressioni, è in atto una riflessione da parte di PDL, PD e UDC, e oggi a mezzogiorno è convocata una riunione dei Capigruppo per decidere in merito. L’ipotesi sulla quale si sta lavorando sarebbe quella di andare al voto della Camera e all’approvazione della legge delega, ma fissando un percorso che attribuisca al Ministro e alla legislatura che verranno il varo dei decreti attuativi.
Seguiremo da vicino gli sviluppi della vicenda e ne daremo tempestivamente conto ai colleghi.
Il disegno di legge delega (d.d.l.d.) di riforma della Difesa fortemente voluto dal Ministro Di Paola è avviato ingloriosamente al capolinea, e a questo punto appare praticamente impossibile la sua traduzione in legge dentro l’orizzonte di questa legislatura.
A questo situazione si è arrivati a seguito della recente presa di posizione di una forza politica della maggioranza, che ha deciso di togliere il proprio sostegno al Governo, cui è seguita la risposta del prof. Monti che ha annunciato le irrevocabili dimissioni dell’Esecutivo dopo l’approvazione della legge di stabilità, situazione questa che provocherà verosimilmente lo scioglimento del Parlamento entro dicembre e il voto a febbraio.
Siamo ovviamente preoccupati per le ovvie ricadute negative di questa nuova crisi politica; lo siamo invece molto di meno, anzi a dire il vero per nulla, per lo stop al progetto di Di Paola, che, mal concepito e poi anche mal gestito, non è mai stato amato dai lavoratori determinando dure prese di posizione delle Rappresentanze, e che avrebbe potuto davvero “affondare la Difesa” secondo il grave giudizio del COCER I.F. .
Ricordiamo le ultime tappe in Parlamento: dopo le modifiche, in alcuni casi anche significative (per es., su area industriale e sanità militare), e la successiva approvazione da parte del Senato avvenuta in data 6 novembre u.s., il d.d.l.d. è passato alla Camera. La Commissione Difesa, cui il provvedimento era stato assegnato, ne ha fatto un esame davvero sbrigativo dedicandovi complessivamente solo 8 ore e 44 minuti di lavoro, in pratica meno di una giornata, accompagnato dal solito rituale di audizioni (anche quelle delle OO.SS. nazionali) che non hanno però spostato di una sola virgola l’orientamento della “strana maggioranza” (PDL-PD-UDC) che in data 29 u.s. ha bocciato frettolosamente tutti (sottolineiamo: tutti) gli emendamenti presentati (oltre 50) e ha quindi licenziato positivamente il d.d.l.d, il tutto al solo fine di arrivare alla più rapida approvazione del provvedimento da parte dell’Aula, come chiedeva Di Paola.
La discussione generale era iniziata in Aula il 4 dic. u.s. ed era proseguita il giorno successivo, nel quale si era registrato l’intervento rassicurante del Ministro Di Paola. Il quale, in ordine alla possibilità che l’adozione dei decreti attuativi della delega potesse avvenire a Camere sciolte e dunque senza il fondamentale controllo del Parlamento sui provvedimenti di riordino (l’obiezione era stata sollevata dalla nostra O.S. in sede di audizione, vds. Notiziario n. 159 del 20.11.2012), aveva dato la propria parola che “i decreti, non saranno da me proposti in assenza delle Camere e quindi, approfittando del silenzio assenso” (i resoconti di entrambe le sedute d’aula sono pubblicati sul nostro sito web www.flpdifesa.org).
La ripresa della discussione generale sul d.d.l.d. era in calendario per martedì 11 dicembre p.v., e il voto finale sul provvedimento era previsto entro il 20 p.v., anche se l’imminente arrivo in aula del c.d. “decreto sviluppo” avrebbe potuto farlo slittare di qualche giorno. In ogni caso, l’intendimento fermo era quello di approvare il provvedimento prima di Natale nello stesso testo votato dal Senato, il che avrebbe comportato la conclusione dell’iter legislativo, cui sarebbe poi seguito la firma del Capo dello Stato, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e infine l’entrata in vigore della legge delega. Tutto in linea con gli auspici più volte espressi da Di Paola e fatti propri anche dal recente Consiglio Supremo di Difesa tenutosi in data 28 nov. u.s. (vds. comunicato stampa anch’esso pubblicato sul nostro sito web).
La crisi politica in atto, del tutto imprevista, complica forse irrimediabilmente questo percorso, rendendo oramai impraticabile il varo della legge. Dunque, con buona pace dell’amm. Di Paola, di riforma della Difesa se ne riparlerà nella futura legislatura, se il nuovo Ministro lo vorrà, ma ripartendo da zero!
Vi invitiamo a partecipare al sondaggio sul nostro sito, esprimendo un giudizio sullo stop al d.d.l.d.
La Commissione Difesa della Camera; in primo piano, il Presidente Cirielli
Come anticipato con il nostro precedente Notiziario, nel pomeriggio di oggi si è tenuta alla Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della Difesa in merito al disegno di legge delega A.C. n. 5569 già approvato dal Senato e relativo al riassetto organizzativo e funzionale della Difesa.
Nel corso dell’audizione, che è stata presieduta dal Presidente on. Cirielli, FLP DIFESA ha presentato un documento molto dettagliato, allegato al presente Notiziario, che riprende, ovviamente attualizzandole, le considerazioni e le osservazioni critiche che la nostra O.S. aveva già posto all’attenzione del Ministro Di Paola e successivamente della Commissione Difesa del Senato.
In estrema sintesi: da parte della nostra O.S. c’è piena consapevolezza sulla necessità di operare una revisione in senso riduttivo dello strumento militare, che è una esigenza indifferibile alla luce dei corposi tagli al bilancio intervenuti nel corso degli ultimi anni. Non ci convincono però le direttrici di marcia che Di Paola propone: da una parte, la riduzione nei prossimi sei anni minimo del 30% dell’assetto attuale della Difesa, una cura di cavallo che potrebbe, nelle condizioni attuali, peggiorare lo stato del malato; dall’altra, la cancellazione da qui al 2024 di 43.000 posti di lavoro, di cui 10mila civili, che si andrebbero così a sommare alle quasi 12mila posizioni già tagliate nel periodo 2008-2011. Una scelta, questa, che peraltro appare in contraddizione con l’apertura all’ingresso consistente nei ruoli civili del personale militare eccedente, previsto addirittura in soprannumero e per il quale noi invece chiediamo che avvenga nel limite delle dotazioni organiche previste.
Abbiamo quindi espresso fortissime riserve in merito alla mancata previsione di interventi sulle questioni che toccano da vicino il personale civile (“civilizzazione”, formazione; riqualificazioni; reinternalizzazione delle lavorazioni in tutte le aree etc.), che, se affrontate in modo corretto, potrebbero finalmente dare ruolo, funzioni e prospettive alla componente civile del Ministero della Difesa, con effetti importanti e positivi anche sotto il profilo finanziario.
Abbiamo inoltre rappresentato la nostra convinta opinione che, prima di cancellare posti di lavoro, occorra agire preliminarmente in due direzioni: a) riducendo, o meglio eliminando, i tanti privilegi e sprechi che ancora purtroppo esistono nella Difesa (un recente articolo di La Repubblica ne ha offerto un saggio eloquente); b) riducendo ulteriormente e significativamente la spesa per armamenti.
Abbiamo poi espresso forte preoccupazione per l’avvio di processi di riordino di settori della Difesa, come sta avvenendo attualmente per la Sanità militare in senso interforze, prima che il Parlamento approvi la legge delega; e una preoccupazione ancora maggiore per l’eventualità non remota che l’emanazione dei decreti delegati, recanti la lista dei provvedimenti di riduzione/soppressione/riorganizzazione e che avranno ricadute pesanti sulla vita e sul lavoro di migliaia di lavoratori civili e militari e delle loro famiglie, possa avvenire a Camere sciolte, e dunque senza il fondamentale controllo del Parlamento che noi reputiamo imprescindibile in un processo riformatore che riguarda uno dei settori nevralgici del Paese.
E proprio in considerazione dell’importanza che la riforma della Difesa assume per il Paese e della necessità che la stessa avvenga sotto il controllo del Parlamento, abbiamo invitato le forze politiche presenti in Parlamento a prendere in seria considerazione l’ipotesi di rinviare ogni scelta alla prossima legislatura.
Vedremo nelle prossime settimane, attraverso il dibattito che si svilupperà in Commissione, le posizioni che emergeranno dai vari Gruppi, e ne daremo conto ai colleghi. Ma non siamo certamente ottimisti……
Il Ministro Di Paola; dietro, il Capo di SMD Abrate
Martedì 13 novembre u.s. la Commissione Difesa della Camera ha iniziato l’esame del disegno di legge recante delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale, già approvato dal Senato (Notiziario n. 149 del 7 u.s.) e che alla Camera avrà come relatori gli onn. Cirielli e Garofani.
Nel suo intervento iniziale di illustrazione del provvedimento (Atto Camera n. 5569, pubblicato sul nostro sito insieme ai Resoconti parlamentari), il Presidente della Commissione nonché relatore on. Cirielli ha richiamato quelli che a lui appaiono i principali filoni d’intervento del disegno di legge delega (DDLD):
– la razionalizzazionedelle risorse anche attraverso una migliore allocazione delle stesse;
– la funzionalità dello strumento militare a fronte della prevista contrazione strutturale complessiva non inferiore al 30 per cento, entro sei anni, che “imporrà di intervenire mediante accorpamenti, unificazioni di funzioni in ottica interforze, e ridefinizione di procedure e compiti delle aree tecnico-operativa e tecnico-amministrativa… riorganizzazione degli organismi di vertice e territoriali, delle strutture preposte al settore infrastrutturale e alla formazione e addestramento, degli arsenali e dei poli di mantenimento, nonché degli stabilimenti e dei centri manutentivi”.
– “l’impatto sul personale della revisione dello strumento” che rappresenta “il punto più delicato del provvedimento” e prevede “la riduzione delle dotazioni organiche del personale militare a 150.000 unità, nonché del personale civile del Ministero della difesa a 20.000 unità, da conseguire entro l’anno 2024”, e – aggiunge l’on Cirielli – “con riferimento al personale civile, la riduzione delle dotazioni organiche potrà avvenire anche con: agevolazioni della mobilità interna; trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale; il ricorso a forme di lavoro a distanza; trasferimenti presso altre pubbliche amministrazioni“ . Ammazza quanti vantaggi avremo per perdere 10mila posti di lavoro!
Conclusivamente, l’on. Cirielli ha detto che “si tratta di un provvedimento di grande rilievo, per il quale auspica che la Commissione possa svolgere in tempi serrati l’istruttoria più ampia e approfondita possibile, compatibilmente con i tempi di esame dettati dalla necessità di concluderne l’esame parlamentare entro la fine della legislatura”, auspicio ribadito subito dopo anche dal Ministro, presente ai lavori, che ha riproposto, passo passo, la stessa analisi e le identiche considerazioni che gli abbiamo sentito svolgere in molte altre Sedi.
Sono poi iniziati gli interventi, primi fra tutti quelli degli onn. Cicu (PDL) e Rugghia (PD), che hanno espresso entrambi valutazioni positive sul provvedimento, con quest’ultimo che, in relazione alla “marcata” riduzione del personale, ha detto che questa riduzione “non può non accompagnarsi a misure di comprensione per i problemi che riguardano tale personale” (vorremmo capire in cosa si tradurranno queste misure di comprensione). Ci sono stati anche interventi critici: dell’on. Speciale che ha affermato che il provvedimento“ è stato costruito sulla pelle del personale”; dell’on. Di Stanislao che ha detto che “è sospetta tutta questa fretta di approvare il provvedimento” ; infine, dell’on. Calipari che ha affermato che “le ineludibili esigenze di celerità dell’attività istruttoria debbano coniugarsi con lo sforzo di svolgere un esame consono al ruolo ed al prestigio dell’istituzione parlamentare, che risulterebbero sviliti ove si intenda semplicemente ratificare il testo approvato dal Senato”. Approviamo incondizionatamente!
L’esame del DDLD proseguirà in Commissione questa settimana, e per domani 20 nov. ore 14.45 è in agenda l’audizione informale delle OO.SS. nazionali, alla quale parteciperemo e nella quale, sulla base delle considerazioni già svolte, chiederemo una attenta riflessione sul testo approvato dal Senato. E lo stesso (pensiamo) chiederanno anche le Rappresentanze militari, molto critiche, come noi, sul DDLD.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14 u.s., è stato pubblicato il DPR 26.09.2012, n. 191 che recepisce il “Regolamento recante ulteriori modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, concernente il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, per la riorganizzazione del Ministero della difesa, degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e degli enti vigilati” , che entrerà in vigore in data 29 novembre p.v. Trattasi del provvedimento attuativo dell’art.1, commi 3-5, della Legge 16.09.2011, n. 148 (conversione del D.L. 13.08.2011, n.138 – c.d. “manovra di ferragosto”), che disponeva la “riduzione degli Uffici dirigenziali di livello non generale e relative dotazioni organiche in misura non inferiore al 10% di quelli risultanti a seguito dell’applicazione del D.L.194/2009” e “la rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale… apportando una ulteriore riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva risultante dalla applicazione del D.L 194/2009”.
Detto provvedimento modifica il testo unico regolamentare in materia di ordinamento militare, di organizzazione del Ministero della difesa, degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro e degli Enti pubblici vigilati. Leggiamo dal comunicato stampa emesso il 3.08.2012 subito dopo l’adozione del Consiglio dei Ministri, le principali novità contenute nel DPR 191 rispetto al precedente Regolamento DPR 270/2010:
1.”la soppressione della Direzione generale dei lavori e del demanio e l’attribuzione delle sue funzioni ad una nuova struttura di livello dirigenziale generale, denominata Geniodife, incardinata all’interno del Segretariato generale;
2. l’istituzione, ad invarianza di spesa, presso il Segretariato generale di un VI Reparto, di livello dirigenziale generale, che curerà le attività legale e consultiva e di gestione del contenzioso in precedenza svolte in proprio da ciascuna struttura di livello generale, eccezion fatta per le questioni attinenti al personale e alla previdenza che restano ancora affidate alle direzioni generali competenti;
3. la riduzione del 10% dell’organico dei dirigenti di livello non generale (15 civili e 14 militari), che porterà le attuali complessive 286 unità a 257, con una connessa riduzione di spesa annua a regime di 1,86 mln di euro.
4. riduzione del 10% dell’organico del personale civile di livello non dirigenziale, che porterà le attuali 33.402 unità a 30.381, con una connessa riduzione di spesa annua a regime di circa 116 mln di euro;
5. la riduzione di 8 unità (6 militari e 2 civili) del contingente di personale non dirigenziale assegnato agli uffici di diretta collaborazione del Ministro, che porterà le attuali 153 a 145 unità.
Con riferimento ai punti 3 e 4, è di tutta evidenza che le riduzioni degli organici indicate sono già ampiamente superate dai numeri contenuti nell’emanando DPCM sulle nuove dotazioni organiche conseguenti al nuovo taglio (il quarto!) disposto in attuazione dell’art. 2 Legge 7.08.2012, n. 135 (“spending review”), e del quale abbiamo riferito nel precedente Notiziario n. 152 del 13.11.2012. Ricordiamo le nuove dotazioni del personale civile non dirigente: dotazione complessiva di n. 27.777 unità, così distribuite: n. 1.824 in area 1 (nel DPR 191 sono pari a n. 63); n. 23.246 in area 2^ (nel DPR 191 sono pari a n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (nel DPR 191 sono pari a n. 3.630) e n. 26 professori.
E’ di tutta evidenza che, una volta pubblicato il DPCM sui nuovi organici conseguenti alla Legge 135, si dovrà procedere alla riscrittura del nuovo Regolamento di organizzazione modificativo del DPR 191, per il quale la stessa Legge 135 dispone un tempo massimo di sei mesi dopo la pubblicazione del DPCM”.
Il Ministro ammiraglio Di Paola colpisce ancora, e questa volta non solo il Sindacato ma, incredibile a dirsi, anche (e soprattutto) il Sottosegretario Magri che si era impegnato con le Forze sociali su una cosa mentre il suo Ministro era già andato verso un’altra direzione, che verosimilmente non era a conoscenza dello stesso Sottosegretario delegato alle relazioni sindacali. Una cosa veramente incredibile, mai successa, che dà veramente il senso di come Di Paola usa gestire i problemi, un modo oramai scopertamente pericoloso per la stessa nostra Amministrazione che sta davvero “affondando” (il giudizio è del COCER Interforze, che sottoscriviamo in pieno). Ma veniamo ai fatti!
Nella recente riunione del 7 u.s. con le OO.SS. nazionali, riunione concessa a “soli” due mesi dalla nostra richiesta del 3 settembre 2012, il Sottosegretario Magri si era impegnato a promuovere a breve un nuovo incontro con le forze sociali per la dovuta informazione e il naturale confronto con le OO.SS. sulle scelte concrete di carattere operativo in ordine ai provvedimenti di riordino della Sanità militare, e questo con particolare riferimento ai DMML – Dipartimenti di Medicina Militare legale (si legga, a tal riguardo, il nostro Notiziario n. 150 del 7 novembre 2012) . E a quella riunione eravamo presenti in tanti, e fanno fede, oltre al nostro Notiziario, anche i comunicati delle OO.SS. presenti che hanno tutte sottolineato questo aspetto e dato notizia dell’impegno preciso con noi assunto dal Sottosegretario.
Ebbene, mentre il dr. Magri si era impegnato in quella direzione, e noi non abbiamo motivo di ritenere che non lo avesse fatto in piena coscienza e consapevolezza, il Ministro aveva già deciso ogni cosa e assunto tutte le relative scelte operative, come dimostra senza tema di smentita la nota, che alleghiamo, a firma del Capo SMD, che in data 24 ott. 2012 ( e cioè due settimane prima della riunione con il Sottosegretario Magri) aveva già dettato ai Capi di SM delle FF.AA. e al Cdo Arma CC le “azioni” e “la tempistica” decise dal Ministro in merito al riordino della Sanità Militare in senso interforze.
Queste le decisioni e il relativo cronoprogramma contenuto nella nota a firma del gen. Abrate:
– costituzione dell’Ispettorato di Sanità Militare (IGESAN), già operativa a far data dal 1 novembre u.s.;
– soppressione dei Comandi Servizi Sanitari Nord (Padova) e Sud (Napoli) e del Direzioni di Sanità (La Spezia e Taranto) entro il 31.12.2012;
– conferma del Policlinico militare Celio di Roma quale unico “polo ospedaliero polifunzionale” e specialistico in materia di medicina d’urgenza, e trasformazione della struttura di Anzio in RS.A.;
– trasformazione dell’Ospedale Baggio di Milano in DMML entro il 31 gen. 2013, mentre per il Centro Ospedaliero di Taranto se ne prevede l’efficientamento entro la fine del corrente anno:
– soppressione dei DMML di Torino e Palermo entro il 31 dicembre p.v. e dei DMML di Firenze e Caserta entro il 31 marzo 2013, con previsione di successive scelte in ordine alla loro soppressione o riconfigurazione che viene demandata al Capo di SME, mentre per il DMML di Chieti la decisione è rinviata al 30 settembre 2013, il che apre evidentemente alcuni spiragli in ordine al mantrenimento della struttura (avevamo già detto che era questa una delle maggiori criticità del riordino);
– soppressione del Magasan di S. Maria Capua a Vetere (CE) entro il 31 dicembre p.v.
Tutto deciso dunque, e sin dal 24 ottobre 2012, e dunque due settimane prima della riunione con il Sottosegretario Magri e dei suoi impegni con le OO.SS..
Crediamo non ci sia bisogno di alcun ulteriore commento al riguardo.
In ogni caso, abbiamo richiesto a Sottosegretario un incontro urgente.
Il Ministro Di Paola ha scritto una nuova lettera al personale civile e militare della Difesa, che ad ogni buon conto troverete pubblicata in questa pagina. E’ la terza volta in ordine di tempo che lo fa, e il gesto appare ancora una volta per quello che è: un tentativo alquanto scoperto di “captatio benevolentiae” nei confronti dei lavoratori, che avevano a suo tempo riposto molte attese nel nuovo Ministro, profondo conoscitore delle cose di casa Difesa, ma che oggi, a distanza di quasi un anno dall’inizio del suo incarico, appaiono estremamente delusi del suo operato: ne fanno testo non solo i giudizi impietosi che arrivano quotidianamente dalle rappresentanze del personale, ma anche le contestazioni di cui il Ministro è stato oggetto in questi ultimi tempi, come quella plateale di Pisa durante il passaggio in rassegna di un reparto della Folgore. Il Presidente della Provincia di Livorno, presente alla manifestazione, ha detto di “essere rimasto molto sorpreso per la contestazione rivolta a un ministro proveniente dal mondo militare”. La cosa, invece, non sorprende affatto il popolo della Difesa, che in questi mesi lo ha visto all’opera.
In questa lettera, come nelle precedenti due, il Ministro sembra animato da un’ intenzione positiva di trasparenza e di coinvolgimento del proprio personale in ordine alle diverse e complesse questioni sul tappeto, prima fra tutte quella relativa alla riduzione dello strumento militare (disegno di legge delega – D.D.L.D. – A.S. 3271) che proprio qualche giorno fa ha avuto il via libera dal Senato. Anche noi lo pensavamo all’inizio del suo mandato; oggi però non lo pensiamo più, avendo nel corso di questi mesi sperimentato che trasparenza e coinvolgimento sono due parole purtroppo poco frequenti nel vocabolario del Ministro Di Paola. Le vicende sindacali di questi mesi lo provano ampiamente: tanto fumo (leggasi riunioni e fiumi di parole), ma molto poco arrosto, come è testimoniato dal fatto che il nostro Ministro usa decidere senza tenere in nessun conto le proposte che vengono dalle Forze sociali (per es.: il DDLD di riforma dello strumento militare) e in molti casi al netto di qualsiasi confronto preventivo (per es.: il recente riordino della sanità militare).
Tra le proposte che FLP DIFESA aveva fatto in merito alla riassetto della Difesa, c’era al primo posto la questione relativa al taglio di sprechi e privilegi, ancora presenti in abbondanza nella Difesa. Sin da quando il progetto di riforma era ancora in costruzione, avevamo segnalato con forza il problema: nel nostro Notiziario n. 14 del 27.01.2012, che ripubblichiamo in questa pagina, avevamo suggerito al Ministro “un ordine diverso di interventi: prima di pensare a tagli del personale, a esuberi e a ipotetiche mobilità verso altre PP.AA.. ….forse è meglio avviare l’operazione cominciando ad azzerare gli sprechi esistenti e a cancellare alcuni privilegi davvero fuori luogo e fuori tempo che, nel mentre mancano negli Enti le risorse per le cose più elementari (pulizie dei locali; acquisti materiali ufficio; sfalcio sterpaglie; etc.), vengono incredibilmente mantenuti suscitando la crescente e critica attenzione della pubblica opinione”, concludendo alla fine con questo invito: “Sig. Ministro, prima di mandar via personale, cominci da qui l’operazione tagli… sarà più credibile!”. Come sempre, il Ministro non ha tenuto alcun conto della nostra sollecitazione, ed è andato avanti con il suo progetto di riforma, non toccando sprechi e privilegi (in quel Notiziario ne avevamo segnalato alcuni) ma in compenso tagliando 43.000 posti di lavoro tra civili e militari. E la cosa appare davvero vergognosa!
Se ne è avuta una ulteriore conferma da un articolo apparso venerdì 9 u.s. su “La Repubblica”, che ha fatto parecchio rumore nei palazzi romani e che alleghiamo al presente Notiziario per l’utile conoscenza da parte dei colleghi. Leggendolo, si comprende bene perché il progetto di riforma del Ministro Di Paola appaia così poco credibile, e per questo dovrebbe essere stoppato: noi lavoreremo in proposito!
Su questa stessa pagina , troverete allegato il testo integrale del disegno di legge delega approvato dal Senato.
Come avevamo largamente anticipato nel nostro recente Notiziario n. 147 del 5 u.s., il Senato della Repubblica ha approvato ieri pomeriggio il disegno di legge delega per la riforma dello strumento militare nazionale con 252 voti a favore e solo 12 voti contrari, e dunque con il sostegno di una amplissima maggioranza che si era già resa evidente al momento del voto finale della Commissione Difesa.
Nei nostri diversi Notiziari dedicati negli ultimi dieci mesi all’argomento, abbiamo più volte evidenziato le motivazioni e gli obiettivi ripetutamente dichiarati dallo stesso Ministro Di Paola che è il primo ispiratore di questa riforma; al tempo stesso, riteniamo che sia altrettanto noto ai colleghi che ci seguono, il giudizio negativo della nostra O.S. per i motivi anch’essi più volte illustrati e che ci hanno portato a scendere in piazza con la manifestazione nazionale del 6 luglio u.s. (Notiziario n.94 del 9 lug.).
Nel corso della tre giorni di discussione nell’Aula del Senato, ci sono stati molti interventi (45 circa), e tra questi anche quelli dell’amm. Di Paola che ha inteso replicare in prima persona ai Senatori intervenuti, ma senza aggiungere grandi elementi di novità rispetto alle considerazioni precedentemente espresse. Riteniamo comunque utile riportare un paio di passaggi del discorso del Ministro Di Paola:
– la spending review determinerà una riduzione iniziale di 20.000 unità nei primi quattro anni;
– la riorganizzazione territoriale e organizzativa terrà conto di molteplici fattori, quali l’esistenza di adeguate infrastrutture e di aree addestrative, ma anche di una certa distribuzione territoriale, quindi del Centro-Sud Italia”; e ancora: “nel Centro-Sud e nelle isole vi sono e continueranno ad esservi importanti realtà e presenze militari (nel Lazio, in Abruzzo, in Campania, nelle Puglie, in Calabria, in Sicilia ed in Sardegna);
– la riorganizzazione dell’area tecnico-industriale della Difesa verrà valorizzata proprio grazie alla revisione proposta, che consentirà di disporre di più adeguate risorse di esercizio e di investimento da dedicare alla manutenzione tecnico-industriale di mezzi, equipaggiamenti e dotazioni. Anche nella riconfigurazione dei ruoli del personale civile, le professionalità necessarie per gli stabilimenti dell’area tecnico-industriale della Difesa riceveranno attenzione e priorità. “.
Le dichiarazioni di voto finali a favore del provvedimento sono state pronunciate dai sen. Carrara (Misto), Sbarbati (UDC), Torri (LNP), Pinotti (PD) e Ramponi (PdL). Il sen. Caforio (IdV) ha espresso una dichiarazione di voto contraria, mentre la Lega Nord ha sollecitato modifiche presso l’altro ramo del Parlamento. In dissenso dal Gruppo, i sen. Perduca e Poretti (PD) si sono invece astenuti su un provvedimento che ritengono non condivisibile.
Il disegno di legge delega passa ora all’esame della Camera dei Deputati, dove arriverà verosimilmente nella prossima settimana e verrà sicuramente assegnato alla Commissione Difesa. Ricomincia dunque un nuovo giro, che la nostra O.S. continuerà a seguire da vicino informando puntualmente i colleghi, come peraltro già fatto per l’esame del Senato. E lavoreremo con tutte le nostre forze per verificare la possibilità di introdurre modifiche in quell’art. 3 (criteri per i tagli di personale), che le forze politiche hanno di fatto accettato a scatola chiusa, in particolare per quanto riguarda i civili. E’ di tutta evidenza che nel caso in cui il provvedimento dovesse subire modifiche, dovrà ritornare al Senato, e i tempi di approvazione si allungherebbero conseguentemente mettendo a forte rischio la sua approvazione nei tempi oramai ristretti che ci separano dalla conclusione della legislatura.
Notiziario n. 174 del 13 dicembre 2012 – Si è tenuta oggi al Gabinetto un incontro tra le OO.SS. e il Sottosegretario Magri, alla presenza di Rappresentanti di tutti gli SS.MM., SGD, Cdo Gen. CC e Igesan. Questi gli argomenti trattati: 1. Schema di Regolamento per il riordino delle scuole e degli istituti militari di […]
Notiziario n. 172 del 12 dicembre 2012 – Ieri sera, alle ore 19.55, la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega (A.C. 5569) per la riforma dello strumento militare nazionale nello stesso testo uscito dal Senato il 6 novembre u.s.. E così, il progetto di riforma fortemente voluto dal Ministro Di […]
Notiziario n. 171 dell’ 11 dicembre 2012 – Nell’ultima riunione del 5 u.s., su proposta del Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola, il Consiglio dei Ministri ha provveduto a designare i nuovi vertici militari di Stato Maggiore Difesa, Stato Maggiore Aeronautica e Stato Maggiore Marina. Nuovo Capo di Stato Maggiore Difesa, e dunque nuovo […]
Notiziario n. 170 del 10 dicembre 2012 – Il disegno di legge delega (d.d.l.d.) di riforma della Difesa fortemente voluto dal Ministro Di Paola è avviato ingloriosamente al capolinea, e a questo punto appare praticamente impossibile la sua traduzione in legge dentro l’orizzonte di questa legislatura. A questo situazione si è arrivati a seguito della […]
Notiziario n. 159 del 20 novembre 2012 – Come anticipato con il nostro precedente Notiziario, nel pomeriggio di oggi si è tenuta alla Camera dei Deputati l’audizione delle OO.SS. della Difesa in merito al disegno di legge delega A.C. n. 5569 già approvato dal Senato e relativo al riassetto organizzativo e funzionale della Difesa. Nel […]
Notiziario n. 158 del 19 novembre 2012 – Martedì 13 novembre u.s. la Commissione Difesa della Camera ha iniziato l’esame del disegno di legge recante delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale, già approvato dal Senato (Notiziario n. 149 del 7 u.s.) e che alla Camera avrà come relatori gli onn. Cirielli […]
Notiziario n. 157 del 17 novembre 2012 – Nella Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14 u.s., è stato pubblicato il DPR 26.09.2012, n. 191 che recepisce il “Regolamento recante ulteriori modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, concernente il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, per […]
Notiziario n. 156 del 15 novembre 2012 – Il Ministro ammiraglio Di Paola colpisce ancora, e questa volta non solo il Sindacato ma, incredibile a dirsi, anche (e soprattutto) il Sottosegretario Magri che si era impegnato con le Forze sociali su una cosa mentre il suo Ministro era già andato verso un’altra direzione, che verosimilmente […]
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