Il gen. Enzo Veciarelli nell’audizione del 18 luglio u.s.
In data 17 luglio e 1 agosto uu.ss., la Commissione Difesa della Camera ha esaminato il “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il Triennio 2019-2021” (DPP), che rappresenta lo strumento con cui il Ministro illustra al Parlamento le previsioni di spesa per l’anno in corso e per il successivo biennio, di cui avevamo già dato notizia con Notiziario n. 65 del 16 luglio u.s. e che ad ogni buon conto ripubblichiamo in allegato 2 su questa stessa pagina.
Il DPP rappresenta un documento di enorme rilevanza per il nostro Ministero, e reca: il quadro generale delle esigenze operative delle Forze Armate; l’elenco dei programmi d’armamento e di ricerca in corso con il relativo piano di programmazione finanziaria, anche di quelli in capo al MISE; e, infine, le spese riferite alla c.d. “funzione difesa”. E’ composto da tre capitoli: il primo relativo agli impegni nazionali e internazionali del M.D.; il secondo allo sviluppo dello strumento militare; il terzo al bilancio.
Rinviando per i primi due capitoli direttamente al testo del DPP che qui ripubblichiamo sul nostro sito, desideriamo occuparci in questo notiziario della parte relativa al bilancio. Come si ricorderà, la legge di bilancio 2019 (L. 145/2018) ha autorizzato per il MD una spesa complessiva (di competenza) di 21.432,2 mln di € nel 2019, di 21.876,6 mln di € nel 2020 e di 21.957,5 mln di € nel 2021. In rapporto al PIL, il bilancio 2019 della Difesa è pari all’1,18% (nel 2008 era dell’1,35%), a fronte del 2% richiesto dalla NATO.
Dei 21.432,2 mln di € del bilancio complessivo, 13.982,5 mln € sono destinati alla “funzione difesa”, che pesa dunque per il 65%, mentre 6.898,3 mln € alla “funzione sicurezza del territorio”, 149,6 milioni per “funzioni esterne” e 401,9 mln per le pensioni del personale in “ausiliaria”.
In ordine alla classica tripartizione della spesa della “funzione difesa” (Personale, Esercizio e Investimento), il DPP segnala la nuova impennata della spesa per il personale, che è arrivata al 74% in ragione dei maggiori costi del personale militare (aumenti contrattuali e riordino ruoli e carriere ex D.Lgs. 94/2017), a fronte di un misero 13% per ciascuna delle altre due voci (esercizio e investimenti).
Una situazione questa, palesemente ben lontana dagli obiettivi fissati per il riordino dello strumento militare – L. 244/2012 – finalizzata al riequilibrio in chiave europea delle tre voci (50-25-25%).
Un fallimento, dunque, atteso che non solo la spesa per il personale ha continuato a crescere in questi anni, ma la contestuale riduzione delle risorse per esercizio (in particolare) e investimenti sta mettendo in ginocchio le FF.AA., come dimostrano le ripetute grida di dolore venute da più parti, per es. dal Capo di SME che denuncia da tempo le difficoltà della FA, forse la più penalizzata, e che chiede a gran voce 10.000 uomini in divisa in più rispetto agli organici al 31.12.2024 previsti dalla L. 244.
E, su tale onda (quella cioè di riforma della L.244), pareva ci si muovesse anche per l’impiego civile (Atto di indirizzo 2020, prevista, tra le priorità politiche, la valutazione “se sia ancora corrispondente al processo di riforma del modello di Difesa l’obiettivo di n. 20.000 unità da conseguire entro il 2020” – si veda l’allegato 3 su questa stessa pagina).
Ma forse le cose non stanno proprio così, purtroppo.
In data 18 luglio, c’è stata l’audizione in Parlamento sul DPP del Capo di SMD, gen E. Veciarelli, di cui pubblichiamo su questa stessa pagina il video (in allegato 4 su questa stessa pagina) e le slide illustrate (in allegato 5 su questa stessa pagina).
In quella circostanza, a specifica domanda in merito alle modifica dei numeri fissati dalla L. 244, il gen. Veciarelli ha dichiarato che ”sebbene ricevo sollecitazioni da parte di tutti i Capi di SM di poter avere numeri maggiori, penso di rimanere fermo sui numeri che abbiamo identificato nel 2012. Caso mai, penso alla possibilità di ulteriori razionalizzazioni, per esempio SS.MM. o distaccamenti periferici”.
Un affermazione pesante, che necessita di essere chiarita, e per questo abbiamo inviato al gen Veciarelli una richiesta di incontro, tenuto anche conto che, a distanza di dieci mesi dal suo insediamento, non ha ancora trovato il tempo di incontrare le OO.SS., mentre lo ha fatto con i COCER (in ultimo, il 17 lug. u.s.). In allegato 1, la nostra lettera al Capo di SMD
Il Capo di SMD, gen. Enzo Veciarelli, in audizione nell’aula della Commissione Difesa della Camera
Il nuovo Capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Enzo Veciarelli, ha tracciato le proprie “linee programmatiche” nel corso dell’audizione del 14 u.s. di fronte alle Commissioni Parlamentari riunite congiuntamente. Ne diamo qui conto.
Il Capo di SMD ha innanzitutto parlato del quadro internazionale: delle “minacce che provengono dalla regione balcanica”, dei “perduranti processi di radicalizzazione islamista”; delle “crisi regionali”; della “crescita d’influenza della Repubblica popolare cinese” sul fronte finanziario/commerciale e anche militare; del terrorismo internazionale e dei flussi migratori. Un quadro a suo dire acuito da fenomeni destabilizzanti di lungo periodo quali il cambiamento climatico, l’esplosione demografica e la scarsità di risorse, e da altri fattori esterni trasversali, come la minaccia cyber o le calamità naturali che vive il spesso il nostro paese.
Tutto ciò richiede all’Italia di mantenere alte e credibili le sue capacità di difesa nel sistema integrato delle alleanze (la NATO, in primis, ma anche l’Unione Europea e l’ONU per le questioni di sicurezza internazionale), con un approccio strategico collettivo come “sistema paese”. A seguire, il Capo di SMD ha toccato il tasto per lui dolente, quello della spese che lo Stato sostiene per la nostra Difesa che, a suo dire, posizionano il nostro paese lontano dalle “medie di riferimento della spesa militare indicate dalla NATO ed auspicate dall’unione europea”, pur a fronte dei 14.000 militari impegnati, di cui 7.550 in patria e circa 6.500 all’estero in 38 operazioni in 27 Paesi diversi e che costituiscono “il maggior fattore di prestigio e di credibilità del Paese”.
Servirebbero dunque molte più risorse: “mentre gli alleati aumentano gli stanziamenti verso il 2%, noi abbiamo mantenuto il budget per la difesa nel 2019 pressoché invariato rispetto al 2018 attestandosi a circa l’1,15%”.
Il Capo di SMD ha poi ricordato la distribuzione della spesa: il settore del personale assorbe circa l’80% delle risorse e quelle per l’esercizio e l’investimento si attestano rispettivamente a circa il 10% e il 9%. Per questo, appare a suo dire evidente “l’insostenibilità funzionale del sistema in essere a fronte di un riferimento internazionale ideale basata su una ripartizione del 50% (personale) 25% (esercizio) e 25% “investimento)”. Ma l’analisi del gen. Veciarelli si è purtroppo fermata qui, e non ha affrontato il nodo vero: come mai in Italia, a differenza degli altri paesi, è esplosa la spesa per il personale (militare), che è cresciuta anche dopo la L. 244? Quanto leggi e leggine sono state fatte negli anni per alzare le retribuzioni militari, a differenza di quelle dei civili ( solo il 10% della spesa totale personale) che rotolavano in basso alla classifica delle retribuzioni pubbliche?
Il gen. Veciarelli ha parlato quindi delle priorità necessarie per l’operatività dello strumento militare, da orientare sempre più in funzione dual use, che necessita “di piattaforme evolute ed economicamente sostenibili” gestite dentro “un’organizzazione snella e dinamica e con procedure orientate alla prontezza e all’efficacia dell’impiego”. Tre le direttrici di fondo del suo mandato:”la valorizzazione del personale, la tutela della capacità di risposta alle sfide, la razionalizzazione dello strumento”.
In ordine al personale, il Capo di SMD ha detto di puntare a “valorizzare la condizione e le professionalità di tutte le categorie, beneficiando anche dei contributi collaborativi delle associazioni sindacali, quando saranno pienamente implementate e operative”. Ovviamente, si riferiva a quelle militari oggi ancora in costruzione, mentre nulla ha detto dei contributi delle associazioni sindacali civili, oggi già esistenti e operanti, che peraltro non ha ancora incontrato a 120 giorni dall’inizio del suo mandato.
Il Capo di SMD ha anche affermato di voler adoperarsi per garantire i ricongiungimenti familiari dei militari (e non anche dei civili, evidentemente, visto l’incredibile bando di mobilità 2019 emanato dopo quasi tre anni di blocco!) e per la messa a norma del parco infrastrutturale delle FF.AA., prevedendo anche aree di aggregazione per i militari e i loro familiari “e accessibilità anche al personale civile.” (testuale). Però! Dobbiamo dire grazie?
Queste, le parti che ci hanno più incuriosito dell’audizione del Capo SMD, il cui video/audio integrale è pubblicato come allegato su questa stessa pagina. Come si potrà direttamente verificare, nell’intervento del Capo di SMD neanche un accenno che sia uno alle questioni dei civili.
Possiamo dire, con franchezza, che siamo rimasti delusi da questa prima uscita del Capo di SMD?
Il nuovo Capo di SMD, gen. Enzo Veciarelli, insieme all’attuale gen. Claudio Graziano
Il gen. di sq. a. Enzo Vecciarelli, attuale Capo di SMA, è il nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa, in sostituzione del gen. C. Graziano che lascerà l’incarico di Cte delle FF.AA. italiane per andare a presiedere il Comitato Militare dell’Unione Europea. Lo ha deciso, su proposta della Ministra Trenta, il Consiglio dei Ministri in data di ieri, come risulta dallo comunicato stampa (stralcio) che pubblichiamo su questa stessa pagina.
Come si ricorderà, il Consiglio dei Ministri del 4 ottobre u.s., aveva provveduto a deliberare “la cessazione, dal prossimo 6 novembre, dall’incarico di Capo di Stato Maggiore della Difesa del generale Claudio GRAZIANO, ai fini dell’assunzione dell’incarico di Presidente del Comitato Militare dell’Unione europea”, ma non aveva provveduto al contempo a nominare il suo successore (vds. Notiziario n. 110 8.10.’18).
Si erano allora fatte due ipotesi per giustificare il rinvio: la prima, è che il Governo non avesse ancora le idee chiare sul nome del successore al vertice di SMD. Dopo lo “sgarbo” subito dall’Aeronautica al momento della nomina del generale Graziano, che venne nominato al vertice di SMD la vigilia di Natale del 2014 (si veda il nostro Notiziario n. 135 del 29.12.2014) rompendo la tradizione di rotazione tra le tre Forze Armate sin ad allora seguita che avrebbe portato alla scelta dell’allora Capo di SMA gen. P. Preziosa, tutte le previsioni additavano in un alto ufficiale dell’Aeronautica il successore quasi certo del gen. Graziano, e così alla fine è stato con la scelta del gen. Veciarelli che ha superato altri competitors (il gen. F. Giancotti, già Capo 1° Reparto di SMA, per es.).
La seconda ipotesi era riferita invece alla supposta intenzione del Governo, di cui si era letto su diversi giornali, di varare prima una norma per il ritorno agli incarichi biennali con possibilità di un secondo mandato per i Vertici delle FF. AA., come sempre avvenuto fino al 2017, quando gli incarichi divennero triennali e non rinnovabili/prorogabili. Così non è stato, però, e la nomina è triennale.
Tornando alla nomina del gen. Vecciarelli, qualche breve nota biografica tratta dal web.
Il nuovo Capo di SMA è nato a Colleferro (Roma) il 13 maggio 1957, ha frequentato l’Accademia Aeronautica dal 1975 al 1979 e nel 1980 ha conseguito il brevetto di pilota. È laureato in Scienze Aeronautiche presso l’Università di Napoli Federico II e in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università degli Studi di Trieste, è sposato e ha due figli. E’ stato in servizio presso il I Reparto di SMA come Capo Ufficio Ordinamento; dal 2004 al 2007 è stato in servizio presso SEGREDIFESA quale Vice Capo del Reparto Politica degli Armamenti; dal 22 luglio 2011 è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Squadra Aerea. Ha poi diretto il 4° Reparto di SEGREDIFESA, e dal 25.02.2015 è stato chiamato all’incarico di Sottocapo di SMD, che lo ha visto esordire con una coraggiosa lettera aperta datata 2 marzo 2015 che descriveva “all’interno dei vertici militari… una situazione fatta di tensioni, sospetti, frizioni, competizioni corporative e personali, piccole e grandi congiure (di palazzo Caprara)”, poi finita anche sui media (Il Fatto Quotidiano). Infine, la nomina a Capo di SMA, decisa dal Consiglio dei Ministri del 21.03.2016 su proposta della Pinotti.
A sostituire ilgen. Veciarelli al vertice dell’Aeronautica, lo stesso Consiglio dei Ministri di ieri ha provveduto a nominare l’attuale Capo di Gabinetto della Ministra Trenta, il gen. sq.a. Alberto Rosso.
Ai due Generali, le nostre felicitazioni più vive e gli auguri di buon lavoro nei nuovi prestigiosi incarichi.
Con l’occasione, si sembra utile segnalare che lo stesso Consiglio dei Ministri di ieri ha provveduto:
– ad adottare un DDL delega al Governo per l’adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi in materia di riordino delle carriere del personale delle FF.AA., con l’obiettivo di garantire l’equiordinazione tra le forze armate e quelle di polizia (siamo curiosi di leggerne i contenuti…altri soldi?);
– il disegno di legge c.d. “concretezza” per interventi in ambito PP. AA. che, tra le altre cose, cancella il blocco del turnover e prevede assunzioni straordinarie nel triennio (si legga il comunicato del CdM), cosa per noi di estremo interesse.
Il Capo di SMA, gen. Veciarelli, duarante il suo intervento introduttivo
L’audizione del Capo di SMA, gen. S.A. Enzo Veciarelli, presso le Commissioni Difesa di Camera e Senato riunite congiuntamente, la cui registrazione video rendiamo disponibile su questa stessa pagina in basso, si è svolta il 6 u.s. e costituisce uno straordinario documento per comprendere la qualità della nostra classe politica.
Il Capo dell’A.M., audito nel quadro degli “approfondimenti istruttori” riguardanti le FF.AA. disposti dai due Presidenti ad avvio del lavoro verosimilmente quinquennale delle due Commissioni, ha sciorinato una mole notevole di dati e posto alcune questioni (anche di carattere strategico) di estremo interesse, e lo ha fatto peraltro con garbo e con tono colloquiale, cercando in tutti i modi di sollecitare il confronto e la discussione. Proviamo, in estrema sintesi, a dare qualche flash del corposo intervento (oltre un’ora) del gen. Veciarelli.
Dopo due anni di sperimentazione, A.M., che ha compiuto quest’anno 95 anni, è oggi orientata verso internet e il mondo cyber (“AM 4.0”), sempre comunque nel pieno rispetto della Costituzione, e in particolare degli artt. 1 e 11 (ripudio della guerra), e in linea con le tradizionali incombenze della F.A.
Il Capo di SMA ha dedicato molto spazio al personale, anche se (ma oramai è un vero e proprio mantra) non ha dedicato una sola parola alle problematiche del personale civile, ma solo a quelle dei militari (alloggi; motivazioni; benessere; mobilità; etc.).
Questi i numeri forniti dal Generale: AM impiega oggi 43.700 unità, di cui 39.000 militari e 4,700 civili. Entro il 2024, orizzonte finale delle riduzioni previste dalla Legge 244/2012, la F.A. sarà impegnata a tagliare 5.300 posizioni, dopo le 1.700 già cancellate in questi anni.
Se detto orizzonte permarrà, bisognerà riorganizzare la F.A. dando priorità ai settori operativi, riducendo gli apparati centrali, accorpando funzioni logistiche in Enti operativi, e rendendo più agile la funzione di comando/controllo.
Ha poi dedicato molto spazio al problema della c.d. “meridionalizzazione”: il 67% dei militari AM proviene da Sud e Isole, il 24% dal Centro e solo il 9% dal Nord Italia. A fronte di queste provenienze, il 25% dei militari AM sono oggi impiegati al Nord, il 43% al Centro e solo il 32% al Sud. Da qui un idea: riorganizzare, ampliandola, la presenza di AM al Sud/Isole, portando lì il 20% di uomini e mezzi, in particolare del settore logistico, per dare risposte alla richieste di mobilità non soddisfatte.
Altro problema, l’eccedenza nel ruolo “marescialli” (300% in più).
Il gen. Veciarelli ha poi affrontato la situazione dei mezzi e sistemi d’arma: qualità elevata, certo, ma con punti critici (es., sui sistemi antiaerei e balistici), rispetto ai quali, se non si interviene subito, si perderà efficienza.
Poi ha trattato il problema infrastrutture: in gran parte sono vetuste, servirebbero 100 mln per ammodernare il parco esistente, ma l’attuale bilancio annuo rende disponibili solo 18 mln.
In materia di organizzazione, ha ricordato il passaggio dal vecchio modello territoriale a quello attuale per funzioni, ma occorrerà andare oltre, riducendo ulteriormente gli assetti centrali.
Il gen. Veciarelli ha poi dedicato molto tempo all’illustrazione, anche qui fornendo numeri e dati, del sistema di sicurezza per la difesa degli spazi aerei nazionali contro le minacce interne ed esterne, e poi delle altre attività a forte contenuto sociale gestite dalla F.A.: voli al servizio delle comunità; soccorso aereo e trasporto persone; assistenza ai voli; servizio meteorologico; servizio antincendi; sicurezza in volo; interventi per pubbliche calamità e sperimentazione nel campo aereo spaziale. Ha ricordato le unità e i mezzi AM impegnati nelle missioni internazionali; l’impegno della F.A. nella “capability building”; il già realizzato “codice deontologico” (1 pagina, 15 punti), le attività di promozione a favore del personale militare.
Questo, in estrema sintesi, l’intervento del gen. Veciarelli.
Ebbene, a fronte degli ottimi spunti offerti dal Capo di SMA, siamo rimasti colpiti dalla pochezza delle argomentazioni dei pochi parlamentari intervenuti (in tutto 7), che hanno evidenziato una bassissima conoscenza dei problemi del M.D. e dell’ Aeronautica, e se ne sono usciti con frasi tipo: “siamo vicini alle problematiche che attenaglia AM e FF.AA.” e “grazie generale per averci dato una visione di carattere prismatico completo”.
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