Riportiamo di seguito il notiziario FLP n. 2 del 16 gennaio 2024 che reca le prime valutazioni della nostra Federazione sui contenuti della recente sentenza della Corte Costituzionale in materia di maggiorazione RIA.
In data 11 gennaio 2024 è stata depositata la sentenza n. 4 della Corte Costituzionale con la quale si dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 51, 3 della legge 388/2000 (legge finanziaria 2001) che escludeva la proroga al 31 dicembre 1993 quale termine utile per la maturazione dell’anzianità di servizio ai fini dell’ottenimento della maggiorazione della RIA.
Tale sentenza mette in discussione l’attività legislativa volta ad orientare i giudicati degli ultimi 25 anni che hanno inciso in maniera retroattiva sulla materia, respingendo migliaia di ricorsi che gli interessati avevano rappresentato per ottenere il riconoscimento del diritto.
Tale sentenza stabilisce che il computo dell’anzianità di servizio utile al calcolo della maggiorazione RIA (per il raggiungimento dei 5, 10 e 20 anni di servizio ) non si ferma al termine del 31 dicembre 1990 (come la l. 388/2000 – Legge finanziaria 2001 ha voluto intendere) ma comprende anche il periodo di proroga del triennio 1991-1993, come previsto dal D.L. 384 del 1992.
Tale giudicato andrà sicuramente ad incidere su tutti i giudizi pendenti, una buona parte dei quali sono stati promossi, a partire dall’anno 2012, dall’Ufficio Vertenze Legali della Federazione FLP, per il tramite dell’avv. Bruno Forte.
Una rivalutazione giuridica che si concreta nel rikconoscimento (con relativo ricalcolo) dell’anzianità maturata fino alla data del 31 dicembre 1993, che consentirebbe una rideterminazione (con effetto retroattivo) della maggiorazione RIA, del TFS e del trattamento pensionistico futuro o già in essere.
L’Ufficio vertenze legali della Federazione FLP, con l’ausilio dei propri legali, sta al momento valutando le possibili iniziative da intraprendere, soprattutto in favore degli iscritti ed ex iscritti FLP (ora pensionati) che avevano presentato un ricorso per il riconoscimento della RIA, per cercare di consentire anche a costoro di ottenere il riconoscimento in questione.
Con i prossimi notiziari forniremo maggiori dettagli e informazioni, nel frattempo si allega la sentenza della Corte.
Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 2 febbraio 2024, che riferisce delle valutazioni e delle iniziative adottate dalla nostra O.S. in merito alle ricadute della sentenza della corte costituzionale di interesse dei colleghi collocati in pensione.
Ci pervengono, oramai quasi giornalmente, da parte di tante pensionate e tanti pensionati già in servizio presso le PP.AA. centrali, richieste di chiarimento e di indicazioni sul “che fare” in merito ad una recente sentenza della Corte Costituzionale, la n. 4/2024 depositata lo scorso 11 gennaio, che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 51, comma 3, della legge 3.12.2000, n. 388” (legge finanziaria 2001), che aveva stabilito che la proroga al 31.12.1993 della disciplina del rapporto di lavoro relativo al triennio 1988-1990 del personale dei Ministeri e altre categorie non modificava la data del 31.12.1990 ai fini della maturazione delle anzianità di servizio prescritte (5, 10 e 20 anni) per il riconoscimento della RIA (Retribuzione Individuale di Anzianità).
Come si ricorderà, il DPR 17.01.1990, n. 44 recava l’ultima disciplina pubblicistica del rapporto di lavoro dei dipendenti Ministeriali prima della sua contrattualizzazione (D. Lgs 93/1992) e, all’art. 9 commi 4 e 5, stabiliva le misure lorde della RIA destinate al personale con 5 anni di effettivo servizio e le relative maggiorazioni di 10 (misura doppia) e 20 anni di servizio (misura quadrupla) se maturate nel triennio 1988-1990.
La crisi economica che l’Italia visse nei primi anni Novanta (inflazione oltre il 20%!) fu allora alla base della dichiarata scelta del legislatore di prorogare al 31.12.1993 la disciplina fissata dal DPR 44/1990 che, pertanto, per logica, avrebbe dovuto comportare automaticamente anche la proroga della disciplina in materia di RIA, e dunque il riconoscimento di questo istituto in caso di 5-10-20 anni servizio maturati nel triennio 1991-1993.
Così però non avvenne, e il diniego delle Amministrazioni di riconoscere l’indennità anche nel triennio 1991-1993 fece da innesco a moltissime iniziative ricorsuali presso gli Organi della Giustizia amministrativa (molti dei quali però, val la pena di ricordare, nel corso degli anni a venire furono dichiarati estinti per perenzione).
Fu così che, per fronteggiare quell’imponente ondata di ricorsi e per evitare il rischio molto serio per la PA di soccombere in giudizio con le immaginabili ricadute finanziarie, il Parlamento negò la proroga fino a tutto il 1993 della disciplina ex art. 9 DPR 44/1990, che però oggi la Corte Costituzionale, pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato in merito ai ricorsi promossi da oltre 600 lavoratori della Difesa, ha dichiarato illegittima.
Ovviamente, il pronunciamento della Corte Costituzionale (C.C.) ha avuto larghissima eco in tutto il Paese e ha generato comprensibili attese nei lavoratori ed ex lavoratori pubblici interessati, facendo da innesco a diverse iniziative sindacali, gran parte delle quali sono apparse però poco realistiche e alquanto demagogiche.
Dobbiamo allora chiederci in primis: chi è realisticamente interessato alla sentenza n. 4/2024 della C.C.?
Ebbene, sulla base degli approfondimenti operati da uno studio legale di fiducia e intrecciando la sentenza della C.C. con la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite Civili n. 36197/2023 sulla decorrenza della prescrizione nel pubblico impiego, possiamo fissare alcuni punti e affermare conseguentemente con una qualche ragionevole certezza:
La sentenza della C.C., pur avendo efficacia erga omnes, non produce i suoi effetti favorevoli per il passato,atteso che la norma dichiarata illegittima non è stata né annullata né abrogata. Dunque, non influisce sui rapporti ormai esauriti, ossia sorti precedentemente alla pronuncia della C.C., e che risultino ormai chiusi e consolidati in forza di sentenze di rigetto passate in giudicato o della definitività di provvedimenti amministrativi non più impugnabili o, ancora, del decorso dei termini di prescrizione (quinquennale) dei crediti retributivi, che nel pubblico impiego contrattualizzato decorrono sempre dal momento di loro progressiva insorgenza (sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite Civili n. 36197/2023).
E non produce effetti anche nei confronti di quanti, pur avendo maturato il diritto nel periodo 1991-1993 in forza della sentenza della C.C., non hanno mai agito innanzi all’autorità Giudiziaria, atteso che i crediti maturati nel 1991-1993 risultano inesigibili e prescritti già dopo 5 anni, in assenza di valide interruzioni dei termini inoltrate all’Amministrazione d’appartenenza. Sul punto, infatti, si è pronunciata la Corte di Cassazione a Sezioni Unite Civili con la sentenza 28.12.2023 n. 36197, confermando il principio per cui nel P.I., a differenza del privato, la prescrizione decorre in costanza di rapporto e dal momento di loro progressiva insorgenza.
La sentenza della C.C. produce invece effetti favorevoli in due circostanze ben precise:
nel caso di giudizi sospesi in ordine a ricorsi promossi nell’attesa di conoscere il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità della norma(ed è il caso di circa 600 colleghi/ex lavoratori del Ministero della Difesa, per i quali il Consiglio di Stato aveva rinviato al giudizio della Corte Costituzionale);
nel caso in cui il ricorrente abbia sistematicamente interrotta la prescrizione, avendo proposto la relativa istanza di interruzione dei termini prima della relativa scadenza, e avendola reiterata periodicamente ad ogni quinquennio (dagli elementi di conoscenza in nostro possesso, quasi nessuno).
Se questo è il quadro di situazione, appare allora ben chiaro come alcune iniziative sindacali volte a promuovere la presentazione all’Amministrazione d’appartenenza di istanze individuali di ricostruzione della carriera e/o di riconoscimento del quantum maturato nel periodo 1991-1993 appaiono alquanto irrealistiche e finalizzate solo, seppur legittimamente, ad una azione di proselitismo, che possono creare però false illusioni e attese a fronte del rischio evidente di un loro fallimento, atteso che prevedibilmente quelle istanze non troveranno accoglimento favorevole da parte dell’Amministrazione destinataria, e dell’altrettanto rischio reale, in caso di successivo ricorso in giudizio contro l’Amministrazione, di essere condannati dal Giudice al pagamento delle spese di giudizio: dunque, dopo il danno anche la beffa, si potrebbe dire!
Questa è la nostra opinione, alla luce degli elementi di valutazione che sono oggi in nostro possesso rispetto al quadro normativo esistente e alle considerazioni che ci sono pervenute dallo studio legale di fiducia.
Pur tuttavia, comprendiamo bene la necessità di non lasciare nulla di intentato anche in vista di possibili scenari nuovi che potrebbero delinearsi, anzitutto, in caso di auspicabili e positive iniziative del Governo finalizzate all’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale. Per questo, abbiamo predisposto un fac-simile di istanza che le pensionate e i pensionati interessati potrebbero compilare in ogni sua parte e inviare per PEC o Raccomandata A/R alla Direzione Generale dell’Amministrazione di propria ex appartenenza.
Per completezza di informazione, aggiungiamo che stiamo comunque anche valutando la percorribilità e l’utilità di una eventuale azione di risarcimento del danno patito dai lavoratori in ragione del mancato riconoscimento della RIA in termini di perdita di chance di guadagno.
Ma, al di là dell’efficacia delle iniziative oggi messe di campo, il problema vero sta nell’attuazione della sentenza della Corte Costituzionale: ci sono voluti 30 anni per avere ragione in merito alla applicabilità della RIA anche nel periodo 1991-1993, non ne devono in alcun modo trascorrere altrettanti per la sua applicazione.
Il problema è dunque squisitamente politico anche in considerazione delle ricadute economiche sul bilancio dello Stato e, per questo, molto opportunamente, la nostra Federazione, con nota a firma del proprio Segretario Generale, ha scritto al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e al Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo chiedendo “di conoscere quali iniziative intende assumere il Governo per dare piena ed immediata esecuzione alla sentenza della Corte” , anche “allo scopo di evitare l’instaurarsi di un ulteriore contenzioso”.
Si fa riserva di dare tempestivamente conto degli eventuali, futuri sviluppi della vicenda.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
E ora restiamo in attesa di conoscere gli sviluppi della questione.
La sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul ricorso FLP ha avuto larghissima eco tra i media (pubblichiamo su questa stessa pagina una piccola rassegna stampa di articoli tratti dai siti on line, che oggi saranno ovviamente replicati nei quotidiani in edicola) e rappresenta un fatto di enorme portata politica in un settore, quello pubblico, dove i lavoratori hanno subito il blocco per sei anni dei loro contratti e delle loro retribuzioni, pagando così un peso enorme alla crisi che il Paese vive dal 2008 e che ha messo a dura prova anche la sua tenuta economica e sociale.
Il fatto di straordinaria portata politica è rappresentato dal fatto che la Corte Costituzionale ha affermato il principio che i contratti di lavoro non possono essere bloccati e che vanno dunque rinnovati, anche se poi la straordinaria e vergognosa campagna mediatica cui abbiamo assistito in questi giorni sul presunto impatto drammatico sui conti pubblici (l’Avvocatura aveva parlato di un buco di 35 mld, semplicemente pazzesco, atteso che il costo reale sarebbe stato all’incirca sui 10 mld) ne ha impedito i logici e coerenti effetti retroattivi sui sei anni ultimi (2010-2015) vissuti senza contratto. Ma il punto politico sul fatto che i contratti vanno rinnovati e non ancora bloccati, come sicuramente sarebbe avvenuto anche quest’anno e fino al 2017 , questo almeno è stato raggiunto, ed è un grandissimo risultato.
Anche per questo la nostra Federazione, dopo aver incassato questo straordinario risultato della propria iniziativa sindacale e averlo fatto incassare all’intera categoria, si è immediatamente attivata con la nota a firma dl nostro Segretario generale Marco Carlomagno – che pubblichiamo su questa stessa pagina – giàinviata al Presidente Renzi e alla Ministra Madia con la quale chiede “che vengano attivate con assoluta urgenza tutte le azioni di competenza del Governo per l’immediata apertura del negoziato”.
In tutta questa vicenda, due cose hanno però colpito colpito la nostra attenzione e le vogliamo denunciare ai lavoratori:
– il maldestro tentativo di CGIL, CISL, UIL e altre OO.SS. di appropriarsi di un risultato rispetto al quale il loro contributo è stato assolutamente pari a zero, atteso che il ricorso che ha portato alla sentenza della Consulta lo ha fatto, pagato e vinto la FLP, come dimostrano senza tema di smentita i due documenti di provenienza dalla stessa Corte Costituzionale (lettera di convocazione udienza e calendario dell’udienza di ieri), che indicano in FLP (e non in CGIL, CISL, UIL) il sindacato ricorrente;
– lo strombazzamento di molti media, televisioni e giornali, che nel parlare di questo straordinario risultato ottenuto dal nostro sindacato, tentano di attribuirlo di fatto ad altre sigle, con tanto di interviste e di dichiarazioni riportate dei vari Camusso, Furlan e Barbagallo che parlano di “grande vittoria” (loro????), evitando però di aggiungere con grande onestà intellettuale che, fosse stato per la loro iniziativa, i contratti sarebbe stati ancora bloccati fino al 2017 e anche oltre.
Quanta disinformazione in questo nostro Paese, non se ne può davvero più !!!
Ma i lavoratori pubblici questa volta non si faranno certamente ingannare, e sapranno a chi attribuire il merito di questa straordinaria vittoria di civiltà del lavoro e di democrazia.
p. IL COORDINAMENTO FLP DIFESA – Giancarlo Pittelli
Facendo seguito alla precedente News delle ore 16.00, riportiamo il secondo comunicato stampa diffuso pochi minuti dalla nostra Federazione a seguito della pubblicazione del comunicato ufficiale della Corte Costituzionale – pubblicato su questa stessa pagina – che si è pronunciata sul ricorso proposto dalla nostra Federazione contro il blocco dei contratti pubblici.
” Le ragioni alla base del nostro ricorso sono state accolte”, dichiara Marco Carlomagno, segretario generale della FLP, il sindacato che con il suo ricorso ha innescato la decisione della Corte.
“E’ incostituzionale sospendere il diritto alla contrattazione “sine die” e negare ai lavoratori pubblici il diritto ad un’equa retribuzione. Il reiterato blocco dei contratti e delle retribuzioni genera una indebita tassazione e una riduzione del montante pensionistico in capo ad una sola categoria di cittadini”.
A differenza degli altri sindacati che non hanno presentato ricorsi e in questi anni non si sono opposti a questo scempio, la FLP, che già da due anni ha presentato ufficialmente le sue proposte per i rinnovi contrattuali, ha chiesto al Premier Renzi l’immediato rinnovo dei contratti
Si fa riserva di ulteriori informazioni al riguardo.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 52 del 22 giugno 2015 –
Riportiamo di seguito il comunicato stampa diffuso in data odierna dalla nostra Federazione che ricorda l’imminente pronunciamento della Corte Costituzionale in merito alla illegittimità del blocco dei contratti pubblici varato nel 2010 dal Governo Berlusconi e poi reiterato da tutti i Governi che si sono succeduti (Monti, Letta e, buon ultimo, Renzi).
” E’’ ormai imminente il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso promosso dalla FLP tendente ad accertare l’incostituzionalità del blocco dei contratti del pubblico impiego, scaduti da ben 6 anni.
Dopo la sentenza dei giorni scorsi sulla mancata indicizzazione delle pensioni molti soloni si stanno agitando per cercare di indirizzare la sentenza della Corte, preannunciandone effetti devastanti sui conti pubblici, ed altri invece cercano di prendersi meriti su iniziative che non solo non hanno fatto, ma che hanno anche a suo tempo osteggiato.
In tale direzione si muovono incredibilmente anche CGIL CISL e UIL che dopo i silenzi e le omissioni di questi anni, che tanti danni hanno provocato ai lavoratori di questo paese,
Cosa propongono infatti? Guarda caso che il Governo si impegni a far riprendere la contrattazione in modo che (ma quanto sono furbi…) verrebbero in questo modo meno le premesse alla base dell’imminente pronunciamento.
Niente però dicono sulle risorse da stanziare, sul recupero del potere d’acquisto dei lavoratori, sulla ripresa della contrattazione per sanare gli effetti devastanti delle incursioni legislative di questi anni sul salario di produttività, sul diritto alla carriera ed alla salute.
E non potrebbero farlo perché a differenza di noi, che abbiamo presentato le piattaforme per il rinnovo dei contratti già 2 anni fa, loro ben si sono guardati dal farlo.
Se qualcuno pensa di svuotare di contenuti la nostra iniziativa con un apertura di trattativa tardiva e posticcia, su materie residuali, senza risorse stanziate e senza recupero del potere d’acquisto, ha sbagliato i suoi conti e dovrà darne ragione a più tre milioni di lavoratori pubblici alle prese con stipendi sempre più bassi.
Vogliamo un contratto vero, il recupero di quello che ci è stato sottratto in questi anni, e quello che ci spetta per il periodo di riferimento da rinnovare. Se il Governo è disposto a farlo ci convochi subito e faccia partire un vero negoziato.
Altrimenti è la solita truffa all’italiana!
Roma, 23 maggio 2015 L’UFFICIO STAMPAFLP “
In allegato, l’avviso pervenuto dalla Cancelleria della Corte Costituzionale sull’udienza pubblica del 23 p.v. sul ricorso FLP e due articoli sull’argomento comparsi su due quotidiani nazionali.
Trascriviamo il messaggio datato 10.12.2014 comparso sul sito di NoiPA:
” Con la sentenza n. 244 del 28 ottobre 2014 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità dell’art. 1, commi 98 e 99, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013) in merito alla trattenuta per opera di previdenza del 2,50% sul TFS dei dipendenti pubblici e alla lamentata disparità di trattamento tra quelli assunti prima del 2001 (per i quali è stato ripristinato il TFS) e quelli assunti dopo il 2001. Per questi ultimi, infatti, è in vigore la disciplina del TFR, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 1999 anch’esso ritenuto legittimo dalla Suprema Corte. La Corte ha inoltre stabilito che i processi pendenti possono essere dichiarati estinti dal legislatore, senza ledere il diritto alla tutela giurisdizionale garantito dall’art. 24 della Costituzione. Per quanto sopra si informa che non sono accoglibili le richieste di cessazione e restituzione delle ritenute del 2,50% per TFS e TFR, sia per opera di previdenza che ai sensi dell’art. 1, c. 3, del succitato DPCM. Per maggiori informazioni si rinvia al contenuto del’informativa pubblicata nella sezione “Messaggi” del portale NoiPA.”
In allegato, la sentenza della Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sul ricorso FLP
Riportiamo di seguito il Notiziario n. 42 di data odierna che commenta alcune iniziative annunciate dai sindacati Confederali e lancia un appello unitario per la costituzione in giudizio di tutte le OO.SS.
” Siamo a ridosso della campagna “elettorale” per le RSU, che servono, purtroppo, più a misurare le percentuali di rappresentatività nazionale dei vari sindacati che ad eleggere i rappresentanti di posto di lavoro. Quindi, come sempre succede, è questo il momento in cui aumenta a dismisura la voglia di visibilità e la competizione tra le diverse OO.SS. È un metodo che non condividiamo, ma possiamo comprendere.
Comprendiamo pure che in molti casi si prendano a prestito iniziative già assunte o proposte formulate da altri. Ma in questo caso ci domandiamo: perché duplicare iniziative già arrivate ad un passo dal suo (speriamo positivo) epilogo, con il rischio di avere qualche risultato tra due anni, o peggio ancora ottenere pronunce in contrasto con quella favorevole già ottenuta ? Parliamo, per chi non lo avesse capito, dell’annunciato ricorso alla Corte Costituzionale contro il blocco contrattuale annunciato in queste ore dalle segreterie dei sindacati confederali.
Ebbene, quel ricorso esiste già, lo ha fatto la FLP e per arrivare ad un pronunciamento ormai prossimo da parte della Corte Costituzionale ci sono voluti oltre due anni. Per essere chiari e precisi il ricorso è stato depositato nel 2012, il Giudice di Roma Ileana Fedele che ha dato ragione alla nostra tesi dell’incostituzionalità del blocco contrattuale è del 27 novembre 2013. Dopo di che abbiamo dovuto attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Tribunale di Roma di rimessione alla Corte Costituzionale, i tempi tecnici per la Costituzione in giudizio e ora è prossima, come già detto, la fissazione dell’udienza dinanzi alla Suprema Corte.
Giusto un anno fa avevamo invitato tutti i sindacati a costituirsi in giudizio sul nostro ricorso. Non abbiamo avuto nessuna risposta,tranne quella del sindacato Gilda della scuola. Perché reiterare un ricorso che, se va bene, visti i tempi che vi abbiamo già descritto, la Corte Costituzionale discuterà – ammesso che si trovi un altro giudice che produca un’Ordinanza come quella del Giudice Fedele – tra il 2016 e il 2017, quando speriamo i contratti saranno già ripartiti per effetto della sentenza della Corte sul ricorso della FLP ? Insomma, se si crede anche nella via giudiziaria, bastava che i sindacati confederali si costituissero in giudizio un anno fa.
Noi della FLP abbiamo dimostrato che le idee le abbiamo e chiariamo bene ciò che facciamo, cercando anche di trovare la massima unità sindacale possibile sulle iniziative. Lo dimostra lo sciopero proclamato per il prossimo 12 dicembre e lo dimostra la lettera inviata un anno fa proprio per dare più forza ad un ricorso sul blocco contrattuale che prima di essere di FLP appartiene a tutti i lavoratori, che lo hanno anche in parte pagato versando un euro (l’iniziativa era denominata “Un euro per la giustizia”).
Ammettere ogni tanto di essere arrivati secondi e dare forza a iniziative che già sono in campo non è segno di debolezza ma di grande forza e soprattutto di grande unità di sindacati e lavoratori proprio ora che le maggiori forze politiche vorrebbero dividere il mondo del lavoro e cancellare diritti storici e sacrosanti. Per questo, attendiamo segnali in questo senso.
Se non arriveranno non potremo fare altro che continuare nelle nostre iniziative, sperando che le coscienze confederali siano un po’ più veloci a “svegliarsi”. LA SEGRETERIA GENERALE FLP ”
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 31 del 22.09.2014 che riferisce dell’atto di indirizzo e della riunione in ARAN del 18 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio.
” Comprendiamo che in alcuni momenti vi siano sindacati che devono giustificare la propria esistenza e, non avendo idee, copiano quelle che già sono sul terreno. Ma in un momento come questo, nel quale c’è tanto da fare a tutela dei lavoratori, ha senso copiare ciò che già sta facendo la FLP anziché concentrarsi su un obiettivo ben più importante come lo sblocco dei contratti ? Ci riferiamo a due recenti iniziative, palesemente copiate dalla FLP, che stanno circolando in questi giorni e delle quali non crediamo i lavoratori sentissero il bisogno.
La prima è relativa a ricorsi per fare dichiarare incostituzionale il blocco dei contratti. La FLP ha raccolto le adesioni tra i lavoratori quasi tre anni fa con l’iniziativa “Un euro per fare giustizia”, ha prodotto il ricorso circa due anni fa, l’Ordinanza del Tribunale di Roma (giudice Ileana Fedele) che riconosce la fondatezza del ricorso e rinvia le carte alla Corte Costituzionale è stata depositata il 27 novembre 2013 e attendiamo da un momento all’altro la fissazione dell’udienza innanzi alla suprema Corte. Ormai l’iter è bello che avviato. Ma allora che senso ha continuare a leggere di sindacati che stanno dando mandato ai legali di proporre un ricorso per far dichiarare l’incostituzionalità del blocco dei contratti oggi? Ma davvero si può continuare a pensare che i lavoratori hanno l’anello al naso?
La seconda invece ha dell’incredibile e riguarda la trattenuta del 2,5% a titolo di buonuscita per gli assunti dopo il 2000. Proprio in questi giorni abbiamo letto un comunicato, inviato a tappeto a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, nel quale la UIL annuncia di voler organizzare ricorsi per il recupero delle somme indebitamente riscosse. In questo caso dovremmo chiedere i diritti di copyright in quanto non solo hanno copiato la nostra iniziativa, partita oltre un anno fa e che sta già dando i suoi frutti, ma addirittura propone lo stesso iter che la FLP ha intrapreso ovvero la richiesta di emissione ai tribunali di decreti ingiuntivi nei confronti delle amministrazioni. Le differenze sostanziali sono però due:
1) la prima è che la FLP non ha chiesto ai lavoratori di rischiare soldi né di iscriversi al sindacato ma si è accollata le spese di ricorsi pilota per ottenere una giurisprudenza che sia un minimo consolidata prima di proporre ricorsi per i quali si potrebbe anche essere condannati al pagamento delle spese legali in caso di soccombenza. Abbiamo già ottenuto numerosi decreti ingiuntivi nei confronti dei quali le amministrazioni hanno fatto opposizione e attendiamo di avere un certo numero di sentenze prima di far partire ricorsi seriali; il sindacato confederale che ha avviato l’azione invece chiede iscritti poiché la rilevazione al 31 dicembre 2014 delle iscrizioni al sindacato incombe e chi ha perso consensi a rotta di collo per la propria politica fallimentare tenta di recuperarli surrettiziamente;
2) la seconda differenza è ancora più scandalosa: la UIL ha firmato a suo tempo l’accordo interconfederale all’ARAN che ha dato il via alla trattenuta indebita a carico dei lavoratori assunti dopo il 2000 “al fine di evitare disparità di trattamento”, cioè per non creare traumi a coloro che avrebbero preso circa 50 euro al mese in più. Insomma, hanno creato il problema e ora si presentano come soluzione. Sarebbe come se, cari lavoratori, vi avessero tenuto fermi mentre qualcuno vi prendeva a schiaffi per strada e poi vi proponessero di patrocinare una causa per danni contro chi vi ha schiaffeggiato, facendo finta che loro non c’entrano nulla.
La buona fede di queste iniziative sarete voi stessi a giudicarla. La domanda che ci poniamo noi è invece la seguente: anziché copiare male ciò che ha già fatto la FLP, non sarebbe meglio unire le forze e mobilitare insieme i lavoratori per sbloccare i contratti? Le forze di polizia si sono mosse unitariamente e hanno ottenuto (o stanno per ottenere) ciò che era loro dovuto. Quindi, se proprio si vuole guadagnare un minimo di consenso tra i lavoratori, perso grazie alle politiche scellerate degli ultimi anni, non sarà il caso di organizzare una seria mobilitazione dei lavoratori pubblici anziché proporre una scialba e inutile raccolta di firme o come ufficializzato in queste ore la solita scampagnata general generica del sabato pomeriggio a Roma?
Noi siamo disponibili, idee ne abbiamo tante (e infatti ce le copiano). Questo notiziario vale anche come invito pubblico a muoversi in modo incisivo e unitario a tutela dei lavoratori pubblici
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
A tal riguardo, invitiamo i colleghi a rileggere il Notiziario FLP DIFESA n. 128 del 29.11.2013 che riferisce del pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso FLP sul blocco dei contratti e il Notiziario FLP DIFESA n. 162 del 27.11.2012 relativo all’iniziativa assunta dalla FLP sulla ritenuta TFR del 2,5 %, che confermano il tentativo di copiare le iniziative FLP denunciato nel presente Notiziario dalla nostra Federazione.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 144 del 29.10.2012 –
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita.
Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei Ministri un decreto legge riguardante la ormai annosa questione del prelievo illegittimo del 2,5% ai fini della buonuscita a far data dal 1° gennaio 2011.
Con questo decreto – non ancora depositato alle Camere e che quindi andrà letto con attenzione per capirne i risvolti – il Governo dà attuazione, a suo modo, alla sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, abrogando l’articolo 12, comma 10 del Decreto Legge n. 78/2010 e facendo tornare così la buonuscita dei dipendenti pubblici al regime del TFS, più vantaggioso del calcolo del TFR introdotto nel 2010.
Facciamo però un po’ di ordine nella giungla legislativa, a beneficio di tutti i lavoratori:
* con l’accordo quadro sull’istituzione dei fondi di previdenza complementare del 29 luglio 1999, confederazioni sindacali e ARAN decidevano che i lavoratori potevano optare per la trasformazione del TFS in TFR all’atto di adesione ai fondi di previdenza complementare; dalla data dell’opzione, il contributo del 2,5% sullo stipendio non poteva più applicarsi ma veniva “fiscalizzato”, cioè la retribuzione lorda si riduceva proporzionalmente;
* con DPCM del 20 dicembre 1999, il Governo stabiliva che per coloro che erano assunti a far data dall’entrata in vigore del DPCM stesso – cioè il 1° gennaio 2000 – e che erano automaticamente in regime di TFR, il contributo del 2,5 per cento fosse “fiscalizzato” per non creare (sic!) disparità di trattamento con coloro che, in regime di TFS, pagavano ordinariamente quella somma;
* con il Decreto Legge 78/2010, il Governo decideva invece di estendere d’ufficio il regime del TFR, meno vantaggioso per i lavoratori rispetto a quello del TFS, ma di mantenere la trattenuta del 2,5% sugli stipendi che per i lavoratori privati era (ed è) a carico dei datori di lavoro.
Da qui la denuncia immediata della FLP con i notiziari del gennaio 2011 e le cause dei magistrati amministrativi che hanno portato alla pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo quel prelievo.
Con il Decreto Legge varato venerdì, il Governo non restituirà il prelievo del 2,5% ma ripristina quanto meno il calcolo della buonuscita più favorevole ai lavoratori rispetto a quello del TFR.
Quello che non è chiaro e che capiremo leggendo il testo del decreto legge è cosa avverrà per i lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2001. Ha senso, infatti, mantenere a loro carico la “fiscalizzazione” dell’onere non più dovuto visto che sono già in regime di TFR?? O sarà esteso anche a loro (ne dubitiamo) il calcolo più vantaggioso della buonuscita??
E cosa succederà per coloro che sono andati in pensione in quest’ultimo anno e mezzo, lo Stato restituirà loro il 2,5% del salario o sarà ricalcolata la buonuscita??
Ciò che invece è certo è che il ministro Tremonti e i tecnici che elaborarono lo “scippo” del 2,5% del salario hanno fatto la fine dei bambini presi con le mani nella marmellata e ora il Governo è costretto a ripristinare di fretta e furia il calcolo precedente della buonuscita che costoro avevano tentato di cambiare per fare cassa.
Solo che i bambini presi con le mani nella marmellata vengono puniti, il ministro Tremonti invece continua a “pontificare” in televisione anziché chiedere scusa per i danni arrecati al Paese e i tecnici che hanno pensato e costruito la norma che ha “scippato” i lavoratori pubblici – ovvero i vertici del Ministero dell’Economia – sono addirittura diventati ministri del Governo Monti e uno di loro ricopre l’ambita carica di Ministro dell’Economia e continua a far danni ai lavoratori pubblici tentando blocchi delle retribuzioni e dei contratti.
Infine una considerazione: abbiamo visto giusto a non far presentare ricorsi a tutti i lavoratori, con esborso di denari, e a non aver voluto lucrare sulla loro pelle.
Proprio il timore che ci fossero “strane” disposizioni legislative ci ha portato a pensare che fosse meglio presentare ricorsi “pilota” a nostro carico anziché chiedere soldi ai lavoratori.
Ma ora cosa succede?? È sufficiente questo decreto per ritenerci soddisfatti?
Come abbiamo già detto, prima lo leggeremo e analizzeremo, poi tenteremo di cambiare le parti che non dovessero piacerci, infine valuteremo il da farsi e potete scommettere sul fatto che vi terremo informati e che continueremo le nostre battaglie.
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Notiziario FLP Difesa n. 9 del 03 gennaio 2024 – Pubblichiamo di seguito il notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 2 febbraio 2024, che riferisce delle valutazioni e delle iniziative adottate dalla nostra O.S. in merito alle ricadute della sentenza della corte costituzionale di interesse dei colleghi collocati in pensione. Ci pervengono, oramai quasi giornalmente, […]
News del 25 giugno 2015, h. 7.00 – La sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul ricorso FLP ha avuto larghissima eco tra i media (pubblichiamo su questa stessa pagina una piccola rassegna stampa di articoli tratti dai siti on line, che oggi saranno ovviamente replicati nei quotidiani in edicola) e rappresenta un fatto di enorme portata politica […]
News del 24 giugno 2015, h. 18.00 – Facendo seguito alla precedente News delle ore 16.00, riportiamo il secondo comunicato stampa diffuso pochi minuti dalla nostra Federazione a seguito della pubblicazione del comunicato ufficiale della Corte Costituzionale – pubblicato su questa stessa pagina – che si è pronunciata sul ricorso proposto dalla nostra Federazione contro […]
Notiziario n. 52 del 22 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il comunicato stampa diffuso in data odierna dalla nostra Federazione che ricorda l’imminente pronunciamento della Corte Costituzionale in merito alla illegittimità del blocco dei contratti pubblici varato nel 2010 dal Governo Berlusconi e poi reiterato da tutti i Governi che si sono succeduti (Monti, […]
News dell’ 11 dicembre 2014 – h. 20.00 – Trascriviamo il messaggio datato 10.12.2014 comparso sul sito di NoiPA: ” Con la sentenza n. 244 del 28 ottobre 2014 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità dell’art. 1, commi 98 e 99, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio […]
Notiziario n. 126 del 4 dicembre 2014 Riportiamo di seguito il Notiziario n. 42 di data odierna che commenta alcune iniziative annunciate dai sindacati Confederali e lancia un appello unitario per la costituzione in giudizio di tutte le OO.SS. ” Siamo a ridosso della campagna “elettorale” per le RSU, che servono, purtroppo, più a misurare le […]
Notiziario n. 101 del 23 settembre 2014 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 31 del 22.09.2014 che riferisce dell’atto di indirizzo e della riunione in ARAN del 18 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio. ” Comprendiamo che in alcuni momenti vi siano sindacati che devono giustificare la propria […]
Notiziario n. 144 del 29.10.2012 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 58 del 29.10.2012 relativo al decreto legge varato venerdì scorso dal Governo con il quale intende bloccare gli effetti del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 223/2012 sulla trattenuta del 2,5% ai fini della buonuscita. Venerdì scorso è stato varato dal Consiglio dei […]