Come ampiamente annunciato, la consegna ai lavoratori civili delle schede recanti la valutazione della performance individuale, che doveva avvenire entro il 10 c.m. ma così non è stato dappertutto, è stata accompagnata da tantissimi mal di pancia dei colleghi, sfociate in molti casi in contenzioso, e da critiche anche molto severe da parte di OO.SS./RSU sulle criticità emerse nelle gestioni da parte dei Dirigenti del sistema di valutazione, che potrebbero anche produrre danni enormi e non riparabili.
Errori procedurali, poca trasparenza, troppa discrezionalità, motivazioni insufficienti, applicazioni disomogenee e parecchio contenzioso, ne rappresentano sinora i tratti essenziali. Ne fornisce un ultimo esempio la vicenda di MARICOMMI Taranto che interessa quasi oltre 450 lavoratori, che rischiano di veder “drasticamente ridursi il punteggio finale”, con effetti gravi, deleteri e duraturi in merito agli sviluppi economici 2017 (in allegato 2 su questa stessa pagina, la nota predisposta dal nostro Coordinamento Territoriale).
Per noi, nulla di nuovo sotto il sole potremmo dire. Al di là degli aspetti legati alla cattive gestioni locali da parte di Dirigenti non usi a non formati alla bisogna, aspetti questi rispetto ai quali c’è una responsabilità prima di A.D., vi è un nodo di base che FLP DIFESA denuncia da anni.
Noi siamo convinti che, per le condizioni in essere in A.D. (compresenza di personale militare escluso dal sistema di valutazione della performance; il grosso dei Dirigenti valutatori escluso da ogni valutazione della propria performance in quanto militari; il complesso processo di riordino in atto e il deficit in molti casi della materia prima (il lavoro); la particolare organizzazione del M.D. con Enti tra loro diversi e diversamente organizzati, che sembra quasi una bestemmia un unico sistema di valutazione; etc.), sarebbe stato necessario non adottare il sistema di valutazione tanto caro a Brunetta e, di contro, avanzare una richiesta di deroga alla F.P., come peraltro hanno fatto altre AA.CC.. La Difesa invece non lo ha fatto e, dopo la sospensione del sistema di valutazione 2011 con nota a firma del Sottosegretario Magri del 16.02.2012, ha deciso di riavviare il sistema di valutazione nell’anno 2016 con la Direttiva 10.11.2015, che ripubblichiamo in allegato 3 su questa stessa pagina, addirittura con delle forzature macroscopiche passate purtroppo sotto traccia come l’estensione dei criteri di valutazione della performance individuale alla valutazione dell’apporto partecipativo dei lavoratori ai progetti locali, così mescolando performance e FUS in un cocktail pesante e indigesto, che non esiste in altre AA.CC. e che ha prodotto, anche per il modo con cui è stato gestito dal Centro, enormi criticità sui tavoli locali. Un quasi disastro, non c’è che dire.
Al danno, però, si potrebbe aggiungere ora la beffa che rischia di esporre la stessa A.D. davvero al ridicolo.
Come noto, in base alle norme introdotte con il D. Lgs. 150/2009, le valutazioni della performance individuale vengono “premiate” con risorse derivanti dal FUA. PERSOCIV ha già quantificato, in sede di bozza dell’ipotesi di accordo FUA 2017, le risorse complessivamente disponibili per detta premialità: trattasi di poco più di 264.000 € netto oneri AD, che si tradurranno, per i 26.591 lavoratori in servizio al 1.1.2017, in un importo pro capite da riconoscere alla performance individuale pari a € 9.93 lordo oneri lavoratore. Dunque, il lavoratore che ha ottenuto la massima valutazione della propria performance 2017 sarà premiato con 9,93 €, e i differenziali tra le diverse fasce di merito si attesteranno entro qualche spicciolo di euro. Meno di 10 € lorde: questo sarebbe il premio dato da A.D. ai lavoratori più bravi e meritevoli del 2017. Ma si può? No, non si può, perché è un offesa alla dignità dei lavoratori e un elemento di discredito per la stessa A.D.
Cosa fare, allora? Noi pensiamo che, se i risultati della performance individuale sono questi, occorra da parte di A.D. un atto di responsabilità e di coraggio: sospendere il procedimento di valutazione della performance 2016, esattamente come si è fatto per la performance 2011; azzerare ogni accantonamento nell’ipotesi FUA 2017; infine, chiedere finalmente apposita deroga alla F.P. o, in subordine, ripensare profondamente e riscrivere la Direttiva 2017. E’ quanto abbiamo chiesto alla Ministra con la nota che alleghiamo su questa stessa pagina in allegato 1..
Invitiamo tutti a partecipare al sondaggio in materia che abbiamo avviato sulla home page, parte alta a sinistra del nostro sito.
Siamo oramai in prossimità del termine – 10 febbraio 2017, come fissato dalla Direttiva 10.11.2015 che ripubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina- per la consegna delle schede con la valutazione della performance individuale 2016 espressa dall’Autorità valutatrice. L’ha ricordato agli Enti dell’area operativa, con nota n. 175199 del 5.12.2016 che pubblichiamo in allegato 4, lo SMD-1° Reparto, che ha anche utilmente richiamato le scadenze prossime venture al riguardo.
A tal proposito, ci giungono notizie che in non pochi Enti si sarebbe già provveduto alla consegna delle schede recanti la valutazione finale, e già emergono le prime criticità, i primi mal di pancia di colleghi e le prime osservazioni critiche rispetto agli approdi finali del sistema di valutazione.
Il comun denominatore di queste osservazioni critiche ripropone quanto già osservato nel 2012: valutazioni di fatto poco legate alle attività effettive di lavoro, e spesso misurabili, nei differenziali tra i diversi voti attribuiti ai lavoratori, attraverso criteri che poco hanno a che vedere con la performance e che invece il più spesso trovano ragione in fattori in buona parte riferibili a dinamiche interne agli Uffici e/o di tipo relazionale con l’apparato. La cosa non ci sorprende poi così tanto, essendo la nostra O.S. da sempre convinta del fatto che, in ragione di alcune caratteristiche sue proprie e da noi puntualmente richiamate in passato, non ci siano nella Difesa le condizioni per dare attuazione al modello premiale voluto dall’allora Ministro Brunetta, peraltro costruito con i piedi e la cui modifica non a caso è oggi al primo posto nella discussione con la FP e in sede ARAN. Sono queste le nostre primissime impressioni a caldo sui primi dati che ci sono arrivati, ma naturalmente attendiamo di avere un quadro più preciso e affidabile, anche con riferimento alle eventuali contestazioni da parte di lavoratori dei giudizi espressi dalle autorità valutatrici e ai contenziosi che si dovessero eventualmente attivare, per poter esprimere da parte nostra giudizi più compiuti e dettagliati.
Comunque, nelle more della chiusura della valutazione 2016, cominciamo a preoccuparci di quella relativa al 2017. La Direttiva del 10.11.2015 fissa, come già detto, entro il 10.02.2017 la consegna delle schede con le valutazioni 2016; ma fissa anche entro il 20 dello stesso mese la “predisposizione e la notifica” da parte dell’autorità valutatrice della scheda di valutazione per il 2017 “debitamente compilata”. E siccome è bene, e soprattutto è serio, che prima di iniziare la partita le regole del gioco siano compiutamente definite e rese note per tempo a tutti gli attori del processo, ci chiediamo: la Direttiva per la performance 2017 cambierà in qualche punto? Ci saranno o no delle novità per il 2017 rispetto al 2016?
E’ indubbio che la Direttiva del 10.11.2015 abbia fissato regole che, all’atto pratico, si sono rilevate foriere di enormi criticità e hanno provocato parecchi problemi. Una per tutte: quella che disponeva che il sistema di misurazione e valutazione venisse adottato non solo “ai fini del trattamento accessorio collegato alla performance individuale”, e vabbè, ma anche “di quello ulteriore collegato ad eventuali obiettivi aggiuntivi conseguiti mediante specifici progetti” . E’ da qui che sono nate le difficoltà che registriamo oggi sui tavoli locali per il FUS 2016, a cui hanno comunque contribuito anche un accordo FUA mal fatto sul punto (art. 14) e l’assenza di una circolare che la D.G. ha quest’anno evitato di emanare, senza spiegare il perché (ma lo si sa……).
Domanda: per il 2017 cosa si fa? Quel passaggio sui criteri di valutazione dei progetti locali lo si lascia inalterato o lo si cambia, come sempre da noi richiesto e come ultimamente richiesto anche da CGIL-CISL-UIL, che pare ora vogliano modificare anche l’art. 14 dell’accordo FUA, che nel 2016 hanno invece bellamente firmato (non è mai troppo tardi, però…..).
Su richiesta del Sottosegretario Rossi, abbiamo inviato in data 15.10.2016 le nostre osservazioni sulla performance 2016 (che ripubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina) ai fini degli eventuali correttivi per il 2017, e ugualmente hanno operato altre sigle: che sviluppi hanno avuto? Quali saranno le regole per il 2017?
Desidereremmo saperlo con una certa urgenza, e per questo abbiamo inviato allo stesso on. Rossi la nota che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1.
Come noto, il 21 dicembre u.s. sono state pubblicate le graduatorie provvisorie del primo bando di mobilità interna volontaria del personale civile della Difesa (si veda il nostro Notiziario n. 146 di pari data). Detta pubblicazione, pur relativa a graduatorie ancora provvisorie, segnava di fatto il compimento della prima esperienza di mobilità interna con le nuove regole stabilite attraverso il protocollo del 29.09.2015.
Come già ricordato nel sopra richiamato Notiziario, dopo un confronto durato oltre quattro anni e in tutto quel periodo sempre arenatosi sul nodo dei “pareri” degli Organi programmatori, in data 29.09.2015 è stato sottoscritto dal Sottosegretario Rossi e dalle OO.SS. nazionali il “Protocollo d’intesa tra l’A.D. e le organizzazioni sindacali rappresentative del personale civile non dirigente”, che ripubblichiamo ad ogni buon conto su questa stessa pagina in allegato 2, il quale reca le nuove procedure per i reimpieghi (all. A), per la mobilità volontaria ordinaria (all. B) e straordinaria (all. C), e il prospetto con i criteri e i punteggi per la formazione delle graduatorie (all. D), e del quale avevamo a suo tempo riferito nel Notiziario n. 106 del 1.10.2015.
Un “protocollo” per certi versi storico nella vita della nostra Amministrazione, e di questo va certamente dato atto al Sottosegretario Rossi che lo ha fortemente voluto e poi sottoscritto, atteso che per la prima volta la mobilità interna del personale civile sarebbe stata gestita finalmente attraverso regole ben chiare e definite, con tutti i lavoratori interessati collocati sulla stessa linea ai nastri di partenza, come peraltro avviene da sempre nelle altre AA.PP., e non più attraverso i ben noti pareri discrezionali degli Organi Programmatori (O.P.), in alcuni casi anche troppo discrezionali e come tali alquanto opinabili, e per questo non sempre di facile comprensione nell’osservazione e nel raffronto con situazioni analoghe.
Quel “protocollo” è stato allora giudicato positivamente da FLP DIFESA, che lo ha sottoscritto, accompagnando comunque da alcune perplessità sulla nuova procedura di reimpiego conseguente ai riordini.
La gestione della nuova procedura ha evidenziato, però, in questi mesi, ritardi cospicui e criticità varie.
Per quanto riguarda i ritardi registrati, si deve ricordare che la pubblicazione del bando di mobilità interna per l’anno 2016 è avvenuta non già entro il 28 febbraio, come era previsto dal “protocollo”, ma – dopo diversi rinvii – solo a luglio 2017 (esattamente giorno 11 di quel mese), e dunque in pieno periodo estivo, il che ha in un qualche modo obbligato la D.G. all’opportuno differimento di 30 giorni del termine di presentazione delle istanze di partecipazione, originariamente fissato dal bando al 9 agosto. La pubblicazione delle graduatorie provvisorie è però poi avvenuta sostanzialmente entro i termini temporali previsti dal bando, e di questo va dato certamente atto alla nostra Direzione Generale.
Sul piano delle criticità, invece, se ne sono osservate parecchie, e non certo di poco conto. Innanzitutto, sono stati fissati dagli Organi Programmatori (O.P.) “gradi di scopertura organica massima sostenibile per ciascun Ente e per singolo profilo professionale” davvero alti, in non pochi casi incomprensibilmente alti, che hanno alzato molti muri rispetto alle legittime aspettative di tanti lavoratori. E’ un problema che abbiamo segnalato sin da subito, insieme a quello relativo ai colleghi ex militari transitati innescato dalla circolare D.G.. 11523 del 23.02.2016 con il risultato di ottenere poi l’allineamento alle regole generali del “protocollo”, ottenendo in questo caso qualche correzione significativa, in particolare con riferimento all’area di SEGREDIFESA. Ma i gradi di scopertura sono rimasti lo stesso complessivamente molto alti, “viziando” in un qualche modo la procedura. E di criticità se ne sono viste altre, e su di esse si dovrà riflettere in modo approfondito, trovando gli aggiustamenti del caso per il bando 2017.
Per quanto sopra, abbiamo inviato all’on. Rossi in data 9 u.s. la nota che pubblichiamo su questa stessa pagina un allegato 1, con la quale chiediamo la “verifica circa la necessità di revisione” della procedura, per come previsto dal protocollo del 29.09.2015.
La Ministra R. Pinotti e il Sottosegretario D. Rossi
Quando il 22 febbraio 2014 Roberta Pinotti è diventata Ministra della Difesa del Governo Renzi, primo ministro donna nella storia di un Ministero storicamente e tradizionalmente “maschile”, nel quale l’incarico di vertice era da sempre appannaggio degli uomini, abbiamo salutato la Sua nomina con grande piacere e con la quasi certezza che fosse davvero la volta buona (vds. Notiziario n. 17 del 24.02.2014).
Riportiamo di seguito parte del telegramma da noi allora inviato alla sen. Pinotti, dopo la Sua nomina: “ La componente civile svolge da sempre un ruolo fondamentale ed insostituibile nell’ A.D., e siamo certi che le diverse e tuttora presenti problematiche della categoria troveranno nella S.V. adeguata attenzione e piena disponibilità al confronto con le Forze Sociali, in continuità con la Sua precedente esperienza di Sottosegretario delegato e con riferimento in particolare alle incombenze legate ai DD. LLgs. attuativi della delega per la riduzione dello strumento militare”. Parole non certo di circostanza, le nostre, ma sentite da parte di chi, come noi, aveva molto apprezzato, dopo gli anni bui delle precedenti esperienze La Russa e Di Paola, la ripresa di relazioni sindacali finalmente corrette e costruttive, che avevano raggiunto il punto più alto nella tre giorni non stop di luglio 2013 con il confronto sugli schemi di decreti attuativi della delega ex L. 244/2012, che si sarebbe poi tradotto nei due Decreti Legislativi nn. 7 e 8/2014, e in particolare in quella norma (art.1 D.Lgs. 7) che prevedeva la scrittura di un Regolamento sulle funzioni del personale civile.
Con Roberta Pinotti Ministra sembrava finalmente arrivato il momento di dare corpo e gambe a quella “civilizzazione” che era stata – volutamente – la grande incompiuta dalla riforma Andreatta in avanti.
E altrettanta speranza avevamo pure riposto nella scelta della Ministra di conferire la delega alle relazioni sindacali al SSS D. Rossi, già generale dell’Esercito e Presidente COCER, che a nostro giudizio, “proprio in ragione della sua storia professionale e di rappresentanza, potrebbe avere la sensibilità giusta per leggere e interpretare al meglio le istanze della nostra categoria” (Notiziario n. 33 del 3.04.2014).
Purtroppo per noi, in questi due anni e mezzo, le cose sono andate avanti in una direzione totalmente diversa, nel senso che non uno dei problemi della nostra categoria sono stati affrontati e risolti. L’elenco sarebbe lungo, ma non serve declinarlo punto per punto, i colleghi ne sono a piena conoscenza. Ma in questi due anni e mezzo si è fatto addirittura di peggio, cancellando di fatto approdi negoziali già acquisiti, come il Regolamento sulle funzioni, inopinatamente sostituito con un “protocollo d’intesa” che è evidentemente ben altra cosa, o la vergognosa vicenda del mancato recepimento in DPCM della tabella di corrispondenza mil/civ.
La riconferma di questa Ministra e di questo Sottosegretario, nel contesto però di un orizzonte temporale molto ridotto (un anno se si arriverà a fine legislatura, qualche mese in caso di fine anticipata), ci interrogano sul che fare e sul come. Conosciamo la comprensibile diffidenza dei colleghi sulla loro rinomina (il sondaggio pubblicato sul nostro sito la misura in oltre l’80%), pur tuttavia noi pensiamo che ci sia ancora la possibilità di dare un senso a questa esperienza di governo del MD., o che almeno si debba tentare.
Lasciamo perdere l’elenco delle cose non fatte e degli appuntamenti mancati, e lasciamo perdere anche la diffidenza. Pensiamo in positivo, anche se il tempo è ridotto qualcosa può e deve essere fatto.
Abbiamo pertanto scritto alla Ministra Pinotti la lettera che pubblichiamo e riportiamo su questa stessa pagina, nella quale con estremo realismo indichiamo quattro obiettivi da qui a fine legislatura: incremento trattamento economico civile; avvio prima fase procedura transito personale area 1^ (in ambedue i casi, norme già scritte dal Gabinetto); varo tabella corrispondenza; e, in primis, l’avvio urgente della trattativa FUA 2017 con, al suo interno, la scelta di rinnovati criteri e di numeri più alti dei 12.000 previsti, per il più rapido avvio degli sviluppi 2017.
Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera inviata in data odierna alla Ministra Pinotti:
” La scrivente O.S. intende proporre con la presente lettera alla Sua attenzione alcune riflessioni di carattere politico-sindacale e formulare, a conclusione, alcune richieste.
La recente crisi di governo, innescata dal pronunciamento, per certi versi clamoroso ma inequivocabile, del popolo italiano nel referendum sulla riforma della seconda parte della Costituzione, e la successiva nomina del nuovo Esecutivo, che ha visto la Sua riconferma a Ministra della Difesa e quella degli onn. Alfano e Rossi a Sottosegretari alla Difesa, segnano indubbiamente uno spartiacque anche per quanto riguarda le vicende sindacali di casa nostra.
C’è un “prima” del 4 dicembre, ed è un “prima” costellato, a nostro avviso, purtroppo, di questioni antiche e non risolte, di problemi nuovi e non affrontati, di lancette di orologio continuamente spostate in avanti (“tabella di corrispondenza” docet) e di impegni disattesi.
On. Ministra, noi siamo tra coloro che avevano enormemente apprezzato il Suo lavoro sul fronte delle relazioni sindacali da Sottosegretaria del Governo Letta, e consideriamo ancor oggi il confronto sugli schemi di decreti attuativi della L. 244/2012 del luglio 2013 come la pagina più bella delle relazioni sindacali degli ultimi dieci anni. Noi siamo tra coloro che avevano enormemente apprezzato le Sue parole sul ruolo del personale civile e gli impegni programmatici assunti il 15 marzo 2014 di fronte alle Commissioni Difesa di Camera e Senato. E noi siamo tra coloro che avevano sperato che fosse arrivata davvero, con Lei Ministra, la volta buona per trovare le risposte che invocavano da anni e anni i lavoratori civili, che nel corso dei decenni si sono sempre sentiti all’interno del nostro Ministero come autentici figli di un dio minore.
Ma proprio per aver nutrito convintamente queste speranze, oggi siamo tra coloro che hanno vissuto in modo enormemente negativo il nulla, o quasi, di questi due anni e mezzo. Dispiace dirlo, on. Ministra, ma purtroppo è così. Anche qui c’è una data che segna un “prima”, caratterizzato da zero risultati sul fronte del personale civile secondo il condiviso giudizio di allora di tutte le OO.SS., e un “dopo” di questo arco temporale, ed è il 14.12.2015 quando, prima volta nella storia delle relazioni sindacali del M.D., Ella decise di incontrare formalmente e separatamente alcune OO.SS. estendendo poi alle altre gli “impegni” assunti con le prime, e oggi vediamo tutti bene che fine hanno fatto gli impegni allora così tanto esibiti da quelle sigle……..
Di quegli impegni, on. Ministra, ora cosa resta? Nulla, o quasi, a nostro modesto giudizio.
Ne sono convinte, peraltro, anche le stesse OO.SS. che Ella incontrò separatamente il 14.12.2015, che però salvano solo due risultati, che noi invece accomuniamo nel giudizio negativo: innanzitutto, i 7.002 sviluppi economici realizzati nel 2016 che, comunque, nel giudizio di quasi tutta la nostra gente, sono stati una sorta di clamoroso autogol che, oltre al basso numero di progressioni, ha aggiunto ingiustizia a ingiustizia (centinaia di lavoratori già bloccati nel 2010 e non transitati alla fascia superiore neppure nel 2016, e altre centinaia con sviluppo doppio) dopo ben sei anni di blocco di contratti e retribuzioni; in secondo luogo, il “protocollo d’intesa 2.05.2016”, i cui approdi operativi sono ancora però tutti di là da venire nonostante gli impegni fissassero entro i 90 giorni l’emanazione delle direttive applicative SMD/SGD, ma che presenta comunque una indelebile macchia d’origine, avendo cancellato una previsione legislativa a noi molto cara, frutto delle intese di luglio 2013 sugli schemi di decreti attuativi della L. 244/2012.
Un impegno è stata realizzato, certo, peraltro su nostra iniziale richiesta: l’anticipazione al 2016 della destinazione al FUA dei risparmi da riordini. Ma andrà misurato, per il resto nulla.
Di fronte a questo quadro impietoso sul piano del merito, accompagnato da un metodo nelle relazioni sindacali fatto di spazi ristretti di confronto e di continui rinvii, cosa fare ora?
Una considerazione, innanzitutto. Il tempo che resta è davvero molto poco: un anno circa se si va a scadenza naturale di legislatura, o anche meno nel caso di voto anticipato. Occorre dunque essere estremamente realisti e concentrare tutti gli sforzi su pochi e ben definiti obiettivi da raggiungere da qui alla conclusione della legislatura. Proviamo a indicarli:
in primis, aprire rapidamente la trattativa FUA 2017 per introdurre, all’interno dei criteri per la formazione delle graduatorie degli sviluppi economici 2017, quei correttivi assolutamente necessari a evitare il riprodursi delle distorsioni registrate nel 2016, e anche per alzare possibilmente il numero di sviluppi 2017, allineandoci in tal modo alle scelte di altre AA.CC. e a compensazione delle scelte incomprensibilmente riduttive compiute nel 2016. Una trattativa da chiudere rapidamente, per evitare di imbatterci nel limite del numero di sviluppi che il redigendo Testo Unico P.I. potrebbe contenere (20% max rispetto effettivi);
tradurre in norma, attraverso idoneo veicolo normativo, in tempi brevi ed entro la fine della corrente legislatura, gli impegni assunti da A.D. in materia di crescita del trattamento economico civile, oggi maglia nera nel raffronto con le retribuzioni accessorie di altre AA.CC.;
nelle more della soluzione radicale da noi da tempo sollecitata con riferimento al personale ausiliario e che ora pare sia sostenuta anche da altri pezzi del fronte sindacale (soppressione dell’area 1^ e transito di tutto il personale ausiliario nell’attuale area 2^), avviare subito una prima fase di progressioni verticali dalla 1^ alla 2^ area con i numeri oggi possibili;
ottenere l’urgente emanazione del DPCM recante la nuova tabella di corrispondenza tra gradi militari e posizioni di inquadramento civile nei termini concordati con la S.V. a novembre 2013 (sono passati più di tre anni, troppi, e forse anche non casualmente), che potrebbe offrire una soluzione nell’immediato, ancorchè parziale, ai tanti problemi che nell’impiego civile (e dunque anche nell’attribuzione di incarichi e dei livelli di responsabilità) continuiamo a registrare sistematicamente, in particolare negli Enti dell’area di SMD.
Questi, dunque, i quattro obiettivi che a nostro avviso, sul fronte del personale civile dovrebbero essere prioritamente perseguiti a breve, e comunque da qui a fine legislatura.
In aggiunta, noi pensiamo che si dovrebbe dare urgente soluzione all’irrisolto problema innescato dalla nota prot. n. 35237 del 20.05.2014 a firma del D.G. pro tempore di PERSOCIV sulle agibilità sindacali, che ha creato in questi anni notevoli problemi sul piano delle relazioni sindacali locali, come è ben noto a tutti, e che oggi finalmente, oltre a noi, viene segnalato anche da altre OO.SS. nazionali con il supporto di nuove proposte, frutto di esperienze operanti in altre AA.CC., e che a nostro avviso sono degne di essere attentamente valutate.
Queste le nostre proposte per dare senso a quest’ultimo tratto di legislatura, e saremmo ben lieti di poterne discutere con la S.V. nel corso di un incontro, che noi Le sollecitiamo in tempi possibilmente ravvicinati, compatibilmente con i suoi tanti impegni istituzionali.
Distinti saluti. IL COORDINATORE GENERALE – f.to Giancarlo Pittelli “
Notiziario n. 142 del 5 dicembre 2016 –
La Ministra Pinotti e il Sottosegretario Rossi oggi dimissionari
Oggi pomeriggio, Matteo Renzi salirà al Quirinale per rassegnare nelle mani del Presidente della Repubblica le dimissioni del suo Governo dopo la scoppola ricevuta dal popolo italiano in occasione del referendum popolare di ieri, nel quale quasi il 60% degli elettori si è pronunciato contro la riforma costituzionale messa a punto dalla Ministra Boschi in modo alquanto frettoloso e rabberciato e che avrebbe portato alla modifica di buona parte della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
La straordinaria partecipazione alle urne (quasi il 70%, percentuali da consultazione politica) e la dimensione altrettanto straordinaria del pronunciamento degli elettori (quasi il 60% per il “no”) che non ammettono discussioni di sorta, dicono certamente che ha perso Renzi e il suo Governo e che la sconfitta è verosimilmente maturata non solo sul piano dei contenuti della riforma costituzionale proposta, certo non condivisi dal popolo italiano, ma anche ( e forse soprattutto) per il metodo posto essere in campagna elettorale per portare voti e consensi alla causa del si, che gli italiani hanno bocciato sonoramente.
E’ in questo contesto che si iscrive certamente la poco edificante vicenda legata all’accordo tra la Ministra Madia e CGIL-CISL-UIL del 30.11.2016, che la nostra O.S. ha definito una vera e propria “marchetta pre elettorale” e un “accordo truffa” nei confronti dei lavoratori pubblici. Un accordo truffa perché fatto di cifre buttate lì senza alcuna copertura economica (85 € di aumento medio a regime, ma al 2018, e allo stato senza risorse) e fatto anche di impegni scritti tutti sulla sabbia (e oggi sappiamo che di sabbia si trattava). Un accordo truffa perché ha cercato di ridisegnare solo per mero interesse elettorale il volto di un Governo che è sempre stato poco attento alle istanze del lavoro pubblico e ancor più disattento nei confronti del ruolo delle Parti sociali, che ha sempre tenuto ai margini ed escluso da ogni confronto di merito sulle scelte di governo, un Governo che nelle ultime settimane ha improvvisamente riscoperto il valore del coinvolgimento del Sindacato e della contrattazione. E, infine, un accordo truffa firmato da un Governo e da una Ministra che tutti sapevano essere oramai moribondi. L’avevamo detto nei nostri Notiziari: attenzione, i lavoratori fessi non sono. E fessi hanno dimostrato di non esserlo, perché non si sono fatti abbindolare dall’accordo truffa e da chi ha solo voluto truccare le carte.
Con le dimissioni del Governo, escono di scena ovviamente anche la Ministra Roberta Pinotti (pardon, il Ministro Pinotti, per una volta chiamiamola come lei si è sempre firmata….) e il Sottosegretario Domenico Rossi.
FLP DIFESA aveva salutato in modo molto positivo il loro avvento alla guida della Difesa e i loro intendimenti programmatici (vds. rispettivamente, i Notiziari n. 25 del 17.03.2014 e n. 33 del 3.04.2014). Conoscevamo la sen. Pinotti per il suo lavoro precedente nelle Commissioni Difesa, e poi l’avevamo conosciuta più direttamente durante il Governo Letta, all’interno del quale è stata Sottosegretaria alla Difesa delegata alle relazioni sindacali. Con lei, abbiamo scritto la pagina forse più bella delle relazioni sindacali di questi ultimi dieci anni (il confronto unitario di luglio 2013 sugli schemi di decreti attuativi della L. 244/2012), che era poi approdato alla previsione di un “regolamento” sulle funzioni civili; con lei avevamo concordato la nuova tabella di equiparazione militari/civili, oggi dopo tre anni dispersa al fronte; e da Lei avevamo sentito ad inizio mandato le parole più alte in termini di considerazione/attenzione verso i civili. Comprensibili, dunque, le grandi speranze generate al momento del suo arrivo al Vertice del MD. Dopo due anni e mezzo, però, dobbiamo purtroppo dire che quelle speranze sono andate miseramente deluse, anche per l’opera del Sottosegretario on. Rossi, ottima persona certo, ma che forse non ha mai smesso la giacchetta da militare.
Ora si impone per tutti un momento di profonda riflessione, e in primo luogo per quelle OO.SS. che con la pratica dei tavoli separati e degli accordi separati (14.12.2015, ce lo ricordiamo bene!) hanno portato a risultati zero per le lavoratrici e i lavoratori civili.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 90 del 25 luglio 2016 –
Una foto di Palazzo Messe, sede di PREVIMIL
Con il DM 22 giugno 2016, che pubblichiamo su questa pagina (allegato 2) e che ha visto la luce nella G U. del 21 u.s. (allegato 3), le competenze in materia di procedimenti connessi al riconoscimento della dipendenza di infermità o lesioni da causa di servizio, ai fini della concessione e liquidazione dell’equo indennizzo del personale dell’Arma dei Carabinieri, fino ad ora espletate da PREVIMIL 5^, 6^ e 7^ Divisione, sono state attribuite, in via sperimentale per due anni, al Comandante Generale dell’Arma. Detto conferimento è avvenuto senza aver fornito alcuna preventiva informazione alle OO.SS., nonostante abbia evidenti riflessi sulla ripartizione delle competenze fra le aree (la descritta funzione transita dall’area T/A all’area T/O) che invece, ai sensi dell’articolo 1, c. 1, lett. a) del D.Lgs n. 7/2014, dovrebbe essere attuata tramite apposito regolamento (D.P.R.), sentite, per le materie di competenza, le OO.SS. rappresentative. Inoltre, il DM in questione, modifica l’art. 27 del D.M. 16 gennaio 2013 (Struttura Segretariato Generale e DD.GG.) e pertanto avrebbe dovuto quanto meno essere oggetto d’informazione preventiva alle Parti sociali.
Nelle premesse del predetto DM, alcune delle quali con riferimenti di scarsa attinenza con l’oggetto dello stesso e con evidenti forzature, viene esplicitata la concordanza nel merito del Segretario Generale. Non stupisce purtroppo più il fatto che chi è chiamato a dirigere l’Organo programmatore dell’area T/A da tempo assista inerme, quando non consenziente, al progressivo svuotamento delle competenze del Segretariato e dunque al suo ridimensionamento, tenendo anche in non debita considerazione il parere dei Dirigenti interessati. La sottrazione delle competenze in questione, che rappresentano gran parte delle attività delle tre Divisioni di PREVIMIL interessate, contrariamente a quanto evidenziato nelle premesse del Decreto, rappresenta un considerevole ridimensionamento della Direzione Generale ed è contraria ad ogni logica di razionalizzazione, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, e fa inoltre venir meno i requisiti di terzietà nella trattazione di materie particolarmente delicate. E non è certo cosa di poco conto!
Altro aspetto decisamente incomprensibile e preoccupante è quello relativo alla sottrazione delle sopracitate competenze, chiaramente amministrative a meno che non si voglia negare anche questa evidenza, a chi naturalmente dovrebbe trattarle (e cioè il personale civile dell’area T.A.), che vengono attribuite ad una F.A. che svolge anche compiti di polizia, con evidenti incombenze operative a tutela della sicurezza del cittadino. Con quale logica si continua a sottrarre personale che viene addestrato e formato per compiti legati ad aspetti prettamente operativi, legati in particolare al territorio, per fargli svolgere attività di altra natura, in questo caso amministrative? Sta forse qua la risposta al perché tra PERSOMIL e PREVIMIL siano presenti oggi ca. un centinaio di Carabinieri: forse per acquisire professionalità e competenze da ricondurre, una volta acquisite, in ambito Arma sottraendole a coloro a cui dovrebbero competere?
Denunciamo a chiare lettere come, in seno all’area T/A, si stia determinando una situazione ormai insostenibile per la quale i lavoratori della stessa prestano la loro opera in un clima di costante indeterminatezza dovuto ai continui processi di riorganizzazione e sottrazione di competenze sinora frenate solo grazie alla mobilitazione, quando c’è stata, dei lavoratori delle Direzioni Generali, e senza che su tutto questo si sia mai aperto un concreto confronto con le OO.SS. Questo stato di cose non è più tollerabile, e pertanto appare assolutamente prioritario e indifferibile un confronto con i Vertici politici del MD su queste tematiche. Per questo, abbiamo inviato al Sottosegretario Rossi la lettera che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina.
Ultima riflessione: la proposta di legge (che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 4) d’iniziativa di un numero rilevante di deputati concernente la sicurezza sul lavoro e la tutela previdenziale nelle FF.AA., che prevede la soppressione di alcuni istituti tra i quali l’equo indennizzo, ha qualcosa a che fare con il DM 22.06.2016?
Se lo chiedono i molti, e tra questi anche noi. Alla prima occasione, lo chiederemo al Sottosegretario Rossi.
La Ministra Roberta Pinotti, a cui le OO.SS. hanno chiesto un incontro urgente
Mai, come oggi pomeriggio nell’incontro con il Sottosegretario Rossi, era avvenuto che le OO.SS. nazionali, nella circostanza convocate a tavoli uniti, avessero parlato all’A.D., ancorchè con una comunque irrilevante eccezione, la stessa lingua e di fatto a una sola voce. Un saggio davvero straordinario di unità.
All’o.d.g. della riunione, gli schemi dei decreti correttivi dei due decreti legislativi (nn. 7 e 8/2014) attuativi delle legge delega sul riassetto in chiave riduttiva delle FF.AA. (pubblichiamo su questa stessa pagina gli schemi in allegato 1 e la relazione illustrativa che li accompagna in allegato 2).Una circostanza, questa, certo non prevista dalle OO.SS., atteso che in più circostanze l’on. Rossi aveva giustificato i ritardi dell’AD e i ripetuti rinvii sulle questioni d’interesse del personale civile con la necessità di avere prima un quadro di situazione più definito attraverso le risultanze conclusive dei “gruppi di lavoro” e le scelte attuative del Libro Bianco.
Comprensibile, pertanto, la sorpresa dell’intero tavolo sindacale di fronte a questi schemi di decreti correttivi, la cui urgenza peraltro non è ci stata sufficientemente spiegata, atteso che sotto il profilo ordinamentale le modifiche vengono connotate come “marginali” dalla stessa relazione illustrativa (riguardano di fatto solo l’Esercito, con la creazione dei 3 COINT -Comandi IR- multifunzione in Padova, Napoli e Bolzano). E giustificata, dunque, conseguentemente, la richiesta forte e unitaria di posticipare ad altra e successiva data il confronto di merito su quegli schemi proposta dalle OO.SS., che invece hanno rappresentato la necessità, prima e inderogabile, che dal Vertice arrivino finalmente le risposte alle questioni che da tempo si trascinano insolute e che riguardano nell’ordine:
il Regolamento per l’attribuzione di funzioni e compiti al personalecivile (non c’è allo stato neanche una bozza, a distanza di oltre 18 mesi dal D. Lgs. n. 7/2014);
la tabella di corrispondenza tra gradi militari e inquadramenti civili (l’intesa sulla nuova tabella con l’allora Sottosegretaria Pinotti era stata raggiunta esattamente due anni fa – era il 12.11.2013 -, e tuttavia siamo ancora in attesa del relativo DPCM, mentre i transiti nei ruoli civili continuano attraverso la vecchia tabella di cui al D.I.M. 18.04.2002);
i ritardi sulla trattativa FUA 2015;
infine, i continui rinvii del confronto sulle proposte del “Gruppo di lavoro” di cui al DM 16.06.2015, che tardano ad arrivare (ci risultano due sole riunioni del “Gruppo” in 5 mesi……..), mentre nel frattempo qualcuno lascia strumentalmente circolare l’idea, non smentita sinora, di 200 mln di € destinati ad accrescere il trattamento economico dei civili (si vedano i nostri Notiziari n. 108 e n. 122).
Le risposte venute dall’on. Rossi sono state ancora una volta interlocutorie e non risolutive:
sul “Regolamento”, una nuova riunione tecnica il 25 p.v.;
sulla “tabella”, l’impegno ad ottenere il via libera dalla F.P. entro dicembre p.v. e una nota chiarificatrice nella prossima settimana;
sul “trattamento economico”, infine, l’impegno di presentare alle OO.SS. entro la prima decade di dicembre le risultanze del “Gruppo di lavoro”, e dunque già dieci giorni oltre rispetto alla “road map” fissata dal Gabinetto con nota del 9 u.s. che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 3. L’on. Rossi ha però smentito le voci sui 200 milioni già disponibili.
Le risposte non hanno però convinto il tavolo sindacale che,unitariamente, ha chiesto una urgente riunione con la Ministra, che le OO.SS. non vedono dal lontano 17 aprile 2014, primo e sinora unico incontro nonostante le nostre ripetute richieste.
Sui decreti correttivi, di cui si dovrà comunque riparlare, l’on. Rossi ha comunque impegnato l’Ufficio Legislativo a valutare attentamente la proposta di FLP DIFESA sull’incremento della quota (dal 3/5 al 20%) e sull’anticipazione al 2016 dei tempi di destinazione al FUA dei risparmi derivanti dai riordini.
Infine, una buona notizia, anticipata oggi dall’on. Rossi: rientrano nella dotazione del FUA 2015 della Difesa 6,1 milioni di euro. Ne abbiamo avuto conferma dalla nostra Federazione, che ci ha informato che, in riunione al MEF, il Sottosegretario Baretta ha dato notizia alle OO.SS. che è stato firmato proprio oggi il DPCM che riassegna ai FUA le risorse scomparse dalle tabelle della legge di assestamento, e che scongiura anche analoghi rischi per il 2016 (i FUA dovranno essere in linea col 2015).
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