Con la pubblicazione della L. 17.07.2020, n. 77 e della circolare FP n. 3 del 24.07. sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina dell’emergenza, prevedendo: la possibilità di rivedere l’articolazione dell’orario di lavoro giornaliera e settimanale; l’applicazione del lavoro agile sul 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità sino al 31 dicembre 2020; il rientro del personale anche per le attività non indifferibili e urgenti; il superamento dell’istituto dell’esenzione; la mappatura aggiornata delle attività telelavorabili, l’aggiornamento delle misure di gestione del rischio da rientro in servizio.
FLP Difesa è di conseguenza intervenuta con una lettera al Ministro di cui abbiamo riferito nel Notiziario FLP Difesa n. 75 del 07/08/2020, segnalando le criticità insorte, fra i quali assumeva particolare rilievo la questione connessa con la revoca dell’esenzione per i lavoratori fragili, e ribadendo comunque la necessità di una riapertura del tavolo nazionale per l’aggiornamento del Protocollo COVID-19 nel Ministero della Difesa.
Ebbene, segnaliamo alle lavoratrici e ai lavoratori che il Gabinetto ha recepito le richieste di FLP DIFESA, e con la nota n° 33339 del 2 u.s., che si pubblica in allegato in questa pagina, ha dato disposizioni alla delegazione trattante affinchè si provveda all’aggiornamento del Protocollo Difesa “curando il dialogo già aperto sull’argomento con le OO.SS.”, sia sul piano delle misure di sicurezza che su quello della definizione degli assetti del lavoro agile.
Peccato però che attraverso la stessa nota abbia gia dato disposizioni operative a tutti gli organismi di vertice (procedere ad organizzare il lavoro dei propri dipendenti ai sensi dell’art. 263 della Legge n°77/2020; aggiornare e implementare la mappatura delle attività che possano essere svolte in modalità di lavoro agile dal 50 per cento del personale secondo le indicazioni contenute nell’art. 263 in argomento; di adeguarsi in ambito Difesa al già citato Protocollo “Rientro in sicurezza” sottoscritto in data 24 luglio u.s. da FP- Confederazioni del P.I.), quando sarebbe stato più opportuno che le questioni di cui sopra fossero state interamente rimesse al tavolo di confronto con le OO.SS. e le indicazioni operative fossero venute dopo l’adeguamento del nostro protocollo.
Il prossimo incontro con la Delegazione trattante di A.D. sarà comunque l’occasione utile per discutere anche le altre criticità di cui alla ns. lettera del 7 agosto u.s., senza riscontro nella nota del Gabinetto Difesa:
difficoltà in ordine a segnalazioni di non corrette relazioni sindacali locali quali: la disapplicazione del confronto sindacale per l’applicazione del Protocollo nazionale, la costituzione di Comitati “sulla carta”, di fatto non operanti; incomprensibili arroccamenti e chiusure da parte di Delegazioni locali di Parte Pubblica;
disomogenea applicazione dell’art.263 nella formulazione contenuta nella Legge 77/2020, certamente influenzata dal mancato aggiornamento del Protocollo nazionale Difesa aggiornato, con particolare riguardo: alle modalità dl graduale rientro entro il 15 settembre p.v., alle angolazioni sui diritti dei lavoratori e sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa in lavoro agile; alle nuove modalità di tutela dei lavoratori fragili in esenzione, il cui rientro richiede necessariamente precise tutele alla luce dei maggiori rischi: per costoro bisogna intervenire mediante un accesso al lavoro agile in deroga alle percentuali già stabilite, e comunque specifiche modalità di prestazioni lavorative che ne garantiscano la sicurezza;
adozione a livello locale di decisioni unilaterali e indiscriminate i materia di rientri, in spregio delle previste modalità di relazione sindacale (informazione, confronto, costituzione dei Comitati, contrattazione sindacale locale come previsto dall’art. 7 lettera k) del CCNL vigente), con ciò sottraendosi ad es. alla verifica del rispetto degli standard di pulizia giornaliera e della sanificazione periodica, alla adozione della flessibilità dell’orario, alla revisione delle articolazioni dell’orario di lavoro (con particolare riguardo alle esigenze del personale pendolare), alla gestione dei rientri tenendo conto di tutto il personale in forza (civili e militari), al fine evitare che le percentuali di presenza complessiva nei luoghi di lavoro vadano ben oltre a quella prevista, con le scontate ricadute di maggiore rischio da contagio.
A pochi giorni dalla riunione del 30 luglio u.s., la FLP DIFESA ha ritenuto opportuno interessare nuovamente il Ministro della Difesa con la lettera che si pubblica in questa pagina in allegato 1, chiedendo l’urgente aggiornamento del Protocollo COVID 19 della Difesa al fine di promuovere, presso i diversi Organi di vertice e le relative articolazioni territoriali, una gestione ordinata, oculata e soprattutto graduale del rientro in servizio del personale, in condizioni di accertata e totale sicurezza. Dobbiamo infatti evitare fughe in avanti e comportamenti pericolosi da parte dei singoli Enti, come invece segnalato dai territori dove, di fatto, si sono già verificati i casi di Dirigenti che hanno dato l’avvio al rientro del proprio personale civile, anche in percentuali più elevate rispetto a quelle previste dalle nuove norme; peraltro non può sfuggire il fatto che a tali presenze si aggiungono quelle, ben più significative in termini di numeri e di proporzioni percentuali, della componente in divisa, il che produce inevitabilmente un ulteriore innalzamento del rischio da contagio.
E’ urgente la necessità di intervenire, a seguito della emanazione della circolare n. 3 della Funzione Pubblica dello scorso 24 luglio, e della circolare n. 45700 del 04/08/2020 di Persociv, alla luce delle numerose segnalazioni pervenute dalle ns. strutture Territoriali che, a fronte dell’esistenza di un Protocollo COVID 19 della Difesa vigente dal 15 maggio u.s., e aggiornato al 22 giugno u.s., a tutt’oggi evidenziano casi di mancato avvio del confronto con le Parti Sociali, della costituzione solo formale di Comitati mai di fatto insediatisi, e delle inaccettabili posizioni di chiusura messe in essere da alcuni Enti, fra i quali incredibilmente proprio quelli di Vertice del Dicastero nella sede di Roma, che dovrebbero invece essere di esempio ed indirizzo alle articolazioni periferiche (vds. la nota sottoscritta da TUTTE le Segreterie Territoriali di Roma dello scorso 4 agosto 2020, che si pubblica in allegato 2 in questa pagina, a seguito della quale, al momento, solo presso SMD vi è stato un successivo e positivo cambiamento di rotta.
Vengono segnalate per contro situazioni in cui il Dirigente, dopo aver lungamente procrastinata l’applicazione in sede di quanto previsto dal Protocollo COVID 19 Difesa, improvvisamente si attiva per applicare oggi, in modo drastico e certamente non graduale, le disposizioni contenute nel comma 1 dell’attuale art.263, interpretandole in modo estremamente restrittivo, spesso unilateralmente, pur consapevole che quella norma sta creando non poche criticità. L’adozione cogente di un rientro massivo, spesso in assenza di relazioni sindacali e di scelte condivise anche in materia di flessibilità, articolazione dell’orario, e verifiche sui rischi connessi con il ripopolamento massivo dei posti di lavoro, confligge peraltro con la attuale collocazione temporale del termine dell’emergenza, fissato dalla norma al 15 ottobre 2020. E tutto ciò in vigenza di quanto previsto dal comma 2 dello stesso articolo 263, che recita: “Le amministrazioni… …si adeguano alle vigenti prescrizioni in materia di tutela della salute adottate dalle competenti autorità.”
Vi sono poi vistose contraddizioni tra la scelta di molti di riportare più gente possibile nei posti di lavoro, e la previsione normativa di aggiornare la mappa delle attività tuttora telelavorabili, al fine di creare le condizioni per l’evoluzione del lavoro agile da “modalità ordinaria di prestazione lavorativa nell’emergenza” a modalità di prestazione lavorativa da stabilizzare secondo gli obbiettivi indicati dalla Funzione Pubblica.
Inoltre la percezione che si ha è che la Difesa non stia lavorando nella direzione di promuovere l’adozione del lavoro agile, prova ne sia, oltre a quanto detto più sopra, il fatto che la stragrande maggioranza del personale in lavoro agile nell’emergenza non ha potuto disporre degli accessi da remoto, e che non sembra essere stato colto il messaggio di acquisire strumentazioni informatiche da destinare al potenziamento del lavoro agile.
Non ultimo, è naturalmente il problema dei “lavoratori fragili”: per questi ovviamente i rischi, ove fatti rientrare, sono maggiori, e bisognerebbe prevedere sia accessi al lavoro agile al di fuori dei limiti percentuali previsti dalla norma, sia, ove in esenzione, specifiche modalità di prestazioni lavorative che ne garantiscano la sicurezza.
E’ di tutta evidenza che sia necessaria una disciplina di dettaglio che consenta un percorso graduale di rientro da completare, nei termini previsti dalla norma, entro il 15 settembre; oltre naturalmente ad indicazioni operative urgenti anche al fine di chiarire le nuove modalità di tutela dei lavoratori fragili.
Cordialissimi saluti
LA SEGRETERIA NAZIONALE . Maria Pia Bisogni – Pasquale Baldari
Notiziario FLP Difesa n. 78 del 4 settembre 2020 Con la pubblicazione della L. 17.07.2020, n. 77 e della circolare FP n. 3 del 24.07. sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina dell’emergenza, prevedendo: la possibilità di rivedere l’articolazione dell’orario di lavoro giornaliera e settimanale; l’applicazione del lavoro agile sul 50% del personale impiegato nelle […]
Notiziario FLP Difesa n. 75 del 07 agosto 2020 – A pochi giorni dalla riunione del 30 luglio u.s., la FLP DIFESA ha ritenuto opportuno interessare nuovamente il Ministro della Difesa con la lettera che si pubblica in questa pagina in allegato 1, chiedendo l’urgente aggiornamento del Protocollo COVID 19 della Difesa al fine di […]