Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 –

1. 1.

Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica.

Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione della manovra economica 2025, il quadro complessivo presenta quest’anno percorsi più complessi, impegni più gravosi e disponibilità finanziarie alquanto ristrette.

Vediamo innanzitutto la tempistica della prossima manovra economica: entro il 20 settembre p.v., ed è questa una novità assoluta, il Parlamento dovrà approvare la risoluzione sul DPB (Documento Programmatico di Bilancio) predisposto dal Governo, che imporrà un risparmio tra gli 8 e i 10 mld € per gli impegni legati al nuovo “patto di stabilità” concordato con l’Europa per il rientro dal nostro enorme debito pubblico (nel 2023, 137,3%), che è arrivato a sfiorare i 3mila mld di € (a giugno scorso, record di 2948,5 mld di € certificato della Banca d’Italia). Entro fine settembre, poi, il Governo dovrebbe presentare, in linea con il DPB, la nota di aggiornamento del DEF, che, come si ricorderà, è stato varato a maggio scorso con il solo “quadro tendenziale”, e cioè i numeri e le stime sui conti pubblici, ma senza anche, come sempre avvenuto, il “quadro programmatico” (gli obiettivi di finanza pubblica, cioè impegni e riforme), rinviati appunto alla nota di aggiornamento di settembre.

A seguire, il cammino della manovra economica vedrà, entro fine ottobre, la presentazione in Parlamento del DDL Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri che recherà al suo interno le misure di dettaglio; infine, l’esame delle Camere e il varo entro l’anno della legge di bilancio, che entrerà poi in vigore dal 1° gennaio 2025.

In merito ai contenuti della manovra economica, gli impegni più ché gravosi del Governo, riaffermati anche di recente dal Ministro Giorgetti, riguardano innanzitutto la conferma per il 2025 del taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35mila € lordi e la riproposizione della rimodulazione da quattro a tre delle aliquote fiscali (ma si parla anche di ridurre di un punto l’aliquota intermedia dal 33 al 32%), per le quali operazioni serviranno complessivamente circa 20 mld di €. Per far fronte a questi e ad ulteriori importanti impegni (rinnovo CCNL pubblici, dai 5 ai 6 mld; missioni internazionali con un costo di circa 1,2 mld; risorse maggiori per il Fondo sanitario nazionale, il Ministro Schillaci ha chiesto 4 mld; altri impegni), le risorse allo stato disponibili non appaiono sicuramente adeguate e sufficienti. In cassa, infatti, ci sarebbero solo una ventina di mld. di €, di cui i 9 mld. attesi presuntivamente dal combinato tra nuova spending review delle AA.CC. e riordino delle detrazioni fiscali e 10 mld circa di extragettito derivante da maggiori entrate fiscali, come reso noto giorni fa dal MEF.

Dunque, una coperta che quest’anno si presenta davvero molto corta, e a pagarne pegno potrebbero essere ancora una volta proprio le pensionate e i pensionati, quelli già tali e quelli prossimi a diventarlo, in quanto il sistema previdenziale potrebbe essere chiamato di nuovo, come già avvenuto nel 2023 e 2024, a fare cassa.

Diamo allora uno sguardo più da vicino alle diverse ipotesi allo studio in materia di pensioni 2025.

Intanto, partiamo subito col dire che, in assenza di interventi (proroghe di “quota 103”, “APE Sociale” e “Opzione donna”, che consentono oggi l’uscita anticipata dal lavoro a partire rispettivamente da 63, 61 e 62 anni, che il MEF non guarderebbe di buon occhio), dal 1° gennaio 2025 entrerebbe in vigore a pieno regime la legge Fornero senza più uscite anticipate per quote o altro, il che sarebbe proprio l’esatto opposto degli intendimenti, da tanto tempo annunciati e più volte ribaditi, di cancellare definitivamente quella legge che troppi danni ha fatto sinora.

Ultimamente, si è molto parlato, per il 2025, di “quota 41” (uscita con 41 anni di contributi, al netto dell’età anagrafica, scelta da noi sostenuta convintamente da anni), ma pare proprio che non se ne farà nulla, per il MEF avrebbe costi troppo alti; di contro, da parte dello stesso MEF, si starebbe addirittura ipotizzando l’allungamento della “finestra mobile” della pensione anticipata ordinaria, alzandola dagli attuali 3 a 6 mesi, con uscite più allungate (43 anni e 3 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne): la logica, è ovviamente quella di trattenere i lavoratori di più in servizio, differendone nel tempo il collocamento in pensione, solo per fare cassa.

Che poi è la medesima logica che ispira un’altra ipotesi di cui si è letto in questi giorni: cancellare l’obbligo di pensionamento dei dipendenti, oggi fissato per pubblici e privati a 67 anni d’età, e, per i soli lavoratori pubblici che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70/71 anni. Con l’intento non troppo nascosto di ottenere così due piccioni con una fava: fare cassa sulle pensioni differendone l’erogazione, e mantenere i lavoratori in servizio per ulteriori 3/4 anni, mettendo così delle pezze, ancorché provvisorie, agli spaventosi vuoti di organico che registrano oggi le PP.AA., alle quali sarebbe così concesso di continuare a servirsi di personale già formato a fronte della nota mancanza di formazione adeguata dei neo-assunti. Un’ipotesi sulla quale il Segretario Generale FLP, Marco Carlomagno, ha già espresso (vds La Repubblica del 7 u.s.) la propria opinione al riguardo: “E’ giusto dare la possibilità di rimanere al lavoro un po’ più a lungo, ma deve trattarsi di una scelta volontaria, da valorizzare con attività di mentoring nei confronti dei neo assunti”; e comunque, questa possibilità “non deve in nessun modo diventare un caso per frenare o rinviare le assunzioni dei giovani, per i quali sono necessari programmi seri di formazione e possibilità di carriera”.

Posizioni davvero molto chiare, che non necessitano di ulteriori commenti al riguardo.

Per completare il giro, parliamo infine di perequazione, pensione dei giovani e di previdenza complementare.

In materia di perequazione, pur a fronte oggi di una inflazione sensibilmente ridotta rispetto a quella a due cifre di qualche tempo fa che hanno portato alle scelte 2023 2 2024 di un minore adeguamento per le pensioni superiori a 4 volte il minimo (2432,76 € lordi), gli intendimenti del MEF parrebbero orientati a confermare la minore copertura per queste ultime e (forse) a inasprirla per le pensioni più alte, mentre per le pensioni minime (oggi pari a € 598,60) che hanno beneficiato in questi due anni di una perequazione superiore (120%), a fronte di una inflazione media 2024 verosimilmente all’1,6%, si parla di una conferma della maggiore perequazione (salirebbero a € 608,19) o addirittura di un ulteriore incremento, che noi ovviamente sosteniamo.

Per i giovani, sempre più spesso con lavori part-time, precari, mal pagati e discontinui, che preoccupano fortemente tutti gli attori in campo anche per una possibile e futura emergenza sociale, da tempo la nostra O.S. chiede l’adozione di misure strutturali, attraverso la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, di formazione e di retribuzioni basse, che assicurino, al momento della collocazione in pensione, un assegno dignitoso.

Purtroppo, da quel che comprendiamo, non ci pare che, negli intendimenti del Governo per la prossima legge di bilancio, ci sia uno spazio seppur minimo per scelte di questa natura. E la circostanza non ci piace proprio.

Sulla previdenza complementare, l’idea del MEF sarebbe quella di potenziarla ulteriormente, ma di farlo destinando obbligatoriamente alla stessa il 25% del TFR, che a noi appare una scelta decisamente indigeribile.

Queste, dunque, le ipotesi in campo per le pensioni 2025 di cui si sta parlando molto in questi giorni. Ovviamente, si tratta di ipotesi che circolano, in mancanza, allo stato, di qualsiasi confronto del Governo con le Parti sociali, che come CSE-FLP Pensionati chiediamo e sollecitiamo da tempo. E’ quasi un anno che manca un tavolo di confronto politico con le Rappresentanze sindacali sul fronte delle pensioni, e anche i tavoli tecnici avviati ad inizio legislatura dalla Ministra Lavoro che pure avevamo apprezzato, sono da tempo morti e sepolti.

Non sappiamo quali siano, allo stato, le reali intenzioni del Governo, ma continuiamo a pensare che un confronto serio e responsabile tra Parti sociali e Governo, e non di pura facciata o di mera comunicazione di decisioni già prese magari alla vigilia del varo dei provvedimenti, sia la condizione prima e ineludibile per affrontare problematiche che hanno ricadute importanti e decisive sulla vita di milioni e milioni di cittadini e sulle famiglie.

Con riserva di ulteriori informazioni al riguardo.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

o naturalmente sta iniziando ora, ne riporteremo man mano gli sviluppi.

E’ tutto, cordialissimi saluti a tutti.

Il COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 –

DDL di Bilancio
DDL di Bilancio

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024.

A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e dopo i ripetuti e successivi aggiustamenti con connesse bozze circolate sul web, ovviamente frutto delle mediazioni tra le forze politiche che sostengono il Governo, è finalmente approdato al Senato (Atto Senato n. 926) il Disegno di Legge (DDL) sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2024 e quello per il triennio 2024-2026, che reca l’insieme delle scelte che connotano la manovra di bilancio per l’anno a venire.

 Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la manovra cuba complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa o da aumento di imposte/tasse, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali. Confermate le misure da tempo annunciate, tra le quali spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti già in essere dal 1 luglio 2023, e la riduzione a 3 delle aliquote IRPEF, entrambe le misure finanziate però solo fino a tutto il 2024, e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi dei 2,5 mld destinati alla Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi” (DL 18.10.2023, n. 145).

Tra i provvedimenti contenuti nel DDL, spiccano quelli che riguardano il sistema pensionistico (Vds Titolo V, Capo 1 del DDL, artt. dal n. 26 al n. 33) che, ben lungi al momento dal cancellare la riforma Fornero del 2011 come più volte annunciato, fa registrare invece un deciso inasprimento dei criteri per l’uscita anticipata, confermando per il secondo anno consecutivo la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni, e che cassa! Proviamo allora a fare una sintesi delle scelte operate dal Governo Meloni nel DDL Bilancio 2024.

 “QUOTA 103”

 Abbandonata l’idea di varare “quota 104” di cui si era parlato in queste settimane, il DDL Bilancio 2024 reca la conferma di “quota 103” che consentirà di continuare ad andare in pensione con 41 anni  di contributi e 62 anni di età annagrafica (62+41=103), ma con nuovi e peggiorativi vincoli: ricalcolo interamente contributivo, come per opzione donna, che ridurrà l’assegno pensionistico a regime; importo massimo erogabile fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia (67 anni) ion misura pari a 4 volte il trattamento minimo INPS (circa 2200 euro) invece di 5 volte come avviene oggi, e dunque fino al raggiungimento dei 67 anni si riceverà una pensione inferiore; infine la c.d. “finestra mobile” che segna il tempo fra il momento di maturazione del diritto a pensione e quello della sua decorrenza che è oggi pari a 3/6 mesi, viene alzata a 7 mesi per i lavoratori privati e a 9 mesi per quelli pubblici.

Deve essere precisato, a tal proposito, che le novità peggiorative in materia di quota 103 riguardano però solo coloro che maturano i requisiti dal 1 gen. 2024, in quanto per coloro i cui requisiti maturano sino al 31.01.2023 si continueranno ovviamente ad applicare le regole di quota 103 varate nel 2023.

Confermato inoltre anche per il 2024 l’incentivo al posticipo del pensionamento,e dunque la possibilità di scelta per il lavoratore di restare al lavoro optando per l’inserimento in busta paga della quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19%), che ridurrà poi l’assegno pensionistico.

 “OPZIONE DONNA”

Abbandonata l’idea di azzerarla facendola confluire all’interno di “APE Social” (cd “Ape rosa”), Opzione donna viene confermata per il 2024, ma con le condizioni più penalizzanti introdotte nel 2023 (esuberi con aziende con tavoli di crisi; caregiver familiari; inabili al 74%), sempre in presenza di un minimo di 35 anni di contributi, ma con un aggravio del requisito di età (servono 61 anni al posto di 60 attuali), con un anno in meno per le dipendenti o licenziate di aziende in crisi con tavoli aperti (a cui è richiesta un’età di 60 anni), e prevedendo sempre lo sconto di 1 anno per chi ha un figlio (esce a 60 anni) e fino a due anni per chi ha 2 o più figli (esce a 59 anni).

Queste le nuove regole di “Opzione donna”, di certo più penalizzanti rispetto agli anni precedenti per chi matura i requisiti nel 2024; per chi  però li avesse già maturati negli anni precedenti, varranno ancora le vecchie regole: entro il 31.12.2021, 35 anni di contributi e 58 (dipendenti) o 59 (autonome) anni di età; entro il 31.12. 2022, 35 anni di contributi e 60 anni di età, con uno sconto di 1 onno per ogni figlio fino a una massimo di due anni, a condizione però di rientrare in una delle categorie dell’APE Sociale: caregiver, disabilità almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti.

 “APE SOCIALE”

Anche qui. Il DDL Bilancio prevede modifiche significativamente peggiorative rispetto al 2023. Le regole attuali di APE Sociale prevedono i requisiti di accesso fissati dalla legge 234/2021, che ne aveva anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per i disoccupati, caregiver, lavoratoricon handicap almeno al 74%; sempre a 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti, che debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

Ebbene, in base al DDL Bilancio, nel 2024 il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi, e per tutte le fattispecie lavorative, senza più le condizioni di miglior favore previste nel 2023 (32 anni per edili e ceramisti e riduzione di 12 mesi per le lavoratrici madri, fino a un max di 24 mesi. Inoltre, la platea dei beneficiari sembra escludere quelli ricompresi nell’allargamento operato dalla legge 234, tra i quali: professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate; tecnici della salute; professioni qualificate nei servizi socio-sanitari; personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, etc; portantini e professioni assimilate; diverse altre professionalità. In ultimo, il DDL Bilancio dispone la non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione del lavoro occasionale) entro un massimo di cinquemila euro annui.

 “PENSIONE ANTICIPATA CONTRIBUTIVA A 64 ANNI”

Come noto, questa fattispecie è riservata ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro solo successivamente all’entrata in vigore delle prima riforma Dini (31.12.1995), richiede almeno 20 anni di contributi effettivi (no accrediti figurativi) e prevede un calcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico che, attualmente, deve essere pari a 2,8 l’importo dell’assegno sociale.

Ebbene, anche per questa fattispecie il DDL Bilancio 2024 prevede un inasprimento, in quanto l’assegno minimo maturato per accedervi sale sino a 3 volte l’assegno sociale (1.521 €. Lordi) ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio (1.419 €) e a 2,6 volte con due o più figli (1.318 €) , al netto del prossimo adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2024.

Inoltre, viene previsto un tetto dell’assegno pensionistico che non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.835 €. Lordi al mese) sino al raggiungimento dell’età anagrafica di vecchiaia (67 anni). In ultimo, viene pure introdotta una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

“TAGLI PER I FUTURI PENSIONATI PUBBLICI”

Riguarda gli iscritti alle Casse amministrate dal Tesoro (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali – CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e degli infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e scuole elementari parificate – CPI; e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori – CPUG), per un totale di oltre 700.000 lavoratori.

Per i lavoratori iscritti a queste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e che andranno in penasione dal 1 gennaio 2024,  il DDL Bilancio prevede una modifica del calcolo sulla quota retributiva della pensione, che ne ridurrà l’importo, in quanto le attuali aliquote di rendimento previdenziale previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986  verranno sostituite con coefficienti meno remunerativi (vds allegato II del DDL), con una penalizzazione pesantissima.

Il giornale Il Messaggero ha calcolato che un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000€. che andrà in pensione di vecchiaia nel 2024 con 35 anni di contributi e 67 anni di età subirà un taglio pari a circa 4.400 €. Nell’assegno pensionistico (6.000 €. Per chi ha stipendi lordi da 40.000€; oltre i 7.300€. invece per le retribuzioni sopra i 50.000€. . Dunque, un incredibile cambio delle regole in corsa, e per questo si prevede un consistente esodo entro fine anno di lavoratori interessati, in primis in Sanità.

 “RISCATTI”

Le stesse nuove aliquote di cui all’allegato II del DDL si dovranno applicare anche per calcolare l’onere delle domande di riscatto prodotte dal 01.01.2024, riscatto che pertanto diventerà decisamente più caro: 4 anni di università potrebbero costare quasi 66.000€. invece di 19.000.

 “PEREQUAZIONE”

Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 ha introdotto una minore copertura rispetto all’indice ISTAT a partire dagli assegni pensionistici da 4 a 5 volte il trattamento minimo, fino ad una penalizzazione max. del 32% per le pensioni sopra le dieci volte il trattamento minimo.

Avevamo chiesto di cancellare questa disposizione, ma il DDL Bilancio ha confermato invece questa riduzione per il 2024: indicizzazione piena solo fino a 4 volte il minimo (€. 567,94); fra 4 e 5 volte il minimo, al 53%; fra 6 e 8 volte il minimo, al 47%; fra 8 e 10 volte il minimo, al 37%; sopra le 10 volte il minimo, la percentuale di perequazione scende invece al 22%, e sta proprio qui la novità.

Val la pena di segnalare, a tal riguardo, che l’anticipo del saldo della perequazione 2023 (0,8%) disposto dal DL c.d. “anticipi” (18.10.2023, n. 145) verrà corrisposto con i relativi arretrati con il cedolino di dicembre p.v. e non a novembre, come era stato annunciato in un primo momento.

 “PENSIONI MINIME”

Nel DDL non sono previsti aumenti per le pensioni minime, neanche per gli over 75.

 Questi i contenuti in materia di pensioni del DDL Bilancio 2024 approdato al Senato, rispetto ai quali non possiamo non evidenziare, in generale, la decisa stretta in materia di flessibilità in uscita, che rappresenta l’esatto contrario di quanto CSE ed FLP chiedono da anni ai Governi che si sono succeduti. Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari con la speranza che si possa modificare qualche cosa, il che appare però di difficile realizzazione, in considerazione della scelta operata dalle forze di maggioranza di non presentare emendamenti. Noi comunque ci proveremo.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato : Testo_bollinato_legge_bilancio_2024

Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023

Riforma pensioni

Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.

               Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2023, è oramai sicuro che anche per quest’anno, al pari degli anni precedenti, dobbiamo mettere da parte ogni speranza che la prossima manovra di bilancio rechi la tanto attesa riforma strutturale del sistema pensionistico, che i lavoratori attendono invano da oltre 10 anni, e cioè dall’entrata in vigore della legge Fornero (D.L. 6.12. 2011, n. 201, c.d. “decreto salva Italia”, poi convertito nella Legge 22.12 2011 n. 214).

              Lo ha di fatto ufficializzato la stessa Presidente del Consiglio nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 31 maggio u.s., nel quale la stessa Presidente ha comunque aperto alla possibilità di istituire a breve un tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro sulla c.d. “flessibilità in uscita” allo scopo di valutare la praticabilità, in particolare finanziaria, di nuovi interventi tampone, che rendano possibile nel 2024 il collocamento in pensione in via anticipata rispetto alle due opzioni offerte dalla Fornero: la pensione di vecchiaia a 67 anni o quella anticipata con anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi (41 per le donne), con il primo rateo di pensione a tre mesi dalla maturazione del requisito (c.d. “finestra mobile”).

Una minestra, però, trita e ritrita, che pensavamo di non dover più assaggiare alla luce degli annunci e degli impegni assunti dalle forze di governo in campagna elettorale poi purtroppo dimenticati e disattesi.

               Le ragioni di questo ennesimo slittamento sono ovviamente tutte di natura strettamente finanziaria: non ci sarebbero le risorse sufficienti per un intervento strutturale sulle pensioni, o, per meglio dire, le poche risorse disponibili (allo stato, pare 4-5 miliardi di €) verrebbero orientate verso altre direzioni, in primis riduzione del cuneo fiscale e altri interventi in materia fiscale, magari destinati al lavoro autonomo.

               E allora, stando così le cose, è di tutta evidenza che gli interventi in materia pensionistica nel 2024 non potranno che essere limitati, e peraltro finanziariamente non impegnativi, e dunque solo una piccola e modesta manutenzione rispetto al quadro oggi vigente. Il tavolo tecnico proposto alle Parti sociali dall’on. Meloni nell’incontro del 31 u.s., e che dovrebbe partire a breve, ha dunque un obbiettivo: quello di discutere e approfondire quali interventi possano essere operati nell’anno a venire come anticipi pensionistici, e dunque relativamente a “quota 103”, “APE social” e “opzione donna”. Vediamo come:

 Quota 103

Le ipotesi 2024 allo studio del Ministero del Lavoro pare siano due: la prima è quella di una riproposizione di questa opzione con gli stessi requisiti (62 anni d’età e 41 di anzianità contributiva) anche per il 2024; la seconda è quella di una sua rivisitazione, prevedendo eventualmente un ulteriore strumento di flessibilità (“quota 104”?). In ogni caso, si tratterebbe a nostro avviso solo di un piccolo contentino, destinato peraltro ad una platea molto ridotta di lavoratori, con ciò rinviando così, ancora una volta, a tempi futuri, il nodo gordiano ed irrisolto della maggiore flessibilità in uscita per tutti.

 APE Social

Come si ricorderà, l’ultima legge di Bilancio ne ha disposto la proroga a tutto il 2023, peraltro senza modifiche rispetto all’anno precedente, e dunque con la piena riconferma dei requisiti di accesso fissati dalla legge di bilancio 2022, che ne aveva peraltro anche allargato la platea: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose/pesanti, che comunque debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

L’ipotesi allo studio del Ministero del lavoro sarebbe quella di una ulteriore riproposizione di questa opzione anche per il 2024 con gli stessi requisiti previsti per gli ultimi due anni. A nostro avviso, una variante però andrebbe operata, ed è quella, da una parte di ridurre a 30 anni il requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi e, dall’altra, di aggiornare ed estendere le attività gravose e usuranti ampliandone al tempo stesso ulteriormente la platea, a partire dagli operatori della Sanità.

Opzione donna

E’ noto a tutti come la legge di bilancio 2023 abbia prorogato opzione donna a tutto il 2023, ma con tutta una serie di modifiche restrittive. Rispetto ai requisiti previsti nel 2022 (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome), la legge di bilancio ha confermato i 35 anni come requisito di anzianità da maturarsi entro il 31.12.2022, ma al tempo stesso ha ridotto enormemente la platea limitandola a sole tre categorie: donne inabili al lavoro almeno al 74%; caregiver familiari di conviventi con disabilità o non autosufficienti; lavoratrici in esubero o licenziate da aziende per le quali è aperto un tavolo di crisi. Inoltre, per accedere a “opzione donna” occorre avere 60 anni d’età (prima era 59 anni per le lavoratrici dipendenti), che si riduce a 58 anni con due figli o per dipendenti/licenziate, e a 59 con 1 figlio. E’ allora di tutta evidenza come le modifiche restrittive abbiano ridotto la platea delle lavoratrici interessate a poche migliaia, tenuto anche conto del fatto che il calcolo dell’assegno pensionistico relativo a opzione donna viene operato su base esclusivamente contributiva, il che lo riduce non poco (fino al 30%).

Anche per questo, la richiesta unanime del tavolo sindacale negli incontri al Ministero del Lavoro, CSE in primis, è stata quella di un ritorno in toto ai requisiti del 2022 azzerando le modifiche restrittive 2023, una richiesta che la Ministra Calderone si era impegnata peraltro a portare all’attenzione del C.d.M.

A tal riguardo, non si registrano sviluppi al momento, anzi le ultime novità vanno in una direzione opposta: gli emendamenti al Decreto Lavoro in fase di conversione, che miravano a rendere meno stringenti i vincoli attuali, sono stati scartati in Commissione Lavoro al Senato nella seduta del 30 maggio. Inoltre, si starebbe anche ipotizzando la cancellazione di opzione donna nel 2024, e solo per far cassa.

Per quanto ci riguarda, alla luce della mancata riforma pensionistica, pensiamo possa essere utile una proroga al 2024 di opzione donna, con il ripristino integrale dei vecchi requisiti.

 Dunque, sono queste le opzioni attualmente allo studio del Ministero del Lavoro, e che verosimilmente saranno oggetto di confronto con le Parti sociali nel tavolo tecnico di prossima convocazione.

 Noi però pensiamo che sia necessario discutere anche di altro paio di questioni:

 Vedremo se e come si svilupperà il confronto al Ministero del Lavoro, e ne daremo conto.

 Ultima annotazione: l’INPS ha diffuso qualche giorno fa il proprio bilancio 2022, dal quale emergono numeri davvero incoraggianti, che ci confortano sulla possibile praticabilità finanziaria di alcuni obiettivi di cui parliamo da tempo ma rimasti sinora irrealizzati, in primis quello della liquidazione di TFS/TFR al momento della collocazione in pensione dei lavoratori pubblici e quello, ancor più impegnativo della separazione della spesa pensionistica da quella assistenziale. Ci ritorneremo a breve.

                                                                                      COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Con l’obiettivo di continuare a tenere aggiornati i lavoratori civili della Difesa, per ciò che riguarda la materia pensionistica, per ora è tutto. Cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 –

Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni.

Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al tavolo di confronto il Ministro del Lavoro Marina Calderone, il Sottosegretario con delega alle pensioni Claudio Durigon, il Sottosegretario del MEF Federico Freni, il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, unitamente alle confederazioni sindacali e alle parti datoriali maggiormente rappresentative, per avviare una sessione di incontri che nei prossimi giorni dovrà dispiegare i suoi lavori affrontando nel dettaglio le principali criticità.

L’obiettivo è quello di definire una prima ipotesi di lavoro congiunta entro il mese di maggio 2023, per intervenire poi con la nuova regolamentazione in sede di legge di bilancio per il 2024.

Il Ministro, nell’introdurre i lavori, ha posto all’odg dei temi importanti come: le finestre di pensionamento e la flessibilità in uscita, le forme di garanzia pensionistica per i giovani, la questione della rivalutazione delle pensioni, la rivisitazione dei lavori usuranti, Opzione donna – tema che già si dimostra particolarmente controverso – e APE sociale.

Tutte questioni che a nostro parere non possono, però, essere prese in esame indipendentemente l’una dall’altra e dal contesto, ma che dimostrano l’urgenza di un intervento organico e a tutto campo. Cosa a dire il vero riconosciuta dallo stesso Ministro e dal Sottosegretario Durigon nel corso della riunione.

La nostra posizione, che abbiamo rappresentato all’autorità politica intervenendo nel corso della riunione a cui abbiamo partecipato come Confederazione CSE e come FLP, è quella di andare oltre l’approccio che negli anni ha sempre caratterizzato questi confronti, rivelatisi poi privi di effetti concreti, lavorando per misure di ampio respiro, per una riforma organica della previdenza che superi le iniquità attuali e investa per garantire il futuro dei giovani, evitando il perpetuarsi di misure tampone, di proroghe su proroghe o interventi unicamente mirati a fare cassa sulle pensioni.

E’ infatti evidente che la questione dell’equità del sistema previdenziale, unito alla sua sostenibilità, deve essere affrontata tenendo insieme e guardando a tutti i fattori dello scenario macroeconomico, a partire dal rapporto tra occupati e pensionati, sempre più squilibrato per il mancato turn over e la riduzione dell’occupazione, al livello di contribuzione sempre più basso correlato a salari e stipendi fermi da anni, all’enorme numero di contratti di lavoro a tempo determinato e somministrato, al contrasto al lavoro nero e sommerso.

Per non parlare delle problematiche fiscali e contributive legate al rapporto di lavoro e dalla non più procrastinabile separazione tra previdenza e assistenza.

Abbiamo comunque confermato la nostra piena disponibilità come CSE e FLP a confrontarci senza indugio sui temi esposti, per ragionare insieme, e da subito, sui necessari aggiustamenti anche in relazione alle norme previste dalla Legge di Bilancio che troviamo poco convincenti, coerentemente con l’approccio sistematico che dovrà necessariamente governare i lavori del tavolo.

A tal fine abbiamo consegnato un primo documento che interviene con alcune indicazioni di merito su tutte le questioni all’odg, e che sarà implementato di volta in volta sulle base delle tematiche in discussione.

La prossima riunione è prevista per l’8 febbraio e il primo tavolo tematico sarà dedicato a giovani e Opzione donna.

                                                                                                  La  Segreteria Generale FLP

In allegato, il documento CSE-FLP recante le nostre “Proposte per una riforma previdenziale sostenibile”.

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

 Allegato : 2023.01.19_proposte_CSE_FLP_riforma_pensioni

Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 –

Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023.

Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno di legge relativo alla manovra di bilancio 2023, che contiene, tra le altre cose, anche importanti provvedimenti in materia di pensioni.

Trattasi di una manovra che, partendo dal quadro di riferimento delineato dalla NADEF recentemente aggiornata, prevede misure per complessivi 35 miliardi di euro, di cui circa i due terzi sono rivolti a contrastare il caro energia nel primo trimestre del nuovo anno, e che poi dovranno essere eventualmente rifinanziate.

Tra i provvedimenti presenti nella manovra di bilancio ci sono, naturalmente, anche quelli che riguardano il pianeta pensioni. Che partono da un assunto diventato da qualche anno un classico delle leggi di bilancio: misure tampone, e rinvio a tempi successivi della riforma pensionistica. E’ avvenuto con altri Governi, ultimo in ordine di tempo quello presieduto da Draghi, e anche con il Governo Meloni il copione si ripete, anche se in questo caso è molto più giustificato. E allora vediamo le novità per il 2023 in materia pensionistica, peraltro in buona parte da noi già anticipate (vedasi il Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).

Questi i provvedimenti che riguardano la materia pensionistica, desunti dal comunicato stampa di Palazzo Chigi e dagli interventi del Governo nella conferenza stampa di stamattina, che, come già detto, ripropongono purtroppo il cliché delle manovre di bilancio di questi ultimi anni, riproponendo ancora una volta misure tampone in attesa della riforma che verrà.

Naturalmente, per un giudizio più dettagliato, dovremo aspettare di leggere il testo finale del disegno di legge, che potrebbe andare incontro, come avvenuto negli anni scorsi, ad ulteriori, piccoli aggiustamenti. Ma che dovrebbe vedere la luce, nel testo inviato al Parlamento, in tempi molto più rapidi rispetto agli anni precedenti, stante le sollecitazioni che vengono dall’Europa.

E dovremo anche aspettare l’avvio dei lavori nelle Commissioni parlamentari competenti e della successiva discussione in aula, che quest’anno partirà dalla Camera per poi approdare al Senato, ma verosimilmente solo per il voto di fiducia stante il davvero esiguo tempo a disposizione.

Come CSE FLP Pensionati, seguiremo da vicino lo sviluppo dei lavori parlamentari per quanto attiene alle misure in materia di pensioni, e la nostra Confederazione, come già avvenuto negli anni precedenti, non mancherà di formulare proposte migliorative, anche in forma di emendamenti, da portare all’attenzione del Parlamento che dovrà poi dire la parola definitiva.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Dunque nessuna significativa riforma della legge Fornero, solo proroghe e aggiustamenti, che comunque sono di interesse per i molti colleghi della Difesa che stanno valutando le possibilità di uscita. Queste le informazioni finora rese note in materia dal Governo tramite Comunicati Stampa e Conferenza Stampa, ma naturalmente l’iter della legge è ancora tutto in salita, pur nella consapevolezza che non ci sarà molto tempo per l’approvazione. Ma poiché in corso d’opera saranno ancora possibili proposte, aggiustamenti, modifiche, ci riserviamo di conoscere il testo finale del disegno di legge per quanto riguarda anche le altre materie di interesse dei lavoratori, e in particolare della Difesa.

E’ tutto, cordialissimi saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

       

Notiziario FLP Difesa n. 66 del 09.11.2022 –

Incontro della Ministra del Lavoro Calderone con le parti sociali

Si riporta di seguito il Notiziario FLP n. 18 del 7 novembre u.s., che riferisce delle ultime novità in materia finanziaria di nostro interesse, e dei contenuti dell’ultima riunione col neo incaricato Ministro del Lavoro.

Nell’ultima riunione del 4 novembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato la NADEF (Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza), modificando i dati macroeconomici contenuti nel documento lasciato in eredità da Draghi e Franco, ma al tempo stesso implementandolo con alcune scelte di politica economica che costituiranno punti di riferimento obbligati nella scrittura del disegno di legge sulla manovra di bilancio 2023.

In estrema sintesi: il buon andamento dell’economia italiana nel terzo trimestre ha innalzato la previsione di crescita del PIL 2022 dal 3,3 al 3,7% e fruttato un “tesoretto” di 9,5 mld di euro che, in aggiunta alla scelta operata dal nuovo Governo di creare un deficit aggiuntivo 2023 per circa 23 mld e alla previsione di una nuova spending review nel triennio in corso dalla quale, nel 2023, attingere circa 800mila euro, costituiscono, allo stato, le disponibilità complessive che dovrebbero essere utilizzate dal Governo Meloni per agire su due fronti: in primo luogo, un nuovo “decreto legge aiuti, che sarà sottoposto a giorni all’approvazione del Consiglio dei Ministri e recherà misure contro il caro energia e contro gli effetti negativi della crescita dell’inflazione oggi a due cifre (11,9%, dato di ottobre u.s.) a favore di famiglie e imprese, sul tipo dei tre già varati in precedenza dal Governo Draghi, dei quali abbiamo riferito in precedenti Notiziari per la parte d’interesse dei pensionati; in secondo luogo, un insieme di interventi e misure che dovrebbero trovare spazio nel DDL sul Bilancio 2023 e interessare diversi aspetti, tra i quali in primis fisco (cuneo fiscale e flat tax) e pensioni.

Anche per questo, nella stessa giornata, il Ministro del Lavoro ha convocato Parti sindacali e Parti datoriali per un primo confronto, che CSE FLP Pensionati aveva sollecitato sin dal momento della nomina, nel quale la dr.ssa Calderone ha anticipato alcuni intendimenti del Governo in materia di pensioni e di lavoro. Alla riunione, hanno anche partecipato il Vice Ministro del Lavoro, Maria Teresa Bellucci e il Sottosegretario Claudio Durigon.

In apertura di riunione, la Ministra Calderone ha detto che, in materia previdenziale, l’intenzione del Governo, stante il poco tempo a disposizione, sarebbe quella di procedere ad alcuni interventi in manovra di bilancio 2023 al fine di scongiurare lo stop a “opzione donna” e “APE sociale”, le cui proroghe andranno in scadenza al 31.12.2022, ma soprattutto al fine di evitare l’entrata a regime dei requisiti per il pensionamento previsti dalla riforma Fornero del 2011, che prevede come noto uscite dal lavoro a 67 anni per anzianità, o con 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi in via anticipata.

Dunque, il DDL Bilancio 2023 dovrebbe recare innanzitutto:

Nessun accenno invece in riunione alla “opzione uomo” (vedi Notiziario n. 17 del 24 ottobre u.s.).

Ma il Ministro del Lavoro ha parlato in riunione anche della possibilità, attualmente allo studio, di varare, per il 2023, anche “quota 41”, e cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di anzianità contributiva, accoppiandolo però ad un requisito anagrafico (61 o 62 anni d’età), e dunque una altra quota 102 (41 + 61) o una nuova “quota 103” (42 + 41) a seconda del requisito d’età scelto, più probabilmente la prima che avrebbe un minore costo per le casse pubbliche.

Una soluzione, questa, che come CSE FLP però non condividiamo pienamente, ritenendo auspicabile invece il varo di una “quota 41” al netto di qualsiasi vincolo d’età in abbinata; confermiamo invece la nostra condivisione in ordine alle ipotesi di una ulteriore proroga a tutto il 2023 di “ape social” e “opzione donna” con gli attuali requisiti previsti, al netto però, per quest’ultima, del ricalcolo su base esclusivamente contributiva, che come ampiamente risaputo va a penalizzare i futuri pensionati relativamente alla parte di calcolo retributivo sino al 1996.

Dobbiamo anche aggiungere che, nelle previsioni del nuovo Governo, stante anche la ristrettezza del tempo a disposizione, gli interventi ad adottare con la prossima legge di bilancio sono finalizzati, come già detto, a scongiurare il famoso “scalone”, fermo restando l’intendimento di procedere nel 2023, anche attraverso il confronto con il Sindacato, ad una riforma della legge Fornero che introduca significativi elementi di flessibilità in uscita. Sono gli stessi intendimenti dichiarati dal Governo Draghi in avvio del proprio mandato, speriamo che non facciano la stessa fine essendo rimaste, quelle di Draghi, solo delle buone intenzioni non seguite da fatti.

Per quanto attiene alle politiche del lavoro, la riunione con il Ministro ha registrato il formale riavvio del tavolo tecnico permanente sulla materia, il che costituisce a nostro giudizio un fatto sicuramente positivo, che a breve dovrebbe sostanziarsi nei primi confronti (modifiche del Reddito di cittadinanza e sicurezza sul lavoro in primis). Ne vedremo e ne seguiremo gli sviluppi.

Il confronto con il Ministro ha avuto comunque, come immaginavamo, un carattere essenzialmente interlocutorio, atteso che le scelte sono tutte di livello politico e attengono in primo luogo al Governo nella sua interezza. Registriamo comunque un fatto importante: la convocazione delle Parti sociali da parte del Presidente del Consiglio, fissato per mercoledì p.v., nel quale si dovrebbe parlare in primo luogo di caro energia, andamento dell’inflazione, salari bassi ma anche pensioni.

Un segnale a nostro avviso importante, con la viva speranza che la convocazione delle Parti sociali non sia un fatto di facciata ma segni la volontà di un effettivo coinvolgimento preventivo in merito alle impegnative scelte che Esecutivo e Parlamento saranno chiamate a fare a breve termine.

                                                                          IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

 Il notiziario di FLP ci dà il senso della massima attenzione che da qui fino a fine anno dovremo prestare agli sviluppi dell’elaborazione della legge di bilancio per il 2023, che dovrebbe contenere fra le molte voci, per quanto di interesse dei colleghi pensionandi, la proroga della modalità di pensionamento in “opzione donna” e dell’“APE sociale”, e che potrebbe anche prevedere l’introduzione della “Quota 41”.

Ci terremo aggiornati. Cordialissimi saluti

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

      

Notiziario FLP Difesa n. 81 del 22 novembre 2021 –

Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n.2 del 18 novembre 2021, che riferisce dei contenuti del DDL di Bilancio 2022 per il settore Pensioni:

E’ finalmente approdato in Senato (Atto Senato n. 2448) il Disegno di Legge relativo alla manovra di bilancio per l’anno 2022, a distanza di oltre 20 giorni dall’adozione in Consiglio dei Ministri che è avvenuta in data 28 ottobre u.s., e con un testo che, rispetto a quello originario, appare modificato in più parti e anche corposamente implementato (34 articoli in più), e questo, peraltro, senza ulteriori passaggi in Consiglio dei Ministri. Circostanze queste mai accadute in passato, che testimoniano la fatica che ha fatto il Governo nel mettere a punto il provvedimento, che inizia ora il suo iter parlamentare al Senato e che, dati i ritardi accumulati, impediranno prevedibilmente l’esame dell’altro ramo del Parlamento, che sarà chiamato a votare la fiducia sul testo licenziato dal Senato senza poter operare alcuna modifica.

Come noto, all’interno del predetto DDL, il Capo II è interamente dedicato alle pensioni e alle relative scelte per l’anno 2022, ma anche qui con alcune modifiche rispetto al testo originariamente approvato dal Consiglio dei Ministri. Nel loro insieme, a nostro giudizio, le scelte operate non appaiono assolutamente soddisfacenti, in quanto non offrono soluzioni strutturali ai problemi che si trascinano da anni, e sono ispirati solo da una logica tampone, rinviando al futuro la necessaria riforma della L. Fornero.

Ma vediamo da vicino le scelte operate dal Governo in seno al DDL Bilancio approdato al Senato, che, come già riferito nel precedente Notiziario n. 1 del 3 u.s., muovono tutte dalla necessità di superare il famoso “scalone” che la cancellazione di “quota 100” innescherà dal 1 gennaio 2022 con il ritorno alla legge Fornero e alle sue due uniche opzioni d’uscita: pensione di vecchiaia a 67 anni, e dunque con un più cinque anni d‘età rispetto ai 62 anni previsti per “quota 100”, oppure pensione anticipata che richiede 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne ed un anno d’età in più per gli uomini.

Trovano conferma, nella sostanza, gli interventi in materia pensionistica per il 2022 (quota 102; allargamento APE Sociale e conferma opzione donna), ma con alcune importanti novità:

Secondo alcune stime, però, e qui sta il punto critico, la platea degli interessati a detta opzione, si limiterebbe a circa 34mila nuovi beneficiari ma, se si esclude chi ha già il diritto maturato e  cristallizzato a “quota 100”,  la platea si ridurrebbe a circa 8.500 lavoratori. (secondo le stesse stime, con “quota 100” sarebbero stati circa 110.000 i potenziali beneficiari). Dunque, una platea estremamente ridotta quella di “quota 102”, che dimostra come, dopo tanto parlare, la montagna ha partorito un topolino, in quanto con la fine di quota 100, la riforma Fornero torna di fatto in vita.  Come già per “quota 100”, comunque, una volta maturato, il diritto a Quota 102 si cristallizza, e può essere esercitato anche dopo.

Il DDL  allarga però la platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti ricomprendendo altre categorie rispetto all’elenco originario (i professori della scuola primaria, tecnici sanitari, i magazzinieri e gli addetti anche non qualificati al trasporto e alla logistica, etc.), come si evince dalla tabella 2 del DDL, qui allegata.

I beneficiari percepiranno un assegno ponte mensile di max 1.500 € e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia e, secondo stime pubblicate in questi giorni, i beneficiari sarebbero circa 21.500.

Queste, in sintesi, le novità per il 2022 in materia previdenziale che propone il DDL Bilancio ora all’esame del Senato.  Ebbene, a questo proposito, confermiamo il giudizio complessivamente negativo in merito alle scelte operate del Governo nei termini già espressi nel precedente Notiziario.

In primo luogo, non si può non sottolineare che le scelte del Governo siano state operate in perfetta solitudine senza alcun coinvolgimento preventivo delle Parti sociali in una materia, quella delle pensioni, che è particolarmente sensibile e che tocca da vicino la vita e il futuro di milioni di persone.

E’ mancata da parte del Governo una visione di lungo termine rispetto al problema pensioni, che appare viceversa strategico, e ancora una volta si è procede con interventi tampone che rinviano a dopo il vero problema: una riforma in profondità della Legge Fornero. E il coinvolgimento postumo delle OO.SS. appare anch’esso strumentale, come anche la promessa di tavoli di confronto nel 2022 per la riforma della legge Fornero: perché allora non si sono fatti quest’anno?

Le premesse non appaiono confortanti: dall’esiguità delle risorse appostate dal DDL Bilancio per la spesa pensionistica (601 milioni nel 2022, 451 milioni nel 2023, 507 milioni nel 2024, poco più di 1,5 miliardi nel prossimo triennio), agli intendimenti espressi dal Presidente Draghi circa l’attuazione nel 2023 della legge Fornero, senza nuovi elementi di flessibilità in uscita, e il contributivo pieno per tutti. Se questi sono gli intendimenti – le cui conseguenze le pagheranno oggi i lavoratori vicini alla pensione e, domani, milioni di giovani e di donne – ci sembra che ci sia davvero poco spazio per un confronto serio.

CSE FLP Pensionati pensa che la strada maestra sia una: consentire e finanziare in primo luogo l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti e senza penalizzazioni; la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi ampliandone la platea; opzione donna a regime con 58 anni d’età eliminando il calcolo solo contributivo, pensione di garanzia per i giovani. In campo c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), su cui esprimiamo allo stato alcune perplessità.

In sede di audizione, già richiesta dalla nostra Confederazione, proporremo alla Commissione Bilancio del Senato, motivandole, queste nostre considerazioni. Che speriamo possano trovare ascolto.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI

Certo i contenuti del DDL di Bilancio non danno risposte in particolare a tanti lavoratori della Difesa, che hanno un’età media piuttosto elevata, né ai nostri giovani, che dovrebbero piuttosto trovarvi la speranza di attuare il ricambio generazionale.

E’ tutto, cordialissimi saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato: Stralcio DDL Bilancio 2022 in materia di pensioni

Notiziario FLP Difesa n. 87 del 17 ottobre 2020

Sono avviati già da mesi, presso il Ministero del Lavoro, due tavoli di confronto con le Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego, il primo che ha per oggetto gli interventi da inserire nella prossima legge di bilancio e il secondo le scelte da operare ai fini di una riforma previdenziale che si ponga come obiettivo il superamento di tutte le criticità innescate dalla riforma Fornero. Del tavolo precedente, abbiamo riferito nel Notiziario n. 79 del 21 sett. u.s., ed aveva riguardato le novità da inserire nel DDL Bilancio; quello in agenda per mercoledì 14 ott u.s., invece,  avrebbe dovuto riguardare le scelte di riforma della L.  Fornero, ma così non è stato, nel senso che si è ancora parlato delle opzioni da inserire in finanziaria.

Riportiamo qui di seguito il comunicato diffuso a fine riunione dalla nostra Confederazione.

La riunione tenutasi ieri con il vertice politico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali si è limitata a prendere atto delle proroghe e delle altre misure da inserire nella legge di Bilancio 2021, già annunciate nella riunione del 18 settembre.precedente, abbiamo riferito c

Sostanzialmente si tratta della proroga degli istituti Opzione donna e Ape sociale (è ancora da verificare la fattibilità economica di una estensione dei beneficiari anche ai lavoratori fragili da noi richiesta), dell’estensione del contratto di espansione alle imprese al di sotto dei mille dipendenti, di un possibile ricalcolo ai fini pensionistici dei periodi di part time, e di un alleggerimento dei costi sostenuti dalle aziende per lo scivolo dei dipendenti verso la pensione (isopensione).

Abbiamo di nuovo confermato la nostra sostanziale condivisione rispetto a queste misure, ma come CSE abbiamo ribadito la necessità che non vada perso l’impegno assunto dalla Ministra Catalfo all’atto di insediamento di questi tavoli di confronto, sulla necessità di riformare in modo compiuto e organico il sistema pensionistico.

Il Paese, gli attuali pensionati e chi dovrà andare in pensione, hanno bisogno di una profonda riforma che elimini le attuali iniquità, garantisca il riconoscimento del lavoro svolto, tuteli il reddito, riconosca ai fini pensionistici i lavori usuranti rivisti anche alla luce dei fenomeni pandemici in atto.

Abbiamo quindi ribadito le principali priorità che dovranno essere affrontate nei prossimi giorni in sede di confronto politico e tecnico:

Condizioni queste necessarie a dare senso e dignità al confronto con le parti sociali che altrimenti rischia di essere solo un mero, e inutile, esercizio formale”

Nelle prossime settimane ci dovrebbe essere una nuova convocazione Vi terremo puntualmente informati.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario FLP Difesa n. 79 del 21 settembre 2020 –

la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo

Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 35 del 18 u.s. della Segreteria Generale della FLP, relativo all’incontro della delegazione CSE con la Ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia CATALFO in materia di pensioni:

Bene la proroga di opzione donna e APE Sociale. Ora però bisogna mettere mano all’impianto complessivo del sistema, per superare le attuali iniquità” E’ quanto affermato dalla delegazione CSE al tavolo di confronto con la Ministra Catalfo nella riunione tenutasi ieri.

L’dea di inserire nella prossima legge di bilancio la proroga dei due istituti è accoglibile, ma riteniamo che già in tale sede possano essere previste ulteriori misure  che implementino la platea dei destinatari, ad esempio ai lavoratori con patologie croniche o esposte al rischio COVID 19.

Così come è necessario finalmente entrare nel merito delle problematiche relative:

Vanno a tal fine attivate senza indugio le Commissioni su separazione tra previdenza e assistenza e sulla ridefinizione dei lavori usuranti previste dalla legge di Bilancio 2020 e non ancora attivate.

Il 2021 deve essere l’anno della riforma e il  tavolo di confronto con le parti sociali,  partito con tante ambizioni a fine 2019, non può limitarsi solo a prendere atto di proroghe di istituti comunque insufficienti.

Già a partire dalla prossima riunione, prevista per il 28 settembre, per la CSE è necessario un cambio di passo.

La  Segreteria Generale FLP

Ci associamo alle valutazioni della Federazione, soprattutto tenendo conto di quanto interesse la questione rivesta per i nostri colleghi della Difesa, che, nell’essere per buona parte vicini all’uscita, data l’età media notoriamente avanzata, ovviamente sono i prossimi destinatari degli interventi del legislatore.

Cordialissimi saluti.

LA SEGRETERIA NAZIONALE FLP DIFESA

Maria Pia BISOGNI – Pasquale BALDARI

APE Social


Inizia il percorso per la definizione della manovra economica 2025. Attesa per fine ottobre la presentazione in Parlamento del Disegno di Legge di Bilancio varato dal Consiglio dei Ministri. Il taglio al cuneo contributivo per i redditi fino a 35.000€ e la rimodulazione da 4 a 3 delle aliquote fiscali, un impegno gravoso assunto dal Governo, una coperta corta le cui ricadute negative potrebbero andare a discapito della categoria dei pensionati, che potrebbero essere chiamati ancora una volta a far cassa: senza proroghe, saltano Quota 103, APE Social e Opzione Donna.

10 Set 2024 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 47 del 9 settembre 2024 – Riportiamo di seguito il testo del notiziario CSE-FLP Pensionati n. 16/2024, che reca aggiornamenti sui possibili interventi che potrebbero essere portati dal Governo nella legge di bilancio per il 2025, anche con particolare riguardo alla materia pensionistica. Alla vigilia dell’inizio del cammino per la definizione […]


E’ arrivato in Senato il DDL di Bilancio per il 2024. Le valutazioni di CSE-FLP Pensionati: decisamente inasprite le misure in materia di pensioni: confermata “Quota 103”, ma con ricalcolo interamente contributivo, col limite del trattamento pensionistico a 2.200€ lordi, con innalzamento della finestra mobile a 9 mesi per i pubblici; confermato l’incentivo al posticipo pensionistico; confermata “Opzione donna” ma con aggravio di età; come pure accade per “APE Social”(il requisito anagrafico sale a 63 anni e 5 mesi); nuove aliquote per le domande di riscatto (quattro anni di università passano da 19.000 a 66.000 €)

2 Nov 2023 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 67 del 02 novembre 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 21/2023 di CSE-FLP Pensionati recante le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri nel Disegno di Legge sul bilancio di previsione per il 2024. A distanza di oltre 15 giorni dal varo in Consiglio dei Ministri (16 ottobre u.s.), e […]


Nessuna riforma delle pensioni per il 2024, solo manutenzione. CSE-FLP Pensionati riferisce sui contenuti del Documento di Economia e Finanza 2023 approvato dal Consiglio dei Ministri. Fra le ipotesi in campo, conferma della quota 103 e proroghe dell’APE Social e di “Opzione donna”. Slitta il tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro, che la Presidente del Consiglio aveva ipotizzato lo scorso 31 maggio, in quanto le poche risorse disponibili (4-5 miliardi) sarebbero orientati verso interventi di natura fiscale, quali il cuneo fiscale e probabilmente altre a favore dei lavoratori autonomi

16 Giu 2023 - Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 43 del 16 giugno 2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario n. 12/2023 della CSE-FLP PENSIONATI, che riferisce dei contenuti della manovra di bilancio in materia di mancata previsione di riforma delle pensioni.                Come avevamo paventato e anche scritto (si veda il Notiziario n. 8 del 20 aprile u.s.) all’indomani […]


Avviato il confronto tra Governo e OO.SS. in materia di Riforma delle Pensioni, alla luce del dato che oggi l’Italia è il paese occidentale che richiede i requisiti più onerosi e pesanti, eroga le pensioni fra le più basse in assoluto, e vi applica il prelievo fiscale più alto. Le proposte di CSE-FLP : l’uscita con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, un accesso più favorevole per caregiver e fragili, il ripristino di “Opzione donna” senza ricalcolo contributivo, il ripristino dei criteri di perequazione, ridotti dalla legge di bilancio 2023, la parificazione al privato per il pagamento del TFS.

23 Gen 2023 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 6 del 20.01.2023 – Pubblichiamo di seguito il Notiziario FLP n. 3/2023 che riferisce dei contenuti della prima riunione di confronto tra Governo/OO.SS. in materia di riforma delle pensioni. Si è tenuto oggi il primo vertice tra governo e parti sociali per la riforma delle pensioni, che ha visto sedersi al […]


Le prime valutazioni di CSE-FLP Pensionati sui contenuti del DDL di Bilancio per il 2023 illustrato sui media e con comunicato stampa dalla Presidente del Consiglio Meloni, con particolare riguardo alle misure relative alla materia pensionistica: l’introduzione della “quota 103”, la proroga della “Opzione donna” con alcune modifiche inerenti il requisito anagrafico (35 anni di servizio, e 60 anni di età in assenza di figli, 59 se con un figlio, 58 se con due figli) lasciando inalterato il ricalcolo della pensione su base esclusivamente contributiva, confermata l’APE Social. Recuperato il “Bonus Maroni”.

24 Nov 2022 - CSE, Flp, Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 72 del 23 novembre 2022 – Pubblichiamo di seguito il t esto del Notiziario n. 21 del 22.11.2022 di FLP Pensionati, che riferisce dei contenuti e delle novità introdotte dal nuovo Governo nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2023. Il Consiglio dei Ministri ha varato nella notte il disegno […]


Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, l’incontro col nuovo Ministro del Lavoro. Il tesoretto che alimenta il Decreto Legge “aiuti”. Gli interventi e le misure che dovrebbero trovare spazio nel DDL Bilancio per il 2023, con particolare riguardo a fisco e pensioni. Nell’incontro con la ministra Calderone manifestata l’intenzione di prorogare “Opzione donna” e “APE Sociale”. Allo studio anche “Quota 41”, in abbinata con un requisito anagrafico.

9 Nov 2022 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 66 del 09.11.2022 – Si riporta di seguito il Notiziario FLP n. 18 del 7 novembre u.s., che riferisce delle ultime novità in materia finanziaria di nostro interesse, e dei contenuti dell’ultima riunione col neo incaricato Ministro del Lavoro. Nell’ultima riunione del 4 novembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato […]


Le scelte del Governo per le pensioni 2022 nel DDL relativo alla manovra di Bilancio per il 2022 (Atto Senato n. 2448) approdato in Senato. Interventi solo tampone, slitta ancora la riforma della legge Fornero. Le scelte, operate dal Governo in perfetta solitudine, muovono dalla necessità di superare lo “scalone” innescato dalla cancellazione della Quota 100 e dal conseguente ritorno alla legge Fornero, e portano all’introduzione della nuova Quota 102, e alla proroga di APE Social (con alcuni correttivi) e della Opzione Donna a tutto il 2022

22 Nov 2021 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 81 del 22 novembre 2021 – Pubblichiamo di seguito il testo del Notiziario CSE-FLP Pensionati n.2 del 18 novembre 2021, che riferisce dei contenuti del DDL di Bilancio 2022 per il settore Pensioni: E’ finalmente approdato in Senato (Atto Senato n. 2448) il Disegno di Legge relativo alla manovra di bilancio […]


Il tavolo di confronto al Ministero del Lavoro sulle pensioni: conferma delle proroghe di APE SOCIAL e Opzione Donna nel DDL Bilancio. Fra le priorità di FLP su cui sviluppare il confronto a venire: nuove finestre di uscita al termine del triennio di quota 100 per superare le iniquità legate create dalla legge Fornero, la rivalutazione del montante di aggiornamento delle pensioni, la staffetta generazionale con contestuali uscite e nuove entrate, la separazione fra previdenza ed assistenza, la revisione della disciplina dei lavori usuranti, il superamento degli inaccettabili vincoli sull’ erogazione del TFS/TFR nel pubblico.

20 Ott 2020 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 87 del 17 ottobre 2020 – Sono avviati già da mesi, presso il Ministero del Lavoro, due tavoli di confronto con le Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego, il primo che ha per oggetto gli interventi da inserire nella prossima legge di bilancio e il secondo le scelte da operare ai fini […]


Novità in materia previdenziale che dovrebbero approdare nella prossima legge di bilancio. Questo il tema della riunione presso il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali. La Ministra Catalfo preannuncia l’intenzione di prorogare APE Sociale e Opzione Donna. E la Confederazione CSE condivide, ma ribadisce la necessità di ampliare gli interventi, promuovendo, tra l’altro: la rivalutazione del montante di aggiornamento, la revisione delle finestre di uscita al termine della sperimentazione di “Quota 100”, il superamento degli inaccettabili vincoli sull’erogazione di TFS/TFR.

21 Set 2020 - Flp Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 79 del 21 settembre 2020 – Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 35 del 18 u.s. della Segreteria Generale della FLP, relativo all’incontro della delegazione CSE con la Ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia CATALFO in materia di pensioni: “Bene la proroga di opzione […]


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