Notiziario FLP DIFESA n. 73 del 5 agosto 2019 –
Dobbiamo dire subito che, questa volta, la parte più interessante dell’audizione del nuovo Capo di SMM, Amm. G. Cavo Dragone – avvenuta il 30 luglio u.s. in Senato di fronte alle Commissioni parlamentari Difesa riunite in seduta congiunta – è stata la seconda, che ha registrato cinque interventi (quasi un record) dei parlamentari e risposte davvero molto chiare da parte del Capo SMM.
L’audizione si è avviata con la relazione introduttiva dell’Ammiraglio, che è apparsa molto “istituzionale” e anche molto attenta e misurata nei toni e nei giudizi: abbiamo sentito, per fare degli esempi, solo accenni ai problemi che si vivono oggi nel Mediterranea e nessuna valutazione e, sul fronte a noi caro delle problematiche dell’area industriale del Ministero della Difesa, parole alquanto scontate e nulla di più.
Il Capo di SMM in apertura ha ricordato “la dimensione strategica del mare”, che l’ ”80% circa delle merci si muove su nave”, e che, anche per questo, “al centro del dibattito europeo vi è la creazione di una governance del mare”. Ha poi ricordato come “la Marina opera mediante il dispositivo Mare Sicuro”, e che lo stesso è in capo a CINCNAV che rappresenta “il cuore dell’intero sistema navale italiano e l’occhio dell’Italia nel Mediterranea”.
L’Amm. Cavo Dragone ha poi riassunto le missioni che vedono oggi protagonista la Marina Militare e affermato che sarà utile “intensificare i contatti e le cooperazioni nazionali e internazionali”; ricordando “la grande attenzione che M.M. pone agli aspetti sociali” e lodevolmente indicando in termini di priorità anche ”la tutela dell’ambiente marino”.
Sotto il profilo operativo, l’Amm. Cavo Dragone ha invece affermato “la volontà di disporre di uno strumento aeronavale bilanciato, equilibrato, in linea con i piani concordati in sede NATO e UE, e adatto a impieghi duali”, e per questo ha rappresentato le attuali necessità della F.A. che sono:
- il “mantenimento del personale su livelli adeguati” in quanto ”le 9000 unità civili di oggi appaiono già insufficienti” e le 26.000 unità fissate dalla L. 244/2012 al 31.12.2024 “non appaiono realistiche”;
- la “disponibilità delle capacità della Portaerei, da equipaggiare con i 15 F-35 B”;
- infine, il disporre di maggiori risorse “per l’ammodernamento di basi navali e impianti e per il recupero del patrimonio alloggiativo”, segnalando l’insufficiente finanziamento del “Piano Brin” (solo 13 mln di euro a fronte dei 70 mln necessari).
A seguire, gli interventi dei Commissari e, questa volta, le interessanti risposte del Capo di SMM, sia sugli aspetti operativi relativi alla F.A. (che qui ovviamente tralasciamo) che su quelli di ordine più politico e sindacale.
Circa l’Operazione Sophia, l’Amm. Cavo Dragone ha detto che “non è stata depotenziata, ma cambiata nella sua conduzione” dopo che il nostro Paese “ha messo di fronte all’Europa determinate responsabilità”, mentre sulla spinosa vicenda relativa alla “chiusura dei porti” ha affermato che la questione non riguarda la Difesa e ancor meno M.M., negando peraltro dissensi tra i Ministri. E’ lecito dissentire?
Per quanto attiene alle questioni di nostro maggiore interesse, in risposta ad una domanda che chiedeva se “esistessero soluzioni” in ordine alla grave carenza di professionalità degli Arsenali, il Capo di SMM ha affermato che il blocco delle assunzioni è stato “una tragedia”, e che, ove non si invertisse la tendenza, il 2025 segnerebbe il “punto di non ritorno”.
Interessanti anche alcune sue considerazioni sulle attività di lavoro dei lavoratori civili degli Enti industriali, a suo dire “fondamentali e indispensabili”, e quelle sul ruolo più in generale dei dipendenti civili della Difesa, che a suo dire rappresentano “una peculiarità che andrebbe tutelata”.
E’ esattamente quello che pensiamo e diciamo noi da tempo. Il problema è però come affermarla e dare corpo a quella “tutela”, e su questo la nostra O.S. ha già indicato alla Ministra una strada: quella di una norma legislativa ad hoc che affermi detta “peculiarità”, esattamente come è avvenuto per i militari con il riconoscimento ex L. 183.
Fatto questo, come per i militari, si aprirebbero autostrade sotto il profilo economico e normativo, e senza mettere stellette o cambiare comparto e status.
Domani, 6 agosto, le OO.SS. incontreranno per la prima volta l’Amm. Cavo Dragone, e noi speriamo che sia un incontro utile e costruttivo e foriero di buone nuove per i lavoratori civili impiegati nella Marina Militare.
Dei contenuti e delle risultanze di questo incontro, ne de daremo ovviamente conto con successivo Notiziario.
Pubblichiamo su questa stessa pagina il video integrale dell’audizione (vds. allegato 1), il testo dell’intervento iniziale del Capo di SMM (vds. allegato 2) e le slides proiettate in audizione (vds allegato 3)
(Giancarlo Pittelli)
Allegato 1: il video integrale dell’audizione del capo di SMM
Allegato 2: Il testo dell’intervento iniziale dell’Amm. Cavo Dragone
Allegato 3: Le Slides illustrate dal Capo di SMM
Notiziario n. 4 dell’11 gennaio 2016 –
L’anno 2015 potrebbe passare alle cronache del Ministero della Difesa come l’anno in cui il Vertice del Dicastero pareva avesse finalmente preso coscienza e consapevolezza della posizione di fanalino di coda nella quale decenni e decenni di politiche disattente e penalizzanti hanno posto il personale civile, sia nel raffronto con il personale contrattualizzato di altre Amministrazioni Centrali (si veda a tal proposito la tabella allegata al Notiziario n. 133 del 133 del 14.12.2015) sia soprattutto nel raffronto con il personale militare operante in Difesa, che è cosa ben nota e per la quale non c’è bisogno di alcuna tabella esplicativa.
Anche per questo, è stato costituito con DM 16.06.2015 uno specifico Gruppo di lavoro presieduto dal Sottosegretario Rossi finalizzato a “prospettare le occorrenti iniziative di carattere normativo/finanziario finalizzate, nei limiti del possibile, ad un incremento del detto trattamento economico”, i cui lavori procedono però molto a rilento (in sei mesi, due sole riunioni) e i tempi per conoscerne gli approdi finali si allungano di molto, stracciando la stessa road map fissata dal Sottosegretario (vds. fg. Gabinetto 09.11.2015 – Road map Gruppo Lavoro DM 16.06.2015).
Ma mentre gli annunci si sprecano e gli impegni buonisti vengono ribaditi a ogni favorevole occasione, i fatti purtroppo vanno in tutt’altra direzione, e cioè verso l’allargamento ulteriore della forbice retributiva nei confronti dei lavoratori militari. Ci riferiamo al “bonus” di 80 € mensili netto IRPEF previsto dal comma 972 della Legge 28.12.2015, n. 208 (“legge di stabilità 2016”), che pubblichiamo in allegato su questa stessa pagina, che dispone che “nelle more dell’attuazione della delega sulla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate e per il riconoscimento dell’impegno profuso al fine di fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale”, venga attribuito per il 2016 al personale militare “un contributo straordinario pari a 960 euro su base annua da corrispondere in quote di pari importo a partire dalla prima retribuzione utile..”, autorizzando per questo “la spesa di 510,5 milioni di euro per l’anno 2016” . Il predetto “bonus”, attribuito ai militari, fa parte integrante di quel “pacchetto sicurezza-cultura” da 2,6 mld voluto dal Premier Renzi, che ha fatto lievitare la manovra a oltre 32 miliardi, e le cui coperture sono state trovate aumentando il deficit dal 2,2 al 2,4%, e dunque attraverso una crescita del debito. Cosa dirà a tal proposito l’Europa?
Tornando al “bonus” in argomento, va preliminarmente osservato che esso viene destinato a tutti (dicesi tutti) i militari in servizio e dunque non solo a chi è impiegato in particolari attività operative: basterà avere le stellette, dunque, per percepirlo, e dunque è di fatto configurabile come una sorta di “bonus ad categoriam”. Osserviamo poi che il predetto “bonus” viene attribuito “per il riconoscimento dell’impegno profuso al fine di fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale”. Parrebbe anche una buona cosa, ma allora ci chiediamo: perché la categoria dei civili ne è esclusa? E ancora: i lavoratori civili quotidianamente impegnati (poniamo) in un Arsenale militare nelle operazioni manutentive delle Unità Navali che presidiano il Mediterraneo, contribuiscono anch’essi con il loro quotidiano lavoro a “fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale”, o no? Perché i militari impegnati all’interno di quell’Arsenale nelle medesime attività manutentive percepiranno il “bonus” mentre i civili no? C’è logica in questo?
No, è evidente che di logica in queste sceltece ne sia poca, per non dire nulla…. Con un risultato finale preciso: che la forbice retributiva tra civili e militari si andrà ancor più ad allargare, con buona pace del nostro Vertice politico che, come si vede, predica bene ma poi razzola davvero molto male. Da una parte insedia gruppi di lavoro che poi non vengono neanche convocati, dall’altra continua ad elargire bonus ad altri.
Il nostro malessere dentro questo Ministero cresce giorno dopo giorno, e dovremo essere capaci di trasformare questo malessere in iniziative forti e in mobilitazione! Invece di legittimare gli annunci buonisti senza fondamento, il Sindacato torni a fare il proprio mestiere.
Noi di FLP DIFFESA ci proviamo!
(Giancarlo Pittelli)
Allegato: Testo del comma 942, art 1, Legge di stabilità 2016
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