Notiziario FLP DIFESA n. 20 del 15 marzo 2022 –
Come noto, la legge di bilancio per l’anno in corso approvata dal Parlamento a fine anno 2021 contiene la possibilità di lasciare anticipatamente il servizio per coloro che, dal 1 gennaio ala 31 dicembre 2022, maturino la cosiddetta “quota 102”, che prende così il posto di “quota 100”.
Il nostro istituto previdenziale, l’INPS, ha emanato in data 8 marzo 2022 la circolare n. 38 con la quale ha dato istruzioni per la presentazione delle domande da parete dei lavoratori interessati a questa nuova opzione, che è stata oggetto di una nota diffusa dal nostro Sindacato Pensionati il cui testo riportiamo di seguito integralmente.
“Con circolare della Direzione Centrale Pensioni n. 38 dell’8 marzo u.s., condivisa con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e che qui alleghiamo per opportuna conoscenza dei lavoratori interessati, l’INPS ha fornito le attese istruzioni in merito all’applicazione della pensione anticipata con la c.d. “quota 102”, che, come si ricorderà, è stata introdotta con norma contenuta nella legge di bilancio 2022 (art.1, comma 87, Legge 31.12.2021, n. 310) dopo lo stop a “quota 100”, motivato dal Governo in ragione dei dichiarati alti costi di quell’opzione, e anche per assicurare un po’ di flessibilità in più nelle uscite dal lavoro nel corso del 2022.
Come si legge nella circolare INPS, possono accedere a “quota 102” i lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) dei settori pubblico e privato, e gli iscritti alle gestioni separate INPS, che entro il 31 dic. 2022 maturino un’età anagrafica di almeno 64 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni (non può invece accedere a “quota 102” il personale del “Comparto Sicurezza e Difesa”, e dunque quello delle Forze Armate, Forze di polizia, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco). Il diritto a pensione, una volta maturato nel corso del corrente anno, si cristallizza, e può quindi essere esercitato anche successivamente al 2022.
La decorrenza delle pensioni è invece diversificata a seconda del datore di lavoro e della gestione INPS: i dipendenti del privato e i lavoratori autonomi dovranno aspettare tre mesi fra la maturazione del requisito e l’accredito del primo assegno pensionistico, mentre per i dipendenti pubblici la finestra è di sei mesi, come già avvenuto per quota 100. Per i primi (privati e autonomi), dunque, la prima decorrenza utile è il 2 aprile (per le gestioni separate INPS il 1° maggio), mentre per i dipendenti della PP.AA. la prima finestra è fissata al 2 luglio (1 agosto per le gestioni separate INPS). Invece, per il personale del comparto Scuola e AFAM, la decorrenza dell’assegno è legata alla data di cessazione dal servizio legata all’inizio del nuovo anno scolastico.
La circolare INPS ribadisce anche le regole per la “cumulabilità”: si può utilizzare il cumulo dei periodi assicurativi versati o accreditati presso due o più forme di assicurazione obbligatoria gestite dall’INPS, ivi compresi anche quelli da riscatto; non è invece possibile il “cumulo” con redditi da lavoro dipendente o autonomo ad eccezione di quelli occasionali e comunque contenuti entro il limite dei 5mila euro lordi annui.
La circolare INPS reca infine alcune importanti precisazioni che è utile richiamare: la prima (punto 5.) riguarda i titolari di assegno ordinario di invalidità, che potranno accedere nell’anno in corso alla pensione anticipata a condizione che cessino dalla titolarità dell’assegno di invalidità; la seconda (punto 7.) riguarda invece strettamente i lavoratori pubblici e conferma che il termine per la liquidazione di TFS/TFR per coloro che accedono a “quota 102” è fissato decorsi 12 mesi dal raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia (67 anni) e dopo 24 mesi dopo aver raggiunto il requisito teorico per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le lavoratrici e 42 anni e 10 mesi per i lavoratori). La circolare INPS ricorda però che “rimane ferma la possibilità di accedere all’anticipo finanziario TFS/TFR” che, in base al DL n. 4/2019, potrà essere concesso, nei limiti dell’importo netto di 45mila €, da parte di un Istituto di credito o intermediario finanziario che aderisce all’Accordo quadro sottoscritto dai Ministri PA, MEF e Lavoro e l’ ABI (Associazione bancaria Italiana), poi recepito con DM 19 08.2020, che contiene regole e modulistica per avviare la richiesta di anticipo.
IL COORDIN AMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI “
In allegato, la circolare emanata dall’INPS a beneficio dei colleghi e eventualmente interessati.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Allegato: Circ_INPS_n38_080322_ istruzioni_per_pensione_quota_102
Notiziario FLP Difesa n. 2 del 14 gennaio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 1 del 5 gennaio 2022 di CSE-FLP Pensionati, che sviluppa la propria analisi sulle novità introdotte dalla legge di bilancio per il 2022 di interesse dei lavoratori in pensione e dei colleghi prossimi al collocamento in quiescenza.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 310 del 31 dicembre u.s. – S.O. n. 49/L – è stata pubblicata la legge 30.12.2021, n. 234 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2022 e quello pluriennale per il triennio 2022-2024, i cui contenuti risultano in molte parti significativamente modificati rispetto al disegno di legge approvato originariamente dal Consiglio dei Ministri a ottobre u.s.. Trattasi della manovra finanziaria per l’anno in corso, complessivamente pari a circa 32 miliardi di euro, che contiene interventi e misure che toccano settori e materie diverse, e tra queste naturalmente anche quelli che riguardano direttamente le pensioni.
Le novità in materia previdenziale sono quelle ricomprese nei commi dal n. 87 al n. 118 della predetta legge, e riguardano in particolare l’introduzione della c.d. “quota 102”, l’allargamento dell’APE Sociale e la conferma di “opzione donna” e, inoltre, alcune particolari disposizioni.
- QUOTA 102 (commi 87-88): concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non prorogata dall’attuale Governo in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, si è operato il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro. Infatti, viene introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il collocamento in pensione anticipata ai lavoratori che maturano entro il 31 dicembre c.a. 64 anni d’età e 38 anni di contributi. Rispetto a quota 100, si alza dunque di due anni il requisito anagrafico lasciando intatto quello contributivo, e pertanto lo scalone di 5 anni viene sì annullato ma non si azzera totalmente, tramutandosi solo in uno scalino di due anni, certo meno importante ma pur sempre ancora penalizzante. Restano fuori i nati nel 1959 che a fine 2021 non avevano i 38 anni di contributi ma li matureranno nel 2022, perché privi del requisito di età. E sono tagliati fuori anche i nati nel 1960 che maturano i 38 anni nel 2022, sempre per effetto del requisito di età più alto. Rientrano invece coloro che compiono 64 anni nel 2022 e non rientrati in “quota 100” negli anni scorsi per mancanza del requisito contributivo. In base alle ultime stime, a maturare i requisiti per “quota 102” nel 2022 saranno poco più di 34.000 persone, ma escludendo chi aveva già il diritto a “quota 100”, si scende a poco più di 8.500 persone. Poca cosa davvero!
- APE SOCIAL (commi 91-93): viene prorogata per tutto il 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati (che nel 2022 non dovranno però più aspettare tre mesi dal termine degli ammortizzatori sociali), caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti mansioni, che in ogni caso debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.
La legge allarga però la platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti rispetto all’elenco originario di cui all’allegato C della legge finanziaria 2017 (L.232/2016), ricomprendendo altre categorie, per come si evince dalla tabella allegato 3 della Legge di bilancio. A questi si aggiungono gli operai edili dei cantieri, i ceramisti e i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta, per i quali si riduce però a 32 anni il requisito di anzianità contributiva. Mantenuta anche per le lavoratrici la riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio.
I beneficiari percepiranno un assegno ponte mensile di max 1.500 € e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia e, secondo le ultime stime, i beneficiari sarebbero circa 21.600.
- OPZIONE DONNA (comma 94): viene prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti: 35 anni di contributi e 58 anni d’età per le lavoratrici dipendenti (59 per le autonome), con contestuale conferma del ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi pre 1996, un onere molto pesante. In pratica, la proroga estende il diritto alle lavoratrici dipendenti nate nel 1963 ed a quelle autonome nate nel 1962. Resta inoltre, ai fini della decorrenza della pensione, la finestra mobile, di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 per le autonome fra la maturazione del diritto e la prima decorrenza utile per la pensione.
La legge di Bilancio reca inoltre altre particolari disposizioni in materia previdenziale:
- istituisce un “fondo” per favorire l’uscita dal lavoro dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni (commi 89-90);
- detta alcune disposizioni per il personale del comparto Sicurezza e Difesa (commi 97-102) e per le prestazioni di INPGI per i giornalisti con rapporto di lavoro subordinato (commi 113-118);
- allarga al 2022 e 2023 il periodo di sperimentazione del contratto di espansione, con limite minimo di 50 unità lavorative in organico per poter accedere al beneficio.
Ma la legge di bilancio interviene anche sul regime fiscale dei pensionati e porterà nel 2022 qualche spicciolo in più negli assegni percepiti mensilmente, e questo in ragione degli interventi operati sulle aliquote IRPEF (soppressione aliquota del 41%, abbassamento della seconda aliquota dal 27 al 25% e della terza dal 38% a 35 fino a 50.000€, e tassazione al 43 % dei redditi superiori) e riorganizzazione/armonizzazione delle detrazioni anche per i redditi da pensione (commi 2-4).
Questi interventi appaiono però orientati a favore dei redditi medio alti. Secondo uno studio dell’Ufficio parlamentare del bilancio, la riforma delle aliquote avvantaggerà soprattutto coloro che hanno redditi individuali tra i 42 e i 54mila euro, mentre avrà un impatto nullo sui redditi più bassi (c.d. “incapienti”) e minimo invece su quelli medio bassi, che costituiscono la gran parte delle pensioni attuali (per redditi fino a 20mila euro l’anno, il beneficio sarebbe di solo un centinaio di euro all’anno, meno di 10 euro al mese). Qualche spicciolo in più, dunque, ma davvero solo qualche spicciolo.
Queste, in sintesi, le novità per il 2022 della Legge di Bilancio che interessano più da vicino i pensionati, rispetto alle quali non possiamo che confermare il giudizio complessivamente negativo sulle scelte operate del Governo in materia previdenziale nei termini già espressi nei precedenti Notiziari, e che ora ribadiamo negli stessi termini anche per quanto attiene agli interventi fiscali.
Il 2022 dovrebbe essere l’anno buono per la riforma della Legge Fornero, il Presidente Draghi lo ha preannunciato, ma manca ancora un percorso preciso e un calendario di incontri con le Parti sociali.
La speranza è che la si faccia davvero, in ogni caso ne vedremo gli sviluppi. Buon anno 2022 a tutti!
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Contiamo dunque sulla ripresa del confronto per una riforma vera della legge Fornero, anche se allo stato le attività del nostro Parlamento sono concentrate sulla elezione del nuovo Presidente della Repubblica, che potrebbe condizionare anche il quadro politico a venire.
Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 80 del 20.11.2021 –
Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP 67 del 17 novembre u.s., con il quale si informa della sottoscrizione all’ARAN dell’ipotesi di nuovo ACQ in materia di costituzione ed elezione delle RSU.
Definito nel corso della riunione tenutasi ieri tra Aran e Confederazioni rappresentative del lavoro pubblico, il nuovo Accordo Collettivo Quadro in materia di costituzione delle RSU e per la definizione del regolamento elettorale.
Un testo che aggiorna alcune disposizioni rispetto all’ACQ precedente, con particolare riferimento all’elettorato attivo e passivo, alle modalità di funzionamento delle RSU, alle modalità di presentazione delle liste, alla piena esigibilità di fronte alle Commissioni elettorali dei dispositivi del Comitato dei garanti in caso di controversie.
Da segnalare la possibilità, ora prevista, della presentazione delle liste mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata e della firma digitale del presentatore, in alternativa alla presentazione fisica presso gli Uffici. Una nuova opportunità, frutto di una nostra specifica richiesta poi condivisa dall’Aran, nonostante le numerose e inaccettabili resistenze di altre Confederazioni sindacali.
Condizione questa ancora più necessaria in una fase in cui l’emergenza sanitaria purtroppo non è finita, che permetterà di evitare le strozzature e le difficoltà che fatalmente potrebbero crearsi in una tornata elettorale che interesserà decine di migliaia di posti di lavoro.
Ora per la partenza formale delle procedure bisognerà concordare a breve presso l’Aran il Protocollo il calendario elettorale (a meno di ritardi e/o imprevisti le elezioni si terranno entro il 15 aprile 2022).
Alleghiamo il testo dell’Ipotesi di Accordo Collettivo Quadro che diventerà esecutivo al momento della sottoscrizione definitiva dopo il previsto iter degli organi di controllo.
La Segreteria generale FLP
Davanti alla prospettiva imminente dell’avvio della campagna elettorale per il rinnovo delle RSU, rilanciamo dunque la campagna di adesioni alla nostra O.S., auspicando che la spinta al cambiamento porti nuova linfa anche in termini di candidature RSU, in tempi in cui il massiccio collocamento in pensione delle nostre leve più anziane ci priva anche di molti ottimi dirigenti sindacali.
Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Allegato: 2021.11.16 IPOTESI NUOVO ACCORDO QUADRO RSU 2022
Notiziario FLP Difesa n.76 del 4 novembre 2021 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del Notiziario diffuso dal nostro Sindacato Pensionati (CSE FLP Pensionati) che fa il punto sugli intendimenti preannunciati dal Governo per il 2022 in materia di pensioni, dopo mesi e mesi di proposte e di mancato confronto tra Governo e Parti sociali
In data 28 u.s., il Consiglio dei Ministri ha varato la manovra economica per l’anno 2022 e conseguentemente approvato il relativo disegno di legge, i cui contenuti essenziali sono stati illustrati nella conferenza stampa del presidente Draghi e del Ministro Franco, ma il cui testo ufficiale sarà reso noto solo con la trasmissione ufficiale al Senato, che è annunciata per il 3 o 4 novembre pp. vv..
All’interno del DDL Bilancio 2022, il Capo II è interamente dedicato alle pensioni con le relative scelte, dopo il gran parlare che se ne è fatto in tutti questi mesi con le varie ipotesi in campo e, di contro, il silenzio assordante venuto dal Governo che solo ora, in sede di DDL, ha reso noto le proprie intenzioni.
Che, a nostro giudizio, non appaiono in alcun modo soddisfacenti, evitando ancora una volta di dare soluzione ai problemi che si trascinano dall’entrata in vigore della riforma Fornero e, rispetto ai quali, il Governo oggi mette solo una pezza (inadeguata) per il 2022, rinviando al futuro la necessaria riforma.
La necessità di intervenire in materia previdenziale era nota a tutti, atteso che il collocamento in pensione con 62 anni d’età e 38 anni di contributi (c.d. “quota 100”, introdotta in forma sperimentale per il biennio 2020-21 dal DL 4/2019) non sarebbe stata più possibile.
Lo stop a “quota 100”, già deciso dal Governo, avrebbe trovato giustificazione nei costi, pare alquanto elevati, di questa misura per le casse dello Stato, come peraltro segnalato da OCSE e Corte dei Conti, a fronte di una platea di utilizzatori di numero molto inferiore rispetto al previsto. I dati recentemente forniti dall’INPS e relativi alle adesioni fino al 31.08.2021, parlano di un totale di 341.128 lavoratori (dipendenti + autonomi) che hanno beneficiato di “quota 100”, di cui 107.237 nel settore pubblico, con una spesa che ha superato sinora 11,5 mld (oltre 4 se si guarda al solo settore pubblico).
C’era però un problema. La cancellazione di “quota 100” avrebbe prodotto in automatico, dal 1 gennaio p.v., il ritorno alla “legge Fornero”, con le sue due uniche opzioni: pensione di vecchiaia a 67 anni, e dunque con un brusco innalzamento di cinque anni per il requisito anagrafico (età pensionabile), oppure pensione anticipata che richiede 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne ed un anno d’età in più per gli uomini. Occorreva dunque individuare e introdurre, a partire dal 1.01.2022, nuovi meccanismi di flessibilità in uscita allo scopo di scongiurare il c.d. “scalone”.
A tal riguardo, la Commissione Lavoro della Camera aveva avviato una riflessione e approfondito alcune proposte, mentre il Ministro del Lavoro aveva aperto un tavolo con le Parti Sociali, di cui però si è persa traccia nel tempo e che anche per questo non è ancora approdato ad alcuna proposta condivisa.
Queste le diverse ipotesi in campo, e tutte finalizzate a scongiurare l’innesco dello scalone:
- Quota 41, ovvero la possibilità di ritirarsi con 41 anni di contributi, senza requisito anagrafico, abbassando così l’attuale soglia della pensione anticipata, senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale, e che a nostro giudizio rappresentava la scelta auspicabile.
- Quota 102: ovvero la possibilità di pensionarsi con 64 anni di età e 38 di contributi, anche in questo caso senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale.
- Opzione contributivo: ricalcolo della pensione interamente con il sistema contributivo con 64 anni di età e 20 anni di contributi, con un meccanismo simile a quello di Opzione Donna.
Infine, ultime ipotesi in campo, prorogare e rendere strutturali nel tempo due opzioni in essere, già prorogate con la legge di bilancio 2021 e che andrebbero in scadenza il 31 dicembre p.v.:
- Opzione donna: matura con 35 anni di contributi e 58 anni d’età, con la condizione che il calcolo per l’assegno pensionistico sia totalmente contributivo, anche per i periodi antecedenti al
- APE Sociale: richiede 63 anni di età e 30-36 anni di contributi a seconda della fattispecie, ed è destinata solo ad alcune categorie di lavoratori: disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%, e addetti a mansioni gravose o pesanti di cui all’elenco recato dall’allegato C della legge finanziaria 2017 (L.232/2016), mansioni che in ogni caso debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7 o per 7 anni negli ultimi 10. L’idea era quella di allargare l’elenco delle tipologie lavorative gravose o pesanti, permettendo ad una platea maggiore di lavoratori di accedere a questa opzione e, a tal proposito, era stata insediata presso il Ministero del Lavoro un’apposita Commissione che aveva concluso i suoi lavori a settembre u.s. individuando 207 nuove mansioni rispetto alle attuali 65, tutte da riclassificare come gravose, il che comporterebbe per questi lavoratori l’accesso nel 2022 all’ APE social, fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. L’elenco dettagliato non è stato ancora definito, ma dovrebbe ricomprendere i professori della scuola primaria (che si aggiungerebbero ai professori delle scuole d’ infanzia, già ricompresi nel vecchio elenco), gli infermieri e le ostetriche, i magazzinieri e gli addetti anche non qualificati al trasporto e alla logistica, i portantini e gli addetti alle pulizie in hotels/ristoranti /navi.
Rispetto alle ipotesi di cui sopra, le scelte operate dal Governo nel DDL Bilancio in materia di pensioni per il 2022 sono le seguenti:
- Quota 102: dal 1° gennaio p.v., e fino al 31 dicembre 2022, si potrà andare in pensione con64 anni di età e 38 anni di contributi, con penalizzazioni sull’assegno previdenziale. Come per quota 100, il diritto però si cristallizza: significa che, se viene maturato nel 2022, potrà esercitarsi anche dopo.
- Opzione donna: viene prorogata al 2022, ma a parità del requisito contributivo (35 anni), sale invece il requisito anagrafico: 60 anni per le lavoratrici dipendenti e 61 per le autonome (ma il Governo pare stia tuttora riflettendo sulla possibilità di mantenere i 58 anni o andare max a 59), con il mantenimento del ricalcolo interamente contributivo della pensione, con le ben note penalizzazioni (quasi un terzo).
- APE sociale: anche questa opzione viene prorogata per l’intero 2022, con però l’allargamento della platea degli aventi diritto, e dunque con l’ammissione di ulteriori professioni e mestieri. I beneficiari percepiranno un assegno ponte mensile di max 1.500 € e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. Le regole di accesso sono però le stesse di quelle sin qui applicate: servono almeno 63 anni d’età e 36 anni di contributi per gli addetti a mansioni gravose, mentre servono 30 anni di contributi per disoccupati che non possono più utilizzare gli ammortizzatori (ma senza più i tre mesi di attesa), per caregiver e per persone con handicap lavorativo almeno al 74%.
Queste, in sintesi, le scelte operate dal Governo in materia previdenziale.
Ebbene, a questo proposito, esprimiamo un giudizio complessivamente negativo in merito agli intendimenti dell’Esecutivo.
In primis, per il metodo usato: le scelte per il 2022 non hanno un respiro strategico ma sono ispirate solo da una logica tampone, e rinviano ancora una volta al futuro le scelte da operare, in un Paese, l’Italia, che presenta in Europa i requisiti più onerosi per accedere alla pensione. Che andranno a penalizzare non solo centinaia di migliaia di lavoratori che ambirebbero oggi a uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, ma anche in futuro milioni di donne, di giovani e di precari, per i quali una pensione dignitosa rappresenta allo stato davvero una chimera.
Scelte peraltro adottate dal Governo, al netto di ogni confronto preliminare con le Forze Sociali che non c’è mai stato in tutti questi mesi, e che appaiono ispirate da un unico criterio: quello del risparmio di cassa, come è testimoniato dalle esigue risorse destinate dal DDL alla spesa pensionistica: 601 milioni nel 2022, 451 milioni nel 2023, 507 milioni nel 2024 (poco più di 1,5 miliardi nel prossimo triennio).
Si potevano, e a nostro giudizio si dovevano, destinare maggiori risorse nel triennio per operare una seria riforma della Fornero, per finanziare in primo luogo l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti e senza penalizzazioni. Sarebbe stata una scelta coraggiosa, ma il Governo ha ritenuto di non farla.
E il Presidente Draghi ha anche spiegato il perché in conferenza stampa: l’obiettivo è il contributivo pieno a partire dal 2023, senza più alcuna flessibilità in uscita. Dunque, la piena attuazione della Legge Fornero, che continuerà per questa strada a produrre danni su danni, e a pagarne le conseguenze saranno oggi i lavoratori in attività vicini alla pensione e domani, milioni di giovani e di donne.
Se questo è l’obiettivo, di strada se ne farà davvero poca, almeno per quanto ci riguarda!
In ogni caso, seguiremo da vicino l’iter legislativo e il dibattito parlamentare e ne daremo conto ai colleghi, con l’auspicio che le Camere modifichino in positivo le scelte del Governo.
Per completezza d’informazione, e a beneficio di quanti sono già percettori di trattamenti previdenziali, dobbiamo ricordare che, a fronte della significativa crescita del tasso di inflazione nell’anno in corso (a settembre u.s. eravamo già al 3%, rispetto al tasso di inflazione programmata per il 2021 a suo tempo fissato dalla NADEF 2020 allo 0,5%), dopo due anni di blocco, nel 2022 ci sarà la perequazione automatica delle pensioni – per come richiesto a suo tempo da CSE al tavolo di confronto con le Parti sociali promosso dall’allora Ministra Catalfo –, che costituisce il meccanismo attraverso il quale l’importo degli assegni previdenziali viene adeguato all’aumento del costo della vita indicato dall’ISTAT, e questo al fine di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni. Un meccanismo, quello della perequazione automatica delle pensioni, bloccato nel 2011 dalla legge Fornero (uno dei tanti danni prodotti da quella legge…), e poi ritornato in vita a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, con la quale la Consulta dichiarò incostituzionale il blocco biennale disposto dalla c.d. Legge Fornero.
E detta rivalutazione dovrebbe peraltro avvenire nel 2022 con criteri più favorevoli, in quanto dal 1° gennaio del prossimo anno, si ritornerà al vecchio criterio di rivalutazione per scaglioni d’importo (meccanismo valido sino al 2011) che assicura ai pensionati incrementi più favorevoli rispetto ai criteri sinora in vigore.
Condividiamo pienamente l’analisi estremamente critica del nostra Organizzazione dei Pensionati CSE FLP, e confidiamo che si apra finalmente il tavolo di confronto che è mancato sinora tra Governo e Sindacati per modificare le scelte inaccettabili che il Governo ha operato in sede di DDL.
Al momento in cui scriviamo, non è ancora noto il testo finale del DDL Bilancio in quanto non ancora pervenuto in Senato, che sarà quest’anno ad esaminare e votare il provvedimento per primo rispetto alla Camera.
Attendiamo con grande curiosità di leggere questo testo, non solo evidentemente per la parte pensioni, ma anche per tutte le altre disposizioni, in particolare quelle che ci riguardano come lavoratrici e lavoratori della Difesa.
Avremo pertanto modo, nei prossimi giorni, di ritornare sull’argomento.
Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA