Al fine di riprendere la contrattazione (iniziata e interrotta nell’anno 2023 su richiesta di alcune sigle sindacali –non dalla FLP), sulla parte giuridica del CCNI, e in particolare sugli istituti relativi all’orario di lavoro già contenuti nella piattaforma contrattuale presentata dall’Amministrazione lo scorso 30 maggio 2023, oggetto allora di numerosi incontri, si è tenuta in data odierna la 1^ riunione di contrattazione per la definizione del CCNI Difesa- parte giuridica 2024-2026che disciplina tutti gli istituti stralciati nel 2023 (flessibilità, straordinario, banca delle ore, ecc…).
Dall’originario testo del maggio 2023 si è infatti arrivati allo stralcio della parte relativa alle famiglie professionali e alla parte economica con la sottoscrizione dell’Ipotesi di Accordo CCNI DIFESA 2023-2025 in data 31 ottobre 2023, mentre il resto arriva in notevole ritardo rispetto alla sottoscrizione in sede ARAN dei due CC.CC.NN.LL. FC 2016-2018 e 2019-2021, e ciò nonostante l’interesse al completamento della regolamentazione di tutti gli istituti contrattuali, vedasi ad esempio la parte legata alla specifica normativa sui turnisti: dopo il confronto sindacale sviluppato con le OO.SS. la DG ha dato veste definitiva alla disciplina della materia in una circolare, inviata al Gabinetto ma mai pubblicata, che però ha fatto il paio con una serie di risposte a quesiti provenienti dagli Enti, anticipandone gli effetti, e creando un qualche grosso problema di metodo ma anche di disomogeneità di comportamento nelle diverse sedi interessate.
La delegazione di parte pubblica, in premessa alla riunione, ha evidenziato che nonostante gli impegni assunti dalle OO.SS. nella riunione del 26 settembre u.s., a tutt’oggi, tranne la FLP (vds. Notdif n.51 del 26.09.2024), tutte le restanti OO.SS. nazionali non hanno ancora inviato formalmente le proprie osservazioni sul “Sistema di misurazione e valutazione della performance del Ministero della difesa”, pertanto, ha richiesto di riceverle entro fine settimana.
In merito all’argomento all’O.d.G. delle riunione, per il quale l’Amministrazione aveva preventivamente inviato una bozza di CCNI parte giuridica 2024-2026 concernente nella sostanza i soli istituti relativi all’orario di lavoro e che teneva già conto dei contributi sindacali forniti nell’anno 2023, la Presidente della Delegazione trattante di parte pubblica, DG Persociv, dott.ssa Maria De Paolis, dopo avere informato di avere ricevuto solo la nota di osservazioni/proposte della FLP DIFESA e di un’altra sigla sindacale, ha relazionato sui punti salienti della piattaforma odierna dell’Amministrazione, precisando che:
Alcuni istituti della piattaforma del 2023 sono già presenti nel CCNI 2023-2025;
Altri istituti della piattaforma del 2023 ed odierna erano già stati discussi e pressoché condivisi con qualche sfumatura di parte sindacale (media delle 48 ore settimanali calcolata con riferimento ad un arco temporale di sei mesi con possibilità a livello di singoli uffici di elevarlo fino a ulteriori sei mesi; orario multiperiodale che può essere elevato da 13 settimane fino a un massimo di 17 settimane; elevazione del limite massimo delle ore di lavoro straordinario pari a 250 ore e lo stesso dicasi per la banca delle ore, tenendo sempre conto della relativa copertura finanziaria; flessibilità pari ad almeno 1 ora in entrata ed in uscita sempre nell’ambito dell’orario di servizio dell’Ente);
È stata inserita una integrazione all’articolo denominato “flessibilità in entrata e in uscita” afferente alla flessibilità in uscita, che prevede per il dipendente di poterne usufruire previa comunicazione al Responsabile dell’impiego, garantendo comunque lo svolgimento di almeno la metà della giornata lavorativa.
Nel suo intervento, la FLP DIFESA nel rimandare ai contenuti della predetta ns. nota del 2 ottobre c.a., ha sintetizzato alcuni punti:
Ha sottolineato la necessità di inserire nel testo che il CCNI in esame integra il CCNI Difesa 2023-2025;
Ha comunicato che concorda la previsione riportata all’art. 2 del testo in esame, che lo stesso potrà essere integrato da contrattazioni successive;
Ha richiesto l’inserimento dell’intero Titolo II afferente alle Relazioni sindacali, riportante le norme sugli Obiettivi e strumenti, Informazione, Confronto, Contrattazione, OPI e Clausole di raffreddamento;
Ha proposto l’inserimento di un nuovo Titolo riportante richiami contrattuali e impegni fra le parti per la revisione delle procedure di riconversioni professionali per motivi di servizio e per motivi di salute alla luce del nuovo sistema di classificazione professionale; per definire un regolamento per l’attuazione del lavoro da remoto; per definire procedure e criteri per la mobilità interna, i comandi e i trasferimenti; per definire regole certe per l’attuazione dell’art. 71 del CCNL FC 2016-2018 sulla maggiore trasparenza delle buste paga e sulle procedure da adottare onde consentire ai dipendenti di poter contestare eventuali irregolarità riscontrate;
Ha ritenuto utile di integrare la nota già presentata all’Amministrazione, proponendo la contrattazione delle linee di indirizzo in materia di salute e sicurezza sul lavoro e dei criteri per la ripartizione del contingente di personale di cui all’art. 46 comma 1 del CCNL FC 2016-2018 (Diritto allo studio);
Ha proposto e condiviso l’inserimento della previsione di fasce temporali di flessibilità di almeno 1 ora sia in entrata e sia in uscita e che in sede di contrattazione locale delle fasce temporali si debba tenere anche conto delle dimensioni del centro urbano in cui è ubicato il sedime;
Ha proposto e condiviso di inserire nell’articolo sull’orario di lavoro, il richiamo normativo di cui all’art. 17 comma 1 del CCNL FC 2016-2018, vale a dire che “L’orario ordinario di lavoro è di 36 oresettimanali ed è funzionale all’orario di servizio e di apertura al pubblico”;
Ha concordato l’articolo afferente all’orario multiperiodale elevando il periodo temporale “fino ad un massimo di 17 settimane”;
Ha chiesto l’inserimento nell’articolo dello straordinario, già elevato al limite massimo di 250 ore annuetenendo conto della relativa copertura finanziaria, che in assenza delle risorse economiche l’autorizzazione di straordinario da fruire come recupero compensativo dovrà avvenire secondo le modalità definite dall’art. 25 comma 6 del CCNL FC 2016-2018 (vale a dire su richiesta del lavoratore); inoltre, è stato proposto di inserire che a livello locale i Comandi/Enti informino ogni tre mesi la RSU/OO.SS. territoriali sull’andamento della relativa copertura finanziaria;
Ha condiviso la previsione per l’istituto della banca delle ore, dell’elevazione del limite complessivo annuo individuale pari a 250 ore, tenendo conto della relativa copertura finanziaria;
Ha proposto di inserire nel CCNI normativo in esame l’articolo sulle turnazioni (già trattato nel 2023) che integra l’articolo 4 del CCNI 2023-2025 sottoscritto in data 04.12.2023 e l’art. 19 del CCNL FC 2016-2018, atto a definire la contrattazione sull’elevazione del numero dei turni effettuabili nel mese da ciascun dipendente (da dieci a dodici) e del numero dei turni festivi effettuabili nell’anno (da un terzo a fino alla metà dei giorni festivi dell’anno previa adesione volontaria del lavoratore);
Ha proposto di inserire nel CCNI normativo in esame l’articolo sulle Sedi disagiate, che integra l’art. 6 del CCNI DIFESA 2023-2025 e che prevede l’aggiunta di criteri per l’aggiornamento dell’elenco delle sedi.
Il prossimo appuntamento è per giovedì 10 ottobre p.v..
È tutto, vi terremo aggiornati. Cordialissimi saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA Maria Pia BISOGNI – Pasquale BALDARI
Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità in uscita oggi purtroppo inesistente:
“ Come è noto, concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non oltre prorogata in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, e soprattutto di affrontare finalmente in modo strutturale lo spinoso problema relativo alla flessibilità in uscita, il Governo Draghi ha operato in legge di bilancio 2022 il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro.
E’ stata così introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il pensionamento anticipato ai lavoratori che maturano entro il 31.12.2022 64 anni d’età e 38 di contributi. E ulteriori interventi, con la stessa logica tampone, sono intervenuti attraverso la stessa legge di bilancio in ordine:
alla “opzione donna”, che è stata prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti (35 anni di contributi e 58 anni d’età per le lavoratrici dipendenti, 59 per le lavoratrici autonome) e del ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi pre-1996;
all’ APE social, che verrà mantenuta in vita anch’essa per tutto il 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso (63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti mansioni, effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10), e, in aggiunta, l’allargamento della platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti ricomprendendovi nuove categorie di cui alla tabella allegato 3 della Legge di bilancio e la conferma per le lavoratrici della riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio.
Dunque, ancora una volta solo interventi tampone da parte del Governo, in assenza di una precisa azione tesa ad affrontare una volta per tutte il problema, e a trovare soluzioni adeguate. Un limite che il Governo ha riconosciuto, proponendosi per il 2022 di agire in modo diverso, e per questo, a partire da gennaio u.s., sono stati avviati dei tavoli tecnici di confronto con le Parti sociali, ai quali sarebbe seguito un primo incontro politico che era stato calendarizzato per il 7 febbraio u.s., ma che poi alla fine è saltato. E la circostanza, visto i precedenti, induce a qualche riflessione.
I tavoli tecnici si sono svolti nel corso del mese di gennaio e hanno riguardato tre aspetti importanti: la pensione dei giovani; la pensione delle donne; la previdenza complementare.
A tal riguardo, l’opinione di CSE FLP Pensionati è nota da tempo: noi siamo a favore di una “pensione di garanzia” per i giovani con impieghi lavorativi precari e discontinui e con basse remunerazioni, prevedendo al contempo meccanismi di valorizzazione contributiva dei periodi di studio e di formazione; per le donne, noi chiediamo la conferma a regime di “opzione donna” con 58 anni d’età e 35 di anzianità contributiva, ma con il calcolo dell’assegno non più su base esclusivamente contributiva, come avviene oggi; infine, in materia di previdenza complementare, noi pensiamo che la stessa debba essere ripensata, in particolare quella destinata ai lavoratori pubblici, prevedendo significativi incentivi, anche di carattere fiscale, ed eliminando il “silenzio-assenso” per la destinazione ad essa di TFR/TFS.
Come si può vedere, di tutto si è parlato nei tavoli tecnici tranne che sulla materia che ha generato sinora i problemi più grossi e che rappresenta la chiave di volta per mettere mani, seriamente e strutturalmente, ad una seria riforma della legge Fornero: la flessibilità in uscita. E la circostanza non è per nulla casuale, in quanto su questo aspetto le differenze con il Governo sono allo stato molto profonde e anche difficilmente conciliabili tra loro.
L’idea del Governo Draghi pare una sola: applicare in tolo la riforma Fornero, concedendo pillole di flessibilità in uscita alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna” e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto il taglio considerevole della futura pensione, sino addirittura al 30%.
L’opinione di CSE-FLP Pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; in aggiunta, noi chiediamo la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliandone ulteriormente la platea. In campo a dire il vero c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), sulla quale esprimiamo allo stato alcune perplessità.
A fronte di questa diversità di vedute di partenza sul tema della flessibilità in uscita, che tocca e coinvolge ovviamente tutte le Parti sociali facendone dello stesso il nodo gordianoin ottica riforma Fornero, il Governo ha deciso di annullare l’incontro politico con i Ministri Franco e Orlando già in agenda per il 7 u.s. rinviandolo a data da definire, e ha invece convocato martedì 15 febbraio un tavolo tecnico proprio sul tema della flessibilità in uscita, atteso che sino ad oggi non c’è stato alcun confronto in materia, e la circostanza appare alquanto inverosimile trattandosi appunto del nodo fondamentale sulla strada della riforma della legge Fornero.
Bene, conosceremo così finalmente, da vicino e sperabilmente nel dettaglio, gli orientamenti della parte pubblica in materia di flessibilità in uscita, ben consci che trovare soluzioni condivise su questo tema significa aver fatto un grande passo in avanti sulla strada della riforma.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI”
Come FLP DIFESA, seguiremo da vicino gli sviluppi di questo negoziato attraverso i comunicati del nostro Sindacato dei Pensionati, e ne daremo conto alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori interessati al problema, che nella nostra Amministrazione sono notoriamente tanti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP DIFESA n.13 del 13 febbraio 2020 –
Si riporta, di seguito, il testo del Notiziario n. 2 della Confederazione del 11 febbraio u.s. con il quale si dà notizia dell’avvio degli incontri di approfondimento sulle tematiche connesse alla riforma del sistema pensionistico, attivati a seguito della riunione con la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo dello scorso 27 gennaio:
RIFORMA DELLE PENSIONI: CONTINUA IL CONFRONTO AL MINISTERO DEL LAVORO
Come anticipato nel precedente comunicato in questi giorni si sono tenuti gli incontri di approfondimento sulle diverse tematiche legate alla riforma delle pensioni, attivati a seguito della riunione con la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo tenutasi lo scorso 27 gennaio 2020.
Tre i tavoli già riuniti:
– Problematiche legate al futuro pensionistico dei giovani e discontinuità contributiva.
– Rivalutazione delle pensioni.
– Flessibilità in uscita a seguito del termine della sperimentazione di quota 100.
Sul primo punto come Cse abbiamo chiesto che per superare le criticità derivanti dalle difficoltà per le giovani generazioni di entrare nel mondo del lavoro e dalla precarietà di molti di questi rapporti, la revisione del montante di calcolo, l’applicazione del retributivo, la lotta al lavoro sommerso e all’evasione contributiva, l’attivazione di un Fondo di previdenza integrativo pubblico per integrare le pensioni di chi si troverà, al termine del proprio ciclo lavorativo, con pensioni molto basse.
Sulla rivalutazione delle pensioni la Cse ha proposto la rivisitazione dell’indice di calcolo, l’indicizzazione al 100% per le pensioni nette fino a 2.000 euro, l’applicazione del cuneo fiscale anche ai pensionati che con i lavoratori dipendenti garantiscono circa l’80% delle entrate fiscali. Un atto d’equità e di tutela delle fasce più deboli.
In tema invece di flessibilità in uscita oggetto del terzo tavolo abbiamo ribadito la necessità di separare le prestazioni previdenziali da quelle assistenziali, di attuare azioni che garantiscano in modo significativo il superamento della legge Fornero con le sue inaccettabili penalizzazioni, la necessità di riconoscere la possibilità di uscite flessibili senza penalizzazioni perché trattasi di contributi versati e salario differito. Intendiamo garantire i diritti acquisiti e allo stesso tempo permettere un ineludibile ricambio generazionale necessario a rilanciare l’occupazione e modernizzare le nostre Amministrazioni.
Il 19 febbraio è prevista l’ultima riunione tecnica sui temi della previdenza integrativa, a cui seguirà, nel mese di marzo, la ripresa del confronto con un primo momento di verifica con la Ministra Catalfo.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
Continueremo ovviamente a seguire da vicino lo sviluppo degli incontri legati ad un tema così delicato e importante come quello della riforma del sistema pensionistico, su cui la Confederazione risulta particolarmente impegnata per garantire diritti e prospettive a tutti i Lavoratori, attuali e futuri.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 113 del 4 ottobre 2016 –
I Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL felici e contenti dopo l’accordo con il Governo sull’APE
Si riporta di seguito il comunicato CSE diffuso in data 3 ottobre u.s. che esprime le proprie valutazioni al riguardo dell’accordo tra Governo e CGIL-CISL-UIL (solo loro…) sulle modifiche della legge Fornero e del varo con la prossima legge di stabilità dell’A.P.E. (Anticipo Pensionistico), presentato come “la soluzione” per dare più flessibilità in uscita. Mah!
” La Legge Fornero, che ha provocato lo slittamento della pensione per la maggior parte dei lavoratori italiani, è ormai universalmente riconosciuta come una legge iniqua, ma ha il pregio di non avere né babbo né mamma.
Benché, infatti, quasi tutti i partiti allora presenti in Parlamento l’abbiano votata, oggi non si trova più nessuno che ne rivendichi la paternità. Anzi, è usata come comodo paravento dalle forze politiche per continuare a far cassa sui lavoratori senza prendersi responsabilità, tanto la colpa è della Fornero.
Pensavamo quindi, che con il confronto sulle pensioni che si è aperto a Palazzo Chigi mesi fa, al quale “stranamente” sono stati invitati solo CGIL, CISL e UIL, si potesse dar corso alla modifica di una norma che ha portato l’Italia ad avere il triste primato di essere uno dei Paesi industrializzati con l’età pensionabile più alta.
Invece no, perché il nostro è un Paese in cui anche quando si tratta di correggere le iniquità più palesi, il gioco dei diritti è sempre a somma zero, cioè se si fa giustizia da una parte si deve togliere qualcosa dall’altra.
Così, il 28 settembre scorso, si è giunti alla firma di un verbale d’intesa tra Governo e triplice confederale nel quale, al fianco di condivisibili obiettivi quali l’aumento delle pensioni minime, la possibilità di ricongiungimento non oneroso di periodi contributivi o la revisione del regime pensionistico per lavoratori precoci e lavori usuranti (che però devono essere tradotti ancora in provvedimenti legislativi), è spuntato uno strano animale di cui si sente molto parlare: l’APE.
Eravamo abituati a sentir parlare di api regine o api operaie. Invece ora c’è anche l’APE bancaria, che sugge soldi da coloro che vorrebbero andare in pensione per portarli moltiplicati a banche e assicurazioni.
In cosa consiste l’APE Bancaria? Semplice! Si propone di mandare in pensione lavoratori a un’età che, prima della Legge Fornero, avrebbe dato diritto alla pensione di anzianità, previa accensione di un mutuo che, formalmente, il lavoratore chiede all’INPS, ma è erogato dalle banche, con l’obbligo ulteriore di stipulare un’assicurazione per il caso di premorienza.
In sintesi, per ridarti un diritto che era già tuo, devi accendere un mutuo ventennale al tasso del 5 per cento annuo – che per inciso è talmente alto da essere attualmente fuori mercato – al quale bisogna aggiungere un altro 5 per cento della somma sotto forma di premio assicurativo.
L’esborso medio per tre anni e sette mesi di anticipo ed un assegno pensionistico poco oltre i mille euro è di oltre 60.000 euro.
La misura è ancora più fuorviante, al limite del truffaldino, se pensiamo che per i primi tre anni di pensione la decurtazione è minima, mentre dal quarto anno in poi la pensione si abbassa drasticamente fino a portare il pensionato sotto la soglia di povertà.
Il metodo usato dai sindacati per giustificare l’APE è più o meno come quello che i politici hanno usato per la Legge Fornero cioè scaricare le proprie responsabilità. Infatti, il verbale siglato con il Governo prevede due parti: la prima, quella migliore (ma non perfetta) è preceduta dalla dicitura “le parti convengono”; la seconda, quella dell’APE, invece è una dichiarazione del Governo e i sindacati, formalmente, non aderiscono e possono dire di non essere d’accordo.
La realtà è che se un sindacato non è d’accordo con qualcosa chiede che venga tolta dall’accordo; se non lo fa sta dando il proprio assenso all’operazione. Appunto ciò che è avvenuto con il verbale del 28 settembre.
D’altronde, se è chiaro e lampante che questo Governo è amico delle banche, è altrettanto chiaro che i sindacati sono molto amici delle assicurazioni. E il nuovo insetto punge i lavoratori ma porta tanti soldi alle banche, ma anche alle società assicurative.
Alla fine, la previsione (e il rischio) è che solo i lavoratori già ricchi si avvarranno del nuovo strumento, il ché anziché diminuire le iniquità della Legge Fornero le farà aumentare, alimentando divisioni “di classe” tra chi potrà permettersi di farsi suggere soldi dall’APE Bancaria e chi no.
Con il consenso di chi dovrebbe difendere i lavoratori e invece, tra una crociera e l’altra, continua a difendere le caste. LA SEGRETERIA GENERALE “
Pubblichiamo su questa stessa pagina:
il verbale d’intesa firmato dalla triplice confederale;
una scheda tecnica sull’APE elaborata dal Dipartimento Politiche previdenziali della nostra Federazione.
Notiziario FLP Difesa n. 52 del 3 ottobre 2024 – Al fine di riprendere la contrattazione (iniziata e interrotta nell’anno 2023 su richiesta di alcune sigle sindacali –non dalla FLP), sulla parte giuridica del CCNI, e in particolare sugli istituti relativi all’orario di lavoro già contenuti nella piattaforma contrattuale presentata dall’Amministrazione lo scorso 30 maggio […]
Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 – Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità […]
Notiziario FLP DIFESA n.13 del 13 febbraio 2020 – Si riporta, di seguito, il testo del Notiziario n. 2 della Confederazione del 11 febbraio u.s. con il quale si dà notizia dell’avvio degli incontri di approfondimento sulle tematiche connesse alla riforma del sistema pensionistico, attivati a seguito della riunione con la Ministra del Lavoro e […]
Notiziario n. 113 del 4 ottobre 2016 – Si riporta di seguito il comunicato CSE diffuso in data 3 ottobre u.s. che esprime le proprie valutazioni al riguardo dell’accordo tra Governo e CGIL-CISL-UIL (solo loro…) sulle modifiche della legge Fornero e del varo con la prossima legge di stabilità dell’A.P.E. (Anticipo Pensionistico), presentato come “la […]