Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 16 del 24 aprile 2013 relativo al parere del Consiglio di Stato sui nostri contratti, e nel quale si dà anche conto degli sviluppi dell’iniziativa “UN EURO PER FARE GIUSTIZIA” promossa a suo tempo dalla nostra Federazione.
E’ di questi giorni, e sta passando sotto silenzio, la notizia che il Consiglio di Stato, riunito in Sezione Consultiva per gli Atti Normativi, con provvedimento n. 01832/2013 del 17 aprile, su richiesta dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Economia e Finanze, ha dato il via libera allo schema di D.P.R. varato dal Consiglio dei Ministri in data 21 marzo con il quale è stato predisposto un regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti.
Ovviamente la notizia del provvedimento varato in C.d.M. aveva già fatto suonare il campanello d’allarme a tutte le forze sociali del pubblico impiego, ma nessuno pensava ad una tale accelerazione quasi a voler lasciare, da subito, una prima e pesante eredità al prossimo Governo ed al prossimo Ministro della Pubblica Amministrazione.
E invece il provvedimento, inviato dal MEF, ha avuto un velocissimo parere positivo da parte del C.d.S. che, in relazione alla delega prevista all’art. 16 della Legge 98/2011, introduce tre misure che affossano le aspirazioni dei dipendenti pubblici ad avere il rinnovo del contratto e bloccare la vera e propria emorragia che sta colpendo il nostro potere d’acquisto:
1) la proroga alla fine del 2014 del blocco dei contratti di lavoro del pubblico impiego (se va bene ripartiranno nel triennio 2015-2017);
2) la conferma del blocco del pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2013- 2014.
3) La proroga del blocco del “cedolino”, cioè il divieto di avere aumenti di stipendio a qualsiasi titolo (quindi anche i passaggi economici), che sarebbe scaduto il 31 dicembre 2013, fino a tutto al 2014.
Un’accelerazione che non possiamo spiegarci se non con l’obbligo di predisporre da parte del MEF, in assenza di atti formali che ne presupponessero il blocco, proprio il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale per il biennio di riferimento (2013-2014); quindi via libera ad un ulteriore atto vessatorio nei confronti dei lavoratori pubblici per i quali al danno si aggiunge la beffa di un parere che, udite, udite, segnala al legislatore la necessità di non “infierire” su coloro i quali hanno redditi da 90.000 a 150.000 euro in ragione di una opportuna sentenza della Corte Costituzionale, la 233/2012, che in sintesi afferma che chi guadagna di più non deve rimetterci rispetto agli altri (che guadagnano molto, molto meno…).
L’azione sindacale sino ad ora non ha prodotto che generici lamenti e interviste contro il blocco contrattuale. Azioni concrete purtroppo nessuna come nulla o quasi è successo in occasione del precedente blocco contrattuale che ancora ci colpisce. Sarebbe ora di affrontare unitariamente una vertenza che faccia capire che se i servizi pubblici peggiorano ad andarci di mezzo è tutto il Paese, ma chi paga maggiormente sono le fasce più basse della popolazione che non possono certo ricorrere ai privati per quanto riguarda i servizi fondamentali come ad esempio scuola e sanità.
I soldi per far funzionare meglio la macchina e pagare dignitosamente i dipendenti pubblici ci sono, gli sprechi pure e sono laddove nessuno ha il coraggio di intervenire: appalti, acquisti, consulenze, dove si annidano i 60 miliardi di corruzione denunciati dalla Corte dei Conti.
E allora, attendendo che il Governo affronti realmente i problemi della Pubblica Amministrazione italiana con una riforma seria ed efficace e un minimo di unità sindacale che affronti e tuteli gli interessi e le esigenze di più di tre milioni di lavoratori del Pubblico Impiego, senza contratto e con i livelli di stipendio più bassi della media europea, questa Federazione ha deciso di iniziare con atti concreti: prima di tutto la presentazione di piattaforme contrattuali che mettano in mora il Governo e lo richiami alla sua responsabilità di prendere i soldi laddove è giusto e non dove è più facile; inoltre, non abbiamo mai abbandonato la nostra iniziativa: “UN EURO PER FARE GIUSTIZIA” con la quale si mira ad ottenere una pronuncia giudiziaria che sancisca l’incostituzionalità del blocco degli stipendi attraverso specifici ricorsi a vari Tribunali. Un’iniziativa che ora come mai è attuale e indispensabile.
I giudici stanno iniziando a fissare le udienze e a breve speriamo di avere delle risposte positive. Intanto vi riepiloghiamo le udienze previste nei prossimi mesi:
* Tribunale di Roma, ricorso presentato dai sindacati FLP e FIALP: la prima udienza si è già tenuta e la prossima è prevista per il 19 giugno, data in cui è molto probabile che il giudice si pronunci nel merito;
* Tribunale di Milano: prima udienza fissata per il 18 giugno 2013;
* Tribunale di Torino: prima udienza fissata per il 1° luglio 2013;
* Tribunale di Firenze: prima udienza fissata per il 29 novembre 2013;
* Tribunale di Roma, ricorso presentato dai lavoratori: prima udienza fissata per l’8 gennaio 2014;
* Tribunale di Perugia: prima udienza fissata per il 10 gennaio 2015 (sic!)
Ricordiamo che basta che uno dei Tribunali aditi ravvisi profili di incostituzionalità del blocco dei contratti per inviare le carte alla Corte Costituzionale che dovrebbe così pronunciarsi in merito. Vi terremo tempestivamente aggiornati!
Si allega intanto copia del parere del Consiglio di Stato sullo schema di DPR in parola.
Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 13 del 12 aprile 2013 relativo alla situazione del pubblico impiego, con retribuzioni bloccate e contrazione del potere d’acquisto, come si evince dal “Rapporto semestrale” sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, presentato dall’Aran il 9 aprile, e che trovate pubblicato a fine articolo in questa pagina insieme al “Comunicato” diffuso dall’Agenzia.
” In questi giorni, sulla stampa nazionale sono apparsi numerosi articoli che riguardano il Pubblico Impiego ed in particolare alcuni aspetti relativi alla ormai evidente e continua diminuzione delle retribuzioni del personale dipendente.
Un primo elemento di riflessione emerge dalla lettura dei dati che ci consegna il Rapporto Semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, presentato dall’ Aran il 9 aprile e nel quale si evidenzia nettamente il fermo, anzi, l’ evidente diminuzione delle retribuzioni pubbliche con una riduzione dello 0,8% nel 2011 che appare confermato anche nel 2012.
Questo elemento, se solo vogliamo analizzare l’ultimo triennio, discende dal blocco dei contratti nazionali previsti dal D.L. 78/2010 e dalle altre misure previste dalla predetta norma di legge come il blocco di alcune voci di salario accessorio ed il blocco degli scatti di anzianità; l’Aran inoltre evidenzia che è calata la spesa complessiva per la P.A. in ragione della diminuzione del numero degli occupati e delle ulteriori misure di contenimento varate ultimamente con il DL 95/2012, la cosiddetta “spending review”.
Quindi lo scenario rappresentato è : meno salario per i pubblici dipendenti, meno spese nella Pubblica Amministrazione mentre, sostiene Aran, si palesano difficoltà nel coniugare le conseguite riduzioni di finanza pubblica con l’avvio dei percorsi di cambiamento organizzativo e di miglioramento dei servizi nella stessa P.A.; in buona sostanza, e questo lo diciamo noi, si bloccano i contratti, le progressioni economiche e si riduce il personale, ma il funzionamento della macchina non migliora.
Ed allora, non possiamo che ribadire ancora una volta quanto diciamo da tempo e cioè che le manovre punitive sul lavoro pubblico sono ingiuste perché penalizzano milioni di lavoratori che ogni giorno svolgono con dignità e professionalità le proprie funzioni riducendo il potere d’acquisto delle loro retribuzioni, sono inefficaci perché la loro applicazione, invece di migliorarli, rende meno efficienti i servizi che la pubblica amministrazione svolge per il paese.
Sappiamo bene che nonostante la “spending review”, continuano ad esserci sprechi e cattiva gestione, perché i tagli lineari colpiscono principalmente gli stipendi, il salario accessorio, le condizioni lavorative dei dipendenti. E sono quindi proprio questi sprechi, gli appalti gonfiati, la mala gestione di una burocrazia legata a doppio filo alla cattiva politica che bisogna colpire!
Bisogna quindi cambiare registro sul lavoro pubblico e questo continueremo a chiedere con forza al nuovo parlamento ed al nuovo governo (se e quando ci sarà).
Siamo assolutamente convinti che si debba aprire finalmente una nuova stagione contrattuale nel Pubblico Impiego che metta al centro il valore del lavoro pubblico, rilanci il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori e azzeri le inique “regole” scritte da Brunetta rilanciando altresì la contrattazione e la dignità del lavoro. Altro che reiterare il blocco anche per il triennio successivo come in questi giorni più volte il governo Monti, in carica solo per gli affari ordinari, ha paventato, tentando il colpo di mano.
Chiediamo infine che nelle more dei rinnovi contrattuali venga comunque subito corrisposta al personale l’indennità di vacanza contrattuale, stante anche l’esiguità della quota prevista (12 euro lordi mensili circa che aumenterebbero a 20 euro da luglio di quest’anno) e l’enormità della ingiustizia che, bloccandone il pagamento, verrebbe ulteriormente perpetrata nei confronti dei lavoratori pubblici.
Il Ministro Patroni Griffi con il Presidente Monti
Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 2 del 1 marzo 2013 relativo alla riunione avvenuta in data di ieri tra l’Aran e le Confederazioni maggiormente rappresentative del P.I., che ha avviato il confronto tra le Parti in materia di disciplina di alcuni istituti riguardanti il contratto di lavoro a tempo determinato.
Ma la notizia del giorno, rilanciata da un articolo di Italia oggi di ieri, è l’ipotizzato decreto che il Governo si accingerebbe a varare nella prossima settimana per prorogare il blocco dei contratti e delle nostre retribuzioni, ipotesi sulla quale la CSE ha assunto una posizione di netto e radicale dissenso.
“Due visioni diverse e contrapposte dei compiti e degli obiettivi del confronto sul precariato nella PA sono emerse ieri con chiarezza al termine del confronto tra Aran e Confederazioni sindacali.
La proposta di parte pubblica infatti come del resto evidenziato nell’atto di indirizzo del Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi è per noi assolutamente insoddisfacente rispetto ai due obiettivi primari che il nostro sindacato si pone.
La CSE ritiene infatti che con l’accordo quadro da stipulare all’Aran debbano essere poste le condizioni per rendere concreta e possibile la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari all’interno delle Pubbliche amministrazioni.
Perché negli anni questi rapporti di lavoro si sono di fatto consolidati, nella stragrande maggioranza dei casi non sono temporanei ma assolutamente essenziali al funzionamento delle attività e dei servizi resi.
L’altro aspetto fondamentale per noi è quello di prevedere, all’interno della nuova regolamentazione delle modalità di utilizzo dei rapporti di lavoro temporanei, la proroga dei contratti in scadenza al 31 luglio 2013.
Questo, infatti, era ed è uno degli obiettivi principali definiti nei mesi scorsi con il Ministro della Funzione Pubblica a seguito della stipula dell’accordo del 3 maggio 2012 sul lavoro pubblico.
La proposta di parte pubblica invece, a nostro parere, mira sostanzialmente a consacrare, mediante un accordo con il sindacato, limiti e paletti, non tanto all’utilizzo del lavoro precario, che anzi verrebbe incentivato in ossequio alla legge Fornero, quanto alla possibilità di prevedere rinnovi dei contratti e procedure di stabilizzazione dei lavoratori. E su questo ovviamente non ci stiamo !
Tra l’altro la trattativa parte già in salita in quanto l’atto di indirizzo, in applicazione di quanto previsto dalla legge Fornero ed in ossequio ai vincoli ancora vigenti del D.Lgs. 150/2009 prevede una forte limitazione all’autonomia negoziale delle parti, riservando ad atti emanati dal Ministro, “sentite le OO.SS.” gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della normativa in oggetto alla P.A. E questo lo si è visto sia negli spazi, molto limitati, che l’atto di indirizzo assegna alla negoziazione, sia nella decisione, tutta politica, di escludere dalla trattativa in sede Aran il personale della scuola, destinatario di norme e contratti diversi. Inoltre permane all’attualità l’ambiguità dell’efficacia dell’eventuale accordo sul personale del comparto della sanità.
Dobbiamo quindi essere tutti consapevoli delle strettoie e dei limiti di un confronto che rischia di essere tutto interno alle logiche della controparte, figlio delle politiche di questi anni di scandalosi tagli lineari, di depotenziamento della Pubblica amministrazione e dei servizi sociali, di precarizzazione dei rapporti di lavoro, di attacco al reddito ed al potere d’acquisto dei lavoratori.
Mentre infatti ci chiedono di “confrontarci” su flessibilità, precarietà, effetti della spending review e sistema “annacquato” di relazioni sindacali, dall’altra parte lavorano, come si è visto in questi giorni, per reiterare con un Decreto il blocco dei contratti, delle retribuzioni e della misera vacanza contrattuale dei dipendenti pubblici fino a dicembre 2014!!
Nel riaffermare la nostra assoluta contrarietà all’emanazione da parte di un governo ormai in carica solo per l’ordinaria amministrazione di un Decreto quale quello del blocco delle retribuzioni che ha riflessi notevoli sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori, riteniamo come sia assolutamente evidente che bisogna invertire l’agenda delle priorità evitando che per i prossimi mesi si ripeta il balletto delle riunioni “inconcludenti”, senza che si affrontino invece, in modo concreto, le problematiche relative al rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, alla difesa del posto di lavoro, alla valorizzazione delle professionalità e dell’impegno dei lavoratori.
Pur con queste valutazioni critiche la CSE comunque non si sottrarrà al prosieguo del confronto in sede Aran ed in tale sede cercherà, con coerenza ed impegno, di lavorare per la definizione di un accordo che però risponda alle esigenze ed alle aspettative dei lavoratori e non certamente a quelle del datore di lavoro.
La riunione è stata aggiornata al 15 marzo e per quella data l’Aran dovrebbe predisporre una prima ipotesi di lavoro “comune”.
Notiziario n. 49 del 30 aprile 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 16 del 24 aprile 2013 relativo al parere del Consiglio di Stato sui nostri contratti, e nel quale si dà anche conto degli sviluppi dell’iniziativa “UN EURO PER FARE GIUSTIZIA” promossa a suo tempo dalla nostra Federazione. E’ di questi […]
Notiziario n. 44 del 13 aprile 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 13 del 12 aprile 2013 relativo alla situazione del pubblico impiego, con retribuzioni bloccate e contrazione del potere d’acquisto, come si evince dal “Rapporto semestrale” sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, presentato dall’Aran il 9 aprile, e che trovate pubblicato a […]
Notiziario n. 26 del 1 marzo 2013 – Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n. 2 del 1 marzo 2013 relativo alla riunione avvenuta in data di ieri tra l’Aran e le Confederazioni maggiormente rappresentative del P.I., che ha avviato il confronto tra le Parti in materia di disciplina di alcuni istituti riguardanti il contratto […]