Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 33 del 26.09.2014 che riferisce della seconda riunione in ARAN avvenuta il 25 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio.
” Nella mattinata di ieri, seconda riunione in ARAN, dopo quella di apertura del 18 u.s., con all’o.d.g. la stipula di un nuovo accordo quadro (CCNQ) sul rapporto di lavoro.
Il titolo pomposo delle convocazioni non tragga in inganno… l’ARAN, sulla base dell’atto di indirizzo del Governo, intenderebbe infatti limitare l’ambito della negoziazione solo ad alcuni aspetti del rapporto di lavoro, principalmente quelli relativi alle assenze per malattie ed alle problematiche del diritto allo studio per il personale con contratto a tempo determinato.
Una trattativa quindi già in partenza assolutamente circoscritta a quello che la Funzione Pubblica ha deciso che si deve trattare e che ha inserito nell’atto di indirizzo, mentre (secondo loro) dovrebbero restare fuori dal negoziato numerose altre rilevanti questioni relative al rapporto di lavoro.
Ma l’atto di indirizzo vincola l’ARAN, non certo il sindacato, che deve invece rispondere al mandato che gli viene dai lavoratori!
Detto questo intendiamo chiarire che comunque, anche sulle poche materie sulle quali l’Aran intende negoziare, non intendiamo in alcun modo sottrarci.
Per rendere però proficua la trattativa è necessario innanzitutto conoscere in dettaglio gli spazi d’azione dell’Aran rispetto ai singoli temi.
Cosa al momento non chiara, atteso che i contenuti dell’atto di indirizzo sono stati solo riassunti “a voce” dai rappresentanti dell’Aran.
Per noi è ineludibile ribadire preliminarmente che una nuova regolamentazione pattizia delle materie in esame, dopo le recenti incursioni legislative, non può certamente limitarsi a recepire tali disposizioni, ma deve muoversi nella direzione di superare le criticità e le iniquità esistenti, portando al livello più elevato oggi presente nei diversi CCNL il livello di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.
Cosa assolutamente ardua e complessa se permane nell’atto d’indirizzo, come dichiarato dall’Aran, il vincolo di non creare con l’accordo in questione, una “riduzione degli attuali risparmi”.
Il che significa per loro cercare di fare un’operazione a costo zero che difficilmente può coniugarsi con il riconoscimento di maggiori diritti, con l’aggravante che permangono le norme che prevedono la prevalenza della legge sui contratti e l’impossibilità per gli stessi di derogare ad essa.
Se qualcuno quindi pensa che con la firma del sindacato si possano avallare per via contrattuale le nefandezze dei governi che si sono succeduti in questi anni con il disconoscimento “condiviso” del diritto alla salute dei pubblici dipendenti, ha sbagliato di grosso.
La priorità per noi della FLP resta il rinnovo economico e normativo dei contratti nazionali di lavoro ed il superamento delle norme relative al blocco delle retribuzioni e della carriere.
Non è pensabile che mentre permangono tali odiose misure e continua la campagna di attacco al lavoro pubblico il sindacato possa impelagarsi in interminabili e dilatorie dispute capziose sul “sesso degli angeli”. Se è vero che rispediamo al mittente l’idea di barattare i giusti e dovuti riconoscimenti economici, dopo un decennio di sostanziale blocco dei salari, con il pannicello caldo del solo contratto giuridico proposto dai sindacati consociativi, tanto più è pericoloso un “contrattino” giuridico ridotto solo ad alcune, specifiche, materie.
Non vogliamo più assistere al solito “andamento lento” ed alle ritualità tipiche delle riunioni che da troppo tempo, in maniera sistematica, si susseguono in Funzione Pubblica e in ARAN, che dimostrano come le distanze tra le aspettative ed i bisogni dei lavoratori e quelle delle caste sindacali, sempre più autoreferenziali e sostanzialmente interessate alla propria sopravvivenza, sia sempre più incolmabile.
Questo è un Governo che quello che gli interessa lo decide a suon di decreti legge e fa della velocità e del decisionismo il suo fiore all’occhiello. Nel solco della continuità con Brunetta, ha presentato un disegno di legge sulla PA che oltre a depotenziare e smantellare la presenza dello Stato sul territorio prevede un ulteriore taglio delle materie oggetto di contrattazione ed una forte contrazione delle sedi negoziali decentrate. Non c’è quindi tempo da perdere.
Se si vogliono veramente risolvere le criticità evidenti dalla sovrapposizione delle norme e da interventi improvvisati e punitivi di Governo e Parlamento su malattie, esami diagnostici, permessi studio etc, ebbene noi ci stiamo, ma facciamolo subito. Perché noi abbiamo ancora tanto, ma tanto da fare a difesa della dignità, della professionalità e della tutela del reddito dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego.
LA SEGRETERIA GENERALE “
Notiziario n. 65 del 16 giugno 2014 –
Marco Carlomagno, Segretario generale FLP
Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 35 del 5 aprile 2014, riportiamo di seguito il testo del Notiziario FLP n. 22 del 13 giugno 2014 nel quale la nostra Federazione dà notizia di aver chiesto alla Ministra Madia, nel corso della riunione di giovedì 12 u.s., la sospensione della circolare della Funzione Pubblica n. 2 del 17 febbraio 2014, che pubblichiamo su questa stessa pagina, a cui è seguito l’annuncio da parte della Ministra del prossimo avvio in sede ARAN di un confronto negoziale sulla a materia relativa al diritto alla salute.
” Come è ovvio, in queste ore l’attenzione è centrata sulla riforma della Pubblica Amministrazione approvata in Consiglio dei Ministri e i cui testi non sono ancora disponibili. La FLP se ne occupa e continuerà ad occuparsene, una volta che gli stessi saranno resi ufficiali provvedendo ad evidenziare le parti condivisibili e quelle assolutamente inutili o dannose per la Pubblica Amministrazione e per i lavoratori pubblici, come già avvenuto nella nostra nota sui 44 punti proposti da Renzi/Madia.
Tuttavia, noi non dimentichiamo le altre importanti questioni sul tappeto, alcune delle quali hanno a che fare con i diritti costituzionali dei lavoratori quale è, ad esempio, il diritto alla salute, negato da una recente Circolare della Funzione Pubblica – la numero 2 del 17 febbraio 2014 – firmata dall’ex-Ministro D’Alia la quale prevede che in caso di visite, prestazioni specialistiche, terapie, esami diagnostici non si possa usufruire del cosiddetto trattamento malattia anche nel caso in cui non si abbiano più a disposizione i permessi retribuiti.
Già nel primo incontro con il Ministro della Pubblica Amministrazione, avvenuto ai primi di aprile, la CSE aveva posto con forza la questione relativa al diritto di curarsi al meglio; ieri, nella riunione convocata sulla riforma, la nostra Confederazione ha nuovamente posto il problema alla Ministra, che ci ha risposto positivamente annunciando l’apertura di una sessione di contrattazione per affrontare la disciplina della tutela del diritto alla salute dei dipendenti pubblici (malattia, permessi retribuiti, congedi, ecc.) e di aver già predisposto un atto di indirizzo per l’ARAN a tale fine.
Abbiamo accolto la notizia con cauta soddisfazione e riteniamo certamente questo un passo avanti. Però è un fatto che tra contrattazione, eventuale accordo e passaggio agli organi di controllo, la soluzione non potrà aversi prima di qualche tempo. Per questo abbiamo in data odierna scritto al ministro chiedendo che, nelle more, vengano sospesi gli effetti della Circolare della Funzione Pubblica citata.
Siamo fiduciosi che la nostra richiesta possa essere accolta e assicuriamo a tutti i lavoratori che, pur impegnati nella più ampia questione della riforma, non perderemo di vista quello che per noi è un importante conquista di civiltà.
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 14 del 04.04.2014 relativo agli inaccettabili contenuti della circolare n. 2/2014 con la quale la Funzione Pubblica “chiarisce” che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisognerà usare i permessi retribuiti oppure istituti ritenuti similari escludendo l’assenza per malattia.
” La nostra classe politica dimostra ancora una volta di disprezzare i lavoratori che assicurano ogni giorno i servizi alla collettività. Dopo il blocco dei contratti, degli stipendi e delle carriere, infatti, ora arriva anche la negazione del diritto alla salute.
Il decreto legge 101/2013, convertito nella legge 125/2013, ha introdotto disposizioni restrittive in materia di assenze per malattia dei dipendenti pubblici al fine di “contrastare il fenomeno dell’assenteismo nelle pubbliche amministrazioni”. In particolare la legge ha modificato la normativa vigente in materia di assenze per visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici, prevedendo espressamente che, per effettuarli, non si possa più ricorrere all’assenza per malattia, nemmeno nel caso in cui siano già stati utilizzati i giorni di permesso retribuito per documentati motivi personali.
Ovviamente, non si è fatto attendere più di tanto l’intervento della Funzione Pubblica la quale con la Circolare n.2 del 17 febbraio scorso, a firma dell’ex-Ministro D’Alia, chiarisce che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisogna usare i permessi retribuiti oppure istituti che la Funzione Pubblica ritiene similari ma che tali non sono e cioè permessi brevi per motivi personali o banca delle ore.
Una vera e propria aberrazione che vorrebbe cancellare diritti costituzionalmente garantiti come quello alla salute, previsto dall’articolo 32 della Costituzione, che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Questa restrizione viene per di più imposta in una situazione generale di innalzamento progressivo dell’età media dei dipendenti pubblici conseguente anche all’impossibilità di accedere alla pensione per effetto della controriforma Fornero.
Ci chiediamo: cosa succederà se e quando il dipendente avrà terminato le ore di permesso per motivi personali e quelle di permesso breve (la cui durata giornaliera non può superare la metà dell’orario di lavoro ed è pari a 36 ore annue)? Dovrà utilizzare le giornate di ferie?
E cosa pensano i nostri governanti, che ci divertiamo a prendere giornate di malattia per poterci curare anche quando non ne abbiamo bisogno? Ricordiamo a costoro che oggi per chi si ammala c’è una decurtazione non solo del salario di produttività ma anche di parti del salario di base e che nessuno rinuncia volentieri a quote della propria retribuzione se non è necessario.
Ricordiamo invece ai lavoratori che comunque la visita specialistica, la prestazione diagnostica o la terapia possono essere concomitanti con una situazione di malattia, che in questi casi farà sempre fede il certificato di malattia del proprio medico curante e che l’attestazione dell’avvenuta visita (o terapia ecc.) servirà solo a giustificare l’assenza dal proprio domicilio in caso di visita fiscale.
Davvero non riusciamo a comprendere come chi ci governa sia arrivato a disprezzarci così tanto da non comprendere che misure come questa, lungi dal portare soldi nelle casse dello Stato, possono rivelarsi provvedimenti-boomerang non solo per l’effetto diretto ma per quello indiretto dal quale già cent’anni fa scienziati dell’organizzazione, pur di matrice conservatrice, mettevano in guardia.
Infatti, a forza di essere trattati come delinquenti abituali, i lavoratori perdono motivazione e mettono, anche non volontariamente, in atto forme di autodifesa che sono controproducenti anche per i “padroni”.
I sindacati servono a tutelare i lavoratori e ad incanalare le giuste rivendicazioni individuali in contratti e vertenze collettive che vedano i lavoratori prestare la propria opera più sereni e liberi dai bisogni e l’azienda (in questo caso lo Stato e la collettività) prosperare. Purtroppo, i governi che si sono succeduti dimostrano di non tenere in alcun conto i rappresentanti dei lavoratori (a meno che non siano disposti a scambi indicibili che pure sono avvenuti nel recente passato) ed hanno inoltre la convinzione di poter gestire un rapporto diretto con i lavoratori contraddistinto da minacce, insulti e tagli di salario. È ora che i lavoratori facciano sentire la propria voce e che si organizzino, anche con misure di autodifesa, contro leggi o circolari che intendono tagliare anche i diritti elementari.
La FLP, sia chiaro, si opporrà con ogni mezzo a questo ennesimo attacco ai diritti (tutelati anche costituzionalmente) dei lavoratori pubblici.
Nell’incontro che la nostra confederazione avrà con il nuovo Ministro della Pubblica amministrazione, Madia, questo problema sarà certamente posto con forza. Stiamo inoltre valutando eventuali profili di illegittimità della norma in questione.
Stavolta davvero si è passata la misura e non abbiamo alcuna intenzione di stare fermi e aspettare LA SEGRETERIA GENERALE FLP
N.B. : A tal proposito, rendiamo noto che la questione è stata sottoposta dalla nostra Confederazione CSE direttamente alla attenzione della Ministra della FP Marianna Madia nel corso dell’incontro avuto con la stessa proprio in data odierna a Palazzo Vidoni, e che sarà oggetto di successivo e specifico Notiziario, al quale naturalmente rinviamo.
Notiziario n. 103 del 9 settembre 2014 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 33 del 26.09.2014 che riferisce della seconda riunione in ARAN avvenuta il 25 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio. ” Nella mattinata di ieri, seconda riunione in ARAN, dopo quella di apertura del 18 u.s., […]
Notiziario n. 65 del 16 giugno 2014 – Facendo seguito al nostro precedente Notiziario n. 35 del 5 aprile 2014, riportiamo di seguito il testo del Notiziario FLP n. 22 del 13 giugno 2014 nel quale la nostra Federazione dà notizia di aver chiesto alla Ministra Madia, nel corso della riunione di giovedì 12 u.s., […]
Notiziario n. 35 del 5 aprile 2014 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 14 del 04.04.2014 relativo agli inaccettabili contenuti della circolare n. 2/2014 con la quale la Funzione Pubblica “chiarisce” che per visite diagnostiche e specialistiche o terapie bisognerà usare i permessi retribuiti oppure istituti ritenuti similari escludendo l’assenza per malattia. ” […]