Nel Supplemento Ordinario n. 46/L alla Gazzetta Ufficiale n. 322 del 30.12.2020, è stata pubblicata la legge 30.12.2020, n. 178 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”. Il testo del provvedimento è quello già votato alla Camera in data 23 dicembre u.s. e che, come da noi anticipato nel Notiziario n. 114 del 28.12.2020, non ha subito modifiche nel secondo passaggio parlamentare.
Confermate ovviamente anche le norme di particolare interesse del personale civile della Difesa, da noi proposte in forma di emendamenti al DDL e poi sempre da noi fortemente sollecitate in sede politico-parlamentare, dandone conto ai colleghi in corso d’opera attraverso i ns. numerosi e successivi Notiziari ( n. 103 del 21 nov; n. 104 del 27 nov; n. 105 del 1 dic; n. 107 del 3 dic; n. 110 del 21 dic e n. 114 del 28 dic), a differenza di quanti ne hanno solo opportunisticamente rivendicato i meriti ex post, senza aver mai dato conto prima delle proprie proposte e iniziative.
Le disposizioni di nostro primario interesse sono oramai ben note ai colleghi: assunzioni straordinarie di n. 431 unità di personale civile non dirigenziale per Enti dell’area Industriale nel triennio 2021-2023 (art. 1, co. 917 e 918); incremento di 20 mln di € del FRD Difesa e messa in disponibilità di altri 30 mln di € per l’aumento dell’Indennità di Amministrazione (IdA) (art. 1, co. 983), misure entrambe finalizzate a ridurre il gap retributivo.
Nella foga di rivendicare il merito degli incrementi economici disposti dalla L. 178 (“50 mln in più, evviva!”), molti non hanno dato conto della condizione che vincola le risorse di cui sopra, che riportiamo di seguito fedelmente traendola dallo stesso comma 983: “L’utilizzo delle predette risorse è subordinato alla progressiva riduzione, sino al raggiungimento del numero di 20.000 unità, della dotazione organica complessiva del personale civile del Ministero Difesa….da operare in sede di programmazione triennale del fabbisogno di personale…”.
Messa così, la condizione fissata dalla legge di bilancio 2021 incrocia indiscutibilmente la norma introdotta nel 2012 dalla Legge n. 244. Legge, quella, a suo tempo osteggiata solo da FLP DIFESA, al punto di scendere in piazza (si veda il Notiziario n. 94 del 9.07.2012 dal titolo eloquente: “Il coraggio di esserci, anche da soli”), e che era finalizzata a riequilibrare la spesa riducendo i costi per il personale (allora al 70%, di cui comunque solo il 10% per i dipendenti civili) a beneficio del c.d. “esercizio”. Da qui, la prevista riduzione entro il 2018 del 30% (minimo) dell’assetto di allora delle FF.AA. attraverso provvedimenti di soppressione/riorganizzazione in chiave soprattutto interforze, e il taglio di 33mila posizioni militari e di 10mila posizioni civili, fissandone la dotazione organica al 31.12.2024 in 20.000 unità.
Ebbene, oggi tutte le Parti interessate (OO.SS., ma anche i Vertici militari) convergono nel giudizio negativo sugli effetti prodotti da quella legge, che non ha riequilibrato le spese della Funzione Difesa nella direzione indicata (50% personale; 25% esercizio; 25% investimenti): nel 2019 la spesa per il personale è stata pari al 74,36%, quella per l’esercizio al 13,9% e quella per gli investimenti all’11,73%. Un fallimento clamoroso. I danni sono stati però anche altri, in primo luogo quelli prodotti sul funzionamento degli Enti dell’area industriale della Difesa (Poli, Arsenali e Centri Tecnici): la previsione delle riduzione a 20.000 unità dell’organico del personale civile ha impedito il turnover delle professionalità civili, in particolare tecniche, e ne ha determinato le forti criticità ripetutamente denunciate anche dai Vertici (ricordiamo le audizioni parlamentari dei Cti Logistici di Esercito e Marina), e le richieste di proroga.
Un grido di dolore positivamente raccolto da alcuni parlamentari, che si sono fatti promotori di due disegni di legge:
il primo, AC. 1934 a firma Deidda ed altri, che proroga di un decennio i termini temporali di riduzione della dotazione organica civile sostituendo il riferimento all’anno 2024 con quello all’anno 2034;
il secondo, A.C. 2802 a firma Lo Monaco e altri che, oltre alla proroga decennale, assegna al Governo una delega per un nuovo riassetto ordinamentale
Pubblichiamo in questa pagina i testi dei due AA.CC; il documento prodotto dall’Ufficio Studi della Camera e, infine, il resoconto della seduta del 16 dic. u.s. della Commissione Difesa della Camera che ha avviato l’esame dei DD. DD. LL.).
Ci dobbiamo allora chiedere: che ne sarà delle maggiori risorse a noi destinate dalla legge di bilancio, nei diversi casi che le iniziative parlamentari di cui sopra approdassero o meno a conclusione, e producessero o meno altri numeri di dotazione organica e/o la proroga decennale al 2034?
La risposta non potrà che venire dal prosieguo dell’esame parlamentare dei due provvedimenti, che seguiremo con attenzione dandone puntualmente conto ai colleghi.
Cordiali saluti.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE- Maria Pia BISOGNI e Pasquale BALDARI
Nel quadro delle audizioni promosse in ordine agli sviluppi dell’attività delle FF.AA. anche con riferimento alle esigenze operative indotte dall’emergenza epidemiologica, la Commissione Difesa della Camera ha sentito in data 20 ottobre u.s. il Capo di SME, gen. S. Farina (su questa pagina, in allegato 1, il video integrale dell’a seduta).
Nel corso del suo intervento introduttivo, il Capo di SME ha ricordato innanzitutto l’impegno della F.A. nell’emergenza Covid-19 (la messa in disponibilità di ospedali da campo per n. 3500 posti letto e n. 50 in terapia intensiva; i numerosi trasporti di uomini, mezzi e materiali; gli innumerevoli interventi di sanificazione; quelli di controllo delle zone rosse; etc. etc.) ed ha ringraziato le donne e gli uomini dell’Esercito per il lavoro effettuato. Ha quindi ricordato le cinque “linee programmatiche” (organizzazione; addestramento; infrastrutture; capacità e sistemi e personale;) illustrate in una precedente audizione (Notiziario n. 111 del 9.10.2018), e per ciascuna di esse ha operato “un quadro di situazione sulle iniziative avviate, su quelle in itinere e sulle prospettive future”.
Per quanto riguarda la linea “capacità e sistemi”, il Capo di SME ha evidenziato la necessità di colmare il gap capacitivo-tecnologico accumulato negli anni dall’Esercito, sostenendo i programmi in essere (SIC; Blindo Centauro 2; carri Ariete rinnovati; etc.) e quello importantissimo da avviare su digitalizzazione e cyber. Per quanto attiene alle “infrastrutture”, ha ricordato il progetto “Grandi Infrastrutture – Caserme Verdi per l’Esercito” che prevede l’individuazione di una tipologia costruttiva specifica per la F.A. che segue i principi della green economy, del risparmio energetico, della tutela ambientale e che prevede il “co-uso” in ambiti civili. In materia di organizzazione, ha ricordato le operazioni di accentramento (CAE, per es.) effettuate in questi anni, e ha detto che le strutture di FA si sono complessivamente ridotte del 36% a fronte del 30% richiesto dalla L. 244
Ma la parte indiscutibilmente più interessante per noi è quella che ha toccato il personale, che il Capo di SME ha connotato come “elemento centrale della F.A.”. Trattasi di 98.000 militari e di 7400 civili (9.500 in organico), che appaiono in ogni caso largamente insufficienti rispetto alle necessità della F.A. e peraltro in marcato invecchiamento. Da qui la proposta di una proroga decennale del regime transitorio della Legge 244/2012 (la legge di riordino delle FF.AA. di Di Paola), di cui si parla da anni ma ancora non approdata a nulla.
Sul personale civile, il gen. Farina ha avuto parole di apprezzamento per la nostra categoria ritenuta “componente essenziale per la F.A.” e che ne costituisce il know-how nelle attività tecnico-industriali e infrastrutturali. Ha denunciato la continua riduzione del personale civile effettivo, oggi in numero di 7400 a fronte dei 9.500 previsti, anche a causa delle mancate assunzioni di questi anni. Il Capo di SME ha denunciato come negli ultimi tre anni sono entrati in F.A. solo 11 (undici) professionalità civili neo assunte a fronte degli oltre 800 lavoratori cessati, trend questo che ove dovesse confermarsi in futuro, porterebbe nei prossimi otto anni a ben 3.000 ulteriori uscite di lavoratori civili. Ulteriori, importanti dati sono stati forniti dal gen. Farina in merito agli effetti prodotti dalla L. 244 : dal momento della sua entrata in vigore, l’Esercito ha ridotto la propria forza di 15.000 professionalità militari e di 5.000 professionalità civili, e questo in anni in cui la Forza Armata ha notevolmente incrementato le proprie attività e i propri impegni, anche sullo scenario internazionale, e ancor di più in questi mesi di emergenza Covid-19, con gran parte dell’ “operazione Strade Sicure” su rimodulata di essa.
Per mantenere tutti questi impegni, la F.A. ha bisogno di più personale e di personale più giovane: da qui, la richiesta di proroga decennale del regime transitorio della Legge 244/2012 e di nuove assunzioni. Richieste di cui prendiamo atto, atteso che FLP DIFESA è stata, al momento della presentazione del DDL Di Paola, l’unica O.S. contraria, al punto di organizzare una manifestazione in via XX settembre (era il 6 luglio 2012). Oggi il coro di contestatori della L. 244 si è allargato, ma allora in piazza, nel M.D. e nelle Camere fummo contro solo noi. Ovviamente, siamo contenti di essere oggi in così bella compagnia. E speriamo che il risultato arrivi!
Nel corso dell’audizione, il gen. Farina ha speso parole di apprezzamento per il COCER Esercito, ricordando i loro diversi incontri mentre sul video compariva una slide di una loro riunione. Ne siamo contenti, ma non possiamo non ricordare a tal proposito anche l’ultima riunione con le OO.SS. è del 24 sett. 2019 (Notiziario n. 84 pari data). Pensiamo allora sia tempo di rivedersi, e per questo abbiamo inviato la nota in allegato 2 su questa stessa pagina.
Cordiali saluti.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE Maria Pia Bisogni – Maria Teresa D’Urzo
Il nuovo Ministro della Difesa, on. Lorenzo Guerini
A poco più di un mese dalla nomina a Ministro della Difesa (vds Notiziario n. 78 del 5 settembre 2019) e dunque ormai pienamente insediato al vertice di una delle Amministrazioni più complesse e delicate del nostro apparato statuale, abbiamo ritenuto fosse giunto il momento di scrivere all’On. Guerini per rappresentargli la situazione di sofferenza che vive il Personale Civile della Difesa e le principali criticità con le quali sarà chiamato a confrontarsi nel corso della sua attività di direzione del Dicastero. E lo abbiamo fatto in data di ieri.
Ci auspichiamo che quanto inviato costituisca il preludio ad un incontro che riteniamo sia importante avvenga in tempi brevi e che ci consenta di capire, sin da subito, quali sono gli intendimenti del neo-Ministro in materia di Personale civile e relazioni sindacali.
Ad oggi, infatti, non conosciamo ancora quali siano le scelte che il Ministro Guerini intende operare, se tornare al passato e conferire la delega ad uno dei Sottosegretari o proseguire nel solco dell’innovazione, tracciato dal suo predecessore, di trattenere per sé gli affari del personale civile e le relazioni sindacali, anche se è ancora bruciante il ricordo delle tante aspettative suscitate dalla Prof. Trenta e dalla sua decisione di occuparsi in prima persona del confronto con le rappresentanze del Personale; una svolta “epocale”, poi rapidamente rivelatasi un vuoto rituale che ha lasciato il posto ad una cocente delusione.
Ciò di cui siamo assolutamente sicuri, però, è la necessità di pianificare velocemente una fitta serie di incontri, sul tavolo politico ma anche su tavoli tecnici appositamente costituiti con gli Organi Programmatori o con altre Autorità centrali, per affrontare tutte le complesse questioni ereditate dal passato.
Alcune di esse sono antiche ma ancora irrisolte, altre più recenti, ma su entrambe le categorie riteniamo sia opportuno instaurare un confronto finalizzato, in primis, a comprenderne fino in fondo la natura e la genesi e, in secondo luogo, a mettere a punto percorsi operativi e avviare iniziative che portino finalmente a soluzione quelle problematiche.
Il lavoro che ci attende, quindi, si caratterizza non solo per la mole ma anche per la sua complessità, e per questo noi riteniamo che definire in partenza regole condivise, fissare l’ agenda delle questioni che dovranno essere affrontate e individuare le priorità, risulta essere indispensabile.
Come FLP DIFESA, abbiamo pensato di offrire all’attenzione del Ministro un fattivo contributo di analisi e di proposte, pur in termini ancora generali, ma che tiene comunque conto delle indicazioni che ci pervengono quotidianamente dai lavoratori.
In allegato, la lettera che FLP DIFESA ha inviato al Ministro e che rappresenta, di fatto, il nostro “inventario” delle problematiche da affrontare con le indicazioni delle soluzioni proposte ma anche, sul piano del modo e del metodo, alcune proposte per l’organizzazione dei tavoli e per il lavoro che verrà.
Siamo sicuri i colleghi apprezzeranno il nostro sforzo.
Il Comandante Logistico dell’Esercito, gen. Francesco Paolo Figliuolo
Il Comandante Logistico dell’Esercito, gen. P.F. Figliuolo, ha incontrato oggi le OO.SS. nazionali. All’odg della riunione, disposta dal Capo di SME in accoglimento di una precisa richiesta avanzata dalla nostra O.S. con lettera del 13 maggio 2019 (che ripubblichiamo ad ogni buon conto in allegato su questa stessa pagina), le “tematiche afferenti agli Stabilimenti industriali dell’E.I.”, a distanza di oltre quattro anni dal riordino del 2015.
L’apertura del confronto è avvenuta, nella circostanza, attraverso gli interventi delle OO.SS.
FLP DIFESA ha innanzitutto segnalato come le problematiche dell’area industriale abbiano sempre rivestito, dai tempi della ristrutturazione Andreatta-Saragoza e sino ai giorni nostri, una importanza centrale e strategica, rispetto alla quale molto spesso la Politica è apparsa disattenta.
Oggi sembra di avvertite qualche elemento di novità: le 239 assunzioni destinate all’area industriale per l’anno in corso (n. 98 ex L. 145/2018 e n. 141 come quota del 60% rispetto alle 235 autorizzate con DPCM 20.06.2019), ma soprattutto l’attenzione nuova del Parlamento che ha avviato un ciclo di audizioni sul tema “Enti Industriali” (vds Notiziario n. 60 di ieri), e tra queste, nella prossima settimana, proprio quella del Cte Log. EI.
A nostro giudizio, è il momento di unire gli sforzi di tutti per farne una grande questione nazionale.
In merito alla problematiche in essere, FLP DIFESA ne ha indicato due in particolare: in primo luogo, la gravissima carenza di personale tecnico destinata ad aggravarsi nel tempo (pensionamenti ordinari e quota 100), per la quale, preso atto delle novità per il 2019, occorrerà che venga autorizzato il piano straordinario di assunzioni, attualizzando quello presentato da AD a settembre 2018; in secondo luogo, la mancanza di risorse adeguate per investimenti in impianti e infrastrutture, per le quali occorrerà una forte iniziativa politica (anche come OO.SS.) perché ne sia disposta la disponibilità dalla prossima legge di bilancio, operazione certo non facile, ovviamente, ma assolutamente necessaria.
A contorno, altre questioni altrettanto importanti: l’urgenza di rivedere in profondità i contenuti della legge 244/2012, che non ha prodotto i benefici attesi, ma certo non da noi che l’abbiamo profondamente contrastata sin dall’inizio; la necessità di una formazione ad hoc che assicuri il trasferimento dei saperi lavorativi alle nuove generazioni, possibile solo se va in porto l’emendamento sui “centri di formazione” predisposto dal Gabinetto a seguito dell’accordo 5.04.2017; la reinternalizzazione, laddove possibile, di lavorazioni appaltate all’esterno, il che produrrebbe economie importanti (lo ha riconosciuto anche il Cte Logistico della MM nell’audizione del 2 u.s.); un impiego del personale civile che ne valorizzi al massimo le straordinarie potenzialità, che in alcuni casi appaiono svilite da scelte che privilegiano, a volte ingiustificatamente, la componente militare; la necessità, infine, di un coivolgimento costante delle OO.SS., sul piano nazionale ma anche locale, in particolare per quanto attiene organici e organigrammi, adottati al netto di ogni confronto e contributo di parte sindacale, e con esiti in alcuni casi incomprensibili e, a tal riguardo, abbiamo chiesto, purtroppo da soli, tavoli di confronto locale negli Enti del settore logistico e un successivo e conclusivo tavolo nazionale.
Il gen. Figliuolo ha replicato riconoscendo, nella carenza di personale, il problema dei problemi, riservandosi di rappresentarne la valenza esplosiva nella prossima audizione al Senato; ha condiviso la necessità di un significativo ripensamento sulle scelte di riduzione dello strumento militare ex L. 244 e di percorsi formativi ad hoc; ha ridimensionato la portata delle problematiche in materia di reinternalizzazione e di “militarizzazione” degli incarichi, a suo dire contenute entro ambiti fisiologici; infine, sul punto per noi importante, relativo all’avvio di tavoli di confronto locali, si è impegnato solo in una azione di sensibilizzazione dei Dirigenti al confronto periodico con le Parti sociali, ma niente di più.
Attendiamo ora di sentire l’audizione, prevista per la prossima settimana in Commissione Difesa del Senato, del gen. Figliuolo, e avremo certamente le idee più chiare.
Il Capo di SMA, gen. Alberto Rosso, nel corso dell’audizione in Parlamento del 12 marzo u.s.
In data 12 marzo u.s., presso le Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, si è tenuta la prima audizione del nuovo Capo di SMA, gen. Alberto Rosso, la cui registrazione video rendiamo disponibile su questa stessa pagina (vedi in basso).
Alla relazione del Generale, che ha spaziato a tutto tondo e fornito un quadro articolato dei temi e dei problemi attuali della F.A, ha fatto seguito un dibattito davvero molto povero, che ha messo ancora una volta a nudo la scarsa conoscenza dei problemi da parte dei nostri politici, in questo caso i membri delle due Commissioni, incapaci di entrare nel merito.
Il Capo dell’A.M. è partito dal sottolineare come lo spazio aereo sia “una via di comunicazione strategica irrinunciabile e in forte espansione” e che il compito di AM è quello di “garantirne la difesa e la sicurezza 365 giorni all’anno e 24 ore al giorno”.
Per far questo, però, è necessario disporre di “uno strumento multiruolo, bilanciato, integrato, e interoperabile con altre FF.AA. e con i Paesi alleati e amici”, anche in versione c.d.“dual use” (esempi: servizio controllo aereo; servizio meteorologico; soccorso sanitario, etc.), e operante inoltre su altri fronti interni e internazionali: operazione strade sicure, controllo flussi migratori, operazione Sophia, addestramento di personale di altri Paesi, etc.
Ha poi posto l’accento sulle straordinarie sinergie sviluppate con l’industria aereonautica italiana, e ha ricordato come l’Italia, insieme al Giappone, sia l’unico Paese al mondo che ha potuto “impiantare un sito di produzione ed assemblaggio” del caccia F-35 (a Cameri), “massimizzando il ritorno industriale e ottenendo indubbi travasi di know how”.
Il Capo di SMA ha quindi “dato i numeri” di Aeronautica Militare: 44mila persone circa, di cui 40mila militari (5.800 Ufficiali; 20.000 marescialli; 5.000 sergenti e 8.700 militari di truppa), con un’età media pari a 42,5 anni e componente femminile pari al 4%, precisando che ci vogliono mediamente 7 anni per formare un pilota pronto all’impiego operativo e dai 3 ai 5 anni per formare un operatore di bordo sui sistemi d’arma.
Il personale civile A.M. conta invece 3.700 persone (di genere indistinto), e questa è stato l’unico passaggio della relazione che ci ha riguardato. Come sempre, una grande attenzione per la nostra categoria…
La flotta AM è composta da n. 566 macchine, “un numero abbastanza basso e in ulteriore riduzione” in quanto nel 2024 ne resteranno non più di n. 470, che sono dislocate su n. 20 aeroporti principali e con le infrastrutture di supporto su tre poli (Roma, Milano e Bari), 200 centri operativi e 5 istituti di formazione.
Il Generale ha poi magnificato le doti straordinarie dell’ F-35, “che non è solo un veivolo da combattimento ma una vera e propria rivoluzione culturale per tutta l’aeronautica”, essendo di fatto “un enorme server volante capace di raccogliere informazioni e di trasferirle a tutti gli asset navali e terrestri, inclusi i siti di comando e di controllo” e “con capacità che superano la nostra immaginazione”.
In sede di replica, il gen. Rosso ha anche fatto il punto sull’acquisto degli F-35: “undici macchine già consegnate, un’altra in arrivo”, di cui “dieci a versione a decollo convenzionale (sette presso la base di Amendola, una in manutenzione a Cameri e due negli USA) e due a versione a decollo verticale, destinate ad AM ed MM”. Ha quindi accennato al problema emerso nei giorni scorsi sui mancati pagamenti da parte di A.D. delle fatture 2018 per gli F-35 (per 389 mln €), oggi pare saldati dalla stessa A.D., e ricordato che il programma prevede l’acquisto di n. 28 macchine, auspicandone la conferma da parte del Governo perché rallentamenti o riduzioni produrrebbero “effetti preoccupanti sulle capacità operative dell’A.M”.
Ovviamente, nessuno contesta le qualità operative del caccia F-35, di cui il Capo di SMA è convinto estimatore. Il problema, che pero il gen. Rosso da tecnico elude, è un altro, ed è quello se oggi, di fronte alla grave situazione che il Paese vive e alla povertà che avanza, il nostro Paese si può concedere questi lussi….
Infine, le criticità della F.A. e le richieste del Capo di SMA: rivisitare l’attuale organizzazione territoriale, già allo studio; disporre di più risorse finanziare per mantenere l’operatività della F.A.; rivedere e attualizzare la L. 244/2012, un tema oggi caro a tutte le FF.AA.
Su quest’ultimo punto, che noi abbiamo sollevato da anni, da tempo chiediamo alla Ministra di dirci cosa vuol fare, ma sinora di risposte chiare e precise neanche l’ombra.
Intanto, nella mattina di oggi 27 marzo, ci sarà l’incontro con il 1° Reparto di SMA da noi richiesto (vds. Notiziario n. 20 del 25.02.2019) su riordini, formazione e impiego del personale civile dell’Aeronautica, di cui riferiremo in apposito Notiziario.
Notiziario FLP DIFESA n. 19 del 25 febbraio 2019 –
Ha fatto un pò di rumore, nei giorni scorsi, l’audizione presso la Commissione Difesa della Camera, del prof. Michele Nunes, Consigliere scientifico dell’IAI (Istituto Affari Internazionali, fondato nel 1965 su iniziativa del grande europeista Altiero Spinelli), esperto nei temi legati alla sicurezza e alla difesa.
Il prof. Nunes ha parlato del problema relativo ai costi delle Forze Armate, ed ha affermato che nelle stesse FF.AA. c’è un problema legato ai costi troppo alti di gestione dello strumento militare.
Secondo Nunes, infatti, le FF.AA. costano troppo allo Stato poiché la spesa non è conforme a quelli che sono gli obiettivi del nostro Paese che di certo non ambisce ad essere una potenza mondiale. Ad avviso dell’esperto, oggi, l’Italia è l’undicesima armata più potente al mondo (classifica Global Firepower) con un costo annuo di 29 miliardi di euro (secondo gli ultimi dati SIPRI). A fronte di questo quadro, l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere un livello ideale per quanto riguarda la spesa per la Difesa e Sicurezza; il costo, infatti, dovrebbe essere adeguato al ruolo di potenza regionale che ricopre oggi il nostro Paese, partendo innanzitutto dalla riduzione della attuale, notevole spesa per il personale (militare).
Infatti, all’interno della tradizionale tripartizione del bilancio del Ministero della Difesa (personale, esercizio e investimento), la spesa per il personale delle Forze Armate ammonta al 60% (è questo il dato fornito dal prof. Nunes, ma da quel che ne sappiamo noi, siamo oggi abbondantemente al di sopra del 70%), in ogni caso troppo alto e che, per questo, andrebbe decisamente ridotto (almeno al 40%).
Per quanto riguarda la spesa perl’esercizio, l’esplosione della spesa per il personale ha avuto come contraltare la contestuale riduzione di questa voce, valutabile oggi intorno al 10% del Bilancio della Difesa, e che, sempre a parere del prof. Nunes, occorrerebbe alzare almeno sino al 30%, così da puntare maggiormente sull’addestramento del personale e sulla manutenzione e il miglioramento degli armamenti. Per quanto attiene invece la spesa per investimenti, il livello si attesta intorno al 30%, e andrebbe bene.
Secondo Nunes, per avere una gestione più efficiente, sono due le soluzioni possibili: o si riduce la percentuale di costo attribuita al personale delle Forze Armate oppure si punta ad un incremento della spesa generale per il comparto Difesa e Sicurezza. Il Consigliere dell’IAI si è detto consapevole del fatto che realizzare il secondo obiettivo, visto lo stato attuale dell’economia, non è certo possibile, ed è per questo che spera in un “contenimento delle dimensioni dello strumento militare” così da poter mantenere inalterata la spesa per gli investimenti, incrementando nel contempo l’efficienza del comparto. Ove così non fosse, a parere di Nunes, si potrebbe correre il rischio concreto di trovarsi un comparto composto da troppi uomini ma comunque inefficiente, e dunque in una situazione simile a quella del ventennio: tanti militari, ma non addestrati nella maniera migliore possibile, senza contare i pochi mezzi e armamenti a disposizione. Insomma, un comparto numeroso e costoso, ma non efficiente, cosa questa da evitare.
A nostro giudizio, l’analisi di Nunes non convince per nulla: la lievitazione della spesa per il personale e, in particolare, l’aumento del delta rispetto all’esercizio, ha subito un’accelerazione con l’attuazione (pur ancora parziale) della Legge 244, e con quel che da essa ne è seguito e conseguito. Dunque, ipotizzare ulteriori cure dimagranti per le FF.AA. potrebbe portare verso una direzione diversa da quella immaginata.
A nostro avviso, la Legge 244 e i relativi decreti attuativi vanno rivisti, attraverso una nuova e più adeguata spending, per ottenere maggiore efficienza e funzionalità dello strumento militare, e all’interno di questa revisione andrà anche affrontato il problema del riequilibrio della spesa, puntando ad alzare significativamente le risorse destinate all’esercizio. Ma non si sa ancora cosa ne pensi al riguardo la Ministra Trenta.
C’è una altra questione che sta agitando la Difesa in queste ore: il video postato dal Sottosegretario Tofalo che è apparso offensivo dei COCER e delle Rappresentanze più in generale. Ne riparleremo.
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 6 del 14 gennaio 2016 –
Il Capo di SME, gen. D. Errico, tra due soldati
Il Capo di SME, gen. Danilo Errico, ha incontrato questa mattina le OO.SS. nazionali, mantenendo fede ad un impegno assunto nei nostri confronti nella precedente riunione del 29 luglio 2015. E’ stato un incontro cordiale e che giudichiamo molto positivamente atteso che, anche in questa circostanza, la terza dall’inizio del mandato, sono emerse la capacità di ascolto e l’attenzione del Generale nei confronti delle questioni poste dalle OO.SS., e che speriamo segni un ulteriore scatto nelle relazioni sindacali nazionali.
L’incontro è stato aperto da una brevissima introduzione del Vice Capo RPGF, gen. Ignazio Gamba, e subito dopo la parola è passata alle OO.SS., che hanno affrontato le diverse problematiche in campo.
Nel suo intervento, FLP DIFESA è partita dalla precedente riunione del 29 luglio (si veda il Notiziario n. 83 di pari data) nella quale le OO.SS. nazionali rappresentarono al Capo di SME tutta una serie di criticità presenti nelle relazioni sindacali di livello locale. Per quanto ci riguarda, segnalammo alla Sua attenzione le problematiche relative a CME Basilicata POTENZA, CERIMANT MILANO e 1° Reggimento Corazzato di TEULADA (CA) e la necessità di un attento monitoraggio in ordine agli “orari delle riunioni sindacali”, oggetto qualche giorno prima di apposita nota del DIPE (prot. 32462 del 23.07.2015, qui pubblicata in allegato 2). Abbiamo dato pienamente atto, e ringraziato, il gen. Errico per avere dato seguito agli impegni assunti per comporre le vertenze in atto: innanzitutto la nota prot. n. 6861 del 10.09.2015 inviata ai Vertici di settore (che pubblichiamo su questa pagina in allegato 3) con la quale ha chiesto Loro di sensibilizzare i Comandanti degli Enti perché “instaurino con la compagine sindacale relazioni improntate alla reciproca fiducia e collaborazione, in linea con l’approccio adottato a livello centrale”, cui ha poi fatto seguito più recentemente una seconda nota, datata 22.12.2015, nella quale, dopo aver precisato che eventuali studi di riorganizzazione degli Enti debbono essere autorizzati da SME ed essere in linea con il riassetto ordinamentale previsto dal D.Lgs. n. 7/2014, ha ribadito i concetti di cui sopra in merito alle relazioni sindacali locali. A ciò si aggiungano le iniziative poste in essere dal DIPE, che ha richiesto agli Enti oggetto delle segnalazioni delle OO.SS. un “sintetico punto di situazione sull’attuale stato delle relazioni sindacali” (che pubblichiamo in allegato 4 su questa pagina) e ha svolto pure videoconferenze. Va dato atto a SME di aver colto le criticità segnalate e di averne dato seguito con le iniziative richiamate.
Ciò premesso, abbiamo però fatto presente che le positive iniziative avviate dal Centro non hanno purtroppo registrato sinora effetti risolutivi in ordine a quelle criticità, che permangono quasi tutte e in alcuni casi (CapoTeulada, per esempio) si sono intensificate. Addirittura incredibile appare quanto avvenuto a Milano dove, nonostante il lodevolissimo e diretto intervento del gen. Puri che aveva portato al ritiro dell’auto sospensione della RSU, il Cte del CERIMANT ha di fatto riaperto il fronte con una non opportuna nota di precisazione recante passaggi ancora una volta virulenti nei confronti di rappresentanti sindacali. Sembrerebbe proprio che, in alcuni Dirigenti locali, le raccomandazioni/indicazioni che vengono dal Capo della F.A. e dai Suoi Uffici non trovino adeguata attenzione e corrispondente riscontro, e la circostanza non può non preoccupare. O come nel caso del Cdo RMN TORINO dove, a fronte delle precise indicazioni del DIPE, le riunioni sindacali continuano ad essere convocate in orario di lavoro, perché (pare sia questa l’opinione del Cte) la nota DIPE si presterebbe ad altre e diverse letture. L’italiano è ostico si sa, ma in questo caso proprio no! Il gen. Errico ha comunque prestato molto ascolto alle cose dette e anche alle carte da noi esibite (alcune anche consegnate), e ha promesso che, dopo i necessari approfondimenti, agirà rapidamente e in profondità.
Queste criticità nelle relazioni sindacali locali stanno diventando purtroppo un gran problema, che appesantisce enormemente il quadro di situazione in un momento di profonda trasformazione della F.A. che reca in sè naturali elementi di tensione, che occorrerebbe limitare al massimo e non invece appesantire. Come è avvenuto al CEDOC di Lecce, con iniziative in materia di controlli del personale che ledono la privacy e il diritto all’informazione preventiva, fatti che, in assenza delle risposte che pur avevamo sollecitato alla F.A., abbiamo già portato all’attenzione del Garante per i provvedimenti del caso. O come è avvenuto nel caso del Comando Logistico EI, con atteggiamenti fortemente penalizzanti il lavoro civile. O come ancora nel caso dell’ Istituto Geografico Militare (IGM), dove il Cte aveva avviato in autonomia uno studio per una nuova riorganizzazione, poi stoppato, dopo l’intervento sindacale, dalla nota del Capo SME del 22.12.2015. O come infine sta avvenendo a CEPOLISPE di Montelibretti, dove RSU e OO.SS. UIL, CGIL ed FLP hanno messo a punto una nota di forte denuncia che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina, e che abbiamo già consegnato a SME. Dunque, come si vede, le vertenze locali non solo non vengono superate, ma tendono addirittura a crescere.
Venendo al piano più generale e nazionale, la nostra O.S. ha messo in luce alcuni recenti accadimenti in ambito F.A. che sembrerebbero divergere dal modello nazionale sinora positivamente sperimentato. Ci riferiamo alla già avvenuta soppressione di SAF e NAF e, ancor di più, al “riordino dei servizi amministrativi dell’Esercito”, operazioni ambedue avviate senza la benchè minima informazione alle OO.SS. nazionali.
In merito alla soppressione di SAF e NAF, il Capo di SME ha risposto alla nostra nota del 28.10.2015, giustificandone la chiusura con la scarsa domanda (solo il 36% del personale del MD ne ha utilizzato i servizi). Si pone ora il problema del “reimpiego” del personale , su cui per il momento tutto tace.
Ancor più clamorosa appare la vicenda che riguarda il riordino dei servizi amministrativi dell’Esercito che, dopo due anni di studio, è approdato a un modello, del tutto ancora sconosciuto alle OO.SS., che è comunque già in via di sperimentazione dal 1 gennaio u.s. in tre Enti (COMFODIN Padova; Brigata Aosta Messina e Brigata Julia Udine). Da quanto ne sappiamo, e ne abbiamo riferito in riunione, il modello prevede la costituzione a livello di Brigata, CME IR e nel Lazio (Ente ancora non definito) di “Direzioni di Intendenza (DI)” che accentrerebbe le funzioni amministrative a supporto degli Enti dipendenti, e di “Nuclei di Coordinamento Amministrativo (NCA)” a livello di Rgt (CME; Enti anche importanti come IGM e Accademia M.; etc.) che non saranno più in possesso di fondi e materiali propri e non svolgeranno più la gestione finanziaria e patrimoniale, ma opereranno solo a supporto della DI. I Reparti Infrastrutture sarebbero fuori da questo riordino. Incredibile a dirsi, parrebbe che le dotazioni organiche dei DI non prevedano personale civile…. Già operativo, invece, dal 1 gennaio u.s., il cambio di supporto amministrativo per le Basi logistiche. Nel quadro del riordino dei servizi Amministrativi, infine, è anche previsto che il CUSE accentrerà a Roma le funzioni del trattamento economico e la matricola di tutti gli Organismi dell’Esercito, che pertanto non saranno più di competenza dei Servizi amministrativi. Una rivoluzione, non c’è dubbio, che sconvolgerebbe l’attuale assetto di tanti Enti facendo saltare di fatto gli Uffici Amministrativi, e cioè quelli del settore di maggior impiego del personale civile. Incredibile a dirsi, detto progetto di riordino è già operativo in via sperimentale, senza che alle OO.SS. sia mai stata resa alcuna informazione al riguardo. Motivo per il quale abbiamo chiesto al gen. Errico che RPGF convochi rapidissimamente una specifica riunione sull’argomento.
A conclusione degli interventi delle OO.SS., ha preso la parola il Capo di SME. Che, in merito alle criticità locali, ha posto domande, chiesto chiarimenti, e ha assicurato monitoraggio e anche azioni concrete e risolutive. Sulla vicenda SAF/NAF abbiamo già detto. In merito invece al pesantissimo riordino dei Servizi amministrativi, il gen. Errico ne ha confermato l’avvio in forma per ora sperimentale, un riordino che muoverebbe dalla contrazione dei numeri della FA in ragione del riassetto in chiave riduttiva ex L. 244/2014 e sarebbe giustificato da necessità di accentramento/razionalizzazione. Il Capo SME ha però accolto la nostra richiesta di fissare a breve una specifica riunione per l’illustrazione alle OO.SS. del riordino in argomento.
Ci sono stati altri passaggi estremamente interessanti nell’intervento conclusivo del gen. Errico. Il primo, è che i numeri di personale civile della FA sono in equilibrio con le previsione del D.Lgs. n. 8/2014. Il secondo, molto più interessante, è che, in ragione della scarsità di risorse e del turnover, le manutenzioni degli Stabilimenti saranno affidate all’industria privata con contratti decennali. In alternativa, o magari anche solo come tappa intermedia, il gen. Errico ha prospettato la possibilità di un transito dei Poli dentro Agenzia Industrie Difesa, ipotesi su cui sarebbero in corso i primi approfondimenti con il D.G. di AID, ing. Anselmino. Al quale FLP DIFESA non a caso ha già chiesto un incontro (vds Notiziario n. 3 del 9 u.s.).
Tra i provvedimenti di riordino in chiave riduttiva discendenti dai Decreti Legislativi nn. 7 e 8 del 28 gennaio 2014, attuativi della L. 244/2012, una posizione di primissimo rilievo è certamente occupata dalle riorganizzazione degli Stabilimenti industriali del MD, Poli Esercito e Arsenali MM in primis, una volta autentico vanto dell’A.D. e oggi, a causa delle scelte miopi e suicide operate in passato, in grandissima sofferenza e con crescenti criticità in ragione soprattutto della limitatezza delle risorse e del turnover. Fu anche per questo motivo che, in sede di confronto con A.D. sugli schemi dei decreti attuativi (luglio 2013), le OO.SS. posero in particolare l’accento sul riordino degli Stabilimenti industriali, e non a caso la norma che ne derivò (art. 2259-sexies COM, come introdotta dal D.Lgs n. 8/2014), fortemente voluta dalle Parti sociali, era sostanzialmente incentrata su due operazioni: “internalizzazioni” e “civilizzazione”.
Oggi, a distanza di oltre due anni da quel confronto, possiamo dire che il riordino degli Stabilimenti industriali del MD, sicuramente i più in vista sotto il profilo della presenza civile, sta procedendo in una direzione opposta a quella prevista dal D. Lgs. n. 8: invece di “internalizzazioni” e “civilizzazione”, assistiamo sistematicamente a persistenti e crescenti “esternalizzazioni” e a massicce iniezioni di personale militare collocato in posizioni apicali e al posto dei nostri funzionari. Una situazione davvero inaccettabile, che gli Stati Maggiori hanno giorno dopo giorno costruito ad arte, e alla quale hanno indirettamente contribuito anche CGIL-CISL-UIL che oggi chiedono a gran voce il “Regolamento” sulle funzioni del personale civile (art. 1 D.Lgs n. 7/2014), ma dopo un anno abbondante di colpevole disattenzione e anche di sorrisini ai tavoli ogni qual volta FLP DIFESA ne denunciava la non attuazione. Un obiettivo, quello perseguito dagli SS.MM., che di certo guarda anche alla previsione dell’art. 280 del Libro Bianco , che afferma che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcunestrutture tecnico-industriali del MD e, grazie a specifiche norme, il relativo personale”. E il cerchio così si chiude!
In questo quadro a tinte fosche e con prospettive per noi civili assolutamente allarmanti, posto che la soluzione finale sembra essere proprio la fine degli Stabilimenti industriali per come sinora l’abbiamo conosciuti, onestà intellettuale ci impone comunque di differenziare tra loro l’operato degli SS.MM. Per quanto attiene il riordino degli Stabilimenti industriali dell’Esercito, già avvenuto attraverso i DD.MM. 31.12.2014 registrati alla Corte dei Conti il 24.03.2015, va detto che le non internalizzazioni e la militarizzazione delle posizioni di lavoro, in particolare nel settore delle lavorazioni, ne hanno costituito certamente i connotati essenziali, come sta avvenendo oggi nel riordino degli Arsenali della Marina. E noi questo lo abbiamo detto con forza, basta leggere il nostro documento sul riordino dei Poli che abbiamo consegnato a SME e che riporta il nostro giudizio conclusivo (vds. il Notiziario n. 81 del 27.07.2015). Abbiamo però riconosciuto, all’interno dello stesso documento, che Stato Maggiore Esercito aveva aperto un confronto vero con il Sindacato, sul piano nazionale prima e sul piano locale poi, presentando le proprie proposte di organigrammi e incarichi nei singoli Poli e gli schemi di provvedimento. Dunque, almeno sul piano del metodo, va riconosciuto a SME trasparenza e coinvolgimento pieno delle Parti sociali.
Esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo in ambito Marina, dove il tratto essenziale del riordino di Arsenali e Centri tecnici è costituito dalla poca trasparenza delle scelte di riorganizzazione e dalla esclusione di fatto del Sindacato, sul piano nazionale e ancor di più sul piano locale. Scelte tutte di SMM, nel merito peraltro poco condivise dalla stessa Dirigenza degli Stabilimenti, che si è trovata un riordino di fatto imposto, senza alcun legame con le situazioni e con le esigenze reali degli Stabilimenti.
Con queste premesse, e anche alla luce dei più recenti accadimenti, abbiamo scritto l’allegata lettera all’amm. G. De Giorgi, Capo di SMM, nella quale denunciamo i fatti e chiediamo un incontro.
Nel corso di una delle ultime sue ultime riunioni prima della tradizionale sospensione estiva delle attività, la Commissione Difesa del Senato ha esaminato due provvedimenti legislativi particolarmente importanti, il primo (A.S. 2008) concernente il “Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2014” e il secondo (A.S. 2009) recante “Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2015”.
Per quanto riguarda il conto consuntivo 2014, val la pena di richiamare le valutazioni espresse dalla Corte dei Conti nella sua relazione sul rendiconto dello Stato, pubblicate lo scorso 15 giugno. Con riferimento al consuntivo del M.D., la Corte ha segnalato l’inversione del trend di spesa degli ultimi anni, atteso che, a partire dal 2008 e con la sola eccezione del 2011, gli stanziamenti di spesa sono risultati sempre in diminuzione. Per il 2014, si sono registrate nell’A.D. minori spese per 1,1 mld di euro (-5,14%), mentre le integrazioni di bilancio sono state pari e 740 mln contro i 1,5 mld di euro del 2013. La gestione finanziaria 2014 è stata complessivamente pari a 21,05 miliardi per gli stanziamenti definitivi di competenza, mentre le entrate extra-tributarie hanno visto 424 mln in riscossioni e 403 mln di versamenti. Nella sua relazione, la Corte dei Conti propone alcune considerazioni importanti: sul disegno riformatore del Libro Bianco, si riserva la valutazione dei risultati nell’esame dei successivi esercizi finanziari; per quanto attiene alle dismissioni del patrimonio immobiliare del MD non più utile ai fini istituzionali, ne sollecita un’azione ancor più incisiva; infine, con riferimento al riassetto in chiave riduttiva delle FF.AA. (Legge 244/2012, modello a 150.000 entro il 31.12.2024), segnala l’utilità di anticiparne i tempi di attuazione, o rallentando il turnover o ricorrendo alla mobilità obbligatoria per il personale in esubero. Su quest’ultima considerazione, come O.S. esprimiamo una diversa opinione, atteso che la cura dimagrante è così cospicua (43.000 unità tagliate, di cui 10.000 civili) da necessitare di tempi congrui e non più ridotti. Avremo comunque modo di ritornare a breve sulle considerazioni della Corte dei Conti.
Per quanto invece riguarda il secondo provvedimento in esame (assestamento del bilancio 2015), va rilevato che rispetto alle previsioni iniziali contenute nella legge 191/2014 e relative alla “missione sicurezza e difesa del territorio”, si è registrato per il Ministero della Difesa un incremento della spesa da 19.706 a 19.985 milioni di euro in termini di competenza e da 21.021 a 21.301 milioni di euro in termini di cassa e, con riferimento a quest’ultima, maggiori contributi agli investimenti alle imprese, di cui 100 milioni destinati al programma relativo alle fregate FREMM. Rilevati inoltre, 518 mln di € di residui passivi per consumi intermedi e ben 2,5 mld di € di spese in conto capitate per investimenti lordi. Per quanto riguarda invece le spese relative ai programmi di approntamento e di impiego delle FF.AA., quelle dell’Arma dei CC registrano variazioni negative per circa 3,6 mln (competenza e cassa) e altrettanto quelle delle Forze Terrestri (31.669.000 euro per la competenza e 32.386.000 per la cassa); variazioni positive si registrano invece per la Forze navali (15.394.000 per la competenza e 12.871.000 per la cassa), come pure per le Forze aeree (18.889.000 per la competenza e 24.839.000 per la cassa). Infine, con riferimento al programma di pianificazione generale delle Forze armate e agli approvvigionamenti, si registra invece una rilevante variazione positiva di 182.098.000 € per la competenza e 181.035.000 € per la cassa.
Dunque, dall’esame di questi numeri, ci pare di potere dire che l’andamento del bilancio 2015 mostra una situazione di complessiva tenuta dei conti del M.D., che fa emergere lo sforzo in positivo che l ‘A.D. sta producendo ai fini della riduzione della spesa pubblica. Facessero così anche gli altri Ministeri…..
Su entrambi i provvedimenti, si esprimerà il Parlamento alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.
Pubblichiamo su questa stessa pagina il rendiconto economico 2014 diffuso in questi giorni dalla Ragioneria Generale e l’A.S. 2009 sull’assestamento di bilancio 2015.
(Giancarlo Pittelli)
Allegato 1: Rendiconto economico 2014 (“Missione sicurezza e difesa” a pg. 46 del testo e “Analisi spesa Ministero Difesa” a pag. 446 del testo)
Bisogna dare atto al gen. Danilo Errico, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, di aver onorato in tempi anche rapidi l’impegno assunto con le OO.SS. nel corso del primo e precedente incontro del 9 giugno u.s., forzatamente limitato ad un breve saluto per suoi sopraggiunti impegni, nel quale, accogliendo la richiesta unanime del tavolo sindacale, aveva rinviato ad una successiva riunione il confronto di merito sulle problematiche relative al personale civile impiegato negli Enti della F.A e sui contenuti del Libro Bianco.
In avvio di riunione, il gen. Errico ha salutato i presenti e ceduto la parola alle OO.SS., dichiarandosi interessato a discutere delle questioni del personale civile , che costituisce parte importante della F.A..
FLP DIFESA ha innanzitutto ringraziato il Capo di SME per la riunione odierna, e ha formulato l’auspicio che, per il futuro, questi incontri non costituiscano solo il tradizionale appuntamento in avvio di incarico, ma assumano una caratteristica di periodicità al fine di consentire un utile interscambio di opinioni, nella fase di difficile e complessa trasformazione quale è quella che la F.A. sta vivendo in relazione ai provvedimenti di riordino connessi al D. Lgs. 7/2014 e a quelli eventuali ed ulteriori legati al Libro Bianco. A nostro avviso, uno scenario così complesso lo si governa anche attraverso un sistema di relazioni sindacali mature e responsabili che, nel pieno rispetto dei diversi ruoli e competenze, realizzi momenti di confronto e non di scontro, di collaborazione e non di contrapposizione tra le Parti, evitando il più possibile i conflitti. A parere di FLP DIFESA, questa condizione è da tempo consolidata sul piano nazionale e meno invece a livello locale, dove in alcuni Enti (Milano; Teulada; Potenza; etc., ne hanno fatto cenno anche altre OO.SS.) i Dirigenti esibiscono comportamenti letti come ostili, che poi innescano conflitti con le OO.SS/RSU e conducono inevitabilmente a contenziosi anche aspri, che hanno un prezzo evidente per i lavoratori ma anche per la stessa F.A.. Rispetto a questo stato di cose, a parere della nostra O.S., è necessario che cresca davvero in tutta la F.A. la consapevolezza “che le relazioni sindacali siano orientate alla risoluzione delle problematiche esistenti, evitando l’insorgere di conflittualità e contrapposizione e cercando di mantenere un clima di fattiva collaborazione”, come recita una recente nota del Comando TRAMAT, e pertanto abbiamo chiesto al gen. Errico che SME avvii ogni più utile iniziativa ed eserciti un’azione permanente di monitoraggio perché sia limitate al massimo le occasioni di conflitto e si costruiscano proficui rapporti.
FLP DIFESA ha quindi affrontato il tema del giorno, proposto peraltro da tutte le altre OO.SS., quello legato ai contenuti e alle scelte del Libro Bianco, ricordando le nostre posizioni molto critiche, sia sul versante del metodo (scelte operate al netto di qualsiasi confronto preliminare, e non solo con le OO.SS…….) che su quello ben più sostanzioso dei contenuti: la scarsissima attenzione nei confronti delle problematiche del personale civile, che nulla offre su temi storici e per noi essenziali come “civilizzazione”, peculiarità d’impiego e differenziali sempre più marcati nei confronti del personale militare sotto il profilo economico ed anche giuridico; la prospettiva concreta di liquidazione di un pezzo storicamente importante della presenza civile nell’A.D, quello relativo agli Stabilimenti industriali, rispetto ai quali il Libro Bianco postula ipotesi preoccupanti di privatizzazioni ed esternalizzazioni in palese difformità rispetto alle disposizioni recate dal D. Lgs. n. 7/2014, mentre occorrerebbero risorse ad hoc (sul tipo dei “piani Brin” della MM) e turnover (in particolare nei ruoli tecnici) per ridare efficientamento a quegli Enti e avviarne il rilancio, la cui esigenza inderogabile abbiamo fortemente rappresentato al gen. Errico; il rapporto non chiarito con il riassetto in atto delle FF.AA. determinato dalla L. 244 e relativi decreti attuativi, che hanno visto la luce solo nel 2014 e su cui non si comprende ancora la necessità di un nuovo intervento riformatore; il forte potenziamento del ruolo del Capo di SMD, che modifica gli equilibri al vertice dell’AD e viaggia peraltro in parallelo alle notevole perdita di competenze delle FF.AA. (in materia logistica, solo per fare un esempio). Su queste scelte, FLP DIFESA ha sollecitato una riflessione a tutto tondo, e la necessità di un confronto anche con le OO.SS. sulle ipotesi attuative che incideranno sulla vita lavorativa di donne e uomini della FA.
Ha infine toccato due argomenti anch’essi di stretta attualità: FUA e tabella di equiparazione. Per quanto riguarda il FUA, che vedrà domani a PERSOCIV l’avvio (molto in ritardo) della trattativa nazionale per la distribuzione delle risorse 2015, FLP DIFESA ha ricordato la necessita di implementare il fondo, oramai quasi dimezzato rispetto a qualche anno fa, anche al fine di consentirci l’avvio della seconda fase dei passaggi economici interni alle aree per limitare le ricadute in negativo sulle risorse destinate ai FUS.
Al netto delle un po’ azzardate ipotesi fatte circolare ad arte da pezzi di questa Amministrazione su improbabili sostanziosi incrementi dell’accessorio (qualcuno ha parlato di 200mil…che botto!) e di cui abbiamo chiesto precise conferme al Vertice politico che però allo stato non sono ancora arrivate ma che esigiamo, abbiamo segnalato al Capo di SME la necessità di dare segnali precisi in questa direzione operando su partite concrete come i risparmi derivanti dai riordini da destinare al FUA, primi fra tutti quelli derivanti dall’ultimo riordino della Sanità militare che ha toccato in modo corposo la FA Esercito, rispetto ai quali è stato sottoscritto il 13.02.2013 un accordo AD-OO.SS. che ne destinava il 25% al FUA.
Infine, con riferimento ai continui transiti di personale militare nei nostri ruoli per motivi di inidoneità ex D.I.M. 18.04.2002 e a quelli prevedibilmente più corposi legati alla gestione delle eccedenze ex L. Lgs. n. 8/2014, FLP DIFESA ha segnalato l’esigenza di una rapida entrata in vigore della nuova tabella di corrispondenza tra ruoli militari e posizioni civili nei termini concordati dalle OO.SS. nazionali e dall’allora Sottosegretaria Pinotti, e che venga operato, in particolare dall’Esercito che è la FA più interessata, un costante monitoraggio sui transiti in soprannumero allo scopo di evitare in prospettiva l’insorgere di eccedenze come quelle registrate nel 2012 dopo la sanatoria intervenuta in sede di applicazione del D.L. 95/2012, che ha portato alla regolarizzazione nei ruoli civili delle circa 1500 posizioni in soprannumero.
In sede di replica, il gen. Errico ha fornito le seguenti risposte in ordine alle questioni da noi poste:
in merito alle criticità nelle relazioni sindacali in alcuni Enti, ne ha preso nota riservandosi un approfondimento; ha in ogni caso ribadito l’importanza del rapporto con le rappresentanze sindacali e la necessità che le relazioni tra le Parti anche sul piano locale siano improntate al rispetto dei ruoli, alla soluzione dei problemi e alla prevenzione dei conflitti; si è riservato infine di verificare la praticabilità di iniziative finalizzate a far crescere una cultura positiva al riguardo e a facilitare le relazioni sindacali;
in ordine al Libro Bianco, ne ha indicato la propria ragione nelle criticità finanziarie che si sono registrate nell’applicazione del riassetto ex L.244/2012, in particolare per quanto attiene la difficoltà di gestirne i provvedimenti attraverso l’attuale programmazione triennale, difficoltà che FLP comprende bene ma che ovviamente non può da sola giustificare la necessità di varare una nuova riforma sulla riforma dopo solo un anno, e che avrebbe potuto trovare adeguata soluzione anche attraverso una norma legislativa ad hoc;
nessuna risposta è invece venuta dal gen. Errico sul merito delle scelte del Libro bianco, ma la cosa ovviamente non sorprende tenuto anche conto che la F.A. è oggi impegnata nel “Comitato Guida” e nei “Gruppi di lavoro” istituiti per la predisposizione della “nuova struttura organizzativa dello Strumento militare” che il Capo di SMD dovrà poi sottoporre alla “valutazione della Ministra” entro il 31 ottobre p.v.;
ha confermato l’importanza degli Stabilimenti industriali ai fini della logistica di sostegno, la necessità di riefficientarli e di mantenerli comunque alla Difesa, ancorchè in una rapporto di crescente collaborazione con l’industria privata chiamata a contribuire esternamente al sostegno delle unità di FA;
sulle ultime due questioni da noi poste (risorse aggiuntive per il FUA e transiti del personale militare nei ruoli civili), ha preso atto delle nostre osservazioni riservandosi un approfondimento al riguardo;
infine, ha accolto la nostra richiesta di incontri periodici, e ha indicato orientativamente per metà ottobre, la data della nostra prossima riunione, che avrà al centro le proposte attuative del Libro Bianco.
Dunque, un incontro certo interessante e positivo quello di oggi con il gen. Errico, di cui abbiamo apprezzato la capacità di ascolto e l’attenzione manifestata nei confronti delle questioni poste dalle OO.SS., e che speriamo possa portare a un ulteriore scatto in avanti delle relazioni sindacali in ambito FA.
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