Notiziario n. 11 del 28 gennaio 2012 –

Il Ministro Patroni Griffi con il Capo Dip. Naddeo
Il Ministro Patroni Griffi con il Capo Dip. Naddeo

Il Ministro della F.P. Patroni Griffi, per conto del Presidente del Consiglio dei Ministri, e il Ministro dell’Economia e Finanze Grilli,  hanno finalmente firmato il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri)  che reca la data del 22.01.2013 e recepisce i nuovi organici di alcune AAAmministrazioni Centrali, tra le quali anche la Difesa, in applicazione dell’art. 2, c.1, del D.L. 6.07.2012, n. 95 (“spending review”).

Come si ricorderà, la  norma sopra richiamata ha disposto il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non)  e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di tale personale” con riferimento al personale non dirigente.  Rispetto alla dotazione organica discendente dal D.L. 138/2011 unità, il DPCM fissa così le nuove dotazioni: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori etc. Invece,  la nuova dotazione organica del personale dirigente è pari a n. 117  (erano n. 133 dopo il D.L. 138).

IL DPCM recepisce in toto la proposta messa a punto dalla Difesa anche attraverso il positivo confronto con il Sindacato (vds. Notiziario n. 136 del 17.10.2012)  e reca  una novità grande e positiva: il rientro in organico di 1.761 lavoratori (1.824 – 63) di area 1^, dal 2005  tutti in eccedenza, e sui quali pendeva  maggiormente il “rischio esubero” al 1.07.2013  e di collocamento in disponibilità  (trattamento complessivo al 65% per 24 mesi, e poi il licenziamento).  Era stata, come si ricorderà,  la prima richiesta di FLP DIFESA, che era stata giudicata in un primo momento poco praticabile dallo stesso Ministro, e poi invece resa possibile dalle indicazioni venute dalla Direttiva FP n. 10/2012  che, in relazione alla c.d. “compensazione interna”,  aveva previsto che “….il soprannumero di un’area/profilo è eventualmente possibile neutralizzarlo riducendo le disponibilità di posti nelle altre aree secondo una corrispondenza di valore finanziario”.  Opportunità colta al volo dall’A.D., alla quale va dato atto del positivo lavoro fatto.

Ora dovrebbe partire la seconda fase di attuazione della “spending”.  Le presenze effettive di personale stimate da Persociv al 31.10.2012 (si veda la tabella da noi messa a punto e allegata al Notiziario n. 136) erano le seguenti: n. 2.046 in area 1^; n. 24.586 in area 2^ e n. 2.506 in area 3^.  Rispetto alle nuove dotazioni organiche recepite nel DPCM, emergerebbero  dunque  eccedenze in area 1^ per n. 222 unita e in area 2^ per n. 1.340, e invece  carenze per n. 175 unità in area 3^.  Nel complesso, la “eccedenza assoluta”,  come la definisce la F.P., , è pari a n. 1.562 unità, a fronte del quale il numero di personale in possesso dei requisiti ante riforma Fornero per l’accesso al pensionamento entro il 31.12.2014  sarebbe però di molto superiore (dai nostri calcoli, n. 232 in area 1^ e n. 2.560 in area 2^, per un totale di n. 2.792 posizioni soprannumerarie riassorbibili, in ragione della possibilità offerta dall’art. 2, comma 1,  let. a) del DL 95, poi convertito nella Legge 135. Una situazione, dunque, apparentemente tranquilla, che scongiurerebbe la possibilità di avere esuberi e collocamenti in disponibilità al 1 lug.2013, e che, a fronte di quanto previsto dal cronoprogramma allegato alla richiamata Direttiva FP n. 10, si dovrà tradurre ora, tra le altre cose,  nella predisposizione di “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”;  nella individuazione nominativa  “del personale in possesso dei requisiti”  per il pensionamento; nella comunicazione “al personale interessato della data di collocamento a riposo”;  e,  infine, nellaindividuazione “dei soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”.  Come si può capire, la strada da fare  è ancora abbastanza  lunga e complessa.

In attesa della pubblicazionedel provvedimento  in Gazzetta Ufficiale, pubblichiamo di seguito   il testo integrale del DPCM  22.01.2013 e le tabelle che interessano il Ministero della Difesa.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: DPCM 22.01.2013 – testo integrale

Allegato 2: DPCM 22.01.2013 – tabelle di interesse del Ministero Difesa

 

Notiziario n. 169 del 6 dicembre 2012 –

Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento Funzione Pubblica

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 29 del 05 dicembre 2012 relativo all’ incontro con il Ministro Patroni Griffi che si è tenuto nel pomeriggio del 3 dicembre presso la sede della Funzione Pubblica.

” Nulla o poco di nuovo, il risultato dell’incontro con il Ministro Patroni Griffi che si è tenuto nel pomeriggio del 3 dicembre u.s. presso i locali della Funzione Pubblica.

Altri gli auspici e le indicazioni che erano emersi dalle parole del Consigliere Naddeo,  Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, che nella precedente riunione del 28 novembre aveva anticipato alle parti sociali che, nella riunione del Consiglio dei Ministri prevista per il venerdì successivo, si sarebbero concretizzate delle soluzioni tecniche finalizzate alla proroga dei contratti in scadenza al 31.12 dei lavoratori precari della P.A..

Ed invece, secondo le parole del Ministro, il provvedimento che dovrà essere adottato è ancora in corso di predisposizione e, fatto ancora più preoccupante,  deve essere individuato lo strumento legislativo più adeguato che consenta di rendere efficace la possibile proroga fino al 31 luglio 2013 dei contratti in essere.

Il Ministro ha confermato nuovamente la volontà espressa negli incontri precedenti e cioè che la proroga al 31 luglio 2013 consentirà di avere il tempo necessario per avviare trattative finalizzate alla stipula di un accordo quadro per la gestione a regime della materia relativa ai lavori precari nell’ambito più generale della regolamentazione delle flessibilità in entrata nel pubblico impiego, recependo così – anche nel Pubblico Impiego – le nuove norme introdotte dalla riforma Fornero.

Ha confermato inoltre che sono in preparazione norme per l’effettuazione di concorsi per contratti a tempo indeterminato con la previsione della riserva di posti al personale con contratto a termine di durata almeno triennale.

La delegazione CSE presente al tavolo manifestando le proprie perplessità in ordine alla sostanziale assenza di novità rispetto alla riunione della scorsa settimana, ha ribadito comunque la propria contrarietà alla previsione di ennesimi “concorsi” con il meccanismo della riserva dei posti o di titoli preferenziali quale unico sistema di soluzione di un fenomeno di precariato diffuso oramai “storicizzato”, proponendo anche la previsione di processi di stabilizzazione di almeno una parte lavoratori precari di lungo corso.

 Il Ministro ha toccato poi l’argomento della “spending review” comunicando che sulla partita delle eccedenze nella P.A. si sta completando il quadro di riferimento e che a breve sarà possibile avviare uno specifico confronto sulla gestione degli esuberi.

Come CSE confermiamo il nostro giudizio negativo sulla scelta governativa mirata a far cassa con un nuovo taglio lineare. Oggi ci troviamo di fronte ad un primo pacchetto di eccedenze su cui, nella maggior parte dei casi, non si è proceduto ad effettuare alcun esame congiunto ne informazione preventiva o successiva con le Organizzazioni Sindacali di singolo Settore/Amministrazione.

Nel frattempo, proprio in Consiglio dei Ministri sono state effettuate le prime compensazioni fra le proposte di organico delle diverse Amministrazioni Centrali e  anche su questo, il silenzio più assoluto,  salvo leggere sulle cronache dei giornali, da parte del Ministro Patroni Griffi, di ulteriori 3.300 esuberi oltre i 4028 già annunciati.

In relazione a quanto sopra, come CSE chiediamo con forza al Ministro un concreto impegno affinché venga avviato un vero confronto:

– a livello di singola amministrazione, sulle relative dotazioni organiche  anche se si tratta di scelte oramai operate; sui regolamenti di amministrazione; sui percorsi di pensionamento; sui processi di riorganizzazione in essere ed in prospettiva;

– a livello di Funzione Pubblica  e/o di Aran, su nuove relazioni sindacali; sui criteri legati alla mobilità del personale; sulla formazione del personale; sul modello di riorganizzazione della PA e sulle possibili ricadute in termini di sostenibilità.

Su tutti questi aspetti chiediamo al Ministro Patroni Griffi la definizione di un percorso chiaro, calendario alla mano, di impegni precisi che possano e debbano proseguire anche oltre il tramonto della attuale compagine governativa, chiediamo che onori le scelte per le quali si è battuto da tecnico e da politico attraverso un atto di responsabilità per una parte così importante quale è la Pubblica Amministrazione Italiana. 

                                                                                                    LA SEGRETERIA GENERALE CSE “

Notiziario n. 163 del 28 novembre 2012 –

I Ministri Filippo Patroni Griffi e Elsa Fornero

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 28 del 28.11.2012 relativo al secondo tavolo tecnico tenutosi presso il Dipartimento della Funzione Pubblica  in ordine alle importantissime problematiche legate ai lavoratori precari che operano nell’ambito del Pubblico Impiego.

“Come preannunciato nel notiziario del 23 u.s., questa mattina si è svolto presso il Dipartimento della Funzione Pubblica un secondo incontro del tavolo tecnico con lo scopo di verificare le possibili disponibilità del Ministro Patroni Griffi in ordine alle diverse ed importantissime problematiche legate ai lavoratori precari che operano nell’ambito del Pubblico Impiego.

A tal proposito vale la pena di ricordare che nella precedente riunione la stessa Funzione Pubblica aveva fornito un primo tabulato con alcuni dati, parziali, che quantificavano il fenomeno del lavoro precario nella P.A. in circa 80 mila unità, mentre le Confederazioni Sindacali hanno rivendicato con forza una soluzione politica tesa a definire una proroga generale dei contratti in essere, al fine di evitare la drammaticità di situazioni occupazionali di fortissime dimensioni.

Ebbene, in apertura della riunione di oggi il Cons. Naddeo, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, ha fornito un nuovo dato numerico relativo al censimento dei lavoratori precari nel Pubblico Impiego suddiviso per Comparti (Autorità Centrali, Settore Scuola e Settore Regioni e Autonomie Locali), che definisce una dimensione del fenomeno superiore a 250 mila unità; in più, ed è la cosa per la quale ci siamo battuti, ha comunicato che nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri, prevista per venerdì 30 novembre, il Ministro Patroni Griffi dovrebbe far approvare un emendamento al DL di Stabilità con il quale si prorogano di altri sei mesi i contratti in essere, di qualsiasi tipo essi siano. 

 A questo punto, una volta approvato l’emendamento e definito lo specifico atto di indirizzo, si potrà effettivamente far decollare il CCNQ sul Precariato da definirsi presso l’ARAN e che dovrebbe fissare gli strumenti normativi e le regole a fattor comune utili alle parti (Amministrazioni e forze sociali) per la stipula dei nuovi contratti. Una notizia positiva e per certi versi inaspettata visto le recenti dichiarazioni del Ministro, ma che fa rimanere inalterato il nostro convincimento sulla necessità di trovare soluzioni tese a definire un percorso di stabilizzazione dei contratti di lavoro in essere e sul quale ovviamente necessiterà un nuovo e maggiore impegno di carattere politico e, forse, di un nuovo esecutivo che ne prenda in carico la soluzione.

L’incontro in Funzione Pubblica è stato anche l’occasione per ribadire la necessità di definire in sede politica quelle problematiche ancora in sospeso e ritenute dalle forze sociali di assoluta importanza:

– prima e unica riunione e la consegna e la discussione su quelli ancora mancanti (Agenzie Fiscali, MEF, INPS, Giustizia, Interni, Esteri);

– la definizione di un accordo quadro sulle relazioni sindacali ed in particolare sulla mobilità;

– la riapertura del tavolo sulla spending review per l’esame congiunto e la valutazione sui dati consegnati nella definizione di un accordo quadro che recepisca i nuovi volumi delle prerogative sindacali connessi alla accertata rappresentatività.

Su queste problematiche il Cons. Naddeo, che ha presieduto la riunione,  si è impegnato a riferire al Ministro Patroni Griffi che, ci auguriamo, nella giornata di lunedì 3 dicembre, data fissata per la prossima riunione sul tavolo del Precariato, possa individuare e proporre uno specifico calendario di incontri.

Si allega il tabulato fornito dalla Funzione Pubblica sul lavoro precario nel Pubblico Impiego con proiezioni dal 2007 al 2011 e si fa riserva di prossime comunicazioni al riguardo.

                                                                                                       LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato:  I dati forniti dalla F.P. sui lavoratori precari del P.I.

Notiziario n. 161 del 26 novembre 2012 –

Il Ministro Patroni Griffi in Senato

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 27 del 23 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in data 21 u.s. a Palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. alcuni dati, in verità ancora molto parziali, rispetto all’attuale platea dei precari del Pubblico Impiego.  

” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni, presso la Funzione Pubblica, un incontro del tavolo tecnico sul Precariato in relazione allo specifico impegno del Ministro Patroni Griffi assunto nelle precedente riunioni legate alla applicazione della “spending review” nel Pubblico Impiego.

 La Funzione Pubblica ha consegnato alcuni dati riepilogativi suddivisi per Amministrazioni, molto parziali rispetto alla attuale platea dei precari del Pubblico Impiego, circa 80 mila unità fra Amministrazioni Centrali e decentrate, dati che individuano complessivamente 3.250 lavoratori precari a tempo determinato, 1.593 lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continua e 919 unità con rapporti lavorativi derivanti da contratti di somministrazione di lavoro.

 In ragione di quanto sopra tutte le Confederazioni presenti alla riunione e la CSE in particolare nel suo intervento, hanno rappresentato la necessità, l’urgenza di trovare immediatamente soluzioni di carattere politico che consentano la proroga dei contratti in scadenza al 31.12.2012 e la sottoscrizione di un accordo quadro che individui gli strumenti di carattere normativo sia per le parti datoriali sia per le forze sociali.

 La CSE ha sostenuto che tale scelta deve essere inquadrata nel più complesso ambito di applicazione della “spending review”,  per il quale occorre immediatamente aprire quel tavolo tecnico su cui il Ministro Patroni Griffi si è impegnato, e questo anche al fine di correlare i processi di riorganizzazione con i rinnovi dei contratti in corso e tendere ad una loro stabilizzazione.

 La riunione si è conclusa con l’impegno ad una nuova riunione fissata per mercoledì 28 novembre ed alla quale parteciperanno le delegazioni del MIUR e dell’AFAM in relazione alle problematiche del Comparto Scuola.

 Si allega copia del materiale consegnato dalla Funzione Pubblica.”

                                                                                                                            LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Prospetto con i dati dei precari del P.I. forniti dalla FP

 

 

Notiziario n. 154 del 14 novembre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 26 del 13 novembre 2012 relativo alla riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni con il Ministro della F.P. Patroni Griffi nella quale sono stati forniti alle OO.SS. i primi dati, parziali e controversi, su organici ed esuberi conseguenti alla Legge 135/2012 e nella quale è stato preannunciato per l’ennesima volta l’esame congiunto su DPCM organici/mobilità e l’apertura del confronto all’Aran su relazioni sindacali e precariato, che era stata la richiesta a suo tempo fatta dalla CSE e accolta dal Ministro.

In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, propedeutico all’esame congiunto che si dovrà tenere nelle prossime settimane, sempre al tavolo politico, per le valutazioni sul DPCM che recepisce le nuove dotazioni organiche del personale dei diversi comparti del Pubblico Impiego, ridotte nelle percentuali previste dal DL 95/2012, quello della c.d. spending review, e sui criteri connessi ai processi di mobilità del personale in soprannumero.

Il materiale che è stato consegnato dalla Funzione Pubblica comprende i dati relativi al personale dirigente e delle aree funzionali di alcune delle Amministrazioni Centrali del Comparto Ministeri, degli Enti Pubblici di ricerca, di alcuni degli Enti Pubblici non economici e della Autorità di Bacino; mancano ancora i numeri di diverse Amministrazioni, Agenzie ed Enti per poter avere un quadro di insieme che, mettendo in relazione le nuove dotazioni organiche con le presenze effettive, possa dare un primo segnale in ordine alle reali eccedenze numeriche del personale.

A un primo esame dobbiamo subito rilevare come appare assolutamente non condivisibile il metodo utilizzato che pone in molti casi  il sindacato di fronte al fatto compiuto, considerato che i rappresentanti del Ministero della Funzione Pubblica hanno dichiarato di aver in qualche caso, e per alcune amministrazioni, già provveduto ad effettuare in modo assolutamente unilaterale compensazioni sulle dotazioni organiche.

Inoltre, lo stesso dato che emerge dalla documentazione, rilanciato pomposamente da dichiarazioni stampa del Ministro Patroni Griffi  pari al momento a  presunte  4.028 unità di personale in eccedenza,  è calcolato non sul rapporto tra dotazioni organiche e presenti di singolo Ente o Amministrazione, ma per area funzionale, con il risultato che in parecchie amministrazioni,  pur a fronte di notevoli carenze in alcune aree, viene dichiarato in eccedenza il personale dell’altra area.

Il tutto assume caratteristiche grottesche in alcune Amministrazioni (vedi Ministero dei Beni Culturali) dove viene rilevato un esubero di personale di seconda area che ha già superato le procedura di passaggio interno per la terza area e che è in attesa di stipulare il contratto.

Ricordiamo comunque che in ogni caso, e a voler tenere per buoni i “numeri” dati dal Ministro, deve essere ancora verificata l’applicazione di quanto previsto dall’art. 2 del già citato DL 95/2012 in ordine al pensionamento secondo il regime ordinario, ed alle previsioni di cui alla lettera a) comma 11 del già citato articolo 2 (l’applicazione delle norme ante Fornero).

 L’altro punto affrontato nel corso della riunione è stato quello connesso alla emanazione da parte del Ministro Patroni Griffi di due direttive all’Aran che dovrebbero consentire alla stessa Agenzia, presente al tavolo odierno, di stipulare con le Confederazioni maggiormente rappresentative due veri e propri contratti riguardanti la problematica delle relazioni sindacali, di fatto congelate dopo l’accordo del maggio 2012 e le “prescrizioni” del DL 95, e quella del precariato nel Pubblico Impiego.

Si tratta dell’ennesimo annuncio rispetto agli impegni presi dal Ministro nelle precedenti riunioni. Rileviamo però come mancano all’appello, ancora, le parti salienti dell’accordo che noi come CSE abbiamo proposto e che riteniamo vadano inserite all’interno della direttiva all’Aran. Ci riferiamo in particolare alle modalità di utilizzo dei risparmi di gestione della PA ai fini del rilancio della contrattazione integrativa, un nuovo modello contrattuale e la possibile rivisitazione di alcune delle attuali norme sul lavoro pubblico, da noi considerate “vessatorie” e sulle quali riteniamo occorra un ripensamento anche di carattere politico.

In definitiva,  resta inalterato il giudizio negativo della nostra Confederazione sull’impatto della spending review  nella P.A. italiana, una legge, lo ricordiamo, votata  purtroppo da tutto il Parlamento a larghissima maggioranza.

Per quanto riguarda gli effetti sui lavoratori pubblici riteniamo necessario avviare una serie di ulteriori approfondimenti con i Coordinamenti Nazionali di Settore che consentano di acquisire informazioni e indicazioni per la imminente trattativa in Funzione Pubblica,  mentre sul versante delle singole Amministrazioni occorrerà aprire specifici tavoli tecnici per meglio comprendere le ricadute ed i riflessi legati alla applicazione della norma nelle sue diverse fasi attuative.         

Si allega copia del materiale consegnato dalla Funzione Pubblica a carattere riepilogativo (dirigenti e personale delle aree funzionali) e si fa riserva di comunicare la data della riunione dei Coordinamenti Nazionali di Settore.

                                                                                      LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Tabella eccedenze PP.AA. messa a punto dalla Funzione Pubblica

Notiziario n. 152 del 13 novembre 2012 –

Il Ministro della F.P. Giuseppe Patroni Griffi

La Funzione Pubblica ha accolto in toto la proposta della A.D. sulla rideterminazione degli organici in applicazione dell’art. 2, c.1, L. n. 135 (“spending review”),  proposta  messa a punto sulla base degli indirizzi contenuti nella Direttiva F.P. n. 10/2012 (vds. nostri Notiziari n. 129 del 2 e n. 136 del 17 ottobre 2012).

La norma sopra richiamata dispone il taglio del 20% degli Uffici dirigenziali (generali e non)  e “la riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di tale personale” con riferimento al personale non dirigente. Rispetto alla dotazione organica attuale discendente dal D.L. 138/2011  ( n. 30.283, di cui: n. 63 in area 1; n. 26.590 in area 2^ e n. 3.630 in area 3^),  il via libera della Funzione Pubblica attesta la nuova dotazione organica del personale civile non dirigente in complessive n.27.777 unità, così distribuite: n. 1.824 in area 1 (erano n. 63); n. 23.246 in area 2^ (erano n. 26.590); n. 2.681 in area 3^ (erano n. 3.630) e n. 26 professori.  Per quanto riguarda il personale dirigente, la nuova dotazione organica è pari a n. 117  (erano n. 133 post DL 138).

Balza immediatamente agli occhi la vera, grande novità: il rientro in organico di 1.761 lavoratori di area 1^ (1824 – 63) , fino ad oggi  tutti in eccedenza e sui quali pendeva  maggiormente il “rischio esubero” al 1.07.2013  e di collocamento in disponibilità  (trattamento complessivo al 65% per 24 mesi, e poi il licenziamento).  Era stata, come i colleghi ricorderanno,  la prima richiesta di FLP DIFESA, giudicata in un primo momento difficilmente praticabile dallo stesso Ministro Di Paola, e poi invece resa possibile dalle indicazioni venute dalla Direttiva FP n. 10/2012  che, in relazione alla c.d. “compensazione interna”,  ha previsto che “.. il soprannumero di un’area/profilo è eventualmente possibile neutralizzarlo riducendo le disponibilità di posti nelle altre aree secondo una corrispondenza di valore finanziario”. Opportunità colta al volo dalla nostra Amministrazione, alla quale va dato atto, nella circostanza, del positivo lavoro fatto.

Ora parte la seconda fase di attuazione della “spending”. Le presenze effettive di personale stimate da Persociv al 31.10.2012 (si veda la tabella da noi messa a punto e allegata al Notiziario n.136) sono le seguenti: n. 2.046 in area 1^; n. 24.586 in area 2^ e n. 2.506 in area 3^.  Rispetto alle nuove dotazioni organiche approvate dalla F.P., , emergerebbero  dunque  eccedenze in area 1^ per n. 222 unita e in area 2^ per n. 1.340, e invece  carenze per n. 175 unità in area 3^.

Nel complesso, la “eccedenza assoluta”,  come la definisce la F.P., , è pari a n. 1.562 unità, a fronte del quale il numero di personale in possesso dei requisiti ante riforma Fornero per l’accesso al pensionamento entro il 31.12.2014  sarebbe però di molto superiore (dai nostri calcoli, n. 232 in area 1^ e n. 2.560 in area 2^, per un totale di n. 2.792 posizioni soprannumerarie riassorbibili, in ragione della possibilità offerta dall’art. 2, comma 1,  let. a) della Legge 135.

Una situazione, dunque, apparentemente tranquilla, che scongiurerebbe la possibilità di avere esuberi e collocamenti in disponibilità al 1 lug.2013, e che, a fronte di quanto previsto dal cronoprogramma di cui alla richiamata Direttiva FP n. 10, si dovrà tradurre entro il 31 dicembre  p.v., tra le altre cose,  nella predisposizione di “piani previsionali delle cessazioni di personale in servizio fino a tutto il 31.12.2014”;  nella individuazione nominativa  “del personale in possesso dei requisiti”  per il pensionamento; nella comunicazione “al personale interessato della data di collocamento a riposo”; infine, nella individuazione “dei soprannumeri non riassorbibili entro due anni a decorrere dal 1° gen. 2013”.

Come si può capire, la strada da fare  è ancora davvero molto lunga e complessa.  Ne riparleremo a breve.

In allegato: – la tab. 1 dell’emanando DPCM, relativa alle nuove dotazioni organiche civili della Difesa.

(Giancarlo Pittelli)

 Allegato 1: La tabella 1 dell’emanando DPCM, relativa alle nuove dotazioni organiche civili della Difesa

Notiziario n. 127 del 28 settembre 2012 –

La riunione a Palazzo Vidoni (Ministro al Centro)

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 22 del 28 settembre 2012 relativo ai contenuti e alle risultanze conclusive della riunione avvenuta in data 25 u.s. tra le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative (per noi, CSE) e il Ministro della Funzione Pubblica in merito alle problematiche del pubblico impiego connesse con l’attuazione della spending review.

” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni l’ennesimo incontro con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi. La data stessa scelta per la convocazione  – tre giorni prima dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali – non ha potuto far altro che polarizzare le posizioni al tavolo: il risultato è che i lavoratori saranno disorientati a leggere i comunicati sindacali visto che le sigle che hanno scioperato oggi preconizzano un futuro di licenziamenti e affermano che nessun impegno è stato preso dal ministro mentre la CISL continua a sostenere l’esistenza di una specie di paese di Bengodi nel quale il ministro è pronto, grazie alla CISL ovviamente, a distribuire soldi e diritti. In entrambi i casi lo scenario descritto è talmente poco credibile che ormai i lavoratori sono scettici su tutto e tra breve rischiamo la fuga dal sindacato (qualunque sindacato) mentre mai come in questo momento è necessario avere tutele sia sui posti di lavoro sia riguardo a diritti, salario e mantenimento del posto di lavoro stesso.

La realtà che possiamo raccontarvi è diversa sia dai catastrofismi che dagli ottimismi esagerati.

Nella precedente riunione, noi della CSE, ma non solo, avevamo lanciato la proposta di sottoscrivere un vero e proprio CCNQ (contratto collettivo nazionale quadro) che consentisse di recuperare almeno in parte quella ferita profonda che il Decreto sulla “spending review” aveva inferto in tema di riforma della Pubblica Amministrazione e di connesse relazione sindacali, quasi subito dopo la sottoscrizione dell’accordo del 3 maggio 2012.

Infatti, eravamo e siamo convinti che fosse difficile recuperare seriamente il tavolo di confronto dopo l’emanazione di una legge di tale portata e con il voto quasi plebiscitario dei rami del Parlamento se non attraverso una serie di veri e propri accordi di forma contrattuale che, una volta sottoscritti, consentissero di esigerne il rispetto e l’avvio di quel percorso che si era bruscamente interrotto.

Nella riunione dell’altro giorno il Ministro ha accolto la proposta della CSE (non della CISL) di avviare le trattative per un contratto quadro in ARAN ma i contorni sono abbastanza nebulosi. Ci è sembrato, però, un discreto passo in avanti, che non cancella i problemi sul tappeto ma che consente di provare a fare argine alle macerie che da Brunetta in avanti si sono ammassate sul Pubblico Impiego.

Il percorso, per come lo abbiamo capito noi, che andrà verificato a partire dalla direttiva che il ministro darà all’ARAN, prevede:

–                    una direttiva all’Aran che consenta alla stessa Agenzia ed alle parti sociali, la definizione di un CCNQ sulle relazioni sindacali;

–                    l’indicazione di analoghi percorsi contrattuali che riguardino l’armonizzazione fra la riforma del lavoro privato e quella del lavoro pubblico;

–                    un percorso contrattuale, sempre in Aran per definire l’utilizzo dei risparmi di gestione delle Amministrazioni Pubbliche;

–                    la disponibilità a sottoscrivere a livello di Funzione Pubblica con le Confederazioni maggiormente rappresentative, un accordo sui criteri di mobilità e sulla gestione degli esuberi.

Sui media, sulla stampa, oggi c’è chi grida alla vittoria in una situazione che continua a essere estremamente preoccupante o, peggio, chi si dimentica velocemente il passato e le posizioni assunte in questi anni di governo del Pubblico Impiego ed in particolare con Brunetta.

Noi di CSE siamo e resteremo dalla parte dei Lavoratori e dei loro interessi e, riteniamo, oggi l’interesse del lavoratore pubblico, del lavoratore dipendente più in generale, è quello della salvaguardia del lavoro e dei diritti. La scelta del confronto quale elemento fondamentale della nostra strategia non nasce da un tatticismo di maniera ma dalla consapevolezza della attuale fase politica e della pesantissima posta in gioco.

Continuiamo a pensare che il problema da affrontare sia la politica economica del Governo e i voti compatti di centro-destra e centro-sinistra in Parlamento sui provvedimenti presentati dal governo Monti; questa situazione poco democratica non può essere combattuta con scioperi di pezzi di pubblico impiego e cortei con 30.000 persone ma solo con vertenze che vedano schierato compattamente tutto il sindacato dalla parte di lavoratori, pensionati, disoccupati, precari, oggi tutte fasce deboli contro i poteri forti, i delinquenti che evadono il fisco e la mancanza di idee della politica. Insomma, se sciopero deve essere che sia uno sciopero generale con milioni di persone in piazza a difesa del lavoro e dei diritti democratici.

Intanto, non abbiamo perso l’occasione di segnalare al ministro con forza una situazione assurda che rischia di creare “esodati” anche nel pubblico impiego: ci sono migliaia di lavoratori in esonero per i quali quest’istituto avrebbe dovuto raccordarsi con la pensione. Ora, dopo la riforma delle pensioni, questi lavoratori stanno ricevendo lettere che li invitano a fare al più presto la domanda di pensione come “salvaguardati” perché ci sono solo 950 posti in tutta Italia. Diversamente non si sa che fine faranno perché non hanno più i requisiti per la pensione e le amministrazioni non intendono riammetterli in servizio. Con una certa sorpresa abbiamo notato lo stupore del ministro, che non conosceva l’esistenza di questa fattispecie. La CSE ha così sollecitato una soluzione al problema e Patroni Griffi ha assicurato che sie ne occuperà e ci darà una risposta in tempi brevi.

Ecco, mancherebbe solo che a esuberi e blocchi stipendiali si aggiungessero pure gli esodati nel pubblico impiego!!

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Notiziario n. 122 del 17 settembre 2012 –

Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.21 del 17.09.2012, in cui la CSE propone a tutto il sindacato la proclamazione dello sciopero generale.

L’inflazione nel mese di agosto è salita al 3,2 per cento ma l’aumento del cosiddetto “carrello della spesa” cioè i prodotti consumati più di frequente dalle famiglie italiane è del 4,2 per cento; gli stipendi sono fermi da anni e continua ad aumentare il numero di coloro che perdono il lavoro o vanno in cassa integrazione; la tassazione sul lavoro non è mai stata così alta nella storia del nostro paese e l’evasione fiscale continua a farla da padrona a danno dei percettori di redditi fissi (salari e pensioni) che devono sobbarcarsi tutto l’onere delle spese dello Stato.

Sembra un bollettino di guerra e infatti lo è: la guerra delle famiglie che ogni giorno devono far quadrare i conti mentre in quasi un anno di governo, Monti non ha tagliato un euro degli sprechi della politica (che lo mantiene a galla), non ha approvato una legge anticorruzione che ci farebbe risparmiare da sola 60 miliardi di euro all’anno, non ha fatto l’accordo sulla doppia tassazione con la Svizzera che rischierebbe di portarci altri 100 miliardi di euro in cassa mentre anche Grecia e Spagna lo stanno facendo. Forse aspetta che i soldi siano fuggiti verso lidi più tranquilli grazie alle banche a lui tanto care.

Ecco, per quelle i soldi ci sono: siamo il paese che nello stesso decreto ha tagliato i dipendenti pubblici e regalato 4 miliardi di euro ad una banca, senza che ci sia stato un moto globale di indignazione.

Rispetto a una situazione del genere e a nessuna idea presentata per far ripartire il lavoro, nessuna per rimettere in moto l’economia, solo tasse e tagli indiscriminati e recessivi, Monti scopre che la colpa è …. dello Statuto dei Lavoratori, che a sentir lui, è troppo rigido e non fa crescere l’occupazione. La colpa insomma, è dei pochi diritti che ci restano come lavoratori. Peccato che un minuto dopo Monti sia smentito da Marchionne, che nonostante abbia avuto in regalo gratuito la cancellazione di quasi tutti i diritti dei lavoratori negli stabilimenti FIAT, annuncia che non ha alcuna intenzione di fare gli investimenti promessi.

Di fronte allo sfacelo e alla totale mancanza di idee del governo non si può essere inerti  e  non  si  può  pensare  nemmeno  di  affrontare un problema globale con vertenze nelle singole categorie. Il tempo è scaduto, i lavoratori pubblici e privati, i pensionati, le imprese sane di questo paese hanno toccato con mano i fallimenti di questo governo.

 È NECESSARIA ANZI INDISPENSABILE UNA GRANDE MOBILITAZIONE GENERALE!!

Per questo la CSE chiede a tutti i sindacati la proclamazione di uno sciopero generale unitario per recuperare la democrazia, i diritti, la giustizia e l’equità. Uno sciopero che faccia cambiare subito strada al governo che taglia con strabismo solo la carne viva e lascia inalterati superfluo e privilegi; oppure che lo mandi a casa se non comprende il grido di dolore del ceto medio e delle fasce deboli della popolazione.

La CSE, pur condividendo appieno le ragioni dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali per il 28 settembre prossimo nel pubblico impiego (esclusa la scuola), e comprendendo che un sindacato non chiede mai a cuor leggero ai lavoratori di rinunciare a un giorno di salario, propone di sospendere (non revocare) questo sciopero e proclamare tutti insieme lo sciopero generale.

 “Con una situazione come questa” – ha dichiarato Marco Carlomagno, segretario generale della CSE – “non possiamo chiedere a una parte dei lavoratori pubblici di rinunciare da soli a un giorno di salario e caricarsi sulle spalle una vertenza che ormai riguarda tutto il mondo del lavoro”.

 “E nemmeno possiamo immaginare di chiamare questi lavoratori a due scioperi ravvicinati, uno di categoria e uno generale, viste le difficoltà economiche nelle quali si trovano”.

 “La proclamazione di uno sciopero generale” – conclude Carlomagno – “con una grande mobilitazione unitaria può davvero scuotere il governo e la politica dalle fondamenta e far capire ad entrambi che la situazione è ormai insostenibile e bisogna trovare soluzioni subito!!”

LA SEGRETERIA GENERALE CSE “

Notiziario n. 118 del 5 settembre 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 20 del 4 settembre 2012 relativo alle risultanze della riunione avvenuta in pari data a Palazzo Vidoni  tra il Ministro della Pubblica Amministrazione Giuseppe patroni Griffi e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, e tra queste la CSE) in merito alle problematiche connesse con il provvedimento sulla c.d. “spending review”.

In data odierna si è svolta a Palazzo Vidoni un incontro fra il Ministro Patroni Griffi e le Confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, con all’ordine del giorno la ripresa del confronto – dopo la pausa per estiva – sulle problematiche legate al Pubblico Impiego.

 Occorre ricordare come dopo gli esiti deludenti dei precedenti incontri e, soprattutto, dopo la conversione in legge del DL 95/2012, la riunione di oggi doveva essere l’occasione per avere il quadro ancora generale ma pur sempre significativo del dato numerico del personale in esubero nelle Amministrazioni Centrali.

 Invece, niente di tutto questo e, ancora una volta, il Ministro non ha fornito alcun dato numerico ma ha snocciolato una ulteriore proposta di carattere operativo per affrontare il problema della mobilità del personale; in buona sostanza Patroni Griffi ha proposto di avviare un confronto preventivo in sede Aran per “sbozzare” le problematiche legate alla mobilità ed ai criteri ad essa connessi e solo successivamente, definire il tutto a livello Funzione Pubblica con uno specifico accordo fra le parti.

 Su questa proposta si sono snodati gli interventi delle diverse Confederazioni Sindacali, ricalcando i percorsi delle precedenti riunioni, con posizioni che poco hanno aggiunto alla economia della discussione; infatti dalla indisponibilità della CGIL e della USB, alla disponibilità problematica della CISL, al pragmatismo cinico della UIL, nessun passo in avanti.

 È chiaro che la CSE non è disponibile ad aprire un confronto che mira solo alla gestione degli esuberi individuati dal governo. Abbiamo siglato il 3 maggio un accordo che doveva disciplinare la riorganizzazione, la formazione, la revisione della odiosa Legge Brunetta e che doveva permettere il dispiegarsi pieno della contrattazione integrativa, a partire dai passaggi economici. Ci ritroviamo con una legge sulla falsa “spending review” che non recepisce nulla dell’accordo del 3 maggio se non un fumoso esame congiunto su alcune materie. Lo stesso Patroni Griffi ha ammesso che parti dell’accordo sottoscritto nemmeno 4 mesi fa non è stato possibile recepirle. Ma noi firmiamo contratti non generici impegni che permettano poi al governo di decidere cosa applicare e cosa no.

 La CSE ha proposto una soluzione, l’unica possibile a parer nostro se davvero il ministro vuole mantenere un canale aperto e dimostrare di rispettare sindacati che rappresentano 3 milioni e mezzo di lavoratori pubblici: aprire una contrattazione a tutto campo all’ARAN, a partire da un piano industriale serio, sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione, sulle relazioni sindacali, sulla formazione, sulla contrattazione integrativa e sulla valutazione delle prestazioni, diversa da quella prevista dalla Legge Brunetta.

 Partendo da un CCNQ, e quindi da un vero e proprio contratto, si potrebbero scrivere anche nuove regole e percorsi al fine di dare risposte a problemi lasciati in sospeso dai precedenti contratti collettivi (pensiamo, ad esempio, quelli legati a un nuovo ordinamento professionale o alla formazione) e non certo affrontati positivamente con il decreto legislativo n.150/2009; si potrebbero, cioè, gettare le basi per l’avvio di una nuova fase contrattuale e, successivamente, di contrattazione integrativa che consenta anche di recuperare quella parte mancante del necessario confronto sull’intero processo di riorganizzazione della macchina pubblica.

 Solo ed esclusivamente in quel caso siamo disponibili – qualora in base al piano industriale dovesse venir fuori che c’è bisogno di trasferire lavoratori da un’amministrazione all’altra per un miglior funzionamento – a parlare di mobilità del personale. Insomma, ci si concentri sugli accordi firmati e non sulla logica dei tagli lineari che non possono portare nessun aumento di produttività ma sono l’anticamera del taglio dei servizi alle fasce più deboli della popolazione.

 Prima di iniziare questo percorso però, è necessario che il ministro la smetta di menare il can per l’aia e ci fornisca i dati in suo possesso sulla quantità di lavoratori che il governo intenderebbe tagliare invece di continuare a tenere nascosti numeri e tabelle da due mesi (salvo poi fornirle ai giornali e tv che continuano a pubblicare dati molto preoccupanti).

 La settimana prossima è calendarizzata un’altra riunione con la Funzione Pubblica, almeno per noi ultimativa, che dovrebbe, in ogni caso fissare punti e disponibilità;  alternativamente, per quanto ci riguarda, c’è solo la decisione di avviare azioni di lotta possibilmente unitarie e le loro modalità esecutive.

 Si fa presente infine che su richiesta del sindacato il Ministro si è dichiarato favorevole ad aprire dei tavoli di confronto sui temi del precariato e della Scuola.

SEGRETERIA GENERALE CSE

Notiziario n. 108 del 31 luglio 2012 –

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.19 del 31.07.2012, con il quale la nostra Confederazione CSE riferisce sul deludente incontro con il Ministro della F.P., Filippo Patroni Griffi.

 “La buona notizia è che non taglieremo le tredicesime”. Basterebbero queste parole, con le quali il ministro Patroni Griffi ha aperto il confronto con i sindacati ieri, a comprendere il livello raggiunto.

Il ministro non ha presentato nessun piano industriale e nemmeno si è giustificato per il fatto che l’accordo del 3 maggio non è stato tramutato né in una legge né recepito da nessun provvedimento legislativo in discussione. Si è limitato ad addurre problemi di finanza pubblica, a negare anche l’evidenza sostenendo che non ci sono tagli lineari e a minimizzare la portata dei decreti legge sulla “spending review”, sui quali peraltro ha tentato di deresponsabilizzarsi e gettare la croce sul Parlamento. Infine si è limitato a dire che è disposto ad affrontare la materia relativa alla gestione degli esuberi, tra l’altro sventolando tabelle che poi si è rifiutato di darci e nelle quali dovrebbero essere quantificati gli esuberi divisi per amministrazione.

Dal punto di vista sindacale la situazione non è stata molto più incoraggiante; l’interesse principale sembrava essere se sulla gestione degli esuberi ci fosse la concertazione, l’esame congiunto o la consultazione.  Come se la discussione tra quale di questi istituti sia applicabile, tutti tra l’altro molto blandi, bastasse ad affievolire la gravità della situazione o ad offrire maggiori garanzie ai lavoratori.

 La CSE nel suo intervento ha invitato il Ministro a prendersi le sue responsabilità sui provvedimenti della “spending review” visto che il maxi-emendamento votato oggi dal Senato è opera del governo di cui lui fa parte; il Segretario Generale della CSE ha poi lamentato la mancanza di un piano industriale per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione e il totale abbandono dell’accordo del 3 maggio che, lo ricordiamo, prevedeva lo sblocco della contrattazione integrativa – anche con la possibilità di passaggi economici – un piano di riorganizzazione discusso preventivamente con il sindacato che migliorasse i servizi ai cittadini e il clima interno alle amministrazioni deteriorato dagli insulti di Brunetta degli ultimi tre anni, la revisione profonda del Decreto Legislativo 150/2009 a partire dalle improponibili fasce di merito brunettiane e, nel caso si fossero resi necessari provvedimenti di mobilità, piani di formazione e ricollocazione contrattati con il sindacato.  Abbiamo contestato la visione di questo governo che invece ha deciso di partire dal fondo: taglia migliaia di posti di lavoro e di servizi ai cittadini e poi ci costruisce sopra un piano di riorganizzazione ingestibile che renderà inefficienti anche i servizi che oggi sono efficienti e darà la stura ai prossimi governi per dire che la pubblica amministrazione non funziona e bisogna tagliarla.  In sostanza, trattano i servizi pubblici e i dipendenti pubblici come se fossero dei bancomat ai quali attingere in caso di necessità senza riguardo alcuno né per i cittadini né per i lavoratori e tanto meno per i diritti costituzionali di entrambe queste parti.

 Surreale è stata la risposta del ministro alla domanda della CSE sul come contava di attuare l’accordo firmato il 3 maggio. Ci ha detto che purtroppo ci sono parti che si possono attuare e parti che non si potranno attuare. Come se uno che firma un contratto potesse decidere quali parti rispettare e quali no. In Italia è possibile anche questo!!

 Purtroppo però, questo comportamento arrogante è non solo tollerato ma alimentato da buona parte della controparte sindacale. La CSE non ha nessuna intenzione di lasciare correre comportamenti irresponsabili nel merito e nel metodo di un governo che non ha visione e preferisce salvare le banche piuttosto che fornire servizi, tutelare la salute, la ricerca e la scuola; che se deve escludere qualcuno dai tagli “salva” la politica con i suoi costi e si dimentica dei disabili. Per questo nei prossimi giorni continueremo sulla strada già intrapresa  che ha visto la CSE impegnata in forti azioni di contrasto alle scelte sbagliate di governo e parlamento, concretizzatesi nella giornata di mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio. Riuniremo  a breve i nostri organismi statutari e decideremo quali nuove iniziative assumere, ricercando  in questo il massimo di convergenza sindacale possibile e non escludendo nessuna forma di lotta, compreso lo  sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici .

                                                                                                                                         LA SEGRETERIA GENERALE CSE “

Patroni Griffi


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