Monti, Giarda e Bondi, gli attori principali della spending review
La Corte dei Conti ha registrato in data 18 marzo u.s. il DPCM datato 22.01.2013 che recepisce i nuovi organici di alcune AA.CC. tra cui la Difesa, in applicazione del D.L. n. 95/2012(“spending review”).
Come si ricorderà, la norma sopra richiamata ha disposto il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non) e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico ..” del personale non dirigente. Rispetto alla dotazione organica discendente dal D.L. 138/2011, il DPCM fissa così le nuove dotazioni: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori etc.; la nuova dotazione organica del personale dirigente è invece pari a n. 117 (erano n. 133 dopo il D.L. 138). Il DPCM recepisce in toto la proposta messa a punto dall’A.D. attraverso il positivo confronto con il Sindacato (vds. Notiziario n. 136 del 17.10.2012) e reca una novità grande e positiva: il rientro in organico di 1.761 lavoratori (1.824 – 63) di area 1^, dal 2005 tutti in eccedenza, e sui quali pendeva maggiormente il “rischio esubero” al 1 luglio 2013 e di collocamento in disponibilità.
Ora dovrebbe (il condizionale è, al punto in cui ci troviamo, però d’obbligo..) partire la seconda fase di attuazione della “spending”, con la gestione della c.d. “eccedenza assoluta” (la definizione è della F.P.), che nella Difesa al 31.10.2012 era stimata a n. 1.560 unità circa (oggi meno), a fronte del quale il numero di personale in possesso dei requisiti ante riforma Fornero per l’accesso al pensionamento entro il 31.12.2014 sarebbe risultato quasi doppio. Una situazione, dunque, apparentemente tranquilla, che scongiurerebbe la possibilità di avere esuberi e collocamenti in disponibilità al 1 luglio p.v., e che, a fronte di quanto previsto dal cronoprogramma allegato alla Direttiva FP n. 10/2012, si dovrebbe tradurre, tra le altre cose, nella predisposizione di “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”; nella individuazione nominativa “del personale in possesso dei requisiti” per il pensionamento; nella comunicazione “al personale interessato della data di collocamento a riposo”; e, infine, nellaindividuazione “dei soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”. Come si può capire, la strada è ancora lunga e complessa.
Rendiamo anche noto ai colleghi interessati che nel Supplemento Ordinario n. 20 della Gazzetta Ufficiale n. 72 del 26 marzo u.s., è stato pubblicato il Decreto Ministeriale datato 16.01.2013 recante “Struttura del Segretariato generale, delle Direzioni generali e degli Uffi ci centrali del Ministero della difesa..” .Trattasi del provvedimento attuativo del taglio del 10% di organici/Uffici non dirig. disposto dalla L.148/2011, di cui abbiamo riferito in vari nostri Notiziari(nn. 116 e 119/2011 e n. 12 e n. 157/2012), e che è stato oggetto di confronto con le OO.SS. nazionali in data 13 dic. u.s. (vds. Notiziario n.174 di pari data). Il D.M. recepisce l’ulteriore riorganizzazione in chiave riduttiva dell’area centrale del Ministero, che si traduce nella costituzione di un nuovo Reparto, il VI°, che tratterà di contenzioso e affari legali, e nella soppressione dell’ ex Geniodife, che viene riconfigurata all’interno di Segredifesa. Prevede anche la ricollocazione all’interno del 1° Reparto della ex Civilscuoladife, rinominata CEFODIFE (Centro di formazione della Difesa), con le novità già indicate nel Notiziario n. 174 sopra richiamato. E’ bene però precisare, a tal riguardo, che le strutture di SGD, DD.GG. e UU.CC. così come configurate nel DM 16.01.2013, risultano di fatto già superate, rendendosi necessaria un’ulteriore loro riorganizzazione in senso riduttivo in attuazione degli ulteriori tagli agli organici ex DL 95, e di cui al DPCM 22.01.2013.
Comunichiamo infine che, nella G.U. n. 78 del 3 u.s., è stato pubblicato il DPR 12.02.2013, n. 29 che reca la riduzione delle dotazioni organiche del personale militare in attuazione della spending review.
In allegato le tabelle dell’A.D.; i testi integrali di DPCM, DM e DPR sono invece pubblicati sul nostro sito.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 04 del 15 marzo 2013 relativo alla seconda riunione tra ARAN e Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul lavoro precario nelle Pubbliche Amministrazioni.
La bozza di proposta di accordo quadro predisposta dall’Aran sulla base dell’atto di indirizzo del Dipartimento della Funzione Pubblica, su cui oggi è proseguito il confronto nella riunione appositamente convocata, non risponde in alcun modo alle esigenze prospettate in questi mesi dalla nostra Confederazione nel corso del confronto che si è sviluppato nell’ultimo anno con il Ministro della Funzione Pubblica e che ha portato, anche su questa problematica, alla firma dell’intesa del 3 maggio 2012.
La nostra azione, è bene ricordarlo, si è mossa lungo due linee di azione:
Ribadire la centralità del lavoro a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione e limitare invece l’utilizzo del lavoro precario solo a circostanze determinate ed eccezionali, al fine di evitare l’uso indiscriminato di questo strumento che, ovviamente, oltre a creare forti tensioni e problemi sociali rende anche difficile programmare le attività e rendere sempre più efficaci i servizi resi al sistema paese;
Prevedere per tutta la pubblica amministrazione, e per tutte le tipologie, il rinnovo dei contratti a termine in scadenza a luglio 2013, in un quadro programmato di eliminazione del precariato con l’avvio delle procedure di stabilizzazione.
La proposta dell’Aran, che trovate allegata al presente notiziario, pur essendo una prima bozza, non si discosta dai vincoli e dalle rigidità dell’atto di indirizzo e quindi non offre, allo stato attuale, alcuna sostanziale soluzione alle problematiche ed alle esigenze dei lavoratori precari.
Anzi prevede nei fatti l’allargamento delle fattispecie di utilizzo del lavoro precario, con un ventaglio di possibilità che lo renderebbero strumento ordinario e non eccezionale, aprendo la strada ad un’ulteriore precarizzazione del rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione. In buona sostanza il tentativo di inserire nella P.A., per via contrattuale, tutti gli elementi portanti della cosiddetta riforma Fornero.
Con queste premesse e su questo testo, ovviamente, non ci sono le basi per definire un’intesa, ma neanche per proseguire un confronto che non sia un semplice rituale. Abbiamo bisogno, per rendere possibile il negoziato, di sostanziali modifiche da parte del Governo del mandato ricevuto dall’Aran.
Che, è bene dirlo da subito, non servono solo a proseguire il confronto alla ricerca di una possibile intesa, ma sono anche indispensabili per rendere coerenti poi gli eventuali accordi con il quadro normativo di riferimento che resta sempre, anche su queste problematiche, comunque la cornice di riferimento, sia per gli aspetti ed i vincoli di spesa, sia per le autorizzazioni ai rinnovi ed alle stabilizzazioni.
Questa è stata al tavolo la posizione della CSE, in coerenza con quanto tra l’altro anticipato con il notiziario n. 2 del 1 marzo 2013 .
Il Presidente dell’Aran, al termine della riunione che ha visto buona parte delle Confederazioni esprimere, anche se con toni e sensibilità diverse, posizioni critiche rispetto al testo presentato, pur consapevole della difficoltà del negoziato, dati gli attuali stretti margini di manovra, ha ritenuto necessario tenere comunque aperto il confronto, considerata la rilevanza della questione e le aspettative che vi sono riposte, impegnandosi a verificare con la Funzione Pubblica tutti gli ulteriori spazi di azione che rendano possibile, come da noi richiesto, il dispiegarsi di una vera trattativa e non invece il mero recepimento degli indirizzi dati dal governo. Verificheremo nei prossimi giorni se emergeranno sostanziali elementi di discontinuità rispetto ad oggi.
In ogni caso, ed a prescindere dal confronto in Aran sul CCNQ, è chiaro che sulla questione, visti i tempi comunque ristretti connessi alla necessità di avere garanzie sul rinnovo dei contratti in scadenza, non mancherà la nostra azione come CSE di vigilanza e di proposta ad ogni livello per garantire la continuità del rapporto di lavoro a tutti i nostri colleghi, oggi purtroppo, ancora precari.
Da qualche giorno si trova pubblicato sul sito di Persociv il Decreto Ministeriale datato 25.09.2012 che reca le dotazioni organiche provvisorie del personale civile , individuate ai sensi dell’art. 2, comma 6, del Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 ( “spending review”), poi convertito nella Legge 7.08.2012, n. 135. La cosa ha generato qualche equivoco tra i colleghi, che certo ricordano bene gli esiti del confronto con l’A.D. sulla riduzione degli organici e non comprendono come questo DM rechi numeri diversi. Per questo motivo, è utile inquadrare bene la questione anche per evitare equivoci ed errate interpretazioni.
Partiamo dall’inizio: il comma 2 dell’ art. 2 della Legge 135 ha disposto un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto ai costi relativi alle dotazioni organiche ridefinite in attuazione della Legge 148/2011. La Direttiva della F.P. n. 10/2012 ha tracciato il percorso operativo per dare attuazione a questo nuovo taglio, che la nostra Amministrazione, a differenza di altre, ha seguito alla lettera e che si è tradotto nella proposta convenuta con le OO.SS. nazionali, la quale, rispetto alle dotazioni organiche di personale civile non dirigente discendenti dalla L. 148/2011, le rimodula in complessive n. 27.777 unità così distribuite: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori. Per quanto invece riguarda il personale civile dirigente, la nuova dotazione organica è stata rideterminata in n. 117 posizioni (erano n. 133 nelle dotazioni discendenti dalla Legge 148).
Sappiamo che la F.P. ha già approvato quella proposta, che aveva peraltro due grandi meriti di cui abbiamo a suo tempo dato ampiamente atto all’Amministrazione: in primo luogo, far “rientrare” in organico il personale di area 1^ che dal 2005 era praticamente tutto eccedente; in secondo luogo, certificare sì n. 1.562 esuberi, ma tutti comunque ampiamente riassorbibili, una parte in area 1^ (n. 222) e una parte ben maggiore in area 2^(n. 1340). Sarà dunque questa la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente, ma, per esserlo formalmente, dovrà essere recepita in un Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) recante le nuove dotazioni organiche delle Amministrazioni centrali, che però, allo stato, non ha ancora visto la luce in quanto, per quello che a noi risulta, il DPCM è fermo al MEF in attesa del necessario “concerto” del Ministro Grilli. Come altrettanto ferma, in attesa anch’essa dello stesso “concerto”, ci risulta essere la Direttiva della F.P. che dovrà dettare i criteri per la gestione e il riassorbimento degli esuberi con le regole ante Fornero, che doveva veder la luce entro novembre u.s. Ritardi forse entrambi dovuti a “congelamenti” di carattere elettorale: l’ipotesi, non peregrina, è venuta dal quotidiano IL SOLE 24 ORE.
Nelle more del DPCM con le nuove e definitive dotazioni, in via solo provvisoriagli organici attuali del personale civile sono quelli recepiti nel D.M. 25.09.2012, registrato dalla Corte dei Conti in data 27 nov. u.s., pubblicato sul sito di Persociv e anche su questa pagina come allegato. A tal riguardo, occorre ricordare il contenuto del comma 6 dell’art. 2 del D.L. 95, che dispone che fino all’emanazione del DPCM, “le dotazioni organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata in vigore del presente Decreto”, e dunque alla data del 7.07.2012, e che sono poi quelle recepite nel D.M. 25.09.2012.
L’occasione è anche utile per informare i colleghi che il Consiglio dei Ministri dell’ 11 u.s., su proposta del Ministro della Difesa di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze, ha approvato in via definitiva il Regolamento attuativo dell’art.2, comma 3, del D.L. 95 che dispone la riduzione degli organici militari (esclusi Carabinieri e Corpo delle Capitanerie di Porto) da 190mila a 170mila; contestualmente, il prof. Monti ha firmato un DPCM che disciplina la predetta riduzione a 170mila unità delle dotazioni organiche dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 25 del 5.11.2012 relativo alle problematiche connesse all’inizio di attività del Fondo di previdenza complementare “Sirio” che interessa, tra gli altri, anche i lavoratori del Comparto Ministeri e dunque anche i dipendenti civili della Difesa.
“Dal 18 ottobre scorso è partita l’attività del fondo di previdenza complementare Sirio, che riunisce i lavoratori di Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato (EPNE), Università, Ricerca, Coni servizi, CNEL ed ENAC.
E con Sirio parte l’assalto ufficiale del sindacato tradizionale alla buonuscita dei lavoratori, senza scrupoli di sorta perché la gestione che i “sindacati” si sono auto attribuiti vale soldi, assunzioni e potere. Tutte cose rispetto alle quali la difesa dei diritti dei lavoratori è messa in secondo piano.
Ne abbiamo avuto la prova nella riunione dell’Osservatorio congiunto ARAN-Sindacati sui fondi pensioni che, per l’occasione, si è tenuta lo scorso 24 ottobre in Funzione Pubblica.
Già, in Funzione Pubblica. Perché ufficialmente Sindacati e ARAN avrebbero dovuto chiedere misure che rendessero realmente conveniente per i lavoratori l’adesione a un fondo di previdenza complementare. Oggi non è così e bastano un paio di dati per confermarlo:
* l’adesione ai fondi di previdenza complementare è volontaria ma irreversibile: tradotto, puoi entrare ma non uscirne, come il tunnel della droga. Se esci, lasci i soldi che hai versato nel fondo e ti ritrovi con un palmo di naso;
* la tassazione rispetto al privato rende l’adesione quanto di più sconveniente possibile: il privato vede la sua rendita o la sua pensione integrativa tassata al 15% massimo, con l’aliquota che si abbassa per ogni anno di servizio fino ad arrivare al 9%; per il dipendente pubblico la pensione integrativa fa cumulo con il reddito e quindi viene tassata all’aliquota marginale più alta.
Poi ci sono altre “quisquilie” tipo i rendimenti che non sono assolutamente pari a quelli che si riscuotono lasciando i soldi in mano al datore di lavoro e i costi di funzionamento dei fondi tipo stipendi e gettoni di presenza per i componenti del consiglio di amministrazione (la metà sono sindacalisti). Ma bastano le due penalizzazioni iniziali a giustificare il perché, se si intende fare l’interesse dei lavoratori, bisogna sconsigliarli dall’aderire ai fondi di previdenza complementare.
La riunione in Funzione pubblica, dicevamo, doveva servire a chiedere, quanto meno, un riallineamento con i fondi privati. Invece si è trasformata nella richiesta dei sindacati di fare pubblicità ai Fondi, addirittura con la richiesta di usare i soldi di Pubblicità Progresso – soldi pubblici, quindi – per fare pubblicità televisiva e convincere i lavoratori a perdere i loro soldi aderendo ai Fondi di previdenza complementare.
La CSE, unica voce fuori dal coro, ha affermato invece che se si vuole aumentare l’adesione a questi fondi – che pure possono avere la loro importanza visto che le pensioni tra qualche anno saranno da fame – bisogna renderli davvero appetibili e convenienti per i lavoratori cambiando le norme che li regolano e smetterla con i conflitti di interessi interni ai sindacati!!
Tanto per darvi l’idea, l’altro giorno la CISL era rappresentata da un signore che con nonchalance ha dichiarato di essere anche consigliere di amministrazione del Fondo Perseo (quello degli Enti Locali) e la CGIL, ancora una volta, ha fatto partire la “campagna pubblicitaria” di adesione al fondo Sirio con un comunicato firmato dal responsabile del suo Dipartimento Previdenza, omettendo che lo stesso è anche Consigliere di Amministrazione dello stesso Fondo. Una vergogna!!
E la sentenza della Corte Costituzionale sul 2,5% che è stato per quasi due anni illegalmente trattenuto dallo stipendio ai fini della buonuscita ha fatto emergere un altro raggiro perpetrato ai danni dei lavoratori con un accordo quadro sindacale firmato nel lontano 1999.
I sindacati stanno infatti tentando di convincere i lavoratori sulla bontà dell’adesione ai fondi pensione sbandierando la possibilità di accedere a contributi aggiuntivi che vanno dall’1 all’1,5%. Falso!! L’accordo del 1999 (che alleghiamo al presente notiziario) prevede che per passare ai Fondi di previdenza complementare si debba optare volontariamente per il passaggio dal TFS al TFR. Peccato che nel passaggio la differenza del 2,5% dello stipendio che nel privato è a carico del datore di lavoro, per i dipendenti pubblici finisce nelle casse dello Stato. Il famoso contributo aggiuntivo dello Stato (che sia l’1 o l’1,5%) in realtà è….un contributo del lavoratore allo Stato!!!!Quindi, è bene ribadirlo per ribattere alla propaganda interessata, il lavoratore non ha il beneficio dell’1% aggiuntivo versato dallo Stato, ma perde l’1,50%!!
E per coloro che sono stati assunti dal 1° gennaio 2000 è ancora peggio perché il contributo allo Stato lo versano dall’inizio della loro carriera e ora, con la sentenza della Corte Costituzionale, potrebbe essere messo in discussione tramutandosi in una scelta: se aderisci ai fondi il tuo stipendio resta com’è; se non aderisci il tuo stipendio aumenta.
Il terrore dei sindacati per un’eventuale contrazione delle adesioni ai fondi da loro gestiti ha spinto, nella riunione in Funzione Pubblica, il più grande sindacato presente oggi nel pubblico impiego a chiedere al Governo misure per rispondere alla sentenza della Corte Costituzionale perché altrimenti aderire ai fondi diventava meno conveniente.
Con tanti saluti ai diritti dei lavoratori, che la CSE e il suo sindacato del pubblico impiego FLP vogliono invece continuare a difendere mettendo in guardia i lavoratori dal farsi raggirare con l’adesione a fondi di previdenza complementare che all’attualità convengono solo a chi li gestisce!!
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita.
Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei Ministri un decreto legge riguardante la ormai annosa questione del prelievo illegittimo del 2,5% ai fini della buonuscita a far data dal 1° gennaio 2011.
Con questo decreto – non ancora depositato alle Camere e che quindi andrà letto con attenzione per capirne i risvolti – il Governo dà attuazione, a suo modo, alla sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, abrogando l’articolo 12, comma 10 del Decreto Legge n. 78/2010 e facendo tornare così la buonuscita dei dipendenti pubblici al regime del TFS, più vantaggioso del calcolo del TFR introdotto nel 2010.
Facciamo però un po’ di ordine nella giungla legislativa, a beneficio di tutti i lavoratori:
* con l’accordo quadro sull’istituzione dei fondi di previdenza complementare del 29 luglio 1999, confederazioni sindacali e ARAN decidevano che i lavoratori potevano optare per la trasformazione del TFS in TFR all’atto di adesione ai fondi di previdenza complementare; dalla data dell’opzione, il contributo del 2,5% sullo stipendio non poteva più applicarsi ma veniva “fiscalizzato”, cioè la retribuzione lorda si riduceva proporzionalmente;
* con DPCM del 20 dicembre 1999, il Governo stabiliva che per coloro che erano assunti a far data dall’entrata in vigore del DPCM stesso – cioè il 1° gennaio 2000 – e che erano automaticamente in regime di TFR, il contributo del 2,5 per cento fosse “fiscalizzato” per non creare (sic!) disparità di trattamento con coloro che, in regime di TFS, pagavano ordinariamente quella somma;
* con il Decreto Legge 78/2010, il Governo decideva invece di estendere d’ufficio il regime del TFR, meno vantaggioso per i lavoratori rispetto a quello del TFS, ma di mantenere la trattenuta del 2,5% sugli stipendi che per i lavoratori privati era (ed è) a carico dei datori di lavoro.
Da qui la denuncia immediata della FLP con i notiziari del gennaio 2011 e le cause dei magistrati amministrativi che hanno portato alla pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo quel prelievo.
Con il Decreto Legge varato venerdì, il Governo non restituirà il prelievo del 2,5% ma ripristina quanto meno il calcolo della buonuscita più favorevole ai lavoratori rispetto a quello del TFR.
Quello che non è chiaro e che capiremo leggendo il testo del decreto legge è cosa avverrà per i lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2001. Ha senso, infatti, mantenere a loro carico la “fiscalizzazione” dell’onere non più dovuto visto che sono già in regime di TFR?? O sarà esteso anche a loro (ne dubitiamo) il calcolo più vantaggioso della buonuscita??
E cosa succederà per coloro che sono andati in pensione in quest’ultimo anno e mezzo, lo Stato restituirà loro il 2,5% del salario o sarà ricalcolata la buonuscita??
Ciò che invece è certo è che il ministro Tremonti e i tecnici che elaborarono lo “scippo” del 2,5% del salario hanno fatto la fine dei bambini presi con le mani nella marmellata e ora il Governo è costretto a ripristinare di fretta e furia il calcolo precedente della buonuscita che costoro avevano tentato di cambiare per fare cassa.
Solo che i bambini presi con le mani nella marmellata vengono puniti, il ministro Tremonti invece continua a “pontificare” in televisione anziché chiedere scusa per i danni arrecati al Paese e i tecnici che hanno pensato e costruito la norma che ha “scippato” i lavoratori pubblici – ovvero i vertici del Ministero dell’Economia – sono addirittura diventati ministri del Governo Monti e uno di loro ricopre l’ambita carica di Ministro dell’Economia e continua a far danni ai lavoratori pubblici tentando blocchi delle retribuzioni e dei contratti.
Infine una considerazione: abbiamo visto giusto a non far presentare ricorsi a tutti i lavoratori, con esborso di denari, e a non aver voluto lucrare sulla loro pelle.
Proprio il timore che ci fossero “strane” disposizioni legislative ci ha portato a pensare che fosse meglio presentare ricorsi “pilota” a nostro carico anziché chiedere soldi ai lavoratori.
Ma ora cosa succede?? È sufficiente questo decreto per ritenerci soddisfatti?
Come abbiamo già detto, prima lo leggeremo e analizzeremo, poi tenteremo di cambiare le parti che non dovessero piacerci, infine valuteremo il da farsi e potete scommettere sul fatto che vi terremo informati e che continueremo le nostre battaglie.
In relazione alle tantissime richieste di chiarimento che ci stanno pervenendo in questi giorni in merito alla sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la trattenuta del 2,50% presente nei nostri prospetti paga come “opera di previdenza” (2,50 % dell’80 % della base contributiva lorda, dunque il 2% del totale), forniamo le seguenti precisazioni e indicazioni.
1. La sentenza cancella l’ art.12, comma 10, del D.L. 78/2010, che, in base all’art. 136 della Costituzione e all’art. 30, terzo comma, della Legge 11.3.1953 n. 87, ha cessato di avere efficacia dal 18 ottobre u.s. e cioè dal giorno dopo la pubblicazione nella G.U. – 1^ serie speciale – n. 41 del 17.10.2012, e dunque ne annulla gli effetti presenti, passati e futuri, e conseguentemente quelli economici.
Il pronunciamento della Corte vale per tutti i dipendenti pubblici assunti prima del 2001, che secondo alcune stime ammontano a circa 2 milioni, in quanto ai dipendenti assunti successivamente a quella data non viene applicata la ritenuta essendo stato ridotto proporzionalmente il loro stipendio.
La sentenza della Corte, in virtù della sua inappellabilità, obbliga tutte le Amministrazioni, da una parte a sospendere da subito la trattenuta in busta paga e dall’altra a restituire le somme indebitamente trattenute dal 1.01.2011. A tal riguardo, alleghiamo al presente Notiziario la tabella comparsa sul giornale IL SOLE 24 ORE del 22 u.s. che riporta gli arretrati e gli aumenti che spetterebbero ai lavoratori del comparto Ministeri interessati dalla sentenza in argomento.
Per quanto attiene l’adeguamento delle buste paga con esclusione della trattenuta in argomento, la cosa dovrebbe avvenire con una certa rapidità: per es., il Comando generale della Guardia di Finanza ha comunicato che provvederà ad adeguare gli stipendi già a partire da novembre p.v. (si veda l’allegato pubblicato inn questa pagina), e lo stesso dovrebbe fare la nostra Amministrazione.
Per quanto invece riguarda gli effetti retroattivi della sentenza, e cioè la restituzione ai lavoratori delle somme illegittimamente trattenute dal 1 gen. 2011, la questione appare un po’ più complessa, non fosse altro che per la dimensione economica (qualcuno ha parlato di 3,8 mld di € di costo complessivo per le casse pubbliche). Ovviamente, dovrà essere operata una variazione di bilancio per restituire ai lavoratori le trattenute operate nel 2011 e nel 2012. Sarà così? L’interrogativo non è affatto peregrino alla luce delle notizie che stanno circolando in queste ore circa il tentativo del Governo di sterilizzare gli effetti della sentenza attraverso una norma legislativa ad hoc da inserire magari nella legge di stabilità. Ovviamente, ne seguiremo gli sviluppi e informeremo tempestivamente i lavoratori.
Cosa fare, allora, in attesa che maturino gli eventi? Come si ricorderà, la FLP DIFESA ha a suo tempo invitato i lavoratori “a diffidare individualmente l’Amministrazione compilando, firmando e consegnando con raccomandata a mano al proprio Ufficio, il facsimile di atto di diffida allegato” al nostro Notiziario n. 28 del 21.02.2012. Riproponiamo lo stesso invito anche oggi, e alleghiamo uno schema di istanza che riproduce lo stesso testo allegato al nostro Notiziario n. 28 con l’integrazione (ultima alinea) riferita alla sentenza: la precisazione è doverosa, dal momento che altre OO.SS. utilizzano integralmente quello schema. Suggeriamo ai colleghi che non lo abbiano già fatto allora di presentare detta istanza, riservandoci comunque di proporre a tutti i lavoratori interessati ulteriori iniziative alla luce degli sviluppi della vicenda e degli approfondimenti che i legali di FLP stanno effettuando, ivi compreso un possibile ricorso per decreto ingiuntivo, vantando i lavoratori un credito certo, liquido ed esigibile.
In allegato, la nota di diffida che FLP DIFESA ha inviato al Gabinetto del Ministro in data 19 u.s.
L’Amministrazione della Difesa ha definito e già inviato alla Funzione Pubblica (FP) la proposta di riduzione degli organici civili in applicazione dell’art. 2 Legge 8.08.2012, n. 135 (“spending review”), che è stata messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva n. 10 a firma del Ministro Patroni Griffi. In allegato, la nota del Gabinetto con la relativa tabella che ricomprende sia i nuovi organici riferiti al personale non dirigente che quelli riferiti al personale non dirigente.
Con riferimento alle aree funzionali, rispetto a quanto anticipato alle OO.SS. nella riunione del 2 u.s. (si veda a tal riguardo il nostro Notiziario n. 129 di pari data e relativa tabella allegata), la proposta inviata alla F.P. mantiene lo stesso impianto e le stesse scelte di fondofinalizzate a scongiurare situazioni di esubero al 30 giugno 2013 che verrebbero collocate nelle “liste di disponibilità” (la c.d. “cassa integrazione degli statali”, con trattamento economico pari al 65% circa di quello complessivo attuale e per un massimo di 24 mesi, dopo i quali si aprirebbero le porte del licenziamento e dell’uscita dai ruoli). Cambiano solo alcuni numeri in conseguenza delle ultime verifiche effettuate dall’Amministrazione in ordine ai lavoratori che matureranno i requisiti per il collocamento in pensione al 31 ottobre p.v., ma il risultato finale appare addirittura più favorevole in quanto si riduce il numero dei soprannumeri (rispetto a quanto comunicato nella riunione del 2 u.s.: -10 in area 1^ e -153 in area 2^). Dunque, a fronte del numero di posizioni riassorbibili rilevate da Persociv e comunicate alle OO.SS. nella riunione del 2 u.s., si allarga il paracadute per evitare i rischi di collocamento in disponibilità e di perdita di posti di lavoro. In allegato, la tabella riassuntiva da noi rielaborata in base ai dati contenuti nella tabella del Gabinetto.
Rispetto agli organici attuali, derivanti dall’ ultimo taglio apportato in applicazione della Legge 148/2011 il cui DPR attuativo è ancora in corso di registrazione, il dato più significativo, val la pena di ribadirlo, riguarda la scelta di recuperare in dotazione organica il personale di area 1^ (al netto dei pensionamenti previsti fino al 2014), una operazione questa che oggi tutte le OO.SS. segnalano come frutto della propria iniziativa, anche chi a suo tempo (era la primavera del 2005) condivise la proposta e acconsentì alla cancellazione dagli organici di quasi tutto il personale di area 1^. FLP DIFESA assunse allora una posizione decisamente contraria, come è dimostrabile dalla lettura del nostro Notiziario n. 27 del 31.03.2005, che pubblichiamo in allegato sul nostro sito web a beneficio di quanti, e non sono pochi, hanno nel frattempo smarrito la memoria. Come sono altrettanto dimostrabili, attraverso l’ archivio storico della nostra O.S. accessibile dal nostro sito web, le tante iniziative avviate dalla nostra O.S. nel corso di questi ultimi anni per rimarginare quella ferita che altri, anche recentemente, hanno rivendicato come scelta di grande responsabilità!
La proposta messa a punto dall’Amministrazione dovrà ora passare al vaglio della Funzione Pubblica ed essere “valutata ed approvata nel quadro più generale relativo a tutte le pubbliche Amministrazioni”. Noi ovviamente speriamo che l’intelligente quadratura trovata dall’Amministrazione della Difesa non registri ostacoli di sorta a Palazzo Vidoni.
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.19 del 31.07.2012, con il quale la nostra Confederazione CSE riferisce sul deludente incontro con il Ministro della F.P., Filippo Patroni Griffi.
“La buona notizia è che non taglieremo le tredicesime”. Basterebbero queste parole, con le quali il ministro Patroni Griffi ha aperto il confronto con i sindacati ieri, a comprendere il livello raggiunto.
Il ministro non ha presentato nessun piano industriale e nemmeno si è giustificato per il fatto che l’accordo del 3 maggio non è stato tramutato né in una legge né recepito da nessun provvedimento legislativo in discussione. Si è limitato ad addurre problemi di finanza pubblica, a negare anche l’evidenza sostenendo che non ci sono tagli lineari e a minimizzare la portata dei decreti legge sulla “spending review”, sui quali peraltro ha tentato di deresponsabilizzarsi e gettare la croce sul Parlamento. Infine si è limitato a dire che è disposto ad affrontare la materia relativa alla gestione degli esuberi, tra l’altro sventolando tabelle che poi si è rifiutato di darci e nelle quali dovrebbero essere quantificati gli esuberi divisi per amministrazione.
Dal punto di vista sindacale la situazione non è stata molto più incoraggiante; l’interesse principale sembrava essere se sulla gestione degli esuberi ci fosse la concertazione, l’esame congiunto o la consultazione. Come se la discussione tra quale di questi istituti sia applicabile, tutti tra l’altro molto blandi, bastasse ad affievolire la gravità della situazione o ad offrire maggiori garanzie ai lavoratori.
La CSE nel suo intervento ha invitato il Ministro a prendersi le sue responsabilità sui provvedimenti della “spending review” visto che il maxi-emendamento votato oggi dal Senato è opera del governo di cui lui fa parte; il Segretario Generale della CSE ha poi lamentato la mancanza di un piano industriale per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione e il totale abbandono dell’accordo del 3 maggio che, lo ricordiamo, prevedeva lo sblocco della contrattazione integrativa – anche con la possibilità di passaggi economici – un piano di riorganizzazione discusso preventivamente con il sindacato che migliorasse i servizi ai cittadini e il clima interno alle amministrazioni deteriorato dagli insulti di Brunetta degli ultimi tre anni, la revisione profonda del Decreto Legislativo 150/2009 a partire dalle improponibili fasce di merito brunettiane e, nel caso si fossero resi necessari provvedimenti di mobilità, piani di formazione e ricollocazione contrattati con il sindacato. Abbiamo contestato la visione di questo governo che invece ha deciso di partire dal fondo: taglia migliaia di posti di lavoro e di servizi ai cittadini e poi ci costruisce sopra un piano di riorganizzazione ingestibile che renderà inefficienti anche i servizi che oggi sono efficienti e darà la stura ai prossimi governi per dire che la pubblica amministrazione non funziona e bisogna tagliarla. In sostanza, trattano i servizi pubblici e i dipendenti pubblici come se fossero dei bancomat ai quali attingere in caso di necessità senza riguardo alcuno né per i cittadini né per i lavoratori e tanto meno per i diritti costituzionali di entrambe queste parti.
Surreale è stata la risposta del ministro alla domanda della CSE sul come contava di attuare l’accordo firmato il 3 maggio. Ci ha detto che purtroppo ci sono parti che si possono attuare e parti che non si potranno attuare. Come se uno che firma un contratto potesse decidere quali parti rispettare e quali no. In Italia è possibile anche questo!!
Purtroppo però, questo comportamento arrogante è non solo tollerato ma alimentato da buona parte della controparte sindacale. La CSE non ha nessuna intenzione di lasciare correre comportamenti irresponsabili nel merito e nel metodo di un governo che non ha visione e preferisce salvare le banche piuttosto che fornire servizi, tutelare la salute, la ricerca e la scuola; che se deve escludere qualcuno dai tagli “salva” la politica con i suoi costi e si dimentica dei disabili. Per questo nei prossimi giorni continueremo sulla strada già intrapresa che ha visto la CSE impegnata in forti azioni di contrasto alle scelte sbagliate di governo e parlamento, concretizzatesi nella giornata di mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio. Riuniremo a breve i nostri organismi statutari e decideremo quali nuove iniziative assumere, ricercando in questo il massimo di convergenza sindacale possibile e non escludendo nessuna forma di lotta, compreso lo sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici .
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
Notiziario FLP n. 1 del 03.01.2012
Marco Carlomagno
Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, ospite di La 7, rispondendo oggi alla domanda di un giornalista sulla possibilità di licenziare i lavoratori pubblici per ridurre la spesa, ha dichiarato: “A un certo punto dovremmo porci anche questa prospettiva qui, come hanno fatto in Grecia”.
Ogni tanto Confindustria mostra la propria faccia oscura, quella più retriva, conservatrice e miope, da padroni delle ferriere. È già successo a maggio scorso quando l’assise di Confindustria, riunita a Bergamo, tributò un lungo applauso all’Amministratore Delegato della Thyssen condannato a 16 anni in primo grado per il rogo della fabbrica torinese costato la vita a sette lavoratori; si è ripetuto nell’appoggio totale al metodo Marchionne – condiviso con CISL e UIL e UGL – con il quale si sta tentando di riportare indietro di 50 anni le lancette della storia dei diritti dei lavoratori.
Sarebbe inutile ricordare a Galli che una pubblica amministrazione che funziona è volàno di sviluppo per tutto il paese, che per spesa e numero di lavoratori la pubblica amministrazione italiana è in linea con il resto dei paesi europei, che negli ultimi anni ha dovuto sopportare tagli in settori strategici come scuola, università e ricerca e che i lavoratori pubblici hanno già subito decurtazioni di salario per il blocco, operante già da due anni, degli stipendi mentre l’inflazione galoppa verso il 3,5 per cento annuo.
La posizione di Galli è infatti ideologica, come quella di Sacconi e Brunetta, che hanno tentato di distruggere la pubblica amministrazione nei tre anni di governo Berlusconi.
Preferiamo invece rispondere a Galli con le parole di Pietro Micheli, già commissario della Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT) dimessosi un anno fa in polemica con il ministro Brunetta: “La modernizzazione della pubblica amministrazione è una questione cruciale, non solo perché ce lo chiede l’Unione Europea, ma anche perché servizi pubblici efficienti e di qualità possono costituire un’importante risorsa per cittadini e imprese…… Uno degli errori principali del ministro uscente è stato quello di aver fondato la sua riforma sull’attacco ai dipendenti pubblici, additati come scansafatiche e buoni a nulla. In nessuna organizzazione, pubblica o privata, si sono mai visti miglioramenti sostanziali e nel lungo termine, attraverso la denigrazione della risorsa principale di cui si dispone. Speriamo che il nuovo Governo punti su innovazione, sperimentazione e valorizzazione di conoscenze”
Sull’argomento è intervenuto Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP: “La pubblica amministrazione è una risorsa per il Paese e se si investe su di essa i ritorni ci sono, soprattutto per le imprese che Confindustria rappresenta.
Se il dott. Galli vuole ridurre o rimodulare la spesa pubblica – ha continuato Carlomagno – proponiamo di iniziare dai 40 miliardi di euro a fondo perduto che ogni anno gravano sul bilancio dello Stato per aiuti a imprese che spesso non li meritano. Da tempo abbiamo proposto di aiutare solo le imprese che investono in ricerca e sviluppo e che nel tempo siano quindi in grado di competere sul mercato. Confindustria farebbe meglio a occuparsi delle piccole e piccolissime imprese – che ha invece abbandonato – che devono oggi fronteggiare il credit crunch.
Comunque – ha concluso il Segretario generale della FLP – chiederemo al nuovo Ministro Patroni Griffi, nell’incontro già fissato per il prossimo 13 gennaio, di esprimersi sul futuro della pubblica amministrazione. Noi vogliamo far ripartire i contratti e combattere gli sprechi e tra questi non ci sono certamente le spese per il personale”.
Notiziario n. 40 del 3 aprile 2013 – La Corte dei Conti ha registrato in data 18 marzo u.s. il DPCM datato 22.01.2013 che recepisce i nuovi organici di alcune AA.CC. tra cui la Difesa, in applicazione del D.L. n. 95/2012(“spending review”). Come si ricorderà, la norma sopra richiamata ha disposto il taglio del 20% […]
Notiziario n. 33 del 18 marzo 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 04 del 15 marzo 2013 relativo alla seconda riunione tra ARAN e Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul lavoro precario nelle Pubbliche Amministrazioni. La bozza di proposta di accordo quadro predisposta dall’Aran sulla base dell’atto di indirizzo del Dipartimento della […]
Notiziario n. 5 del 14 gennaio 2013 – Da qualche giorno si trova pubblicato sul sito di Persociv il Decreto Ministeriale datato 25.09.2012 che reca le dotazioni organiche provvisorie del personale civile , individuate ai sensi dell’art. 2, comma 6, del Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 ( “spending review”), poi convertito nella Legge 7.08.2012, n. 135. […]
Notiziario n. 148 del 6 novembre 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 25 del 5.11.2012 relativo alle problematiche connesse all’inizio di attività del Fondo di previdenza complementare “Sirio” che interessa, tra gli altri, anche i lavoratori del Comparto Ministeri e dunque anche i dipendenti civili della Difesa. “Dal 18 ottobre scorso è […]
Notiziario n. 144 del 29.10.2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita. Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei […]
Notiziario n. 140 del 23 ottobre 2012 – In relazione alle tantissime richieste di chiarimento che ci stanno pervenendo in questi giorni in merito alla sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la trattenuta del 2,50% presente nei nostri prospetti paga come “opera di previdenza” (2,50 % dell’80 % della base contributiva […]
Notiziario n. 136 del 17 ottobre 2012 – L’Amministrazione della Difesa ha definito e già inviato alla Funzione Pubblica (FP) la proposta di riduzione degli organici civili in applicazione dell’art. 2 Legge 8.08.2012, n. 135 (“spending review”), che è stata messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva n. 10 a firma del […]
Notiziario n. 108 del 31 luglio 2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.19 del 31.07.2012, con il quale la nostra Confederazione CSE riferisce sul deludente incontro con il Ministro della F.P., Filippo Patroni Griffi. “La buona notizia è che non taglieremo le tredicesime”. Basterebbero queste parole, con le quali il ministro Patroni Griffi ha […]
Notiziario FLP n. 1 del 03.01.2012 Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, ospite di La 7, rispondendo oggi alla domanda di un giornalista sulla possibilità di licenziare i lavoratori pubblici per ridurre la spesa, ha dichiarato: “A un certo punto dovremmo porci anche questa prospettiva qui, come hanno fatto in Grecia”. Ogni tanto Confindustria mostra […]