Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 –

1. 1.

Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica.

Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione della manovra economica 2025, il quadro complessivo presenta quest’anno percorsi più complessi, impegni più gravosi e disponibilità finanziarie alquanto ristrette.

Vediamo innanzitutto la tempistica della prossima manovra economica: entro il 20 settembre p.v., ed è questa una novità assoluta, il Parlamento dovrà approvare la risoluzione sul DPB (Documento Programmatico di Bilancio) predisposto dal Governo, che imporrà un risparmio tra gli 8 e i 10 mld € per gli impegni legati al nuovo “patto di stabilità” concordato con l’Europa per il rientro dal nostro enorme debito pubblico (nel 2023, 137,3%), che è arrivato a sfiorare i 3mila mld di € (a giugno scorso, record di 2948,5 mld di € certificato della Banca d’Italia). Entro fine settembre, poi, il Governo dovrebbe presentare, in linea con il DPB, la nota di aggiornamento del DEF, che, come si ricorderà, è stato varato a maggio scorso con il solo “quadro tendenziale”, e cioè i numeri e le stime sui conti pubblici, ma senza anche, come sempre avvenuto, il “quadro programmatico” (gli obiettivi di finanza pubblica, cioè impegni e riforme), rinviati appunto alla nota di aggiornamento di settembre.

A seguire, il cammino della manovra economica vedrà, entro fine ottobre, la presentazione in Parlamento del DDL Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri che recherà al suo interno le misure di dettaglio; infine, l’esame delle Camere e il varo entro l’anno della legge di bilancio, che entrerà poi in vigore dal 1° gennaio 2025.

In merito ai contenuti della manovra economica, gli impegni più ché gravosi del Governo, riaffermati anche di recente dal Ministro Giorgetti, riguardano innanzitutto la conferma per il 2025 del taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35mila € lordi e la riproposizione della rimodulazione da quattro a tre delle aliquote fiscali (ma si parla anche di ridurre di un punto l’aliquota intermedia dal 33 al 32%), per le quali operazioni serviranno complessivamente circa 20 mld di €. Per far fronte a questi e ad ulteriori importanti impegni (rinnovo CCNL pubblici, dai 5 ai 6 mld; missioni internazionali con un costo di circa 1,2 mld; risorse maggiori per il Fondo sanitario nazionale, il Ministro Schillaci ha chiesto 4 mld; altri impegni), le risorse allo stato disponibili non appaiono sicuramente adeguate e sufficienti. In cassa, infatti, ci sarebbero solo una ventina di mld. di €, di cui i 9 mld. attesi presuntivamente dal combinato tra nuova spending review delle AA.CC. e riordino delle detrazioni fiscali e 10 mld circa di extragettito derivante da maggiori entrate fiscali, come reso noto giorni fa dal MEF.

Dunque, una coperta che quest’anno si presenta davvero molto corta, e a pagarne pegno potrebbero essere ancora una volta proprio le pensionate e i pensionati, quelli già tali e quelli prossimi a diventarlo, in quanto il sistema previdenziale potrebbe essere chiamato di nuovo, come già avvenuto nel 2023 e 2024, a fare cassa.

Diamo allora uno sguardo più da vicino alle diverse ipotesi allo studio in materia di pensioni 2025.

Intanto, partiamo subito col dire che, in assenza di interventi (proroghe di “quota 103”, “APE Sociale” e “Opzione donna”, che consentono oggi l’uscita anticipata dal lavoro a partire rispettivamente da 63, 61 e 62 anni, che il MEF non guarderebbe di buon occhio), dal 1° gennaio 2025 entrerebbe in vigore a pieno regime la legge Fornero senza più uscite anticipate per quote o altro, il che sarebbe proprio l’esatto opposto degli intendimenti, da tanto tempo annunciati e più volte ribaditi, di cancellare definitivamente quella legge che troppi danni ha fatto sinora.

Ultimamente, si è molto parlato, per il 2025, di “quota 41” (uscita con 41 anni di contributi, al netto dell’età anagrafica, scelta da noi sostenuta convintamente da anni), ma pare proprio che non se ne farà nulla, per il MEF avrebbe costi troppo alti; di contro, da parte dello stesso MEF, si starebbe addirittura ipotizzando l’allungamento della “finestra mobile” della pensione anticipata ordinaria, alzandola dagli attuali 3 a 6 mesi, con uscite più allungate (43 anni e 3 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne): la logica, è ovviamente quella di trattenere i lavoratori di più in servizio, differendone nel tempo il collocamento in pensione, solo per fare cassa.

Che poi è la medesima logica che ispira un’altra ipotesi di cui si è letto in questi giorni: cancellare l’obbligo di pensionamento dei dipendenti, oggi fissato per pubblici e privati a 67 anni d’età, e, per i soli lavoratori pubblici che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70/71 anni. Con l’intento non troppo nascosto di ottenere così due piccioni con una fava: fare cassa sulle pensioni differendone l’erogazione, e mantenere i lavoratori in servizio per ulteriori 3/4 anni, mettendo così delle pezze, ancorché provvisorie, agli spaventosi vuoti di organico che registrano oggi le PP.AA., alle quali sarebbe così concesso di continuare a servirsi di personale già formato a fronte della nota mancanza di formazione adeguata dei neo-assunti. Un’ipotesi sulla quale il Segretario Generale FLP, Marco Carlomagno, ha già espresso (vds La Repubblica del 7 u.s.) la propria opinione al riguardo: “E’ giusto dare la possibilità di rimanere al lavoro un po’ più a lungo, ma deve trattarsi di una scelta volontaria, da valorizzare con attività di mentoring nei confronti dei neo assunti”; e comunque, questa possibilità “non deve in nessun modo diventare un caso per frenare o rinviare le assunzioni dei giovani, per i quali sono necessari programmi seri di formazione e possibilità di carriera”.

Posizioni davvero molto chiare, che non necessitano di ulteriori commenti al riguardo.

Per completare il giro, parliamo infine di perequazione, pensione dei giovani e di previdenza complementare.

In materia di perequazione, pur a fronte oggi di una inflazione sensibilmente ridotta rispetto a quella a due cifre di qualche tempo fa che hanno portato alle scelte 2023 2 2024 di un minore adeguamento per le pensioni superiori a 4 volte il minimo (2432,76 € lordi), gli intendimenti del MEF parrebbero orientati a confermare la minore copertura per queste ultime e (forse) a inasprirla per le pensioni più alte, mentre per le pensioni minime (oggi pari a € 598,60) che hanno beneficiato in questi due anni di una perequazione superiore (120%), a fronte di una inflazione media 2024 verosimilmente all’1,6%, si parla di una conferma della maggiore perequazione (salirebbero a € 608,19) o addirittura di un ulteriore incremento, che noi ovviamente sosteniamo.

Per i giovani, sempre più spesso con lavori part-time, precari, mal pagati e discontinui, che preoccupano fortemente tutti gli attori in campo anche per una possibile e futura emergenza sociale, da tempo la nostra O.S. chiede l’adozione di misure strutturali, attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso.

Purtroppo, da quel che comprendiamo, non ci pare che, negli intendimenti del Governo per la prossima legge di bilancio, ci sia uno spazio seppur minimo per scelte di questa natura. E la circostanza non ci piace proprio.

Sulla previdenza complementare, l’idea del MEF sarebbe quella di potenziarla ulteriormente, ma di farlo destinando obbligatoriamente alla stessa il 25% del TFR, che a noi appare una scelta decisamente indigeribile.

Queste, dunque, le ipotesi in campo per le pensioni 2025 di cui si sta parlando molto in questi giorni. Ovviamente, si tratta di ipotesi che circolano, in mancanza, allo stato, di qualsiasi confronto del Governo con le Parti sociali, che come CSE-FLP Pensionati chiediamo e sollecitiamo da tempo. E’ quasi un anno che manca un tavolo di confronto politico con le Rappresentanze sindacali sul fronte delle pensioni, e anche i tavoli tecnici avviati ad inizio legislatura dalla Ministra Lavoro che pure avevamo apprezzato, sono da tempo morti e sepolti.

Non sappiamo quali siano, allo stato, le reali intenzioni del Governo, ma continuiamo a pensare che un confronto serio e responsabile tra Parti sociali e Governo, e non di pura facciata o di mera comunicazione di decisioni già prese magari alla vigilia del varo dei provvedimenti, sia la condizione prima e ineludibile per affrontare problematiche che hanno ricadute importanti e decisive sulla vita di milioni e milioni di cittadini e sulle famiglie.

Con riserva di ulteriori informazioni al riguardo.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

o naturalmente sta iniziando ora, ne riporteremo man mano gli sviluppi.

E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.

Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 –

DDL di Bilancio
DDL di Bilancio

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024.

A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e dopo i ripetuti e successivi aggiustamenti con connesse bozze circolate sul web, ovviamente frutto delle mediazioni tra le forze politiche che sostengono il Governo, è finalmente approdato al Senato (Atto Senato n. 926) il Disegno di Legge (DDL) sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio 2024-2026, che reca l’insieme delle scelte che connotano la manovra di bilancio per l’anno a venire.

 Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la manovra cuba complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumento di imposte/tasse, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Confermate le misure da tempo annunciate, tra le quali spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1 luglio 2023, e la riduzione a 3 delle aliquote IRPEF, entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024, e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).

Tra i provvedimenti contenuti nel DDL, spiccano quelli che riguardano il sistema pensionistico (Vds Titolo V, Capo 1 del DDL, artt. dal n. 26 al n. 33) che, ben lungi al momento dal cancellare la riforma Fornero del 2011 come più volte annunciato, fa registrare invece un deciso inasprimento dei criteri per l’uscita anticipata, confermando per il secondo anno consecutivo la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni, e che cassa! Proviamo allora a fare una sintesi delle scelte operate dal Governo Meloni nel DDL Bilancio 2024.

 “QUOTA 103”

 Abbandonata l’idea di varare “quota 104” di cui si era parlato in queste settimane, il DDL Bilancio 2024 reca la conferma di “quota 103” che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni  di contributi e 62 anni di età annagrafica (62+41=103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) ion misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS (circa 2200 euro) invece di 5 volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine la c.d. “finestra mobile” che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che è oggi pari a 3/6 mesi, viene alzata a 7 mesi per i lavoratori privati e a 9 mesi per quelli pubblici.

Deve essere precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gen. 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.01.2023 si continueranno ovviamente ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023.

Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento,e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per l’inserimento in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19%), che ridurrà poi l’assegno pensionistico.

 “OPZIONE DONNA”

Abbandonata l’idea di azzerarla facendola confluire all’interno di “APE Social” (cd “Ape rosa”), Opzione donna viene confermata per il 2024, ma con le condizioni più penalizzanti introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%), sempre in presenza di un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito di età (servono 61 anni al posto di 60 attuali), con un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti (a cui è richiesta un’età di 60 anni), e prevedendo sempre lo sconto di 1 anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha 2 o più figli (esce a 59 anni).

Queste le nuove regole di “Opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; per chi  però li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12. 2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di 1 onno per ogni figlio fino a una massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE Sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.

 “APE SOCIALE”

Anche qui. Il DDL Bilancio prevede modifiche significativamente peggiorative rispetto al 2023. Le regole attuali di APE Sociale prevedono i requisiti di accesso fissati dalla legge 234/2021, che ne aveva anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per i disoccupati, caregiver, lavoratoricon handicap almeno al 74%; sempre a 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

Ebbene, in base al DDL Bilancio, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi, e per tutte le fattispecie lavorative, senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a un max di 24 mesi. Inoltre, la platea dei beneficiari sembra escludere quelli ricompresi nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi socio-sanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc; portantini e professioni assimilate; diverse altre professionalità. In ultimo, il DDL Bilancio dispone la non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro un massimo di cinquemila euro annui.

 “PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI”

Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata in vigore delle prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (no accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.

Ebbene, anche per questa fattispecie il DDL Bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale (1.521 €. Lordi) ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio (1.419 €) e a 2,6 volte con due o più figli (1.318 €) , al netto del prossimo adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2024.

Inoltre, viene previsto un tetto dell’assegno pensionistico che non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.835 €. Lordi al mese) sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

“TAGLI PER I FUTURI PENSIONATI PUBBLICI”

Riguarda gli iscritti alle Casse amministrate dal Tesoro (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e degli infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e scuole elementari parificate – CPI; e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), per un totale di oltre 700.000 lavoratori.

Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in penasione dal 1 gennaio 2024,  il DDL Bilancio prevede una modifica del calcolo sulla quota retributiva della pensione, che ne ridurrà l’importo, in quanto le attuali aliquote di rendimento previdenziale previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986  verranno sostituite con coefficienti meno remunerativi (vds allegato II del DDL), con una penalizzazione pesantissima.

Il giornale Il Messaggero ha calcolato che un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000€. che andrà in pensione di vecchiaia nel 2024 con 35 anni di contributi e 67 anni di età subirà un taglio pari a circa 4.400 €. Nell’assegno pensionistico (6.000 €. Per chi ha stipendi lordi da 40.000€; oltre i 7.300€. invece per le retribuzioni sopra i 50.000€. . Dunque, un incredibile cambio delle regole in corsa, e per questo si prevede un consistente esodo entro fine anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità.

 “RISCATTI”

Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II del DDL si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 01.01.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più caro: 4 anni di università potrebbero costare quasi 66.000€. invece di 19.000.

 “PEREQUAZIONE”

Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da 4 a 5 volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max. del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.

Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma il DDL Bilancio ha confermato invece questa riduzione per il 2024: indicizzazione piena solo fino a 4 volte il minimo (€. 567,94); fra 4 e 5 volte il minimo, al 53%; fra 6 e 8 volte il minimo, al 47%; fra 8 e 10 volte il minimo, al 37%; sopra le 10 volte il minimo, la percentuale di perequazione scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità.

Val la pena di segnalare, a tal riguardo, che l’anticipo del saldo della perequazione 2023 (0,8%) disposto dal DL c.d. “anticipi” (18.10.2023, n. 145) verrà corrisposto con i relativi arretrati con il cedolino di dicembre p.v. e non a novembre, come era stato annunciato in un primo momento.

 “PENSIONI MINIME”

Nel DDL non sono previsti aumenti per le pensioni minime, neanche per gli over 75.

 Questi i contenuti in materia di pensioni del DDL Bilancio 2024 approdato al Senato, rispetto ai quali non possiamo non evidenziare, in generale, la decisa stretta in materia di flessibilità in uscita, che rappresenta l’esatto contrario di quanto CSE ed FLP chiedono da anni ai Governi che si sono succeduti. Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari con la speranza che si possa modificare qualche cosa, il che appare però di difficile realizzazione, in considerazione della scelta operata dalle forze di maggioranza di non presentare emendamenti. Noi comunque ci proveremo.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato : Testo_bollinato_legge_bilancio_2024

Notiziario FLP Difesa n. 11 del 16 febbraio 2023 –

Si riporta di seguito il notiziario n. 5 del 16 febbraio 2022 della nostra Confederazione CSE Roma, che riferisce dei contenuti della prima riunione sulle materie in oggetto con il Governo presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali:

Ha avuto un esito essenzialmente interlocutorio la riunione del tavolo tecnico sulle pensioni che si è tenuta ieri presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali presieduta dal Sottosegretario Durigon che, come è noto, ha la delega sulle pensioni del Dicastero di Via Flavia.

Come convenuto nel corso della riunione plenaria tenutasi a gennaio, il confronto del primo tavolo tecnico ha avuto all’odg  Opzione donna e pensione dei giovani.

Nonostante alcune anticipazioni di stampa che preannunciavano l’avvenuta individuazione di alcune ipotesi di lavoro, invece il Ministero ha  aperto la riunione manifestando la necessità di ascoltare le proposte sindacali e delle parti sociali, dichiarando che è ancora in corso l’interlocuzione con il Ministero dell’Economia circa la portata e i riflessi economici delle misure che dovrebbero essere adottate nei prossimi mesi.

Interlocuzioni relative sia alle questioni oggetto del confronto del tavolo tecnico, come su quelle più generali relative agli altri istituti al centro del confronto (superamento a regime della legge Fornero, flessibilità in uscita, ridefinizione dei lavori usuranti, perequazioni delle pensioni,  separazione previdenza/assistenza, tempi e modalità erogazione del TFS al personale pubblico.

La CSE, presente al tavolo di confronto come Confederazione sindacale maggiormente rappresentativa, insieme alla Federazione FLP, non si è sottratta al confronto tecnico sui due aspetti, pur ribadendo che sulle pensioni è ormai necessario un intervento riformatore a largo raggio, che non si limiti a mere proroghe o a interventi tampone, ma che riscriva le regole attualmente penalizzanti.

Con un mondo del lavoro  che è profondamente cambiato in questi anni, caratterizzato purtroppo dalla forte contrazione dei lavoratori attivi, dalla precarietà e dalla discontinuità  del rapporto di lavoro, da salari e stipendi in gran parte inadeguati a fronteggiare l’aumento del costo della vita,  è necessario ripensare alla radice gli attuali meccanismi, sia con riferimento alle modalità e ai tempi di uscita dal mondo del lavoro, che allo stesso metodo di calcolo e di rivalutazione delle pensioni.

Obiettivo che riteniamo debba porsi a inizio legislatura un esecutivo politico che intende governare per tutta la legislatura e che, seppure in più fasi di avvicinamento, può e deve progettare un intervento a regime.

Così come è evidente che non sono risolutivi interventi tecnici sulle pensioni se non si affrontano in modo più complessivo e sinallagmatico,  le questioni  delle politiche attive del lavoro, delle tutele, del contrasto al lavoro nero e sommerso, degli interventi in materia di decontribuzione e defiscalizzazione.

Per quanto concerne il merito della riunione di ieri abbiamo ribadito che come CSE non abbiamo condiviso in alcun modo le condizioni più restrittive varate con la legge di bilancio 2023 per “opzione donna”, che vanno a penalizzare le lavoratrici, di per sé già penalizzate per le storiche e ben note differenze di genere. A nostro avviso, vanno integralmente ripristinati, e resi strutturali, i requisiti in essere sino al 2022 per l’accesso a “opzione donna” (35 anni di servizio e 58 anni di età, anche per le lavoratrici autonome), senza ulteriori vincoli, ivi compreso il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico oggi previsto e che sino ad oggi ne ha limitato fortemente l’accesso. E occorre, al contempo, assicurare condizioni di accesso alla pensione più favorevoli alle lavoratrici madri con i dodici mesi di anticipo per ogni figlio o, in alternativa, attraverso un ricalcolo più favorevole dell’assegno pensionistico.  

Per quanto riguarda invece la questione del regime pensionistico per i giovani abbiamo ribadito come la diffusione dei lavori precari, discontinui, part-time e con redditi molto bassi, i cui effetti pesantissimi sul versante pensioni appaiono di tutta evidenza e che preoccupano fortemente anche per una possibile e futura emergenza sociale, rendono necessaria l’adozione per tempo di misure strutturali, anche attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno adeguato al lavoro svolto. 

In tale ambito l’idea di utilizzare la previdenza complementare come strumento per garantire pensioni più dignitose  appare non solo un palliativo, considerato che con gli attuali redditi ben difficilmente potranno pagarsi contributi aggiuntivi, ma anche oggettivamente sbagliato, tenuto conto di come in questi anni è stata gestita la previdenza integrativa, che in particolar modo nel settore pubblico è fallimentare.

Proprio per questo riteniamo che la previdenza complementare, mai decollata anche perché scarsamente appetibile, nonostante le diverse forzature messe in campo come l’inaccettabile strumento del silenzio-assenso, necessiti, in particolar modo per quelle negoziali, di un radicale ripensamento sia dal punto di vista normativo e fiscale, che da quello gestionale.

Al termine della riunione il Sottosegretario Durigon, nel ringraziare le parti sociali presenti per il contributo fornito, e nel dare appuntamento ad un prossimo incontro da calendarizzare, ha rappresentato che i temi esposti sono all’attenzione del Governo, che condivide la necessità di un intervento complessivo a regime sulle pensioni che dovrà realizzarsi nell’arco dell’intera legislatura, e che nel frattempo, a partire dalla legge di bilancio 2024, saranno previste misure che interverranno, anche a modifica di quelle adottate nel 2023, sulla base delle proposte formulate e delle compatibilità economiche.

Misure che, all’attualità, dovrebbero porsi su una posizione intermedia rispetto alle richieste formulate al tavolo. Per Opzione donna, ad esempio, non un ripristino automatico delle condizioni previgenti, ma un affievolimento dei paletti posti nella legge di bilancio 2023, sia con riferimento all’età di uscita, che al ricalcolo dell’assegno pensionistico, che al peso  aggiuntivo per ogni figlio ai fini dell’uscita (4 mesi in luogo dei 12).

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Riflessioni a tutto campo, rispetto alle quali bisognerà vedere se alla attenzione dimostrata della controparte in avvio di tavolo seguiranno adeguate positive risposte del MEF in merito alla percorribilità economica delle riforme auspicate (e intanto in Francia sono di estrema attualità le proteste in corso contro le penalizzanti scelte operate sulla stessa materia dal Governo del Presidente Macron…).

E’ tutto, cordialissimi saluti

Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni.

Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al tavolo di confronto il Ministro del Lavoro Marina Calderone, il Sottosegretario con delega alle pensioni Claudio Durigon, il Sottosegretario del MEF Federico Freni, il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, unitamente alle confederazioni sindacali e alle parti datoriali maggiormente rappresentative, per avviare una sessione di incontri che nei prossimi giorni dovrà dispiegare i suoi lavori affrontando nel dettaglio le principali criticità.

L’obiettivo è quello di definire una prima ipotesi di lavoro congiunta entro il mese di maggio 2023, per intervenire poi con la nuova regolamentazione in sede di legge di bilancio per il 2024.

Il Ministro, nell’introdurre i lavori, ha posto all’odg dei temi importanti come: le finestre di pensionamento e la flessibilità in uscita, le forme di garanzia pensionistica per i giovani, la questione della rivalutazione delle pensioni, la rivisitazione dei lavori usuranti, Opzione donna – tema che già si dimostra particolarmente controverso – e APE sociale.

Tutte questioni che a nostro parere non possono, però, essere prese in esame indipendentemente l’una dall’altra e dal contesto, ma che dimostrano l’urgenza di un intervento organico e a tutto campo. Cosa a dire il vero riconosciuta dallo stesso Ministro e dal Sottosegretario Durigon nel corso della riunione.

La nostra posizione, che abbiamo rappresentato all’autorità politica intervenendo nel corso della riunione a cui abbiamo partecipato come Confederazione CSE e come FLP, è quella di andare oltre l’approccio che negli anni ha sempre caratterizzato questi confronti, rivelatisi poi privi di effetti concreti, lavorando per misure di ampio respiro, per una riforma organica della previdenza che superi le iniquità attuali e investa per garantire il futuro dei giovani, evitando il perpetuarsi di misure tampone, di proroghe su proroghe o interventi unicamente mirati a fare cassa sulle pensioni.

E’ infatti evidente che la questione dell’equità del sistema previdenziale, unito alla sua sostenibilità, deve essere affrontata tenendo insieme e guardando a tutti i fattori dello scenario macroeconomico, a partire dal rapporto tra occupati e pensionati, sempre più squilibrato per il mancato turn over e la riduzione dell’occupazione, al livello di contribuzione sempre più basso correlato a salari e stipendi fermi da anni, all’enorme numero di contratti di lavoro a tempo determinato e somministrato, al contrasto al lavoro nero e sommerso.

Per non parlare delle problematiche fiscali e contributive legate al rapporto di lavoro e dalla non più procrastinabile separazione tra previdenza e assistenza.

Abbiamo comunque confermato la nostra piena disponibilità come CSE e FLP a confrontarci senza indugio sui temi esposti, per ragionare insieme, e da subito, sui necessari aggiustamenti anche in relazione alle norme previste dalla Legge di Bilancio che troviamo poco convincenti, coerentemente con l’approccio sistematico che dovrà necessariamente governare i lavori del tavolo.

A tal fine abbiamo consegnato un primo documento che interviene con alcune indicazioni di merito su tutte le questioni all’odg, e che sarà implementato di volta in volta sulle base delle tematiche in discussione.

La prossima riunione è prevista per l’8 febbraio e il primo tavolo tematico sarà dedicato a giovani e Opzione donna.

                                                                                                  La  Segreteria Generale FLP

In allegato, il documento CSE-FLP recante le nostre “Proposte per una riforma previdenziale sostenibile”.

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

 Allegato : 2023.01.19_proposte_CSE_FLP_riforma_pensioni

Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 –

Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023.

Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno di legge relativo alla manovra di bilancio 2023, che contiene, tra le altre cose, anche importanti provvedimenti in materia di pensioni.

Trattasi di una manovra che, partendo dal quadro di riferimento delineato dalla NADEF recentemente aggiornata, prevede misure per complessivi 35 miliardi di euro, di cui circa i due terzi sono rivolti a contrastare il caro energia nel primo trimestre del nuovo anno, e che poi dovranno essere eventualmente rifinanziate.

Tra i provvedimenti presenti nella manovra di bilancio ci sono, naturalmente, anche quelli che riguardano il pianeta pensioni. Che partono da un assunto diventato da qualche anno un classico delle leggi di bilancio: misure tampone, e rinvio a tempi successivi della riforma pensionistica. E’ avvenuto con altri Governi, ultimo in ordine di tempo quello presieduto da Draghi, e anche con il Governo Meloni il copione si ripete, anche se in questo caso è molto più giustificato. E allora vediamo le novità per il 2023 in materia pensionistica, peraltro in buona parte da noi già anticipate (vedasi il Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).

Questi i provvedimenti che riguardano la materia pensionistica, desunti dal comunicato stampa di Palazzo Chigi e dagli interventi del Governo nella conferenza stampa di stamattina, che, come già detto, ripropongono purtroppo il cliché delle manovre di bilancio di questi ultimi anni, riproponendo ancora una volta misure tampone in attesa della riforma che verrà.

Naturalmente, per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori, piccoli aggiustamenti. Ma che dovrebbe vedere la luce, nel testo inviato al Parlamento, in tempi molto più rapidi rispetto agli anni precedenti, stante le sollecitazioni che vengono dall’Europa.

E dovremo anche aspettare l’avvio dei lavori nelle Commissioni parlamentari competenti e della successiva discussione in aula, che quest’anno partirà dalla Camera per poi approdare al Senato, ma verosimilmente solo per il voto di fiducia stante il davvero esiguo tempo a disposizione.

Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari per quanto attiene alle misure in materia di pensioni, e la nostra Confederazione, come già avvenuto negli anni precedenti, non mancherà di formulare proposte migliorative, anche in forma di emendamenti, da portare all’attenzione del Parlamento che dovrà poi dire la parola definitiva.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Dunque nessuna significativa riforma della legge Fornero, solo proroghe e aggiustamenti, che comunque sono di interesse per i molti colleghi della Difesa che stanno valutando le possibilità di uscita. Queste le informazioni finora rese note in materia dal Governo tramite Comunicati Stampa e Conferenza Stampa, ma naturalmente l’iter della legge è ancora tutto in salita, pur nella consapevolezza che non ci sarà molto tempo per l’approvazione. Ma poiché in corso d’opera saranno ancora possibili proposte, aggiustamenti, modifiche, ci riserviamo di conoscere il testo finale del disegno di legge per quanto riguarda anche le altre materie di interesse dei lavoratori, e in particolare della Difesa.

E’ tutto, cordialissimi saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

       

Notiziario FLP Difesa n. 38 del 22 giugno 2022 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 10 del 20 giugno u.s., che reca le considerazioni della nostra O.S. in merito alla fase di stallo del tavolo di confronto in materia di riforma delle pensioni.

Il confronto tra Governo e Parti sociali sul riordino del sistema previdenziale è entrato da qualche mese nuovamente in stallo. Sono più di quattro mesi che non viene convocata una riunione, e la cosa la dice lunga circa lo stato del confronto e non può non preoccupare.

 Come noto, il mancato confronto tra le Parti che ha caratterizzato tutto il corso dell’anno 2021, ha portato, in sede di legge di bilancio 2022 e in sostituzione di “quota 100” soppressa, alla scelta di “quota 102”, che consentirà nel corrente anno il collocamento in pensione anticipata ai lavoratori che maturano, entro il 31 dicembre 2022, 64 anni d’età e 38 anni di contributi, e in più alla proroga per tutto il 2022 di “opzione donna” e “APE social” allargata. 

Una scelta, quella di “quota 102”, solo come misura tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe portato, dal 1 gennaio, al brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro, ma, a giudizio quasi unanime, una scelta del tutto inadeguata rispetto alla necessità di superare stabilmente i requisiti di uscita previsti dalla Fornero. Proprio per questo, l’impegno del Governo a dicembre 2021, dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio Draghi, fu quello di un pronto riavvio del confronto a gennaio 2022 con le Parti sociali per definire  i contenuti di una nuova e finalmente più giusta riforma delle pensioni.

Il confronto tra le Parti è poi effettivamente partito a gennaio u.s., ma si è però interrotto dopo solo un paio di riunioni, a causa (si è detto) del nuovo e pesante quadro di situazione determinato dall’intervento russo in Ucraina con il seguito che conosciamo (aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e degli alimentari; crescita dei tassi di interesse; minore crescita nelle esportazioni, etc.), che ha posto in secondo piano altre questioni.

 Pur tuttavia, l’avvio del confronto è servito comunque a comprendere gli orientamenti del Governo. Che sono apparsi da subito ben chiari: applicare in toto la riforma Fornero, concedendo solo pillole di flessibilità in uscita, ma alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna”, e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto tagli considerevoli nella futura pensione, sino addirittura al 30%.

La nostra opinione come CSE-FLP pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che occorra cancellare in modo strutturale la rigidità dei paletti imposti dalla Fornero (pensione di vecchiaia a 67 anni; pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne), e rendere invece possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti e senza penalizzazioni nel calcolo; in aggiunta, chiediamo che sia resa strutturale “opzione donna” ma senza ricalcolo contributivo; chiediamo inoltre la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, l’aggiornamento e l’estensione delle attività gravose e usuranti ampliandone ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale; infine, l’introduzione di pensioni di garanzia per i giovani con carriere discontinue, che stanno diventando oggi sempre più una triste attualità.

In ogni caso, quelle riunioni di inizio anno avevano evidenziato posizioni purtroppo ancora troppo lontane tra la Parte pubblica e le Parti sindacali, e da qui la richiesta, nostra ma anche di altre sigle, di un tavolo permanente di confronto al Ministero del Lavoro sulla riforma delle pensioni, con incontri periodici e a tema sulle questioni aperte, e con un l’obiettivo di chiudere entro agosto p.v., atteso che entro il 15 settembre p.v. il Consiglio dei Ministri dovrà approvare la  NADEF (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, varato ad aprile u.s., e che in materia di pensioni non dice nulla), nella quale andranno indicati interventi e risorse per la riforma della Fornero, che dovranno essere poi dettagliati all’ interno del Disegno di Legge di Bilancio 2023 per entrare in vigore dal 1 gennaio.

 Una richiesta che riproponiamo oggi con grande forza: siamo oltre metà giugno, agosto è davvero dietro l’angolo, in mezzo ci sono pure le ferie estive, di tempo ce n’è davvero molto poco. Sarebbe davvero imperdonabile arrivare a settembre senza avere completato il confronto tra le Parti e auspicabilmente trovato punti di riforma condivisi, questo vorrebbe dire, da parte del Governo, procedere a nuovi interventi tampone, di cui peraltro già si comincia a leggere (una forza politica che sostiene il Governo sta già ipotizzando una “quota 104”).

Non esistono più giustificazioni: se il Governo non riapre immediatamente il confronto con le Parti sindacali, significa che non ha nei suoi programmi il riordino del sistema previdenziale o, se no, che voglia comunque procedere da solo, e la cosa non potrebbe non avere risposte dal Sindacato, che attende da tanti, troppi anni il superamento della Fornero. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, e ne daremo conto nei prossimi Notiziari.

 Prima di concludere, segnaliamo ai lavoratori interessati che l’INPS ha emanato in data 25 maggio u.s. la circolare n. 62, cha alleghiamo ad ogni buon conto al presente Notiziario, con la quale ha fornito istruzioni e chiarimenti in merito alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2022 in materia di APE sociale, come peraltro aveva già fatto in precedenza in ordine a “quota 102” e “opzione donna” con le circolari da noi a suo tempo da noi segnalate.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

La materia è di enorme interesse per gran parte dei lavoratori della Difesa, la cui età media è piuttosto elevata, che si appresta a valutare le possibili opzioni di uscita e le relative condizioni economiche. Auspichiamo dunque che vi siano spazi per il confronto nazionale prima della approvazione della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, il cui termine ultimo è il 15 settembre p.v. .

Cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato : 25.05.2022 Circolare INPS n. 62 Istruzioni e chiarimenti APE sociale

Notiziario FLP Difesa n. 29 del 27 aprile 2022 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionatin. 7 del 27 aprile 2022, che reca le valutazioni del nostro organismo di Settore in merito ai contenuti del documento in oggetto, con particolare riguardo alla pressochè totale assenza di interventi significativi in materia pensionistica.

 Contrariamente a quanto si era immaginato, il DEF (Documento di Economia e Finanza) per l’anno 2022 non contiene alcun impegno preciso sul versante della riforma pensionistica, in merito alla quale il Governo, dopo l’assenza totale di confronto registratosi nell’anno 2021 e le scelte unilaterali, in primis la c.d. “quota 102”, operate in legge di bilancio, aveva aperto il confronto a gennaio scorso con le Parti sociali, confronto poi purtroppo arenatosi nelle settimane successive e oggi praticamente in stallo. 

 IL DEF, adottato dal Consiglio dei Ministri in data 6 aprile u.s. e il giorno dopo trasmesso alle Camere, nel definire il quadro economico-finanziario e gli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2022-2025, reca la presa d’atto del peggioramento del quadro economico dovuto a un insieme di fattori (guerra in Ucraina; aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e degli alimentari; crescita dei tassi di interesse; minore crescita nelle esportazioni; eccetera), che disegnano ovviamente uno scenario ben diverso da quello previsto nella NADEF (Nota di aggiornamento del DEF) del settembre 2021, con previsioni generalmente tutte meno positive a partire dal crescita del PIL (solo il 2,9% di crescita prevista per il 2023, a fronte del 4,7% fissato a suo tempo dalla NADEF).

  In questo quadro di situazione peggiorato, a fronte del quale le priorità del Governo sono orientate in primo luogo su guerra, caro energia/materie prime e inflazione, la urgente e  necessaria riforma della legge Fornero, finalizzata in primis a introdurre una maggiore flessibilità in uscita, non ha purtroppo trovato posto all’interno del DEF se non in termini molto general-generici con, da parte del Governo, “l’impegno a proseguire le politiche strutturali già avviate” in diversi settori tra i quali sanità e welfare, “con particolare riguardo all’assetto del sistema pensionistico”. Tutto qui.

Dunque, a questo punto, per saperne concretamente di più in materia di riforma delle pensioni, dovremo attendere il prossimo settembre, quando il Consiglio dei Ministri varerà la NADEF 2022 che, al suo interno, dovrebbe contenerne gli intendimenti, in particolare sul fronte della flessibilità in uscita. E’ allora necessario e non più rinviabile che il Governo riavvi seriamente il confronto con le Parti sociali, anche perché di tempo non è che ce ne sia poi così tanto essendo settembre dietro l’angolo, e tante e complesse sono le questioni da affrontare, tenuto anche conto delle diversità di vedute registrate, tra Governo e Sindacato, negli incontri già avvenuti, e di cui abbiamo riferito in nostri precedenti Notiziari.

L’idea del Governo Draghi pare una sola: applicare in toto la riforma Fornero, concedendo pillole di flessibilità in uscita alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna” e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto il taglio considerevole della futura pensione, sino addirittura al 30%.

L’opinione di CSE-FLP Pensionati è invece molto diversa in materia di flessibilità in uscita: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; in aggiunta, chiediamo di rendere strutturale “opzione donna” ma senza ricalcolo contributivo; chiediamo infine la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, l’aggiornamento e l’estensione delle attività gravose e usuranti ampliandone ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.

Come si vede, le posizioni sono ancora troppo lontane tra loro, e dunque occorre accelerare significativamente il passo per arrivare a settembre con misure auspicabilmente condivise da inserire nella NADEF, e che dovranno poi trovare posto nel DDL Bilancio 2023. 

 Serve allora, a nostro avviso, un tavolo permanente di confronto sulla riforma delle pensioni tra Ministero del Lavoro e Parti sociali, con incontri periodici e a tema sulle questioni ancora aperte, e con un l’obiettivo di chiudere non oltre agosto p.v..

Un tavolo permanente di confronto, rispetto al quale il Ministro Orlando ha dato una disponibilità di massima, ma che deve partire subito senza ulteriori perdite di tempo.

Seguiremo ovviamente da vicino gli sviluppi del confronto e ne daremo conto ai lavoratori interessati.

 Prima di chiudere, una ultima info. L’INPS ha lanciato in forma sperimentale nei giorni scorsi un nuovo servizio telematico, denominato Consulente Digitale delle Pensioni, realizzato nel quadro degli obiettivi di digitalizzazione dei servizi pubblici previsti dal PNNR.

Si tratta di uno strumento di consulenza virtuale per i pensionati in possesso di credenziali digitali (SPID livello 2, CIE, CNS) finalizzato ad aiutare i pensionati ad individuare potenziali diritti non esercitati, in primo luogo quelli relativi a prestazioni aggiuntive collegate con la propria pensione.

Al momento, le prestazioni proposte dal servizio, che saranno comunque integrate nel corso dell’anno, riguardano: bonus quattordicesima; supplemento pensione e integrazione al trattamento minimo.

Si riporta di seguito il link per accedere al nuovo servizio dell’INPS: https://serviziweb2.inps.it/AS0207/ConsulenteDigitalePensionatoWEB/#/

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Certo la materia è di particolare interesse del personale civile della Difesa, la cui età media è di 55 anni, e che guarda con molta attenzione alle possibili ricadute di un qualche significativo ritocco alla normativa vigente soprattutto per quanto attiene alla possibilità di anticipare l’uscita volontaria senza dover pagare  penalità quali la scelta di una opzione al contributivo, tanto gradita invece ai nostri legislatori.

Ci terremo aggiornati, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP DIFESA n. 23 del 24 marzo 2022 –

A seguito della pubblicazione della nuova circolare emanata dall’INPS sui lavori particolarmente usuranti e sui lavori notturni a turni che interessano anche i lavoratori civili della Difesa, il Sindacato CSE FLP Pensionati ha diffuso una nota nella quale, oltre a informare gli interessati dei contenuti della circolare INPS, coglie l’occasione per fare un punto di situazione sul confronto Governo-Parti Sociali in merito alla nuova  riforma delle pensioni,  il cui testo riportiamo di seguito integralmente.

“ Dopo aver fornito le istruzioni per le domande di pensionamento in base a “quota 102” (si veda il nostro precedente Notiziario n. 5 dell’11 u.s.), la Direzione Centrale Pensioni dell’ INPS ha pubblicato sul proprio sito il messaggio n. 1201 del 16 marzo u.s., che alleghiamo al presente Notiziario per i lavoratori eventualmente interessati, avente per oggetto le istruzioni dell’Istituto previdenziale ai fini della presentazione, entro il 1° maggio p.v., delle domande di riconoscimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti di cui al Decreto legislativo 21.04.2011 n 67 come modificato dalla legge 11.12.2016 n. 232 (legge finanziaria 2017), che interessano le lavoratrici e i lavoratori che maturano i requisiti agevolati per il collocamento in pensione nel corso del 2023.

Il messaggio INPS fornisce tutte le informazioni utili per l’accesso al beneficio, i requisiti richiesti, la documentazione da produrre e la decorrenza che è fissata in base alla presentazione della domanda.

I destinatari del beneficio sono i lavoratori così individuati:

Le domande di riconoscimento del beneficio vanno presentate entro il 1° maggio p.v. per via telematica, utilizzando il modulo “AP45” (qui allegato) corredate dalla documentazione richiesta.

L’INPS comunicherà direttamente al lavoratore l’esito della domanda (accoglimento con riserva, in quanto l’efficacia del provvedimento è subordinata all’accertamento della sussistenza dei requisiti al 31.12.23, o rigetto), e in caso di accoglimento l’INPS indicherà anche la decorrenza del trattamento pensionistico.

La presentazione della domanda in ritardo e dunque dopo il 1° maggio 2022 comporta il differimento del trattamento pensionistico nei termini indicati al punto 3 del messaggio INPS.

L’accesso anticipato al trattamento pensionistico sarà comunque riconosciuto dall’INPS solo a seguito della presentazione della domanda di pensionamento

A tal proposito, ribadiamo  come la Confederazione CSE in questi mesi ha richiesto con forza l’aggiornamento e

l’estensione delle attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni

meritevoli di tutela, a partire da quelle individuate dalla Commissione tecnica istituita presso il Ministero del Lavoro. A nostro parere tale proposta deve essere rapidamente portata all’attenzione del Governo e delle parti sociali per l’approvazione, e necessariamente implementata con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.

Con l’occasione, si forniscono informazioni in merito agli sviluppi del confronto tra Governo e Parti Sociali in merito alle modifiche da introdurre nella riforma pensionistica proposta dall’allora Ministra Fornero, di cui abbiamo già informato i lavoratori nei nostri precedenti Notiziari nn. 2 e 3. 

Diciamo subito che il confronto è entrato attualmente in fase di stallo, dopo gli incontri di gennaio e febbraio uu.ss., nei quali la Parte pubblica aveva finalmente reso noto i propri intendimenti in materia di flessibilità in uscita, che non sono apparsi alle Parti Sociali particolarmente convincenti:  disponibilità di massima a prevedere una uscita anticipata dal lavoro rispetto alle due opzioni previste dalla riforma Fornero del 2011 (pensione di vecchiaia a 67 anni d’età e pensione anticipata con 42 anni –  41 per le donne – e 10 mesi di anzianità contributiva), ma a condizione di prevedere o un ricalcolo contributo sull’intero montante sul tipo di “opzione donna” (30% circa di penalizzazione) o, in subordine, una penalizzazione dell’assegno pensionistico (si è ipotizzato una uscita a 64 anni, con un taglio del 3% per ogni anno d’anticipo rispetto ai 67).  Proposte che ovviamente non ci convincono affatto, perché produrrebbero una significativa riduzione della pensione. Da qui lo stallo nel confronto tra Governo e Parti Sociali, che ci preoccupa parecchio perché non si vedono ad oggi ipotesi di riforma condivise, e nel frattempo il tempo continua a scorrere (vale la pena di ricordare che le novità in materia previdenziale dovranno essere indicate in seno al DEF 2022, che il Governo dovrà presentare a settembre p.v. a premessa del DDL Bilancio 2023).

L’unica novità, se così si può dire, riguarda una proposta venuta l’8 marzo u.s. dal Ministro del Lavoro Orlando circa la possibilità di “rendere strutturale o quantomeno pluriennale la c.d. “opzione donna”, associandola anche ad altri strumenti che tengano conto delle condizioni in cui le persone lavorano e delle differenze indotte dai diversi lavori” (ricordiamo che “opzione donna”, in vigore già da qualche anno e dall’ultima legge di bilancio prorogata a tutto il 2022, prevede il collocamento anticipato in pensione per le lavoratrici dipendenti che hanno maturato 58 anni d’età e 35 di contributi, che comporta però il ricalcolo interamente contributivo della pensione, il che rappresenta il suo nervo scoperto e la rende conseguente poco appetibile per moltissime lavoratrici). Il Ministro Orlando propone la strutturalità o quantomeno la pluriennalità di “opzione donna” e va anche bene a nostro giudizio, ma non dice però nulla sul ricalcolo contributivo, che nel caso dovesse essere confermato renderebbe la sua proposta comunque irricevibile.

Va detto che il negoziato Governo Parti sociali è sostanzialmente fermo al palo perché le Parti mantengono posizioni divaricate rispetto al nodo centrale, che è quello della flessibilità in uscita, anche se su altre questioni i punti di convergenza sono emersi, per esempio sulla pensione di garanzia per i giovani con impieghi lavorativi precari e discontinui e con basse remunerazioni.

In materia di flessibilità in uscita, l’idea di CSE-FLP Pensionati è ben nota da tempo: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; pensiamo che vada resa strutturale “opzione donna” ma senza ricalcolo contributivo; chiediamo infine la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per APE Social dei lavori gravosi, ampliandone comunque la platea. 

Seguiremo comunque da vicino gli sviluppi del negoziato e ne daremo conto ai lavoratori interessati.    CSE FLP Pensionati “

Come FLP DIFESA, esprimiamo la nostra preoccupazione per lo stallo che si sta registrando nel confronto tra le Parti, e confidiamo che a breve si possano riprendere le fila del discorso interrotto, che interessa da vicino migliaia di lavoratori civili che sono oramai vicini al momento del pensionamento.

Pubblichiamo su questa stessa pagina lil messaggio dell’INPS e il modulo per le domande.

FLP DIFESA Coordinamento Nazionale

Allegato 1: MsgINPS1201_2022_Lavori_faticosi_pesanti_istanze_1_maggio

Allegato 2: Modulo AP45 per presentare le domande

Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23 febbraio 2022 –

Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 22 febbraio 2022, che reca gli aggiornamenti su quanto emerso dal confronto al tavolo tecnico OO.SS. – tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del Lavoro in materia di riforma delle pensioni.

 Come volevasi dimostrare. Il confronto, al momento solo tecnico, sulla c.d. “flessibilità in uscita”, avviato nella scorsa settimana tra tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del lavoro e Parti sociali, ha consentito di conoscere finalmente gli orientamenti maturati in materia dalla Parte Pubblica.

Che sono poi, in buona sostanza, quelli che avevamo preannunciato nel nostro precedente Notiziario, e che temevamo: una disponibilità di massima a prevedere una uscita anticipata dal lavoro rispetto alle due opzioni previste dalla riforma Fornero del 2011 (pensione di vecchiaia a 67 anni d’età e pensione anticipata con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi di anzianità contributiva), ma a condizione di prevedere o un ricalcolo contributo sull’intero montante sul tipo di “opzione donna” (30% circa di penalizzazione) o, in subordine, una penalizzazione dell’assegno pensionistico (si è ipotizzato una uscita a 64 anni, con un taglio del 3% per ogni anno d’anticipo rispetto ai 67).

Una generica disponibilità è poi venuta della Parte pubblica, nell’ipotesi di una uscita anticipata a 64 anni anche di chi è nel sistema misto, a ragionare su una possibile riduzione della soglia di accesso alla pensione (oggi, il trattamento minimo per i c.d. “contributivi” è pari a 2,8 volte l’assegno sociale). Totalmente bocciata, invece, dalla Parte pubblica, l’ipotesi di uscita anticipata senza penalizzazioni con 41 anni di servizio, che è invece l’opzione da CSE FLP Pensionati prioritariamente sollecitata, e che è stata respinta sulla base di un supposto, insostenibile impatto sui conti pubblici, che francamente non ci convince proprio, tenuto conto che il sistema previdenziale “è ad oggi sostenibile e lo sarà anche tra 15 anni”, come si legge nel 9° rapporto del Centro Studi  “Itinerari previdenziali” presentato il 15 u.s. al Senato, e tenuto anche conto dei risparmi sulla spesa pensionistica “prodotti” dal Covid-19 nei prossimi 10 anni (quasi 12 mld €). La verità è che il Governo è fermo alla Fornero, e non si muove da lì. Vedremo a breve, comunque, gli sviluppi del confronto tecnico cui dovrebbe seguire quello politico, e capiremo quale direzione si intende imboccare.

Prima di concludere, due informazioni. La prima, è che il cedolino di pensione di marzo registrerà degli aumenti, dovuti per una piccola parte al saldo (0,1% in più) rispetto al tasso di rivalutazione delle pensioni già attribuito da gennaio (1,6%) e questo in ragione della crescita nel 2021 del tasso di inflazione (ulteriori aumenti ci saranno nel 2023, quando INPS applicherà il tasso definitivo di rivalutazione 2022 (1,9%), con i relativi arretrati), e per la restante, e molto più consistente, parte all’applicazione da parte INPS delle nuove aliquote IRPEF e detrazioni previste dall’ultima Legge di Bilancio (art.1,co.2, L. 234/2021). La seconda informazione è relativa alla circolare n. 28 emanata da INPS il 18 u.s., che ad ogni buon conto alleghiamo al presente Notiziario, con la quale ricorda regole e requisiti per l’accesso alla pensione nel prossimo biennio 2023-24 (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote”, adeguati agli incrementi dell’aspettativa di vita, che però non hanno subito incrementi, come da decreto MEF 27.10.2021).

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Restiamo dunque in attesa di sviluppi, di particolare interesse dei colleghi più anziani del nostro Dicastero.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

In allegato : 18.02.2022 Circolare_Inps n. 28

Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 –

Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità in uscita oggi purtroppo inesistente:

“ Come è noto, concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non oltre prorogata in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, e soprattutto di affrontare finalmente in modo strutturale lo spinoso problema relativo alla flessibilità in uscita, il Governo Draghi ha operato in legge di bilancio 2022  il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro.

E’ stata così introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il pensionamento anticipato ai lavoratori che maturano entro il 31.12.2022 64 anni d’età e 38 di contributi. E ulteriori interventi, con la stessa logica tampone, sono intervenuti attraverso la stessa legge di bilancio in ordine:

Dunque, ancora una volta solo interventi tampone da parte del Governo, in assenza di una precisa azione tesa ad affrontare una volta per tutte il problema, e a trovare soluzioni adeguate. Un limite che il Governo ha riconosciuto, proponendosi per il 2022 di agire in modo diverso, e per questo, a partire da gennaio u.s., sono stati avviati dei tavoli tecnici di confronto con le Parti sociali, ai quali sarebbe seguito un primo incontro politico che era stato calendarizzato per il 7 febbraio u.s., ma che poi alla fine è saltato. E la circostanza, visto i precedenti, induce a qualche riflessione.   

I tavoli tecnici si sono svolti nel corso del mese di gennaio e hanno riguardato tre aspetti importanti: la pensione dei giovani; la pensione delle donne; la previdenza complementare. 

A tal riguardo, l’opinione di CSE FLP Pensionati è nota da tempo: noi siamo a favore di una “pensione di garanzia” per i giovani con impieghi lavorativi precari e discontinui e con basse remunerazioni, prevedendo al contempo meccanismi di valorizzazione contributiva dei periodi di studio e di formazione; per le donne, noi chiediamo la conferma a regime di “opzione donna” con 58 anni d’età e 35 di anzianità contributiva, ma con il calcolo dell’assegno non più su base esclusivamente contributiva, come avviene oggi;  infine, in materia di previdenza complementare, noi pensiamo che la stessa debba essere ripensata, in particolare quella destinata ai lavoratori pubblici, prevedendo significativi incentivi, anche di carattere fiscale,  ed  eliminando il “silenzio-assenso” per la destinazione ad essa di TFR/TFS. 

Come si può vedere, di tutto si è parlato nei tavoli tecnici tranne che sulla materia che ha generato sinora i problemi più grossi e che rappresenta la chiave di volta per mettere mani, seriamente e strutturalmente, ad una seria riforma della legge Fornero: la flessibilità in uscita. E la circostanza non è per nulla casuale, in quanto su questo aspetto le differenze con il Governo sono allo stato molto profonde e anche difficilmente conciliabili tra loro

L’idea del Governo Draghi pare una sola: applicare in tolo la riforma Fornero, concedendo pillole di flessibilità in uscita alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna” e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come  effetto il taglio considerevole della futura pensione, sino addirittura al 30%.

L’opinione di CSE-FLP Pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; in aggiunta, noi chiediamo la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliandone ulteriormente la platea. In campo a dire il vero c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), sulla quale esprimiamo allo stato alcune perplessità.

A fronte di questa diversità di vedute di partenza sul tema della flessibilità in uscita, che tocca e coinvolge ovviamente tutte le Parti sociali facendone dello stesso il nodo gordiano in ottica riforma Fornero, il Governo ha deciso di annullare l’incontro politico con i Ministri Franco e Orlando già in agenda per il 7 u.s. rinviandolo a data da definire, e ha invece convocato martedì 15 febbraio un tavolo tecnico proprio sul tema della flessibilità in uscita, atteso che sino ad oggi non c’è stato alcun confronto in materia, e la circostanza appare alquanto inverosimile trattandosi appunto del nodo fondamentale sulla strada della riforma della legge Fornero.

Bene, conosceremo così finalmente, da vicino e sperabilmente nel dettaglio, gli orientamenti della parte pubblica in materia di flessibilità in uscita, ben consci che trovare soluzioni condivise su questo tema significa aver fatto un grande passo in avanti sulla strada della riforma.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI”

Come FLP DIFESA, seguiremo da vicino gli sviluppi di questo negoziato attraverso i comunicati del nostro Sindacato dei Pensionati, e ne daremo conto alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori interessati al problema, che nella nostra Amministrazione sono notoriamente tanti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

 

riforma pensioni


Inizia il percorso per la definizione della manovra economica 2025. Attesa per fine ottobre la presentazione in Parlamento del Disegno di Legge di Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri. Il taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35.000€ e la rimodulazione da 4 a 3 delle aliquote fiscali, un impegno gravoso assunto dal Governo, una coperta corta le cui ricadute negative potrebbero andare a discapito della categoria dei pensionati, che potrebbero essere chiamati ancora una volta a far cassa: senza proroghe, saltano Quota 103, APE Social e Opzione Donna.

10 Set 2024 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica. Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione […]


E’ arrivato in Senato il DDL di Bilancio per il 2024. Le valutazioni di CSE-FLP Pensionati: decisamente inasprite le misure in materia di pensioni: confermata “Quota 103”, ma con ricalcolo interamente contributivo, col limite del trattamento pensionistico a 2.200€ lordi, con innalzamento della finestra mobile a 9 mesi per i pubblici; confermato l’incentivo al posticipo pensionistico; confermata “Opzione donna” ma con aggravio di età; come pure accade per “APE Social”(il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi); nuove aliquote per le domande di riscatto (quattro anni di università passano da 19.000 a 66.000 €)

2 Nov 2023 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024. A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e […]


Al Ministero del Lavoro prima riunione interlocutoria del tavolo tecnico per la riforma delle pensioni. Le riflessioni della nostra Confederazione CSE sui contenuti della riunione, che ha avuto ad oggetto in particolare le possibili modifiche dei requisiti su “Opzione donna”, pesantemente intaccata dalla legge di bilancio 2023, e le prospettive pensionistiche delle nuove generazioni. Ma l’attenzione di CSE si incentra sulla necessità di una riforma organica della materia, che tenga conto del mutato scenario che caratterizza oggi il mondo del lavoro, e della sempre maggiore precarietà e discontinuità del rapporto di lavoro.

17 Feb 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 11 del 16 febbraio 2023 – Si riporta di seguito il notiziario n. 5 del 16 febbraio 2022 della nostra Confederazione CSE Roma, che riferisce dei contenuti della prima riunione sulle materie in oggetto con il Governo presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali: Ha avuto un esito essenzialmente […]


Avviato il confronto tra Governo e OO.SS. in materia di Riforma delle Pensioni, alla luce del dato che oggi l’Italia è il paese occidentale che richiede i requisiti più onerosi e pesanti, eroga le pensioni fra le più basse in assoluto, e vi applica il prelievo fiscale più alto. Le proposte di CSE-FLP : l’uscita con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, un accesso più favorevole per caregiver e fragili, il ripristino di “Opzione donna” senza ricalcolo contributivo, il ripristino dei criteri di perequazione, ridotti dalla legge di bilancio 2023, la parificazione al privato per il pagamento del TFS.

23 Gen 2023 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni. Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al […]


Le prime valutazioni di CSE-FLP Pensionati sui contenuti del DDL di Bilancio per il 2023 illustrato sui media e con comunicato stampa dalla Presidente del Consiglio Meloni, con particolare riguardo alle misure relative alla materia pensionistica: l’introduzione della “quota 103”, la proroga della “Opzione donna” con alcune modifiche inerenti il requisito anagrafico (35 anni di servizio, e 60 anni di età in assenza di figli, 59 se con un figlio, 58 se con due figli) lasciando inalterato il ricalcolo della pensione su base esclusivamente contributiva, confermata l’APE Social. Recuperato il “Bonus Maroni”.

24 Nov 2022 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 – Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023. Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno […]


CSE-FLP Pensionati interviene in materia di riforma pensioni, stante il blocco del confronto col Governo, e chiede la ripresa urgente, prima che sia mandata in approvazione, entro il 15 settembre p.v., la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanze priva di qualsivoglia modifica alla disciplina vigente. La nostra O.S. chiede fra l’altro di rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni di età per tutti e senza penalità, di rendere strutturale l’opzione donna senza ricalcolo contributivo, e la revisione delle attività gravose e usuranti.

22 Giu 2022 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 38 del 22 giugno 2022 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 10 del 20 giugno u.s., che reca le considerazioni della nostra O.S. in merito alla fase di stallo del tavolo di confronto in materia di riforma delle pensioni. Il confronto tra Governo e Parti sociali sul riordino […]


Il Documento di Economia e Finanza per il 2022 adottato dal Consiglio del Ministri il 6 aprile u.s., ora alle Camere, reca la presa d’atto del peggioramento del quadro economico determinato da più fattori, fra cui la guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi di energia, materie prime, alimentari; dunque passa in secondo piano la pur urgente e necessaria riforma della legge Fornero: pochissimo spazio a nuove flessibilità in uscita, per lo più legate a penalizzazioni economiche sul modello della “opzione al contributivo”. CSE-FLP Pensionati chiede un tavolo permanente di confronto al Ministero del Lavoro.

29 Apr 2022 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 29 del 27 aprile 2022 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionatin. 7 del 27 aprile 2022, che reca le valutazioni del nostro organismo di Settore in merito ai contenuti del documento in oggetto, con particolare riguardo alla pressochè totale assenza di interventi significativi in materia pensionistica.  Contrariamente a quanto […]


Circolare INPS in merito alle presentazione delle domande di riconoscimento dello svolgimento di mansioni particolarmente usuranti e dei lavori notturni a turni, che vanno presentate entro il 1° maggio 2022 per coloro che maturano i requisiti agevolati per l’accesso alla pensione nell’anno 2023. Comunicato di CSE FLP Pensionati, che fa anche il punto di situazione sul confronto tra Governo e OO.SS. sulla riforma della c.d. legge Fornero, confronto che vive oggi una fase di stallo. Il nodo è la flessibilità in uscita

24 Mar 2022 - Flp Difesa

Notiziario FLP DIFESA n. 23 del 24 marzo 2022 – A seguito della pubblicazione della nuova circolare emanata dall’INPS sui lavori particolarmente usuranti e sui lavori notturni a turni che interessano anche i lavoratori civili della Difesa, il Sindacato CSE FLP Pensionati ha diffuso una nota nella quale, oltre a informare gli interessati dei contenuti […]


Flessibilità in uscita, la posizione di parte pubblica: disponibilità all’uscita anticipata rispetto ai termini previsti dalla legge Fornero al prezzo di un ricalcolo contributivo sull’intero montante (sul tipo dell’opzione donna), o di una penalizzazione percentuale sull’assegno pensionistico. Bocciata la proposta di uscita senza penalità con 41 anni di contributi, nonostante la conclamata sostenibilità del sistema previdenziale da qui a 15 anni per effetto del COVID19. Le novità sul cedolino di marzo. La circolare INPS sui requisiti per le uscite nel biennio 2023-2024, non condizionate da incrementi dell’aspettativa di vita.

23 Feb 2022 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 14 del 23 febbraio 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 3 del 22 febbraio 2022, che reca gli aggiornamenti su quanto emerso dal confronto al tavolo tecnico OO.SS. – tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero del Lavoro in materia di riforma delle pensioni.  Come […]


A rilento il negoziato per apportare modifiche alla riforma pensionistica introdotta nel 2011 dalla prof. Fornero. Gli sviluppi dei tavoli tecnici avviati a gennaio u.s., ma saltato il tavolo politico previsto per il 7 febbraio u.s. Il problema riguarda essenzialmente la flessibilità in uscita, rispetto alla quale il Governo pone una condizione: il ricalcolo contributivo. Convocata una riunione tecnica sul tema flessibilità in uscita. Il comunicato diffuso dal sindacato CSE-FLP pensionati e le relative proposte sul tema.

17 Feb 2022 - Flp Difesa

Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità […]


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