La Ministra M. Madia con il Presidente ARAN, S. Gasparrini
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 24 diffuso in data odierna relativo ai contenuti e alle risultanze della riunione in ARAN di ieri mercoledì 8 novembre per il rinnovo contrattuale del personale non dirigente del comparto Funzioni Centrali.
“Nuova riunione ed ennesima bozza consegnata dall’Aran in data odierna, relativamente alla prima parte del CCNL Funzioni Centrali e cioè quella connessa agli Istituti del Rapporto di Lavoro.
I capitoli presenti nel documento, sono quelli classici dei rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego e contengono le parti relative al contratto individuale, alle ferie, ai permessi, alle assenze per malattia, agli infortuni sul lavoro, ai congedi ed aspettative a vario titolo.
A detta dell’ARAN il testo dovrebbe servire anche da battistrada e come parte comune per gli altri rinnovi contrattuali che stanno partendo; a nostro avviso, però, ne occorre una profonda rivisitazione, perché l’impianto proposto risente troppo dell’approccio dirigista che caratterizza l’atto di indirizzo del neo Comparto Funzioni Centrali, in molte parti si limita solo a recepire le norme unilateralmente emanate in questi anni e dopo anni di mancata definizione contrattuale non è possibile perdere quest’occasione per riconoscere nuovi diritti e nuove opportunità ai lavoratori ed alle lavoratrici.
In ragione di ciò abbiamo già rappresentato numerose richieste di modifiche che implementeremo in modo organico nei prossimi giorni e che faremo pervenire formalmente all’Aran.
Appare particolarmente odiosa, ed è stato oggetto di una nostra forte protesta, la proposta dell’Aran che prevede esclusivamente l’utilizzo di sole 18 ore di permesso annue in caso di visita medica, esami diagnostici e terapie salvavita, vietando in tali casi l’applicazione dell’istituto della malattia, come ora previsto.
Un vero attacco al diritto alla salute ed alle cure.
Se dovesse passare tale ipotesi quindi le lavoratrici e i lavoratori saranno costretti a utilizzare esclusivamente le ferie per qualunque visita medica o esame diagnostico prescritto dal medico indipendentemente dalla gravità della patologia.
Inoltre, questa “innovazione” avrebbe anche un costo contrattuale e sarebbe in contrasto con la stessa sentenza del Tar Lazio che ha sospeso gli effetti unilaterali delle circolari della Funzione Pubblica ripristinando per tali fattispecie l’istituto della malattia.
Quello che inoltre ci ha lasciato veramente stupiti è stato l’approccio “serafico” della rappresentanza Aran che sembrava “cadere dall’80° piano” quando la parte sindacale a vario titolo ha cercato di capire come si coniugassero le dichiarazioni della Ministra Madia relativamente alla possibilità di concludere velocemente la tornata contrattuale (dicembre 2017…) e lo stato della trattativa all’Aran che al momento ha interessato, tra l’altro solo parzialmente, una parte di quello che dovrebbe essere il Primo CCNL delle Funzioni centrali.
Non vorremmo che alla fine, con la scusa della fretta di concludere per erogare le scarse risorse stanziate in applicazione dell’accordo preelettorale dell’anno scorso, i firmatari di allora si apprestino ad un nuovo spot elettorale per il Governo, sottoscrivendo un “non contratto”, privo di ogni elemento di innovazione e di riconoscimento per il personale.
La FLP, dopo aver ottenuto con le sue azioni il pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti pubblici, si batte per un #contrattovero e non per l’ennesima mancia preelettorale.
Sul trattamento economico la FLP rivendica un forte incremento retributivo, che copra il salario perso con il mancato rinnovo contrattuale di questi nove anni, in cui il potere d’acquisto è diminuito del 10% (con una media che va dai 2.500 ai 3.000 euro annui persida ogni singolo lavoratore…), che riscrivi l’attuale struttura stipendiale, modificando l’attuale diversificazione degli istituti retributivi tra stipendio e indennità di amministrazione, al fine di rivalutare i livelli retributivi e superare l’odiosa trattenuta in busta paga della malattia.
Sul fronte delle nuove opportunità e delle modifiche intervenute nelle Pubbliche Amministrazioni occorre individuare specifiche sezioni contrattuali che vadano anche oltre i vecchi comparti confluiti nelle Funzioni centrali, che mettano insieme attività connesse e riconoscano al personale di quelle Amministrazioni le specificità e le peculiarità professionali.
Sull’Ordinamento Professionale, la FLP ritiene necessario riscrivere un nuovo modello professionale che superi la logica attuale ed obsoleta delle tre aree, riprenda veri processi di crescita professionale e di carriera, estenda l’area dei professionisti, istituisca l’area quadri.
Sul fronte dei Diritti e delle Tutele, dopo anni di incursioni legislative e giuridiche extra contratto che hanno sostanzialmente ridotto il grado di copertura dei diritti e delle tutele dei lavoratori pubblici e sottratto al contratto stesso materie come la formazione e la mobilita, occorre scrivere regole nuove che riportino al centro della macchina amministrativa il lavoratore come risorsa e la pubblica amministrazione come volano di sviluppo per il Paese.
Sul fronte delle relazioni sindacalioccorre lasciarsi alle spalle i limiti angusti, asfittici della legge, ripercorsi dall’atto di indirizzo della Ministra Madia per quanto riguarda il Comparto Funzioni Centrali, per dare fiato alla contrattazione nazionale, a quella integrativa e ad un rinnovato percorso del diritto di consultazione e partecipazione
Su queste materie siamo interessati a confrontarci da subito, sapendo che insieme ai lavoratori pubblici non cadremo nel tranello delle false promesso e degli accordi al ribasso, da respingere al mittente.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Seguiremo da vicino gli sviluppi della trattativa in ARAN, e ne daremo come al solito conto ai colleghi.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 109 del 31 ottobre 2017 –
A distanza di quindici giorni dall’adozione da parte del Consiglio dei Ministri “salvo intese”, secondo la formula in voga da qualche anno che apre a successive rivisitazioni del testo come avvenuto anche in questa circostanza, il disegno di legge di bilancio 2018 è finalmente approdato in Parlamento (DDL 2960)dopo il decreto autorizzatorio di presentazione alle Camere firmato dal Presidente della Repubblica in data 29 u.s. ed ora, a partire dal Senato, comincerà il complesso iter parlamentare per il varo della legge che entrerà in vigore il 1 gennaio p.v..
Pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1 il testo bollinato dalla Ragioneria dello Stato, che è composto da 120 articoli, e realizza nel complesso una manovra da 20 miliardi di €. Le diverse misure saranno finanziate dai tagli della spesa pubblica previsti per il 2018, dalle misure derivanti dalla lotta all’evasione fiscale e da un allargamento della rottamazione delle cartelle.
Il grosso della manovra (15,7 mld di € per il 2018 e 11,4 mld per il 2019) sarà assorbito dalla neutralizzazione delle c.d. “clausole di salvaguardia” , che bloccheranno i previsti aumenti di IVA e accise che avrebbero comportato un sicuro aumento dei prezzi al consumo con quel che segue e consegue.
Tra le altre misure particolarmente importanti, vanno sicuramente annoverate quelle a sostegno della occupazione giovanile e delle assunzioni agevolate nei confronti degli under 29, gli incentivi per gli investimenti industriali (industria 4.0) e il c.d “reddito di inclusione sociale” per il quale sono previsti 600 milioni nel 2018, 900 milioni nel 2019, 1.200 milioni nel 2020.
Tra le misure certamente più attese dai dipendenti pubblici, quelle relative allo stanziamento delle risorse per il rinnovo dei contratti pubblici dopo ben sette lunghi anni di blocco, rimosso solo a seguito della ben nota sentenza della Corte Costituzionale n. 178 depositata il 23 luglio 2015, con la quale la Consulta, investita della questione dal Tribunale di Roma a seguito del ricorso presentato dalla FLP, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta – dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale e nei termini indicati in motivazione – del regime di sospensione della contrattazione collettiva. Il che costituisce l’indubbio merito storico della nostra Federazione. Le risorse stanziate nel DDL bilancio 2018 per i rinnovi contrattuali dovrebbero essere pari a 1,7 mld di €, le quali, unite a quelle previste dalla leggi di bilancio 2016 e 2017, portano a 2,85 mld € l’accantonamento complessivo.
Un capitolo a parte merita la vicenda, di straordinario interesse per il personale civile della Difesa, legata all’accordo del 5 aprile con il Vertice politico della Difesa. Ebbene, le norme che attendevamo (Fondo aggiuntivo di 21 mln annui per il triennio e progressioni tra le aree) e che, in base agli impegni assunti dalla Ministra, avrebbero dovuto trovare posto all’interno del DDL di bilancio, purtroppo allo stato non ci sono ancora. Sapevamo che non sarebbe stata cosa facile, e facile in effetti non è stato per ragioni sostanzialmente tecniche (MEF). Ne è ben consapevole la stessa Ministra che, in data di ieri, ha diffuso un “comunicato stampa”, che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2,che così testualmente recita: “Nel disegno di legge di bilancio non hanno, al momento, per ragioni tecniche, trovato collocazione alcuni importanti provvedimenti a favore del personale civile della Difesa per i quali il Ministro si era fortemente impegnata, insieme al Governo, nell’ambito di obiettivi condivisi con le organizzazioni sindacali. Il Fondo integrativo per il trattamento economico e le progressioni fra le aree funzionali rappresentano per la Difesa obiettivi prioritari per la valorizzazione del personale civile. Per questo il Ministro assicura l’impegno personale nelle sedi parlamentari affinché i provvedimenti siano inseriti nella legge di bilancio”. In questa legge, dunque!
Nel prenderne atto, ci riserviamo nei prossimi giorni una più attenta valutazione, anche alla luce di quanto dovesse maturare in sede parlamentare, e ci riserviamo di assumere, anche unitariamente, le più idonee iniziative del caso.
La partita è ancora tutta da giocare, e la giocheremo davvero fino in fondo.
Si riporta di seguito il testo del Notiziario CSE n. 7 diffuso in data di ieri 28 agosto che riferisce dell’incontro di pari data, presieduto dal Presidente Sergio Gasparrini, tra ARAN e Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego che ha proseguito il confronto sul rinnovo contrattuale 2016-2018 avviato in data 2agosto u.s., e di cui abbiamo riferito nel Notiziario n. 75 del 4 agosto u.s.
“Nella mattinata odierna si è svolta presso la sede dell’Aran l’ennesima riunione fra l’Agenzia e tutte le Confederazioni maggiormente rappresentative nell’ambito del Pubblico Impiego. E’ stata una nuova occasione per mettere al centro del confronto i temi caldi legati ai rinnovi contrattuali di quasi tre milioni di lavoratori pubblici dopo la pausa estiva e le uscite sulla stampa di esponenti di parte pubblica che, da un lato hanno espresso sicurezza sul percorso legato ai rinnovi (bontà loro) e dall’altro hanno provato a dettare l’agenda di un percorso a nostro avviso ancora molto, molto accidentato.
Ma lo svolgimento del negoziato invece, sta dimostrando tutte le crepe del preaccordo elettorale del 30 novembre 2016, sottoscritto frettolosamente da CGIL, CISL e UIL, che non può costituire in alcun modo il parametro di riferimento di tutto il sindacato per i rinnovi contrattuali. Vediamo quali sono i problemi sul tappeto che il Presidente Gasparrini ha declinato nella sua introduzione:
– ovviamente ha confermato non essere ancora disponibile tutta la cifra completa per il rinnovo del triennio poiché la maggioranza della stessa, oltre 45 euro degli 85 previsti, non è ancora stata confermata per il 2018 e comunque, dice il Presidente Aran, da tale somma complessiva o parziale che sia, andranno tolte le coperture per mantenere gli 80 euro a quella parte di lavoratori pubblici che, conti alla mano, con il seppur misero aumento contrattuale, a regime vedrebbero altrimenti “saltare” il Bonus Renzi; in particolare il dato fornito dall’Aran, assolutamente sottostimato perché relativo solo alla parte fiscale e non contributiva, e che non tiene conto del reddito complessivo, ma solo della parte stipendiale, prevede un utilizzo di almeno 200 milioni di euro per coprire il gap Bonus; se consideriamo che al momento la cifra effettivamente stanziata dal Governo per il rinnovo non supera il miliardo di euro possiamo dire, senza tema di smentita, che circa il 20% dello stanziamento si è già volatilizzato;
– inoltre se pure volessimo considerare congrua la cifra dei famosi 85 euro previsti nell’accordo (e non lo sono assolutamente considerati gli anni di forzoso blocco contrattuale) la restante parte non solo non è ancora materialmente disponibile, ma molto probabilmente verrebbe stanziata per produrre i suoi effetti alla fine della decorrenza contrattuale prevista – 31.12.2018 – con il risultato che se tutto va bene qualche euro i lavoratori lo vedranno in busta paga solo ai primi mesi del 2019…;
– altra questione posta è stata quella del welfare contrattuale, ripreso dall’atto d’indirizzo e che, ha confermato il Presidente Aran, non può che essere a totale carico del “nostro” aumento contrattuale; se pensiamo a quello che succede nel resto del mondo del lavoro italiano e non solo, non certo fermo sul fronte contrattuale come quello pubblico, i commenti rischiano di diventare offensivi;
– sempre il Presidente Gasparrini ha ribadito che Il “recinto” entro il quale deve essere disegnato tutto il percorso, è quello indicato negli atti d’indirizzo, ora quello delle funzioni centrali, domani quello della sanità, poi quello della scuola ed infine quello delle autonomie locali. Queste ultime, però, a nostro avviso sembrano avere maggiori margini di manovra legati ai diversi limiti della finanza pubblica o forse alle diverse esigenze di ordine politico con il rischio di disegnare un rinnovo contrattuale asfittico e pure strabico.
Il giro di tavolo che è seguito all’introduzione del Presidente Aran, è stato caratterizzato da una evidente difesa d’ufficio dei sottoscrittori dell’accordo del 30 novembre 2016 che hanno richiesto il rispetto degli impegni presi e allo stato non mantenuti da parte del Governo e in primis da parte della Ministra Madia; qualcuno ha chiesto anche allo stesso Gasparrini di farsi portavoce della richiesta d’incontro con la Ministra, al quale ovviamente noi non ci sottrarremo ben sapendo però i risultati che nel tempo hanno caratterizzato questi incontri politici.
Oltre a quest’argomento, le parti sociali hanno affrontato altri argomenti anche in previsione dell’incontro dl 31 p.v. sul rinnovo contrattuale del Comparto Funzioni Centrali. In particolare nel suo intervento la nostra Confederazione ha confermato con forza la richiesta di stanziamenti idonei a poter discutere seriamente di un “vero” rinnovo contrattuale e ha dichiarato il proprio fermo dissenso a qualsiasi ipotesi connesse al taglio del Bonus di 80 euro.
Così come CSE ha dichiarato con fermezza che non si sentirà vincolata dal “recinto” dell’atto d’indirizzo ma forte della propria piattaforma contrattuale, rivendicherà con altrettanta fermezza la scelta di un contratto che dia segnali tangibili (e non tolga) oltre che sul fronte economico anche su quello della riforma della PA e della crescita professionale dei lavoratori pubblici.
Quanto sopra, collegando il tema delle relazioni sindacali e della partecipazione del Sindacato ai necessari mutamenti organizzativi per rendere la macchina amministrativa dello Stato più funzionale e più vicina alle esigenze dei cittadini”.
Dunque, come si evince chiaramente dal predetto Notiziario, si è trattato di un incontro ancora una volta interlocutorio che, temiamo, proseguirà sino a quando il Governo non renderà note le proprie intenzioni in merito alle risorse mancanti per il finanziamento dei rinnovi contrattuali, che dovranno necessariamente trovare posto nel Disegno di Legge di bilancio 2018 che il Consiglio dei Ministri dovrà adottare entro il 15 ottobre p.v.. Pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1 il comunicato stampa CSE diffuso dopo la riunione in ARAN.
Per il 31 agosto p.v., è in calendario una nuova riunione in tema di rinnovo contrattuale del nuovo comparto delle Funzioni centrali, questa volta del “tavolo tematico” concernente gli istituti del rapporto di lavoro (la lettera di convocazione è pubblicata su questa stessa pagina in allegato 2).
Infine, sempre su questa pagina, pubblichiamo in allegato 3 l’interessante articolo comparso ai primi di agosto su Repubblica.it che riferisce dei dati contenuti nell’Annuario Statistico 2017 diffuso dalla Ragioneria Generale dello Stato, che rende evidente la perdita di potere d’acquisto delle nostre retribuzioni che si è registrata in questi anni a seguito del blocco di contratti e retribuzioni.
Si riporta di seguito il testo della nota diffusa dalla Confederazione CSE che riferisce dei contenuti e delle risultanze della prima riunione all’ARAN con tutte le Confederazioni sindacali del Pubblico Impiego avvenuta in data 27 giugno u.s.. Una riunione che ha di fatto aperto la stagione negoziale nel pubblico impiego dopo ben otto anni di blocco dei contratti e delle retribuzioni, superati solo a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale con sentenza n. 178 del 23.06.2015 conseguente al rinvio alla Suprema Corte da parte del Tribunale di Roma sul ricorso presentato dalla Federazione FLP:
“Finalmente è iniziato all’ARAN il confronto sul rinnovo dei contratti. Diciamo subito che nessun vero negoziato si è aperto in quanto la riunione tenutasi in data odierna è stata una sorta di incontro preliminare e non ha riguardato nessun comparto in particolare. Hanno partecipato, infatti, la delegazione ARAN e tutte le confederazioni maggiormente rappresentative. È stato quindi un primo incontro propedeutico all’apertura della stagione contrattuale vera e propria, che dovrà affrontare tutti i nodi derivanti dal lunghissimo periodo di blocco che ha visto i lavoratori pubblici subire, da parte dei Governi che si sono succeduti, un secco ridimensionamento del potere d’acquisto dei propri salari e una altrettanto secca riduzione dei diritti che sono stati soppiantati da altrettante norme di legge.
C’è voluta, lo ricordiamo ancora una volta, l’iniziativa della CSE, della FLP, di migliaia di lavoratori pubblici e una sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2015, che ha consentito di sbloccare una situazione incancrenita, per poter tornare a discutere con Aran di rinnovo contrattuale; all’indomani delle modifiche legislative riguardanti sia il Testo Unico del Pubblico Impiego che la famigerata “Legge Brunetta”, che pur superando alcune criticità e accogliendo alcune richieste della CSE, comunque non vanno ancora nella direzione, auspicabile, di un miglior funzionamento della Pubblica Amministrazione e di una piena valorizzazione del lavoro pubblico.
La nostra Confederazione, come sempre, ha fatto la propria parte: abbiamo da tempo presentato le piattaforme contrattuali e anche oggi ci siamo presentati per dare il nostro contributo, comprendere e valutare le idee e le proposte dell’Aran.
I vertici dell’Aran si sono limitati ad elencare i diversi punti da trattare con riguardo sia agli istituti economici che giuridici con l’ipotesi di renderli comuni ai nuovi quattro comparti di contrattazione piuttosto che a quelli che, invece, devono restare inalterati in quanto tipici di alcuni settori o comparti.
La CSE, nel suo intervento, ha confermato da un lato la propria disponibilità a entrare nel merito delle problematiche poste dall’Aran e per altro già affrontate nella propria piattaforma contrattuale; dall’altro ha ribadito che l’emanando atto d’indirizzo non rappresenterà un vincolo per la propria azione rivendicativa, sia sul fronte giuridico sia su quello economico.
La CSE ha constatato come nella prospettazione dell’Aran manchi inevitabilmente la parte relativa agli impegni concreti del Governo legati alle risorse finanziarie necessarie per rinnovare veramente il contratto di lavoro. In parole povere, l’accordo del 30 novembre firmato da CGIL, CISL e UIL si conferma essere stato firmato “sull’acqua” in quanto non sono stati stanziati i promessi 85 euro medi lordi pro-capite, che è uno dei motivi per i quali non firmammo quell’intesa; allo stesso modo non ci sono garanzie sul fatto che gli aumenti andranno tutti sugli stipendi tabellari, che non ci saranno vincoli alla contrattazione del salario accessorio, che sarà possibile defiscalizzare il salario di produttività e che gli aumenti non vadano a diminuire il “bonus-Renzi” di 80 euro. Insomma, tutto ciò che è stato dato come acquisito il 30 novembre da Governo e triplice confederale è invece ancora tutto da conquistare.
Così come è stigmatizzabile la perdita del secondo semestre 2015, periodo per il quale, secondo la Corte Costituzionale, doveva comunque ripartire la stagione contrattuale. Un combinato disposto (somme esigue, mancato stanziamento 2018 e mancata decorrenza contrattuale) che rende assolutamente inaccettabile, e quindi da modificare, la proposta economica del Governo.
Ad oggi l’unico atto di indirizzo, pronto ad essere inviato entro una settimana, dal Governo all’ARAN è quello per il Comparto Funzioni Centrali, ragion per cui o si continua nelle perdite di tempo in attesa che il Governo si degni di preparare gli altri quattro atti di indirizzo oppure si inizia a ragionare sugli istituti normativi dell’unico comparto per il quale ciò è possibile.
La CSE quindi, nel ribadire con fermezza le critiche per l’inadeguatezza delle risorse si è detta comunque disponibile ad iniziare la discussione. Abbiamo tanto da fare e intendiamo capire al più presto se vi sono gli spazi per un confronto proficuo su alcune odiose misure, che permangono all’interno dei contratti, e per l’applicazione immediata di altri istituti introdotti nelle ultime settimane nella legislazione, fortemente voluti dalla nostra confederazione. Tra gli istituti da sopprimere subito citiamo ad esempio l’odiosa trattenuta sulla malattia, che per i ministeri e le agenzie fiscali non è di dieci giorni ma di quindici, grazie alla mai cancellata previsione contrattuale; tra i secondi invece, la reintroduzione dei passaggi tra le aree, che la CSE ha chiesto con forza alla Madia e al Parlamento e che alla fine è stata inserita nel nuovo testo unico sul pubblico impiego. E, ancora, è fondamentale rivedere profondamente gli ordinamenti professionali, strutturando la carriera dei lavoratori oggi ingessata e senza sbocchi reali.
Sono queste le materie sulle quali noi siamo pronti all’innovazione, tanto da costituire all’interno della confederazione un gruppo di lavoro permanente che segua lo sviluppo della trattativa e aggiorni le nostre richieste in corso di trattativa.
La CSE è quindi disponibile a dare un senso alla trattativa portando al tavolo la voce dei lavoratori e dei cittadini che vorrebbero una pubblica amministrazione sempre più professionalizzata e capace di creare valore aggiunto per il Paese. Ci confronteremo nel merito, senza false promesse che poi si rivelano, alla luce dei fatti, solo dei grandi spot elettorali privi di risultati concreti per i cittadini e i lavoratori.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “ “
Come si evince dal predetto comunicato CSE, la riunione in ARAN non ha registrato fatti significativamente nuovi sul fronte strettamente negoziale; ha però avuto l’indubbio merito di aprile formalmente la stagione contrattuale dopo i blocchi di tutti questi, un merito interamente ascrivibile all’iniziativa ricorsuale della FLP che è poi approdata al giudizio della Corte Costituzionale (tutti i tentativi di attribuirsi il merito da parte di qualche altra sigla è stato a suo tempo sconfessato dalla nostra Federazione con la documentazione allegata al Notiziario FLP DIFESA n. 75 del 10.07.2015 (clicca) a cui si fa ancora rinvio).
Notiziario n. 114 del 9 novembre 2017 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 24 diffuso in data odierna relativo ai contenuti e alle risultanze della riunione in ARAN di ieri mercoledì 8 novembre per il rinnovo contrattuale del personale non dirigente del comparto Funzioni Centrali. “Nuova riunione ed ennesima bozza […]
Notiziario n. 109 del 31 ottobre 2017 – A distanza di quindici giorni dall’adozione da parte del Consiglio dei Ministri “salvo intese”, secondo la formula in voga da qualche anno che apre a successive rivisitazioni del testo come avvenuto anche in questa circostanza, il disegno di legge di bilancio 2018 è finalmente approdato in Parlamento […]
Notiziario n. 81 del 29 agosto 2017 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario CSE n. 7 diffuso in data di ieri 28 agosto che riferisce dell’incontro di pari data, presieduto dal Presidente Sergio Gasparrini, tra ARAN e Confederazioni Sindacali del Pubblico Impiego che ha proseguito il confronto sul rinnovo contrattuale 2016-2018 avviato […]
Notiziario n. 63 del 29 giugno 2017 – Si riporta di seguito il testo della nota diffusa dalla Confederazione CSE che riferisce dei contenuti e delle risultanze della prima riunione all’ARAN con tutte le Confederazioni sindacali del Pubblico Impiego avvenuta in data 27 giugno u.s.. Una riunione che ha di fatto aperto la stagione negoziale […]