Notiziario FLP Difesa n. 29 del 19 aprile 2023

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 9/2023 della Segreteria Generale FLP, che riferisce del Documento di Economia e Finanza, in materia di stanziamenti per il rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici e riforma delle pensioni.

           Approvato dal Consiglio dei Ministri il Documento di Economia e Finanza che delinea gli orizzonti macroeconomici e gli interventi strutturali che il Governo intende adottare e che saranno poi definiti in dettaglio con la legge di bilancio per il 2024.

Al momento il testo non è ancora disponibile, ma dal comunicato stampa diramato al termine del Consiglio, e dalle anticipazioni della stampa emerge in modo chiaro come non siano previste risorse per il rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro scaduti a dicembre 2021, e che nel 2024 dovrebbero vedere di fatto tutto lo stanziamento necessario al rinnovo, atteso che le leggi di bilancio del 2022 e del 2023 hanno stanziato solo 500 milioni ad annualità, e nel 2023 corrisposta unicamente una quota una tantum pari all’1,5% dell’inflazione .

Eppure l’andamento dell’inflazione, pur a nostro avviso sottostimata nel DEF rispetto al reale aumento del costo della vita (per il 2024 viene previsto un tasso di inflazione assolutamente irrealistico del 2,8%), viene comunque riportata nel documento per il triennio di riferimento pari al 17,4% rispetto al 4,07% che era stato l’indice IPCA alla base del rinnovo contrattuale 2019/2021.

Un indicatore che dimostra con chiarezza la secca perdita del potere di acquisto dei lavoratori pubblici che tra l‘altro si aggiunge alla decrescita salariale dell’ultimo decennio caratterizzato dal reiterato blocco contrattuale e dai consistenti tagli subiti negli anni dai Fondi risorse decentrate delle singole Amministrazioni per effetto dell’applicazione della norma capestro sul divieto del superamento dei tetti del 2016.

E ovviamente non ci rassicura la previsione, assolutamente generica e diremmo di maniera, che sarebbe contenuta nel DEF rispetto alla possibilità che in sede di stesura della legge di bilancio, saranno previste specifiche risorse, la cui entità è tutta da quantificare, con la copertura derivante dal taglio della spesa corrente e della spesa pubblica.

Che, ove attuata, non è per niente detto che andrà nella direzione di eliminare gli sprechi e i doppi costi dovuti alle esternalizzazioni, ma potrebbe significare, come è avvenuto in questi anni, nuovi e inaccettabili tagli ai servizi essenziali, alla sanità, al trasporto pubblico, agli organici delle Amministrazioni, e anche alla stessa consistenza dei fondi del salario aziendale.

Condizioni queste ultime che impedirebbero anche il decollo del nuovo ordinamento professionale definito con il CCNL 2019/2021 e ancora del tutto inattuato in considerazione delle risorse che servono sia per l’attribuzione dei differenziali stipendiali che per l’attivazione dell’Area delle Elevate professionalità che, come è noto, per diventare esigibile necessita dell’individuazione di specifiche posizioni ora non previste negli organici, che vanno finanziate e che non possono essere a costo zero, dal momento che non è ipotizzabile un taglio dei posti, già nella stragrande maggioranza dei casi insufficienti, nelle aree dei funzionari e degli assistenti.

Non sono inoltre previste risorse per la riforma delle pensioni, sia con riferimento alla flessibilità in uscita che alla rivalutazione degli assegni, a fronte dell’inflazione galoppante e l’unica misura al momento definita sarebbe quella di un nuovo finanziamento, pari a 3 miliardi, per il taglio del cuneo fiscale per i redditi da lavoro dipendente fino a 35.000 euro, la cui portata però sulla buste paga è molto limitata ( circa 30 euro mensili).

L’orizzonte delineato quindi ci lascia molto preoccupati e disegna uno scenario fatto di ulteriori sacrifici per i lavoratori dipendenti ed i pensionati e di scarse tutele per i giovani, i precari e gli inoccupati, i cui redditi in questi anni sono stai messi dura prova dal micidiale mix di recessione e inflazione.

Siamo consapevoli che il quadro macroeconomico è complesso e i vincoli di bilancio non lasciano troppi margini di manovra. Ma allo stesso tempo è evidente che a pagare non debbono essere sempre e solo gli stessi, e che le risorse disponibili, e soprattutto quelle rinvenibili da una seria lotta all’evasione fiscale e contributiva, e agli sprechi della cattiva politica e della poco oculata amministrazione, possono e debbono essere orientati a garantire una maggiore equità e un adeguato sostegno ai redditi più bassi, condizione questa necessaria anche per rilanciare i consumi e la nostra economia.

Ci batteremo perché queste idee e proposte siano ascoltate e possano incidere nella stesura definitiva dei provvedimenti legati alla manovra finanziaria, e continueremo a farlo senza pregiudizi, ma con fermezza, consapevoli che in mancanza di segnali concreti che vadano nella direzione da noi auspicata, valuteremo tutte le iniziative necessarie per rimuovere gli ostacoli ad oggi frapposti .                                     

La Segreteria Generale FLP

               Con l’obiettivo di continuare a tenere aggiornati i lavoratori civili della Difesa, per ciò che riguarda la materia contrattuale e pensionistica, è tutto, cordialissimi salu

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

                   

Notiziario n. 47 del 7 maggio 2014 –

La Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale

Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 128 del 29.11.2013, riportiamo di seguito il testo del “comunicato stampa” di oggi della nostra Confederazione,  con il quale si dà notizia dell’imminente approdo in Corte Costituzionale, a seguito ordinanza del Tribunale di Roma, del ricorso contro il blocco dei contratti presentato nel 2012 da FLP.

    “Lo scorso 27 novembre il Tribunale di Roma, con l’Ordinanza emessa dal giudice Ileana Fedele sul ricorso presentato dalla FLP, ha deciso di adire la Corte Costituzionale riguardo al blocco dei contratti dei dipendenti pubblici ravvisando la possibile violazione degli articoli 2, 3, 35, 36 39 e 53 della nostra Carta Costituzionale.

Proprio in queste ore è stata trasmessa alla Suprema Corte l’ordinanza citata. Nei prossimi giorni il presidente della Consulta, verificata la regolarità dell’Ordinanza e delle notificazioni, ne disporrà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento decorreranno i venti giorni previsti come termine per le costituzioni in giudizio.

A questo proposito Marco Carlomagno, Segretario Generale della CSE ha dichiarato: “Pur essendo la FLP una federazione aderente alla CSE, questa confederazione si costituirà in giudizio per testimoniare la vicinanza a tutti i lavoratori pubblici che subiscono l’ingiustizia del blocco dei salari e degli stipendi.

Ma la CSE non si limiterà a questo: “Invieremo nelle prossime ore alle federazioni rappresentative nei comparti del pubblico impiego una lettera con la quale chiederemo loro di unirsi a noi nel giudizio pendente alla Consulta e avviare un percorso comune che miri ad arginare le derive cesariste del Governo attraverso azioni e proposte da elaborare comunemente.

“Siamo convinti – conclude Carlomagno – che la costituzione di un fronte comune sindacale, che faccia proposte organiche sia sul modello di pubblica amministrazione che sulle politiche del lavoro pubblico, possa far deflettere il Governo dall’attuale scelta  di rifiuto del confronto con le pari sociali. Più compatto e coeso sarà il sindacato più forte sarà la voce dei lavoratori che il Governo dovrà ascoltare

                                                                                                                             L’UFFICIO STAMPA  CSE  ”.

Allegato 1: L’ordinanza-del-Tribunale-di-Roma-sul-ricorso-FLP

Allegato 2: Notiziario n. 128 del 29.11.2013 con la storia del ricorso

                                                                                                                                               

Notiziario n. 31 del 1 aprile 2014 –

M. Carlomagno (penultimo a destra) ospite al TG5
M. Carlomagno (secondo da destra) ospite al TG5

Trascriviamo di seguito integralmente la nota che in data odierna la  Segreteria Generale della CSE ha inviato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi in ordine ai recenti annunci del Governo  in materia di rilancio dell’economia, di spending review e di riordino della PA.

”  Signor Presidente del Consiglio, la riforma dello Stato, dei livelli di governo e della pubblica amministrazione, unitamente alla necessità di dare un primo segnale per rilanciare il potere d’acquisto di chi  ha meno, hanno costituito le prime opzioni del nuovo Governo da Lei presieduto. Sono senza dubbio un primo passo, assolutamente condivisibile, tanto è che in questi anni tali materie sono state oggetto di numerose iniziative della nostra confederazione sindacale.Siamo infatti convinti che sia necessario uscire dalla crisi economica attraverso una politica di rilancio dei consumi che può essere garantita solo dando fiato ai salari, agli stipendi ed alle pensioni  da troppi anni bloccati. Scelte, queste annunciate, che per la CSE debbono però avere garanzia di finanziamento e di stabilità anche negli anni a venire, non solo per i lavoratori dipendenti ma anche per i pensionati. Debbono dare speranza alle nuove generazioni creando occupazione, unitamente ad una riforma del mercato del lavoro che deve essere in grado di superare la precarietà.

Con la stessa franchezza con la quale abbiamo commentato i primi annunci in materia di proposte per il rilancio dei consumi e di riforme istituzionali, dobbiamo dirle che abbiamo accolto con notevole preoccupazione molti aspetti della relazione che il Commissario Cottarelli ha presentato nei giorni scorsi in Senato.  Nel rilevare come Ella abbia a questo proposito voluto rappresentare come il lavoro svolto dal Commissario sia un lavoro “tecnico” e che invece le scelte politiche spettano al Governo intendiamo  quindi  da subito ribadire alcuni concetti per noi dirimenti. L’approccio di Cottarelli e del suo staff, a differenza di quanto annunciato  all’insediamento, è ancora legato  alle politiche nefaste dei tagli lineari, si muove in buona  parte nella medesima direzione del passato, e mediante annunci roboanti di presunte eccedenze di circa 85.000 pubblici dipendenti, riprende del tutto impropriamente la propaganda anti dipendente pubblico ormai in voga da anni nel nostro Paese, inaugurata dalle campagne sui “fannulloni” tante care a Brunetta ed ai governi precedenti.  L’idea di fare “rivisitazione della spesa” solo sulle spalle dei lavoratori pubblici, prima bloccando i contratti, poi tagliando in modo consistente il salario di produttività ed infine minacciando licenziamenti di massa, è non solo ingiusta e lesiva della dignità e della professionalità di centinaia di migliaia di lavoratori, ma è anche profondamente sbagliata dal punto di vista dell’equità, della sostenibilità e della tenuta dello stato sociale.

Bisogna invece, ed è quello che noi auspichiamo, mettere in campo una politica e scelte che aggrediscano i veri nodi legati agli sprechi ed ai privilegi, alle tantissime ed ingiustificate esternalizzazioni delle attività, alle consulenze, ai mega stipendi  dei manager ed a quelli dei troppi dirigenti generali della pubblica amministrazione, alle duplicazioni organizzative e gestionali  volute in questi anni dal sistema dalla cattiva politica per creare consenso e poltrone. Questo Paese ha certamente bisogno di ripensare alla pubblica amministrazione in modo organico e lo deve fare partendo dalle preannunciate riforme istituzionali e dei livelli di governo, garantendo al Paese una pubblica amministrazione sempre più vicina ai cittadini, semplificata nelle procedure,  fattore di sviluppo e non di freno della nostra economia.  Si può, anzi si deve  parlare  di spending review, ma senza diminuire i servizi  e le tutele per i più deboli, senza abbassare la guardia ed il presidio sul territorio nei campi della legalità e della sicurezza, del contrasto all’evasione fiscale e previdenziale, recuperando le sacche di inefficienza, riorganizzando la macchina organizzativa, mettendo al centro di un processo  veramente riformatore e non, invece, demolitore  le risorse umane e le professionalità tanto presenti nel nostro lavoro pubblico.

Per fare questo è necessaria una coraggiosa politica di tagli agli sprechi, ma soprattutto  un’immediata iniziativa  del Governo per  rinnovare i contratti dei lavoratori del pubblico impiego. Ripensare la PA, significa garantire servizi e “buone pratiche”, contare su dipendenti motivati, formati e meglio pagati. Significa mettere in soffitta, nell’organizzazione del lavoro e degli Uffici e nella gestione del rapporto di lavoro, quella burocrazia e quelle farraginosità ottocentesche che Brunetta ha riproposto con un’anacronistica rilegificazione, ridando invece nuova dinamica alla partecipazione , all’impegno ed al merito. Per fare avanzare un vero processo di innovazione e di riforma è necessario che riprenda un confronto serrato ed a tutto campo con chi ogni giorno opera nei diversi settori della PA, evitando le semplificazioni ed i consigli dei soliti noti, e/o dei tagliatori di testa per professione. Non è possibile che di riforme e di lavoro pubblico ne parlino tutti tranne coloro che ogni giorno vivono in prima persona le problematiche e sono quelli che poi dovranno far camminare sulle loro gambe le scelte assunte.

La CSE, confederazione sindacale rappresentativa nei comparti del pubblico impiego, nata dieci anni fa per dare voce ai  lavoratori ed alle lavoratrici che non si sentivano più rappresentati da sindacati ormai burocratizzati e lontani dai loro bisogni ed aspettative, che volevano vedere riconosciuta la propria dignità e contribuire con il proprio lavoro al miglior funzionamento delle  amministrazioni in cui operavano, non intende certo rinunciare al suo ruolo di rappresentanza, in un momento in cui c’è bisogno di più  e vero sindacato.

Tenuto conto quindi della centralità delle questioni poste  e di quanto  da Lei più volte dichiarato con riferimento all’importanza delle stesse, Le chiediamo  l’immediata apertura di un confronto, reale e non formale, con le parti sociali, a partire da un urgente incontro per  rappresentarle le nostre priorità e proposte.

In attesa di riscontro inviamo distinti saluti.

                                                                 Il Segretario Generale CSE – Marco Carlomagno

 

Notiziario n. 49 del 30 aprile 2013 –

CdSRiportiamo di seguito il Notiziario FLP  n. 16 del 24 aprile 2013 relativo al parere del Consiglio di Stato sui nostri contratti, e nel quale si dà anche conto  degli sviluppi  dell’iniziativa “UN EURO PER FARE GIUSTIZIA” promossa a suo tempo dalla nostra Federazione.

E’ di questi giorni, e sta passando sotto silenzio, la notizia che il Consiglio di Stato, riunito in Sezione Consultiva per gli Atti Normativi, con provvedimento n. 01832/2013 del 17 aprile,  su richiesta dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Economia e Finanze, ha dato il via libera allo schema di D.P.R. varato dal Consiglio dei Ministri  in data 21 marzo con il quale è stato predisposto un regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti.

Ovviamente la notizia del provvedimento varato in C.d.M. aveva già fatto suonare il campanello d’allarme a tutte le forze sociali del pubblico impiego, ma nessuno pensava ad una tale accelerazione quasi a voler lasciare, da subito, una prima e pesante eredità al prossimo Governo ed al prossimo Ministro della Pubblica Amministrazione.

E invece il provvedimento, inviato dal MEF, ha avuto un velocissimo parere positivo da parte del C.d.S. che, in relazione alla delega prevista all’art. 16 della Legge 98/2011, introduce tre misure che affossano le aspirazioni dei dipendenti pubblici ad avere il rinnovo del contratto e bloccare la vera e propria emorragia che sta colpendo il nostro potere d’acquisto:

1) la proroga alla fine del 2014 del blocco dei contratti di lavoro del pubblico impiego (se va bene  ripartiranno nel triennio 2015-2017);

2) la conferma del blocco del pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2013- 2014.

3) La proroga del blocco del “cedolino”, cioè il divieto di avere aumenti di stipendio a qualsiasi titolo    (quindi anche i passaggi economici), che sarebbe scaduto il 31 dicembre 2013, fino a tutto al 2014.

Un’accelerazione che non possiamo spiegarci se non con l’obbligo di predisporre da parte del MEF, in assenza di atti formali che ne presupponessero il blocco, proprio il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale per il biennio di riferimento (2013-2014); quindi via libera ad un ulteriore atto vessatorio nei confronti dei lavoratori pubblici per i quali al danno si aggiunge la beffa di un parere che, udite, udite, segnala al legislatore la necessità di non “infierire” su coloro i quali hanno redditi da 90.000 a 150.000 euro in ragione di una opportuna sentenza della Corte Costituzionale, la 233/2012, che in sintesi afferma che chi guadagna di più non deve rimetterci rispetto agli altri (che guadagnano molto, molto meno…).

L’azione sindacale sino ad ora non ha prodotto che generici lamenti e interviste contro il blocco contrattuale. Azioni concrete purtroppo nessuna come nulla o quasi è successo in occasione del precedente blocco contrattuale che ancora ci colpisce. Sarebbe ora di affrontare unitariamente una vertenza che faccia capire che se i servizi pubblici peggiorano ad andarci di mezzo è tutto il Paese, ma chi paga maggiormente sono le fasce più basse della popolazione che non possono certo ricorrere ai privati per quanto riguarda i servizi fondamentali come ad esempio scuola e sanità.

I soldi per far funzionare meglio la macchina e pagare dignitosamente i dipendenti pubblici ci sono, gli sprechi pure e sono laddove nessuno ha il coraggio di intervenire: appalti, acquisti, consulenze, dove si annidano i 60 miliardi di corruzione denunciati dalla Corte dei Conti.

 E allora, attendendo che il Governo affronti realmente i problemi della Pubblica Amministrazione italiana con una riforma seria ed efficace e un minimo di unità sindacale che affronti e tuteli gli interessi e le esigenze di più di tre milioni di lavoratori del Pubblico Impiego, senza contratto e con i livelli di stipendio più bassi della media europea, questa Federazione ha deciso di iniziare con atti concreti: prima di tutto la presentazione di piattaforme contrattuali che mettano in mora il Governo e lo richiami alla sua responsabilità di prendere i soldi laddove è giusto e non dove è più facile; inoltre, non abbiamo mai abbandonato la nostra iniziativa: “UN EURO PER FARE GIUSTIZIA” con la quale si mira ad ottenere una pronuncia giudiziaria che sancisca l’incostituzionalità del blocco degli stipendi attraverso specifici ricorsi a vari  Tribunali. Un’iniziativa che ora come mai è attuale e indispensabile.

I giudici stanno iniziando a fissare le udienze e a breve speriamo di avere delle risposte positive. Intanto vi riepiloghiamo le udienze previste nei prossimi mesi:

Tribunale di Roma, ricorso presentato dai sindacati FLP e FIALP: la prima udienza si è già tenuta e la prossima è prevista per il 19 giugno, data in cui è molto probabile che il giudice si pronunci nel merito;

Tribunale di Milano: prima udienza fissata per il 18 giugno 2013;

Tribunale di Torino: prima udienza fissata per il 1° luglio 2013;

Tribunale di Firenze: prima udienza fissata per il 29 novembre 2013;

Tribunale di Roma, ricorso presentato dai lavoratori: prima udienza fissata per l’8 gennaio 2014;

Tribunale di Perugia: prima udienza fissata per il 10 gennaio 2015 (sic!)

Ricordiamo che basta che uno dei Tribunali aditi ravvisi profili di incostituzionalità del blocco dei contratti per inviare le carte alla Corte Costituzionale che dovrebbe così pronunciarsi in merito. Vi terremo tempestivamente aggiornati!  

 Si allega intanto copia del parere del Consiglio di Stato sullo schema di DPR in parola.

                                                                                                                       LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Allegato: Parere del Consiglio di Stato n.1832 del 17.04.2013

 

 

 

blocco contratti


Presentato il DEF 2023 – Del tutto assenti le risorse per il rinnovo dei contratti. Il commento di FLP: senza un’adeguata e immediata inversione di rotta ed adeguati stanziamenti, la mobilitazione sarà inevitabile. Dal comunicato stampa diramato dal CdM emerge che è previsto per il solo 2024 il tasso di inflazione, assolutamente irrealistico, del 2,8%, pur se per il triennio di riferimento si parla del 17,4%: una secca perdita del potere d’acquisto del nostro salario, già segnato dai reiterati blocchi e dai tagli agli FRD conseguenti alla norma capestro che vieta il superamento dei tetti del 2016

20 Apr 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 29 del 19 aprile 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 9/2023 della Segreteria Generale FLP, che riferisce del Documento di Economia e Finanza, in materia di stanziamenti per il rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici e riforma delle pensioni.            Approvato dal Consiglio dei Ministri il Documento di […]



Lettera del Segretario Generale CSE al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

31 Mar 2014 - CSE, Flp Difesa

Notiziario n. 31 del 1 aprile 2014 – Trascriviamo di seguito integralmente la nota che in data odierna la  Segreteria Generale della CSE ha inviato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi in ordine ai recenti annunci del Governo  in materia di rilancio dell’economia, di spending review e di riordino della PA. ”  Signor Presidente del […]



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