Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 4 del 26 gennaio u.s. con il quale la nostra Federazione interviene sui contenuti economici dell’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali siglata in data 23 dicembre 2017, e che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1.
” Prima di esaminare la parte economica della preintesa di rinnovo contrattuale, firmata il 23 dicembre scorso, è utile conoscere il punto di partenza delle retribuzioni dei dipendenti pubblici italiani fino alla sentenza della Corte Costituzionale del 2015, che ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale durato cinque anni e mezzo, così da sfatare alcuni luoghi comuni che possiamo leggere sui giornali o sentire nei notiziari radiotelevisivi ogni giorno.
Se esaminiamo i dati OCSE, scopriamo che le retribuzioni della dirigenza di prima fascia sono le più alte tra i Paesi industrializzati e che per i dirigenti di seconda fascia la situazione non si discosta granché. Già a partire dai cosiddetti “professionals” e dagli insegnanti di scuola secondaria, invece,le retribuzioni scendono fortemente sotto la media OCSE, per calare ancora riguardo a funzionari e impiegati.
A fronte di questa situazione, il numero dei dipendenti pubblici in Italia è sotto la media OCSE e, in percentuale rispetto alla popolazione attiva, è meno della metà di quello dei paesi scandinavi, quasi la metà di quello francese e molto inferiore alle percentuali che si registrano sia in Gran Bretagna che in Irlanda.
Il contratto avrebbe dovuto ridare un po’ di fiato alle retribuzioni in un settore che negli ultimi sei anni ha perso quasi mezzo milione di posti di lavoro.
Invece, il primo effetto economico della preintesa firmata da CGIL, CISL, UIL alla quale ha poi aderito anche l’ UNSA, è il volatilizzarsi di sei mesi di arretrati, relativi al 2015, che la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP contro il blocco illegittimo dei contratti pubblici, aveva affermato spettare ai lavoratori.
Ma non è che per gli anni successivi la preintesa abbia previsto cose migliori: intanto, come da noi sempre affermato, con l’accordo tra Governo e sindacati firmato il 30 novembre 2016 si è rinunciato, di fatto, agli arretrati per il 2016 e il 2017, tanto che gli stessi ammontano a circa 15 euro medi pro-capite mensili, insomma una miseria.
E per il 2018? Ecco, nemmeno per il 2018 gli 85 euro mensili sbandierati dai sindacati e dalla stampa “di regime” si vedranno. Così come si sono rivelati una bufala (oggi si direbbe fake news) i proclami sulla “piramide rovesciata” per la quale chi prendeva meno avrebbe avuto di più o, ancora, sul mantenimento del bonus Renzi con soldi freschi a carico dello Stato.
Gli aumenti tabellari sono, infatti, stati determinati verso il basso e cioè nel comparto Ministeri, nel quale la più bassa massa salariale ha dato origine a un aumento medio a regime di circa dieci euro inferiore agli 85 euro promessi. A cascata, gli stessi aumenti vanno sia alle Agenzie Fiscali che agli Enti Pubblici Non Economici, che hanno la massa salariale più alta rispetto ai ministeriali. Per i Ministeriali l’aumento si ferma lì, mentre per Agenzie e EPNE la differenza di massa salariale porta qualche spicciolo ulteriore nei fondi di salario accessorio, con un danno ulteriore per i lavoratori, che si vedono parte degli aumenti convogliati in voci stipendiali che scontano altre storture presenti nella preintesa contrattuale.
Infatti, “grazie” a questo contratto, il salario accessorio andrà a finanziare il welfare aziendale anche in quei settori in cui storicamente questo era a carico delle amministrazioni o è destinato per pagare le posizioni organizzative, che servono alle amministrazioni e che però (articolo 77, comma 1 della preintesa) non solo continuano ad essere a carico dei lavoratori, ma, come recita la preintesa, i fondi “storici” (le posizioni pagate negli anni precedenti) vengono sottratti a monte alla contrattazione, in modo tale che queste potranno diminuire solo se lo decidono, unilateralmente, le varie amministrazioni, giacché non vi è più alcun potere di contrattazione.
E veniamo alla beffa: i lavoratori che fanno solidarietà al Governo. Come tutti ricorderanno, uno dei problemi che si era posto in sede di contrattazione dei fondi con il Governo era come rendere compatibili gli 80 euro del “bonus Renzi” con gli aumenti contrattuali, per evitare che gli aumenti per i lavoratori che percepivano stipendi al limite delle soglie previste per l’accesso agli 80 euro non si risolvessero in una partita di giro. Era stato promesso dai sindacati firmatari la salvaguardia degli aumenti contrattuali che dovevano essere finanziati da fondi freschi e aggiuntivi. Nulla di tutto ciò! Infatti nonostante l’intervento legislativo fatto dal Governo in Legge di Bilancio 2018, che ritocca solo leggermente gli scaglioni per accedere al bonus, per i colleghi che per effetto degli aumenti supereranno le soglie previste per l’erogazione degli 80 euro è previsto solo un contributo di solidarietà di 20 euro al mese e solo per il 2018. Dopo … “chi ha avuto, ha avuto… e chi li perde pazienza!”.
La cosa più assurda è che quei circa 20 euro non ce li sta mettendo il Governo con soldi freschi bensì i lavoratori, i cui aumenti a regime non partono a gennaio 2018 bensì da marzo proprio per pagare l’Elemento Perequativo (così hanno chiamato l’elemosina – art. 75 della preintesa).
Insomma, i lavoratori pubblici suppliscono alla mancanza di stanziamenti e fanno solidarietà… al Governo!
Pensiamo che basti quest’ultima stortura per dare un giudizio definitivo su questa preintesa contrattuale.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
In allegato 2, le tabelle economiche allegate all’Ipotesi di CCNL.
La nostra Federazione continuerà, nei prossimi giorni, attraverso specifici Notiziari, ad illustrare alle lavoratrici e ai lavoratori i contenuti veri, e ampiamente verificabili, della irricevibile Ipotesi di contratto predisposta dall’ARAN e poi sottoscritta dalle sigle firmatarie.
Ma siccome le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno fortunatamente l’anello al naso, stanno rispondendo in modo adeguato a chi tende ad accreditare questo contratto come una vittoria (pazzesco!), e ci risulta che se ne stiano vedendo e sentendo tante nelle assemblee che le sigle firmatarie stanno facendo in alcune sedi. E proprio prendendo atto di questo “idem sentire” che sta maturando tra le colleghe e i colleghi, la FLP lancerà lunedì p.v. una petizione.
A partire dalla prossima settimana, comunque, inizieremo a fare le nostre assemblee nella Enti della Difesa (a Padova, Milano e Piacenza le prime, ma ne seguiranno molte altre, si veda il calendario nella “agenda nazionale”, parte alta della home del nostro sito), nelle quali entreremo davvero nel merito dei singoli punti dell’Ipotesi di CCNL e confidiamo nella partecipazione massima dei colleghi e in un confronto a tutto tondo, non solo sui temi del CCNL ma anche su quelli di più diretto interesse del personale civile della Difesa.
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati e affissione in tutte le bacheche.
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 35 diffuso in data 19 u.s. che propone una serie di riflessioni interessanti sulla c.d. riforma Madia della Pubblica Amministrazione, anche in conseguenza della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016.
“Come è noto a fine novembre, poco prima del referendum costituzionale, la riforma Madia della P.A. ha subito uno stop dalla Consulta che, pronunciandosi sul ricorso della Regione Veneto, ha bollato come incostituzionale la norma che prevede che i decreti attuativi delle Legge delega siano adottati previo parere anziché previa intesa con la Conferenza Stato – Regioni.
Nel mirino sono finiti i Decreti di riforma della dirigenza, quello sui servizi pubblici, sulle partecipate e sul licenziamento “rapido” dei dipendenti pubblici. Mentre altri Decreti in dirittura di arrivo, come quello di riscrittura del testo unico dei dipendenti pubblici, subiranno sicuramente un rallentamento. Ma l’ennesima riforma della P.A., fortemente voluta da Renzi, a prescindere dalla sentenza della Consulta, dimostrava già molte lacune di impianto.
Innanzitutto in materia di partecipazione dei soggetti coinvolti, che sono stati tenuti fuori dal processo e si sono visti calare dall’alto una serie di norme, spesso costruite nelle stanze dei bottoni, senza che chi le scrivesse avesse diretta e piena cognizione di ciò che si parlava. E parliamo non solo degli altri soggetti istituzionali, ( Regioni ed Enti locali) ma anche delle OO.SS., dei rappresentanti della società civile, di esperti autonomi.
Ma il problema non è stato solo di metodo, ma anche di merito.
La “Riforma” è permeata da una incomprensibile logica di ritorno alla centralizzazione in luogo del decentramento delle funzioni, attua una riorganizzazione delle funzioni disorganica, legata in gran parte ad obiettivi di cassa, senza che nei provvedimenti emerga una vera idea guida. Un progetto caotico, troppo vasto e solo di facciata, come avvenuto per la soppressione delle Province, che non ha prodotto veri risparmi, ha creato problemi nella ripartizione delle competenze e di fatto non ha ricollocato il personale, già poco valorizzato. Pensare di riformare la PA intervenendo (male) solo sulla dirigenza, bloccando come è avvenuto, gli stipendi per un decennio, umiliando i lavoratori con campagne denigratorie generalizzate, impedendo per legge e per molti anni, percorsi di carriera e di riconoscimento delle professionalità, è stata una follia di tutti i Governi succedutisi negli ultimi anni, una scorciatoia demagogica che ha cercato capri espiatori, ma non ha mai realmente investito sul cambiamento.
Eppure si può e si deve intervenire nella P.A., con azioni meno pompose e retoriche o con la ricerca a tutti i costi della “riforma storica”, iniziando ad esempio a colpire gli sprechi e gli appalti gonfiati, le duplicazioni di competenze, le esternalizzazioni selvagge. Tenendo la politica, o meglio i Partiti, fuori dalla P.A., impedendo che la stessa venga utilizzata per piazzare politici trombati o per far lavorare aziende amiche. Azionando una vera politica anticorruzione che non si limiti a criminalizzare episodi di malcostume assolutamente inaccettabili come quelli dei cosiddetti furbetti del cartellino, ma che attivi veramente la rotazione degli incarichi, i controlli audit e di gestione. In questo modo avremmo da subito veri risparmi (altro che quelli che derivano dall’impoverimento dei lavoratori), maggiore efficienza e una ripresa dell’etica pubblica di cui il nostro paese ha tanto bisogno.
La valanga di no al referendum Costituzionale e la nascita del nuovo (si fa per dire) Governo pone probabilmente in una situazione di stallo la riforma Madia e la sua stessa riscrittura (nonostante la riconferma), visti i tempi ristretti imposti all’Esecutivo legati all’approvazione della nuova legge elettorale e all’indubbia debolezza della compagine governativa.
Ma oltre al possibile stallo sulla riforma (che per come è scritta non ci dispiace più di tanto) temiamo che il Governo tergiverserà anche sul rinnovo dei contratti, utilizzando l’accordo preelettorale con CGIL CISL UIL, nel quale ha promesso il rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti, per prendere ancora più tempo, rendendo sempre più intollerabile la situazione dopo 7 anni di blocco e la sentenza della Corte.
Perché, lo ricordiamo, non è stato purtroppo ancora emanato l’atto di indirizzo all’ Aran per l’apertura del negoziato e in legge di stabilità vi sono stanziate risorse assolutamente insufficienti non in linea neanche con i miseri aumenti promessi a CGIL CISL e UIL.
Così come appare difficile che riescano a dare seguito alle modifiche normative necessarie per superare le norme volute dall’ex Ministro Brunetta e ridare spazio alla contrattazione, superando la riserva di legge oggi imperante nel rapporto di lavoro pubblico. Uno scenario, questo delineatosi nell’ultimo mese, confuso e pericoloso, di cui avremmo fatto volentieri a meno, e che come FLP contrasteremo con forza. LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
La sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016 è pubblicata in forma integrale su questa stessa pagina.
Notiziario n. 11 del 2 febbraio 2018 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 4 del 26 gennaio u.s. con il quale la nostra Federazione interviene sui contenuti economici dell’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali siglata in data 23 dicembre 2017, e che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato […]
Notiziario n. 147 del 22 dicembre 2016 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 35 diffuso in data 19 u.s. che propone una serie di riflessioni interessanti sulla c.d. riforma Madia della Pubblica Amministrazione, anche in conseguenza della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016. “Come è noto a fine novembre, […]