Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 14/2024, che fa il punto di situazione sullo stato di attuazione delle uscite in base alla “quota 103 e del “Bonus Maroni”.
La legge di bilancio per il 2024 (L-30.12.2023, n. 231) ha confermato, per l’anno in corso, la c.d. “quota 103” varata nell’anno 2022, che consente agli interessati di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età (62+41 = 103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli rispetto al 2023: ricalcolo interamente contributivo che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) in misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS invece di cinque volte come avveniva fino al 2023, e dunque fino ai 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine, la c.d. “finestra mobile”, che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza, che nel 2023 era pari a 3 mesi per i lavoratori privati e 6 mesi per i pubblici, e che nel 2024 è lievitata a 7 mesi per i primi e a 9 mesi per i secondi.
Questi inasprimenti, da noi fortemente condannati, hanno disincentivato l’utilizzo di quota 103, come dimostrano i dati forniti da INPS e ripresi dai media in questi giorni: solo 7.000 le domande per quota 103 nel 2024, molto meno della metà di quelle stimate (17mila), dunque un mezzo flop.
La legge di bilancio ha inoltre confermato anche per l’anno in corso l’incentivo al posticipo del pensionamento, e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola, il 9,19%), che però ridurrà poi la pensione a regime.
Detto incentivo per ritardare il pensionamento (c.d. “bonus Maroni” dal nome del Ministro del welfare dell’epoca, che introdusse per primo questo tipo di misura, in vigore dal 2004 al 2007) viene attribuito dall’INPS solo a domanda del lavoratore interessato, e lo stesso istituto ha fornito istruzioni per la domanda telematica del lavoratore nel Messaggio n. 2426 del 28 giugno 2023; successivamente, sempre INPS con Messaggio n. 1107 del 14 marzo 2024, ha reso noto le date relative alle prime decorrenze dell’incentivo, che coincidono con quelle teoriche di decorrenza di “quota 103” e che risultano differenziate per i settori pubblici e privati. Li richiamiamo di seguito, anche per dare risposta ad alcuni chiarimenti che ci sono stati richiesti:
Per le domande prodotte entro il 31 luglio 2024:
Per i lavoratori privati: 2 agosto 2024 se il trattamento da liquidare è a carico della gestione AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria), e invece 1° settembre 2024 se a carico di gestioni diverse da AGO;
Per i lavoratori pubblici: 2 ottobre 2024 se il trattamento da liquidare è a carico della gestione AGO e invece 1° novembre 2024 se a carico di gestioni diverse da AGO;
Per le domande prodotte entro il 31 luglio 2024: l’incentivo sarà erogato in busta paga a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda telematica.
Come sempre succede, alla ripresa delle attività dopo la pausa agostana, si rincorrono numerose le anticipazioni e le voci sulla prossima manovra di bilancio, quest’anno particolarmente difficile e complessa, e come sempre l’argomento pensioni occupa i primi posti di questa particolare classifica. Anticipazioni e voci alquanto preoccupanti in ordine a possibili, ulteriori inasprimenti delle uscite dal lavoro nel 2025, che tali appaiono ancor più in assenza oggi di qualsiasi confronto del Governo con le OO.SS. Ne riparleremo a breve.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Restiamo dunque in attesa che comincino a trapelare le intenzioni del Governo nella elaborazione della legge di bilancio per il 2025. E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.
Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 –
Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023.
Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno di legge relativo alla manovra di bilancio 2023, che contiene, tra le altre cose, anche importanti provvedimenti in materia di pensioni.
Trattasi di una manovra che, partendo dal quadro di riferimento delineato dalla NADEF recentemente aggiornata, prevede misure per complessivi 35 miliardi di euro, di cui circa i due terzi sono rivolti a contrastare il caro energia nel primo trimestre del nuovo anno, e che poi dovranno essere eventualmente rifinanziate.
Tra i provvedimenti presenti nella manovra di bilancio ci sono, naturalmente, anche quelli che riguardano il pianeta pensioni. Che partono da un assunto diventato da qualche anno un classico delle leggi di bilancio: misure tampone, e rinvio a tempi successivi della riforma pensionistica. E’ avvenuto con altri Governi, ultimo in ordine di tempo quello presieduto da Draghi, e anche con il Governo Meloni il copione si ripete, anche se in questo caso è molto più giustificato. E allora vediamo le novità per il 2023 in materia pensionistica, peraltro in buona parte da noi già anticipate (vedasi il Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).
“QUOTA 103”: abbandonata ogni velleità di cancellare la Fornero come si è sentito dire in campagna elettorale, e al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti previsti dalla riforma Fornero del 2011 che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata, il DDL bilancio contiene un nuovo schema di anticipo pensionistico che consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103). Come si ricorderà, come CSE FLP Pensionati chiediamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugato con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita enormemente l’utilizzazione (si stimano in circa 48mila lavoratori i potenziali fruitori).
“OPZIONE DONNA”: rispetto ai requisiti oggi previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), il DDL Bilancio 2023 prevede la sua proroga, ma con alcune modifiche. I requisiti da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni di servizio, ma si uscirà a 58 anni con due figli, a 59 anni con 1 figlio e a 60 anni senza figli. Non muterà comunque la condizione che escluderà ancora molte donne, quella del ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le penalizzazioni ben note (fino al 30%).
“APE SOCIALE”: prorogata anche questa opzione al 31.12.2023, con la riconferma dei requisiti di accesso previsti dalla legge di bilancio per il 2022 (L. 30.12.20211, n. 234).
PENSIONI MINIME: indicizzazione 2022 al 120%, che determinerà l’incremento della pensione minima a 570 € circa
“BONUS”: recuperato il c.d. “Bonus Maroni”, dal nome del suo ideatore proprio oggi scomparso, che consentirà a chi avrà maturato i requisiti per andare in pensione e deciderà invece di restare a lavoro di avere una maggiorazione del 10% in più del proprio stipendio.
Questi i provvedimenti che riguardano la materia pensionistica, desunti dal comunicato stampa di Palazzo Chigi e dagli interventi del Governo nella conferenza stampa di stamattina, che, come già detto, ripropongono purtroppo il cliché delle manovre di bilancio di questi ultimi anni, riproponendo ancora una volta misure tampone in attesa della riforma che verrà.
Naturalmente, per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori, piccoli aggiustamenti. Ma che dovrebbe vedere la luce, nel testo inviato al Parlamento, in tempi molto più rapidi rispetto agli anni precedenti, stante le sollecitazioni che vengono dall’Europa.
E dovremo anche aspettare l’avvio dei lavori nelle Commissioni parlamentari competenti e della successiva discussione in aula, che quest’anno partirà dalla Camera per poi approdare al Senato, ma verosimilmente solo per il voto di fiducia stante il davvero esiguo tempo a disposizione.
Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari per quanto attiene alle misure in materia di pensioni, e la nostra Confederazione, come già avvenuto negli anni precedenti, non mancherà di formulare proposte migliorative, anche in forma di emendamenti, da portare all’attenzione del Parlamento che dovrà poi dire la parola definitiva.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI
Dunque nessuna significativa riforma della legge Fornero, solo proroghe e aggiustamenti, che comunque sono di interesse per i molti colleghi della Difesa che stanno valutando le possibilità di uscita. Queste le informazioni finora rese note in materia dal Governo tramite Comunicati Stampa e Conferenza Stampa, ma naturalmente l’iter della legge è ancora tutto in salita, pur nella consapevolezza che non ci sarà molto tempo per l’approvazione. Ma poiché in corso d’opera saranno ancora possibili proposte, aggiustamenti, modifiche, ci riserviamo di conoscere il testo finale del disegno di legge per quanto riguarda anche le altre materie di interesse dei lavoratori, e in particolare della Difesa.
Notiziario n. 46 del 2 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 14/2024, che fa il punto di situazione sullo stato di attuazione delle uscite in base alla “quota 103 e del “Bonus Maroni”. La legge di bilancio per il 2024 (L-30.12.2023, n. 231) ha confermato, per l’anno in […]
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