Notiziario n. 117 del 28 ottobre 2013 –

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 46 del 28.10.2013 relativo alle misure di finanza pubblica contenute nel disegno di legge di stabilità 2014 presentato dal Governo, che reca in allegato la nota della nostra Federazione già inviata alla Presidenza del Consiglio con la dichiarazione dello stato di agitazione dei lavoratori pubblici.

Finalmente iniziano a venir fuori i testi e le tabelle del disegno di legge di stabilità approvato dal Governo un paio di settimane fa e adesso in discussione alle Camere, non prima di essere stato inviato a Bruxelles (sic) per una sorta di approvazione preventiva.

Per i dipendenti pubblici è l’ennesimo massacro: blocco dei contratti per tutto il 2014 (ma con la previsione di blocco fino al 2017), blocco degli stipendi, blocco del turn-over, taglio dello straordinario, diminuzione del salario accessorio in proporzione al numero di lavoratori andati in pensione, rateizzazione della buonuscita.

Eppure i soldi per i rinnovi dei contratti ci sarebbero e la convenienza economica anche – sotto forma di aumento della domanda interna – ma si è sin qui preferito far pagare la crisi ai dipendenti pubblici e alle fasce più deboli della popolazione che, gioco forza, riducendosi sia il numero di coloro che devono erogare i servizi che la loro motivazione a causa di stipendi più bassi, avranno sempre meno servizi e meno efficienza.

L’attacco alla pubblica amministrazione ed ai lavoratori  però, come ha già detto la nostra confederazione CSE (vedi Notiziario CSE n. 12 del 21 ottobre 2013), non si può ascrivere soltanto alla Legge di Stabilità ma è figlio delle politiche dei governi degli ultimi dieci anni e, in particolare, di una finta “spending review”, applicata in modo cieco e sordo, che ha tagliato stipendi e servizi anziché privilegi e sprechi.

Così oggi i dipendenti pubblici sono arrivati a perdere il 10,5 per cento del loro salario (dato di Confindustria) ma tutto concentrato nelle fasce dei funzionari e degli impiegati mentre l’alta burocrazia ha visto crescere compensi, consulenze e emolumenti vari. Ci si lamenta della perdita di posti di lavoro e della carenza di lavoro per i giovani ma negli ultimi dieci anni nel pubblico impiego si sono persi oltre 300.000 posti di lavoro.

 Ci si lamenta della crescita dei nuovi poveri ma lo Stato permette che larghe fasce di lavoratori pubblici a 1000-1200 euro al mese scivolino tra i cosiddetti “working poor”, cioè coloro che vivono sotto la soglia di povertà pur lavorando e sono costretti a  ricorrere a forme di assistenza sociale. Langue la domanda interna ma lo Stato non solo taglia gli stipendi dei dipendenti pubblici ma taglia anche il salario di produttività, facendo venir meno in un colpo solo possibili fonti di domanda interna e motivazione di chi lavora per la collettività.

Eppure per il 2014 basterebbero 1,5 miliardi di euro per aprire la stagione dei  rinnovi contrattuali in un Paese che ha meno dipendenti pubblici della media europea, li paga peggio ma taglia sul numero e sugli stipendi preferendo non attaccare i veri sprechi nella pubblica amministrazione: appalti, forniture, consumi di beni intermedi, consulenze, società partecipate o in house.

E, come se non bastasse tutto questo, stavolta non possiamo prendercela nemmeno con l’Europa: la legge di stabilità che vorrebbe il Governo delle larghe intese ha previsto un rapporto deficit/PIL al 2,5 per cento contro il 3 per cento permesso dalle norme europee.

 Quello 0,5 per cento ammonta a 7 miliardi e mezzo di euro che potrebbero essere usati non solo per rinnovare i contratti ma per far partire un piano di ammodernamento e messa a norma delle scuole italiane nelle quali ogni giorno i nostri figli rischiano la vita o un piano straordinario di riassetto idro-geologico del territorio, per il quale ogni anno spendiamo invece miliardi di euro per riparare i danni di alluvioni, frane et similia.

Centinaia di migliaia di posti di lavoro che rilancerebbero l’economia permettendo addirittura di fare, nel tempo, risparmi di spesa.

E allora, direte voi, perché non si fa? Perché l’attuale maggioranza  ha votato a suo tempo la legge che prevede il pareggio di bilancio strutturale in Costituzione (legge costituzionale n.1/2012 e legge 243/2012) a partire proprio dal 2014. Queste leggi prevedono che in caso di sforamenti di bilancio è obbligatorio il rientro annuale nel pareggio di bilancio attraverso aggiustamenti progressivi. Ebbene, in base a queste norme, recepite addirittura in Costituzione, la legge di stabilità presentata dal Governo non può permettersi un deficit superiore, anche se in linea con le norme europee. Insomma, ci siamo messi da soli il cappio al collo, l’Europa non c’entra nulla!!

Quello che è certo è che la FLP non ha alcun intenzione di vedere il nodo scorsoio che ci strangola come dipendenti pubblici e come cittadini. Abbiamo fatto a questo Governo le nostre proposte di riduzione di sprechi e ruberie da tempo e non accetteremo quindi che venga approvata la legge di stabilità così come è stata concepita.

Faremo sentire la nostra voce nel Parlamento, attraverso proposte di modifica, e se queste non saranno accettate, la faremo sentire negli uffici e nelle piazze. Abbiamo iniziato con la dichiarazione di stato di agitazione di tutti i dipendenti pubblici e seguiremo passo dopo passo l’iter di questa legge, con un’attenzione forte e costante.                                                                                                                                

                                                                                                                       LA SEGRETERIA GENERALE FLP

Allegato 1: La nota della Segreteria Generale FLP

Allegato 2: DPR 4.10.2013, n. 122 – Regolamento blocco al 2014 di contratti e retribuzioni

Documenti: IL DISEGNO DI LEGGE DI STABILITA’ 2014

                      *  DDL Stabilità 2014 Testo integrale      *  DDL Stabilità 2014 – Relazione illustrativa

                      *  DDL stabilita 2014 Relazione tecnica    *  DDL Stabilita 2014 – Elenco missioni

Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 –

Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano
Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.

Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.

Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.

Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!

Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?

Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.

Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.

C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.

Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.

Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.

Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici.  Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.

Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!

Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche. 

La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.

Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.

È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.  

 Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE  “

Notiziario n. 139 del 22 ottobre 2012 –

La Camera dei Deputati

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 24 del 19.10.2012 relativo al disegno di legge di stabilità 2013 che, nel testo inviato alla Camera dei Deputati, risulta fortunatamente privo dell’ art. 8 presente nello schema di provvedimento entrato in Consiglio dei Ministri e che recava le misure estremamente penalizzanti per i lavoratori pubblici che avevamo denunciato nel nostro precedente Notiziario n. 133 del 10 u.s..

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri nella giornata del 9 u.s. del DDL di Stabilità, ancora una volta si è levata forte l’indignazione di tutti lavoratori ed in particolare quelli pubblici per i quali, oltre al previsto aumento dell’IVA e conseguente aumento delle tariffe e dei prezzi ed al taglio di un miliardo di euro per la Sanità con conseguente riduzione della qualità e quantità dei servizi alla salute per i cittadini, veniva operato “un trattamento di favore” con un ulteriore taglio al salario attraverso il blocco dei contratti per gli anni 2013-2014 e la soppressione dell’indennità di vacanza contrattuale.

A questo, il Governo  aggiungeva il taglio della retribuzione relativa ai tre giorni di permesso di cui alla legge 104/1992 per l’assistenza ai genitori disabili, retribuzione che prima veniva corrisposta per intero: una misura indegna di un paese civile e che aggiungeva una incomprensibile disparità di trattamento fra lavoratori pubblici e lavoratori privati.

Forse perché consapevoli della pesantezza dei provvedimenti nei confronti dei lavoratori, forse perché si sta avvicinando la fase elettorale, finalmente anche sul fronte della politica si è mosso qualche cosa e sia le forze che sostengono il Governo Monti sia quelle di opposizione stanno intervenendo in maniera pesante sul Governo per modificare la manovra, almeno così sembra.

Ebbene, la prima e forse unica buona notizia che possiamo rilevare dalla lettura del testo relativo al provvedimento di legge che è approdato alla Camera è quella legata alla parte relativa al Pubblico Impiego con la completa “sparizione” del ex art. 8 del testo che era apparso sulla stampa e sul web e delle conseguenti norme vessatorie; quindi, allo stato, tutto rimane come prima, contratti, indennità di vacanza contrattuale, permessi etc..

Ovviamente seguiremo con attenzione il confronto parlamentare per vigilare affinché le sorprese non rispuntino, e proprio dalle aule del Parlamento, e confermiamo il nostro impegno ed il nostro intendimento a costruire un percorso che provi a coinvolgere tutte le forze sindacali andando oltre i problemi di singola categoria, per opporci al “potere dei poteri forti” e difendendo il diritto al lavoro ed alle tutele, per una società più giusta soprattutto per i lavoratori e per i cittadini.

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

Allegato: Disegno di legge di stabilità 2013

 

                                                                                                    

Notiziario n. 111 del 7 agosto 2012 –

Il Decreto Legge 6.07.2012, n. 95 – secondo provvedimento del Governo sulla c.d. “spending review“ – è diventato legge: dopo il passaggio in Senato di qualche giorno fa con il voto favorevole sul maxiemendamento presentato dal Governo, anche la Camera ha dato in data odierna il via libera al provvedimento votando sullo stesso testo la fiducia richiesta dal Governo. Sul nostro sito web: il testo con le modifiche apportate al Senato e poi votato anche dalla Camera, e il testo commentato de IL SOLE.

Il provvedimento in questione, ora convertito in legge, interessa direttamente anche l’A.D., nonostante che nella fase che ha preceduto il varo da parte del Consiglio dei Ministri, il Ministro Giarda ne avesse escluso la possibilità  in considerazione del fatto che è in itinere una operazione di profonda rivisitazione della spesa del nostro Ministero che prevede tagli di personale per ben 43.000 unità (10.000 civili e 33.000 militari da qui al 2024) e la riduzione del 30% dell’attuale assetto nei prossimi sei anni.

 Ad essere toccati, sono sia la struttura degli Uffici che le componenti del personale: l’art.2, comma 1, prevede una nuova riduzione del 20% degli Uffici dirigenziali di livello generale (salterà Previmil?) e non generale (quali?) e un nuovo taglio del 10% della spesa rispetto agli organici conseguenti alle riduzioni previste dal D.L. 138/2011,  il cui provvedimento attuativo peraltro è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 3 agosto u.s..  Sappiamo bene cosa comporterà questo ennesimo taglio lineare delle dotazioni organiche: entro il 31 ottobre 2012,  a pena del blocco totale delle assunzioni,  dovrà essere adottato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che recepirà la rideterminazione in riduzione delle dotazioni organiche. A seguito di questa operazione,  emergeranno le posizioni soprannumerarie (per la Difesa: circa 3000?) che dovranno poi essere gestite con le modalità di cui al comma 11  (pensionamenti sulla base delle regole ante riforma Fornero per coloro che matureranno la decorrenza dei trattamenti entro il 31.12.2014 e mobilità verso altre AA. PP.). Le eccedenze che dovessero eventualmente residuare alla data del 30 giugno 2013,  verrebbero collocate dal giorno successivo “in disponibilità”  ex art. 33 D.Lgs. 165/2001, con retribuzione totale al 65% circa per 24 mesi, dopo i quali si aprirebbe per quei lavoratori lo spettro del licenziamento.

Ma il provvedimento di cui trattasi tocca anche la componente militare  – il comma 3 dell’art. 2 prevede infatti la riduzione dl 10% degli organici -,  ma solo nella parte relativa al  “comparto difesa” , dunque il personale delle FF.AA.  Dovranno dunque essere tagliate circa 6000 unità, che godranno dell’ARQ – aspettativa riduzione quadri- con stipendio ridotto al 95%,  atteso che la componente che fa riferimento al “comparto sicurezza”  (PS, CC, V.F.,  etc.) ne è invece esclusa al pari delle altre categorie di cui al c. 7.

L’ art. 2 del D.L. 95 è rimasto sostanzialmente invariato in sede di conversione in legge del provvedimento. Queste le poche novità:  previsione di graduale riduzione dei volumi organici militari entro il 1.1.2016;  i Regolamenti di organizzazione dei Ministeri attuativi delle riduzione di Uffici e organici dovranno essere adottati con DPCM; informazione alle OO.SS. per la riorganizzazione degli Uffici e esame congiunto con le stesse, ma “limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro”.

In sede di conversione in legge, sono rimaste invariate anche altre parti del DL 95 che interessano la Difesa: le riduzioni dei finanziamenti 2012-2014 per A.I.D. (art. 7 comma 5); la riduzione di un terzo della spesa per le missioni all’estero;  la conferma della mini naia, pur con risorse ridotte (uno spreco che continua).  E, naturalmente, la mancata riduzione delle spese per l’acquisto di armamenti, caccia F35 in primis.  Di nuovo,  invece, il transito al Comune di Venezia del compendio arsenalizio oggi non utilizzato.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: A.C. 5389 – testo DL 95 con le le modifiche votate da Senato e Camera

Allegato 2: IL SOLE – DL 95 conv. in legge – testo con commento

Nel decrittare il decreto Monti relativo alla Manovra “Salva Italia”, abbiamo scovato l’art. 6, non citato dagli organi di stampa, che fa una piccola rivoluzione nel pubblico impiego: detto articolo infatti abroga gli istituti dell’accertamento della dipendenza da causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata.

E qui c’è da fare un po’ di storia. Questi Istituti avevano una lunga tradizione, (l’equo indennizzo era nato nel 1957…) ed hanno prodotto fin qui una mole imponente di contenzioso, con una ricca giurisprudenza, amministrativa e contabile.

Si comprende che lo scopo del prof. Monti è stato quello di equiparare la tutela dei lavoratori pubblici a quelli privati, ritenendo evidentemente che i primi godessero di un trattamento più favorevole rispetto a quello dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali (INAIL), e quindi un “privilegio” da eliminare.

In effetti il trattamento INAIL è più restrittivo rispetto a quello dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. Il trattamento INAIL non spetta a tutti i lavoratori, ma solo a quelli che siano adibiti a determinati macchinari o a determinate attività, ritenute pericolose dal legislatore (art. 1 DPR n.1124 del 1965). I lavoratori pubblici addetti a macchinari e/o ad attività pericolose, erano già coperti da assicurazione obbligatoria (art. 9), per cui il senso dell’innovazione sta tutto nella perdita radicale di copertura a favore di tutti gli altri lavoratori pubblici.

Inoltre, l’equo indennizzo era cumulabile (al 50%) con la pensione privilegiata (art.50 DPR 686/1957), mentre la rendita infortunistica non è cumulabile con la pensione di invalidità che copre la perdita di capacità lavorativa non conseguente ai rischi professionali tipici e perciò assicurati.

Infine, la copertura INAIL esclude la responsabilità civile del datore del lavoro, tranne che questi abbia commesso un reato (art.10), mentre l’equo indennizzo e la pensione privilegiata erano considerati dalla giurisprudenza compatibili con il risarcimento dei danni per responsabilità civile del datore di lavoro pubblico.

Ebbene… che dire? L’impiego pubblico perde sempre di più il suo carattere di “sistemazione”… un mondo che va scomparendo, e il “fannullone” di brunettiana memoria, sempre più svilito e mortificato, in cambio potrà… stare in servizio fino alla… morte…

Ma questa è un’ altra storia e ci torneremo presto…

IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI ED ASSISTENZIALI

Vendita delle frequenza radiotelevisive, lotta all’evasione fiscale, misure per la crescita, lotta agli sprechi per finanziare i contratti pubblici. Più equità e gradualità sulle pensioni.

Come abbiamo già detto più volte, per trovare i soldi che servono a rimettere a posto i conti pubblici non c’è da fare un grande sforzo di fantasia. Basta conoscere i problemi, non “fare il tifo” per una parte politica piuttosto che per l’altra, cercare i soldi dove ci sono (e possibilmente nelle tasche di chi non ha mai pagato) e colpire sprechi e privilegi.

Già prima del varo della manovra, la CSE aveva indicato una “road map” fiscale al governo Monti (vedi lettera inviata dalla CSE a Monti il 18 novembre scorso); adesso, vista la manovra e l’esigenza espressa dal governo di individuare puntualmente misure alternative e coperture economiche, abbiamo deciso di fare una proposta articolata e inviarla ai Gruppi Parlamentari affinché le misure alternative proposte possano essere presentate sotto forma di emendamenti, visto che sinora il nuovo governo ha avuto con le parti sociali solo fugaci incontri illustrativi delle proprie intenzioni.

Alcuni delle misure che la CSE propone sono ormai “storiche”, nel senso che le proponiamo da anni e ora le ritroviamo finalmente su tutti i giornali:

ASTA PER LE FREQUENZE RADIOTELEVISIVE

Un caso da manuale: sono quasi due anni che chiediamo di mettere all’asta almeno i 6 bouquet di frequenza che invece il governo Berlusconi ha gentilmente messo a “concorso di bellezza”. Il bando è stato varato ma non è ancora giunto al termine e quindi può essere ritirato, anche perché saremmo l’unico Paese a regalare le frequenze.

Solo i 6 bouquet già messi a bando regalo valgono all’incirca 4 miliardi di euro, se poi si decidesse di mettere all’asta tutte le frequenze (già concesse a prezzi irrisori) si potrebbero addirittura ricavare 16 miliardi di euro.

Comunque, già con i soli 4 miliardi di euro si potrebbero finanziare prestiti agevolati per le piccole e medie imprese che non riescono a finanziarsi a causa del “credit crunch”, quel fenomeno per cui le banche non fanno le banche e non prestano soldi a nessuno.

La CSE ne parla da due anni, il ministro Passera non può dire, che è una misura che bisogna ancora studiare.

LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE

Scudo fiscale: se l’1,5 per cento di aliquota aggiuntiva per i capitali “scudati” può finanziare il recupero dell’inflazione per le pensioni fino a 936 euro, la nostra proposta è di aumentare questa aliquota al 4 per cento e coprire l’indicizzazione delle pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo cioè fino a 1.872 euro al mese.

Accordi Rubik: Germania e Inghilterra hanno già fatto accordi con la Svizzera per tassare i capitali illegalmente depositati nelle sue banche. Le convenzioni già stipulate hanno portato ad aliquote di tassazione tra il 20 e il 30% immediato e un’aliquota più bassa per gli anni seguenti. Ci sono 130 miliardi di euro italiani nelle banche svizzere, il conto è presto fatto: si possono incassare subito tra i 26 e i 39 miliardi di euro con i quali finanziare gradualità ed equità in una riforma delle pensioni che faccia salvi i diritti acquisiti e non faccia macelleria sociale.

Tracciabilità dei pagamenti, nuove banche dati e misure contro le frodi sull’IVA: gli accordi Rubik sono una misura che dà un grosso gettito “una tantum” e uno minore a regime.

Per questo bisogna aumentare di svariati punti percentuali la fedeltà fiscale degli italiani. La diminuzione della possibilità di pagamento in contanti a un massimo di 200 euro rende più tracciabili i pagamenti, mentre l’incremento delle banche dati e l’abbassamento da 15.000 a 5.000 euro della soglia di credito IVA utilizzabile per compensare altre imposte per la quale è necessario l’asseverazione di un professionista porterebbero ad un drastico abbassamento delle frodi sull’IVA e a un aumento della fedeltà fiscale.

Contrasto di interessi “compratore – fornitore di beni o servizi”: rendere conveniente per il compratore richiedere la ricevuta fiscale o la fattura prevedendo il riconoscimento di detrazioni fiscali sulle spese per servizi e famiglie.

Manette agli evasori: leggi penali più severe contro gli evasori fiscali con la riduzione delle soglie minime sotto le quali si evitano i processi.

NUOVE IMPOSTE

Patrimoniale: anche la CSE propone un piccolo aumento della tassazione da attuare però sui grandi patrimoni. Proponiamo una tassa con un’aliquota contenuta sui patrimoni che ammontano a oltre 1 milione di euro;

ICI e IRES sui beni vaticani: molti non sanno che oggi non si paga l’ICI sui beni del Vaticano destinati a uso non esclusivamente commerciale. Questo vuol dire che basta che un albergo a Roma sia associato ad un luogo di culto per non pagare ICI e metà dell’IRES. La Corte di Cassazione ha già bocciato questa norma perché contraria ai trattati europei ed è aperta presso la Commissione Europea una procedura di infrazione per aiuti di Stato contro l’Italia per la quale rischiamo di pagare una multa milionaria. La proposta della CSE è di ribaltare la norma attuale e di far pagare l’ICI (e l’IRES per intero) ai luoghi non esclusivamente di culto. Gettito previsto: 1,5 miliardi di euro con i quali finanziare esenzioni dall’ICI con inserendo una franchigia più alta e esenzioni per i bassi redditi).

MISURE DI CARATTERE PREVIDENZIALE

Indicizzazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita: Ripristino, con i proventi delle maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’aliquota aggiuntiva sui capitali “scudati” del sistema di indicizzazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita almeno fino a quattro volte il trattamento minimo.

Pensione di anzianità: equiparare il requisito contributivo richiesto per l’accesso al pensionamento a prescindere dall’età anagrafica a 40 anni dal 2012 sia per gli uomini che per le donne, eliminando la penalizzazione (2%) attualmente prevista per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni e l’aggancio al requisito contributivo (a prescindere dall’età anagrafica) all’aumento dell’aspettativa di vita.

Esenzioni: eliminazione del limite di 50.000 unità ai fini delle esenzioni dalle nuove disposizioni in materia di accesso al pensionamento per i lavoratori collocati in mobilità.

Lavori Usuranti: conservare la possibilità di anticipo fino a tre anni dei requisiti di accesso al pensionamento, prevedendo un aggiornamento della normativa sui lavori particolarmente faticosi e pesanti.

Aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi: equiparazione delle aliquote contributive a quelle previste per i lavoratori dipendenti.

LOTTA AGLI SPRECHI E TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA

Dimezzamento del numero degli organi rappresentativi: ciò che proponiamo è il taglio del 50% di coloro che vivono di politica. Non solo i parlamentari ma i consiglieri e gli assessori regionali, comunali (quelli provinciali vanno sciolti subito) devono essere dimezzati di numero. E altrettanto bisogna fare per gli organismi di governo di tutti gli altri enti che dipendono dalla politica.

Abolizione dei vitalizi: non solo per i parlamentari ma anche per i consiglieri regionali.

Taglio del finanziamento pubblico ai partiti: deve essere immediato (cioè colpire anche i finanziamenti in corso) per una quota che vada dal 30 al 50 per cento; inoltre bisogna cambiare le regole, a iniziare da quella che prevede che anche se una legislatura termina il finanziamento continua per 5 anni;

Taglio alle spese per armamenti e lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione: immediata ricontrattazione degli impegni di spesa per armamenti a iniziare dai 131 caccia F35 per un costo di 14 miliardi di euro. Taglio minimo di questa somma pari al 50%. I 7 miliardi di euro devono andare a sbloccare i rinnovi contrattuali del pubblico impiego i cui contratti sono fermi da due anni; inoltre proponiamo l’istituzione di una commissione congiunta governo-parti sociali per tagliare gli sprechi nella Pubblica Amministrazione e per varare misure di riordino della stessa (ci sono già proposte per il riordino della giustizia che farebbero risparmiare centinaia di milioni). I lavori della Commissione devono durare al massimo sei mesi e i risparmi relativi destinati, almeno in parte, a finanziare una riforma che faccia ripartire la pubblica amministrazione come volano dell’Economia di questo Paese e che applichi forme di meritocrazia reali, diverse da quelle finte e punitive varate dall’ex-Ministro Brunetta.

Siamo certi che all’Europa interessi che l’Italia rimetta i suoi conti a posto, farlo con equità spetta a governo e parlamento. Per questo abbiamo inviato le nostre proposte ai gruppi parlamentari di Camera e Senato; non ci si può nascondere dietro il governo tecnico ma indicare strade alternative e avere il coraggio di non andare a mettere le mani nelle solite tasche.

È giunto il momento che lavoratori dipendenti e pensionati giudichino l’operato della politica e si pongano come forza di cambiamento, dicendo chiaro ai partiti politici che chi decide di non cambiare rotta non avrà il nostro voto!!!!!

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

Carlomagno (CSE): “Non c’è l’equità promessa dal Presidente del Consiglio, soprattutto sulle pensioni. E gli evasori fiscali continuano a non essere toccati. Proporremo le nostre modifiche al Parlamento”.

È stata firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova manovra finanziaria varata dal governo Monti. Larghe anticipazioni sono state pubblicate sui giornali in questi giorni ma, poiché il diavolo è nei dettagli, le riepiloghiamo puntualmente per maggior chiarezza.

NUOVE IMPOSTE

Reintroduzione dell’ICI: dal 1° gennaio 2012 viene reintrodotta l’ICI anche sulla prima casa. La nuova denominazione è IMU (Imposta Municipale Unica) e i proventi andranno in larga parte allo Stato. L’aliquota è fissata al 4 per mille per la prima casa e al 7,6 per mille per le seconde case. Per la prima casa la franchigia è di 200 euro, cioè si pagherà solo l’imposta che eccede i 200 euro. Le rendite catastali, sulle quali viene calcolata l’imposta, sono rivalutate del 60%. La scelta della rivalutazione generalizzata anziché rivedere le rendite per zone è particolarmente iniqua in quanto rivalutare del 60% una casa in periferia vuol dire avvicinare di molto il suo valore a quello di mercato mentre la rivalutazione dell’estimo di una casa di pregio o centrale del 60% è quasi ininfluente rispetto al prezzo reale dell’immobile. Non sono previste esenzioni per redditi bassi e inoltre i comuni potranno aumentare l’aliquota di un ulteriore due per mille (e lo faranno);

Aumento dell’IRPEF: nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare dell’aumento dell’ex-IRPEF per le aliquote più alte, dandolo per scongiurato all’ultimo momento. Le cose stanno diversamente, in quanto l’aliquota di base delle addizionali regionali dell’IRPEF passa dallo 0,9 all’1,23 per cento a partire già dall’anno di imposta 2011(articolo 28, comma 1, della manovra). Al posto di un aumento per pochi, quindi, un aumento delle imposte per tutti!

Aumento dell’IVA: a partire dal 1° ottobre 2012 le aliquote IVA del 10% e del 21% sono incrementate di due punti percentuali. Dal 1° gennaio 2014 aumenteranno di un ulteriore 0,5 per cento;

Aumento delle accise sui carburanti: è già scattato dall’entrate in vigore del decreto l’aumento delle imposte sui carburanti che ha già fatto schizzare verso l’alto i prezzi;

Tassa su imbarcazioni e aerei: altra imposta strana che va a colpire non i valori dei natanti ma la lunghezza e non il valore degli aerei ma il peso.

Bollo sulle attività finanziarie: estende il cosiddetto “bollo titoli” a tutti gli strumenti di risparmio e investimento (anche le polizze vita). Esclusi soltanto i fondi pensioni e quelli sanitari.

PENSIONI

Si temeva che il governo Berlusconi estendesse a tutti il sistema contributivo oppure che eliminasse le pensioni di anzianità. Poi è arrivato Monti e ha fatto entrambe le cose, introducendo uno scalone al 31 dicembre 2011 (tre anni in un giorno ma forse cinque o anche sei, a seconda delle situazioni contributive personali) tale che le pensioni di anzianità spariscono poiché la ministra Fornero ha introdotto un sistema di penalizzazioni

che rendono quasi impossibile accedervi.

Indicizzazione delle pensioni: saranno adeguate all’inflazione solo le pensioni pari a due volte il minimo cioè fino a 936 euro al mese. Praticamente un salasso per i pensionati, altro bell’esempio di equità.

MISURE PER LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE

Tra la tanta sobrietà promessa da questo governo ci sarà sicuramente una categoria che non sarà sobria anzi che sta stappando bottiglie di champagne: gli evasori fiscali, per i quali poco o nulla cambia. Soglie della tracciabilità dei pagamenti troppo alta e nessuna nuova banca dati per contrastare l’evasione fiscale. Misero poi l’aumento dell’imposta per i capitali scudati, l’1,5 per cento.

Tracciabilità del contante: si era parlato di ridurre i pagamenti in contante al massimo a 300 euro, soglia già considerata alta. Invece il governo Monti fissa i massimi a 1.000 euro, misura poco utile.

Imposta sui capitali scudati: fu un mezzo scandalo l’aliquota del 5 per cento (recuperabili integralmente sotto forma di credito d’imposta se i soldi venivano immessi in azienda) fissata dal governo Berlusconi per far rientrare i capitali illecitamente esportati. E altrettanto scandalosa è l’aliquota aggiuntiva fissata dal governo Monti. Nel resto dei paesi

europei sono state pagate imposte sui capitali illecitamente esportati almeno tre volte più alte. Bisognerebbe ricordarlo al premier quando ci racconta che la manovra serve per restare in Europa.

TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA

Praticamente non pervenuti, a meno che non si vogliano considerare tali i tagli ai consigli di amministrazione di alcuni enti. D’altronde la manovra deve essere votata dai partiti e quindi è mancato il coraggio di imporre norme non di loro gradimento. Si è mai visto un tacchino che chiede di anticipare il Natale?

Province: riduzione dei consiglieri a dieci ma la decadenza degli organi di governo (consiglieri e assessori) sarà decisa con legge dello Stato. Come dire campa cavallo…

MISURE PER LA CRESCITA

Altra voce non pervenuta. Come si pensa di non mandare il paese in recessione aumentando le imposte (ma solo a chi già le paga) e senza risorse da destinare alla crescita resta per noi un mistero. C’è qualche sgravio per i datori di lavoro ma nulla finisce nella busta paga dei dipendenti.

Sgravi IRAP: destinati ai datori di lavoro che assumono giovani o donne e alle imprese che ricapitalizzano.

Crediti di imposta: modesti e destinati alle imprese che investono in ricerca.

Confermati i crediti per l’efficienza energetica e sulle ristrutturazioni relative.

Cantieri: sblocco di circa 5 miliardi su opere cantierabili. Niente deroghe per i comuni anche se in regola con il patto di stabilità. Se la manovra presentata in agosto dal governo Berlusconi pesava in modo cospicuo su segmenti ben precisi del Paese, dipendenti, pensionati e contribuenti onesti, con le modifiche annunciate dopo il vertice brianzolo (ormai anche le sedi del governo coincidono con le residenze private del premier) finiscono per gravare totalmente su chi paga le imposte accentuando le differenze tra onesti e disonesti a favore di questi ultimi.

TAGLI ALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Dopo i tagli che si sono succeduti nelle precedenti manovre e che hanno già colpito pesantemente i lavoratori dipendenti ed in particolare i lavoratori pubblici, la Manovra Monti “colpisce” ancora i lavoratori pubblici e riduce i servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni prevedendo ulteriori tagli a sanità ed enti locali; questi ultimi, però, si potranno rifare aumentando l’IMU (la nuova ICI) oppure alzando le addizionali regionali.

Sempre per i dipendenti pubblici si deve aggiungere l’abolizione dell’equo indennizzo e delle pensioni privilegiate: infatti vengono aboliti entrambi i trattamenti che erano riservati ai dipendenti pubblici in caso di infortuni per causa di servizio. Si è detto che il trattamento viene equiparato a quello previsto per i privati. Di fatto invece vengono cancellati entrambi senza possibilità di trattamento sostitutivo.

Di fronte a questa manovra che appare solo recessiva, priva di equità e piena di imposte a carico solo di chi già le paga tutte, il giudizio della nostra Confederazione è molto critico.

Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE, ha dichiarato: “Ci era stata promessa un’equità che non vediamo nella manovra. Non ci sono tagli ai costi insopportabili della politica e non ci sono norme incisive per combattere l’evasione fiscale.

Poiché il Senatore Monti ha detto che i saldi devono restare invariati, proporremo immediatamente al Parlamento le nostre proposte che individuano misure idonee a traguardare l’equità e la solidarietà, oggi assenti nella manovra. In ragione di ciò, pensiamo che la manovra possa e debba essere modificata.

Quello che ci indispone – ha proseguito Carlomagno – è l’enorme e preponderante peso dato dal governo alle pressioni della classe politica mentre non c’è stata, sinora, altrettanta attenzione alle proposte delle forze sociali. Ci auguriamo, ha concluso Carlomagno, una positiva inversione di tendenza ”.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

E lo sciopero indetto da chi ha condiviso tutto quello fatto dal precedente Governo, a che serve?

La manovra presentata dal Governo Monti non può che essere considerata la “medicina amara” che i lavoratori debbono bere dopo le mancate scelte del precedente governo in tema di rigore, equità e sviluppo, anche dopo i sacrifici fatti fare ai lavoratori dipendenti ed in particolare a quelli del pubblico impiego italiano, contro cui CSE si è sempre opposta con forza.

Scelte operate negli ultimi anni dal Governo Berlusconi e concordate direttamente e preventivamente proprio con quelle Confederazioni Sindacali, la CISL e la UIL, che adesso, in primissima linea, dichiarano sciopero e si pongono quali difensori dei lavoratori dopo averne affossato diritti e capacità contrattuale attraverso accordi che hanno modificato sostanzialmente, in peggio, la vita di milioni di lavoratori dipendenti.

Durissimi sono i sacrifici che vengono richiesti dall’Europa al nostro Paese e, dopo quelli già fatti, ancora molto duri sono i sacrifici che vengono richiesti ai lavoratori italiani ad esempio sul fronte delle pensioni, mentre, alternativamente, come CSE riteniamo che occorrerebbe insistere sulla scelta di una vera patrimoniale, decisamente incisiva, sui costi

della politica in maniera più profonda, su un vero recupero della evasione fiscale.

Dopo la presentazione della manovra da parte del Governo Monti, dopo una consultazione durata lo spazio di un paio d’ore, a fronte di un mondo sindacale dilaniato da divisioni e fratture, ecco la scelta taumaturgica dello sciopero. Due ore per CISL e UIL, quattro per la CGIL, mentre in Parlamento le forze politiche, a parte pochissimi esempi, scelgono comunque la via del dialogo e del confronto in un momento di gravissima crisi in cui occorre, soprattutto, fare il bene del Paese.

Forse questa volta, proprio la politica ha compreso la necessità di unire visioni diverse per interessi maggiori; altri, invece propongono uno sciopero di 2 o di 4 ore pensando che dopo sia possibile cambiare la manovra fuori dal Parlamento, proprio in questa fase, proprio con quello che ora ci chiede l’Europa. Mah!

Perché, invece, non chiedere unitariamente, come parti sociali, al Governo ed alla politica tutta quelle correzioni di rotta, possibili solo attraverso il confronto fra portatori di interessi diversi, una volta tanto uniti nell’interesse comune del Paese? Oggi, forse, sarebbe possibile anche senza fare lo sciopero, oggi, forse, sarebbe il modo per tornare a parlare con tutti i lavoratori, insieme.

Manovra


Legge di stabilità 2014. Attacco al lavoro pubblico, la FLP dichiara lo stato di agitazione dei dipendenti pubblici

28 Ott 2013 - Flp, Flp Difesa

Notiziario n. 117 del 28 ottobre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 46 del 28.10.2013 relativo alle misure di finanza pubblica contenute nel disegno di legge di stabilità 2014 presentato dal Governo, che reca in allegato la nota della nostra Federazione già inviata alla Presidenza del Consiglio con la dichiarazione dello stato […]


Disegno di legge di stabilità 2014: i dipendenti pubblici continuano ad essere un bancomat per il Governo

21 Ott 2013 - CSE, Flp Difesa

Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative. Non c’è ancora un testo disponibile […]




Manovra Monti: c’era una volta… la causa di servizio!

16 Dic 2011 - Flp

Nel decrittare il decreto Monti relativo alla Manovra “Salva Italia”, abbiamo scovato l’art. 6, non citato dagli organi di stampa, che fa una piccola rivoluzione nel pubblico impiego: detto articolo infatti abroga gli istituti dell’accertamento della dipendenza da causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. E qui c’è da fare un po’ di […]


LE PROPOSTE DELLA CSE AL PARLAMENTO PER CAMBIARE LA MANOVRA!

9 Dic 2011 - CSE

Vendita delle frequenza radiotelevisive, lotta all’evasione fiscale, misure per la crescita, lotta agli sprechi per finanziare i contratti pubblici. Più equità e gradualità sulle pensioni. Come abbiamo già detto più volte, per trovare i soldi che servono a rimettere a posto i conti pubblici non c’è da fare un grande sforzo di fantasia. Basta conoscere […]


LA MANOVRA MONTI: TANTE TASSE, POCA CRESCITA E NIENTE PENSIONE!!!

9 Dic 2011 - CSE

Carlomagno (CSE): “Non c’è l’equità promessa dal Presidente del Consiglio, soprattutto sulle pensioni. E gli evasori fiscali continuano a non essere toccati. Proporremo le nostre modifiche al Parlamento”. È stata firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova manovra finanziaria varata dal governo Monti. Larghe anticipazioni sono state pubblicate sui giornali […]


DOPO I DISASTRI DI BERLUSCONI, LA MEDICINA AMARA DI MONTI

5 Dic 2011 - CSE

E lo sciopero indetto da chi ha condiviso tutto quello fatto dal precedente Governo, a che serve? La manovra presentata dal Governo Monti non può che essere considerata la “medicina amara” che i lavoratori debbono bere dopo le mancate scelte del precedente governo in tema di rigore, equità e sviluppo, anche dopo i sacrifici fatti […]


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