Notiziario  FLP DIFESA n. 3 del 5 gennaio 2015 –

imagesRiportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 2  del 2 gennaio 2015  con il quale la nostra Federazione prende posizione in merito alla operazione di disinformazione, strumentalizzazione  e di criminalizzazione  legata alla incresciosa vicenda delle assenze fatte registrare dai Vigili Urbani di Roma l’ultimo dell’anno.

 I giornali (e le televisioni) oggi traboccano di indignazione per il fatto che oltre l’ottanta per cento dei vigili urbani della capitale fosse assente per malattia o per donazione di sangue l’ultimo dell’anno.

Negli stessi giorni, otto vigili del fuoco del Comando Provinciale di Brindisi, venivano spediti d’urgenza sul rimorchiatore che doveva prestare soccorso e poi trainare la Norman Atlantic, sulla quale hanno trovato la morte un numero ancora imprecisato di persone. Gli otto vigili sono rimasti sei giorni in balia del mare in burrasca senza che nessuno abbia dato loro il cambio o li avesse preavvertiti che la missione sarebbe stata così lunga, dando loro la possibilità di portarsi anche solo un cambio di biancheria. Hanno vomitato l’anima per sei lunghi giorni a causa delle condizioni proibitive del mare e del luogo dove si svolgevano le operazioni di salvataggio, con i telefoni cellulari scarichi, costretti ad affidarsi ai telefoni satellitari dei rimorchiatori per comunicare il loro stato di salute ai familiari.

Ebbene, per il trattamento che hanno ricevuto, nessuna indignazione, solo silenzio da parte della maggior parte della stampa e televisione.

Uomini e donne, come i vigili del fuoco di Brindisi, gli ispettori del lavoro, quelli del fisco, le forze dell’ordine, ogni giorno rischiano la vita per assicurare il rispetto delle leggi in Italia, ma in questi giorni la classe politica ha parlato di pubblico impiego solo  per rivendicare la licenziabilità più facile utilizzando in modo assolutamente demagogico   le assenze dal servizio dei vigili urbani capitolini l’ultimo dell’anno senza fare distinzioni tra ferie, congedi, assenze per malattie e mancata prestazione di lavoro straordinario.

Ricordiamo che anche coloro che non rischiano la vita assicurano comunque servizi importanti soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, nei settori della scuola, della ricerca, della sanità, della giustizia, dei beni culturali, ricambiati da anni con insulti dei politici e contratti, carriere, stipendi da fame e, per di più, bloccati da cinque anni.

Lo avevano capito imprenditori certo non illuminati cent’anni fa che se tratti male o li denigri, prima o poi questi tendono a lavorare senza motivazione; lo aveva ribadito Pietro Micheli, dimessosi meno di un anno dopo essere stato chiamato da Brunetta a riformare la pubblica amministrazione, che sbatté la porta affermando che non si potevano fare riforme solo con i tagli e insultando gli attori principali di una riforma del pubblico impiego cioè i lavoratori.

Sono cambiati i direttori d’orchestra ma la musica non è cambiata!

Se ci sono state irregolarità o comportamenti censurabili o sanzionabili lo si faccia, ma basta con le generalizzazioni e gli attacchi ai lavoratori ed alle lavoratrici del pubblico impiego. La disorganizzazione degli uffici, i ritardi, la forte burocrazia, il lassismo e la corruzione sono dovuti alle gestioni clientelari delle strutture pubbliche sia  a livello centrale che locale, volute e  funzionali ai partiti ed alla cattiva politica, spesso e volentieri in accordo con i sindacati compiacenti, i cosiddetti confederali e i sindacati di comodo, quelli gialli  “corporativi”.

Noi della FLP che non abbiamo gestito assunzioni o chiesto promozioni, in questi anni abbiamo denunciato inascoltati le storture e le inefficienze della PA che contemporaneamente penalizzava i cittadini per la scarsa qualità dei servizi ed i lavoratori abbandonati, demotivati e lasciati senza una vera guida all’iniziativa e alla coscienza personale.

E adesso la politica non può certo cavarsela con la criminalizzazione o la denigrazione dei lavoratori. Con la minaccia quotidiana del licenziamento o il blocco reiterato dei contratti e del riconoscimento delle professionalità.

Gli stipendi restano bloccati, gli insulti identici a quelli dell’era Brunetta.

O ”riforme” fatte con decreti legge raffazzonati o Disegni di legge punitivi da far passare sotto l’emozione di casi costruiti ad arte.

 Serve un vero piano industriale capace di definire gli ambiti delle competenze e delle funzioni tra amministrazione centrale e poteri locali, che ridisegni le attività, motivi il personale, investa sulla tecnologia e sui saperi.

Che metta in campo un piano di assunzioni che stabilizzi chi per tanti anni, da precario, ha permesso il funzionamento di scuole, università, enti di ricerca, ospedali e musei. Che riconosca un ruolo e un futuro a chi si è messo in gioco ed ha superato le tante procedure concorsuali indette e non portate a compimento in questi anni.

Che garantisca il giusto equilibrio tra esperienza e nuove professionalità e che trovi le risorse per fare questo da una vera lotta agli sprechi, agli appalti gonfiati, alle esternalizzazioni, alla corruzione  che sono il vero male di questo Paese.

Infine, non possiamo non rilevare come quanto è avvenuto sia il prodotto inevitabile della cosiddetta disintermediazione renziana, della chiusura verso ogni forma di confronto e negoziazione con le forze sociali.

Abbiamo speso mesi e mesi a spiegare che solo il sindacato può rappresentare coerentemente la sintesi delle varie esigenze delle categorie lavorative e che le rivendicazioni vanno ascoltate e non liquidate con un’alzata di spalle.

Se il Governo continua così andrà sempre peggio e sarà sempre più difficile continuare ad usare dipendenti e pensionati come bancomat senza aspettarsi reazioni forti. La motivazione è ormai ai minimi storici, i dipendenti pubblici attingono al loro senso di responsabilità che però è sempre più in contrasto con le tasche vuote e le umiliazioni continue.

Se Renzi e la Madia vogliono punire i lavoratori pubblici per questo, ancora una volta noi di FLP non possiamo che gridare forte il nostro dissenso:

BASTA CON LA CRIMINALIZZAZIONE DEL LAVORO PUBBLICO!

                                                                          LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Notiziario FLP DIFESA n. 2 del 3 gennaio 2014 –

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Riportiamo di seguito il Notiziario n. 1 del 2 gennaio u.s. con il quale la nostra Federazione propone alcune considerazioni sui contenuti del c.d. “decreto milleproroghe”  di fine anno, pubblicato sulla G.U n. 302 del 31.12.2014, che pubblichiamo su questa stessa pagina.

” Il rottamatore, il cultore del nuovo, il Presidente del Consiglio che si è presentato come colui che avrebbe spazzato le lentezze della burocrazia, sia sta rivelando sempre più come il garante di nuovi equilibri per i vecchi poteri economici. Gli unici sicuramente fuori dalle sue grazie sono i dipendenti pubblici, ai quali non ha rinnovato il contratto e contro i quali non perde occasione di parlare.

Delle nomine fatte in questi mesi non serve nemmeno parlare, tanto è chiaro e lampante che non è cambiato proprio nulla, con tanto di boiardi e politici “trombati” messi ai posti chiave. Ma anche le misure di fine anno, dalla legge di stabilità al decreto milleproroghe (che Renzi aveva promesso di abolire quando al governo c’era Letta), non fanno eccezione anzi confermano la regola. Ma andiamo con ordine:

Concessioni autostradali: non bastano i regali di fine anno sotto forma di aumento di pedaggi, che il Governo ha concesso anche se l’economia è ferma e gli stipendi degli italiani pure. Infatti, il Governo, che aveva regalato con lo Sblocca Italia ai grandi padroni delle autostrade (Benetton, Banca Intesa, Gavio ma anche le cooperative rosse) 6 miliardi di euro (praticamente quanto un rinnovo triennale del pubblico impiego), ha anche prorogato i termini per usufruire del regalo. Poiché per accedere ai soldi bisognava presentare un piano di modifica del rapporto concessorio entro il 31 dicembre 2014 e i destinatari del cadeau miliardario non erano pronti nemmeno con questo adempimento formale, il decreto mille proroghe ha rinviato i termini al 30 giugno 2015. Detto per inciso, oltre a costarci circa sei miliardi di euro, questa misura ci espone a una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per aiuti di stato che violano la libera concorrenza.

Questione MAXXI e stipendio del Presidente della Fondazione: l’Italia è il Paese dove non si trovano i soldi per pagare gli straordinari ai lavoratori per tenere aperti musei e opere di interesse artistico e storico, dove i servizi alla cittadinanza diminuiscono perché gli uffici sul territorio chiudono ma dove si affronta una querelle burocratica se solo c’è di mezzo un politico o un ex-politico. È il caso della ex-ministro per i Beni e le Attività Culturali (che ha fatto più danno della grandine) Melandri, nominata Presidente della Fondazione MAXXI, incarico che doveva essere senza stipendio (a sentire lei) e che invece da novembre 2013 percepisce 91.500 euro all’anno (più retribuzione variabile) nonostante l’avviso contrario della Ragioneria Generale dello Stato che ritiene che la Fondazione MAXXI sia ente di ricerca solo ai fini fiscali e quindi non possa retribuire il suo Presidente. Ma quando si fa parte della casta è per sempre.

Voti doppi per i vecchi capitalisti: abbiamo assistito proprio in questi giorni alle dichiarazioni di politici di primo piano (di destra, di sinistra e di centro) che invocavano licenziamenti più facili – prontamente esauditi dal Governo con l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – come unica possibilità per attrarre investimenti dall’estero. Peccato che nel frattempo il Governo, guidato dal nuovissimo Renzi che aveva promesso di far piazza pulita di tutto il vecchio, ha varato una norma che dà la possibilità a coloro che detengono azioni di una società da almeno due anni di attribuirsi un voto doppio rispetto al numero di azioni possedute. Un regalo quindi a tutte quegli imprenditori (nella maggior parte dei casi sono solo prenditori) responsabili dello sfacelo dell’industria italiana, capitalismo familista più che familiare. Ora, ci chiediamo, questa misura allontana gli investitori stranieri più o meno dell’articolo 18?

Dulcis in fundo, le care vecchie municipalizzate: abbiamo visto come il grosso dello scandalo di “mafia capitale” ruoti attorno agli appalti delle cosiddette municipalizzate che, chiariamo, non sono di per sé uno spreco e un costo ma lo diventano quando non producono servizi, diventano mero strumento clientelare e di aggiramento del blocco delle assunzioni o servono solo per garantire posti in consiglio di amministrazione a ex-politici “da sistemare” ad ogni costo. Ed è un fatto che la stragrande maggioranza delle migliaia di società municipalizzate o “in-house” fanno parte della categoria sprechi e ruberie ai danno dello Stato.

Per questo era previsto che entro il 31 dicembre 2015 (che comunque non è proprio domani), si provvedesse ad un riordino delle municipalizzate con la chiusura di quelle società che fatturavano meno di centomila euro. Ebbene, cosa ti fa il Governo con la legge di stabilità? Proroga i termini per il riordino e cancella la norma sulla chiusura delle società che servono praticamente solo a pagare stipendi ai consiglieri di amministrazione! Bell’esempio di spending review e di politica anticorruzione!

Insomma, nessuno venga più a dirci che non ci sono i soldi per rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici e nessuno ci venga a spiegare che i lavoratori non hanno bisogno di mobilitazioni e di scioperi contro la politica del Governo Renzi perché è chiaro che l’unica operazione che si sta facendo è quella dell’affossamento dei diritti dei lavoratori mentre contemporaneamente si sostituisce un’oligarchia con un’altra oligarchia.

Altro che governo dei boy scout, questi sono boy scout mannari!

                                                    Il Dipartimento politiche economiche e fiscali FLP “

Allegato: DL 31.12.2014, n. 192 – proroga di termini previsti da disposizioni legislative (c.d. decreto milleproroghe)

Notiziario n. 35 del 5 aprile 2014 –

L'ex Ministro D'Alia che ha firmato la circolare
L’ex Ministro D’Alia che ha firmato la circolare

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 14 del 04.04.2014 relativo agli inaccettabili contenuti della circolare n. 2/2014 con la quale la Funzione Pubblica “chiarisce” che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisognerà usare i permessi retribuiti oppure istituti ritenuti similari escludendo l’assenza per malattia.

 ” La nostra classe politica dimostra ancora una volta di disprezzare i lavoratori che assicurano ogni giorno i servizi alla collettività. Dopo il blocco dei contratti, degli stipendi e delle carriere, infatti, ora arriva anche la negazione del diritto alla salute.

Il decreto legge 101/2013, convertito nella legge 125/2013, ha introdotto disposizioni restrittive in materia di assenze per malattia dei dipendenti pubblici al fine di “contrastare il fenomeno dell’assenteismo nelle pubbliche amministrazioni”.  In particolare la legge ha modificato la normativa vigente in materia di assenze per visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici, prevedendo espressamente che, per effettuarli, non si possa più ricorrere all’assenza per malattia, nemmeno nel caso in cui siano già stati utilizzati i giorni di permesso retribuito per documentati motivi personali.

Ovviamente, non si è fatto attendere più di tanto l’intervento della Funzione Pubblica la quale con la Circolare n.2 del 17 febbraio scorso, a firma dell’ex-Ministro D’Alia, chiarisce che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisogna usare i permessi retribuiti oppure istituti che la Funzione Pubblica ritiene similari ma che tali non sono e cioè permessi brevi per motivi personali o banca delle ore.

Una vera e propria aberrazione che vorrebbe cancellare diritti costituzionalmente garantiti come quello alla salute, previsto dall’articolo 32 della Costituzione, che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.    Questa restrizione viene per di più imposta in una situazione generale di innalzamento progressivo dell’età media dei dipendenti pubblici conseguente anche all’impossibilità di accedere alla pensione per effetto della controriforma Fornero.

Ci chiediamo: cosa succederà se e quando il dipendente avrà terminato le ore di permesso per motivi personali e quelle di permesso breve (la cui durata giornaliera non può superare la metà dell’orario di lavoro ed è pari a 36 ore annue)? Dovrà utilizzare le giornate di ferie?

E cosa pensano i nostri governanti, che ci divertiamo a prendere giornate di malattia per poterci curare anche quando non ne abbiamo bisogno? Ricordiamo a costoro che oggi per chi si ammala c’è una decurtazione non solo del salario di produttività ma anche di parti del salario di base e che nessuno rinuncia volentieri a quote della propria retribuzione se non è necessario.

Ricordiamo invece ai lavoratori che comunque la visita specialistica, la prestazione diagnostica o la terapia possono essere concomitanti con una situazione di malattia, che in questi casi farà sempre fede il certificato di malattia del proprio medico curante e che l’attestazione dell’avvenuta visita (o terapia ecc.) servirà solo a giustificare l’assenza dal proprio domicilio in caso di visita fiscale.

Davvero non riusciamo a comprendere come chi ci governa sia arrivato a disprezzarci così tanto da non comprendere che misure come questa, lungi dal portare soldi nelle casse dello Stato, possono rivelarsi provvedimenti-boomerang non solo per l’effetto diretto ma per quello indiretto dal quale già cent’anni fa scienziati dell’organizzazione, pur di matrice conservatrice, mettevano in guardia.

Infatti, a forza di essere trattati come delinquenti abituali, i lavoratori perdono motivazione e mettono, anche non volontariamente, in atto forme di autodifesa che sono controproducenti anche per i “padroni”.

I sindacati servono a tutelare i lavoratori e ad incanalare le giuste rivendicazioni individuali in contratti e vertenze collettive che vedano i lavoratori prestare la propria opera più sereni e liberi dai bisogni e l’azienda (in questo caso lo Stato e la collettività) prosperare. Purtroppo, i governi che si sono succeduti dimostrano di non tenere in alcun conto i rappresentanti dei lavoratori (a meno che non siano disposti a scambi indicibili che pure sono avvenuti nel recente passato) ed hanno inoltre la convinzione di poter gestire un rapporto diretto con i lavoratori contraddistinto da minacce, insulti e tagli di salario.   È ora che i lavoratori facciano sentire la propria voce e che si organizzino, anche con misure di autodifesa, contro leggi o circolari che intendono tagliare anche i diritti elementari.

La FLP, sia chiaro, si opporrà con ogni mezzo a questo ennesimo attacco ai diritti (tutelati anche costituzionalmente) dei lavoratori pubblici.

Nell’incontro che la nostra confederazione avrà con il nuovo Ministro della Pubblica amministrazione, Madia, questo problema sarà certamente posto con forza. Stiamo inoltre valutando eventuali profili di illegittimità della norma in questione.

Stavolta davvero si è passata la misura e non abbiamo alcuna intenzione di stare fermi e aspettare                                                                                                  LA SEGRETERIA GENERALE FLP

Allegat0 1: 17.02.2014 – Circolare F.P. n. 2-2014 – assenze per visite, terapie, prestazioni speialistiche ed esami diagnostici

Allegato 2: Comunicato di PERSOCIV

N.B. :  A tal proposito, rendiamo noto che la questione è stata sottoposta dalla nostra Confederazione CSE direttamente alla attenzione della Ministra della FP Marianna  Madia nel corso dell’incontro avuto con la stessa proprio in data odierna a Palazzo Vidoni,  e che sarà oggetto di successivo e specifico Notiziario, al quale naturalmente rinviamo.

 

Notiziario n. 18 del 26 febbraio 2014 –

Palazzo Vidoni, sede della FP
Palazzo Vidoni, sede della FP

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 7 del 26.02.2014, in previsione della manifestazione del 28 febbraio, in cui si da notizia delle dichiarazioni del Sottosegretario Del Rio, della copertura dei tagli al cuneo fiscale, e della necessità di ottenere garanzie affinchè  nell’operazione rientrino anche i dipendenti pubblici.

 ” Segnali contrastanti arrivano dal Governo Renzi  riguardo alle prime misure da prendere sul lavoro in generale e sulla pubblica amministrazione in particolare.

Il Presidente Renzi, negli interventi con i quali ha chiesto la fiducia alle due Camere ha affermato, tra le altre cose, di voler tagliare il cuneo fiscale ma non ha indicato con quali soldi intende coprire i minori introiti che questo comporterà, né quali voci del cuneo fiscale  intenda tagliare.  Ha fatto, è vero, un generico riferimento ai risparmi della “spending review” che però sinora ha portato solo a tagli dei servizi, chiusura di uffici e mobilità selvaggia dei dipendenti, con le conseguenti maggiori spese a carico dei lavoratori per il raggiungimento ogni giorno delle nuove sedi di lavoro.

Non è nemmeno indifferente sapere quali voci del cosiddetto cuneo fiscale il Governo vorrà tagliare giacché se il taglio sulle imposte (anche sotto forma di maggiori detrazioni) è il benvenuto, così non è per un eventuale taglio dei contributi previdenziali i quali, con le varie riforme delle pensioni e il passaggio della stragrande maggioranza dei dipendenti al sistema pensionistico contributivo o misto, hanno sempre più la connotazione di salario differito e quindi un taglio dei contributi oggi si tradurrebbe in un taglio dei trattamenti pensionistici domani.

Infine, vorremmo garanzie che l’eventuale taglio del cuneo fiscale riguardi anche i dipendenti pubblici visto che sia la detassazione degli straordinari sia quella del salario accessorio variate negli scorsi anni hanno riguardato solo i dipendenti privati.

Particolare sconcerto hanno portato anche le dichiarazioni rilasciate alla trasmissione televisiva “In mezz’ora”, condotta da Lucia Annunziata, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Del Rio – vero alter ego di Renzi.

Il Sottosegretario ha infatti affermato che vuole riformare la burocrazia e abolire gli sprechi della caste che si annidano anche nell’impiego pubblico; e sin qui non possiamo che essere d’accordo visto che da anni facciamo proposte concrete   in questo senso a tutti governi. Alla domanda precisa della conduttrice, se questo avrebbe portato anche a licenziamenti nel pubblico impiego per motivi economici e organizzativi, Del Rio ha affermato testualmente: “In questo momento il Paese non può permettersi di licenziare nessuno”. Non sappiamo se si sia trattato di un lapsus o di altro ma quel “in questo momento” ci è suonato proprio male e chiediamo da subito un chiarimento.

Se infatti si vuole una burocrazia amica del cittadino bisogna puntare sulle risorse principali ovvero sui dipendenti, e quindi motivarli, formarli, coinvolgerli e pagarli decentemente, tutte cose che oggi non avvengono.

Come vedete, le domande sono tante e i dipendenti pubblici dopo quattro anni di stipendi bloccati e decenni nei quali nulla si è investito per migliorare le condizioni di vita e di lavoro e il rapporto con la cittadinanza hanno diritto di avere risposte certe e concrete.

Per questo motivo la manifestazione per il lavoro pubblico che la FLP ha indetto per il prossimo 28 febbraio proprio davanti alla sede della Funzione Pubblica assume un’importanza ancora maggiore.

Vogliamo un piano industriale di rilancio della pubblica amministrazione, lo sblocco dei contratti e delle carriere, a tutela del lavoro e ancora di più delle funzioni pubbliche che svolgiamo ogni giorno e che vogliamo continuare a svolgere sempre meglio per riaffermare i valori della nostra Costituzione.

Questo chiederemo, e con forza il 28 febbraio a Palazzo Vidoni.

 Partecipa anche tu alla manifestazione per il lavoro pubblico, la lotta agli sprechi e alle caste, lo sblocco dei contratti e delle carriere 

28 febbraio alle ore 10,30 a Roma,

davanti alla sede della Funzione Pubblica a Palazzo Vidoni 

                                                                                                                                    LA SEGRETERIA GENERALE FLP

 

Preghiamo di dare la massima diffusione tra i lavoratori al presente Notiziario.

 

Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA                                                                                                                  

Notiziario n. 3 del 14 gennaio 2014 –

Carlo Cottarelli, commissario per la spending review
Carlo Cottarelli, commissario per la spending review

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 1 del 13.01.2014,  relativo alle risposte della FLP/CSE al nuovo attacco a dipendenti pubblici e pensionati, che sembra profilarsi all’orizzonte con l’arrivo della seconda spending review  che sta mettendo a punto  il prof. Cottarelli.

 ” Sta entrando nel vivo la nuova “spending review” del commissario nominato dal Governo, Cottarelli, e purtroppo sembra che i nuovi tagli alla spesa pubblica si debbano di nuovo concentrare – anziché su sprechi e vera spesa improduttiva – su pensionati e dipendenti del pubblico impiego,  con voci di spesa già talmente tagliate negli anni passati da aver portato ad un impoverimento insostenibile di entrambe le categorie.

 Riguardo alle pensioni, non è bastata la devastante legge Fornero: ora si parla della possibilità di andare in pensione con i requisiti precedenti a questa norma ma attraverso un complicato sistema di prestiti che poi il pensionato sarebbe costretto a restituire nei decenni a venire. E si discute di tagli alle pensioni d’oro che però, in realtà, potrebbero tradursi in tagli generalizzati anche alle pensioni medie.

Sulla pubblica amministrazione i numerosi interventi governativi hanno già provocato un peggioramento dei servizi all’utenza. L’ulteriore intervento di Cottarelli anziché coniugare il risparmio con il miglioramento dei servizi alla cittadinanza rischia di provocare un vero e proprio smantellamento della pubblica amministrazione, unico baluardo che assicuri il rispetto dei valori costituzionali, primo fra tutti il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione tra i ricchi e i ceti meno abbienti.

I continui tagli alla sanità e alla scuola hanno già minato alla base alcune eccellenze del nostro Paese che assicuravano a tutti – a prescindere dalle condizioni economiche – il diritto alla salute e all’istruzione. L’ultimo pasticcio sul recupero dei soldi a insegnanti e personale non docente della scuola – benché (forse) rientrato – testimonia di un sempre più scarso interesse della politica nei confronti di settori strategici per la crescita del nostro Paese.

Allo stesso tempo – viene da chiedersi – come pretendiamo che dall’estero investano in Italia se la giustizia civile funziona male e si progettano tagli di risorse in  questo settore? Come valorizzare l’enorme patrimonio di beni culturali se non ci sono i soldi nemmeno per pagare gli addetti?    Come  recuperare l’enorme evasione fiscale se si tagliano gli stipendi agli operatori del fisco? Come assicurare sicurezza ai cittadini se non si investe nelle forze dell’ordine?

Se è vero che oggi buona parte della pubblica amministrazione non riesce ad assicurare servizi efficienti, bisogna interrogarsi sulle cause e intervenire su quelle anziché continuare a impoverire i dipendenti e chiudere uffici sul territorio.

È inutile continuare a tagliare gli stipendi dei lavoratori pubblici se è dimostrato, dati alla mano, che sono tra i meno pagati d’Europa e il loro numero è inferiore a quello della maggior parte dei paesi europei.

Bisogna concentrarsi da un lato sulla demotivazione che quattro anni di blocco dei contratti e degli stipendi hanno provocato e sul fatto – anch’esso provato – che i mancati investimenti in formazione hanno fatto dei dipendenti pubblici italiani i peggio formati d’Europa; dall’altro sul rapporto devastante tra politica e gestione: la politica, anziché assicurare il funzionamento dei servizi con piani e programmi adeguati, ha usato il lavoro pubblico dapprima, decenni fa, come ammortizzatore sociale e oggi lo sfrutta a fini di consenso sociale quando non di finanziamento per l’attività politica. La vera spesa fuori controllo – lo abbiamo detto più volte – è quella per i consumi di beni intermedi e la nostra classe politica con la collaborazione, a volte attiva altre omissiva, dell’alta dirigenza, controlla spesso anche i più piccoli appalti senza nessun riguardo né  per l’efficienza né per l’economicità né tanto meno per il valore costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione.

Oggi, di fronte a questa situazione, non solo è diventato irrimandabile dire le cose come stanno ma bisogna più che mai prendere posizione pubblicamente e proporre nuove soluzioni.

Rinnovare immediatamente i contratti, investire in formazione, favorire il turn-over nella pubblica amministrazione, lottare contro gli sprechi e le clientele alimentate dalla classe politica, pretendere la rigida divisione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, cambiare il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, sono alcune delle battaglie che la FLP ha fatto e rilancerà nei prossimi giorni con nuove proposte per difendere i valori costituzionali che solo una pubblica amministrazione efficiente può garantire.

In sostanza, è impossibile migliorare l’efficienza dell’amministrazione pubblica chiudendo uffici e mettendo in atto processi di mobilità selvaggia fino ad ipotizzare o  minacciare licenziamenti dei dipendenti pubblici. È invece possibile razionalizzare l’architettura amministrativa attraverso progetti organici e veri e propri piani industriali che mettano al centro il cittadino e i servizi. I risparmi veri si fanno con piani complessivi che riducano le diseconomie, lotta agli sprechi e alle corruttele e non certo tagliando in modo scriteriato stipendi, salario di produttività e presidi dello Stato sul territorio.   

Sinora l’azione della FLP/CSE è stata orientata in questo senso:

1. Abbiamo presentato lo scorso mese di giugno all’ARAN, al Governo e ai gruppi parlamentari le linee guida di piattaforma contrattuale per il rinnovo dei contratti del triennio 2013-2015;

2. Abbiamo consegnato agli stessi  gruppi parlamentari proposte per eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione;

3. Siamo stati l’unico sindacato ad avere fiducia nella legge e nella Costituzione, tanto da chiedere ai giudici di dichiarare incostituzionale il blocco dei contratti, ed abbiamo ottenuto dal Tribunale di Roma un ordinanza che riconosce le ragioni dei lavoratori e il rinvio alla Corte Costituzionale della decisione.

Nonostante le nostre proposte e le azioni prodotte il Ministro D’Alia, anziché discutere con i rappresentanti dei lavoratori, si è eclissato. Tutte le promesse, sue e del Governo, sul miglioramento delle condizioni lavorative, l’assunzione dei precari, formazione e riapertura delle carriere sono rimaste lettera morta, come già era successo con il ministro precedente.

Non resta che rilanciare con più forza e tenacia la nostra proposta politica e la nostra azione a difesa della Costituzione e del Lavoro Pubblico anche con una manifestazione che si terrà, proprio nei luoghi della politica, entro la fine del mese di febbraio. Chiediamo a tutti i lavoratori di schierarsi al nostro fianco partecipando alle iniziative della FLP e, in modo ancor più diretto, costituendosi insieme a noi innanzi alla Corte Costituzionale per far dichiarare il blocco dei contratti contrario alla Costituzione.

Come è agevole constatare da quanto sinora descritto, la FLP si è mossa in modo tempestivo e costruttivo. Se invece nel frattempo qualcuno cercherà di fare da stampella al Governo, prefigurando percorsi che facciano perdere ancora mesi di tempo e portino ad aprire tavoli contrattuali alla fine dell’anno o giù di lì, per poi stipulare contratti che portino nelle tasche dei lavoratori poco o nulla e solo a partire dal 2015, sappia che troverà nella FLP un pungolo quotidiano. 

I contratti vanno rinnovati subito e con risultati economici soddisfacenti, non certo a costo zero e a babbo morto!                                 

                                                                                     LA SEGRETERIA GENERALE FLP 

In allegato: Programma di lavoro del Commissario straordinario per la spending review

Notiziario n. 68 del 17 giugno 2013 –

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 26 del 14 giugno 2013 relativo alla presentazione da parte della FLP all’ARAN e alla Funzione Pubblica le linee guida di Piattaforma contrattuale per il triennio 2013 – 2015.

(da consaptoscana)
(da consaptoscana)

 ” Questa mattina la FLP e la nostra confederazione CSE hanno presentato all’ARAN e alla Funzione Pubblica le linee guida di Piattaforma contrattuale per il triennio 2013-2015.

Con questo atto, la vertenza per il rinnovo contrattuale entra nel vivo. Infatti, la presentazione di queste linee guida ha una duplice funzione:

– aprire formalmente la stagione contrattuale. Infatti, non bastano presidi, manifestazioni e proteste. Affinché parta la stagione contrattuale è indispensabile la presentazione delle piattaforme alla controparte;

– stimolare il dibattito e chiarire alla politica che non intendiamo accettare il blocco ulteriore dei contratti né rinnovarli a costo zero.

Come vedrete, infatti, queste non sono piattaforme al ribasso, nemmeno dal punto di vista economico. E non è poco.

Infatti, vi abbiamo già raccontato delle audizioni a Camera e Senato sul Regolamento governativo che intende bloccare i contratti per un altro biennio e dell’incontro con il Ministro della Pubblica Amministrazione D’Alia e della richiesta della nostra confederazione CSE di rinnovare i contratti del pubblico impiego.

In entrambi i casi abbiamo purtroppo dovuto registrare la posizione di alcune grandi confederazioni sindacali, che hanno iniziato a parlare di contratto rinnovato a costo zero o con i risparmi di gestione (praticamente zero);  qualcuno ha parlato persino di stipulare un ulteriore accordo tra Governo e Confederazioni sul pubblico impiego.

Per fare che cosa, ci chiediamo noi?  Abbiamo già in piedi un accordo con il Governo Monti, che prevede il superamento della Legge Brunetta e dei blocchi stipendiali. Non ci serve un altro accordo e non ci serve perdere tempo.

Paradossalmente, sono venute più aperture da parte del Ministro, che ha dichiarato la disponibilità anche al ritiro del Regolamento che bloccherebbe la contrattazione per un ulteriore biennio e i trattamenti economici individuali per tutto il 2014, confermando però che non ci sono fondi per eventuali aumenti stipendiali.

A questo punto è diventato d’obbligo presentare immediatamente le piattaforme con le richieste economiche al Governo.

Come è ovvio, quindi, queste sono linee guida che sono state inviate allo scopo citato ma sono ben lontano dal costituire un documento esaustivo e immodificabile. Visto che la trattativa sul rinnovo dei contratti non partirà certamente domani, queste linee guida sono un punto di partenza per aprire il dibattito con i nostri coordinamenti nazionali e con i lavoratori, per arrivare – in tempi comunque brevi – con delle vere e proprie piattaforme per i singoli comparti di trattativa. 

Ribadiamo che i soldi per rinnovare i contratti ci sono, dove prenderli lo abbiamo già chiarito nelle audizioni a Senato e Camera. Se qualcuno vuol far seguire alle larghe intese politiche le larghe intese sindacali sulle spalle dei lavoratori pubblici lo dica chiaramente!! Ma lo dica ai lavoratori, senza prenderli in giro con proclami pubblici che poi vengono smentiti per collateralismo con il Governo Letta!!

Come potrete leggere nelle linee guida, che saranno disponibili sul nostro sito internet all’inizio della prossima settimana,  le nostre richieste sono responsabili ma ferme e prevedono l’applicazione per intero degli aumenti previsti dal tasso di inflazione programmata per il rinnovo dei contratti calcolato dall’ISTAT e l’incremento della contrattazione integrativa attingendo ai risparmi di gestione degli Enti.

Crediamo sia ora di accelerare, non si può tornare indietro, anche perché nel frattempo in Parlamento c’è attenzione agli argomenti da noi portati in Audizione. Nelle commissioni parlamentari, infatti, sono tanti i deputati e i senatori – persino nella maggioranza – che hanno preso posizione contro il blocco dei contratti e in Commissione Affari Costituzionali del Senato è stata addirittura presentato dal gruppo del M5S uno schema di parere CONTRARIO sul Regolamento governativo di blocco dei contratti.

Sarebbe imperdonabile se di fronte alle contraddizioni della politica il sindacato non facesse fino in fondo il suo lavoro di tutela dei livelli salariali.

 

                                                                                  LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Allegato: Schema di Parere Campanella -Crimi – Morra – Mangili

dipendenti pubblici




Dopo il blocco dei contratti, ora vorrebbero negarci anche il diritto alla salute

5 Apr 2014 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario n. 35 del 5 aprile 2014 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 14 del 04.04.2014 relativo agli inaccettabili contenuti della circolare n. 2/2014 con la quale la Funzione Pubblica “chiarisce” che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisognerà usare i permessi retribuiti oppure istituti ritenuti similari escludendo l’assenza per malattia.  ” […]


Dal Governo Renzi, primi segnali contrastanti sulle scelte in materia di pubblico impiego e di misure per la P.A.

26 Feb 2014 - Flp, Flp Difesa

Notiziario n. 18 del 26 febbraio 2014 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 7 del 26.02.2014, in previsione della manifestazione del 28 febbraio, in cui si da notizia delle dichiarazioni del Sottosegretario Del Rio, della copertura dei tagli al cuneo fiscale, e della necessità di ottenere garanzie affinchè  nell’operazione rientrino anche i dipendenti […]




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