Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.

 Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la Legge 29.12.2022, n. 197 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2023 e quello per il triennio 2023-2025. Tra i provvedimenti e le misure in essa contenute, ci sono naturalmente quelli che riguardano la materia previdenziale, che trovano spazio nei commi dal n. 283 al n. 311 dell’art.1 della predetta legge, e sui cui contenuti di dettaglio abbiamo già riferito nel Notiziario n. 23 del 29 dicembre 2022, al quale si fa rimando naturalmente anche per il giudizio politico che ne abbiamo dato.

Archiviata così la discussione di questi ultimi due mesi, in alcuni momenti anche aspra, sulle scelte operate in manovra di bilancio, è ora tempo di fare un punto di situazione mettendo insieme vecchie e nuove norme in materia previdenziale e di operare una ricognizione sulle possibilità che il complesso normativo esistente offre oggi alle lavoratrici e ai lavoratori per lasciare il mondo del lavoro e il servizio attivo e andare così finalmente in pensione. E facciamo questo anche per rispondere alle diverse sollecitazioni che ci sono pervenute in questi giorni da tanti lavoratori.

 Estratto conto contributivo

Partiamo innanzitutto col dire che i lavoratori interessati possono consultare on line o richiedere a INPS o al proprio Ente previdenziale tramite contact center al numero 803164 (da rete fissa) oppure 06164164 (da rete mobile) l’estratto conto contributivo, che elenca tutti i contributi effettuati in proprio favore e riepiloga in una tabella i versamenti figurativi e da riscatto. Attraverso l’estratto conto contributivo, è possibile per il lavoratore interessato avere delle indicazioni di massima sul raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento già avvenuto o sul tempo che manca a traguardarlo.

Requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia

A causa della pandemia da Covid-19, è stato bloccato fino al 2026 l’adeguamento dell’età pensionabile legato alle speranza di vita, e fino a quell’anno si andrà in pensione con i requisiti previsti dalla Fornero.

Per accedere alla pensione di vecchiaia, che rappresenta l’opzione più praticata nel nostro paese, sono necessari 67 anni d’età con minimo 20 anni di contributi (invece, 66 anni e 7 mesi per addetti a mansioni gravose e usuranti con un minimo di 30 anni di contributi). A chi rientra nel c.d. “sistema misto”, viene anche richiesto di aver maturato, alla data di presentazione della domanda di pensionamento, un assegno pensionistico pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi 503,27 €)

 Requisiti per accedere alla pensione anticipata

Per accedere alla pensione anticipata ordinaria, è invece necessaria una anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, con percezione del primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (finestra mobile).

Per gli addetti a mansioni gravose e usuranti, sia uomini che donne, l’accesso alla pensione anticipata è

vincolata al raggiungimento di “quota 97,6” (età minima 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi per il lavoro dipendente). Un anno d’età in più per il lavoro autonomo, e dunque “quota 98,6”. 

 

Requisiti per accedere a “Quota 103 (“pensione anticipata flessibile”)

E’ la novità 2023 della legge di bilancio, che va a sostituire la c.d. “quota 102” (che comunque rimane esigibile per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2022), offrendo così una opzione in più rispetto alle rigide previsioni della Fornero (67 anni per anzianità o con 42 anni – 41 per le donne – e 10 mesi in via anticipata). Permetterà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (62 + 41= 103).

Per quanto attiene alle uscite dal lavoro, è prevista una finestra mobile di tre mesi per i lavoratori privati che maturano i requisiti nel 2023 e di sei mesi invece per i lavoratori pubblici (per chi avesse già maturato invece i requisiti nel 2022, le finestre mobili decorreranno rispettivamente dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023).

E’ inoltre utile segnalare che, per accedervi, i dipendenti pubblici sono tenuti a presentare la domanda di pensionamento alla propria Amministrazione con un preavviso di sei mesi.

“Quota 103” prevede inoltre un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € circa lordi al mese) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione precedente ai 67 anni, una decurtazione dell’assegno.

 Incentivo economico a restare al lavoro.

Anche questa è una possibilità nuova introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per chi maturasse i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così al lavoro, è prevista la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro che non vengano più pagati i contributi datoriali all’Ente previdenziale e che vengano viceversa direttamente accreditati in busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.

 Requisiti per accedere a “Opzione Donna”

Opzione donna è stata prorogata a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti sinora previsti (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio conferma i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma riduce enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorrerà avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio.

 Requisiti per accedere a “APE SOCIALE”.

La legge di Bilancio ne dispone la proroga a tutto il 2023, essendo peraltro l’unica proroga senza modifiche, con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla Legge 30.12.2021, n. 234, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

 Accesso alla pensione dei lavoratori c.d. precoci

I lavoratori c.d “precoci (e cioè coloro che prima dei 19 anni avevano già maturato almeno 12 mesi di contributi) potranno continuare anche nel 2023 ad andare in pensione con 41 anni di contributi maturati, indipendentemente dal requisito anagrafico e di genere (dunque, sia uomini che donne).

 Questo, in estrema sintesi, il ventaglio delle opzioni che le lavoratrici e i lavoratori interessati hanno di fronte a sé per accedere alla pensione nel corso di questo anno 2023: un quadro di situazione finanche peggiorato.

Ma giovedì 19 p.v. al Ministero del Lavoro partirà finalmente il tavolo di confronto con le Parti sociali sulla riforma pensionistica, al quale parteciperà anche CSE, in merito al quale ritorneremo a breve.

Il COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Un documento molto utile e chiaro per districarsi nella giungla di questa materia. E’ tutto, fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023.

All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di fiducia, il maxiemendamento presentato dal Governo al Disegno di legge – Atto Camera n. 643 – sulla manovra di bilancio per l’anno 2023. Lo stesso provvedimento è stato poi votato – sempre con voto di fiducia – in data odierna dall’altro ramo del Parlamento, che non ha apportato alcuna modifica o integrazione nel testo approvato dalla Camera e ciò per renderne possibile la pubblicazione in G.U. entro il corrente anno, e di conseguenza l’entrata in vigore dal 1° gennaio p.v., scongiurando così l’esercizio provvisorio.

L’articolato votato dai due rami del Parlamento dà così corpo alla legge di bilancio 2023. Per quanto attiene alle pensioni, pochissime appaiono le novità rispetto a quanto previsto dal disegno di legge presentato dal Governo il 29 novembre u.s., il cui impianto il Parlamento ha confermato in pieno.

Le norme in legge di bilancio che riguardano le pensioni fanno riferimento ai seguenti commi: nn. 218-220 (quota 103, testo invariato rispetto al DDL); nn. 221-222 (incentivi al trattenimento in servizio dei lavoratori, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); n. 223-226 (Ape Sociale, testo identico al DDL); nn. 227-227 bis (Opzione donna, testo sostanzialmente invariato rispetto al DDL); infine, i nn. 235 e 236 (perequazione pensioni per gli anni 2023 e 2024, testo parzialmente modificato rispetto al DDL).

Ciò detto, entriamo ora nel merito delle misure definitive recate dalla legge di bilancio oggi approvata:

“Quota 103” prevede in aggiunta un tetto dell’assegno pensionistico pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.650 € lordi) da applicarsi sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), il che comporterà, per il periodo di pensione pre-67 anni, una decurtazione dell’assegno.

Confermata pure l’introduzione di un incentivo economico a restare al lavoro: chi matura i requisiti per “quota 103” e decidesse invece di non usufruirne restando così a lavorare, avrà il diritto di chiedere al proprio datore di lavoro di non pagare più i contributi all’Ente previdenziale e di accreditarli viceversa direttamente nella busta paga, aumentandone così l’importo di circa il 10%.

Come si ricorderà,  come CSE  FLP  Pensionati chiedevamo da tempo la possibilità di uscita dal lavoro

con 41 anni di contributi, ma senza ulteriori vincoli e condizioni. La scelta del Governo è stata invece quella di dire sì al requisito dei 41 anni di servizio, ma coniugandolo con il vincolo anagrafico dei 62 anni d’età, il che ne limita fortemente l’utilizzazione (le stime parlano di 42mila lavoratori potenziali fruitori, il più uomini, dunque davvero tanto fumo e poco arrosto), e ulteriormente limitante ci appare il tetto previsto per l’assegno pensionistico. E per quanto attiene all’incentivo economico previsto per chi resta al lavoro, va detto che l’aumento della busta paga avrà come contraltare il minor importo della futura pensione, che senza quei contributi sarà ovviamente più leggera.

I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (il caregiver è un familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni).

Dunque, rispetto ad oggi, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma in generale si restringe la platea delle donne potenziali utilizzatrici, limitate alle categorie precedentemente richiamate. E in aggiunta la legge di bilancio riconferma il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione dell’importo della pensione, che continuerà così produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).

Francamente ci sfuggono le ragioni di una scelta che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” penalizzando così ancor di più le lavoratrici. Come CSE FLP Pensionati, avevamo chiesto invece la conferma negli attuali requisiti di “opzione donna”, cancellandone solo l’obbligo di ricalcolo contributivo, e continuiamo a pensare che quella era la strada giusta da imboccare.

Come CSE FLP Pensionati, confermiamo il nostro giudizio positivo sulla proroga di APE Sociale che avevamo peraltro ripetutamente richiesto, anche se avremmo voluto la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi con l’ampliamento ulteriore delle fattispecie di attività gravose e usuranti, che nell’attuale formulazione non fotografano tutte le situazioni meritevoli di tutela che andrebbero implementate con l’inserimento di altre figure, a partire dagli operatori della sanità (personale infermieristico, OSS e socio sanitario) e socio assistenziale.

Ebbene, la scelta, a nostro giudizio infelice operata dal Governo nella legge di bilancio e fatta solo

al fine di far cassa, è stata quella di modificare le regole che riguardano la perequazione delle pensioni  e di conseguenza i suoi effetti sugli aumenti delle stesse a partire da gennaio 2023.

Con le ulteriori modifiche introdotte in legge di bilancio rispetto al DDL, rispetto al 7,3 % fissato nel DM del 9.11.2022, è questo il  nuovo quadro di situazione (gli importi devono intendersi al lordo):

Dunque, rispetto alle previsioni iniziali del DDL, sono state ulteriormente ritoccate le fasce di perequazione con un più 0,5% delle pensioni fino a 5 volte il trattamento minimo. Rimane però il fatto che, rispetto alle regole oggi in vigore, le pensioni a partire da 2.625 € lorde non godranno dell’intera perequazione al 7,3%, di per sé già ridotta rispetto all’inflazione attuale che, come noto, viaggia da mesi a due cifre. Il danno per molti pensionati è evidente, e la beffa è che queste risorse a loro sottratte verranno destinate a finanziare altre categorie, in primis lavoratori autonomi e flat tax.  

Se queste sono, da ora, le nuove regole di perequazione, si comprende allora bene come, all’incremento delle pensioni minime e alla riconferma della percentuale di perequazione piena per gli assegni pensionistici fino a 4 volte il minimo, farà da contraltare una perequazione più bassa del previsto a partire dalle pensioni lorde da 2100 €, che, in primis con riferimento alle fasce più basse (da 1400/1500 € netti al mese, non proprio pensioni d’oro!), subiranno una evidente perdita di potere d’acquisto, che diventerà sempre più corposa man mano che cresce l’assegno pensionistico.

 In conclusione, non possiamo che confermare il nostro giudizio circa il fatto che il combinato disposto tra l’assenza di flessibilità nelle uscite dal lavoro (che permarrà tutta nel 2023, anche a fronte di “quota 103), il depotenziamento gravissimo di “opzione donna” e la minore tutela del potere d’acquisto delle attuali pensioni, costituiscono scelte penalizzanti che appaiono tutte orientate da una idea a monte di carattere politico, che è quella, per noi del tutto inaccettabile, di sottrarre risorse al sistema pensionistico per destinarle ad altri (partite IVA in primis), e dunque di fare cassa con le pensioni.

Conclusa la vicenda “legge di bilancio”, si aprirà a gennaio p.v. una partita ancora più grande: il confronto tra Parti sociali e Governo sulla riforma della Legge Fornero, sperando che sia davvero la volta buona. Il 19 gennaio prima riunione al Ministero del Lavoro, noi ci saremo con le nostre idee e le nostre proposte.

Buon 2023 a pensionate e pensionati, e a tutti coloro che stanno per diventarlo!

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

       

Notiziario FLP Difesa n. 80 del 20.11.2021 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP 67 del 17 novembre u.s., con il quale si informa della sottoscrizione all’ARAN dell’ipotesi di nuovo ACQ in materia di costituzione ed elezione delle RSU.

     Definito nel corso della riunione tenutasi ieri tra Aran e Confederazioni rappresentative del lavoro pubblico, il nuovo Accordo Collettivo Quadro in materia di costituzione delle RSU e per la definizione del regolamento elettorale.

     Un testo che aggiorna alcune disposizioni rispetto all’ACQ precedente, con particolare riferimento all’elettorato attivo e passivo, alle modalità di funzionamento delle RSU, alle modalità di presentazione delle liste, alla piena esigibilità di fronte alle Commissioni elettorali dei dispositivi del Comitato dei garanti in caso di controversie.

     Da segnalare la possibilità, ora prevista, della presentazione delle liste mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata e della firma digitale del presentatore, in alternativa alla presentazione fisica presso gli Uffici. Una nuova opportunità, frutto di una nostra specifica richiesta poi condivisa dall’Aran, nonostante le numerose e inaccettabili resistenze di altre Confederazioni sindacali.

     Condizione questa ancora più necessaria in una fase in cui l’emergenza sanitaria purtroppo non è finita, che permetterà di evitare le strozzature e le difficoltà che fatalmente potrebbero crearsi in una tornata elettorale che interesserà decine di migliaia di posti di lavoro.

     Ora per la partenza formale delle procedure bisognerà concordare a breve presso l’Aran il Protocollo il calendario elettorale (a meno di ritardi e/o imprevisti le elezioni si terranno entro il 15 aprile 2022).

     Alleghiamo  il testo dell’Ipotesi di Accordo Collettivo Quadro che diventerà esecutivo al momento della sottoscrizione definitiva dopo il previsto iter degli organi di controllo.

 La Segreteria generale FLP

 Davanti alla prospettiva imminente dell’avvio della campagna elettorale per il rinnovo delle RSU, rilanciamo dunque la campagna di adesioni alla nostra O.S., auspicando che la spinta al cambiamento porti nuova linfa anche in termini di candidature RSU, in tempi in cui il massiccio collocamento in pensione delle nostre leve più anziane ci priva anche di molti ottimi dirigenti sindacali.

Cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato: 2021.11.16 IPOTESI NUOVO ACCORDO QUADRO RSU 2022

APE Sociale


Il punto di situazione sulle modalità di collocamento in pensione possibili a oggi nell’elaborato di CSE-FLP Pensionati, alla luce della legge 197/2022 di bilancio di previsione per il 2023. Bloccato a 67 anni fino al 2026 il requisito anagrafico necessario per la pensione di vecchiaia. Confermati anche i requisiti della anticipata, con una finestra mobile di 3 mesi per il privato e 6 per il pubblico. Da quota 102 a quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi). L’incentivo economico per restare oltre i requisiti della anticipata. Requisiti limitati per Opzione donna. Confermata APE Social

18 Gen 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 05 del 18 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE_FLP Pensionati n. 01/2023, nel quale vengono analizzate le condizioni e i requisiti richiesti per le diverse modalità di uscita possibili a oggi.  Sul supplemento ordinario n. 43/L della G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, è stata pubblicata la […]


Le misure previste dalla legge di bilancio per il 2023 in materia di pensioni nell’analisi CSE-FLP Pensionati. Quota 100 per pochi, Quota 103 con 41 anni di contributi e 62 di età anagrafica + finestra mobile di 6 mesi dal 1° aprile e dal 1° agosto 2023 con tetto all’assegno pensionistico, Opzione Donna depotenziata, proroga dell’APE Sociale. Previsto un incentivo economico per chi resta: i contributi vengono versati in busta paga al lavoratore anziché all’INPS. Cambiate le regole per la perequazione: ridotti gli aumenti previsti da gennaio per buona parte della platea dei destinatari

13 Gen 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 02 del 12 gennaio 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario CSE-FLP Pensionati n. 23/2022 recante l’analisi della nostra Federazione sulle misure previste in materia pensionistica dalla legge di bilancio per il 2023. All’alba del 24 dicembre u.s., e dunque alla vigilia di Natale, la Camera ha approvato, con voto di […]


Sottoscritto all’ARAN il 16 novembre u.s. l’Ipotesi di Accordo Quadro in materia di costituzione delle RSU per il Pubblico Impiego e per la definizione del Regolamento Elettorale. Un testo che aggiorna alcune disposizioni su elettorato attivo e passivo, modalità di funzionamento della RSU, modalità di presentazione delle liste con pec. Il prossimo passo è la elaborazione del Protocollo per la calendarizzazione delle procedure, che, a meno di ritardi/imprevisti, dovrebbero concludersi con le elezioni entro il 15 aprile 2022

22 Nov 2021 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 80 del 20.11.2021 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP 67 del 17 novembre u.s., con il quale si informa della sottoscrizione all’ARAN dell’ipotesi di nuovo ACQ in materia di costituzione ed elezione delle RSU.      Definito nel corso della riunione tenutasi ieri tra Aran e Confederazioni rappresentative del lavoro […]


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